Autore: Franz Russo

  • Felice 2013 con i doodle di Google!

    Felice 2013 con i doodle di Google!

    Non poteva certo mancare il doodle di Google che ci augura l’arrivo del 2013. E stavolta lo fa in maniera davvero originale. In un solo doodle sono raccolti i più belli del 2012. Buon Anno!

    Ecco puntuale il doodle di Google che saluta l’arrivo del nuovo anno e per questa occasione per una volta tutti i doodle dell’anno 2012 che ormai ci lascia vengono raccolti in un unico, visibile oggi sulla homepage del popolare motore di ricerca.

    E così, mentre forse ci si aspettava qualcosa di diverso e spettacolare, Google ci sorprende proponendo il meglio dei doodle che hanno caratterizzato il 2012. Così i personaggi e tutto quello che è ritratto sono i protagonisti dei doodles che sono stati proposti nella versione globale e locale del sito durante l’anno.

    E vediamo quindi, ad esempio, Clara Schumann suonare il sintetizzatore di Robert Moog sul quale si vede la rana che canta “Il Barbiere di Siviglia” di Rossini, Bob Ross che osserva un quadro di Juan Gris, di fianco al quale si vede una finestra mentre passa la USS Enterprise, a ricordare il doodle dedicato a Star Trek. Oppure si vede il capitano Achab di Moby Dick, opera di Herman Melville che parla con il Conte Dracula, Ada Lovelace che insegna ad usare i computer a “Il Pensatore” di Rodin, si vede, sullo sfondo, anche una tenda che richiama la cerniera di Gideon Sundback, oppure si vede anche un’altra finestra dalla quale si osserva la Terra.

    Ma c’è anche il Little Nemo di Winsor McCay, alcuni atleti che abbiamo visto nella carrellata dei doodle dedicati alle Olimpiadi di Londra 2012, ci sono il lupo e Cappuccetto Rosso, visti di recente nel doodle dedicato alle Fiabe dei Fratelli Grimm, mentre ha a che fare coi giochi che abbiamo visto nel doodle dedicato a Maria Montessori nella versione globale.

    Insomma ci sono davvero tutti.

    E’ però curioso notare che cliccando nel doodle nella versione italiana si va alla ricerca “buon anno 2012”, mentre dovrebbe essere “2013” ed è anche curioso, forse più curioso, notare che nelle versioni di altri paesi i personaggi e le cose ritratte nel doodle sono cliccabili riportando al sito google.com/doodles nel quale Google raccoglie tutti i doodles che man mano vengono pubblicati, sulla versione italiana questo non si vede ed è davvero un peccato.

    Comunque sia, non vogliamo essere da meno e facciamo anche noi a tutti voi i migliori auguri per un grandioso 2012, ricco di ogni cosa possiate desiderare.

    Buon Anno!

  • Libertà d’espressione e istigazione all’odio

    Libertà d’espressione e istigazione all’odio

    Capita spesso e purtroppo che il limite tra libertà di espressione e istigazione all’odio sia più vicino. E questo lo vediamo anche con episodi recenti sul web. La domanda è allora come garantire la libertà di espressione e annullare manifestazioni di odio. Ecco una nostra riflessione

    M’interrogo spesso sul confine fra la libertà di espressione e l’istigazione all’odio. Nella Germania nazista Geobbeles si servì della radio che divenne il principale media di propaganda dell’odio verso gli ebrei. La funzione della radio era sicuramente più virale rispetto a quella del cinema e della stampa, era già all’epoca un mezzo popolare fruibile anche dalle persone più povere. Questa campagna di disprezzo, insieme alla sistematica volontà di annientamento di un popolo, costò la vita a circa 6.000.000 di ebrei. Un totale di 11.000.000 di persone vennero uccise nei campi di concentramento, individui condannati per reati politici, testimoni di Geova, rom e omosessuali. Prima di loro 70.000 furono le persone disabili sterminate dal regime, vite che non meritavano di essere vissute, bambini nati non perfetti uccisi per essere studiati. Vennero sterilizzate 375.000 persone in quanto ritenute non degne di vita.

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    Questa immagine faceva parte di un manuale di biologia, il testo recita: “Stai sostenendo questo peso! Il costo di una persona affetta da malattia ereditaria fino al raggiungimento dei 60 anni è di circa 50.000 marchi” 

    Nel 1994 fu sempre la radio in Ruanda a fomentare l’odio, lo speaker Kantano ripeteva in continuazione che si dovevano seviziare e sterminare gli scarafaggi Tutsi con il risultato che in 100 giorni furono un milione le persone massacrate, perlopiù a colpi di macete.

    Recentemente nel nostro paese abbiamo assistito alla condanna e all’amnistia di un direttore di un giornale che aveva editato un articolo delirante in cui si condannava in pratica l’aborto di un’adolescente. In questi giorni abbiamo visto come la campagna dell’odio verso le donne, propagata da un sito, abbia fatto presa su un prete che ha sposato l’ennesima follia di un sedicente giornalista.

    Da tempo in rete viene segnalata una pagina che, usando un nome per trarre in inganno le persone, usa propinare argomentazioni falsate riguardo al tragico fenomeno del femminicidio negandone a priori l’esistenza.

