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  • Ci informiamo sui social media, ma non ci fidiamo

    Ci informiamo sui social media, ma non ci fidiamo

    I social media hanno superato la TV come mezzo principale per informarsi, ma la fiducia verso queste piattaforme è molto bassa. Il rapporto AGCOM ci restituisce la fotografia di una informazione debole e la conferma dell’algoritmo del proprietario.

    Secondo quanto emerge dall’Osservatorio annuale sul sistema dell’informazione 2025 pubblicato da AGCOM, nel 2023 i social media hanno superato la televisione come principale mezzo di informazione per gli italiani.

    Si tratta di un sorpasso che possiamo definire storico. E che segna una svolta nel modo in cui le persone si informano quotidianamente.

    Va detto che questo primato non si accompagna a un incremento della fiducia da parte degli utenti. Al contrario, i social si confermano tra le fonti ritenute meno affidabili.

    E qui siamo nella dimensione del paradosso, o quasi.

    Come si informano gli italiani: il ruolo crescente dei social media

    Nel dettaglio, il rapporto evidenzia che:

    • il 19,8% degli italiani utilizza i social media come primo strumento per accedere all’informazione online;
    • seguiti da motori di ricerca (17,9%) e siti di quotidiani/periodici (11,8%);
    • il 50,5% degli utenti iscritti a social media dichiara di venire a conoscenza delle notizie sui social prima che da qualsiasi altro mezzo.

    Con questi numeri, i social media superano la televisione, che si attesta al 46,5% come uso informativo nel giorno medio, in calo costante rispetto al 67,4% del 2019.

    Interazioni superficiali e partecipazione limitata

    Il rapporto AGCOM evidenzia anche come gli utenti tendono ad avere un comportamento prevalentemente passivo rispetto all’informazione ricevuta sui social media:

    • il 43,4% si limita a cliccare sui link;
    • il 40,7% mette un like;
    • solo il 16,9% commenta, il 12,6% condivide e appena il 6,1% avvia una discussione;
    • il 25,1% non compie alcuna azione rispetto alle notizie visualizzate.

    Curiosamente, gli utenti over 65 si dimostrano spesso più attivi dei giovani nei commenti e nelle interazioni, a smentire il luogo comune di una fruizione più passiva da parte delle generazioni meno digitalizzate.

    Fiducia ai minimi storici per i social media

    Nonostante la centralità sempre maggiore nel consumo informativo, la fiducia nei social media resta bassa:

    • solo il 15,7% degli italiani esprime alta fiducia nei social come fonte d’informazione;
    • il 30,2% manifesta bassa fiducia;
    • i social si posizionano penultimi nella classifica delle fonti più affidabili, seguiti solo dalle piattaforme video;
    • anche tra i giovani (14-24 anni), che usano i social in modo intensivo, cresce il numero di chi non nutre fiducia in alcuna fonte informativa.

    La relazione tra uso e fiducia non è lineare: chi usa intensamente un mezzo tende ad averne più fiducia, ma nel caso dei social media questa correlazione è debole. Il dato appare ancora più significativo se confrontato con la fiducia nella televisione, che rimane alta soprattutto tra gli over 65 (44,5%).

    Un ecosistema informativo fragile e sbilanciato

    L’analisi di AGCOM conferma che l’informazione è sempre più mediata da piattaforme digitali. E che questo passaggio ha generato una informazione sempre più debole. Sempre più esposta a manipolazioni e a deformazioni.

    La prevalenza dei social nel ruolo di gatekeeper dell’informazione non garantisce qualità, affidabilità o trasparenza.

    Questa tendenza si inserisce perfettamente nelle riflessioni che sto affrontando negli ultimi mesi. Dall’erosione della fiducia digitale all’algoritmo del proprietario, fino alla crescente polarizzazione dell’informazione.


    Guarda il video:


    I social media diventano lo spazio principale dove l’informazione viene vista, ma non dove si costruisce fiducia.

    Il contenuto viene costruito solo per essere visto e non, banalmente, per informare e per generare opinioni e conversazioni.

