Oggi è la Giornata Mondiale contro l’AIDS, momento che cade ogni anno per prendere coscienza sullo stato di questa malattia che continua a mietere vittime, e negli ultimi anni in particolar modo bambini.
Basti pensare che 9 milioni di bambini non hanno accesso alle cure. Ed è questo uno dei problemi principali da combattere e cioè dare accesso a tutti alle terapie che si possono applicare, visto anche i risultati raggiunti in positivo.
Nel 2005 l’AIDS ha mietuto circa 3,1 milioni di vittime (le stime si situano tra 2,9 e 3,3 milioni), oltre la metà delle quali (570.000) erano bambini.
Giornalmente, almeno 7.000 persone fra i 10 e i 24 anni vengono infette da HIV/AIDS.
FERMIAMO LA DIFFUSIONE DEL VIRUS. GARANTIAMO L’ACCESSO ALLE CURE E AI SERVIZI SANITARI
C’era bisogno di un socialnetwork per belli? E di cosa parlano? Di come il concetto di bellezza è mutato nel tempo? No, non credo. Basti pensare che per entrare in questo gruppo bisogna necessariamente essere belli!
Come già detto proprio su questo blog in un precedente post, partendo proprio dalla definizione di socialnetwork che dice “qualsiasi gruppo di persone connesse tra loro da diversi legami sociali, che vanno dalla conoscenza casuale, ai rapporti di lavoro, ai vincoli familiari” (fonte: Wikipedia). Quindi partendo da questa definizione BeautifulPeople è da considerarsi non un socialnetwork ma un gruppo chiuso. BeautifulPeople nasce in Danimarca nel 2002 e con 120mila membri in tutto il mondo, sbarca in Italia con una grande festa in stile party per vip, con ospiti del calibro di Sgarbi che dice che è ovvio che BP arrivi in Italia “visto che questo è il Paese della bellezza” (che ovvietà) e del calibro di Gasparri (?!?) il quale dice di BP “estremamente interessante il sito dei belli, al quale io non posso iscrivermi”, per ovvi motivi aggiungo io. Insomma un’accoglienza di tutto rispetto oserei dire per questo nuovo sito, dove per entrare ci si registra caricando la propria foto, poi sulla base del tuo aspetto, saranno gli altri iscritti a decidere se tu hai diritto a restare nella community o meno. Bel modo di socializzare! L’unico modo per far parte di questo gruppo è quindi essere belli. E non credo che questo possa considerarsi alla stregua di socialnetwork. E’ vero mi si può obiettare che anche altri utilizzano elementi su cui selezionare la propria community come per esempio LinkedIn, rivolto principalmente ai professionisti attivi nel marketing e nelle aziende informatiche, o come Facebook stesso rivolto inizialmente a chi cerca contatti con amici di un tempo, Myspace, una vera e propria bacheca di artisti e musicisti. Ma tutti, proprio tutti non impediscono ad altri di entrare, non selezionano su criteri prestabiliti, danno spazio di esprimersi a chiunque abbia da dire qualcosa senza distinguo nel pieno spirito del socialnetwork.
Non sono sicuro che BP possa avere altrettanto successo e popolarità anche nel nostro paese…lo dico perchè voglio essere ottimista!
Già, il nostro Bel Paese. Ma basta avere tante bellezze artistiche e naturali per poter essere considerato un Paese che funzioni? che sappia fornire i servizi di cui i cittadini hanno bisogno? A quanto pare non basta, bisogna voltare pagina e subito altrimenti le conseguenze potrebbero essere ben più gravi.
Restar please
Ultimamente ho conosciuto un nuovo blog, il Blog di Roberta Milano, persona esperta proprio di Web Marketing, nonchè docente di Web marketing per il Turismo presso l’Università di Savona. E proprio dal suo blog sono venuto a conoscenza del Country Brand Index 2008, un annuario che si da il compito di dare notizie e dati dal punto di vista dell’appeal di un paese, analizzandolo da molti punti di vista. Ovviamente, la prima cosa che ho fatto, e come penso farete anche voi, è stata quella di vedere come fosse considerato il nostro Paese. Ma si, non sarà tutto da buttare e non sarà questa crisi ad annebbiarci le idee, ho pensato…Purtroppo non è cosi. Nel senso che, messo da parte il nostro patrimonio culturale di inestimabile valore e che tutto il mondo ci invidia, Art&Culture così come viene catalogata, dove il marchio Italia è molto forte, ahimè! e ahinoi!, non si può dire per il resto. La cosa che mi ha colpito più di tutte è stata leggere la definizione che si da del nostro paese, “less optimistic and more unhappy”, meno ottimisti e più tristi. Si è vero, tra l’altro ce lo avevano ricordato anche i giornali inglesi e americani che la “dolce vita” era ormai un lontano ricordo. E questa crisi non aiuta a risollevare gli animi.
