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  • L’Italia è il primo paese in Europa dove regna il Mobile Internet

    L’Italia è il primo paese in Europa dove regna il Mobile Internet

    Da sempre, e quindi da quando esiste, il Mobile ha fatto registrare un grande fascino nel nostro paese. E ora una ricerca di Ofcom rileva che nel nostro paese regna il Mobile Internet ed il primo paese in Europa superando Regno Unito, Germania, Spagna e Francia. Ormai accediamo al web più dai dispositivi mobili che dal tradizionale desktop.

    Già diverse volte qui sul nostro blog abbiamo sottolineato questo legame strettissimo che esiste tra il Mobile e il nostro paese. Da sempre, da quando esiste dunque, il Mobile ha fatto registrare un grande fascino in Italia e lo dimostra il fatto che spesso il nostro paese viene indicato come uno di quelli con la più alta concentrazione di dispositivi mobili, una delle più alte al mondo tra l’altro. Ma adesso, grazie alla recente ricerca di Ofcom, condotta in 9 paesi nel mondo, ossia Australia, Giappone, Svezia e Stati Uniti e poi Francia, Germania, Italia, Spagna e  Regno Unito (questi ultimi indicati statisticamente come EU-5), vediamo che il nostro paese è quello dove regna il Mobile Internet ed è il primo paese in Europa.

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    Un dato che forse non coglie di sorpresa gli addetti ai lavori e quelli più informati su certi temi, ma che nel contesto assume una certa rilevanza. In pratica gli italiani non potendo accedere alla rete attraverso la via tradizionale, allora utilizza la rete attraverso il proprio dispositivo mobile che spesso è più veloce, e anche più affidabile, di quella tradizionale. Questa può essere una spiegazione ai dati rilevati dalla ricerca. Sappiamo bene quali siano le difficoltà lungo lo stivale dal punto di vista della connessione alla rete, ma gli italiani le superano grazie la Mobile.

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    Il dato più rilevante della ricerca di Ofcom (ripresa da eMarketer) è quello che ci dice che in Italia il 51% degli utenti accede al web via device mobile almeno una volta a settimana, il dato più alto rilevato in Europa (a 5). Segue la Spagna con il 49% che fa registrare il dato più vicino al nostro, e poi Regno Unito 30% (il più basso), Germania 32%, Francia 33%.

    [easy-tweet tweet=”In #Italia il 51% degli utenti Internet accede al #web da #mobile; il 30% in #Uk” user=”franzrusso”]

    E i dispositivi mobili saranno sempre più presenti nel nostro paese e saranno sempre di più la porta per accedere a Internet, così come prevede anche Cisco che rivela che questo lo sarà per l’83,2% degli utenti italiani nel 2016, fino ad arrivare al 92% nel 2018.

    Nel 2019, quindi entro tre anni, i dispositivi mobili nel nostro paese saranno 55 milioni con una penetrazione del 90%. Gli smartphone saranno 63 milioni, quasi il triplo di quelli del 2014 (27 milioni). I tablet saranno un po’ di meno, 7 milioni (nel 2014 erano 2 milioni). La connessione 4G arriverà ad essere il 37%.

    Altri dati rilevanti, sempre da Cisco, è che il traffico dati da mobile crescerà notevolmente passando da 854 BM del 2014 a 5.952 MB nel 2019. La percentuale di traffico da smartphone crescerà fino al 68% mentre sarà in calo la quota di traffico dati da laptop, si passerà infatti dal 31% del 2014 al 5% del 2019.

    In Italia il legame con il Mobile è dunque destinato a crescere e sarà sempre più presente in altri ambiti come la social tv, l’internet delle cose, con la possibilità di gestire gli oggetti proprio da mobile, fenomeni che saranno rilevanti nel 2016.

  • Il Tempo: la risorsa più rara e preziosa sul Web

    Il Tempo: la risorsa più rara e preziosa sul Web

    La vera ricchezza oggi, per chi lavora sul Web e non solo, è avere Tempo. Tempo da dedicare a sé e agli altri, tempo per imparare a giocare anche da adulti, per mantenere viva la nostra autenticità. E autenticità significa rimanere se stessi, genuini e soprattutto coerenti con quello che si dice, si pensa e si fa.

