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  • Ecco il Codice di condotta Influencer, multe fino a 600 mila euro

    Ecco il Codice di condotta Influencer, multe fino a 600 mila euro

    Agcom ha approvato il primo Codice di condotta Influencer. Si pongono regole chiare, obblighi di trasparenza, tutela dei minori. Sono previste sanzioni fino a 600 mila euro per chi viola le norme.

    L’Agcom ha approvato il nuovo Codice di condotta Influencer. Si tratta di un passaggio importante nel panorama digitale italiano, per non dire atteso.

    L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha deciso di intervenire ponendo in essere regole precise per mettere ordine in un settore, quello degli influencer, cresciuto rapidamente, ma spesso percepito come poco trasparente.

    A quali influencer si rivolge il Codice Condotta

    Le nuove disposizioni riguarderanno specificamente quegli influencer che hanno una notevole capacità di coinvolgimento sulla propria community, identificati chiaramente da Agcom come coloro che superano i 500.000 follower; oppure raggiungono almeno un milione di visualizzazioni mensili su piattaforme social o di video sharing.

    La scelta di queste soglie evidenzia una chiara volontà di incidere direttamente sui soggetti più rilevanti, lasciando però aperta la discussione su cosa accadrà ai micro-influencer, spesso altrettanto incisivi ma esclusi, per ora, da questo primo intervento.

    Gli Influencer rilevanti, secondo il nuovo regolamento, avranno un termine di sei mesi per iscriversi a un apposito elenco ufficiale istituito proprio da Agcom. Un passaggio burocratico ma importante. Per la prima volta, infatti, si definisce in modo formale chi svolge effettivamente il ruolo di influencer e con quali responsabilità.

    Responsabilità è infatti la parola chiave del nuovo Codice.

    Ecco il Codice di condotta Influencer, multe fino a 600 mila euro
    Ecco il Codice di condotta Influencer, multe fino a 600 mila euro

    Gli Influencer e la Responsabilità

    Agcom equipara formalmente gli influencer più seguiti a emittenti televisive dal punto di vista editoriale. Un accostamento non casuale che implica precise responsabilità nei contenuti condivisi, dalla trasparenza pubblicitaria alla tutela dei minori, passando per il contrasto al linguaggio d’odio e il rispetto dei diritti d’autore.

    In sostanza, gli influencer non possono più considerarsi semplicemente creatori di contenuti liberi da vincoli editoriali. Al contrario, da oggi devono farsi carico di un ruolo attivo e consapevole nella comunicazione online.

    È un passaggio questo che è destinato ad avere un impatto sul settore. Soprattutto dopo i tanti casi degli ultimi anni che hanno portato a questo tipo di intervento.

    Codice condotta Influencer, sanzioni fino a 600 mila euro

    Le sanzioni previste in caso di violazioni non sono affatto trascurabili, con multe che possono raggiungere i 250.000 euro per le infrazioni generali e addirittura i 600.000 euro se vengono coinvolti i minori.

    Per ora l’accoglienza del provvedimento è stata contrastante. Se da un lato l’Unione Nazionale Consumatori ha apprezzato il Codice definendolo un progresso significativo nella lotta alla pubblicità occulta, il Codacons, invece, ha manifestato perplessità sulla soglia dei follower individuata dall’Agcom, ritenendola eccessivamente alta e quindi limitativa.

    Sono due modalità di pensiero che in questi giorni stanno emergendo sulle varie conversazioni sulle piattaforme.

    Al di là di quello che si pensa, è necessario sottolineare che questo è un passo necessario verso una maggiore maturità e consapevolezza del settore influencer in Italia. Un settore che in alcuni casi ha finito per creare situazioni al limite della correttezza professionale.

    Evidentemente, è un’opportunità per riaffermare il principio che essere Influencer, oggi,  comporta precise responsabilità, editoriali e sociali.

    Si apre ora una fase nuova nel nostro paese, che col senno di poi sarebbe dovuta iniziare già molto tempo prima.

    Ma sarà interessante osservare come influencer, brand e utenti reagiranno a questo cambiamento.

    SCHEDA

    Codice Influencer Dettaglio
    Soglia di applicazione ≥ 500.000 follower o ≥ 1 milione di visualizzazioni/mese
    Iscrizione Obbligatoria a un elenco Agcom entro 6 mesi
    Regole chiave Trasparenza, anti-odio, tutela minori, diritti autorali
    Sanzioni Fino a 250.000 €, fino a 600.000 € in caso di violazione tutela minori
    Responsabilità Pari a quella delle emittenti televisive

     


    [L’immagine di questo articolo è stata generata artificialmente con il supporto di DALL·E, modello di intelligenza artificiale sviluppato da OpenAI, utilizzata esclusivamente per rappresentare in formato visual il tema trattato]

  • Ci informiamo sui social media, ma non ci fidiamo

    Ci informiamo sui social media, ma non ci fidiamo

    I social media hanno superato la TV come mezzo principale per informarsi, ma la fiducia verso queste piattaforme è molto bassa. Il rapporto AGCOM ci restituisce la fotografia di una informazione debole e la conferma dell’algoritmo del proprietario.

    Secondo quanto emerge dall’Osservatorio annuale sul sistema dell’informazione 2025 pubblicato da AGCOM, nel 2023 i social media hanno superato la televisione come principale mezzo di informazione per gli italiani.

    Si tratta di un sorpasso che possiamo definire storico. E che segna una svolta nel modo in cui le persone si informano quotidianamente.

    Va detto che questo primato non si accompagna a un incremento della fiducia da parte degli utenti. Al contrario, i social si confermano tra le fonti ritenute meno affidabili.

    E qui siamo nella dimensione del paradosso, o quasi.

    Come si informano gli italiani: il ruolo crescente dei social media

    Nel dettaglio, il rapporto evidenzia che:

    • il 19,8% degli italiani utilizza i social media come primo strumento per accedere all’informazione online;
    • seguiti da motori di ricerca (17,9%) e siti di quotidiani/periodici (11,8%);
    • il 50,5% degli utenti iscritti a social media dichiara di venire a conoscenza delle notizie sui social prima che da qualsiasi altro mezzo.

    Con questi numeri, i social media superano la televisione, che si attesta al 46,5% come uso informativo nel giorno medio, in calo costante rispetto al 67,4% del 2019.

