Categoria: Social Media

In questa categoria trovate articoli che riportano dati e ricerche sul mondo dei Social Media. Dal numero di utenti connessi, al tempo trascorso su ciascun social network

  • Il ritorno di X in Brasile, anche per Musk la legalità non è censura

    Il ritorno di X in Brasile, anche per Musk la legalità non è censura

    La Corte Suprema brasiliana riporta X online dopo che Elon Musk accetta le sue condizioni. Quindi rispetto delle leggi locali su disinformazione e incitamento all’odio. Questa vicenda, alla fine, mostra che anche per Musk il rispetto delle leggi non è censura.

    La vicenda che ha riguardato X in Brasile, con lo scontro diretto tra Elon Musk e Alexandre de Moraes, presidente della Corte Suprema Federale del Brasile, si è chiusa così come si doveva chiudere, sin dall’inizio.

    Elon Musk, dunque, accetta tutte le condizioni poste dalla Corte Suprema Federale del Brasile e paga una multa. In questo modo, X torna ad essere visibile in tutto il Paese.

    Le condizioni soddisfatte riguardano il blocco degli account finiti sotto inchiesta per diffusione di informazioni errate e incitamento all’odio, nonché la nomina di un rappresentante legale locale, richiesta dal tribunale per garantire il rispetto della legge brasiliana.

    Le condizioni accettate da X

    X ha anche provveduto a pagare la somma relativa alle multe comminate, ossia 5,24 milioni di dollari, sebbene la multa effettiva fosse di 3,28 milioni di dollari. Un errore di pagamento ha rallentato il ritorno online di X in Brasile, poiché l’importo era stato trasferito alla banca sbagliata. Alla fine, X ha spostato l’intera somma presso la banca corretta, risolvendo così la questione.

    Il ritorno di X in Brasile, anche per Musk la legalità non è censura

    Dunque, Musk, con un’inversione di tendenza, ha deciso di rispettare il volere della Corte Suprema Federale del Brasile, dopo un’estate trascorsa a condurre una campagna contro la stessa Corte, accusata inizialmente di censura di stato.

    Ora che le leggi sono state rispettate, sarà difficile convincere coloro che hanno sostenuto le tesi di Musk.

    I danni che ha subito X in Brasile

    Cosa ha prodotto questa vicenda per X in Brasile? Solo danni. Sia in termini di pubblicità e introiti mancati, sia dal punto di vista della reputazione. A questo si aggiunge il fatto che molti utenti sono migrati verso altre piattaforme. In queste settimane, Bluesky ha raggiunto il traguardo dei 10 milioni di utenti grazie al blocco di X in Brasile.

    Ma cosa ci insegna questa vicenda alla fine?

    Questa è una lezione importante su diversi fronti, in particolare riguardo al rispetto delle leggi nazionali e al concetto di libertà di espressione.

    Cosa insegna questa vicenda

    Nonostante la narrazione avversa portata avanti da Elon Musk, che ha denunciato pubblicamente le decisioni della Corte Suprema brasiliana come atti di “censura” e autoritarismo, la realtà dei fatti ci mostra che le autorità brasiliane stavano semplicemente cercando di far rispettare la legalità.

    La Corte Suprema, nella figura del giudice Alexandre de Moraes, ha agito in conformità con le leggi brasiliane, chiedendo che X si conformasse ai provvedimenti giudiziari riguardanti la moderazione dei contenuti e la lotta alla disinformazione.

    Questi requisiti, come la rimozione di account che diffondevano fake news e odio, non erano volti a censurare la libertà di espressione, ma piuttosto a salvaguardare l’integrità del discorso pubblico e a prevenire l’incitamento all’odio.

    Nessuna piattaforma è immune

    Questa storia ci insegna che nessuna piattaforma, neanche se posseduta da una figura di spicco come Elon Musk, può dichiararsi immune dalle leggi di un Paese.

    Anche X, alla fine, ha dovuto piegarsi alle richieste della Corte, accettando di rispettare le norme nazionali e pagando le sanzioni per le infrazioni precedenti.

    E dunque, il concetto di libertà di espressione non può essere utilizzato come pretesto per evitare la responsabilità legale o per diffondere disinformazione. Al contrario, il rispetto delle leggi è necessario proprio per garantire che tale libertà si svolga entro confini che tutelano i diritti di tutti.

    In sintesi, questa storia sottolinea come il rispetto delle leggi non equivalga a censura, ma rappresenti invece il tentativo di mantenere uno spazio di espressione pubblica che sia sicuro e conforme alle norme di una società democratica.

    [L’immagine di copertina è stata realizzata da @franzrusso con un modello di IA generativa]

  • Meta annuncia Movie Gen, i video realizzati con la IA

    Meta annuncia Movie Gen, i video realizzati con la IA

    Meta presenta Movie Gen, un modello di IA per la creazione automatica di video. Una novità che apre nuove possibilità creative, ma solleva anche dubbi sulla disinformazione.

    A distanza di pochi mesi la concorrenza si concentra sui video generati con l’intelligenza artificiale.

    Dopo OpenAI che aveva presentato SORA, non ancora rilasciato a tutti, ecco la proposta di Meta. Che potrebbe rivoluzionare la generazione di contenuti video e condividerla anche sui social media.

    E questo può essere un fatto positivo, ma anche negativo. Basti pensare alla diffusione di disinformazione. E di esempi come questi, anche senza le proposte più recenti, non ne mancano.

    Ecco Movie Gen di Meta

    Quello che propone Meta si chiama Movie Gen, ossia la possibilità di generare video attraverso piccoli input.

    Basterà quindi digitare qualche riga di testo per generare in maniera automatica nuovi video. Oltre a modificare filmati e immagini esistenti.

    Meta annuncia Movie Gen, i video realizzati con la IA

    Come riporta il New York Times, raccontando della presentazione di questa nuova modalità di Meta, anche l’audio che viene associato ai video può essere generato attraverso la IA.

    I formati video possono essere differenti, prestandosi quindi a diverse modalità di condivisione. E, come detto, si possono creare video ex novo, ma anche modificare quelli esistenti. Aspetto non da poco questo per la verità.

    Tante possibilità per generare e modificare video con la IA

    Un esempio che è stato mostrato alla presentazione fa vedere la generazione di un video in cui si deve una che sorseggia una bibita in un campo di zucche. Tutto partendo da una foto della donna che, appunto, diventa protagonista del video.

    Ma le varianti che si possono realizzare modificando video, immagini, aggiungendo audio sono davvero infinite.

    Non è ancora un prodotto finito.

    Come si racconta sul NYT, il modello genera video a 16 fotogrammi al secondo che durano fino a 16 secondi. In certi casi questi video sono difettosi.