    Numerosi sono i gruppi e le pagine su facebook che inneggiano al fascismo e al nazismo, pagine intrise di razzismo e di omofobia. Oltre queste ve ne sono altre che oltraggiano le persone in carne, i disabili, insomma ce n’è per tutti.

    In queste ore il governo francese si sta interrogando su eventuali misure da prendere riguardo all’uso su twitter di hastag inquietanti che hanno dato il via a tweet omofobi, antisemiti e razzisti.

    Mi è capitato ieri di leggere un post che condanna chi invoca la censura per tali deliri equiparando questa al fascismo. Mi chiedo però se il consentire di vomitare oscenità sia segno di apertura mentale o lassismo. Abbiamo visto in passato, anche in quello più recente, come il lasciar perdere sia costato caro a milioni di persone. Non credo che  misure restrittive come il carcere possano funzionare da deterrente, spesso chi viene condannato si attinge a martire e questo non fa che aumentate l’odio che ha motivato lui e i suoi simpatizzanti. Tuttavia non riesco a non provare indifferenza quando leggo qualcosa che lede la dignità delle persone, i diritti umani. Se offesa reagisco con i mezzi che ho, certamente il sentirmi ferita mi fa perdere lucidità, ma sento che l’indifferenza sarebbe per me ancora peggio. Mi chiedo spesso se sia solo una cerchia ristretta d’individui ad indignarsi e protestare e se questa possa o meno influenzare anche altri.

    Rammento benissimo i commenti razzisti che lessi nei giornali online quando, il 13 dicembre dello scorso anno, vennero uccisi due uomini senegalesi a Firenze. Ogni volta che leggo un articolo riguardo a vittime di violenza o di guerra noto l’affiorare di commenti pieni di odio, frasi vomitate per screditare altri, parole che offendono l’umanità intera.

    Non possiamo impedire che venga detto di tutto sulla pelle degli altri, ma io non posso che condannarlo, la mia morale me lo impone, me lo impone quello che mi hanno insegnato i miei genitori, quello che ho imparato sui libri di storia.

    L’odio è presente in rete, questa finestra non fa che amplificare e far sentire potenti chi costruisce siti, pagine o hastag offensivi. Qualcuno lo farà per uno stupido gioco, altri perché accecati da sentimenti negativi. E’ comunque un fenomeno sul quale ci dobbiamo interrogare, che non dobbiamo sottovalutare.

    Ricordo una frase di un film, Mississipi Burning, che racconta dell’indagine sulla sparizione di tre attivisti dei diritti civili negli anni 60 nel sud degli Stati Uniti, ad un certo punto la moglie di un appartenente al Klux Klux Klan dice: “L’odio non è qualcosa con cui si nasce, te lo insegnano fin da piccoli e con l’odio ci si cresce e io quell’odio l’ho sposato”.

    Si può scegliere chi sposare, l’educazione però ci viene impartita e siamo tutti soggetti al nostro ambiente che è fatto di persone, ma anche dai mezzi di comunicazione.

  • Buone Feste col doodle di Google!

    Buone Feste col doodle di Google!

    E così è arrivato anche per quest’anno il doodle di Google che ci augura Buone Feste. Oggi è la vigilia di Natale, la festa più importante dell’anno che apre un periodo di festeggiamenti che da noi si chiuderà con l’arrivo della Befana. Sicuramente questo non sarà l’unico doodle, visto quello che vedemmo proprio lo scorso anno

    Buone Feste 2012 doodle Google

     

    Ed eccolo puntuale il nuovo doodle di Google per l’inizio delle periodo delle ferie natalizie che ci augura Buone Feste 2012. Il doodle che vediamo questa volta rappresenta  una marcia trionfale di giochi ad evidenziare che inizia un periodo di festeggiamenti che sicuramente saranno un momento molto atteso per i nostri bambini, anche nonostante il grave momento di difficoltà che stiamo vivendo. Ma il sorriso di un bambino felice scaccia via qualsiasi tipo di preoccupazione.

    Ma è lecito pensare che questo non sia il solo doodle dedicato a queste feste natalizie. Pur essendo bello, da Google proprio in situazioni come queste ci si aspetta sempre di più. Fu così anche lo scorso anno quando andò online un doodle a sfondo nero con dei simboli natalizi che vedemmo poi animati al suono di Jingle Bells nel doodle successivo, andato online appena qualche ora dopo. Diverso da quello dell’anno precedente, quello del 2010, che sicuramente ricorderete, che era formato da 17 immagini natalizie di ogni parte del mondo.

    C’è sicuramente da attendersi qualche sorpresa anche perchè la marcia va da qualche parte che potrebbe poi essere svelata in un doodle successivo.

    Il doodle attualmente è online da questo pomeriggio ora italiana, quando è cominciato a comparire nei paesi all’estremo oriente del pianeta e quindi seguendo il fuso orario è arrivato ad essere visibile dalla mezzanotte sulla versione italiana del sito e ora via via toccherà agli altri paesi andando verso occidente.

    In ogni caso, cogliamo l’occasione per fare a tutti voi un caloroso augurio di Buon Natale!

