Tag: Coinvolgimento

  • Il valore della Tecnologia per le riunioni ibride e inclusive

    Il valore della Tecnologia per le riunioni ibride e inclusive

    Come la tecnologia avanzata nelle riunioni ibride migliora il coinvolgimento e la fiducia. Lo dimostra il recente studio di Jabra-LSE Behavioural, che rileva anche l’impatto della diversità culturale nelle dinamiche di gruppo.

    In un mondo segnato da rapidi cambiamenti tecnologici, il modo in cui le aziende conducono le riunioni di lavoro sta subendo una trasformazione significativa. La pandemia ha accelerato questa evoluzione. Spingendo molte organizzazioni a ripensare i loro modelli operativi e ad abbracciare il lavoro ibrido come una nuova realtà.

    In questo contesto, uno studio recente di Jabra, condotto presso il prestigioso LSE Behavioural Lab, Meeting great expectations: Behaviour, Emotion and Trust mette in evidenza l’importanza della tecnologia nel colmare il divario tra riunioni in presenza e da remoto. Si enfatizza il ruolo cruciale della fiducia, dell’emozione e della diversità culturale nelle dinamiche di collaborazione.

    Lo scenario e il dibattito sul rientro in ufficio

    lavoro da remoto tecnologia franzrusso

    Il dibattito sul rientro in ufficio, sviluppatosi dalla metà del 2021 alla metà del 2023, ha messo in luce il conflitto tra la preferenza dei dipendenti per l’autonomia e il lavoro a distanza. E il desiderio dei leader aziendali di perseguire la produttività in ufficio.

    Questa dinamica ha evidenziato una realtà inconfutabile: le riunioni esclusivamente in presenza non sono più un’opzione praticabile in molte situazioni. Le riunioni online, una volta considerate una soluzione temporanea, sono diventate una componente permanente del panorama lavorativo.

    Coinvolgimento e Fiducia: il ruolo della Tecnologia

    Il confronto “faccia a faccia” continua a essere preferito (56%) per il suo livello di coinvolgimento diretto e autentico. Tuttavia, quando la presenza fisica non è possibile, la tecnologia di collaborazione professionale assume un ruolo fondamentale.

    L’uso di cuffie e videocamere professionali ottimizzate per le sale riunioni ha mostrato un notevole aumento del coinvolgimento degli utenti da remoto (84%).

    Inoltre, l’uso di tecnologie professionali ha portato a un incremento della fiducia reciproca tra i partecipanti. Evidenziando come strumenti di alta qualità possano migliorare significativamente la comunicazione e la collaborazione.

    Si è registrato un aumento del 27% nella chiarezza delle riunioni, con 16% in più di fiducia. Un 35% in più di espressività e un miglioramento del 47% nella qualità dei contributi rispetto alla tecnologia integrata o di qualità inferiore.

    La diversità culturale nelle riunioni

    Un altro aspetto rilevante emerso dallo studio riguarda l’impatto della diversità culturale sulle dinamiche di partecipazione. Le differenze nell’impegno verbale e nei livelli di attenzione tra i professionisti europei e asiatici sottolineano l’importanza di considerare la diversità culturale nella progettazione e conduzione di riunioni efficaci.

    Queste differenze non sono solo un fattore da considerare. Ma sono anche un’opportunità per arricchire le discussioni e promuovere l’inclusione in un ambiente di lavoro sempre più globale.

    La variabile “attenzione” ha rivelato una netta differenza tra i partecipanti europei e quelli di altri continenti. Rispetto alle loro controparti europee, i partecipanti asiatici avevano livelli di attenzione più alti del 134% durante le riunioni.

    Lo studio di Jabra realizzato presso l’LSE Behavioural Lab apre nuovi orizzonti sulla natura delle riunioni di lavoro nel contesto contemporaneo. La tecnologia non solo facilita la comunicazione a distanza, ma gioca un ruolo cruciale nel costruire fiducia e coinvolgimento.

    Tuttavia, la tecnologia da sola non è sufficiente. La consapevolezza delle differenze culturali e il loro impatto sulle dinamiche di gruppo sono altrettanto importanti.

    Queste scoperte suggeriscono che le aziende devono adottare un approccio olistico per garantire riunioni efficaci e inclusive. La tecnologia va integrata con una comprensione approfondita delle dinamiche umane e culturali.

    In un’era in cui il lavoro ibrido è diventato la norma, comprendere e implementare queste lezioni sarà fondamentale per assicurare un coinvolgimento efficace e paritario, superando le barriere fisiche e culturali.

  • Twitter, crescono gli utenti globali: adesso sono 328 milioni

    Twitter, crescono gli utenti globali: adesso sono 328 milioni

    I dati relativi al primo trimestre del 2017 di Twitter fanno effettivamente tirare un po’ di respiro. Dal punto di vista finanziario, la società guidata da Dorsey riduce le perdite fino a 61,6 milioni di dollari. Ma dal lato utenti, Twitter cresce del 6% fino a 328 milioni totali. Crescono gli utenti attivi al giorno: +14% in un anno. E il titolo vola a Wall Street.

