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  • Cresce il mercato smart home in Italia, vale 530 milioni di euro

    Cresce il mercato smart home in Italia, vale 530 milioni di euro

    Continua a crescere il fenomeno smart home in Italia. I nuovi dati dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano rilevano una crescita nel 2019 del 40% in un anno e un valore, nel 2019, di 530 milioni di euro.

    Agli italiani piace il fenomeno smart home, un dato di fatto che avevamo sottolineato anche lo scorso anno, proprio in occasione dei dati che l’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano rende noti proprio in questo periodo. E i dati appena pubblicati, riferiti al 2019, confermano questo trend che continua a crescere. Il mercato che il fenomeno è in grado di generare in Italia è cresciuto in un anno del 40%, un po’ meno dell’anno precedente quando era del 52%, ma tale da portare il valore di mercato a 530 milioni di euro. L’anno precedente il valore era di 380 milioni di euro.

    mercato smart home italia franzrusso.it 2020

    Una crescita che è trainata per lo più da soluzioni per la sicurezza, smart home speaker ed elettrodomestici che complessivamente coprono oltre il 60% del mercato. Va rilevato che l mercato nel nostro paese cresce ai livelli degli altri paesi europei, anche se il divario in termini di valore di mercato è ancora molto ampio. Basti pensare che in Uk e in Germania si parla di un valore di 2,5 miliardi di euro e in Francia di 1,1 miliardi di euro. Ma superiamo la Spagna che cresce del 40% con un valore di mercato di 420 milioni di euro.

    Sicuramente il boom degli smart speaker, degli assistenti vocali, ha dato una grande mano a tutto il settore. La diffusione di questi dispositivi intelligenti spinge l’avanzata dei retailer online e multicanale come principale canale di vendita di oggetti connessi per la casa (47%), mentre la filiera tradizionale, composta da produttori, architetti, costruttori edili, distributori di materiale elettrico e installatori, mantiene un ruolo rilevante (39%) ma perde quote di mercato.

    smart home italia valore

    Aumenta il numero di aziende che lavora al lancio di nuovi servizi per la smart home. Di esempi ce ne sono tanti e spaziano dal pronto intervento garantito da aziende di vigilanza in caso di tentativo di infrazione, al supporto per la riduzione dei consumi energetici, al riordino automatico dei prodotti di cui si stanno esaurendo le scorte, fino alla possibilità di migliorare l’assistenza agli anziani. Si moltiplicano, inoltre, alleanze e partnership fra gli operatori per offrire nuovi servizi che sfruttano la progressiva integrazione tra intelligenza artificiale e dati raccolti attraverso gli oggetti connessi.

    E gli italiani, oltre che ad amare la smart home, sono sempre più consapevoli della diffusione di oggetti smart nelle proprie case. Il 68% degli italiani ha sentito parlare almeno una volta di casa intelligente e il 40% possiede almeno un oggetto smart, con soluzioni per la sicurezza e smart home speaker in cima alle preferenze degli acquirenti. Crescono anche i timori dei cittadini per i rischi legati alla cyber security e alla violazione della privacy: il 54% è restio a condividere i propri dati personali (+3% rispetto al 2018).

    Ora vediamo qualche numero più n dettaglio rispetto a quanto riportato fino ad ora in generale.

    I numeri del mercato smart home in Italia

    Le soluzioni per la sicurezza, come detto in apertura del post, trainano il fenomeno nel nostro paese e si confermano al primo posto in termini di quote di mercato, con un valore di 150 milioni di euro, pari al 28% della spesa (+15% nel 2019). In seconda posizione, gli smart home speaker, 95 milioni di euro pari al 18% del mercato (+58%), che nel 2019 hanno continuato trainare le vendite degli altri dispositivi IoT per la casa connessa. Crescono anche gli elettrodomestici, che valgono 85 milioni di euro e il 16% del mercato (+55%), di cui sempre più utenti usano le funzionalità smart (il 35%, +10% sul 2018). Subito dietro al podio si posizionano le caldaie, i termostati e i condizionatori connessi per la gestione del riscaldamento e della climatizzazione, che beneficiano della progressiva integrazione con gli assistenti vocali, dell’offerta di servizi legati alla manutenzione e della possibilità di aumentare risparmio energetico e comodità, con un valore complessivo di 65 milioni di euro (il 12% del mercato, +44%). Seguono le casse audio (50 milioni di euro, 9%) e le lampadine connesse (35 milioni di euro, 7%), spinte dalle offerte che ne prevedono la vendita insieme agli smart home speaker.

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    I consumatori italiani e la smart home

    Dicevamo prima di un incremento in termini di consapevolezza dei consumatori italiani verso la diffusione degli oggetti intelligenti. E infatti, il 68% del campione intervistato dall’Osservatorio, in collaborazione con Doxa, ha sentito parlare di casa intelligente almeno una volta (+9% sul 2018), il 63% conosce il termine domotica, con percentuali che salgono rispettivamente al 77% e al 65% fra gli utenti con meno di 35 anni. La diffusione degli oggetti smart nelle case degli italiani è stabile rispetto al 2018 (di poco superiore al 40%), ma aumenta il numero di dispositivi posseduti, con sensori per porte e finestre (presenti nelle case del 16% del campione), telecamere (15%), altoparlanti e casse audio (14%) ai primi posti, seguiti da videocitofoni e serrature (12%), soluzioni per il riscaldamento (9%), assistenti vocali (8%), lampadine (8%), grandi elettrodomestici (7%) e caldaie (6%).

    Cresce anche il numero di consumatori in grado di installare in autonomia gli oggetti smart acquistati, senza l’aiuto di un professionista (64% dei rispondenti, +10% rispetto al 2018), e l’utilizzo delle funzionalità smart da parte degli utenti (65%, +7%). Le motivazioni più frequenti che frenano ancora l’uso sono l’eccessiva complessità (18%), la mancata percezione dei benefici (10%) e la difficoltà a utilizzare le app per la gestione (6%). Nonostante la buona crescita del mercato, sono ancora relativamente pochi i consumatori interessati ad acquistare prodotti per la smart home in futuro (37%), con appena l’11% che intende farlo nel 2020 e il 26% che lo prevede nei prossimi tre anni. Le funzionalità più desiderate sono le soluzioni per il riscaldamento (23% dei rispondenti) e i grandi elettrodomestici (21%), seguite da lampadine (15%), telecamere (15%) e caldaie (12%).

    Come afferma Angela Tumino, Direttore dell’Osservatorio Internet of Things, autrice anche di un contributo all’interno del libro “IoT e Nuovo Marketing“, scritto insieme a Claudio Gagliardini (edito da Flaccovio Editore), a commento dei dati, “il mercato delle soluzioni per la casa intelligente cresce rapidamente e mostra oggi maggiore maturità, con offerte che si concentrano sempre più sui servizi e i bisogni che gli oggetti connessi possono soddisfare. Una spinta determinante viene dall’espansione di assistenti vocali e dallo sbarco degli Over The Top, che ora puntano a estendere le funzionalità dei loro smart speaker integrandole in dispositivi sviluppati da terzi e supportando attività tipiche dell’e-commerce, come le consegne a domicilio e il monitoraggio delle scorte. Perdono quote di mercato i tradizionali canali di vendita, che ancora riescono a cogliere solo in parte le opportunità offerte dalle nuove soluzioni, a vantaggio di retailer online e multicanale, che ormai coprono quasi il 50% del mercato, e operatori telco, che raggiungono quota 10%”.

