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  • Ecco cosa perderebbe il Giornalismo se Twitter sparisse

    Ecco cosa perderebbe il Giornalismo se Twitter sparisse

    Se Twitter dovesse davvero sparire, cosa molto improbabile (ma tutto è possibile), ecco cosa perderebbe il Giornalismo, e non solo.

    Dalle ultime notizie, sembra che il Big Bang di Twitter stia arrivando. Il Washington Post ha ormai stabilito che Musk sta letteralmente aprendo le porte dell’Inferno. Il riferimento, quasi dantesco, è all’iniziativa del nuovo proprietario di riabilitare quegli account che erano stati sospesi per spam.

    Platformer parla di 62 mila account con più di 10 mila follower e c’è un account, altri dicono più di uno, con oltre 5 milioni di follower. Una situazione che potrebbe in effetti mettere in difficoltà i già pochi dipendenti rimasti all’interno della società.

    E nonostante tutto, Elon Musk continua la sua narrazione che questo sia il momento di uso più alto di Twitter nella storia. Con un engagement crescente e con oltre 2 milioni di nuovi account al giorno. Senza fornire fonti reali.

    Numeri che in parte si spiegano con le iniziative di Musk di riabilitare account sospesi a vario titolo, iniziative che continuano a far storcere il naso a molti utenti della piattaforma.

    Una doverosa premessa questa, perché il nostro focus in realtà è un altro.

    twitter giornalismo

    Posto che davvero Twitter non rischia di sparire, almeno per il momento e sempre che davvero Elon Musk non intenda inimicarsi Apple, e poi Google, ci siamo chiesti, e siamo sicuri di non essere i soli, cosa succederebbe al giornalismo se davvero Twitter non ci fosse più.

    Come abbiamo tante volte detto (e lo ripetiamo ogni venerdì alle 18:30 su Twitter Spaces) è difficile che Twitter possa essere replicato, nonostante le tante alternative che stanno emergendo, giustamente in questo periodo.

    Ed è per questo che è giusto chiedersi cosa mancherebbe al giornalismo se Twitter sparisse davvero.

    Nieman Lab, il progetto di Harvard per il giornalismo, ha provato a mettere in fila alcuni elementi a cui ci siamo ispirati.

    Intanto, verrebbe a mancare il flusso di notizie in tempo reale. E quando si dice “tempo reale” lo si intende nel senso letterale del termine. Quasi sempre Twitter è il luogo in cui la notizia viene condivisa e prende sempre più forma con il passare dei minuti. Da ormai oltre 10 anni, Twitter è la piattaforma delle notizie in tempo reale. Basti pensare a come i giornalisti, i blogger e influencer stanno raccontando, e spiegando, su Twitter il modo in cui Elon Musk usa la piattaforma per comunicare le due idee e decisioni, con screenshot in evidenza. Ma di esempi se ne potrebbero fare all’infinito.

    Se Twitter sparisse verrebbe a mancare il ruolo in cui reperire, in maniera rapida, fonti e ricerche. Questa piattaforma viene usata er condividere risultati di analisi e ricerche, dati preziosi per i giornalisti e tutti coloro che si occupano di informare in maniera precisa fornendo dati concreti. La piattaforma, come sappiamo, offre l’accesso a fonti accademiche nella modalità che altre piattaforme non saprebbero garantire.

    Sebbene qualche settimana fa avevamo messo in guardia rispetto all’uso dei DM, in relazione alla condivisione di dati sensibili per il fatto che la modalità non è ancora dotata di crittografia E2E (end-to-end) anche se forse lo sarà presto, i messaggi privati su Twitter sono una modalità di contatto diretto formidabile.

    Quando si vuole contattare qualche personaggio per approfondire un tema specifico, la modalità dei DM diventa quasi più veloce dell’invio di una e-mail. Poi meglio non condividere lì il numero di telefono. Ma certo diventa una modalità molto rapida.

    Altra caratteristica interessante di Twitter, che rischieremmo di non avere più, è la capacità di offrire una visione più o meno completa, e più o meno aggiornata, della persona che si sta cercando. Potremmo dire che Twitter rappresenta una vera directory, una cartella dove ci sono tutti i link delle persone che cerchiamo. Quasi meglio di LinkedIn (e su questo tanti storceranno il naso).

    E poi, se Twitter dovesse sparire si perderebbe, come in parte dicevamo prima, quel racconto in tempo reale, quella modalità di condivisione, di racconto, appunto in real time, che è difficile avere, e realizzare, su altre piattaforme. Si tratta di una modalità preziosa per i giornalisti come per i blogger e per tutti coloro che vogliono informare. Raccontare attraverso dei tweet cosa sta accadendo in quel momento, in quel dato luogo mentre tutti quelli potenzialmente interessati non possono esserci. Quel racconto, supportato da un hashtag per dare vita ad un flusso di informazioni dedicate, con immagini e/o video, rende unica quella modalità.

    Ecco, pensate ad una conferenza stampa del governo, al racconto di un grande evento sportivo, al racconto di un grande evento culturale o, semplicemente, al racconto in tempo reale di qualcosa che sta accadendo in quel momento assolutamente imprevisto.

    Pensate anche agli eventi dedicati ai social media, a quanti momenti di conoscenze e competenze condivisi con le persone che vi seguono e che attraverso quella condivisione hanno imparato qualcosa in più.

    Se Twitter dovesse sparire, sparirebbe anche tutto questo. Per i giornalisti e non solo.

  • Twitter, la piattaforma social media preferita dai giornalisti

    Twitter, la piattaforma social media preferita dai giornalisti

    Secondo una recente ricerca di Pew Research, Twitter resta ancora la piattaforma social media preferita dai giornalisti: per 7 su 10 è al primo posto.

    Un nuovo studio di Pew Research ci mostra come Twitter sia, ancora, la piattaforma social media preferita dai giornalisti. Non che sia una novità, ma è comunque interessante visto il contesto che vive oggi la piattaforma, alle prese con una transizione proprietaria che va verso Elon Musk. E chissà che lo stesso Elon Musk non ne sia contento.

    Lo studio svolto da Pew Research ha visto la partecipazione di 11.500 giornalisti negli Usa. Il 69% dei giornalisti, quindi quasi 7 su 10, ha messo la primo posto Twitter come piattaforma social media utile per il proprio lavoro. Segue poi Facebook, con il 52% e poi, molto più distaccata, Instagram con il 19%. Tra le piattaforme usate dai giornalisti ci sono anche LinkedIn (17%) e YouTube (14%).

    Come sempre abbiamo sostenuto qui sul nostro blog, con numeri e dati alla mano, nel corso di questi anni, Twitter si conferma essere la piattaforma dove condividere e reperire news, nonostante le sue dimensioni siano molto più piccole delle altre piattaforme social media che abbiamo citato. I giornalisti stessi poi riescono a costruire, su questa piattaforma, la propria autorevolezza e capacità di influenza che rende Twitter la piattaforma per eccellenza dei giornalisti.