    Twitter, dopo diversi mesi, realizza un quarter decisamente più positivo rispetto a quanto ci aveva abituati, di sicuro uno dei migliori dal 2015. Se ricordate, avevamo dato notizia dei dati dell’ultimo trimestre del 2016 con una previsione in negativo, e dal punto di vista finanziario che dal punto di vista della crescita della base utenti. Ebbene, i dati del primo trimestre del 2017 fanno ritornare il sorriso a San Francisco. Certo, non sono dati che fanno saltare dalla sedia per la gioia, ma sono comunque dati positivi, nel loro complesso, dati positivi che mancavano da troppo tempo. Ma il sorriso dura poco, purtroppo, perché la crescita della base utenti è sicuramente figlia della iniziativa che Twitter aveva lanciato insieme alla NFL per la trasmissione live di alcune partite del campionato, una bella occasione e una giusta intuizione. Peccato che adesso la NFL abbia raggiunto l’accordo con Amazon.

    twitter utenti globali primo trimestre 2017

    Dal punto di vista finanziario, Twitter registra nei primi tre mesi del 2017 un abbassamento delle perdita netta a 61,6 milioni di dollari, (-9 centesimi per azione), erano 80 milioni di dollari (-12 centesimi per azione) nello stesso periodo del 2016. Questi dati vedono però annullati dal fatto che nei primi tre mesi dell’anno Twitter ha visto ridursi il fatturato dell’8% su base annua, adesso è di 584 milioni di dollari, comunque superiore alle attese. L’utile risulta pari a 11 centesimi di dollaro per azione, superando le stime degli analisti che non andavano oltre 2 centesimi di dollaro. Dati che in effetti non risollevano di molto la situazione finanziaria, nonostante la riduzione delle perdite.

    twitter ricavi calo primo trimestre 2017

    Dal punto di vista della base utenti, Twitter vede finalmente apparire il segno più in maniera più decisa facendo degnare una crescita del 6% in un anno, arrivando a 328 milioni di utenti totali, i dati degli analisti prevedevano una crescita fino a 321 milioni di utenti. Il dato forse più significativo di questi dati è che cresce il numero degli utenti attivi al giorno: +14% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Una crescita che è dell’11% rispetto agli ultimi dati, quelli dell’ultimo quarter del 2016.

     

    Sono numeri che fanno sperare, certo, ma serve adesso passare ad una fase più consolidata e concreta. La chiave sta nel coinvolgimento degli utenti, e la crescita del 14% degli utenti giornalieri ne è la prova. Serve di più, come abbiamo sempre sostenuto, e speriamo che questi dati continuino nei mesi a seguire.

    E intanto il titolo vola a Wall Street, adesso con +9,3% a 16 dollari per azione, un po’ di respiro dopo il continuo crollo delle scorse settimane.

  • Instagram: coinvolgimento in calo, ecco l’algoritmo

    Instagram: coinvolgimento in calo, ecco l’algoritmo

    Instagram ha annunciato ieri l’inizio della sperimentazione di un algoritmo che mostrerà agli utenti i contenuti più interessati. E in contemporanea Quintly ha pubblicato uno studio che dimostra come nel corso del 2015 il coinvolgimento sui contenuti sia calato.

    La notizia interessante di oggi è che Instragram ha annunciato con un post sul blog ufficiale che sta cominciando a sperimentare, da ieri, l’introduzione di un algoritmo che regolerà la visualizzazioni dei contenuti in base a quello che l’utente ritiene essere più interessante.

    La visualizzazione sarà quindi centrata sulla qualità dei contenuti e potremo dire quindi addio alla visualizzazione cronologica che fino ad ora aveva caratterizzato la piattaforma. Al momento non si conosce il numero degli utenti che stanno sperimentando la novità.

    È una modifica sostanziale per quanto riguarda la piattaforma, una di quelle modifiche che gli addetti ai lavori sapevano benissimo che sarebbe arrivata, era infatti solo questione di tempo.

    Instagram in questo modo di allinea alle recenti modifiche apportate da Facebook a da Twitter, ad esempio, che un mese fa ha introdotto la visualizzazione della timeline sulla base degli interessi degli utenti, modalità comunque opzionabile.

    Cosa comporta la modifica dell’algoritmo per Instagram? E’, come dicevamo prima, una modifica notevole, attesa anche per via delle dimensioni crescenti della piattaforma. Ricordiamo che la base utenti ad oggi supera i 400 milioni di utenti. Ma non è solo questa la motivazione.

    Nel post ufficiale Instagram fa sapere che il 70% degli utenti, in media, rischia di perdere contenuti interessanti dal proprio feed. Con questa sperimentazione il risultato sarà quello di vedere in alto contenuti degli account che seguiamo più in alto di quelli che ci interessano meno.

    Si capovolge quindi la visualizzazione dei contenuti, quindi il feed a cui eravamo stati abituati. Del resto il fondatore Kevi Systrom al New York Times ha detto che quello che si punta a fare “è che il 30% che si vede sia il 30% migliore possibile”.

    Ma quasi in contemporanea con l’annuncio di Instagram è stato pubblicato uno studio di Quintly che in effetti aiuta a capire meglio sul perchè Instagram abbia deciso di introdurre un algoritmo per fare in modo che gli utenti possano visualizzare il contenuto migliore possibile in base ai suoi interessi.

    instagram calo coinvolgimento algoritmo

    E dall’interessate studio, realizzato sull’analisi di 10 mila account, viene fuori che nel corso del 2015 se da un lato i brand hanno aumentato la frequenza a il numero di post pubblicati, dall’altro viene rilevato che il coinvolgimento è in calo.

    Quindi, se in media si pubblicano 1,04 messaggi al giorno (in crescita dallo 0,84), l’engagement passa dal 4,96 al 3,10 nel corso dell’anno. Lo studio rivela che l’interazione sembra diminuire anche in relazione ad un aumento dei follower da parte di un account.