Altri dati importanti dal mio punto di vista è che nella classifica dei paesi che hanno cura dell’ambiente, Ambientalism, l’Italia non figura tra le prime dieci (lo credo bene visto la vicenda della spazzatura a Napoli e dintorni); sulla sicurezza idem; non compariamo tra i primi dieci posti dove uno vorrebbe vivere, nonstante le nostre bellezze, che non bastano; siamo dietro a Francia e Germania come posto ideale dove far affari, business; non compariamo nemmeno nella lista, a dieci, dei paesi per le Istituzioni democratiche e le libertà civili, un dato molto negativo a mio avviso. Ma dov’è che compariamo ai primi posti? Ci sarà qualcosa che all’estero sapranno apprezzare del nostro bistrattato pese? Ma si certamente! E quando si parla di Cucina, intesa come arte, non ce n’è per nessuno. Ma possiamo andare avanti in questo modo, quando non siamo nemmeno capaci di sfruttare fino in fondo queste innate potenzialità? Esempio in questo senso è il caso del sito Italia.it che sarebbe dovuto servire a rilanciare il nostro marchio Italia, costato centinaia di migliaia di euro, gestito dalle due diverse compagini politiche più forti nel nostro paese ma con scarso risultato, a significare il Paese non ha certo bisogno di politiche di destra o di sinistra per essere rilanciato. Se poi aggiungiamo come l’allora ministro dei Beni Culturali, Rutelli, dava il benvenuto sul sito con un inglese maccheronico, è il caso di dire, che è stato utilizzato come sketch comico da tutte le Tv e radio italiane. Non ci sarebbe molto da sperar bene. Ma vogliamo essere ottimisti, veramente e non solo a parole.
In un momento di crisi come questo c’è chi non si lascia abbattere dalle cattive notizie e decide di andare avanti e lo fa nell’ottica che mi piace molto. Combattere la crisi con il web. Lì per lì potrebbe sembrare un’affermazione senza senso, buttata a caso. Ma non è così.
Recentemente si è svolto a Firenze il BTO-Buy Tourism Online dal 17 al 18 Novembre scorso, una manifestazione dedicata al Turismo e in particolar modo alla domanda e offerta del turismo online alla sua prima edizione. E fa piacere vedere come il settore del Turismo sia già orientato a realizzare un nuovo modo di fare business, sfruttando gli strumenti che offre il web, meglio di altri. In pratica in questa manifestazione gli operatori del settore si sono confrontati su quali fossero le strategie da adottare per il futuro e quale fosse lo stato attuale. E mi ha molto colpito il fatto che, prendendo spunto dall’interessante articolo pubblicato su OneMarketing, finalmente si cominci a parlare nel concreto e cioè, nel suo interevento Tommaso Zanotto pone la questione del turista che deve scegliere i servizi turistici che vengono offerti sul web. E quale strumento utilizzerà se non il Blog, dice il signor Zanotto. E finalmente dico io! Questa è la rirpova che qualcosa si sta muovendo. Tanto più interessante è la motivazione che Zanotto da a questa tesi. E cioè che il turista è ben lieto di lasciare un proprio commento sul posto che ha visitato o per dire come si è trovato bene in questo o quell’albergo. Quindi si è alla continua ricerca di blog dedicati a questi temi per avere notizie e indicazioni. Ed è proprio questo il potere del blog: il fatto di poter dare direttamente delle indicazioni e di poter analizzare subito le critiche. Tutto questo realizzato proprio da chi ha usufruito di questo o quel servizio. In poche parole il blog ha la forza di orientare a compiere delle scelte. E ben vengano tutti gli interventi e testimonianze che vanno in questa direzione, sperando che siano sempre di più.
E riporto le parole che James Dunford Wood di WorldReviewer ha detto a proposito di come poter sfuttare le potenzialità del web 2.0: “Il modo in cui i clienti si approcciano al Web sta cambiando radicalmente. Possiamo ancora influenzare le scelte dei consumatori usando le tecnologie del Web 2.0?: Few do IT well”.
Una passeggiata nella Roma Antica oggi è possibile.
Roma in 3d
La notizia non è proprio fresca, ma val pur la pena segnalarla. Google ha fatto ancora centro realizzando una panoramica in 3d di come Roma si presentava al massimo del suo splendore. Tutto questo è navigabile attraverso Google Earth, il software che consente di sorvolare tutta la terra per osservare immagini satellitari, mappe, terreni, edifici 3D e per esplorare persino le galassie.
