Categoria: Twitter

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  • Twitter, test su indicatore di stato e risposte in stile Facebook. E il modifica tweet?

    Twitter, test su indicatore di stato e risposte in stile Facebook. E il modifica tweet?

    Twitter in questi giorni mostra di essere intenzionato a migliorare la piattaforma, per renderla più “colloquiale”. Alcuni blog americani hanno riportato un tweet condiviso da Sara Haider, product manager di Twitter, in cui mostrava l’indicatore di stato e le risposte ad un tweet in stile Facebook. E il modifica tweet che fine ha fatto?

    Twitter è sempre più alla ricerca di funzionalità e modalità che possano rendere la piattaforma sempre più interessante e coinvolgente. Se qualche giorno fa vi davamo notizia di un breve test effettuato sulla funzionalità di suggerire chi non seguire, ecco che nuove funzionalità vengono testate dai manager di Twitter chiedendo un feedback agli utenti.

    La notizia, riportata da diversi blog e siti americani, è che Sara Haider, product manager di Twitter, ha condiviso un tweet in cui mostra due funzionalità che hanno l’obiettivo di rendere Twitter più “conversational”, conversazionale, nel senso di rendere la piattaforma più colloquiale o discorsivo. Dovrebbe essere quindi un modo per coinvolgere gli utenti sulla piattaforma con modalità che spingono alla conversazione.

    twitter conversazionale indicatore stato commenti(Clicca per ingrandire)

    Nel tweet della Haider si vedono due finzionalità:

    • l’indicatore di stato, che indica la presenza dell’utente in tempo reale, indicata dal pallino verde in basso a destra della foto profilo. Identica a quella che si vede su Facebook
    • sempre in stile Facebook, l’altra funzionalità è quella di far vedere le risposte ad un tweet in modalità “diretta”, sequenziale insomma.

    L’indicatore di stato potrebbe essere una buona idea per spingere gli utenti ad entrare in contatto, sarebbe una buona soluzione. Molti utenti hanno criticato questa funzione, nel senso di non voler rendere pubblico quando sono online, ma dalle risposte della Haider sembra che questa possa essere gestita direttamente dagli utenti. Insomma, non sarebbe male come idea.

    E sembra una buona idea, anzi una ottima idea, la modalità di rendere le risposte in stile Facebook, cioè in linea con il tweet, in modo tale da seguire la conversazione con un certo ordine. A differenza di quanto succede oggi, in modo non tropo chiaro che spinge spesso gli utenti in confusione, nonostante: “no, non stavo rispondendo a te, ma all’altro”.

    Anche Jack Dorsey, CEO e co-fondatore di Twitter, ha ripreso il tweet della Haider per stimolare ancora di più gli utenti nella conversazione e a fornire feedback.

    Anche se non sono mancati gli utenti che gli ricordano il #modificatweet. Sono passati ormai due anni da quando lo stesso Dorsey disse che era una funzionalità da prendere in considerazione. E sono passati ormai quattro anni da quando lanciammo questa idea proprio qui dal nostro blog! E’ molto probabile che le due funzionalità che abbiamo appena descritto siano implementate a breve, anche se non ci sono conferme. Mentre per il modifica tweet bisognerà aspettare ancora, a quanto pare.

    Immaginate se implementassero tutte e tre le funzioni, Twitter sarebbe più interessante. Non trovate?

  • Twitter vorrebbe suggerire anche chi non seguire. Ma è solo un test

    Twitter vorrebbe suggerire anche chi non seguire. Ma è solo un test

    Twitter ha effettuato un test per pochi giorni, e su pochi account, che propone una lista di account da non seguire più. Suona quasi un contro senso, visto che Twitter ha sempre invitato a seguire nuovi utenti per scoprire cosa succede nel mondo. Il testo di questa nuova funzione sarebbe “non è necessario seguire tutti per sapere cosa sta succedendo”. Per ora è solo un test, che Twitter ha confermato, e non si conoscono altri sviluppi.