    Un divario che continuerà ad allargarsi finché non verrà affrontato con responsabilità, tanto da parte delle piattaforme quanto da chi crea contenuti.

    Il quadro che emerge è chiaro. I social media sono oggi la porta d’accesso privilegiata all’informazione per milioni di italiani. Ma a questa centralità non corrisponde un riconoscimento in termini di autorevolezza.

    É necessario concentrarsi sulla costruzione di contenuti che siano effettivamente informativi e che puntino alla qualità. Resto sempre convinto, infatti, che il contenuto equivalga ancora alla Relazione. Ma serve recuperare qualità e abbandonare il concetto di quantità che tanto piace all’algoritmo del proprietario.

    [Immagine ci copertina realizzata da Franz Russo attraverso il modello di intelligenza artificiale generativa ChatGPT-4o]

     

  • Fiducia digitale degli utenti in calo, fanno peggio i social media

    Fiducia digitale degli utenti in calo, fanno peggio i social media

    Il Consumer Digital Trust Index 2025 di Thales mostra un calo nella fiducia digitale: se le banche sono al 44%, i social sono solo al 4%. L’82% abbandona i brand per i dati a rischio. Passkey e biometria possono invertire la rotta?

    Ma voi vi fidate dei servizi digitali che usate? Dei siti web, delle app? E di come sono gestiti i vostri dati personali?

    Cominciamo col dire che la fiducia degli utenti nei servizi digitali sta calando. E questo non è un buon segnale.

    E ce lo conferma il Thales Consumer Digital Trust Index 2025, che fotografa un quadro preoccupante. I consumatori sono sempre più scettici nei confronti delle aziende e dei servizi digitali; mentre le imprese non riescono a colmare il divario di fiducia.

    Ma vediamo i dati più rilevanti del report e un breve focus sull’Italia.

    La fiducia digitale in declino a livello globale

    Secondo il report, la fiducia nei servizi digitali è in declino o rimane stagnante in tutti i settori. Anche quelli più regolamentati.

    Il dato più critico? L’82% dei consumatori ha abbandonato almeno un brand negli ultimi 12 mesi. Principalmente a causa di richieste eccessive di dati personali; processi di autenticazione non all’altezza; e scarsa trasparenza.

    Il calo della fiducia è legato anche al fatto che quasi uno su cinque (il 19%) è stato informato che i propri dati personali sono stati compromessi nell’ultimo anno. Si tratta di un campanello d’allarme per le aziende, che dovrebbero adottare misure più efficaci per garantire la sicurezza e la privacy degli utenti.

    Fiducia digitale degli utenti in calo, fanno peggio i social media
    Fiducia digitale degli utenti in calo, fanno peggio i social media – foto: Greta Hoffman su pexels.com

    Fiducia digitale, i dati più rilevati del 2025

    Password e autenticazione sotto accusa

    Il 75% dei consumatori vorrebbe eliminare le password in favore di metodi più sicuri come dati biometrici o PIN.

    L’onere della sicurezza è tutto sui consumatori

    Il 63% degli utenti ritiene che le aziende stiano delegando a loro la protezione dei dati. Invece di adottare misure più efficaci.

    I bot malevoli compromettono l’esperienza utente

    Il 33% degli utenti ha avuto problemi con acquisti digitali a causa di bot che alterano il processo d’acquisto, causando frustrazione e insoddisfazione.

    I media e social media sono i meno affidabili

    Solo il 3% dei consumatori si fida delle testate giornalistiche per la gestione dei propri dati.

    Solo il 4% si fida dei social media, un dato che riflette una crisi di fiducia strutturale verso le piattaforme social, sempre più percepite come poco trasparenti.

    La fiducia nei social media è al minimo storico

    Uno degli aspetti più significativi del Consumer Digital Trust Index 2025 è proprio la sfiducia diffusa nei confronti dei social media.

    Con solo il 4% dei consumatori che li considera affidabili nella gestione dei propri dati, il dato si allinea perfettamente a quanto già osservato e rilevato in precedenti articoli e video.