    Infatti, Twitter mantiene questa caratteristica dove è possibile fare influenza sulle opinioni nonostante ci siano “solo” 290 milioni di utenti al giorno.

     

    twitter giornalisti

    Ovviamente parliamo dei giornalisti, ma possiamo provare ad allargare anche a tutti quegli account che nel corso degli anni hanno costruito tutta la loro reputazione condividendo, su Twitter, informazioni e notizie, sempre verificate e di qualità, riuscendo a creare una community attorno a questa attività che manifesta la capacità di influenzare su certi temi.

    Si tratta quindi di giornalisti, blogger, influencer che usano Twitter per informare sfruttando le caratteristiche tipiche della piattaforma, come la timeline in continuo aggiornamento che infonde una carattere sempre dinamico, davvero in tempo reale.

    twitter giornalisti 2022

    I dati della ricerca mostrano anche che Twitter risulta essere preferito anche dai giornalisti più giovani, con l’83% di quelli di età compresa tra i 18 e i 29 anni che lo indicano come la piattaforma social media più usata. Se guardiamo alle fasce più mature, il 45% dei giornalisti della fascia +65 anni indica Twitter come uno dei due principali social media per le attività lavorative.

    Anche Instagram risulta essere molto popolare popolare tra i giornalisti più giovani, quelli sotto i 50 anni, mentre LinkedIn e YouTube sono un po’ più popolari tra i giornalisti più anziani, ossia quelli di 50 anni e più).

    La ricerca poi rileva un aspetto interessante e che potrebbe poi generare opinioni molto divergenti. Ma val la pena riportarlo.

    In pratica, la ricerca ha evidenziato il fatto che i giornalisti che dichiarano di lavorare in una testata il cui pubblico è politicamente orientato più a destra, hanno molte più probabilità di quelli con un pubblico orientato più a sinistra di ritenere Facebook come una delle due principali piattaforme social media per il loro lavoro: 67% contro 45%. Invece, i giornalisti che dichiarano che la testata per cui lavorano ha un pubblico orientato più a sinistra, hanno il doppio delle probabilità di usare Instagram rispetto a quelli che dichiarano che la loro organizzazione ha un pubblico orientato più a destra: 24% contro 12%. Magari può essere uno spunto interessante di riflessione.

    twitter giornalisti età 2022

    Quello che era giusto riportare è che, nonostante tutto, Twitter resta ancora oggi una piattaforma attraverso cui informare e fare opinione. E che le sue caratteristiche, nonostante il numero di utenti giornalieri relativamente basso, se paragonate a piattaforme come Facebook o Instagram, sono riconosciute come valide per il proprio lavoro dai giornalisti, e da chi fa informazione, una delle categorie più presenti e attive sulla piattaforma.

    Una dato questo che conferma il fatto che Elon Musk abbia acquistato Twitter per fare opinione e influenzare. Anche dall’alto dei suoi 100 milioni di utenti, traguardo da poco raggiunto.

  • Blogger e Giornalisti, ecco lo stato dell’arte in Italia nel 2020

    Blogger e Giornalisti, ecco lo stato dell’arte in Italia nel 2020

    Un recente sondaggio, realizzato dall’editore Flacowski in occasione dell’uscita del libro di Cristina Maccarrone e Riccardo Esposito, “Scrivere per Informare”, ci offre lo stato dell’arte relativo a due figure importanti oggi per l’informazione: i blogger e i giornalisti. Vediamo i dati raccolti in un interessante report.

    Blogger vs Giornalisti, oppure Giornalisti vs Blogger. Cambiando l’ordine, non cambia la sostanza. Queste sono le due figure che oggi sono strettamente legate al mondo dell’Informazione e al modo di fare Informazione. Due modi di pensare e fare Informazione solo in apparenza diversi, perché poi, a conti fatti, i punti in comune, quelli importanti, sono diversi. Fare Informazione fa rima con Responsabilità, ma anche con Serietà e Professionalità. Con l’emergere, negli ultimi anni, della figura del Blogger, serviva forse fare una fotografia dello stato dell’arte relativo a queste due importanti figure oggi, in Italia nel 2020.

    giornalisti blogger sondaggio scrivere informare

    E l’occasione è stata la realizzazione di un sondaggio che l’editore indipendente Flacowski ha voluto lanciare per l’uscita di un libro che già dal titolo si annuncia interessante. Parliamo di “Scrivere per Informare“, un libro scritto da due autori: una Giornalista, Cristina Maccarrone, e un Blogger, Riccardo Esposito. Un libro che vi consigliamo e che potete già prenotare a questo link.

    Chi sono i Giornalisti e i Blogger in Italia?

    Il sondaggio, che vi presentiamo qui oggi con i dati più rilevanti, ha visto la partecipazione di 417 giornalisti e 446 blogger, un numero interessante per poter fare qualche considerazione. Qualche anno fa avevamo fatto anche noi un sondaggio rivolto, allora, solo ai blogger, è quindi interessante, dove possible, fare qualche piccolo raffronto con questi dati più recenti.

    scrivere informare giornalisti blogger 2020

    Cominciamo col dire che dal sondaggio emerge, sotto un profilo demografico e geografico, che i giornalisti, donne e uomini, per lo più sono localizzati al Nord Italia e più di un terzo hanno un’età compresa tra i 36-45 anni (38,8% le donne e 35,4% gli uomini). I Blogger, invece sono un po’ più distribuiti lungo lo stivale: le donne (61%) sono più localizzate al Sud del paese, mentre gli uomini hanno una prevalenza al Nord (40%). Dal punto di vista dell’età: il 42,5% delle blogger ha un’età compresa tra i 26-35 anni; mentre il 41,7% dei blogger ha un’età compresa tra i 36-45 anni.

    Dato interessante, che ci dà l’idea del profilo dei giornalisti e dei blogger oggi in Italia, è che il 67,8%, quindi la gran parte, dei giornalisti fa questo mestiere da più di dieci anni. Mentre se guardiamo l dato riferito ai blogger, notiamo che la risposta è più varia, anche se c’è da registrare che quasi un terzo (29,3%) lo fa da 5-10 anni, a seguire 1-3 anni (23,2%) e poi 3-5 anni (21,3%). C’è comunque da registrare un 20,2% di blogger, che ha preso parte al sondaggio, che lo fa da più di 10 anni, come chi scrive.

    scrivere informare giornalisti anni 2020

    scrivere informare blogger 2020 anni

    Il sondaggio rileva che il 68% dei giornalisti vorrebbe fare, o già fa, il blogger, il 18% mostra disinteresse sulla questione; mentre il 56% dei blogger vorrebbe fare, o già fa, il giornalista e il 38% mostra disinteresse. Un dato interessante, dove si evince che chi è blogger vuole restare tale e chi è giornalista vuole sperimentare anche altre strade più indipendenti. Questo è uno dei dati più rilevanti del sondaggio, perché dimostra come alla fine la figura del blogger negli anni ha acquisito delle caratteristiche chiare, diverse da quelle del giornalista.

