Categoria: World News

In questa categoria si trovano articoli che parlano di ciò che succede sul Web e nel mondo, di politica, economia, ambiente, tecnologia

  • In Finlandia il Web è un Diritto

    Da ieri in Finlandia il web è un diritto legale per ogni cittadino, definendola servizio universale. E’ il primo paese al mondo ad adottare questo provvedimento. E in Italia?

    Il web è un Diritto

    La notizia è di quelle che desta particolare attenzione, specie se si pensa che nel nostro paese ci sono zone dove si va ancora a 56kbps, a Nord come a Sud. Da ieri in Finlandia ogni cittadino, oltre 5 milioni di abitanti, ha garantito per diritto una connessione a banda larga di almeno 1 Mbps! Avete letto bene, 1 Mega e non 56 k. (altro…)

  • Il Web è Libertà!

    Di recente, si è tentato sempre più spesso di reprimere il web, in Italia come in Europa, mentre dall’altra parte dell’Oceano c’è chi combatte una battaglia diversa, come Yoani Sanchez.

    Yoani Sanchez

    La realtà che viviamo noi è totalmente diversa, dal punto di vista della diffusione e della libertà del web, da quella che si vive in altri paesi. In alcuni casi, sempre più frequenti, la classe dirigente politica, come è accaduto anche in Italia, ha cercato di contrastare la forza del web anzichè valorizzarla e raffozzarla, rendendolo elemento fondamentale per la crescita anche culturale di un paese. Yoani Sanchez a Cuba vive una situazione completamente diversa. La battaglia che conduce tra mille difficoltà è quella di rendere il web libero per tutti. (altro…)

  • Twestival, un vero evento Social

    Nato come evento legato a twitter, oggi Twestival coinvolge tutti i social media, anzi è l’evento per eccellenza social allo scopo di rendersi utili per una causa sociale, attraverso il web.

    Dopo il primo evento dello scorso anno che aveva come tema l’acqua come bene primario che deve essere garantito a tutti, quest’anno tema dell’evento è l’Istruzione che spesso manca in quei paesi che già soffrono. Le città coinvolte quest’anno sono 175 che il 25 marzo faranno in modo di raccogliere proventi per sostenere progetti educativi che saranno portati avanti da Concern Worldwide, una organizzazione non-governativa, internazionale, che dal 1968 si impegnata con le sue attività a contrastare la povertà nel mondo. Per l’Italia, la città coinvolta sarà Milano.

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  • Come uscire dai social network

    Ne avete abbastanza della vostra vita sui social network? Siete stufi dei vostri amici virtuali che vi tempestano con inviti a messaggi da voi non graditi? Per mettere fine a tutto questo ci pensa «The Web 2.0 Suicide Machine», ovvero come cancellarsi dai social network. Facebook non ci sta.

    Web 2.0 Suicide MachineIn sostanza «The Web 2.0 Suicide Machine», sul sito suicidemachine.org, permette a chiunque si sia stufato della propria vita creata sul we 2.0, attraverso la registrazione su facebook, twitter, linkedin o myspace, di cancellarsi definitivamente, o meglio ancora per usare il termine sutao porprio dal sito, di “suicidarsi” dalla vita targata web 2.0.

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  • Social Business, è questo il Futuro?

    Muhammad Yunus, premio Nobel per la Pace e fondatore della Grameen Bank, sostiene che il Social Business potrà risollevare le sorti del mondo. Sarà questa la soluzione per uscire da questa crisi?

    Social Business
    Social Business

    Muhammad Yunus è ideatore e realizzatore del microcredito, ovvero di un sistema di piccoli prestiti destinati ad imprenditori troppo poveri per ottenere credito dai circuiti bancari tradizionali. Nel 1983 fonda la Grameen Bank, che il lingua bengalese significa “banca del villaggio”, è stata ed è ancora la prima banca a concedere micorprestiti a piccoli imprenditori senza garanzie. L’idea che ha mosso Yunus, già docente universitario in Economia prima negli Usa e poi nel suo paese, il Bangladesh, è quella che i piccoli imprenditori, i poveri, che non hanno alcuna possibilità di poter accedere a forme di credito tradizionali, abbiano invece attitudini e possibilità sottovalutate e sottoutilizzate. Quindi con questo tipo di credito, detto appunto microcredito, non solo si ha accesso al credito ma si ha anche la possibilità di poter sviluppare un’idea, un’impresa che in altro modo non sarebbe stata possible realizzare. Il signor Yunus è stato in questi giorni in Italia proprio per creare le condizioni per aprire una filiale della sua banca anche nel nostro paese e se le cose dovessero andare bene questa sarà frutto della collaborazione di Unicredit e Università di Bologna.  Tra l’altro sabato scorso è stato ospite da Fazio a “Che tempo che fa”, dando luogo ad un’interessante intervista. Yunus dice di operare esattamente al contrario di quello che fanno le altre banche, e ad un certo punto Fazio gli chiede “Ma se non chiedete garanzie e date soldi senza certezze di riaverli, quindi la sua banca sarebbe dovuta fallire per prima, come mai invece sono fallite quelle che la garanzie le chiedono?”, domanda molto interessante questa. E Yunus risponde “Sono i ricchi che non ripagano i propri debiti, i poveri invece ripagano tutto al 100%”. (altro…)

