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  • Il traffico da Twitter/X è in continuo calo per gli editori

    Il traffico da Twitter/X è in continuo calo per gli editori

    Il nuovo Twitter/X di Elon Musk sta cambiando in maniera radicale la piattaforma con evidenti conseguenze per l’esperienza utente. E gli editori non ne sono immuni visto che il traffico in entrata dalla piattaforma vero i loro siti è in continuo calo.

    Il traffico verso gli editori che arriva da Twitter/X, oggi la piattaforma appunto X acquisita da Elon Musk, è in continuo calo. Un dato che viene rilevato in maggiore evidenza proprio in questo ultimo e, evidentemente, ha molto a che fare con il nuovo algoritmo che gestisce i contenuti sulla piattaforma.

    A rilevare questo calo è stata Automattic, l’azienda fondata da Matt Mullenweg e proprietaria, tra le altre, della piattaforma di blogging WordPress. L’azienda ha analizzato un insieme di 25 editori, tra grandi e piccoli, rilevando che il traffico proveniente da Twitter/X è diminuito, in media, del 24% dalla prima metà del 2022 alla prima metà del 2023.

    Ricorderete, qualche giorno fa, quando il Washington Post con un suo report scoprì quello che stava accadendo ormai da giorni, ossia che il traffico verso siti come il New York Times, su tutti, e di altre testate giornalistiche poco simpatiche a Musk, veniva rallentato di 5 secondi. Si tratta di un lasso di tempo enorme che può provocare danni economici rilevanti per il mancato traffico.

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    E, nonostante quanto successo, il New York Times, pur non avendo ricevuto alcuna informazione ufficiale da parte della società di Musk che è oggi proprietaria della piattaforma, X Corp., non ha nessuna intenzione di lasciare la piattaforma.

    Ma torniamo ai dati rilevati dall’indagine di Automattic.

    Il 75% degli editori presi in esame dall’indagine ha registrato un calo del traffico proveniente da X. L’intervallo della diminuzione di traffico per gli editori andava dall’1% fino al 60%.

    Un’analisi di Similarweb rileva che il traffico organico globale da Twitter/X è diminuito in maniera rilevante per 10 grandi editori, da mese di luglio 2022 al luglio 2023:

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    • BBC in calo del 20%
    • BuzzFeed in calo del 70%
    • CNN in calo del 41%
    • Fox News in calo del 39%
    • Il Guardian in calo del 29%
    • NBC News in calo del 38%
    • New York Times in calo del 35%
    • Reuters in calo del 67%
    • Wall Street Journal in calo del 42%
    • Washington Post in calo del 48%

    Ecco, questi sono numeri che spiegano che il problema tra la piattaforma e gli editori esiste.

    Ma, come qualcuno ha fatto notare, non si tratta solo di un fenomeno nato con la gestione di Elon Musk, che certamente ha contribuito ad acuire. Il fenomeno si è presentato già nel 2018.


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    Chartbeat, società molto attenta ad analisi dedicate agli editori, aveva rilevato che il traffico referral da Twitter, che rappresentava l’1,9% del traffico complessivo verso i 1.350 siti di editori analizzati nell’aprile 2018, era sceso all’1,2% nell’aprile di quest’anno. Un dato che comunque rileva una flessione verso il basso che, con la gestione di Elon Musk della piattaforma si è acuita.

    È quindi del tutto evidente che le continue modifiche alla piattaforma, volute da Musk, come quella di eliminare i titoli dai link condivisi nei tweet, rischiano di cambiare in maniera significativa l’esperienza degli utenti che sono sempre più portati, dall’algoritmo, a mantenere l’interazione dentro la piattaforma.

    Così come è evidente, alla luce di questi dati, che gli editori devono rivedere con attenzione le proprie strategie di diffusione dei contenuti. Valutare con attenzione Twitter/X certamente, anche solo per il fatto di non perdere quando realizzato in questi anni e per considerare il fatto che, comunque, secondo gli ultimi dati pubblici della fine del 2022, sulla piattaforma ci sono ancora 280 milioni di utenti giornalieri. E secondo Musk sarebbero addirittura 541,5 milioni di utenti.

    E gli editori devono prestare anche molta attenzione verso le altre piattaforme, specie in un momento di continuo cambiamento. Bisogna valutare bene questa fase per garantire da un lato la propria presenza online e la propria reputazione e, dall’altro, fare in modo che nuove strategie possa rendere stabile il traffico in entrata.

    Per gli editori è un momento non facile, senza dubbio, ma è anche un momento per cambiare e affrontare le sfide/opportunità che si presenteranno.

  • Twitter/X cambia ancora, via i titoli dalle anteprime con link

    Twitter/X cambia ancora, via i titoli dalle anteprime con link

    Musk procede nella sua opera di smantellamento di Twitter che oggi si chiama X. Adesso vuole eliminare i titoli dalle anteprime dei contenuti con link, sperando che i giornalisti arrivino a pubblicare articoli direttamente sulla piattaforma. Gli stessi giornalisti che critica ogni giorno.

    Musk continua la sua opera di smantellamento di Twitter, che oggi si chiama X. E dopo una settimana in cui si è parlato di rimuovere la funzionalità del blocco, che potrà essere sostituita da una sorta di silenziamento potenziato, il vero cruccio di Musk è il mondo del giornalismo.

    Qualche giorno fa ha fatto molto discutere il ritardo di 5 secondi imposto (a questo punto) all’apertura del link da notizie condivise sulla piattaforma da testate poco simpatiche al capo della Tesla. Un ritardo che ha riguardato testate giornalistiche criticate da Musk proprio su Twitter/X. Tra tutte il New York Times. E ha fatto discutere anche la temporanea scomparsa dei link, e delle immagini, da contenuti condivisi tra il 2011 e il 2014. Tutto risolto poi come un bug che aveva generato la temporanea cancellazione.

    E poi, tra le testate criticate, nelle ultime ore Elon Musk ha aggiunto anche Mashable, rea di essere critica verso la gestione odierna della piattaforma, generando critiche da parte dei suoi utenti più vicini che hanno preso di mira Mashable e facendo anche altri nomi.

    twitter x elimina titoli anteprima franzrusso.it

    Il vero cruccio di Musk è proprio il giornalismo che ha sempre visto Twitter come piattaforma ideale per condividere notizie e informazioni, sfruttando le caratteristiche della dinamicità e del tempo reale. Caratteristiche che, a seguito delle continue modifiche che Musk sta apportando, sono sempre più messe a serio rischio.

    L’ultima, in ordine di tempo, è quella di eliminare i titoli dalle anteprime dei contenuti condivisi con link. Sapete che condividendo un articolo da un sito di informazioni o da un blog la piattaforma genera, automaticamente, una card (una scheda riassuntiva), dove si vede il link del sito, il titolo e la descrizione.