    In particolare, il concetto di “algoritmo del proprietario” – di cui ho parlato spesso nel mio video podcast – trova anche in questa occasione una conferma concreta.

    I social media hanno smesso di essere semplici spazi di connessione, luoghi dove ci si ritrovava condividendo interessi. Oggi il controllo sui contenuti è determinato dalle logiche e dagli interessi di chi possiede la piattaforma.

    E quando la percezione è che l’utente abbia perso il controllo su cosa vede e su come vengono trattati i suoi dati, la fiducia mano a mano si sgretola.

    Fiducia digitale degli utenti in calo, fanno peggio i social media
    Thales Consumer Digital Trust Index 2025

    Fiducia digitale, gli utenti si fidano di banche e pubblica amministrazione

    Nonostante il quadro complessivo negativo, il report di Thales evidenzia anche i settori che riescono ancora a mantenere la fiducia degli utenti, pur senza superare mai la soglia del 50%.

    In cima al Digital Trust Index 2025 troviamo, per il secondo anno consecutivo, il settore bancario, che ottiene un livello di fiducia globale del 44%.

    Questo dato nasconde forti differenze generazionali: il 51% degli over 55 si fida dei servizi bancari, ma solo il 32% dei Gen Z esprime lo stesso livello di fiducia.

    Le organizzazioni governative si posizionano al secondo posto con il 41%, registrando anche l’unico incremento rispetto all’anno precedente (dal 37%).

    Al terzo posto troviamo il settore sanitario (40%), seguito da assicurazioni (24%) ed istruzione (17%).

    Tutti gli altri settori si fermano sotto il 10%. Questi numeri indicano che una quota significativa di fiducia resiste, ma è concentrata in pochi ambiti percepiti come più regolamentati o sensibili.

    Italia e la fiducia nei servizi digitali

    Il report non presenta dati specifici sull’Italia, ma i trend europei evidenziano alcune dinamiche significative anche per il nostro Paese.

    GDPR e nuove regolamentazioni

    Il GDPR resta il pilastro normativo della protezione dati in Europa. Per i servizi finanziari digitali, dal gennaio 2025 (periodo vincolante), è affiancato dal Digital Operational Resilience Act (DORA), che punta a rafforzare la sicurezza informatica del settore finanziario.

    Trasparenza richiesta dagli utenti

    I consumatori italiani, come quelli degli altri Paesi europei, chiedono con forza maggiore chiarezza sull’utilizzo dei dati personali.

    Crescita dell’autenticazione biometrica

    Anche in Italia si registra un crescente interesse verso soluzioni di autenticazione più sicure e meno dipendenti dalle password.


    Guarda qui il video sul Consumer Digital Trust Index 2025 di Thales


    Cosa devono fare le aziende per recuperare fiducia

    Per riconquistare la fiducia dei consumatori, le imprese devono agire con urgenza e visione. Ecco alcune direzioni possibili:

    • Adottare sistemi di autenticazione avanzati: meno password, più biometria e autenticazione a più fattori.
    • Ridurre la raccolta di dati superflui: chiedere solo ciò che è strettamente necessario e spiegare chiaramente l’uso che verrà fatto dei dati.
    • Comunicare la sicurezza: raccontare in modo semplice e trasparente le misure di protezione adottate.
    • Contrastare i bot malevoli: investire in tecnologie che migliorano l’esperienza online e proteggono gli utenti.
    • Implementare tecnologie affidabili: secondo il report, il 64% degli utenti si fiderebbe di più di un brand che adotta tecnologie come passkeys, biometria e intelligenza artificiale responsabile.

    Come afferma anche John Tolbert, Director of Cybersecurity Research di KuppingerCole Analysts, il calo della fiducia è un fenomeno prevedibile, ma non inevitabile: con le giuste tecnologie e un’attenzione reale all’esperienza utente, è possibile invertire la rotta.

    In conclusione, il Thales Consumer Digital Trust Index 2025 conferma in modo netto che il divario in termini di fiducia tra consumatori e servizi digitali si sta ampliando.