    E’ poi emblematica la risposta che i partecipanti al sondaggio hanno dato su questa domanda: “Quanto sei d’accordo con l’affermazione “giornalismo e blogging hanno lo stesso fine: scrivere per informare?“. Ebbene, la metà dei giornalisti si dice d’accordo, mentre lo è il 56% dei blogger. Si tratta di due figure che hanno lo stesso fine, con caratteristiche e peculiarità differenti.

    Il report è l’occasione poi per scoprire che l’83,5% dei giornalisti conosce la SEO (Search Engineering Optmization), un dato rilevante che dimostra una sempre più crescente attenzione da parte di questa categoria verso i contenuti pubblicati online. Un dato più alto, ovviamente, lo si rileva tra i blogger, 94,6%, da sempre abituati a misurarsi con l’ottimizzazione dei contenuti online.

    Ecco quanto guadagnano i Giornalisti e i Blogger in Italia

    Ma, forse, uno dei dati più rilevanti che il report ci offre, che interessa tanti da sempre, è quello relativo alla retribuzione, dei giornalisti e dei blogger. Sappiamo bene che molti giornalisti svolgono il loro mestiere spesso in condizioni economiche molto al di sotto di quelle che spetterebbe loro e, ovviamente, sappiamo molto bene quelle che sono le condizioni dei blogger da questo punto di vista che devono misurarsi, condizioni spesso non adeguate alla figura.

    scrivere informare giornalisti-blogger retribuzione 2020

    scrivere informare giornalisti-blogger-retribuzione articolo 2020

    Allora, il 56% dei giornalisti dichiara di farsi pagare ad articolo e quasi un terzo di essi dichiara di percepire uno stipendio (28,9%). Anche i blogger dichiarano di farsi pagare ad articolo, il 44,2% (anche se forse ci si aspettava un dato più alto), mentre il 13% dichiara di percepire uno stipendio.

    Ma quanto vengono pagati ad articolo i giornalisti e  blogger? E qui la cosa si fa molto seria. Come notate dal grafico, la maggior parte delle due categorie viene pagata tra i 15 e i 50 auro ad articolo. Nel dettaglio, il 22,4% dei giornalisti dichiara di essere pagato “non meno di 30 euro” ad articolo (lo dichiara il 19,2% dei blogger) e il 25,4% dei blogger, il dato più alto rilevato dal report, dichiara di essere pagato “non meno di 50 euro” ad articolo (lo dichiara di 24,4% dei giornalisti). E non sorprende che poi il 56,1% dei giornalisti dichiara che la propria categoria sia sotto pagata, mentre il il 34,8% dei blogger sottolinea il fatto che siano ancora pochi a percepire il valore del loro lavoro.

    In conclusione, questo report in generale ci offre tantissimi spunti di riflessione su due figure così importanti per l’informazione nel nostro paese, confermando quelle problematiche legate alla retribuzione già note. Il merito di questo progetto è quindi quello di aver sollevato l’attenzione su questi temi e di aver portato al centro della discussione che alla fine si tratta di due figure che possono imparare l’uno dall’altro. E il libro in uscita, di Cristina Maccarrone e Riccardo Esposto, ci spiega come.

  • Ecco FreeJourn, la prima piattaforma crowdsourcing per giornalisti freelance

    Ecco FreeJourn, la prima piattaforma crowdsourcing per giornalisti freelance

    E’ stata presentata ieri FreeJourn, la prima piattaforma crowdsourcing per giornalisti freelance. La piattaforma ha già vinto il primo bando per l’innovazione nell’editoria di Google e si pone come obiettivo quello di valorizzare il giornalismo che vuole approfondire con ricerche e inchieste.

    E’ stata presentata ieri FreeJourn, la prima piattaforma crowdsourcing per giornalisti freelance. La presentazione ufficiale coincideva con la messa online della piattaforma. FreeJourn ha già vinto il primo bando per l’innovazione nell’editoria di Google e si pone come obiettivo quello di valorizzare il giornalismo che vuole approfondire con ricerche e inchieste. La presentazione si è tenuta presso il BASE di Milano alla presenza della giornalista Gea Scancarello, che ha ideato la piattaforma, Paolo Madron, CEO di News 3.0, la società che gestisce la piattaforma, Emanuele Colli, Head of Global Partnership di Google. C’è stato anche l’intervento in video di Ferruccio De Bortoli, ex direttore del Corriere della Sera, che ha dato il benvenuto a FreeJourn e anche il saluto di Fabio Vaccarono, country director di Google in Italia.

    freejourn

    Il claim di FreeJourn dice già tutto: “Build the Journalism you want to read“.

    Testimone di eccezione è stata Milena Gabanelli, storica conduttrice di Report, giornalista d’inchiesta per eccellenza. La Gabanelli ha tenuto a sottolineare che “fare inchieste richiede libertà, tempo e determinazione”. Un messaggio chiaro ai tanti giornalisti che troveranno in FreeJourn l’occasione per far conoscere i propri lavori.

    Gea Scancarello ha guidato la presentazione della piattaforma, soffermandosi anche nei dettagli su come usarla. Ma prima è necessario, per comprendere meglio il contesto in cui si presenta FreeJourn, dire quello che in sostanza ha sostenuto anche Paolo Madron, e cioè che questa è una piattaforma che si presenta in un momento in cui il giornalismo non se la passa benissimo e che vuole dare una mano a tutti quei giornalisti che spesso non hanno i mezzi per portare avanti le proprie ricerche e le proprie inchieste. E Google in questo contesto gioca un ruolo importante. Da sempre Google ha riposto molta attenzione al giornalismo, alla diffusione delle notizie, e per questo ha creato anche il Google Digital News Initiative il cui Fondo per l’Innovazione di fatto finanzia progetti che possono far crescere il giornalismo. Come ha sostenuto Emanuele Colli, “la Tecnologia e l’Innovazione possono far bene a progetti come questi e noi vogliamo sostenerli perchè fanno crescere il settore”.

    FreeJourn vuole offrire ai giornalisti freelance nuove opportunità economiche, ai lettori la possibilità di essere parte attiva del processo informativo e alle aziende editoriali un bacino qualificato di idee, storie e profili professionali con cui arricchire i propri prodotti. La piattaforma si sostiene con un sistema di revenue share trattenendo il 10% di quanto viene finanziato sulla piattaforma. Tale quota può salire al 20% nel caso di specifici progetti espressamente commissionati da media partner.

