Tag: Blockchain

  • Giro d′Italia, la maglia rosa diventa un NFT

    Giro d′Italia, la maglia rosa diventa un NFT

    La maglia rosa del Giro d’Italia diventa un NFT. Grazie alla collaborazione tra Italia NFT e RCS Sport, da oggi e nei giorni successivi diventeranno opere uniche anche trofeo, loghi e altri simboli della storia e della tradizione del Giro.

    Il fenomeno del momento, quello degli NFT, finisce per coinvolgere anche la carovana in rosa, il Giro d’Italia, una delle grandi classiche ciclistiche su strada. Grazie a Italia NFT, maglia rosa, il trofeo, i loghi e gli altri simboli della storia e della tradizione del Giro saranno disponibili per la prima volta nel rivoluzionario formato delle collezioni digitali certificate dalla Blockchain all’interno del grande marketplace dei non fungible token dedicati al Made In Italy.

    L’iniziativa nasce da un accordo raggiunto tra Italia NFT e RCS Sport, e rappresenta la prima di una serie di attività congiunte per creare nuove iniziative di valore – sia in ambito fisico che digitale – legate al mondo delle massime competizioni sportive.

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    I primi NFT del Giro d’Italia saranno disponibili dal 6 maggio, data che segna l’inizio della kermesse ciclistica, e la lista dei collezionabili digitali si arricchirà durante il corso di tutta la manifestazione. Fra questi, anche le quattro maglie del Giro (rosa, bianca, azzurro e ciclamino), i loghi, le maglie speciali e il Trofeo Senza Fine, quest’ultimo disponibile in un’asta finale esclusiva.

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    La maglia rosa in NFT

    Gli NFT non sono semplici miniature digitali ma vere e proprie opere uniche ed esclusive, rese autentiche dall’associazione alla Blockchain. Per le maglie e le altre creazioni fisiche del Giro d’Italia, il Lab di ItaliaNFT ha lavorato su ogni singolo item, utilizzando avanzate tecniche di scansione e computer graphic per replicare in tutto e per tutto le sembianze degli originali e garantire al contempo un’esperienza visiva aumentata dalle animazioni digitali.

    Anche le texture delle maglie sono state ricreate in modo fedele, mentre per il Trofeo Senza Fine è stata effettuata una virtualizzazione in 3D per esaltare l’eccezionale design della coppa, un nastro d’oro forgiato che simboleggia la strada percorsa dai corridori e che porta incisi i nomi di tutti i vincitori della Corsa Rosa dal 1909 ad oggi.

  • Twitter, NFT nella foto profilo solo per abbonati a Twitter Blue

    Twitter, NFT nella foto profilo solo per abbonati a Twitter Blue

    Twitter permetterà agli utenti di utilizzare NFT all’interno della proprio foto profilo. Al momento questo è possibile per gli utenti abbonati a Twitter Blue su iOS.

    E così, mentre due giorni fa Meta, la società che controlla le app come Facebook e Instagram, annunciava di voler creare dei piani per permettere la creazione e la vendita di NFT, ecco che arriva anche Twitter.

    Per la verità, l’interesse di Twitter per gli NFT non è certo una sorpresa, visto quanto fatto negli ultimi mesi dall’ormai ex CEO, Jack Dorsey. A sorprendere è la modalità con cui Twitter, oggi guidata da Parag Agrawal.

    Infatti, nella giornata di ieri, la società di San Francisco ha annunciato che permetterà agli utenti abbonati a Twitter Blue di poter aggiungere un NFT all’interno della propria foto profilo. Al momento questa possibilità è concessa solo agli utenti iOS e solo agli utenti che usano, appunto Twitter Blue, e cioè quelli che vivono negli Usa, Canada, Australia e Nuova Zelanda.

    Twitter, NFT nella foto profilo solo per abbonati a Twitter Blue

    Twitter Blue, la versione a pagamento

    Ricordiamo che Twitter Blue è la versione a pagamento, 2.99 dollari al mese, di Twitter che permette di usare funzionalità esclusive, tra cui anche questa di usare NFT per la foto profilo.

    Per poter impostare un’immagine NFT come foto profilo, bisogna associare l’account con l’indirizzo pubblico del portafoglio di criptovalute che si possiede. L’account Twitter sarà associato alle transazioni, attuali e storiche, del portafoglio di criptovalute, compresi tutti gli altri NFT che esistono nel portafoglio. Questo perché tali informazioni sono tutte disponibili sulla blockchain pubblica.

    https://twitter.com/TwitterBlue/status/1484226494708662273

    In ogni caso, Twitter specifica che agli utenti non verranno mai chiesti dei soldi o la chiave privata del portafoglio. Il collegamento all’indirizzo serve per certificare la proprietà dell’NFT inserito nella foto profilo, che verrà reso evidente da una forma esagonale e non dalla classica forma circolare.

    In parole povere, se qualcuno volesse usare quella stessa immagine che voi avete nel vostro profilo, potrebbe utilizzarla ma non potrebbe dimostrare di esserne il proprietario. Ecco perché la sua foto profilo risulterebbe con la classica forma circolare.

    I portafogli che possono essere collegati sono questi, al momento: Argent, Coinbase Wallet, Ledger Live, MetaMask, Rainbow, Trust Wallet.

    Che cosa significa tutto questo per Twitter?

    Senza dubbio, la grande integrazione con la tecnologia del momento per provare ad attirare sulla piattaforma chi già usa ed appassionato ai temi NFT, blockchain e criptovalute.

