Autore: Franz Russo

  • Schermi Futuri, il rapporto tra la Gen Z e i social media

    Schermi Futuri, il rapporto tra la Gen Z e i social media

    Schermi Futuri esplora l’interazione tra Gen Z e i social media, evidenziando 8 comunità di auto-percezione. I risultati, raccolti in un Libro Bianco, offrono spunti interessanti.

    Osservare, comprendere, agire. Questi sono i tre pilastri che guidano “Schermi Futuri”, l’innovativo progetto di Unieuro, leader del mercato Consumer Electronics italiano. Il primo Osservatorio nato per indagare e comprendere il rapporto tra la tecnologia e le persone. Realizzato in collaborazione con Ipsos e diretto scientificamente dal Dott. Paolo Crepet, questo ambizioso progetto si pone l’obiettivo di esplorare e analizzare la sempre più complessa relazione tra le nuove generazioni e i social media.

    La ricerca è stata presentata a Milano, presso il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia, con la moderazione della giornalista Simona Branchetti, alla presenza di Gianacarlo Nicosanti Monterasteli, CEO di Unieuro; Paolo Crepet, direttore scientifico della ricerca; Enzo Risso, direttore scientifico di Ipsos; Rudy Bandiera, docente e content creator; Federico Roberti, direttore SiamoZeta.

    Unieuro, leader del mercato italiano dell’elettronica di consumo, ha sempre sostenuto un utilizzo responsabile della tecnologia. Con l’osservatorio Schermi Futuri, l’azienda intende approfondire la comprensione dei fenomeni che l’innovazione porta con sé, offrendo una fotografia reale dell’impatto che questi fenomeni hanno sulle persone.

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    Obiettivo principale è esplorare i comportamenti dei giovani sui social media, capire le loro sensazioni all’interno di questi ecosistemi e scoprire la possibile correlazione tra la percezione che i ragazzi hanno di sé stessi nella vita quotidiana e il loro modo di utilizzare le piattaforme online.

    La ricerca è stata condotta su un campione di circa 1.200 ragazzi di età compresa tra i 14 e i 19 anni attivi sui principali social media, attraverso sondaggi web e interviste online.

    Schermi Futuri, la ricerca

    Dall’analisi condotta sui comportamenti e sulle auto-percezioni degli “Zedder” (come vengono chiamati i membri della Generazione Z) sono state identificate otto comunità, ciascuna rappresentante di un diverso stato d’animo o sensazione. Questi gruppi includono:

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    esuberanti spensierati – 18% del campione, in prevalenza studenti che vivono i social media come una naturale continuazione della reale vita sociale;

    audaci per emergere – 15% del campione, caratterizzati da coraggio e bisogno di originalità;

    bramosi di ammirazione – il gruppo più presente con il 20% del campione, più giovani della media (14-16 anni 55% v/ 50%), che vivono maggiormente al Sud (36% v/28%) e nelle grandi città (64% v/49%) e per i quali l’obiettivo è apparire;

    genuini concreti – 15% del campione, più partecipi alle dinamiche della vita quotidiana
    e familiare, hanno molti amici e si sentono sereni e liberi, non credendo che i social li
    aiutino a valorizzare pienamente i propri sentimenti;

    pacati riflessivi – 18% del campione, abituati a procedere con cautela, che fanno dei
    social un uso “passivo” e vivono nel mondo reale, dove si esprimono al meglio;

    poetico-passionali – 16% del campione che si definiscono sensibili, a volte timidi e
    spaventati, e sono in maggioranza ragazze fra i 17 e i 19 anni. Vivono i social come un
    luogo di continuità con gli affetti della vita reale;

    introversi taciturni – 14% del campione, persone solitarie e schive che non amano
    folla e parole, sono più grandi di età – 17-19 anni;

    tenebrosi isolati – 5% del campione, ragazzi cupi ed insicuri, anche loro più grandi di
    età (17-19 anni) e che provano emozioni negative sui social.

    L’indagine ha messo in luce quattro macro-aree di attenzione: la percezione distorta del proprio corpo a causa di confronti con standard non realistici, la dipendenza dai social media, la solitudine e la noia e infine i cambiamenti nella comunicazione e nelle relazioni, inclusi fenomeni come il ghosting e il cyberbullismo.

    Il direttore scientifico del progetto Schermi Futuri, il Dott. Paolo Crepet, ha sottolineato che la ricerca ha permesso di esplorare in profondità le varie forme di auto-percezione e rappresentazione di sé che i ragazzi hanno, così come quello che desiderano mostrare di sé sui social media.

    Importanti le riflessioni di Crepet, sul fatto che obbiamo considerare le diverse generazioni e come queste si avvicinano al digitale e ai social media, che in alcuni casi costituisce un vero e proprio cambiamento epocale.

    Il professor Crepet, ovviamente con la sua interpretazione, di fronte a certi fenomeni, sottolinea che i social vanno considerati come strumenti individuali. E, ancora, che l’insicurezza si manifesta quando un follower segue con bramosia un influencer.

    Quando i social media diventano per i ragazzi della GenZ un luogo di identità e sicurezza, è necessario rafforzare le relazioni familiari per contrastare l’isolamento. “Bisogna vivere e trovare motivazioni“.

    Il Libro Bianco Schermi Futuri

    I risultati dell’indagine sono confluiti nel Libro Bianco “Schermi Futuri. Generazione Z e social fra legami liquidi e nuove comunità”. Questo testo evidenzia le aree di attenzione e vulnerabilità per i giovani di oggi, offrendo un quadro completo del loro rapporto con la tecnologia e i social media.

    La ricerca non è solo descrittiva, ma offre anche un contributo propositivo e formativo. Grazie alla consulenza del Dott. Crepet, il Libro Bianco si conclude con un decalogo di consigli e buone pratiche rivolto a educatori, genitori e insegnanti, con l’obiettivo di fornire strumenti utili per affrontare le criticità del rapporto della Generazione Z con la tecnologia.

    Il Libro Bianco rappresenta un primo passo verso la creazione di tavoli di lavoro dedicati a scuola, istituzioni e specialisti del settore, come psicologi e psichiatri, volti ad approfondire le aree di attenzione individuate dalla ricerca.

    Il Libro Bianco “Schermi Futuri. Generazione Z e social fra legami liquidi e nuove comunità” è disponibile per il download gratuito su www.schermifuturi.it, senza la necessità di fornire alcun dato personale per accedere al download. Questa scelta insolita, ma fortemente voluta da Unieuro, si propone di condividere conoscenza e competenze in maniera trasparente e totalmente priva di risvolti commerciali diretti o indiretti.

    Il rapporto tra la Generazione Z e la tecnologia è un tema di grande rilevanza nell’era digitale. L’Osservatorio Schermi Futuri di Unieuro offre uno sguardo dettagliato e approfondito su questa questione, fornendo un contributo significativo alla comprensione delle dinamiche attuali e suggerendo possibili percorsi per affrontare le sfide che ci attendono.