    Durante la dimostrazione, quando è stato chiesto a Movie Gen di generare un video di un cane in un parco che parlava al cellulare, il modello IA ha erroneamente inserito una mano umana sul telefono.

    Qualità video con la IA sempre più elevata

    In ogni caso, si resta impressionati dal livello qualitativo che si è raggiunto in così poco tempo. Circa due anni, ormai.

    Due anni di ricerca e sviluppo. Ma l’accelerazione in termini di rilascio di nuove soluzioni possiamo dire che si è avuta negli ultimi sei mesi. O giù di lì.

    Come detto in apertura, abbiamo assistito alla presentazione di SORA, non ancora disponibile a tutti. Ma OpenAI in questi mesi non è stata certa ferma.

    E c’è anche Google che a maggio ha presentato il suo modello per la generazione di video con la IA che si chiama Veo.

    Per ora è solo un annuncio

    Come per OpenAI, anche per Meta questo si tratta di un annuncio.

    Come ha spiegato Chris Cox, responsabile dei prodotti di Meta, su Threads, “Meta non è ancora pronta a rilasciarlo come prodotto a breve”. Si tratta ancora di un modello costoso e i tempi di generazione sono ancora troppo lunghi.

    Tutto questo è meraviglioso, ma pone comunque dei quesiti e delle perplessità.

    In primo luogo il pensiero va alla velocità con cui sarà possibile realizzare video. Una possibilità che avremo a portata di mano.

    Video e IA, a rischio creatività e disinformazione

    Da sempre i video sono la forma più complessa e affascinate per generare contenuti coinvolgenti. Si tratta di una forma di contenuto che mette in gioco un elevato livello di creatività. Basti pensare ai registi, ai videomaker, a tutte quelle persone che lavorano per generare racconti attraverso i video.

    Tutto questo può essere messo a repentaglio, se non altro sotto il profilo creativo e qualitativo.

    Non è un caso che proprio le professionalità che operano e lavorano con i video hanno mosso serie perplessità rispetto a tutto quello che sta per arrivare.

    Il fatto che questo poi sia a portata di mano sulle piattaforme digitali pone anche un serio rischio di qualità dell’informazione che viene veicolata anche in forma video.

    E mi riferisco alle possibili manipolazioni per diffondere disinformazione e deepafake.

    Staremo a vedere.

    [L’immagine è uno screenshot prelevato da un video che Meta ha pubblicato sul sul blog Meta AI]

  • Threads, la piattaforma alla ricerca della sua identità

    Threads, la piattaforma alla ricerca della sua identità

    Threads è ancora alla ricerca di una sua identità chiara. La piattaforma con 175 milioni di utenti, al momento sembra quasi una sorta di Quora o Yahoo Answers. Ecco alcune considerazioni.

    Threads, l’app di Meta che da dicembre dello scorso anno è anche in UE, è ancora alla ricerca della sua identità. Pur avendo da poco raggiunto i 175 milioni di utenti, ancora è da comprendere se davvero questa piattaforma può competere, o sostituire, quella che una volta era Twitter, oggi X.

    Come sapete già, l’app inizialmente è stata proposta come vera alternativa, in mezzo alle altre, a Twitter nel momento in cui Elon Musk concludeva il passaggio a X.

    Solo che, a distanza di mesi, e con le dichiarazioni di Mark Zuckerberg riguardo a Threads, non si è ancora compreso fino in fondo quale sentiero social voglia intraprendere l’app. Senza dimenticare il percorso, già iniziato, verso il Fediverso. Uno degli elementi più interessanti che riguardano la piattaforma.

    Di seguito alcune considerazioni – magari potrebbero rivelarsi errate – per spiegare quale sia la percezione attuale che trasmette Threads e quale possa essere la motivazione.

    Threads, la piattaforma alla ricerca della sua identità

    Threads tra algoritmo e IA

    Threads, come tutte le piattaforme digitali, viene gestita da un algoritmo. Il quale entra in gioco soprattutto nella sezione “Per te”, quella dove lo stesso algoritmo propone, o meglio spinge, contenuti da account che non si seguono.

    Per inciso, non sarebbe del tutto corretto parlare di algoritmo, poiché i contenuti sono gestiti da un complesso sistema di Intelligenza Artificiale. Vi ricorda qualcosa? Sì, esattamente: ricorda proprio TikTok.

    La proposta dei contenuti da account che non si seguono avviene attraverso diversi elementi che la IA tiene a considerare.

    Come lavora la IA su Threads

    L’IA considera quanto un contenuto possa piacere a un utente, in quanto l’obiettivo rimane (o dovrebbe rimanere) quello di proporre contenuti di suo interesse

    A seguire, la IA considera anche la probabilità che un utente clicchi su un contenuto per visualizzare le risposte.

    Attenzione, teniamo a mente le risposte perché è questo l’elemento davvero discriminante per il posizionamento di un contenuto su Threads. Questo ci sarà più seguendo queste considerazioni.

    Gli elementi considerati alla IA su Threads

    Dicevamo. L’IA di Threads considera anche la probabilità che un account possa seguire l’autore di un post. Questo sulla base di quante volte un utente abbia visto i contenuti di quel dato autore che comunque non si segue. Questo viene interpretato dalla IA come una forma di interesse.

    E restando sulla scia dell’ultima considerazione, la IA calcola anche la probabilità che un utente possa visualizzare il profilo di quell’autore.

    Altri segnali che la IA considera, quindi è quante volte un utente si sofferma su un contenuto, ci clicca sopra, anche se condiviso da un utente che non si segue, e considera anche quante volte l’utente invece decida di passare oltre, quindi di fare scrolling.

    Ora questi sono, in sintesi, i segnali che la IA considera per discernere e proporre i contenuti all’interno del feed “Per te”. L’altra sezione, “Seguiti”, si muove attraverso dinamiche più classiche in modalità cronologica.

    Ma quali sono i contenuti che possono essere più considerati dalla IA?

    I contenuti favoriti dalla IA su Threads

    Certamente quei contenuti che raccolgono più coinvolgimento, engagement. So bene che questa risposta possa sembrare banale e scontata, ma in realtà va considerata all’interno del contesto Threads.

    É vero che la IA ha come obiettivo quello di proporre contenuti che trasmettano valore agli utenti, anche da account che non si seguono. E questo accade perché diversi utenti, che seguiamo, interagiscono con quei contenuti.

    E di quali contenuti stiamo parlando?

    Ecco, questa è la domanda delle domande.

    Perché guardando Threads allo stato dei fatti, si potrebbe pensare che di qualità e valore dei contenuti proposti ce ne sia ben poca. Mentre, invece, viene premiata soltanto la variabile coinvolgimento. E per coinvolgimento intendo, nella maniera più esclusiva, le risposte ad un dato contenuto condiviso.