    Ora Musk vuole eliminare il titolo e incorporare il link nell’immagine, in modo da lasciare spazio all’utente per inserire contenuto al tweet, nel momento della condivisione. L’utente, o comunque il giornalista stesso, dovrà scrivere necessariamente qualcosa per rendere il tweet interessante. Ed è anche questo un passaggio che rischia di cambiare notevolmente l’esperienza.

    twitter x senza titoli esempio

    Il problema è che così facendo, eliminando il titolo, ossia la prima parte che si vede all’interno del contenuto condiviso, si rende più difficile per l’utente l’intenzione di cliccare per leggere l’articolo. Link che si trova incorporato nell’immagine.

    Chiaro, l’immagine che si vede resta comunque cliccabile, ma resta molto meno probabile che l’utente vada a cliccare.

    L’idea di Musk, e lo sta raccontando ormai da giorni, è quella di portare i giornalisti, i blogger, a condividere i propri articoli direttamente sulla piattaforma. Riportando sempre il tema alla possibilità di poter guadagnare.

    Musk si riferisce sempre alla condivisione dei guadagni dell’advertising con gli utenti. Al momento il sistema prevede che si inizia a guadagnare partendo da 5 milioni di visualizzazioni realizzate nell’arco di 90 giorni. Un parametro che diventa molto complicato, non impossibile certo, da realizzare il lingua italiana, dove non è ancora disponibile (per completezza di informazione è disponibile solo negli Usa).

    Nonostante tutto questo, e nonostante la grande propaganda generata sui pagamenti dagli utenti a lui vicino, Musk non ha realizzato nulla per incentivare gli utenti a creare direttamente contenuti sulla piattaforma.

    In primo luogo, Musk omette di dire che la possibilità di generare contenuti più lunghi al momento è limitata solo agli utenti abbonati a Twitter Blue, oggi X Premium e sull’incentivare i giornalisti a creare articoli direttamente su Twitter/X non è prevista alcuna renumerazione.

    E poi, dopo aver sistematicamente criticato i giornalisti e le testate stesse, come spera Musk di vedere giornalisti intenzionati a scrivere direttamente sulla sua piattaforma? Impostando incentivi economici? E siamo sicuri che questi stessi giornalisti criticati da Musk sarebbero disposti ad accettare?

    Il dato di fondo che rimane è che Elon Musk sta continuamente smantellando la piattaforma, la sta modificando a tal punto da cambiare profondamente l’esperienza per gli utenti. E questo rischia di essere un grande problema, che al momento lui finge di non considerare, che potrebbe mettere a repentaglio tutte queste sue iniziative.

    E poi, qualche giorno fa, lo ha ricordato lui stesso che la sua piattaforma potrebbe anche fallire, anche se ha aggiunto che farà di tutto per evitarlo. Intanto, continuando di questo passo non sta certo aiutando la piattaforma a restare a galla, ma la sta affossando ogni giorno di più.

  • Ecco come funziona il nuovo algoritmo di Twitter/X

    Ecco come funziona il nuovo algoritmo di Twitter/X

    Il nuovo algoritmo di Twitter/X cambia radicalmente la piattaforma. Innesca nuove strategie per la visibilità, affidando un ruolo più evidente alle risposte, generando un nuovo impatto sui contenuti. Ecco come funziona.

    Sin dall’acquisizione di Twitter da parte di Elon Musk nell’ottobre del 2022, ho sempre ritenuto che il destino della piattaforma fosse strettamente legato al destino stesso di Musk. Ed è proprio così che le cose si sono sviluppate.

    L’obiettivo del capo di Tesla era chiaro fin dall’inizio: trasformare Twitter in un ricordo del passato. Cancellando ogni traccia di ciò che era prima per fare spazio alla sua creazione, “X”. Una piattaforma che, prima o poi, potrebbe evolversi in una sorta di WeChat.

    E, in tutta sincerità, nessuna di queste mosse ha sorpreso.

    Al di là di tutte le considerazioni che si possono fare, c’è un aspetto che ha radicalmente riscritto le regole del gioco. E dimostra inequivocabilmente che ciò che oggi continuiamo a chiamare “Twitter” non è più tale. È qualcosa di completamente differente.

    Il nuovo algoritmo di X

    Questo drastico cambiamento è divenuto visibile soltanto attraverso una rielaborazione dell’algoritmo. Solo immergendosi nella comprensione del nuovo algoritmo di “raccomandazione”, è possibile cogliere ciò che è effettivamente mutato. E ciò che invece è rimasto invariato di Twitter.

    twitter X algoritmo franzrusso.it

    Di fronte a questo cambiamento, una cosa va affermata senza alcun indugio: di Twitter resta ben poco, o quasi nulla. Pur mantenendo il suo nome in alcune pagine, il funzionamento della piattaforma è stato completamente rivoluzionato.

    Questa metamorfosi è stata chiaramente percepita anche dagli utenti stessi.  I quali hanno visto progressivamente svanire tutto ciò che aveva caratterizzato l’esperienza precedente.
    Per cercare di spiegare il nuovo algoritmo, mi sono impegnato nell’analizzarlo. Benché non sia un esperto, un nerd per intenderci, ho cercato di focalizzare gli aspetti che sono rilevanti per gli utenti. Al fine di spiegare perché adesso la sezione “Per te” mostra contenuti e utenti diversi rispetto a prima.

    L’algoritmo di Twitter/X, noto come “raccomandazione”, opera ora in maniera completamente diversa per mettere in evidenza i contenuti.

    L’algoritmo di X, alcuni suggerimenti

    Basandomi su quanto ho potuto comprendere del suo funzionamento, desidero condividere alcuni suggerimenti chiave:

    • È preferibile condividere tweet senza includere link esterni, poiché la piattaforma tende a favorire contenuti “interni”;
    Le risposte ai tweet hanno un peso considerevole, equivalente a 27 tweet, rendendole particolarmente influenti;
    I reply dell’autore a una risposta in un tweet hanno un valore ancor più elevato. Pari addirittura a 75 tweet.

    Fatte queste premesse in merito al nuovo algoritmo, è consigliabile optare per tweet che stimolino conversazioni attive. E rispondere prontamente nelle prime ore dalla pubblicazione. Inoltre, privilegiare tweet contenenti immagini o video senza link esterni, che possono invece penalizzare la visibilità.

    Algoritmo di X e nuove strategie

    Una strategia alternativa all’inclusione di link nei contenuti potrebbe essere adottare l’approccio di qualche tempo fa su Instagram, suggerendo “Link in bio”. Anche se è tutta da valutare. Questa visione può offrire un’idea del funzionamento attuale dell’algoritmo di Twitter/X.

    Con riferimento al nuovo algoritmo di raccomandazione di Twitter/X, il quale determina quali contenuti catturano l’interesse degli utenti, è opportuno, prima di esplorare ulteriori aspetti, fare un breve riassunto.