  • Generali Italia e FCA Group, quando la mobilità viaggia in partnership

    Generali Italia e FCA Group, quando la mobilità viaggia in partnership

    Generali Italia e FCA Group, a distanza di un anno dalla partnership, hanno presentato i nuovi servizi digitali assicurativi e IoT per una nuova esperienza personalizzata ai clienti auto connesse.

    Se è vero che viviamo nell’era della “collaboration”, allora un esempio in questa direzione è quello tra Generali Italia e FCA Group che si sono messi in partnership per sviluppare nuovi servizi, in chiave IoT (Internet Of Things), per offrire ai propri clienti una esperienza sempre più coinvolgente. Dal real time coaching, che migliora lo stile di guida, all’instant insurance, che permetterà nel corso del 2020 di attivare servizi istantanei in base all’esigenza del cliente: a meno di un anno dall’annuncio dell’accordo Generali Country Italia, Fiat Chrysler Automobiles Italy e FCA Bank hanno presentato oggi, alla torre Hadid, a Citylife, i nuovi servizi digitali IoT (Internet of Things) per i clienti delle auto connesse, che saranno pronti già entro l’anno, e rafforzato la propria partnership strategica e commerciale in Italia e nei principali mercati europei.

    Alla conferenza di presentazione dei nuovi servizi erano presenti Marco Sesana, Country Manager & Ceo di Generali Italia e Global Business Lines, Pietro Gorlier, Chief Operating Officer FCA per la regione Emea & Global Head of Mopar, Giacomo Carelli, Chief Executive Officer & General Manager di FCA Bank Group, e Francesco Bardelli, Ceo Generali Jeniot and Chief Business Transformation Officer di Generali Italia, che hanno siglato gli accordi attuativi della partnership strategica e commerciale e hanno presentato i nuovi servizi.

    La partnership si estende alle soluzioni assicurative per le auto della flotta di Leasys (società di mobilità del Gruppo FCA Bank specializzata nel noleggio a breve, medio e lungo termine e nel car sharing peer to peer) ed anche alla distribuzione di polizze auto da parte di FCA Bank presso la rete dei concessionari FCA, non solo per le connected cars, ma per tutte le altre tipologie di auto ed interesserà i seguenti mercati europei:

    • Per quanto riguarda Leasys, in Italia saranno oltre 90.000 i veicoli FCA assicurati Generali.
    • In Germania, Francia, e Polonia, la partnership tra Generali e FCA Bank offrirà soluzioni assicurative per le auto dei clienti retail.

    È stato anche avviato un nuovo cantiere con l’obiettivo di sviluppare nel 2020 prodotti e servizi specifici legati all’auto elettrica: come, ad esempio, coperture assicurative dedicate e servizi per facilitare la ricarica della batteria dell’auto.

    Marco Sesana, Country Manager & Ceo Generali Italia e Global Business Lines ha dichiarato: “Meno di un anno fa abbiamo dato vita con FCA ad un asse italiano per il primo Ecosistema di mobilità connessa e per sviluppare soluzioni e servizi innovativi per le nuove forme di mobilità. Il nostro obiettivo è assicurare lo spostamento delle persone e non solo le auto. Già oggi, grazie all’intenso lavoro con FCA, possiamo presentare ai clienti in Italia e nei principali mercati europei un’offerta di prodotti e servizi capace di garantire una nuova esperienza personalizzata in base allo stile di guida e di vita. Con questo nuovo approccio alla mobilità puntiamo a superare l’obiettivo di 2,5 milioni di clienti connessi entro il 2021”.

    Pietro Gorlier, Chief Operating Officer FCA per la regione Emea & Global Head of Mopar ha commentato: “Per FCA l’iniziativa annunciata oggi rientra nell’ambito del nuovo “ecosistema” globale per veicoli connessi, annunciato lo scorso mese di aprile, che migliorerà le funzionalità online dei propri veicoli in tutto il mondo. La piattaforma, infatti, oltre ad offrire un ambiente tecnico ideale per i veicoli elettrici, supporterà anche la gamma di servizi per la mobilità di FCA, fra cui appunto le opzioni di tariffe al chilometraggio, polizze assicurative basate sull’utilizzo effettivo del veicolo, distribuite da FCA Bank presso la rete dei concessionari del Gruppo”.

    I nuovi servizi di Generali Italia e FCA Group

    Le nuove soluzioni e servizi nati dalla condivisione dell’esperienza e del know-how delle società rispondono alle esigenze in continua evoluzione dei clienti, sempre più predisposti a modelli di consumo di beni e servizi basati sull’utilizzo.

    Soluzioni assicurative innovative

    FCA Bank distribuirà presso la rete di concessionari del gruppo FCA le soluzioni assicurative di Genertel legate alla responsabilità civile, con tariffe basate sullo stile di guida del cliente e sul reale utilizzo del veicolo.

    Servizi digitali IoT

    I servizi saranno collegati ai comportamenti e alle abitudini di utilizzo dell’auto attivabili tramite l’App FCA. Ad esempio:

    • Stile di guida, che aiuta a migliorare il proprio stile di guida per diventare un autista più responsabile;
    • Certificato uso veicolo che attesta lo stato di usura del proprio veicolo per documentare il valore dell’auto in caso di vendita;
    • Servizio infrazioni per sapere ad esempio la velocità esatta in un preciso momento;
    • Segnalazioni Real Time che avvisano se il veicolo si allontana da un’area preimpostata: ad es. auto usata dai figli o in caso di parcheggio in zone con limitazioni e restrizioni ad es. lavaggio strade/mercato;
    • Controllo Remoto che invia un promemoria ogni volta che si parcheggia, con il percorso per ritrovare la propria auto;
    • La mia auto per tenere il proprio veicolo sempre in perfette condizioni controllando il consumo del carburante e la pressione dei pneumatici da remoto;
    • I miei viaggi, per gestire gli spostamenti tramite app arricchendo ogni itinerario con note personali.

    Instant Insurance

    Nel corso del 2020 l’offerta si arricchirà ulteriormente con servizi innovativi legati all’instant insurance per offrire da parte di FCA Bank soluzioni assicurative istantanee calibrate sulle precise esigenze del cliente, dedotte da connessione in tempo reale. I principali casi d’uso sono: polizze viaggio attivabili in prossimità di stazioni/aeroporti, polizze per la protezione delle attività sportive in caso di arrivo in località sciistiche, oppure traino d’emergenza in caso di transito in autostrade.

    Servizi integrati per clienti Generali e FCA

    La possibilità da parte delle agenzie di Generali Italia di proporre offerte di noleggio a lungo termine di veicoli FCA tramite Leasys, la società di mobilità e noleggio di FCA Bank, oltre a diversi servizi dedicati, come ad esempio manutenzione ed estensione di garanzia FCA ai clienti di Generali. Inoltre grazie a sinergie tra i network di carrozzerie convenzionate di Generali Country Italia e FCA si promuoverà l’utilizzo delle officine autorizzate FCA per riparazioni nonché l’utilizzo di ricambi originali FCA.

