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  • Con Isual la distribuzione dei contenuti è fake news free

    Con Isual la distribuzione dei contenuti è fake news free

    Isual è una piattaforma che permette alle aziende di moltiplicare i contenuti in modo sicuro e affidabile. Sviluppata dall’imprenditrice ferrarese Arianna Ruzza, offre una serie di funzionalità che consentono alle aziende di diffondere i propri contenuti su diverse piattaforme social media.

    L’era digitale ha reso la diffusione dei contenuti più facile che mai. Ma, come sappiamo bene, tutto questo ha anche portato alla diffusione di contenuti falsi e disinformativi.

    Ed è per questo che nasce Isual®, la piattaforma che permette alle aziende di diffondere i propri contenuti in modo sicuro e affidabile. La piattaforma offre una serie di funzionalità che consentono alle aziende di verificare la fonte dei contenuti e di controllarne la qualità prima di diffonderli.

    Inoltre, Isual offre alle aziende la possibilità di tracciare la diffusione dei propri contenuti e di misurarne l’impatto.

    Nel mondo di oggi, le aziende sono alla ricerca di modalità digitali per espandere il proprio pubblico. E, anche qui lo sappiamo bene, la diffusione dei contenuti online può essere un compito complesso e dispendioso in termini di tempo. Una situazione che potrebbe essere molto diversa con l’ausilio di Isual.

    Isual, il cui nome nasce dalla combinazione di “Visual” e “Isual”, sviluppata dall’imprenditrice ferrarese Arianna Ruzza, è un’innovazione significativa per le realtà “aggregate”, come franchising, case editrici e consorzi alimentari; è una piattaforma che permette alle aziende di moltiplicare i contenuti in modo sicuro e affidabile.

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    Utilizzando Isual, le aziende possono facilmente calcolare il vantaggio della condivisione simultanea. Attraverso una interfaccia user-friendly, l’utente inserisce la periodicità del messaggio, il numero di partner che lo condivideranno e sceglie le piattaforme social media su cui pubblicarlo, inclusi Facebook, Instagram, Linkedin, GoogleMyBusiness, Telegram, Twitter, WordPress, e altre.

    Per un’azienda con 20 partner che utilizzano esclusivamente Facebook e LinkedIn e che producono 4 post al mese, l’amplificazione del messaggio può raggiungere il 1900%, con una ottimizzazione del budget del 425%.

    Funzionalità di Isual

    Come dicevamo all’inizio, Isual offre una serie di funzionalità che consentono alle aziende di diffondere i propri contenuti in modo sicuro e affidabile. Queste funzionalità includono:

    • Verifica della fonte dei contenuti: Isual® verifica la fonte dei contenuti prima di diffonderli. Questo aiuta a garantire che i contenuti siano accurati e affidabili.
    • Controllo della qualità dei contenuti: Isual® controlla la qualità dei contenuti prima di diffonderli. Questo aiuta a garantire che i contenuti siano ben scritti e pertinenti al pubblico target.
    • Tracciamento della diffusione dei contenuti: Isual® traccia la diffusione dei contenuti dopo che sono stati pubblicati. Questo aiuta le aziende a misurare l’impatto dei propri contenuti e a ottimizzare le loro campagne di marketing.
    • Misurazione dell’impatto dei contenuti: Isual® misura l’impatto dei contenuti dopo che sono stati pubblicati. Questo aiuta le aziende a capire come i loro contenuti vengono recepiti dal pubblico e a ottimizzare le loro campagne di marketing.

    Come potete vedere sono tutte funzionalità molto utili nella fase di distribuzione dei contenuti e poter fare tutto in sicurezza, oltre ad essere la condizione ideale che tutte le aziende ricercano, rappresenta il fiore all’occhiello di una piattaforma come Isual.

    In conclusione di questa nostra considerazione su questa interessante piattaforma come Isual, possiamo dire che uno strumento come questo può essere fondamentale per le aziende e aiutarle a condividere contenuti digitali in sicurezza.

    Per saperne di più, visita il sito web www.isual.it.

  • TikTok sospende le dirette e upload di nuovi video in Russia

    TikTok sospende le dirette e upload di nuovi video in Russia

    TikTok, dopo essersi allineata con altre piattaforme social media nel sospendere gli account delle reti tv statali russe, sospende il caricamento di nuovi video e le dirette in Russia. Provvedimento necessario dopo l’approvazione della legge sulle fake news russa.

    Gli ultimi giorni, praticamente lo scorso fine settimana, sono stati scanditi da diverse iniziative in relazione al “conflitto Ucraina Russia“. Come vi abbiamo raccontato, ormai quasi tutte le aziende che gestiscono piattaforme social media hanno preso posizione, dando seguito, quindi, alle sanzioni già messe in atto contro la Russia.

    E mentre proprio la Russia ha messo al bando piattaforme come Facebook e Twitter, ultima, in ordine di tempo, è TikTok. La piattaforma di proprietà della cinese ByteDance (particolare rilevante in questo contesto) ha annunciato di sospendere il caricamento di nuovi contenuti video e le dirette streaming in Russia. Da questo provvedimento resta fuori il servizio di messaggistica all’interno dell’app.

