Tag: facebook

  • Non piace il nuovo Facebook

    Da pochi giorni è online la versione aggiornata di Facebook, ma sin da subito ha trovato molti commenti negativi tra gli utenti iscritti al noto social network

    facebook-copy2Ormai è argomento diffuso sul web: la nuova interfaccia di facebook non piace a nessuno. Tant’è che già si formano gruppi all’interno del noto social network che richiedono a gran voce la vecchia versione. Rivogliamo il vecchio Facebook fa registrare già diverse migliaia di iscritti. E si può anche quantificare questo deciso no alla nuova versione, infatti il 94% degli utenti di facebook interpellati da un sondaggio, lanciato da TechCrunch ha risposto di non gradire affatto la nuova versione. Motivo di tutto questo? “Troppo complicato e incasinato”, dicono gli internauti, e ancora, nel nuovo (e più veloce) newsfeed gli internauti possono informare chicchessia su ciò che stanno facendo: “Una caotica lista della spesa, dove è difficile orientarsi», la critica più frequente. È sparito, ad esempio, il collegamento a «gruppi» dalla pagina iniziale, e neppure la grafica incontra molti estimatori.

    Eppure il fondatore del network Mark Zuckerberg non sembra affatto preoccupato dichiarando che “Facebook non deve per forza orientarsi all’opinione degli utenti”. Bella risposta, per nulla simpatica direi. Qui potete anche trovare un’applicazione nella quale chiunque può esprimere il proprio giudizio sul restyling: allo stato attuale si registrano circa 1 milione di voti e 600.000 commenti.

    Tutto questo per cercare di rendere facebook più vicino, nelle applicazioni, a Twitter che come abbiamo gia detto in precedenza lo stesso Zuckerberg ha cercato di comprare e visto anche la crescita impressionante che Twitter ha avuto nell’ultimo anno. Mi viene da pensare che il buon Mark per un suo semplice cruccio rischia di compromettere un pò tutto facebook e anche un pò se stesso. A proposito, se può interessare la nuova versione non piace neanche a me!

  • Twitter, non solo Facebook

    Quando si parla di social network in Italia si pensa solo e soltanto a Facebook, ormai popolarissimo nel nostro paese. Ma ce ne sono altri e anche più interessanti, come Twitter che cresce a ritmi forsennati. Ma è ancora poco usato qui da noi.

    Twitter
    Twitter

    Intanto diciamo subito che Twitter non è come Facebook. Infatti è un servizio di microblogging che permette di mandare messaggi attraverso lo stesso sito, gli sms, le mail. Tutti i messaggi inviati vanno a creare un vero status della persona che lo condivide con le persone con cui è in contatto. Ad un primo sguardo non sembrerebbe essere tanto diverso da facebook, ma invece lo è sostanzialmente. E’ molto più dinamico fino a creare col contato un rapporto molto più diretto. E’ ovviamente uno strumento di condivisione, dalla semplice descrizione della propria giornata fino alle news in tempo reale. In America sono molte le testate giornalistiche che utilizzano questa piattaforma per condividere le notizia. Già in America. Twitter negli Usa è molto popolare, forse più di Facebook. Anzi toglierei il forse dandovi questi dati: nell’ultimo anno Twitter è cresciuto moltissimo facendo registrare il maggior incremento nel numero di visite e di utenti iscritti alle proprie community con una percentuale da paura, +1382%. Eccezionale. Facebook sta un pò più indietro crescendo del 228%, anche questo è un dato eccezionale. (altro…)

  • Il Web in Italia? Un Posto Pericoloso

    Ma veramente il web e i bloggers in generale in Italia possono costituire un problema? Purtroppo la risposta sembra essere di si. Ma soprattutto questa considerazione è generata dall’ignoranza verso le nuove tecnologie nel nostro paese. Lo dice Luca Sofri in un suo articolo su The Huffington Post.