    I freelance possono contattare colleghi ovunque nel mondo, lavorare su progetti locali o transnazionali in base alle proprie competenze e alla zona in cui si trovano. Possono, inoltre, entrare in contatto con media tradizionali interessati ai loro percorsi professionali. Al momento dell’iscrizione, sottoposta a un vaglio qualitativo, per garantire la professionalità degli associati, i freelance specificano l’area del mondo in cui si trovano e le proprie competenze cosi che lettori e partner (testate, associazioni, Ong, aziende interessate a sponsorizzare progetti) possano cercare all’interno del sistema giornalisti e temi a cui sono interessati, per stabilire un contatto. Il funzionamento di FreeJourn prevede un sistema di crowdfunding a soglie, pensato per garantire il massimo tasso di successo dei progetti, al quale potranno partecipare anche i lettori suggerendo spunti che vorrebbero approfondire oppure sostenendo i progetti presenti più votati. Tutti i lavori realizzati attraverso il crowdfunding saranno pubblicati su FreeJourn magazine, terzo pilastro della piattaforma. I progetti possono essere storie scritte, video e fotoreportage, ma anche contenuti audio o di data journalism.

    Al momento sono presenti due progetti molto interessante di cui uno e “Carte False“, un viaggio nel mondo delle certificazioni dei macchinari industriali. Un’indagine che vale la pena di leggere.

    Come ci si registra? La registrazione è molto semplice, basta seguire questi passaggi:

      1. Accedere al sito www.freejourn.com/it e cliccare in alto a destra su Registrati
      2. Selezionare l’opzione Freelance,
      3. Compilare tutti i campi, tenendo a mente che:
        – l’opzione visibilità permette che non appaiano nome e cognome nelle ricerche (utile quando si lavora in zone in cui la professione del giornalista comporta un rischio per l’incolumità personale); per interessi si intendono i settori di competenza .
      4. Una volta confermata la registrazione al link che ti avremo spedito via mail, puoi continuare e creare la tua pagina personale.

    Per essere attivi la pagina va completata interamente, indicando:

    • foto profilo
    • interessi
    • geolocalizzazione
    • una breve bio
    • portfolio (link ad articoli, foto, progetti e lavori precedenti)
    • integrazione del profilo Twitter (se sei interessato a mostrare la tua presenza online).

    Questo processo è fondamentale per dimostrare cosa si è in grado di fare a chi vorrà scegliere di finanziare i progetti che si propongono: dare un volto alle persone aiuta a fidarsi di loro e, quindi, a sostenerle; poter leggere (o vedere) quello che hanno fatto aiuta a testarne la professionalità.

    Il lettore può registrarsi selezionando l’opzione Standard e indicando le aree di interesse, mentre i Partner possono iscriversi selezionando, appunto, l’opzione “Partner”. I Brand possono invece inviare una mail a team@freejourn.com.

    L’invito è quello di andare sul freejourn.com e consultare la piattaforma.

    Con FreeJourn il giornalismo ha l’opportunità di vivere una nuova dimensione, di arrivare al lettore in maniera nuova e diversa. E’ l’occasione per conoscere tutti quei fatti che altrimenti non si saprebbero. Fare giornalismo resta uguale, con FreeJourn cambia solo il modo di arrivare ai lettori. Più diretto.

  • Social Media e Giornalisti: Facebook il più usato come fonte di Informazione

    Social Media e Giornalisti: Facebook il più usato come fonte di Informazione

    Come usano i Social Media i giornalisti italiani? La risposta a questa domanda la troviamo nella Audit Italian Press, la ricerca dell’Istituto Ixè, con il supporto di Encanto Public Relations e la community GiornalistiSocial, che rileva che i giornalisti usano più di 3 social network e che Facebook è il più usato come fonte di Informazione.

    Nell’era dei Social Media anche il modo di fare giornalismo cambia, e cambierà ancora. In una fase, rivoluzionaria, in cui è mutato il modo di comunicare, sempre più diretto e orizzontale, in cui l’utente finale non è più solo fruitore, ma anche parte attiva della notizia, i giornalisti hanno dovuto prendere atto che i Social Media sono strumenti importanti per il mestiere dell’Informazione. Ebbene, quello che ci interessa sapere oggi è come i giornalisti italiani usano i Social Media per il loro lavoro. A questa domanda troviamo risposta nella Audit Italian Press, la ricerca dell’Istituto Ixè, con il supporto di Encanto Public Relations e la community GiornalistiSocial, che, sulla base di un campione di 300 giornalisti intervistati (54% uomini e 46% donne), ci offre una fotografia dello stato attuale.

    social media giornalisti ricerca 2017

    La ricerca rileva che ad oggi i giornalisti utilizzano più di 3 social network per il loro lavoro (3,4 per la precisione). Il più usato resta Facebook, 92%, che si conferma anche fonte principale di informazione, usato per il 91% dei casi. L’82% dei giornalisti poi usa Twitter; YouTube è frequentato dal 56% dei giornalisti, Linkedin e Instagram sono utilizzati da meno della metà dei professionisti, rispettivamente 45% e 44%. Da rilevare, rispetto alla precedente ricerca dell’Istituto Ixè, che Twitter supera YouTube e si piazza in seconda posizione, infatti prima veniva usato dal 67% dei giornalisti mentre YouTube dal 70%. La piattaforma da 140 caratteri, ideale proprio per i giornalisti vista la sua vocazione alla condivisione delle notizie, guadagna il 15%.

    Come già detto, il 91% dei giornalisti italiani dichiara di utilizzare Facebook per raccogliere informazioni: per il monitoraggio dell’opinione pubblica, la ricerca di storie, la verifica dei fatti e il loro approfondimento e per  venire a conoscenza di lanci e notizie da uffici stampa. Al secondo posto (85%) per promuovere il proprio lavoro, fare marketing per il proprio giornale e per costruire relazioni.

    giornalisti social media uso 2017

    L’utilizzo come fonte di immagini, video e materiale crowdsourcing investe circa 1/3 dei professionisti. Il 56% li produce personalmente; il 29% li scarica dei social network; il 28% li preleva da banche dati online, a pagamento o gratuite; il 27% usa l’archivio della testata.

    Nel futuro i giornalisti interpellati prevedono una crescita parallela alla diffusione attuale dell’utilizzo, che non prefigura grandi cambiamenti, con Facebook al primo posto (41%), seguito da Twitter (35%), fatto salvo per una rimonta di Instagram (26%) rispetto a YouTube (19%). Metà dei giornalisti (50%: 45% abbastanza; 5% molto) ritiene i social fonti di informazione affidabili, l’altra metà (49%) ne dubita.

    La maggioranza dei giornalisti interpellati, il 90%, asserisce quasi univocamente di pubblicare notizie verificate e complete piuttosto che inseguire lo scoop solo per essere i primi. Va evidenziato, nella ricerca, che il 38% dei giornalisti dichiara di sentirsi, almeno in alcune occasioni, obsoleto, poco al passo con i tempi. Il dato è, in parte, correlato all’età. Quasi 6 su 10 invece si sentono in linea con le nuove tendenze.

    giornalisti social media futuro 2017

    Il giornale di carta sembra avere ancora lunga vita per la gran parte dei giornalisti, il 77% si dice positivo sul futuro della carta. Per sapere le previsioni i Italia della scomparsa dei giornali di carta vi consigliamo di leggere qui. Il 33% è sicuro che ci sarà ancora tra 10 anni, un ulteriore 44% ritiene probabile questo scenario.