  • Sophia, il sistema IoT di Biesse nato in partnership con Accenture per innovare le PMI

    Sophia, il sistema IoT di Biesse nato in partnership con Accenture per innovare le PMI

    E’ stata presentata al Campus di Pesaro “Sophia”, la piattaforma IoT di Biesse realizzata in collaborazione con Accenture che permette alle aziende di semplificare e razionalizzare la gestione del lavoro. Un esempio di come la tecnologia e l’innovazione possano ottimizzare anche settori industriali “tradizionali”.

    E’ stata presentata al Campus di Pesaro “Sophia”, la piattaforma IoT di Biesse realizzata in collaborazione con Accenture che permette alle aziende di semplificare e razionalizzare la gestione del lavoro. Ecco un altro esempio di azienda d’eccellenza che, grazie alla tecnologia e all’innovazione, scommette sul suo futuro e cresce, che ci piace raccontarvi.

    Biesse è un’azienda che opera nel mercato delle macchine e dei sistemi destinati alla lavorazione di legno, vetro, pietra, fondata a Pesaro nel 1969 da Giancarlo Selci. E’ leader assoluta nel nostro paese e la seconda al mondo, stiamo parlando di un’azienda che solo qualche anno fa ha conosciuto un grave momento di crisi con perdite di fatturato considerevoli. Ma, dopo un periodo negativo, l’azienda di Pesaro, grazie ad investimenti sempre più mirati a cogliere le opportunità che le nuove tecnologie offrono, ha nel giro di quattro anni raddoppiato il proprio fatturato, che oggi supera i 120 milioni di euro, e quintuplicato il proprio valore in borsa. Biesse crede molto nell’innovazione e nella ricerca, tanto da investire, da questo punto di vista, 14 milioni di euro l’anno.

    E durante l’evento più importante per l’azienda, “Inside Biesse“, con 190 mila metri quadri di innovazione a disposizione dei clienti, ha presentato ufficialmente “Sophia”, una piattaforma tecnologica che grazie all’IoT (Internet Of Everything) permette di predire eventuali anomalie all’interno della macchina. Un sistema connesso che permette alle aziende di risparmiare in termini di manutenzione, la macchina avvisa in modo automatico dell’anomalia, di risparmiare in termini di risorse ed essere più efficienti. Tutto questo grazie ad un sistema di sensori collocate sulle macchine che inviano i dati sul cloud, in questo modo il sistema è in grado di prevedere i malfunzionamenti della macchina. Esiste poi Parts, un altro elemento di Sophia, che permette di avere subito il ricambio che serve all’azienda.

    Sophia è stato sviluppato con Accenture, leader mondiale nella consulenza di direzione e strategica, la più grande società di consulenza del mondo che in Italia conta 12 mila collaboratori. Accenture ha avuto il ruolo di accompagnare Biesse verso questa evoluzione strategica che trova proprio in Sophia la sua base che sfrutta l’IoT Connected Platforms as a Service (CpaaS), il sistema di Accenture che connetterà ed elaborerà i dati provenienti da oltre 20 mila macchine.

    Abbiamo avuto l’occasione di intervistare Stefano Porcellini, Direttore Generale di Biesse, che ci ha un po’ spiegato il ruolo strategico di Sophia ma ci ha dato anche qualche dato sul mercato italiano, il mercato che ad oggi cresce meno rispetto ai mercati dei paesi europei in cui Biesse opera.

    stefano porcellini biesse franzrusso.it 2017
    Stefano Porcellini, Direttore Generale – Biesse

    Come nasce Sophia e come nasce la partnership con Accenture?

    Noi volevamo portare in una industry ancora un po’ arretrata sulle tematiche IoT, volevamo portare il nostro livello di servizio su un livello non comparabile a quello della nostra concorrenza. E quindi abbiamo pensato che attraverso l’IoT, l’elettronica, la sensoristica che già era presente sulle nostre macchine, noi potevamo raccogliere dei dati molto utili sia per noi che per i nostri clienti. Per noi, per servire meglio, per aumentare il service level sulla macchina aumentando la produttività, quindi velocizzare il ritorno degli investimenti. Per i nostro clienti, per poter veramente misurare quanto la macchina lavora, quanto è produttiva, vedere in maniera oggettiva i tempi di reazione e tutta una serie di preziose informazioni. Quindi, l’accordo col cliente si trasforma, si evolve. Prima era legato solo al fatto che ti vendo la macchina e poi mi chiami quando non funziona, adesso è legato ad un supporto continuo per poter davvero creare un livello di esperienza diverso. Noi siamo quindi al fianco del cliente, per supportarlo e avere successo e questo è possibile con le nuove tecnologie. Queste, come Sophia, sono piattaforme abilitanti anche perchè domani potranno arricchirsi si ulteriori elementi.

    Accenture è leader mondiale di queste tecnologie, un player che conta più di 12 mila collaboratori in Italia e quindi per un’azienda come la nostra, che esporta l’85% del suo fatturato all’estero è evidente che avevamo bisogno di un player internazionale al nostro fianco ed è realtà in grado di fornire consulenza e anche di realizzare le cose.

    Due vantaggi concreti che avete visto implementando Sophia e proponendola ai vostri clienti.

    Intanto è bene dire subito che i nostri clienti hanno compreso da subito che Sophia non è un “grande fratello”, non è un modo per andare a vedere e a copiare le loro tecnologie. I nostri clienti hanno compreso, con Sophia, che siamo lì per aiutarli, in un rapporto basato su elementi oggettivi: numeri, dati e fatti. Il cliente si è tanto evoluto in questi anni e vuole dati, informazioni concrete, KPI perchè ha investito in maniera notevole su un impianto e vuole sapere quanto funziona, senza filtri, vuole avere i dati oggettivi dalla macchina, dal sistema. L’altro aspetto importante è che quando davvero avremo migliaia di macchine connesse, tutti i dati sul Cloud, analizzati attraverso gli analytics con algoritimi di selezione, non saranno solo utilizzati per fare assistenza specifica su un dato cliente, ma saranno utilizzati anche dai nostri uffici, dai nostri software per migliorare le macchine. E quindi andremo ad ottenere tanti benefici da tutta questa mole di dati che saranno utilizzati in questo modo.

    In questi ultimi anni avete quintuplicato il vostro valore in borsa e avete raddoppiato il vostro fatturato negli ultimi quattro anni. Ma che tipo di indicazione avete avuto dal mercato italiano?

    Nell’ultimo anno e mezzo abbiamo notato un grande risveglio, diciamolo una volta tanto. Ha aiutato molto il provvedimento Calenda prevedendo tutta una serie di incentivi fiscali (“piano nazionale Industria 4.0, n.d.r.), ha svegliato molto le coscienze, perchè con l’iper ammortamento i nostri clienti le macchine le pagano un 40% in meno, col recupero fiscale. E la tecnologia IoT è uno degli elementi qualificanti per poter coprire i requisiti del “decreto Calenda”. Quindi c’è un forte clima di attenzione, ci sono incentivi, c’è un risveglio e questo va detto.