    Interazioni superficiali e partecipazione limitata

    Il rapporto AGCOM evidenzia anche come gli utenti tendono ad avere un comportamento prevalentemente passivo rispetto all’informazione ricevuta sui social media:

    • il 43,4% si limita a cliccare sui link;
    • il 40,7% mette un like;
    • solo il 16,9% commenta, il 12,6% condivide e appena il 6,1% avvia una discussione;
    • il 25,1% non compie alcuna azione rispetto alle notizie visualizzate.

    Curiosamente, gli utenti over 65 si dimostrano spesso più attivi dei giovani nei commenti e nelle interazioni, a smentire il luogo comune di una fruizione più passiva da parte delle generazioni meno digitalizzate.

    Fiducia ai minimi storici per i social media

    Nonostante la centralità sempre maggiore nel consumo informativo, la fiducia nei social media resta bassa:

    • solo il 15,7% degli italiani esprime alta fiducia nei social come fonte d’informazione;
    • il 30,2% manifesta bassa fiducia;
    • i social si posizionano penultimi nella classifica delle fonti più affidabili, seguiti solo dalle piattaforme video;
    • anche tra i giovani (14-24 anni), che usano i social in modo intensivo, cresce il numero di chi non nutre fiducia in alcuna fonte informativa.

    La relazione tra uso e fiducia non è lineare: chi usa intensamente un mezzo tende ad averne più fiducia, ma nel caso dei social media questa correlazione è debole. Il dato appare ancora più significativo se confrontato con la fiducia nella televisione, che rimane alta soprattutto tra gli over 65 (44,5%).

    Un ecosistema informativo fragile e sbilanciato

    L’analisi di AGCOM conferma che l’informazione è sempre più mediata da piattaforme digitali. E che questo passaggio ha generato una informazione sempre più debole. Sempre più esposta a manipolazioni e a deformazioni.

    La prevalenza dei social nel ruolo di gatekeeper dell’informazione non garantisce qualità, affidabilità o trasparenza.

    Questa tendenza si inserisce perfettamente nelle riflessioni che sto affrontando negli ultimi mesi. Dall’erosione della fiducia digitale all’algoritmo del proprietario, fino alla crescente polarizzazione dell’informazione.


    Guarda il video:


    I social media diventano lo spazio principale dove l’informazione viene vista, ma non dove si costruisce fiducia.

    Il contenuto viene costruito solo per essere visto e non, banalmente, per informare e per generare opinioni e conversazioni.

    Un divario che continuerà ad allargarsi finché non verrà affrontato con responsabilità, tanto da parte delle piattaforme quanto da chi crea contenuti.

    Il quadro che emerge è chiaro. I social media sono oggi la porta d’accesso privilegiata all’informazione per milioni di italiani. Ma a questa centralità non corrisponde un riconoscimento in termini di autorevolezza.

    É necessario concentrarsi sulla costruzione di contenuti che siano effettivamente informativi e che puntino alla qualità. Resto sempre convinto, infatti, che il contenuto equivalga ancora alla Relazione. Ma serve recuperare qualità e abbandonare il concetto di quantità che tanto piace all’algoritmo del proprietario.

    [Immagine ci copertina realizzata da Franz Russo attraverso il modello di intelligenza artificiale generativa ChatGPT-4o]

     

  • Influencer e Agcom, cosa dicono le nuove norme e qualche considerazione

    Influencer e Agcom, cosa dicono le nuove norme e qualche considerazione

    L’Agcom ha varato delle regole che riguardano gli influencer in Italia. Riguardano quelli con almeno 1 milione di follower. Si rischia di incorrere in multe fino a 600 mila euro. Rispetto a tutto questo, alcune considerazioni.

    Senza tanti giri di parole, la “stretta” di cui si parla tanto da parte di Agcom arriva dopo la vicenda Ferragni-Balocco. Vicenda che da poco ha visto l’iscrizione nel registro degli indagati di Chiara Ferragni e di Alessandra Balocco, CEO e presidente della Balocco SpA.

    La “stretta”, parola abusata dal linguaggio giornalistico, altro non è che un provvedimento, composto da linee guida, da parte dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM), per regolamentare l’attività degli influencer. In risposta a casi come quello già citato Ferragni-Balocco, dove la natura pubblicitaria di alcuni contenuti non era stata chiaramente dichiarata.

    È pur vero che si tratta di una normativa che prende atto dell’evoluzione del panorama digitale che ha portato ad una crescente presenza degli “influencer” sui social media.

    influencer regole agcom considerazioni franzrusso.it

     

    Figure che, attraverso piattaforme come Instagram, YouTube e TikTok, hanno acquisito, nel corso del tempo, un potere significativo sulle decisioni d’acquisto dei consumatori. In più di un’occasione, sollevando questioni riguardanti la trasparenza e l’etica nella pubblicità.

    L’intento qui è quello di conoscere meglio questi provvedimenti adottai dall’Agcom, provare a dare un minimo di scenario a livello UE e provare a dare qualche risposta, nei limiti del possibile, che questo provvedimento pone in maniera indiretta.

    Le nuove regole di AGCOM rispetto agli influencer

    Le nuove linee guida di Agcom mirano a garantire che gli influencer rispettino le disposizioni del Testo unico sui servizi di media audiovisivi, con un focus particolare sulla trasparenza delle comunicazioni commerciali.

    Le norme sono indirizzate agli influencer con almeno 1 milione di follower o con un engagement rate medio superiore al 2%.

    Tra le principali disposizioni:

    Trasparenza nelle comunicazioni commerciali: gli influencer devono chiaramente indicare la natura pubblicitaria dei contenuti che includono promozioni di prodotti o servizi.

    Tutela dei diritti fondamentali e dei minori: le linee guida includono misure specifiche per la protezione dei minori e il rispetto dei diritti fondamentali.

    Multe e sanzioni: in caso di violazioni, sono previste multe che variano da 10.000 a 250.000 euro per la mancata trasparenza pubblicitaria e da 30.000 a 600.000 euro per il mancato rispetto degli obblighi di tutela dei minori.

    Scenario normativo sugli influencer nell’UE

    La regolamentazione degli influencer non è un tema isolato in Italia ma si inserisce in un contesto più ampio a livello europeo.

