Tag: cybersecurity

  • Caso Booking, perché proteggere il perimetro non basta più

    Caso Booking, perché proteggere il perimetro non basta più

    Il data breach di Booking ha esposto i dati di milioni di utenti, subito usati per truffe di phishing mirate. I dati di pagamento sono esclusi, ma il caso dimostra che la sicurezza perimetrale da sola non basta più.

    Il furto dei dati di Booking.com ha fatto molto discutere e ovviamente molto preoccupare. Come sempre accade in questi casi.

    Viviamo in un’era dove ormai non basta dire di essere protetti semplicemente adottando un software, bisogna cambiare approccio e mentalità. E questo caso, che tocca tutti, ce lo ricorda ancora una volta.

    Va specificato, del caso specifico di Booking.com non si conoscono tutti i dettagli. L’azienda ha confermato ufficialmente l’incidente il 13 aprile 2026, dopo aver rilevato anomalie nei propri sistemi. Alcune segnalazioni di utenti indicavano attività sospette già nei mesi precedenti (con casi isolati riportati a settembre 2025), suggerendo una possibile esposizione prolungata o attacchi mirati sequenziali.

    L’azienda non ha fornito dettagli, ma dati emersi da alcune indagini giornalistiche parlano di server esposto collegato a operazioni simili con dati di milioni di utenti. Non ci sono altri numeri su questo caso, su cui le indagini sono ancora in corso.

    In ogni caso, nomi, email, indirizzi, numeri di telefono, dettagli delle prenotazioni. Tutto leggibile, tutto utilizzabile senza alcuna decodifica. I dati di pagamento risultano esclusi dalla violazione, ma tutto il resto era esposto e conservato in chiaro. Booking.com ha confermato l’accaduto, aggiornato i PIN delle prenotazioni attive e avvisato i clienti con procedura standard.

    Nel frattempo, però, alcuni utenti avevano già ricevuto messaggi di phishing via WhatsApp contenenti i dettagli reali delle loro prenotazioni. Non messaggi generici, ma comunicazioni costruite con il nome della struttura, la data del soggiorno, il numero di telefono corretto. I dati sottratti sono stati usati nell’arco di ore per costruire truffe mirate.

    Per dare un’idea, Booking.com è una delle più grandi piattaforme di viaggio al mondo, con oltre 100 milioni di utenti attivi sull’app mobile, più di 500 milioni di visite mensili al sito e oltre 1,1 miliardi di pernottamenti prenotati nel 2024. Il fatturato annuo nel 2024 è stato di 23,7 miliardi di dollari, secondo Business of Apps.

    Caso Booking, perché proteggere il perimetro non basta più
    Caso Booking, perché proteggere il perimetro non basta più

    Il perimetro come illusione di sicurezza

    C’è un errore ricorrente nel modo in cui leggiamo queste vicende. Si guarda alla violazione come a un evento circoscritto: qualcuno è entrato, ha preso qualcosa, e quindi gestiamo le conseguenze.

    Ma quando i dati rubati sono in chiaro, l’incidente non ha una data di chiusura. Un nome associato a un indirizzo email, a un numero di telefono, a una prenotazione specifica diventa un profilo. Un profilo diventa un vettore di phishing. Un vettore di phishing, nelle mani giuste, diventa una campagna di frode che può durare mesi.

    I dati di Booking.com non spariscono dall’oggi al domani. Circolano, vengono rivenduti, vengono combinati con altri dataset. Ogni destinatario di quel messaggio WhatsApp che ci ha creduto ha già subito un danno che va ben oltre la prenotazione. E questo accade perché il sistema di sicurezza ha protetto i confini, non il contenuto.

    Valerio Pastore, fondatore di CyberGrant, lo spiega in modo efficace commentando proprio questo caso: la domanda giusta non è come impedire l’accesso, ma cosa succede se l’accesso avviene comunque.

    Se i dati sono crittografati nativamente, se seguono pattern di accesso non standard, se il dato stesso risulta illeggibile a chi non è autorizzato, allora la breccia diventa irrilevante. L’attaccante entra, ma non trova nulla di utile.

    La crittografia come presupposto, non come opzione

    Nessuna piattaforma che gestisce i dati di milioni di persone può garantire che nessuno entrerà mai nei suoi sistemi. Non dipende dal budget, dalla competenza del team o dalla tecnologia adottata. È la natura stessa delle infrastrutture connesse, e chi lavora nella sicurezza informatica lo sa da anni.

    Quando una violazione avviene – e prima o poi avviene – ciò che determina la gravità delle conseguenze è lo stato in cui si trovano i dati al momento dell’accesso.

    Se sono in chiaro, leggibili, immediatamente utilizzabili, il danno si propaga in ore. È quello che è successo con Booking.com: le informazioni sottratte sono diventate truffe di phishing personalizzate prima ancora che l’azienda completasse le notifiche ai clienti.

    La crittografia dei dati a riposo, come sottolinea Pastore, non è un componente opzionale da inserire in una roadmap futura o da valutare in funzione del budget disponibile.

    Nel 2026, per qualsiasi organizzazione che tratta dati personali su scala, è il presupposto minimo di responsabilità. Proteggere il perimetro serve a ridurre le probabilità di un accesso non autorizzato. Cifrare i dati all’origine serve a rendere quell’accesso inutile anche quando il perimetro non tiene.

    Fino al prossimo data breach…

    La differenza tra gestire un rischio e togliere valore a ciò che un attaccante riesce a rubare è tutta qui.

    Un dato cifrato che esce da un sistema non produce messaggi WhatsApp con i dettagli delle prenotazioni. Non alimenta campagne di phishing personalizzate. Non crea quel cortocircuito tra furto e danno che abbiamo visto in questo caso.

    Resta da vedere se il caso Booking.com spingerà altre piattaforme a ripensare l’architettura dei propri sistemi, o se continueremo a trattare la cifratura nativa come un lusso invece che come un requisito. La risposta, come sempre, la daranno – purtroppo – i prossimi data breach.

  • Un pesante blackout ha colpito la Spagna e il Portogallo

    Un pesante blackout ha colpito la Spagna e il Portogallo

    Un pesante blackout ha colpito in modo particolare la Spagna e il Portogallo, in misura minore il sud della Francia. Pesanti disagi ai servizi digitali e alle infrastrutture. Adesso si cerca di scoprire le cause tra guasto o attacco cyber. Intanto sarebbe meglio investire su infrastrutture resilienti.

    Nella giornata di oggi, 28 aprile 2025, un blackout di grandi proporzioni straordinarie a colpito la Spagna, il Portogallo e in misura minore il sud della Francia, lasciando milioni di cittadini senza elettricità e generando disservizi estesi, soprattutto nell’ambito dei servizi digitali e delle infrastrutture critiche.

    Cosa è successo

    Secondo quanto riportato da Red Eléctrica Española, intorno alle 12:30 ora locale, la rete elettrica spagnola ha subito una brusca oscillazione di potenza, causando un crollo della domanda da oltre 25.000 MW a circa 12.400 MW nel giro di pochi minuti.

    Il blackout ha interessato l’intera Spagna continentale, il Portogallo e alcune regioni del sud della Francia come l’Occitania.