  • Ecco il 2012 sui Social Media [Infografica]

    Ecco il 2012 sui Social Media [Infografica]

    L’infografica che vi presentiamo oggi racchiude al suo interno tutti i fatti salienti a cui abbiamo assistito in questo anno sui social media. Un 2012 davvero ricco di eventi. E il 2013? Lo sarà di più

    Raccontare tutto ciò che è accaduto sul web e sui social media è davvero difficile. So perchè il 2012 che sta per finire non è stato affatto avaro di fatti salienti che anche noi nel nostro piccolo vi abbiamo raccontato. E allora in questi casi non c’è niente di meglio di un’infografica come quella di cui vi parliamo oggi, sviluppata da The Seo Company, che sintetizza e illustra quelli che sono stati davvero i fatti più interessanti che hanno riguardato i Social Media.

    Il 2012 è stato l’anno che ha visto un passo in avanti nel progresso tecnologico, è stato, secondo le previsioni, l’anno del mobile. Molti social network hanno orientato le proprie strategie proprio in questa direzione. A cominciare da Facebook che nel prepararsi allo sbarco su Wall Street, ha acquistato Instagram, ma anche Gowalla, per cominciare a presidiare un settore fino ad allora poco frequentato e anche per cercare di andare a soddisfare quelle che erano le richieste dei creditori. Non è stato certo a guardare Twitter, anzi, con la modifica delle Api ha rivoluzionato il suo di fare, puntando a valorizzare la nuova proposta che ha visto grosse novità. Da ultima l’adozione di filtri fotografici, in netta concorrenza con Instagram evidentemente.

    Ma è stato l’anno anche di Pinterest. Dopo essere stata eletta miglior startup è stata la vera rivelazione di questo 2012 sui Social media. Mentre tutti, come noi del resto, aspettavano il grande exploit di Google Plus, Pinterest ha attirato a sè tutta l’attenzione, oscurando per buona parte dell’anno proprio il social network di casa Google che nell’ultima parte di quest’anno lo ha visto recuperare sensibilmente terreno. Chissà che il 2013 sarà il suo anno? Staremo a vedere.

    Intanto l’infografica raccoglie mese per mese i fatti principali come appunto Pinterest eletta come migliore startup a Gennaio, come il caso di Kony2012 che ha raccolto 87 milioni di visualizzazioni online e suscitando molte polemiche; oppure, e lo dicevamo prima, come lo sbarco di facebook a Wall Street con una quotazione molto alta per azione, 38 $, per poi vederlo protagonista in negativo, addirittura riuscendo a perdere il soli tre mesi il 50% della quotazione. Per non parlare delle vendite di azioni da parte di pezzi grossi come Sheryl Sandberg che ha venduto una buona fetta del suo pacchetto in dotazione.

    E’ stato anche l’anno in cui proprio Facebook ha raggiunto il miliardo di utenti, a settembre. Anche LinkedIn, nello stesso mese, ha raggiunto l’importante traguardo dei 175 milioni di utenti registrati. A Novembre abbiamo assistito alle elezioni presidenziali americane  con la conferma di Barack Obama, protagonista del tweet, Four More years, che ha collezionato più RTs della storia, con oltre 4 milioni di condivisioni.

    E arriviamo a qualche giorno fa quando abbiamo assistito allo sbarco di Benedetto XVI su Twitter ed è notizia di ieri che il video di PSY Gangnam style ha superato il miliardo di visualizzazioni su YouTube.

    Insomma, ne sono successe davvero tante in questo 2012. E per voi qual è stato l’evento più interessante del 2012 sui Social Media? Raccontatecelo.

    2012-social-media-infografica

  • Contomax, il conto nato sulla rete parte il 7 gennaio

    Contomax, il conto nato sulla rete parte il 7 gennaio

    Contomax, il conto nato grazie ai suggerimenti della rete di Banca IFIS, è arrivato ormai ai nastri di partenza. Da 7 gennaio 2013 sarà infatti pronto per essere attivato

    Contomax, il conto corrente crowd di Banca IFIS, sarà operativo a partire dal 7 gennaio, e attivabile dal sito www.contomax.it. Innovativo fin dagli esordi, guarda al futuro come linea guida per lo sviluppo, offrendo soluzioni allineate con il mondo dell’online in cui nasce. Da subito ad alto rendimento, semplice e sicuro.

    Nato grazie alla collaborazione degli internauti, che hanno partecipato a una serie di sondaggi online, e che con oltre 12.000 preferenze espresse, hanno permesso di determinare i principali servizi che offrirà, contomax risponde alle esigenze dei risparmiatori.
    I servizi disponibili:

    • il bancomat evoluto (che permetterà anche di effettuare acquisti online sul circuito Maestro);
    • la sicurezza verrà garantita dal sistema Token;
    • inoltre saranno possibili la domiciliazione delle utenze e il pagamento del Telepass, e i giroconti.

    Da subito disponibili anche altri servizi, tra cui la possibilità di fare ricariche telefoniche.

    Contomax nasce quindi come conto corrente basico, ma con già a bordo i principali servizi, permettendo di operare in tutta sicurezza. La partecipazione all’evoluzione del conto continuerà attraverso la conversazione con gli utenti sui social network: www.facebook.com/contocorrente.contomax e https://twitter.com/contomax4you.

