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  • Influencer Marketing, il viaggio come leva per creare coinvolgimento

    Influencer Marketing, il viaggio come leva per creare coinvolgimento

    Il viaggio è sempre un’occasione per creare coinvolgimento e lo è ancora di più se associato a strategie di Influencer Marketing. I dati di Buzzoole ci mostrano chiaramente come il Travel sia una leva attraverso la quale le aziende possono costruire coinvolgimento sui loro prodotti e servizi.

    Il Travel è sicuramente uno dei tanti settori che caratterizzano il mondo dell’Influencer Marketing, a fianco del food e del fashion. E sicuramente stiamo parlando di una tipologia che, a differenza delle altre, più verticali, si mostra invece più trasversale, più flessibile per la generazione di contenuti in grado di coinvolgere più utenti. I dati di Buzzoole, azienda leader nell’Influencer Marketing che tutti abbiamo imparato a conoscere, ci confermano proprio questo dato. Le aziende cominciano a guardare anche al viaggio come momento per creare coinvolgimento sui propri prodotti e servizi.

    instagram travel viaggio influencer marketing

    I dati dell’Osservatorio interno sull’Influencer Marketing dell’azienda napoletana, in seno ai “Buzzoole Rankings“, la nuova rubrica per scoprire gli influencer per settore, ci mostrano come, analizzando profili Instagram con più di 100 mila followers (Stars) e profili con meno di 100 mila followers (Rising Stars), il risultato sia proprio questo.

    L’analisi ha preso in esame la capacità di coinvolgimento dei profili per ogni post, quindi la somma dei like e dei commenti per contenuto, e anche quella dei nuovi followers acquisiti nel corso del mese di settembre 2018, un dato interessante, quest’ultimo, per comprendere la crescita del profilo in relazione alla tipologia di contenuto condivisa.

    Top buzzoole stars instagram travel

    Ebbene, la classifica Stars, quella dei profili con oltre 100 mila followers, Dorian Pellumbi (dorpell), in prima posizione con quasi 10.000 interazioni per post e quasi 2 mila followers in più in un mese. A seguire c’è Federica Di Nardo, unica donna in classifica che con il suo profilo variopinto è riuscita a generare quasi 8.000 interazioni per post (+2.500 followers in un mese). In terza posizione Alessandro Marras, sicuramente uno dei pionieri del travel blogging e attivo con il suo canale youtube “I viaggi di Ale” dal 2011 (270 followers in più). Subito dietro, rispettivamente quarto e quinto, Gianluca Bruno (+5.100 nuovi followers, il dato più alto registrato) e Gianluca Fazio (thererumnatura).

    Top buzzoole rising stars instagram travel

    Per quanto riguarda la classifica dei Rising Stars, al primo posto, a sopresa, troviamo i Miljian (likemiljian), una una famiglia che ha deciso di mollare tutto e partire alla volta di un viaggio senza fine. Lui è l’occhio dietro la macchina fotografica, lei la penna che racconta tutte le avventure, con loro due piccoli esploratori che in tenera età possono già dire di aver fatto il giro intorno al mondo. Ogni loro post colleziona oltre 6.500 interazioni (+5.500 nuovi followers in un mese), mentre poco più indietro c’è Simone Mondino, paesaggista e amante della natura che si trova in seconda posizione con un engagement per post pari a circa 5.000 (+2.500 nuovi followers in un  mese). Chiudono la classifica Andrea Caprini (andrycurious), Davide Oricchio e Gabriele Colzi che con i loro feed fanno registrare circa 4.500 interazioni a testa e, rispettivamente, 630 nuovi followers e 2.100 nuovi followers in un mese.

    Da questa analisi emerge che, nonostante i numeri non siano alti quanto quelli registrati nel mondo fashion, i Rising Stars sono in grado di essere di grande aiuto per i brand. Nel senso che, come dimostrano questi numeri, i viaggiatori “emergenti”, in termini di coinvolgimento, riescono ad essere anche più competitivi degli account più affermati. Si manifesta così uno dei trend tanto dichiarati ad inizio di quest’anno, e cioè che sono proprio gli account con un seguito più piccolo ma con grande capacità di engagement ad emergere e a risultare più interessanti per le aziende, ossia grandi brand tech, enti del turismo, catene di alberghi e compagnie aeree.

