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  • Social media e adolescenti, è arrivato il momento di decidere

    Social media e adolescenti, è arrivato il momento di decidere

    La tragedia in Francia e l’iniziativa di Macron riaccendono sull’età minima per accedere ai social media. Tra divieti, educazione all’uso delle piattaforme e salute mentale, l’UE è chiamata a decidere. E a farlo in fretta.

    Si torna a parlare del rapporto tra adolescenti e piattaforme digitali, tra giovani e social media. E purtroppo, ancora una volta, lo si fa in seguito a eventi tragici. L’attenzione in questi giorni è puntata su quanto accaduto in Francia, mentre alcuni hanno provato a collegare anche la recente tragedia avvenuta in Austria. Ma al momento, va detto chiaramente, non ci sono evidenze che leghino direttamente quel fatto all’uso dei social.

    Il caso francese e l’intervento di Macron

    Diverso è il caso francese, che ha riportato in primo piano la discussione sul legame tra uso delle piattaforme digitali e fragilità adolescenziale. A rilanciarlo è stato direttamente il presidente Emmanuel Macron, intervenuto in modo netto e deciso dopo l’ennesimo episodio di violenza in ambito scolastico.

    Un ragazzo di 14 anni ha aggredito e ucciso, con una violenza inaudita, una bidella nella scuola che frequentava. La donna stava controllando lo zaino del ragazzo. Una prassi. Ma la reazione del giovane è stata tanto brutale quanto incomprensibile.

    Di fronte a questo fatto, Macron ha annunciato l’intenzione di introdurre una legge nazionale che vieti l’accesso ai social media ai minori di 15 anni. Insieme al ministro per il Digitale, ha rivolto un ultimatum all’Unione Europea: se entro tre mesi non verrà adottata una norma comune, la Francia procederà autonomamente. Una posizione netta, che riaccende un dibattito già esistente ma spesso eluso.

    Social media e adolescenti, è arrivato il momento di decidere
    Social media e adolescenti, è arrivato il momento di decidere

    Un grande problema che si è acuito con la pandemia

    Questa discussione non nasce oggi. Già prima della pandemia c’erano segnali evidenti, ma è stato durante i lunghi mesi di isolamento che il digitale è diventato l’unico spazio possibile per studiare, lavorare, comunicare. Un’accelerazione improvvisa che ha portato benefici, certo, ma anche squilibri che oggi si manifestano con forza.

    Nel 2021, lo ricorderete, il Wall Street Journal pubblicò documenti interni di Meta – i cosiddetti “Facebook Papers”, che dimostravano come Instagram fosse ritenuto pericoloso, soprattutto per le ragazze adolescenti.

    La piattaforma alimentava un senso costante di inadeguatezza, spingendo a rincorrere modelli estetici irraggiungibili, associati a una forma distorta di approvazione sociale. Il risultato? Un aumento della pressione psicologica e un impatto diretto sulla salute mentale.

    Oggi, a distanza di anni, Instagram prova a ricalibrare il proprio approccio.

    Tra maggio e giugno 2025 ha lanciato una campagna rivolta all’Unione Europea, chiedendo che la verifica dell’età degli utenti avvenga già nei negozi digitali, App Store e Google Play, prima ancora del download.

    L’obiettivo dichiarato è quello di evitare dichiarazioni d’età fittizie e garantire un accesso più responsabile.

    L’UE potrebbe partire dal DSA

    Ma questo è solo un pezzo del problema. Perché in Europa esiste già il Digital Services Act, entrato in vigore nel 2022, che impone obblighi di trasparenza alle piattaforme. Tuttavia, non prevede ancora un sistema chiaro e vincolante per la verifica dell’età. E così, mentre alcuni Paesi come Francia, Spagna, Grecia e Danimarca cercano di armonizzare gli interventi, a livello europeo manca ancora un’azione realmente coordinata.

    Social media e adolescenti, caso Australia 

    C’è poi il caso dell’Australia, che ha adottato una delle normative più radicali: dal 2025 vigerà il divieto di accesso ai social media per i minori di 16 anni. Una legge chiara, che prevede sanzioni fino a 50 milioni di dollari australiani per le piattaforme che non si adeguano. Anche qui, la spinta è arrivata da un’opinione pubblica sempre più consapevole dei rischi a cui sono esposti i più giovani.

    Ma è davvero il divieto la soluzione definitiva?

    No. E serve dirlo con chiarezza. Vietare, da solo, non basta. Occorre educare. Occorre formare. Occorre accompagnare i ragazzi verso un uso più consapevole e responsabile dei media digitali. Serve dare loro gli strumenti per riconoscere e gestire la pressione che deriva da un’esposizione costante ai contenuti e ai giudizi degli altri.

    Istruzioni e attenzione all’uso più forte dei divieti

    Stiamo parlando di effetti concreti: calo dell’attenzione, reazioni emotive eccessive, incapacità di gestire frustrazioni e situazioni complesse.

    Tutti elementi che pesano enormemente sulla crescita personale, e che possono portare, come purtroppo abbiamo visto, a conseguenze gravi, talvolta irreparabili.

    Su questo dovrebbe riflettere la politica. Ed è qui che le istituzioni devono agire, non con reazioni di pancia, ma con strumenti efficaci e coerenti. Perché il problema è reale, ed è sempre più grande.

    Oggi è il momento delle decisioni. Decisioni che devono mettere al centro il benessere dei nostri ragazzi. Basta inseguire like, basta inseguire l’effimero. Perché l’effimero scompare. Ma i nostri figli restano. E la loro salute mentale conta più di qualsiasi algoritmo.