    Il blackout ha avuto un impatto immediato sulla Rete e sulle telecomunicazioni. In molte aree spagnole e portoghesi la rete mobile è andata completamente offline, rendendo impossibili sia le chiamate vocali sia il traffico dati.

    Le connessioni fisse hanno subito blackout o forti rallentamenti, con pesanti ripercussioni su attività commerciali, media, e servizi online essenziali.

    Un pesante blackout ha colpito la Spagna e il Portogallo
    Un pesante blackout ha colpito la Spagna e il Portogallo

    In tilt anche i sistemi di pagamenti

    Anche i sistemi di pagamento elettronico, bancomat e POS sono andati in tilt, obbligando molti esercizi commerciali ad accettare esclusivamente pagamenti in contanti.

    Il blackout ha paralizzato i trasporti pubblici. Metropolitane evacuate a Madrid, Barcellona e Valencia; treni bloccati su tutta la rete ferroviaria; traffico cittadino in tilt per semafori fuori uso.

    Negli aeroporti di Madrid-Barajas e Lisbona si sono registrati ritardi e cancellazioni di voli, con operazioni ridotte all’essenziale grazie ai generatori di emergenza.

    Gli ospedali, sebbene equipaggiati con generatori, hanno dovuto sospendere interventi non urgenti e concentrarsi sui servizi di emergenza.

    Ipotesi sulle cause: guasto o attacco informatico?

    Le autorità spagnole e portoghesi stanno ancora indagando.

    L’ipotesi prevalente riguarda un guasto tecnico, ma non si esclude un possibile attacco informatico.

    Alcuni gruppi hacktivisti come NoName e DarkStorm hanno rivendicato l’evento, ma al momento non esistono prove concrete a sostegno di questa rivendicazione.

    Cosa accade ai servizi web e all’infrastruttura digitale durante un blackout

    In eventi di blackout prolungato, i servizi digitali si bloccano a cascata. I data center possono resistere solo per un tempo limitato grazie ai sistemi UPS e ai generatori.

    In ogni caso, le reti di telecomunicazione dipendono fortemente dalla disponibilità costante di energia. Quando la rete primaria cede, anche le torri cellulari, le centrali dati e i nodi di rete si spengono progressivamente.

    A questo si aggiungono i problemi alla catena logistica del digitale: senza elettricità, è impossibile mantenere operativi servizi cloud, streaming, e-commerce e infrastrutture pubbliche digitalizzate.

    Come agire per ridurre i disagi

    Affrontare blackout estesi richiede una strategia articolata:

    • Ridondanza energetica: garantire una rete distribuita di generatori e sistemi UPS non solo nei data center, ma anche nei nodi di rete più periferici.
    • Piani di disaster recovery: le aziende e le istituzioni devono disporre di protocolli chiari per la gestione delle emergenze digitali.
    • Cybersecurity avanzata: proteggere gli impianti critici da attacchi informatici è fondamentale per ridurre i rischi di blackout indotti.
    • Formazione e cultura della resilienza: formare operatori e cittadini su come reagire efficacemente in caso di blackout.

    Il blackout di oggi, in Spagna, Portogallo e Francia, rappresenta una drammatica conferma della fragilità delle nostre infrastrutture digitali.

    Una fragilità che richiede un ripensamento serio delle strategie di resilienza energetica e digitale, in un contesto sempre più interconnesso e vulnerabile.

  • X e il blackout, tra speculazioni e assenza di informazioni

    X e il blackout, tra speculazioni e assenza di informazioni

    Ieri, 10 marzo 2025, X ha subito tre down. Elon Musk ha accusato un attacco DDoS dall’Ucraina, ma mancano prove. Ecco cosa è successo in una giornata difficile per la piattaforma.

    Ieri, 10 marzo 2025, la piattaforma X ha subito tre interruzioni di servizio nell’arco di poche ore, un evento che ha comportato non pochi disagi per centinaia di migliaia di utenti in tutto il mondo.

    Il primo blackout è avvenuto 5:30 ET (11:30 italiane), seguito da altri due: alle 9:30 ET (15:30 italiane) e alle 11:10 ET (17:10 italiane). Elon Musk, proprietario di X, ha attribuito i disservizi a un “massiccio attacco informatico”, dichiarando in un’intervista a Fox News che l’origine sarebbe localizzata in Ucraina.

    Ma quali sono i fatti concreti dietro questa affermazione? Analizziamo la vicenda.

    X e il blackout, alcuni dati sul disservizio

    Le segnalazioni di problemi su X sono esplose nella mattinata del 10 marzo, con picchi registrati da Downdetector soprattutto negli Stati Uniti e in Europa. Gli utenti hanno riscontrato difficoltà nel caricare contenuti, accedere al proprio account o pubblicare post.

    Le tre interruzioni, durate complessivamente oltre sei ore, rappresentano uno dei disservizi più gravi che si sono registrati nella storia recente della piattaforma.

    X non ha rilasciato comunicati tecnici dettagliati, lasciando spazio alle dichiarazioni di Musk come unica fonte ufficiale.

    X e il blackout, tra speculazioni e assenza di informazioni
    X e il blackout, tra speculazioni e assenza di informazioni

    L’ipotesi di Musk: un attacco DDoS dall’Ucraina

    Durante l’intervista a Fox News, trasmessa quando in Italia era tarda serata, Musk ha descritto l’incidente come un “massiccio attacco cyber” orchestrato da un gruppo o uno Stato, sottolineando che gli indirizzi IP coinvolti proverrebbero dall’area ucraina.

    L’ipotesi tecnica più accreditata, supportata anche da esperti del settore, è quella di un attacco Distributed Denial of Service (DDoS), una strategia che mira a sovraccaricare i server con un volume di traffico insostenibile, rendendo il servizio inaccessibile.

    Jake Moore, Global Security Advisor di ESET, ha offerto un’analisi approfondita:

    Gli attacchi DDoS sono un metodo efficace per colpire un’azienda senza dover compromettere direttamente i suoi sistemi principali, permettendo agli autori di restare in gran parte anonimi. Questo rende la protezione ancora più complessa, soprattutto quando il contesto dell’attacco è sconosciuto e ci si può affidare solo a misure generiche di mitigazione.”

    Moore ha aggiunto che gli hacker sfruttano sempre più dispositivi IoT per amplificare questi assalti, una tendenza in crescita che complica ulteriormente le difese.


    Cosa sono gli attacchi DDoS

    Un attacco Distributed Denial of Service (DDoS) è una tecnica usata dai cybercriminali per mettere fuori uso un servizio online, come un sito o una piattaforma, sommergendolo di richieste.

    Immaginiamo un negozio preso d’assalto da migliaia di clienti fittizi che bloccano l’ingresso: i server, incapaci di gestire un traffico così intenso e artificiale, si bloccano, rendendo il servizio inaccessibile agli utenti reali.

    Questi attacchi spesso sfruttano reti di dispositivi compromessi – dai computer ai dispositivi IoT come telecamere o router – coordinati per colpire il bersaglio contemporaneamente, rendendo difficile individuarne l’origine.


