Categoria: Tech and Business

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  • Accenture si estende verso l’aerospazio con l’area IPS di SIPAL

    Accenture si estende verso l’aerospazio con l’area IPS di SIPAL

    Accenture annuncia l’intenzione di acquisire l’area Integrated Product Support di SIPAL, potenziando la propria presenza nei settori strategici della difesa e dell’aerospazio in Italia e in Europa.

    Accenture ha annunciato l’intenzione di acquisire dell’area Integrated Product Support (IPS) di SIPAL, una mossa che conferma e rafforza la strategia industriale del gruppo nei settori dell’aerospazio e della difesa, in Italia e in Europa.

    L’operazione, che coinvolge circa 250 professionisti con sede principale a Torino e sedi operative in tutta Italia, rappresenta un tassello chiave nella costruzione di un polo di eccellenza ingegneristica a supporto della trasformazione tecnologica dell’industria militare e aerospaziale.

    L’area IPS di SIPAL è specializzata in attività complesse lungo l’intero ciclo di vita dei prodotti: dalla gestione tecnica alla manutenzione, fino alla formazione e alla produzione.

    Un insieme di competenze che oggi confluisce all’interno di Industry X, la business unit di Accenture dedicata alla trasformazione dell’ingegneria e delle infrastrutture, alimentata da tecnologie digitali, intelligenza artificiale e automazione.

    Accenture si estende verso l'aerospazio con l’area IPS di SIPAL
    Accenture si estende verso l’aerospazio con l’area IPS di SIPAL

    Un’acquisizione strategica per Accenture

    L’operazione va ben oltre il semplice ampliamento delle competenze: rappresenta un consolidamento della presenza di Accenture nei settori strategici per la sovranità tecnologica europea.

    Integrando le capacità di IPS, Accenture potenzia la propria offerta in ambiti ad alto valore aggiunto come i sistemi software-defined, le aerostrutture, i veicoli militari e le piattaforme navali.

    Si tratta di un rafforzamento concreto delle capacità progettuali, operative e di supporto tecnico nei confronti di grandi programmi nazionali ed europei, in un contesto geopolitico che richiede maggiore autonomia tecnologica e resilienza industriale.

    Come ha sottolineato Teodoro Lio, Amministratore Delegato di Accenture Italia, “l’espansione con nuove competenze specialistiche in ingegneria della difesa, combinate con la nostra intimità con le tecnologie, l’intelligenza artificiale e i dati, dà vita a una realtà unica a disposizione della trasformazione delle industrie del settore”.

    Sviluppo industriale e continuità occupazionale

    La scelta di SIPAL di cedere l’area IPS ad Accenture va letta anche come una valorizzazione del know-how italiano in un contesto globale. Come dichiarato da Ignazio Dogliani, CEO di SIPAL, l’operazione apre a nuove opportunità di crescita per il team IPS e garantisce continuità in termini occupazionali, potenziando al tempo stesso la proiezione internazionale delle competenze maturate nel nostro Paese.

    Continua la crescita di Accenture in Italia

    L’acquisizione si inserisce in una traiettoria ormai chiara: dal 2023, Accenture ha completato in Italia sei operazioni strategiche, abbracciando ambiti che vanno dall’intelligenza artificiale (Ammagamma) alle reti 5G (Fibermind), fino alla Pubblica Amministrazione e alla giustizia digitale.

    L’ingresso dell’area IPS di SIPAL consolida ulteriormente questa strategia, posizionando l’azienda come un attore determinante nel futuro industriale e tecnologico italiano.

    Non sono stati divulgati i dettagli economici dell’operazione, che resta soggetta alle consuete condizioni di chiusura.

    In un momento in cui l’Europa punta alla costruzione di una maggiore autonomia tecnologica e industriale, operazioni come questa segnalano il ruolo crescente di Accenture come abilitatore di innovazione nei settori strategici. Un’azienda globale che investe nel talento locale per costruire infrastrutture tecnologiche a prova di futuro.

     

  • Nuova etichetta energetica per smartphone e tablet

    Nuova etichetta energetica per smartphone e tablet

    L’UE introduce dal 20 giugno 2025 un’etichetta energetica per smartphone e tablet. Informazioni su efficienza, durata, riparabilità e resistenza utili per acquisti più consapevoli.

    Dal prossimo 20 giugno 2025, in tutta l’Unione Europea entrerà in vigore una nuova etichetta energetica dedicata a smartphone e tablet.

    Si tratta di una novità importante che avvicina i dispositivi mobili agli standard già adottati da tempo per gli elettrodomestici, introducendo criteri chiari su efficienza energetica, durata della batteria, riparabilità e resistenza.

    Una misura attesa, per la verità, che punta a promuovere scelte di acquisto più consapevoli e a favorire la sostenibilità nell’uso quotidiano della tecnologia.

    Vediamo insieme di cosa si tratta.

    Etichetta energetica anche per i dispositivi mobili

    L’adozione di una etichetta energetica nasce da una precisa esigenza, vale a dire quella rendere più trasparente per i consumatori la qualità dei dispositivi mobili dal punto di vista energetico e ambientale.

    Fino ad oggi, smartphone e tablet venivano valutati principalmente in base alle loro caratteristiche prestazionali, come velocità, memoria, fotocamere, mentre elementi come la durata della batteria, la possibilità di riparazione o la resistenza fisica passavano in secondo piano.

    Nuova etichetta energetica per smartphone e tablet
    Nuova etichetta energetica per smartphone e tablet

    Etichetta energetica, quali i dispositivi mobili

    Con la nuova etichetta, invece, saranno questi aspetti a essere messi in evidenza, permettendo agli utenti di compiere scelte più informate.

    La nuova normativa riguarda smartphone, tablet e telefoni cordless con schermo fino a 17,4 pollici. Sono esclusi i dispositivi con schermi flessibili e i tablet basati su Windows, che saranno oggetto di regolamentazioni specifiche future.

    Cosa indica la nuova etichetta energetica

    Proprio come per frigoriferi o lavatrici, l’etichetta mostrerà una classe di efficienza energetica che va dalla A (massima efficienza) alla G (minima efficienza). Ma ci sarà molto di più.

    Le informazioni riportate comprenderanno:

    • autonomia della batteria, indicata in ore e minuti per ciascun ciclo di carica completo;

    • durata della batteria nel tempo, ovvero quanti cicli completi il dispositivo può sostenere mantenendo almeno l’80% della capacità iniziale;

    • indice di riparabilità, che valuta quanto sia facile riparare il dispositivo;

    • resistenza a cadute, testata su urti accidentali;

    • protezione da polvere e acqua, specificata tramite l’indice di protezione IP;

    • QR code, che rimanderà a una scheda più dettagliata nel registro europeo EPREL.

    Oltre all’etichetta, i produttori dovranno rispettare nuovi criteri di progettazione ecocompatibile, tra cui garantire batterie più durevoli, assicurare la disponibilità di pezzi di ricambio e rendere accessibili gli aggiornamenti software per almeno cinque anni dalla fine della vendita del modello.


     

     

     

     

    smartphone nuova etichetta energetica
    Smartphone nuova etichetta energetica
    1. Scala delle classi di efficienza energetica da A a G.
    2. La classe di efficienza energetica di questo prodotto.
    3. Durata della batteria per ciclo, in ore e minuti per ogni carica completa.
    4. Classe di affidabilità in caduta libera ripetuta.
    5. Durata della batteria in cicli.
    6. Classe di riparabilità.
    7. Grado di protezione dall’ingresso di acqua.

    Quando entrerà in vigore

    La nuova etichettatura sarà obbligatoria a partire dal 20 giugno 2025.

    Da quel momento, tutti i dispositivi immessi sul mercato europeo dovranno riportare la nuova etichetta, pena l’impossibilità di essere venduti legalmente nei paesi membri.

    Un cambiamento che riguarda non solo i grandi produttori, ma l’intero mercato dei dispositivi mobili.

    Perché è stata introdotta

    Alla base della decisione c’è un obiettivo chiaro: promuovere la sostenibilità e favorire l’economia circolare.

    Ormai lo sappiamo bene, gli smartphone e i tablet sono diventati oggetti di uso quotidiano. Ma la loro produzione, il loro consumo e il loro smaltimento generano un impatto ambientale significativo.

    Secondo la Commissione Europea, rendere i dispositivi più efficienti, durevoli e riparabili può ridurre sensibilmente l’impronta ecologica, oltre a contenere la produzione di rifiuti elettronici.

    Fornire informazioni trasparenti significa anche ridurre l’obsolescenza programmata. E incentivare i consumatori a considerare la longevità come un fattore decisivo, non solo le caratteristiche più appariscenti.

    Cosa cambia per i consumatori

    Per i consumatori la nuova etichetta rappresenterà uno strumento in più per valutare meglio la qualità del prodotto, andando oltre le sole specifiche tecniche.

    Scegliere uno smartphone o un tablet non sarà più solo questione di fotocamere migliori o schermi più luminosi. Dal 20 giugno in poi si potrà capire anche quanto durerà la batteria nel tempo, quanto sarà facile ripararlo in caso di guasto e quanto resisterà agli imprevisti della vita quotidiana.

    Inoltre, avere informazioni più chiare potrà anche aiutare a risparmiare. Infatti, un dispositivo più efficiente e duraturo richiede meno sostituzioni e meno spese nel tempo.

    Etichetta energetica dispositivi mobili, svolta culturale 

    L’introduzione della nuova etichetta energetica per smartphone e tablet è molto più di una questione di trasparenza commerciale. Potrebbe essere davvero una svolta culturale.

    Siamo di fronte ad un cambiamento di paradigma nell’approccio alla tecnologia, orientato non solo all’innovazione ma anche alla responsabilità ambientale e sociale.

    Dal 2025, ogni scelta tecnologica avrà un peso ancora più concreto sulle nostre abitudini e sull’ambiente che ci circonda.

    Una trasformazione apparentemente poco incisiva, ma che promette di cambiare il modo in cui valutiamo i dispositivi che ci accompagnano ogni giorno.

    [L’immagine di copertina è stata creata da Franz Russo utilizzando il modello di intelligenza artificiale generativa Chatgpt-4o]


  • Un pesante blackout ha colpito la Spagna e il Portogallo

    Un pesante blackout ha colpito la Spagna e il Portogallo

    Un pesante blackout ha colpito in modo particolare la Spagna e il Portogallo, in misura minore il sud della Francia. Pesanti disagi ai servizi digitali e alle infrastrutture. Adesso si cerca di scoprire le cause tra guasto o attacco cyber. Intanto sarebbe meglio investire su infrastrutture resilienti.

    Nella giornata di oggi, 28 aprile 2025, un blackout di grandi proporzioni straordinarie a colpito la Spagna, il Portogallo e in misura minore il sud della Francia, lasciando milioni di cittadini senza elettricità e generando disservizi estesi, soprattutto nell’ambito dei servizi digitali e delle infrastrutture critiche.

    Cosa è successo

    Secondo quanto riportato da Red Eléctrica Española, intorno alle 12:30 ora locale, la rete elettrica spagnola ha subito una brusca oscillazione di potenza, causando un crollo della domanda da oltre 25.000 MW a circa 12.400 MW nel giro di pochi minuti.

    Il blackout ha interessato l’intera Spagna continentale, il Portogallo e alcune regioni del sud della Francia come l’Occitania.

    Il blackout ha avuto un impatto immediato sulla Rete e sulle telecomunicazioni. In molte aree spagnole e portoghesi la rete mobile è andata completamente offline, rendendo impossibili sia le chiamate vocali sia il traffico dati.

    Le connessioni fisse hanno subito blackout o forti rallentamenti, con pesanti ripercussioni su attività commerciali, media, e servizi online essenziali.

    Un pesante blackout ha colpito la Spagna e il Portogallo
    Un pesante blackout ha colpito la Spagna e il Portogallo

    In tilt anche i sistemi di pagamenti

    Anche i sistemi di pagamento elettronico, bancomat e POS sono andati in tilt, obbligando molti esercizi commerciali ad accettare esclusivamente pagamenti in contanti.

