Categoria: Social Media

In questa categoria trovate articoli che riportano dati e ricerche sul mondo dei Social Media. Dal numero di utenti connessi, al tempo trascorso su ciascun social network

  • Musei Italiani, sempre più social ma la strada è ancora lunga

    Musei Italiani, sempre più social ma la strada è ancora lunga

    L’ultima ricerca dell’Osservatorio Innovazione Digitale nei Beni e Attività Culturali ci offre un quadro completo su come i Musei italiani abbracciano i social media, e il digitale in generale, per comunicare e migliorare i servizi. Il 52% è presente sui social media, ma i servizi sono ancora poco digitali.

    Prima di passare a vedere insieme l’ineterssante, nuova, ricerca dell’Osservatorio Innovazione Digitale nei Beni e Attività Culturali del Politecnico di Milano, che ha indagato su come i Musei italiani stanno approcciando ai social media e al digitale per comunicare e migliorare i propri servizi, è opportuno fare una utile premessa, che è questa. Tutti siamo a conoscenza di quanto il nostro sia un paese che possiede un patrimonio culturale di inestimabile valore che tutto il mondo ci invidia, e questo è un dato di fatto. In Italia esistono 4.976 musei, 1 ogni 12.000 abitanti, una ricchezza enorme che oggi può essere comunicata attraverso gli strumenti digitali, per attrarre nuovi visitatori ed emozionarli: uno su tre ha meno di 1000 visitatori l’anno e il 70% degli italiani non li visita. Ovviamente non basta solo questo, ma è necessario se si vuole che i Musei italiani siano all’altezza delle altra strutture mondiali. Un altro dato interessante, è che nessun museo appare tra i 10 più visitati al mondo.

    social media digitale musei italiani 2016

    Allora, cominciamo con vedere i risultati dell’analisi.

    Dal punto di vista dei servizi digitali adotatti dai Musei Italiani al primo posto troviamo il sito web, il 57% delle strutture museali ne possiede uno; il 41% utilizza i social media; il 25% utilizza la newsletter; il servizio di wi-fi è offerto dal 19% delle strutture e QR code, servizi di prossimità, catalogo accessibile online o visita virtuale del museo dal sito web hanno tutte un’adozione tra il 13 e il 14%. Da questi dati, dunque, si evince che ancora molto resta da fare.

    Ma andando più nel dettaglio, su un campione di 476 musei italiani, scopriamo che il 52% dei Musei italiani possiede un account sui social media e la maggiore presenza viene registrata su Facebook (51%); seguono Twitter (31%) e Instagram (15%).

    Musei italiani e il sito web

    Come abbiamo visto prima, il 57% dei Musei ha un sito web, ma dalla ricerca è emerso come non sempre esso sia costruito in modo da facilitare l’utente nell’interazione con i suoi contenuti. Partendo dalla home page, ad esempio, sono presenti delle chiare call to action (CtA) rispetto alla biglietteria online solo nel 21% dei casi e all’accesso ai profili social nel 51%.
    La traduzione in lingue straniere (principalmente l’inglese) è disponibile solo nel 54% dei casi e i contenuti solo nel 20% sono indirizzati a particolari categorie di utenti (famiglie, disabili, gruppi, etc.). I numeri sono ancora più piccoli quando si indaga la presenza di servizi più avanzati come la possibilità di acquistare online merchandising o materiale legato al museo (6% dei casi), effettuare donazioni (anche in questo caso 6% e per il 70% si tratta di musei privati) e crowdfunding (1%).

    musei italiani servizi digitali 2016

    Musei italiani e i Social Media

    Abbiamo visto prima che il 52% dei Musei italiani ha un account sui social media, ma la ricerca evidenzia come solo il 13% è presente su tutti e tre i social più diffusi (Facebook, Twitter e Instagram); mentre è interessante notare che il 10% dei musei che non hanno un sito internet è però attivo su Facebook. Dall’analisi dei messaggi postati, si nota che la maggior parte dei contenuti è di natura promozionale, riguarda la segnalazione di eventi o accoglienza (orari di apertura e promozioni sugli ingressi). Molto apprezzate sono, però, le rubriche in cui vengono proposte opere del museo o racconti di storie che ruotano intorno ad esse, ad esempio su particolari personaggi: solo chi offre contenuti di valore sulle opere esposte e sulle storie che ruotano attorno ad esse, infatti, riesce a creare engagement.

    I Musei italiani con il maggior numero di page like su Facebook sono i Musei Vaticani, seguiti dalla Reggia de La Venaria Reale e dal MAXXI al terzo posto. Su Twitter, il primo posto per numero di follower è stato conquistato dal profilo dei Musei in Comune di Roma, mentre il MAXXI si attesta al secondo posto e il Museo del Novecento, a Milano, conquista la medaglia di bronzo. Su Instagram, invece, la Peggy Guggenheim Collection di Venezia è l’ente più seguito, seguono il Triennale Design Museum di Milano e il MAXXI di Roma.

    musei italiani social media 2016

    I Musei italiani stanno quindi intraprendendo la strada delle nuove tecnologie, dell’innovazione, anche se siamo ancora lontani dal poter dire che il risultato sia buono. Qualcosa si muove, ma resta ancora molto da fare. Da non sottovalutare la nascita di startup che offrono opportunità ai Musei di poter innovare soprattutto dal punto di vista sei servizi che, come abbiamo visto, sono ancora molto indietro.