    Il valore delle risposte su Threads

    Sono le risposte ad un post che portano i contenuti ad essere meglio considerati dalla IA di Threads. E questo, spesso, senza trasmettere alcun valore e alcuna qualità all’utente.

    In effetti, seguendo questa logica, possiamo dire che attualmente Threads somigli molto a Quora o a Yahoo Answers dei vecchi tempi. Attraverso questa logica, Threads è diventato un luogo dove si è inondati di contenuti che altro non sono che domande, spesso banali (senza offesa eh!), condivisi con il solo scopo di raccogliere risposte e quindi collezionare coinvolgimento.

    Senza trasmettere valore.

    Sembra quasi che attraverso questa modalità l’algoritmo, anzi la IA, dimostri di considerare soltanto gli impulsi che arrivano dai post, senza badare al valore e alla qualità.

    Sono infatti molti utenti che hanno capito questa modalità e la sfruttano. Non è una colpa, è solo una constatazione.

    Cosa caratterizza i contenuti su Threads

    Infatti, se andiamo a vedere cosa poi considera la IA per meglio spingere verso l’alto i contenuti, troviamo:

    • suggerire o insegnare qualcosa di nuovo all’interno della propria area di competenza. Questa modalità viene spesso usata iniziando con una domanda con qualche considerazione. O anche, il contrario, breve considerazione e poi domanda aperta del tipo “e tu come faresti?”;
    • aiutare a risolvere un problema. Questa è una modalità che viene completamente ribaltata. Il problema viene proposto agli utenti attraverso esempi banali e semplici, ponendo domande altrettanto semplici. Da qui si scatena la ridda di risposte;
    • iniziare una conversazione di temi molto semplici, in stile Yahoo Answers, appunto, e poi condividere la propria esperienza. Si chiude con la classica domanda “io ho fatto così, ma al posto mio come vi comportereste?”;
    • iniziare una conversazione con il solo scopo di generare like e risposte. Questa è la modalità classica che vede la condivisione di temi più disparati del tipo “sono di Milano ma mi piace la cucina romana, e a voi?”. E via di seguito con risposte che arrivano a misurare anche chilometri.

    Il rischio di rimanere spiazzati

    Tutto questo finisce per spiazzare chi ha sperato che Threads potesse nel tempo diventare in realtà un vero luogo di approfondimento, di condivisione di notizie e di informazioni. E perchè no, anche di considerazioni più vaste, ma che avessero alla base la condivisione di contenuti che portassero alla costruzione di Relazioni.

    Per non parlare della scarsa considerazione dei link. Anche Threads, come tutte le piattaforme Meta, tende a mortificare la condivisione con lo scopo di mantenere all’interno le conversazioni con le considerazioni trattare poco sopra.

    Threads, opportunità ancora inespressa

    Threads resta ancora una grande opportunità, mostra di avere, nonostante tutto, un potenziale enorme ancora del tutto inespresso.

    Al momento, però, Threads appare privo di un’identità chiara, dimostrando come l’IA che regola queste piattaforme non sia necessariamente sinonimo di qualità condivisa.

    Mi rendo conto benissimo che queste mie considerazioni possano non trovare d’accordo molti ed è questo il bello del confronto. Se avete considerazioni da aggiungere o se avete voglia di dire che queste considerazioni sono tutte sballate, potete scrivere nei commenti qui sotto o sui miei canali social dove rispondo sempre molto volentieri.

     

  • Elon Musk cede alle richieste del Brasile, X presto online

    Elon Musk cede alle richieste del Brasile, X presto online

    Elon Musk alla fine ha ceduto alla Corte Suprema del Brasile. Ha così risolto lo scontro legale su X rimuovendo gli account che diffondevano disinformazione, pagato le multe e nominato un nuovo rappresentante legale.

    Alla fine Elon Musk ha fatto dietro-front. Dopo settimane di scontro con il giudice Alexandre de Moraes, presidente della Corte Suprema Federale del Brasile, culminato nella sospensione di X in Brasile, Musk ha ceduto.

    Il proprietario della piattaforma, attraverso i suoi avvocati, ha quindi ceduto alle richieste del STF (Supremo Tribunal Federal).

    Eppure il rifiuto di cedere alle richieste portate avanti da de Moraes era per Musk una questione di principio inossidabile. Al punto da mettere a repentaglio la stessa piattaforma in Brasile, dove ci sono oltre 22 milioni di utenti. Il quarto paese con il numero di utenti più alto.

    Evidentemente, lo stesso Musk, oltre la narrazione della censura, si deve essere reso conto che la situazione rischiava di diventare insostenibile. E certamente non un bel biglietto da visita in vista delle prossime elezioni presidenziali Usa.

    Elon Musk cede alle richieste del Brasile, X presto online

     

    Musk cede alle richieste di de Moraes

    Come riporta il New York Times, Musk ha eseguito quanto de Moraes richiedeva da mesi. E quindi: ha rimosso gli account che il giudice aveva individuato come minaccia alla democrazia in quanto come diffusori di disinformazione; ha eseguito il pagamento delle multe che nel frattempo si sono accumulate; ha nominato un nuovo rappresentante legale in Brasile.

    La Corte Suprema del Brasile, con un comunicato di sabato scorso, ha confermato tutte le azioni concilianti di X, ma ha affermato che la società non ha ancora depositato la documentazione corretta. La STF ha proceduto quindi a concedere a X altri cinque giorni per inviare la documentazione necessaria.

    Questo comporta il fatto che X non è ancora ritornato online, ma è probabile che ritorni ad essere utilizzabile dagli utenti brasiliani nel giro di qualche giorno.

    Uniformandosi alle richieste brasiliane, Musk mette fine ad un braccio di ferro che ha comportato perdite su diversi fronti.

    X bloccato in Brasile e Bluesky cresce

    Sul fronte degli utenti che hanno cominciato a frequentare altri lidi, nel frattempo Bluesky ha visto aumentare i propri utenti e superare il traguardo dei 10 milioni di utenti. Sul fronte dei ricavi, calati ulteriormente visto che la piattaforma era bloccata comportando per le aziende danni rilevanti.

    Nei giorni scorsi molte aziende si erano appellate a Musk al fine di considerare la situazione dannosa venutasi a creare in un paese che usa ancora molto la piattaforma.

    Anche Musk deve essersi reso conto che la situazione brasiliana avrebbe rischiato di travolgere la piattaforma in una situazione insostenibile.