    Ma questa mossa va anche letta come una forma di rifiuto alla posizione di Jack Dorsey che è notoriamente orientato verso i bitcoin. Di recente ha affermato che con una maggiore diffusione dei bitcoin si avrebbe presto “la pace nel mondo”.

    Twitter in questo modo abbraccia il grande tema che sta appassionando tutti, ossia il Web 3.0 con Internet si caratterizza con una tecnologia basata sulla blockchain invece che su infrastrutture su cloud e server privati. Una impostazione, questa del Web 3.0 che viene avversata proprio da Jack Dorsey.

    Insomma, sebbene sia ancora una modalità limitata, aperta solo ai pochi utenti che usano Twitter Blue, per Twitter questo è un passaggio fondamentale.

    Vi consigliamo di consultare comunque questa pagina dell’Help Center di Twitter che raccoglie un po’ di informazioni da tenere a mente.

    Cosa si intende per NFT

    Abbiamo già provato a tracciare una definizione di NFT, “non-fungible-Token”. Si tratta di un token non fungibile, quindi non intercambiabile o sostituibile, un vero pezzo unico.

    Provando a stare sull’attualità, con NFT è possibile comprare e vendere la proprietà di oggetti digitali unici e di tenere traccia di chi li possiede usando la blockchain. Per oggetti digitali si intende qualsiasi cosa che sia digitale, inclusi disegni, GIF animate, canzoni o oggetti nei videogiochi. Anche tweet, come è stato proprio nel caso della vendita del primo tweet di Jack Dorsey.

    Volendo fare alcuni esempi di vendita di NFT di cui si è discusso molto, possiamo citare Nyan Cat, la cui GIF è stata venduta per oltre mezzo milione di dollari, circa 300 Ethereum. Oppure il meme degli occhiali “deal with it” venduto per circa 8 mila dollari.

  • Cosa significa acquistare il primo tweet di Jack Dorsey

    Cosa significa acquistare il primo tweet di Jack Dorsey

    Jack Dorsey, CEO e co-fondatore di Twitter, ha messo in vendita il suo primo tweet. Le offerte sono arrivate a 2,5 milioni di dollari. Il compratore avrà un NFT, un token non fungibile.

    Come molti di voi sapranno, sabato scorso Jack Dorsey, CEO e co-fondatore di Twitter, ha messo in vendita il suo primo tweet, quello in cui scriveva, il 21 marzo del 2006, “sto settando il mio twttr“. Non è chiara la finalità che ha portato al CEO di Twitter a vendere il suo primo tweet, ma quello che certamente sappiamo è che Dorsey da un po’ di tempo a questa parte è un fan sfegatato di bitcoin, al punto che ha da poco dato vita ad un fondo di criptovalute insieme al suo amico Jay-Z, si il proprietario di Tidal acquisita da poco da Square, l’altra società di Jack Dorsey… Ok,ok. Fermiamoci un attimo e ricominciamo, altrimenti il discorso si fa troppo ingarbugliato.

    Allora, dicevamo. Jack Dorsey ha messo in vendita il suo primo tweet su una piattaforma chiamata Valuables by cent che vende tweet sotto forma di NFT, ecco perché dicevamo prima che Dorsey è un fan di bitcoin.

    jack dorsey twitter primo tweet franzrusso.it

    Che cos’è NFT

    Ma che cos’è NFT?

    NFT, “non-fungible-Token”, è un token non fungibile, quindi non intercambiabile o sostituibile, è un pezzo unico. Attraverso la blockchain, il registro elettronico usato dai bitcoin sin dal 2009, viene generato un certificato criptato che di fatto certifica (perdonate la ripetizione) l’unicità di ciò che si acquista. Nel caso del tweet di Jack Dorsey, il compratore compra un certificato che contiene la firma di Dorsey. Un po’ come se si acquistasse un autografo, anzi, è proprio così.

    Cose significa quindi, ne caso concreto, acquistare il primo tweet di Jack Dorsey? Significa entrare in possesso non del tweet, che comunque resterà online o meno a seconda di cosa deciderà il suo compratore, ma del suo certificato che ne testimonia, appunto la sua unicità.

    Sempre nel caso del primo tweet di Dorsey, le offerte sono partite subito con cifre molto alte come 88 mila dollari, per poi arrivare a 2 milioni di dollari e ora, secondo le ultime stime, si è fermato a 2,5 milioni di dollari offerti da Sina Estavi, il CEO di Bridge Oracle, il primo sistema di oracoli pubblici sul network di Tron, un sistema operativo decentralizzato basato su blockchain e la criptovaluta nativa si chiama TRX. Insomma, Sina Estavi non vuole lasciarsi sfuggire l’occasione.

    Ma direte voi, cosa se ne fa della proprietà di un tweet? Semplice, non è niente l’altro che un investimento che il compratore può rivendersi in futuro.

    Da un po’ di tempo a questa parte gli NFT vengono utilizzato per la compravendita di opere darti e anche di musica. Un mese fa, l’artista digitale Beeple ha messo in vendita ben 5 mila immagini realizzate da lui in 13 anni di carriera proprio con il sistema NFT. Si è tratta della prima opera d’arte venduta con NFT e non sarà certamente l’ultima. Questa modalità sta prendendo piede soprattutto nel mondo dell’arte, e anche nella musica.

    Gli NFT sono stati anche molto usati dall’NBA per mettere in vendita momenti salienti di giocate memorabili ad opera di Lebron James, il più forte giocatore del momento.