    Il blackout ha paralizzato i trasporti pubblici. Metropolitane evacuate a Madrid, Barcellona e Valencia; treni bloccati su tutta la rete ferroviaria; traffico cittadino in tilt per semafori fuori uso.

    Negli aeroporti di Madrid-Barajas e Lisbona si sono registrati ritardi e cancellazioni di voli, con operazioni ridotte all’essenziale grazie ai generatori di emergenza.

    Gli ospedali, sebbene equipaggiati con generatori, hanno dovuto sospendere interventi non urgenti e concentrarsi sui servizi di emergenza.

    Ipotesi sulle cause: guasto o attacco informatico?

    Le autorità spagnole e portoghesi stanno ancora indagando.

    L’ipotesi prevalente riguarda un guasto tecnico, ma non si esclude un possibile attacco informatico.

    Alcuni gruppi hacktivisti come NoName e DarkStorm hanno rivendicato l’evento, ma al momento non esistono prove concrete a sostegno di questa rivendicazione.

    Cosa accade ai servizi web e all’infrastruttura digitale durante un blackout

    In eventi di blackout prolungato, i servizi digitali si bloccano a cascata. I data center possono resistere solo per un tempo limitato grazie ai sistemi UPS e ai generatori.

    In ogni caso, le reti di telecomunicazione dipendono fortemente dalla disponibilità costante di energia. Quando la rete primaria cede, anche le torri cellulari, le centrali dati e i nodi di rete si spengono progressivamente.

    A questo si aggiungono i problemi alla catena logistica del digitale: senza elettricità, è impossibile mantenere operativi servizi cloud, streaming, e-commerce e infrastrutture pubbliche digitalizzate.

    Come agire per ridurre i disagi

    Affrontare blackout estesi richiede una strategia articolata:

    • Ridondanza energetica: garantire una rete distribuita di generatori e sistemi UPS non solo nei data center, ma anche nei nodi di rete più periferici.
    • Piani di disaster recovery: le aziende e le istituzioni devono disporre di protocolli chiari per la gestione delle emergenze digitali.
    • Cybersecurity avanzata: proteggere gli impianti critici da attacchi informatici è fondamentale per ridurre i rischi di blackout indotti.
    • Formazione e cultura della resilienza: formare operatori e cittadini su come reagire efficacemente in caso di blackout.

    Il blackout di oggi, in Spagna, Portogallo e Francia, rappresenta una drammatica conferma della fragilità delle nostre infrastrutture digitali.

    Una fragilità che richiede un ripensamento serio delle strategie di resilienza energetica e digitale, in un contesto sempre più interconnesso e vulnerabile.

  • Elon Musk riduce il suo ruolo al DOGE mentre Tesla crolla

    Elon Musk riduce il suo ruolo al DOGE mentre Tesla crolla

    Musk prevede di ridurre il suo ruolo al DOGE per Tesla, e ora i profitti crollano (-71%). Con l’appoggio di Trump non molla. La realtà rischia di frenare i suoi sogni marziani.

    Elon Musk ha annunciato che ridurrà il suo impegno nel Dipartimento per l’Efficienza Governativa (DOGE), l’ente voluto da Donald Trump per snellire la burocrazia statunitense.

    Il suo intento è tornare a concentrarsi su Tesla e le sue altre aziende. La notizia, riportata da Reuters e Politico, arriva in un momento critico per il colosso delle auto elettriche, che ha registrato un crollo dell’utile netto del 71% nel primo trimestre del 2025.

    Dietro questi numeri si nasconde anche il peso delle scelte e dell’atteggiamento di Musk, sempre più al centro di polemiche per le sue prese di posizione politiche e il suo uso, a volte spregiudicato, della sua piattaforma X.

    Val la pena analizzare i fatti e capire cosa sta succedendo.

    Musk, il passo indietro dal dipartimento DOGE

    Durante una conference call con gli investitori di Tesla, Musk ha dichiarato che il suo lavoro al DOGE è “quasi completato” e che, a partire da maggio 2025, dedicherà solo uno o due giorni a settimana all’ente governativo, tornando a focalizzarsi su Tesla, SpaceX e X.

    Secondo Reuters, Musk ha sottolineato che il suo ruolo di “dipendente governativo speciale” scadrà a fine maggio, dopo i 130 giorni previsti dal suo incarico.

    La decisione non sorprende: il DOGE, guidato da Musk e dall’imprenditore Vivek Ramaswamy, ha già implementato riforme radicali, con tagli per oltre 140 miliardi di dollari, anche se alcune stime sono controverse.

    Già negli ultimi giorni, Politico aveva riportato indiscrezioni secondo cui Trump era pronto a ridimensionare il ruolo di Musk, più orientato a diventare un consigliere informale.

    La Casa Bianca e Musk avevano smentito un’uscita immediata, ma le pressioni degli investitori di Tesla, preoccupati per il calo delle vendite (-13% nel primo trimestre), sembrano aver spinto Musk a fare un passo indietro. “Tesla ha bisogno di me ora più che mai”, ha detto Musk, come riportato da Bloomberg.

    Elon Musk riduce il suo ruolo al DOGE mentre Tesla crolla
    Elon Musk riduce il suo ruolo al DOGE mentre Tesla crolla

    Musk e il crollo dei profitti di Tesla, i numeri

    Nel frattempo, i numeri parlano chiaro e non sono incoraggianti.

    Tesla ha chiuso il primo trimestre del 2025 con un utile netto di 409 milioni di dollari, in calo del 71% rispetto agli 1,4 miliardi dello stesso periodo del 2024. I ricavi sono scesi del 9%, attestandosi a 19,3 miliardi di dollari.

    Sempre secondo Reuters, il calo è dovuto a una combinazione di fattori: una domanda globale più debole per i veicoli elettrici, tagli aggressivi ai prezzi per stimolare le vendite e un aumento delle spese operative per progetti di intelligenza artificiale e robotica, come il robot Optimus e la guida autonoma.

    La concorrenza, con rivali come il cinese BYD in forte ascesa, ha fatto il resto.

    Gli investitori non hanno nascosto la loro preoccupazione. Durante la conference call, Musk è stato messo sotto pressione per la sua gestione frammentata, con il tempo diviso tra DOGE, X e SpaceX. “Tesla sta pagando il prezzo della distrazione di Elon”, ha commentato un analista citato da Bloomberg.

    Musk e il suo atteggiamento sempre più polarizzante

    L’immagine di Musk, sempre più polarizzante, potrebbe aver contribuito a generare questo momento difficile per Tesla.

    Negli ultimi mesi, come ben sappiamo, il CEO ha fatto parlare di sé non solo per le sue imprese imprenditoriali, ma per una serie di comportamenti e dichiarazioni che hanno sollevato critiche in tutto il mondo.

    Il caso più eclatante risale al 20 gennaio 2025, durante l’insediamento di Trump, quando Musk ha compiuto un gesto, braccio teso dopo essersi battuto il petto, interpretato da molti come un saluto fascista o nazista.

    Media come Times of Israel hanno riportato le reazioni indignate, mentre l’Anti-Defamation League ha definito il gesto “maldestro” ma non intenzionalmente nazista. Musk, su X, ha respinto le accuse, parlando di “trucchi sporchi” e spiegando che voleva solo “dare il cuore al pubblico”. Eppure, il gesto è stato celebrato da gruppi estremisti come Blood Tribe, alimentando le polemiche.

    Non solo. Musk ha apertamente appoggiato partiti di estrema destra, come Alternative für Deutschland (AfD) in Germania, definendolo “l’ultima speranza” per il Paese in un editoriale su Welt am Sonntag.

    Durante una diretta su X con la leader di AfD Alice Weidel, non ha contraddetto teorie revisioniste su Hitler, suscitando ulteriori critiche. La sua gestione di X, trasformata in un megafono per idee di destra e teorie controverse, ha alienato utenti e istituzioni.

    Per citarne qualcuno, la vicepremier spagnola Yolanda Díaz, ad esempio, ha abbandonato la piattaforma in segno di protesta, mentre la Commissione Europea ha messo sotto osservazione X per possibili violazioni del Digital Services Act.

    Questi episodi hanno avuto un impatto sulla percezione anche di Tesla. Come riportato da Reuters, il brand è fortemente associato alla figura di Musk, e le accuse di antisemitismo (come la condivisione di teorie cospirative su George Soros nel 2023) e il flirt con l’estrema destra hanno allontanato consumatori e investitori sensibili a questi temi.

    Il comportamento di Musk sta diventando un rischio per Tesla“, ha dichiarato un analista di Wedbush Securities a Bloomberg. La fiducia nel marchio ne ha risentito, soprattutto in mercati chiave come l’Europa, dove le polemiche politiche di Musk sono seguite con attenzione.

    Cosa attendersi da Musk ora

    La decisione di Musk di ridimensionare il suo ruolo al DOGE è un segnale che il tycoon è consapevole delle difficoltà di Tesla. In ogni caso, il danno reputazionale e le sfide di mercato non si risolveranno dall’oggi al domani.

    La concorrenza nel settore delle auto elettriche è sempre più agguerrita, e Tesla deve ritrovare il suo slancio innovativo per recuperare terreno.

    Musk, dal canto suo, dovrà dimostrare di poter bilanciare le sue ambizioni politiche con la leadership aziendale, evitando passi falsi che potrebbero ulteriormente erodere la fiducia degli stakeholder. Impresa quasi impossibile.

    Intanto, il dibattito sul suo atteggiamento non accenna a placarsi. È sicuramente Musk a portare Tesla dov’è oggi, ma è anche la sua personalità controversa a metterla a rischio.

    Di fronte ad una situazione del genere, c’è da star sicuri che Musk prenderà qualche provvedimento di convenienza sul momento. Ma in una prospettiva più ampia, in realtà, è pronto a non indietreggiare in alcun modo.

    Orma ha assunto la consapevolezza che il suo ruolo all’interno dell’amministrazione Trump è appoggiato proprio dal presidente Usa. E fin quando questo sostegno c’è, per lui tutto va bene.

    Solo che tutto questo, come abbiamo visto, deve fare i conti con la realtà. E Marte è ancora molto lontano dall’essere raggiunto.

  • Technology Vision 2025, la IA è una forza autonoma

    Technology Vision 2025, la IA è una forza autonoma

    L’IA non è più solo un supporto, ma una forza autonoma che trasforma il business. Dalla creazione del software alla robotica, fino alla personalizzazione dei brand, la Technology Vision 2025 di Accenture mostra come affrontare questa rivoluzione.

    L’Intelligenza Artificiale (IA) oggi non è più solo un’innovazione tecnologica, ma rappresenta la struttura portante attorno alla quale si costruiscono le strategie di business del futuro​. Lo evidenzia Accenture nel nuovo report Technology Vision 2025, un’analisi approfondita delle tendenze digitali emergenti e del loro impatto sulle imprese a livello globale e in Italia.

    Il rapporto di quest’anno – il 25° annuale di Accenture – è incentrato sull’idea di un’IA sempre più autonoma, capace di agire per conto delle persone, e pone al centro una questione cruciale: la fiducia nelle performance dell’IA come condizione fondamentale per realizzarne appieno il potenziale​.

    L’IA generativa e gli agent autonomi stanno infatti ridefinendo il modo in cui le aziende operano e crescono, diventando alleati strategici per produttività e innovazione.

    Al contempo, senza un adeguato livello di fiducia da parte di dipendenti e clienti, le organizzazioni rischiano di non sfruttare queste nuove capacità – non a caso, l’88% dei dirigenti italiani ritiene fondamentale comunicare chiaramente la strategia aziendale sull’IA per rafforzare la fiducia dei propri dipendenti.

    Nonostante tutto, emerge anche un gap da colmare: solo il 46% dei leader in Italia prevede di rendere accessibili strumenti di IA generativa ai lavoratori nei prossimi tre anni, evidenziando la necessità di maggiore consapevolezza e pianificazione per integrare l’IA nelle organizzazioni​.