    E voi che ne pensate?

    [La foto di copertina è di Jordan Siemens, Getty Images]

  • Addio Klout, (dal 25 maggio) insegna agli angeli a diventare influencer

    Addio Klout, (dal 25 maggio) insegna agli angeli a diventare influencer

    Dal prossimo 25 maggio Klout non esisterà più. Lithium, la società che ha acquisito la startup nel 2014, ha deciso di chiudere il servizio che assegnava un “punteggio” agli utenti in relazione alla loro presenza sui social media. Un numero limitato e impreciso che aveva la presunzione di stabilire l’autorevolezza di un utente rispetto ad uno o più argomenti. Ma sarà davvero la sua fine o risorgerà in altre forme?

    Dal prossimo 25 maggio diremo addio al Klout, il famigerato e tanto discusso Klout, tanto odiato e anche tanto amato, al punto che alcuni utenti includevano il famoso punteggio all’interno della foto profilo sui vari social. Lithium, la società che nel 2014 aveva acquisito la startup di San Francisco per 200 milioni di dollari, ha deciso di fermare il servizio che assegnava un punteggio agli utenti sulla base della loro presenza e autorevolezza sui vari canali social media: Twitter, Facebook, Instagram, YouTube ecc…

    Non appena, due giorni fa, si è diffusa la notizia, molti hanno reagito con espressioni come “Il Klout??? Ma perchè esiste ancora???“. In realtà, solo fino a pochi anni fa c’era la gara a chi mostrava il punteggio (da 1 a 100) più alto, con tanto di condivisioni sui social, mettendo in bella mostra quel numero che aveva la pretesa, e la presunzione, di racchiudere il livello di autorevolezza di un utente rispetto ad uno o più argomenti. Sì, quel punteggio che in molti hanno amato, scatenando un fenomeno di “celolunghismo” esasperato che adesso vogliono dimenticare in fretta, non esisterà più. Finisce l’era dello score condensato su cui aziende, agenzie si sono basati per selezionare gli influencer da coinvolgere sulle varie campagne dei loro clienti.

    addio klout

    Brevemente, il Klout, nato 10 anni fa, teneva conto del network dell’utente sui social media, misurando il livello di interazione rispetto ai contenuti condivisi. Il meccanismo era che più un utente condivideva un contenuto rispetto ad un dato argomento, più questo veniva indicato come “autorevole” attraverso un punteggio, ma no cera la misurazione della reale competenza. Questo in estrema sintesi, anche se in realtà non si è mai chiarito come fosse determinato qual numero. Agli inizi, quel numero ebbe una certa rilevanza per le agenzie HR, quelle di selezione e reclutamento di risorse umane, che lo usavano come riferimento per misurare il livello di competenze su un dato settore del candidato. E si narra che certe agenzie avessero indicato come livello minimo di punteggio 71, al di sotto del quale il candidato non veniva considerato. Non si è mai saputo se fosse vero, ma è certo che molte agenzie lo usassero.

    Col passare del tempo, è poi diventato un “distintivo” che l’influencer di turno si attaccava sul petto, nel corso del tempo è diventato un numero da esibire, ma che in realtà non poteva garantire una perfetta misura di quale fosse il livello di competenza e il livello di utilizzo dei canali social da parte di un utente. Non era difficile ritrovarsi di fronte a persone di comprovata esperienza che condividevano contenuti di valore avere uno score molto più basso di persone di comprovata inesperienza che si limitavano invece a ricondividere i contenuti di quello bravo. Un contro senso enorme. Eppure era così.

    Per non parlare dell’imprecisione con cui Klout determinava le aree di competenza di un utente. Chi vi scrive per lungo tempo era individuato esperto di “food”!