     

  • Analytics Experience 2017, l’evento di SAS che esplora i trend delle imprese che innovano

    Analytics Experience 2017, l’evento di SAS che esplora i trend delle imprese che innovano

    Analytics Experience 2017 è l’evento organizzato da SAS che si terrà ad Amsterdam dal 17 al 18 ottobre 2017, occasione per analizzare i dati, proteggerli e trasformali in valore per il business. Professionisti, imprenditori ed esperti esploreranno i trend emergenti, come Machine Learning, Internet of Things, Intelligenza Artificiale e la nuova normativa in tema protezione dei dati (GDPR).

    Analytics Experience 2017 è l’evento organizzato da SAS che si terrà ad Amsterdam dal 17 al 18 ottobre 2017, occasione per analizzare i dati, proteggerli e trasformali in valore per il business.

    Durante l’evento internazionale, centinaia di esperti, thought leader, professionisti e manager si confronteranno sull’importante ruolo degli analytics nel costruire relazioni più forti con i clienti, combattere le frodi, gestire il rischio e migliorare i processi. Ed esploreranno i trend emergenti, come Machine Learning, Internet of Things, Intelligenza Artificiale e la nuova normativa in tema protezione dei dati (GDPR). Inoltre, ad Analytics Experience 2017, SAS presenterà i risultati della survey internazionale che vuol far luce sulla maturità delle imprese in ambito Intelligenza Artificiale.

    Alle aziende intervistate è stato chiesto, ad esempio, quale è il potenziale dell’Intelligenza Artificiale per il loro settore, e in che misura stanno già sfruttando questo potenziale. Ai partecipanti alla survey è stato inoltre richiesto di valutare le skill e le expertise delle figure necessarie per lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale nella propria azienda.

    analytics experience 2017

    Tra i keynote speaker dell’evento, che sarà aperto da Jim Goodnight, fondatore e CEO di SAS, il 17 ottobre.:

    Leonard Doyle, Head of Media and Communications per l’Agenzia delle migrazioni delle Nazioni Unite (IOM).

    Hannah Fry, lecturer in Mathematics of Cities presso Univeristy College London e autrice di “The Mathematics of Love”.

    Ajay Agrawal, Professor of Entrepreneurship presso l’Università di Toronto e fondatore del laboratorio Creative Destruction, sede della più grande concentrazione di aziende AI-enabled al mondo.

    Tom Davenport, Professor of IT and Management presso Babson College, co-fondatore dell’Istituto Internazionale per gli Analytics e autore di 19 libri.

    Durante le due giornate di evento, manager e professionisti condivideranno con i partecipanti la propria esperienza sui principali topic in ambito analytics, IoT, Intelligenza Artificiale e Machine Learning.

    Per seguire l’evento e partecipare alle conversazioni, seguite #AnalyticsX sui social media, noi saremo ad Amsterdam e vi racconteremo tutto.

     

  • Ecco Innovation Park, il parco dove nasce l’assicurazione del futuro

    Ecco Innovation Park, il parco dove nasce l’assicurazione del futuro

    Generali Italia ha aperto, all’interno della sede di Mogliano Veneto, l’Innovation Park, uno spazio di 5 mila metri quadri all’interno del quale sviluppare idee, progetti e tecnologie digitali e disegnare la migliore esperienza clienti e agenti del mercato. Innovare per Generali significa infondere cultura dell’innovazione, una fase fatta di condivisione, conoscenza, competenza e sperimentazione. Una vera e propria cultura dell’innovazione che non può prescindere dalle persone.

    Generali Italia ha aperto, all’interno della sede di Mogliano Veneto, l’Innovation Park, uno spazio di 5 mila metri quadri all’interno del quale sviluppare idee, progetti e tecnologie digitali e disegnare la migliore esperienza clienti e agenti del mercato. Innovare per Generali significa infondere cultura dell’innovazione, una fase fatta di condivisione, conoscenza, competenza e sperimentazione. Una vera e propria cultura dell’innovazione che non può prescindere dalle persone. Ecco perchè Innovation Park diventa un luogo dove i dipendenti possono sperimentare e innovare all’interno di quella che è l’agenzia del futuro, proponendo idee che si basano su Internet delle Cose, Intelligenza Artificiale, chatbot, Big Data, con l’obiettivo di semplificare e rendere l’esperienza del cliente sempre più innovativa e sempre più coinvolgente.

    L’Innovation Park è uno spazio di oltre 5.000 mq con 6 casette tematiche dove si testano sul campo, in modalità start up, i nuovi prototipi e le nuove tecnologie digitali (device e software) per lo sviluppo di nuove soluzioni assicurative. Ed è proprio nelle casette che si ridisegnano tutte le fasi del business assicurativo, dalla progettazione delle nuove polizze, ai servizi, ai nuovi spazi delle Agenzie e alle modalità di relazione con i clienti.

    Le sei casette, che abbiamo avuto modo di vedere durante l’inaugurazione sono nate come spazi per Condividere, Conoscere e Semplificare, sono:

    I 2 G-Innovation lab, due casette per testare i nuovi “prototipi” e investigare le potenzialità delle nuove tecnologie per lo sviluppo dell’offerta e servizi assicurativi: Intelligenza artificiale, nuovi canali di interazione come chatbot, device evoluti di connettività, realtà virtuale.

    Il Simplification lab dove si lavorerà, seguendo il  programma di semplificazione, per definire e gestire la migliore custumer experience e custumer journey. Lo spazio ospiterà anche focus group e workshop con clienti e agenti. Questa casetta mi ha colpito in maniera particolare perché nasce con l’idea di avvicinarsi di più ai clienti che necessitano sempre di più di relazione e di meno burocrazia.

    Il G-Hall: l’Agenzia del futuro è lo spazio, dove con gli agenti, verranno ridefiniti gli spazi d’agenzia, dei supporti e delle soluzioni dedicate alla comunicazione dell’offerta e alla relazione con il cliente. Qui ho avuto modo di percepire come le persone si sentiranno sempre più partecipi e coinvolte negli spazi dell’Agenzia grazie a soluzioni innovative tecnologiche e di design che rendono l’Agenzia del futuro uno spazio in cui si ha voglia di passare del tempo.

    L’Innovation park ha inoltre due spazi dedicati ai 15 mila dipendenti e collaboratori: Energy lab, la casetta del welfare aziendale, che è lo spazio dedicato a benessere e salute dove si potrà monitorare il proprio stato di salute, con visite specialistiche e attività sportive pesate ad hoc e il Pop-up Store, un temporary shop dedicato ai dipendenti.

    Le casette dell’Innovation Park rappresentano per Generali luoghi che abilitano quei processi che danno vita all’agenzia del futuro. E’ il proseguimento di un percorso iniziato negli ultimi due anni e che ha portato Generali a cambiare non solo il linguaggio che utilizza con i propri clienti, ma anche il modo con cui si relaziona con gli stessi. Il percorso è sempre più digitale e sempre più mobile, basti pensare che ad oggi il 60% delle polizze di Generali vengono erogate da dispositivi mobili e presto verrà rilasciata un nuova app per migliorare l’interazione e l’esperienza del cliente.

    In occasione dell’inaugurazione dell’Innovation Park abbiamo avuto anche il piacere di intervistare Marco Sesana, Country Manager e AD di Generali Italia. Potete vedere l’intervista completa nel video qui in basso, ma a Marco Sesana abbiamo anche chiesto:

    Qual è la chiave del successo di un’assicurazione?