    Il report Accenture identifica quattro trend chiave che delineano questa nuova era digitale dominata dall’IA autonoma. Si va dall’esplosione dell’AI nei sistemi informatici (“Big Bang Binario”) alla personalizzazione dell’AI come nuovo volto del brand, dall’integrazione dei modelli generativi nella robotica fisica fino alla collaborazione virtuosa tra AI e forza lavoro umana.

    In questo articolo analizziamo in dettaglio ciascuno di questi trend, con un focus particolare sul contesto italiano: quali opportunità economiche si prospettano, quali aziende e settori possono trarre vantaggio da queste tendenze, e quali sfide dovranno affrontare le imprese italiane per abbracciare la trasformazione tecnologica in atto.

    Technology Vision 2025, la IA è una forza autonoma
    Technology Vision 2025, la IA è una forza autonoma

    Big Bang Binario: l’IA espande i sistemi e rivoluziona l’automazione

    Il primo trend evidenziato è denominato “Il Big Bang Binario”, a indicare un punto di svolta in cui l’IA genera un’espansione esponenziale dei sistemi digitali, trasformandone radicalmente natura e sviluppo. Grazie ai foundation model (modelli di AI di base, addestrati su enormi quantità di dati) e alla diffusione dell’IA generativa, le aziende stanno sperimentando un vero big bang tecnologico: la crescente autonomia degli agent digitali accelera la creazione di nuovo software, riduce i costi e i tempi di sviluppo e rende la tecnologia più accessibile tramite il linguaggio naturale.

    In altri termini, l’IA sta passando da strumento di automazione a protagonista nella progettazione e nell’esecuzione dei sistemi software stessi​.

    Questo fenomeno – il “Big Bang Binario” – sta portando verso un ecosistema IT fondato su tre pilastri: abbondanza (molti più sistemi e soluzioni digitali creati con facilità), astrazione (interfacce più intuitive, come la conversazione in linguaggio naturale, che democratizzano l’uso della tecnologia) e autonomia (sistemi in grado di agire e ottimizzarsi quasi da soli)​. Le tradizionali applicazioni statiche lasciano il posto ad architetture basate sulle intenzioni e a sistemi composti da molteplici agenti AI capaci di interagire fra loro e con gli utenti​.

    In questo contesto, le imprese più lungimiranti stanno già ampliando la propria visione oltre le implementazioni immediate dell’IA, per cogliere il cambiamento profondo nelle fondamenta tecnologiche. Ad esempio, i codice generato dall’IA sta innalzando il ruolo degli sviluppatori a ingegneri di sistemi, mentre agent autonomi consentono agli utenti di interagire con software complessi semplicemente dialogando​.

    Si tratta di una trasformazione che offre opportunità uniche di competizione: chi adotta per tempo queste innovazioni potrà godere di vantaggi in termini di velocità di innovazione e flessibilità dei sistemi. Il 77% dei dirigenti a livello globale concorda che gli agenti AI rivoluzioneranno il modo di creare applicazioni e sistemi digitali, e molti riconoscono che presto dovremo costruire ecosistemi digitali “tanto per gli agenti AI quanto per le persone”​.

    In Italia, in particolare, si prevede un forte impatto: il 33% dei top manager italiani stima un incremento significativo di produttività grazie all’adozione di agenti AI, e ben l’85% ritiene che questi strumenti ridefiniranno i sistemi digitali aziendali nei prossimi anni​.

    In pratica, stiamo entrando in un’era di “abbondanza digitale” in cui sarà molto più facile e rapido sviluppare nuovi servizi basati sull’IA; le decisioni che i leader prendono oggi su come implementare queste tecnologie determineranno la competitività delle loro aziende nel prossimo decennio​.

    Dal Big Bang Binario derivano anche nuove responsabilità. Se le tecnologie odierne sono un mezzo e non un fine ultimo, le imprese devono prepararsi fin d’ora a gestire ecosistemi popolati da agenti autonomi in modo sicuro e affidabile​.

    Accenture sottolinea l’importanza di preservare la fiducia durante questa transizione: occorre implementare meccanismi di monitoraggio dell’AI, definire chiare linee guida di governance e addestrare i sistemi a decisioni trasparenti, così da allineare l’autonomia dell’IA con gli obiettivi di business e la fiducia degli utenti​.

    Le aziende italiane all’avanguardia si stanno già muovendo in questa direzione; le altre dovranno rapidamente adeguarsi, definendo una strategia su come integrare gli agenti AI nel proprio digital core (il nucleo digitale dei processi) e iniziando a sperimentarli in progetti pilota​.

    In sintesi, il Big Bang Binario prospetta un futuro imminente in cui i sistemi saranno molto più numerosi, potenti e autonomi – una grande opportunità per chi saprà evolvere i propri modelli tecnologici e organizzativi in tempo.

    Technology Vision 2025 Accenture
    Technology Vision 2025 Accenture

    Il tuo volto in futuro: l’AI come nuova identità di marca

    Il secondo trend, chiamato “Il tuo volto in futuro”, riguarda la personalizzazione dell’IA e l’identità del brand. Man mano che le aziende integrano chatbot e assistenti virtuali nelle interazioni con i clienti, si pone una domanda strategica: qual è la personalità della tua AI? Oggi molte esperienze basate su AI generativa sono piuttosto generiche – basti pensare ai vari assistenti virtuali e bot conversazionali che, utilizzando modelli linguistici di larga scala (LLM) simili, tendono ad avere tutti lo stesso tono “neutro”. Questo rischia di diluire l’identità del brand e offrire ai clienti un’esperienza impersonale​.

    Accenture evidenzia quindi la necessità di differenziarsi attraverso l’AI, sviluppando agenti conversazionali e assistenti virtuali che riflettano i valori, il linguaggio e lo stile unici di ciascun marchio. In altri termini, l’AI del futuro non dovrà essere anonima, ma diventare una sorta di ambasciatore digitale del brand.

    Dotare l’AI di una “voce” e una personalità coerente con il marchio può rafforzare il legame con i consumatori e costruire una nuova forma di fiducia. Ad esempio, un’assistente virtuale di una banca potrebbe parlare con il tono rassicurante e autorevole tipico di quell’istituto, mentre il bot di un’azienda di moda adotterà uno stile più vivace e creativo, in linea con il brand.

    Questa personificazione dell’AI offre alle aziende un nuovo terreno su cui competere: l’80% dei dirigenti teme che LLM e chatbot possano rendere tutte le interazioni col cliente simili tra loro, ma al contempo il 77% è convinto che si possa risolvere il problema creando proattivamente esperienze AI “personificate”, infondendo nell’AI elementi distintivi del brand (cultura, valori, tono di voce)​.

    In Italia la sensibilità su questo tema è ancora maggiore: il 94% dei dirigenti italiani concorda sull’importanza di sviluppare AI personalizzate, con una personalità in linea con il brand, e considera prioritario nei prossimi tre anni creare assistenti AI capaci di rappresentare al meglio l’identità aziendale​.

    Inoltre, quasi tutte le aziende (95%) riconoscono che definire e mantenere una personalità coerente per i propri agenti AI diventerà cruciale nel prossimo triennio​.

    Le implicazioni pratiche di questo trend sono significative. Le imprese dovranno investire nella progettazione della “user experience” conversazionale, andando oltre la pura funzionalità tecnica: tone of voice, carattere, persino un volto o avatar per l’assistente virtuale – ogni elemento contribuirà a rendere l’AI riconoscibile e allineata al marchio.

    Ciò comporta nuove sfide, come bilanciare la creatività con la coerenza (garantire che l’AI non esca dai binari della brand identity) e assicurare che l’AI personificata agisca in modo etico e affidabile, perché qualsiasi errore o comportamento inappropriato avrebbe un impatto diretto sulla reputazione aziendale.

    Su quest’ultimo punto, il 77% dei dirigenti italiani afferma che la propria organizzazione dovrà impegnarsi proattivamente nel creare un rapporto di fiducia tra l’AI personificata e i clienti​– ad esempio, essendo trasparenti sul fatto che si sta interagendo con un agente automatizzato e monitorandone attentamente le prestazioni.

    In definitiva, “Il tuo volto in futuro” suggerisce che ogni azienda avrà la sua AI con un volto e una voce unici, e che questa diventerà parte integrante dell’esperienza cliente, al pari di un venditore in carne e ossa o dell’interfaccia di un’app. Le imprese italiane che sapranno sfruttare l’IA per esprimere la propria identità potranno differenziarsi nettamente nel mercato, offrendo esperienze su misura e rafforzando la propria brand equity nell’era digitale.

    Un corpo per gli LLM: l’AI entra nel mondo fisico attraverso la robotica

    Il terzo trend della Technology Vision 2025 è intitolato “Un corpo per gli LLM” (Large Language Models), e riguarda l’evoluzione della robotica grazie ai modelli generativi. Finora l’IA generativa è stata principalmente una tecnologia software (si pensi a chatbot, generatori di testo o immagini), ma ora sta estendendo la propria portata al mondo fisico.

    In pratica, gli stessi avanzamenti che hanno permesso ai modelli di linguaggio di capire e generare testo stanno venendo applicati ai robot, dando origine a macchine più intelligenti e adattabili. I foundation model integrati nei sistemi robotici consentono infatti ai robot di apprendere nuovi compiti in modo molto più rapido e flessibile, senza la necessità di essere riprogrammati da zero per ogni nuova funzione​.

    Grazie all’IA generativa e alla capacità di comprendere istruzioni in linguaggio naturale, i robot possono interpretare meglio il contesto, interagire con gli esseri umani in maniera più intuitiva e affrontare situazioni complesse con maggiore autonomia​.

    Questa evoluzione sta rivoluzionando settori come la manifattura, la logistica e la sanità, aprendo nuove opportunità di collaborazione uomo-macchina. Ad esempio, in un magazzino logistico, si prospettano robot generici in grado prima di svolgere compiti vari e poi specializzarsi “al volo” in nuove mansioni, imparando dall’esperienza sul campo​.

    Nella produzione industriale, l’IA può dotare i bracci robotici di maggiore “intelligenza” per riconoscere oggetti o adattarsi a piccole variazioni nei pezzi da assemblare, riducendo fermi macchina e difetti.

    In ambito sanitario, robot assistenti potrebbero apprendere procedure di assistenza ai pazienti o supporto in sala operatoria combinando visione artificiale e modelli linguistici (per seguire istruzioni del chirurgo in linguaggio naturale, ad esempio). In sintesi, stiamo passando da robot pre-programmati per compiti specifici a robot versatili e “generalisti”, dotati di un corpo fisico ma anche di un “cervello AI” addestrato su enormi dataset, capace di trasferire conoscenze da un ambito all’altro.

    Queste prospettive sono entusiasmanti, ma pongono anche nuove sfide in termini di gestione e responsabilità. La maggior parte dei dirigenti si dichiara ottimista sulle potenzialità dei robot adattivi e intelligenti, ma al tempo stesso l’81% dei leader aziendali italiani segnala la necessità di ampliare l’applicazione dei principi di “IA responsabile” man mano che i robot verranno impiegati in contesti fisici​.

    In altre parole, più l’AI esce dallo schermo per entrare nel mondo reale, più diventa fondamentale garantire che il suo comportamento sia sicuro, etico e trasparente. Pensiamo alla sicurezza sul lavoro: robot più autonomi dovranno rispettare rigorosi standard per operare accanto alle persone senza rischi. Oppure al tema delle decisioni prese dai robot (ad esempio veicoli autonomi): è cruciale che siano comprensibili e allineate ai valori umani.

    Le aziende dovranno quindi aggiornare le proprie politiche di governance dell’AI includendo i sistemi fisici, stabilendo regole chiare su controllo umano, privacy, e responsabilità in caso di malfunzionamenti. Un altro aspetto sarà l’accettazione da parte dei lavoratori: introdurre robot avanzati nei contesti produttivi richiederà formazione e change management, per far capire che questi strumenti sono alleati e non necessariamente minacce occupazionali.

    Su questo fronte è incoraggiante notare che l’80% dei dirigenti crede che una collaborazione stretta e un apprendimento reciproco continuo tra persone e robot aumenterà la fiducia dei dipendenti verso le macchine.