     

    X e il down: al momento nessuna prova concreta, solo speculazioni

    Nonostante le affermazioni di Musk, al momento non sono state pubblicate evidenze tecniche che confermino l’origine ucraina dell’attacco.

    X non ha fornito log o dati sugli IP coinvolti, e la dichiarazione del suo proprietario resta al momento priva di riscontri ufficiali.

    La situazione dunque lascia aperte diverse interpretazioni. Potrebbe trattarsi di una deduzione basata su analisi interne non ancora condivise; oppure di un’accusa deliberata, dettata da dinamiche geopolitiche.

    Musk, noto per le sue posizioni controverse, ha avuto negli ultimi giorni attriti non di poco conto con l’Ucraina, soprattutto legati all’uso di Starlink nel conflitto con la Russia.

    In ogni caso, senza un report dettagliato, la tesi dell’attacco da una zona ucraina resta semplice speculazione.

    X e i precedenti casi di down

    Non è la prima volta che X si trova ad affrontare blackout di tale portata.

    In passato, la piattaforma è stata già bersaglio di attacchi DDoS e disservizi strutturali che, in alcuni casi, sono stati erroneamente interpretati come cyberattacchi mirati.

    Sempre secondo Moore, “X è una delle piattaforme più discusse al mondo, il che la rende un bersaglio ideale per hacker che vogliono lasciare il segno. L’unica strategia efficace per contrastare questi attacchi è continuare ad anticipare l’imprevedibile e rafforzare costantemente le difese.”

    La vulnerabilità di X potrebbe essere accentuata anche dalla sua crescente centralità nel dibattito pubblico.

    La situazione attuale e maggiore sicurezza

    Il down di X pone comunque diversi interrogativi.

    È stato davvero un attacco coordinato dall’Ucraina, come sostiene Musk, o un problema tecnico amplificato dalla narrazione del suo proprietario? E se si trattasse di un DDoS, chi ne è responsabile?

    La mancanza di trasparenza da parte di X alimenta il dibattito, mentre la piattaforma torna operativa senza chiarire davvero cosa sia accaduto.

    Quel che è certo è che la sicurezza informatica resta una sfida cruciale e centrale per le grandi piattaforme digitali. Soprattutto, nel caso di X, quando queste diventano luoghi di scontro anche su temi delicati di strettissima attualità.

    [L’immagine di copertina è stata realizzata da Franz Russo utilizzando un modello di intelligenza artificiale generativa]

     

  • L’Italia tra i primi 10 paesi al mondo per violazione dei dati

    L’Italia tra i primi 10 paesi al mondo per violazione dei dati

    Secondo un recente studio, l’Italia si piazza al nono posto a livello mondiale per violazioni di dati, con circa 267 milioni di account compromessi dal 2004.

    Nel giorno del World Password Day, 2 maggio 2024, Surfshark diffonde i dati relativi alla Mappa Mondiale delle Violazioni dei Dati. Sono dati che, proprio in una giornata come questa, dovrebbero spingerci a fare serie riflessioni sui rischi attuali.

    E dopo aver fatto una seria riflessione, è il caso di agire. I sistemi di violazione sono sempre più sofisticati e i livelli di allerta e attenzione devono seguire di pari passo.

    Adesso diamo un’occhiata a questi dati con qualche valutazione di merito.

    I dati in Italia dei primi tre mesi del 2024

    Nel primo trimestre del 2024, in Italia sono stati compromessi 1,3 milioni di utenti online, registrando un incremento del 20% rispetto all’ultimo trimestre del 2023, come evidenziato da Surfshark, società specializzata in cybersecurity.

    A titolo di confronto, in Francia gli account violati nell’ultimo trimestre sono stati 4 milioni, mentre in Spagna 2,3 milioni.

    L’analisi evidenzia che l’Italia è il nono Paese più colpito al mondo, con 266,8 milioni di account compromessi dal 2004.

    L'Italia tra i primi 10 paesi al mondo per violazione dei dati

    Italia al nono posto al mondo per violazione dei dati

    L’analisi di Surfshark sulle violazioni di dati negli ultimi 20 anni mostra che, dei 266,8 milioni di account compromessi in Italia, 70 milioni avevano email univoche.

    In 20 anni sono stati compromessi ben 25,4 account al minuto.

    In media, ogni indirizzo email è stato violato insieme a 2,4 altri record personali. Nel nostro paese sono stati esposti un totale di 645,3 milioni di record personali.

    Ad esempio, 279,7 milioni di password sono state violate insieme agli account italiani, comportando seri rischi come furto di identità, estorsione o altri crimini informatici.

    I casi di violazione che hanno coinvolto l’Italia

    Nell’ultimo trimestre, il caso di violazione dei dati più significativo, che ha toccato anche l’Italia, è stato quello di Cutout.Pro. La violazione ha esposto 20 milioni di record di utenti, a livello globale. In Italia sono state violate 63 mila email.

    Altre violazioni da segnalare, che hanno riguardato account italiani, sono Pandabuy (33.600) e Mr. Green Gaming (293).

    A livello globale, il numero di violazioni dei dati è in forte aumento.

    L’ampio monitoraggio delle tendenze di violazione dei dati effettuato da Surfshark negli ultimi vent’anni rivela una realtà digitale allarmante: le perdite di dati persistono come una minaccia globale continua. Dal 2004, un impressionante totale di 17 miliardi di account utente è stato compromesso a livello mondiale, con 400 milioni di episodi registrati all’inizio di quest’anno“, afferma Lina Survila, portavoce di Surfshark. “Invitiamo tutti a rimanere vigili, a creare password sicure, a non riutilizzarle e a fare attenzione quando condividono informazioni personali online“.

    17 miliardi di email violate

    Dei 17 miliardi di account violati, il 38% erano caratterizzati da indirizzi email univoci. Un totale di 60,9 miliardi di dati sono stati esposti (di cui 17,2 miliardi erano indirizzi email) dal 2004.

    In media, ogni indirizzo email è stato compromesso insieme a 3 ulteriori record di dati. Gli account americani e russi sono i più frequentemente compromessi.

    I 10 paesi più colpiti

    In ordine decrescente, i dieci paesi più colpiti, dal 2004:

    1. Stati Uniti (3 miliardi)
    2. Russia (2,4 miliardi)
    3. Cina (1,1 miliardi)
    4. Francia (521,6 milioni)
    5. Germania (486,7 milioni)
    6. Brasile (354,2 milioni)
    7. Regno Unito (321,9 milioni)
    8. India (320,5 milioni)
    9. Italia (266,8 milioni)
    10. Canada (213,8 milioni).

    I paesi con la più alta densità di violazioni dal 2004 (numero di account violati per residente) includono: Russia (16,8), Stati Uniti (9,0), Sudan del Sud (8,1), Francia (8,1), Repubblica Ceca (6,1), Singapore (5,8), Germania (5,8), Canada (5,5), Australia (5,3), Regno Unito (4,8) e Portogallo (4,7).

    Quando un account di posta elettronica viene compromesso, l’utente rischia di essere vittima di furto di identità. I truffatori potrebbero inviare email false spacciandole per comunicazioni veritiere da parte di organizzazioni conosciute

    Queste stesse email potrebbero contenere link infetti da virus informatici o sollecitazioni a rivelare ulteriori informazioni personali. Fenomeno che conosciamo tutti bene, più o meno.