    Ma c’è un elemento, in conclusione, che no p affatto secondario e che va tenuto in forte considerazione, alla luce di quanto visto finora. La Generazione Z vuole essere ascoltata e coinvolta attivamente in questa epoca di cambiamento.

  • Gli utenti online sempre più impazienti verso i siti e-commerce lenti

    Gli utenti online sempre più impazienti verso i siti e-commerce lenti

    Il Retail Benchmark Report 2023 evidenzia l’impazienza degli utenti online, frustrati da tempi di caricamento lenti nei siti e-commerce. Con sessioni più brevi e meno pagine visualizzate, l’ottimizzazione del tempo di caricamento diventa cruciale per l’engagement degli utenti.

    La dinamica del mondo digitale si sta evolvendo rapidamente e con essa anche il comportamento degli utenti. Un recente studio evidenzia una tendenza emergente: gli utenti online diventano sempre più impazienti. Questa impazienza si manifesta soprattutto nei tempi di caricamento dei siti web, divenendo una fonte di frustrazione per molti.

    Contentsquare, un pioniere nell’analisi dell’esperienza digitale, ha recentemente rilasciato il suo Retail Benchmark Report 2023. Il rapporto mette in evidenza i cambiamenti significativi nel modo in cui gli utenti interagiscono con i siti e-commerce. L’analisi, che ha esaminato oltre 20 miliardi di sessioni web e 100 miliardi di pagine su 1493 siti web di e-commerce, offre una panoramica completa delle tendenze del settore.

    Nel complesso, si riscontra un calo del 2,35% nella profondità di ricerca, una diminuzione del 3,5% nel tasso di conversione e un aumento del 2,1% nel tasso di rimbalzo. Questi dati indicano che gli utenti stanno sfogliando i contenuti ad un ritmo sempre più veloce, confermando la loro crescente impazienza.

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    Durata delle sessioni in calo e frustrazione per i tempi lunghi

    Lo studio ha mostrato che la durata delle sessioni è diminuita, con un calo del 2,3% e una media di 5 pagine visitate per sessione. Anche il tempo trascorso sul sito web per ogni singola sessione è diminuito per gli utenti desktop e mobile.

    La principale fonte di frustrazione per gli utenti, tuttavia, sembra essere i lunghi tempi di caricamento delle pagine. Circa il 37% di tutte le visite ai siti retail viene classificato come un’esperienza frustrante, con le pagine che richiedono più di tre secondi per caricarsi che rappresentano la principale causa di questa frustrazione.

    Si vedono meno contenuti e sempre più da mobile

    Un altro dato significativo emerge dal rapporto: gli utenti scorrono solo fino a metà delle pagine. Questa tendenza, che è diminuita del 2,7% nel settore retail rispetto all’anno precedente, suggerisce che i visitatori solitamente scorrono quasi esattamente fino a metà pagina, una percentuale che si riduce ulteriormente quando si considera la navigazione da mobile.

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    Nonostante la durata delle sessioni più breve e una minore percentuale di scorrimento, le visite da dispositivi mobili continuano a dominare. Più di tre quarti delle visite ai siti di e-commerce (73,5%) sono effettuate da dispositivi mobili.

    Il successo passa dall’esperienza utente

    Secondo Marco Ferraris, country manager Italy di Contentsquare, la velocità e l’efficienza dell’esperienza dell’utente sono diventate elementi critici per il successo. “La qualità dell’esperienza che l’utente vive mentre visita un sito rappresenta sempre più un elemento di differenziazione e un fattore critico per il successo. I brand, per conservare e convertire il traffico acquisito, dovrebbero investire nell’ottimizzazione dei fattori che contribuiscono a far risparmiare tempo, migliorare l’efficienza e aumentare il coinvolgimento del consumatore.”

    Nonostante i cambiamenti nel modo in cui i siti vengono utilizzati, un aspetto rimane fondamentale: la necessità di contenuti di alta qualità. Ferraris sottolinea che i brand dovrebbero posizionare contenuti di alta qualità e call-to-action efficaci in una posizione di rilievo sul proprio sito. Ciò richiede un’analisi approfondita delle pagine più pertinenti per gli utenti.

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    Ad esempio, i consumatori che utilizzano dispositivi mobili spendono una percentuale maggiore del loro tempo sulle pagine delle categorie, mentre gli utenti desktop trascorrono più tempo sulle pagine dei prodotti. Inoltre, le pagine delle categorie (32,7%) e le pagine di ricerca (30,3%) registrano il più alto livello di attività dei visitatori.

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    Il report evidenzia anche che più di una visita su tre (32,1%) proviene da fonti di traffico a pagamento come TikTok, Instagram o YouTube. Ma oltre al numero di visitatori, i dispositivi mobili prevalgono anche in termini di vendite, con il 53,8% di tutte le transazioni effettuate tramite questi dispositivi.

    I risultati del Retail Benchmark Report 2023 sottolineano un cambiamento significativo nel comportamento degli utenti online. L’impazienza crescente e la rapida sfogliatura dei contenuti indicano che gli utenti stanno richiedendo esperienze digitali più efficienti e veloci. Per mantenere e convertire il traffico, i brand dovranno adattarsi a queste nuove tendenze, offrendo contenuti di alta qualità, ottimizzando i tempi di caricamento e garantendo un’esperienza utente coinvolgente.

  • Twitter, pesante calo dei ricavi pubblicitari del 59%

    Twitter, pesante calo dei ricavi pubblicitari del 59%

    Twitter affronta una crisi nel fatturato pubblicitario, con un calo del 59% rispetto all’anno scorso. La piattaforma sta perdendo inserzionisti, preoccupati per l’aumento di discorsi d’odio e contenuti inappropriati. Si attende la svolta con la nuova CEO, Linda Yaccarino.

    Da quanto riportato dal NYT, Twitter continua a perdere inserzionisti a causa dell’aumento dei discorsi di odio sulla piattaforma, e tutto questo a causa dell’aumento dei discorsi d’odio sulla piattaforma.

    E i numeri sono altamente indicativi di un trend che era, nonostante tutto, abbastanza prevedibile.

    Nelle cinque settimane dall’1 aprile alla prima settimana di maggio, il fatturato pubblicitario è stato di 88 milioni di dollari. Numeri che si traducono in un calo del 59% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Questo, ripetiamo, secondo quanto riportato dal prestigioso quotidiano americano che ha avuto modo di visualizzare una presentazione interna.

    La stessa presentazione mostra che Twitter ha regolarmente mancato le sue previsioni settimanali di vendite negli Usa, in alcuni casi si parla -30%. Una situazione, quella che si sta creando, che è davvero improbabile pensare che si possa risolvere nel breve periodo, sulla base di documenti e interviste a dipendenti passati e presenti di Twitter.