    Chi fra noi lavora sul Web e non ha una vita scandita da un contratto di lavoro preciso, fa i conti quotidianamente con alcune risorse che sono sempre più scarse e, quindi, sempre più preziose.
    Prima di tutto, il Tempo.
    Lavoriamo e comunichiamo in Rete a qualsiasi ora, finendo per mangiare quando si può, addormentandoci quando si riesce e correndo a giorni alterni su treni sempre in ritardo.
    Sono in ritardo i treni – per eccellenza – ma siamo sempre in ritardo anche noi. Le scadenze del nostro lavoro non ci permettono di rilassarci e anche nei fine settimana – se non seguiamo corsi di formazione – siamo costantemente a controllare almeno le mail.
    Il tempo è la risorsa più preziosa oggi.
    E ormai anche l’equilibrio psicofisico lo sta diventando.

    tempo-web-social-media

    Perché insieme al tempo, anche lo spazio per noi stessi e per la nostra salute si riduce al niente.
    Le implicazioni sono moltissime.
    In primo luogo, si restringe quel luogo di Gioco che permette di mantenerci sani e rinnovare la nostra creatività.
    Si perde l’opportunità di ribaltare le priorità solite, guardando il nostro mondo da prospettive diverse, magari opposte, per cambiare orizzonte e metterci alla prova.
    Il Gioco, certamente, è un’altra delle fondamentali risorse umane che vengono meno quando manca il Tempo.
    E’ normale: stiamo lavorando e non si può scherzare.
    Eppure saper Prendere il Gioco Seriamente è una delle virtù più difficili dell’essere umano adulto.

    Significa sapere prendesi in giro, quindi sapere di non essere per forza i vincitori, e significa soprattutto aver imparato a gestire la propria posizione sociale in base alle circostanze.
    Farsi avanti, piuttosto che restare zitti, per esempio.
    Quanto ci infastidisce chi non sa ridimensionare la propria posizione quando cambia la realtà?
    Ecco: questo è qualcosa che si impara giocando, giocando seriamente, trovando quel tempo e quello spazio solo per se stessi in cui mettersi alla prova.

    Un altro gioco serio, molto serio, è imparare ad essere leggeri.
    Che è cosa ben diversa dall’essere superficiali: significa saper coltivare la propria influenza positiva, su se stessi e sugli altri.
    Significa – e questo è fondamentale per ciascuno di noi – trovare un modo di comunicare di grandissima efficacia.
    Giochiamo seriamente insieme: saremo più felici e ci sentiremo più compresi.
    Perché la comunicazione si trasforma in empatia, e per questo convince e persuade, perché fa sentire la nostra vicinanza psicologica a chi ascolta.

    Ecco: è il momento in cui tutti si tolgono la maschera. Non solo le maschere false e artefatte, ma anche quelle necessarie alla nostra professione.
    Ci si toglie la divisa, ci si toglie il camice, ci si toglie il badge col proprio nome e cognome più titolo aziendale.
    Ci si ritrova persone, semplicemente, e magari non ci si conosce o non ci si riconosce più.
    Eppure qualcosa di preziosissimo si è riconquistato: l’Autenticità.
    Ritrovare Tempo per noi e per gli altri ci separa dalla routine e ci pone di fronte a noi stessi, così come siamo.
    Nessun Personaggio. Solo Persone. Di più: Persone Autentiche.
    Facile? No, difficilissimo.
    Ci si trova davanti ai propri bisogni – pure a quelli molto scomodi – e soprattutto ai propri umori.
    E tutto questo viene immediatamente comunicato agli altri, senza difese, senza traduzioni. Senza abiti diversi dai nostri.
    Autenticità fa rima con Unicità, e non è un caso.
    Il nostro vero valore emerge proprio ora, quando il Tempo ci lascia la possibilità di parlare con la nostra voce, di pensare più in profondità, di riflettere su tutto quello che viviamo nel quotidiano, ma che nel quotidiano non facciamo in tempo a vedere.

    L’Autenticità un po’ ci spaventa, perché ci avvicina all’Inconscio. Non sappiamo bene cos’è, non sappiamo bene come gestirla.
    L’autenticità siamo noi, senza veli.
    Possiamo permetterci di darle spazio sul Web, dove lavoriamo, dove il terreno è delicato perché è grazie ad esso che portiamo a casa il pane?
    Si arriva perfino a considerare l’autenticità come un possibile danno alla professionalità.
    Ma è una stonatura fortissima: essere autentici vuol dire agire secondo la nostra vera interiorità e non c’è nulla di più attendibile dell’affidarci a quello che siamo realmente.
    Essere autentici significa essere genuini, essere finalmente coerenti con quanto si pensa, si dice e si fa.

    La capacità di Giocare da adulti ci permette di mantenere vivo lo spazio della Creazione e lesperienza infantile di dare vita al mondo, di poterlo plasmare.
    E’ concedersi il Tempo di mantenere vivo e creativo, dentro di sé, quel bambino onnipotente che crea il mondo.
    E davvero non c’è nulla di più forte al mondo che possa più renderci vitali e permetterci perfino di fare Innovazione.

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  • I come e i perché della vera Dipendenza da Internet

    I come e i perché della vera Dipendenza da Internet

    Si parla spesso di Dipendenza da Internet senza distinguerla dal fatto di rimanere costantemente connessi. La Dipendenza si basa su una necessità, e in questo caso, il bisogno è quello di poter vivere in un mondo quasi perfetto, che accetti i nostri limiti, rispetti le nostre aspettative e in cui sia facile vivere. Senza un confronto reale. E’ solo l’educazione al confronto, infatti, la chiave per guarire da questa Dipendenza.