    In effetti, se i robot imparano dagli operatori umani e gli operatori imparano a sfruttare l’assistenza dei robot, si può instaurare un rapporto simbiotico positivo.

    “Un corpo per gli LLM” ci proietta verso un futuro in cui le barriere tra digitale e fisico si assottigliano: i confini dell’AI si estendono oltre lo schermo, e le imprese italiane dovranno farsi trovare pronte ad abbracciare questa robotica di nuova generazione, cogliendone i benefici (efficienza, qualità, nuovi servizi) e gestendone responsabilmente i rischi.

    Il nuovo ciclo di apprendimento: persone e IA crescono insieme

    L’ultimo trend individuato da Accenture, “Il nuovo ciclo di apprendimento”, esamina come sta cambiando il rapporto tra IA e forza lavoro e il modo in cui si generano competenze nell’era dell’automazione avanzata.

    Se in passato l’automazione tradizionale sostituiva l’uomo in compiti ripetitivi generando benefici una tantum (efficienza, costi ridotti), la nuova ondata di IA ha una caratteristica diversa: è in grado di apprendere e migliorare continuamente, instaurando con le persone un ciclo virtuoso di reciproco accrescimento​.

    In pratica, più le persone usano l’IA, più l’IA diventa efficace, e di conseguenza più le persone possono ottenere risultati migliori – creando un circolo di feedback positivo che incrementa nel tempo il valore sia per i singoli che per l’organizzazione​.

    Grazie all’IA generativa e agli strumenti cognitivo-assistivi, ogni dipendente può ormai disporre di un “copilota digitale” al proprio fianco, capace di fornire informazioni, automatizzare attività di routine e suggerire nuove soluzioni.

    Questo significa che l’IA non si limita più ad automatizzare processi, ma sta ridefinendo il modo in cui i lavoratori apprendono nuove competenze e innovano sul lavoro.

    Ad esempio, un analista di marketing può usare modelli di AI per esplorare enormi moli di dati e trovare idee di campagne creative, apprendendo a sua volta nuovi approcci dai risultati generati dall’IA; uno sviluppatore software junior può farsi assistere da un AI coding assistant (come GitHub Copilot) imparando dallo stile di codice suggerito e accelerando il proprio percorso di crescita.

    L’IA diventa quindi un mentore virtuale oltre che uno strumento operativo. Accenture parla di “democratizzazione dell’innovazione”: rendendo accessibili tool avanzati a tutti i livelli dell’organizzazione, i dipendenti sono messi in condizione di contribuire attivamente alla crescita aziendale, non solo eseguendo compiti ma anche co-creando soluzioni insieme all’IA​.

    È importante sottolineare che questa evoluzione non elimina il ruolo umano, ma lo potenzia.

    Le mansioni ripetitive e a basso valore aggiunto potranno essere automatizzate dall’AI, liberando tempo perché le persone si concentrino su attività più strategiche, creative e di relazione.

    Il rapporto evidenzia come sia fondamentale gestire la transizione con trasparenza e coinvolgimento: i dipendenti devono comprendere la strategia dell’azienda sull’AI e sentirsi parte attiva del processo, così da non temere l’automazione ma abbracciarla come un’opportunità di crescita​.

    A livello globale, 80% dei leader indica come priorità garantire fin da subito una traiettoria positiva nelle relazioni tra persone e AI, prevenendo derive di timore o resistenza attraverso comunicazione e formazione adeguate​.

    Sul fronte delle competenze, la sfida è enorme: occorre riqualificare il personale su larga scala.

    Dall’indagine Accenture emerge che il 73% dei dirigenti italiani considera essenziale investire nella formazione dei dipendenti sugli strumenti di IA nei prossimi tre anni, così da assicurarsi che la forza lavoro sia pronta a sfruttare appieno il potenziale tecnologico e a operare in sinergia con le nuove AI​.

    Questo dato va letto insieme a un altro insight significativo: il 95% dei leader aziendali prevede che i task svolti dai dipendenti cambieranno in modo moderato o significativo nei prossimi 3 anni, spostandosi verso attività a maggior valore aggiunto​.

    In Italia però solo una minoranza delle aziende ha già intrapreso programmi strutturati di upskilling sull’AI, il che indica un ritardo da colmare. Le imprese dovranno attivare percorsi formativi agili e continui, integrando l’AI training nelle normali attività (ad esempio, affiancando ai team dei coach interni o creando comunità di pratica sull’uso dell’AI). Alcune organizzazioni stanno anche valutando l’inserimento di metriche di “AI readiness” nelle valutazioni di performance, per incentivare il personale ad adottare gli strumenti AI messi a disposizione.

    In sintesi, “Il nuovo ciclo di apprendimento” dipinge un futuro in cui l’IA diventa parte integrante della forza lavoro, elevandone le capacità invece di limitarle. Per le imprese italiane, ciò si traduce nell’opportunità di avere team più agili, creativi e produttivi, a patto di investire da subito nelle persone.

    La sfida culturale è far comprendere che uomini e macchine non sono in competizione a somma zero, ma possono alimentarsi a vicenda: l’IA impara dagli utenti umani e ne amplifica le potenzialità, mentre i lavoratori traggono beneficio dall’AI e ne guidano l’evoluzione con feedback continui.

    Chi saprà realizzare questa collaborazione virtuosa avrà un vantaggio competitivo notevole, traducendo l’innovazione tecnologica in reale valore di business.

    Impatto economico per l’Italia: dati e opportunità

    Dai quattro trend analizzati emerge chiaramente un messaggio: l’IA, se adottata strategicamente, può diventare un volano di crescita economica per l’Italia. Accenture stima che l’integrazione pervasiva dell’Intelligenza Artificiale nei processi produttivi e nei servizi potrebbe tradursi in un incremento del PIL italiano fino a 15 miliardi di euro nei settori tradizionali del Made in Italy nei prossimi anni.

    Parliamo di comparti come il manifatturiero, l’agroalimentare, il tessile-moda, l’arredamento – ambiti in cui l’Italia è storicamente forte e dove l’AI può portare innovazione nei prodotti e nelle catene del valore.

    Ad esempio, nel manifatturiero made in Italy (dalla meccanica di precisione all’automotive), l’adozione di robotica avanzata e sistemi di AI per la gestione della produzione potrebbe aumentare significativamente la produttività e la qualità, rafforzando la competitività delle nostre imprese sui mercati globali.

    Allo stesso modo, nel settore moda e lusso, l’AI generativa può accelerare la progettazione creativa e personalizzare l’esperienza di acquisto, mentre nell’agroalimentare algoritmi intelligenti ottimizzano le filiere e garantiscono tracciabilità, migliorando sia l’efficienza che la sostenibilità.

    Un altro ambito di investimento è quello dei software di AI generativa aziendale (ad esempio piattaforme di analisi dati aumentata, assistenti virtuali interni, tool di progettazione supportata dall’AI): adottare per prime queste soluzioni permette alle aziende di migliorare l’efficienza operativa e sviluppare nuovi prodotti/servizi prima della concorrenza.

    Secondo un’altra ricerca Accenture, quasi il 70% degli executive globali ritiene che l’AI porti una nuova urgenza di reinventare i modelli operativi e i sistemi aziendali, data la velocità con cui si sta diffondendo rispetto a qualunque tecnologia precedente​.

    L’Italia non fa eccezione: chi saprà cavalcare l’onda dell’AI autonoma potrà colmare parte del gap di produttività che storicamente separa il nostro Paese da altri competitor europei.

    Va evidenziato che le PMI italiane, ossatura del tessuto economico nazionale, potrebbero essere tra le principali beneficiarie della democratizzazione dell’IA. La Technology Vision 2025 sottolinea la crescente accessibilità dell’AI anche per le imprese di piccole e medie dimensioni, grazie a costi decrescenti e soluzioni cloud pronte all’uso​.

    Questo significa ridurre il divario tecnologico tra grandi e piccoli attori: ad esempio, oggi anche una PMI manifatturiera può permettersi un sistema di visione artificiale per il controllo qualità, o una PMI commerciale può implementare un chatbot sul proprio e-commerce con investimenti contenuti.

    La conseguenza sarà un’innovazione più diffusa in tutti i settori, con miglioramenti che vanno dall’ottimizzazione dei processi interni fino alla creazione di nuovi modelli di business data-driven. Secondo Accenture, settori come la sanità potranno essere trasformati migliorando l’assistenza ai pazienti e accelerando la ricerca medica grazie a sistemi diagnostici AI e analisi predittive, mentre nei servizi finanziari l’AI potrà migliorare la valutazione dei rischi, la personalizzazione dei prodotti e il contrasto alle frodi​.

    Nel retail, l’AI renderà possibili esperienze d’acquisto iper-personalizzate e una gestione più efficiente degli inventari​; nell’industria energetica, sistemi di AI aiuteranno a bilanciare le reti e integrare le fonti rinnovabili​.

    Insomma, ogni comparto avrà le sue applicazioni chiave dell’AI e trarrà vantaggi specifici – aumento dell’efficienza, riduzione dei costi, miglior servizio al cliente, o magari la creazione di servizi completamente nuovi prima impensabili senza l’AI.

    Per concretizzare questo impatto economico positivo, sarà determinante la capacità delle aziende italiane di passare dalla consapevolezza all’azione. I dati del report mostrano un quadro incoraggiante sul fronte della consapevolezza (molti leader riconoscono l’importanza dell’AI e ne hanno compreso i trend principali), ma evidenziano anche aree in cui bisogna accelerare: in particolare, dotarsi di una visione strategica di lungo periodo e investire nelle risorse umane.

    Teodoro Lio AD Accenture Italia
    Teodoro Lio AD Accenture Italia

    Le opportunità ci sono e sono significative – dal boost di produttività interno fino a nuove offerte per i clienti – ma richiedono un cambio di passo nella trasformazione digitale delle nostre imprese, affinché l’IA diventi parte integrante del modello operativo italiano. Come ha dichiarato Teodoro Lio, Amministratore Delegato di Accenture Italia, “per le aziende italiane l’IA rappresenta un imperativo strategico in grado di innovare i modelli di business, ottimizzare le operations e migliorare l’esperienza dei consumatori”, ma per sfruttarne a fondo il potenziale occorre integrarla efficacemente in tutti i processi aziendali, accelerare gli investimenti e colmare il gap di competenze, rafforzando al contempo il patto di fiducia verso questa rivoluzione tecnologica che deve avere l’uomo alla guida​.

    In queste parole c’è la sintesi di ciò che l’AI può fare per l’economia italiana (innovare, far crescere PIL e produttività) e di ciò che l’Italia deve fare per l’AI (investire, formare, fidarsi e governare il cambiamento).

    Sfide e opportunità per le imprese italiane

    L’adozione diffusa dell’Intelligenza Artificiale pone dunque una serie di sfide che le imprese italiane dovranno affrontare, ma anche molteplici opportunità da cogliere. Da un lato, come abbiamo visto, c’è l’urgenza di sviluppare strategie chiare e lungimiranti per integrare l’AI nei modelli di business; dall’altro c’è la promessa di notevoli benefici in termini di efficienza, innovazione e crescita. Vediamo i punti principali:

      • Definire una strategia chiara e olistica per l’AI: una prima sfida è passare dai progetti pilota estemporanei a una visione strategica complessiva. Il report di Accenture mette in guardia le aziende: l’IA pervaderà ogni area (operazioni, relazione con i clienti, prodotti, forza lavoro) e occorre quindi un approccio coordinato. Le imprese italiane sono chiamate a disegnare una roadmap di adozione dell’AI

      • Coltivare la fiducia e gestire il cambiamento culturale: come evidenziato, la fiducia è il fattore abilitante numero uno. Le aziende devono lavorare su due fronti. Internamente, vincere lo scetticismo o la paura dei dipendenti verso l’automazione, coinvolgendoli attivamente. Comunicare in modo chiaro gli obiettivi dell’AI (l’88% dei manager sa che deve farlo) e dimostrare con i fatti che l’AI può migliorare il lavoro di tutti aiuta a creare un clima di fiducia e collaborazione.