    Dal punto di vista della comunicazione, i Musei italiani dovrebbero usare i social media nel tentativo di trasmettere le emozioni che una visita riesce a sprigionare. Non limitarsi solo ad una comunicazione di tipo markettara, lo scopo è quello di emozionare il visitatore, riuscire a portare il visitatore a vivere un’esperienza più ampia e coinvolgente. Ecco come si dovrebbero usare i social media nei Musei.

    E voi che ne pensate?

    [la foto di copertina è di proprietà di @franzrusso, si prega di citare la fonte tutte le volte che l’immagine vine condivisa]

  • Facebook, non sarà più visibile se il post è stato modificato

    Facebook, non sarà più visibile se il post è stato modificato

    E mentre il CEO di Twitter, Jack Dorsey, ragiona sulla possibilità di modificare il tweet, Facebook, così come segnalato inizialmente da Mashable, da qualche giorno non rende più visibile l’etichetta “modificato”. In questo modo l’utente che legge non saprà mai, ad un primo sguardo, se il post è stato modificato e quale sia l’originale.

    Si discute molto, da tempo ma molto di più da qualche settimama a questa parte, della possibilità di modificare i contenuti che ogni giorno vengono postati sui social media. E se ne discute molto in relazione al tema delle notizie “false”, in relazione quindi a che tipo di notizia e contenuto viene condiviso e quanto esso sia effettivamente veritiero. Esiste poi l’atro tema, concreto, legato alla possibilità di correge un errore di battitura, un caso molto diffuso. Ma di fronte alla possibilità di poter correggere un refuso, molti sollevano perplessità proprio sul fatto che, dando la possibilità di modificare un contenuto, questo potrebbe addirittura assumere un altro significato, se non addirittura “falsificare” il contenuto originale. Ovviamente su questo tema il dibattito continua. Come continua in relazione al tweet di Jack Dorsey, CEO di Twitter, che qualche settimana fa aveva chiesto agli utenti quale fosse la funzionalità che vorrebbero vedere realizzata nel 2017. Richiesta che ha avuto come risposta quella di inserire la possibilità di modificare il tweet.

    facebook modifica post

    E, fatta questa doverosa premessa, mentre il dibattito continua, Mashable qualche giorno fa segnalava che l’etichetta che accompagnava un contenuto modificato su Facebook non era più visibile. Con questa modalità, l’utente che legge, ad un primo sguardo, non ha la percezione di trovarsi di fronte ad un contenuto originale, oppure di fronate ad un contenuto modificato. Per saperlo, si deve cliccare la freccia che compare in alto a destra sul post e scorre su “Visualizza cronologia modifiche“. In questo modo, non certo immediato per molti (diciamoci la verità), è possibile risalire alle modifiche del contenuto, ma non è più possibile vedere, come accadeva prima, la scritta “Elemento modificato”.

    facebook modifica post

    Un cambiamento di rotta importante, questo, che pone un problema di trasparenza. Ora, è vero che cambiare un errore di battitura non cambia nulla del significato originale, ma procedere ad una modifica più profonda rischia di cambiare il senso originale del contenuto.

    Stiamo parlando di una nuova modalità che non colpirà tutti quegli utenti che, pubblicando un post su Facebook, un attimo dopo la pubblicazione si sono resi conto di un piccolo errore. Ma provate a pensare cosa significhi questo per una celebrità, per un politico che prova a cambiare un contenuto perchè, ad esempio, molto contestato. Ad un primo sguardo non sarà facile per tutti comprendere che ci si trova di fronte ad un contenuto radicalmente modificato.

    Al momento, facebook non ha nè smentito e nè confermato questa modifica.

    E voi che ne pensate?

  • La pubblicità sui Social Media supererà quella sui giornali dal 2020

    La pubblicità sui Social Media supererà quella sui giornali dal 2020

    Un nuovo e interessante report dell’agenzia Zenith Optimedia evidenzia come la pubblicità sui social media supererà quella sui giornali, entro i prossimi 4 anni. La previsione è che entro il 2019 i due valori saranno molto simili, ma dal 2020 avverrà il sorpasso. Questo dovuto al crescere del fenomeno Mobile. Crescita a due cifre per pubblicità sui Video online.