    Oggi credo che stia diventando sempre più importante essere presenti quando i clienti hanno bisogno di te, quindi quando i clienti hanno un problema, hanno un’esigenza o una copertura del rischio, nel modo più naturale possibile nell’interazione quotidiana con le persone.

    Come sarà l’agenzia e l’assicurazione del futuro?

    L’agenzia del futuro per noi è un luogo dove i clienti parlano con dei professionisti che sono i loro riferimenti nella gestione del rischio, devono quindi avere tutti i supporti necessari per sviluppare una discussione e una comprensione dei bisogni adatta al momento specifico del cliente. L’agenzia è uno dei luoghi, perché con le nuove tecnologie la mobilità diventerà molto importante. Però l’agenzia resta un luogo fondamentale perché un cliente sa di poter incontrare un professionista che risponde alle esigenze del momento.

    Restando nel tema Innovazione, come mai avete deciso di fare un hackathon per comprendere e tastare il polso delle soluzioni oggi disponibili?

    Noi abbiamo iniziato con un hackathon due anni fa e ne abbiamo fatti due, e abbiamo verificato che è un modo fantastico per far emergere l’energia delle persone. Vengono nuove idee, si parla in modo più snello e diciamo che, man mano che le ore vanno avanti, si va sempre di più al punto. E’ un modo per far stare insieme le persone in modo diverso e per sviluppare qualche idea innovativa che nei nostri luoghi di lavoro non si avrebbe.

    Che cosa ho percepito da questa giornata a Innovation Park?

    Generali con Innovation Park sta portando avanti il suo progetto d’innovazione, sta sperimentando soluzioni nuove per semplificare la vita di dipendenti e clienti. Quest’ultimi chiedono ormai meno burocrazia e più relazione, più attenzione, ma anche trasparenza, velocità e semplicità, valori che sono sempre più importanti e che Generali sta cogliendo.

  • Internet of Things: è boom in Italia, vale 2,8 miliardi di euro

    Internet of Things: è boom in Italia, vale 2,8 miliardi di euro

    Agli italiani il fenomeno dell’Internet of Things piace. Lo dimostra anche l’ultima ricerca dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano che rileva un valore complessivo di 2,8 miliardi di euro, il 40% in più rispetto all’anno precedente. Ancora indietro Smart City e stenta a decollare la Industry 4.0.

    Lo dicevamo lo scorso anno, proprio in occasione dei dati diffusi dalla ricerca dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano edizione 2016 che rivelava quanto l’Internet of Things piacesse agli italiani edizione 2016 che rivelava quanto l’Internet of Things piacesse agli italiani. E questo viene confermato anche dagli ultimi dati della ricerca edizione 2017. Il fenomeno in Italia vale ben 2,8 miliardi di euro con un aumento del 40% rispetto all’anno precedente.

    Buona parte risultato degli obblighi relativi allo Smart Metering gas, che impongono alle utility di mettere in servizio almeno 11 milioni di contatori intelligenti entro la fine del 2018. Tuttavia, anche “depurando” il valore del mercato IoT dagli effetti della normativa, nel 2016 si evidenzia comunque una crescita di tutto rispetto, superiore al 20%. Oltre ai contatori gas, è la Smart Car a guidare il mercato, con 7,5 milioni di auto connesse circolanti: questi due ambiti da soli rappresentano più della metà del fatturato IoT. E se si aggiungono le applicazioni negli edifici (Smart Building), soprattutto per la sicurezza, si supera il 70% del valore totale.

    internet of things italia iot 2017

    Cresce l’Internet of Things in Italia e, di conseguenza, cresce il numero degli oggetti connessi. Sono già 14,1 milioni quelli connessi tramite rete cellulare, +37%,  senza contare gli oggetti che sfruttano altre tecnologie di comunicazione, come i 36 milioni di contatori elettrici connessi tramite PLC (Power Line Communication), gli 1,3 milioni di contatori gas che comunicano tramite radiofrequenza e i 650 mila lampioni per l’Illuminazione intelligente connessi tramite PLC o radiofrequenza.

    Smart Metering e Smart Car guidano il mercato Internet of Things in Italia

    Nel dettaglio, il mercato IoT italiano è costituito per buona parte, il 34%, da Smart Metering e Smart Asset Management nelle utility, ambito in cui l’obbligo normativo relativo ai contatori gas ha portato a un’esplosione delle soluzioni. Il mercato è passato da 500 milioni di euro nel 2015 a 950 milioni nel 2016, con una crescita del 90%. Altro componente importante del mercato Internet of Things in Italia è il settore delle Smart Car, vale il 20% del totale, che cresce del 15% e raggiunge 550 milioni di euro. La riduzione dei prezzi dei box GPS/GPRS attenua la crescita in termini di valore di mercato, ma le auto connesse continuano ad aumentare: a fine 2016 sono 7,5 milioni (+40% rispetto al 2015), pari a circa un quinto del parco circolante in Italia.

    Seguono poi le soluzioni per lo Smart Building (510 milioni di euro, 18% del mercato), un ambito che mostra una crescita del +45% rispetto al 2015, soprattutto con soluzioni legate alla sicurezza negli edifici e un progressivo spostamento del mercato dai soli grandi edifici industriali ai piccoli uffici e negozi. E ancora le soluzioni di Smart Logistics a supporto del trasporto (250 milioni di euro, 9% del mercato), utilizzate per la gestione delle flotte aziendali e di antifurti satellitari: a fine 2016 si registrano oltre 800.000 mezzi per il trasporto merci connessi tramite SIM. La Smart Home vale 185 milioni di euro e il 7% del mercato (+23%), con una netta prevalenza di applicazioni per la sicurezza.

    Nel prossimo futuro, si attende un’ulteriore accelerazione del mercato IoT in diversi ambiti, tra cui spiccano in particolare Smart Metering, Smart Car, Smart Home e Industrial IoT. Lo Smart Metering continuerà l’espansione nel corso del 2017 sulla spinta della normativa relativa al gas e delle recenti evoluzioni in ambito elettrico. La Smart Car continuerà a crescere con tassi importanti grazie all’aumento delle auto nativamente connesse. Per la Smart Home lo sviluppo sarà favorito dall’affermarsi di nuovi canali di vendita che moltiplicano le occasioni di acquisto (retailer multicanale, utility, telco), dal lancio sul mercato di nuovi prodotti e servizi con prezzo accessibile, dalla messa a fuoco della strategia di alcuni grandi Over-The-Top, Google e Amazon in primis, e dallo sviluppo di partnership e alleanze volte a ridurre il problema dell’interoperabilità.

    internet of things italia iot evoluzione 2016

    In tutto questo fermento ci sono tre settori in particolare che invece accusano ancora qualche ritardo, e sono le Smart City,  il cui potenziale è ancora ampiamente da esprimere; il Retail con la possibilità di raccogliere moltissimi dati sul comportamento dei clienti all’interno del negozio; la Smart Agriculture, dove l’IoT offre opportunità non solo in termini di tracciabilità dei prodotti, ma anche per la gestione delle attività agricole, soprattutto se si guarda a colture ad alto valore.