    E veniamo ad una sezione interessante che riguarda come vivono il mestiere oggi i professionisti dell’informazione e se sono disposti a consigliarlo ai giovani. Il 40% dei giornalisti lo consiglierebbe, mentre il 42% invece non lo farebbe.

    Grandissima parte dei giornalisti intervistati è convinta che il successo della professione sarà legato ad una sempre maggiore integrazione multimediale che leghi assieme testi scritti, immagini, video, podcast e social, per offrire un prodotto comprensibile e ricco di informazioni.

    Oltre metà dei giornalisti, il 56%, condivide, per lo più con rammarico, la previsione che in futuro la distinzione tra media tradizionali e social media, tra contenuti e pubblicità, giornalista e marchio saranno meno evidenti e meno importanti. La pensa diversamente il 35%, quindi più di un terzo; il 9% non si esprime.

    Infine, il 43% dei giornalisti afferma che oggi non è cambiato il rapporto con gli addetti alla comunicazione e che il materiale che preferiscono ricevere è il comunicato stampa (53%); dati e indagini (53%); immagini e video (43%); interviste ad esperti (14%).

  • A Glocalnews 2015 in scena la società connessa [Live Streaming]

    A Glocalnews 2015 in scena la società connessa [Live Streaming]

    Prende il via oggi Glocalnews 2015, il festival del giornalismo digitale glocal organizzato da Varesenews. Fino al 22 novembre si parlerà dei mutamenti della società immersa nel digitale e l’impatto sui territori. Tanti gli incontri da seguire che trasmetteremo in live streaming qui sul nostro blog fino a sabato 21 novembre.

    Prende il via oggi Glocalnews 2015, il festival del giornalismo digitale glocal organizzato da Varesenews. Anche per questa occasione, avremo modo di seguire l’intero festival in live streaming anche qui sul nostro blog.

    glocalnews-2015

    I temi di questa edizione di Glocalnews spazieranno dall’Expo ai territori, dalla sharing economy al lavoro digitale, dai diritti alle nuove forme di cittadinanza, verranno quindi analizzati i mutamenti della società immersa nel digitale e l’impatto sui territori.

    Dal oggi al 22 novembre a Varese, quattro giorni di incontri, workshop e barcamp con i protagonisti del mondo del giornalismo e della comunicazione. Gli incontri in programma dalla Sala Campiotti della Camera di Commercio di Varese saranno anche in diretta web, dalle ore 14.30 di oggi alle ore 18 di sabato 21 novembre li potrete seguire anche qui sul nostro blog.

    #glocal15 l’hashtag per interagire.

    Ad aprire la kermesse oggi ci sarà il Ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina e il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni. Negli incontri a seguire tra gli speaker: Roberto Bernabò (Finegil), Massimo Russo (La Stampa), Dario Di Vico (Corriere della Sera), Luca de Biase (Sole 24 Ore), Luca Sofri (Il Post), Giorgio Gandola (Eco di Bergamo), Simona Panseri (Google), Luca Colombo (Facebook Italia), Anna Masera (Camera dei Deputati), il sindaco di Bergamo Giorgio Gori, Aldo Bonomi (Aaster), Marco Bardazzi (Eni), Pietro Modiano (Sea), Massimiliano Tarantino (Fondazione Feltrinelli), Giovanna Bianchi Clerici (Garante Privacy), Guido Scorza (eLex), Fulvio Sarzana (Studio Ippolito) e Giorgio Fraschini (Transparency International).


    Programma delle giornate fino al 21 novembre:

    GIOVEDÌ 19 NOVEMBRE 2015

    14:30-16:30 – Sala Campiotti – Camera di Commercio

    Panel: Da Expo non si torna indietro. Carta di Milano, innovazione e area metropolitana

    Incontro con Maurizio Martina, ministro dell’agricoltura; Roberto Maroni, presidente Regione Lombardia; Pietro Modiano, presidente Sea; Aldo Bonomi, direttore Aaster; Massimiliano Tarantino, segretario Fondazione Feltrinelli. Coordina Marco Giovannelli, direttore Varesenews

    16:30-18:30 – Sala Campiotti – Camera di Commercio

    Panel: News paper o brand paper? Meno giornali, più giornalismi: saperi e profili del networking sociale

    Incontro con Gabriele Dossena, presidente Ordine dei giornalisti Milano; Claudio Giua, Gruppo L’Espresso; Simona Panseri, Direttore Comunicazione e Public Affairs per il sud Europa di Google; Luca Colombo, country manager Facebook Italia. Coordina Michele Mezza, giornalista

    18:30-20:30 – Sala Campiotti – Camera di Commercio

    Panel: Diritto all’oblio, Carta di Treviso, Privacy: la deontologia nel web

    Incontro con Fulvio Sarzana di S.Ippolito, Avvocato esperto di diritto della rete; Mario Consani, Ordine dei giornalisti Lombardia; Giovanna Bianchi Clerici, componente del Garante Privacy Coordina Antonio Rossano – Giornalista esperto di comunicazione

    VENERDÌ 20 NOVEMBRE 2015

    09:00-11:00 – Sala Campiotti – Camera di Commercio

    Panel: Ridefinire le città in uno spazio aumentato: il piano regolatore della comunicazione e le nuove figure professionali

    Incontro con Luca De Biase, caporedattore Il Sole 24ore; Giorgio Gori, sindaco di Bergamo; Fiorella De Cindio, Università degli studi di Milano; Paolo Perucchini, presidente della Lombarda coordina Michele Mezza, giornalista

    11:00-13:00 – Sala Campiotti – Camera di Commercio

    Glocal speech: Ecosistemi plurali: informazione, algoritmi e tecnologia

    Speech con presentazione libri e successive riflessioni comuni con Luca De Biase, Homo pluralis. Essere umani nell’era tecnologica; Luca Sofri, Notizie che non lo erano: Perché certe storie sono troppo belle per essere vere; Michele Mezza, Giornalismi nella rete. Per non essere sudditi di Facebook e Google Coordina Roberto Rotondo, Varesenews

    14:00-16:00 – Sala Campiotti – Camera di Commercio

    Panel: Dagli Stati Uniti a Varese: dalle multinazionali alle piccole imprese tra comunicazione e giornalismo

    Incontro con Dario Di Vico, giornalista del Corriere della Sera; Marco Bardazzi, responsabile relazioni esterne Eni; Luigi Caricato, direttore della comunicazione BTcino (Gruppo Legrand); Alessandro Magnoni, direttore comunicazione Whirlpool; Mafe De Baggis, freelance; Luca Spada, CEO di Ngi. Coordina Michele Mancino, vicedirettore di Varesenews