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    Questi dipendenti sostengono che lo staff delle vendite pubblicitarie teme che le aziende possano essere allontanate da un aumento di discorsi di odio e pornografia su Twitter, così come da un aumento di annunci pubblicitari per aziende di gioco d’azzardo online e di altro.

    Sempre una presentazione interna rivela che le entrate pubblicitarie americane di Twitter – che rappresentano il 90% delle entrate dell’azienda – per questo mese saranno in calo di almeno il 56% ogni settimana rispetto a giugno 2022.

    Lo scorso mese di aprile, in un’intervista rilasciata alla BBC ad aprile, Elon Musk, proprietario di Twitter, aveva affermato che l’azienda era “approssimativamente in pareggio”, e che la maggior parte dei suoi inserzionisti erano tornati. A vedere quanto emerge da questa presentazione, le cose non sembrano essere così rosee che delineate dal proprietario della Tesla.

    Questa notizia segue quelle della scorsa settimana che mostrano che il valore di Twitter è ora solo un terzo dei 44 miliardi di dollari che Musk aveva pagato per esso. Ad aprile, Musk aveva valutato Twitter 20 miliardi di dollari, ma aveva anche affermato di vedere la società crescere fino a diventare un’azienda di pagamenti da 250 miliardi di dollari che potrebbe eventualmente diventare “la più grande istituzione finanziaria del mondo“, parte di una super app chiamata X che Musk vuole costruire.

    Come abbiamo sempre notato qui sul nostro blog, Twitter ha ottime motivazioni per iniziare a diversificare le fonti di reddito, poiché vuole diventare meno dipendente dalle entrate pubblicitarie. L’azienda ha anche cercato di recuperare le entrate pubblicitarie perse attraverso le vendite di abbonamenti, anche se il suo programma Twitter Blue ha finora attratto solo una piccola parte della sua base di utenti.

    Al momento, dopo il caos generato con il passaggio dalla spunta blu legacy a quella attuale che vale per tutti, pagare per un segno di spunta blu su Twitter potrebbe essere, ancora, una modalità necessaria. Pensiamo a chi usa Twitter per lavoro e per aziende che vogliono iniziare a costruire un proprio spazio.

    Ma va detto anche che il sistema di verifica a pagamento attuale rischia di allontanare aziende che potrebbero vedere altrove altre opportunità di investimento e visibilità. Proprio perché la gestione attuale non permetterebbe più le condizioni precedenti.

    Ora, questo importante calo delle entrate pubblicitarie è uno degli ostacoli che deve, e dovrà, affrontare la nuova CEO di Twitter, Linda Yaccarino, che sta per assumere il suo ruolo ne i prossimi giorni. E vedremo se, come tutti credono, la Yaccarino sarà in grado di invertire la tendenza negativa.

  • Twitter al bivio, tra misgendering e libertà di espressione

    Twitter al bivio, tra misgendering e libertà di espressione

    La vicenda del documentario “What is a Woman?”, definito da Twitter come “contenuto che incita all’odio” ha acuito ancora il dibattito. La piattaforma di Musk si trova ancora una volta ad un bivio. La versione attuale è sempre più lontana dalla piattaforma inclusiva originale.

    Ci risiamo, il Twitter 2.0 di Elon Musk è sempre più lontano dalla versione originale di Twitter. Piattaforma che nella sua storia si è costruita una reputazione di essere un luogo rispettoso ed inclusivo. Con quello che stiamo per vedere insieme il dibattito sembra essersi ribaltato.

    Inizia il mese in cui la comunità LGBTQ+ è libera di manifestare a favore di diritti importanti, come il matrimonio tra persone dello stesso sesso e l’uguaglianza. E Twitter in passato si è sempre schierata su questi temi. Adesso diventa il luogo dove l’offesa, la denigrazione, la negazione di diritti, l’odio è manifestato come fosse libertà di espressione.

    Questo è il pensiero che Musk ha tenuto sempre a ribadire.

    Il dibattito su cosa sia appropriato o meno da pubblicare su una piattaforma social come Twitter, oggi, è diventato un tema molto delicato. Soprattutto nel mese del Pride.

    Ma recentemente, la discussione è diventata ancora più accesa a seguito della controversia su un documentario. E anche rispetto alle accuse di “misgendering” e alle dimissioni di una figura chiave all’interno della società.

    Il caso “What is a woman” su Twitter

    Il sito conservatore Daily Wire aveva pianificato di trasmettere in streaming sul suo account Twitter il suo controverso documentario “What is a woman?”. In occasione del primo anniversario, in pieno accordo con Elon Musk.

    Ma, nonostante tutto, Twitter ha fatto un passo indietro rispetto a quell’accordo. Quel documentario, molto contestato, fa riferimento a “misgendering” e “comportamento che incita all’odio”.

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    La reazione del CEO di Twitter, e proprietario di SpaceX e Tesla, Elon Musk, è stata netta. Ha definito la decisione di Twitter “un errore commesso da molte persone” e ha ribadito il suo impegno personale a usare i pronomi preferiti di una persona: “semplicemente dal punto di vista della buona educazione”.

    Cos’è il Misgendering?

    Il “misgendering” si verifica quando una persona viene deliberatamente o erroneamente identificata con un genere che non è quello con cui si identifica.

    Questo può essere particolarmente doloroso per le persone transgender e non binarie. E viene spesso visto come un segno di mancanza di rispetto o addirittura di ostilità.

    Chi è Matt Walsh?

    Matt Walsh è il regista del documentario “What is a woamn?”. È un noto commentatore ultra conservatore, estremista, e un osteggiatore dei movimenti LGBTQ+.

    Nel suo documentario, pone domande scomode e spesso polemiche sulla logica dietro il movimento ideologico di genere. Sulla sua bio di Twitter si definisce “teocratico fascista”.

    La reazione di Twitter e le dimissioni di Ella Irwin

    In seguito alla controversia, Twitter ha deciso di ritirare il suo supporto al documentario. Secondo quanto riportato da Jeremy Boreing, co-CEO di The Daily Wire, Twitter avrebbe limitato la portata del film. Etichettandolo come “comportamento odioso” a causa del “misgendering”.

    Questa decisione è arrivata in un momento particolarmente tumultuoso per Twitter. Ella Irwin, capo della fiducia e della sicurezza di Twitter, ha annunciato le sue dimissioni a sorpresa. Uno degli executive più importanti di Elon Musk su Twitter in questa fase.

    Un duro colpo per Musk che si trova adesso particolarmente esposto alle critiche di tutti quegli estremisti. Personaggi che lo accusano di limitare la libertà di espressione sulla piattaforma.

    Lo stesso Jeremy Boreing, in un thread, si lamenta di potersi esprimere come vuole. “Se non lo possiamo fare su Twitter adesso, dove potremmo farlo?“.