    Se l’indirizzo email è stato compromesso insieme ad ulteriori dati personali come nome e indirizzo, i truffatori potrebbero persino riuscire a impersonare la vittima per scopi malevoli.

    Se sospetti che le tue informazioni siano state compromesse, dovresti:

    • Modificare immediatamente le password dei tuoi account.
    • Abilitare l’autenticazione a due fattori, ove possibile.
    • Contattare la propria banca se le informazioni della carta di credito sono state divulgate.
    • Eseguire una scansione dei propri dispositivi alla ricerca di malware.
    • Mantenere un livello di vigilanza elevato contro possibili frodi, in particolare se sono stati compromessi l’indirizzo email, il numero di telefono o altre informazioni di contatto.

    Indicazioni sulla metodologia dell’analisi

    Una violazione dei dati si verifica quando dati riservati e sensibili vengono esposti a parti non autorizzate. In questo studio, ogni indirizzo email compromesso utilizzato per registrarsi a servizi online viene trattato come un account utente separato, che potrebbe essere stato compromesso insieme ad ulteriori informazioni, come password, numero di telefono, indirizzo IP, codice postale e altro.

    I dati sono stati raccolti da partner indipendenti da 29.000 database accessibili al pubblico e aggregati per indirizzo email. Per determinare la localizzazione dell’indirizzo email, sono stati esaminati diversi parametri associati, come nomi di dominio, indirizzi IP, località, coordinate, valute o numeri di telefono. Questi dati sono stati poi resi anonimi e trasmessi ai ricercatori di Surfshark per l’analisi statistica dei risultati.

    La Mappa Mondiale delle Violazioni dei Dati viene aggiornata mensilmente con i dati più recenti forniti da partner indipendenti. I paesi con una popolazione inferiore a 1 milione di persone non sono stati inclusi nell’analisi.

    Per la metodologia completa, clicca su questo link: https://surfshark.com/research/data-breach-monitoring/methodology

  • Cyber Index PMI: ecco la Cybersecurity nelle PMI Italiane

    Cyber Index PMI: ecco la Cybersecurity nelle PMI Italiane

    Cyber Index PMI evidenzia la consapevolezza delle PMI italiane sui rischi cyber. Mentre molte sono consapevoli dei pericoli, poche adottano un approccio strategico. La formazione e la sensibilizzazione sono cruciali nell’era digitale.

    Nell’era della digitalizzazione, la cybersecurity non è più un argomento riservato ai giganti tecnologici o alle grandi corporazioni. Ogni azienda, indipendentemente dalle sue dimensioni, può diventare un bersaglio per gli attacchi informatici.

    In questo contesto, le piccole e medie imprese italiane, spesso considerate meno protette, hanno un bisogno cruciale di sensibilizzazione e formazione.

    È in questa cornice che nasce il “Cyber Index PMI”, un rapporto illuminante che getta luce sullo stato di consapevolezza delle PMI italiane nei confronti dei rischi cyber.

    Il Cyber Index PMI non è solo una semplice indagine, ma rappresenta un campanello d’allarme per le aziende italiane. La digitalizzazione, seppur portatrice di innumerevoli vantaggi in termini di efficienza e innovazione, presenta anche sfide in termini di sicurezza.

    Le minacce cyber sono in costante evoluzione e le PMI, senza le risorse e l’expertise delle grandi aziende, possono trovarsi particolarmente vulnerabili.

    Cyber Index PMI 2023

    Il fulcro del rapporto “Cyber Index PMI” è la promozione e la diffusione della cultura digitale tra le PMI italiane. Il rapporto, realizzato grazie all’indagine su oltre 700 imprese, ha rivelato dati sorprendenti. Le PMI italiane mostrano un livello complessivo di consapevolezza in materia di sicurezza digitale di 51 su 100.

    cyberindexpmi livello 51

    Se da un lato il 45% delle PMI intervistate è ben conscio del rischio cyber, solo il 14% ha un approccio strategico per affrontare e mitigare tali rischi. Al contrario, un considerevole 55% delle PMI risulta poco consapevole, con un ulteriore 20% che può essere categorizzato come “principiante” nel dominio della cybersicurezza.

    Il rapporto offre molti spunti su cui riflettere, ma vale la pena segnalarne due su tutti, fondamentali.

    Il primo è che il 57% delle aziende prese in esame dal rapporto ha adottato misure, e strumenti, per la rilevazione di attività anomale e per la protezione dei dati. In un momento in cui i dati sono sempre più preziosi, perché portatori di informazioni cruciali per la vita economica di un’impresa, questo è un aspetto che può solo migliorare e tanto.

    Il secondo elemento è quello della formazione. Il 38% delle PMI prese in esame dal rapporto prevede di avviare iniziative in questo senso, al fine di accrescere le necessarie competenze che servono ad affrontare le sfide future.

    Ecco, una parola chiave che è risuonata in occasione della conferenza stampa di presentazione: competenze. Servono skills e capacità per affrontare l’evoluzione de digitale che permetterà alle aziende di crescere e di essere sempre più internazionali.

    Giancarlo Fancel, Country Manager Italy e CEO di Generali Italia - franzrusso.it
    Al centro, Giancarlo Fancel, Country Manager Italy e CEO di Generali Italia

    Serve, come ha sottolineato Giancarlo Fancel, Country Manager Italy e CEO di Generali Italia, è necessario “fare sistema, in modo resiliente ed efficace. Quanto individuato dal rapporto Cyber Index PMI è un punto di partenza strategico per la crescita delle PMI italiane. E noi come azienda di assicurazioni siamo pronti a fare la nostra parte offrendo tutti gli strumenti necessari a sostegno delle imprese”.

    Di fronte a questi dati, è necessario assumere un “approccio strategico” alla cybersecurity. Si tratta di comprendere e valutare i rischi, implementare soluzioni di sicurezza adatte, formare il personale e, soprattutto, adottare una mentalità di sicurezza proattiva. Non basta semplicemente installare un software antivirus o avere una password complessa; la cybersicurezza riguarda la creazione di una cultura aziendale in cui la protezione dei dati e delle risorse digitali è prioritaria.

    L’iniziativa “Cyber Index PMI”, promossa da Confindustria e Generali, è un passo nella giusta direzione. Il contributo degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano aggiunge un valore scientifico alla ricerca, garantendo che i risultati siano accurati e pertinenti. La presenza dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale sottolinea ulteriormente l’importanza e l’urgenza del tema.

    La presentazione del “Rapporto Cyber Index PMI” a Roma non è stata solo l’annuncio di un nuovo rapporto. Ma, in un certo senso, si è trattato di un appello all’azione, un invito alle PMI italiane a prendere sul serio le minacce cyber, ad investire nella formazione e nella protezione, e a navigare con sicurezza nel vasto oceano del digitale, ricco di sfide e di opportunità.

    L’importanza della cybersicurezza per le PMI

    Le PMI rappresentano la colonna vertebrale dell’economia italiana, contribuendo significativamente alla produzione, all’occupazione e all’innovazione. Spesso, la loro dimensione ridotta e le risorse limitate possono rendere queste aziende particolarmente vulnerabili agli attacchi informatici.