    Twitter ha tanti problemi, lo sappiamo e ne scriviamo spesso qui sul nostro blog. Una delle caratteristiche più identificative della piattaforma è sempre stata quella che compare sulla destra Chi seguire, con suggerimenti degli account da seguire in base a quelli che sono i nostri interessi in termini di conversazioni, almeno così dovrebbe essere. Ma ora Twitter è alla ricerca di modalità che possano accrescere il livello di engagement degli utenti anche suggerendo chi NON seguire.

    twitter non seguire unfollow

    Negli ultimi giorni Twitter ha effettuato un test per pochi giorni, infatti, e su pochi account, facendo comparire una lista di utenti da non seguire. La funzione si presenta con “Controlla cosa succede qui” e poi un testo in cui si legge anche “non è necessario seguire tutti per sapere cosa sta succedendo“.

    Lo si vede bene nel tweet di Matt Navarra:

    E anche bel tweet di Tim Fernholz di Quartz:

    In un comunicato Twitter scrive:

    [box type=”shadow” align=”” class=”” width=””]”Sappiamo che la gente vuole la timeline di Twitter rilevante. Un modo per farlo è non seguire più quelle persone con cui non ci si relaziona regolarmente. Abbiamo effettuato un test molto limitato per selezionare quelle persone con sui non c’è coinvolgimento per verificare se volessero non seguirle più“.[/box]

    L’intento di Twitter, quindi, non sarebbe quello “esprimere un giudizio sulle persone”, quanto aiutare le persone ad avere una timeline fatta di account con cui esistono già relazioni, cessando di seguire quegli account che non sono più interessanti e con i quali non c’è un livello alto di interazione e coinvolgimento.

    Twitter non ha rivelato i risultati di questo test, ora non più attivo, e non ha neanche fornito ulteriori informazioni su un eventuale lancio della funzionalità a livello globale.

    Se così fosse davvero, suggerire chi non seguire potrebbe essere un aiuto per tutti quegli utenti che vorrebbero entrare più in confidenza con Twitter, perchè lo trovano complicato da usare, di non facile comprensione. Una lista di persone da non seguire potrebbe aiutare a mantenere un line più omogenea rispetto ai contenuti da seguire e da far emergere meglio. Sarebbe anche un grosso aiuto a rendere più “pulite” le liste che ormai si allungano a dismisura facendo, spesso, perdere il senso della lista stessa.

    Ma c’è un però, non da poco, sottolineato soprattutto dai media e dai blog americani, visto il clima elettorale che si respira per le prossime elezioni di medio termine di novembre. E anche alla luce delle recenti, forti, critiche e accuse lanciate dal presidente Donald Trump, da sempre grande utilizzatore ed estimatore della piattaforma, che ha accusato Twitter di shadow banning e anche di mettere in evidenza contenuti non veritieri ai danni dei conservatori. Immaginate cosa succederebbe se tra gli account da non seguire comparissero anche account di politici conservatori.

    Twitter è anche stata minacciata, sempre da Donald Trump, insieme a Google e a Facebook, di trovarsi su “un terreno pericolante, meglio stare attenti“. Un avvertimento che non è piaciuto e che suona come una vera minaccia di pessime regole per controllarle meglio. Speriamo che questo non accada ed è forse anche uno dei motivi per cui Twitter attenda un po’ prima di lanciare a livello globale un nuova funzionalità che suggerisce chi non seguire più.

    E vi che ne pensate? Potrebbe rivelarsi utile per Twitter una funzionalità del genere?

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    [L’immagine di copertina è stata realizzata da @franzrusso, si prega di citare l’autore nelle eventuali condivisioni; se i proprietari dei loghi la ritenessero inopportuna sarà modificata o eliminata all’occorrenza]

  • Twitter: la nuova politica delle API riduce o elimina intere app di terze parti

    Twitter: la nuova politica delle API riduce o elimina intere app di terze parti

    Twitter rilascia da oggi una nuova gestione delle API sempre più restrittive per avere un maggiore controllo della piattaforma centrale. Di conseguenza, si registra una riduzione delle funzionalità delle app di terze parti, come Tweetbot (per iOS) o, addirittura, una completa eliminazione di centinaia di applicazioni.