    Qualche settimana fa Banca IFIS aveva voluto chiudere il concorso StreetNetwork creato appositamente per dare un vestito grafico proprio a Contomax. La giornata che si è svolta nella splendida cornice di Venezia ha visto il giovane artista genovese Riccardo Bernucci, vincitore del concorso, realizzare l’opera dal vivo. Un momento accompagnato da un flashmob in cui ballerini di hip hop al ritmo di musica che si sono esibiti intorno all’artista all’opera, colorando ulteriormente un’atmosfera già di festa. Alla giornata stakeholder, appassionati d’arte, blogger che hanno partecipato dando il loro contributo grazie ai social network e ai blog diffondendo nel mondo virtuale lo spirito di StreetNetwork. In serata la premiazione istituzionale nella suggestiva cornice di Villa Furstenberg, la sede di Banca IFIS, a Mestre.

  • My Reputation, il nuovo servizio per conoscere la propria identità digitale

    My Reputation, il nuovo servizio per conoscere la propria identità digitale

    E’ stato presentato nei giorni scorsi My Reputation, creato da Reputation Manager, il primo servizio italiano che consente agli utenti di conoscere la propria identità digitale. E durante la presentazione è stata fatta una panoramica sulla visibilità digitale di alcuni politici italiani che vede Bersani e Grillo primi a pari merito, sul podio anche Renzi

    E’ stato presentato nei giorni scorsi a Milano, presso il Circolo della Stampa, un nuovo sito che potrà aiutare molti utenti della rete ad analizzare e monitorare facilmente la propria identità digitale (ovvero, il riflesso in rete della nostra identità off-line, ricostruita e interpretata attraverso le informazioni disponibili, soprattutto quelle più accessibili e visibili) ed eventualmente ottimizzarla,  per renderla più coerente con quella “reale”: si chiama My-Reputation ed è una piattaforma web sviluppata da Reputation Manager, società leader nell’analisi della reputazione dei brand e delle figure di rilievo pubblico nei canali online e social media in particolare.

    Logo-my-reputation

    Negli ultimi dieci anni si utilizza il web sempre di più per reperire informazioni personali e professionali su aziende e persone. Diventa quindi chiara l’esigenza e la necessità della perfetta corrispondenza tra profili offline e online. I motori di ricerca giocano un ruolo principe nella fase di ricerca delle informazioni – che si tratti di contenuti testuali, immagini, video o addirittura “dati sensibili” – e negli ultimi anni anche i social network hanno assunto un’importanza sempre più rilevante nelle fasi di coinvolgimento ed eco delle informazioni proposte e reperibili in rete.

    Alcuni “fatti” incontrovertibili,  a solo titolo d’esempio:

    • Il 49% dei recruiter valuta il candidato cercando informazioni online, e nel 27% dei casi lo elimina a causa di queste (Adecco, 2012)
    • 14,3 milioni di persone ogni giorno possono accedere alla tua identità digitale (Audiweb, settembre 2012)
    • Il 60% degli europei condivide online dati personali: 90%informazioni biografiche, 50% informazioni sociali, 10% dati sensibili (Adnkronos, 2012)
    • Furto identità Web, 8 milioni di italiani a rischio: 1 su 3 rilascia dati sensibili in Rete (Osservatorio TuttiMedia 2012)

    La nostra identità digitale, del resto, ci precede. Chissà quante volte vi sarete chiesti ad esempio: “Come siamo/appaiamo sul web?” “Quanto la nostra identità online rispecchia quella offline?” “Come ci vedono gli altri, cosa pensano di noi gli altri soggetti del web?” “Come sono le nostre relazioni, la nostra ‘vita sociale’ sul web?”. E se non ve lo siete mai chiesto, allora è il caso di cominciare a farlo.

    E’ proprio per dare risposta a questo tipo di domande che Reputation Manager ha sviluppato My-Reputation – ovvero una piattaforma web gratuita che permette di controllare e gestire il proprio ecosistema informativo online, sotto tre punti di vista:

    1. Identità:  per valutare e tenere sotto controllo i contenuti presenti in rete restituiti dai motori di ricerca agli utenti che cercano informazioni su di “te”

    2.   Profilo: per completare il profilo con i tuoi dati e creare una tua pagina personale MyReputation e avere così un nuovo contenuto che migliori la tua identità online

    3.   Social Network:  per far crescere il tuo punteggio e scoprire il tuo livello di social influence.

    A partire dagli indici ottenuti nelle aree Identità, Profilo e Social è quindi calcolato il My Reputation Score, che  riflette l’identità digitale nel suo complesso: qualitativo, informativo e relazionale.

    MyReputation diventa così il mezzo per valutare la propria reputazione personale, professionale e sociale in Rete ed eventualmente, anche re-ingegnerizzarla:  tramite il “MyReputation Score” è infatti possibile capire punti di forza e debolezza della propria identità sul web, ed eventualmentepoi intervenire per migliorare, correggere, evidenziare aspetti poco visibili in rete.

    Per dare un esempio pratico di quanto sia semplice ed efficace usare My-Reputation, durante la presentazione al Circolo della Stampa Angelo Perrino, fondatore e direttore del primo giornale italiano online, Affaritaliani.it, si è sottoposto “live” a un test della propria identità digitale con My-Reputation, e ha commentato con Andrea Barchiesi, Amministratore Delegato di Reputation Manager, i risultati ottenuti con lo stesso procedimento per diciotto politici italiani: Alfano, Berlusconi, Bersani, Bindi, Bossi, Casini, Cicchitto, Di Pietro, Fini, Formigoni, Grillo, La Russa, Maroni, Monti, Pisapia, Renzi, Santanchè, Vendola.