    La raccolta pubblicitaria sui Social Media è un fenomeno in crescita, questo lo si sa. I Social Media sono ormai strumenti di comunicazione e condivisione molto frequentati, basti pensare al bacino di Facebook che si avvicina a grandi passi verso i 2 miliardi di utenti. Di conseguenza le aziende dimostrano, sempre più, intenzione di investire in advertising su queste piattaforme, con budget sempre crescenti. Un fenomeno che disegna uno scenario opposto per quanto riguarda i giornali e la carta stampata in generale, dove la raccolta pubblicitaria è in continuo calo. Direte voi, cose che già sono note ai più, vero. Ma oggi torniamo sul tema perchè un interessante (come sempre del resto) report dell’agenzia Zenith Optimedia prevede che presto la pubblicità sui Social Media, in termini di valore, sarà quasi uguale a quella raccolta sui giornali, e che presto ci sarà il sorpasso.

    social media mobile pubblicita advertising franzrusso it 2016

    Volendo entrare nel dettaglio, entro il 2019 la pubblicità sui Social Media toccherà il valore di 50,2 miliardi di dollari, mentre quella sui giornali sarà di 50,7 miliardi, solo mezzo miliardi di differenza. Di fronte a questi numeri, con il fenomeno crescente dell’advertising sui Social Media e con il conseguenza calo dell’advertising sui giornali, il sorpasso, secondo Zenith Optimedia, avverrà dal 2020. Un fenomeno che per i Social Media trova il suo traino sul Mobile. Ma l’agenzia prevede anche una grande crescita per l’advertising su Video online.

    A proposito di Video, la stessa Zenith Optimedia qualche mese fa aveva previsto che la pubblicità su Internet sarà del 28% entro il 2017 e che proprio il settore dei video online continuerà a crescere. La crescita parte da +33% registrato nel 2014, fino ad arrivare a +29% previsto nel 2017.

    In sostanza, l’incremento annuo previsto per l’advertising sui Video online sarà del 18% annuo, mentre quello sui Social Media sarà del 20% annuo. Nel dettaglio la spesa prevista per i Video online sarà di 35,4 miliardi di dollari entro il 2019, comunque pari a un quinto (18%) della spesa prevista per la TV.

    I Social Media sono ormai, per molti utenti, un luogo su cui informarsi, leggere notizie, oltre che condividere contenuti con i propri contatti. Sono quindi luoghi che acquisiscono un ruolo sempre più importante nella vista di ciascuno di noi. La crescente qualità dei dispositivi mobili, registrata negli ultimi anni, ha fatto si che le aziende potessero essere incentivate ad investire su queste piattaforme. Gli annunci pubblicitari sui Social Media si integrano meglio sul news feed, risultando più appetibili dei tradizionali banner ai quali eravamo abituati.

    Uno scenario che ci aspettavamo. E voi che ne pensate?

  • Twitter, ecco i messaggi di benvenuto e le risposte rapide per le aziende

    Twitter, ecco i messaggi di benvenuto e le risposte rapide per le aziende

    Twitter, nonostante le difficoltà degli ultimi mesi, continua a potenziare il servizio di DM in ottica di social caring. Per questo oggi annuncia l’introduzione dei messaggi di benvenuto e delle risposte rapide. Un modo per rendere ancora più immediato il rapporto tra azienda e cliente.

    Nonostante le difficoltà degli ultimi mesi, specialmente dopo quelle che hanno coinvolto l’azienda con una possibile acquisizione, Twitter continua ad operare e decide di rafforzare il servizio di DM in ottica di social caring, uno dei punti di forza della piattaforma. E infatti, oggi Twitter annuncia l’introduzione dei messaggi di benvenuto e delle risposte rapide, un modo per rendere ancora più diretto e immediato il rapporto con i clienti,  e per rendere ancora più efficace l’assistenza clienti sulla piattaforma.

    twitter risposte rapide messaggi benvenuto social carring frnazrusso-it

    I messaggi di benvenuto

    Per migliorare la relazione con i clienti e per garantire un primo approccio in ottica di assistenza, le aziende da oggi posso impostare dei messaggi di benvenuto. Un esempio è quello che si vede nel video che introduce la funzionalità, il cliente entra in contatto via DM con l’azienda e compare un messaggio del tipo che vediamo in basso: “Bevenuto @handle, grazie per averci contattato attraverso Twitter. Seleziona una delle opzioni in basso…”. Questo è un esempio di messaggio per fare in modo che il cliente abbia da subito la possibilità di entrare in contatto con l’azienda, senza dover attendere troppo tempo che qualcuno risponda, e prima che un agente possa intervenire. Il tipo di opzione che il cliente sceglierà sarà poi utile per l’azienda per comprendere come intervenire subito.

    twitter messaggio benvenuto risposta diretta

    Le risposte rapide

    Anche questo è una opzione che può aiutare il cliente a formulare meglio al propria richiesta e all’azienda l’occasione di seguire un flusso di risposte grazie alle possibilità offerte al cliente stesso. Mettendo insieme tutti i punti viene più facile individuare la risposta più efficace, e quindi più rapida. Al cliente viene presentato una lista di opzioni dalla quale scaturirà la risposta rapida. Avete presente quando usate un bancomat? Ecco, il servizio si presenta molto simile a quello.

    Come sapete, Facebook Messenger da qualche mese rende possibile l’invio di messaggi automatici, il servizio attraverso i bot, quindi una gestione delle richieste automatica. Ecco, quello che cerca di fare Twitter oggi, con l’introduzione di queste due nuove funzionalità, è quello di rendere il servizio una via di mezzo tra automatismo e intervento umano. Una considerazione che certamente darà modo a Twitter di porsi come piattaforma sempre più adatta all’attività di social caring.