    È ormai chiaro che l’algoritmo:

    Non predilige contenuti contenenti link esterni;
    • Considera maggiormente testi corredati da immagini e, ancor più, da video;
    • Valorizza le risposte ai post.

    Se un utente ha precedentemente interagito con i tuoi tweet attraverso RT, like o risposte, è probabile che l’algoritmo spinga in maniera significativa i tuoi contenuti.

    Una strategia per aumentare la visibilità potrebbe essere la diversificazione dei temi trattati. Tuttavia, tale approccio potrebbe compromettere la specificità dei contenuti.

    Contrariamente alla prassi precedente, rimanere fedeli a un tema specifico potrebbe comunque indurre l’algoritmo a promuovere i tuoi contenuti tra coloro che interagiscono maggiormente, all’interno di una specifica nicchia.

    In un tweet precedente sulla stessa tematica, all’interno della discussione generata (rintracciabile nel mio profilo tra gli highlights), avevo accennato all’importanza che l’algoritmo attribuisce alla reputazione. Ciò implica che l’algoritmo valuti i contenuti anche in base alle reazioni che suscitano.

    Qualora i contenuti vengano frequentemente segnalati o le conversazioni degenerino in controversie da te generate, l’algoritmo potrebbe penalizzarli. Tutto ciò supponendo che sia effettivamente così…

    Altri elementi da considerare

    Altri elementi che emergono dall’algoritmo di Twitter/X riguardano anche il rapporto follower-following. Se seguite più persone di quante vi seguono, allora l’algoritmo tenderà a limitare la visibilità dei contenuti. Viceversa, se il numero di follower è più alto, con un rapporto tra i due valori molto alto, questo sarà valutato in modo molto positivo all’algoritmo.

    E poi, fatte salve queste considerazioni, sembra che l’algoritmo, stiamo parlando sempre della sezione “Per te”, abbia esteso la visibilità di un contenuto, ritenuto valido dal sistema, in quanto soddisfa i requisiti richiesti, dalle 24 alle 48 ore. Un dato assolutamente nuovo per una piattaforma, come era Twitter, che poggiava tutto sul tempo reale.

    Se così dovesse confermarsi – e così sembra essere per davvero – la modalità del tempo reale verrebbe dunque penalizzata a vantaggio di una modalità (anche questa) che porta la piattaforma a essere più simile alle altre. Ad una in particolare: TikTok. Infatti, buona parte degli elementi della piattaforma di Musk riprendono quelli dell’app cinese.

    Algoritmo di X e gli hashtag

    Un’altra caratteristica storica di Twitter che sta progressivamente perdendo importanza è rappresentata dagli “hashtag”. Questi simboli hanno scritto pagine importanti nella storia della piattaforma, ma ora stanno gradualmente scemando nell’attenzione del nuovo algoritmo di raccomandazione. La regola sembra essere quella di utilizzarne al massimo uno. Ciò che è certo è che le parole introdotte dall’hashtag hanno ora meno rilevanza.

    E poi, giungiamo all’ultimo tassello del puzzle: la piattaforma restringe la visibilità di tutti i contenuti che contengono il nome della nuova app di Meta. Questo divieto è palese e inequivocabile. Oltre a penalizzare i link diretti alla piattaforma, l’app di Musk si adopera per cancellare e non far apparire il suo nome neppure nelle ricerche interne.

    E per restare sulla cronaca, come ha scoperto di recente il Washington Post, di recente la piattaforma di Musk ha aggiunto 5 secondi di ritardo all’apertura di link che dirottassero gli utenti verso siti e piattaforma social media a lui antipatiche.

    Certo, pochi secondi se si prendono in assoluto, ma possiamo garantire che si tratta di un tempo necessario a disincentivare la visita al sito. Questo crea un calo significativo nel traffico verso il sito/piattaforma e un conseguente calo in pubblicità.

    Questo atteggiamento riporta i social media indietro di quasi vent’anni, a quando pratiche simili erano adottate più o meno universalmente.

    Per concludere, con la speranza di aver contribuito a comprendere in maniera più approfondita il funzionamento del nuovo algoritmo di Twitter/X, è innegabile constatare che l’opera di smantellamento di ciò che esisteva in precedenza è stata compiuta in tutta la sua interezza. Il nuovo volto di Twitter è qui, e le regole del gioco sono cambiate radicalmente.

  • Twitter, addio a nome e logo. In arrivo la X

    Twitter, addio a nome e logo. In arrivo la X

    Come al suo solito, Elon Musk annuncia quello che ormai è inevitabile che accadesse. Tra oggi e domani il logo di Twitter verrà rimpiazzato da una X. Addio all’uccellino e a Twitter per come l’abbiamo conosciuto.

    Domenica movimentata dalla notizia del giorno, almeno per quanto riguarda le vicende che riguardano Twitter e il suo proprietario Elon Musk.

    Dopo tutto quanto fatto da Musk in questi mesi, ci si attendeva il cambio definitivo.

    E infatti, Elon Musk ha annunciato di voler cambiare il logo di Twitter. In un tweet, Musk ha scritto: “E presto daremo l’addio al marchio Twitter e, gradualmente, a tutti gli uccelli“.

    Il proprietario di Twitter ha poi pubblicato un’immagine di una “X” tremolante e ha aggiunto che “se stasera (mattina presto in Italia) verrà realizzato un logo X abbastanza buono”, domani lo renderà operativo sull’app e sulla piattaforma a livello globale.

    twitter x nuovo logo musk franzrusso.it

    Twitter addio, ecco X

    Il logo attuale di Twitter è un uccello blu con le ali spiegate, denominato Larry. È stato creato nel 2006 e da allora rappresenta uno dei simboli più riconoscibili del Twitter.

    Musk non ha spiegato molto del perché vuole cambiare il logo di Twitter. Anche se ormai la società che guida la piattaforma ha cambiato nome in aprile, chiamandosi proprio X Corp.

    Il cambio di logo è l’ultimo di una serie di cambiamenti di Musk. Il nuovo proprietario ha già annunciato che vuole rendere Twitter una “super app”. L’idea è che offrire una varietà di servizi, tra cui messaggistica, videochiamate e commercio elettronico.

    In pratica, si tratta di un ritorno a X che Musk aveva lanciato qualche anno fa e che poi è diventata PayPal.

    Il suo intento è quindi quello di dare vita ad una app versione WeChat, l’app più usata dai cinesi, in grado di offrire molte più funzionalità. Molto probabile che Twitter di oggi diventerà parte di una società madre che comprenda tutte le attività di Musk, accomunate dalla X.


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    La minaccia di Twitter non è Threads, è Twitter stesso


    In buona sostanza, Musk con questo passaggio, decide di dissipare tutto ciò che è stato fatto con Twitter e, sfruttando la sua realtà, con centinaia di milioni di utenti, decide di dare vita ad un’altra realtà, sempre più distante da Twitter.

    Ecco perché da oggi si può dire, per davvero e a malincuore, addio Twitter.