    Ora, se vi state chiedendo quanto ci guadagnerà Dorsey dalla vendita del suo primo tweet, la risposta è il 95% della cifra finale, il restante 5% va alla piattaforma. La cifra viene poi accreditata sul portafoglio elettronico del venditore sotto forma di criptovaluta.

    Ecco, questo è la spiegazione di cosa significa metter in vendita il proprio tweet, posto che può farlo chiunque a proposito di un tweet pubblico. Quello che non è chiaro è il perché Dorsey si sia spinto a tanto. Molto probabilmente per rinforzare le proprie finanze in forma di criptovalute con un obiettivo che magari conosceremo nei prossimi mesi.

    E voi che ne pensate?

  • Blockchain, Intelligenza Artificiale e e-commerce per rilanciare l’agrifood

    Blockchain, Intelligenza Artificiale e e-commerce per rilanciare l’agrifood

    Nuove sfide, tendenze emergenti e necessità di trasformazioni: PRIMA e Unione per il Mediterraneo hanno promosso un dibattito online, discutendo i primi risultati dell’indagine sul settore agroalimentare, nonché soluzioni concrete e iniziative per affrontare sfide che interessano l’area del Mediterraneo.

    L’aspetto che ci piace sottolineare è che il settore agroalimentare, a livello globale, ha compreso che abbracciare l’innovazione e le nuove tecnologie è ormai fondamentale. Un aspetto, questo, che è emerso chiaramente dal dibattito online, a commento dei dati dell’indagine.

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    Alla presenza del Segretario Generale dell’UpM e dei Co-Chair di PRIMA, il focus dibattito è stato fin dall’inizio su come stimolare una reazione per la regione dopo che la pandemia ha esacerbato i problemi già esistenti da un punto di vista economico, sociale e ambientale. Discutere su queste sfide e le potenziali soluzioni future è ancora più rilevante se inquadrato nell’ambito del 25° anniversario della Dichiarazione di Barcellona, che ha aperto un’era di dialogo e cooperazione per la regione.

    Il principale risultato del sondaggio mostra che la sicurezza alimentare, il commercio elettronico, l’innovazione tecnologica e organizzativa diventeranno temi sempre più rilevanti. Mentre i consumatori presteranno maggiore attenzione alla tracciabilità, le imprese saranno indotte a dare maggiore importanza alle attività di gestione del rischio. Come PRIMA, siamo onorati di aver contribuito al dibattito e siamo impegnati a promuovere soluzioni concrete per un sistema agroalimentare euro mediterraneo sostenibile”, ha affermato Angelo Riccaboni, Presidente della Fondazione PRIMA.

    L’indagine, per quello che è il nostro punto di vista, ha messo in evidenza che l’introduzione di tecnologia e innovazione sono cruciali per superare questo momento di crisi. E parliamo di “Agricoltura 4.0”, blockchain, intelligenza artificiale. Il 74% degli intervistati si dice d’accordo su questo aspetto. Così come l’80% ha compreso che è necessario anche rivedere il proprio modello di business.

    L’85% trova poi che l’e-commerce possa essere la strada per incrementare le vendite dei propri prodotti, sfruttando il digitale.

    Anche se, comunque, va considerato il fatto che la crisi pandemica ha messo in evidenza gravi problemi finanziari, ai quali bisognerà far fronte nel breve periodo.

    Promuovere la cooperazione regionale in materia di innovazione, acqua, ambiente e al contempo rispondere all’azione per il clima è la nostra metodologia per consolidare lo spirito di cooperazione lanciato 25 anni fa con il processo di Barcellona. I numerosi ecosistemi supportati politicamente da UpM e finanziariamente da PRIMA sono le più recenti incarnazioni di questo spirito, che si è adattato continuamente per far fronte a nuove sfide, realtà ed opportunità”, ha detto Nasser Kamel, Segretario Generale dell’UpM.

    Osservando i primi risultati del sondaggio e stimolati dalle domande del moderatore, i rappresentanti delle diverse Istituzioni coinvolte hanno illustrato in che modo quest’ultime stanno rispondendo. La FAO (Morrison) e la Commissione europea (Lutzeyer) hanno dettagliato alcune azioni e strategie quadro su cui le due organizzazioni sono particolarmente attive, mentre EIT Food (Zynga) e JPI FACCE (Rivera Ferre) hanno evidenziato rispettivamente il prezioso ruolo delle start-up nel dare forma agli scenari futuri dell’agroalimentare e l’importanza di progetti collaborativi e pilota.

    Giuliodori (Organizzazione Mondiale degli Agricoltori) e Abou Hadid (Università Ain Shams) hanno invece sottolineato due prospettive che sono fondamentali per favorire uno sviluppo sostenibile: in primo luogo, l’attenzione nei confronti degli agricoltori, che sono molto spesso all’avanguardia nel settore agroalimentare e, in secondo luogo, la necessità di stabilire partenariati su un piano paritario. Questo non solo perché le sfide principali non conoscono confini, ma anche perché conoscenze specifiche, competenze e pratiche tradizionali sono già consolidate in alcuni Paesi (ad es. quelli della sponda meridionale del Mediterraneo), a conferma della necessità di incrementare ulteriormente i processi e le forme di collaborazione.

  • Accenture Tech Vision 2019, l’era Post-Digitale è ora

    Accenture Tech Vision 2019, l’era Post-Digitale è ora

    Accenture Tech Vision 2019 è il report annuale di Accenture che individua i principali trend tecnologici che ridefiniranno il business nell’arco dei prossimi tre anni. Dalla Blockchain per il Supply Chain, alla sicurezza, alla virtual reality, tutte tecnologie che caratterizzano l’era del Post Digitale, quello dell’iper-personalizzazione dei servizi.