      • Formazione e skill gap: una sfida cruciale, come discusso, è dotare la forza lavoro delle competenze necessarie per utilizzare e governare l’AI. In Italia molte imprese accusano un ritardo nella formazione digitale: ad esempio, solo il 20% circa delle aziende ha formato almeno un quarto del proprio personale sulle tecnologie AI. Il rischio è di avere a disposizione potenti strumenti di AI che però rimangono sottoutilizzati per mancanza di know-how. Accenture evidenzia che il 68% dei dirigenti avverte la necessità di migliorare le competenze e riqualificare i dipendenti (inclusi quelli con disabilità) all’uso di strumenti AI. La buona notizia è che c’è consapevolezza: il 73% dei leader intende investire in questo ambito​. L’opportunità da cogliere è quella di costruire una workforce “AI-proficient”.

      • Adeguare infrastrutture e processi: un aspetto spesso sottovalutato, ma essenziale, è l’aggiornamento dell’infrastruttura tecnologica e dei processi aziendali per accogliere l’AI. Le aziende italiane dovranno investire in dati, cloud e architetture modulari.

      • Innovazione responsabile e normativa: infine, una sfida trasversale è assicurare un’innovazione responsabile, in linea con normative e aspettative sociali. La regolamentazione sull’AI è in divenire (si pensi al progetto di EU AI Act in Europa) e le aziende dovranno mantenersi al passo, adeguando i propri sistemi agli standard di legge. Chi muove primi passi può addirittura contribuire a plasmare queste normative attraverso best practice settoriali. L’attenzione all’etica, alla trasparenza e all’inclusività dell’AI non deve essere vista solo come un obbligo, ma come un’opportunità per distinguersi.

    Per le imprese italiane la strada dell’AI è piena di sfide, ma tutte affrontabili con la giusta visione e determinazione. Ogni sfida superata si traduce in un’opportunità: chi saprà definire una strategia chiara, costruire fiducia, formare le persone, aggiornare i sistemi e innovare responsabilmente, avrà accesso ai notevoli benefici che l’AI promette – in termini di efficienza, qualità, nuovi prodotti e servizi, soddisfazione del cliente e crescita del business.

    Il ruolo dell’IA nel futuro delle imprese

    L’Accenture Technology Vision 2025 traccia un panorama nel quale l’Intelligenza Artificiale sarà sempre più il motore dell’impresa del futuro.

    I quattro trend – Big Bang Binario, Il tuo volto in futuro, Un corpo per gli LLM e Il nuovo ciclo di apprendimento – delineano insieme un mondo in cui l’AI permea ogni dimensione del business: dai sistemi informatici che diventano autonomi e “intelligenti per default”, all’esperienza cliente personalizzata da assistenti virtuali con un volto amico; dalla robotica evoluta che fonde digitale e fisico, alla collaborazione simbiotica tra persone e agenti AI in ogni ufficio e reparto.

    Per le aziende italiane, questo scenario rappresenta una sfida epocale ma anche una straordinaria chance di trasformazione e crescita.

    Il filo conduttore che lega tutte le tendenze è la necessità di un cambio di paradigma nella gestione aziendale.

    Chi avrà la lungimiranza di investire in questa trasformazione oggi, potrà costruire l’impresa resiliente e competitiva di domani.

    L’Italia ha tutte le carte in regola per essere protagonista in questo nuovo capitolo tecnologico: un tessuto imprenditoriale dinamico, eccellenze nella ricerca sull’AI e nella robotica, e settori di punta che potrebbero fare da traino nell’adozione (pensiamo alla robotica avanzata sviluppata nei nostri centri di ricerca, o alle sperimentazioni di AI nel campo medico).

    Per massimizzare i benefici dell’AI, però, le imprese dovranno agire con un approccio equilibrato, che potremmo sintetizzare in alcune linee guida: visione, persone, tecnologia, fiducia.

    Visione: sviluppare piani chiari su come l’AI reinventerà i propri prodotti e processi, senza aver paura di ripensare i modelli di business (ad esempio, offrire servizi “as a service” basati su AI dove prima si vendeva un prodotto fisico).

    Persone: mettere le persone al centro, formandole e coinvolgendole perché diventino parte attiva del cambiamento – l’innovazione di successo è fatta da persone che credono nel progetto.

    Tecnologia: investire nelle piattaforme e nelle partnership giuste – poche aziende potranno fare tutto da sole, sarà importante collaborare con fornitori tech, università, ecosistemi di startup per integrare le migliori soluzioni AI in modo rapido ed efficace.

    Fiducia: instaurare un clima di fiducia attorno all’AI, sia internamente che esternamente, attraverso la trasparenza, la responsabilità e l’attenzione all’etica. Questo manterrà l’innovazione su binari sicuri e socialmente accettabili, evitando contraccolpi.

    L’Intelligenza Artificiale si candida a essere il fattore decisivo del successo aziendale nei prossimi anni.

    Non si tratta più di chiedersi se adottare l’AI, ma come farlo al meglio e quanto in fretta.

    Le aziende italiane che sapranno unire la tradizionale creatività e capacità di adattamento “made in Italy” con la potenza dell’AI, svilupperanno un vantaggio unico. Potranno creare prodotti innovativi, esperienze clienti memorabili e organizzazioni agili, in grado di prosperare anche in un contesto competitivo e in rapido mutamento.

    Al contrario, chi resterà fermo rischierà di subire un progressivo declino, man mano che i concorrenti augmented dall’AI guadagneranno terreno. “L’IA non sostituirà gli esseri umani, ma gli esseri umani che sapranno usare l’IA sostituiranno quelli che non la sanno usare” – questa citazione, spesso ripetuta nel dibattito, riassume bene la posta in gioco.

    Il futuro delle imprese sarà scritto dalla collaborazione uomo-macchina: investire oggi per costruire questo sodalizio virtuoso significa assicurarsi un ruolo da protagonisti nell’economia di domani.

    E, come ci ricorda la Technology Vision 2025 di Accenture, il momento di agire è adesso.

  • Addio Skype, Microsoft ha deciso di puntare su Teams

    Addio Skype, Microsoft ha deciso di puntare su Teams

    Microsoft ha deciso che chiuderà Skype il 5 maggio 2025 per puntare tutto su Teams. Ecco le motivazioni, l’impatto sugli utenti e le alternative come Zoom e Google Meet, e non solo.

    Era nell’aria da tempo, ma ora è ufficiale: Microsoft ha annunciato la chiusura definitiva di Skype, prevista per il 5 maggio 2025.

    Dopo oltre vent’anni di servizio, il celebre software di messaggistica e videochiamate che ha rivoluzionato la comunicazione digitale andrà in pensione.

    La decisione segna la fine di un’era e, al contempo, rafforza la strategia di Microsoft nel puntare tutto su Teams, la piattaforma pensata per la collaborazione e la comunicazione, che diventerà l’unico riferimento per utenti privati e aziende.

    Perché Microsoft ha deciso di chiudere Skype

    Skype, lanciato nel 2003 da Niklas Zennström e Janus Friis, ha rivoluzionato la comunicazione digitale con la sua tecnologia peer-to-peer, consentendo chiamate vocali gratuite o a basso costo su Internet.

    Skype primo logo del 2003
    Skype primo logo del 2003

    Microsoft ha poi acquisito la piattaforma nel 2011 per 8,5 miliardi di dollari, quando era il punto di riferimento assoluto per le chiamate VoIP. Ma, con il passare degli anni, la concorrenza si è fatta sempre più agguerrita.

    Soprattutto dopo il COVID-19, con gli utenti che cercavano strumenti più moderni per il lavoro da remoto e l’interazione sociale.

    E quindi, servizi come Zoom, Google Meet e WhatsApp hanno progressivamente eroso la sua quota di mercato. A questo si è aggiunto Microsoft Teams, riducendo ulteriormente il peso di Skype.

    La scelta di Microsoft di chiudere Skype nasce quindi dalla volontà di concentrare gli sforzi su Teams, semplificando l’offerta e garantendo una maggiore continuità nello sviluppo di nuove funzionalità.

    Secondo Jeff Teper, presidente della divisione Collaborative Apps and Platforms di Microsoft, “Skype ha svolto un ruolo fondamentale nell’innovazione delle comunicazioni digitali, ma ora è tempo di guardare avanti e unificare l’esperienza utente su un’unica piattaforma più moderna“.

    Negli ultimi anni, Skype ha registrato un drastico calo di utenti: dai circa 300 milioni di utenti attivi al mese nel 2016 ai soli 36 milioni nel 2023.

    Teams, invece, ha registrato una crescita esponenziale, diventando la soluzione di riferimento per aziende e utenti consumer. A questo punto, per Microsoft non aveva più senso mantenere due strumenti simili, ma con un divario netto in termini di utilizzo e investimenti.

    Cosa succederà agli utenti Skype?

    Per chi ancora utilizza Skype, Microsoft ha previsto un periodo di transizione fino a maggio 2025. Gli utenti potranno trasferire contatti, cronologia chat e crediti direttamente su Teams, utilizzando le stesse credenziali. Inoltre, fino alla chiusura definitiva, Skype e Teams continueranno a essere interoperabili, permettendo agli utenti di comunicare tra loro indipendentemente dalla piattaforma scelta.

    Chi non desidera passare a Teams potrà invece scaricare ed esportare la propria cronologia delle chat prima della chiusura. Per quanto riguarda gli abbonamenti a Skype e il credito telefonico, Microsoft garantirà il trasferimento su Teams, in modo da non penalizzare gli utenti che ancora utilizzano il servizio per chiamate internazionali.

    Addio Skype, Microsoft ha deciso di puntare su Teams
    Addio Skype, Microsoft ha deciso di puntare su Teams

    Quali le alternative a Skype

    La chiusura di Skype spinge gli utenti a valutare alternative per le chiamate e i meeting online. Oltre a Microsoft Teams, che sarà il principale erede di Skype, esistono diverse piattaforme valide:

    • Zoom: Negli ultimi anni si è imposto come lo strumento di riferimento per videoconferenze e meeting professionali. Offre una versione gratuita con chiamate fino a 40 minuti e piani a pagamento per esigenze aziendali più avanzate.
    • Google Meet: Integrato con Google Workspace, è una soluzione solida per meeting online, con una versione gratuita che permette videochiamate fino a 60 minuti.
    • WhatsApp e Telegram: Per chi cerca un’alternativa più informale e immediata, entrambe le piattaforme offrono chiamate e videochiamate di gruppo.
    • Discord: Nato per la community gaming, ma oggi usato anche per team di lavoro, permette chat vocali e videochiamate gratuite senza limiti di tempo.

    Ma vediamo un dettaglio qui in basso:

    Piattaforma Caratteristiche principali Pro Contro Limiti della versione gratuita
    Zoom Videoconferenze, breakout rooms Video di alta qualità, meeting di grandi dimensioni Limite di 40 minuti per la versione gratuita, necessario abbonamento per più tempo Fino a 100 partecipanti, 40 minuti
    WhatsApp Messaggi, chiamate vocali/video Gratuito, ampiamente utilizzato, crittografia end-to-end Meno adatto per videochiamate di grandi gruppi, focus sui dispositivi mobili Nessun limite significativo per le chiamate
    Google Meet Videoconferenze, integrazione con Google Integrato con Google Calendar, facile da usare Limite di 60 minuti per la versione gratuita, richiede account Google Fino a 100 partecipanti, 60 minuti
    Discord Voce/testo per comunità, server Gratuito, comunicazione di gruppo illimitata Focus sul gaming, potrebbe non essere adatto per uso generico Nessun limite significativo
    Slack Collaborazione in team, canali, integrazioni Orientato al business, funzioni robuste La versione gratuita ha limiti nella cronologia dei messaggi, necessaria sottoscrizione per l’accesso completo Cronologia messaggi limitata, abbonamento per accedere a più contenuti
    FaceTime Videochiamate per utenti Apple Perfettamente integrato nei dispositivi Apple, alta qualità Disponibile solo nell’ecosistema Apple, non multipiattaforma Gratuito, senza limiti, ma solo per dispositivi Apple

    Addio Skype, la fine di un’era

    Skype ha segnato un’epoca, permettendo a milioni di persone di effettuare chiamate via internet e rendendo possibili connessioni come mai prima.

