Tag: fake news

  • FakesApp, la falla di WhatsApp che permetterebbe di manipolare i messaggi

    FakesApp, la falla di WhatsApp che permetterebbe di manipolare i messaggi

    Check Point Software Technologies ha scoperto una nuova falla di WhatsApp, denominata FakesApp, che permetterebbe a un criminale informatico di intercettare e manipolare i messaggi inviati all’interno dei gruppi di discussione o delle chat private. Potrebbe diventare un potente strumento per diffondere fake news.

    Se già Skygofree, il malware che permetterebbe la lettura dei messaggi inviati su WhatsApp, ci aveva spaventato, allora quello di cui stiamo per parlarvi potrebbe allarmarvi ancora di più. Ed è meglio che sia così, nel senso di non dare sempre tutto per scontato, un modo che rischia sempre di far abbassare la nostra attenzione esponendoci a grossi rischi, come quello che stiamo per descrivere.

    I messaggi di WhatsApp potrebbero essere manipolati, in modo da cambiare radicalmente il messaggio stesso, inviando informazioni false. Questo potrebbe essere davvero un rischio concreto ed è grazie alla scoperta di Check Point Software Technologies se adesso ne siamo a conoscenza. Check Point Software, uno dei principali fornitori mondiali di soluzioni di cybersecurity, ha scoperto una nuova falla di WhatsApp, denominata FakesApp, che permetterebbe a un criminale informatico di intercettare e manipolare i messaggi inviati all’interno dei gruppi di discussione o delle chat private. Gli hacker potrebbero sfruttare questa vulnerabilità non solo dirottando la conversazione a loro vantaggio, ma anche creando e diffondendo fake news, assumendo così un potere immenso.

    fakesapp falla whatsapp fake news

    Questa vulnerabilità potrebbe causare tre possibili azioni criminali:

    1. sostituire la vera risposta di un utente con un’altra puramente inventata;
    2. citare un messaggio mentre si risponde in un gruppo così da farlo apparire come se provenisse da una persona che non fa nemmeno parte del gruppo;
    3. inviare un messaggio a un membro di un gruppo, sotto forma di un messaggio di gruppo, ma che di fatto viene inviato solo a un destinatario. Il messaggio di risposta arriverà, invece, all’intero gruppo.

    Vi invitiamo a visualizzare questo video demo diffuso da Check Point Softwareche spiega bene cosa potrebbe succedere.

    Nel primo caso, il malintenzionato manipola il testo di una risposta così da fornire una risposta che potrebbe essere di grande beneficio per lui.

    Nel secondo caso, i criminali informatici potrebbero diffondere informazioni errate su un determinato prodotto e causare così gravi danni anche d’immagine a un’azienda.

    Nel terzo caso, invece, gli hacker potrebbero trarre in inganno le persone che potrebbero svelare segreti a loro insaputa.

    Attualmente, WhatsApp conta più di 1,5 miliardi di utenti, oltre un miliardo di gruppi e 65 miliardi di messaggi inviati ogni giorno. Inoltre, l’app di messaggistica, di proprietà di Facebook, prevede di aggiungere funzionalità business per supportare le aziende nella vendita dei loro prodotti e nella gestione del servizio di customer care attraverso l’app.  È facilmente intuibile come una falla di questo tipo, se sfruttata, potrebbe causare danni a un’azienda dal valore non quantificabile. Un ulteriore esempio di diffusione di fake news.

    Senza dimenticare come proprio l’app di instant messagging più usata, anche in Italia, sia quasi ogni giorno al centro della cronaca per via della diffusione, attraverso l’app, di messaggi fraudolenti. In Brasile, per esempio, sono state diffuse su WhatsApp indiscrezioni che sottolineavano quanto fosse rischioso un vaccino contro la febbre gialla – la verità era che quello stesso vaccino avrebbe potuto fermare un’epidemia che ha infettato 1.500 persone e ne ha uccise quasi 500, nel 2016.

    WhatsApp, inoltre, assume un ruolo sempre più centrale in periodo di elezioni, soprattutto nei paesi in via di sviluppo. All’inizio di quest’anno, in India, WhatsApp è stato utilizzato per inviare messaggi, alcuni dei quali erano completamente falsi.