    16:00-18:00 – Sala Campiotti – Camera di Commercio

    Panel: Sistemi deontologici “a confronto”

    Incontro con Mario Tedeschini Lalli, Gruppo Espresso, Carlo Bartoli, presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Toscana, Gabriele Dossena, presidente dell’ordine dei giornalisti della Lombardia. Conduce Roberto Rotondo, giornalista di Varesenews

    18:00-20:00 – Sala Campiotti – Camera di Commercio

    Panel: Giornalismo con i dati

    Incontro con Mario Mezzanzanica docente del Master sui Data alla Bicocca; Daniele Bellasio, Il sole 24ore Conduce Tomaso Bassani

    SABATO 21 NOVEMBRE 2015

    09:00-11:00 – Sala Campiotti – Camera di Commercio

    Panel: Il futuro è nel giornalismo local? “Non solo il web uccide i giornali. Social, pubblicità, deontologia”

    Incontro con Roberto Bernabò, direttore Finegil; Massimo Russo, vice direttore La Stampa; Marco Giovannelli, direttore di Varesenews; Giorgio Gandola, direttore Eco di Bergamo. Modera Paolo Pozzi, giornalista

    11:00-13:00 – Sala Campiotti – Camera di Commercio

    Glocal speech: Quali futuri per i giornali e la comunicazione

    Speech con presentazione libri e successive riflessioni comuni con Federico Badaloni, Information Architect, UX Designer, Journalist, Pier Luca Santoro, esperto di comunicazione, Domitilla Ferrari, giornalista e social player. Coordina Roberta Bertolini

    14:00-16:00 – Sala Campiotti – Camera di Commercio

    Panel: Whistleblower. Promozione e Tutela delle Fonti

    Incontro con Giorgio Fraschini, Transparency International, Lorenzo Bagnoli, freelance, Mario Zanchetti, professore. Coordina Roberto Rotondo, giornalista di Varesenews

    16:00-18:00 – Sala Campiotti – Camera di Commercio

    Glocal speech: La carta dei diritti della rete e i giornalismi “fuori casa”

    Incontro con Anna Masera, responsabile comunicazione Camera dei Deputati, Guido Scorza, avvocato e giornalista, Francesco Costa, giornalista il Post, Donata Columbro, giornalista, Andrea Paracchini, giornalista. Coordina Roberto Morandi, giornalista di Varesenews

  • Social TV, la nuova TV nell’era di Facebook e Twitter

    Social TV, la nuova TV nell’era di Facebook e Twitter

    Altro panel interessante al Festival Internazionale del Giornalismo in corso a Perugia fino al 28 Aprile. Si parla di quello che è di sicuro il fenomeno del momento, ossia della Social Tv, il nuovo modo di intendere la televisione nell’era dei Social Media

    Michele Serra qualche anno fa scriveva che la Tv è “un elettrodomestico di legno e vetro, un incrocio a prima vista fra la radio ed il cinema, che ha mutato il ritmo delle nostre giornate”. Non gli si può dar torto: questo nuovo “elettrodomestico” era in grado di annullare il tempo di trasmissione di immagini e suoni, permettendo il vero e proprio annullamento della distanza non solo spaziale, ma anche temporale, concedendo agli spettatori di tutto il mondo di vivere in simultanea grandi e piccoli eventi mediali. Un vero e proprio dono dell’ubiquità. Dai primissimi passi mossi, la TV ha fatto moltissima strada ed attualmente si moltiplica ovunque, su una pluralità immane di schermi, sui quali compie un vero e proprio “effetto rimbalzo”: tablet, smartphone, computer, che Andrea Materia, uno dei relatori dell’evento e CEO Greater Fool Media, definisce secondi e terzi schermi, anche se, ricorda, la televisione non sempre è primo schermo.

    Proprio di questa sorta di condivisione estrema si è parlato ieri al Centro G. Alessi che ospita l’evento all’interno dell’International Journalism Festival di Perugia. A moderare la conversazione era Giampaolo Colletti. Andrea Materia appena presa la parola, e su richiesta del fondatore di Altratv.tv (piattaforma che offre un monitoraggio dei canali italiani che fanno web tv) cerca di dare una definizione approssimativamente corretta di Social TV:

    essa si autodefinisce nel non essere né solamente internet, né solamente televisione, è tutto ciò che implica un’interazione tra più schermi in tempo reale, in simultanea, o più o meno; l’importante è che ci siano audiovisivo e social network, cioè la condivisione”

    Materia ha proseguito toccando altri argomenti, tra cui il rapporto che si viene ad instaurare tra social, fruitore/spettatore TV e pubblicità. Per lui infatti:

    è fondamentale sottolineare che l’applicazione ha un database utenti (che è ciò che il mondo della pubblicità può utilizzare), mentre facebook può leggere i numeri, ma non i nomi di chi ha guardato un determinato programma”

    Da ciò ha preso spunto per aprire una parentesi sull’auditel sociale, nominando sia programmi poco presenti in forma social, come le fiction, per le quali a suo parere si dovrebbe prendere esempio dal mondo statunitense (“ma sono convinto che ci si arriverà”) a programmi invece molto presenti, come Sanremo, Le Iene e talk politici, tra i quali spiccano Ballarò, Presa Diretta, Agorà e Servizio Pubblico, che sono poi antesignani dell’ampliamento al modello partecipativo su cui si fonda la rete.

    Anche Gianluca Visalli, Responsabile New Media La7, dice la sua, parlando in primis della situazione della piattaforma televisiva di cui è parte, rivelando quanto in realtà lui ed il suo team lavorativo siano

    favoriti dai contenuti e dal clima, in quanto i programmi di spicco di La7 hanno riscontri interessanti su twitter e facebook data la voglia di partecipazione al dibattito politico del momento.”

    Non nasconde inoltre di esser partito da zero, insieme alla sua squadra redazionale, per approdare poi ad un livello culturale abbastanza forte sul linguaggio e sulle proprietà peculiari della social TV;

    si osservi, ad esempio, il meccanismo che coinvolge il pubblico e lo pone a diretto contatto con l’ospite del programma televisivo: già dal pomeriggio, gli utenti, ossia i telespettatori che la sera andranno poi a guardare il suddetto programma, sono chiamati a votare la domanda da porre all’ospite in studio sulle piattaforme di social network; così facendo si viene a formare una vera e propria interazione tra telespettatori ed ospiti”, continua Visalli, che tocca anche il punto commerciale, dicendo che “non è chiaro ancora quale sia il modello pubblicitario migliore”.

    A prendere la parola è ora la Vicedirettrice di Rai1 Roberta Enni, la quale sottolinea come

    la TV sia social da sempre, ma in forme diverse, era social fin da quando la gente si riuniva al bar sotto casa per seguire la partita o Lascia o Raddoppia; e proprio questa è la differenza tra cinema e TV, cioè che mentre si guarda la TV si parla”.