    Ormai da giorni, da mesi anche, sembra che nel nostro paese si voglia colpire il Web in maniera diretta e anche indiretta. Mentre il altri paesi il web contribuisce a migliorare i rapporti in generale, a velocizzare i rapporti con le istituzioni pubbliche, a formare una nuovo modo di fare informazione, più veloce, indipendente e dinamica, a migliorare le relazioni sociali. Ebbene tutto questo nel nostro paese non viene riconosciuto fino in fondo, altrimenti non si spiegherebbero queste continue mortificazioni proprio ai danni del web e dei blogger italiani. Venerdì scorso su The Huffington Post, il blog di Arianna Huffington famosissimo in Usa anche per aver sostenuto la candidatura di Obama alle recenti elezioni presidenziali, è apparso un articolo di Luca Sofri dal titolo “In Italy, the Web is Going to Be a Really Dangerous Place”, abbastanza eloquente sulla situazione attuale. Anche in questo blog ho trattato dell’argomento qui e qui a proposito delle ultime vicende che hanno riguardato alucni provvedimenti inseriti nel disegno di legge sulla sicurezza. Luca Sofri dice che i nostri politici e i media in generale sono ignoranti riguardo a internet e alle nuove tecnologie. E che la cosa di cui si parla di più in questo periodo è Facebook. Impossibile dargli torto. Anch’io ho parlato spesso di Facebook, lo so, ma ho sempre cercato analizzarlo a fondo per verificare le potenzialità, che sono tante. Rimane un eccellente luogo di condivisione, questo sì.

    Il decreto sulla Sicurezza, come sappiamo, prende di mira esageratamente i blogger, in virtù del principio di voler perseguire crimini efferati, come la pedofilia o l’inneggiare alla Mafia come è accaduto su Facebook, senza tener conto che i provvedimenti contenuti nel decreto colpirebber tutti i blogger senza distinzione, minando pesantemente la libertà di poter esprimere il libero pensiero. Come continua Sofri, in Italia “i blogger non stanno combattendo contro una dittatura come quella del Myanmar, ma stanno contrastando l’ignoranza e l’arroganza” che padroneggia tra i nostri politici. Sottoscrivo pienamente queste parole, come credo la gran parte di bloggers ma anche tutti coloro che vedono nel web n modo per poter crescere.

    E ribadisco una domanda rivolta a tutti i politici. Come mai negli Usa Obama vince le elezioni presidenziali con l’aiuto fondamentale del Web e in Italia invece si tende ad ignorarlo, o piuttosto a mortificarlo? Sarei ben felice di ospitare su questo blog l’opinione di chiunque voglia controibuire al dibattitto, politici compresi.

    (ringraziamento particolare a Patrizia Filippetti per la segnalazione)

  • Facebook fa male!

    Facebook fa male! Lo dice Susan Greenfield, ricercatrice di Oxford, che ha condotto un’inchiesta sui social network. Il riultato è che Facebook come altri provocherebbe danni al cervello

    kingofinternet3“Facebook danneggia il cervello, riportandolo a uno stato infantile”, così afferma la dottoressa Susan Greenfield, neurologa e docente alla Oxford University. La dottoressa, che è anche baronessa, in un dibattito alla Camera dei Lord ha inviato il governo britannico a porre l’attenzione sull’impatto sociale dei social network e in particolare modo di Facebook, che a suo dire è stato sottovalutato. La scienziata sostiene che sarebbe bene valutare gli effetti che un prolungato utilizzo di questi siti potrebbe provocare a lungo termine. Infatti la dottoressa Grenfield dice che “nessuno ha ancora valutato quali siano gli effetti della quasi totale immersione della nostra cultura nella tecnologia, nessuno ha creduto opportuno studiare se esiste una qualche correlazone con l’aumento negli ultimi dieci anni di farmaci contro disordini d’iperattività. Con l’uso di questi siti – ricorda Lady Greenfield – il cervello giovane viene esposto sin dall’inizio a un mondo fatto di azioni e reazioni veloci, di immagini che cambiano immediatamente toccando un bottone, di interscambi estremamente veloci che abituano il soggetto a tempi particolari che non rispecchiano quanto succede nel mondo reale”. (altro…)

  • Come uscire da Facebook!

    Se è vero che Facebook in Italia ormai è diventato un fenomeno in forte ascesa tanto che gli utenti registrati, secondo i dati relativi a gennaio 2009, sono 6 milioni, è altrettanto vero che cresce il popolo di chi vuole uscire da Facebook? Ma come?