    A differenza delle grandi aziende, le PMI potrebbero non avere un team dedicato alla sicurezza informatica o le risorse finanziarie per investire in soluzioni di sicurezza avanzate. Questa vulnerabilità viene spesso sfruttata dai cybercriminali, rendendo le PMI un bersaglio attraente.

    Rischi associati alla mancanza di cybersicurezza

    La mancanza di misure di sicurezza adeguate può esporre le PMI a una serie di rischi. Questi includono, tra gli altri:

    1. Furto di dati: Le informazioni aziendali, come i dati dei clienti o le informazioni finanziarie, possono cadere nelle mani sbagliate, portando a gravi conseguenze finanziarie e di reputazione.
    2. Ransomware: Questo tipo di malware crittografa i dati dell’azienda, rendendoli inaccessibili fino al pagamento di un riscatto.
    3. Interruzione delle operazioni: Un attacco informatico può paralizzare le operazioni aziendali, causando perdite economiche e danneggiando la reputazione.
    4. Violazione normativa: Le aziende potrebbero essere soggette a pesanti sanzioni se non proteggono adeguatamente i dati personali, come previsto dal GDPR e da altre normative.

    La necessità di sensibilizzazione

    La sensibilizzazione è il primo passo fondamentale verso la creazione di un ambiente digitale sicuro. Le PMI devono essere consapevoli non solo dei rischi, ma anche delle misure preventive che possono adottare. La formazione dei dipendenti, l’adozione di protocolli di sicurezza standard e la collaborazione con esperti del settore sono tutte strategie essenziali. L’obiettivo non dovrebbe essere solo quello di prevenire gli attacchi, ma anche di essere preparati a rispondere efficacemente nel caso in cui si verifichino.

    cyberindexpmi cybersecurity pmi franzrusso.it

    Un’azienda che non è preparata a gestire gli attacchi informatici può subire danni irreparabili. Perdite finanziarie, danni alla reputazione, e possibili azioni legali sono solo alcune delle conseguenze potenziali di un attacco informatico riuscito. La sensibilizzazione e la formazione, elementi più volte sottolineati dal rapporto Cyber Index PMI, rappresentano strumenti essenziali per prevenire queste situazioni e garantire che le PMI possano prosperare nell’era digitale.

    Come sappiamo, il processo di sensibilizzazione non è un’attività una tantum. Con il continuo evolversi del paesaggio delle minacce informatiche, le aziende devono aggiornarsi costantemente sulle ultime tendenze e metodi di attacco. Partecipare a workshop, seminari e corsi di formazione, può aiutare le PMI a rimanere un passo avanti rispetto ai cybercriminali.

    Concludendo, il “Cyber Index PMI” ha rivelato l’urgente necessità per le PMI italiane di elevare il loro livello di consapevolezza e preparazione in materia di cybersicurezza. La strada verso un futuro digitale sicuro per le PMI passa attraverso la formazione, l’investimento in soluzioni di sicurezza e la creazione di una cultura aziendale centrata sulla sicurezza.

    Il rapporto Cyber Index PMI 2023 è disponibile per essere consultato e scaricato.

  • Ecco come creare una password efficace e custodirla al meglio

    Ecco come creare una password efficace e custodirla al meglio

    Ecco come creare una password efficace e custodirla al sicuro. Nella giornata del World Password Day, qualche suggerimento per creare password sicure e custodirle al meglio.

    Una giornata come questa, in cui si celebra il World Password Day 2023, che cade il primo giovedì del mese di maggio, ogni anno, deve essere l’occasione per ricordare a tutti che, ormai da anni, non è possibile sapere che la password più usata in assoluta è “123456”.

    Non è un luogo comune, è quello che accade. Secondo Nordpass, la password più gettonata al mondo nel 2022 è stata proprio la parola “Password”, mentre in Italia si è preferito utilizzare i numeri “123456”.

    In un momento in cui siamo sempre più connessi al mondo digitale, diventa esigenza primaria dotarsi e gestire password che siano sempre più sicure. Perché la password non è solo una parola, un insieme di lettere e numeri, è una protezione primaria e fondamentale della nostra vita digitale.

    È quindi, nel 2023, diventa ancora più importante che ogni password sia sicura, perché, diversamente, potrebbe essere facilmente compromessa da hacker e malintenzionati, mettendo a rischio la nostra privacy e sicurezza. Per questo motivo, il World Password Day vuole sensibilizzare le persone sull’importanza di avere password sicure e promuovere l’utilizzo di password robuste e affidabili. Ma vorremmo anche che questa principio valesse ogni giorno, in realtà.

    Come vedete dalla classifica in basso, “123456” e “password” sono ancora le password più utilizzate in tutto il mondo, rendendo le informazioni personali vulnerabili ad attacchi informatici.

    password usate 2022

    Altro dato che dovrebbe far riflettere è che il più del 60% delle persone utilizza la stessa password su più account, il che significa che una volta che un account viene violato, tutte le altre password diventano vulnerabili. È per questo motivo che avere password forti, e uniche, è fondamentale per proteggere la nostra privacy e la nostra sicurezza.

    Come impostare una password sicura

    E allora, come impostare una password sicura e a prova di hacker?

    Ecco alcuni suggerimenti su come impostare una password sicura:

    Lunghezza: le password devono essere lunghe, di almeno 12 caratteri. Più caratteri si aggiungono, maggiori saranno le possibilità che la password sia difficile da decifrare. Una password di 16 o più caratteri sarebbe ancora meglio.

    Complessità: le password devono essere complesse, utilizzando una combinazione di lettere maiuscole e minuscole, numeri e caratteri speciali. Evitare di utilizzare parole comuni o sequenze numeriche ordinarie, come, appunto, 12345 o qwerty.

    Unicità: le password devono essere uniche per ogni account. Non utilizzare la stessa password per più account, poiché in caso di violazione di un account, tutte le altre password sarebbero compromesse.

    Aggiornamento: Aggiornare le password regolarmente. Anche se può essere fastidioso dover cambiare le password, è importante farlo regolarmente per evitare che le password diventino obsolete e facili da decifrare.

    Come conservare le password

    Conservare le password in modo sicuro è altrettanto importante quanto crearle. Memorizzare le password può essere difficile, specie quando se ne usato tante. Ma conservarle in modo sicuro è essenziale per la protezione dei nostri account.

    Ecco alcuni consigli su come conservare le password.

    come creare password efficace custodirla franzrusso.it

    Gestore di password

    Conservare le password al sicuro non significa necessariamente memorizzarle tutte a memoria. Infatti, i gestori di password sono strumenti utilissimi per chi desidera mantenere al sicuro le proprie credenziali. Un gestore di password è un software che consente di archiviare tutte le password in un database crittografato, così da non doverle memorizzare tutte a memoria. In questo modo, sarà sufficiente ricordare solo la password del gestore, che dovrà essere lunga e complessa. Inoltre, i gestori di password spesso generano password casuali e complesse per te, in modo da garantire una maggiore sicurezza. Ne esistono diversi, gratuiti e a pagamento, disponibili sul mercato, tra cui LastPass, Dashlane e 1Password.