    È evidente che la sua chiusura rappresenta la fine di un’era.

    Ma per Microsoft rappresenta una nuova fase e punta tutto su Teams per offrire un’esperienza più moderna e integrata.

    Chi ha usato Skype fin dagli albori (chi scrive è tra questi) non può che provare un po’ di nostalgia. Ma la tecnologia va avanti, e con essa le piattaforme che meglio rispondono alle esigenze di oggi.

    La chiusura di Skype è solo un nuovo capitolo nella lunga storia dell’evoluzione della comunicazione digitale.


     

  • Accenture acquisisce Gruppo IQT per la transizione energetica

    Accenture acquisisce Gruppo IQT per la transizione energetica

    Accenture ha acquisito Gruppo IQT di Rovigo, rafforzando il suo posizionamento in Italia nel settore della transizione energetica e delle grandi infrastrutture con oltre 450 consulenti e ingegneri.

    Accenture ha ufficializzato l’acquisizione del Gruppo IQT, un’azienda italiana di Rovigo specializzata in servizi ingegneristici e nella gestione di grandi progetti infrastrutturali.

    Questa rappresenta per Accenture un’acquisizione importante, la sesta in Italia dal 2023, volta a supportare le imprese nell’ottimizzazione dei processi legati alla transizione energetica. Una priorità strategica per il conseguimento degli obiettivi di emissioni zero promossi dall’Unione Europea.

    Cosa comporta per Accenture e Gruppo IQT

    Attraverso questa operazione, Accenture consolida la propria posizione in Italia nel settore della transizione energetica e delle infrastrutture critiche, potenziando le proprie competenze nei progetti di ingegneria infrastrutturale.

    Allo stesso tempo, il Gruppo IQT avrà accesso a risorse globali, nuove opportunità di crescita e una maggiore integrazione con soluzioni tecnologiche avanzate, come l’intelligenza artificiale e la digitalizzazione dei processi.

    Accenture, dunque, con questa acquisizione potrà espandere il portafoglio di soluzioni nel settore energetico e delle telecomunicazioni e accelerare l’adozione di pratiche sostenibili su scala globale.

    Accenture acquisisce Gruppo IQT per la transizione energetica
    Accenture acquisisce Gruppo IQT per la transizione energetica

    Le parole dell’AD di Accenture Italia

    Teodoro Lio, AD di Accenture Italia, ha così commentato l’acquisizione:

    L’acquisizione del Gruppo IQT conferma la nostra volontà di rafforzare ulteriormente il posizionamento in Italia, arricchendo le nostre competenze di ingegneria e i servizi correlati alla realizzazione di progetti infrastrutturali strategici legati alla transizione energetica. Vogliamo affiancare le organizzazioni nei settori delle utilities, dell’energia e delle telecomunicazioni, favorendo l’adozione del digitale per rendere più efficienti i loro progetti infrastrutturali. Il nostro obiettivo è contribuire alla costruzione di un sistema energetico a basse emissioni, riducendo l’impatto ambientale sia delle organizzazioni che della catena del valore industriale che esse alimentano.”


    Le parole dell’AD del Gruppo IQT

    Andrea Cavecchia, Amministratore Delegato del Gruppo IQT, ha aggiunto:

    La nostra esperienza nei servizi di ingegneria per infrastrutture elettriche, idriche, costruzioni commerciali e industriali e telecomunicazioni, combinata con la portata globale e le competenze digitali di Accenture, ci consentirà di ampliare i nostri servizi e offrire un valore ancora maggiore ai nostri clienti. Insieme, perseguiremo un futuro sostenibile, basato su infrastrutture strategiche intelligenti, per migliorare la qualità e la sicurezza della vita delle persone.”

    L’acquisizione coinvolgerà oltre 450 consulenti e ingegneri, che entreranno a far parte del team Industry X di Accenture, dedicato alla programmazione e gestione delle infrastrutture e dei progetti industriali.


    Il Gruppo IQT

    Il Gruppo IQT è stato fondato nel 1995 a Rovigo, Italia, da Sergio Sturaro e Alessandro Gasparetto, inizialmente focalizzandosi su servizi di rilievi e digitalizzazione di dati territoriali. Nel 1996, Paolo Gasparetto si è unito come socio, segnando l’inizio dei primi incarichi di progettazione di impianti di telefonia mobile. Successivamente, nel 2011, Andrea Cavecchia è entrato a far parte della compagine sociale, contribuendo all’espansione e diversificazione dei servizi offerti dall’azienda.

    Nel corso degli anni, il Gruppo IQT ha esteso significativamente la sua presenza in Italia, contando attualmente 12 sedi nel paese e una sede internazionale a Nuova Delhi, in India.

    Il Gruppo propone servizi di ingegneria e di architettura per infrastrutture elettriche, idriche, edilizia civile-industriale e telecomunicazioni.

    Inoltre, il Gruppo IQT è stato recentemente inserito nella classifica delle TOP 200 società di ingegneria 2024 in Italia, redatta considerando il valore della produzione del 2023, posizionandosi al 25º posto.

     

  • Ecco le migliori cuffie wireless del momento

    Ecco le migliori cuffie wireless del momento

    Ecco una piccola guida alla scelta delle migliori cuffie wireless del momento. Dalle nuove JVC alle varie alternative secondo comfort, qualità audio, cancellazione del rumore e prezzo.

    Le cuffie wireless rappresentano un’opzione sempre più popolare per chi desidera ascoltare musica, podcast (fanno parte del quotidiano ormai) o contenuti audio in libertà, senza i vincoli dei fili.

    Cogliamo allora l’occasione del periodo dei regali che si avvicina e cerchiamo di esplorare alcuni modelli che sono davvero interessanti.

    Iniziamo dai due modelli appena giunti sul mercato, come le JVC HA-S95N e le HA-S75N, due cuffie progettate per offrire comfort e qualità audio eccezionali, ideali per un ascolto prolungato. Oltre a questi, vedremo alcune alternative di pari fascia, in modo da fornire una panoramica completa per chi desidera acquistare le cuffie ideali in occasione del Black Friday.

    JVC HA-S95N franzrusso
    JVC HA-S95N
    JVC HA-S75N franzrusso
    JVC HA-S75N

    Tecnologia di cancellazione del rumore

    Il modello di punta JVC HA-S95N integra una tecnologia di cancellazione del rumore ibrida avanzata, con due microfoni che lavorano insieme per ridurre efficacemente i suoni esterni. Con una funzione Wind Cut per attenuare il rumore del vento e una Modalità Suono Ambientale, queste cuffie permettono un ascolto immersivo o, quando necessario, consentono di rimanere consapevoli dell’ambiente circostante.

    Sulla stessa line possiamo citare cuffie come le Sony WH-1000XM5 o le Bose NC700 offrono cancellazione del rumore di altissimo livello e modalità ambientali, grazie alla loro tecnologia avanzata di microfoni e algoritmi.

    Sony WH-1000XM5 franzrusso
    Sony WH-1000XM5

     

    BOSE NC 700 franzrusso
    BOSE NC 700

    Le Bose 700, in particolare, sono apprezzate per la chiarezza durante le chiamate vocali, rendendole una scelta versatile sia per l’ascolto che per le comunicazioni.

    Qualità audio e driver

    I due modelli JVC HA-S95N e HA-S75N sono dotati di driver dinamici da 36 mm, garantendo un suono potente e bilanciato, adatto a vari generi musicali. Questi driver offrono una buona risposta sui bassi e mantengono nitidi i dettagli nelle frequenze alte. L’equalizzatore permette di personalizzare il suono per accentuare determinate frequenze, con tre modalità: Clear, Flat e Bass.

    Nel tentativo di ottenere un’esperienza simile, val la pena citare modelli come le Sennheiser HD 450BT e le JBL Live 660NC che offrono qualità audio su misura. Sennheiser si distingue per la precisione degli alti e dei bassi, mentre JBL è più orientata a una resa dei bassi potenziata, che può risultare particolarmente coinvolgente per gli amanti del genere pop o elettronico.

    Sennheiser Hd 450Bt franzrusso
    Sennheiser Hd 450Bt
    JBL LIVE 660NC franzrusso
    JBL LIVE 660NC

    Comfort e design ergonomico

    Parlando di cuffie wireless, il confort la deve fare da padrone. Spesso perché cuffie come queste vengono usate spesso per rilassarsi o per approfondire l’ascolto di contenuti interessanti. O, ancora per guardare comodamente la tv.

    Nella nostra ricerca il comfort costituisce quindi un elemento essenziale.

    Con un peso ridotto rispettivamente di 195 g e 183 g, le cuffie JVC HA-S95N e HA-S75N sono state progettate per offrire una vestibilità comoda e stabile, riducendo al minimo l’affaticamento anche durante lunghe sessioni di ascolto. L’archetto e i cuscinetti ergonomici si adattano facilmente, garantendo che le cuffie rimangano salde e confortevoli.

    Cuffie come le Marshall Monitor II ANC e le Audio-Technica ATH-M50xBT2 offrono comfort e leggerezza a livelli simili.

    I modelli Marshall, noti per il loro design vintage, assicurano un’ottima adattabilità; mentre le Audio-Technica si distinguono per l’imbottitura morbida e la struttura pieghevole, perfetta per chi cerca una soluzione portatile.

    Marshall Monitor II franzrusso
    Marshall Monitor II
    Audio-Technica M50xBT2 franzrusso
    Audio-Technica M50xBT2

    Modalità di equalizzazione personalizzata

    Le cuffie JVC HA-S95N e HA-S75N permettono una regolazione dell’equalizzazione tramite app, offrendo flessibilità per accentuare bassi, medi o alti secondo le preferenze personali. Questa funzione le rende perfette per chi desidera sperimentare con diverse configurazioni audio senza compromettere la qualità.

    Tra le cuffie alternative, come non citare le Beats Studio3 Wireless che offrono un’esperienza d’ascolto personalizzabile con un focus sui bassi, ideale per chi preferisce generi come hip-hop o dance.

    E poi, le PHILIPS Fidelio, cuffie che offrono un’app dedicata per regolare l’equalizzazione con precisione, permettendo agli utenti di personalizzare il suono in base alle proprie preferenze. Rappresentano un’opzione di alta qualità, con un ottimo bilanciamento tra design elegante e prestazioni elevate.

    Beats Studio3 Wireless franzrusso
    Beats Studio3 Wireless
    PHILIPS Fidelio franzrusso
    PHILIPS Fidelio

    Durata della batteria

    Essendo senza fili, questo tipo di cuffie deve essere dotato di una autonomia abbastanza ampia. É un elemento, anche questo, che pesa molto sulla scelta finale.

    Per chi cerca una batteria a lunga durata, le JVC HA-S95N e HA-S75N sono due ottime opzioni: fino a 50 ore in modalità Bluetooth e 35 ore con cancellazione del rumore attiva. Queste caratteristiche le rendono adatte a un utilizzo intensivo, come viaggi prolungati o un’intera settimana di ascolto.

    Le Anker Soundcore Q35 e le Sony WH-CH710N sono cuffie che offrono un’autonomia comparabile.

    Le Anker, in particolare, promettono fino a 60 ore senza ANC e circa 40 ore con cancellazione attiva, il che le rende una scelta economica e performante per chi cerca una soluzione a lunga durata.

    Anker Soundcore Q35 franzrusso
    Anker Soundcore Q35
    Sony WH-CH710N franzrusso
    Sony WH-CH710N

    Altri modelli con rapporto qualità/presso elevato

    Ovviamente, anche il presso ha il suo peso.

    Le cuffie JVC HA-S95N e HA-S75N sono disponibili rispettivamente a €129,99 e €89,99. Entrambe, comunque, rappresentano un ottimo compromesso tra funzionalità avanzate e accessibilità. La loro combinazione di qualità audio, comfort e cancellazione del rumore le rende molto competitive nella fascia medio-alta.