    Uscire da Facebook
    Uscire da Facebook

    Su questo blog ho spesso trattato del fenomeno Facebook guardandolo più come un fenomeno di comunicazione in grado di offrire nuovi spunti per poter condividere dati, immagini e altro coi propri amici in perfetto stile web 2.0. E in questi mesi mi sono accorto che l’attenzione è più rivolta ad analizzare il tema di come “uscire da Facebook” piuttosto che guardarlo come fenomeno di socializzazione. A novembre 2008 gli utenti italiani su facebook erano oltre 4 milioni, a gennaio 2009 sono 6 milioni. Un successo enorme. Ma nonostante tutto, ci si chiede come fare per uscirne.  Vuoi perchè noi italiani siamo spesso molto gelidi di fronte alle nuove tecnologie ma soprattutto viene fuori il nostro essere snob in certe situazioni, cioè prevale il non far parte della massa tanto che diventa un modo per distinguersi. Ognuno sceglie di fare quello che vuole. (altro…)

  • Se non sei su Facebook non esisti!

    Da premettere che sono un utente di Facebook e non ho nulla in contrario, anzi. Ma quando ho visto questo video non potevo non pubblicarlo e commentarlo con voi

    Intanto il video vuole parafrasare quello che in realtà succede tutti i giorni tra gli utenti registrati su Facebook, e lo fa prendendo in giro quelli che effettivamente lo usano in maniera se vogliamo morbosa. Ma vi racconto cosa mi è successo qualche giorno fa. Come sapete ogni volta che stringete amicizia con qualcuno su Facebook, si allarga la vostra cerchia di amici, compresi quelli potenziali, cioè quelli che sono amici dei vostri amici. E se provate a contattarli proprio con una “friend request” vi appare la dicitura “amici in comune” e il numero di quanti ne sono. Ma Facebook facilita la cosa mostrando nella vostra home del profilo “Persone che potresti conoscere” e cliccando su un’immagine di una certa persona scoprite chi è l’amico che avete in comune. Ora la corsa ad avere più amici è uno dei motivi per cui migliaia di persone  si sono iscritte su Facebook, così come viene ben descritto nel video. Detto questo, mi sono imbattuto anch’io in questo giochetto e ho aggiunto tante persone, che è vero che non conosco, ma che comunque visti gli amici in comune ho pensato che non fosse un problema. E invece? Non l’avessi mai fatto! Mi sono arrivate e-mail da parte di quegli amici in comune che mi scrivevano “come hai potuto contattare i miei amici senza il mio permesso!!! preferisco che da oggi in avanti tu non lo faccia più!!!”

    C’è da rimanere esterrefatti di fronte a delle e-mail del genere. Fino ad ora non cerdevo che questo fosse un problema, anzi. E allora mi sono chiesto quanto questo stringere amicizie su Facebook venga preso sul serio. A vedere questo vien da pensare che forse viene preso troppo sul serio, esageratamente sul serio. E poi, ma ne vale la pena? Se si prova a vivere Facebook per quello che è, con un pò di leggerezza che non guasta, allora diventa anche divertente, certe volte anche un modo per evadere dalle faccende quotidiane. Ma se si deve viverlo cercando di riflettere in esso la società che viviamo tutti i giorni allora forse non c’è poi tanto da meravigliarsi.

  • Facebook e la Privacy

    Con la diffusione del fenomeno Facebook aumentano anche le preoccupazioni per eventuali invasioni della privacy di chi decide di iscriversi su questo o su altri social network. E’ un bene fissare delle regole oppure bisogna lasciare che il web si autoregoli?

    facebookPrivacy20Questo argomento è stato affrontato oggi nel convegno “Social network, attenzione a non cadere nella rete” organizzato dal Garante della Privacy in occasione della “Giornata Europea della protezione dei dati personali”. E’ un argomento importante da trattare perchè riguarda, per il caso di Facebook, 6 milioni e mezzo di italiani (dati al 13 gennaio 2009). Ovviamente, ed è anche giusto che sia così, il Garante ci richiama ad apporre una particolare attenzione all’inserimento dei nostri dati all’interno di questi siti, raccomandando alcune regole: (altro…)

  • Social Network e la crisi

    Chi avrebbe mai pensato che anche i socialnetwork come Facebook, MySpace o Twitter avrebbero dovuto fare i conti con la crisi di questo periodo? Io sinceramente no. Ho sempre creduto che avessero già trasformato in denaro le tantissime adesioni che registrano. E a vedere bene il problema sta tutto lì.