    Tramite le tecniche di social engineering, l’hacker riesce a importunare l’utente inducendolo a compiere azioni di cui poi si pentirà. Grazie alla possibilità di manipolare le risposte, inventare dichiarazioni o inviare messaggi privati sotto forma di messaggi di gruppo, i criminali hanno maggiori possibilità di successo e un’altra arma da utilizzare.

    È bene quindi applicare sempre le regole del buon senso, incluso quella di non credere a notizie che appaiono da subito abbastanza insolite e quella di controllare i fatti, verificando che la storia che si legge sui social sia presente anche nel web.

    Questo tipo di manipolazione non è altro che un nuovo potente mezzo per la diffusione di informazioni false e fake news. Al momento questo sembra trattarsi sono di una scoperta ad alto valore tecnico che non ha riscontri concreti. WhatsApp ha infatti fatto sapere che nessun episodio è riconducibile a FakesApp. Ma potrebbe davvero esserlo.

  • Ecco come Facebook contrasterà le fake news con articoli correlati e info su autore

    Ecco come Facebook contrasterà le fake news con articoli correlati e info su autore

    Lo scorso anno Facebook aveva iniziato un test per gli articoli correlati, una funzionalità che attiva un contesto relativo a una data notizia, con info su autore della notizia, offrendo la possibilità di vedere da dove è stato condiviso e chi lo ha condiviso. Per il momento è attiva solo negli Usa, non è escluso che possa essere presto disponibile per altri paesi.

    Dopo qualche mese di test, Facebook ha raccolto tutti i feedback e gli spunti degli utenti e ha cominciato a rilasciare negli Usa la funzionalità che prevede gli articoli correlati per contrastare il fenomeno delle fake news, una delle spine nel fianco di Facebook. La funzionalità è stata arricchita con altri strumenti volti a dare più informazioni e dettagli agli utenti circa una notizia. La strategia del contesto dovrebbe quindi aiutare meglio l’utente a distinguere se si tratta di una notizia o di una informazione falsa.

    Obiettivo è quello di rendere più facile l’operazione di verifica da parte dell’utente, infatti il vero problema, quello che ha finito per far espandere in maniera esponenziale il fenomeno, è che spesso l’utente non ha molti strumenti e informazioni immediate per procedere ad una verifica veloce, cadendo spesso nell’inganno.

    In pratica, nel momento in cui l’utente visualizzerà la notizia sul proprio news feed noterà in basso a destra una etichetta con su scritto “About the article“, cliccando la quale si aprirà un menù con:

    facebook articoli correlati info autore fake news

    • le informazioni che riguardano l’autore, sarà presente anche il link alla pagina Wikipedia dell’autore
    • i link agli altri articoli correlati
    • le informazioni su quante volte l’articolo è stato condiviso su Facebook
    • da chi è stato condiviso
    • e anche da dove è stato condiviso.

    Sicuramente si tratta di informazioni molto utili che aiutano sicuramente l’utente ad aver un quadro più chiaro, aiuta senz’altro sapere se quella notizia è stata condivisa anche da nostri contatti o amici, un modo per misurare anche l’affidabilità della notizia stessa. Se mi fido di quella persona, perchè la ritengo affidabile e seria, quasi sicuramente sarò portato a condividerla anche io. Ma potrebbe capitare che quell’autore non abbia una pagina su Wikipedia, peraltro situazione molto frequente. Di fronte a questo caso, non si tratta di un’informazione che potrebbe inficiare la veridicità dell’informazione stessa. Quella potrebbe essere a rischio se ci si trovasse di fronte al caso di una notizia senza pagina autore su Wikipedia, senza altri articoli correlati, senza la condivisione di persone che reputiamo affidabili, a quel punto Facebook potrebbe trattare la notizia come una fake news.

    https://www.facebook.com/facebook/videos/10157254148271729/

    Si tratta comunque di una funzionalità che potrebbe aiutare a contrastare le fake news e, siccome tutto si basa sull’algoritmo, la stessa funzionalità appare ormai adatta e pronta per essere adottata anche in altre lingue. Si tratta quindi di aspettare qualche settimana o mese per vederla anche in Italia.

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    Facebook dimostra quindi di mantenere l’interesse a fornire notizie sulla piattaforma che sia realmente affidabili e credibili, nonostante abbia deciso di puntare sulle interazioni degli utenti piuttosto che sulle notizie condivise che, dal cambio dell’algoritmo, hanno perso in media il 20% di visibilità.