    In Olanda, ad esempio, è stata introdotta una regolamentazione che si applica agli influencer con più di 500.000 follower, i quali devono rispettare le norme del Dutch Media Act, incluse regole specifiche sulla pubblicità e sulla protezione dei minori.

    Queste misure, che includono anche la possibilità di imporre multe significative, riflettono la volontà di garantire trasparenza e tutela dei consumatori nel digitale.

    In Francia, gli influencer che lavorano fuori dall’UE devono stipulare un’assicurazione di responsabilità civile, e sono soggetti a severe sanzioni, inclusi fino a due anni di carcere e multe fino a 300.000 euro per pubblicità ingannevoli o non dichiarate.

    Ovviamente, le misure adottate dall’Agcom hanno suscitato molta attenzione e anche qualche perplessità.

    Il limite di 1 milione di follower e i controlli

    Da quello che viene fuori dalla lettura di commenti e considerazioni, sui vari social e non, i due temi che interessano di più riguardano: il limite di 1 milione di follower e ci si chiede su quale base sia stata applicata questa scelta; chi controllerà l’operato degli influencer che rientrano in questa normativa con il potere di comminare multe così come previsto dalle linee guida.

    Allora.

    Il limite di 1 milione di follower per gli influencer in Italia è stato stabilito dall’AGCOM con l’obiettivo di concentrarsi su influencer o creator che generano reddito significativo attraverso accordi commerciali con produttori di beni e servizi o tramite la monetizzazione concessa dalle piattaforme. Questo criterio è stato adottato per distinguere tra coloro che svolgono attività di influencer in modo amatoriale e quelli che lo fanno professionalmente. La soglia di un milione di follower è stata scelta per riflettere un numero significativo di utenti in Italia, tenendo conto del contesto nazionale e della lingua italiana.

    Per quanto riguarda il controllo e l’applicazione delle sanzioni, le linee guida dell’Agcom prevedono un meccanismo di richiami e ordini volti alla rimozione o adeguamento dei contenuti non conformi.

    Inoltre, l’Agcom, in collaborazione con l’Antitrust, avrà il compito di monitorare e far rispettare queste linee guida.

    L’Agcom può imporre multe che variano da 10.000 a 250.000 euro per mancata trasparenza pubblicitaria e da 30.000 a 600.000 euro per il mancato rispetto degli obblighi di tutela dei minori.

    Inoltre, è previsto l’avvio di un Tavolo tecnico per l’adozione di un codice di condotta, che coinvolgerà anche soggetti non tradizionali nel perimetro normativo dell’Agcom.

    Le parole di Giacomo Lasorella, presidente Agcom

    Rispetto a tutto questo, in una intervista a La Repubblica, Giacomo Lasorella, presidente di Agcom, smentisce che le normative adottate siano in risposta al caso Ferragni-Balocco, “ci lavoriamo da più di un anno”.

    E poi, rispetto al limite di 1 milione di follower risponde: “Abbiamo bisogno di monitorare costantemente gli influencer. Non possiamo soltanto dettare dei comportamenti, è nostro dovere farli rispettare per davvero. È impensabile che l’Autorità pedini decine di migliaia di persone. È giusto concentrare la nostra attenzione sui pesci più grandi“.

    E ancora: “Il tetto del milione è quello che adottiamo in questa prima fase. Si tratta di una soglia sperimentale. Siamo pronti a cambiarla in qualsiasi momento perché le Linee guida non sono un atto statico, fermo, cieco. Saranno aggiornate. Infine mi aspetto che un infuencer, anche se più piccolo, abbia il buon senso di seguire la strada virtuosa che noi indicheremo con sempre maggiore chiarezza anche aprendo un tavolo tecnico“.

    Su chi deve intervenire in caso di eventuale violazione delle regole, Lasorella specifica: “La legge attribuisce a ogni autorità delle competenze molto chiare. Quando avvisterà una pratica commerciale scorretta, sarà l’Antitrust a muoversi. Come ha fatto sul caso del pandoro di beneficenza. La pratica commerciale scorretta è sua diretta competenza“.

    Rispetto a tutto questo, è necessario riportare anche qui alcuni dati recenti sul fenomeno dell’influencer marketing in Italia.

    Lo stato dell’influencer marketing in Italia

    Come evidenziato da UPA (Utenti Pubblicità Associati) gli investimenti fatti in Italia sull’influencer marketing nel 2023 ammontano a 323 milioni di euro, con un aumento del +10% sul 2022. E, rispetto al 2022, cresce anche la percentuale delle aziende che fa ricorso all’influencer marketing, passando dall’81% al 90%.

    In Italia il 71% degli utenti attivi sui social media, vale a dire oltre 27 milioni di italiani adulti tra i 18 e i 74 anni, segue almeno un influencer o i canali social di un brand editoriale. E qui si registra aumento del 17% rispetto al 2021.

    Sempre dagli ultimi dati, che avevamo riportato qui sul nostro blog, Chiara Ferragni è la più seguita dagli italiani e che anche nel nostro paese sta prendendo piede il fenomeno dei virtual influencer, seguiti da oltre 3 milioni di utenti italiani.

    Insomma. Sembra di capire che si tratta di una impalcatura normativa in divenire e che il fenomeno abbia già dimensioni abbastanza grandi da poter essere monitorato nella sua interezza. Da qui il limite di 1 milione di follower.

    Mancano i micro e i macro influencer

    In effetti, quando si parla di influencer marketing, si parla di migliaia di figure spesso capaci di essere molto coinvolgenti pur con un bacino di follower molto ridotto. Ed è proprio lì che spesso occorre monitorare bene.

    Ad esempio, le linee guida non prendo in considerazione l’esistenza di micro e macro influencer. I macro influencer sono quelli con più di 100 mila follower. Vale a dire qualche migliaio. Poi esiste un vero arcipelago di micro influencer, quelli con qualche decina di migliaia di follower che si muovono in maniera molto dinamica. E dove spesso ci sarebbe bisogno di monitoraggio.

    Tutto questo non viene considerato dalle linee guida.

    Il 50% degli intervistati afferma che gli influencer forniscono consigli preziosi ed esperti. In particolare per quanto riguarda i settori wellness (55%) e cucina (56%). Questo per fare un minimo di contesto rispetto a quello che è il grande tema dell’influencer marketing in Italia.