    Il blocco di X in Brasile: impatto su utenti e piattaforme

    Musk e il Brasile, era una scelta obbligata

    Volendo guardare la situazione in maniera più diretta, Elon Musk comunque non aveva altra scelta. E questo era chiaro da settimane. I precedenti in India e in Turchia, dove la piattaforma ha seguito senza indugio le richieste dei due paesi, portavano a pensare che lo stesso sarebbe dovuto avvenire anche in Brasile.

    Così è stato, alla fine, ma con un prezzo molto alto.

    Se avesse fatto seguito alle richieste di de Moraes, Musk avrebbe evitato di attivare una campagna di insulti contro il giudice. Campagna che lo ha visto protagonista assoluto, in negativo.

    Pochi giorni prima di cambiare rotta, X era stata riattivata in modo “involontario” secondo la società di Musk. In realtà, molti sono portati a pensare che il passaggio ai server Cloudfare ha messo in difficoltà gli ISP brasiliani, incapaci quindi di procedere alla disattivazione. Una mossa che alla Corte Suprema brasiliana è sembrata deliberata e voluta. E per questo motivo ha comminato una multa di quasi 1 milione di dollari al giorno a partire dal 19 settembre in avanti.

    Ora tutto è sanato, Musk ha sotterrato l’ascia di guerra. Adesso il proprietario di X deve spiegare ai suoi, ai tanti politici e commentatori brasiliani, che lo avevano seguito il questa campagna brasiliana, cosa è cambiato.

    Perché i mugugni e le lamentele cominciano a farsi sentire. E c’è chi parla di resa e capitolazione.

    Resta il fatto che, al di là delle simpatie e nel rispetto delle posizioni di tutti, la libertà di espressione non deve mai essere confusa con la libertà di dire e fare ciò che si vuole, senza il rispetto delle regole. E questo caso ne è una dimostrazione chiara.

  • Le app social media più amate e odiate, nel mondo e in Italia

    Le app social media più amate e odiate, nel mondo e in Italia

    Uno studio di Mailsuite rivela le app social media più amate e più odiate nel mondo. E ci sono i dati che riguardano anche il nostro paese. Facebook risulta la più odiata in 39 paesi, Italia compresa.

    Molto spesso, quando si parla di social media, siamo portati a pensare che le app che usiamo più spesso siano anche quelle più amate. In realtà, non è così. Il fatto che un’app sia più usata non significa che sia anche la più amata, o preferita.

    Di sicuro esiste un’app social media che usate spesso ma che non è tra quelle che preferite o apprezzate di più. E i motivi sono tanti.

    Ma per chiarire meglio questo concetto, ci viene in soccorso uno studio di Mailsuite che, a dire il vero, ha realizzato una analisi più profonda che va oltre le app di social media.

    Le app social media più amate e odiate

    Per quello che ci interessa, visto che su questo blog il focus principale, è sempre stato quello, restiamo però sul tema social media. E quindi andiamo alla scoperta delle app social media più amate e più odiate. In Italia e non solo.

    Le app social media più amate e odiate, nel mondo e in Italia

    Intanto, va chiarito cosa si intende per app più amata, o più odiata.

    Mailsuite per realizzare questo studio si è basata sulle valutazione che gli utenti rilasciano su Google Play, l’app store di Google. In pratica, sono state considerate le valutazioni a 5 stelle, prendendo in esame le diverse ripartizioni delle app, su 1500 applicazioni, di comunicazione e social media.

    Lo studio di Mailsuite sulle recensioni

    Lo studio analizza quindi le recensioni fornite dagli utenti in varie regioni del mondo, basandosi principalmente su due categorie di app: app di messaggistica, social media e servizi email.

    Come già ricordato, ci concentriamo sulle piattaforme social media, esaminando non solo le preferenze globali, ma guardando anche i dati che riguardano il nostro paese.

    Facebook l’app più odiata

    Cominciamo dicendo che Facebook, la piattaforma social media più usata al mondo risulta essere anche la più odiata. Ecco un esempio di app molto usata che non significa quindi amata da tutti. Tutt’altro.

    Facebook risulta la più odiata in 39 paesi, Italia compresa. Più avanti proveremo a dare una spiegazione.

    Restiamo sulle app social media più amate, a livello globale.

    Le app social media più amate al mondo

    Lo studio mostra come TikTok ad oggi sia l’app più amata nel mondo: lo è in 30 paesi, tra cui Regno Unito, Canada, Nuova Zelanda e Australia.

    L’app di ByteDance vanta 80 milioni di recensioni, su Google Play e App store.

    Da segnalare la grande performance di Threads, l’ultima app di casa Meta, presenta in UE dal dicembre del 2023.

    X (ex Twitter), la piattaforma di Elon Musk risulta apprezzata in soli 4 paesi: El Salvador; Kenya; Ghana; Tunisia. Nessuna preferenza per Snapchat.

    Restando sulle app più amate, guardiamo al nostro paese perchè ci sono sorprese.

    Le app social media più amate

    L’app social media più amata in Italia: BeReal

    E la sorpresa è data dal fatto che l’app social media più amata in Italia non è Instagram e non è TikTok. L’app più amata è BeReal. Non lo avreste mai pensato, vero?

    E in effetti le cose stanno così. Molto probabilmente, pur non incontrando il favore del grande pubblico, resta ancora molto apprezzata per il fatto che rappresenta una sorta di alternativa a quelle app che spingono verso una perfezione che quasi mai è reale.

    BeReal è prima anche in altri paesi, come: Usa; Francia; Spagna; Slovenia.

    E ora passiamo alle app social media più odiate.

    Le app social media più odiate

    Come detto, Facebook è quella più odiata a livello globale e anche in Italia. Ed è in compagnia di Reddit e X.

    L’app più usata al mondo potrebbe pagare lo scotto di essere percepita come “superata”. Un aspetto spesso non apprezzato è l’invasione della pubblicità, come si è visto nel corso degli anni. Per non parlare delle tante situazioni legate alla privacy.

    Le app social media più odiate

    Reddit è un caso a parte. Non del tutto compresa, solo nel 2010 ha provveduto ad una ristrutturazione importante. E solo dal 2014 risulta essere più usabile dai browser su mobile e attraverso l’app. Questo dopo aver acquisito Alien Blue e averla rinominata Reddit.

    Ma nonostante tutto, Reddit risulta per gli utenti ancora molto difficile da usare, lenta e poco intuitiva. In aggiunta a questo, Reddit risulta per nulla apprezzata anche per via della scarsa moderazione dei contenuti e per una eccessiva polarizzazione delle conversazioni.

    Ecco, queste le brevi considerazioni che si possono fare riguardo alle app social media più amate e più odiate esaminate dallo studio di Mailsuite.

    Se volete approfondire lo studio e scoprire anche le più amate e odiate tra le app di messaggistica e email, potete leggere tutto da questo link.