    My-Reputation-profili-politici

    BERSANI E GRILLO A PARI MERITO, SUL PODIO ANCHE RENZI

    Sul podio dei tre score più alti arrivano Bersani e Grillo, a pari merito, seguiti di misura da Renzi. Sorprende forse, a prima vista, che il comico-politico più famoso del web e il primo ad aver utilizzato intensivamente internet – con quasi un milione di fan su Facebook e quasi ottocentomila follower su Twitter, cifre impensabili per Bersani (FB: circa 90.000; Twitter circa 180.000) –  per le sue campagne non arrivi  in testa, ma “Ciò si spiega con la ponderazione che lo strumento fa a partire dalla tonalità dei risultati – commenta Barchiesi – Grillo infatti, pur avendo un numero molto maggiore di conversazioni online che lo riguardano (più persone che parlano di/con lui), oltre 10 volte tanto Bersani, ha però una percentuale più alta, doppia (12% vs. 6%) di contenuti negativi”.

    ALFANO ARRIVA SESTO, MA PRIMO DEL CENTRO-DESTRA

    Sotto Renzi si piazzano Vendola e Di Pietro a poche lunghezze, e poi arriva la prima figura politica di centro-destra in classifica, Angelino Alfano, che a parità di altri fattori è penalizzato solo dall’essere un tantino meno “social-attivo” del leader dell’IDV.

    SANTANCHE’ E BINDI A META’ CLASSIFICA

    Una menzione particolare va alle sole due donne presenti in classifica, che ottengono – in modi però molto diversi – lo stesso punteggio di “My Reputation Score”: Daniela Santanchè e Rosy Bindi. Santanchè ha infatti un’elevata quantità di conversazioni online e un gran numero di fan su Facebook, ma Bindi recupera, nonostante una più alta percentuale di negatività, grazie alla professionalità più elevata percepita sul web e alla sua grossa attività social, in particolare su Twitter.

    Tutti i dati degli score dei politici analizzati da Reputation Manager con My-Reputation sono visibili a:

    www.my-reputation.it/PublicProfiles 

    Perché My-Reputation NON è il “Klout italiano”?

    L’ ingegneria reputazionale – spiega Andrea Barchiesi, A.D. di Reputation Manager – è una metodologia strutturata finalizzata alla tutela e alla costruzione dell’identità digitale, che, nella sua distillazione in My-Reputation, è concepita e progettata per costruire e ottimizzare la reputazione online dei privati. L’obiettivo è quello di associare alla persona un’immagine online coerente, completa, sempre aggiornata e il più possibile positiva. My Reputation non è dunque paragonabile a sistemi di misurazione come Klout, perché misura e monitora tutta l’identità digitale, a 360° gradi, e non solo la parte di influenza sui social network.”

    Inoltre MyReputation è orientato all’intervento: permette di avere subito un quadro sintetico della propria identità online e capire esattamente su cosa intervenire; ad esempio, valuta la qualità del tuo  posizionamento sui motori di ricerca  sa distinguere  la tipologia di contenuti, quelli personali da quelli professionali, permettendo all’utente di valutare in prima persona la pertinenza e la qualità dei  contenuti associati al suo nome.

    E questi ultimi due aspetti sono quelli che vanno sottolineati. Abbiamo parlato spesso di Klout, e di altri anche, strumenti che spesso non lasciano intravedere una dinamica logica sulla raccolta delle informazioni e quindi sulla definizione stessa del punteggio che determina poi la visibilità di un individuo sulla rete e la sua capacità di persuasione. My Reputation di conseguenza è una sorta di faro che ci da un resoconto immediato di come siamo rappresentati e visti sul web, ma ci da anche, e non è poco, la possibilità di intervenire direttamente per cercare di correggere quanto più possibile le informazioni che poi determinano, anche in questo caso, un punteggio al quale è associato un certo grado di visibilità. E poi, ancora, come sottolineato anche da Barchiesi, My Reputation valuta l’identità di un individuo non solo dal punto di vista social, ma va a scandagliare tutte le informazioni che esistono per ogni singolo utente sulla rete, dandoci poi la possibilità di scartare quelle che non sono adeguate al nostro profilo, vedi casi di omonimia per esempio, per fare in modo che le informazioni raccolte siano le più affidabili possibili.

    Ed è quindi il caso, quando vi registrate, di affinare la vostra Identità, di arricchire il vostro profilo con maggiori informazioni e poi di aggiungere i vostri canali Social. Fatto questo vi verrà fuori un punteggio e quelli che sono i vostri influencers. Da qui in avanti potrete sempre monitorare il vostro profilo e gestire le vostre informazioni direttamente. Assolutamente da provare. Ovviamente seguiremo lo sviluppo di questo strumento e vi terremo informati.

  • La Fine del Calendario Maya nel doodle di Google

    La Fine del Calendario Maya nel doodle di Google

    Oggi 21 dicembre 2012 ricorre la Fine del Calendario Maya, il 13° Baktun, quello che avrebbe dovuto provocare la fine le mondo che ovviamente non c’è stata. Ma vediamo di capire meglio il significato di questa data, proprio nel doodle

    Fine calendario Maya - doodle Google

    Erano davvero in tanti a credere che davvero il 21 dicembre 2012 decretasse la fine del mondo, perchè ce lo ricordavano i Maya. In effetti i Maya nella data di oggi fanno cadere un evento importante, ossia la Fine del 13° Baktun, uno dei cicli che compongono il calendario Maya. E oggi anche Google celebra questa ricorrenza con un doodle che solo apparentemente sembra una caratteristica rappresentazione dell’arte dei Maya, ma al suo interno ha esprime diversi significati. Vediamo quali.