    Vedremo poi come evolverà l’attività di monitoraggio e controllo, e come avverrà l’intervento da parte dell’Antitrust.

    Influencer e normative. Un passo avanti

    L’adozione di queste normative evidenzia un crescente riconoscimento del ruolo influente degli influencer nella società e della necessità di regolamentare le loro attività per proteggere i consumatori, specialmente i più vulnerabili come i minori.

    Mentre l’approccio può variare tra i diversi paesi dell’UE, l’obiettivo comune è garantire che l’attività degli influencer sia esercitata in maniera responsabile e trasparente.

    Queste misure rappresentano certamente un passo verso un equilibrio tra la libertà di esprimersi con gli strumenti a disposizione grazie al digitale e la necessità di tutelare i consumatori da pratiche ingannevoli o occulte.

    In un’era caratterizzata da un rapido sviluppo tecnologico e da un cambiamento continuo nelle modalità di comunicazione, è fondamentale che anche le normative siano al passo con i tempi, assicurando che il digitale resti sempre uno spazio di opportunità, di sicurezza e fiducia per tutti gli utenti.

  • Social Media in Italia nel 2020: crescono TikTok e Twitter

    Social Media in Italia nel 2020: crescono TikTok e Twitter

    Secondo i dati dell’Osservatorio sulle Comunicazioni di Agcom, nel primo trimestre del 2020, caratterizzato dal lockdown a seguito della pandemia da Covid-19, a crescere di più sono stati TikTok e Twitter.

    I nuovi dati dell’Osservatorio sulle Comunicazioni di Agcom, il secondo capitolo di questo anno che fotografano i primi tre mesi, ci danno un’immagine più chiara di quello che è stato l’uso dei social media e della rete in generale in un periodo caratterizzato da lockdown. Già grazie ai dati di Comscore avevamo notato che in quel periodo l’uso dei social media in Italia era cresciuto del 30%.

    I dati che fornisce l’Osservatorio sulle Comunicazioni di Agcom si riferiscono ai primi tre mesi del 2020, comprendono quindi il mese di marzo, quello in cui, a seguito della pandemia da Coivd-19, l’Italia decise, per prima in Europa, di fermare tutto. Di conseguenza, gli italiani si ritrovarono a far fronte allo smart working (meglio definirlo telelavoro) e a utilizzare in maniera massiccia proprio i social media, sia per lavoro che per restare in contatto con amici e parenti.

    twitter tiktok social media italia 2020

    Come abbiamo più volte ricordato in quelle settimane, i social media hanno giocato un ruolo fondamentale per gli italiani, in quanto hanno permesso loro di restare in contatto con le persone care, vista l’impossibilità di potersi ritrovare dal vivo, di usarli di più per il proprio lavoro e di vederli come una finestra sul mondo, dalla quale reperire informazioni e notizie su tutto quello che stava succedendo.

    Ecco, i dati di Agcom ci offrono l’opportunità di avere uno spaccato più preciso rispetto a tutto quello che abbiamo ricordato finora. Allora, guardiamo insieme questi dati.

    socialmedia italia lockdown coronavirus 2020

    Come potete notare dal grafico in alto, tutte le piattaforme fanno segnare dati in crescita, sia rispetto al trimestre sia rispetto all’anno precedente. E le sorprese non sono mancate.

    I dato che balza agli occhi, su tutti, è quello riferito a TikTok che in un anno cresce del 475% (!!) e che nel trimestre fa segnare +49,7%, di fatto la piattaforma social media che cresce di più nel periodo caratterizzato dal lockdown. Non una sorpresa, ma lo è per il fatto che fa registrare numeri in crescita di oltre sette volte maggiori della diretta rivale, cioè Instagram. Un divario che arriva a trenta volte superiore (e più) e lo guardiamo rispetto all’anno precedente.

    TikTok è quindi la piattaforma social media dell’anno in Italia e sarà molto interessante osservare come questa “battaglia” con Instagram andrà avanti nei prossimi mesi, visto che l’app di Facebook di appresta a lanciare Reels (l’app che permette di fare quello che si fa su TikTok) negli Usa nei prossimi giorni e, forse, in altri paesi europei (anche in Italia?) nelle prossime settimane. E sarà ancora più interessante osservare come si comporteranno gli Usa riguardo ad un possibile ban dell’app cinese, visto che la stessa azienda ha in programma decine di migliaia di assunzioni proprio negli Stati Uniti nelle prossime settimane.

    Ma veniamo ancora ai nostri dati.

    Altra grande sorpresa, nel periodo del lockdown, è la crescita di Twitter che fa segnare +25,2% nel trimestre, il secondo dato più alto dopo quello di TikTok, e il +24,2% rispetto all’anno precedente, il terzo più alto dopo TikTok e Pinterest.

    Twitter nel periodo del lockdown ha giocato il ruolo che più gli si addice, ossia di piattaforma che tiene aggiornati su quello che succede. Ricordiamo che la piattaforma di Dorsey è stata la prima, in collaborazione con il Ministero della Salute, ad inizio febbraio, ad attivare un’area di informazione certificata rispetto a tutto quello che riguardava la diffusione del Coronavirus, proprio per evitare la crescita di disinformazione. Gli italiani hanno quindi riscoperto la piattaforma da 280 caratteri, premiando forse questo sforzo. Sono dati che corrispondono a quelli relativi al secondo trimestre resi noti dall’azienda nei giorni scorsi che hanno visto un significativo balzo in avanti degli utenti giornalieri monetizzabili.

    Sarà interessante vedere se questi dati si confermeranno anche nelle prossime settimane, soprattutto a seguito del grave episodio di hacking subito nei giorni scorsi che ha colpito soprattutto account verificati con milioni di followers a seguito, come Barack Obama o Elon Musk.

    uso internet coronavirus clockdown italia 2020

    Menzione speciale poi per due piattaforme che hanno visto crescere l’apprezzamento da parte degli utenti italiani e parliamo di LinkedIn, che cresce nel primo trimestre del 12,8% (+19,5% in un anno), e di Pinterest che cresce nei primi tre mesi dell’anno del 4,1% ma che fa registrare +30,5% in un anno (secondo dato più alto dopo quello di TikTok).

    Ecco, questo era quello che volevamo sottolineare rispetto a questi dati, quello che ci sembrava più rilevante.