    Poi, se vi va, qui o sui social media, fatemi sapere quali sono le vostre app social media più amate e più odiate, rispetto alle recensioni che avete rilasciato. E anche rispetto alle vostre sensazioni.

     

  • Instagram, ecco le nuove misure per gli Account per Adolescenti

    Instagram, ecco le nuove misure per gli Account per Adolescenti

    Meta introduce gli Account per Adolescenti su Instagram. Si tratta di nuove funzioni automatizzate per proteggere gli adolescenti, con controlli parentali e strumenti per il benessere digitale.

    Negli ultimi anni, l’uso dei social media tra gli adolescenti è cresciuto in maniera esponenziale, trasformando piattaforme come Instagram in parte integrante della vita quotidiana di milioni di giovani.

    E diventando sempre più importante, è aumentato anche il tempo trascorso sull’app. Nel giro di poco sono apparsi i rischi legati alla sicurezza e al benessere psicologico degli utenti più giovani.

    Meta, l’azienda madre di Instagram, ha cercato di rispondere a queste preoccupazioni lanciando una serie di iniziative, con l’obiettivo di rendere l’esperienza sull’app più sicura.

    Ed è in questo contesto che la società di Mark Zuckerberg lancia gli “Account per Adolescenti”. Una nuova iniziativa che promette di migliorare drasticamente la supervisione e la protezione dei giovani su Instagram.

    Instagram, ecco le nuove misure per gli Account per Adolescenti

    Dalla sensibilizzazione a misure concrete

    Nel corso del 2024, Meta ha intensificato gli sforzi per garantire la sicurezza dei giovani utenti di Instagram, introducendo nuove funzioni di parental control e migliorando la protezione contro i contenuti dannosi.

    Queste misure sono seguite dopo una lunga storia di dibattiti e confronti sui potenziali danni dei social media, in particolare per gli adolescenti. Danni che vennero evidenziati proprio da una ricerca interna di Facebook (ora Meta), dove si rivelava come Instagram potesse avere un impatto negativo sulla salute mentale degli adolescenti, specialmente delle ragazze​.

    Secondo quella la ricerca, molti adolescenti, soprattutto quelli di sesso femminile, avevano riportato un peggioramento dell’autostima e dell’immagine corporea a causa del costante confronto sociale che Instagram promuove.

    Di fronte a quei risultati cresceva la necessità di misure più forti per proteggere i giovani utenti. Da lì l’ideazione di una campagna mirata, che si concentrava sull’educazione e la sensibilizzazione delle famiglie sull’uso sicuro di Instagram.

    Ma sensibilizzare non è abbastanza, come ha dimostrato l’aumento delle richieste da parte di genitori, esperti di salute mentale e persino governi per una regolamentazione più severa e per strumenti più efficaci che tutelino i minori.

    La campagna di sensibilizzazione ha rappresentato un primo passo importante, ma ora, con l’introduzione degli Account per Adolescenti, Meta passa all’azione con misure concrete e automatizzate che promettono di avere un impatto più immediato.

    Perché Meta ha introdotto i “Teen Accounts” su Instagram

    L’introduzione dei “Teen Accounts” – “Account per Adolescenti” – è una risposta diretta non solo alle pressioni del pubblico, ma anche alle lacune evidenziate dalle stesse ricerche interne dell’azienda.

    La crescente preoccupazione per il benessere psicologico degli adolescenti, e in particolare la tragica vicenda di giovani come Molly Russell, che ha perso la vita dopo aver visto contenuti dannosi su Instagram, ha spinto Meta ad agire.

    Ian Russell, il padre di Molly, ha espresso un cauto ottimismo per questa nuova iniziativa, sperando che finalmente ci sia un cambiamento sostanziale per proteggere gli utenti più vulnerabili​.

    Questi episodi tragici hanno messo in luce il pericolo che i social media possono rappresentare quando non sono regolati in modo appropriato. Anche per questo, le richieste di riforme legislative in vari paesi, come l’Australia, stanno prendendo piede, con la possibilità di innalzare l’età minima per l’accesso alle piattaforme social​.

    Due schermate, una mostra la pagina delle impostazioni di sicurezza per adolescenti, l'altra mostra la pagina della privacy dell'account

    Cosa sono i “Teen Accounts” di Instagram

    I “Teen Accounts” – “Account per Adolescenti” – di Instagram rappresentano un nuovo tipo di account specificamente progettato per utenti sotto i 18 anni.

    Questa iniziativa non si limita ai nuovi iscritti, ma sarà estesa progressivamente anche agli account esistenti. La differenza principale rispetto agli account tradizionali sta nelle funzioni di sicurezza e controllo automatizzate, pensate per garantire un’esperienza su Instagram più sicura e monitorata.

    Ecco le caratteristiche principali:

    1. Controlli parentali avanzati: i genitori avranno un ruolo attivo nel monitoraggio dell’uso di Instagram da parte dei figli. Saranno in grado di:
      • Impostare limiti giornalieri di utilizzo: potranno decidere per quanto tempo i loro figli possono utilizzare l’app ogni giorno, limitando così l’uso eccessivo.
      • Bloccare l’accesso durante le ore notturne: una delle principali novità è la possibilità di limitare l’accesso durante la notte, promuovendo una migliore gestione del tempo e una esperienza più equilibrata per gli adolescenti.
      • Monitorare i contenuti e le interazioni: i genitori potranno osservare quali contenuti i loro figli visualizzano e con chi interagiscono, dando loro una visione più chiara delle attività social dei ragazzi​.
    2. Impostazioni di privacy più rigide: gli account degli utenti sotto i 16 anni saranno automaticamente impostati su privato, impedendo a sconosciuti di interagire con loro senza consenso. Per gli utenti tra i 16 e i 17 anni, ci sarà maggiore autonomia, ma con la possibilità di intervento da parte dei genitori. Questo è pensato per garantire che gli adolescenti abbiano il controllo sulla loro esperienza, pur mantenendo un livello di supervisione.
    3. Strumenti per il benessere digitale: Meta ha introdotto diverse funzioni volte a ridurre il tempo passato online e promuovere pause regolari. Tra queste ci sono:
      • “Break Reminders”: ricorda agli utenti di prendersi delle pause regolari dopo aver passato un certo tempo sull’app.
      • “Sleep Mode”: impedisce l’uso dell’app durante le ore impostate dai genitori, favorendo un sano equilibrio tra vita online e offline.
      • Filtri per commenti e messaggi inappropriati: grazie alla funzione “Parole nascoste”, i messaggi contenenti parole offensive o inappropriate verranno automaticamente filtrati, proteggendo gli adolescenti da potenziali abusi online​.