    Entrano in vigore oggi le nuove API di Twitter, anche se non ci sono ancora chiare indicazioni specifiche. Quello che si sta registrando in queste ore è che una diretta conseguenza di questa nuova politica è quella di limitare sensibilmente alcune app di terze parti, come Tweetbot (iOS) di cui si parla molto, se non quella di eliminare del tutto alcune applicazioni, avendo di fatto azzerato le funzionalità fino ad oggi permesse.

    Twitter aveva annunciato nei mesi scorsi che questa stretta sarebbe dovuta avvenire in aprile, ma, dopo la protesta di alcune società che gestiscono le app di terze parti, prima tra tutte Tapbots che gestisce TweetBot, molto amata e usata dagli utenti del sistema operativo mobile di Apple, la società di Jack Dorsey ha rimandano l’entrata in vigore ad oggi, 16 agosto 2018.

    twitter api tweetbot

    Come dicevamo, la conseguenza è quella di limitare, in maniera sensibile, le funzionalità di alcune app. TweetBot, ad esempio, che dice addio lo streaming tramite Wi-Fi, al tab delle attività, alle notifiche in push per menzioni, like e RTs. Insomma, con questo aggiornamento delle API, TweetBot subisce un ridimensionamento non da poco che scontenterà di molto gli utenti. Addio anche all’app Apple Watch. Con la disattivazione dello streaming la timeline si aggiornerà ogni due/tre minuti, così come saranno ritardate le notifiche push. Un danno enorme per tutti quegli utenti dell’app abituati a ricevere informazioni in tempo reale.

    Altre app interessate da questo aggiornamento, in senso restrittivo sono Twitterific, Tweetings e Talon. Ma tante altre stanno informando in queste ore i propri utenti dell’impossibilità di procedere alla pubblicazione di tweet programmati o semplicemente di seguire le proprie aree di interesse. Stiamo parlando di centinaia, se non migliaia, di app che sono vittima di una politica, a nostro avviso, troppo restrittiva.

    Twitter agisce con questa modalità per difendere la privacy degli utenti e per proteggere l’app dalle fake news. Il problema è che questa nuova gestione delle API finisce, per davvero, per erodere in maniera significativa l’esperienza d’uso degli utenti in relazione alla piattaforma. Se il risultato è questo, e da quello che si sa è proprio questo, allora Twitter ha ben più seri problemi di cui occuparsi. Se no altro, non è questo il modo di operare se non offri ai tuoi utenti qualcosa di alternativo, tale da non alterare l’esperienza d’uso dell’app.

    E siccome Twitter al momento non ha soluzioni alternative, non ha, da quello che sembra, nuove soluzioni innovative in serbo, resta l’amaro in bocca agli utenti. Il rischio è che si allontanino, un rischio che Twitter non può certo permettersi.

    Del resto non è la prima volta che Twitter agisce così. Vi ricordate quando nel 2012 disattivò gli aggiornamenti automatici da LinkedIn proprio in seguito ad un aggiornamento delle API?

    Segnalateci, se vi va, se avete notizia di altre applicazioni che sono prese di mira da questa nuova politica delle API di Twitter.

  • Jack Dorsey pronto a modificare Twitter per impedire la diffusione di fake news

    Jack Dorsey pronto a modificare Twitter per impedire la diffusione di fake news

    Il caso Alex Jones, noto complottista e fondatore di InfoWars al centro del Russiagate, di recente ha sollevato molte polemiche sui social media. Sospeso da Facebook, Spotify (ha cancellato tutti i suoi podcast) e da YouTube, l’account di Jones è stato sospeso anche da Twitter per una settimana. E intanto Jack Dorsey si dice pronto a modificare Twitter per impedire la diffusione di fake news.

    Twitter ha resistito fino all’ultimo e poi, finalmente, ha ceduto. L’account di Alex Jones, noto complottista e fondatore di InfoWars al centro del Russiagate, è stato sospeso per una settimana, dopo che in un video si rivolgeva a Trump per fare qualcosa riguardo alla libertà di parola su Internet. Twitter ha ritenuto che questa fosse una violazione delle regole di utilizzo della piattaforma e ha proceduto con la sospensione. Non potrà più twittare o fare retweet, ma potrà comunque navigare la piattaforma.