    socialcrisi 31Il problema lo ha sollevato un articolo apparso su Repubblica.it che analizza un pò lo stato finanziario dei socialnetwork dopo che alcuni analisti finanziari hanno pubblicato le loro stime. E infatti stano tutti attraversando un momento decisamente di difficoltà perchè a fronte di un elevato numero di utenti registrati non si registra un eguale aumento dei ricavi. E questo è dovuto soprattutto perchè questi siti sono gratis, e questo è il motivo principale del loro successo. Quindi bisogna trovare altrove altre forme di guadagno. E la pubblicità sembrava essere la soluzione, ma così purtroppo non è. Nel senso che così finora non ha portato grossi risultati, anche perchè c’è il rischio che aumentando la pubblicità in siti come Facebook il rischio è che gli stessi iscritti possano avvertire fastidio. E so anche che alcuni questo fastidio lo avvertono di già. Il caso più eclatante è proprio Facebook, con ammissione dello stesso Mark Zuckerberg secondo il quale le stime per il 2009 sarebbero già più basse di quelle inizialmente prospettate. E solo Facebook conta già più di 130 milioni di iscritti, con un successo finora senza limiti nel nostro paese. In pratica secono gli analisti, Facebook non ha ancora un proprio modello da proporre e il rischio di fallimento sembra essere preso in serie considerazioni. Lo stesso vale per Twitter, anche questo un socialnetwork in ascesa soprprendente, ma che non ha ancora trasformato la sua forza in un macchina per fare soldi.

    E’ difficile pensare che colossi come Facebook, o lo stesso MySpace, che versa in una sotuazione più positiva certo ma che ha comunque le sue difficoltà, facciano fatica a restare a galla. Per chi li guarda da fuori come noi, sembra che questo non possa accadere e che lapubblicità da sola potesse bastare. In linea di pricinicpio sarebbe così, ma i costi ci sono, e sono tanti, e gli inserzionisti preferiscono in tempo di crisi affidarsi a metodi più sicuri che possano generare risultati positivi duraturi. In effetti in questo periodo sono molte le aziende che stanno rivedendo i loro budget per le promozioni per investire nelle strutture aziendali che più soffrono in questo momento. E non potrebbe essere diversamente. Poi sul fatto che Facebook, come pure altri, possa fallire ci credo poco. Se non sarà in grado di risollevarsi da solo allora di sicuro interverrà un colosso che lo comprerà e continuerà a sopravvivere, ma di sicuro non più gratis. Staremo a vedere.

  • Facebook, riflessioni a Sinistra

    Sfogliando per caso il sito de “il Manifesto” scopro con grande sorpresa che anche loro si sono accorti del web e soprattutto di facebook, avviando una riflessione a riguardo. Dopo che un lettore del quotidiano ha criticato una rubrica del giornale paragonandola nei toni a “Porta a Porta” ecco la risposta del quotidiano che riporto per intero, aprendo un dibattito qualora vogliate commentarlo:

    facebook_pol

    * Quando Facebook scende in politica


    “Un visitatore di questo sito, molto arrabbiato con noi, ci ha scritto ieri che le “letterine” di cui si compone il dibattito al quale vi chiamiamo quasi ogni giorno “somigliano tanto a Porta a Porta”. Gli lasciamo la sua opinione, ci mancherebbe, ma abbiamo come l’impressione che quelle “letterine” (contenuti a parte) siano oggi la sostanza della Rete in versione 2.0 come dice chi se ne intende, e cioè la sostanza del dibattito permanente in cui si va trasformando la Rete. Noi siamo a metà strada. Ma questo dovrebbe interessare tutti quelli che lamentano la fine della politica, la ristrettezza di spazi pubblici, la mancanza di dibattito. E, perchè no, la chiusura delle sedi di partito, la trasformazione dei comizi in piccoli show, la fine delle forme della politica così come la conoscevamo. Il fenomeno Facebook, in questo, fa scuola. Velocemente il social network sta arrivando dovunque, anche qui da noi. Da quando si è scoperto che è stato una delle carte vincenti dell’elezione di Obama (Chris Hugues, uno dei fondatori di Facebook è stato tra i consulenti elettorali del neopresidente Usa), Facebook è pieno di politici, e di politica. Walter Veltroni, con i suoi 35.000 sostenitori è stato il primo a muoversi. Gli altri lo hanno seguito, dalla Gelmini a D’Alema. Ieri, solo per fare un esempio, la “Repubblica” ricordava che su Facebook da qualche giorno due gruppi contrapposti dibattono il caso D’Alfonso, il sindaco di Pescara fermato e poi scarcerato. E così via. Ma lo stesso Veltroni, che ha chiamato i suoi sostenitori a una festa in un locale di Roma, ha già provato la distanza tra il reale e il virtuale, dal momento che dei 35.000 sostenitori solo 1300 si sono presentati all’appuntamento. “Il social networking, dicono gli esperti americani, indica la strada da percorrere per le prossime campagne elettorali”. Magari. Riusciremo così a dimenticare i danni che la politica italiana ha fatto alla televisione, e viceversa? D’altra parte il social networking – e questa la sensazione di chi pure lo frequenta – difficilmente riuscirà a scalfire la politica del “Porta a porta” (a proposito…). Forse indica la strada di un’altra politica, definitivamente più light, più ancora liquida di quanto non sia quella di oggi? E noi a che punto siamo? Abbandoneremo i cortei e la piazza per lo schermo del nostro pc?”