    TikTok si allinea con le altre piattaforme

    Il provvedimento si è reso necessario, fa sapere TikTok su Twitter, in seguito all’approvazione della legge russa sulle fake news, approvata la scorsa settimana su precisa richiesta di Putin. Tale legge, infatti, prende di mira tutti i media che tentino di raccontare il conflitto Ucraina Russia come una “aggressione”. E se ci fosse qualche media, piattaforma social, che la raccontasse da questo punto di vista, o desse spazio a questa narrazione, rischierebbe pesanti sanzioni come multe e fino a 15 anni di reclusione.

    TikTok sospende le dirette e upload di nuovi video in Russia

    Alla luce della nuova legge russa sulle ‘fake news’, non abbiamo altra scelta che sospendere il livestreaming e i nuovi contenuti del nostro servizio video, mentre prendiamo in considerazione le implicazioni di questa legge sulla sicurezza“, si legge nel secondo dei tre tweet con cui TikTok ha dato l’annuncio su Twitter.

    Nei giorni scorsi, TikTok si era unita a Meta, Twitter e YouTube nel vietare i media di stato russi all’interno dell’Unione europea e nell’etichettare tali media nel resto del mondo. Le piattaforme social media, come abbiamo già sottolineato, si sono trovate nel mezzo di una guerra d’informazione sull’invasione, con i leader ucraini, americani ed europei che chiedono loro di tagliare fuori la Russia. E allo stesso tempo, la Russia fa pressione sulle aziende per censurare i loro contenuti.

    Come scrivevamo qualche giorno fa, i social media costituiscono quindi un verso e proprio terreno di scontro.

    Val la pena di ricordare anche che TikTok nei giorni scorsi ha visto lievitare contenuti video, e dirette, che pretendevano di mostrare le azioni sul campo di guerra, contenuti che spesso non sono verificati, rischiando quindi di diffondere propaganda e disinformazione.

    Quasi 500 milioni di video con #Ukrainewar

    Secondo alcune informazioni, sula piattaforma si sono registrati quasi 500 milioni di contenuti video con l’hashtag #Ukrainewar e spesso alcuni di questi hanno ottenuto centinaia di migliaia di like. Su Instagram, sempre con lo stesso hashtag si sono registrati 125 mila video e i più popolari hanno ottenuto qualche migliaio di like.

    Guerra Ucraina Russia, ecco chi seguire su Twitter

    Questa misura non è che una dimostrazione di quanto la situazione sia grave, dal punto di vista dell’informazione, a testimonianza che in Russia non si può dare vita ad una informazione indipendente. Questo riguarda TikTok e tutte le altre piattaforme che in questo momento non hanno la possibilità di continuare ad operare liberamente.

  • WhatsApp nuovi limiti all’Inoltro per contrastare le fake news

    WhatsApp nuovi limiti all’Inoltro per contrastare le fake news

    WhatsApp annuncia che da oggi la funzione di inoltro subirà nuovi limiti. Per contrastare il fenomeno delle fake news sull’app, specialmente durante questa pandemia da Coronavirus, i messaggi inoltrati individuati dalla “doppia freccia” potranno essere inoltrati solo una volta.

    Il fenomeno delle fake news può e deve essere contrastato anche con piccoli gesti, come quello di cui stiamo per parlarvi. Sapete che WhatsApp è da un po’ di tempo invasa da bufale, notizie false, fatte girare ad arte per alimentare tensioni, specie anche in una situazione di pandemia da Coronavirus come quella che stiamo vivendo. Allora, per contrastare il fenomeno, per cercare di limitarlo, l’app di proprietà di Facebook ha annunciato, attraverso il blog ufficiale, che da oggi tutti quei messaggi contrassegnati dalla doppia freccia, ossia quelli che vengono inoltrati più e più volte, potranno essere inoltrati solo una volta.

    Solo lo scorso anno WhatsApp aveva reso riconoscibili i messaggi inoltrati molte volte proprio dall’indicazione della doppia freccia. Evidentemente, quella sorta di etichette funzionava come un modo per far girare ancora di più quelle notizie di dubbia provenienza.

    whatsapp limite inoltro franzrusso.it 2020

    L’idea di limitare ancora di più l’inoltro dei messaggi era nata da un test avviato nell’estate del 2018 in India, paese in cui l’app viene usata come veicolo di disinformazione, e poi estesa ovunque all’inizio del 2019. Quel limite imponeva che il messaggio potesse essere inoltrato solo in un massimo di 5 chat. Una operazione che ha permesso di ridurre del 25% l’inoltre dei messaggi a livello globale.

    Sicuramente ricorderete che, prima di quella misura, gli utenti potevano far arrivare un messaggio, senza alcuna etichetta, in modo semplice e immediato, a 256 utenti (numero massimo di componenti ad un gruppo) con un inoltro. Da qui nacque la diffusione massiccia di disinformazione.

    Ora, si spera che questa ulteriore stretta possa contribuire a limitare ulteriormente la diffusione di fake news all’interno dell’app.

    Inoltre, WhatsApp, in linea con le altre app della famiglia Facebook, fa sapere di collaborare “direttamente con ONG ed enti governativi, tra cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità e oltre 20 ministeri della salute nazionali, per contribuire a fornire informazioni affidabili alla popolazione“.