  • Lo Spoiler sul Web o sui Social Media: un uso sempre negativo?

    Lo Spoiler sul Web o sui Social Media: un uso sempre negativo?

    Lo spoiler sul Web e sui Social Media è considerato decisamente negativo, perché la news è sacra e chi la conosce per primo “vince”. Studi universitari, tuttavia, rivelano che l’anticipazione delle notizie aumenta l’attenzione e la concentrazione.

    Il termine Spoiler si traduce generalmente in italiano come Anticipazione, ed è usato in qualsiasi contesto online e offline, dalla rivelazione della trama di un film o di un libro, a quella di un videogioco e, soprattutto, di una notizia o di un’informazione riguardo al lancio di nuovi prodotti o di eventi.
    Sul Web è frequentissimo sentirne parlare: post sui Social Media, forum, gruppi di Facebook e blog hanno ormai quasi tutti una Netiquette per evitare che chiunque scriva eviti lo spoiler o – nel caso lo dovesse fare – lo dichiari prima.
    Lo Spoiler sul Web e sui Social Network fa paura, si evita. 

    Perché la news è sacra, perché chi arriva per primo a scrivere di una notizia vince, perché nel mondo dell’overload di informazioni in cui viviamo se acconsentissimo anche anticipazioni varie finiremmo per non capire più nulla, per non sapere più quali sono le fonti originali e affidabili, e anche chi è il vero Influencer che ha la notizia pronta.
    Spoilerare non vale.
    E’ come rivelare chi è l’assassino a una persona che ha appena iniziato a guardare un thriller.
    Semplicemente, non si fa. E’ uno sgarbo, rovina la sorpresa, toglie il gusto stesso del film.
    Eppure siamo sicuri che lo Spoiler – dall’inglese “to spoil”: rovinare, guastare – rovini veramente un’esperienza o la circolazione e la condivisione di una notizia?

    spoiler

    Una ricerca condotta dall’Università della California a San Diego nel 2011, e durata ben cinque anni, dimostra che, al contrario di quanto sia il pensiero comune, anticipare il finale di una trama – film, serie tv, romanzo, fumetto – o rivelare prima del tempo una notizia non ne rovina affatto l’effetto.
    Anzi, addirittura, lo migliora.
    Nicholas Christenfeld, uno dei professori di psicologia che hanno guidato la ricerca, sostiene che gli spoiler, quelli che online e sui Social Network tutti odiano, non sono poi così nocivi: non cambiano l’apprezzamento della notizia e l’impatto che la notizia ha, nonostante venga meno il “fattore sorpresa”.
    A suo parere, il cervello umano ragionerebbe in modo opposto: avere qualche accenno agli elementi chiave di una novità arricchisce e potenzia la curiosità e migliora l’attenzione.
    Come se la notizia anticipata esaltasse quello che verrà raccontato o sperimentato successivamente.

    Christenfeld arriva a questa conclusione alla fine della ricerca, divulgata poi su Psychological Science.
    All’Università di San Diego sono state raggruppate alcune persone, e – all’interno di ciascun gruppo – a una sola persona è stata rivelata un’importante anticipazione.
    Il risultato è apparso il medesimo per ogni gruppo: l’individuo che non ha vissuto la suspense poiché sapeva già l’informazione chiave ha pienamente goduto dell’esperienza riportando, anzi, un livello maggiore di concentrazione.
    Si sviluppa, in altre parole, un fenomeno veramente significativo: sapere in anteprima la news è un po’ come aumentare la responsabilità e l’impegno.
    Si ascolta meglio, si impara di più, ci si addentra più approfonditamente nella conoscenza.

    E non è poi così strano, se si pensa a quante volte si è letto il proprio libro preferito o visto il film che ci appassiona di più.
    In altre parole, conoscere già la news – la trama o la fine di un film – permette al cervello umano di organizzare e attivare al meglio tutti i processi della memoria, riuscire a percepire e porre attenzione a particolari che normalmente verrebbero trascurati, assimilare meglio ogni nozione, godendo anche di più della conoscenza che si fa.
    Un processo, questo, molto simile al fenomeno della Fluenza Cognitiva, secondo cui una persona valuta sempre prima la difficoltà di compito. Si tratterebbe di una valutazione percepita, quindi soggettiva, ma indubbiamente se un’attività viene percepita come facile, viene anche associata a emozioni positive, favorevoli, disponibili ad un maggior coinvolgimento (Vaughn, 2010).

    Allora torniamo a chiederci: da dove nasce tutta questa paura degli spoiler?
    E viene naturale rispondere che il timore dipende proprio dai meccanismi insiti nella Comunicazione sul Web, dove la vera paura è quella di non riuscire a “stare dietro” a tutte le informazioni.
    Se le ricerche dimostrano che la mancanza del “fattore sorpresa” non è discriminante nella scrittura di un post o nell’uso dei Social Network, si conferma l’ipotesi che la negatività del concetto di Spoiler stia esattamente nella velocità e nel sovraccarico di informazioni che girano in Rete.
    La rivelazione anticipata di una news viene vissuta come un tradimento, perché può facilissimamente sfuggire anche al miglior blogger o esperto di Web.
    Quindi, semplicemente, viene bandita.
    Chi bandisce lo spoiler tacitamente ammette che ci sia qualcuno di più bravo e veloce di lui, nel lavoro in Rete.