    Quale sarà il futuro? Lithium ha dichiarato che il Klout non rientra più nella strategia di business dell’azienda a lungo termine, ma è anche vero che la stessa azienda, proprio grazie al Klout, ha sviluppato sistemi basati sull’Intelligenza Artificiale. E’ quindi probabile che Klout possa risorgere sotto altre vesti con un sistema di scoring, utilizzando l’Intelligenza Artificiale, basato su Twitter. Non ci sono conferme ed è tutto da veder, restano comunque un’idea probabile.

    Vedremo se ci sarà un eventuale strumento basato sull’Intelligenza Artificiale, ma il risultato non sarà molto diverso da quello del vecchio Klout. A meno che non si voglia arrivare ad una forma di scoring come quella vista nel primo episodio della terza serie di Black Mirror, “Caduta libera”, interpretato da Bryce Dallas Howard, e cioè che la reputazione di utente sui social media possa dipendere dai punteggi che riesce ad accumulare per accedere a dei “privilegi”. Speriamo di no!

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    [L’immagine di copertina è realizzata da @franzrusso, si prega di citare la fonte; qualora i legittimi proprietari dei loghi la reputassero inopportuna, verrà rimossa immediatamente]

     

  • Il futuro del Retail passa dalla social advocacy e dagli influencers

    Il futuro del Retail passa dalla social advocacy e dagli influencers

    Un recente studio di Oracle, “Retail 2018: The Loyalty Divide”, ha messo in evidenza che i retailer sottovalutano la social advocacy e la possibilità di offrire esperienze personalizzate agli utenti. La ricerca mette in risalto che il 53% degli utenti ricercherà i prodotti sui social media prima di acquistarli e il 37% si fida dei brand e dei marchi suggeriti dagli influencers.

    Il mondo del Retail, della vendita al dettaglio, stiamo parlando di un settore molto grande quindi che ingloba diverse categorie di prodotti, è in profonda trasformazione. D’altronde, chi no lo è? La digitalizzazione, i social media e tutti i meccanismi e le opportunità che essi generano stanno cambiando il modo in cui ci relazioniamo con le marche. La ricerca di Oracle, “Retail 2018: The Loyalty Divide“, condotta a febbraio di quest’anno, ascoltando 13 mila consumatori e 500 operatori del commercio al dettaglio in Francia, Germania, Regno Unito e India, USA, Brasile, Messico, Australia e Cina, ci offre uno spaccato molto reale. La fidelizzazione del cliente non passa più dalla raccolta punti, dalle carte, non funziona più.

    La velocità delle relazioni oggi cambia anche il modo di vivere l’esperienza, i vantaggi adesso devono essere immediati e non più differiti. E, soprattutto, è bene che i brand costruiscano una presenza sui social media autorevole e affidabile, perchè dalla ricerca emerge il fatto che prima dell’acquisto gli utenti cercano il brand sui social media e cercano proprio quell’affidabilità a cui sono abituati o che si attendono, ma che, in alcuni casi, non trovano.

    social media advocacy influencers retail

    Altro elemento che evidenzia la ricerca è costituito dal ruolo sempre più crescente degli influencers, ormai sempre più seguiti dagli utenti che ritengono sempre più affidabili. Quindi, migliore presenza sui social media e una maggiore apertura verso la social advocacy sembra siano gli elementi che oggi fanno la differenza per il Retail, elementi ancora troppo sottovalutati.

    Se il 58% dei retailers ritiene ancora che gli utenti siano desiderosi di prendere parte ai loro programmi di fidelizzazione, la ricerca evidenzia che solo il 32% degli utenti li prende in considerazione. Inoltre, solo il 45% dei retailers collabora con gli influencers mentre invece il 48% dei consumatori ritiene che i marchi recensiti di YouTubers siano più affidabili e che il 45% si fida dei social media.

    social media retail influencers

    Qualche dato più nel dettaglio per ciò che riguarda la social advocacy, l’aspetto della ricerca che più ci interessa:

    • il 53% dei consumatori, come detto all’inizio, ricerca i prodotti sui social media prima di acquistarli;
    • il 46% usa i social media per farsi un’idea dei prodotti dei brands
    • il 43% dei consumatori condividerà sui social media l’esperienza attraverso foto
    • il 43% dei consumatori è più portato a seguire influencers che postano contenuti dei marchi preferiti
    • il 41% ritiene che le recensioni su YouTube siano più affidabili delle pubblicità dei marchi o delle loro comunicazioni
    • il 37% ritiene più affidabili i marchi e i retailers raccomandati dagli influencers, piuttosto che quelli raccomandati dalle celebrità.