  • Twitter contro le fake news sul coronavirus insieme al Ministero della Salute

    Twitter contro le fake news sul coronavirus insieme al Ministero della Salute

    Twitter lancia anche in Italia un’iniziativa contro le fake news sul coronavirus, in collaborazione con il Ministero della Salute. Cercando la parola “coronavirus” nella piattaforma, comparirà un messaggio che rimanderà sul sito del ministero per accedere a notizie verificate.

    Il coronavirus continua ad espandersi, sono ormai oltre 20 mila i casi accertati nel mondo (la gran parte, ricordiamolo, localizzata in Cina), 427 i morti, e continuano ad espandersi, quasi di pari passo, anche le fake news, le notizie false che rischiamo di diffondere inutile allarmismo. A questo proposito, visto che la gran parte delle notizie false viene veicolata attraverso web e social media, vi vogliamo segnalare questa importante iniziativa che Twitter lancia anche in Italia, in collaborazione con il Ministero della Salute.

    Si tratta di un lavoro contro la disinformazione, allo scopo di fare emergere contenuti corretti e attendibili, e promuovere un coinvolgimento costruttivo su quello che è un tema ancora in via di sviluppo. Nel corso delle ultime quattro settimane su Twitter sono stati pubblicati oltre 15 milioni di tweet sull’argomento #coronavirus. Un trend che non accenna a diminuire.

    twitter coronavirus ministero salute

    In pratica, tutte le volte che cercherete, attraverso il motore di ricerca interno, su Twitter la parola “coronavirus”, o altri termini ad essa collegati, comparirà un messaggio che rimanda alla pagina internet dedicata del Ministero della Salute. L’iniziativa è stata introdotta in diversi paesi in Europa e nel resto del mondo, e da oggi è attiva anche in Italia.

    Siamo al lavoro ogni giorno sul coronavirus.” – commenta il ministro della Salute, Roberto Speranza – “Anche per offrire notizie accurate e tempestive ai cittadini. Da oggi lo facciamo anche in collaborazione con Twitter che metterà in evidenza nelle ricerche il nostro link ufficiale. Un aiuto in più contro un pericoloso virus… le false notizie”.

    Considerata la rapida evoluzione del fenomeno e la crescente attenzione a livello internazionale, Twitter ha deciso di lanciare un’importante iniziativa per garantire a chiunque cerchi #coronavirus sulla piattaforma di ricevere in prima posizione nell’homepage informazioni verificate e da fonti autorevoli.

    Inoltre, Twitter bloccherà qualsiasi suggerimento automatico che potrebbe indirizzare le persone verso contenuti non credibili su Twitter. Si tratta di un’estensione della ricerca #KnowTheFacts, che Twitter ha messo in atto per offrire al pubblico informazioni sempre aggiornate, chiare e affidabili sui temi legati all’ immunizzazione e ai vaccini.

    Le collaborazioni ufficiali relative alle informazioni sul #coronavirus sono attive in Italia, Australia, Brasile, Canada, Hong Kong, Giappone, Nuova Zelanda, Filippine, Singapore, Corea del Sud, Taiwan, Thailandia, USA, Regno Unito, Danimarca, Germania, Francia, Spagna e Vietnam. L’iniziativa continuerà ad essere ampliata anche in altri paesi dove verrà ritenuto utile l’intervento di Twitter.

    twitter coronavirus fake news

    Al momento Twitter non ha rilevato tentativi rilevanti di diffusione sistematica di informazioni fuorvianti sul tema #coronavirus. L’attenzione della piattaforma resterà in ogni caso molto alta e Twitter si è impegnata per agire proattivamente per assicurarsi che i trending topic, la sezione di ricerca e gli altri spazi comuni vengano tutelati da qualsiasi azione malevola che possa danneggiare la veridicità delle informazioni pubblicate sulla piattaforma. Come sempre, chiunque venga sorpreso in tale attività sarà escluso dalla piattaforma. Twitter non consentirà alcuna manipolazione e invita le persone a riflettere prima di condividere o prendere parte a tentativi deliberati di danneggiare la conversazione pubblica.

    Il team Global Public Policy di Twitter sta lavorando per individuare la soluzione migliore per coinvolgere direttamente i soggetti impegnati in questa battaglia contro la disinformazione. Gli esperti, le ONG e i governi giocano un ruolo pubblico di fondamentale importanza nell’utilizzare Twitter per fornire ai cittadini informazioni corrette e puntuali. La piattafprma guidata da Jack Dorsey si sta impegnando, in questa fase molto delicata, per amplificare la diffusione di  contenuti ufficiali e autorevoli in tutto il mondo.

    Per maggiori informazioni è possibile seguire @TwitterGov e @Policy.

  • Facebook spiega la strategia per contrastare il deepfake

    Facebook spiega la strategia per contrastare il deepfake

    Facebook in un post ha spiegato la sua strategia per contrastare il fenomeno del deepfake. Verranno rimossi tutti i contenuti modificati “in modo da far credere che il soggetto del video abbia detto cose che in realtà non ha detto”. Anche quelli modificati in modi che “non sono riconoscibili da un utente medio”.

    Con una campagna elettorale in corso per le presidenziali Usa 2020, campagna dai toni ormai sempre più accesi, anche alla luce dei recenti fatti di cronaca, Facebook mette in chiaro in un post ufficiale quella che è la sua strategia a proposito del crescente fenomeno del deepfake, un fenomeno che lo scorso anno abbiamo tutti, più o meno, imparato a conoscere. E sono molti i media americani che sottolineano come questa strategia venga resa pubblica alla vigilia di una importante audizione presso la Camera dell’Energia e del Commercio, proprio sui media manipolati, che vedrà protagonista proprio Monika Bickert, vice presidente della gestione globale delle politiche di Facebook, autrice del post.