    Ad essere discriminante, dunque, non è la rivelazione della news, ma il fattore temporale.
    E la paura dello Spoiler rivela lo stato di una situazione sociale, lavorativa ed emozionale in cui, oggi, la velocità della tecnologia ha ribaltato tutta la nostra concezione e percezione del tempo.
    Lo spoiler è un messaggio che arriva dal futuro, ma questo futuro è già qui.
    E non c’è più tempo.
    Rimane solo il tentativo inutile di negare l’evidenza, cercando di rallentare i processi temporali di cui ormai, oggi, è immersa tutta la nostra vita.

  • Snapchat, ecco come l’app del momento è usata in Italia [Infografica]

    Snapchat, ecco come l’app del momento è usata in Italia [Infografica]

    Snapchat è senza dubbio l’app del momento. Il fenomeno è in crescita anche nel nostro paese e grazie a questa infografica realizzata dai ragazzi del Master in Social Media e Digital PR dello IED scopriamo come gli utenti italiani la usano. Il 48% degli utenti sotto i 18 anni usa Snapchat tutti i giorni e sempre il 48% di essi lo usa come chat privata.

    Snapchat come più volte abbiamo detto è l’app del momento, anche nel nostro paese. Oltre 200 milioni a livello globale e sono già 150 milioni gli utenti attivi ogni giorno, più di quelli attivi su Twitter; 9 mila sono gli snap al secondo. Numeri che ci danno la dimensione di come questa applicazione si stia diffondendo sempre di più. In Italia l’app conta un numero di utenti che si aggira intorno ai 700 mila, un numero che, senza dubbio è destinato a crescere. E proprio in relazione al nostro paese cresce la curiosità di sapere come gli utenti italiani usano questa applicazione che ha fatto. Ebbene, curiosità esaudita perchè in aiuto arriva questa infografica realizzata dai ragazzi del Master in Social Media e Digital PR dello IED che, sulla base di circa 1.000 utenti, ha scoperto come gli italiani usano Snapchat. Vediamo insieme, allora, dati e, ovviamente, l’infografica.

    snapchat italia uso comportamento franzrusso.it 2016

    Snapachat, come la usano gli utenti italiani

    Come sappiamo, la base utenti di Snapchat è costituita per lo più da giovani e da giovanissimi, ossia al di sotto dei 18 anni. Secondo i dati raccolti da Giuliano Ambrosio, gli utenti in Italia sono 673 mila e il 60% sono uomini. Ora scopriamo che il 42,6% degli utenti italiani ha un’età inferiore ai 18 anni e che il 30,9% ha un’età tra i 18-24 anni. Ciò significa che il 73,5% degli utenti in Italia rientra nella fascia 16-24 anni. Il 48% sia della fascia inferiore ai 18 anni che quella compresa tra i 18-24 anni usa Snapchat ogni giorno: il 48% degli inferiori ai 18 anni lo usa come chat privata, mentre fa lo stesso uso 45% della fascia di età 18-24 anni.

    Notare, come si diceva qualche giorno fa, che sta cominciando ad aumentare anche la base utenti superiore ai 45 anni che usa Snapchat prevalentemente come chat privata (76%).

    Snapchat e brand, relazione in essere

    E chi seguono su Snapchat gli utenti italiani? Il 45% dice di seguire i propri amici, il 20% segue account VIP, il 19% segue i blogger, il 10% segue i brand e il 6% segue account media. E a proposito dei brand, una presenza che grazie ad alcune strategie in atto aumenterà certamente nei prossimi mesi, il 31% degli utenti italiani ha scoperto della loro presenza da altri social, il 22% dal passaparola. Il 29% degli utenti si aspetta che i brand presenti sull’app postino contenuti esclusivi, il 27% invece delle anteprime.

    E sempre in relazione ai brand, gli utenti entrerebbero in relazione con i brand prendendo parte ad una live story (26%), utilizzando le lenti (22%) e facendo screenshot (21%).

    Snapchat, perchè non la si scarica e perchè non si usa

    La ricerca dei ragazzi dello IED prende in considerazione anche il fatto che una parte degli utenti non abbia interesse nè a scaricare l’app e quindi a non utilizzarla. E qui vediamo qualche motivazione. Il 39% dice di non scaricarla perchè non interessa, ma il 35% degli intervistati dice di non conoscerla. Una parte di essi sostiene poi di non saperla usare (8%) e solo il 5% dice che non gli piace l’app.

    Per quel che riguarda le motivazioni per cui non usano l’app, più di un terzo degli utenti sostiene di non saperla usare (36%), il 21% sostiene che non interessa e il 18% lamenta che non ci sono i propri amici.

    Questo un po’ il quadro dell’utilizzo di Snapchat in Italia, un interessante lavoro che ci permette di conoscere coem gli utenti italiani stanno approcciando all’app del momento.