    Due schermate, una che mostra la pagina di gestione del tempo e l'altra che mostra la cronologia della chat dell'utente

    Il valore di un approccio proattivo: una protezione integrata e automatica

    Una delle principali innovazioni de “Account per Adolescenti” è la loro natura proattiva. Prima dell’introduzione di questa novità, molte delle funzioni di sicurezza su Instagram dovevano essere attivate manualmente dagli utenti o dai loro genitori.

    Ora, invece, molte di queste misure di protezione sono attivate automaticamente non appena viene creato un account per un adolescente.

    Ad esempio, i filtri per commenti offensivi e la “Modalità Sonno” non richiedono più un intervento attivo da parte dei genitori o degli adolescenti, ma sono attivati di default, rendendo la piattaforma più sicura senza che gli utenti debbano preoccuparsi di attivare manualmente le impostazioni​.

    Un nuovo standard per il futuro dei social media?

    Con l’introduzione degli “Account per Adolescenti” Meta ha stabilito un nuovo standard per la protezione degli adolescenti sui social media.

    Questa iniziativa potrebbe essere il primo passo verso una regolamentazione più ampia e automatizzata della sicurezza online, che altre piattaforme potrebbero adottare in futuro. Come ha dichiarato Nick Clegg, presidente degli affari globali di Meta, l’obiettivo è quello di rendere la vita online più sicura per i giovani, rispondendo alle preoccupazioni di genitori, educatori e legislatori​.

    Mentre l’implementazione di queste nuove misure rappresenta, oggettivamente, un importante passo avanti, resta da vedere quanto efficacemente verranno applicate. E, soprattutto, se riusciranno a risolvere le problematiche legate al benessere mentale degli adolescenti, come l’ansia e la depressione alimentate dal continuo confronto sociale.

    In conclusione, l’iniziativa “Account per Adolescenti” di Instagram va accolta come un momento importante nella gestione della sicurezza e del benessere dei giovani sui social media.

    Con strumenti di controllo più avanzati e una protezione integrata e automatizzata, Meta dimostra di voler rispondere concretamente alle preoccupazioni crescenti sul ruolo dei social media nella vita degli adolescenti.

    L’adozione di misure proattive e il coinvolgimento diretto dei genitori segnano un cambiamento di approccio, spostandosi da semplici strumenti opzionali a un sistema di sicurezza integrato.

    Ma nonostante tutto, sarà fondamentale continuare a monitorare gli effetti di queste misure per assicurarsi che abbiano l’impatto desiderato. E che, soprattutto, riescano a creare un ambiente online più sano e sicuro per i nostri giovani.

  • Su Bluesky adesso si possono caricare i video

    Su Bluesky adesso si possono caricare i video

    Su Bluesky è finalmente possibile caricare video fino a 60 secondi. La piattaforma, sull’onda della crescita degli utenti abilità la funzionalità tanto attesa. E da oggi si riduce il divario, benché ancora molto ampio, rispetto a X.

    Bluesky sta conoscendo il suo momento di crescita più importante. Il traguardo dei 10 milioni di utenti è ormai sempre più vicino, e questo ha accelerato alcune iniziative.

    Una di queste è quella che la maggior parte degli utenti attendeva da molto tempo: la possibilità di caricare i video.

    Proprio nei giorni scorsi, nel pieno della crescita del numero degli utenti, a seguito del divieto di X in Brasile, Bluesky aveva fatto intendere che sarebbe stata davvero questione di giorni. E così è stato.

    Sarà possibile condividere video della durata massima di 60 secondi, sia tramite app che da desktop, nei formati .mp4, .mpeg, .webm e .mov.

    Su Bluesky adesso si possono caricare i video

    I video approdano su Bluesky

    I video saranno riprodotti automaticamente di default, ma questa impostazione può essere modificata nel pannello delle impostazioni della piattaforma.

    Ogni post permetterà di allegare un solo video e sarà possibile aggiungere dei sottotitoli. Ogni utente può condividere un massimo di 25 video o 10 GB di contenuti video al giorno.

    Grande attenzione è rivolta alla sicurezza, anche se sarà consentito condividere video per adulti apponendo l’etichetta “per adulti”. Questi video possono comunque essere ignorati attraverso le impostazioni di moderazione.

    Bluesky e video, attenzione alla sicurezza

    Sarà quindi richiesta la verifica dell’indirizzo email dell’utente per evitare spam e altri abusi. La piattaforma si riserva la possibilità di impedire la pubblicazione di contenuti video in caso di reiterata violazione delle linee guida della community.

    La piattaforma permetterà lo streaming dei video attraverso le piattaforme Hive e Thorn per garantire verifiche sui video segnalati e per assicurarsi che materiale illegale come CSAM (materiale di abuso sessuale sui minori) non venga pubblicato.

    Il caricamento dei video nei post sarà possibile se l’app è aggiornata alla versione 1.91 o tramite la versione web.

    Con questo passo, Bluesky avanza nel tentativo di colmare sempre più il divario rispetto a X. Divario che resta ancora ampio, ma questa nuova funzionalità potrebbe spingere nuovi utenti ad avvicinarsi alla piattaforma.

    Vedremo se sarà davvero così.

     

     

     

  • Taylor Swift e il suo appoggio a Kamala Harris su Instagram

    Taylor Swift e il suo appoggio a Kamala Harris su Instagram

    Taylor Swift annuncia il suo supporto a Kamala Harris su Instagram e condanna l’uso dell’intelligenza artificiale da parte di Trump per diffondere disinformazione elettorale. Non è la prima volta per Taylor Swift, ma evidenzia come l’uso delle piattaforme digitali da parte di star globali possa influenza l’opinione pubblica.

    Era l’endorsement che tutti attendevano, ed è arrivato. Alla fine del primo dibattito televisivo tra l’ex presidente Usa, Donald Trump, e la vicepresidente americana, Kamala Harris, Taylor Swift ha pubblicato su Instagram il suo endorsement.

    Ma oltre al suo appoggio per la candidata del partito democratico, Taylor Swift si è soffermata sull’intelligenza artificiale usata dai sostenitori di Trump per farla apparire come sostenitrice del tycoon.

    Il messaggio di Taylor Swift su Instagram

    “Riserverò il mio voto per Kamala Harris e Tim Walz nelle elezioni presidenziali del 2024” – ha scritto Taylor Swift sul suo post su Instagram -. “Voto per @kamalaharris perché lotta per i diritti e perché credo che ci sia bisogno di un guerriero che li difenda. Penso che sia una leader dotata e dalla mano ferma e credo che possiamo ottenere molto di più in questo paese se siamo guidati dalla calma e non dal caos. Sono rimasta così rincuorata e colpita dalla sua scelta del compagno di corsa @timwalz, che da decenni difende i diritti LGBTQ+, la fecondazione in vitro e il diritto di una donna al proprio corpo”.