    Una modifica della visualizzazione del feed potrebbe aiutare i brand a recuperare il coinvolgimento perso in questi ultimi 12 mesi.

    Instagram con l’introduzione dell’algoritmo dimostra di essere diventato più maturo, quasi adulto, e il calo progressivo dell’engagement è il segnale inconfutabile.

    È evidente che la pubblicazione dello studio non faccia altro che confermare quello che Instagram sapeva già, e l’annuncio di ieri lo dimostra benissimo.

    Gli utenti più affezionati al feed cronologico resteranno inizialmente scontenti, forse incentivati anche a migliorare i propri contenuti.

    E voi che ne pensate?

  • Tranquilli, nessun encomio: Twitter non è morto

    Tranquilli, nessun encomio: Twitter non è morto

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    Un articolo apparso su The Atlantic “A Eulogy for Twitter”, “Encomio per Twitter”, sta facendo molto discutere su quale sarà il futuro della piattaforma a 140 caratteri, in evidenti difficoltà. Twitter non sparirà, ma dovrà certamente rivedere subito il suo modello, per non smarrirsi.

    Quando si parla di “encomio” di fatto si narrano e si esaltano le gesta di personalità di fronte ad un vasto pubblico. Ecco, The Atlantic ha fatto l’encomio di Twitter di fronte al grande pubblico che è la Rete con il post “A Eulogy for Twitter“, elencando le gesta, le caratteristiche che hanno reso celebre la piattaforma da 140 caratteri, ma sostanzialmente sostenendo la tesi che Twitter non sia più la piattaforma che tutti abbiamo conosciuto, sta cambiando e rischia di sparire, per come lo abbiamo appunto conosciuto e apprezzato fino ad oggi. Per quello che ci riguarda, non siamo molto d’accordo con questa idea. Twitter non è morto, anzi, come si direbbe in questi casi, “è vivo e lotta insieme a noi!”.

    Tutto il dibattito sul futuro di Twitter, val la pena di riepilogarlo, è nato con lo sbarco della società a Wall Street e con i primi numeri finanziari che si sono succeduti. Numeri che evidenziavano un calo nella crescita degli utenti e un aumento delle perdite, nonostante i ricavi si siano sempre dimostrati superiori alle attese.

    Twitter, è abbastanza evidente, ma anche questo va più volte sottolineato, non è Facebook e, forse non lo sarà mai, nel senso che non riuscirà mai ad emulare la forza del più grande social network che si manifesta in tanti modi. Ma ha comunque una sua forza, una sua specificità che ha reso possibile che un piattaforma basta su 140 caratteri riuscisse addirittura ad arrivare a Wall Street. E il vero problema sta proprio in questo passaggio.

    lead encomio twitter

    Tutti voi ricorderete lo sbarco in borsa di Facebook, grande entusiasmo al debutto, ma nel giro di poche settimane il titolo crollò vistosamente arrivando a toccare anche i 17 dollari per azione, di fatto un fallimento. Inoltre, man mano che si sbloccavano stock di azioni, anche gli stessi manager di Facebook vendevano le proprie azioni. Sembrava una sorta “salviamoci prima che la barca affondi!”. Ma non era così, in effetti.

    Facebook si era messa sul mercato, aveva degli investitori che chiedevano cambio di strategia, di seguire una strada che fosse orientata a marginalizzare prima possibile, senza aspettare troppo. E chiedere questo ad una società che sbarca in Borsa senza un vero modello di business, ma sostanzialmente con un’operazione esclusivamente finanziaria, è al quanto rischioso, quindi suscettibile di variazioni repentine. A quel punto Zuckerberg e i suoi danno ascolto agli investitori, cambiano strategia e i risultati ce li abbiamo di fronte ai nostri occhi, oggi. Titolo oltre il 67 dollari e una capitalizzazione forte da mettere Facebook tra le aziende più potenti del mondo.

    Più o meno la stessa cosa sta succedendo a Twitter. Necessita e subito di una strategia che soddisfi le richieste degli investitori, per chiarirci, sono quelli che ci mettono i soldi, e quindi vogliono vedere i frutti e subito, perchè loro sono abituato così.

    Ma, tornando a quanto si diceva prima, Twitter non è Facebook. Negli ultimi mesi, nel tentativo di rincorrere la strategia ottimale e soddisfare gli investitori, Twitter ha adottato misure che hanno quasi disorientato la (piccola) community, andando verso modelli già visti. Già piccola community, perchè Twitter non ha gli utenti di Twitter. Dagli ultimi dati sono “solo” 255 milioni gli utenti attivi e le visualizzazioni sulla timeline stanno calando.

    Secondo Dick Costolo, CEO di Twitter, “le visualizzazioni risentono delle recenti modifiche“. Bene, allora caleranno di più perché di altre modifiche ci sarà bisogno per cercare di trattenere più a lungo gli utenti sulla piattaforma e invitarli ad essere più attivi, se è vero come è vero che il 44% degli utenti non ha scritto neanche un tweet!

    Per non parlare, anche se di fondamentale importanza, della strategia da sviluppare, e che sta partendo, per aumentare i profitti via advertising. MoPub sarà molto utile via mobile per aumentare le entrate, anche se bisogna davvero vedere se i numeri saranno quelli di cui si parla.