    Ed è all’interno di quel range più o meno che si collocano i prezzi di tutti i modelli che abbiamo preso in considerazione.

    Da segnalare, ancora, le JBL Tune 760NC e le Philips Audio SHC5200/10 che offrono cancellazione del rumore (JBL) e prestazioni audio di qualità a un prezzo super.

    Le JBL mantengono un suono bilanciato e versatile, mentre le Philips con driver da 32 mm e fascetta con regolazione automatica sono l’ideale per tutti.

    [L’immagine di copertina è realizzata con la IA Generativa da @franzrusso; l’articolo contiene link promozionali]

     

  • In crescita il mercato degli Smart Ring, ecco pro e contro

    In crescita il mercato degli Smart Ring, ecco pro e contro

    Gli Smart Ring, gli oggetti connessi più desiderati attualmente, sono sempre più richiesti. Il fatto di combinare un completo monitoraggio della salute allo stile li sta rendendo sempre più popolari. Guardiamo insieme i pro e i contro e un confronto tra i modelli del momento.

    Negli ultimi anni, gli smart rings hanno conquistato una posizione importante nel mercato della tecnologia indossabile, emergendo come una soluzione discreta e sofisticata per monitorare attività fisiche, parametri vitali e persino per effettuare pagamenti.

    Piccoli, eleganti e sempre più avanzati, questi anelli connessi sono diventati un’alternativa agli smartwatch, rappresentando il giusto equilibrio tra estetica e funzionalità.

    Il loro design compatto, unito alla capacità di svolgere funzioni essenziali per il monitoraggio della salute, ha reso gli smart rings gadget ideali per chi cerca efficienza senza sacrificare lo stile.

    Con l’evoluzione della tecnologia, questi dispositivi sono diventati sempre più sofisticati, offrendo funzionalità avanzate che fino a pochi anni fa erano disponibili solo su dispositivi più grandi e complessi.

    In questa panoramica, vedremo quali sono i modelli più recenti e le funzionalità che li rendono così attraenti, esaminando anche le tecnologie alla base e confrontando i principali prodotti sul mercato, come i nuovi smart ring di Samsung e Oura.

    In crescita il mercato degli Smart Ring, ecco pro e contro

    Panoramica del mercato: brand emergenti e affermati

    Il mercato degli smart rings è in costante crescita e nuovi attori stanno emergendo accanto ai pionieri come Oura e Motiv. Alcuni dei nomi principali attuali includono:

    • Oura Ring: uno dei primi e più popolari sul mercato, specializzato nel monitoraggio della salute e del sonno. Oura è diventato subito un brand di qualità, grazie alle sue avanzate capacità di rilevamento del sonno e alla capacità di fornire dati approfonditi sulla salute generale dell’utente.
    • Motiv Ring: un dispositivo che si concentra principalmente su fitness e attività fisica. Motiv si distingue per il suo design sottile e l’integrazione con app per il monitoraggio delle attività, rendendolo ideale per chi è alla ricerca di un dispositivo di monitoraggio fitness discreto ma potente.
    • Samsung: nuovo arrivato che ha portato sul mercato il suo smart ring con funzionalità avanzate, combinando il know-how tecnologico dell’azienda con il design elegante e l’integrazione perfetta nell’ecosistema Galaxy.
    • Circular Ring: un’alternativa emergente che promette un mix di monitoraggio della salute e stile. Con sensori avanzati e una particolare attenzione al monitoraggio della salute, Circular si presenta come un forte concorrente sul mercato.

    Alcuni di questi modelli richiedono un abbonamento per sbloccare funzioni avanzate, mentre altri offrono un’esperienza completa senza costi aggiuntivi.

    Mercato degli smart ring in crescita negli ultimi 2 anni

    Negli ultimi due anni, il mercato degli smart rings ha registrato una grande crescita, trainata dall’aumento della domanda di dispositivi indossabili per il monitoraggio della salute e del fitness.

    Nel 2023 il mercato globale degli smart rings è stato valutato a circa 210 milioni di dollari, con una previsione di crescita annuale composta (CAGR) del 24,1% dal 2024 al 2032.

    Le previsioni del 2024 indicano un ulteriore incremento, con il mercato che dovrebbe raggiungere un valore di 455,56 milioni di dollari entro il 2029, sostenuto dall’integrazione di tecnologie come Bluetooth e IoT. Questa crescita è particolarmente evidente nelle regioni dell’Asia-Pacifico e del Nord America, dove l’adozione di tecnologie indossabili è in rapida espansione.

    Insomma, il mercato degli smart rings sta vivendo un’espansione ormai evidente, con previsioni di crescita sostenuta nei prossimi anni.

    Funzionalità chiave degli smart rings

    Gli smart rings sono progettati per offrire una gamma di funzionalità, spesso comparabili a quelle degli smartwatch, ma in un formato molto più discreto e leggero. Ecco alcune delle caratteristiche principali:

    • Monitoraggio del sonno: i modelli più avanzati, come l’Oura Ring, sono dotati di sensori che analizzano le fasi del sonno, fornendo dati dettagliati su profondità, qualità e durata del riposo.
    • Fitness tracking: come gli smartwatch, molti smart rings monitorano l’attività fisica, il battito cardiaco e le calorie bruciate durante il giorno. Alcuni modelli, come il Motiv Ring, sono particolarmente apprezzati per la loro capacità di tracciare accuratamente passi, distanza percorsa e altre metriche di fitness.
    • Salute cardiovascolare: alcuni modelli monitorano costantemente la frequenza cardiaca, i livelli di ossigeno nel sangue (SpO2) e persino il livello di stress. L’Oura Ring, ad esempio, eccelle in queste aree.
    • Pagamenti contactless: la funzionalità come quella NFC, per i pagamenti, non è disponibile su tutti i modelli. Anzi, ne esistono alcuni che servono solo a quello. Manca la possibilità di effettuare i pagamenti sui modelli più presenti sul mercato, come Galaxy Ring e Oura Ring 4.
    • Notifiche smart: anche se più limitati rispetto agli smartwatch, gli smart rings possono vibrare per notifiche di chiamate o messaggi, mantenendo gli utenti connessi senza bisogno di controllare costantemente lo smartphone.

    Tecnologia e innovazione: sensori avanzati e lunga durata

    Gli smart rings integrano tecnologie avanzate che permettono loro di raccogliere dati preziosi per la salute e la fitness:

    • Sensori di temperatura: alcuni anelli monitorano la temperatura corporea, offrendo un’indicazione anticipata di eventuali malattie o infezioni. Tra questi spiccano l’Oura Ring e il Circular Ring, che utilizzano questi sensori per monitorare le variazioni di temperatura, un indicatore utile per rilevare cambiamenti fisiologici.
    • Elettrodi PPG (Fotopletismografia) e ECG (Elettrocardiogramma): questi sensori sono ormai comuni negli smart rings di fascia alta e offrono monitoraggi cardiaci e di ossigeno nel sangue estremamente accurati. La PPG misura le variazioni del volume di sangue nei tessuti, mentre l’ECG fornisce un’analisi dettagliata dell’attività elettrica del cuore, rilevando potenziali anomalie.
    • Impermeabilità: la maggior parte degli smart rings è resistente all’acqua, rendendoli adatti per l’uso durante attività sportive, nuoto e immersioni leggere, senza il rischio di danni causati dall’umidità.
    • Batteria a lunga durata: uno dei maggiori vantaggi degli smart rings è la durata della batteria, che può superare i 5-7 giorni senza bisogno di ricarica, a differenza degli smartwatch, che spesso devono essere ricaricati ogni giorno. Questa caratteristica li rende estremamente pratici per l’uso quotidiano e continuo.

    Integrazione con l’ecosistema digitale

    Gli smart rings non operano in modo isolato: si integrano perfettamente con altri dispositivi e servizi digitali. Ecco come:

    • Compatibilità con smartphone: la maggior parte degli smart rings si collega a smartphone tramite Bluetooth, permettendo di visualizzare dati dettagliati su app dedicate (disponibili sia per Android che iOS). Queste app forniscono rapporti giornalieri, settimanali e mensili sullo stato di salute e sulle prestazioni fisiche.
    • Sincronizzazione con servizi di salute: questi dispositivi sono spesso compatibili con Apple Health, Google Fit e altre piattaforme per la salute, offrendo una visione completa dei dati raccolti e permettendo agli utenti di monitorare più facilmente i propri progressi verso obiettivi di fitness e salute.
    • Automazione domestica: alcuni modelli di smart rings possono persino essere utilizzati per controllare dispositivi smart home, come luci o serrature intelligenti. Questa funzione è ancora in fase di sviluppo, ma promette di rendere gli smart rings uno strumento chiave per l’automazione e la gestione della casa.

    Principali modelli sul mercato

    Samsung Galaxy Ring

    Smart ring - Samsung Galaxy Ring
    Samsung Galaxy Ring
    • Dettaglio: il primo smart ring di Samsung, progettato per il monitoraggio 24/7 della salute e del fitness. Include funzionalità avanzate come il monitoraggio della frequenza cardiaca, temperatura corporea e analisi del sonno. Unisce leggerezza, realizzazione in titanio, e fino a 9 giorni di autonomia.

    Oura Ring

    Oura ring 4
    Oura ring 4
    • Dettaglio: conosciuto per il suo monitoraggio approfondito della salute e del sonno, il modello di quarta generazione include il monitoraggio del ciclo mestruale, un’ampia gamma di sensori e una partnership con Natural Cycles. Ha un’autonomia fino a 7 giorni, ma richiede un abbonamento per sbloccare le funzionalità più avanzate​.

    Gloring

    Smart ring Gloring
    Smart ring Gloring
    • Dettaglio: Smart Gloring è un dispositivo indossabile che offre funzionalità avanzate per il monitoraggio della salute e del fitness. Realizzato in titanio, mette insieme leggerezza e resistenza, garantendo comfort durante l’uso quotidiano. Tra le sue caratteristiche principali figurano il monitoraggio della frequenza cardiaca, dell’attività fisica, della qualità del sonno e dei livelli di stress. Inoltre, è compatibile con le applicazioni iOS e Android, permettendo una semplice sincronizzazione dei dati.

    Circular Ring

    • Modello – Circular Ring (2024)
    • Dettaglio: un’alternativa emergente nel mercato degli smart rings. Il Circular Ring offre monitoraggio della salute e della temperatura corporea, con un design versatile e sensori di alto livello. È noto per il suo bilanciamento tra stile e funzionalità, con una particolare attenzione al benessere quotidiano.

    Ultrahuman Ring Air

    Ultrahuman Ring Air
    Ultrahuman Ring Air
    • Dettaglio: questo smart ring è specificamente progettato per chi pratica sport, con monitoraggio avanzato delle performance fisiche. Include funzioni come il rilevamento della frequenza cardiaca e del recupero, con un design leggero (fino a 3,6 grammi). È una delle opzioni più leggere sul mercato.

    Fiorky R02

    Smart ring Fiorky R02
    Fiorky R02

    Dettaglio: modello economico, vero entry-level per tutti coloro che volessero sperimentare l’uso di uno smart ring. Nonostante il piccolo prezzo, permette la possibilità di monitorare comunque tutti i parametri base sul fronte fitness e salute. Infatti, permette di tenere di monitorare (via app, Android e iOS) pressione, livelli di ossigenazione, battito cardiaco, numero di passi, riposo notturno e altro ancora. Non necessita di abbonamento aggiuntivo.

    Amazfit Helio Ring

    Amazfit Helio Ring
    Amazfit Helio Ring
    • Dettaglio: lanciato nel 2024, il Helio Ring di Amazfit è stato progettato per gli atleti e si distingue per il monitoraggio avanzato delle prestazioni fisiche e del benessere in generale. Include sensori per il monitoraggio della frequenza cardiaca, della variabilità della frequenza cardiaca (HRV), dell’ossigeno nel sangue (SpO2) e dello stress tramite un sensore EDA (attività elettrodermica). Il dispositivo è ottimizzato per la sincronizzazione con la Zepp App, la stessa utilizzata per gli smartwatch Amazfit.