    Twitter, e specialmente Jack Dorsey, CEO e fondatore della società, nei giorni scorsi è stata molto criticata per non aver fatto prima questa sospensione, ma lo stesso Dorsey, intervenuto più volte sull’argomento, aveva sostenuto che non ci fossero gli estremi per farlo, in quanto, fino ad allora, Jones non aveva violato le regole di utilizzo. Ma ora le cose sono cambiate.

    jack dorsey twitter alex jones fake news

     

     

     

     

     

    La vicenda Alex Jones per Twitter potrebbe avere un significato ulteriore, potrebbe addirittura segnare un passaggio nuovo per la piattaforma e a sostenerlo è proprio Dorsey. In un’intervista al Washington Post, Dorsey ha annunciato che è pronto a rivedere i punti salienti di Twitter per impedire la diffusione di contenuti che incitano all’odio, che incitano alle molestie e che diffondono fake news, notizie false. Allo studio ci sarebbero funzionalità che avrebbero lo scopo di promuovere punti di vista alternativi sulla timeline di Twitter, in modo tale da affrontare la disinformazione e ridurre echo chambers, ossia quella situazione in cui le informazioni, le idee o le credenze vengono amplificate o rafforzate dalla comunicazione e dalla ripetizione all’interno di un sistema definito. In questa circostanza, le fonti non vengono mai messe in discussione.

    Inoltre, Dorsey si dice pronto ad etichettare i bot, gli account automatici che a volte sembrano utenti umani, e a ridisegnare quelli che sono, ad oggi, gli elementi chiave della piattaforma, tra cui il pulsante “Mi piace” e il modo in cui Twitter visualizza i follower degli utenti. “La cosa più importante che possiamo fare è considerare gli stimoli che stiamo incorporando nel nostro prodotto”, ha detto Dorsey al Washington Post, “perché esprimono un punto di vista su ciò che vogliamo che le persone facciano – e non credo che siano i più corretti”.

    L’apertura di Dorsey in questo senso dimostra quanto sia centrale oggi l’accuratezza delle informazioni condivise sulla piattaforma. Molti malintenzionati hanno sfruttato negli ultimi tempi le caratteristiche di Twitter per veicolare fake news, sfruttando a loro volta account con un gran seguito in modo da rendere virali le bufale, rendendo il processo difficilmente controllabile.

    alex jones twitter fake news
    Alex Jones

    Va detto che Twitter, da questo punto di vista, si è mossa molto, basti fare solo riferimento alle recenti sospensioni di account bloccati al ritmo di 1 milione di account al giorno. Abbiamo raccontato sul nostro blog anche quali siano state le conseguenze di questa operazione. Ma Twitter ha anche modificato le regole di utilizzo prendendo di mira proprio i contenuti, e gli account, che incitano all’odio, alla violenza e che diffondono notizie false. Forse più di altri. Ma un problema ancora esiste, un problema che, come detto già altre volte, è una delle motivazione che frena la crescita della piattaforma.

    Un altro elemento, come ha raccontato Dorsey al WP, sarebbe quello di contestualizzare i tweet. Se un account twitta un’affermazione piuttosto forte, che può sembrare una informazione falsa, la piattaforma contestualizza il contenuto “circondandolo” di altri contenuti relativi, in modo che l’utente abbia ben chiaro se si tratta di una bufala o meno. Un po’ quello che mira a fare Facebook con gli articoli correlati.

    Vedremo quali saranno gli sviluppi.

  • Twitter, la sospensione di 70 milioni di account mette a rischio la crescita della base utenti

    Twitter, la sospensione di 70 milioni di account mette a rischio la crescita della base utenti

    Negli ultimi due mesi Twitter ha intensificato la lotta allo spam, abusi e contenuti violenti. In seguito allo scandalo “Russiagate” che investito Facebook, anche Twitter ha subito molte pressioni. Secondo un rapporto del Washington Post, Twitter ha sospeso 70 milioni di account, un’operazione che potrebbe mettere a rischio la crescita della base utenti, vero punto debole della piattaforma di Jack Dorsey.