    AGGIORNAMENTO

    La X è cominciata ad apparire nella mattinata di lunedì 24 luglio a livello globale, ma solo sulla versione desktop della piattaforma. Si prevede che sulle app arrivi verso fine giornata sempre di lunedì.

  • La minaccia di Twitter non è Threads, è Twitter stesso

    La minaccia di Twitter non è Threads, è Twitter stesso

    A differenza da quello che si può pensare, Twitter non è minacciato da Threads, ma da Twitter stesso. Elon Musk, TikTok e la perdita dell’essenza della piattaforma ne stanno segnando la sua fine.

    A leggere il titolo si pensa che il tema sia l’arrivo di Threads che mette a rischio Twitter. In realtà le cose sono un po’ diverse e un po’ più semplici. Twitter stesso ha firmato la sua fine.

    So che in molti (spero) che leggeranno questo articolo pensano che questo sarebbe dovuto essere il titolo, ma permettetemi un esercizio di retorica. Un altro titolo potrebbe essere: “L’attesa della fine di Twitter, è essa stessa la fine”.

    Insomma, ci siamo capiti dove si va a parare.

    Ma in tutto questo parlare di Twitter e di Threads, come se l’app di Meta avesse sferrato il colpo finale verso la piattaforma di Elon Musk, beh, permettetemi di non trovarmi d’accordo verso questa conclusione un po’, a mio modo di vedere, troppo frettolosa.

    twitter minaccia threads 2023 franzrusso.it

    Il punto è che è Twitter stesso ad aver firmato la sua fine e Threads non sortirà alcun effetto su questo esito. Vuoi perché l’app di Meta non è ancora disponibile in UE, un mercato cospicuo per riuscire ad attrarre un pubblico più esteso, vuoi perché Threads, al momento, non ha caratteristiche particolari da essere preferito a Twitter. Al momento.

    Gli utenti Threads sono già 100 milioni

    Intanto, è notizia di oggi che gli utenti su Threads sono già 100 milioni. Un record, se ci pensate. Ma, se ci pensiamo ancora meglio, è un dato che non desta particolare sorpresa, dato che gli utenti Instagram sono gli stessi che accedono a Threads. Se non tutti, lo sono nella maggior parte dei casi.

    La fine di Twitter, per come lo abbiamo sempre usato e conosciuto, e amato, risiede in altri momenti e qui cercherà, brevemente, di riportarli alla memoria di tutti.

    Come sapete, Twitter è sempre stato un social network un po’ atipico, spesso veniva definito un “non” social network, forse neanche un “microblogging”, appellativo molto amato ai media. Ma Twitter, da subito, è sempre stato altro.

    Anzi, nel panorama che si è poi trasformato, via via, in social media (per il fatto che oltre a condividere preferenze, luoghi più amati, piatti più amati, foto di parenti e amici, venivano condivide anche informazioni e notizie) Twitter è la piattaforma più rappresentativa di questo filone.

    Twitter ha segnato tanti momenti della storia recente

    La sua presenza è stata determinante in tanti momenti della nostra storia recente che ci ha permesso di apprezzarla, e lodarla in certi casi, come nel caso della Primavera Araba, nel caso dell’uccisione di Osama Bin Laden (lo si seppe prima via Twitter), nel caso del terremoto di Fukushima, unico moto per poter restare in contatto e attivare i soccorsi.

    Di fatti ce ne sarebbero tanti, ma come dimenticare la capacità di Twitter di smuovere le coscienze e invitare tutti a prendere una posizione, al di là di quello che può essere il perseguimento di un interesse commerciale. Un caso di storia, da questo punto di vista è stato il barbaro assassinio di George Floyd.

    Ma tutto questo è stato possibile grazie agli utenti, alle persone, prima ancora che all’algoritmo. Le scelte degli utenti, gli interessi, hanno fatto sì che la piattaforma venisse modellata dalle persone stesse. Twitter, per lungo tempo, ha rappresentato questo momento che, diciamolo pure, non è stato compreso fino in fondo. Ce ne stiamo accorgendo solo adesso.

    La grande innovazione di Twitter: l’hashtag

    Basti pensare alla geniale trovata degli hashtag, non deciso da Dorsey e compagni, ma dagli utenti e avallato da chi gestiva la piattaforma, cogliendo il fatto che quella potesse essere una caratteristica per far crescere la grande comunità di Twitter.

    Ricorderete, e qui su InTime Blog, è stato raccontato e riportato diverse volte, quante volte Twitter veniva indicata come “difficile da usare” rispetto alle altre piattaforme. Certamente, lo era per una parte, abituata ad altri meccanismi, ma non lo era per tutta quella grande comunità che, invece, aveva contribuito a svilupparla.

    Per anni Twitter è andata avanti così ed è stato quello il momento in cui sono iniziati i veri problemi.

    Anche questo aspetto abbiamo raccontato qui su questo blog, sottolineando come la scarsa capacità di innovare abbia complicato ancora di più la percezione della piattaforma.

    Jack Dorsey, l’unico dei fondatori a restare a lungo come CEO della società, salvo poi espletare le sue funzioni in modalità part-time, in quanto CEO, contemporaneamente, di Square, ha commesso uno e un solo errore. Non dedicarsi ad uno sviluppo concreto della piattaforma. Una situazione che ha finito per creare delle grosse crepe e, in una di queste, ci si è infilata proprio Elon Musk. E, una volta entrato, ha mandato all’aria tutto. Legittimamente, ma non si è fatto scrupoli e ha letteralmente ignorato cosa fosse Twitter al momento del suo arrivo.

    Ma il momento finale di Twitter non è stato proprio l’arrivo di Musk, la fine, o comunque il percorso verso la fine di Twitter, ripeto, per come lo abbiamo conosciuto e amato in questi anni, è stato il voler rincorrere TikTok e modellare l’algoritmo sulla scia dell’app di video.

    Quello è stato il momento in cui tutto si è rotto e Twitter ha smesso di essere Twitter.

    Mettere mano all’algoritmo significa ridisegnare tutti i nodi del grafo che ognuo di noi ha costruito nel corso degli anni. La prova tangibile la vediamo nella sezione “Per te” che mostra contenuti di account che non seguiamo e che, forse, non avremmo mai voluto vedere.

    Tutto questo ci allontana dai nostri nodi, dai nostri contatti, dai nostri follower, trasmettendoci una sensazione di sbandamento, di non riconoscere più il luogo che abbiamo tanto amato. Spingendoci ad usarlo di meno.

    Questo perché Twitter non è TikTok e, forse, non lo sarà mai.

    Altro momento è stato quello di voler spingere verso il livello a pagamento con Twitter Blue, tagliando via una fetta cospicua di persone che hanno avvertito ancora di più la sensazione di non essere più nel luogo dove erano soliti informarsi. Subendo un trattamento ancora meno rispettoso.

