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  • Il caso Twitter, quando prendere posizione serve al brand

    Il caso Twitter, quando prendere posizione serve al brand

    Nei giorni scorsi sono state diverse le aziende che, in seguito alle proteste nate dopo la morte di George Floyd, hanno preso una posizione contro il razzismo. Una su tutte, Twitter che ha dimostrato come prendere posizione anche su temi come questi può giovare al brand.

    Questi ultimi giorni sono stati segnati dalle proteste negli Stati Uniti dopo la morte assurda di George Floyd, che ha avuto una grande eco in tutto il mondo grazie proprio ai Social Media. Ancora una volta, questi strumenti digitali hanno assolto il compito di informare in maniera immediata e di fungere da megafono per coinvolgere e far conoscere il messaggio che sta dietro a #BlackLivesMatter, nato nel 2016.

    E proprio durante lo scorso fine settimana, aziende tech e piattaforme social non hanno voluto far mancare il loro appoggio alla causa, condividendo proprio sui Social Media i loro messaggi. Sul nostro blog ne abbiamo raccolto alcuni, evidenziando come questo non era una semplice condivisione per agganciare il trend delle conversazioni. No, era una vera presa di posizione, coraggiosa. Aziende e piattaforme social media hanno espresso quello che pensano, ripudiando il razzismo e qualsiasi forma di discriminazione.

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    Le aziende prendono posizione

    Non accade spesso che le aziende decidano di esporsi su temi così sentiti a livello globale e così sensibili, per paura di scontentare qualcuno e per paura che il messaggio possa ritorcersi contro. Invece, è proprio quello che cercano gli utenti che vogliono sapere come quell’azienda, quel brand di cui si fidano e che seguono da anni, affronta temi anche molto sensibili. L’utente lo vuole sapere perché ha bisogno di capire se può continuare a fidarsi. Già, la fiducia si conquista ma poi è difficile da mantenere e per un brand lo è ancora di più, nulla può essere considerato come scontato.

    In questa fase così drammatica quindi le aziende erano chiamate a fare quel passo così importante. Per quello che è stato il nostro racconto, sono state tante quelle che hanno risposto a questa richiesta, tacita, che arrivava dagli utenti, non tutte però hanno osato fare quel passo in avanti. Forse perché non lo ritenevano opportuno, o forse perché avevano paura che questa esposizione avrebbe potuto avere effetti negativi sul proprio business.

    Fatta questa doverosa premessa, perdonate la lunghezza ma serviva a contestualizzare il tema che vogliamo portare alla vostra attenzione, val la pena portare un esempio di come invece prendere posizione può essere positivo e può dare effetti inaspettati, per certi versi.

    Ed è il caso di Twitter.

    Twitter e il valore della solidarietà

    Come sapete, lo abbiamo raccontato anche qui sul nostro blog, la piattaforma di Jack Dorsey è stata in prima linea nel dare supporto alla causa #BlackLivesMatter, è stata la prima piattaforma social, ad esempio, a cambiare immagine profilo e copertina su Twitter, in segno di solidarietà con la comunità black. Un piccolo, ma molto significativo, gesto di vicinanza per lanciare un messaggio chiaro al mondo.

    Twitter black lives matter

    Sulla piattaforma gli utenti hanno poi potuto seguire il racconto di tutto quello che ha riguardato la morte di Floyd, con immagini e video delle proteste. Un canale di informazione, immediato e reattivo, che è riuscito ad assolvere il suo compito, dichiarando però di stare dalla parte di chi pensa che siamo tutti uguali, indipendentemente dal colore della pelle.

    In quei giorni però Twitter era al centro dell’attenzione anche per essere stata la prima piattaforma social a segnare come “infondato” un contenuto condiviso dal presidente Trump, prendendo, anche in questo caso, una posizione netta, cosa non scontata. E Trump, per tutta risposta, di fronte a quella presa di posizione, a difesa delle regole della piattaforma, manifestando la sua contrarietà alla diffusione di notizie e informazioni false, risponde con la modifica della Section 230 e l’annullamento della copertura legale a favore delle piattaforme che diventano quindi responsabili dirette dei contenuti condivisi sulle piattaforme.