    Twitter da sempre ha due grandi problemi che sul nostro blog abbiamo sempre cercato di evidenziare. Il primo riguarda quello del contrasto debole allo spam, agli abusi e ai contenuti violenti; il secondo, la crescita ormai piatta ferma da diverso tempo, inchiodata a poco più di 330 milioni (336 milioni per essere più precisi. Lo scandalo “Russiagate”, quello che ha investito Facebook, non ha risparmiato neanche Twitter, subendo a sua volta molte pressioni. Mettendo insieme il tutto, ancora una volta Twitter dimostrava di essere debole da questo punto di vista. Fino a qualche mese fa, quando ha seriamente intensificato la lotta allo spam e ai contenuti violenti, aggiornando termini di utilizzo e policy. Una strategia che ha portato alla progressiva sospensione di decine di migliaia di account al giorno.

    Ma ora, secondo il nuovo report del Washington Post, si scopre che proprio in questi ultimi due mesi Twitter ha sospeso 70 milioni di account, significa più di 1 milione di account al giorno. Si stima che il tasso di sospensione tra maggio e giugno di quest’anno è il doppio di quello di ottobre 2017.

    twitter spam utenti

    Proprio qualche giorno fa Twitter aveva pubblicato un post sul blog ufficiale presentando i numeri derivanti dalle nuove politiche e termini di utilizzo attive sula piattaforma. Con il risultato di aver “identificato 9,9 milioni di account spam e automatizzati a settimana”.

    Questo sforzo ulteriore da parte di Twitter, con un ritmo di sospensione così alto, potrebbe rivelarsi dannoso. Infatti, la conseguenza principale sarebbe quella di mettere davvero a rischio la crescita della base utenti, complicando le cose più di quanto non lo siano già. Concretamente, questo potrebbe portare ad un calo degli utenti per il secondo trimestre di quest’anno, quando tutti attendono invece un minimo segnale di crescita.

    Si tratta quindi di una situazione particolare che Twitter adesso deve cercare di gestire al meglio. Senza dubbio, è lodevole il contrasto allo spam e ai contenuti di odio e abusi, ma si deve tener conto del fatto che ad oggi la piattaforma non avrebbe la forza di crescere, come dimostrato negli ultimi tre anni.

    A questo punto la considerazione da fare sarebbe quella di intensificare il contrasto a situazioni che minano la credibilità della piattaforma, ma, dall’altro lato e contemporaneamente, attivare innovazioni tali da attirare nuovi utenti sulla piattaforma. Sarebbe l’unico modo per limitare i danni.

    Ma questo ormai lo ripetiamo da anni.

  • Twitter, al via i test per la ‘Conversazione segreta’ nei DM con la crittografia

    Twitter, al via i test per la ‘Conversazione segreta’ nei DM con la crittografia

    Twitter sta effettuando dei test, sull’app di Android, che permetterebbe la “Conversazione segreta” all’interno dei DM, i messaggi privati. Significa che gli utenti invieranno tra loro dei messaggi criptati, leggibili solo da mittente e dal destinatario. Una modalità che è presente su app come WhatsApp, Signal o Telegram.

    Twitter punta a potenziare il servizio dei DM (Direct Messages), i messaggi privati, aggiungendo la crittografia, ossia la modalità di conversazione che rende il messaggio “offuscato” in modo da non essere decifrabile da persone non autorizzate a leggerne il contenuto. In pratica, con questa modalità, il messaggio sarebbe leggibile solo dal mittente e dal destinatario. In realtà, sembra che Twitter sia quasi pronta a lanciare la “Conversazione segreta” all’interno dei DM, come ha dimostrato Jane Manchun Wong, l’utente di Boston che ha twittato come potrebbe apparire la modalità.

    twitter DM segreti

    Jane ha illustrato quello che si legge dall’APK dell’applicazione Android di Twitter, scoprendo che in essa è contenuta la modalità che rende crittografate le conversazioni in DM. Capita spesso che “leggendo” gli APK, il “pacchetto” di informazioni per Android, usato per la distribuzione e l’installazione di componenti, questi contengano componenti che le aziende stanno testando, ed è quindi bravo chi riesce a scovarli come Jane, anticipando una feature che al momento non ha ancora ricevuto, a sua volta, una conferma ufficiale da Twitter. Ma è molto probabile che questa opzione venga presto resa disponibile per tutti gli utenti.