    Nonostante questo scenario, dove si evidenzia una relazione sempre più diretta, basata sul ruolo dell’influencer come elemento legato all’affidabilità del marchio, esiste ancora quasi un terzo dei retailers, il 28% per la precisione, che sostiene che prenderà in considerazione solo attività legate alle carte fedeltà.

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    Altro elemento che emerge dalla ricerca, che potete scaricare da questo link, è che mentre il 91% dei retailers ritiene che l’Intelligenza Artificiale sia attraente e utile per i consumatori, c’è da rilevare che solo il 26% dei consumatori la pensa in questo modo, non vale lo stesso per il restante 74%.

  • Instagram: in Italia solo il 5% dei contenuti è indicato come sponsorizzato con #ad

    Instagram: in Italia solo il 5% dei contenuti è indicato come sponsorizzato con #ad

    Un recente report di Klear fa il punto sullo stato dell’Influencer Marketing per il 2018, sottolineando il fatto che, più di ogni altra, Instagram è la piattaforma più utilizzata per questa attività. Il focus del report è sui contenuti sponsorizzati, raddoppiati su Instagram nel 2017. Se negli Usa la percentuale è del 49%, in Italia è solo del 5%.

    Il recente report di Klear, “The State of Influencer Marketing“, fa il punto sullo stato dell’Influencer Marketing per il 2018, evidenziando come Instagram sia ormai la piattaforma che più cresce, in termini di utilizzo, per questa attività. Ma, quello che è molto più interessante, è il focus della ricerca che evidenzia come, in relazione ad attività che coinvolgono gli influencer su Instagram, i contenuti sponsorizzati siano raddoppiati nel 2017, arrivando ad essere 1,5 milioni a livello globale, per la precisione, 1.504.383.

    Il tema dei contenuti sponsorizzati su Instagram, come su tutte le altre piattaforme social media, è un tema che ormai da qualche mese interessa anche il nostro paese, evidentemente. Ricorderete certamente l’intervento dell’Antritrust, nel luglio dello scorso anno, sottolineando il fatto che la pubblicità debba essere sempre trasparente. Questo report di Klear, una delle piattaforme di Influencer Marketing più usate, in effetti ci aiuta a capire quanti siano, in termini percentuali, nello specifico su Instagram, i contenuti indicati con #ad (o in alcuni casi anche #adv) anche nel nostro paese.

    contenuti influencer marketing-sponsorizzati #ad @franzrusso.it 2018

    In generale, il fenomeno dell’Influencer Marketing nel 2017 ha conosciuto il momento di massima diffusione, fino ad ora, con una crescita del 198%. I settori che la fanno da padrone sono ormai quello della Moda e quello del Beauty e, altro dato interessante, l’89% dei contenuti contrassegnati con #ad sono stati condivisi da donne, quindi la stragrande maggioranza. Tra i settori che più di adottano attività di Influencer Marketing ci sono poi Food, Automotive, Elettronica di consumo, Viaggi, Intrattenimento, Retail, Tech e Fitness.