  • Instagram, ecco le nuove misure per gli Account per Adolescenti

    Instagram, ecco le nuove misure per gli Account per Adolescenti

    Meta introduce gli Account per Adolescenti su Instagram. Si tratta di nuove funzioni automatizzate per proteggere gli adolescenti, con controlli parentali e strumenti per il benessere digitale.

    Negli ultimi anni, l’uso dei social media tra gli adolescenti è cresciuto in maniera esponenziale, trasformando piattaforme come Instagram in parte integrante della vita quotidiana di milioni di giovani.

    E diventando sempre più importante, è aumentato anche il tempo trascorso sull’app. Nel giro di poco sono apparsi i rischi legati alla sicurezza e al benessere psicologico degli utenti più giovani.

    Meta, l’azienda madre di Instagram, ha cercato di rispondere a queste preoccupazioni lanciando una serie di iniziative, con l’obiettivo di rendere l’esperienza sull’app più sicura.

    Ed è in questo contesto che la società di Mark Zuckerberg lancia gli “Account per Adolescenti”. Una nuova iniziativa che promette di migliorare drasticamente la supervisione e la protezione dei giovani su Instagram.

    Instagram, ecco le nuove misure per gli Account per Adolescenti

    Dalla sensibilizzazione a misure concrete

    Nel corso del 2024, Meta ha intensificato gli sforzi per garantire la sicurezza dei giovani utenti di Instagram, introducendo nuove funzioni di parental control e migliorando la protezione contro i contenuti dannosi.

    Queste misure sono seguite dopo una lunga storia di dibattiti e confronti sui potenziali danni dei social media, in particolare per gli adolescenti. Danni che vennero evidenziati proprio da una ricerca interna di Facebook (ora Meta), dove si rivelava come Instagram potesse avere un impatto negativo sulla salute mentale degli adolescenti, specialmente delle ragazze​.

    Secondo quella la ricerca, molti adolescenti, soprattutto quelli di sesso femminile, avevano riportato un peggioramento dell’autostima e dell’immagine corporea a causa del costante confronto sociale che Instagram promuove.

    Di fronte a quei risultati cresceva la necessità di misure più forti per proteggere i giovani utenti. Da lì l’ideazione di una campagna mirata, che si concentrava sull’educazione e la sensibilizzazione delle famiglie sull’uso sicuro di Instagram.

    Ma sensibilizzare non è abbastanza, come ha dimostrato l’aumento delle richieste da parte di genitori, esperti di salute mentale e persino governi per una regolamentazione più severa e per strumenti più efficaci che tutelino i minori.

    La campagna di sensibilizzazione ha rappresentato un primo passo importante, ma ora, con l’introduzione degli Account per Adolescenti, Meta passa all’azione con misure concrete e automatizzate che promettono di avere un impatto più immediato.

    Perché Meta ha introdotto i “Teen Accounts” su Instagram

    L’introduzione dei “Teen Accounts” – “Account per Adolescenti” – è una risposta diretta non solo alle pressioni del pubblico, ma anche alle lacune evidenziate dalle stesse ricerche interne dell’azienda.

    La crescente preoccupazione per il benessere psicologico degli adolescenti, e in particolare la tragica vicenda di giovani come Molly Russell, che ha perso la vita dopo aver visto contenuti dannosi su Instagram, ha spinto Meta ad agire.

    Ian Russell, il padre di Molly, ha espresso un cauto ottimismo per questa nuova iniziativa, sperando che finalmente ci sia un cambiamento sostanziale per proteggere gli utenti più vulnerabili​.

    Questi episodi tragici hanno messo in luce il pericolo che i social media possono rappresentare quando non sono regolati in modo appropriato. Anche per questo, le richieste di riforme legislative in vari paesi, come l’Australia, stanno prendendo piede, con la possibilità di innalzare l’età minima per l’accesso alle piattaforme social​.

    Due schermate, una mostra la pagina delle impostazioni di sicurezza per adolescenti, l'altra mostra la pagina della privacy dell'account

    Cosa sono i “Teen Accounts” di Instagram

    I “Teen Accounts” – “Account per Adolescenti” – di Instagram rappresentano un nuovo tipo di account specificamente progettato per utenti sotto i 18 anni.

    Questa iniziativa non si limita ai nuovi iscritti, ma sarà estesa progressivamente anche agli account esistenti. La differenza principale rispetto agli account tradizionali sta nelle funzioni di sicurezza e controllo automatizzate, pensate per garantire un’esperienza su Instagram più sicura e monitorata.

    Ecco le caratteristiche principali:

    1. Controlli parentali avanzati: i genitori avranno un ruolo attivo nel monitoraggio dell’uso di Instagram da parte dei figli. Saranno in grado di:
      • Impostare limiti giornalieri di utilizzo: potranno decidere per quanto tempo i loro figli possono utilizzare l’app ogni giorno, limitando così l’uso eccessivo.
      • Bloccare l’accesso durante le ore notturne: una delle principali novità è la possibilità di limitare l’accesso durante la notte, promuovendo una migliore gestione del tempo e una esperienza più equilibrata per gli adolescenti.
      • Monitorare i contenuti e le interazioni: i genitori potranno osservare quali contenuti i loro figli visualizzano e con chi interagiscono, dando loro una visione più chiara delle attività social dei ragazzi​.
    2. Impostazioni di privacy più rigide: gli account degli utenti sotto i 16 anni saranno automaticamente impostati su privato, impedendo a sconosciuti di interagire con loro senza consenso. Per gli utenti tra i 16 e i 17 anni, ci sarà maggiore autonomia, ma con la possibilità di intervento da parte dei genitori. Questo è pensato per garantire che gli adolescenti abbiano il controllo sulla loro esperienza, pur mantenendo un livello di supervisione.
    3. Strumenti per il benessere digitale: Meta ha introdotto diverse funzioni volte a ridurre il tempo passato online e promuovere pause regolari. Tra queste ci sono:
      • “Break Reminders”: ricorda agli utenti di prendersi delle pause regolari dopo aver passato un certo tempo sull’app.
      • “Sleep Mode”: impedisce l’uso dell’app durante le ore impostate dai genitori, favorendo un sano equilibrio tra vita online e offline.
      • Filtri per commenti e messaggi inappropriati: grazie alla funzione “Parole nascoste”, i messaggi contenenti parole offensive o inappropriate verranno automaticamente filtrati, proteggendo gli adolescenti da potenziali abusi online​.

    Due schermate, una che mostra la pagina di gestione del tempo e l'altra che mostra la cronologia della chat dell'utente

    Il valore di un approccio proattivo: una protezione integrata e automatica

    Una delle principali innovazioni de “Account per Adolescenti” è la loro natura proattiva. Prima dell’introduzione di questa novità, molte delle funzioni di sicurezza su Instagram dovevano essere attivate manualmente dagli utenti o dai loro genitori.

    Ora, invece, molte di queste misure di protezione sono attivate automaticamente non appena viene creato un account per un adolescente.

    Ad esempio, i filtri per commenti offensivi e la “Modalità Sonno” non richiedono più un intervento attivo da parte dei genitori o degli adolescenti, ma sono attivati di default, rendendo la piattaforma più sicura senza che gli utenti debbano preoccuparsi di attivare manualmente le impostazioni​.

    Un nuovo standard per il futuro dei social media?

    Con l’introduzione degli “Account per Adolescenti” Meta ha stabilito un nuovo standard per la protezione degli adolescenti sui social media.

    Questa iniziativa potrebbe essere il primo passo verso una regolamentazione più ampia e automatizzata della sicurezza online, che altre piattaforme potrebbero adottare in futuro. Come ha dichiarato Nick Clegg, presidente degli affari globali di Meta, l’obiettivo è quello di rendere la vita online più sicura per i giovani, rispondendo alle preoccupazioni di genitori, educatori e legislatori​.

    Mentre l’implementazione di queste nuove misure rappresenta, oggettivamente, un importante passo avanti, resta da vedere quanto efficacemente verranno applicate. E, soprattutto, se riusciranno a risolvere le problematiche legate al benessere mentale degli adolescenti, come l’ansia e la depressione alimentate dal continuo confronto sociale.

    In conclusione, l’iniziativa “Account per Adolescenti” di Instagram va accolta come un momento importante nella gestione della sicurezza e del benessere dei giovani sui social media.

    Con strumenti di controllo più avanzati e una protezione integrata e automatizzata, Meta dimostra di voler rispondere concretamente alle preoccupazioni crescenti sul ruolo dei social media nella vita degli adolescenti.

    L’adozione di misure proattive e il coinvolgimento diretto dei genitori segnano un cambiamento di approccio, spostandosi da semplici strumenti opzionali a un sistema di sicurezza integrato.

    Ma nonostante tutto, sarà fondamentale continuare a monitorare gli effetti di queste misure per assicurarsi che abbiano l’impatto desiderato. E che, soprattutto, riescano a creare un ambiente online più sano e sicuro per i nostri giovani.

  • Negli Usa gli utenti vogliono cancellare Instagram dallo smartphone

    Negli Usa gli utenti vogliono cancellare Instagram dallo smartphone

    Una recente ricerca di VPNOverview ha messo in evidenza come gli utenti americani sono sempre più intenzionati a cancellare Instagram dal proprio smartphone, più di qualsiasi altra app. Un dato che si inserisce nel dibattito sulle conseguenze che queste app hanno sugli utenti più giovani.

    Come abbiamo già ricordato più volte, i social media si trovano in una fase di grande cambiamento. Va ormai prendendo forma una situazione nuova che le piattaforme devono ben interpretare, sapendo bene che dall’altra parte gli utenti stanno cambiando atteggiamento.

    Possiamo presentare così l’atteggiamento degli utenti americani che, secondo una recente ricerca del VPNOverview, si rivolgono sui motori di ricerca richiedendo come cancellare o disattivare una particolare applicazione dal proprio smartphone.

    La ricerca ha monitorato questo andamento per 6 mesi, considerano in questo lasso di tempo quante volte gli americani scrivessero questo tipo di richieste. Ebbene, Instagram è quella che ha totalizzato più ricerche, o richieste, in assoluto tra tutte e 30 le app monitorate: ben oltre 900 mila.

    utenti usa cancellare instagram franzrusso

    Al secondo posto si piazza un’altra app di Meta, Facebook, ce ha totalizzato la metà delle richieste sui motori di ricerca con oltre 385 mila. A seguire Snapchat, molto usata negli Usa specie tra i più giovani, con oltre 217 mila richieste. A sorpresa, visto il gran parlare degli ultimi mesi, Twitter con più di 92 mila richieste e poi Telegram con oltre 24 mila.

    Vi starete chiedendo, giustamente di TikTok. L’app di ByteDance, nonostante il grande dibattito che la vede ormai al centro di un processo di cancellazione dagli smartphone governativi in Europa e in altri stati, ha ottenuto “appena” 14 mila richieste.