  • Stai su Facebook? Allora sei un “fannullone”!

    E’ da un pò di tempo che Facebook sta creando problemi alle aziende. In particolar modo alle imprese italiane non va giù il fatto che gli impiegati possano navigare su questo socialnetwork, in forte ascesa nel nostro paese, incorrendo anche nella possibilità di essere additati come “fannulloni”.

    facebookdenied1Qualche settimana fa anche su questo blog segnalavo la decisione presa da Poste Italiane di inibire l’uso di Facebook dai pc aziendali in uso ai dipendenti e che da lì a poco questa decisione sarebbe stata imitata dalla Regione Veneto e dal Comune di Napoli, che in verità hanno provveduto solo a limitarne l’uso. Se da più parti si parla di aprire anche le aziende all’uso delle nuove tecnologie e quindi anche all’utilizzo di nuove forme di comunicazione legate al web, ecco che questi provvedimenti vanno nel senso praticamente opposto, rivelando tutta la difficoltà che esiste nel cercare un approccio alle nuove tecnologie. Adesso pare che in questo divieto sia incluso anche Dagospia, il sito gossipparo di Roberto D’Agostino, come se navigare nel mare di immagini “Cafonal” renda meno produttivi. Si perchè il tutto è legato alla concetto di produttività degli impiegati che se “vagabondano” su siti del genere, lavorano poco. Ora, la domanda sorge spontanea, ma per caso i fannulloni sono nati con internet? o meglio, facebook è una fabbrica di nullafacenti? Io sostengo di no, e per di più trovo queste argomentazioni un motivo per non volere andare al fondo del problema, che evidentemente sta altrove. A sostegno di questa mi idea riporto un’affermazione di Andrea Cardamone, amministratore delegato della banca online We@bank, che dice: «Io guardo ai risultati, se poi i dipendenti usano Internet per fatti propri e sono contenti, sono contento anch’io». Sacrosanto! Prendersela con Facebook fa perdere tempo, aggiungo.

    In risposta a tutti questi divieti su Facebook è stato cerato anche un gruppo “Anche io tra Messenger e Facebook oggi non ho concluso un caz..” che vanta al momento in cui scrivo oltre 235 mila iscritti, cioè 235 mila potenziali fannulloni. Ha ragione Marco Camisani Calzolari, coautore del libro «Impresa 4.0», quando dice che «il divieto risponde alla logica arcaica di misurare il lavoro in tempo. Bisogna ripensare la produttività». Giusto! Ma come? si chiederanno tutti? semplicemente fare in modo che ci si possa aprire alle nuove tecnologie facendole diventare strumenti di lavoro. Skype è un esempio; ormai sono tante le aziende che preferiscono che i dipendenti utilizzino questo software per telefonare, anche per risparmiare sulle telefonate, che non è male. Ma sono molte le aziende che non pongono limiti di nessun genere anche se hanno tutte una forte connotazione tecnologica, come ad esempio Microsoft Italia dove Facebook è accessibile e si interagisce con i clienti attraverso il Messenger, meglio ancora dell’utilizzo delle mail. Se poi guardiamo cosa succede in Europa scopriamo che la Germania è il paese più aperto all’uso di Facebook, in Gran Bretagna si arriva al 60%, invece negli Usa un’azienda su due proibisce l’utilizzo del sito. Caso limite è quello capitato ad un giovane inglese, che datosi malato per andare invece a passare una serata in un pub a bere, ha lasciato un commento della serata proprio su Facebook. Peccato però che anche il suo titolare fosse tra gli iscritti sul sito, una leggerezza che gli è costata molto.

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