    In soccorso, diamo un’occhiata al post pubblicato oggi sul blog ufficiale di Google Mexico, dove Miguel Alva, direttore marketing di Google Mexico, spiega il senso del doodle di oggi.

    Come si sa, il popolo Maya era molto avanti negli studi matematici e astronomi e da questi avevano avevano ricavato un sistema per calcolare i cicli della luna e del sole. E avevano adottato anche diversi metodi per misurare il tempo, un metodo di questi, Sistema de Cuenta Larga, prevedeva che un anno fosse composto da 18 mesi e 20 giorni. Il sistema comprende anche altre unità come il Katun, pari a 20 anni del nostro calendario, e Baktun, che equivale a 394 anni.

    Ecco che adesso cominciamo a comprendere meglio il significato della dine del 13° Baktun.

    Interpretazione fine calendario Maya_google doodle

    L’importanza di raggiungere il 13 ° Baktun, è che finito questo ciclo, a differenza di come siamo abituati a pensare noi, non segue, per logica,un 14 ° Baktun. Ma a differenza di quello che abbiamo sentito nel corso di questo anno e soprattutto in questi ultimi giorni, succede che, come in un normale calendario che comprende i giorni della settimana come li conosciamo noi, arrivati alla Domenica si riparte dal Lunedì. E così, in questo concetto, non c’è nulla di catastrofico.

    Nell’immagine di copertina che vedete bene anche in alto è spiegato bene ogni singolo pezzo del doodle di oggi, che rappresenta la simbologia Maya e i suoi significati.

  • Torneo Extra League di Fubles e Kellogg’s, al via la campagna promozionale [Video]

    Torneo Extra League di Fubles e Kellogg’s, al via la campagna promozionale [Video]

    Nei giorni scorsi vi abbiamo presentato il primo Torneo Extra League nato dalla collaborazione tra Fubles, primo soccer network in Europa, e Kellogg’s. Da oggi parte la campagna promozionale

    Esistono momenti ordinari e momenti straordinari. È proprio con l’intenzione di far rivivere questi ultimi che Kellogg’s Extra – cereale per la prima colazione – e Fubles – la community di riferimento per gli amanti del calcio giocato – si sono uniti in una partnership che lancia il primo e unico campionato nazionale social: Kellogg’s Extra League.
    Extra League è un vero e proprio campionato di calcetto a cui possono partecipare tutti gli appassionati di questo sport, prendendo parte a una emozionante sfida in tutta Italia. Per partecipare basta registrarsi gratuitamente, anche con il proprio account Facebook, su www.fubles.com

    Diverse le attività previste da Kellogg’s Extra per promuovere la Extra League su tutto il territorio nazionale: dal presidio all’ingresso dei principali stadi italiani con la distribuzione di mini sampling di Kellogg’s Extra ad una consistente campagna web. Quest’ultima vedrà il coinvolgimento della community online attraverso i canali Facebook e YouTube di Kellogg’s Extra, oltre alla realizzazione di banner ad hoc per la promozione dell’iniziativa su internet. Per avere accesso al regolamento e partecipare al campionato è stata poi realizzata una sezione dedicata alla Kellogg’s Extra League su Fubles.com, con il calendario della manifestazione, le classifiche e la bacheca per seguire e commentare il campionato. Sempre ispirata al mondo del calcio, è prevista anche l’attività di consumer promotion con un instant win abbinato all’acquisto di ogni confezione di Kellogg’s Extra.

    Fubles_Extra-League_Kellog's_Ivan-Zazzaroni

    Per inaugurare la prima Extra League, Kellogg’s Extra ha organizzato presso il Centro Sportivo Bettinelli di Milano un evento di lancio che ha visto sfidarsi alle 11 del mattino due squadre del social network Fubles. Un incontro dominato da una lunga serie di colpi di scena in grado di trasformare una normale partita di calcetto in una vera e propria esperienza Extra-ordinaria, grazie a una serie di effetti sorpresa. Presente all’inaugurazione anche il giornalista televisivo Ivan Zazzaroni.

    Per chi fosse interessato, è già possibile iscriversi a Extra League e, a partire dal 18 gennaio 2013, sarà possibile iniziare a organizzare le sfide.

    Extra League si dividerà in tre fasi:

    1) Fase Invernale (gennaio 2013 – marzo 2013): in ogni regione d’Italia, si costituiscono le squadre che iniziano a disputare le partite di calcetto. I giocatori più meritevoli guadagneranno posizioni per entrare nella  classifica, che servirà nella fase successiva.

    2) Fase Primaverile (aprile 2013 – maggio 2013): in questa fase iniziano le selezioni della rosa dei 9 giocatori che andranno a costituire la squadra che rappresenterà ogni regione nella fase finale del campionato.