    Il ruolo di Ella Irwin su Twitter

    Irwin aveva preso il posto di Yoel Roth a novembre, dopo le dimissioni di Roth lo stesso mese. Durante il suo mandato, ha gestito alcuni periodi turbolenti su Twitter, tra cui periodi in cui Twitter è stato messo in discussione non aver fatto abbastanza per frenare lo sfruttamento dei minori.

    Inoltre, Irwin è stata coinvolta direttamente nella controversia sul documentario, avendo presumibilmente diretto il bando su Twitter. Né Irwin né Musk hanno twittato sulla sua dimissione su Twitter, e, al momento, non è chiaro chi possa prendere il suo posto.

    L’impegno di Twitter per la libertà di espressione e il Pride Month

    Questa situazione ha sollevato interrogativi sulla posizione di Twitter in merito alla libertà di espressione, soprattutto considerando l’impegno di Elon Musk in questo senso. COme dicevamo prima, Twitter ha da sempre sostenuto il Pride Month, un mese interamente dedicato alla celebrazione della comunità LGBTQ+, rendendo la questione ancora più delicata.

    Il Pride Month è un periodo importante per la comunità LGBTQ+ e Twitter non ha mai fatto eccezione. Ogni anno la piattaforma (che fu) diventava un luogo di celebrazione, condivisione e sostegno per le persone LGBTQ+.

    Durante questo periodo, Twitter diventava ancora più attento alla questione del “misgendering”, cercando di garantire che tutti si sentissero rispettati e accolti. Sarà ancora così?

    In conclusione, la questione controversa sollevata dal documentario “What is a Woman?” e le dimissioni di Ella Irwin hanno sicuramente aperto una ulteriore crepa all’interno del Twitter 2.0 di Elon Musk.

    Nonostante le accuse di “misgendering” e la decisione di Twitter di ritirare il suo supporto al documentario, il sito Daily Wire ha annunciato che avrebbe comunque caricato il film su Twitter.

    Questa situazione ha sottolineato l’importanza di un dibattito aperto e rispettoso su questioni come il genere e l’identità, soprattutto su Twitter.

    Musk, in risposta a Jeremy Boreing, ha twittao “Che siate d’accordo o meno nell’usare i pronomi preferiti di una persona, non farlo è al massimo scortese e di certo non infrange alcuna legge“.

    È fondamentale continuare a discutere di queste questioni in modo rispettoso e accogliente, soprattutto in piattaforme pubbliche come Twitter, dove le voci di tutti dovrebbero essere ascoltate e rispettate.

    La libertà di espressione è un diritto fondamentale, ma non dovrebbe mai diventare un pretesto per l’offesa o la discriminazione. Cosa che si sta cercando di fare.

  • Come comunicare la Sostenibilità su digitale e social media

    Come comunicare la Sostenibilità su digitale e social media

    La Sostenibilità va intesa come un valore da comunicare e la comunicazione digitale rappresenta una serie di strumenti, appunto, sostenibili. Ecco alcune caratteristiche, alcuni accorgimenti e un caso di studio da cui prendere spunto.

    Comunicare la sostenibilità e comunicare in maniera sostenibile possono sembrare due aspetti diversi solo in apparenza, ma in realtà, dovrebbero essere compresi e seguiti insieme. Viviamo in un’epoca in cui i temi della sostenibilità e del digitale si fondono sempre più intimamente.

    Recentemente, sono stato invitato a parlare di questo argomento al Siena Food Lab Academy, un progetto del Santa Chiara Lab dell’Università di Siena e di FMPS. All’incontro hanno partecipato anche Isabella Ceccarini, giornalista di Rinnovabili.it, e Cristiano Spadoni, project development leader di Image Line – AgroNotizie. Con la moderazione di Tiziano Bonini, delegato alla Comunicazione, Università di Siena.

    La sostenibilità è un tema sempre più rilevante e urgente nella società di oggi. Le aziende che desiderano essere competitive e responsabili devono saper comunicare i loro valori e le loro azioni in materia di ambiente, sociale ed economia.

    Secondo il rapporto Edelman Trust Barometer 2021, il 68% dei consumatori globali si aspetta che le aziende si impegnino attivamente per proteggere il pianeta e il 65% sceglie i prodotti in base al loro impatto sociale e ambientale.

    comunicare sostenibilità digitale social media 2023 franzrusso.it

    Comunicare la sostenibilità significa quindi non solo informare i propri stakeholder sulle proprie azioni e risultati in materia di responsabilità sociale d’impresa (CSR), ma anche coinvolgerli in un dialogo aperto e trasparente, dimostrando la coerenza tra ciò che si dice e ciò che si fa, e creando una relazione di fiducia e reputazione.

    La comunicazione efficace sulla Sostenibilità nell’era digitale

    Un elemento fondamentale è l’utilizzo del digitale e dei social media, che offrono strumenti innovativi e interattivi per coinvolgere il pubblico e creare una relazione di fiducia. Quali strumenti sono più sostenibili dei social media e del digitale in generale?

    Comunicare attraverso il digitale e i social media le iniziative sulla sostenibilità è diventato un compito che va oltre la semplice pubblicazione di rapporti sul proprio sito web. Oggi, è fondamentale diversificare i canali di comunicazione per evidenziare tutti gli aspetti della sostenibilità che il marchio persegue.

    La digitalizzazione ha aperto le porte ad un’ampia gamma di informazioni accessibili ai consumatori, permettendo loro di prendere decisioni più informate sui marchi che supportano. I social media, in particolare, hanno dato ai giovani consumatori la possibilità di verificare la credibilità dei marchi e di condividere le loro opinioni in tempo reale.

    L’importanza del coinvolgimento della Generazione Z

    Oltre il 60% della Generazione Z utilizza quotidianamente piattaforme come Instagram e WhatsApp, mentre nuovi attori come TikTok stanno rapidamente guadagnando popolarità. Sebbene TikTok sia principalmente utilizzato per contenuti di intrattenimento (80% degli utenti globali della Gen Z, al di fuori della Cina), Instagram è diventato una fonte importante di notizie e informazioni (58%), così come un mezzo per scoprire prodotti e marchi (69%).

    I membri della Gen Z non si limitano a comprare un prodotto, ma cercano attivamente di conoscere l’azienda, seguendo i suoi account sui social media e controllando gli influencer con cui collabora.

    Il caso Patagonia: un approccio sostenibile nel DNA dell’azienda

    Un esempio che merita di essere citato è Patagonia, l’iconico brand di abbigliamento outdoor che in questo mese compie 50 anni. Mezzo secolo di racconto del proprio modo di concepire la Sostenibilità, in modo coinvolgente e creativo che sfrutta efficacemente i social media.

    Patagonia è un brand noto per il suo impegno a favore della protezione dell’ambiente e dei diritti umani. Sui suoi canali social, Patagonia condivide storie di attivismo, conservazione della natura e impatto sociale, oltre a promuovere i suoi prodotti realizzati con materiali riciclati o organici. Patagonia utilizza anche i social media per lanciare campagne di sensibilizzazione e di mobilitazione su temi come il cambiamento climatico, la difesa dei territori indigeni e la salvaguardia delle aree protette.