    Twitter è una piattaforma complessa ad un primo sguardo, non è facile orientarsi subito, questo è evidente. non è una piattaforma “generalista”. Ed evidente che, sempre ad un primo sguardo non è facile orientarsi in un fiume in piena come è la timeline, con un flusso di messaggi in 140 caratteri che ti investe e ti trascina via, se non hai un minimo di nozioni su come funzione e su cosa bisogna fare appena arrivati. Molti vedono Twitter come fosse un “notiziario”, arrivano e si limitano solo a leggere le notizie, e poi vanno via. Vanno alla ricerca di piattaforme “più coinvolgenti”.

    È questo che dovrà fare Twitter: essere più coinvolgente, per usare una parola che piace molto ai marketers “be more engaging“, da engagement, la parola d’ordine per eccellenza.

    E come fa una piattaforma come Twitter che ha puntato molto (anche in modo inconsapevole) sulla immediatezza e sulla velocità, a conciliare i tempi per un maggiore engagement? Semplice, rallentando, modificando e adattando tutta la piattaforma a dinamiche più adatte a trattenete gli utenti. Non c’è altra soluzione. Se non quella che vogliono Twitter come già morto! Niente di più falso.

    The Atlantic sostiene che “Twitter ha cambiato il social pubblishing come Aol ha cambiato il modo delle email, solo che ora nessuno ha più un account su Aol”. Di fatto lo ritiene spacciato, ma Twitter non sparirà, anzi, riuscirà a trovare un nuovo modello e saprà rialzarsi. Forse, ne siamo certi, scontenterà qualcuno, ma ricordiamoci che stiamo parlando di aziende che devono fare profitti. Ora più di prima.

  • My Reputation, il nuovo servizio per conoscere la propria identità digitale

    My Reputation, il nuovo servizio per conoscere la propria identità digitale

    E’ stato presentato nei giorni scorsi My Reputation, creato da Reputation Manager, il primo servizio italiano che consente agli utenti di conoscere la propria identità digitale. E durante la presentazione è stata fatta una panoramica sulla visibilità digitale di alcuni politici italiani che vede Bersani e Grillo primi a pari merito, sul podio anche Renzi

    E’ stato presentato nei giorni scorsi a Milano, presso il Circolo della Stampa, un nuovo sito che potrà aiutare molti utenti della rete ad analizzare e monitorare facilmente la propria identità digitale (ovvero, il riflesso in rete della nostra identità off-line, ricostruita e interpretata attraverso le informazioni disponibili, soprattutto quelle più accessibili e visibili) ed eventualmente ottimizzarla,  per renderla più coerente con quella “reale”: si chiama My-Reputation ed è una piattaforma web sviluppata da Reputation Manager, società leader nell’analisi della reputazione dei brand e delle figure di rilievo pubblico nei canali online e social media in particolare.

    Logo-my-reputation

    Negli ultimi dieci anni si utilizza il web sempre di più per reperire informazioni personali e professionali su aziende e persone. Diventa quindi chiara l’esigenza e la necessità della perfetta corrispondenza tra profili offline e online. I motori di ricerca giocano un ruolo principe nella fase di ricerca delle informazioni – che si tratti di contenuti testuali, immagini, video o addirittura “dati sensibili” – e negli ultimi anni anche i social network hanno assunto un’importanza sempre più rilevante nelle fasi di coinvolgimento ed eco delle informazioni proposte e reperibili in rete.

    Alcuni “fatti” incontrovertibili,  a solo titolo d’esempio:

    • Il 49% dei recruiter valuta il candidato cercando informazioni online, e nel 27% dei casi lo elimina a causa di queste (Adecco, 2012)
    • 14,3 milioni di persone ogni giorno possono accedere alla tua identità digitale (Audiweb, settembre 2012)
    • Il 60% degli europei condivide online dati personali: 90%informazioni biografiche, 50% informazioni sociali, 10% dati sensibili (Adnkronos, 2012)
    • Furto identità Web, 8 milioni di italiani a rischio: 1 su 3 rilascia dati sensibili in Rete (Osservatorio TuttiMedia 2012)

    La nostra identità digitale, del resto, ci precede. Chissà quante volte vi sarete chiesti ad esempio: “Come siamo/appaiamo sul web?” “Quanto la nostra identità online rispecchia quella offline?” “Come ci vedono gli altri, cosa pensano di noi gli altri soggetti del web?” “Come sono le nostre relazioni, la nostra ‘vita sociale’ sul web?”. E se non ve lo siete mai chiesto, allora è il caso di cominciare a farlo.

    E’ proprio per dare risposta a questo tipo di domande che Reputation Manager ha sviluppato My-Reputation – ovvero una piattaforma web gratuita che permette di controllare e gestire il proprio ecosistema informativo online, sotto tre punti di vista:

    1. Identità:  per valutare e tenere sotto controllo i contenuti presenti in rete restituiti dai motori di ricerca agli utenti che cercano informazioni su di “te”

    2.   Profilo: per completare il profilo con i tuoi dati e creare una tua pagina personale MyReputation e avere così un nuovo contenuto che migliori la tua identità online

    3.   Social Network:  per far crescere il tuo punteggio e scoprire il tuo livello di social influence.

    A partire dagli indici ottenuti nelle aree Identità, Profilo e Social è quindi calcolato il My Reputation Score, che  riflette l’identità digitale nel suo complesso: qualitativo, informativo e relazionale.

    MyReputation diventa così il mezzo per valutare la propria reputazione personale, professionale e sociale in Rete ed eventualmente, anche re-ingegnerizzarla:  tramite il “MyReputation Score” è infatti possibile capire punti di forza e debolezza della propria identità sul web, ed eventualmentepoi intervenire per migliorare, correggere, evidenziare aspetti poco visibili in rete.