    In chiusura, val la pena ricordare anche che i dati riportano 44,7 milioni di italiani connessi nel giorno medio a marzo 2020, con 113 ore di navigazione di media nel mese di marzo.

    Allora, che ne pensate? Riscontrate anche voi questi dati, sulla base della vostra diretta esperienza?

  • Sono Facebook e Instagram le due piattaforme preferite dagli italiani

    Sono Facebook e Instagram le due piattaforme preferite dagli italiani

    La nuova edizione del report dell’Osservatorio sulle Comunicazioni di Agcom fa il punto anche sui social media più usati dagli italiani. Facebook e Instagram restano le due piattaforme preferite.

    La nuova edizione del report dell’Osservatorio sulle Comunicazioni di Agcom ci offre uno spaccato diverso rispetto a quelle che sono le piattaforme social media più usate dagli italiani, in termini di utenti unici. Non che sia cambiato qualcosa rispetto al report precedente, ma i dati del nostro paese vengono messi in relazioni ai principali paesi europei, quindi Regno Unito, Germania, Francia e Spagna. Lo scenario che ne viene fuori, rispetto al nostro paese è quello a cui ormai siamo abituati da anni, con il consolidamento crescente di Instagram come seconda piattaforma più usata dagli utenti italiani.

    Dai dati dell’Osservatorio sulle Comunicazioni Agcom, dati riferiti a giugno 2019, emerge che Facebook e Instagram, che fanno parte della stessa casa di Menlo Park, sono le prime due piattaforme per utenti unici sono particolarmente utilizzati in Spagna, Italia e Regno Unito, da almeno il 58% dei navigatori. Nel dettaglio, in Italia Facebook conta l’88% degli utenti, dato analogo a quello registrato in Spagna. Il dato più basso lo si registra in Germania con il 66%, mentre in Francia è del 75%. In Germania si registra il dato più basso, caratteristica che si registra anche sulle altre piattaforme, come vedremo più avanti.

    facebook osservatorio comunicazioni 2019

    Instagram in Italia quindi si piazza dietro Facebook con il 63% degli utenti, confermandosi come piattaforma sempre più preferita dagli italiani, anche se gli spagnoli ci battono. Sì perché in Spagna Instagram conta il 79% degli utenti, il dato più alto tra i principali paesi europei. In Germania, ancora una volta, la piattaforma di Facebook conta solo il 35%, va un po’ meglio in Francia con il 40%, e si arriva poi al 58% in Francia. La Germania, possiamo dirlo, al momento è davvero poco social.

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    Facebook resta la prima piattaforma in Italia, nonostante tutto

    A seguire, dato che ci interessa e sorprende allo stesso tempo, troviamo Twitter. La piattaforma di Jack Dorsey in Italia conta il 31% degli utenti, un dato tutto sommato positivo che dimostra come le innovazioni recenti sulla piattaforma stiano facendo prendere quota alla piattaforma oggi da 280 caratteri. In Spagna, sempre più social, Twitter registra il 59% degli utenti, mentre in Germania solo 17%, in Francia il 27% e in Regni Unito si arriva al 51%, il secondo dato più alto.

    A seguire le altre piattaforma come LinkedIn, con il 31% degli utenti, Pinterest con il 15%. I dati dell’Osservatorio sulle Comunicazioni di Agcom prendono ancora in considerazione Google +, piattaforma che è andata in pensione, lato utente, definitivamente.

    audience tempo medio mensile osservatorio comunicazioni

    Altro elemento, e spunto di riflessione che ci offre questo report, è che in termini di utilizzo cresce il tempo di navigazione del 3% con Google che è alla vetta del ranking con il 98% della popolazione digitale europea (cresce su base annua del 9%), segue Facebook con l’85%  di utilizzo da parte degli utenti in Europa (+5% su base annua) e poi Microsoft con il 74%. Amazon è quella che cresce di più con il 34% su base annua.

  • Facebook resta la prima piattaforma in Italia, nonostante tutto

    Facebook resta la prima piattaforma in Italia, nonostante tutto

    Gli ultimi dati diffusi dall’Osservatorio sulle Comunicazioni di Agcom ci mostrano una crescita costante dell’audience italiana sui social media nel 2018. Tra le piattaforme, Facebook, oltre ad essere la prima in assoluto, continua a crescere, nonostante tutto. Instagram si conferma la seconda piattaforma con 23,4 milioni di utenti. Terza è LinkedIn.

    Lo abbiamo sempre detto qui sul nostro blog, gli italiani da sempre sono grandi utilizzatori di piattaforme social media e i dati recenti diffusi dall’Osservatorio sulle Comunicazioni di Agcom ci confermano questa tendenza. Un dato per nulla scontato nel nostro paese per tre motivi: il primo riguarda l’aspetto della saturazione delle piattaforme, si credeva che alcune (Facebook ad esempio) fossero arrivate ad un livello massimo, ma non è così e lo vedremo fra poco; il secondo motivo riguarda la “reputazione” delle piattaforme in un momento storico dove è stata evidente la loro incapacità nel contrastare il fenomeno delle fake news e dei contenuti violenti e di odio; terzo motivo riguarda il tema della privacy, a lungo messa a rischio negli ultimi due anni. Evidentemente, queste tre motivazioni non sono ancora state in grado di scalfire il grande amore che gli italiani riservano per i social media. Dato interessante.

    social media italia

    L’Osservatorio sulle Comunicazioni di Agcom ci offre, come dicevamo, una panoramica sui social media in Italia in crescita, e in alcuni casi che crescita! Proprio quando tutti, in parte anche noi ad essere onesti, scommettevano sulla fine di Facebook, travolto dagli scandali sulle fake news e sulla privacy, come abbiamo visto negli ultimi due anni, ecco che la piattaforma di Mark Zuckerberg in Italia continua a crescere. Se guardiamo il grafico in basso, si nota che ad oggi Facebook conta 34,8 milioni di utenti, vale a dire l’81% della popolazione social media in Italia. E notiamo anche la crescita che si è registrata da marzo a dicembre del 2018: una crescita di 7,7 milioni di utenti in più, significa che in 9 mesi Facebook è cresciuto del 28,5%. Niente male per una piattaforma che “non se la passa bene”.

    social media italia 2018

    E cresce anche l’altra piattaforma social media di Facebook, e parliamo di Instagram, piattaforma che gli italiani amano sempre di più e i dati lo dimostrano. A dicembre dello scorso anno l’Osservatorio di Agcom registrava 23,4 milioni di utenti in Italia, con una crescita da marzo a dicembre di 8,4 milioni di utenti, +53% in nove mesi. E’ la seconda piattaforma che cresce di più nel periodo.