  • Il 2018 sarà per Facebook e per i Social Media l’anno della lotta ai contenuti d’odio

    Il 2018 sarà per Facebook e per i Social Media l’anno della lotta ai contenuti d’odio

    Se il 2017 verrà ricordato come l’anno delle fake news sui social media, il 2018 potrebbe essere ricordato come l’anno della lotta ai contenuti d’odio. Nei giorni scorsi una indagine di ProPublica ha rivelato che Facebook non modera allo stesso modo i i post contenenti parole di odio e violenza. Da Menlo Park arriva l’ammissione dell’errore e la promessa di risolvere tutto aumentando il numero dei revisori fino a 20 mila.

    Se il 2017 è stato l’anno delle fake news, è molto probabile che il 2018 potrebbe essere l’anno della lotta ai contenuti di odio. E ancora una volta protagonisti sono Facebook e tutti i social media, nessuno escluso. Proprio qualche giorno fa Twitter annunciava di cominciare ad applicare le regole delle nuove policy proprio in relazione ai contenuti d’odio che vengono condivisi sulla piattaforma. Un fenomeno che non ha certamente risparmiato Facebook, anzi. La società di Zuckerberg dovrà affrontare questo problema, proprio nel 2018, almeno con la stessa determinazione con cui ha affrontato il fenomeno delle notizie false.

    Qualche giorno fa, a proposito di Facebook, ProPublica ha pubblicato un’indagine in cui veniva rivelato il modo non certamente omogeneo con cui Facebook, e i suoi revisori, gestiscono le segnalazioni di contenuti che violano le regole della piattaforma. Gli errori commessi da queste persone, che Facebook ha assunto con il compito di gestire il fenomeno, sono gravi al punto da mantenere online contenuti palesemente d’odio e da censurare, invece, contenuti che con l’odio o la violenza hanno poco a che fare. Questa ricerca in effetti spiega un po’ cosa sia realmente accaduto in tanti episodi che hanno coinvolto utenti italiani.

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    L’indagine ha preso in esame 900 post e ha messo in evidenza come Facebook mantenesse online 49 contenuti palesemente segnalati come offensivi. Facebook ha quindi ammesso gli errori dei suoi revisori su 22 contenuti, difendendo il suo responso su altri 19 post. Ecco, questo è una situazione che Facebook deve assolutamente, e in tempi rapidi, risolvere proprio per non arrecare un danno a sè stessa. Un danno irreparabile che vanificherebbe il tentativo di “avvicinare il mondo”.

    Justin Osofsky, VP di Facebook, è intervenuto sui risultati dell’indagine di ProPublica e ha dichiarato che quanto emerso non rispecchia l’obiettivo di Facebook, quello di connettere e avvinare il mondo per l’appunto. Quella che farà Facebook è, ha dichiarato Osofsky, “raddoppiare il numero dei revisori” portandolo fino a 20 mila persone entro il 2018, ricordando che i quasi 8 mila revisori oggi cancellano dalla piattaforma circa 60 milla contenuti al giorno. E Facebook, ma non solo, deve correre presto ai ripari perchè in Germania entra in vigore la legge che prevede multe fino a 50 milioni di dollari per i siti che non rimuoveranno i contenuti che incitano all’odio entro 24 ore.

    Questo è un fenomeno che oggi non riguarda solo gli oltre 2 miliardi di utenti di Facebook, riguarda anche Twitter che, come ricordato, deve necessariamente contrastare questo problema perchè è uno di quelli che ostacola la sua crescita.

    Ma, volendo fare una considerazione finale, è davvero strano come il fenomeno dei social media si sia evoluto negli ultimi 7 anni. E indichiamo proprio la data del 2011 non a caso. Quell’anno fu caratterizzato dal grande fenomeno della “Primavera Araba” che diede la possibilità a milioni di cittadini, soprattutto del Medio Oriente e dell’Africa settentrionale, di avere una speranza facendo conoscere al mondo quello che accadeva all’interno delle proprie città. Ricordiamo che proprio Twitter fu lo strumento più usato.