    L’autenticazione a due fattori

    Come già ricordato altre volte qui sul nostro blog, l’autenticazione a due fattori (2FA) è un ulteriore livello di sicurezza che va ad aggiungersi alla semplice password. In pratica, la 2FA richiede che l’utente inserisca un codice temporaneo (generalmente inviato tramite SMS o generato da un’app) al momento del login, oltre alla password.

    In questo modo, anche se un malintenzionato dovesse venire a conoscenza della tua password, non riuscirebbe comunque ad accedere al tuo account senza anche il codice di autenticazione a due fattori. La maggior parte dei servizi online supporta l’autenticazione a due fattori, ed è una funzionalità che dovresti sempre attivare quando possibile.

    Mai condividere le password

    Sembra banale, ma visto i risultati che abbiamo visto prima, val la pena ribadirlo, perché le password sono personali e dovrebbero essere trattate come tali: non condividere mai le tue password con nessuno, neanche con familiari o amici fidati.

    Biometria

    La biometria può essere un’opzione aggiuntiva per l’autenticazione, ma non dovrebbe essere considerata come unica misura di sicurezza. In alcuni casi, la biometria può essere aggirata da tecniche di hacking o tramite la creazione di falsi biometrici. E poi, c’è da dire che ancora non tutti i dispositivi supportano la biometria.

    È quindi importante usare una combinazione di misure di sicurezza, come l’utilizzo di password robuste e l’autenticazione a due fattori, oltre alla biometria, per garantire la massima protezione dei dati personali.

    Ecco che allora, alla fine di questo articolo, il World Password Day è l’occasione perfetta per ricordare l’importanza di utilizzare password sicure e di conservarle al meglio. Scegliere una password complessa, utilizzare un gestore di password, attivare l’autenticazione a due fattori, non condividere le password e cambiarle regolarmente sono tutti passi importanti per mantenere al sicuro le proprie credenziali.

    Insomma, seguire questi semplici consigli può fare davvero aiutarci a creare password più sicure e sistemi di conservazione più adeguati, per evitare rischi molto pesanti.

  • Il cybercrime potrebbe costare alle aziende 5.200 miliardi di dollari

    Il cybercrime potrebbe costare alle aziende 5.200 miliardi di dollari

    Uno studio di Accenture, leader a livello globale nel settore dei servizi professionali, ha stimato che il cybercrime potrebbe costare alle aziende la cifra di ben 5.200 miliardi di dollari nel corso dei prossimi cinque anni. E solo il 30% delle società ha davvero fiducia nella sicurezza di Internet.

    Il nuovo studio di Accenture, azienda leader a livello globale nel settore dei servizi professionali che riesce sempre a fornire dati utili sulla direzione che stanno prendendo le aziende in tema di innovazione e trasformazione digitale, mette bene in evidenza il fatto che il cybercrime potrebbe avere degli effetti clamorosi per le aziende con costi esorbitanti: 5.200 miliardi di dollari. Una cifra enorme. Si tratta di costi addizionali e i mancati ricavi delle aziende nel corso dei prossimi cinque anni dovuti ai cyber-attacchi, poiché la dipendenza da modelli di business abilitati da Internet è attualmente di gran lunga superiore all’abilità di introdurre misure di sicurezza adeguate in grado di proteggere asset strategici.

    Lo studio, Securing the Digital Economy: Reinventing the Internet for Trust, ha visto coinvolti  più di 1.700 tra CEO e top manager di aziende di diversi paesi, tra cui l’Italia, e analizza la complessità delle sfide legate a Internet che le aziende si trovano ad affrontare e delinea le azioni inderogabili per il ruolo in continua evoluzione dei CEO in ambito di tecnologia, business architecture e governance.

    cybercrime franzrusso.it 2019

    Dallo studio emergono alcune interessanti considerazioni. Quattro intervistati su cinque, quindi il 79%, ritengono che il progresso dell’economia digitale sarà seriamente compromesso se non ci sarà un sostanziale miglioramento della sicurezza su Internet, mentre oltre la metà, il 59%, ritiene che Internet sia sempre più instabile sotto il profilo della cyber-sicurezza e non sa come reagire.

    Allo stesso tempo, tre quarti degli intervistati, il 75%, ritengono che sia necessario uno sforzo congiunto per far fronte alle sfide in materia di cyber security, in quanto nessuna organizzazione è in grado di risolvere il problema da sola. Il 56% degli intervistati, quindi più della metà, si definisce sempre più preoccupato della sicurezza su Internet e vedrebbe con favore l’entrata in vigore di norme di business più rigorose introdotte da istituzioni o autorità governative.

    accenture studio cybercrime

    Lo studio mette bene in evidenza come il cybercrime con un’ampia gamma di attività fraudolente e dannose, pone sfide significative in quanto può compromettere le attività aziendali, la crescita e l’innovazione del business, nonché l’introduzione di nuovi prodotti e servizi, con un costo per le aziende di migliaia di miliardi di dollari. Il settore high-tech, con oltre 753 miliardi di dollari di costi emergenti, corre i rischi maggiori, seguito da life science e automotive, la cui esposizione ammonta rispettivamente a 642 e 505 miliardi di dollari.

    La rete Internet non è stata pensata e costruita considerando il livello di complessità e di connettività attuali. Ecco perché può bastare una singola vulnerabilità, all’interno o all’esterno delle mura aziendali, per subire un cyber-attacco dagli effetti devastanti”, ha dichiarato ha dichiarato Paolo Dal Cin, Security Lead di Accenture Italia. “Nessuna organizzazione può affrontare da sola le sfide poste dalle minacce cyber; è un obiettivo globale che richiede una risposta globale e per il quale la collaborazione è la chiave. Per dare forma a un futuro che cresca su un’economia digitale forte e che funzioni in un clima di fiducia, il top management deve guardare oltre i confini della propria organizzazione, collaborare con un ecosistema di partner e proteggere la loro catena del valore nella sua interezza, considerando fornitori, clienti e ogni altra terza parte”.

    Da tenere in considerazione, elemento principale tra l’altro, che la rapida ascesa delle nuove tecnologie sta ponendo le aziende di fronte a nuove sfide, come testimoniato da quattro intervistati su cinque, il 79%, che ammettono di adottare tecnologie emergenti più rapidamente rispetto alla velocità con cui affrontano i relativi problemi di cyber security. Inoltre, i tre quarti di essi, il 76%, evidenziano che gli aspetti di sicurezza informatica sono sfuggiti al controllo a causa di nuove tecnologie come l’Internet of Things (IoT) e l’Industrial Internet of Things (IIoT). L’80%, quindi la maggioranza, ha inoltre dichiarato che è sempre più difficile proteggere la propria organizzazione dalle vulnerabilità delle parti terze, il che non sorprende, data la complessità e la vastità attuale degli ecosistemi su Internet.