    Buona la performance di LinkedIn che a dicembre 2018 in Italia conta 16,5 milioni di utenti, con una crescita da marzo a dicembre 2018 di 5,5 milioni di utenti, +50% in nove mesi. Ottima la performance di Pinterest, piattaforma che mantiene intatte le sue caratteristiche lontana da fenomeni ci contenuti violenti e fake news, Da marzo a dicembre passa da 6,1 milioni di utenti a 10,3 milioni, quindi 4,2 milioni di utenti in più, +69% in nove mesi. E’ la piattaforma che cresce di più in assoluto, tanto le è bastato per superare Twitter. La piattaforma di Jack Dorsey mostra qualche segnale di crscita anche in Italia, dopo i dati che abbiamo visto nell’ultima trimestrale. La piattaforma da 280 caratteri passa dai 7,9 milioni di utenti di marzo 2018 ai 9,4 milioni di utenti di dicembre dello stesso anno, con una crescita di 1,5 milioni di utenti, vale a dire il 19% in più in nove mesi. Un dato che per Twitter vuol dire davvero tanto.

    Come avrete notato sempre dal grafico, crescono tutte le altre piattaforme, eccetto una: Google +. La piattaforma di Google, da poco mandata in pensione a dicembre, quindi quattro mesi prima della sua dipartita del 2 aprile di quest’anno (lato consumer, mentre resta in vita lato business) contava ancora 5,3 milioni di utenti. E’ molto probabile che nel prossimo report dell’Osservatorio di Agcom noteremo una completa assenza.

    social media 2018 italia dati demografici

    L’Osservatorio sulle Comunicazioni di Agcom ci offre anche qualche interessante dato dal punto di vista demografico, elemento che può tornare utile per tracciare un profilo più preciso dell’utente che utilizza le piattaforme social media in Italia. Ebbene, l’Osservatorio rileva, in sintesi, che rispetto al totale dei soggetti che usano i social media:

    • Twitter e Google+ si caratterizzano per una maggiore presenza della componente maschile degli utenti;
    • Tumblr e Snapchat sono piattaforme preferite dagli utenti più giovani, quindi Generazione Z e Millennials; Facebook, Linkedin, Google+ sono seguiti, in maniera leggermente superiore alla media, dalle coorti d’età intermedia (Generation X e Boomers); Twitter e Pinterest sono utilizzati sopra la media da tutti gli utenti con meno di 65 anni;
    • fatta eccezione per Snapchat, tutti gli altri social network sono più utilizzati dagli utenti con una occupazione;
    • tutti i social network sono seguiti in modo più intenso, rispetto alla media, da un pubblico dotato di almeno un titolo di scuola media.

    Ecco, questa panoramica dell’Osservatorio sulle Comunicazioni di Agcom, inclusi gli interessanti dati demografici appena visti, delineano lo scenario social media in Italia. Uno scenario che, come avete potuto vedere, offre degli spunti interessanti che meritano approfondimenti.

  • Social Media in Italia: Facebook sempre più leader, crescono Instagram e LinkedIn

    Social Media in Italia: Facebook sempre più leader, crescono Instagram e LinkedIn

    Facebook è sempre più leader tra i social media più seguiti dagli italiani con 35,7 milioni di utenti. E’ quanto rilevano i dati contenuti nel nuovo rapporto dell’Osservatorio delle Comunicazioni Agcom. Crescono anche Instagram con 22,3 milioni di utenti e LinkedIn con 15,3 milioni di utenti.

    I dati del nuovo report dell’Osservatorio delle Comunicazioni di Agcom, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, ci danno una panoramica interessante rispetto a quello che riguardano internet e i social media in Italia. Se dai dati dell’ultimo rapporto avevamo notato, che accanto a Facebook, l’altra piattaforma molto amata dagli italiani era Instagram, da questi nuovi dati, relativi al mese di settembre dello scorso anno, troviamo sempre Facebook leader incontrastato, ma crescono quasi tutte le altre piattaforme, ad eccezione di Google +, ormai destinato alla chiusura in questo anno. Pinterest, invece, prosegue con il suo buon momento anche in Italia e sorpassa anche Twitter che, nonostante tutto, mostra qualche segnale di crescita anche in Italia.

    Prima di passare a vedere qualche dato in dettaglio sui social media più frequentati e seguiti in Italia, è utile sottolineare il dato relativo agli italiani che navigano in rete. Ebbene, Agcom rileva che a settembre gli italiani online sono stati 42,7 milioni per un totale di 70 ore di navigazione al mese per persona, quindi oltre 2 ore al giorno. Un fato molto interessante che trova riscontro con quanto rilevato da Audiweb, infatti gli ultimi dati relativi al mese di novembre dicono che gli italiani online sono stati 42,6 milioni con una penetrazione internet in Italia del 71,3%. Un dato molto interessante quest’ultimo, certo siamo lontani ancora da quanto viene rilevato dagli altri paesi europei tutti oltre l’80%, per non parlare dei paesi del nord Europa che viaggiamo ben oltre il 90%, però sono indice del fatto che qualcosa, negli ultimi tre/quattro anni, si muove anche nel nostro paese.

    social media italia 2018 franzrusso.it

    I social media in Italia, Facebook leader incontrastato

    Passiamo adesso a vedere insieme qualche dettaglio relativo a quelli che sono i social media più frequentati dagli italiani, sono dati molto interessanti che testimoniano, a fronte di una crescita degli italiani che navigano in Internet, una crescita che si registra più o meno su tutte le piattaforme.