    Per dare un esempio pratico di quanto sia semplice ed efficace usare My-Reputation, durante la presentazione al Circolo della Stampa Angelo Perrino, fondatore e direttore del primo giornale italiano online, Affaritaliani.it, si è sottoposto “live” a un test della propria identità digitale con My-Reputation, e ha commentato con Andrea Barchiesi, Amministratore Delegato di Reputation Manager, i risultati ottenuti con lo stesso procedimento per diciotto politici italiani: Alfano, Berlusconi, Bersani, Bindi, Bossi, Casini, Cicchitto, Di Pietro, Fini, Formigoni, Grillo, La Russa, Maroni, Monti, Pisapia, Renzi, Santanchè, Vendola.

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    BERSANI E GRILLO A PARI MERITO, SUL PODIO ANCHE RENZI

    Sul podio dei tre score più alti arrivano Bersani e Grillo, a pari merito, seguiti di misura da Renzi. Sorprende forse, a prima vista, che il comico-politico più famoso del web e il primo ad aver utilizzato intensivamente internet – con quasi un milione di fan su Facebook e quasi ottocentomila follower su Twitter, cifre impensabili per Bersani (FB: circa 90.000; Twitter circa 180.000) –  per le sue campagne non arrivi  in testa, ma “Ciò si spiega con la ponderazione che lo strumento fa a partire dalla tonalità dei risultati – commenta Barchiesi – Grillo infatti, pur avendo un numero molto maggiore di conversazioni online che lo riguardano (più persone che parlano di/con lui), oltre 10 volte tanto Bersani, ha però una percentuale più alta, doppia (12% vs. 6%) di contenuti negativi”.

    ALFANO ARRIVA SESTO, MA PRIMO DEL CENTRO-DESTRA

    Sotto Renzi si piazzano Vendola e Di Pietro a poche lunghezze, e poi arriva la prima figura politica di centro-destra in classifica, Angelino Alfano, che a parità di altri fattori è penalizzato solo dall’essere un tantino meno “social-attivo” del leader dell’IDV.

    SANTANCHE’ E BINDI A META’ CLASSIFICA

    Una menzione particolare va alle sole due donne presenti in classifica, che ottengono – in modi però molto diversi – lo stesso punteggio di “My Reputation Score”: Daniela Santanchè e Rosy Bindi. Santanchè ha infatti un’elevata quantità di conversazioni online e un gran numero di fan su Facebook, ma Bindi recupera, nonostante una più alta percentuale di negatività, grazie alla professionalità più elevata percepita sul web e alla sua grossa attività social, in particolare su Twitter.

    Tutti i dati degli score dei politici analizzati da Reputation Manager con My-Reputation sono visibili a:

    www.my-reputation.it/PublicProfiles 

    Perché My-Reputation NON è il “Klout italiano”?

    L’ ingegneria reputazionale – spiega Andrea Barchiesi, A.D. di Reputation Manager – è una metodologia strutturata finalizzata alla tutela e alla costruzione dell’identità digitale, che, nella sua distillazione in My-Reputation, è concepita e progettata per costruire e ottimizzare la reputazione online dei privati. L’obiettivo è quello di associare alla persona un’immagine online coerente, completa, sempre aggiornata e il più possibile positiva. My Reputation non è dunque paragonabile a sistemi di misurazione come Klout, perché misura e monitora tutta l’identità digitale, a 360° gradi, e non solo la parte di influenza sui social network.”

    Inoltre MyReputation è orientato all’intervento: permette di avere subito un quadro sintetico della propria identità online e capire esattamente su cosa intervenire; ad esempio, valuta la qualità del tuo  posizionamento sui motori di ricerca  sa distinguere  la tipologia di contenuti, quelli personali da quelli professionali, permettendo all’utente di valutare in prima persona la pertinenza e la qualità dei  contenuti associati al suo nome.

    E questi ultimi due aspetti sono quelli che vanno sottolineati. Abbiamo parlato spesso di Klout, e di altri anche, strumenti che spesso non lasciano intravedere una dinamica logica sulla raccolta delle informazioni e quindi sulla definizione stessa del punteggio che determina poi la visibilità di un individuo sulla rete e la sua capacità di persuasione. My Reputation di conseguenza è una sorta di faro che ci da un resoconto immediato di come siamo rappresentati e visti sul web, ma ci da anche, e non è poco, la possibilità di intervenire direttamente per cercare di correggere quanto più possibile le informazioni che poi determinano, anche in questo caso, un punteggio al quale è associato un certo grado di visibilità. E poi, ancora, come sottolineato anche da Barchiesi, My Reputation valuta l’identità di un individuo non solo dal punto di vista social, ma va a scandagliare tutte le informazioni che esistono per ogni singolo utente sulla rete, dandoci poi la possibilità di scartare quelle che non sono adeguate al nostro profilo, vedi casi di omonimia per esempio, per fare in modo che le informazioni raccolte siano le più affidabili possibili.

    Ed è quindi il caso, quando vi registrate, di affinare la vostra Identità, di arricchire il vostro profilo con maggiori informazioni e poi di aggiungere i vostri canali Social. Fatto questo vi verrà fuori un punteggio e quelli che sono i vostri influencers. Da qui in avanti potrete sempre monitorare il vostro profilo e gestire le vostre informazioni direttamente. Assolutamente da provare. Ovviamente seguiremo lo sviluppo di questo strumento e vi terremo informati.