    3) Fase Finale (maggio 2013 – giugno 2013): a Rimini le 20 rappresentative regionali si scontreranno nell’arco di un weekend e prevedranno una prima fase di qualificazioni (gironi all’italiana di sola andata) ed una fase ad eliminazione diretta. La squadra vincitrice potrà staccare un biglietto per volare a Barcellona e giocare una sfida internazionale contro una rappresentativa di Fubles in Spagna

    Per saperne di più su Extra League:
    www.facebook.com/KelloggsExtra
    www.fubles.com/extra  

    Credits
    Hanno contribuito a realizzare l’evento di lancio di Kellogg’s Extra League, assieme al materiale video e fotografico:
    Publicis Modem (Agenzia Creativa)
    Carat (Agenzia Media)
    Black Mamba (Casa di produzione)

  • Wind Business Factor, selezionata la terza migliore startup del 2012

    Wind Business Factor, selezionata la terza migliore startup del 2012

    Ecco la terza migliore startup del 2012 selezionata al Wind Business Factor. Si tratta di “Bad Seed Entertainment” e vince il terzo girone della Competition

    Wind Business Factor, la piattaforma di business coaching e di networking rivolta a startup e a nuovi imprenditori ha premiato il 6 dicembre a Milano, nel corso del terzo Investor Meeting, la startup “Bad Seed Entertainment”chesi aggiudica il terzo girone della Wind Business Factor  Competition 2012, il campionato per startup e idee d’impresa realizzato all’interno dell’incubatore virtuale di Wind Business che è di supporto per la creazione e lo sviluppo di nuove idee di imprenditoriali. Bad Seed Entertainmentsi aggiudica un canone gratuito Wind Business One Office per un anno e un soggiorno formativo di 3 settimane in Silicon Valley presso la Startup School della Mind The Bridge Foundation.

    Bad Seed è una piattaforma per la fornitura mobile entertainment per i maggiori sistemi operativi mobile creata da un team giovane e motivato, completamente rivolto alla produzione e allo sviluppo di giochi freschi e divertenti. Dopo essere stata selezionata tra le 92 idee e imprese candidate alla fase di formazione e di mentorship, Bad Seed  Entertainment  ha allenato il proprio fattore business sotto la guida del mentore Nicola Mattina e ha ottenuto il favore della giuria finale composta dai più importanti investitori e business angel internazionali.

    Bad Seed Entertainment  affianca Mangatar e AdEspresso, vincitrici del primo e del secondo girone della Wind Business Factor Competition 2012, e va a comporre il terzetto scelto da Wind per le best startup italiane del 2012.

    Wind Business Factor (www.windbusinessfactor.it) è un “incubatore virtuale” che aiuta le startup e le piccole e medie imprese a sviluppare il proprio “Business Factor”, rafforzando tre aspetti chiave: le relazioni, attraverso un business network di valore; le conoscenze, attraverso sessioni formative che consentono di acquisire competenze e capacità; le opportunità, attraverso la partecipazione a concorsi e le offerte dei partner. Il business social network di Wind Business si presenta come luogo ideale dove poter acquisire conoscenze, cogliere opportunità, trovare alleanze per sviluppare idee imprenditoriali e ricevere un aiuto concreto per la crescita della propria impresa.

  • Quando Instagram voleva vendere le foto: fenomeno di social-isteria collettiva

    Quando Instagram voleva vendere le foto: fenomeno di social-isteria collettiva

    Si è molto discusso di Instagram che in un primo momento sembrava volesse vendere le foto degli utenti, poi il passo indietro per spiegare meglio quale fosse l’intenzione. Solo che la social-isteria collettiva era ormai innescata. Forse sarebbe stato meglio approfondire ed è quello che spesso manca

    E’ una tranquilla mattina di Dicembre quella in cui testate giornalistiche, guru della comunicazione, esperti e non esperti dei social media, iniziano a diffondere il panico al suon di “Instagram dice che ha il diritto di vendere le tue foto”.

    BBCCNNGuardian, solo per citare alcune “fonti autorevoli”, raccontano il cambio di policy della famosa app, grazie al quale Instagram si arrogherebbe il diritto di vendere  ai pubblicitari le foto caricate dagli utenti, senza notifica e senza compenso.

    Sui social e sui blog di tutto il mondo si legge lo sconcerto, seguito da rabbia e disgusto, per una scelta tanto sbagliata quanto assurda: Mashable riporta le reazioni dei big d’oltreoceano, tra chi grida “morte ad Instagram!” e a chi giura di cancellare il proprio account per questi nuovi “ridicoli termini d’uso”.

    Delirio.

    Utenti che abbandonano Instagram per FlickrCancellazioni di massa, dichiarazioni di odio diffuse su Facebook, Twitter, G+, un National Geographic che sospende temporaneamente il proprio account, minacciando di cancellarlo e post a profusione su come salvare le proprie foto e cancellare l’account da Instagram.

    Dalla certezza al dubbio che vede la luce: se tutti dicono che è vero non è detto che lo sia

    Personalmente, mi sono ritrovata le timeline di tutti i social invase da post, dichiarazioni di odio, promesse di cancellazione di account relative alla faccenda “Instagram venderà le nostro foto” in una manciata di minuti.

    Lì per lì, ho dato uno sguardo alla nuova policy di Instagram (di cui, per la verità ho letto pochi paragrafi, causa mancanza di tempo) e di valutare da che genere di fonti proveniva la notizia.