    Come vedete nel grafico, il volume dei contenuti sponsorizzati ha conosciuto nel 2017 un andamento sempre costante.

    contenuti influencer marketing sponsorizzati #ad

    Elemento interessante rilevato dal report è il fenomeno dei “micro influencer”, fenomeno indicato da tanti esperti del settore come trend che caratterizzerà il 2018 da questo punto di vista. Come potete vedere, il 90% dei contenuti sponsorizzati ha ottenuto fino a mille like, il 47,5% di essi ha ottenuto tra i 10 e i 100 like. Si registra solo lo 0,5% tra i post che hanno ottenuto oltre i 100 mila like. Segno che i micro influencer sono più attenti al tema del contenuto sponsorizzato sulla piattaforma di tanti influencer che spesso vengono indicate come delle vere e proprie star.

    contenuti influencer marketing sponsorizzati #ad micro

    Il report ci offre anche qualche dettaglio demografico, utile da sapere. Ebbene, i Millennials sono quelli più attenti e postano i loro contenuti sponsorizzati contrassegnandolo con #ad; l’84% degli influencer sono donne, 16,1% sono invece gli uomini.

    contenuti influencer marketing sponsorizzati #ad millennials

    E adesso veniamo al dato più rilevante del report, ossia quello che ci indica i paesi dove è stato più usato il tag #ad per distinguere i post sponsorizzati. Non vi è molta sorpresa nello scoprire che il 49% del totale arriva dagli Usa, dove tra l’altro a settembre dello scorso anno la FTC (Federal Trade Commission) la Commissione sul Commercio, ha riunito marketer, aziende e influencer per adottare la massima trasparenza rispetto alle relazioni che intercorrono tra i vari soggetti. E i risultati si sono visti.

    Subito dopo gli Usa, troviamo il Regno Unito con il 9% dei contenuti effettivamente indicati come sponsorizzati. Ci si sarebbe atteso di meglio, per la verità, un dato che segna una distanza abissale rispetto agli Stati Uniti che dimostrano di essere più evoluti.

    contenuti influencer marketing sponsorizzati #ad italia

    Più indietro troviamo l’Italia con solo il 5% dei contenuti contrassegnati come sponsorizzati con #ad e che dovrebbe fornire un ulteriore elemento di approfondimento per il dibattito in corso. Dibattito e non polemiche.

    Con lo stesso valore dell’Italia anche la Germania; poi Canada, Australia ed Emirati Arabi con il 4%; Francia e Brasile con il 2% e, infine, la Spagna con l’1% dei contenuti sponsorizzati contrassegnati con #ad.

    Il report prosegue con un analisi dei vari settori e il consiglio è quello di scaricarlo da questo link.

  • L’evoluzione dell’Influencer Marketing è nelle Relazioni

    L’evoluzione dell’Influencer Marketing è nelle Relazioni

    Il nuovo report di Traackr “Influence 2.0: The Future of Influencer Marketing”, in collaborazione con Brian Solis e Altimeter, è l’occasione per verificare lo stato attuale dell’Influencer Marketing e, soprattutto, delinearne il futuro. E il futuro sta in un’attività umano-centrica, orientata alle Relazioni.

    Quale sarà il futuro dell’Influencer Marketing? Bene, se vi state ponendo questa domanda allora è il caso di dare un’occhiata a questo nuovo report di Traackr “Influence 2.0: The Future of Influencer Marketing“, sviluppato in collaborazione con Brian Solis e Altimeter. Un report che raccoglie le esperienze di 102 tra responsabili marketing e brand strategist per comprendere meglio come le aziende stanno usando l’Influencer Marketing all’interno delle proprie strategie e quale sarà il futuro dell’IM. Il report, così come Brian Solis va dicendo da un po’ di tempo, evidenzia bene che il futuro dell’Influencer Marketing è nelle Relazioni. Al momento lo sviluppo di strategie di Influencer Marketing sono per lo più tattiche e tecniche e, come spesso accade, non convincono abbastanza proprio perchè il risultato finale non considera la Relazione, la parte più difficile da sviluppare e mantenere, ma è quella che determina il vero ROI della strategia.

    influencer marketing relazioni influence franzrusso.it 2017

    Sappiamo bene che oggi l’Influencer Marketing trova il momento di maggiore sviluppo nell’era dei Social Media, proprio perchè permette di sfruttare personalità che hanno autorevolezza e competenza sviluppate grazie all’utilizzo di questi preziosi canali di comunicazione. Ebbene, come evidenzia Brian Solis, oggi “l’Influenza” è essa stessa una componente importante nel processo di digital transformation delle aziende, perchè le porta su un terreno di sviluppo che è quello del Digitale. Quidni l’Influencer Marketing è una leva per rendere l’azienda più aperta al cambiamento. Ecco, guardando il tema da questo punto di vista si comprende come ci siano ancora aziende che guardano con diffidenza all’Influencer Marketing e al processo di digital transformation in generale, proprio nel momento in cui l’Influencer MArketing sta maturando.