    Lo studio suggerisce ai CEO e agli altri dirigenti di alto livello tre azioni da intraprendere per migliorare la sicurezza digitale del loro business, che è il caso di appuntarsi bene:

    1. Governance: unire le forze con altre aziende partner e attivare una gestione a livello globale – Incrementare gli sforzi per collaborare con dirigenti di altre aziende, responsabili di governo e autorità di regolamentazione per definire come prevenire al meglio nuovi cyber-attacchi.
    2. Business Architecture: connettere e proteggere le aziende tramite un modello basato sulla fiducia digitale – Indirizzare al meglio le basi della cyber-security. Proteggere tutte le attività di business lungo l’intero ecosistema di partner e fornitori.
    3. Tecnologia: far progredire le attività di business e migliorare la sicurezza – Adottare nuove tecnologie, gestire al meglio la sicurezza dell’IoT e prepararsi per le sfide legate al quantum computing. Assicurarsi che la sicurezza dei software e le funzioni di aggiornamento siano integrate nei dispositivi mobili e IoT sin dalla loro progettazione.
  • World Backup Day, il 2018 sarà l’anno peggiore per cyber attacchi e perdita di dati

    World Backup Day, il 2018 sarà l’anno peggiore per cyber attacchi e perdita di dati

    Si celebra il World Backup Day, una giornata per sensibilizzare sull’importanza di salvare i propri dati oggi sempre più a rischio da attacchi informatici. Una ricerca di Acronis rileva che il 60% degli intervistati non ha mai sentito parlare del ransomware e il 69% delle aziende non crede che il proprio antivrus siano in grado di bloccare le minacce in circolazione.

    Oggi, 31 marzo 2018, si celebra il World Backup Day una giornata per sensibilizzare sull’importanza di salvare i propri dati oggi sempre più a rischio da attacchi informatici. L’importanza di salvare i dati è ormai diventata vitale ed è la prima forma di sicurezza per metterli al riparo. Molto spesso, come vedremo, non solo manca la cultura del proteggersi in modo adeguato, ma manca anche la cultura del salvataggio dei dati. In questi ultimi anni sono stati tantissimi i casi di violazione e furto di dati provocando danni enormi per il fatto che mancava una copia degli stessi dati.

    Acronis addirittura prevede che il 2018 sarà l’anno peggiore per numero di attacchi informatici e di incidenti con perdita di dati a causa della crescente raffinatezza degli attacchi, del proliferare delle famiglie di ransomware e della scarsa consapevolezza della minaccia tra gli utenti. Da una recente indagine, Acronis ha rilevato che oltre il 60% degli intervistati non ha mai sentito parlare del ransomware, una minaccia costosa che secondo le stime nel 2019 inciderà per oltre 11 miliardi di dollari (lo scorso anno erano 5 miliardi).

    world backup day

    Nel 2017, il numero delle varianti di ransomware è aumentato del 46% e questo ha reso più difficili la prevenzione e il rilevamento. Gli esperti di sicurezza prevedono che questa minaccia informatica continuerà a diffondersi. Se quest’anno veniva colpita un’azienda ogni 40 secondi, nei prossimi due anni la frequenza degli attacchi scenderà a 14 secondi, e questo senza contare gli attacchi ai privati, che sono molto più frequenti. Acronis lancia un avvertimento: solo una soluzione di backup sicura e di alta qualità con protezione proattiva dal ransomware integrata può prevenire le perdite di dati e mettere al sicuro i dispositivi.

    I criminali che si servono del ransomware hanno perfezionato le tecniche di ingegneria sociale e continuano ad approfittare delle falle nella sicurezza che permettono di aggirare gli antivirus tradizionali, incapaci di rilevare questo tipo di attacchi. Secondo il Ponemon Institute, il 69% delle aziende non ritiene che l’antivirus utilizzato sia in grado di bloccare le minacce in circolazione.

    Da quando i criminali informatici si sono resi conto dell’efficacia dei backup nello sventare i loro attacchi, molti nuovi ceppi di ransomware hanno iniziato a prendere di mira i file e il software di backup. Il 62% degli intervistati non sapeva che il ransomware può crittografare i file e i backup. Ma il dato più sconcertante è che il 33% non fa alcun backup dei dati. Soltanto soluzioni di backup sicure come Acronis Backup e Acronis True Image, dotate di protezione attiva dal ransomware basata su IA, sono in grado di rilevare e bloccare attacchi sofisticati di questo genere.

    world backup day 2018

    All’inizio di questo mese, Acronis ha condotto un’indagine tra i consumatori sulla protezione dei dati, interrogando utenti generici di internet in sette paesi, questi gli altri risultati emersi dall’indagine:

    • Quasi il 39% degli intervistati ha in casa quattro o più dispositivi, e quindi aumentano gli endpoint e i dati da proteggere;
    • Oltre il 29% degli intervistati ha subito una perdita di dati.

    I consigli per il World Backup Day

    A questo conviene seguire i consigli di Acronis in quattro semplici mosse per proteggere i dati:

      1. Avere sempre un backup dei dati importanti. Archiviare i dati sia in locale che su cloud.
      2. Mantenere sempre aggiornato il sistema operativo e il software, per impedire ai criminali informatici di entrare nel sistema sfruttando eventuali vulnerabilità note.
      3. Fare attenzione alle e-mail, ai link e agli allegati sospetti. Il metodo di infiltrazione più efficace utilizzato dal ransomware è spingere gli utenti ad aprire allegati e-mail infetti e a fare clic su link che rimandano a siti web dannosi.
      4. Installare un software antivirus sul computer e abilitare gli aggiornamenti automatici delle definizioni dei virus. Per chi usa un PC, controllare che Windows Defender sia abilitato e aggiornato.

    Insomma, se non avete ancora provveduto a salvare tutti i vostri dati, approfittate di questa giornata per farlo.

  • Cybersecurity: attenzione alle false email da Agenzia Entrate

    Cybersecurity: attenzione alle false email da Agenzia Entrate

    Da qualche giorno si moltiplicano gli appelli a fare attenzione a email che potrebbero giungere nella vostra casella di posta elettronica con mittente “Agenzia Entrate”. Secondo i ricercatori di Yoroi si tratta di messaggi fraudolenti che contengono un file Excel al cui interno si cela un malware trojan riconducibile alla famiglia ZeuS/Panda (botnet 2.5.6).

    Non è la prima volta che l’Agenzia delle Entrate viene presa di mira da cyber criminali per usarla come “esca” e ingannare gli utenti che si vedono recapitare nella propria casella di posta elettronica un messaggio di “avviso di pagamento“. Un classico esempio di “phishing“, truffa informatica che riprende in maniera generale le sembianze di un messaggio proveniente da una data azienda per confondere l’utente e farlo cadere nella trappola. Un fenomeno questo che nel corso degli anni si è sempre più intensificato riuscendo a riprodurre messaggi che spesso e volentieri riescono a far cadere nella trappola gli utenti. Pensate che, sulla base di dati recenti, il fenomeno è previsto in crescita del 10,8% entro il 2022, con un valore di mercato di 840 milioni di dollari di quest’anno fino a 1,4 miliardi di dollari del 2022.

    Nel caso specifico, dopo il recente comunicato da parte della stessa Agenzia delle Entrate che dichiara di non aver inviato messaggi con “avvisi di pagamento”, arriva l’allarme anche da parte di Yoroi, azienda italiana specializzata in cybersecurity, che mette in guardia sulla pericolosa campagna di attacco in atto.