    La Enni continua illustrando la sua esperienza a Rai5:

    quando siamo partiti con Rai5, nel novembre del 2010, eravamo decisi che sarebbe stato social, non a caso è partito contemporaneamente alla pagina Facebook; si proponeva dunque di essere un luogo e non solo un canale televisivo, e devo dire che il rapporto che ho avuto con i telespettatori sul social network è stato tra le esperienze più formative in 25 anni di carriera. Ora che sono a Rai1, mi sono battuta per creare uno spot che pubblicizzasse la fiction “Un medico in famiglia” nella sua accezione social. Loro mi prendevano per pazza, io prendevo loro per alieni. Alla fine ci sono riuscita!”.

    In conclusione del panel discussion, si può affermare che la social tv è oramai integrata in pianta stabile con i media mainstream. Rimane ancora il sostanziale problema, ossia quello relativo alla raccolta pubblicitaria e la definizione di un’efficace modello di business applicabile alla nuova era del social tv.

    (credits: official press release http://www.festivaldelgiornalismo.com/post/29547/)
  • Twitter e Giornalismo, lo scenario italiano al #ijf13

    Twitter e Giornalismo, lo scenario italiano al #ijf13

    E’ iniziato oggi il Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia e durerà fino al 28 Aprile. Tantissimi e personaggi e gli eventi, imperdibili. Tra questi l’evento di oggi dal titolo “Twitter e giornalismo personale: lo scenario italiano” con la presentazione di uno studio di Edelman che rileva lo scenario italiano nel mondo di Twitter

    Twitter e Giornalismo oramai hanno intrecciato un legame forte e per certi aspetti, quasi obbligato per la natura stessa che ha Twitter. Molte volte ci siamo chiesti quale fosse la realtà italiana in merito a questo legame. Allora proprio in occasione della prima giornata del Festival Internazionale del Giornalismo, che si tiene a Perugia fino a domenica 28 Aprile, vi rendiamo conto dell’interessante incontro che aveva come tema “Twitter e giornalismo personale: lo scenario italiano“, occasione tra l’altro di conoscere l’interessante studio condotto da Edelman condotto su un campione di 2000 giornalisti “twitteri”.

    Le breaking news e le dichiarazioni? Si cinguettano. Ormai giornalisti, politici e VIP fanno tutto con un tweet. Quale sarà il futuro per le agenzie di stampa? E quali saranno le opportunità e quali i rischi per il giornalista attivo sul social network?

    Questi sono stati i temi del panel a cui hanno partecipato Fabrizio Goria, de Linkiesta; Andrea Iannuzzi, direttore AGL; Dennis Redmont, giornalista e scrittore. A moderare il dibattito Mauro Turcatti, di Edelman.

    Tanti sono gli aspetti che confermano il trend del social che potrebbe prendere il posto delle agenzie di stampa: i giornalisti firmano i loro articoli inserendo il loro account, la propria pagina del social appare tra i primi posti dei risultati organici di Google e il tweet arriva sempre più spesso prima del lancio di agenzia.

    Ecco i dati dell’indagine di Edelman:

    – Il target è composto per il 70% da uomini e il restante 30% da donne;

    L’italiano è la lingua prevalente. L’86% dei giornalisti del campione twitta in italiano, solo 1 su 6 invece scrive in inglese;

    Gli account verificati sono una rarità;

    Il 40% degli account non rimanda a link Url. Tra questi il 45% inserisce il link di una pagina personale; il 24% , meno evoluto nell’attività di personal branding, rimanda alla rubrica in cui scrive; il restante 5% al profilo su Facebook e il 6% è composto dai direttori dei giornali.

    Il maggiore sbarco c’è stato due anni fa per l’effetto “De Bortoli – Fiorello”;

    – La frequenza per il 75% si attesta a cinque tweet al giorno. Solo 1 giornalista su 5 è un super user;

    Twitter è un luogo, non uno strumento”, così Fabrizio Goria, ha spiegato l’uso che fa del social. “Twitto in inglese da marzo 2011. Ho iniziato cercando notizie sul terremoto in Giappone. Nel mercato finanziario se lanci un tweet sbagliato compi un reato”.

    Anche per Andrea Iannuzzi twitter non è autosufficiente.

    I singoli giornalisti hanno la libertà di twittare notizie o presunte notizie non verificate, prima delle agenzie, perché quest’ultima deve fare verifiche che il singolo giornalista può non fare, con un basso rischio di brutta figura”. Ed ha precisato che non sempre è funzionale arrivare primi: “Il concetto di concorrenza, con la rete, deve cambiare a vantaggio della collaborazione, per avere una informazione migliore. Non c’è motivo per farsi la guerra, consapevole che non sia un concetto diffuso. L’utente consulta più fonti. Non si ricorda nessuno chi ha twittato per primo. Vale di più la fiducia. Nel metodo di lavoro le notizie mi arrivano su Twitter e poi guardo le agenzie per trovare conferme”.

    Dennis Redmont invece ha iniziato da poco:

    Ho 116 follower, ho aperto il profilo solo qualche mese fa. Il mix dipende da ciò che fai. Da pensare bene quale è il tuo profilo”.

    L’occasione è stata poi utile per delineare in merito ai temi trattati, quali fossero le virtù e i vizi del social. Sei sono le virtù: breaking news; fonti; i fact checking; i testimoni di un evento attraverso twitter e la facilità con la quale si distribuiscono contenuti.

    Sette i vizi “capitali” del social: superbia, avarizia, lussuria, invidia, gola, ira ed infine accidia.

    E’ stato poi attivato un sondaggio “Twitter ucciderà le agenzie di stampa?” Si può partecipare e rispondere su @giornalisti_ita. C’è tempo fino a domenica.

    (credits: official press release http://www.festivaldelgiornalismo.com/post/29520/)
  • Un giorno senza notizie – A day without news

    Un giorno senza notizie – A day without news

    Un giorno senza notizie – A day without news. Immaginate come sarebbe un giorno senza notizie. Come faremmo? Difficile solo pensarlo. E’ questo il tema scelto da “A Day Without News?” per la nuova campagna che debutta domani per chiedere giustizia per tutti i giornalisti caduti nelle zone di guerra

    Un gruppo di professionisti appartenenti al mondo dei media e del fotogiornalismo è sceso in campo per aumentare la consapevolezza dei rischi ai quali gli inviati devono fare fronte quotidianamente nelle zone flagellate da guerre e conflitti, e sensibilizzare e convincere le autorità locali, governative e giudiziarie a perseguire per vie legali chiunque rechi danno ai rappresentanti dei media.

    Guidata da Aidan Sullivan, Vice President di Getty Images e fondatore della Ian Parry Scholarship, la campagna A Day Without News? farà il suo debutto ufficiale domani, 22 febbraio 2013, in concomitanza con il primo anniversario della morte della corrispondente Marie Colvin e del fotogiornalista Rémi Ochlik in Siria.