    In un contesto in cui la fiducia diventa sempre più fragile, le aziende devono dimostrare di meritarla.

    Perché la fiducia, così come la reputazione e altri valori fondamentali, una volta persa, non si recupera facilmente.

    Potete scaricare gratuitamente il report da questo link.

    [La foto di copertina è di Greta Hoffman su pexels.com]

     

  • Il valore della Tecnologia per le riunioni ibride e inclusive

    Il valore della Tecnologia per le riunioni ibride e inclusive

    Come la tecnologia avanzata nelle riunioni ibride migliora il coinvolgimento e la fiducia. Lo dimostra il recente studio di Jabra-LSE Behavioural, che rileva anche l’impatto della diversità culturale nelle dinamiche di gruppo.

    In un mondo segnato da rapidi cambiamenti tecnologici, il modo in cui le aziende conducono le riunioni di lavoro sta subendo una trasformazione significativa. La pandemia ha accelerato questa evoluzione. Spingendo molte organizzazioni a ripensare i loro modelli operativi e ad abbracciare il lavoro ibrido come una nuova realtà.

    In questo contesto, uno studio recente di Jabra, condotto presso il prestigioso LSE Behavioural Lab, Meeting great expectations: Behaviour, Emotion and Trust mette in evidenza l’importanza della tecnologia nel colmare il divario tra riunioni in presenza e da remoto. Si enfatizza il ruolo cruciale della fiducia, dell’emozione e della diversità culturale nelle dinamiche di collaborazione.

    Lo scenario e il dibattito sul rientro in ufficio

    lavoro da remoto tecnologia franzrusso

    Il dibattito sul rientro in ufficio, sviluppatosi dalla metà del 2021 alla metà del 2023, ha messo in luce il conflitto tra la preferenza dei dipendenti per l’autonomia e il lavoro a distanza. E il desiderio dei leader aziendali di perseguire la produttività in ufficio.

    Questa dinamica ha evidenziato una realtà inconfutabile: le riunioni esclusivamente in presenza non sono più un’opzione praticabile in molte situazioni. Le riunioni online, una volta considerate una soluzione temporanea, sono diventate una componente permanente del panorama lavorativo.

    Coinvolgimento e Fiducia: il ruolo della Tecnologia

    Il confronto “faccia a faccia” continua a essere preferito (56%) per il suo livello di coinvolgimento diretto e autentico. Tuttavia, quando la presenza fisica non è possibile, la tecnologia di collaborazione professionale assume un ruolo fondamentale.

    L’uso di cuffie e videocamere professionali ottimizzate per le sale riunioni ha mostrato un notevole aumento del coinvolgimento degli utenti da remoto (84%).

    Inoltre, l’uso di tecnologie professionali ha portato a un incremento della fiducia reciproca tra i partecipanti. Evidenziando come strumenti di alta qualità possano migliorare significativamente la comunicazione e la collaborazione.

    Si è registrato un aumento del 27% nella chiarezza delle riunioni, con 16% in più di fiducia. Un 35% in più di espressività e un miglioramento del 47% nella qualità dei contributi rispetto alla tecnologia integrata o di qualità inferiore.

    La diversità culturale nelle riunioni

    Un altro aspetto rilevante emerso dallo studio riguarda l’impatto della diversità culturale sulle dinamiche di partecipazione. Le differenze nell’impegno verbale e nei livelli di attenzione tra i professionisti europei e asiatici sottolineano l’importanza di considerare la diversità culturale nella progettazione e conduzione di riunioni efficaci.

    Queste differenze non sono solo un fattore da considerare. Ma sono anche un’opportunità per arricchire le discussioni e promuovere l’inclusione in un ambiente di lavoro sempre più globale.

    La variabile “attenzione” ha rivelato una netta differenza tra i partecipanti europei e quelli di altri continenti. Rispetto alle loro controparti europee, i partecipanti asiatici avevano livelli di attenzione più alti del 134% durante le riunioni.