  • Un’America Migliore

    “Un uomo che sessanta anni or sono non sarebbe neppure stato servito in un ristorante, oggi presta giuramento per assumere la più alta carica della nazione”

    Giuramento Obama
    Giuramento Obama

    Questo pensiero riassume il momento storico che l’America e il mondo intero hanno vissuto ieri. E per raccontare la giornata di ieri seguo il racconto che Vittorio Zucconi ne fa oggi sulla Repubblica. Nel suo discorso di Insediamento il Presidente Obama ci ricorda che

    “Se siamo arrivati sotto nubi nere che si addensano sopra di noi è perché non abbiamo fatto le scelte difficili. Il tempo di farle comincia oggi” (altro…)

  • Welcome, Mr President Obama

    Oggi è un giorno storico per l’America e per i mondo intero. Lo sostengo senza retorica. Vogliamo che l’America torni ad essere il luogo dove tutto è possibile però questa volta in maniera diversa. L’America deve essere il luogo dove tutti, ma veramente tutti possono avere gli stessi diritti e gli stessi doveri.

    Obama Change
    Obama Change

    Noi Europei staremo a guardare, mettendo anche da parte un pò di presunzione, con grande attenzione e molta speranza a questa nuova era degli Stati Uniti d’America.

    E’ giunto il momento di assumersi la responsabilità di “cambiare”. Per tutta la campagna elettorale di Barack Obama questa parola è suonata come una chiamata alle armi: “CHANGE!”. Così hanno urlato i suoi elettori americani nel novembre scorso e così lo saluteranno oggi come il loro 44° Presidente. CHANGE! E’ quello che Obama ha promesso di fare. Cambiare l’America avendo la responsabilità di farlo, che significa quindi “cambiare” tenendo conto di tutti indistintamente.

    Non lo dimentichi Presidente Obama, un cambiamento responsabile che sia vantaggio per tutti che ridia speranza a tutti, che ridoni fiducia a tutti perchè molto c’è da fare nei prossimi quattro anni.

    Avrà un compito arduo ma non impossibile. Noi siamo con lei Mr President, l’America è con lei, il mondo intero è con lei.

    Oggi Vittorio Zucconi su Repubblica scrive che con la proclamazione di Obama finisce il razzismo. E lo credo anch’io. Un vento nuovo soffia in America….

    Welcome Mr President Obama!

  • Israele-Palestina, questione ancora irrisolta

    E’ gia passata una settimana dall’inizio dell’attacco sulla striscia di Gaza da parte di Israele che ha provocato ormai più di 700 vittime civili, di cui molti bambini. La reazione di Israele ad un attacco missilistico che ha ucciso le due sorelline israeliane di 5 e 13 anni a molti è risultata spropositata di fronte alla possibilità di mezzi dei palestinesi.

    rafah21In effetti a vedere come si sono messe le cose si potrebbe affermare che si Israele ha, in questo caso, usato la sua forza militare in maniera spropositata senza curarsi più di tanto delle conseguenze che questo provocasse, e cioè l’uccisione di tanti civili palestinesi. A questo si aggiunge poi la difficile condizione in cui vivono i palestinesi della Striscia di Gaza, un lembo di territorio all’interno dello Stato di Israele di 360 kmq con una popolazione di più di 1 milione e 400 mila abitanti che possiede la più alta densità di abitanti per kmq pari a 4117 ab./km². Senza dimenticare che Israele della Striscia controlla l’accesso marittimo, lo spazio aereo e l’accesso via terra nella barriera appunto tra Israele e Striscia di Gaza. Con questo voglio dire che la popolazione palestinese è ammassata all’interno del territorio. Israele di fronte ad una situazione di questo tipo non si fa scrupolo e decide di bombardare mettendo in moto tutta la sua macchina da guerra. Ne viene fuori un massacro. Il 31 dicembre la Corte Suprema dello Stato di Israele ha ordinato al governo di garantire l’accesso ai territori sotto bombardamento alla stampa internazionale perchè diano testimonianza degli effetti, ma lo stesso governo è sordo ad un invito di questo tipo, giustificando il divieto di accesso come una “complicazione delle operazioni militari”. Di conseguenza non si ha una informazione oggettiva di quello che succede, e gli stessi giornalisti italiani hanno fatto sapere solo dopo di questo divieto, nel frattempo ci hanno raccontato storie che neanche loro avevano in effetti visto. (altro…)

  • 2009, l’anno della pace?