    Accenture, all’interno dell’ACIN, Accenture Customer Innovation Network, spazio ipertecnologico nel cuore della Milano che fa innovazione, ha presentato Accenture Tech Vision 2019 è il report annuale di Accenture che individua i principali trend tecnologici che ridefiniranno il business nell’arco dei prossimi tre anni.

    Si tratta di tecnologie già applicabili, quindi in grado di essere applicate da subito, che hanno una stretta corrispondenza con quello che è il claim del report, ossia “The Post-Digital Era is Upon Us — Are You Ready for What’s Next?“. Siamo nell’era del Post-Digitale, quello caratterizzato da una forte personalizzazione dei servizi. Le aziende, quindi, si trovano di fronte ad una svolta e ad una grande occasione.

    Le tecnologie digitali permettono di comprendere i clienti in maniera più approfondita, di utilizzare più canali per raggiungere i consumatori e di espandere gli ecosistemi con nuovi potenziali partner.

    Tuttavia, il digitale non è più un elemento distintivo, rappresenta oggi il punto di ingresso per entrare in gioco.

    accenture tech vision 2019

    Quasi quattro su cinque (79%) degli oltre 6.600 manager di business e IT intervistati da Accenture in tutto il mondo per redigere il report ritengono, infatti, che le tecnologie digitali, in particolare social, mobile, analytics e cloud, non siano più confinate in silos, ma abbiano superato il loro perimetro iniziale per diventare parte integrante del cuore tecnologico delle aziende.

    La Technology Vision identifica cinque trend tecnologici emergenti a cui le aziende che vogliono rimanere competitive dovranno fare riferimento:

    Trend 1 – DARQ Power: comprendere il DNA delle tecnologie DARQ

    • Ogni singola tecnologia DARQ sarà efficace di per sé nel consentire alle aziende di differenziare i propri prodotti e servizi. Ma la loro applicazione congiunta può amplificare di gran lunga il loro effetto e dare vita a nuove prospettive e opportunità.
    • Tecnologie che come queste si affermano in breve tempo, possono innescare una grande trasformazione e ridisegnare interi settori. Le tecnologie DARQ saranno le prossime ad attivare un simile processo, sulla scia di quanto accaduto con le tecnologie SMAC: social, mobile, analytics, e cloud.
    • Con il progressivo raggiungimento della maturità delle tecnologie DARQ, le aziende saranno in grado di potenziare le proprie competenze al fine di creare esperienze intelligenti, altamente personalizzate e in tempo reale, che plasmeranno la vita e il lavoro delle persone e il modo di fare business.
    • E’ importante che le aziende esplorino il potenziale di queste tecnologie, sperimentando l’effetto delle loro combinazioni e avviando progetti pilota rilevanti ed efficaci.

    Dati

    • L’89% degli intervistati sta già sperimentando una o più tecnologie DARQ.
    • Alla richiesta di indicare quale tecnologia DARQ avrà il maggiore impatto sulla loro organizzazione nei prossimi tre anni, la maggior parte (41%) ha indicato l’Intelligenza Artificiale (IA). Distributed ledger / blockchain, quantum computing ed extended reality sono state menzionate da meno di un partecipante su cinque (rispettivamente 19%, 19% e 18%).
    • Il 42% degli intervistati ha dichiarato che l’IA è già stata integrata in almeno una business unit, compreso un 18% che ha confermato l’adozione in più business unit.
    • Il 38% degli intervistati ha dichiarato che il distributed ledger / blockchain è già stato integrato in almeno una business unit, compreso un 15% che ha confermato l’adozione in più business unit. 

    Caso concreto:

    Distributed ledgers, Artificial Intelligence, Extended Reality e Quantum Computing sono i nomi delle tecnologie che faranno da catalizzatore per il cambiamento. Il caso concreto mostrato alla presentazione, ha dimostrato  come con una piattaforma blockchain sia possibile far comunicare tutti gli attori all’interno della value chain garantendo un livello di sicurezza e trasparenza delle informazioni.

    È inoltre possibile tenere traccia dei dati relativi alle merci trasportate grazie a sensori intelligenti che in real-time scrivono i dati rilevati su nodi della blockchain. Grazie agli smart-contracts la fatturazione viene automatizzata garantendo e certificando la qualità del servizio erogato.

    Trend 2 – Get to Know Me: identificare l’unicità dei consumatori e cogliere nuove opportunità

    • Con l’avvento dell’era digitale stiamo assistendo al superamento del concetto di prodotto personalizzato a favore di quello di esperienza individualizzata, ottenuta creando con i clienti relazioni uno-a-uno basate su esperienze in cui la tecnologia svolge un ruolo fondamentale.
    • Le “impronte” lasciate dall’identità tecnologica dei clienti stanno creando una base “viva” di conoscenza per le imprese. Le aziende dovranno saper integrare prodotti e servizi nelle scelte tecnologiche degli individui, cogliendo spunti non solo dal tipo di tecnologia che una persona adotta, ma anche da come questa viene utilizzata.
    • Le aziende devono tenere conto del fatto che ci sono momenti in cui i consumatori vogliono più tecnologia nella loro vita e altri in cui non ne vogliono affatto, e che c’è una linea che divide la tecnologia “utile” dalla tecnologia “invasiva”, un limite che varia da persona a persona. Esse devono svolgere un ruolo di bilanciamento tra i bisogni del cliente e le proprie opportunità.
    • Nell’era “post-digitale” coloro che riusciranno a cogliere le identità tecnologiche dei consumatori avranno la visione giusta per instaurare con loro relazioni ricche, continuative e basate sull’esperienza.
    • Tuttavia, queste opportunità richiedono una maggiore responsabilità e una comprensione delle informazioni profonda e continua, elementi indispensabili per mantenere alto il livello di fiducia nelle interazioni con il consumatore.