  • Webtrends Streams, l’e-business in tempo reale

    Webtrends Streams, l’e-business in tempo reale

    Webtrends lancia l’innovativa tecnologia di Webtrends Streams che consente ai professionisti del marketing di utilizzare le informazioni relative ai clienti mentre sono online, trasformando la customer experience in tempo reale e migliorando il coinvolgimento dei visitatori

    Webtrends ha annunciato Webtrends Streams, una nuova soluzione di digital intelligence che, per la prima volta, offre alle aziende la possibilità di modificare il business online in tempo reale. Webtrends Streams sfrutta in tempo reale tutti i dati a livello di visitatore su tutti i canali digitali, compresi siti web, mobile e social; live stream configurabili delle attività online dei clienti potenziano la visualizzazione as it happens del business online di un’azienda, in un modo che non ha precedenti in termini d’immediatezza e scalabilità.

    Fino a questo momento, la capacità di comprendere, arricchire e sfruttare in modo immediato le informazioni digitali nel momento stesso in cui i visitatori sono online era praticamente impossibile. Oggi, grazie a Webtrends Streams, le organizzazioni possono vedere cosa fanno i visitatori mentre lo fanno, fornendo ai professionisti del marketing digitale un potente strumento di digital intelligence a supporto di tutte le loro attività di ottimizzazione, segmentazione e targeting per migliorare il coinvolgimento dei clienti nel momento stesso in cui visitano un sito, permettendo quindi di  intraprendere azioni immediate e ottenere migliori risultati dall’e-business.

    Con Webtrends Streams vogliamo portare  i professionisti del digital marketing a ripensare al marketing in un mondo digitale nel quale i confini tra offline, online, mobile e social sono sempre più sottili”, afferma Alex Yoder, Chief Executive Officer di Webtrends. “In un mondodigitale in cui i consumatori sono sempre connessi, informati e ai posti di comando, le aziende non possono permettersi di aspettare giorni e nemmeno ore per capire cosa succede attraverso i loro canali digitali e come i clienti si relazionano con l’azienda. Con Webtrends Streams, mettiamo a disposizione uno strumento che permette alle aziende di comprendere il loro business online e migliorare l’esperienza dei consumatori nel momento stesso in cui la stanno vivendo.  Inoltre, aiutiamo i team dedicati all’e-business a intraprendere azioni immediate per ottenere risultati migliori. Questo è solo l’inizio, le possibilità sono infinite.

    Nel corso degli ultimi mesi, Webtrends ha testato Webtrends Streams con alcuni clienti early-adopter in Europa e negli Stati Uniti, incluse aziende nei settori ecommerce, retail e media. Questi clienti sono rimasti letteralmente affascinati dalla visibilità offerta da Webtrends Streams sul loro business online e dalle opportunità illimitate di trasformare il loro business.

    “Webtrends Streams ha dato nuova vita ai nostri dati, in un modo fino a ora impensabile”, dichiara David N. Williams, head of customer intelligence di ASOS. “Attraverso le visualizzazioni, il nostro staff è ora in grado di apprezzare la portata globale del nostro business in tempo reale. Abbiamo inoltre potuto notare nuove opportunità d’incontro con i consumatori aperte da questa soluzione”.

    Potrei contare sulle dita di una mano le volte che ho visto un prodotto di digital measurement con un potenziale realmente dirompente, e questa è una di quelle”, commenta Eric T. Peterson, esperto di analytics e fondatore della società di consulenza Web Analytics Demystified.WebtrendsStreams ci permette di creare praticamente qualsiasi visualizzazione in base alla necessità del cliente e di poterla poi implementare in tempo reale e senza ritardi, cosa unica al giorno d’oggi”.

    Nucleo centrale di Webtrends Streams è Streams Lab, uno strumento di visualizzazione ed esplorazione dei big data in tempo reale, che permette ai professionisti del marketing di segmentare in modo semplice un numero illimitato di eventi e caratteristiche dei clienti in qualsiasi numero di live stream, in base alle necessità di business. Questi live stream possono essere facilmente configurati, arricchiti con stream di dati e condivisi con soluzioni di testing, targeting e personalizzazione per avviare azioni immediate e migliorare l’esperienza dei clienti istantaneamente.

    Con una scalabilità, ricchezza e immediatezza dei dati senza precedenti sul mercato, la vera potenza di Webtrends Streams sta nella sua capacità di permettere azioni immediate sulla base dei dati dei clienti in tempo reale. Streams è stato progettato per risolvere le sfide di business online più comuni, come l’aumento del coinvolgimento dei clienti e delle conversioni, il miglioramento dell’allineamento tra lo staff aziendale, l’identificazione delle performance e dei problemi di sicurezza di un sito e il potenziamento delle azioni di marketing interne ed esterne.

    La digital intelligence abbatte il muro tra le analytics e il business, eliminando il trasferimento di informazioni passive e rendendo i dati immediatamente utilizzabili”, scrive Joe Stanhope, analista di Forrester Research in un rapporto di Forrester. “La digital intelligence è un nuovo standard delle analytics perchè colma il  divario tra analisi e azione, intensificando l’esperienza digitale dei clienti in modo trasparente (Welcome To The Era Of Digital Intelligence, Forrester Research, Inc., February 10, 2012)

    Webtrends Streams è già disponibile e utilizzabile anche dalle realtà che non sono utenti di Webtrends Analytics. Webtrends Streams può essere implementato con tutti i prodotti di digital analytics presenti oggi sul mercato.

    Per saperne di più su Webtrends Streams e su come la digital intelligence in tempo reale rivoluzionerà il digital marketing:  www.webtrends.com/streams.