    Ma oggi, a sette anni di distanza, i Social Media rischiano di non svolgere più un ruolo così fondamentale proprio per via di fenomeni che, specie in questi ultimi due anni, hanno attanagliato le piattaforme come le fake news e i contenuti d’odio. I Social Media, paradossalmente (in relazione alla Primavera Araba) rischiano di diventare megafono di notizie false, alimentando i contenuti di odio e offuscando del tutto l’esigenza di migliaia di utenti di poterli usare per far valere le proprie ragioni, per raccontare la loro verità, quella oggettiva e non quella falsata.

    Una riflessione quasi amara, specie se vediamo il fenomeno in relazione agli odierni fatti che riguardano l’Iran. Sin da subito le autorità hanno limitato l’uso dei social media, prendendo di mira in particolare Telegram.

    Per recuperare il proprio ruolo autentico i social media devono regolare la meglio questi fenomeni fino ad eliminarli. Non sarà facile e il 2018 ci saprà dire se questa lotta potrà essere vinta una volta per tutte.

  • Facebook punta sugli articoli correlati per contrastare le fake news

    Facebook punta sugli articoli correlati per contrastare le fake news

    Facebook ha annunciato un cambio di strategia per contrastare le fake news. Dopo averla lanciata ad agosto scorso negli Usa, Paesi Bassi, Francia e Germania, da Menlo Park hanno deciso di puntare sulla modalità articoli correlati per contrastare le notizie false. La bandierina rossa produceva il risultato opposto, mentre creare un contesto attorno alla notizia sembra dimostrarsi il modo più efficace per gli utenti.

    Il 2017 verrà ricordato certamente per il fenomeno delle fake news, esploso sulla piattaforma in seguito all’elezione di Donald Trump come 45° presidente degli Stati Uniti. Un fenomeno, e un problema, che ha coinvolto soprattutto (ma non solo per la verità) la piattaforma di Mark Zuckerberg che in questi ultimi 12 mesi si è data molto da fare per riuscire a trovare una modalità che potesse essere efficace per contrastare le fake news.

    Inizialmente si era partiti con il contrassegnare le notizie false con bandierine rosse o badge che avevano il compito di segnalare all’utente che quella che stava visualizzando era una notizia falsa. Una modalità, come ha ammesso proprio Facebook, ha finito per produrre l’effetto contrario, gli utenti infatti cliccavano comunque sulla notizia segnalata come falsa. “La ricerca accademica sulla correzione della disinformazione ha dimostrato che mettere un’immagine forte accanto a un articolo, come una bandiera rossa, può radicare credenze profondamente consolidate: l’effetto opposto a quello che intendevamo”, ha scritto Tessa Lyons, Product Manager di Facebook, nel presentare la nuova modalità.

    https://www.facebook.com/facebook/videos/10156900476581729/

    Come ricorderete, nell’agosto scorso Facebook aveva lanciato negli Usa, Paesi Bassi, Francia e Germania la modalità articoli correlati, il cui scopo è quello di mostrare agli utenti più articoli sullo stesso argomento, in modo tale da avere la possibilità di confrontarli e comprendere se ci si trova davanti ad una fake news. E a quanto pare, Facebook adesso si è resa conto, dai dati rilevati, che questa modalità risulta più efficace, anche perchè questa stessa modalità è più veloce di quella della bandierina rossa nell’offrire un contesto di notizie che possano dare modo all’utente di rendersi conto che ci si trova davanti, o meno, a una notizia falsa. “Gli articoli correlati, al contrario,” – scrive ancora Tessa Lyons – “sono progettati per dare più contesto, il che è un modo più efficace per aiutare le persone ad arrivare ai fatti”.

    facebook articoli correlati fake news
    Immagine via TechCrunch

    La notizia verrà visualizzata come è mostrato nell’immagine, la notizia viene visualizzata con degli articoli correlati “verificati”. Nel momento in cui si vuole condividere la notizia, Facebook invita comunque a leggere gli articoli correlati per verificare meglio la veridicità della notizia.

    La modalità articoli correlati perchè il mostrare più articoli contestuali induce l’utente a condividere meno notizie false.

    Articoli correlai è una modalità che Facebook ha lanciato nel 2013 e sono link di notizie che compaiono dopo la lettura di un articolo.

    Al momento Facebook non si sbilancia su come, e quando questa modalità verrà propagata a livello globale.