    “Beh, se lo dice la BBC…Se lo dice quel professionista delle comunicazione lì…se lo dicono tutti, sarà vero!” e posto un link su Facebook con un paio di commenti in merito alla faccenda (della serie “spero abbiate fatto bene i vostri conti a Palo Alto perché a cancellare il mio account da Instagram ci metto 30 secondi”).

    Una manciata di like al mio post poi alcuni professionisti della comunicazione, tra i quali Maurizio Galluzzo, mi fanno gentilmente notare quanto sia ridicola la faccenda.

    In particolare Maurizio Galluzzo pubblica il post  “State calmi. Instagram non vende le vostre foto”, in cui cerca di spiegare quanto sia stata mal interpretata la nuova policy che in realtà spiegava solo che Instagram si allineerà a Facebook per quanto riguarda la pubblicità sulla piattaforma e che quindi si avvarrà di nome, preferenze e foto degli utenti per sponsorizzare le proprie inserzioni.

    Punto, fine della storia, anche perchè una pratica del genere, nota ancora Maurizio, violerebbe la norma internazionale sui diritti ‘autore.

    Il giorno dopo puntualmente, Kevin Systrom co-fondatore di Instagram, si scusa per il misunderstanding (in effetti, non era proprio chiarissimo questo cambio di policy) e garantisce che non ha alcuna intenzione di vendere le foto degli utenti.

    Tutto è bene quello che finisce bene.

    O forse no.

    Forse, abbiamo una lezione da imparare.

    Riprova sociale, scorciatoie cognitive e superficialità: gli ingredienti della social-isteria collettiva

    Dopo aver letto il post di Maurizio Galluzzo mi sono sentita abbastanza stupida.

    C’era scritto che Instagram avrebbe potuto vendere le nostre foto ad altre aziende nella nuova policy?

    O piuttosto riportava

    “You agree that a business or other entity may pay us to display your username, likeness, photos (along with any associated metadata), and/or actions you take, in connection with paid or sponsored content or promotions, without any compensation to you”

    che è la stessa identica cosa che permettiamo di fare a Facebook con le Ads ogni giorno?

    Dopo tutto, Instagram è un’azienda (ora di Facebook) e, in quanto tale, deve generare profitti.

    Ma il punto non è tanto il fatto che Instagram come Facebook o Twitter stia cercando di monetizzare la quantità di dati che ha su di noi e la spinosa questione della privacy:

    il punto è che milioni di persone, me compresa, hanno creduto che fosse possibile la storia della vendita delle foto, semplicemente perchè non si ci siamo fermati un attimo a riflettere.

    Perchè corriamo, andiamo tutti di fretta, siamo subissati ogni giorno dal mare di informazioni che il Web ci fa piovere addosso e a volte, “per far prima”, ottundiamo la nostra capacità critica.

    Scorciatoie cognitive e riprova sociale sono, a mio avviso, le cause principali di migliaia di cancellazioni da Instagram, milioni di anatemi lanciati contro l’app stessa e centinaia di articoli fuffosi scritti sull’onda del trend topic.

    E milioni di link viralizzati e viralizzanti.

    panicoLe scorciatoie cognitive (o euristiche) ci permettono di sopravvivere alla quantità di informazioni che ci viene richiesto di elaborare ogni giorno: ci facciamo un’idea generale della situazione ed agiamo di conseguenza, risparmiando le nostre risorse intellettive per altre azioni.

    Non c’è materialmente il tempo (talvolta, nemmeno la volontà) di approfondire tutto, ancora di più di fronte ad una timeline che straborda di link, foto, pensieri condivisi in tempo reale: cerchiamo di capire, a grandi linee, se un contenuto sia o meno condivisibile ed agiamo di conseguenza.

    La riprova sociale è il meccanismo sul quale, si può dire, Facebook ha fatto la sua fortuna: di base

    “le persone, in media, tendono a ritenere maggiormente validi i comportamenti o e le scelte che vengono effettuati da un elevato numero di persone”

    Così, se vediamo che molti dei nostri contatti esprimono un determinato pensiero, condividono un certo link (a maggior ragione se riteniamo questi contatti influenti e preparati in quel determinato settore), saremo portati ad allinearci a quell’opinione e, magari, a condividere quel link.

    E così, dietro a Forbes, a Mashable e a tutte le testate, i blog e gli utenti che ci hanno raccontato l’incredibile storia di Instagram che venderà le foto, ci siamo persi in tanti.

    Ci siamo indignati ed arrabbiati perché si indignavano e arrabbiavano tutti, senza concederci il tempo di una lettura attenta a questa benedetta nuova policy, senza concederci il dubbio dell’assurdità di una decisione del genere.

    Kevin Systrom si è scusato per la poca chiarezza di questa nuova policy ed ha fatto bene.

    Ma, forse, dovremmo anche noi scusarci un attimo con noi stessi per non esserci concessi il tempo di valutare con senso critico questa storia, che è solo un piccolo esempio, ma ce la dice lunga su quanto i social media possano essere non solo propagatori di “virus positivi” o pubblicitari, ma anche di superficialità e di scorciatoie viziose.

    instagram-roll-out_@giustommasini

    (Thanks to Giuseppe Tommasini, @GiusTommasini, for the cover picture. The original is above)
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