    Il fenomeno deepfake

    Facebook rende nota, quindi, quella che è la sua strategia per contrastare il fenomeno del deepfake, ossia il crescente fenomeno di tecniche che, grazie all’ausilio dell’Intelligenza Artificiale, riescono a modificare contenuti video riuscendo a modificare radicalmente il contenuto. La strategia della società fondata da Mark Zuckerberg si basa sulla collaborazione di 50 esperti, provenienti da diversi settori come quello tecnico, politico, mediatico, legale, civico e accademico, al fine di migliorare le tecniche per individuare i contenuti modificati.

    facebook strategia deepfake

    Deepfake, la strategia di Facebook

    In pratica, Facebook rimuoverà tutti qui contenuti che sono stati modificati in modi che non sono facilmente riconoscibili dall’utente medio, che indurrebbero a pensare che qualcuno abbia fatto affermazioni che nella realtà, invece, non ha mai dichiarato. Saranno rimossi tutti quei contenuti modificati facendo uso di Machine Learning al fine di unire, sostituire e sovrapporre le persone che compaiono all’interno di video o immagini.

    Restano fuori da questa strategia tutti quei contenuti di parodia o satira, quei contenuti in cui è evidente la sola inversione dell’ordine delle parole. Tutti gli altri contenuti modificati saranno comunque visionati all’interno della partnership con 50 istituzioni, a cui accennavamo prima, a livello globale in oltre 40 lingue.

    Facebook inoltre fa parte della Deepfake Detection Challenge, annunciata a settembre dello scorso anno, di cui fanno parte anche Amazon Web Services, Microsoft, accademici provenienti da università come Cornell Tech, MIT, University of Oxford, UC Berkeley, University of Maryland, College Park e State University of New York.

    Cresce dell’84% in uno anno il fenomeno deepfake

    Secondo Deeptrace, sono 14.678 i video deepfake online individuati durante il 2019, con un incremento dell’84% rispetto all’anno precedente. Erano infatti 7.964 nel 2018. Il 96% di quelli condivisi online nel 2019 provengono dal mondo del porno. Si tratta quindi di un fenomeno che cresce in maniera vistosa e preoccupante. Per le sue caratteristiche infatti potrebbero essere il volano per diffondere, in maniera molto veloce, informazioni e notizie false proprio in un momento in cui, anche alla luce delle prossime elezioni Usa di quest’anno, è necessaria la massima attenzione. Anche per evitare il ripetersi di quanto avvenne esattamente quattro anni. E questo Facebook lo sa bene.

  • Twitter vieta gli annunci politici, ecco perché è una scelta sensata

    Twitter vieta gli annunci politici, ecco perché è una scelta sensata

    Jack Dorsey, CEO di Twitter, ha annunciato che dal prossimo 22 novembre sulla piattaforma saranno vietati gli annunci pubblicitari politici. Una scelta coraggiosa e sensata che dovrebbero seguire tutte le piattaforme, Facebook in primis.

    Si sta molto discutendo, giustamente, della decisione annunciata da Jack Dorsey, CEO e co-fondatore di Twitter, di voler vietare, dal prossimo 22 novembre, la pubblicazioni di annunci pubblicitari politici. Una scelta che a noi appare coraggiosa e sensata, e siamo convinti che anche altre piattaforme dovrebbero seguire questa scelta, Facebook su tutte. Ma, proprio perché il dibattito che si è giustamente generato può sembrare fuorviante, è necessario contestualizzare questa decisione che non arriva a sorpresa o in maniera spontanea.

    Come sapete, negli Usa si stanno avvicinando le elezioni presidenziali del 2020, un momento importante che, per i contenuti politici che si propagano da questo avvenimento, interessa tutto il mondo. E ricorderete, certamente, come le precedenti elezioni presidenziali, quelle del 2016, sono passate alla storia come le elezioni pilotate da fake news, specialmente su Facebook. E sappiamo bene tutti cosa ne è scaturito da quel momento come il Russiagate e, soprattutto, lo scandalo Cambridge Analytica che ha travolto Facebook. La piattaforma di Mark Zuckerberg è stata scelta da coloro che volevano pilotare l’elezione di Donald Trump, riuscendoci.

    facebook fake news trump
    Questo grafico mostra come Facebook sia stata, in occasione delle elezioni presidenziali Usa del 2016, la piattaforma attraverso la quale le fake news si sono diffuse in modo particolare

    Ebbene, sempre per contestualizzare la decisione di Jack Dorsey, qualche giorno fa, Joe Biden, già ex vice presidente degli Usa durante i due mandati di Barack Obama, e possibile sfidante di Trump da parte dei democratici, aveva rivolto un appello alle piattaforme social media di vietare la pubblicità da parte di politici. Questo perché Biden, fautore della richiesta di impeachment nei confronti di Trump a seguito delle vicende legate all’Ucraina, si è accorto, ma non solo lui, che la macchina delle fake news è già in moto, e il rischio che si possa ripetere quanto già successo nel 2016 è molto alto.