    twitter dm crittografia

    Se ricordate, nel dicembre del 2016, quando Jack Dorsey utilizzo Twitter per raccogliere idee da parte degli utenti su quello che si potrebbe aggiungere per migliorare la piattaforma (ne parlammo qui), un utente d’eccezione come Edward Snowden, colui che scoprì lo scandalo della NSA, chiede a Dorsey, CEO e co-fondatore di Twitter, chiese proprio della possibilità di introdurre i messaggi segreti (end-to-end encryption) nei DM, autodistruttivi

    E Jack rispose, “ragionevole e ci penseremo”. E in effetti, dopo quasi 18 mesi qualcosa comincia a muoversi andando proprio nella direzione che aveva suggerito Snowden.

    Se, come è vero, questa funzionalità verrà implementata, allora Twitter avrà reso ancora più completa questa che è una modalità di messaggistica davvero potente. Per poter inviare un messaggio ad un utente non c’è bisogno di conoscere il numero di telefono, a differenza di app di messaggistica come WhatsApp (la più usata), o come Telegram, Signal (che offre una crittografia davvero potente). I DM costituiscono una modalità di messaggistica completa e quello che manca, per renderla ancora più completa, è la crittografia. In questo modo Twitter potrebbe avvalorare ancora di più la sua funzione all’interno di contesti politici e sociali.

    Insomma, attendiamo questa funzionalità con molto interesse, e voi? Che ne pensate? Fateci sapere tra i commenti oppure sui social.

  • Twitter: ecco come cambiare la password e usare l’autenticazione a 2 fattori

    Twitter: ecco come cambiare la password e usare l’autenticazione a 2 fattori

    L’incidente interno occorso ieri a Twitter, tra l’altro nella giornata del World Password Day, ha messo in evidenza quanto sia importante la sicurezza dei dati. Non ci sono dettagli su quanto accaduto, ma per sicurezza l’azienda ha consigliato il cambio della password. Allora, ecco come procedere e, soprattutto, come attivare l’autenticazione a 2 fattori.

    Erano le 22:45 circa, ora italiana, quando comincia a diffondersi la notizia che Twitter aveva registrato un bug il quale avrebbe (forse) potuto rendere pubbliche le password di tutti gli utenti della piattaforma, cioè di 336 milioni di persone (e non 330 milioni come erroneamente diffuso). Una notizia che ha messo in allarme gli utenti, Twitter si è affrettata a pubblicare sul blog ufficiale un resoconto di quanto accaduto, senza offrire dettagli, invitando gli utenti a cambiare la password, per stare più sicuri. Oltre a questo, nel giro di 10-15 minuti, gli utenti hanno cominciato a ricevere la notifica per effettuare subito il cambio password.

    L’incidente era interno, non si conoscono dettagli, ma molti ipotizzano che sia avvenuto in fase di trasloco di una parte dell’infrastruttura della piattaforma. Nei giorni scorsi l’azienda aveva appunto preannunciato il passaggio al cloud di Google per permettere “una migliore gestione dei dati”. Ehm…quella che è mancata per un momento è stata proprio la gestione. Insomma, a pensarci bene, è stato un incidente che poteva capitare, forse poteva essere organizzato e gestito meglio. Tra l’altro ieri, primo giovedì di maggio, era proprio, ironia della sorte, il World Password Day!

    twitter password autenticazione 2 fattori

    Al di là del fatto che molti hanno criticato Twitter per la leggerezza con cui ha gestito le operazioni, ma, soprattutto, al di là del fatto che ufficialmente l’azienda non ha fornito una versione ufficiale di quanto accaduto, resta il fatto che questo incidente ha messo in evidenza quanto sia importante la sicurezza dei dati. Già il fatto stesso che ci sia un avviso a cambiare la password, è un elemento che incute un certo timore. Una sensazione che, siamo certi, molti utenti hanno avvertito.