    L’importanza di investire nella sostenibilità e nella comunicazione

    La domanda sarebbe, a questo punto, perché si dovrebbe investire nella sostenibilità e nella comunicazione? Ho individuato alcuni aspetti importanti da considerare:

    • Credibilità: la sostenibilità non è solo una parola d’ordine o una strategia di marketing. È un impegno profondo che dovrebbe influenzare tutte le operazioni di un’azienda.
    • Aspettative degli Stakeholder: gli stakeholder, inclusi i consumatori, i dipendenti, gli investitori e la comunità locale, si aspettano sempre più che le aziende si comportino in modo responsabile. Non stanno solo cercando aziende che dicono di essere sostenibili; vogliono vedere un impegno reale e un impatto positivo.
    • Competitività: la sostenibilità può offrire un vantaggio competitivo. Le aziende che investono in pratiche sostenibili possono ridurre i costi, migliorare l’efficienza, attrarre e trattenere i migliori talenti, e aprire nuove opportunità di mercato.
    • Comunicazione: condividere le azioni sostenibili di un’azienda con il mondo esterno. Senza una comunicazione efficace, gli stakeholder potrebbero non essere a conoscenza degli sforzi di sostenibilità di un’azienda.

    La comunicazione può aiutare a sensibilizzare, educare e coinvolgere vari stakeholder, promuovere il cambiamento di comportamento, e rafforzare la reputazione e la fiducia dell’azienda.

    Le caratteristiche di una comunicazione della sostenibilità efficace

    Per rispondere alla domanda “perché?”, rispondo che la Sostenibilità va comunicata coinvolgendo, raccontando una storia, la propria, e attraverso questo farla emergere come Valore e come elemento distintivo del proprio modo di fare business e impresa in maniera responsabile. Ecco alcune caratteristiche fondamentali:

    • Autenticità: i consumatori saranno sempre più esigenti e critici verso i messaggi delle aziende e vorranno verificare la coerenza tra ciò che dicono e ciò che fanno. Le aziende dovranno quindi essere trasparenti, oneste e dimostrare con i fatti il loro impegno per la sostenibilità.
    • Storytelling: i consumatori saranno attratti da storie emozionanti, coinvolgenti e significative che raccontino la missione, i valori e gli obiettivi delle aziende in materia di sostenibilità. Le aziende dovranno quindi saper narrare la loro storia in modo originale, creativo e coinvolgente, utilizzando diversi formati e linguaggi.
    • Engagement: i consumatori vorranno partecipare attivamente alla comunicazione delle aziende e sentirsi parte di una comunità che condivide gli stessi ideali e interessi. Le aziende dovranno quindi favorire l’interazione, il dialogo e la collaborazione con i loro pubblici, creando contenuti interattivi, coinvolgenti e personalizzati.
    • Innovazione: i consumatori saranno sempre più attenti alle novità tecnologiche e alle soluzioni innovative che le aziende offrono per risolvere i problemi ambientali e sociali. Le aziende dovranno quindi sfruttare le potenzialità dei social media per mostrare le loro innovazioni, i loro risultati e il loro impatto positivo sul mondo.

    In conclusione, comunicare la sostenibilità e comunicare in maniera sostenibile non sono solo concetti di tendenza, ma stanno diventando sempre più un obbligo per le aziende che desiderano rimanere competitive nel mercato moderno.

    Gli stakeholder, e soprattutto i consumatori, si aspettano che le aziende dimostrino un impegno autentico nei confronti della sostenibilità, non solo nelle loro operazioni, ma anche nella loro comunicazione. Le aziende che sono in grado di farlo in modo efficace e autentico saranno quelle che prospereranno nel futuro.

  • Twitter abbandona il Codice di condotta UE sulla disinformazione

    Twitter abbandona il Codice di condotta UE sulla disinformazione

    Twitter, targato Elon Musk, ha abbandonato il Codice di condotta UE sulla disinformazione, suscitando preoccupazioni sulla sicurezza della piattaforma. L’ultimo episodio di una serie di mosse controverse di Musk.

    L’era di Twitter sotto la guida di Elon Musk, indipendentemente dal punto di vista, è indubbiamente ricca di polemiche. È un dato incontrovertibile.

    Sin dall’acquisizione, abbiamo affermato, qui su InTime Blog, che il destino di Twitter fosse intrinsecamente legato a quello del suo nuovo proprietario, Elon Musk. A distanza di sette mesi, possiamo affermare con certezza che questa previsione si è avverata senza ombra di dubbio. Il Twitter che abbiamo conosciuto e utilizzato non esiste più. Ora abbiamo il Twitter 2.0, una versione della piattaforma sempre più distante da quella originale, secondo la visione di Musk.

    L’ultima polemica è scaturita da un fatto significativo che evidenzia la natura di questo nuovo Twitter 2.0.

    Infatti, Twitter ha deciso di lasciare il “Codice di condotta dell’UE sulla disinformazione“, un patto volontario che riunisce le principali piattaforme di social media. Nonostante questa mossa, “i suoi obblighi restano”, ha twittato sabato il Commissario per l’Industria dell’UE, Thierry Breton.

    Twitter abbandona Codice condotta UE disinformazione franzrusso.it

    Il Codice di Condotta, uno sforzo per stabilire standard di autoregolamentazione per le aziende tecnologiche al fine di mitigare la disinformazione, è stato concordato da Twitter, Facebook, Google e altri partner del settore nel 2018 e successivamente rivisto e rafforzato nel 2022.

    I firmatari del Codice si impegnano a prendere varie misure per contrastare la diffusione di informazioni false. Queste misure comprendono la demonetizzazione della disinformazione, interventi sulla pubblicità politica, standard di trasparenza e integrità, sforzi per migliorare l’alfabetizzazione mediatica e aiutare gli utenti a identificare la disinformazione, potenziare la comunità di ricerca e cooperare con i fact-checkers.

    A febbraio di quest’anno, Twitter è stata l’unica grande piattaforma a non presentare un rapporto completo sulla sua attuazione del Codice, non rispettando così questo requisito fondamentale.

    Ad agosto, Twitter sarà soggetta ai requisiti del Digital Services Act (DSA) dell’UE, che trasforma molti degli obblighi del Codice in legge. Poiché Twitter è riconosciuta come una piattaforma online di grandi dimensioni dalla Commissione Europea, sarà soggetta a un attento esame se desidera operare nel mercato europeo.

    Thierry Breton ha twittato una frase che è destinata a diventare iconica in questa vicenda: “Si può scappare, ma non ci si può nascondere”.