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  • Su Facebook arrivano gli articoli correlati per contrastare le fake news

    Su Facebook arrivano gli articoli correlati per contrastare le fake news

    Dopo diversi mesi di test, Facebook è pronta a lanciare la funzionalità degli articoli correlati, per ora solo negli Usa, Paesi Bassi, Francia e Germania. Lo scopo è quello di aiutare gli utenti a capire se la notizia condivisa sia una fake news, offrendo una serie di notizie correlate all’argomento.

    Facebook continua la sua azione di contrasto verso le fake news e sta rilasciando in queste ore una funzionalità che forse qualcuno di voi già conosce per il fatto che è stata lanciata in fase di test nei mesi scorsi. Si tratta della funzionalità degli articoli correlati, una modalità molto semplice ma molto efficace, che potrà essere di aiuto per gli utenti a capire se la notizia che si sta condividendo sia in odore di fake news. Il rilascio ufficiale per il momento riguarda pochi paesi, in attesa che si possa arrivare presto ad un rilascio globale. I paesi individuati per il rilascio sono gli Usa, i Paesi Bassi, la Francia e la Germania.

    facebook algoritmo spam articoli correlati

    A scoprire il rilascio di questa funzionalità è stato il Wall Street Journal. Il vero scopo degli articoli correlati è quello di mostrare agli utenti più articoli sullo stesso argomento, in modo tale da avere la possibilità di confrontarli e comprendere se ci si trova davanti ad una fake news. La modalità, dal nostro modo di vedere trova la sua base, evidentemente, sul decalogo che Facebook ha diffuso nell’aprile scorso, le dieci regole attraverso le quali individuare le notizie false. Ecco, seguendole proprio in questo tipo di confronto il tutto potrebbe tornare utile. Resta sempre il problema del tempo da dedicarvi, nel senso che molto spesso si condivide in maniera veloce e l’utente è poco propenso a fare questa attività di verifica. Ecco perchè gli articoli correlati possono dare una grossa mano.

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    Facebook fa sapere che dalla fase di test sono emersi dati interessanti e positivi, nel senso che gli utenti hanno trovato nella modalità degli articoli correlati un aiuto effettivo nel distinguere se quella notizia che si vorrebbe condividere sia vera o falsa. Qualche settimana fa Mark Zuckerberg aveva infatti dichiarato che Facebook non avrebbe intrapreso la strada della censura, ma si sarebbe impegnata nel contrastare le fake news offrendo modalità aggiuntive. E così è stato.

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    Approfondisci

    Vedremo se questa funzionalità si renderà utile nell’abbattere il fenomeno delle fake news e attendiamo che questa venga attivata anche nel nostro paese.

    E voi che ne pensate?

  • Facebook, modifiche all’algoritmo per contrastare lo spam

    Facebook, modifiche all’algoritmo per contrastare lo spam

    Facebook continua la sua lotta allo spam e a chi diffonde notizie false e fuorvianti. Le nuove modifiche all’algoritmo hanno l’obiettivo di declassare le notizie false e quindi di renderle meno visibile sul News Feed.

    Non è la prima volta che Facebook interviene sull’algoritmo, il codice che sta alla base della piattaforma che regola il flusso dei contenuti condivisi sulla base degli interessi degli utenti.

    E venerdì scorso Facebook, sul sito ufficiale, ha dato notizia di nuove modifiche che hanno obiettivo, questa volta, di rendere meno visibile i contenuti condivisi dagli spammer. In questo modo, tutti gli utenti che continueranno a condividere notizie false e fuorvianti vedranno progressivamente ridurre la visibilità degli stessi contenuti sul News Feed.

    È una delle tante azioni che Facebook, anche di recente, ha realizzato proprio con l’obiettivo di ripulire la piattaforma di contenuti che spesso traggono in inganno gli utenti.

    Secondo quanto riferisce Facebook, attraverso Adam Mosseri, responsabile del News Feed di Facebook, esiste un grande gruppo di spammers che ogni giorno condivide “ripetutamente condividono grosse quantità di post pubblici ogni giorno“, riempendo di fatto in News Feed di spam.