    I messaggi intercettati dai ricercatori di Yoroi simulano ipotetiche comunicazioni relative ad avvisi di pagamento provenienti da “Agenzia Entrate” a cui è allegato un documento Excel in grado di infettare il PC vittima. I ricercatori hanno analizzato i campioni intercettati e hanno rilevato che la minaccia si riconduce alla famiglia ZeuS/Panda (botnet 2.5.6): analogamente a quanto accaduto recentemente nel caso della minaccia che fingeva di provenire da “Enel Energia”, la variante del trojan individuata ha la capacità di intercettare dati utente all’interno dei browser web in uso (Man-in-the-Browser), trafugare schermate e digitazioni durante le sessioni di lavoro, instaurare canali di comunicazione backdoor e permettere agli attaccanti accesso alla rete locale.

    agenzia entrate phishing

    L’e-mail si presenta con le seguenti caratteristiche:

    • Oggetto:
      “LET_FORMAT_ERROR“
      “avviso di pagamento”
    • Mittenti:
      Molteplici account di posta potenzialmente compromessi da domini @inwind.it , @tiscali.it , @hotmail.it , @aliceposta.it, @tim.it , @outlook.it , @libero.it, @legalmail.it , @fastwebnet.it
    • Allegati:
      “<4CIFRE>-F24.xls”   (ad esempio “5368-F24.xls”)

    La società consiglia a tutti, comprese le aziende che potrebbero ricevere questi messaggi, di monitorare potenziali rischi di sicurezza, mantenere signature e sandbox aggiornate e verificare periodicamente la sicurezza degli apparati di rete. Insomma, c’è da fare, come sempre del resto, molta attenzione.

  • World Password Day 2017, il 59% degli utenti condividerebbe la password

    World Password Day 2017, il 59% degli utenti condividerebbe la password

    In occasione del World Password Day, giornata per sensibilizzare gli utenti sull’importanza di scegliere password efficaci e “sicure”, McAfee ha pubblicato i risultati di un sondaggio. I risultati sono che il 37% degli utenti trascrive su un foglio di carta le proprie password; il 54% possiede almeno un dispositivo senza alcuna protezione per l’accesso. Il 59% condividerebbe la password con altri. Ecco alcun utili consigli.

    Il 4 maggio è la giornata del World Password Day, celebrata ogni anno per sensibilizzare gli utenti sull’importanza di scegliere password efficaci e “sicure”. E in occasione di questa giornata, su un tema così delicato come la sicurezza dei propri dati protetti da password, McAfee ha condotto un sondaggio in Australia, Francia, Germania, India, Giappone, UK e USA. I risultati sono sorprendenti, nel senso che dal punto di vista della protezione dei propri dati attraverso una pasword in effetti c’è ancora molto da lavorare, tanto.

    I risultati della ricerca McAfee

    Secondo gli intervistati, una delle modalità più diffuse per memorizzare le proprie password è scriverle. Il 37% degli intervistati ha ammesso di conservare un documento con tutte le proprie password in un posto ritenuto sicuro. Al secondo posto, l’abitudine di riutilizzare le password per più account, con il 34% che ammette di farlo regolarmente.

    Sorprendentemente, con il 57% sono le donne di età compresa tra 18 e 24 anni ad avere questa brutta abitudine, rispetto al 25% degli uomini della stessa fascia di età che ammettono di riutilizzare la stessa password per più account.

    password world password day franzrusso.it 2017.

    Fortunatamente, anche l’utilizzo di un programma per gestire le password è stato tra i metodi più utilizzati per tenere traccia delle password con il 20% che ne fa un impiego regolare. Ancora una volta i più attenti alla protezione sono gli uomini, che con una percentuale più che doppia (29%) rispetto alle donne (12%) utilizzano maggiormente questo sistema di archiviazione delle password.

    Un dato sorprendente è che più della metà, il 54%, degli intervistati possiede tra uno e quattro dispositivi non protetti da password o da una forma di autenticazione biometrica (come l’impronta digitale). Il 60% possiede tra uno e quattro dispositivi senza protezione di accesso, rispetto al 44% di persone che vivono in una zona rurale.

    L’autenticazione tramite impronte digitali è il fattore singolo considerato piú affidabile per sbloccare i dispositivi collegati al posto di una password (35%). Questa percentuale sale al 50% per gli individui tra i 18 ei 24 anni.

    E cosa succede nel momento in cui si dimentica la password? Il 18% degli intervistati tenta varie combinazioni di password finché l’account non viene bloccato. Più della metà (54%) degli intervistati, se si dimentica la password, il più delle volte abbandona il sito senza fare quello che avrebbe voluto.

    Ecco come gli utenti creano la propria password

    Quando deve creare una password, meno della metà (46%) degli intervistati afferma che la propria principale preoccupazione sia l’efficacia della password, mentre il 34% è più interessato a che sia semplice da ricordare. Un preoccupante 59% degli intervistati si è dichiarato disponibile alla condivisione delle proprie password con gli altri. I più giovani sono i più aperti alla possibilità di condividere le loro password con il 69% degli intervistati di età compresa tra i 18 e i 24 anni che afferma di non trovarci niente di sbagliato.

    Il 73% per cento degli uomini nella fascia di età 18-24 si sente tranquillo nel condividere le password rispetto al 65% delle donne dello stesso gruppo di età. Le password condivise più spesso sono state quelle delle applicazioni di streaming video, con poco meno di un quarto (23%) che afferma di essere disposto a condividere la propria password per questa tipologia di servizi.

    Alcuni utili suggerimenti per creare una password sicura

    • Creare password efficaci. Le password sono le chiavi della nostra vita digitale, perciò è bene essere certi di creare password solide e uniche per bloccare l’ingresso agli utenti indesiderati. È consigliato utilizzare un mix di numeri, lettere minuscole e maiuscole e simboli. Più complessa è la password, più difficile sarà violarla. Infine, evitare le password comuni e facili da indovinare come “12345” o “password”.
    • Utilizzare l’autenticazione a più fattori (MFA). Utilizzare più fattori di autenticazione per i propri account, ad esempio l’impronta digitale o un dispositivo affidabile, porta molti vantaggi, tra cui una maggiore sicurezza e un più facile accesso ai propri account online. Se si utilizza un servizio che offre l’MFA, assicurarsi di abilitarlo. Più fattori è possibile combinare, più sicuri saranno gli account.
    • Cambiare spesso la password. Assicurarsi di cambiare le password alcune volte l’anno, specialmente se le password sono state utilizzate per più account. Utilizzare nuove password uniche aiuterà a rimanere un passo avanti rispetto ai criminali informatici.
    • Utilizzare un password manager. Un programma per la gestione di password, come l’app True Key, aiuterà a creare password complesse e affidabili, eliminando la difficoltà di ricordarle e permetterà di accedere automaticamente ai propri siti web preferiti utilizzando l’autenticazione multifattoriale.

    Allora, come vi rapportare voi con la password? Siete anche voi tra quelli che la condividono con gli altri o la scrivono su un foglio di carta?