    Un dato molto interessante questo di Instagram, se consideriamo che l’app su cui Meta sta scommettendo di più è stata la seconda più scaricata nel 2022 con oltre mezzo miliardo di download, negli Usa, seconda solo a TikTok.


    Ascolta qui:


    Ma è un dato che si inserisce anche nel dibattito sulle conseguenze che un uso prolungato ed esteso di app come queste possono provocare soprattutto sugli utenti più giovani.

    Ricorderete che poco più di un anno fa il WSJ pubblicò un report segreto di Meta in cui si notavano gli effetti negativi di Instagram soprattutto sulle utenti più giovani, un dato che aprì il dibattito che proprio in questi giorni si riapre in maniera evidente.

    E, sempre rimanendo negli Usa, lo scorso anno il Pew Research rilevò che il 54% degli utenti adolescenti riteneva impossibile una vita senza i social media, mentre era possibile per il 46% di esse. Una opinione, come si può notare che divide a metà il pubblico dei più giovani.

    In Italia, da questo punto di vista, possiamo fare affidamento ai recenti dati di una ricerca di Telefono Azzurro, in collaborazione con Doxa Kids. La ricerca ha rilevato che quasi un terzo dei giovani intervistati, il 27% di essi, dichiara di sentirsi ansioso o agitato senza l’utilizzo dei social (il dato sale al 29% tra i giovani utenti di 15-18 anni ed è del 26% dai 12-14); mentre il 22% risponde addirittura che si sentirebbe perso.

  • Gli adolescenti tra digitale, gaming e social media nel 2023

    Gli adolescenti tra digitale, gaming e social media nel 2023

    Il tema Adolescenti e Digitale è di grande attualità e il report di Telefono Azzurro in collaborazione con Doxa kids, presentato oggi, ci offre uno spaccato attuale. Più del 70% degli adolescenti intervistati teme l’uso improprio dei propri contenuti sui social media.

    Il tema Adolescenti e Digitale è di grande attualità per il fatto l’attenzione su come i giovani, di età compresa tra i 12 e i 18 anni, si relazionano con il Digitale e i social medi ain particolare.

    E proprio oggi, nell’Aula magna dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, è stato presentato il report “Tra realtà e Metaverso. Adolescenti e genitori nel mondo digitale” elaborato da Telefono Azzurro in collaborazione con Doxa kids.

    La ricerca, condotta su un campione di 804 genitori e 815 giovani tra i 12 e i 18 anni tra il 7 e l’11 novembre, offre uno spaccato delle percezioni dei giovani tra i 12 e i 18 anni e dei loro genitori, sul rapporto con il mondo digitale, coprendo problematiche quali gaming, salute mentale, condivisione dei dati e, non ultima, privacy.

    Il report registra un aumento delle preoccupazioni, condivise da genitori e adolescenti, per quanto riguarda gli effetti negativi che possono nascere da una eccessiva esposizione agli schermi digitali da parte dei giovanissimi. E non sempre i giovani utenti hanno sviluppato una consapevolezza da indicargli come evitare i pericoli, controllarli o segnalarli.

    adolescenti digitale gaming social media 2023

    Ecco una sintesi del report.

    Rischi nel mondo digitale

    Il 65% dei ragazzi intervistati teme di essere contattato da estranei adulti (percentuale che cresce fino al 70% se si considerano soltanto le ragazze e gli utenti più piccoli, dai 12 ai 14 anni). Tra i rischi indicati dai soggetti intervistati emergono: il bullismo (57%), oversharing di dati personali (54%), la visione di contenuti violenti (53%) o sessualmente espliciti (45%), l’invio di contenuti di cui ci si potrebbe pentire (36%), le spese eccessive (19%), il gioco d’azzardo (14%).

    Al 48% degli utenti, quindi quasi la metà (53% nel caso di ragazzi 15-18 anni) è capitato di trovarsi di fronte a contenuti poco appropriati e nel 25% i contenuti apparsi li hanno turbati e impressionati. Nel 68% dei casi i contenuti più diffusi sono quelli violenti, seguiti immediatamente da quelli pornografici (59%) e sessualmente espliciti (59%), dai contenuti discriminatori e razzisti (48%), da quelli riguardanti il suicidio e l’autolesionismo (40%) o inneggianti l’anoressia e la bulimia (30%), ma anche il gioco d’azzardo (27%).

    I genitori risultano essere un punto di riferimento per i figli, nel caso di eventi spiacevoli accaduti online. Il 19% riporta di aver accolto le confidenze dei propri figli in passato, mentre il 49% ritiene che i propri figli ne parlerebbero in famiglia, anche se per il momento non sono ancora avvenuti episodi di questo tipo.

    Condivisione di dati, privacy e verifica dell’età

    Più del 70% dei 12-18enni intervistati prova una forte timore rispetto al fatto che i dati da loro stessi condivisi quotidianamente online (aggiornamenti sui social media, ricerche e navigazione sul web, tracce di dati del proprio utilizzo di Internet e degli smartphone) vengano utilizzati senza il loro consenso.

    Un dato interessante emerge sul punto relativo all’age verification da parte di social media, app e altri siti Internet: per gli adolescenti è di media 15 anni, per i genitori un anno in più, 16. In entrambi i casi si tratta di un discrimine superiore rispetto a quello individuato dall’Italia (14 anni) in seguito alla normativa europea per il consenso al trattamento dei dati.