Chi da ragazzo studiando a scuola il periodo dell’Impero Romano non ha mai sognato di fare un viaggio nel tempo per esplorare lo splendore della citta eterna e di tutte le sue bellezze? Tanti immagino e io sono tra questi. La ricostruzione in 3d ci riporta indietro di ben 1.688 anni fa, al tempo dell’imperatore Costantino, quando Roma veniva definita “Caput Mundi”. Oltre alla ricostruzione di ben 7000 edifici che spaziano dal Colosseo alla Tribuna Rostra fino alla Basilica Giulia, l’opera si avvale anche della collaborazione della Rai che ha messo a disposizione i propri archivi dai quali sono stati tratti dei video a tema. Insomma non ci resta che fare un giretto…
Non voglio tediarvi ancora con Facebook, ma non potevo non segnalarvi questo libro di Jason Alba “I’m on Facebook – Now What???”
dove si cerca di analizzare quelli che secondo l’autore gli effetti collaterali del sito. Un articolo su Repubblica.it di oggi prende lo spunto dal libro per mettere sotto accusa tutti i socialnetwork, accusati di generare stress. Danah Boyd, ricercatrice presso la School of Information dell’Università di Berkeley, sostiene che i social netwrok favoriscano ansia e disabituano alla realtà. A mio parere, è un giudizio eccessivo. Certo, come per qualsiasi cosa c’è chi dall’utilizzo normale passa all’abuso eccessivo.
Ma ricordiamoci sempre, su Facebook come su altri, sono io che decido cosa dire di me e cosa far vedere di me. Dipende da me cosa voglio o non voglio fa sapere. Questo è un principio importante da tener presente per non perdere l’equilibrio. Un utilizzo saggio del social network non può che portare beneficio alla nostra idea di comunicazione e superando vecchie etichette si approda alla conoscenza e alla condivisione. E’ chiaro che ogni abuso va analizzato e curato, ma senza demonizzare il social network, altrimenti diventa tutto più difficile.
E’ inutile negarlo, comunque la si pensi Facebook fa discutere!
E questo secondo il mio modesto parere, accresce sempre di più il fenomeno. Qualche giorno fa ha fatto notizia che Poste Italiane, una delle più grandi aziende italiane, abbia preso la decisione di oscurare il sito di Facebook ai dipendenti perchè “distrae dal lavoro”. Pare che anche la Regione Lombardi e Veneto stiano pensando di adottare provvedimenti simili. Ma perchè si è arrivati a tanto? Come mai tutto ad un tratto in Italia, notoriamente apatico verso il web e suoi strumenti, Facebook diventa l’esempio di socialnetwork per eccellenza? Diamo qualche numero intanto: un anno fa gli iscritti su Facebook erano appena 160 mila, a settembre 2008 erano 4 milioni e 200 mila! Un vero e proprio boom! Allora perchè prendere provvedimenti di oscuramento quando gli italiani per una volta forse apprezzano il web? Forse una risposta la si può trovare nel fatto che come al solito di fronte ad una cosa nuova ci manca il senso della misura. Nel momento in cui ne veniamo a contatto vogliamo sapere tutto e subito, e poi, quando questa passerà di moda, gettarla via come fosse carta straccia. Questa può essere una spiegazione, ma non basta. Ad attirare gli italiani su Facebook è forse il desiderio di provare la sensazione di esplorare nuovi modi di fare amicizia, ritrovare vecchi amici (la vera motivazione che ha portato Mark Zuckerberg all’idea ingegnosa) e anche si sperimentare il web…forse.
Luca De Biase, giornalista e caporedattore dell’inserto Nòva 24, inserto de il Sole 24 ore dedicato alla ricerca e all’innovazione, ha avviato un ‘indagine proprio per cercare di spiegare il fenomeno di Facebook, invitando tutti coloro che sono iscritti al sito di raccontare brevemente la loro esperienza. Attendiamo di vedere cosa uscirà da questa analisi, ma di sicuro su Facebook resta ancora molto da scoprire, e su questo blog lo faremo.
In effetti verrebbe da chiedersi, ma che c’entra il web 2.0 con la crisi che stiamo vivendo in questi giorni?