    Come detto in apertura del post, Facebook resta leader tra i social media più frequentati dagli utenti italiani, nonostante tutto quello che è successo nel 2018 con lo scandalo Cambridge Analytica, con il fenomeno delle fake news e con un lento ma continuo abbandono da parte degli utenti più giovani, rimpiazzati dagli utenti più maturi. Il social network di Mark Zuckerberg in Italia fa registrare 35,7 milioni di utenti. Avevamo lasciato l piattaforma a marzo 2018 con 27,1 milioni di utenti e in sei mesi cresce del 32%, non male per una piattaforma in difficoltà.

    agcom social media italia settembre 2018

    Instagram è la piattaforma che cresce di più in Italia, bene anche LinkedIn

    A seguire, l’altra piattaforma che piace molto agli italiani, e cioè Instagram che fa registrare 22,3 milioni di utenti a settembre 2018. Anche la piattaforma di casa Facebook cresce nel nostro paese e, se notate dal grafico, cresce seguendo l’onda di Facebook. Infatti, Instagram in sei mesi cresce del 50% ed è la piattaforma che cresce più di tutte.

    Buona anche la performance di LinkedIn in Italia, piattaforma oggi di proprietà di Microsoft che sta assumendo sempre più le caratteristiche dei social media, rispetto alla classica etichetta di “social business network” . La piattaforma, oggi tra le più longeve rispetto a quelle in uso, essendo stata lanciata nel 2003, conta in Italia 15,3 milioni di utenti con una crescita nei sei mesi tra marzo e settembre 2018 del 39%.

    Cresce Pinterest che sorpassa anche Twitter

    Degno di nota è di nuovo Pinterest, la piattaforma di content curation che oggi sembra essere diventata un’isola presso cui rifugiarsi per difendersi da contenuti d’odio, bot e fake news. La piattaforma di Ben Silbermann, che nel frattempo nel 2018 ha raggiunto il traguardo globale dei 250 milioni di utenti, in Italia cresce ancora e arriva a contare 9 milioni di utenti a settembre 2018, dai 6.1 milioni di marzo dello stesso anno, con una crescita del 47%. Quindi seconda solo a Instagram, come tasso di crescita nei sei mesi.

    E non è tutto, perchè con questa performance Pinterest sorpassa Twitter a settembre 2018 conta 8,6 milioni di utenti con una crescita del 9%. Twitter, come abbiamo raccontato nei giorni scorsi, sta provando a cambiare introducendo qualche nuova funzionalità che in questi giorni vengono testate da un ristretto gruppo di utenti, vedremo come e se queste novità potranno avere impatto sulla crescita degli utenti anche nel nostro paese.

    Fatto salvo il fatto che nonostante i suoi problemi Tumblr continui a guadagnare terreno in Italia con 2,8 milioni di utenti in Italia, si comincia a delineare il lento declino di Google + che quest’anno verrà definitivamente chiuso. Snapchat che in Italia non ha ottenuto il successo che riesce ad ottenere in Francia o in Germania, tanto per citare due paesi europei in cui è forte, cresce anche se di poco, passando adesso a 1,8 milioni di utenti.

    Ecco, questo un po’ la situazione dei social media in Italia con gli ultimi dati aggiornati.

    E voi cosa ne pensate?

  • Sono Facebook e Instagram le piattaforme social preferite dagli italiani

    Sono Facebook e Instagram le piattaforme social preferite dagli italiani

    Facebook è ormai da tempo la piattaforma social preferita dagli italiani che cresce sempre di più. L’Osservatorio sulle Comunicazioni di Agcom rileva una crescita continua di Facebook che ormai supera le 25 ore mensili. Inoltre, restando sempre in casa di Mark Zuckerberg, cresce, tra le piattaforme, anche Instagram: +2,7 milioni di utenti in un anno. Cresce anche Twitter: + 700 mila utenti in un anno.

    L’Osservatorio sulle Comunicazioni di Agcom ha diramato una bella panoramica contenuta nel secondo rapporto che considera il periodo tra marzo 2017 e marzo 2018. E, ovviamente, la sezione su cui ci concentriamo è quella dedicata al web e ai social media. Inutile dire che il rapporto incorona, ancora una volta Facebook come piattaforma leader. Vediamo meglio in dettaglio i dati del report relativi alla sezione Internet e social network.

    Dal punto di vista dell’utilizzo di Internet, i leader sono Google e Facebook (compreso anche WhatsApp) con performance sempre positive. Crescono anche Microsoft e Amazon, molto più distaccate. L’Osservatorio rileva anche che nel mese di marzo 2018, gli italiani hanno navigato in Internet per oltre 55 ore dedicandovi meno tempo (-2 ore su base annua), in gran parte riconducibile ad una minore fruizione di Facebook. Quindi è vero che la piattaforma di Zuckerberg resta sempre leader con oltre 25 ore mensili al mese, ma, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mostra una flessione pari a 2 ore in meno.

    social network facebook instagram osservatorio agcom

    Google, guadagna qualcosina avvicinandosi alle 10 ore mensili, e poi via via tutti gli altri. Sono dati molto interessanti perchè ci dicono che gli italiani guardano a Facebook non solo come piattaforma su cui conversare e condividere, ma è anche la principale piattaforma web che utilizzano.

    facebook instagram osservatorio agcom marzo 2018

    Dal punto di vista squisitamente social, Facebook, che conta ormai più di 2,2 miliardi di utenti a livello globale, nel nostro paese, in un anno, cresce dell’11% in termini di audience. Una crescita a doppia cifra. E, restando sempre in casa Facebook, l’Osservatorio rileva che, dopo Facebook, in Italia la piattaforma che cresce di più è Instagram con un bel 22%, ossia + 2,7 milioni di utenti che in totale diventano 15 milioni. Un risultato niente male che non ci sorprende del tutto.

    Cresce anche LinkedIn che raggiunge 11 milioni di utenti unici medi, con +1,6 milioni di utenti rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (marzo 2017). E cresce anche Twitter (sì, avete letto bene) che fa registrare in un anno una crescita di 700 mila utenti arrivando, complessivamente a quasi 8 milioni di utenti (7,9 milioni). Bene anche Pinterest che passa in un anno da 4,5 milioni di utenti a 6,1 milioni di utenti.

    Si riduce l’audience di Google+ e di Tumblr. In calo anche Snapchat che perde 100 mila utenti, in totale adesso gli utenti italiani sulla piattaforma di video effimeri sono 1 milione e 600 mila, visitando la piattaforma almeno una volta al mese

  • Agcom e tariffe a 28 giorni: “gli operatori restituiscano i giorni erosi entro fine anno”

    Agcom e tariffe a 28 giorni: “gli operatori restituiscano i giorni erosi entro fine anno”

    Agcom interviene nuovamente sulla fatturazione a 28 giorni che gli operatori telefonici avevano cominciato ad utilizzare. In un comunicato l’agenzia informa che TIM, Vodafone, Wind Tre e Fastweb, dovranno restituire in bolletta i giorni illegittimamente erosi agli utenti, entro il 31 dicembre 2018.