    E i link condivisi con queste modalità, aggiunge ancora Mosseri, “tendono a comprendere contenuti di bassa qualità, titoli esca, sensazionalismo e disinformazione“.

    facebook algoritmo spam

    Come sottolineato da Mosseri, l’obiettivo è quello di “ridurre l’influenza di questi spammer e declassificare i link che condividono più frequentemente, rispetto a quelli condivisi in modo normale“. Su questo principio, ma non solo, si muoverà l’algoritmo, declassificando i contenuti.

    Nei mesi scorsi, come ricorderete, Facebook aveva diramato le regole per riconoscere le fake news, un modo per ridurre anche la forza economica che questo fenomeno ha acquisito nel tempo, una vera e propria fabbrica di notizie false.

    Nei giorni scorsi abbiamo visto che in questa direzione si sta muovendo anche Twitter che ha attivato una sperimentazione con un bottone che potrebbe essere di aiuto agli utenti per segnalare, sulla piattaforma da 140 caratteri, proprio le fake news.

    Dall’elezione di Trump ad oggi, l’evento che più di tutti ha sottolineato ed evidenziato l’esistenza del problema, tutte le piattaforme di stanno attivando per fare in modo che il fenomeno fake news, e quindi anche spam, sia ridotto il più possibile, per essere via via eliminato del tutto.

    Ci vorrà tempo, certo, se c’è una colpa che le piattaforme oggi hanno è proprio quella di essersi mosse in ritardo, proprio quando il fenomeno stava ormai quasi dominando le piattaforme. L’elezione di Trump ha di fatto suscitato gli animi, ma di avvisaglie ce ne erano state anche prima.

    Vedremo, continuando a monitorare l’evoluzione degli eventi.

  • Twitter sta sperimentando un bottone per segnalare fake news

    Twitter sta sperimentando un bottone per segnalare fake news

    Il tema delle fake news riguarda anche Twitter, una delle grandi problematiche che la piattaforma da 140 caratteri ha fin qui lasciato irrisolta. Ma, secondo quando segnalato dal Washington Post, sulla piattaforma sarebbe iniziata una fase di test che prevede un bottone attraverso il quale l’utente potrà segnalare notizie false o fuorvianti.

    Il tema delle fake news è uno dei grandi temi degli ultimi mesi. Certo, è un problema che esisteva già prima, ma le ultime elezioni presidenziali negli Stati Uniti hanno, senza dubbio, rivelato una dimensione ancora più grande del problema. Come sapete, l’elezione di Donal Trump sarebbe stata “influenzata” dalle notizie false condivise sui social media, in particolare su Facebook. Ma questo è un tema che riguarda anche altre piattaforme, come Twitter, luogo ideale su cui condividere informazioni e notizie, e anche questo lo sappiamo bene.

    twitter fake news trump

    Ora, da quanto segnalato dal Washington Post, anche Twitter starebbe studiando una modalità per dare modo agli utenti di segnalare notizie false, facendo sì che altri utenti, nel momento in cui dovessero imbattersi su quella notizia, sappiano già che quella è una notizia falsa. Il quotidiano di Jeff Bezos riporta la notizia secondo cui Twitter starebbe iniziando una fase sperimentale che prevede l’uso di un bottone attraverso cui gli utenti possono segnalare notizie false e fuorvianti. Al momento però non è ancora chiaro come avverrà di fatto la fase di segnalazione e la fase di valutazione della veridicità della notizia stessa. Se volessimo avanzare qualche ipotesi, anche guardando a quanto fatto da altri, Facebook in particolare (ma anche Instagram), allora Twitter potrebbe pensare ad una soluzione che preveda l’uso dell’Intelligenza Artificiale che potrebbe individuare le notizie false. 

    Il problema è se effettivamente Twitter è in grado di pensare ad una soluzione che coinvolga l’Intelligenza Artificiale. Twitter non ha la stessa “forza” di Facebook in termini di infrastrutture, però questa potrebbe essere la strada più veloce da percorrere. L’altra sarebbe quella di prevedere una redazione di persone, specifica che lavori sulle segnalazioni. Questa più alla portata, se vogliamo, ma più difficile da gestire. Vedremo quale sarà la soluzione in relazione a questo test.

    Quello che c’è da dire è che Twitter fa bene a pensare ad una soluzione che dia agli utenti la possibilità di segnalare notizie false, sarebbe anche un modo per richiamare persone ad usare la piattaforma con più fiducia. Sarebbe un modo per far crescere anche il numero degli utenti sulla piattaforma.