    Il futuro quindi passa dal Cliente che è al centro di tutto, la Relazione con esso diventa prioritaria affinchè l’autorevolezza del brand e la sua riconoscibilità (ancora i due principali obiettivi a cui tendono tutte le aziende) si affermno sempre di più. E a guidare questo passaggio/cambiamento deve essere il responsabile marketing, il CMO, che diventa il traghettatore del processo di trasformazione digitale. Altro punto che andrà sviluppato, e che Brian Solis ritiene fondamentale, è che il Valore va creato grazie alla Relazione con gli stessi influencers e le loro community.

    Per dare qualche numero, il report rileva che, ad oggi, il 71% delle aziende ritiene l’Influencer Marketing come “strategico” o “altamente strategico”, mentre il 43% lo sta ancora sperimentando praticamente e il 28% pensa di coinvolgere influencers in caso di campagne. Nonostante tutto, c’è da rilevare che l’83% delle aziende riconosce come prioritario “identificare e costruire relazione one-to-one con gli influencers”, pronte a sviluppare programmi specifici con loro. Soo che, all’atto proatico, sono ancora poche quelle davvero riescono in questo scopo.

    E questo perchè ancora gli investimenti sono bassi, la maggior parte come rileva il report non supera i 100 mila dollari l’anno, e non c’è la capacità di costruire relazioni a lungo termine, anche perchè solo il 5% delle aziende coinvolge tutti i reparti all’interno di attività di Influencer Marketing. Dal punto di vista degi investimenti c’è la volontà di investire di più in questo anno, lo afferma il 55%, ma la chiave di tutto sta nel rendere l’Influencer Marketing come attività prioritaria, ed è qui che si gioca la sfida.

    influencer marketing cross funzionale

    E pre rendere l’Influencer Marketing come attività prioritaria, è nevessario comprendere al meglio chi deve guidarla. Il 16% delle aziende pensa che faccia capo alle PR; nascono da qui opinioni e differenze di visioni tra PR e Marketing. La realtà è, come sottolinea anche questo report, che l’Influencer Marketing è un’attività “cross-functional”, come la definisce Solis, che coinvolge quindi più reparti. La ricerca rileva che il 57% è convinto che l’Influencer Marcketing sarà un’attività che coinvolgerà tutte le altre attività nei prossimi 3 anni; il 47% invece rituene che si espanderà anche al di là del Marketing.

    Per quanto riguarda gli obiettivi, il 94% dei marketers intervistati punta a migliorare la brand advocacy; il 92% punta alla consapevolezza del marchio; l’88% viole puntare a audience sempre più mirate. Il 74% vuole puntare ad una migliore conversione in vendite.

    Potete scaricare il report da questo link.

    Insomma, quello che merge da questo rapporto, riallacciandoci a quanto dicevamo prima, è che il futuro è nelle Relazioni e in strategie di Marketing sempre più dal volto umano, e non guidate solo da tatticismi. Per dirla insieme con Bryan Kramer, CEO di PureMater, stiamo andando nella direzione in cui pian piano scomparirà la distinzione B2B e B2C, andremo sempre di più, invece, nella direzione di H2H (human to human). C’è sempre più bisogno di lavorare insieme e di personalizzare al meglio le conversazioni e le esperienze. E’ questo che sarà il futuro dell’Influencer Marketing.

    E voi che ne pensate?