    Taylor Swift supporto kamala harris instagram franz russo

    Questo il suo messaggio dove ha spiegato il perché del suo appoggio alla Harris.

    La condanna della IA da parte di Taylor Swift

    E poi c’è il passaggio sull’intelligenza artificiale.

    “Recentemente mi è stato comunicato che la ‘me’ realizzata con la IA che appoggiava falsamente la corsa presidenziale di Donald Trump è stata pubblicata sul suo sito. Ha davvero evocato le mie paure sull’intelligenza artificiale e i pericoli legati alla diffusione di disinformazione. Mi ha portato alla conclusione che devo essere molto trasparente riguardo ai miei reali piani per queste elezioni come elettore. Il modo più semplice per combattere la disinformazione è dire la verità”.

     

    Visualizza questo post su Instagram

     

    Un post condiviso da Taylor Swift (@taylorswift)

    Il riferimento è a ciò che è successo ad agosto scorso. Proprio Donald Trump, sulla sua piattaforma Truth, aveva pubblicato una serie di immagini realizzate con la IA per dimostrare l’appoggio della star alla campagna per la sua rielezione.

    In una di queste si vede uno Zio Sam con il testo che recita “Taylor vuole che TU voti per Donald Trump”. E la risposta scritta da Trump: “Accetto!”.

    Le stesse immagini erano state poi condivise su X, piattaforma di Elon Musk, etichettate come “satira”.

    L’uso del deepfake per diffondere disinformazione

    Il riferimento da parte di Taylor Swift all’uso della IA per veicolare messaggi falsi è assolutamente condivisibile.

    Sappiamo bene come l’evoluzione degli strumenti di IA generativa da questo punto di vista possono creare contenuti falsi in grado di manipolare l’opinione pubblica. Questo accade perché spesso si incontra notevole difficoltà nel distinguere ciò che è vero da ciò che è falso.

    Per non parlare dell’uso del deepfake. Ossia di immagini o video manipolati appositamente che mostrano persone che fanno o dicono cose che in realtà non hanno fatto o detto. È opinione diffusa tra gli esperti che i contenuti realizzati con la tecnica del deepfake possano influenzare come, o persino se, le persone voteranno prima delle elezioni presidenziali di novembre.

    Ora, l’appoggio di Taylor Swift, pubblicato su Instagram, fa giustamente notizia. Stiamo parlando di una star globale che sulla piattaforma di Meta vanta 283 milioni di follower.

    Si tratta di un esempio di utilizzo strategico delle piattaforme digitali per veicolare un messaggio che riguarda la vita di tutti i cittadini americani, che siano connessi o meno. Un messaggio che supera i confini digitali per arrivare a toccare la vita di tutti gli americani.

    La visibilità di una celebrità come Swift, amplificata dalle piattaforme digitali, può influenzare la conversazione pubblica e le decisioni elettorali. Riuscendo a coinvolgere anche chi non ha un account su Instagram, ma vive le conseguenze delle elezioni.

    La potenza di un canale diretto come Instagram

    Utilizzando un canale così diretto come Instagram, Taylor Swift ha potuto raggiungere rapidamente un vasto pubblico, amplificando il suo messaggio politico.

    Inoltre, il formato visivo e personale di Instagram, con il post accompagnato da un’immagine intima con il suo gatto, ha reso il suo endorsement molto più autentico e genuino.

    La firma in calce “Childless Cat Lady” è un riferimento allo sprezzante giudizio di quello che sarebbe poi diventato il candidato vice presidente di Donald Trump, J.D. Vance.

    Infatti una intervista alla rete americana Fox News del 2021, con Tucker Carlson, dichiarava che gli Stati Uniti erano governati da “un gruppo di gattare senza figli che sono infelici per le loro vite e per le scelte che hanno fatto e quindi vogliono rendere infelice anche il resto del Paese“.

    Taylor Swift non è nuova a usare le piattaforme digitali per diffondere messaggi di grande impatto politico.

    In passato, altre celebrità come Oprah Winfrey nel 2018, a sostegno di Stacey Abrams, hanno utilizzato le piattaforme digitali per mobilitare l’elettorato, dimostrando come il potere di una star possa estendersi oltre i confini della rete e influenzare il dibattito politico reale.

    Questo endorsement su Instagram è solo l’ultimo esempio di come i social media siano diventati, nel tempo, strumenti cruciali per le campagne elettorali come quelle presidenziali Usa.

     

     

     

     

  • Su Bluesky aumentano gli utenti dopo il divieto di X in Brasile

    Su Bluesky aumentano gli utenti dopo il divieto di X in Brasile

    Il divieto di X in Brasile ha spinto circa 3 milioni di utenti verso Bluesky, che ha visto una crescita della base utenti del 50% in una settimana. Arrivando a superare i 9 milioni in totale.

    È una storia che si ripete. Ogni qual volta una piattaforma si trova in crisi, o in disservizio, o, addirittura, vietata da qualche parte, si presenta il fenomeno della migrazione. Vale a dire di uno spostamento degli utenti di quella piattaforma alla ricerca di altri lidi che possano soddisfare le loro esigenze di condivisione.

    In passato li abbiamo visti spesso fenomeni come questi, per lo più legati a momenti effimeri. Ma quello che sta accadendo in questi giorni non è effimero. E per alcune piattaforme potrebbe portare a qualcosa di più.

    Ovviamente il riferimento di tutto questo corollario è per ciò che sta accadendo a X in Brasile. Come raccontato, la piattaforma di Elon Musk è stata messa al bando nel paese guidato da Lula per non aver collaborato con le autorità.

    bluesky utenti brasile franz russo

    3 milioni di nuovi utenti su Bluesky

    Il divieto di utilizzo della piattaforma, reso ancora più rigido con multe salate per gli utenti che verranno trovati ad aggirare il divieto, sta provocando, appunto, il fenomeno della migrazione degli utenti brasiliani di X verso altre piattaforme più affini.

    Ebbene, da quello che si sa, alla giornata di venerdì scorso Bluesky ha visto crescere la sua piattaforma di altri nuovi 3 milioni di utenti. Portando così la piattaforma a superare i 9 milioni di utenti totali.

    this morning we crossed THREE MILLION new users!that brings our total size to over 9 million people. welcome everyone! we're so glad you're here 🫶 (and yes, video is coming soon)

    Bluesky (@bsky.app) 2024-09-06T22:14:04.605Z

    In sostanza, la base di utenti della piattaforma social è cresciuta di circa il 50% nella settimana, più o meno.

    E l’app che si era presentata come vera alternativa a Twitter ha fatto sapere che l’85% dei nuovi utenti proviene da Brasile.