    Lo studio di Jabra realizzato presso l’LSE Behavioural Lab apre nuovi orizzonti sulla natura delle riunioni di lavoro nel contesto contemporaneo. La tecnologia non solo facilita la comunicazione a distanza, ma gioca un ruolo cruciale nel costruire fiducia e coinvolgimento.

    Tuttavia, la tecnologia da sola non è sufficiente. La consapevolezza delle differenze culturali e il loro impatto sulle dinamiche di gruppo sono altrettanto importanti.

    Queste scoperte suggeriscono che le aziende devono adottare un approccio olistico per garantire riunioni efficaci e inclusive. La tecnologia va integrata con una comprensione approfondita delle dinamiche umane e culturali.

    In un’era in cui il lavoro ibrido è diventato la norma, comprendere e implementare queste lezioni sarà fondamentale per assicurare un coinvolgimento efficace e paritario, superando le barriere fisiche e culturali.

  • Buon 2013 a tutti!

    Buon 2013 a tutti!

    Dopo i festeggiamenti per l’arrivo del Nuovo Anno ecco che il doodle di Google diventa una sala vuota con le lettere del logo che cominciano a fare le pulizie. Auguriamo a tutti voi un 2013 straordinario!

    E dopo la festa con tutti i protagonisti dei doodle che hanno caratterizzato il 2012 sia nella versione globale del sito che in quella locale, ecco che oggi il doodle  di Google è una sala svuotata con le lettere del logo che cominciano a fare le pulizie. Rimangono il lupo della favola di Cappuccetto Rosso, protagonista del doodle dedicato alle Fiabe dei Fratelli Grimm, accucciato sul pavimento e “Il Pensatore” di Rodin ancora alle prese con il computer cercando di seguire le lezioni impartitegli la sera prima da Ada Lovelace. E la luce del giorno si intravede dalle finestre.

    Il 2012 è stato un anno difficile per tutti, da ogni punto di vista lo si guardi. Il 2013 forse lo sarà ancora di più ma certamente non dovremo perdere la fiducia in noi stessi e non dovremo mai smettere di cercare di ottenere ciò che vogliamo. Perchè anche nelle situazioni più difficili c’è sempre una soluzione. Sperare che altri la trovino per noi non serve più e non è mai stato sufficiente.

    Allora il nostro augurio è quello, dopo che la sala si è svuotata, di rimetterci in cammino con ancora più entusiasmo e speranza, ma soprattutto dovremo fare nostra una caratteristica che ha segnato la vita di una grande donna come Rita Levi Montalcini che ci ha lasciati da poco, la Tenacia. Lei diceva di non temere le difficoltà e di non aver paura e lei nella sua vita non ne ha avuto affatto nonostante le tante difficoltà. Ecco non dobbiamo aver paura.

    Buon 2013 a tutti!

  • Se pensi che sia giusto, lotta per ottenerlo. #IlMioMentore

    Se pensi che sia giusto, lotta per ottenerlo. #IlMioMentore

    In occasione del prossimo WorldForum che si terrà a Napoli dal 26 al 29 Novembre, organizzato da IFCW e Mentoring USA Italia – Onlus, in collaborazione con Fondazione L’Albero della Vita, riprendiamo il ciclo di racconti #IlMioMentore. Oggi Alfredo Accatino ci parla della sua esperienza e di come grazie ai suoi mentori sia riuscito ad ottenere ciò che voleva

    WorldForum-2012Io, di mentori, ne ho avuti 3.
    E tutti e tre mi hanno insegnato una cosa semplice: se pensi che una cosa sia giusta, devi lottare per ottenerla. Per questo, in meno di 2000 battute, vorrei parlare di loro. Di tutti e 3.

    Il primo nome che mi viene alla mente è quello della mia maestra elementare. L’ho avuta solo due anni. Mi ha fatto sentire importante ogni volta che raggiungevo un piccolo obiettivo, dandomi quella fiducia che – forse – mi ha permesso di realizzare alcuni dei miei sogni.
    E poi sorrideva. E odorava di pane.
    Si chiamava Darmon Valeri Pina. Penso che fosse nata nel primo decennio del ‘900. Per questo ora mi piace citarla. Perché, se non lo faccio io, non penso che lo farebbe nessuno.