    Ecco che, a questo punto, Jack Dorsey risponde all’appello di Biden decidendo di vietare la pubblicità politica dalla piattaforma. Dal 15 novembre verrà condivisa la nuova policy e dal prossimo 22 novembre la pubblicità politica non sarà più possibile su Twitter.

    Una decisione che merita applausi per il coraggio. Certo, non è facile prendere una decisione del genere, sapendo benissimo che la piattaforma si regge sulla pubblicità, ma forse è arrivato il momento di prendere decisioni coraggiose nel rispetto degli utenti. “Il consenso va conquistato” – scrive Dorsey nei tweet che hanno annunciato la decisione – “non va comprato“. Questa frase dice molto, perché spesso la politica si è avvicinata a questo tipo di piattaforme con la logica tradizionale, nel senso che “non importa ciò che pensano gli altri l’importante è avere un luogo dove poter acquistare consensi con la pubblicità“. Pensate che due anni fa scrivevamo di questo riferito però alle aziende, quando le invitavamo a “guadagnarsi lo spazio” invece che comprarlo sulle piattaforme, nel senso di essere aperti al confronto e alla conversazione.

    jack dorsey twitter politica
    Jack Dorsey, CEO di Twitter

    Jack Dorsey vuole sottrarre la sua piattaforma da quella politica che le vede solo come strumento per “influenzare”, per “deviare” l’opinione degli utenti, e non per informare o per confrontarsi. Dorsey sottolinea il grande lavoro che Twitter sta facendo per contrastare la diffusione di fake news e disinformazione. Da ultima, la decisione di limitare le interazioni dei tweet dei politici che violano le regole di Twitter, una decisione che ha lo scopo di annullare la reach, e quindi di impedire quel contenuto che diffonde odio o disinformazione, contrassegnandolo in grigio. Per ora Twitter non ha mai attivato questa procedura, ma è sicuramente in linea con l’annuncio di vietare annunci pubblicitari da parte dei politici.

    Leggi anche: 

    Twitter limiterà le interazioni con tweet di leader politici che infrangono le regole

    Se Twitter ha deciso di rispondere in questo modo all’appello di Joe Biden, lo stesso non si può dire di Facebook che, rispondendo comunque, ha ribadito la sua idea di non vietarli, anzi. Facebook dice che impedire gli annunci sarebbe come vietare la libertà di espressione. n realtà non è così.

    Il gesto di Twitter, anche se per ora non è stato compreso nemmeno dai mercati, è da premiare, contro quella logica che per anni ha guidato le piattaforme, ossia quella dei profitti a tutti i costi, anche al costo di diffondere fake news e disinformazione. Ecco perché il gesto di Twitter è sensato e tutte le piattaforme dovrebbero seguirlo.

  • Twitter e la disinformazione sui fatti di Hong Kong, sospesi 936 account cinesi

    Twitter e la disinformazione sui fatti di Hong Kong, sospesi 936 account cinesi

    Nell’era dei social media e del digitale, canali come Twitter o Facebook possono trasformarsi in potenti mezzi di comunicazione politica e anche di disinformazione. In relazione ai recenti fatti di Hong Kong, Twitter ha sospeso 936 account cinesi accusati, colpevoli di diffondere notizie false sui protestanti. Facebook ha fatto lo stesso.

    I social media sono potenti strumenti di comunicazione, lo diciamo ormai da anni qui sul nostro blog, ma nell’era che stiamo vivendo adesso, contrassegnata dalla presenza massiccia di questi strumenti nella vita di tutti i giorni, possono diventare anche potenti strumenti di comunicazione politica e di disinformazione. Del resto, lo scandalo Cambridge Analytica per molto è stato un vero campanello di allarme in questo senso, il più eclatante anche, ma non l’unico.

    I fatti di Hong Kong, di cui in Italia oggettivamente si parla ancora poco, stanno dimostrando come la politica cerchi di controllare i social media per manipolare l’informazione, allo scopo di veicolare una realtà distorta, non veritiera. In altre parole, lo scopo è veicolare disinformazione per fare pressione sulla parte avversa.

    Le proteste di Hong Kong

    Giusto due righe per chi non avesse ancora chiaro cosa sta succedendo a Hong Kong da ormai due mesi a questa parte. Motivo delle proteste è stato l’emendamento alla legge sull’estradizione, letta dall’opinione pubblica come una vera intromissione nell’autonomia di Honk Kong da parte della Cina. Una protesta motivata dal fatto che la stessa autonomia sta per avvicinarsi alla data di scadenza. Infatti, dopo i negoziati con il Regno Unito del 1997, si arrivò all’accordo che Hong Kong mantenesse la sua autonomia dalla Cina fino al 2047. Ecco perchè quella legge è vista come una vera intromissione, un modo per erodere quell’autonomia che alle autorità cinesi, da sempre, va molto stretta.

    twitter social media hong kong

    Fatta questa rapida premessa, i fatti di questi giorni dimostrano come i social media possano giocare un ruolo importante nel veicolare preziose informazioni, ma anche diventare potenti strumenti di diffusione di notizie false.

    Le proteste a Hong Kong vanno avanti ormai da due mesi e la situazione non sembra ancora volgere verso una soluzione definitiva.