    Sono tanti gli episodi in cui Twitter targato Elon Musk ha dato una visione distorta di ciò che è libertà di parola e ciò che viene spacciato come libertà. L’odio, la violenza, il sessismo, il razzismo non può essere giustificato come libertà di dire ciò che si vuole, eppure Musk ha instillato questa sensazione. Non solo l’ha instillata, l’ha pure alimentata.

    Per non parlare degli insulti e delle espressioni poco consone al ruolo che ricopre che Elon Musk sta indirizzando da giorni a Meta e a Mark Zuckerberg. Uno spettacolo indecoroso e indegno. Un esempio di cose sia per lui la libertà di espressione, per chi non lo avesse ancora chiaro.

    Ora, per cercare anche di concludere, questo articolo non è contro Twitter o contro Musk. Musk, come scritto prima non è che una conseguenza di una gestione non brillante in un momento topico per la piattaforma. Forse è un po’ contro di noi utenti, non troppo consapevoli del fatto che siamo noi che contribuiamo al successo o meno di una piattaforma. E adesso ci ritroviamo in questa condizione.

    Il futuro non è Threads, per quanto possa rappresentare un esempio positivo, ma non è una novità e non determinerà la fine di Twitter.

    Certo, dobbiamo poi riflettere su cosa potrebbe significare relegare a Meta le varie diramazioni di che cosa siano oggi i social media, incorporando all’interno di essa tutte le caratteristiche principali di questa diversità, sempre più accentrata in una sola realtà.

    E poi, va detto che, come atto finale, anche il nome Twitter sparirà, forse a brevissimo, e, a quel punto, la fine di quell’app da 140 caratteri sarà segnata definitivamente.

    Tutta questa storia, un giorno, potrà servirci come monito, in qualche modo, avendo anche l’esperienza accumulata in questi anni a renderci un po’ più vigili e attenti. Forse non sarà così, ma solo la storia ce lo dimostrerà.

  • Twitter, pesante calo dei ricavi pubblicitari del 59%

    Twitter, pesante calo dei ricavi pubblicitari del 59%

    Twitter affronta una crisi nel fatturato pubblicitario, con un calo del 59% rispetto all’anno scorso. La piattaforma sta perdendo inserzionisti, preoccupati per l’aumento di discorsi d’odio e contenuti inappropriati. Si attende la svolta con la nuova CEO, Linda Yaccarino.

    Da quanto riportato dal NYT, Twitter continua a perdere inserzionisti a causa dell’aumento dei discorsi di odio sulla piattaforma, e tutto questo a causa dell’aumento dei discorsi d’odio sulla piattaforma.

    E i numeri sono altamente indicativi di un trend che era, nonostante tutto, abbastanza prevedibile.

    Nelle cinque settimane dall’1 aprile alla prima settimana di maggio, il fatturato pubblicitario è stato di 88 milioni di dollari. Numeri che si traducono in un calo del 59% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Questo, ripetiamo, secondo quanto riportato dal prestigioso quotidiano americano che ha avuto modo di visualizzare una presentazione interna.

    La stessa presentazione mostra che Twitter ha regolarmente mancato le sue previsioni settimanali di vendite negli Usa, in alcuni casi si parla -30%. Una situazione, quella che si sta creando, che è davvero improbabile pensare che si possa risolvere nel breve periodo, sulla base di documenti e interviste a dipendenti passati e presenti di Twitter.

    Twitter calo investitori pubblicitari 2023 franzrusso.it

    Questi dipendenti sostengono che lo staff delle vendite pubblicitarie teme che le aziende possano essere allontanate da un aumento di discorsi di odio e pornografia su Twitter, così come da un aumento di annunci pubblicitari per aziende di gioco d’azzardo online e di altro.

    Sempre una presentazione interna rivela che le entrate pubblicitarie americane di Twitter – che rappresentano il 90% delle entrate dell’azienda – per questo mese saranno in calo di almeno il 56% ogni settimana rispetto a giugno 2022.

    Lo scorso mese di aprile, in un’intervista rilasciata alla BBC ad aprile, Elon Musk, proprietario di Twitter, aveva affermato che l’azienda era “approssimativamente in pareggio”, e che la maggior parte dei suoi inserzionisti erano tornati. A vedere quanto emerge da questa presentazione, le cose non sembrano essere così rosee che delineate dal proprietario della Tesla.

    Questa notizia segue quelle della scorsa settimana che mostrano che il valore di Twitter è ora solo un terzo dei 44 miliardi di dollari che Musk aveva pagato per esso. Ad aprile, Musk aveva valutato Twitter 20 miliardi di dollari, ma aveva anche affermato di vedere la società crescere fino a diventare un’azienda di pagamenti da 250 miliardi di dollari che potrebbe eventualmente diventare “la più grande istituzione finanziaria del mondo“, parte di una super app chiamata X che Musk vuole costruire.

    Come abbiamo sempre notato qui sul nostro blog, Twitter ha ottime motivazioni per iniziare a diversificare le fonti di reddito, poiché vuole diventare meno dipendente dalle entrate pubblicitarie. L’azienda ha anche cercato di recuperare le entrate pubblicitarie perse attraverso le vendite di abbonamenti, anche se il suo programma Twitter Blue ha finora attratto solo una piccola parte della sua base di utenti.

    Al momento, dopo il caos generato con il passaggio dalla spunta blu legacy a quella attuale che vale per tutti, pagare per un segno di spunta blu su Twitter potrebbe essere, ancora, una modalità necessaria. Pensiamo a chi usa Twitter per lavoro e per aziende che vogliono iniziare a costruire un proprio spazio.

    Ma va detto anche che il sistema di verifica a pagamento attuale rischia di allontanare aziende che potrebbero vedere altrove altre opportunità di investimento e visibilità. Proprio perché la gestione attuale non permetterebbe più le condizioni precedenti.

    Ora, questo importante calo delle entrate pubblicitarie è uno degli ostacoli che deve, e dovrà, affrontare la nuova CEO di Twitter, Linda Yaccarino, che sta per assumere il suo ruolo ne i prossimi giorni. E vedremo se, come tutti credono, la Yaccarino sarà in grado di invertire la tendenza negativa.

  • Twitter al bivio, tra misgendering e libertà di espressione

    Twitter al bivio, tra misgendering e libertà di espressione

    La vicenda del documentario “What is a Woman?”, definito da Twitter come “contenuto che incita all’odio” ha acuito ancora il dibattito. La piattaforma di Musk si trova ancora una volta ad un bivio. La versione attuale è sempre più lontana dalla piattaforma inclusiva originale.

    Ci risiamo, il Twitter 2.0 di Elon Musk è sempre più lontano dalla versione originale di Twitter. Piattaforma che nella sua storia si è costruita una reputazione di essere un luogo rispettoso ed inclusivo. Con quello che stiamo per vedere insieme il dibattito sembra essersi ribaltato.