    Trump si vendica con l′addio all′immunità legale per i social media

    Prendere posizione e credere nei valori

    Una situazione in cui, proprio in quei giorni, Twitter si è trovata da sola a contrastare l’ira di Trump. Una posizione molto scomoda che poteva minare l’azienda e la piattaforma stessa. Ma Dorsey decide di mantenere ferma la posizione presa, del resto era da tempo che molti chiedevano questo passaggio che sarebbe dovuto anche capitare ben prima, le occasioni infatti non erano mancate. Ma Twitter non aveva mai pensato di intervenire direttamente, per garantire e mantenere il dibattito politico.

    Ci preme sottolineare che questo contrasto tra Twitter e Trump ha messo fine alla disintermediazione delle piattaforme, viste come strumento d comunicazione e di diffusione di messaggi, anche politici. Twitter, etichettando come “infondato” il tweet di Trump interviene direttamente sul contenuto, filtrandolo e giudicandolo, appunto, infondato. Una situazione che cambia lo scenario della comunicazione politica e non solo.

    Ebbene, tutto questo, e non era affatto sicuro che potesse accadere, ha giovato eccome a Twitter, toccando de record di download che mai aveva visto prima.

    Come avevamo già scritto qui, riportando il dato di Apptopia, anche Sensor Tower conferma il record di download dell’app di Twitter durante la scorsa settimana.

    Twitter, crescono i download

    Lunedì scorso, secondo Sensor Tower, Twitter ha toccato più di un milione di installazioni e poi circa 1 milione di nuovi download il giorno successivo. Quindi il lunedì è il giorno in cui si è registrato il più alto numero di download dell’app di Twitter dal 2014, da quando Sensor Tower ha iniziato il monitoraggio.

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    Apptopia, come già ricordato, ha rilevato che Twitter ha superato il suo record di installazioni il mercoledì, con 677.000 download in tutto il mondo. Questo numero includeva il dato record di 140.000 installazioni negli Stati Uniti, con un numero maggiore di download provenienti paesi come Uk, India, Brasile e Messico.

    Noterete numeri più alti da parte di Sensor Tower rispetto a quelli di Apptopia. Sono numeri che indicano comunque un risultato enorme per Twitter e, probabilmente, i numeri veri stanno nel mezzo, sempre molto alti.

    Twitter, esempio da seguire

    Apptopia ha anche rilevato, lo scorso 3 giugno, l’accesso di 40 milioni di utenti attivi sulla piattaforma, segnando un altro record per l numero di utenti attivi giornalieri negli Usa. Gli ultimi dati, riferiti sempre agli Usa, degli utenti attivi giornalieri “monetizzabili” era di 30 milioni.

    Tutto questo per dire che Twitter rappresenta un esempio di quando un’azienda decide di prendere posizione su alcuni temi e in alcune situazioni molto complesse, ottenendo dati concreti, soprattutto in termini di brand awareness.

    Twitter verrà ricordata dagli utenti esistenti per questa “presa di posizione” e continueranno ad usarla, forse più di prima. Ma ha acquisito ancora più riconoscibilità per quanto riguarda nuovi utenti, i quali hanno apprezzato come Twitter ha affrontato quelle giornate molto difficili, diventando un punto di riferimento per tanti.

    Certo, non sappiamo se questi dati avranno un effetto duraturo sulla piattaforma, lo scopriremo con i dati della prossima trimestrale di fine estate. Ma di certo, si può annoverare questo esempio come quello di un’azienda che riesce a trarre giovamento non temendo di esporre il suo pensiero.

  • Proteste negli Usa, Signal e Citizen sono le app più scaricate

    Proteste negli Usa, Signal e Citizen sono le app più scaricate

    Dal giorno dell’uccisione di George Floyd negli Usa continuano le proteste nelle principali città. E Apptopia mostra come dal 25 maggio scorso Signal sia stata l’app di messaggistica più scaricata. Insieme a Citizen, l’app che manda alert sugli spostamenti della polizia.

    Dal giorno in cui George Floyd è stato ucciso, negli Usa in quasi tutte le principali città, e non solo, impazzano le proteste, contro la brutalità della polizia. Da giorni, ormai, gli Usa sono diventati di nuovo teatro di proteste, come non accadeva ormai da anni. In questi giorni abbiamo visto come anche le aziende tech e le piattaforme social non hanno voluto far mancare il loro appoggio, manifestando chiaramente il loro pensiero per dire non al razzismo e alla violenza, Twitter su tutte.