    I partecipanti alla conferenza Webtrends Engage potranno inoltre vedere come funziona Webtrends Streams dal 28 al 30 gennaio 2013 presso il Westin St. Francis hotel , a San Francisco, CA.

  • Brand italiani su Facebook, ecco la classifica di Novembre

    Brand italiani su Facebook, ecco la classifica di Novembre

    Ecco la consueta classifica dei Brand Italiani su Facebook sulla base dei dati raccolti da BlogMeter. Qualche novità per questo mese, infatti vengono considerati i Brand con più nuovi fan. Ma vediamo tutti i risultati

    Grazie ai dati raccolti da BlogMeter, vediamo come i Brand italiani si sono comportati su Facebook nel mese di Novembre 2012. Novità interessante di questo mese è che vengono valutati non più le pagine dei brand con più fans, ma quelle con il maggior numero di nuovi fans, un modo per misurare meglio la crescita di una fanpage. E da questo punto di vista, al primo posto si piazza la fanpage di X Box 360, il brand legato alla console di giochi di casa Microsoft che nel mese di Novembre colleziona 106.799 nuovi fans; al secondo posto la fanpage di McDonald Italia, con 104.070 nuovi fans e al terzo si piazza Lidl Italia, la cui fanpage colleziona nel mese di Novembre 99.162 nuovi fans.

    Brand-Italiani-Facebook-Novembre-2012---nuovi-fans

    Resta, come elemento importante di valutazione al fine di stilare la classifica dei Brand Italiani su Facebook, l’engagement, ossia la capacità di coinvolgimento misurata attraverso le interazioni, commenti+likes+condivisioni, che sono avvenute sulle varie fanpages nel periodo di monitoraggio. Da questo punto di vista, al primo posto si piazza una new entry come Pechino Express, la fanpage legato al programma televisivo di Rai 2, con un punteggio di 162,8. Motivo di questo successo è la fase finale del programma che ha visto crescere l’interesse da parte del pubblico, per ogni 1000 fan è riuscita a generare 163 interazioni medie. Un dato che conferma il crescente fenomeno della social tv nel nostro paese. Al secondo posto la fanpage di Libero, 91,4 interazioni per 1000 fans, mentre al terzo si piazza la fanpage della Sampdoria, 87,7 interazioni per 1000 fans. Sempre del mondo del calcio c’è da segnalare anche la new entri della fanpafe della S.S Lazio. La Social tv che è presente anche con la fanpage di X Factor, programma di successo con un grande seguito sui social network, che realizza per il mese di Novembre 70 interazioni per 1000 fans.

    Brand-Italiani-Facebook-Novembre-2012---engagement

    Per quanto riguarda invece i tempi di risposta, si piazza al primo posto per il mese di Novembre, ma è sempre ai vertici, la fanpage di Poste Mobile che riesce a scendere sotto l’ora, con 44 minuti, un risultato notevole. Al secondo si piazza Poste Italiane, rimaniamo quindi sempre nel gruppo, con un tempo di risposta di 1 ora e 34 minuti. Al terzo troviamo una new entry, cioè la fanpage di Young and Eni con un tempo di 2 ore e 25 minuti. Altre new entry sono quelle di Radioitalia.it, 3 ore e 6 minuti, e Groupon, 3 ore e 7 minuti.

    Brand-Italiani-Facebook-Novembre-2012---tempi-risposta

  • #Primarie del #PD, Renzi più coinvolgente, Bersani piace e Vendola il più seguito

    #Primarie del #PD, Renzi più coinvolgente, Bersani piace e Vendola il più seguito

    Mancano poche ore ormai al voto per le Primarie del Centrosinistra che vedono in lizza cinque candidati, Bersani, Renzi, Vendola, Tabacci e Puppato. Ma vediamo lo studio compiuto da BlogMeter e Politecnico di Milano che traccia un quadro completo di quelle che sono state le conversazioni sulla rete nelle ultime tre settimane

    Interessante lo studio che BlogMeter e Politecnico di Milano hanno portato avanti nelle ultime tre settimane monitorando le conversazioni sulle primarie del Pd e sui cinque candidati Bersani, Renzi, Vendola, Tabacci e Puppato. I risultati dello studio sono stati resi noti oggi e vedono i tre candidati principali primeggiare ognuno in un settore specifico. Infatti dalle conversazioni monitorate dal 1 al 23 novembre, cioè fino a ieri, il sindaco di Firenze mattero Renzi è il candidato che è stato capace di creare più engagement coi propri sostenitori sul web, Bersani comunque piace e il governatore della Puglia Vendola è quello che risulta avere il maggior seguito su Facebook come su Twitter. Ma vediamo i dati più nel dettaglio.

    Intanto sono stati 600 mila i documenti analizzati da inizio novembre ad oggi e per la gran parte, l’88%, provengono dai dai social network. Il 38% di questi riguarda Matteo Renzi, il 29% riguarda il segretario del PD Pierluigi Bersani, che colleziona il maggior numero di citazioni da siti di notizie, segue poi Nichi Vendola col 23%, più staccati gli altri due candidati, Puppato e Tabacci, ai quali fa riferimento il 5% dei documenti presi in analisi.

    Le interazioni scaturite da tutte le conversazioni analizzate sui social network sono state cicra 1 milione e da questo punto di vista Nichi Vendola è il candidato che colleziona il maggior numero di followers e fans, quasi 250 mila su Twitter e oltre 500 mila su Facebook. Anche se c’è da registrare che Matteo Renzi nelle ultime settimane è stato più bravo ad attrarre ben 662 fan e 1.225 follower al giorno, superando proprio Vendola, 561 follower e 172 fan al giorno; Bersani invece 426 follower e 72 fan al giorno.