    Inizia il mese in cui la comunità LGBTQ+ è libera di manifestare a favore di diritti importanti, come il matrimonio tra persone dello stesso sesso e l’uguaglianza. E Twitter in passato si è sempre schierata su questi temi. Adesso diventa il luogo dove l’offesa, la denigrazione, la negazione di diritti, l’odio è manifestato come fosse libertà di espressione.

    Questo è il pensiero che Musk ha tenuto sempre a ribadire.

    Il dibattito su cosa sia appropriato o meno da pubblicare su una piattaforma social come Twitter, oggi, è diventato un tema molto delicato. Soprattutto nel mese del Pride.

    Ma recentemente, la discussione è diventata ancora più accesa a seguito della controversia su un documentario. E anche rispetto alle accuse di “misgendering” e alle dimissioni di una figura chiave all’interno della società.

    Il caso “What is a woman” su Twitter

    Il sito conservatore Daily Wire aveva pianificato di trasmettere in streaming sul suo account Twitter il suo controverso documentario “What is a woman?”. In occasione del primo anniversario, in pieno accordo con Elon Musk.

    Ma, nonostante tutto, Twitter ha fatto un passo indietro rispetto a quell’accordo. Quel documentario, molto contestato, fa riferimento a “misgendering” e “comportamento che incita all’odio”.

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    La reazione del CEO di Twitter, e proprietario di SpaceX e Tesla, Elon Musk, è stata netta. Ha definito la decisione di Twitter “un errore commesso da molte persone” e ha ribadito il suo impegno personale a usare i pronomi preferiti di una persona: “semplicemente dal punto di vista della buona educazione”.

    Cos’è il Misgendering?

    Il “misgendering” si verifica quando una persona viene deliberatamente o erroneamente identificata con un genere che non è quello con cui si identifica.

    Questo può essere particolarmente doloroso per le persone transgender e non binarie. E viene spesso visto come un segno di mancanza di rispetto o addirittura di ostilità.

    Chi è Matt Walsh?

    Matt Walsh è il regista del documentario “What is a woamn?”. È un noto commentatore ultra conservatore, estremista, e un osteggiatore dei movimenti LGBTQ+.

    Nel suo documentario, pone domande scomode e spesso polemiche sulla logica dietro il movimento ideologico di genere. Sulla sua bio di Twitter si definisce “teocratico fascista”.

    La reazione di Twitter e le dimissioni di Ella Irwin

    In seguito alla controversia, Twitter ha deciso di ritirare il suo supporto al documentario. Secondo quanto riportato da Jeremy Boreing, co-CEO di The Daily Wire, Twitter avrebbe limitato la portata del film. Etichettandolo come “comportamento odioso” a causa del “misgendering”.

    Questa decisione è arrivata in un momento particolarmente tumultuoso per Twitter. Ella Irwin, capo della fiducia e della sicurezza di Twitter, ha annunciato le sue dimissioni a sorpresa. Uno degli executive più importanti di Elon Musk su Twitter in questa fase.

    Un duro colpo per Musk che si trova adesso particolarmente esposto alle critiche di tutti quegli estremisti. Personaggi che lo accusano di limitare la libertà di espressione sulla piattaforma.

    Lo stesso Jeremy Boreing, in un thread, si lamenta di potersi esprimere come vuole. “Se non lo possiamo fare su Twitter adesso, dove potremmo farlo?“.

    Il ruolo di Ella Irwin su Twitter

    Irwin aveva preso il posto di Yoel Roth a novembre, dopo le dimissioni di Roth lo stesso mese. Durante il suo mandato, ha gestito alcuni periodi turbolenti su Twitter, tra cui periodi in cui Twitter è stato messo in discussione non aver fatto abbastanza per frenare lo sfruttamento dei minori.

    Inoltre, Irwin è stata coinvolta direttamente nella controversia sul documentario, avendo presumibilmente diretto il bando su Twitter. Né Irwin né Musk hanno twittato sulla sua dimissione su Twitter, e, al momento, non è chiaro chi possa prendere il suo posto.

    L’impegno di Twitter per la libertà di espressione e il Pride Month

    Questa situazione ha sollevato interrogativi sulla posizione di Twitter in merito alla libertà di espressione, soprattutto considerando l’impegno di Elon Musk in questo senso. COme dicevamo prima, Twitter ha da sempre sostenuto il Pride Month, un mese interamente dedicato alla celebrazione della comunità LGBTQ+, rendendo la questione ancora più delicata.

    Il Pride Month è un periodo importante per la comunità LGBTQ+ e Twitter non ha mai fatto eccezione. Ogni anno la piattaforma (che fu) diventava un luogo di celebrazione, condivisione e sostegno per le persone LGBTQ+.

    Durante questo periodo, Twitter diventava ancora più attento alla questione del “misgendering”, cercando di garantire che tutti si sentissero rispettati e accolti. Sarà ancora così?

    In conclusione, la questione controversa sollevata dal documentario “What is a Woman?” e le dimissioni di Ella Irwin hanno sicuramente aperto una ulteriore crepa all’interno del Twitter 2.0 di Elon Musk.

    Nonostante le accuse di “misgendering” e la decisione di Twitter di ritirare il suo supporto al documentario, il sito Daily Wire ha annunciato che avrebbe comunque caricato il film su Twitter.

    Questa situazione ha sottolineato l’importanza di un dibattito aperto e rispettoso su questioni come il genere e l’identità, soprattutto su Twitter.

    Musk, in risposta a Jeremy Boreing, ha twittao “Che siate d’accordo o meno nell’usare i pronomi preferiti di una persona, non farlo è al massimo scortese e di certo non infrange alcuna legge“.

    È fondamentale continuare a discutere di queste questioni in modo rispettoso e accogliente, soprattutto in piattaforme pubbliche come Twitter, dove le voci di tutti dovrebbero essere ascoltate e rispettate.

    La libertà di espressione è un diritto fondamentale, ma non dovrebbe mai diventare un pretesto per l’offesa o la discriminazione. Cosa che si sta cercando di fare.

  • Twitter abbandona il Codice di condotta UE sulla disinformazione

    Twitter abbandona il Codice di condotta UE sulla disinformazione

    Twitter, targato Elon Musk, ha abbandonato il Codice di condotta UE sulla disinformazione, suscitando preoccupazioni sulla sicurezza della piattaforma. L’ultimo episodio di una serie di mosse controverse di Musk.

    L’era di Twitter sotto la guida di Elon Musk, indipendentemente dal punto di vista, è indubbiamente ricca di polemiche. È un dato incontrovertibile.

    Sin dall’acquisizione, abbiamo affermato, qui su InTime Blog, che il destino di Twitter fosse intrinsecamente legato a quello del suo nuovo proprietario, Elon Musk. A distanza di sette mesi, possiamo affermare con certezza che questa previsione si è avverata senza ombra di dubbio. Il Twitter che abbiamo conosciuto e utilizzato non esiste più. Ora abbiamo il Twitter 2.0, una versione della piattaforma sempre più distante da quella originale, secondo la visione di Musk.