    Dati

    • L’83% degli intervistati ritiene che i dati demografici digitali offrano alla loro organizzazione un nuovo modo di individuare le opportunità di mercato in risposta ai bisogni non soddisfatti dei clienti.
    • Il 73% degli intervistati ritiene che i dati demografici digitali stiano diventando uno strumento sempre più potente per comprendere i propri clienti, mentre il 75% ritiene che questi dati stiano estendendo significativamente o comunque ampiamente le modalità con cui cui poter offrire i propri prodotti e servizi.
    • L’83% degli intervistati ritiene che comprendere i comportamenti dei consumatori nei confronti della tecnologia sarà essenziale per incrementare la fedeltà dei propri clienti.
    • Il 52% degli intervistati si aspetta che la quantità di dati demografici digitali da loro gestiti cresca significativamente nei prossimi due anni, mentre il 26% si aspetta che cresca in modo esponenziale.

    Caso concreto:

    Le identità tecnologiche fanno da guida a nuove offerte di business. La demo mostra sistemi di riconoscimento della clientela che sfruttano l’image recognition e con i quali è possibile per i brand associare attributi unici per i singoli consumatori, anche senza la necessità di raccogliere dati anagrafici.

    Utilizzando questa tecnologia è possibile arrivare a individuare la tipologia di outfit indossato e fornire all’utente un identificativo per associarlo a un cluster di consumatori. Con il supporto di una intelligenza artificiale si potranno ricevere informazioni su un prodotto in linea con il proprio stile.

    Trend 3 – Human+ Worker: trasformare l’ambiente di lavoro e valorizzare le persone

    • I dipendenti stanno utilizzando la tecnologia per accrescere le proprie competenze ed esperienze. La forza lavoro sta diventando human+, con una nuova serie di capacità costantemente in crescita e rese possibili dall’innovazione tecnologica.
    • Se da una parte però la forza lavoro si evolve rapidamente in questo senso, molte aziende restano ancorate a modelli del passato, creando un divario tra i propri dipendenti e il proprio modello organizzativo: le strategie per la ricerca di talenti risultano ad esempio spesso obsolete rispetto alle competenze dello human+ worker e gli investimenti in formazione e reskilling sono in genere molto al di sotto delle necessità, soprattutto quando i lavoratori cambiano ruolo o azienda.
    • Per essere leader nell’era human+, le aziende devono investire nella propria forza lavoro con strategie di formazione e di riqualificazione che preparino i dipendenti a ruoli in mutamento. Invece di limitare il potere della propria forza lavoro alle competenze necessarie per l’oggi, le aziende devono investire in piattaforme e strategie di formazione che preparino al meglio i lavoratori (e la società) per il domani, utilizzando anche tecnologie innovative come AI, realtà aumentata (XR) e analisi del sentiment.

    Dati

    • Il 71% degli intervistati ritiene che i propri dipendenti siano più maturi dal punto di vista digitale rispetto alla loro organizzazione e che gli stessi si trovino quindi costretti ad aspettare che l’azienda si metta al passo.
    • Il 78% degli intervistati ritiene che la crescente velocità di spostamento della forza lavoro tra vari ruoli e aziende abbia causato un maggior bisogno di riqualificazione all’interno delle organizzazioni.
    • Solo il 9% degli intervistati ha dichiarato che, negli ultimi tre anni e grazie all’utilizzo della tecnologia, oltre il 60% della propria forza lavoro ha già assunto nuovi ruoli che richiedono una riqualificazione sostanziale. Ben il 43% ha dichiarato invece che oltre il 60% della propria forza lavoro assumerà ruoli di questo tipo nei prossimi tre anni.

    Caso concreto

    I dipendenti stanno utilizzando la tecnologia per accrescere le proprie competenze ed esperienze. La forza lavoro sta diventando “human+”, con una nuova serie di capacità costantemente in crescita e rese possibili dall’innovazione tecnologica. Abbiamo chiamato questo concetto “Human+ Worker”. La demo mostra come durante la creazione del nuovo concept store di Autogrill, “Smart”, sia stato possibile sfruttare la virtual reality al fine di diminuire drasticamente i tempi di servizio e di ottenere feedback ancora prima che il negozio fosse realizzato fisicamente. E’ stato creato il così detto “Digital Twin”, una copia fedelissima dello store realizzata in digitale, ma navigabile, che ha permesso di testare il layout dello store e analizzare i dati di flusso e movimento di un panel di consumatori.