    What a week! In the last few days, Bluesky has grown by more than 2.6 million users, over 85% of which are Brazilian.Welcome, we are so excited to have you here!Here are answers to some common questions about Bluesky:

    Bluesky (@bsky.app) 2024-09-04T17:26:11.424Z

    L’app presentata come alternativa a Twitter

    L’app nata come progetto decentralizzato, finanziato anche da Jack Dorsey con 13 miliardi di dollari, prima che Musk acquisisse Twitter per trasformarla in X, a novembre 2023 contava 2 milioni di utenti. Questo perché fino ad allora la possibilità di accedere sulla piattaforma era su invito.

    Da febbraio di quest’anno Bluesky è accessibile senza vincoli. A maggio di quest’anno gli utenti erano circa 6 milioni.

    Molti erano convinti che Bluesky potesse davvero rimpiazzare Twitter, e X. Ma, nei fatti questo non è successo, non lo è ancora.

    E sarà difficile che accada in tempi brevi. Certo, le difficoltà riscontrate da X in Brasile incentivano gli utenti alla ricerca di nuove piattaforme. Ma la migrazione verso Bluesky è stata ancora minima.

    Ma Bluesky è una vera alternativa?

    Gli utenti brasiliani su X pare siano circa 22 milioni. Ora, se dei 3 milioni l’85% arriva dal Brasile, vale a dire quindi oltre 2,5 milioni, c’è da chiedersi dove siano i restanti 19.450.000 utenti.

    Da quello che si sa buona parte di essi è traslocata verso Threads, l’app di Meta. Solo che al momento la società di Mark Zuckerberg non ha ufficializzato nulla in merito.

    Bluesky, dal canto suo, non vuole sprecare questa occasione. E ha promesso che presto si potranno caricare anche i video. Vedremo.

     

  • Su X pubblicità in calo, gli investitori continuano a fuggire

    Su X pubblicità in calo, gli investitori continuano a fuggire

    Il rapporto Media Reactions 2024 di Kantar mostra il continuo declino di X (ex Twitter) dal punto di vista dell’advertising. I marketer riducono la spesa pubblicitaria a causa di scarsa fiducia e sicurezza ormai compromessa.

    In un contesto relativo all’advertising digitale in crescita, in cui i consumatori ora sembrano essere più ricettivi, non sembra una vera notizia dire che X arranca.

    In effetti, questo è un dato che è stato già rilevato nei mesi scorsi, con la fuga dei grandi investitori in pubblicità dalla piattaforma oggi di proprietà di Elon Musk.

    Eppure, se ne torna a parlare. Infatti i dati rilevati da Kantar all’interno del suo Media Reactions 2024 segnano dati ancora più negativi per la piattaforma che una volta era Twitter.

    Il Media Reactions di Kantar, una delle agenzie più conosciute e stimate al mondo, è sempre molto atteso dai marketers per dati su tendenze relative al mondo dell’advertising e del marketing. Un rapporto utile per capire in quale direzione vanno i consumatori e gli addetti ai lavori.

    Il rapporto ha visto coinvolti circa 18.000 consumatori in 27 mercati e 1.000 senior marketer a livello globale.

    x calo advertising fuga marketers franz russo

    I marketers abbandonano X

    Ebbene, diciamo subito che per X il 2025 non sarà un anno positivo dal punto di vista delle entrate pubblicitarie. Questo perché, come rileva il rapporto di Kantar, il 26% dei marketers prevede di ridurre ulteriormente la spesa in pubblicità sulla piattaforma.

    Si tratta del dato più basso mai rilevato dal report rispetto a qualsiasi altra piattaforma digitale rilevante.

    Come già raccontato anche qui su InTime Blog, la fuga degli investitori si è intensificata con l’arrivo di Elon Musk. E, ad onor di cronaca, non a caso è scritto “intensificata”. La fuga era iniziata già da prima che arrivasse Musk, quando Twitter faticava ad attivare la crescita degli utenti. E, nonostante quell’annoso problema, i ricavi della piattaforma si aggiravano, a circa 5 miliardi di dollari nel 2021.

    Quest’anno i dati più rosei indicano ricavi per circa 1,2 miliardi di dollari.

    Elon Musk e la fuga degli investitori

    La fuga si è quindi intensificata con Musk e lo stesso proprietario ha fatto praticamente nulla per evitarlo. Anzi, ha lasciato che gli investitori fossero sempre più esposti a contenuti di odio e disinformazione non moderata.

    E quando questo era abbastanza evidente, lo stesso Musk si è preso la briga di mandare tutti gli investitori a quel paese. Lo ricorderete tutti.

    Atteggiamento che per un’azienda significa scarsa possibilità di poter investire per ottenere una riconoscibilità adeguata, e meno tossica, del proprio marchio. Le aziende si sentono poco al sicuro e non si riconoscono con il nuovo corso dettato da Elon Musk.

    La fiducia dei marketer riguardo a X, storicamente bassa, è ulteriormente diminuita sotto la guida di Elon Musk. Si è passati dal 22% rilevato nel 2022, al 12% del 2024.

    Solo il 4% dei marketer interpellati dal rapporto crede che le pubblicità su X forniscano sicurezza del marchio.

    X sempre più in basso per i marketers

    Google si piazza al primo posto per sicurezza del marchio con il 39%.

    E rispetto a tutto questo, X si colloca al di fuori della top ten globale in termini di fiducia e percezione. Un dato che contrasta con TikTok, quello che è ormai l’editore pubblicitario più innovativo per il quinto anno consecutivo. E YouTube, ritenuto dai marketer il più affidabile.

    x pubblicità calo 2024

    Questo significa che il 2025 per X, e per Elon Musk, sarà un vero banco di prova. I fatti recenti come il divieto in Brasile, il calo del valore dell’aziende rilevato nuovamente da Fidelity e ora l’addio di Nick Pickles, vicepresidente degli affari globali di X preparano il campo ad un anno difficile. E comunque, da superare, c’è lo scoglio delle prossime elezioni presidenziali americane di novembre.

    Come noto, Elon Musk è a capo di una lista di personaggi a sostegno di Donald Trump, garantendogli più di 40 milioni di dollari al mese.

    E poi, lo stesso Musk è ormai impegnato a condividere contenuti chiaramente falsi, spesso realizzati con la sua IA, per deridere e offendere Kamala Harris, candidata alle elezioni novembre per il partito democratico. Ma è impegnato a condividere, oltre alla disinformazione, anche teorie di suprematismo, razzismo, di gender.

    Insomma, Elon Musk fa di tutto per fare in modo che le aziende investitrici si sentano a disagio e insicure su X. Ed è per questo che fuggono.

     

     

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