    Ma c’è ancora un aspetto che ci aiuta a capire quale sia davvero la situazione  che viene vissuta negli Usa. Ed è quello che ci offre Apptopia, mostrandoci le app più scaricate dal 25 maggio al 3 giugno, quindi un periodo di tempo che ricade nel pieno delle proteste.

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    Come abbiamo imparato ad osservare in quest anni, in situazioni di grandi rivolte, i cittadini sono alla ricerca di modalità che possono essere di aiuto per poter comunicare in modo sicuro, al riparo da qualsiasi controllo esterno. Proprio per evitare che altri, in questo caso la polizia, possa interferire nelle comunicazioni.

    Guardandola da questo punto di vista si spiega come Signal e Citizen siano le due app più scaricare negli Usa nell’ultima settimana.

    Molti di voi sicuramente già conoscono Signal, applicazione di messaggistica istantanea che fa della crittografia delle comunicazioni il suo punto di forza, attraverso la comunicazione cifrata E2E (end-to-end). Quindi, solo gli utenti coinvolti nella conversazione sono in possesso delle chiavi di crittografia necessarie per accedere e leggere i messaggi condivisi. L’app è progettata per prevenire le intercettazioni da parte di terzi, come possono essere i fornitori di servizi di telecomunicazione e Internet, o le autorità governative, come la polizia.

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    Signal per la prima volta in questi giorni è tra le prime 10 applicazioni più scaricate negli Usa, con oltre 121 mila download. L’app negli Usa, dai dati diffusi da App Annie, mostra solitamente picchi di download in presenza di proteste sociali e politiche, l’ultimo picco è stato durante l’insediamento di Donald Trump come 45° presidente degli Stati Uniti d’America.

    Tra l’altro, proprio oggi Signal lancia un nuovo strumento per oscurare i volti delle persone che compaiono all’interno d una foto. Lo strumento aggiunge l’effetto blur in modo automatico. Signal dichiara in un post sul blog ufficiale che il lancio di questo strumento è proprio in relazione a fatti di Minneapolis.

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    Più scaricata di Signal è stata Citizen, un’app nata per dare una mano al servizio 911, il numero per chiamare l’ambulanza negli Usa, in modo tale che qualsiasi cittadino potesse fare la sua parte nelle emergenze. In questi giorni invece è stata scaricata dai protestanti per via degli alert che l’app rilascia sugli spostamenti della polizia. In questi modo i gruppi di protestanti hanno potuto organizzarsi meglio grazie proprio a quest’app.

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    Dal 25 maggio Citizen è stata scaricata 234 mila volte, diventando nella settimana la quarta app più scaricata (adesso in nona posizione).

    E tra le app più scaricate troviamo anche quella di Twitter, più scaricata nella settimana di Facebook.

    L’app ha superato mercoledi scorso il record con 677 mila download a livello globale, di cui 140 mila negli Usa, un altro record.

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    La piattaforma di Jack Dorsey in questi giorni ha assunto un ruolo primario per essere stata la prima piattaforma a segnalare come infondate le informazioni condivise da Donald Trump. La piattaforma ha mantenuto il suo impegno nella condivisione di messaggi contro il razzismo.

    Altra app molto scaricata n questo periodo è stata Instagram, molto usata per condividere storie usando l’hashta #BlackLivesMatter. Qualcosa però non è andato per il verso giusto lo scorso martedì, quando gli utenti usando #BlackOutTuesday e condividendo immagini del tutto nere, hanno anche usato #BlackLivesMatter. In questo modo tutte le informazioni importanti veicolate attraverso l’hashtag principale venivano offuscate da un fiume di immagini nere. A poco sono poi serviti gli appelli a non usare l’hashtag principale per quella condivisione.

    Ecco, come dicevamo all’inizio, per comprendere cosa succede nella società e come la gente reagisce a situazioni che la vedono coinvolta direttamente, bisogna guardare anche a questi dati, perché ci dicono molto rispetto a quello che le persone vogliono e rispetto ai tempi che viviamo.

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