    Trend 4 – Secure Us to Secure Me: le imprese non sono vittime, ma vettori

    • L’attuale dipendenza delle attività di business dagli ecosistemi amplifica in modo esponenziale l’impatto degli attacchi informatici: gli eventi che paralizzano un’impresa possono crescere rapidamente minacciando non solo l’azienda stessa, ma l’intero ecosistema.
    • Mentre la maggior parte delle aziende considera la sicurezza informatica come una questione strettamente individuale, da risolvere nel perimetro della propria operatività interna, gli autori degli attacchi guardano all’intero meccanismo e vedono gli ecosistemi come una superficie di attacco in continua espansione. Ecco perché, in un mondo di ecosistemi, sicurezza non significa più proteggere l’organizzazione, ma proteggere tutti.
    • Le aziende devono modificare il loro approccio alla sicurezza, ampliando l’orizzonte delle proprie valutazioni del rischio e tenendo conto di un panorama di minacce molto più ampio. Devono considerare la sicurezza una componente fondamentale nella costruzione delle partnership, riconoscendo che, così come collaborano per fornire i migliori prodotti, servizi ed esperienze, allo stesso modo devono collaborare per garantire la sicurezza del proprio ecosistema.
    • In questo contesto è necessario diffondere la titolarità e la responsabilità della sicurezza in tutte le strutture aziendali, garantendo ai team interni l’agilità necessaria per mantenere alti i livelli di protezione.
    • Le aziende dovranno inoltre lavorare a più stretto contatto con autorità e istituzioni, soggetti con una preziosa visione trasversale dei vari settori e sempre più spesso bersaglio della criminalità informatica.
    • Le aziende che sapranno gestire al meglio il tema della sicurezza si distingueranno in termini di reputazione e diventeranno interlocutori più affidabili e interessanti per consumatori, istituzioni e partner.

    Dati

    • L’87% degli intervistati ritiene che, per essere veramente resilienti, le aziende devono riconsiderare il loro approccio alla sicurezza in modo da difendere non solo loro stesse, ma i propri ecosistemi.
    • L’81% degli intervistati afferma che la sicurezza rappresenta un fattore di differenziazione e un vantaggio competitivo per la propria organizzazione.
    • Solo il 29% degli intervistati si è dichiarato certo che i propri partner di ecosistema si impegnino diligentemente a essere conformi e resilienti in materia di sicurezza.

    Caso concreto:

    L’attuale dipendenza delle attività di business dagli ecosistemi amplifica in modo esponenziale l’impatto degli attacchi informatici. Questo richiede alle aziende di ampliare l’orizzonte delle proprie valutazioni del rischio, tenendo conto di un panorama di minacce molto più ampio. Nella demo viene mostrata una simulazione di un attacco informatico a una infrastruttura energetica. Un hacker riuscirà a colpire l’azienda target utilizzando tecniche di phishing e sfruttando le vulnerabilità della rete aziendale e gli anelli deboli dell’ecosistema in cui l’azienda opera.

    Trend 5 – MyMarkets: soddisfare le esigenze dei consumatori in tempo reale

    • Se per un’azienda l’adozione di nuove tecnologie non è più sufficiente per differenziarsi, ciò rappresenta comunque un punto di partenza per la prossima grande opportunità: catturare momenti.
    • Man mano che la tecnologia offre maggiore possibilità di personalizzazione creando una molteplicità di realtà e momenti, le aziende devono imparare a considerare ogni momento come un singolo mercato, un mercato momentaneo, e a cogliere le opportunità che ne derivano.
    • La combinazione di capacità analitiche sempre più efficaci e sofisticate tecnologie back-end in grado di orientare le decisioni aziendali, rende ogni momento un’occasione per fornire un nuovo prodotto o servizio, concepito non solo per un cliente specifico, ma per le sue necessità in un momento specifico.
    • Prima di poter rispondere alle esigenze di un dato momento, le aziende devono sapere che quell’opportunità esiste. Ciò significa identificare le esigenze del cliente prima dei competitor e, potenzialmente, prima dei clienti stessi.
    • Il nuovo mondo dei momentary market si fonda sul mercato dell’Internet of Things (IoT), per il quale si prevedono 31 miliardi di dispositivi collegati a livello globale entro il 2020. Ogni dispositivo è un nuovo canale, una nuova fonte di dati, nonché un nuovo modo di identificare, raggiungere e offrire soluzioni a questi mercati.
    • Gestire i momentary market diventerà sia un’arte che una scienza. Fornire soluzioni per ogni momento è impraticabile e superfluo, l’arte sta nello scegliere le opportunità giuste per essere sia efficaci che bene accolti dai consumatori, creando prodotti e servizi personalizzati e on-demand.

    Dati

    • L’85% degli intervistati ritiene che le nuove esigenze dei consumatori stiano spingendo le aziende ad offrire prodotti e servizi sempre più personalizzati e on-demand. Secondo gli stessi intervistati, inoltre, l’integrazione tra personalizzazione e disponibilità del prodotto e servizio in tempo reale rappresenterà un nuovo grande vantaggio competitivo.
    • Sempre gli stessi intervistati hanno dichiarato che serviranno mediamente 3,5 anni affinché le loro strutture siano in grado di fornire prodotti e servizi personalizzati on-demand in tempo reale.
    • Il 62% degli intervistati ritiene che il 5G avrà un impatto significativo sul loro settore entro i prossimi tre anni.

    Caso concreto:

    La tecnologia sta creando un mondo fortemente personalizzato e ricco di esperienze on-demand. Le aziende devono trovare un modo per sfruttare queste nuove opportunità. La demo mostra come dando la possibilità al consumatore di effettuare un test drive, e applicando al veicolo sensoristica connessa e intelligenza artificiale, vengono tracciati il suo stile di guida e le sue preferenze inconsce per poi essere applicate all’esperienza di configurazione. Questo permetterà di avere un prodotto configurato e personalizzato a seconda dei singoli fruitori e delle loro esigenze.

    fabio benasso ceo accenture italia
    Fabio Benasso, CEO e presidente di Accenture Italia

    Accenture Tech Visione 2019 individua trend, supportati da dati interessanti, che spiegano del perchè le aziende oggi siano ad una svolta. “Ci troviamo ora a un punto di svolta: le nuove tecnologie permettono di comprendere i propri clienti in maniera più approfondita, di utilizzare più canali per raggiungerli, di espandere gli ecosistemi con nuovi partner. In questo contesto, valori come fiducia, responsabilità e sicurezza diventano fattori critici di successo. Le aziende devono sì concentrarsi sull’adozione di nuove tecnologie, ma operando in modo etico e responsabile, con una particolare attenzione alla forza lavoro che va preparata al cambiamento”, dichiara Fabio Benasso, Presidente e Amministratore Delegato di Accenture Italia.