    Come dicevamo prima, il candidato che ha saputo più di tutti esercitare maggiori capacità di engagement, quindi coinvolgimento, col proprio seguito è stato Matteo Renzi: negli ultimi giorni, mediamente ogni suo tweet riesce ad ottenere 107 reazioni (retweet e risposte), e per ogni post su Facebook 1.451 tra like, commenti, condivisioni. Il suo tweet più virale è stato quello contro lo stipendio di Manganelli:

    Ma Bersani se la cava infatti se guardiamo Twitter, per ogni tweet genera 77 reazioni, mentre Vendola, visto da Facebook, per ogni post ottiene 1451 reazioni.

    Primarie PD - BlogMeter Politecnico Milano

    Interessante è la valutazione delle conversazioni dal punto di vista della sentiment analysis, ossia si tratta di vedere quale sia il tenore delle conversazioni, quindi se positive o negative nell’esprimere delle opinioni. Ed è qui che il segretario del Pd Bersani esce vincente: il rapporto delle conversazioni che lo riguardano tendono ad essere più positive, 46%, che negative, 54%. Per il sindaco di Firenze Renzi il rapporto è leggermente più basso, 44% positive, 56% negative; per Vendola 37% positive, 63% negative.

    “Le rilevazioni effettuate confermano quanto il dibattito sulla rete sia diventato elemento centrale del discorso politico. Le strategie dei candidati sono tuttavia molto diverse – dichiara Giuliano Noci, ordinario di Marketing del Politecnico di Milano -; Matteo Renzi punta decisamente sui social network; non tanto e solo in termini di fan e follower quanto soprattutto in termini di capacità di ingaggio: il suo obiettivo è far parlare gli altri di sé e dei suoi temi, così come aveva fatto Obama nella sua campagna elettorale. Vendola, che è il più seguito in termini di fan e follower, ne fa un utilizzo misto: dai social network emerge sia il suo profilo personale che quello politico ma questa commistione di contenuti non lo ripaga. Bersani combina invece un approccio comunicativo tradizionale con un uso comunque rilevante della rete: non a caso è il candidato più ripreso dai siti web degli editori.”

    La sintesi che fa Noci è assolutamente condivisibile e traccia in maniera più netta tutto il quadro. A questo punto non ci resta che attendere l’esito del voto, vedere chi predomina poi nei voti reali e solo allora sapremo come e quanto le conversazioni sulla rete hanno inciso sull’esito finale. Vedremo.

  • Sui Social Media vince ancora Barack Obama

    Sui Social Media vince ancora Barack Obama

    Ormai mancano poche ore per conoscere chi sarà il 45° Presidente degli Stati Uniti d’America, ma sui Social Media sembra che il presidente uscente, il democratico Barack Obama, possa essere riconfermato. Ed è proprio in queste ultime ore che Obama sta raccogliendo consensi sul web

    Obama Romney Social MediaGià qualche settimana fa, quando si era nel vivo dei dibattiti televisivi, avevamo dato un’occhiata su quale fosse lo stato della sfida tra i due contendenti alla Casa Bianca in queste elezioni presidenziali 2012, Barack Obama, democratico, e Mitt Romney, repubblicano. E avevamo preso i dati, con relativa infografica, raccolti da Compete che ci delineava anche quali fossero i profili dei votanti. Ma ormai siamo arrivati agli sgoccioli, mancano infatti poche ore e il Big Tuesday sta entrando nel vivo. Mentre lo spettro del 2000, quando l’indecisione degli Usa produsse un finale all’ultimo voto tra Al Gore e George Bush che poi la spuntò. Ma sul web e sui Social Media in particolare, gli americani hanno già deciso chi sarà il nuovo presidente Usa. Quindi diamo un’occhiata per saperne di più. (altro…)

  • Ecco come sono andate le Elezioni in Sicilia sul web

    Ecco come sono andate le Elezioni in Sicilia sul web

    BlogMeter ha oggi reso noto una ricerca condotta sul web a proposito delle Elezioni in Sicilia mentre in queste ore si sta procedendo proprio allo spoglio delle schede. Dai primi dati reali il Movimento 5 Stelle è il primo partito in Sicilia mentre Crocetta dovrebbe essere eletto nuovo governatore. E questo dato coincide con i dati della ricerca sulla rete. Ma vediamo tutti gli altri risultati

    BlogMeter Elezioni Sicilia_citazioniLe Elezioni in Sicilia hanno da sempre una rilevanza nazionale e mai come in questa occasione questa affermazione corrisponde a verità. Si perchè il periodo storico che stiamo vivendo, caratterizzata da una crisi della politica come non accadeva ormai da troppi anni, è molto votato all’anti-politica, cioè al fatto che i cittadini sono stanchi di assistere a scandali, come quello del Lazio o anche come quello della stessa Regione Sicilia ridotta in deficit finanziario, e alle solite promesse non mantenute. Quindi lo scenario siciliano assume ancora una volta valenza nazionale con il Movimento 5 Stelle vero protagonista della campagna elettorale che ha cercato di raccogliere la delusione di tanti cittadini. E a quanto pare c’è pure riuscito se, come sembra dai dati sui voti reali, dovesse confermarsi come primo partito nell’isola. Un dato che pochi potevano davvero immaginario, eccetto Grillo ovviamente. (altro…)