    Il risultato del report dimostra l’importanza da parte dei giovani utenti e dei loro genitori dei sistemi di age verification e quindi della necessità di un loro utilizzo per un periodo più lungo. Per il 70% degli adolescenti intervistati sono molto utili per evitare di trovarsi in situazioni rischiose, per il 65% per fare in modo che non compiano azioni senza pensare alle possibili conseguenze e per il 61% per evitare che vedano contenuti inappropriati.

    Salute mentale nel mondo digitale

    L’utilizzo sempre più esteso delle tecnologie digitali non ha comportato solo una trasformazione nel modo di comunicare, ma ha anche un impatto sulla salute mentale di tutti, compresi i giovanissimi. Aspetto di cui, per la verità, non si parla molto ma che necessita una maggiore attenzione.

    Quasi un terzo dei giovani intervistati, il 27% di essi, dichiara di sentirsi ansioso o agitato senza l’utilizzo dei social (il dato sale al 29% tra i giovani utenti di 15-18 anni ed è del 26% dai 12-14); mentre il 22% risponde addirittura che si sentirebbe perso. Rispetto al 2018, da questo punto di vista, si registra un aumento del 10%.

    Inoltre, sempre rispetto a quattro anni fa, si dimezza la percentuale di ragazzi che sostengono che una lontananza dai social “non farebbe alcun effetto”.

    I contenuti fruiti sui social media potrebbero suscitare sentimenti negativi. Il 53% riferisce di aver provato sentimenti spiacevoli, come l’invidia per la vita degli altri (24%, soprattutto i 15- 18enni). Il 21% afferma che è capitato di sentirsi inadeguato, il 18% diverso, il 10% omologato. La restante parte prova solitudine (12%) o rabbia per le vite degli altri (9%).

    I giovani e il gaming

    Interessante la considerazione che i giovani fanno rispetto al gaming. Il 35% degli intervistati, in prevalenza maschi, ritiene che il gaming possa essere utile nel creare un clima positivo di classe tra i compagni; il 27% lo considera un possibile strumento utile per l’insegnamento delle materie scolastiche e la stessa percentuale lo considera applicabile nella pratica sportiva. Il 25% suggerisce come il gaming possa essere utile nell’aiutare ad affrontare le difficoltà psicologiche e il 15% lo considera potenzialmente importante nell’ambito della salute mentale. Inoltre, il gaming ha una matrice relazionale: il 36% (45% nel caso dei maschi) dichiara di aver conosciuto persone nuove mentre giocava.

    adolescenti digitale gaming social media 2023

    Dalla ricerca emergono anche in maniera chiara i lati negativi del mondo del gaming dove risultano essere abbastanza frequenti gli episodi riconducibili alla discriminazione e all’esclusione: l’11% dei giovani intervistati dice di aver preso le difese di qualcuno, l’11% ammette di aver preso in giro qualcuno, il 10% riferisce di essere stato preso in giro, l’8% di essere stato escluso e il 6% di aver assistito a qualcosa che l’ha fatto sentire a disagio.

    Come si sentono i ragazzi e le ragazze quando giocano? Il 32% dice di sentirsi capace e il 14% si sente capito dagli altri giocatori.

    Dal report emerge anche un altro aspetto, non secondario, e cioè che il gioco può fungere da schermo protettivo nei confronti del mondo, finendo per isolare i ragazzi. Infatti: il 32% ammette di perdere la cognizione del tempo, il 13% teme di esserne dipendente, l’11% ha l’impressione di essere protetto dal mondo esterno e l’8% si sente isolato.

    Ecco, questa la sintesi dell’interessante report di Telefono Azzurro in collaborazione con Doxa kids che potete consultare e scaricare, in versione estesa, sul sito azzurro.it.

  • Ricerca interna di Facebook: Instagram dannoso per gli adolescenti

    Ricerca interna di Facebook: Instagram dannoso per gli adolescenti

    Una ricerca interna di Facebook è arrivata alla conclusione che Instagram è dannoso per gli adolescenti. La piattaforma di photo-sharing diventa uno strumento di continuo confronto sociale, generando ansia tra i più giovani.

    Sono anni che si discute degli effetti che, usate in modo non corretto e poco sano, alcune piattaforme social media possono avere sulle persone, e sui giovani in particolare. Qui sul nostro blog ne abbiamo discusso spesso, rifacendoci a ricerche esterne, portata avanti ad agenzie e aziende che sulla base dei dati a disposizione sono arrivate a concludere che effetti nocivi possono essere molto più evidenti su alcune persone.

    Il dibattito è sempre tra chi sostiene che siano le piattaforme ad essere dannose e chi sostiene che sia invece il modo in cui queste piattaforme vengono usate. Certo è che il modo in cui usiamo le piattaforme sicuramente incide molto sul risultato finale, anche perché, aspetto certamente non secondario, alla base delle piattaforme social media esistono algoritmi con lo scopo specifico di alimentare ciò che ci piace di più e ciò che vorremmo essere.

    Una dinamica, potente, che in alcuni casi può generare effetti dannosi su alcune persone.

    Ricerca Facebook Instagram dannoso adolescenti franzrusso.it

    Questa, dovuta, premessa, perché da qualche giorno si parla di una ricerca interna di Facebook che, di fatto, certifica quello che, in parte, era già noto. E cioè che Instagram diventa uno strumento dannoso per gli adolescenti. La notizia, resa nota dal Wall Street Journal, l’unico ad essere entrato in possesso delle slide relative a questa ricerca interna al colosso di Menlo Park, fa molto discutere proprio per il fatto che a prendere coscienza del pericolo è proprio la società che possiede la piattaforma di “photo-sharing” più usata proprio dai giovani.