    Nel nostro paese l’innovazione può e deve accelerare, guidata in prima battuta dai grandi player, che hanno capacità di scala  e finanziaria. Le PMI possono cogliere le opportunità di crescita, a patto che siano in grado di mettere a sistema alcune capabilities facendo leva su piattaforme comuni, che permettano di innovare e, allo stesso tempo, liberare risorse da investire nello sviluppo della propria eccellenza”.

    Accenture Tech Vision 2019 Infografica

  • Blockchain in Italia mercato agli albori e in un anno cresce del 76 percento

    Blockchain in Italia mercato agli albori e in un anno cresce del 76 percento

    Il mercato della Blockchain inItalia è praticamente agli inizi, ma mostra comunque una grande crescita. Secondo quanto rilevato dall’Osservatorio Blockchain & Distributed Ledger del Politecnico di Milano, i progetti messi in atto sono cresciuti in un anno del 76% e l’Italia è il terzo mercato in Europa, dietro Uk e Germania.

    La Blockchain sta cominciando a prendere piede anche in Italia e ha di fronte a sè grandi spazi di crescita. Secondo quando rilevato dall’Osservatorio Blockchain & Distributed Ledger del Politecnico di Milano, i progetti messi in atto dalle aziende italiane sono cresciuti in un anno del 76%, sono stati 328 quelli realizzati solo tra il 2017 e il 2018. Le aziende che ci hanno creduto di più sono quelle del settore finanziario (48% dei progetti), le pubbliche amministrazioni (10%) e quelle della logistica (8%), mentre i principali processi di applicazione sono la gestione dei pagamenti (24%), la gestione documentale (24%) e la tracciabilità di filiera (22%).

    L’Italia è il terzo paese europeo per numero di progetti (19 che hanno avuto visibilità mediatica, ma se guardiamo anche alla formazione e alla consulenza superano i 150 totali), ma il mercato si può dire che è ancora agli albori. Da un sondaggio su 61 CIO, (Chief Innovation Officer), di grandi imprese italiane emerge che ben il 59% delle aziende ha avviato sperimentazioni o è in procinto di avviarne, ma gli investimenti sono ancora limitati (15 milioni di euro in formazione, progetti e consulenze) e il 59% non ha un budget dedicato.

    blockchain mercato

    Le aziende italiane, inoltre, conoscono ancora poco le tecnologie Blockchain e Distributed Ledger e non le ritengono rivoluzionarie per il futuro: se il 26% dichiara una conoscenza elevata della “catena dei blocchi”, il 31% non sa ancora cosa sia; soltanto per il 32% sarà una rivoluzione e appena il 2% dei CIO la considera una priorità.

    Il mercato italiano della Blockchain

    blockchain aziende italiane

    Restando sul mercato italiano, per dare qualche dettaglio in più, i dati dell’Osservatorio Blockchain & Distributed Ledger del Politecnico di Milano ci dicono che nel 2018 le aziende italiane hanno speso in tecnologie Blockchain e Distributed Ledger circa 15 milioni di euro, con 150 casi suddivisi fra corsi di formazione e consulenza strategica per comprendere modalità e ambiti applicativi di questa tecnologia (50, avviati da imprese che devono ancora orientarsi sul tema), consulenze per conoscere le diverse piattaforme e sviluppare progetti pilota (80, attivati da aziende che hanno già una conoscenza di base della Blockchain), progetti operativi (10) e ICO (Initial Coin Offering, 10 casi attivati da startup). Fra questi soltanto 19 hanno avuto visibilità mediatica. Al momento le aziende che investono in progetti di Blockchain e Distributed Ledger sono solo quelle di grandi dimensioni e le startup che cercano supporto operativo nella realizzazione di ICO.

    Come detto, il 59% delle aziende ha avviato progetti legati alla blockchain o è pronto a farlo, fra cui il 3% ha già progetti operativi, il 35% ha delle sperimentazioni iniziate e il 21% ha intenzione di attivarle nei prossimi 12 mesi. Il restante 41% non ha ancora lanciato progetti, ma il 31% di queste si sta informando per capire cosa fare. Le principali barriere all’adozione della tecnologia Blockchain sono la mancanza di competenze, la difficoltà nel valutare i benefici attesi e la scarsità delle risorse a disposizione. La maggior parte delle aziende, infatti, non ha né un budget né un team dedicato alla Blockchain.

    blockchain caratteristiche

    Il 59% delle imprese non ha stanziato risorse per questa tecnologia nel 2018, il 30% ha un budget inferiore a 100 mila euro, il 7% ha preventivato risorse comprese tra 100 mila e 500 mila euro e solo il 4% ha investito più di 500 mila euro. Oltre un’impresa su tre non ha nessuna figura in organico impegnata sul tema (36%), il 17% ha più persone ma non in modalità strutturata, il 39% delle aziende ha affidato il compito al team innovazione e solo l’8% ha un delle figure dedicate.