    Ma, come detto, la password si può cambiare e il consiglio è quello di cambiarla spesso, diciamo dopo ogni tre/quattro mesi. Ma prima di toccare questo argomento, spieghiamo come cambiare la password su Twitter, anche perchè molti utenti ieri non sapevano come procedere. Se qualcuno avesse trovato difficoltà, ecco come procedere.

    Come cambiare la password su Twitter

    Per accedere alla sezione del cambio password, cliccate (o fate tap da mobile), sulla vostra foto profilo, una volta che si apre il menù andate su Impostazioni e privacy. Da qui:

    • da desktop, procedete andando su “Password” e potete quindi cambiarla subito;
    • da mobile, proseguite facendo tap su Account e, da qui, su Password.

    Importante, in entrambi i casi, che vi ricordiate la password attuale, quella impostata fino a quel momento. E fin qui il cambio è facile.

    Una raccomandazione, cercate di scegliere una password che non sia una delle tante che già usate su altre piattaforme, in questo caso sareste a rischio. Una recente ricerca di McAfee ha rilevato che gli utenti hanno in media 23 account online, ma utilizzano solo 13 password uniche per questi account. Il 31% degli utenti intervistati utilizza solo due o tre password per tutti i propri account, in modo da poterle ricordare più facilmente; il 32% degli utenti dimentica una parola chiave una volta alla settimana, mentre il 14% la dimentica più volte alla settimana. E poi, il 16% cerca di indovinarla fino a quando l’account non viene bloccato.

    Ma, per essere ancora più sicuri, su Twitter potete attivare l’autenticazione a 2 fattori, ne avevamo parlato a fine dello scorso anno quando era stata resa disponibile. Come procedere? Sicuramente saprete che per verificare il vostro account, Twitter manda in automatico un codice via SMS, da digitare per confermare la vostra identità.

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    Come attivare l’autenticazione a 2 fattori su Twitter

    Da qualche mese questa operazione è possibile attivarla anche con app di terze parti, come Google Authenticator o Authy. Si tratta di un ulteriore barriera per alzare il livello di sicurezza sulla piattaforma. I codici che vengono rilasciati attraverso l’SMS sono codici statici, ossia codici che possono essere intercettati da hacker, o da qualsiasi altra applicazione malevola, ed entrare quindi in possesso delle vostre credenziali. Effettuando, invece, il login attraverso l’autenticazione a 2 fattori con Google Authenticator i codici svaniscono dopo 30 secondi, questo rende il processo di autenticazione molto più sicuro. Al momento le app di terze parti abilitate sono le già menzionate Google Authenticator e Authy, a cui si aggiungono anche Duo Mobile e 1Password.

    Attivare l’autenticazione a 2 fattori è semplice. Prima di tutto dovete accedere alle “Impostazioni e privacy” per poi accedere a “Account“, quindi “Metodi di verifica“. Noterete che adesso vi trovate selezionate la modalità SMS e in basso trovate “App per la sicurezza”. Potete modificare la modalità SMS, quindi anche disattivarla. Cliccando su “Riverifica” (da desktop, spuntando da mobile) nella sezione “App per la sicurezza”. Vi comparirà quindi un codice QR code da scansionare con l’app che avete scelto per gestire l’account. Una volta fatta la scansione, l’app vi rilascia il codice da inserire, da quel momento gestirete la sicurezza del vostro account attraverso un’app. Come vedete è molto semplice.

    Allora, avete cambiato la password? Avete attivato l’autenticazione a 2 fattori?

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    [L’immagine è realizzata da @franzrusso, si prega la citazione dell’autore nelle condivisioni; nel caso in cui i legittimi proprietari dei marchi la ritenessero inopportuna, verrà rimossa immediatamente]

  • Su Twitter i due terzi dei link sono condivisi da bot

    Su Twitter i due terzi dei link sono condivisi da bot

    Un recente studio di Pew Research ha evidenziato che su Twitter i bot sono molto più attivi degli account umani a condividere link. Dalla ricerca, effettuata nell’estate del 2017, emerge che il 66% dei tweet contenenti link viene condiviso da account automatizzati.