    Instagram rischia di diventare uno strumento di continuo “confronto sociale, una sorta di continuo confronto con modelli che usano come metro di conversazione solo la comparazione della propria immagine. In questo modo passa il messaggio che nella vita si ha “successo” solo se incarni quel modello che punta alla perfezione fisica.

    Un continuo bombardamento di immagini perfette che appaiono nei feed e nella sezione Esplora di questi ragazzi, in particolar modo ragazze, con effetti negativi. “Peggioriamo i problemi di immagine corporea per una ragazza adolescente su tre“, si legge in una slide della ricerca di Facebook, dato che, va specificato, si riferisce ad adolescenti che presentano già problemi in questo senso.

    Ecco, osservando il tema da questo punto di vista, possiamo solo affermare che Instagram non è certo di aiuto.

    Ma vediamo qualche dato più in concreto della ricerca che Facebook ha condotto negli Usa e in Uk almeno negli ultimi tre anni. Ricerca che, ricordiamolo, non è stata diffusa pubblicamente, ma è stata resa nota da un articolo apparso sul Wall Street Journal, unico ad entrare in possesso della ricerca.

    Un dato rilevante, anche rispetto a quanto scritto finora, è che il 40% di coloro che hanno dichiarato di sentirsi poco attraenti ha affermato che questa sensazione è accresciuta usando proprio Instagram.

    E ancora, “gli adolescenti incolpano Instagram per l’aumento del tasso di ansia e depressione“, un dato che è stato riscontrato in altri gruppi di persone.

    La ricerca di Facebook rileva anche tra gli adolescenti che hanno manifestato intenti suicidi, il 6% di quelli che si trovano negli Usa e il 13% di coloro che si trovano in Uk li hanno ricondotti proprio all’uso di Instagram.

    Come certamente ricorderete, un paio di mesi fa aveva fatto molto discutere la decisione del Ministero per l’Infanzia e per la Famiglia in Norvegia di rendere obbligatoria l’indicazione se l’immagine usata all’interno di un post promozionale sia stata ritoccata o meno. Una decisione che il ministero ha preso di fronte al dilagante fenomeno del dismorfismo corporeo, il pensiero continuo sui propri difetti fisici. Una situazione che è alimentata dalla continua ricerca dei like che, come abbiamo visto, genera per lo più ansia in particolare negli adolescenti.

    Era doveroso per noi mettere tutti a conoscenza di questa ricerca, di questi dati e di quanto Instagram possa essere dannoso per alcune persone. Qui non di mette in discussione una piattaforma in particolare o i social media in generale, si tratta solo di avere bene in evidenza le conseguenze che l’utilizzo e l’impostazione di alcune piattaforme possono avere sugli adolescenti.

    L’economia dei Like ha generato anche questo.

    Un uso più consapevole, informato, adeguato al proprio ideale di condivisione può sicuramente essere di giovamento anche per i giovani, come per tutti in realtà. Serve quindi maggiore attenzione, informazione, formazione (perché no), consapevolezza nell’usare queste piattaforme per fare in modo che diventino strumenti di crescita e arricchimento e non strumenti distruttivi.

  • Adolescenti e Social Network, sempre più dipendenti

    Adolescenti e Social Network, sempre più dipendenti

    L’Australian Psychology Society australiana si pone come osservatorio annuale dei disturbi che la Dipendenza dai Social Network crea negli adolescenti. Rispetto a soli cinque anni fa, oggi più del 60% dei giovani soffre di livelli eccessivi di Stress e di Depressione. Il dato più preoccupante che emerge dalla nuova ricerca è che non si cerca aiuto, ma si usa la Dipendenza stessa come auto-terapia.

    Dei disturbi legati alla Dipendenza da Internet o della Sindrome di FOMO (Fear of Missing Out) abbiamo già scritto.

    Oggi, tuttavia, una nuova ricerca dell’Australian Psychology Society, mette in luce quali sono i dati reali di questi effetti negativi tra gli adolescenti.
    Si tratta della quinta edizione annuale della National Stress and Wellbeing Survey australiana, che si pone come osservatorio “fotografico” della salute mentale e, più in generale, del benessere psicofisico dei giovani oggi.

    Il primo dato rilevato, tra chi vive costantemente connesso, è
    l’eccessivo livello di Stress e di Ansia.
    Più della metà degli adolescenti che leggono in continuazione i Tweet e gli Status degli amici pensano di non divertirsi abbastanza.
    Non soltanto di “perdersi qualcosa mentre sono sconnessi”, ma proprio di essere inferiori ai coetanei.
    Il Complesso di Inferiorità produce conflitti interiori di Insicurezza e Paura, spesso talmente profondi da raggiungere la Depressione.

    adolescenti-social-network

    “Vi è una concordanza molto forte fra le ore trascorse sulla tecnologia digitale e i più alti livelli di Stress e di Depressione”, dichiara il rapporto australiano.
    Rispetto a 5 anni fa – quando furono riportati i dati della prima Ricerca – oggi quasi il 60% degli adolescenti intervistati dichiara di avere grossi problemi a dormire e a esporsi in pubblico dopo aver passato in rassegna i siti dei Social Network.
    E qui troviamo un dato contraddittorio molto interessante.