    E voi usate Snapchat? Raccontateci la vostra esperienza.

    snapchat italia infografica ied 2016

    [L’immagine di copertina è stata realizzata da @franzrusso, nel caso in cui il marchio la ritenesse inopportuna verrà immediatamente rimossa]

  • Microsoft entra nei social media comprando LinkedIn

    Microsoft entra nei social media comprando LinkedIn

    La notizia lascia sorpresi molti, Microsoft ha acquisito LinkedIn per 26,2 miliardi di dollari, il 65% in più del suo valore che si aggira intorno ai 16 miliardi di dollari. Microsoft promette che non cambierà il brand, nè la sua cultura e nè la sua indipendenza.

    Lo scenario dei Social Media, per sua stessa natura, è destinato sempre a regalare sorprese come quelle di oggi, anche se poi di sorpresa, fino ad un certo punto, nel caso specifico non si può parlare. Ma diciamo che ai più la notizia di oggi suona assolutamente come nuova. Ebbene, Microsoft, il colosso di Redmond, ha acquisito LinkedIn per 26,2 miliardi di dollari. Un’acquisizione importante portata avanti da Satya Nadella, CEO di Microsoft, che consente all’azienda tecnologica fondata da Bill Gates (insieme a Paul Allen) di entrare nel mondo dei social media, appunto.

    microsoft acquisisce linkedin franzrusso.it 2016

    LinkedIn, in seguito agli ultimi risultati finanziari che aveva evidenziato perdite per 8,4 milioni di dollari (Q4 2015), quando nello stesso periodo aveva realizzato utili per quasi 3 milioni di dollari. Tutto questo nonostante i ricavi totali ad inizio anno fossero aumentati del 35%. Microsoft paga l’acquisizione per l’equivalente di 196 dollari per azione, ossia 26,2 miliardi di dollari che corrisponde al 65% in più del valore attuale di LinkedIn che vale circa 16 miliardi di dollari.

    La domanda che sta circolando in quest ore è sicuramente quella “Perché Microsoft compra LinkedIn?”, anche se la domanda che ci si dovrebbe porre sarebbe: “Ma quale sarebbe il ritorno per LinkedIn nel farsi acquisire da un colosso come Microsoft?“. Questa domanda rende forse più chiara la situazione.

    LinkedIn in questo modo, con un partner così forte, può affrontare il crescere della concorrenza nel suo specifico settore con più serenità. Come sapete LinkedIn è il social “business” network per antonomasia, l’unica piattaforma che conta oltre 400 milioni di utenti “professionali”; quindi, stiamo parlando di una piattaforma non generalista. Anche se negli ultimi due o tre anni, per forse diversificare meglio la sua presenza e la sua funzione, ha finito per adottare misure tipiche di una piattaforma social media.

    fondatori microsoft acquisisce linkedin franzrusso.it 2016

    LinkedIn in questi anni ha saputo costruire un ecosistema validissimo, effettuando anche acquisizioni interessanti, basti pensare a Lynda.com, la piattaforma di e-learning e di video tutorial che fattura oltre 40 milioni di dollari. Interessante sarà vedere come Microsoft intenderà implementare anche questa piattaforma nella nuova strategia di rilancio di LinkedIn.

    Satya Nadella fa sapere che indipendenza di LinkedIn non verrà snaturata, così come il suo brand.

    Insieme saremo in grado di accelerare la crescita di LinkedIn, e insieme di Microsoft Office 365 e Dynamics“.

    LinkedIn/MSFT deal by TechCrunch

    Per Microsoft l’acquisizione di una piattaforma come LinkedIn sarà l’occasione per fare crescere i suoi nuovi prodotti e servizi, e per raggiungere questo obiettivo si serve di una piattaforma che conta oltre 430 milioni di utenti complessi, anche se poi solo un quarto la usa attivamente, ossia 105 milioni di utenti. Il 60% del traffico su LinkedIn arriva da mobile. In Italia LinkedIn conta 9 milioni di utenti e 140 mila sono le aziende registrate; l’utilizzo da mobile è del 54%.

    Questa di oggi va ad inserirsi tra le più alte acquisizioni nel settore tech, scalzando tra le prime posizioni Facebook con l’acquisizione di WhatsApp, operazione che valse circa 20 miliardi di dollari.

    Vedremo nelle prossime settimane e nei prossimi mesi quale sarà la nuova strategia che Microsoft adotterà per LinkedIn. Intanto ci piacerebbe molto sapere cosa ne pensate voi. Raccontateci le vostre impressioni.

    #Update

    E a quanto pare l’acquisizione sembra giovare al titolo LinkedIn a Wall Street: +46,8% e oltre 192 dollari per azione

    linkedin microsoft wall street

  • LinkedIn in Italia: 9 milioni gli iscritti totali e 140 mila le aziende

    LinkedIn in Italia: 9 milioni gli iscritti totali e 140 mila le aziende

    LinkedIn, il social business network più usato per le relazioni professionali, in Italia conta 9 milioni di utenti. I dati sono stati diffusi ieri al ConnectIn. Le aziende italiane sulla piattaforma sono più di 140 mila, più di 17 mila le offerte di lavoro al mese, più di 2.500 i post pubblicati al giorno. Ma quanti sono gli utenti attivi?