  • GED Summit 2016, tra E-commerce e Influencer Marketing

    GED Summit 2016, tra E-commerce e Influencer Marketing

    Il Global Summit E-commerce & Digital, giunto alla seconda edizione e che si terrà il prossimo 21 e 22 giugno 2016 a Bentivoglio (Bo), è l’evento dedicato dedicato al business orientato ai servizi e alle soluzioni digitali per l’E-commerce. Nella seconda giornata, interessante tavola rotonda, in live streaming, per parlare di UCG e Influencer Marketing.

    Giunto alla seconda edizione, il Global Summit E-commerce & Digital, che si terrà a Bentivoglio (Bo) i prossimi 21 e 22 giugno 2016, si sta affermando come evento business orientato ai servizi e alle soluzioni digitali per l’E-commerce da seguire. Il #GEDSummit2016 è quindi una occasione per incontrare professionisti del settore, confrontarsi con loro sulle tendenze e sulle strategie legate al mondo del digital e social media marketing e dell’adv online. L’evento si terrà presso il Centro Congressi Zanhotel & Meeting Centergross, non molto lontano dalla città di Bologna.

    Globa Summit E-commerce & Digital #gedsummit2016 franzrusso.it 2016

    Il programma è interessantissimo e ricco di professionisti che sapranno dare il loro prezioso contributo a questa interessante manifestazione. E, in questa occasione, vogliamo segnalarvi la tavola rotonda, che si terrà in apertura della seconda giornata del Global Summit E-commerce & Digital 2016. Quindi mercoledì 22 giugno dalle ore 9 alle ore 9.30, dal titolo “Ecommerce & User Generated Content – Opportunità e pericoli di un giacimento d’oro tutto da esplorare, dai blogger agli influencer, dagli instagramer agli youtuber e oltre.“, alla quale prenderanno parte il nostro Franz Russo (@franzrusso), professionista web e social media marketing, e fondatore di InTime, insieme a Matteo Pogliani (@MatteoPogliani), Digital Strategist presso Open-Box Srl e autore del libro “Influencer Marketing, valorizza le relazioni e dai voce al tuo brand”, edito da Dario Flaccovio. A moderare gli interventi ci sarà Claudio Gagliardini (@Cla_Gagliardini), esperto di web e social media marketing, autore di libri e Social Media Specialist di seidigitale.com.

    Il tema dell’incontro riguarderà il fatto che vendere online non significa soltanto mettere in piedi un sito ed organizzare una macchina che funzioni bene in tutte le sue parti. Ma significa anche essere parte della rete, riconosciuti dagli utenti e, prima di tutto, da quegli snodi cruciali della rete che sono i cosiddetti “influencer”, dai blogger agli instagramer, dagli youtuber ai super utenti di tutte le altre piattaforme sociali. Questi nodi rappresentano un’opportunità enorme per le aziende, ma la loro attività presenta spesso anche dei rischi e delle zone d’ombra.

    L’evento sarà trasmesso in live streaming a questo link: https://www.youtube.com/watch?v=rrqlhGs8QQo&feature=youtu.be

    L’appuntamento è quindi per mercoledì 22 giugno dalle ore 9 alle ore 9.30 dal #GEDSummit2016

  • #inflUTILITY, il nuovo approccio all’Influencer Marketing. Intervista a Flavia Rubino

    #inflUTILITY, il nuovo approccio all’Influencer Marketing. Intervista a Flavia Rubino

    E’ stato da poco pubblicato “#inflUTILITY, Un nuovo approccio strategico al marketing collaborativo” l’ebook che tratta il tema dell’Influencer Marketing e soprattutto degli “influencer” con un approccio diverso. L’ebook fa parte di un progetto più ampio che mette al centro il marketing collaborativo. E in questa intervista ne parliamo con l’ideatrice, Flavia Rubino.

    Si parla sempre più spesso di Influencer Marketing e soprattutto di “influencer” e a volte il tema stesso viene trattato da un punto di vista che non approfondisce le tematiche da un punto di vista della loro funzionalità all’interno del Marketing. Si, perchè l’Influencer Marketing è una parte del Marketing, non la si scopre oggi, ma grazie ai social media e alle loro caratteristiche legate alle Relazioni/Conversazioni, trova una nuova dimensione per svilupparsi.