    Internet of Things, il ritardo delle Smart City in Italia

    Le applicazioni di Smart City continuano ad avere un peso relativamente  limitato nel mercato IoT: 230 milioni di euro, pari all’8% del totale. Fatta eccezione per alcuni ambiti circoscritti – ad esempio il trasporto pubblico con 200.000 mezzi monitorati da remoto e l’illuminazione intelligente con 650.000 pali della luce connessi – il potenziale italiano della città intelligente resta ancora bloccato.

    L’indagine dell’Osservatorio mostra che, nonostante il 51% dei comuni medio-grandi abbia avviato almeno un progetto Smart City negli ultimi tre anni, il 56% delle iniziative è ancora in fase sperimentale. La propensione a sperimentare si conferma per il 2017 ma le amministrazioni fanno fatica a estendere i progetti all’intero territorio cittadino e a integrarli tra loro in una chiara strategia di medio-lungo termine. Grandi città, come Milano e Torino, rappresentano l’eccezione positiva con i loro recenti programmi di ampio respiro: la direzione è quella giusta, ma è ancora troppo circoscritta per poter cogliere i benefici delle   Smart City a livello di sistema Paese.

    Internet of Things e Industria italiana: rapporto ancora tutto da costruire

    Il 45% delle aziende intervistate ha recentemente avviato almeno un progetto in ambito Industrial IoT, ma ben il 25% non ne ha addirittura mai sentito parlare. Un risultato che dimostra come lo sviluppo dell’Internet of Things per l’industria sia ancora agli albori. E’ tuttavia un ambito in cui è atteso un crescente dinamismo nel 2017 per il processo di innovazione dei sistemi produttivi legato al paradigma dell’Industria 4.0.

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    Le applicazioni più diffuse, nel 52% dei casi, riguardano la gestione intelligente della fabbrica – la Smart Factory – per il controllo in tempo reale della produzione e la manutenzione preventiva e/o predittiva, e poi la logistica, nel 43% dei casi analizzati. La mancanza di competenze è il primo ostacolo nell’avvio di progetti di Industrial IoT, indicata dal 57% delle aziende. Mentre le risorse economiche non vengono percepite come un problema, anche alla luce degli incentivi in arrivo dal Piano Nazionale Industria 4.0.

  • L’impatto dell’IoT entro il 2020, tra rischi e nuove sfide

    L’impatto dell’IoT entro il 2020, tra rischi e nuove sfide

    Quale sarà l’impatto dell’IoT nei prossimi anni? A questa domanda possiamo rispondere con una interessante ricerca di SAS “Internet of Things, Visualise the Impact” che ha chiesto a 75 organizzazioni quale fosse la loro opinione in merito. Ebbene, oltre il 40% ritiene che l’IoT migliorerà l’efficienza operativa e per il 36% contribuirà a una migliore esperienza utente.

    L’IoT (Internet Of Things), l’Internet delle Cose, la tecnologia che sfrutta la connettività degli oggetti per abilitare una migliore gestione dei processi produttivi, grazie a dati sempre più preziosi, sta certamente facendo sempre più parte della nostra vita. Basti pensare che solo in Italia si parla già di un volume di affari di oltre 2 miliardi di euro con oltre 10 milioni di oggetti connessi. Oggi torniamo a parlare di IoT grazie ad una interessante ricerca, “Internet of Things, Visualise the Impact”, che potete scaricare qui in formato ebook. Realizzata da SAS, raccoglie l’esperienza di 75 organizzazioni che hanno raccontato come l’IoT impatterà sulle loro aziende da diversi punti di vista, entro il 2020.

    impatto iot SAS 2016

    Il dato che va subito evidenziato, come riportato anche dall’infografica che trovate in basso, è quello secondo il quale il 43% delle organizzazioni ritiene che l’IoT sarà un elemento essenziale per migliorare l’efficienza organizzativa, mentre il 36%, quindi più di un terzo, ritiene che l’IoT contribuirà ad una migliore esperienza utente. Sono dati assolutamente rilevanti che evidenziano quanto l’IoT stia cambiando il mondo delle aziende, ma che sottolinea anche, quanto ancora ci sia da fare perché questo fenomeno possa crescere ulteriormente. Secondo altri interessanti dati, il 29% delle organizzazioni intervistate vede l’IoT come la tecnologia necessaria a migliorare i propri prodotti e servizi, aspetto fondamentale questo, e il 25% che vede l’IoT come miglioramento per il proprio management. Tutte aspettative e sfide che sono reali e che delineano quanto il fenomeno sia importante per le aziende.

    Per quanto riguarda il tema delle aspettative, e quindi priorità nei prossimi anni, c’è da rilevare come le aziende mettano al primo posto, con il 22%, il “cliente connesso”. Poco distaccato è il tema dell’autodiagnostica (17%) e del tracciamento degli asset (16%).

    In tema di sfide da affrontare nei prossimi anni, in relazione all’IoT, le organizzazioni interpellate dallo studio dichiarano che si concentreranno sul “real time data analytics” (22%), un elemento che assume sempre più un valore strategico e che permetterà alle aziende di poter affrontare qualsiasi tipo di situazione in tempo reale. Altra sfida è quella legata alla sicurezza (16%) e alla fase di gestione delle situazioni a rischio che ne deriveranno. Altro dato molto interessante che rileva la ricerca, è quello che mostra come il 20% delle organizzazioni veda come vera sfida quella della gestione del cambiamento culturale che ne deriva e che è necessario per affrontare, in generale, tutte le sfide future.

    Anche perché, non guardare all’IoT come elemento di crescita significa, per le organizzazioni, perdere quote di mercato; significa perdere efficienza operativa e la capacità di offrire prodotti e servizi all’avanguardia. Rischi che le aziende e le organizzazioni non possono, oggi, permettersi di correre.

    Ma per guardare all’IoT con fiducia è necessario sì un cambiamento culturale, ma che coinvolga l’azienda anche in termini di risorse interne. Parliamo quindi ci competenze che devono assolutamente essere considerate per affrontare le sfide del futuro. È quindi necessario scommettere su nuove competenze e nuove figure come il Data Scientist. La ricerca rileva che, in assenza di questa figura, le aziende sono ricorse a consulenti esterni, nel 15% dei casi, e all’automazione dei processi nel 13% dei casi.

    Vi invitiamo a scaricare gratuitamente questo interessantissimo ebook, per comprendere il fenomeno dell’IoT dal punto di vista delle aziende e di come questa tecnologia oggi stia cambiando le organizzazioni.

    E poi se volete, fateci sapere cosa ne pensate per estendere il dibattito su questo grande tema anche con la vostra opinione.

    impatto iot infografica SAS 2016

     

  • David Shing: “questa è l’Era dell’Internet delle Emozioni”

    David Shing: “questa è l’Era dell’Internet delle Emozioni”

    L’evento annuale di SAS si conferma uno degli eventi più interessanti per approfondire non sono i temi legati ai dati e agli analytics, ma anche all’innovazione e al digitale. Uno degli ospiti più interessanti è stato certamente David Shing che ha portato il suo modo di vedere e raccontare i temi che viviamo, caratterizzati dall’Internet delle Emozioni.