    La seconda citazione va a Tommaso Mannerucci. L’ho avuto al Giulio Cesare, a Roma. Insegnante di Filosofia al I liceo. Lui era al suo primo anno di insegnamento. Entrò in classe vestito come un cantautore e, per 7 lezioni 7, ci fece discutere solo sul Mito della Caverna di Platone. Lasciando da parte il manuale, convinto che dovessimo imparare a ragionare con la nostra testa.
    Mio figlio Alessandro, lo scorso anno, nello stesso liceo, lo ha avuto come insegnante nell’ultimo anno prima del pensionamento. Non so se sia stato un segno del destino. Ma sono certo che Tommaso, da buon filosofo, forse potrebbe trovarci una risposta. E, magari, uno di questi giorni, proverò a chiederglielo.

    Il terzo pensiero va a Leo Benvenuti. Grande sceneggiatore, di fatto l’inventore della commedia all’italiana  Ha rappresentato per qualche anno il mio appuntamento del giovedì, quando ventenne volevo fare lo sceneggiatore, e con un gruppo di altri giovinastri ci stringemmo intorno a lui.
    Credo che sia stato il più grande raccontatore che abbia mai incontrato. Con una carica ironica difficile da dimenticare. Un insegnamento che si è sedimentato pian piano in me, divenendo metodo e visione, per dare i suoi frutti non nell’immediatezza, ma molti anni dopo.

    Perché siamo ciò che abbiamo fatto.
    Perché tutto quello che metti dentro di te, un giorno o l’altro, lo ritroverai.

    Alfredo Accatino

    “La famiglia, l’infanzia e l’educazione al centro delle nuove sfide dello sviluppo sociale: scenari globali, migrazione e cittadinanza attiva”. Il WorldForum si tiene dal 26 al 29 novembre 2012 a Napoli. Organizzato da IFCW e Mentoring USA Italia – onlus in collaborazione con Fondazione L’Albero della Vita. www.worldforum2012.org

  • Infocommerce, mai più senza prima di un acquisto [Infografica]

    Infocommerce, mai più senza prima di un acquisto [Infografica]

    Utenti sempre più informati con la rete: nove su dieci cercano online informazioni prima di un acquisto. I giovanissimi lo fanno da mobile, quasi sette acquirenti online su dieci usano i motori di comparazione prezzi. Ecco come orientarsi nella scelta di un prodotto. Molto interessante l’infografica

    Infocommerce---ContactLab

    Ricerca di informazioni online prima di un acquisto, anche se l’operazione verrà poi conclusa in un negozio tradizionale; consultazioni serrate di informazioni tramite mobile, soprattutto tra i più giovani; utilizzo dei motori di comparazione dei prezzi a scopo informativo. Sono le abitudini ormai consolidate degli utenti Internet italiani che sul web si orientano prima di fare acquisti. È quanto rileva uno studio inedito firmato ContactLab (qui disponibile gratuitamente www.contactlab.com/infocommerce-raccolta-info-preacquisto-online), basato sui risultati dell’ultimo E-commerce Consumer Behaviour Report condotto su un campione di 25.000 utenti rappresentativi della popolazione Internet italiana. (altro…)

  • Oltrepassare la porta #IlMioMentore

    Oltrepassare la porta #IlMioMentore

    Pasquale Diaferia ci spiega che il mentore è un maestro, una persona che sprona e dà l’esempio. Come quello che ha avuto lui da giovane. Il mentore è colui che ti apre la porta e da quel momento tu devi essere pronto ad oltrepassarla. Fino al 30 settembre è possibile donare due euro inviando un sms al numero 45507 o cinque euro dal telefono fisso a sostegno di “Cambia la vita di un bambino” iniziativa di Mentoring Usa Italia Onlus