    Marie-Colvin

    L’iniziativa invita a condividere il link www.adaywithoutnews.com attraverso i social networks e a sostenere questa causa per aumentare l’attenzione nei confronti del ruolo essenziale ricoperto da corrispondenti e fotogiornalisti e dei rischi che questi corrono durante i reportage dalle zone di guerra. Il gruppo è motivato anche da un secondo obiettivo: definire un’agenda di natura istituzionale e legale per impedire che i giornalisti diventino dei bersagli, nonché investigare e raccogliere prove per sostenere la ricerca di giustizia in favore di coloro che sono caduti.

    Molti corrispondenti, fotografi e altri operatori dei media si trovano a essere deliberatamente bersagliati dai belligeranti durante il loro lavoro; sebbene questo venga considerato un crimine di guerra è stato fatto davvero poco, se non addirittura nulla, per applicare le leggi mondiali sulla tutela dei diritti umani quando si tratta violazioni nei confronti di giornalisti. Negli ultimi dieci anni sono stati uccisi 945 tra giornalisti e corrispondenti operanti in aree di guerra; di questi, in 583 casi non vi è stato alcun processo per crimini di guerra. Solo nel 2012 si sono registrate 90 uccisioni di professionisti attivi nelle zone di conflitto, come Marie Colvin e Rémi Ochlik a Homs, in Siria; oltre a Chris Hondros e Tim Hetherington nel 2011 a Misurata, in Libia. Ma la lista sarebbe lunghissima e non possiamo non ricordare, tra gli altri, Ilaria Alpi, giornalista del TG3 uccisa in Somalia nel 1994, e Maria Grazia Cutuli, giornalista del Corriere della Sera uccisa in Afghanistan nel 2001

    Remi-OchlikAidan Sullivan, Vice President, Photo Assignments, Editorial Partnerships and Development di Getty Images e ideatore di ‘A Day Without News?’, ha così commentato:

    È inaccettabile che chi è impegnato a dare notizie in maniera obiettiva dalle zone di guerra divenga ingiustamente un bersaglio e una vittima senza che i colpevoli vengano puniti e processati. Se questi inviati non testimoniassero direttamente sul campo i tragici accadimenti delle guerre, le atrocità dei conflitti rimarrebbero nell’ombra; per questo è altrettanto crudele che chi ha trovato la morte facendo il proprio lavoro non trovi poi giustizia. È una situazione che deve assolutamente cambiare. Si sta avvicinando il giorno in cui lavorare dalle zone di guerra diventerà troppo pericoloso per i giornalisti”

    Tra i sostenitori della campagna vi sono noti professionisti del mondo dei media, esponenti governativi e celebrità che hanno aderito all’iniziativa offrendo il loro supporto, tra cui:

  • News(paper) Revolution, ovvero l’informazione online al tempo dei Social Media

    News(paper) Revolution, ovvero l’informazione online al tempo dei Social Media

    Il titolo si rifà al bel libro “News(paper) Revolution, l’informazione online al tempo dei social network” di Umberto Lisiero che verrà presentato domani. Ve ne consigliamo la lettura per avere a portata di mano l’evoluzione dell’informazione su carta stampata verso il web, un percorso ancora non facile ma necessario

    Siamo ben felici di segnalarvi questo bel libro ad opera di Umberto Lisiero, “News(paper) Revolution, l’informazione online al tempo dei social network“, che verrà presentato ufficialmente domani a Milano, presso Milano Bakery – Via Melchiorre Gioia, 35, e ve ne consigliamo la lettura, primo perchè è un argomento che seguiamo con interesse e poi perchè è un’occasione, da avere a portata di mano, per conoscere l’evoluzione dell’informazione su carta stampata verso il digitale, nell’era dei Social Media. Un po’ di tempo fa, poco più di 2 anni fa, avevamo ripreso uno studio di Ross Dawson in un post dal titolo “La fine della carta stampata“, dove sulla base di diversi fattori si dava una previsione della scomparsa della carta stampata nel mondo, paese per paese. Un tema che solo fino a qualche anno prima non era preso neanche in considerazione. E allora cosa è successo?

    copertina_neparePer capire le diverse fasi ecco che il libro di Umberto Lisiero è un utile supporto per conoscere  come l’informazione su carta stampata, i giornali per chiamarli col proprio nome, si sono approcciati al web, in un’epoca sempre più segnata dalla velocità, dall’immediatezza e dai Social Media, veri canali di comunicazione e d’informazione ormai necessari. L’utente è quindi oggi in grado di ottenere informazioni in tempo reale e anche di poter attingere e verificare le fonti. Passaggi questi che hanno necessariamente mandato in crisi i giornali, un tempo unico mezzo per essere informati.

    La prefazione al libro è a cura di Angelo Perrino, fondatore di Affaritaliani.it, il primo giornale interamente online, dal 1996, capace di competere con i grandi player dell’informazione online in Italia. Dunque un giornalista che ha compreso forse prima di altri il valore e l’opportunità che offre la Rete, anche per l’informazione, e che pone una sua ricetta, ben dettagliata nella prefazione che parte dal presupposto che per far emergere ancora di più l’informazione online in Italia è necessario che essa sia in grado si usufruire di vantaggi e di trattamenti al pari dell’informazione tradizionale. Un capitolo molto discusso e sentito  oggi in Italia che coinvolge tutti, ovvio con pareri molto diversi. Ma è necessario segnare un percorso anche perchè il mercato pubblicitario su carta stampata è in calo e cresce quello digitale, dunque una riflessione è necessaria.

    Dicevamo che il testo di Umberto Lisiero è un utile strumento per scoprire e capire come l’informazione online sta cambiando il panorama generale. Quindi vi è una dettagliata cronistoria del fenomeno sin dalle origini che ci spiega come i giornali hanno cominciato a considerare la Rete come nuovo canale e soprattutto come questi stanno cercando soluzioni di business che possano essere “sostenibili” economicamente. Altro punto nevralgico. Altra sezione interessante è quella che tratta la figura del giornalista e di come questa si sta pian piano rapportando con il nuovo scenario, quindi non solo cambia il ruolo del giornalista stesso, ma cambia anche il ruolo della redazione. E poi vengono descritte quelle che sono le caratteristiche. L’ultima sezione, interessante, è come il giornalismo online si pone oggi, visto anche l’emergere del fenomeno del “citizen journalism”, la forma di giornalismo partecipativo che vede il lettore non solo fruitore ma anche produttore di notizie. Insomma ci sono tutte le informazioni per avere un quadro chiaro di come è ad oggi l’informazione online.

    Se è vero come è vero, e l’ultimo rapporto Censis 2012 ce lo conferma, che gli italiani stanno via via spostandosi verso le nuove tecnologie, è utile che l’informazione si adegui a questo passaggio. E per questo vi consigliamo la lettura di questo interessante testo che trovate già disponibile anche su Amazon.