    Ed ecco che entrano in gioco i social media, nello specifico Twitter. Da giorni Twitter riceveva segnalazioni di account cinesi che diffondevano notizie false, dipingendo i protestanti di Hong Kong come dei violenti e dei facinorosi, il contrario di quello che era la realtà. A quel punto da San Francisco decidono di fare delle indagini più approfondite, anche solo per cercare di capire come avrebbero fatto questi account cinesi ad usare Twitter quando lo stesso canale è bandito in Cina. Già bella domanda.

    [In basso alcuni esempi di tweet di account cinesi]

    twitter hong kong twitter hong kong twitter hong kong

    La risposta arriva presto. Twitter scopre che migliaia di account cinesi accedevano al servizio da indirizzi IP cinesi, una vera anomalia, anche solo per il fatto che esiste il grande firewall, chiamato appunto “Great Firewall”, che ne impedisce l’accesso. Qualsiasi utente avrebbe dovuto bypassare il tutto con una VPN, senza alcuna garanzia del resto, ma questa è la possibilità che resta all’utente normale. Ma qui la situazione è ben diversa.

    Infatti, quegli utenti accedevano a indirizzi IP cinesi perché autorizzati dalle autorità. Si trattava di account espressamente autorizzati dallo stato per diffondere notizie false sulle proteste di Hong Kong.

    Twitter sospende 936 account cinesi

    Allora Twitter scopre una vasta rete di ben 200 mila account e ne sospende 936, account che diffondevano spam e disinformazione. Twitter poi condivide questi risultati con Facebook che ancora non aveva agito in alcun modo. A quel punto da Menlo Park fanno le opportune verifiche arrivando a sospendere 5 account, 7 pagine e 3 gruppi, tutti riconducibili alla disinformazione cinese.

    E non è finita, perché Twitter ha deciso anche che non accetterà più tweet sponsorizzati da agenzie cinesi. Si è scoperto infatti che nei giorni scorsi circolavano sulla piattaforma alcuni tweet sponsorizzati contro le proteste di Hong Kong pubblicizzati da Xinhua News, agenzia di stampa ufficiale dello stato cinese.

    Questa è la situazione al momento e non è detto che sia conclusa, purtroppo.

    [In copertina, immagine ANTHONY KWAN/GETTY IMAGES]

  • Facebook valuta anche l’affidabilità degli utenti per contrastare le fake news

    Facebook valuta anche l’affidabilità degli utenti per contrastare le fake news

    Facebook è sempre alla ricerca di un sistema che permetta di ridurre al minimo la diffusione delle fake news. Secondo quanto riporta il Washington Post, Facebook ha già iniziato a valutare l’affidabilità per contrastare la diffusione delle fake news. Facebook ha confermato l’implementazione di questo sistema.

    Facebook, a ragione e non potrebbe essere diversamente, vede ormai la diffusione delle fake news sulla piattaforma come una sfida da vincere. Come abbiamo visto in questi ultimi mesi, la diffusione delle notizie false e poi tutta una serie di scandali più o meno legati a questo filone, hanno finito per minare, in un certo senso, la stessa affidabilità della piattaforma. E se è vero, come è vero, che Facebook è a livello globale una delle principali fonti attraverso la quale gli utenti si informano, allora è il caso che il fenomeno delle bufale venga ridotto al minimo, infatti è difficile pensare di sradicarlo completamente.

    Negli ultimi mesi Facebook ha elaborato una serie di strumenti per contrastare le fake news, ma non adottati pienamente sulla piattaforma. Ultimo, in ordine di tempo, strumento, o meglio, sistema che Facebook ha iniziato ad adottare è quello relativo alla valutazione degli utenti in termini di affidabilità. Questo è quanto riporta il quotidiano, di proprietà di Jeff Bezos, Washington Post e Facebook ha confermato la notizia.

    In pratica, Facebook comincia a valutare l’affidabilità degli utenti per fare in modo che sulla piattaforma si sia in grado di riconoscere se una notizia condivisa è vera o falsa. Se fosse davvero così, allora sarebbe una buona idea. Ma è davvero così?

    Facebook utenti fake news

    Come funziona il sistema di valutazione degli utenti

    Secondo il WP, il sistema è già in vigore da un anno e il sistema si basa sulle valutazioni che forniscono gli utenti. Se un certo numero di persone segnala una notizia come falsa, a quel punto interverrà un membro del team che controlla appunto le segnalazioni. Ma controllare ogni storia segnalata come fake news sarebbe un’attività enorme da portare avanti, così Facebook usa altre informazioni per capire se si è di fronte ad una segnalazione oggettivamente veritiera.

    E qui entra il gioco l’affidabilità degli utenti come elemento discriminatorio. Se un utente segnala notizie false che poi, da un controllo del team, risultano effettivamente false, allora questo stesso utente vedrà crescere la sua affidabilità, il suo rating salirà. Se, invece, una persona segnala notizie false che, da un controllo, risultano vere, allora il livello di affidabilità di questo utente scenderà.

    Quindi Facebook con questo sistema conta di creare un livello di affidabilità più alto per rendere più “facile” il lavoro dei team che dovranno poi verificare la veridicità delle segnalazioni. In questo caso, forte elemento discriminatorio è proprio la segnalazione dell’utente.