    Cambia-la-vita-di-un-bambino---45507La persona più importante della mia vita è stato un direttore creativo che, quando avevo 25 anni, mi diede l’imprinting definitivo per la mia professione. Non mi ha insegnato solo la tecnica, le componenti meccaniche della scritturacreativa. Mi ha ricordato che scrivere, creare, comunicare, è soprattutto un mestiere etico. Che ogni volta che noi comunichiamo con il mondo, aiutiamo la gente a diventare migliore, se quello che proponiamo sono cose buone per gli altri. Invece facciamo sprofondare la società nel fango, se quello che trasferiamo agli altri non è basato sul bene comune. (altro…)

  • I binari da seguire di Anna Masera, #IlMioMentore

    I binari da seguire di Anna Masera, #IlMioMentore

    Anna Masera ci racconta un pò della sua vita e di come, dopo la morte della mamma quando era ancora piccola, la ricerca di una figura su cui poggiare fosse importante. La trovò nella sua maestra e i suoi insegnamenti li conserva e li segue ancora oggi. Una bella storia che ci ricorda che la figura del mentore è fondamentale, come lo è per i ragazzi per i quali Mentoring Usa Italia Onlus ha realizzato la campagna “Cambia la vita di un bambino”. E tutti voi potete sostenerla fino al 30 settembre con una donazione di 2 euro via sms o 5 euro da telefono fisso

    Cambia-la-vita-di-un-bambino---45507Il mio mentore è stata la maestra Cassina, in prima elementare. Abitavo da poco a Milano, mia mamma stava morendo di tumore, mio padre si era trasferito in città dall’Alto Adige dove faceva il capitano degli Alpini per farsi aiutare dalle sue sorelle, mie zie, ad allevare i suoi tre figli: mio fratello, mia sorella e io. Ero la più grande, la più responsabilizzata, e la più cosciente di quello che stava accadendo. Perdere la mamma da piccola è stato un trauma con cui ancora oggi faccio i conti. Ma all’età di 7 anni (sono nata in gennaio e ho iniziato la scuola a 6 anni e mezzo) ero una cucciola costretta a comportarsi da adulta in casa, con un papà militare che mi amava ma non sapeva esprimerlo con la tenerezza di una mamma… Era dura e a scuola rischiavo di sbandare. (altro…)

  • La storia di Alessandra Campanile, #IlMioMentore

    La storia di Alessandra Campanile, #IlMioMentore

    Con la storia di Alessandra Campanile, una storia segnata da un evento tragico come il terremoto dell’Aquila del 2009 che si trasforma in un nuovo inizio. La paura del futuro, il dover ricominciare di nuovo Alessandra la supera rituffandosi nella sua Bari e nei suoi affetti. E oggi guarda al futuro con grande fiducia. Fino al 30 settembre è possibile donare due euro inviando un sms al numero 45507 o cinque euro dal telefono fisso per “Cambia la vita di un bambino” iniziativa di Mentoring Usa Italia Onlus

    Ciao, mi chiamo Alessandra e ho 34 anni. Già grandicella, eppure posso affermare con certezza che sono nata il 6 aprile 2009 alle 3.32 quando l’Abruzzo è stato travolto dal terremoto. Vivevo a Teramo da quasi nove anni e, dopo la laurea in Comunicazione, avevo iniziato a lavorare per il mio stesso ateneo occupandomi – per mia gioia – di organizzazione eventi e promozione. Ormai speravo di ricevere la fatidica proposta per stabilizzarmi e poter radicarmi definitivamente nella città. Amavo tutto di Teramo ma la scossa delle 3.32 mi aprì gli occhi. Nelle ore successive al disastro, mi ritrovai sola in auto, in attesa che la situazione diventasse più tranquilla e lì capii che non avevo affetti con me, che lottavo per delle prospettive lavorative piuttosto deboli che, in fondo, non avevo nulla in mano. Poi, una serie di sfortunati eventi fece sì che la mia collaborazione terminasse nel peggiore dei modi. E così mi ritrovai a 32 anni senza prospettive: il lavoro di anni sfumato. Sola con un nuovo principio da scrivere. (altro…)