    L’ultima polemica è scaturita da un fatto significativo che evidenzia la natura di questo nuovo Twitter 2.0.

    Infatti, Twitter ha deciso di lasciare il “Codice di condotta dell’UE sulla disinformazione“, un patto volontario che riunisce le principali piattaforme di social media. Nonostante questa mossa, “i suoi obblighi restano”, ha twittato sabato il Commissario per l’Industria dell’UE, Thierry Breton.

    Twitter abbandona Codice condotta UE disinformazione franzrusso.it

    Il Codice di Condotta, uno sforzo per stabilire standard di autoregolamentazione per le aziende tecnologiche al fine di mitigare la disinformazione, è stato concordato da Twitter, Facebook, Google e altri partner del settore nel 2018 e successivamente rivisto e rafforzato nel 2022.

    I firmatari del Codice si impegnano a prendere varie misure per contrastare la diffusione di informazioni false. Queste misure comprendono la demonetizzazione della disinformazione, interventi sulla pubblicità politica, standard di trasparenza e integrità, sforzi per migliorare l’alfabetizzazione mediatica e aiutare gli utenti a identificare la disinformazione, potenziare la comunità di ricerca e cooperare con i fact-checkers.

    A febbraio di quest’anno, Twitter è stata l’unica grande piattaforma a non presentare un rapporto completo sulla sua attuazione del Codice, non rispettando così questo requisito fondamentale.

    Ad agosto, Twitter sarà soggetta ai requisiti del Digital Services Act (DSA) dell’UE, che trasforma molti degli obblighi del Codice in legge. Poiché Twitter è riconosciuta come una piattaforma online di grandi dimensioni dalla Commissione Europea, sarà soggetta a un attento esame se desidera operare nel mercato europeo.

    Thierry Breton ha twittato una frase che è destinata a diventare iconica in questa vicenda: “Si può scappare, ma non ci si può nascondere”.

    Lotta alla disinformazione diventerà un obbligo legale sotto la DSA (legge sui servizi digitali, n.d.r.) a partire dal 25 agosto” ha scritto ancora Breton. “Le nostre squadre saranno pronte per far rispettare la legge” ha avvertito.

    La decisione di abbandonare l’impegno a combattere le false informazioni sembra essere l’ultima mossa di Elon Musk per allentare le redini della piattaforma dopo averla acquistata l’anno scorso.

    In questi mesi, Musk ha mitigato le precedenti regole anti-disinformazione e ha gettato nel caos il sistema di verifica e le politiche di moderazione dei contenuti, nel tentativo di trasformare Twitter in una piazza digitale dove ciascuno è libero di esprimersi. Ha inoltre licenziato il 75% dei dipendenti, causando una serie di disservizi e malfunzionamenti sulla piattaforma e riducendo in maniera considerevole il team dedicato alla sicurezza della stessa.

    Resta da vedere come si evolverà la situazione. Di certo, Elon Musk ha un numero limitato di opzioni a disposizione, e il tempo stringe.

  • Twitter si trasforma: ecco i messaggi vocali

    Twitter si trasforma: ecco i messaggi vocali

    Twitter continua il suo percorso di cambiamento, o snaturamento, sotto Elon Musk. Ecco i messaggi audio nei DM e presto saranno disponibile anche le video chiamate. E poi?

    Nell’era di Elon Musk, Twitter sta attraversando un profondo cambiamento, estendendo le sue funzionalità oltre i tradizionali 280 caratteri. Da oggi, gli utenti avranno la possibilità di inviare messaggi vocali nei Direct Message (DM) e presto sarà possibile anche effettuare videochiamate. Ma queste novità rappresentano realmente un progresso? O stanno snaturando l’anima stessa di Twitter? Cerchiamo di capirlo insieme.

    La notizia, quindi, è che da oggi, a livello globale, tutti gli utenti Twitter hanno la possibilità di inviare messaggi vocali all’interno della sezione dei messaggi diretti, i DM. Si tratta di una funzionalità che, per la verità, era già stata lanciata a fine febbraio del 2021 in Brasile, Giappone e India. Stiamo parlando di un periodo in cui non si parlava ancora di Elon Musk.

    Di certo, l’arrivo del proprietario della Tesla ha accelerato l’estensione della funzionalità verso tutti gli utenti Twitter, anche perché lo stesso Musk qualche giorno fa aveva annunciato che sarebbe arrivata, insieme alla possibilità di andare oltre e abilitare anche le video chiamate.

    twitter messaggi audio 2023 franzrusso.it

    Insomma, da oggi la possibilità di inviare brevi messaggi vocali sarà possibile anche su Twitter, un annuncio che arriva a pochi giorni dalla crittografia (non completa del tutto) dei messaggi privati.

    Breve parentesi. La crittografia era stata già in programma da abilitare nei DM nel 2011, su proposta di Moxie Marlinspike, allora responsabile cybersecurity dell’azienda di Jack Dorsey. Solo che il tempo passava e non succedeva nulla. Marlinspike lascia l’azienda nel 2013 e co-fonda Open Whisper Systems e nel 2015 nacque Signal. Chiusa parentesi.

    Quindi possiamo dire che Elon Musk, in questi giorni, sta portando a compimento innovazioni che erano già state avviate all’interno di Twitter ma che non erano mai state concluse del tutto. Ecco perché adesso si intesta queste innovazioni, estendendone ancora di più il senso delle stesse. E questo perché il suo vero obiettivo, dichiarato, è quello di rendere Twitter “un’app per tutto”.

    Tornando alla funzionalità dei messaggi vocali nei DM di Twitter, possiamo dire che inviarli è molto semplice.

    Una volta entrati nella sezione dei DM e dop aver aperto una chat già avviata, notate che alla destra della riga dove inserite il testo compare l’icona audio. Se cliccate sopra, parte la registrazione del messaggio. Terminata la registrazione, il messaggio resta in standby, nel senso che non viene inviato immediatamente. Questo permette quindi, eventualmente, di riascoltare il messaggio e poi decidere se inviarlo o meno.

    La lunghezza massima dei messaggi audio nei DM su Twitter è di 140 secondi. Più lunghi di quelli che si inviano su Instagram, che hanno una durata massima di 60 secondi.

    Se vi state chiedendo del perché usare i messaggi vocali nei DM di Twitter sappiate che questa domanda in realtà non ha una risposta compiuta.

    Vero che Twitter integra la crittografia dei DM da poco – solo per gli abbonati a Twitter Blue -, ma non si tratta di una crittografia completa, come su WhatsApp, Messenger o Instagram, tanto per fare qualche nome. Per non parlare di Signal.

    Non vi è una risposta in termini di utilità, e non ce ne sarà una nemmeno quando verranno abilitate le video chiamate.