    Il lavoro dei team preposti alla verifica delle notizie false in questi ultimi mesi si è rivelato il vero anello debole della struttura che Facebook ha messo insieme per contrastare le fake news. Per il semplice motivo che gli stessi controllori, spesse volte, non hanno ritenuto affidabile il sistema, segnalandolo come controverso. Ricordiamo che questa struttura anti fake new prevede l’implementazione di algoritmi che in molto casi si sono rivelati non proprio precisi.

    Ora, al netto di tutto, si tratta di un sistema che fa parte di questa struttura messa a punto da Facebook per contrastare le fake news. La valutazione è quindi solo una passaggio, certo non il più affidabile. Le considerazioni che si possono fare è che forse questo potrebbe non bastare. Il fenomeno è troppo diffuso e complesso e se le persone, come abbiamo visto, non riescono ancora a distinguere una notizia da una fake news, forse questo non aiuta del tutto. E’ chiaro che affidare tutto ad un team di verificatori è un lavoro immane, sarebbe meglio introdurre il giusto mix di intelligenza artificiale e machine learning insieme all’attività dei verificatori. Ma potrebbe non bastare neanche questo.

    Nel senso che Facebook ha permesso ad ognuno di costruirsi la propria echo-chamers, la propria “camera” all’interno della quale condividere notizie in cui crede prima di tutto, per il semplice fatto che condivide quello che vuole sentirsi dire. E su questo elemento molti siti di notizie false hanno avuto gioco facile, molto facile. Ecco perchè l’82% degli italiani non sa riconoscere una notizia da una bufala su Facebook. Il problema, come vedete, è molto più vasto.

  • Jack Dorsey pronto a modificare Twitter per impedire la diffusione di fake news

    Jack Dorsey pronto a modificare Twitter per impedire la diffusione di fake news

    Il caso Alex Jones, noto complottista e fondatore di InfoWars al centro del Russiagate, di recente ha sollevato molte polemiche sui social media. Sospeso da Facebook, Spotify (ha cancellato tutti i suoi podcast) e da YouTube, l’account di Jones è stato sospeso anche da Twitter per una settimana. E intanto Jack Dorsey si dice pronto a modificare Twitter per impedire la diffusione di fake news.

    Twitter ha resistito fino all’ultimo e poi, finalmente, ha ceduto. L’account di Alex Jones, noto complottista e fondatore di InfoWars al centro del Russiagate, è stato sospeso per una settimana, dopo che in un video si rivolgeva a Trump per fare qualcosa riguardo alla libertà di parola su Internet. Twitter ha ritenuto che questa fosse una violazione delle regole di utilizzo della piattaforma e ha proceduto con la sospensione. Non potrà più twittare o fare retweet, ma potrà comunque navigare la piattaforma.

    Twitter, e specialmente Jack Dorsey, CEO e fondatore della società, nei giorni scorsi è stata molto criticata per non aver fatto prima questa sospensione, ma lo stesso Dorsey, intervenuto più volte sull’argomento, aveva sostenuto che non ci fossero gli estremi per farlo, in quanto, fino ad allora, Jones non aveva violato le regole di utilizzo. Ma ora le cose sono cambiate.

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    La vicenda Alex Jones per Twitter potrebbe avere un significato ulteriore, potrebbe addirittura segnare un passaggio nuovo per la piattaforma e a sostenerlo è proprio Dorsey. In un’intervista al Washington Post, Dorsey ha annunciato che è pronto a rivedere i punti salienti di Twitter per impedire la diffusione di contenuti che incitano all’odio, che incitano alle molestie e che diffondono fake news, notizie false. Allo studio ci sarebbero funzionalità che avrebbero lo scopo di promuovere punti di vista alternativi sulla timeline di Twitter, in modo tale da affrontare la disinformazione e ridurre echo chambers, ossia quella situazione in cui le informazioni, le idee o le credenze vengono amplificate o rafforzate dalla comunicazione e dalla ripetizione all’interno di un sistema definito. In questa circostanza, le fonti non vengono mai messe in discussione.

    Inoltre, Dorsey si dice pronto ad etichettare i bot, gli account automatici che a volte sembrano utenti umani, e a ridisegnare quelli che sono, ad oggi, gli elementi chiave della piattaforma, tra cui il pulsante “Mi piace” e il modo in cui Twitter visualizza i follower degli utenti. “La cosa più importante che possiamo fare è considerare gli stimoli che stiamo incorporando nel nostro prodotto”, ha detto Dorsey al Washington Post, “perché esprimono un punto di vista su ciò che vogliamo che le persone facciano – e non credo che siano i più corretti”.

    L’apertura di Dorsey in questo senso dimostra quanto sia centrale oggi l’accuratezza delle informazioni condivise sulla piattaforma. Molti malintenzionati hanno sfruttato negli ultimi tempi le caratteristiche di Twitter per veicolare fake news, sfruttando a loro volta account con un gran seguito in modo da rendere virali le bufale, rendendo il processo difficilmente controllabile.

    alex jones twitter fake news
    Alex Jones

    Va detto che Twitter, da questo punto di vista, si è mossa molto, basti fare solo riferimento alle recenti sospensioni di account bloccati al ritmo di 1 milione di account al giorno. Abbiamo raccontato sul nostro blog anche quali siano state le conseguenze di questa operazione. Ma Twitter ha anche modificato le regole di utilizzo prendendo di mira proprio i contenuti, e gli account, che incitano all’odio, alla violenza e che diffondono notizie false. Forse più di altri. Ma un problema ancora esiste, un problema che, come detto già altre volte, è una delle motivazione che frena la crescita della piattaforma.