    Analytics, l’evento annuale di SAS, si conferma uno degli eventi più interessanti per approfondire non solo i temi legati ai dati e agli analytics, ma anche per conoscere tutto ciò che ruota attorno ai grandi temi del Digitale e dell’Innovazione. Nell’ultima edizione che si è tenuta a Roma nei giorni scorsi, “Analytics Experience – The analytics culture driving transformation“, uno degli ospiti più interessanti è stato certamente David Shing, Digital Prophet di AOL, grande divulgatore e interprete del processo digitale che stiamo vivendo.

    david shing analyticsx sas 2016 franzrusso it

    Shing infatti non è mai scontato, è sempre originale. Il suo è un approccio visionario: sul palco del Marriott Park Hotel di Roma, con il suo abito che sembra uscito da un quadro di Pollock, spiega e conduce ad un ritmo sostenuto i presenti verso un percorso e una visione del tutto nuova.

    Inizia dicendo che la parola più usata oggi è “Disruption”, talmente usata che spesso neanche chi la pronuncia ne conosce il vero significato.

    Oggi tanti si dicono “disruptive”, ma cosa si intende per davvero?

    Shing cerca di spiegare cosa sta ad indicare questa parola, e lo fa dimostrandolo. Alla base di tutto, esiste un concetto che deve essere chiaro a tutti, ossia che nessuno può ignorare il processo di digitalizzazione che stiamo vivendo, un processo veloce che non può essere mancato.

    Shing dimostra questo concetto attraverso esempi di realtà virtuale, di Internet delle Cose, di Internet del Tutto che diventa poi Internet delle Emozioni. Oggi “tutto è smart and beautiful“, dice Shing. A partire dal ciuccio intelligente, dal traduttore che si mette direttamente nelle orecchie, alla t-shirt collegata al giocatore di rugby, alcuni degli esempi che Shing ha citato nella sua presentazione. Sono tutti esempi di dispositivi che danno vita a Dati e che quindi necessitano di un’attività di analisi.

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    Interessante il concetto che sta dietro all’Internet of Everything (Internet di tutte le Cose) dove la E diventa “Emotions”: oggi i dispositivi a nostra disposizione, produttori di dati, sono infatti strumenti attraverso i quali raccontare delle storie. Alla nostra domanda, durante l’incontro con blogger e giornalisti, su come le aziende possono affrontare questa nuova sfida, ci ha risposto, in sintesi, così:

    Le aziende oggi devono essere pronte anche a correre dei rischi all’interno del loro processo classico di produzione dei contenuti.  – ci dice Shing – Devono comprendere che oggi il contenuto è creato dalle persone. Le aziende oggi si devono concentrare a creare Emozioni offrendo spunti da suoni, vista e movimento. Gli utenti diventano in questo modo parte attiva del processo e non più semplici utilizzatori del prodotto e del brand. Il brand deve diventare un’esperienza e gli utenti devono essere coinvolti attivamente.”

    david shing analyticsx sas 2016 franzrusso it 2

    Stanno cambiando, sostiene Shing, i tempi: oggi il contenuto non è più circoscritto come un tempo, può arrivare da qualsiasi parte e i marketers devono farsi trovare pronti. Il contenuto, spiega ancora Shing, “oggi deve essere Rilevante, è l’unico modo per farsi notare“. E in tutto questo gioca un ruolo fondamentale il mobile, con le connessioni che in pochi anni sono cresciute del 149%. Shing introduce un nuovo concetto del contenuto, creato dalle persone (quindi da noi) che diventa una nuova forma di intrattenimento. E’ un contenuto quindi che può essere creato da chiunque e in qualsiasi momento, grazie proprio ai dispositivi mobili.

    Viviamo quindi in un’era in cui i dati sono e saranno gli elementi che aiuteranno le aziende ad assumere decisioni sempre più legate al contesto, al punto da generare analisi predittive.

    Il concetto finale a cui arriva David Shing è che oggi l’Innovazione non sta cambiando nulla, ma sta invece creando. Serve quindi una nuova visione a questo processo. Serve cominciare ad entrare nell’ottica che stiamo vivendo un’era che sta rivoluzionando la nostra vita. E quando ri rivoluziona vuol dire che si sta introducendo qualcosa di nuovo, qualcosa che non c’era prima. Questo è il senso del messaggio di Shing, smettiamola di approcciare alle innovazioni del nostro tempo con l’ottica del cambiamento, quindi di modificare. Dobbiamo invece pensare a creare cose nuove.

  • L’innovazione del futuro secondo Eni alla Maker Faire 2016

    L’innovazione del futuro secondo Eni alla Maker Faire 2016

    La Maker Faire 2016 di Roma, che cresce di anno in anno, è stata l’occasione per vedere da vicino come anche le grandi aziende sono sempre più convinte che l’approccio da “makers” sia fondamentale nella fase che stiamo vivendo. E’ il caso di Eni che ha portato 3 progetti “concept” molto interessanti.

    La Maker Faire cresce anche nelle dimensioni, infatti la quarta edizione si è tenuta presso la Nuova Fiera di Roma, una location adatta ad un appuntamento europeo che accoglie makers dall’Italia e dall’estero. Cresce quindi la manifestazione, cresce l’interesse verso questo tipo di manifestazione, da parte della gente comune, desiderosa di scoprire e, soprattutto, da parte della grandi aziende, sempre più convinte che il legame, o comunque l’approccio da makers, sia fondamentale nella fase che stiamo vivendo.

    La tecnologia oggi mette a disposizione di tutti strumenti per ideare e progettare, quello che invece hanno le grandi aziende è la possibilità di realizzare idee e progetti che siano davvero utili e utilizzabili da tutti. Quindi progetti in grado di essere pronti all’uso, ma allo stesso tempo in grado di risolvere o soddisfare esigenze che prima non conoscevamo.

    eni maker faire 2016

    In questo contesto Eni ha voluto partecipare attivamente alla Maker Faire 2016 di Roma, con il suo spazio “Innovation for Energy”, presentando 3 nuovi progetti concepiti con lo spirito dei makers, offrendo soluzioni concrete a problemi ed esigenze che oggi tutti conosciamo. E parliamo di progetti che si rifanno all’idea che Eni ha lanciato sotto il nome di Digital Energy Life.

    I progetti che abbiamo avuto modo di conoscere sono “Digital Employee“, “Digital Home” e “Digital Earth“, tre innovazioni che puntano a dare una risposta a esigenze concrete e ai bisogni di oggi.

    eni maker faire digital employee

    Digital Employee è un progetto pensato per i lavoratori, specialmente a quanti svolgono le loro mansioni al di fuori del proprio paese. Il progetto vede la realizzazione di un braccialetto elettronico con identificativo personale che ha lo scopo di consentire ai soccorritori, in caso di incidente, di conoscere tutte le informazioni sull’identità del lavoratore. Il dispositivo al suo interno contiene un chip NFC che contiene il link con tutte le informazioni sotto forma di QR code. Una volta che uno smartphone legge il codice, ecco che compaiono tutte le informazioni mediche del lavoratore con la possibilità di poter contattare subito l’assistenza.