    Lotta alla disinformazione diventerà un obbligo legale sotto la DSA (legge sui servizi digitali, n.d.r.) a partire dal 25 agosto” ha scritto ancora Breton. “Le nostre squadre saranno pronte per far rispettare la legge” ha avvertito.

    La decisione di abbandonare l’impegno a combattere le false informazioni sembra essere l’ultima mossa di Elon Musk per allentare le redini della piattaforma dopo averla acquistata l’anno scorso.

    In questi mesi, Musk ha mitigato le precedenti regole anti-disinformazione e ha gettato nel caos il sistema di verifica e le politiche di moderazione dei contenuti, nel tentativo di trasformare Twitter in una piazza digitale dove ciascuno è libero di esprimersi. Ha inoltre licenziato il 75% dei dipendenti, causando una serie di disservizi e malfunzionamenti sulla piattaforma e riducendo in maniera considerevole il team dedicato alla sicurezza della stessa.

    Resta da vedere come si evolverà la situazione. Di certo, Elon Musk ha un numero limitato di opzioni a disposizione, e il tempo stringe.

  • Sam Altman (ri)promette che OpenAI non lascerà l’Europa

    Sam Altman (ri)promette che OpenAI non lascerà l’Europa

    Sam Altman, CEO di OpenAI, cerca di passare come paladino dell’etica dell’IA, una situazione di equilibrio non facile. Intanto è costretto, nel giro di poche ore a ritrattare le sue dichiarazioni, fatte a Londra, e a (ri)promettere che ChatGPT non lascerà l’UE.

    Nel giro di meno di 24 ore, si può affermare che è accaduto di tutto. Probabilmente, Sam Altman, CEO di OpenAI, pensava ancora di trovarsi di fronte alla Commissione del Congresso USA. Fatto sta che, nel giro di poco tempo, ha dovuto rivedere le sue dichiarazioni che stavano già infiammando il dibattito.

    Per cercare di capire cosa sia successo, ripercorriamo i fatti.

    Sam Altman, CEO di OpenAI, azienda che è diventata uno dei progetti più profittevoli per l’implementazione dell’intelligenza artificiale generativa, da qualche tempo si impegna a diventare uno dei nuovi volti della regolamentazione dell’IA.

    Si tratta di un equilibrio molto difficile da mantenere, ma lui è intenzionato ad andare avanti. E così, mentre è riuscito a far passare le sue idee al cospetto di un certo numero di parlamentari statunitensi, possiamo affermare che non ha riscontrato lo stesso successo in Europa. Tanto che è stato costretto a chiarire quali sono i piani della sua azienda per continuare a operare fuori dagli Stati Uniti.

    sam altman IA europa

    Durante una tappa a Londra, mercoledì scorso, Altman ha dichiarato che se l’UE dovesse continuare sulla stessa linea riguardo alla regolamentazione sull’IA, potrebbe provocare non pochi problemi a OpenAI.

    Tra le sue dichiarazioni, Altman ha detto: “Se possiamo rispettare, lo faremo, e se non possiamo, smetteremo di operare… Ci proveremo. Ma ci sono limiti tecnici rispetto a ciò che è possibile“.

    Non è difficile immaginare le reazioni che queste parole hanno suscitato in Europa, e non solo. Ma Altman, resosi conto di non essere negli USA, ha cercato di correre ai ripari, ritrattando le sue affermazioni rese a Londra. Infatti, ha cambiato decisamente tono: “siamo entusiasti di continuare a operare (in Europa) e ovviamente non abbiamo intenzione di andarcene“. Ah, ok. Caso risolto, ma solo in parte.

    È vero che negli USA sta prendendo piede un dibattito serio riguardo alla regolamentazione dell’Intelligenza Artificiale, ma bisogna dire che gli Stati Uniti sono ancora lontani dal mettere in pratica una seria regolamentazione.

    Si parla ancora della nuova Legge sulla responsabilità algoritmica, ormai da più di un anno, e più di recente con una proposta di “Task Force sull’IA“. Ma, a dispetto di tutto, non c’è ancora nulla di concretamente deciso.

    L’UE, d’altra parte, ha modificato una proposta di legge sull’IA per tener conto dell’Intelligenza Artificiale generativa moderna, come ChatGPT.

    Quel disegno di legge potrebbe avere enormi implicazioni per il modo in cui i grandi modelli di linguaggio come il GPT-4 di OpenAI vengono addestrati su una moltitudine di dati degli utenti prelevati da Internet. La legge proposta dalla commissione europea potrebbe etichettare i sistemi AI come “ad alto rischio” se dovessero essere utilizzati per influenzare le elezioni.

    OpenAI non è l’unica grande azienda tecnologica che sembra voler anticipare il dibattito sull’etica dell’IA. Nei giorni scorsi anche i dirigenti di Microsoft hanno intrapreso una campagna mediatica per spiegare cosa intendono fare in materia di regolamentazione dell’IA. Il presidente di Microsoft, Brad Smith, durante una diretta su LinkedIn, ha detto che gli Stati Uniti potrebbero utilizzare una nuova agenzia per gestire l’IA. Si tratta di un’idea avanzata anche da Altman, ma vedremo.

    Rispetto a Microsoft, bisogna dire che il colosso di Redmond è stato il più pronto a diffondere l’IA rispetto ai suoi rivali, in un tentativo di superare le grandi aziende tecnologiche come Google e Apple. Per non parlare del fatto che Microsoft è in una partnership multimiliardaria in corso con OpenAI.

    Sempre in merito a OpenAI, il giorno dopo le tanto discusse affermazioni di Altman a Londra, OpenAI ha rivelato di essere in procinto di creare un programma di sovvenzioni per finanziare gruppi che potrebbero decidere le regole attorno all’IA.

    Il fondo distribuirà 10 sovvenzioni da 100.000 dollari a gruppi disposti a fare il lavoro e a creare “prove di concetto per un processo democratico che potrebbe rispondere a domande su quali regole dovrebbero seguire i sistemi IA“. L’azienda ha detto che la scadenza per questo programma è solo di un mese, entro il 24 giugno.

    Ecco, questo è quanto è successo rispetto all’IA e alle dichiarazioni di Sam Altman. Ma siamo sicuri che non sarà l’unico momento di revisione delle proprie dichiarazioni. Nelle prossime settimane, e nei prossimi mesi, ne vedremo degli altri.

  • Imprese aperte 2023: innovazione, formazione e futuro

    Imprese aperte 2023: innovazione, formazione e futuro

    Imprese Aperte Parma 2023 valorizza eccellenze imprenditoriali locali, svelando il cuore di aziende come Davines. Eventi, incontri e visite guidate permettono di esplorare l’innovazione e la cultura d’impresa che continuano anche nel mese di giugno.

    Nei giorni scorsi ho preso parte a Imprese Aperte Parma 2023, l’iniziativa promossa dall’associazione “Parma, Io Ci Sto!”, che continuerà fino a giugno per poi riprendere in autunno.