    Un altro elemento, come ha raccontato Dorsey al WP, sarebbe quello di contestualizzare i tweet. Se un account twitta un’affermazione piuttosto forte, che può sembrare una informazione falsa, la piattaforma contestualizza il contenuto “circondandolo” di altri contenuti relativi, in modo che l’utente abbia ben chiaro se si tratta di una bufala o meno. Un po’ quello che mira a fare Facebook con gli articoli correlati.

    Vedremo quali saranno gli sviluppi.

  • Italiani e Social Media, l’82% non sa riconoscere una notizia da una fake news

    Italiani e Social Media, l’82% non sa riconoscere una notizia da una fake news

    La recente ricerca Infosfera ci offre uno spaccato reale di quello che è l’atteggiamento degli Italiani in relazione al Digitale. Ormai il 95% degli italiani utilizza il web ogni giorno, ma c’è un dato che inquieta non poco: l’82% di esse non sa distinguere una notizia da una fake news. In aggiunta a questo dato, la ricerca rileva anche che l’87% non ritiene i social media fonti di notizie credibili.

    Sul nostro blog ogni giorno cerchiamo di raccontare il nostro paese dal punto di vista digitale e di come l’Italia sta cambiando da questo punto di vista. E lo facciamo offrendo ai nostri lettori dati che hanno lo scopo di disegnare un panorama quanto mai più vicino alla realtà di tutti i giorni. Per questo, abbiamo sempre sottolineato che c’è tanto, ma tanto da fare. Ebbene, oggi vi parliamo di una ricerca che nei giorni scorsi ha fatto molto discutere per via di alcuni dati che hanno confermato che quel “c’è tanto da fare” è molto attuale, purtroppo.

    La ricerca in questione è quella di Infosfera, la ricerca dell’Università Suor Orsola Benincasa, che ha indagato il mondo della comunicazione digitale, dei social media e i nuovi trend dell’informazione.

    Una ricerca molto interessante che potete consultare e scaricare da questo link.

    La ricerca, ricca e complessa, mette in risalto diversi punti interessanti, ma quello che su cui vogliamo, per un momento, soffermarci meglio oggi riguarda, all’interno del rapporto Italiani e Social Media, l’incapacità di riconoscere una notizia vera da una falsa. Piccolo preambolo, la ricerca mette in luce un fatto che ben si collega a questa incapacità. E cioè che gli italiani percepiscono la rete e i social media come un luogo senza limiti, nel senso che sentono di fare quello che vogliono, di informarsi “senza limiti” e di comunicare “senza limiti”. Questo è un passaggio importante che genera questa incapacità.

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    Il dato infatti è che il 65,46% non riesce a distinguere una fake news. Ma le percentuali crescono quando si tratta di identificare un sito web di bufale, infatti, il 78,75% non è in grado di farlo. L’82,83% non è in grado di identificare la pagina Facebook di un sito di fake news. E il 70,28% non sa distinguere un fake news su Twitter.

    Ma non è tutto, perchè per l’87% degli italiani sui social media non ci sono più opportunità di apprendere notizie credibili. Quindi i social media, per la gran parte degli italiani, non sono fonti attendibili.

    E su questo ci sarebbe tanto da ragionare. Prima di tutto, è sbagliato ritenere che sui social media e sulla rete sia possibile fare tutto “senza limiti”, è proprio questa percezione errata che crea poi una continua incapacità nel riconoscere il vero dal falso. Il tutto aggravato dal fatto che, essendo un luogo libero, non ci dovrebbe essere nessuno a dire come si fa. Altro grande errore. Da anni sosteniamo che è sempre necessaria una “educazione digitale” a tutti i livelli, a cominciare dalle scuole. Serve poi portare alla comprensione di tutti (che impresa) che la rete e i social media sono luoghi meravigliosi, pieni di opportunità alla portata di tutti, ma pieni di insidie. Ecco, servirebbe portare a conoscenza di tutti di che tipo di insidie si parla.

    Il dato relativo alle fake news ne è la dimostrazione. Tutto passa per vero perchè non abbiamo la capacità di riconoscerlo dal falso. Spesso ci si rifugia dietro spiegazioni come “siamo bombardati da notizie” ad una velocità tale da non saper controllare il flusso. Vero, ma in realtà è possibile, anche a velocità sostenute, basta usare un po’ di attenzione in più.

    In realtà gli italiani usano molto la rete: il 95% del campione, della ricerca Infosfera, sostiene di utilizzare quotidianamente internet, quasi il 70% lo fa per più di tre ore al giorno e il 32% per più di cinque ore. La metà di questo tempo è poi impiegata sui social media. Ma, come vediamo, la usano male. Senza dimenticare i risvolti negativi che questo uso massiccio della rete comporta. Non mancano gli stati d’ansia (8,68%), insonnia (16,84%), confusione e frustrazione (6,38%), dolori di stomaco e mal di testa (8,36%) e dimenticanze (9,93%).

    Di fronte a questi dati, il primo pensiero che viene in mente è quello espresso all’inizio e cioè che resta ancora molto ma molto da fare. E a noi resta quello di rimboccarci le maniche.