    #influtility influencer marketing

    In questi giorni è stato pubblicato un ebook interessante che mi vede partecipe insieme ad altri illustri e bravi professionisti del settore “#inflUTILITY, Un nuovo approccio strategico al marketing collaborativo“, vi partecipano infatti Claudio Gagliardini, Marcello Coppa e Flavia Rubino, che è poi l’artefice dell’ebook il quale fa parte però di un progetto più ampio che non si esaurisce con la pubblicazione del testo. Ne è nata infatti una piattaforma, appunto influtility.com, che vuole introdurre un nuovo modo per approcciare all’Influencer Marketing, teso a sottolineare il valore della collaborazione e della “co-creazione” che nasce dalla stretta collaborazione tra influencer e azienda.

    Per questo motivo, ho fatto qualche domanda proprio a Flavia Rubino che ci spiega il progetto e il perchè nella esigenza di pubblicare questo ebook che potete scaricare gratuitamente da questo link.

    Allora Flavia, come nasce e cosa sta a significare #inflUTILITY?

    #inflUTILITY nasce dall’esigenza di fare informazione ed educazione sull’approccio che YourBrand.Camp persegue ormai da un anno, ovvero l’influencer marketing collaborativo e dal basso, molto diverso dal consueto “buzz marketing”.
    Influenza utile, infl-utility dunque, come visione strategica ma anche come linea guida molto pratica nella realizzazione di tutti i nostri progetti in cui mettiamo in contatto le aziende con le persone della rete.
    Ho deciso di scrivere un Book e ho chiamato alcune teste eccellenti ad aiutarmi, per spiegare cosa significa fare influenza utile, in modo semplice, a tutti.

    #influtility approccio influencer marketing

    Si parla sempre più spesso di Influencer Marketing, come é affrontato il tema in questo ebook?

    Cerchiamo di ribaltare il punto di vista tradizionale, chiedendoci non cosa gli influencer possono fare per i brand ma esattamente il contrario, non come fare più quantità ma più qualità. Se il valore dell’influenza rispetto alla pubblicità classica sta nella conversazione earned, cioè maggiormente credibile, è quanto meno paradossale limitarsi a trattare gli influencer come paid media, semplici ripetitori di campagne. C’è invece un potenziale, una miniera di risorse e competenze ancora inesplorate nella coda lunga dei cosiddetti Power middle: persone attive in rete disposte a collaborare a progetti di marketing utili, lontani dai riflettori e senza atteggiamenti da vip.

    Qual é, secondo te, l’aspetto che non bisogna assolutamente trascurare quando si parla di Influencer Marketing?

    La cocreazione. Per creare valore utile con un progetto di influencer marketing, sono diversi gli aspetti da considerare, e li approfondiamo tutti nel book.
    Tra i più importanti: la creatività e l’empowerment, ovvero lasciare spazio agli influencer per farli contribuire al progetto con le loro idee e le loro competenze, fornendo loro tante ispirazioni e mai costrizioni. La relazione di fiducia, che si crea con tempo e pazienza, ed è indispensabile per lasciare quello spazio. La credibilità, che deriva da obiettivi trasparenti e da progetti di valore a cui l’influencer possa aderire con vera convinzione. E molta sensibilità, per capire come aggiungere valore e non vuoto buzz/volume.

    Quali sono i prossimi step di #inflUtility?

    Abbiamo appena lanciato un Camp, cioè un’area dedicata al progetto #inflUTILITY su www.yourbrand.camp dove invitiamo la nostra community a far conoscere YBC e la sua visione diventando “digital PR” con noi. Invece di parlare della teoria del social media marketing e dell’influencer marketing, facciamolo insieme. Inoltre il sito http://influtility.com continuerà a raccogliere nel tempo articoli, video e pillole di #inflUTILITY.

    Ovviamente seguiremo insieme questo progetto, contribuendo alla sua crescita. Ringrazio Flavia Rubino per la sua disponibilità e vi invito a scaricare e leggere l’ebook, e ovviamente attendo i vostri feedback.