    In effetti non è un segreto che su Twitter i bot siano particolarmente attivi, è cosa abbastanza risaputa. Ma l’aspetto interessante dello studio di Pew Research, realizzato nell’estate del 2017, è che il 66% dei tweet contenenti link viene condiviso da account automatizzati. Quindi 2 tweet su 3. Attenzione, per non entrare in confusione, è molto facile infatti, non si parla di tutti i tweet condivisi, ma solo quelli contenenti link. E’ molto semplice infatti generalizzare e dire che “i due terzi de tweet sono condivisi da bot”, ma non è così come vedremo subito insieme.

    La ricerca ha esaminato 1,2 milioni di tweet con collegamenti URL per determinare in che percentuale avvenisse la condivisione dai bot su Twitter. Utilizzando Botometer e un programma per seguire ogni link condiviso fino alla sua destinazione, la ricerca ha poi isolato 2.315 siti tra quelli più condivisi. Da qui Pew Research è arrivata a queste conclusioni.

    twitter link bot getty images

    Come detto già in apertura del post, il 66% dei dei tweet con link vengono condivisi da bot e si parla di diverse tipologie di contenuti come contenuti per adulti, sport, contenuti commerciali e anche tweet che reindirizzano su twitter.com. Si può affermare quindi che gli account automatizzati sono più prolifici degli account umani nella condivisione di link.

    Di quel 66% di link condivisi da bot ci sono anche contenuti relativi a news ed eventi. Comunque in percentuale inferiore a quanto riscontrato per contenuti per adulti (90%), sport (76%) e prodotti commerciali (73%). Ma in misura superiore, invece, a quella dei siti che si occupano di celebrità (62%), organizzazioni o gruppi (53%) o collegamenti interni a Twitter.com (50%). Rimanendo sulle notizie e eventi attuali, quelli che hanno ottenuto una percentuale più bassa, del 57%, sono link a contenuti politici.

    Altro elemento che emerge dalla ricerca è che 9 link su 10 (89%), pubblicati da bot e non da umani, riportano a siti di aggregazione di notizie. Si tratta di quei siti che spesso riportano una schermata o un’immagine di una notizia ripresa da un altro sito con una descrizione ripresa dalla notizia originale.

    twitter link bot

    Ma veniamo all’elemento emerso dalla ricerca che, forse, risulta essere il più interessante. E cioè che un piccolo numero di bot molto attivi sono responsabili di una grande quota di link che riportano ad importanti siti di news e informazione. In pratica, 500 account bot più attivi erano responsabili del 22% dei collegamenti twittati a siti di informazione e attualità durante il periodo di ricerca. Dal confronto emerge poi che 500 account umani più attivi sono stati responsabili di solo il 6% dei link che riportano verso questi siti.

    Tanto per essere chiari, la ricerca non vuole mettere in evidenza che questo sia il male, anzi. Lo studio di Pew Research evidenzia che questi sono i bot buoni che non fanno altro che, in maniera automatizzata, aggornare gli utenti. La ricerca poi ne segnala qualche esempio positivo come quello di Netflix (@netflix_bot), della CNN (@attention_cnn), del Metropolitan Museum (@MuseumBot).

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    E’ quindi uno studio che si concentra sul mezzo, con interessanti indicazioni certo. Il problema è che certi bot rischiano poi di spingere il pubblico verso certe direzioni. Magari la prossima volta lo studio potrà mostrarci come gli account umani condividono i contenuti politici. I russi si sono serviti molto dei bot per esercitare la loro influenza, e non solo i russi. Lo scorso novembre Marc Owen Jones, professore dell’Istituto di studi Arabi e Islamici della Exeter University (UK), ha documentato come un’inondazione di account Twitter simili a bot abbia finito per amplificare un tweet del presidente Donald Trump a sostegno della leadership dell’Arabia Saudita.

    Insomma, che i bot siano particolarmente attivi su Twitter non è una novità, già lo scorso anno uno studio della University of Southern California aveva specificato che il 15% degli account sul totale fossero dei bot, ossia circa 48 milioni.

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