    Se da un lato è proprio la continua connessione virtuale a provocare Depressione e Ansia, dall’altro una persona su due dichiara di ricorrere proprio ai Social Media per calmarsi e ritrovare equilibrio.
    Si tratta della metà degli adolescenti intervistati contro una proporzione del 37% di cinque anni fa.
    Si può senz’altro dire che più della metà – quasi il 60% – dei giovani si ammala a causa di una continua connessione, ma al tempo stesso ricerca questa connessione come auto-terapia.

    E’ questo, a nostro parere, il dato più preoccupante.
    Nessuno dei soggetti intervistati ricorre a una terapia o chiede aiuto, neppure chi è più facoltoso o chi è più istruito e ha avuto un’ambiente famigliare sereno e facilitante. Neanche chi ha contemporaneamente un altro impiego, quindi sarebbe portato a occuparsi d’altro.
    Il dato è preoccupante perché la Dipendenza non può che auto-alimentarsi, se si avvia un processo di auto-terapia.
    Esattamente come un circolo vizioso e maligno che non può trovare soluzione all’interno di sé.

    La Ricerca dell’Australian Psychology Society continua rendendo noti gli ultimi dati.
    Il 72% degli intervistati è consapevole che lo Stress ha impatto sulla propria salute fisica, ma anche se è consapevole e arriva a lamentare veri e propri stati di Angoscia non ricorre ad alcun aiuto terapeutico.
    Anzi.
    E’ provato che chi soffre maggiormente è molto più vulnerabile a diventare soggetto di Dipendenza da alcool, fumo, droghe leggere e, soprattutto, gioco d’azzardo.
    In proporzioni molto più alte rispetto ai coetanei – conclude la Ricerca – “ricorrere ai Social Media per alleviare lo Stress è simile alla maniera in cui le persone scommettono con i videopoker”.

    Alla base c’è senz’altro il bisogno di rimettersi al centro, rispetto agli altri e – inconsciamente – rispetto a se stessi.
    E per questo ci si gioca tutto, si rischia tutto.
    Si corre il rischio, si cerca e si ha bisogno del rischio perché si ha la necessità di “uscire da se stessi”.
    I Social Network rappresentano l’occasione perfetta per essere “altro” rispetto a quello che realmente siamo: più importanti, più apprezzati, famosi e, forse, più amati.
    Si cade nella Dipendenza per il bisogno di non sentire un vuoto, il vuoto che – a questo punto – i Like e i Retweet colmano facilmente.
    Alla ricerca di un’immagine di noi che ci piaccia di più, ci si perde in un circolo insano di aspettative e delusioni di cui i Social Network non sono la cura, ma solamente il veicolo di un malessere interiore.

  • Gli Adolescenti sui Social Media preferiscono Twitter

    Gli Adolescenti sui Social Media preferiscono Twitter

    Adolescenti e Social media, un argomento interessante soprattutto se lo si guarda in relazione al tema della Privacy. Lo studio che Pew Research Center ci offre un quadro chiaro su come i ragazzi tra i 12 e i 17 anni usano i Social Media. E il dato più rilevante è che molti preferiscono Twitter a Facebook

    Quando si parla di Adolescenti e Social Media è fondamentale approcciare all’argomento dal punto di vista della Privacy, vista proprio la giovane età degli utenti che si vuole considerare. E’ vero che i Social Media sono ormai entrati nella vita di tutti i giorni e stiamo parlando di una fascia di età molto più aperta alle nuove tecnologie. Ma il tema della Privacy in questo contesto si fa più forte, allo scopo di proteggere proprio questi giovani utenti. Allora lo studio di Pew Research Center, uno dei più autorevoli istituti di analisi dei fenomeni legati alla rete e non solo, dal titolo “Teens, Social Media, and Privacy“, ci da spunti interessati su cui riflettere e anche dati aggiornati. Su tutti, c’è da rilevare che il sondaggio rileva che molti teen-agers stanno cominciando a preferire Twitter a Facebook. Altro dato interessante è che è vero che gli adolescenti condividono molto di quello che li riguarda, ma cominciano a difendere quella che è la loro reputazione online.

    Come dicevamo, dato rilevante su tutti è questo: il 94% degli adolescenti intervistati dice di avere e di gestire il suo profilo su Facebook, ma, rispetto al 2011 aumenta più del doppio il numero di utenti giovanissimi che usano Twitter, passando dall’12 al 26%. E leggendo gli estratti delle interviste fatte ai giovani si capisce che questa migrazione è motivata dal fatto che su Facebook ci sono troppi adulti e di essere stanchi di leggere delle angosce adolescenziali oppure di leggere cosa l’amico di quell’altro ha mangiato per cena. Insomma, rispetto alle ultime argomentazioni, non hanno tutti i torti, ma questo è un altro discorso.

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    Sempre rimanendo su Twitter, il 64% dei teen-agers intervistati dice che i loro tweets sono pubblici e che chiunque può leggerli, il 24% dice che i loro tweets sono privati, mentre il 12% sostiene di non essere a conoscenza se i loro tweets sono pubblici o privati.

    Ora a vedere questi dati, sembra che i giovanissimi vogliano si condividere ma provare anche piattaforme che siano in linea con i loro gusti ed esigenze. In questo, in maniera generale, si spiega questa “migrazione” da Facebook verso Twitter, cioè nel tentativo di provare a condividere sperimentando anche canali diversi. Infatti, cresce l’utilizzo tra i giovanissimi di Instagram e Tumblr. Proprio questa piattaforma, di recente acquistata da Yahoo! per la cifra si 1,1 miliardi di dollari, ha il suo punto di forza proprio sugli utenti giovani.