    Con Digital Earth Eni vuole consolidare il suo impegno nei paesi dove opera, mettendo in pratica quelli che sono i principi dell’Internet delle Cose. Il progetto presentato alla Maker Faire 2016 dimostra che alcuni problemi complessi, in paesi dove sono evidenti le difficoltà, possono essere risolti grazie ai dispositivi connessi. Come il dispositivo a tre (o più) sensori, in grado di fare una prima analisi dell’acqua dal punto di vista della purezza. Un progetto che potrebbe tornare molto utile per migliorare le condizioni di vita dei residenti nei paesi africani dove opera l’azienda italiana. I dati raccolti permettono di dare alle popolazioni un primo riscontro delle condizioni dell’acqua, comprese le informazioni di geolocalizzazione. Un’idea che potrebbe essere utilizzata in luoghi dove é difficile anche controllare i pozzi per via della distanza. Molto interessante.

    E poi Digital Home, il progetto che rappresenta al meglio cosa si intende oggi per Internet delle Cose e la voglia degli italiani di avere una casa sempre più “smart”. Si tratta infatti di un progetto che permette di digitalizzare alcune operazioni che porteranno un grande vantaggio in termini di risparmio energetico. Altra caratteristica importante, rispetto a soluzioni simili sul mercato, è che questa soluzione può essere usata con tutti gli elettrodomestici che si hanno in casa. Il sistema riconosce la persona che entra in casa, attraverso il riconoscimento con delle telecamere e permette quindi la personalizzazione dell’accensione degli apparecchi. Nel momento in cui si esce da casa il sistema li spegne. Nel caso in cui ci dovessero essere situazioni particolari, come l’allagamento del bagno o il superamento dell’energia a disposizione, un segnale acustico e visivo farà in modo che il sistema intervenga subito. Digital Home è un sistema a basso costo ma con un elevato livello di efficienza e non è difficile prevedere che, una volta realizzato nella sua pienezza, riscontrerà grande successo.

    Eni con queste soluzioni, e con tutto il suo progetto Innovation for Energy, prova ad interpretare le esigenze del futuro con un approccio da makers. E poi si tratta di un futuro non troppo lontano.

     

  • Internet delle Cose, il valore in Italia è di 2 miliardi di euro

    L’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano ha reso noti i dati riferiti all’Internet delle Cose in Italia nel 2015. Il valore è di 2 miliardi di euro, in crescita del 30% rispetto al 2014. Il mercato è trainato da contatori gas (25%) e dalle auto connesse (24%) che da soli sfiorano il miliardo di euro di valore.

    L’Internet delle Cose è ormai anche in Italia un fenomeno consolidato e conferma sene ha dai nuovi dati diffusi dall’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano. Il valore del mercato IoT nel 2015 in Italia è di 2 miliardi di euro, in crescita del 30% rispetto all’anno precedente, trainato in particolare dai contatori gas (25%) e dalle auto connesse (24%) che da soli sfiorano il miliardo di euro di valore. Lo Smart Metering è infatti uno dei settori più avanzati nel nostro paese e sono 350.000 contatori gas già installati per le utenze industriali e 1,2 milioni per quelle residenziali. Avanzato è anche il settore delle Smart Car con 5,3 milioni di auto connesse in Italia, cioè un settimo del totale delle auto in circolazione.

    Vanno bene anche le soluzioni di Smart Building (18%), in particolare per la videosorveglianza e la gestione degli impianti fotovoltaici, quelle di Smart Logistics (11%) per la gestione di flotte aziendali e antifurti satellitari, con 700.000 automezzi connessi tramite SIM, quelle di Smart City & Smart Environment (9%), tra cui si segnalano 200.000 mezzi di trasporto pubblico monitorati da remoto e 600.000 pali di illuminazione intelligente. Bene anche il settore delle Smart Home (7%), soprattutto con applicazioni di antintrusione e termostati controllati a distanza, e lo Smart Asset Management (5%) per gestire da remoto 340.000 gambling machine, 300.000 ascensori e 80.000 distributori automatici.

    Se nel 2014 gli oggetti connessi erano 8 milioni, nel 2015 il numero cresce fino ad arrivare a 10,3 milioni quelli connessi in Italia tramite rete cellulare (+29%), a cui si aggiungono quelli che sfruttano altre tecnologie di comunicazione: oltre ai 36 milioni di contatori elettrici connessi da tempo tramite PLC, ci sono in particolare i 500.000 contatori gas tramite radiofrequenza Wireless M-Bus 169 MHz e i 600.000 lampioni connessi tramite PLC o radiofrequenza.

    IoT e Smart Home in Italia

    Per quanto riguarda la Smart Home, la casa intelligente, il 79% dei consumatori italiani è disposto ad acquistare prodotti relativi a questo settore, il 33% in più rispetto all’anno precedente (46% nel 2014). Anche se solo un consumatore su cinque dispone già di almeno un oggetto intelligente nella propria abitazione e le intenzioni di acquisto sono lontane nel tempo: solo il 25% di chi dichiara di voler comprare un prodotto lo farà entro 12 mesi. L’indagine dell’Osservatorio ha poi rilevato 3 cluster di utenti che differiscono per familiarità verso la tecnologia, profilo sociodemografico e conoscenza della Smart Home: i Conservatori (il 45% ne ha già sentito parlare), i Fruitori (60%) e i Tecnofili (75%), con profonde differenze tra priorità, canali e soluzioni. Conservatori e Fruitori si orientano verso soluzioni consolidate e prediligono funzionalità di risparmio energetico e antintrusione, i Tecnofili sperimentano installando in autonomia i prodotti e sono interessati principalmente al comfort e al benessere.

    IoT e Smart City in Italia

    Per quel che riguarda le Smart City, il 60% dei comuni italiani con popolazione superiore a 20.000 abitanti ha avviato almeno un progetto Smart City negli ultimi tre anni e il 75% sta programmando iniziative per il 2016. Ma le città italiane sono ancora lontane dal poter essere definite realmente “smart”. I progetti infatti consistono spesso in piccole sperimentazioni e meno di un comune su tre li ha avviati all’interno di un programma strutturato per migliorare vivibilità, sostenibilità e dinamismo economico. In questo scenario, l’Internet of Things è, in grado di accelerare lo sviluppo della città intelligente: già oggi il 75% dei progetti avviati dai comuni utilizza tecnologie IoT e questi cresceranno nel 2016, grazie alle iniziative multi-servizio per l’obbligo normativo sullo Smart Metering gas e alla nascita di reti di comunicazione dedicate all’IoT, già presenti nelle prime città italiane. Nel 2015 aumentano i progetti di Illuminazione intelligente, con una riduzione dei consumi energetici di oltre il 40% e dei costi di manutenzione di circa il 25% per chi li installa.

    Aumentano anche i progetti per migliorare i servizi turistici che utilizzano soprattutto tag NFC o QR Code per informazioni su monumenti e opere artistiche, anche se bisogna lavorare di più per ripensare in profondità l’esperienza del visitatore. Sono nati inoltre i primi progetti pilota in musei, fiere e manifestazioni basati su iBeacon o Eddystone. Per il futuro, oltre a Illuminazione intelligente e Gestione del traffico cresce l’interesse verso la Raccolta rifiuti, prevalentemente con soluzioni per l’identificazione dei sacchetti per il ritiro porta a porta del rifiuto non riciclabile (tramite tecnologie RFId), con l’obiettivo di favorire la tariffazione puntuale.