    Durante questa occasione ho avuto il privilegio di visitare una delle aziende partecipanti, Davines, leader mondiale nel settore della cosmesi. Questa azienda è un perfetto esempio di come l’innovazione e la formazione possano essere fondamenta solide per la crescita e il successo di un’impresa.

    Davines celebra quest’anno il suo 40esimo anniversario e ha colto l’occasione di Imprese Aperte Parma per aprire le porte e far conoscere i propri valori fondamentali. Al cuore della filosofia dell’azienda c’è l’idea che la bellezza è un valore fondamentale che va ricercato e costruito con le persone come riferimento.

    davines imprese aperte parma 2023

    Non sorprende che Davines Group, dal 2016, sia un’azienda certificata B Corp, un marchio di eccellenza che certifica l’attenzione dell’azienda alla sostenibilità e all’impatto sociale.

    Davines ha sedi in tutto il mondo, ma è a Parma che svolge la sua produzione e la ricerca e sviluppo. Ho avuto la fortuna di visitare il loro giardino scientifico, il luogo dove nuovi prodotti vengono pensati, sviluppati e perfezionati.

    Imprese Aperte Parma, promosso dall’associazione “Parma, Io Ci Sto!”, continuerà fino a giugno, con ulteriori incontri programmati per l’autunno. Questa iniziativa rappresenta una rara opportunità per scoprire da vicino la cultura d’impresa che anima le aziende del territorio, spesso vere eccellenze internazionali come Dallara e Barilla.

    L’invito è quindi quello di cogliere l’occasione per partecipare a questi incontri gratuiti e scoprire la varietà e la qualità delle imprese locali. Per informazioni dettagliate, potete visitare il sito di “Parma, Io Ci Sto!”.

    Da questa esperienza, ho portato con me un messaggio potente, una frase che risuona ancora nelle mie orecchie: “Non vogliamo essere la migliore azienda del mondo, ma l’azienda migliore per il mondo“. Un motto che, spero, possa essere d’ispirazione per tutte le imprese del nostro territorio e oltre.

    Come già ricordato, “Imprese Aperte Parma 2023” celebra la cultura d’impresa attraverso vari temi come l’agroalimentare, la cultura, il turismo, la formazione e l’innovazione, la sostenibilità ambientale, dimostrando la diversità e la ricchezza del nostro tessuto imprenditoriale.

    imprese aperte parma 2023 franzrusso.it

    Questo progetto innovativo, ideato da “Parma, io ci sto!” e l’Unione Parmense degli Industriali, in collaborazione con Cisita Parma, si sforza di esaltare il talento imprenditoriale di Parma. Attraverso una serie di incontri con la comunità, coinvolgiamo sia le aziende storiche che le nuove realtà per creare un ambiente di crescita, conoscenza e valore per il territorio.

    Nei mesi a venire, le aziende apriranno le loro porte a cittadini, turisti e studenti. Questo porta a una serie di eventi culturali, workshop, laboratori e visite guidate, consentendo a tutti di vedere come funzionano le cose dietro le quinte e di entrare in contatto con il capitale umano che spinge l’innovazione.

    Sono stati previsti 58 eventi per la prima parte del progetto, tra maggio e giugno, e chiunque può registrarsi gratuitamente attraverso la piattaforma Eventbrite o l’app Parma 2020+21.

    14 aziende rappresentative del territorio parteciperanno a questa iniziativa, ognuna con il suo settore di specializzazione. Queste vanno dall’agroalimentare alla cosmesi, dall’abbigliamento sportivo all’automotive, fino alla logistica.

    “Imprese Aperte” non è solo un evento per le aziende partecipanti, ma anche per il pubblico che è interessato a scoprire l’eredità imprenditoriale del territorio. Il forte aumento della partecipazione rispetto all’edizione del 2022 e la varietà delle aziende partecipanti dimostrano l’importanza di questo progetto e il senso di appartenenza che le imprese hanno nei confronti di un tessuto imprenditoriale unico, che desiderano condividere.

    “Imprese Aperte” ha l’obiettivo di evidenziare il ruolo cruciale che le imprese giocano per la comunità, non solo come generatori di lavoro e benessere, ma anche come attori culturali che lavorano in rete per mettere a disposizione del territorio le loro esperienze, competenze e creatività.

    Il calendario ricco di eventi mira a coinvolgere un vasto pubblico, con particolare attenzione alle nuove generazioni, per scoprire e valorizzare l’immensa ricchezza del patrimonio aziendale locale.

    Nell’edizione precedente, “Imprese Aperte” ha raggiunto cifre impressionanti: 28 imprese hanno aperto le loro porte a 2.000 visitatori, organizzando 250 eventi. Tra questi, un programma speciale dedicato esclusivamente agli studenti universitari, testimonianza del nostro impegno a coinvolgere la futura generazione di imprenditori.

    Una volta conclusa la prima serie di appuntamenti, il progetto riprenderà da settembre a novembre 2023, con molte altre imprese che hanno già confermato la loro partecipazione, testimoniando l’entusiasmo e la dedizione del nostro tessuto imprenditoriale.

    La celebrazione della cultura d’impresa non termina qui. Il viaggio continua per valorizzare e riconoscere il ruolo fondamentale che le imprese svolgono nel plasmare la comunità e nel definire il futuro del territorio.

  • LinkedIn e Politica: solo il 45% dei parlamentari italiani attivi

    LinkedIn e Politica: solo il 45% dei parlamentari italiani attivi

    Il recente approdo della premier Giorgia Meloni su LinkedIn ha acceso l’interesse della politica verso la piattaforma di Microsoft. La ricerca di iCorporate ci aiuta a conoscere qualche dato in più e come la usano i parlamentari italiani.

    Con il recente approdo della premier Giorgia Meloni anche su LinkedIn si è acceso l’interesse dei politici verso la piattaforma di Microsoft. Certo, la Meloni non è la prima politica a fare questo passo ed è per questo che cerchiamo di saperne di più con questa interessante ricerca che stiamo per vedere insieme.

    LinkedIn, la popolare piattaforma di social networking professionale che ha da poco compiuto 20 anni, è diventata un mezzo essenziale per la comunicazione e l’interazione in vari settori, compreso quello politico. Tuttavia, nel contesto politico italiano, l’uso di LinkedIn rimane sorprendentemente limitato, mettendo in luce un approccio alla comunicazione online che sembra privilegiare altre piattaforme social.