    Ma altro dato interessante che emerge da questo studio è che i giovani cominciano a prendere sempre più coscienza del tema della Privacy. Il 90% degli utenti tra 12-17 anni condivide foto di sè stessi, erano il 79% nel 2006; il 70% rivela la città o il paese in cui vive, erano il 60% nel 2006; il 20% rende pubblico il numero del proprio cellulare, erano il 2% nel 2006. Ma nonostante questi dati, il 60% dei giovani utenti intervistati sostiene di cominciare ad avere più attenzione sulle cose che pubblicano, cancellando o correggendo contenuti. E poco più del 50% dei ragazzi intervistati sostiene di cominciare a cancellare commenti o contenuti poco graditi pubblicati da altri sul proprio profilo.

    Sono dati che certamente ci dimostrano maggiore attenzione verso la Privacy da parte degli utenti giovanissimi e questo può far solo ben sperare. Certo, è difficile propendere per una soluzione che sia coercitiva o di proibizione dell’uso dei Social Media, ormai sono canali che fanno parte della nostra vita quotidiana, ma certamente avere attenzione, soprattutto da parte dei giovanissimi utenti, è sempre una buona norma.

    Allora che ne pensate di questi dati? Commentate e raccontateci la vostra opinione.

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  • Cyberbullismo, quando la violenza in rete è il linguaggio per farsi ascoltare

    Cyberbullismo, quando la violenza in rete è il linguaggio per farsi ascoltare

    Oggi il 34% del bullismo avviene online, soprattutto in chat, e per questo viene definito cyberbullismo. In Inghilterra, più di 1 ragazzo su 4, tra gli 11 e i 19 anni, è stato minacciato via e-mail o sms. In Italia, oltre il 24% degli adolescenti subisce prevaricazioni, offese o prepotenze dai coetanei

    CyberbullismoAmanda Todd era un’adolescente di 15 anni. Sicuramente meno protetta dall’ambiente familiare e scolastico di quanto sono i nostri figli. Si è tolta la vita il 10 ottobre. Il motivo del suicidio è stato attribuito al Cyberbullismo, ovvero a ripetute vessazioni che la ragazza ha subito via internet. La storiaccia risaliva a qualche anno prima, quando frequentava le videochat in cerca di nuove amicizie: a dodici anni, in una sera certo non programmata, cedette alle moine di uno sconosciuto, che la convinse a mostrare il seno in cam. Un gioco da ragazzi, probabilmente privo di quella la malizia che tante coetanee di Amanda mettono nei loro autoscatti pubblici o nelle sessioni in webcam con fidanzati virtuali. Ma da quel momento in poi lei cominciò ad essere ricattata. Di più, tormentata. La foto del topless di Amanda fu pubblicata in rete e – un anno più tardi – ritornò come icona di un profilo Facebook. L’equilibrio psicologico di Amanda precipitò, la depressione prese il sopravvento e tempo dopo la ragazza si tolse la vita.  (altro…)

  • Facebook può indurre depressione? [Infografica]

    Facebook può indurre depressione? [Infografica]

    Ma Facebook può indurre depressione? L’infografica che vi proponiamo oggi è molto interessante e riassume uno studio realizzato da Help for Depression che ha intervistato 83 ragazze adolescenti. Risultato che comunicare tanto e troppo coi propri amici su Facebook a questa età può provocare ansia e depressione.

    facebook depressioneL’argomento è molto sentito perchè riguarda non solo una fascia di età molto giovane, ma anche perchè proprio a quell’età non si sono sviluppati ancora modelli di comunicazione tali da superare il dramma di ricevere solo commenti negativi oppure di non sapere interpretare ancora bene, se non in maniera eccessiva ed esagerata, un elevato numero di “like“. Dallo studio realizzato da Help for Depression si evince anche che la reazione positiva all’aggiornamento del proprio status su Facebook si manifesta attraverso il “like“, mentre la reazione negativa si manifesta attraverso i commenti. L’argomento comunque, ossia quale sia l’effetto dei Social Media sugli adolescenti è di grande attualità ed è anche molto delicato. Infatti l’argomento “Depressione da Facebook” fu introdotto per la prima volta da Pediatrics, rivista ufficiale dell’American Academy of Pediatrics, nell’aprile dello scorso anno per introdurre un problema relativo all’uso massiccio dei Social Media da parte degli adoloscenti. (altro…)

  • “Il tuo video per farne parlare”, Identità digitale e Privacy online

    Una giuria, composta da Vodafone Italia, UserFarm — piattaforma internazionale di video crowdsourcing — e Omnicom Media Group, ha selezionato i video vincitori della gara creativa “Il tuo video per farne parlare”. Una gara creativa per spiegare la privacy online agli adolescenti

    UserFarm, Vodafone Italia e Omnicom Media Group annunciano i video selezionati nella gara creativa “Il tuo video per farne parlare”, a cui hanno partecipato i videomaker della community di video crowdsourcing di UserFarm Italia. I creativi sono stati invitati a realizzare un video originale, positivo e divertente, che potesse parlare ai ragazzi tra gli 11 e i 19 anni e capace di informare e sensibilizzare sui temi della sicurezza online e della navigazione consapevole. Il videomaker Rupfabrica, ha realizzato il video che è stato selezionato dalla giuria sulla base della corrispondenza agli obiettivi della gara creativa, della pertinenza alle linee guida del brief proposto, dell’originalità e creatività con le quali la tematica scelta è stata affrontata e della qualità tecnica del video, che verrà retribuito con un compenso di 10.000 euro. (altro…)