    Pro e contro degli smart rings

    Come ogni dispositivo tecnologico, anche gli smart rings hanno vantaggi e svantaggi. Ecco una sintesi:

    Pro:

    • Discreti: il design minimalista li rende meno invasivi e più eleganti rispetto agli smartwatch. Ideali per chi desidera un dispositivo di monitoraggio poco appariscente.
    • Durata della batteria: la durata di diversi giorni senza ricarica è un vantaggio importante rispetto ai dispositivi da polso.
    • Comodità: leggeri e poco ingombranti, gli smart rings possono essere indossati costantemente senza fastidio, anche durante l’attività fisica.

    Contro:

    • Display limitato: gli anelli non dispongono di un display per visualizzare informazioni direttamente; è necessario fare affidamento aull’app del telefono per ottenere dati dettagliati.
    • Funzionalità ridotte: rispetto a uno smartwatch, gli smart rings offrono meno funzioni, come la mancanza di GPS integrato o la possibilità di rispondere a chiamate e messaggi direttamente dal dispositivo.
    • Prezzo: alcuni modelli possono apparire piuttosto costosi, soprattutto quelli che richiedono abbonamenti mensili per sbloccare funzionalità avanzate.

    Confronto tra Samsung Galaxy Ring e Oura Ring 4

    Il confronto tra il Samsung Galaxy Ring e il Oura Ring 4 rivela due modelli di smart rings altamente avanzati, ciascuno con punti di forza specifici, progettati per monitorare la salute e il benessere degli utenti in modi complementari.

    Samsung Galaxy Ring

    • Design e materiali: disponibile in tre colori (Titanium Black, Titanium Silver e Titanium Gold), è realizzato in titanio di grado 5, conferendogli resistenza e leggerezza. Il peso varia tra 2.3 e 3.0 grammi, a seconda delle dimensioni, rendendolo uno dei più leggeri sul mercato. Questo lo rende comodo da indossare anche per lunghi periodi senza disagio.
    • Funzionalità: il Galaxy Ring integra un sensore per il monitoraggio della frequenza cardiaca (PPG), un sensore della temperatura corporea, e un accelerometro per tracciare l’attività fisica e il sonno. A differenza di molti smartwatch, non supporta i pagamenti contactless (NFC). Una delle caratteristiche più interessanti è l’analisi avanzata del sonno, che include il rilevamento dell’apnea notturna e metriche come il punteggio del sonno e le fasi di sonno profondo​.
    • Autonomia e batteria: l’autonomia della batteria è eccellente, con una durata fino a 7 giorni per le varianti più grandi. La ricarica è rapida e avviene tramite una custodia wireless.
    • Resistenza all’acqua: certificato IP68 e con resistenza fino a 10 ATM, l’anello può essere usato per attività come il nuoto e l’uso quotidiano
    • Prezzo: i Galaxy Ring è posizionato in una fascia di prezzo medio-alta, ma non richiede abbonamenti per accedere a tutte le sue funzionalità. Questa assenza di costi aggiuntivi lo rende particolarmente attraente per chi non vuole vincolarsi a servizi in abbonamento​.

    Oura Ring 4

    • Design e materiali: Oura Ring 4 si presenta con un design elegante e le finiture premium, che includono opzioni come titanio lucido. Sebbene sia leggermente più pesante del Galaxy Ring (fino a 6 grammi per le varianti più grandi), è progettato per essere indossato comodamente tutto il giorno e durante la notte​.
    • Funzionalità: Oura Ring 4 permette un approfondito monitoraggio del sonno e della salute generale. Integra un sensore PPG per il battito cardiaco e un sensore di temperatura corporea, con un focus particolare sul monitoraggio del ciclo mestruale grazie alla partnership con l’app Natural Cycles. A differenza del Galaxy Ring, però, l’accesso alle analisi avanzate richiede un abbonamento mensile​.
    • Attività fisica: traccia l’attività quotidiana, inclusi passi, calorie bruciate e rilevamento automatico di oltre 40 tipi di allenamenti.
    • Autonomia e batteria: Oura Ring 4 offre una durata della batteria fino a 8 giorni, adeguata per un utilizzo continuo senza frequenti ricariche.
    • Prezzo: posizionato in una fascia di prezzo alta, Oura Ring 4 richiede un abbonamento mensile necessario per accedere alle funzionalità avanzate e ai dati dettagliati. Questo potrebbe essere un deterrente per alcuni utenti, ma per chi cerca un monitoraggio dettagliato della salute, l’investimento è da valutare.

    I dati raccolti vengono sincronizzati con l’app Oura, disponibile per dispositivi iOS e Android, che fornisce approfondimenti personalizzati e consigli basati sui dati dell’utente.

    È importante notare che l’Oura Ring 4 non supporta i pagamenti contactless tramite NFC.

    In conclusione

    Gli smart rings rappresentano una scelta interessante per chi cerca un dispositivo indossabile meno ingombrante, ma che offra funzionalità avanzate di monitoraggio della salute e fitness. Il Samsung Galaxy Ring, come abbiamo visto, è ideale per chi cerca un dispositivo senza abbonamenti, con funzionalità avanzate e senza eccessivi costi aggiuntivi. Risulta perfetto per chi è già integrato nell’ecosistema Galaxy.

    L’Oura Ring 4, invece, si distingue per il monitoraggio approfondito della salute, soprattutto per quanto riguarda il sonno e i parametri fisiologici, come la temperatura corporea. Questo lo rende particolarmente adatto a chi ha bisogno di dati dettagliati e personalizzati per migliorare la propria salute e il benessere quotidiano. Tuttavia, il costo dell’abbonamento potrebbe scoraggiare chi cerca un dispositivo che non richieda investimenti a lungo termine.

    In definitiva, uno smart ring è utile per chi desidera un dispositivo discreto, leggero e che richieda poca manutenzione, senza rinunciare alle principali funzionalità di un fitness tracker.

    Per gli utenti già soddisfatti di uno smartwatch, o per chi non ha esigenze di monitoraggio costante della salute, potrebbe risultare un acquisto ridondante.

    In ogni caso, per chi cerca un dispositivo innovativo e comodo, capace di raccogliere dati accurati e di facile utilizzo, gli smart rings rappresentano senza dubbio una delle opzioni più interessanti nel panorama della tecnologia indossabile.

    [L’immagine di copertina è realizzata con la IA Generativa da @franzrusso; l’articolo contiene link promozionali]

  • Il successo di Starship proietta l’uomo verso Marte

    Il successo di Starship proietta l’uomo verso Marte

    Il successo di Starship con il recupero di Space Heavy ha dimostrato la riutilizzabilità del razzo. Un traguardo che avvicina l’esplorazione aerospaziale verso la Luna e anche verso Marte.

    Il 13 ottobre 2024 sarà una data che verrà ricordata a lungo nella storia aerospaziale. SpaceX, la società fondata da Elon Musk, ha compiuto un’impresa che segna un passo decisivo verso il futuro dell’esplorazione spaziale.

    Durante il quinto test di volo del sistema Starship, l’azienda ha dimostrato la capacità di recuperare il gigantesco razzo Super Heavy utilizzando un complesso sistema di braccia meccaniche.

    Questo test, condotto presso la base di lancio di SpaceX a Boca Chica, Texas, ha attirato l’attenzione mondiale, non solo per il successo tecnico, ma anche per le ambizioni che rappresenta per il futuro del volo aerospaziale.

    Le origini di SpaceX con una visione ambizione

    SpaceX, fondata nel 2002, ha da subito puntato alla riduzione dei costi del volo spaziale attraverso la riutilizzabilità dei razzi. Un obiettivo che sembrava ambizioso, ma che è diventato la base dei progressi dell’azienda.

    Il programma Falcon 1, avviato nel 2006, ha segnato l’inizio di questa visione.

    Nonostante i primi fallimenti, ha aperto la strada al Falcon 9, il primo razzo a tornare sulla Terra per essere riutilizzato. Questo successo ha posto le basi per il futuro sviluppo di Starship, il veicolo spaziale destinato alle missioni interplanetarie.

    Il successo di Starship proietta l'uomo verso Marte

    Super Heavy e Starship: la vera innovazione per il futuro

    Il sistema Starship si compone di due elementi: Super Heavy, il primo stadio del razzo, e Starship, il secondo stadio, progettato per trasportare carichi e equipaggi nello spazio.

    Questo sistema rappresenta la chiave per future missioni verso la Luna e Marte, grazie alla sua capacità di trasportare fino a 150 tonnellate di carico.

    Starship non è solo uno strumento per esplorare lo spazio profondo, ma un’innovazione che potrebbe rivoluzionare il modo in cui concepiamo le missioni spaziali.

    Il test del 13 Ottobre 2024 è stato un trionfo

    Il test di ieri, 13 ottobre 2024, chiamato Flight 5, aveva l’obiettivo di dimostrare la capacità di recuperare il razzo Super Heavy utilizzando un sistema di braccia meccaniche chiamato Chopsticks.

    Questo sistema elimina la necessità di far atterrare il razzo in mare, riducendo significativamente i tempi e i costi di recupero e manutenzione.

    Sette minuti dopo il lancio, il razzo, spinto da 33 motori Raptor, è tornato verso la base ed è stato catturato con precisione dalle braccia meccaniche montate sulla torre di lancio.

    Questo successo rappresenta un traguardo cruciale per SpaceX, dimostrando che il recupero dei razzi è ormai una realtà concreta.

    La separazione tra Super Heavy e Starship è avvenuta senza intoppi, permettendo alla navicella di raggiungere un’altitudine di 212 chilometri.

    Il successo e le prospettive per il futuro

    Il successo di questo test segna una svolta per SpaceX e per l’industria spaziale nel suo complesso. La capacità di recuperare i razzi rappresenta una riduzione significativa dei costi operativi, rendendo il volo spaziale più accessibile e sostenibile nel lungo termine.

    Ma il vero significato di questa impresa va oltre l’aspetto economico. La visione di SpaceX di una civiltà multiplanetaria, con missioni verso Marte, si avvicina sempre di più.

    La riutilizzabilità dei razzi è un passo essenziale per garantire che queste missioni diventino una realtà praticabile.

    La Corsa verso la Luna e… Marte

    Il successo del test del 13 ottobre pone SpaceX in una posizione di leadership nel programma Artemis della NASA, che prevede il ritorno dell’uomo sulla Luna entro il 2026.

    Starship è stato scelto come veicolo di atterraggio per gli astronauti, grazie alla sua capacità di trasportare carichi pesanti e sostenere missioni di lunga durata.

    In ogni caso, l’obiettivo finale rimane Marte. Elon Musk ha sempre considerato Starship il veicolo chiave per l’esplorazione e la colonizzazione del pianeta rosso. La possibilità di lanciare e recuperare il veicolo ripetutamente è necessaria per stabilire una presenza umana permanente su Marte.

    SpaceX e i prossimi passi da fare

    Nonostante i successi, SpaceX dovrà affrontare diverse tematiche.

    Le regolamentazioni governative, in particolare quelle della Federal Aviation Administration (FAA), hanno rallentato alcuni test, richiedendo autorizzazioni complesse e lunghe revisioni ambientali. Superare questi “ostacoli” sarà essenziale per accelerare lo sviluppo di Starship.

    Inoltre, SpaceX dovrà continuare a perfezionare il sistema di protezione termica e la gestione del rientro atmosferico, affinché il veicolo sia in grado di supportare missioni umane in sicurezza.

    Verso un futuro nello spazio

    Con il test del 13 ottobre, SpaceX ha dimostrato che il futuro del volo spaziale è riutilizzabile. Il successo di Super Heavy e Starship apre la strada a missioni più accessibili e frequenti, avvicinando l’umanità al sogno di esplorare altri mondi.

    La visione di Elon Musk, al di là di quello che si può pensare del personaggio, di una civiltà multiplanetaria è più vicina che mai. E con ogni test SpaceX dimostra che questa strada è sempre più alla portata.

    L’era del volo aerospaziale più sostenibile è iniziata, e le possibilità per il futuro dell’umanità nello spazio sono più concrete.

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