    Avrei voluto chiudere l’anno sul blog in maniera diversa, ma l’attualità ci riporta alla drammatica realtà di questi giorni. In particolar modo avevo immaginato di poter non parlare di guerre. Ma purtroppo non sarà così. Il conflitto israelo-palestinese si riaccende in questo scorcio del 2008

    Palestinian Kids
    Palestinian Kids

    In questi giorni assistiamo tristemente al riaccendersi del conflitto tra israeliani e palestinesi, che tradotto significa assistere a un nuovo massacro di civili. Nell’ultimo attacco da parte di Israele sono stai uccisi più di 400 civili, li hanno chiamati “obiettivi strategici”. Sarà, ma chi ci va di mezzo e soprattutto in un conflitto lungo e complicato come questo sono i civili, donne e bambini soprattutto. Ovviamente non voglio discutere sul diritto di Israele ad esistere, anzi, lo Stato d’Israele ha diritto di esserci, ma quello che voglio sottolineare è che ci debba essere altrettanta tranquillità nell’affermare che ci debba essere uno Stato Palestinese. Non sto dicendo niente di nuovo, lo so, ma è meglio ribadire questo concetto soprattutto in queste giornate. Tra l’altro questa posizione è da sempre portata avanti anche dalla Chiesa e ben pochi hanno seguito questo messaggio. Si perchè da sempre il luogo su cui trova la Terra Santa è stata contesa dai pro-Israele, in particolare gli Usa, e dai pro-Palestinesi, ex-Urss e paesi arabi, dove ha trovato luogo di battaglia quella Guerra Fredda che ha caratterizzato cinquant’anni e più del secolo scorso. Una Terra inizialmente abitata dagli Arabi, va ricordato, i quali sono stati costretti inizialmente a lasciare la loro terra per far posto agli interessi commerciali degli europei alla ricerca del petrolio, poi confinati in quella che è oggi la Cisgiordania e lasciare la terra agli Ebrei di Palestina, dove appunto oggi sorge lo Stato di Israele. Questa era la soluzione degli Inglesi, che le Nazioni Unite fecero proprio, al problema: uno stato israeliano, dove oggi sorge per l’appunto, e uno stato palestinese, in Cisgiordania. Ma questa soluzione non accontentava nessuno soprattutto perchè la contesa si spostava anche su Gerusalemme che gli Arabi hanno sempre considerato loro capitale e lo stesso valeva e vale oggi per gli Ebrei che non voglio lasciare la loro città algi Arabi. A nulla sono valse ipotesi di divisione succedutesi nel tempo. Già questo dimostra di quanto sia difficile trovare una soluzione al problema e non ci aiuterebbe nemmeno provare a fare una cronostoria degli ultimi vent’anni perchè arriveremmo sempre allo stesso punto. Tranne nel ‘93 quando Rabin e Arafat stavano per siglare veramente la pace con gli Accordi di Oslo spezzati da un fanatico ebreo che nel ‘95 uccise Rabin. Da quel momento mai più si è andati così vicini alla Pace. E dopo la scomparsa di Arafat è subentrata al vertice politico dell’Autorità Palestinese Hamas, gruppo politico armato autore di molti attentati suicidi inIsraele che hanno provocato vittime innocenti e anche enormi e insormontabili difficoltà verso una pace duratura.

    Oggi Israele ha deciso di rimuovere con la forza Hamas, senza badare ai civili palestinesi e forse senza considerare le enormi conseguenze che questo potrebbe provocare. Di sicuro non è questo il modo per arrivare ad un accordo coi palestinesi. E se non si può colloquiare con Hamas, perchè di fatto è impossibile e anche perchè  Hamas stessa non ha tanta voglia di dialogare, allora bisognerebbe trovare il modo di coinvolgere gli altri paesi arabi più moderati a cominciare dalla Giordania per farsi promotore di un percorso che possa quantomeno smorzare i toni e deporre le armi. E’ vero anche che questa strada è stata già battuta, ma si può lasciare il popolo palestinese in balìa della sete di vendetta di Hamas? Non credo proprio, anche perchè gli stessi paesi arabi moderati non hanno voglia di iniziare una nuova guerra contro Israele. Ma con la violenza Israele non ha mai vinto e la storia lo dimostra. Anzi non solo Israele, nessuno ha mai vinto con la violenza o la guerra.

    Bisognerebbe prendere esempio dai tanti esempi di convivenza tra arabi e israeliani che la cronaca ci propone, così  come anche il cinema. C’è stato un periodo, prima della guerra del 1967 che arabi ed ebrei convivevano, divisi ma convivevano. Gli arabi erano integrati nella società israeliana, lavoravano con loro, giocavano con loro. Da allora questo non è stato più possibile. E allora voglio augurarmi che questa accada di nuovo, augurare a questa terra tanto bella e desiderata quanto martoriata che questo possa accadere presto, nel 2009.

    Nell’augurarvi un Buon Anno, auguriamoci anche di non vedere più guerre, di non vedere più vittime innocenti, di non vedere più sofferenze. Di vedere finalmente la Pace.

    Buon 2009 a tutti.