    Indagine e contesto

    iCorporate, in un’indagine recentemente condotta, ha esaminato il grado di utilizzo di LinkedIn da parte dei parlamentari italiani. L’obiettivo dello studio era di mettere in luce come i membri della Camera dei Deputati e del Senato italiano utilizzano questa piattaforma, considerando che LinkedIn non rientra tipicamente nelle strategie mediatiche della classe politica italiana. Questo in contrasto con altre piattaforme come Twitter, Facebook o TikTok, che vedono una partecipazione molto più alta da parte dei politici.

    parlamentari italiani linkedin franzrusso.it 2023

    Questa indagine assume un significato ancora più rilevante in un’epoca in cui la comunicazione digitale e online gioca un ruolo fondamentale nelle interazioni tra politici e cittadini. Comprendere come e perché i politici utilizzano (o non utilizzano) determinate piattaforme può offrire intuizioni importanti sulle strategie di comunicazione politica e sul modo in cui i politici cercano di connettersi con l’elettorato.

    Risultati: uso ancora limitato di LinkedIn

    L’indagine ha rivelato che solo il 45% dei parlamentari italiani è presente su LinkedIn. Questo risultato evidenzia una discrepanza interessante nel modo in cui i politici italiani scelgono di interagire online. Mentre altre piattaforme come Twitter e Facebook sono ampiamente utilizzate, LinkedIn rimane sottoutilizzato.

    La scoperta di questa lacuna nell’uso della comunicazione online da parte della classe politica italiana potrebbe avere importanti implicazioni. Forse suggerisce una mancanza di consapevolezza dell’importanza di LinkedIn come strumento di networking e comunicazione professionale. Allo stesso tempo, potrebbe indicare una preferenza per piattaforme che consentono una connessione più diretta e informale con l’elettorato. TikTok l’esempio da citare su tutti.

    parlamentari italiani linkedin franzrusso.it 2023

    In ogni caso, i risultati dell’indagine evidenziano un’area di possibile sviluppo e miglioramento per la strategia di comunicazione online dei politici italiani. L’adozione di LinkedIn potrebbe offrire nuove opportunità per raggiungere e coinvolgere un pubblico più vasto e diversificato.

    I Parlamentari su LinkedIn: numeri e percentuali

    La ricerca condotta da iCorporate ha analizzato la presenza dei politici italiani su LinkedIn dal 13 ottobre 2022 all’8 maggio 2023. Dei 606 parlamentari, solo 270 hanno un profilo LinkedIn, con una rappresentanza maggiore nella Camera dei Deputati (191 su 404, il 48%) rispetto al Senato (79 su 206, il 38%). Questo risultato evidenzia l’uso ancora limitato di LinkedIn da parte dei politici italiani, rispetto ad altre piattaforme social come Twitter, Facebook e TikTok.

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    I gruppi parlamentari su LinkedIn

    Secondo l’indagine, il gruppo parlamentare con la maggiore presenza su LinkedIn è Fratelli d’Italia, con 83 membri presenti. A seguire, troviamo il Movimento 5 Stelle con 43 membri e la Lega con 42. In fondo alla classifica, invece, troviamo l’Alleanza Verdi e la Sinistra con solo 2 membri ciascuno, e il gruppo Misto con 4 membri.

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    Parlamentari più seguiti su LinkedIn

    Sebbene Fratelli d’Italia rappresenti il gruppo più numeroso su LinkedIn, il Partito Democratico detiene la leadership per quanto riguarda i parlamentari più seguiti sulla piattaforma. Quattro dei dieci politici più seguiti appartengono al Partito Democratico, con Enrico Letta in testa con oltre 87.000 follower.

    Attività dei Parlamentari su LinkedIn

    Lo studio evidenzia che, nonostante la presenza di un profilo LinkedIn, solo il 13% dei parlamentari è effettivamente attivo sulla piattaforma. Inoltre, i politici più seguiti non corrispondono necessariamente a quelli più attivi. Il più attivo, infatti, risulta essere Antonio De Poli (Noi Moderati) con 574 post pubblicati.

    I temi più trattati dai parlamentari su LinkedIn riguardano prevalentemente l’attività politica, le questioni di attualità, le iniziative territoriali e le interviste.

    Secondo Nicholas Scalino, Digital Practice Leader di iCorporate, la presenza politica su LinkedIn è uno strumento consolidato in paesi come Francia e Gran Bretagna. Tuttavia, l’uso limitato di LinkedIn nel Parlamento italiano sottolinea l’esigenza per i politici di sfruttare questa piattaforma più attivamente, considerando l’aumento di atteggiamenti negativi su altri canali social.

    Lo studio è stato condotto dal team digital di iCorporate, con il coordinamento di Nicholas Scalino e la supervisione di Gianluca Scarpaleggia.

  • WhatsApp, ecco 15 minuti per modificare i messaggi

    WhatsApp, ecco 15 minuti per modificare i messaggi

    WhatsApp, a distanza di qualche giorno dalle prime anticipazioni circolate, ha ufficializzato l’arrivo della possibilità di modificare i messaggi entro 15 minuti dall’invio.

    Lo avevamo anticipato qualche giorno fa, raccontando dell’anticipazione fatta da WABetainfo che aveva intercettato la funzionalità di modifica dei messaggi.

    Come già ricordato, siamo tutti umani e come tali, a volte commettiamo errori, specialmente quando scriviamo in fretta. E specialmente su WhatsApp. Teniamo presente che, nell’era del digitale e dei social media, WhatsApp è una delle ultime app, o piattaforme, che abilita al suo interno la possibilità di modificare i testi/messaggi.

    Questo è il messaggio di base che la piattaforma di proprietà di Meta vuole lanciare. La nuova funzionalità è pensata per correggere quei piccoli refusi o per aggiungere contesto laddove necessario.

    Dettagli sulla funzionalità di modifica: 15 minuti di tempo

    A partire da ora, avrai la possibilità di modificare un messaggio inviato entro un lasso di tempo di 15 minuti dalla sua spedizione. L’operazione è semplice: tieni premuto il messaggio che desideri cambiare, poi seleziona “Modifica” dal menu che apparirà.

    Indicatori di modifica e trasparenza

    Per garantire trasparenza e chiarezza, ogni messaggio che viene modificato avrà accanto l’etichetta “Modificato”. In questo modo, i destinatari dei messaggi saranno consapevoli della modifica del testo, senza però poter visualizzare la cronologia delle modifiche.

    Sicurezza e crittografia

    Come già accade per tutte le modalità su WhatsApp, la privacy e la sicurezza dei dati degli utenti saranno comunque garantite. Pertanto, anche i messaggi modificati saranno protetti dalla crittografia end-to-end, come avviene per tutti i messaggi personali, i file multimediali e le chiamate.

    Disponibilità della modifica dei messaggi su WhatsApp

    WhatsApp ha iniziato a implementare questa funzione a livello globale. L’obiettivo è di renderla disponibile per tutti gli utenti nelle prossime settimane, in modo da poter permettere a tutti gli utenti di sperimentare la modifica.

    In conclusione, WhatsApp si augura che questa funzionalità di modifica possa aiutare a rendere le conversazioni più precise, consentendo una maggiore flessibilità nel modo in cui si interagisce attraverso i messaggi. E ce lo auguriamo anche noi.

    Ma voi che ne pensate?