Crisi globale
Un pò il web 2.0 c’entra, anzi forse di più. Facciamo un passo indietro di qualche anno per cominciare ad inquadrare il problema. Intorno alla fine degli anni novanta e il duemila, con il boom del web, di crea il fenomeno della “New Economy”, il mondo varca l’economia di confine per approdare ad un’economia “globale”, vista la possibilità offerta proprio dalla rete di raggiungere anche mercati fino a quel momento poco frequentati. Con la New Economy si etichettava una nuova era che coinvolse le società a tutti i livelli, da quello economico a quello finanziario, a quello politico, apportando una radicale innovazione al modo di intendere il mondo, il futuro. Da quel momento il termine “globalizzazione” è diventato di uso comune. Ad intendere la capacità dei mercati di poter essere competitivi con i propri prodotti/servizi in tutto il mondo, diventando globali, appunto. Ovviamente voglio tralasciare gli aspetti più tecnici del fenomeno e invece concentrarci sul come il fenomeno è stato ed è ancora concepito. E’ evidente che la crisi di questi giorni ha le sue fondamenta nella New Economy. La percezione iniziale è stata euforica, entusiasta. Sembrava che ad un certo punto tutto fosse diventato più facile, senza tener conto dei problemi reali che cominciavano ad affiorare. (altro…)
Continuando il nostro viaggio alla scoperta e all’utilizzo delle potenzialità del web 2.0, voglio trattare di un tema che coinvolge milioni di persone, ma anche me direttamente.
Quando si parla di web marketing altro non facciamo che individuare una “branca delle attività di marketing dell’azienda che sfrutta il canale online per studiare il mercato e sviluppare i rapporti commerciali” (fonte: Wikipedia). Anche il marketing ormai si sta orientando al web, all’utilizzo dei nuovi strumenti di comunicazione che il web offre. A partire dalla pubblicazione del proprio sito internet col quale sancire la sua presenza nel web, l’azienda comincia a diversificare la propria strategia commerciale, fino a rendersi conto in alcuni casi, e non sempre, che questa strategia andrebbe intensificata, migliorata sino a diventare quella principale. Perchè se l’obiettivo è quello di ottenere massima visibilità, quindi più contatti, e quindi più mercato, allora il web oggi offre molte più opportunità di riuscita rispetto agli strumenti tradizionali. La tendenza oggi è quella di intensificare la propria presenza proprio attraverso il Blog. Si proprio un blog come questo o come altri, con finalità di promozionare la propria attività, i propri prodotti/servizi, decisamente orientati al web 2.0. Col blog l’azienda instaura un rapporto ancor più diretto col proprio cliente finale, proprio come accade col blog. Si crea un vero e proprio contatto diretto. Proprio come può succedere con un blog classico, a tutto vantaggio della qualità della comunicazione, della qualità del servizio e della piena soddisfazione del cliente. Anche perchè un cliente soddisfatto parlerà tranquillamente del servizio sul blog aziendale, invitando altri a fare lo stesso. Da considerare anche la possibilità di poter contenere i costi, particolare non da poco al giorno d’oggi.
Ovviamente non basterebbe questo spazio per trattare un argomento di tale portata e ci torneremo sicuramente altre volte. Ma a proposito di web marketing, volevo proporvi un altro punto di vista della questione. E cioè il coinvolgimento del social network nel marketing di oggi. Non sono cose inconciliabili, anzi, si potrebbe sostenere che in alcuni casi si aiutano a vicenda. Il caso che vi propongo oggi è proprio quello legato a Facebook. Lo so, ancora Facebook e non finiremo mai di parlarne visto il fenomeno che è riuscito a creare. Ebbene, oggi molte aziende investono in Facebook, conciliando un nuovo modo di concepire la comunicazione unito al proprio interesse di fare business, sfruttando un enorme bacino di potenziali clienti che solo un sito come Facebook può offrire. Ma come fare? Sicuramente, non solo sfruttare la possibilità di fare pubblicità con annunci mirati, ma anche creare la propria immagine aziendale all’interno di Facebook, fare in modo che le persone possano entrare nel tuo gruppo a quindi creare una vera e propria identità per accrescere il proprio brand. Sarà anche questa una strada da percorrere?
Adesso nessuno può più negare la “forza del web”. A parte qualcuno che si professa contro “la realtà virtuale che devia i soggetti che vi si avvicinano”
E secondo questa affermazione allora siamo tutti visionari incalliti con qualche problema psicologico, altri personaggi attraverso iniziative sociali e politiche scelgono proprio il web per promuoverle. Mi riferisco ad Obama, che ha saputo cogliere il senso del web, coinvolgendo tutti gli internauti e non attraverso tutti gli strumenti online. Ha utilizzato il socialnetwork come mai nessun politico prima per far viaggiare le sue idee, per far arrivare a tutti il suo messaggio raggiungendo i più giovani che non gli hanno fatto mancare il proprio consenso. Ed ora per pronunciare il suo primo discorso da Presidente Usa ancora il web pubblicandolo su Youtube e su altri siti online. Un esempio da seguire per chiunque voglia avvicinarsi al web e anche per i politici di casa nostra, da sempre “ignoranti” anche da questo punto di vista. (altro…)
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