  • Facebook, ecco le regole da seguire contro le notizie false

    Facebook, ecco le regole da seguire contro le notizie false

    Facebook ha annunciato che da domani in 14 paesi, Italia compresa, verrà lanciato un nuovo strumento che aiuterà gli utenti ad individuare meglio le notizie false. In alto nel news feed comparirà una etichetta, “Suggerimenti contro le notizie false”, che porta a conoscere le regole per individuare meglio le fake news.

    Il tema delle fake news continua ad interessare Facebook, pesantemente coinvolto dal fenomeno, come abbiamo visto, nelle scorse settimane, e mesi, soprattutto in relazione all’elezione di Donal Trump a 45° presidente degli Stati Uniti d’America. Il tema ha anche interessato molto la giornata al Festival del Giornalismo, in corso a Perugia, dove Aine Kerr, manager global journalism partnerships di Facebook ha affermato, in sostanza, che Facebook non vuole dare spazio alle notizie false perchè “questo va contro il nostro spirito”, ci vogliono nuovi strumenti per contrastare il fenomeno. Ed ecco il nuovo strumento che viene annunciato da Menlo Park e che sarà disponibile da domani in 14 paesi, Italia compresa.

    In cima al news feed noteremo una etichetta “Suggerimenti contro le notizie false“, e quando ci si cliccherà sopra, si accederà a più informazioni e risorse, all’interno del Centro Assistenza Facebook, dove sono presenti consigli, e le regole su come individuare meglio notizie false. Badate che Facebook ci tiene a parlare di “false news” e non di “fake news”, come siamo soliti denominare il fenomeno.

    suggerimenti notizie false facebook

    Tra le regole che Facebook indica, troveremo anche l’avvertimento a prestare attenzione ai titoli delle notizie che vedremo all’interno del news feed, “siate scettici” è l’invito che il social network estende agli utenti. Altra regola è quella di prestare molta attenzione all’URL, un indirizzo fasullo può essere una chiara indicazione di notizia falsa. “Indagate sulla fonte“, altra regola che spesso viene disattesa. Quando si legge una notizia, solo apparentemente vera, bisognerebbe invece andare a verificare se quella notizia è stata citata da una fonte certa, affidabile, e cercare di tracciarne il percorso sul web.

    Fare attenzione alla formattazione insolita, questa è una regola preziosa, spesso è proprio la formattazione della notizia, che rimanda ad un format che noi associamo a qualcosa di affidabile (perchè già visto e consultato in passato), a trarci poi in inganno. Verificate, questa in effetti rimanda alla verifica delle fonti, se la notizia risulta poco ripresa da altri, segnale che forse non è così attendibile.

    Adam Mosseri, responsabile News Feed di Facebook, afferma che:

    Ci siamo concentrati su tre aree chiave: l’interruzione delle possibilità di guadagno, perché gran parte delle notizie false derivano dalla volontà di trarne profitto; sulla costruzione di nuovi prodotti per frenare la diffusione di notizie false e migliorare la diversità di informazione; e aiutare le persone a prendere decisioni più informate quando si trovano davanti a delle notizie false”.

    Il News Feed è il luogo per una comunicazione autentica – continua Mosseri -. Rafforzare l’alfabetizzazione mediatica è una priorità globale, e noi dobbiamo fare la nostra parte per aiutare le persone a capire come prendere decisioni e su quali fonti poter fare affidamento. Le notizie false sono contrarie alla nostra missione di connettere le persone attraverso storie significative. Continueremo a lavorare su questo progetto e siamo consapevoli di avere molto altro lavoro da fare”.

    Uno degli aspetti più rilevanti è quello relativo all’interruzione delle possibilità di guadagno. La “fabbrica delle notizie false” è pensata proprio per questo e il fatto che questa potesse guadagnare anche grazie a Faebook ha fatto indignare molto gli utenti di Facebook.

    Molte delle regole indicate da Facebook sono in realtà la base che dovrebbe proteggerci da questo genere di fenomeno. Ma è opportuno ribadirle, visti i recenti disastri da questo punto di vista. Regole che speriamo diventino davvero un sano scudo verso le notizie false.

    E voi che ne pensate?