    Ci sono ampi spazi di crescita, perchè queste sono le indicazioni di mercato, ma bisogna anche considerare che su 61 grandi aziende italiane emerge come la conoscenza di queste tecnologie sia ancora scarsamente diffusa: il 31% del campione non sa cosa siano la Blockchain e gli strumenti Distributed Ledger, il 43% ha una conoscenza sufficiente e solo il 26% conosce bene la tecnologia. Anche le aspettative sull’impatto della Blockchain sono ancora ridotte: solo un’azienda su tre (32%) ritiene che sarà una rivoluzione, per il 61% si limiterà a migliorare alcuni processi e per il 7% non ci sarà alcuna influenza.

    Il mercato della Blockchain a livello internazionale

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    Dal punto di vista del mercato internazionale della blockchain, l’area con la più alta densità di casi di applicazione nell’ultimo triennio è l’Asia, col 32% dei progetti, seguita da Europa (27%), America (22%) e da Oceania e Africa (5%), mentre il restante 14% è costituito da progetti multi continentali. Gli Stati Uniti, invece, guidano la classifica dei singoli paesi con più progetti (17%), seguiti da Giappone (oltre il 7%), Cina (7%), Regno Unito (4%) e Corea del Sud (4%). Anche l’Italia registra un forte fermento e si posiziona per numero di progetti al terzo posto in Europa, dopo Regno Unito e Germania.

    Le aziende che hanno attivato sperimentazioni di Blockchain preferiscono affidarsi a piattaforme private (90% dei 448 casi in cui viene dichiarata la tipologia di soluzione utilizzata) piuttosto che a piattaforme pubbliche (10%). Fra i 318 casi in cui viene indicata la piattaforma impiegata, le più diffuse sono Hyperledger (75 progetti, 24%) e nuove piattaforme Blockchain sviluppate appositamente (altri 75 casi, 24%), seguite da Ethereum (49 casi, 15%), Corda (35 casi, 11%), Ripple (22 casi, 7%) e Bitcoin (7 casi, 2%). I restanti 55 progetti si affidano a piattaforme minori (17%).

  • Mediazione e ADR On-Line su blockchain, accordo tra Teleskill e Jur

    Mediazione e ADR On-Line su blockchain, accordo tra Teleskill e Jur

    La mediazione online incontra la blockchain. Partnership strategica tra Teleskill e Jur. Al via l’integrazione delle soluzioni “Mediazione Online Teleskill” e “Arbitrato su blockchain Jur”.

    Teleskill ha una lunga esperienza nella mediazione e più in generale nei processi di A.D.R. (Alternative Dispute Resolution) eseguiti online. Leader di settore, con oltre 50 Organismi abilitati alla mediazione, nel corso degli anni ha gestito oltre 15.000 procedimenti di ADR online ma non ha mai perso l’attitudine ad innovare.
    E su queste basi nasce un sodalizio pluriennale per incrementare le offerte delle aziende con Jur, divenuto rapidamente riferimento internazionale nel settore blockchain legal tech. Jur si occupa di ADR su blockchain, costituendo una rete di Camere Arbitrali (Hubs) su blockchain, digitalizzando l’intero processo di giudizio, tagliandone costi e tempi e incrementandone trasparenza, imparzialità e qualità.
    Jur offrirà per gli utenti e nella giurisdizione italiana il software proprietario Teleskill ADR On-Line, così da consentire a parti in disputa di potersi avvalere di un percorso di mediazione semplice ed efficace nella consapevolezza che concludere attraverso una mediazione amichevole una controversia rappresenti un valore per entrambe le parti nella maggioranza dei casi.
    Teleskill offrirà alle parti in mediazione la possibilità di passare a un arbitrato vincolante in un click, secondo una logica di multi-step procedure, di modo da consentire di ottenere un procedimento equivalente a quello giurisdizionale in meno della metà del tempo e a una frazione del costo.

    «La nostra visione – dichiara Alessandro Palombo, Ceo Jur – è di offrire una nuova esperienza di risoluzione dispute per persone e aziende. Garantire tempi rapidi e costi ridotti per risolvere dispute è determinante per la salute economica di ogni operatore economico. In Jur siamo convinti che questa nuova sinergia produrrà risultati importanti nella direzione di un sistema legale più efficiente e una sana applicazione pratica, reale della tecnologia blockchain a servizio di esigenze reali che senza la presenza di modelli nuovi rischiano di rimanere insoddisfatti».
    «L’innovazione digitale è nel DNA di Teleskill – commenta Emanuele Pucci, Ceo Teleskill – e la collaborazione con una realtà che ha competenze in blockchain e smart contract è un’occasione per far compiere un ulteriore passo in avanti al
    settore dell’ADR, in cui crediamo molto e in cui da anni investiamo risorse ed energie. Teleskill Mediazione On-Line è l’applicazione di Alternative Dispute Resolution più utilizzata dagli Enti di Mediazione e l’unico convenzionato con la Cassa Nazionale Forense. È un software che viene costantemente aggiornato e implementato; faccio qualche esempio: grazie al sistema di riconoscimento facciale Teleskill LP-Bio si può certificare l’identità dei convenuti e la “sala di attesa virtuale” che ospita la parte temporaneamente esclusa dagli incontri privati che il mediatore o l’arbitro eseguono, consente la visione di video o messaggi che allietano il clima per raffreddare il conflitto e raggiungere una conclusione positiva della controversia. Oggi sono felice che possa avere attirato l’attenzione di un realtà internazionale come Jur, pioniere e leader nel settore del legal tech nello smart contract su tecnologia Blockchain, e sono certo che, insieme, offriremo concreti vantaggi di semplificazione, trasparenza, convenienza economica e risparmio di tempo ai futuri utilizzatori».