    LinkedIn, il social business network per antonomasia, quello mirato per le relazioni professionali e per i professionisti, negli ultimi due anni ha subito qualche trasformazione. Come sappiamo, ha orientato, in maniera sempre più marcata, verso la caratteristica “media”, quella che mancava, con l’obiettivo di estendere la sua base utenti contando sul fatto che i contenuti possano diventare strumento di interazione. E questo è un dato di fatto, da verificare se è veramente così. Intanto sappiamo che ad oggi in Italia, secondo i dati diffusi ieri al ConnectIn, gli utenti sono 9 milioni, un numero considerevole che posizionerebbe la piattaforma co-fondata da Reid Hoffman, e guidata da Jeff Weiner in qualità di CEO, tra le piattaforme più seguite in Italia.

    linkedin utenti italia 2016

    Il dato però non considera in realtà gli utenti attivi ma gli utenti complessivi, gli iscritti totali. Al momento quindi non sappiamo quanti siamo in realtà quelli attivi, non ci sono altri dati alla mano. Ma possiamo dedurli riferendoci al coefficiente di utilizzo attivo della piattaforma rilevato ad ottobre del 2015, e cioè che solo il 25% degli utenti utilizza attivamente la piattaforma. Facendo due conti sulla base dei 9 milioni di iscritti italiani (1 milione negli ultimi 12 mesi), viene fuori che gli utenti attivi sarebbero (condizionale d’obbligo) 2.250.000. Quindi molto meno della base totale. Un dato che se fosse confermato non sarebbe neanche male.

    Altri dati interessanti, sempre diffusi ieri nella conferenza di Milano:

    • il numero delle aziende italiane presenti sulla piattaforma che sono più di 140 mila;
    • più di 17 mila le offerte di lavoro pubblicate ogni mese;
    • oltre 200 le università;
    • l’utilizzo dell’app da mobile passa dal 3% al 54% attuale;
    • più di 2.500 sono i post pubblicati al giorno.

    linkedin utenti 2016

    A livello globale gli utenti ad oggi sono 433 milioni; oltre 8 milioni le aziende; 6 milioni le offerte di lavoro. Qui sopra una grafica realizzata da Statista che illustra l’evoluzione, in relazione al numero degli utenti complessivi, dal Q1 del 2009, quando erano 37 milioni, al Q1 2016, quando sono, appunto 433 milioni.

    Un consiglio che viene dato dal country manager Italia, Marcello Albergoni, è che la foto associata al curriculum vitae “aumenta di 14 volte le possibilità”. Già, perchè sono ancora tanti quelli che non hanno una foto sul proprio profilo.

  • Twitter presenta Connetti, lo strumento che indica chi seguire

    Twitter presenta Connetti, lo strumento che indica chi seguire

    Twitter, perseguendo l’obiettivo di rendere sempre più usabile l’app, presenta oggi un nuovo strumento che va in questa direzione. Si chiama “Connetti”, una scheda che in un solo colpo d’occhio rende più facile all’utente la scelta su chi seguire, in base agli utenti che già si seguono, in base all’attività e anche in base al luogo.

    Twitter negli ultimi mesi sta portando avanti il suo tentativo di rendere l’app più usabile per tutti, e anche più funzionale. Uno sforzo fin qui riuscito e lo si è visto anche nella lieve crescita degli utenti, oggi 310 milioni, 5 milioni in più rispetto all’ultimo quarter del 2015.

    La nuova funzionalità che Twitter presenta oggi si chiama “Connetti”, una funzionalità che renderà più facile la ricerca e la scelta di chi seguire, scelta certamente non agevole prima. E se è vero, come è vero, che Twitter è uno strumento di relazione, allora “Connetti” può rivelarsi un utile strumento.

    twitter connetti mobile

    Una volta che avete effettuato l’accesso, da mobile, sull’app di Twitter noterete la notifica “Ti presentiamo Connetti”, l’icona con l’omino e il segno più. Una volta che avete cliccato sull’icona, accedete direttamente alla scheda che metterà un po’ d’ordine e vi darà una grande mano. In alto avere subito gli utenti di tendenza, nell’esempio non poteva che essere l’account del Leicester, la squadra allenata da Claudio Ranieri, fresca campione della Premier League. Gli account di tendenza sono presentati in scorrimento.twitter connetti scheda 2

    In basso cominciamo a vedere il “Trova amici” e gli account consigliati con la voce “Dal momento che segui“. Scorrendo la scheda troviamo la voce “Persone che potresti conoscere” dove sono consigliati in scorrimento una serie di account. Sempre scorrendo, troviamo “Basato sulla tua attività”, una serie di account consigliati rispetto all’attività che fate si Twitter, utile per molti. Scorrendo ancora troviamo “Dal momento che segui“, trovate indicati alcuni account che seguite e, in base a questi, alcuni consigliati, quindi per interesse. Sempre scorrendo, più in basso, trovate anche “Popolari vicino a te“, una serie di account consigliati stavolta in basa alla vicinanza con il vostro luogo, quindi da dove twittatte. Chiude la scheda “Account da Twitter“, gli account di Twitter utili da conoscere.

    twitter connetti scheda

    Inoltre con Connetti sarà più semplice rimanere in contatto con gli amici e la famiglia, grazie alla possibilità di sincronizzare automaticamente la tua rubrica. E se qualcuno tra i vostri contatti si unisce a Twitter, riceverete una notifica così da poterli seguire subito.