    Semplicemente perché esistono già delle app che permettono questo e sono quelle app nate proprio per questo. Twitter, originariamente, non è nata per questo e per quanto avesse bisogno di innovarsi, e lo abbiamo raccontato in questi anni qui su InTime Blog, di certo non per competere con app come WhatsApp.

    Alla fine, Elon Musk sta snaturando Twitter, basti pensare anche alla possibilità, ristretta solo agli abbonati a Twitter Blue, di caricare video fino a 8GB della durata massima di due ore. Per quello esistono già piattaforme video che aiutano anche ad ottimizzare il contenuto. Quale sarebbe quindi la motivazione a farlo su Twitter?

    Diciamolo chiaramente, Twitter ormai è molto diversa da quella che era e da quello che ha sempre rappresentato. Mantiene ancora la sua centralità, resta ancora molto usata, ma va via via trasformandosi in altro.

    La brevità, la sintesi, la dinamicità caratteristiche dettate da pochi caratteri a disposizione – originariamente 140 e poi passati a 280 caratteri – determinavano un uso più diretto che spingeva molto alla capacità di sintesi, vera caratteristica distintiva della piattaforma.

    Guardando al futuro, non sappiamo ancora quali altre innovazioni Elon Musk potrebbe introdurre su Twitter. Tuttavia, è fondamentale ricordare l’identità originale della piattaforma e il suo scopo. Nel tentativo di innovarsi e rimanere competitiva, Twitter rischia di perdere la sua unicità e di diventare un amalgama di funzionalità già presenti altrove.

    Tra 10 mila caratteri, video lunghi, audio chiamate e tutto quello che ne verrà, stiamo vedendo Twitter diventare una somma di caratteristiche di altre piattaforme.

    E quindi, in che direzione si evolverà Twitter? E cosa significherà per noi, come utenti, se l’anima di Twitter dovesse cambiare radicalmente? Solo il tempo ci dirà cosa ci riserva il futuro della piattaforma.

    Non meraviglierebbe se a cambiare fosse anche il nome, visto che già la società Twitter non esiste più, soppiantata da X Corp.

  • Linda Yaccarino è la nuova CEO di Twitter nell’era di Elon Musk

    Linda Yaccarino è la nuova CEO di Twitter nell’era di Elon Musk

    Linda Yaccarino diventa ufficialmente la nuova CEO di Twitter. Sua è la sfida di riportare l’interesse delle aziende verso Twitter dopo una diminuzione del fatturato pubblicitario. Ma il suo grande problema potrebbe essere proprio Elon Musk.

    Dopo quasi 24 ore di insistenti rumors, dall’annuncio di Elon Musk, alla fine il suo nome è stato ufficializzato. Linda Yaccarino è la nuova CEO di Twitter e succede proprio a Elon Musk che ricopriva il ruolo, pro-tempore, dalla fine di ottobre dello scorso anno.

    Quindi, i rumors attivati dall’articolo del Wall Street Journal avevano più di un fondamento e ora il nome di Linda Yaccarino è stato ufficializzato da Musk, come al solito, con un tweet, citando quello di ieri sera con cui avevano scatenato la ridda di voci sul nome della possibile manager alla guida della X Corp. Già, non dimentichiamoci che la società Twitter non esiste più e oggi si chiama X Corp. Il nome Twitter resta relegato solo alla piattaforma e chissà fino a quanto tempo ancora.

    In queste ore, dal tweet di Elon Musk, abbiamo assistito a questo turbinìo di informazioni e notizie che portavano, inevitabilmente, vero Linda Yaccarino.

    Linda Yaccarino CEO Twitter 2023 franzrusso.it

    Sconosciuta ai più, ma molto nota nel mondo dell’advertising a livello globale, essendo stata la responsabile della pubblicità e delle partnership della NBCUniversal Media, società multinazionale che realizza contenuti di intrattenimento e proprietaria di una galassia di brand tra cui figurano NBC News, MSNBC, Universal, CNBC, Dreamworks, Bravo e anche la piattaforma streaming Peacock che comprende la pubblicità come forma di sostentamento.

    L’ufficializzazione del nome di Linda Yaccarino chiarisce quale sia la strategia che Elon Musk ha in mente sin da ora. La definizione del ruolo della super manager e del proprietario della Tesla rende più chiaro quale sia il disegno che il visionario folle ha in mente.

    Linda Yaccarino, 60 anni quest’anno, di origini italiane (lo sono i suoi genitori) con un curriculum invidiabile e di altissimo livello, si occuperà, in buona sostanza, dello sviluppo commerciale della piattaforma. Elon Musk vuole quindi riportare i grandi marchi e le grandi aziende ad investire nuovamente su Twitter, allontanatesi dal cambio di rotta di Twitter sotto la proprietà di Musk.

    Tanto per essere chiari e per meglio comprendere il perché Musk si rivolga ad una manager del calibro della Yaccarino, è che il fatturato pubblicitario di Twitter è calato del 15% nel primo trimestre del 2023, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, quando era ancora una società quotata in borsa. E su Elon Musk incombe l’obiettivo dei 3 miliardi di dollari di fatturato entro la fine dell’anno. Obiettivo che, con la sua guida, sarebbe stato impossibile da raggiungere.

    Ed ecco che viene ingaggiata una figura come Linda Yaccarino. Anzi, più che ingaggiata, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, pare che sia stata proprio la Yaccarino a proporsi. Il suo nome era già chiaro con il primo tweet di Elon Musk che annunciava la nuova CEO, senza rivelare il suo nome.

    Nel frattempo, la Yaccarino ufficializzava le sue dimissioni dalla NBCUniversal Media.

    Come dicevamo, nome sconosciuto ai più quello della Yaccarino, molti l’hanno sentita nominare per la prima volta ieri sera, ma molto nota nell’ambiente pubblicitario. Nel corso della sua carriera ha stretto rapporti con tutti i CMO delle grandi aziende e, di conseguenza, Musk spera che questo possa giovare all sviluppo commerciale della piattaforma.

    Ora, il nome della Yaccarino è di grande profilo manageriale ed è probabile che riuscirà a fare bene il suo lavoro. Musk però, nel frattempo si occuperà dello sviluppo tecnico della piattaforma come CTO e resterà presidente della X Corp., ha una pessima reputazione in quanto uomo poco affidabile.

    Le strade sono due: o la Yaccarino nel breve periodo sarà in grado di riportare aziende e brand a investire nuovamente su Twitter; o, sempre nel breve periodo, se non brevissimo, Elon Musk diventerà il grande problema della Yaccarino, motivo per cui tutto questo andrà a frantumarsi sulla grande inaffidabilità umorale di Musk.

    Solo il tempo dirà se Linda Yaccarino riuscirà a riportare investimenti sulla piattaforma e se Elon Musk rappresenterà un’ulteriore sfida da affrontare per la nuova CEO.

    Staremo a vedere come finirà.