    Agcom (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) interviene nuovamente sul caso della fatturazione a 28 giorni che gli operatori telefonici avevano cominciato ad applicare, nei mesi scorsi, ai propri clienti. Una pratica che la stessa agenzia lo scorso anno aveva sanzionato. E oggi, in un comunicato, Agcom informa, con delibera 269/18/CONS, che, entro il 31 dicembre 2018, gli operatori di telefonia TIM, Vodafone, Wind Tre e Fastweb, dovranno restituire in bolletta i giorni illegittimamente erosi agli utenti a seguito della fatturazione a 28 giorni delle offerte di telefonia fissa, anche di tipo convergente, attuata in violazione della delibera Agcom n. 121/17/CONS.

    L’Autorità, si legge ancora nel comunicato, con le delibere 112/18/CONS, 113/18/CONS, 114/18/CONS e 115/18/CONS, aveva diffidato gli operatori a far venir meno gli effetti dell’illegittima anticipazione della decorrenza delle fatture emesse successivamente alla data del 23 giugno 2017. Con la delibera 269/18/CONS, l’Autorità, nel rispetto delle recenti indicazioni del TAR del Lazio, volte a contemperare i diritti degli utenti con le esigenze di sostenibilità economico-finanziaria da parte delle aziende, ha individuato il nuovo termine entro cui gli operatori dovranno ottemperare a quanto richiesto nei citati provvedimenti di diffida.

    Dopo aver ascoltato gli operatori interessati e le associazioni dei consumatori, l’Autorità ha dunque disposto che entro il 31 dicembre 2018 TIM, Vodafone, Wind Tre e Fastweb debbano restituire alla clientela, anche in più fatture, i giorni erosi per effetto della violazione dell’obbligo di cadenza di rinnovo delle offerte e della periodicità della fatturazione su base mensile. Il calcolo dei giorni di servizio che ciascun operatore dovrà riconoscere in fattura ai propri utenti dovrà riguardare il periodo compreso tra il 23 giugno 2017 e la data in cui è stata ripristinata la fatturazione su base mensile.

    Entro la fine di quest’anno, quindi, gli operatori dovranno adempiere alle diffide dell’Autorità attraverso la posticipazione della data di decorrenza della fattura per un numero di giorni pari a quelli illegittimamente erosi (eventualmente spalmati su più fatture).

    C’è anche l’aspetto dei clienti che nel frattempo hanno cambiato operatore.Per loro, informa Agcom, saranno definite “adeguate modalità di ristoro” all’esito dei contenziosi ancora pendenti dinanzi al TAR Lazio, la cui discussione di merito è prevista nel prossimo mese di novembre. Il provvedimento adottato dall’Autorità intende salvaguardare in tempi rapidi i diritti di tutti gli utenti coinvolti dagli aumenti tariffari imposti dagli operatori.

    Sembra che si sia giunti all’episodio conclusivo. Sembra.

  • Agcom chiede informazioni a Facebook sulla vicenda Cambridge Analytica

    Agcom chiede informazioni a Facebook sulla vicenda Cambridge Analytica

    Anche Agcom si muove per fare luce sulla vicenda Cambridge Analytica, lo scandalo dei dati che sta coinvolgendo Facebook ormai da giorni. L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha inviato a Facebook una specifica richiesta di informazioni per sapere se ci sia stato un uso di dati in occasione delle ultime elezioni politiche del 4 marzo.

    Anche Agcom si muove nella vicenda Cambridge Analytica che coinvolge Facebook ormai da giorni, con pesanti conseguenze a Wall Street. E’ notizia di oggi che il Parlamento Europeo ha inviato una convocazione al fondatore Mark Zuckerberg affinchè fornisca chiarimenti sui fatti.

    E l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni vuole fare luce sulla vicenda, a seguito dell’indagine dell’autorità indipendente britannica ICO – Information Commissioner’s Officer relativa ai rapporti tra partiti politici, “data companies” e piattaforme online per la profilazione degli utenti e la personalizzazione dei messaggi elettorali. Agcom nelle Comunicazioni che ha inviato a Facebook fa una specifica richiesta di informazioni riguardo l’impiego di “data analytics” per finalità di comunicazione politica da parte di soggetti terzi.

    facebook cambridge analytica agcom

    In particolare, riferisce Agcom, dal comunicato del 19 marzo pubblicato da Facebook, è emerso che la società mette a disposizione degli utenti applicazioni sviluppate da soggetti diversi dalla piattaforma. “Queste app permettono la raccolta di dati degli utenti tali da consentire la realizzazione di campagne mirate di comunicazione pubblicitaria a carattere politico-elettorale, in grado cioè di raggiungere audience profilate in base alle caratteristiche psico-sociali e di orientamento politico”. “Tali tecniche di profilazione degli utenti e di comunicazione elettorale “selettiva”, peraltro” – continua Agcom – “sembrerebbero essere state utilizzate nel 2012 anche su commissione di soggetti politici operanti in Italia”.

    Agcom ricorda che nell’ambito del Tavolo tecnico istituito dall’Autorità con la delibera n.423/17/CONS, è stato sviluppato un filone specifico di attività riguardante il monitoraggio sulla parità di accesso all’informazione e la comunicazione politica per le elezioni del 4 marzo (per cui l’Autorità ha adottato specifiche linee guida) e l’istituzione di gruppi di lavoro sulla tematica dell’utilizzo di dati e informazioni per finalità di comunicazione politica. Con una precedente comunicazione, sono state già richieste informazioni circa l’acquisizione di dati relativi a servizi e strumenti messi a disposizione da Facebook, sia per gli utenti sia per i soggetti politici, durante la campagna elettorale italiana per le scorse elezioni politiche 2018.

    La seconda richiesta inoltrata dall’Autorità si inserisce pertanto in continuità con le iniziative intraprese.

    Insomma, si cerca di capire se la vicenda abbia investito anche il nostro paese. A questo punto bisogna attendere la risposta di Facebook.