    Twitter, come spesso abbiamo sottolineato, ha la necessità di rendere la piattaforma più facile da usare per tutti e anche l’introduzione di una funzionalità come questa può essere utile. Gli utenti sono più portati adesso a seguire altri utenti, in base alle caratteristiche che abbiamo appena elencato, e di conseguenza la timeline potrà essere più interessante. Tutto questo si traduce quindi non solo in facilità di utilizzo, ma anche in maggiore coinvolgimento degli utenti.

    Per visualizzare la nuova funzionalità “Connetti”, rilasciata da oggi, è utile aggiornare la propria app per iOS e Android.

  • Facebook è ad oggi un Ecosistema e crescerà ancora

    Facebook è ad oggi un Ecosistema e crescerà ancora

    In occasione dell’annuale conferenza per gli sviluppatori di Facebook, F8 2016, il fondatore e CEO Mark Zuckerberg ha tracciato la roadmap per i prossimi dieci anni. Facebook oggi non è più “solo” un social network, è un Ecosistema. E crescerà ancora puntando alla realtà virtuale e all’intelligenza artificiale.

    Quella di ieri è stata sicuramente una delle più attese, ma soprattutto una delle più interessanti, conferenze per gli sviluppatori di Facebook, F8, degli ultimi anni. In occasione appunto della F8 2016, Mark Zuckerberg, fondatore e CEO del social network, oggi un’azienda quotata in borsa e tra le più importanti aziende in termini valore (oltre 300 miliardi di dollari), ha tracciato la roadmap per i prossimi dieci anni. Un piano di sviluppo che rivela a chiare lettere gran parte di azioni che già si conoscevano, ma che trovano un altro significato presentate come traccia per i prossimi anni a venire.

    facebook ecosistema

    La prima cosa, il primo concetto che appare ormai chiaro a tutti, ma che Zuckerberg ha, giustamente tenuto a sottolineare, è che Facebook è un Ecosistema, il complesso più grande dentro al quale esistono e si formano realtà più o meno grandi, ma tutte all’interno dello stesso contenitore. Facebook dunque non è più “solo e soltanto” un social network, ma è molto di più. E le dimensioni di questo ecosistema che continuerà a svilupparsi le ha tracciate ieri proprio il suo fondatore, perseguendo l’obiettivo di connetter tutti nel mondo e aggiungendo anche la possibilità di condividere qualsiasi cosa con tutti. Questi due concetti sono alla base del prossimo sviluppo dell’Ecosistema Facebook.

    [Qui trovate un resoconto completo di tutte le novità presentate ieri]

    E lo sviluppo passa attraverso delle fasi già prestabilite che spiegano molte delle novità lanciate in queste ultime settimane. Quindi consolidamento dei prodotti come WhastApp e Messenger che insieme veicolano 60 miliardi di messaggi al giorno, il triplo degli SMS.

    Puntare sui Video, cosa che abbiamo già sottolineato in queste settimane come contenuto, che sarà aperto anche alle API, che dovrà fare da traino per i prossimi 5 anni.

    Lo sviluppo passa anche attraverso la Search, forse ancora poco considerato, ma obiettivo di Facebook è competere in questo ambito anche con Google, fino il motore di ricerca per eccellenza.

    L’Ecosistema Facebook farà perno anche su questo elemento per fare in modo che tutta l’esperienza dell’utente rimanga all’interno del social network, ma che arrivi anche verso il social network.

    Interessante il pulsante Save che permetterà di salvare qualsiasi contenuto per poi fruirne su Facebook. La piattaforma che punta a contenere qualsiasi tipo di esperienza.

    facebook ecosistema save tasto

    Per non parlare di Messenger che avevamo definito di recente piattaforma di utilità, per via dei tanto strumenti attivati dalla piattaforma, che verrà potenziata con l’intelligenza artificiale.

    Ieri è stato annunciato infatti la disponibilità di attivare chatbot su Messenger, una possibilità che va nella direzione di rendere sempre più immediata la relazione tra utente e azienda.

    Ma lo sviluppo trova il suo core entro i 10 anni quando sarà a pieno regime il disegno che ha in mente Zuckerberg, ossia quello della realtà virtuale. La possibilità di condividere “esperienze social”, come ha detto ieri Zuckerberg, da qualsiasi luogo ci troviamo.

    È questo il prossimo futuro di Facebook. E sorge spontanea una considerazione da fare, dal punto di vista del business. È opportuno che le aziende comincino a rendersi conto di questo cambiamento, di questo sviluppo. Se proprio non strettamente legato a Facebook, è bene cominciare a prendere dimestichezza con questo tipo di novità perchè il futuro è già arrivato ed è altrove, non certamente solo nell’utilizzo della mail.

    E voi che ne pensate?

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