    Smarphone e Tablet ormai entrano perfino nel nostro letto. Ci addormentiamo cercando le ultime notizie sul Web e ci svegliamo pensando già a leggere le email.

    A volte iniziamo a girare in Rete prima ancora di dire “ciao” a chi vive con noi. E arriviamo a strutturare il tempo della nostra giornata in base ai device che abbiamo a disposizione, per non rimanere troppo lontani da quello che succede lì, sul Web.
    Questo non vale solo per chi lavora su Internet, per chi ha la responsabilità della gestione di Social Network.
    Basta andare in giro e guardarsi attorno. In metrò, al bar, alla fermata dell’autobus, ma anche improvvisamente lì, fermi per strada.
    Se il cellulare suona – e sono scarse le possibilità che si tratti realmente di una telefonata – la nostra attenzione è istantaneamente catturata.

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    Che esista una Dipendenza da Internet non è una novità per nessuno.
    Eppure non tutti sanno che già nel lontano 1995 il disturbo di Dipendenza dal Web rientrava nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali – il famoso DSM-IV – e veniva diagnosticato come una patologia comparabile alla Dipendenza da Gioco d’Azzardo.

    E’ vero, tuttavia, che nella successiva edizione del DSM del 2013 nacque la proposta di sottoporre questo disturbo -inizialmente etichettato come Psichiatrico – a nuove diagnosi sperimentali e, attualmente, la Dipendenza da Internet non può essere, per esempio, utilizzata a fini legali o assicurativi.
    Diversi studiosi affermano oggi con certezza che non si tratti di una vera e propria Patologia Psichiatrica ma di un Sintomo Psicologico, quindi sicuramente meno grave e più facile da curare.

    E’ importante sottolineare che la difficoltà nello stabilire i confini della diagnosi è data dal fatto che questa Dipendenza – quando è veramente tale – si unisce a altre forme di disagio mentale, come quella del Gioco Ossessivo, Disturbi della Personalità, Devianze Sessuali e Isolamento Sociale.

    Questo naturalmente non significa che i siti di gioco o i siti di incontri online siano fonte di pericolo in sé.
    La natura del mezzo di comunicazione non è mai determinante.
    Non è certo “colpa” di Internet o dei Social Network
    se oggi, ad esempio, è possibile avere relazioni con partner virtuali nascosti da un monitor.
    E’ vero, però, che la possibilità di mentire nascondendo la propria reale identità è divenuta più facile, e che – più frequentemente che nella realtà – si possono sviluppare forme insane di comportamento.

    Il concetto di Dipendenza ha una radice comune in tutte le sue forme, a partire da quella più nota alle sostanze stupefacenti o all’alcool.
    Alla base, c’è una mancanza che richiama il bisogno di una soddisfazione immediata.
    Il problema è che la forma di soddisfazione che si cerca non è quella definitiva, o lo è solo al momento. Solo per il tempo di mettere a tacere il bisogno, creando così quella ripetizione inesauribile di necessità che rende poi l’individuo prigioniero.
    Una mancanza, dunque, di nutrimenti fisico e psicologico, di affetto, di sicurezza, di approvazione sociale.

    La Tecnologia è innocente.
    E’ di fatto solo un immenso terreno fertile alla portata di tutti.
    Tutti: chi ci lavora, chi si informa, chi gioca, chi cerca tutt’altro e trova il vantaggio di eludere il confronto reale.
    E proprio qui si pone il confine. Il limite tra esigenze di lavoro, gioco, relazione e vera e propria Dipendenza

    Nella vita reale la possibilità e la capacità di confrontarsi con gli altri, di giocare, di amare e di trovare sicurezza interiore avviene in lunghi anni di crescita personale. Dall’età infantile in poi, dal rapporto coi genitori in poi.
    L’esperienza non può essere esclusa. Non possiamo non sbagliare, non cadere, rialzarci e imparare poi a camminare.
    L’educazione forma e aiuta. 
    Siamo inevitabilmente ogni giorno a mettere a (duro) confronto la nostra indole – quindi, i nostri desideri, sogni, speranze, aspettative, volontà, capacità e limiti personali – con il mondo reale che ci circonda.
    Che non è un mondo “costruito” per adattarsi al nostro carattere.
    La realtà c’è, siamo noi a dover imparare ad adattarci.

    Ecco: il mondo virtuale tende a illuderci che questo confronto possa non esserci.
    Che sia il mondo – virtuale – a doversi adattare a noi.

    Si possono eliminare i feedback negativi semplicemente bloccando una persona sulle piattaforme dei Social Media.
    Si ci può sentire onnipotenti – o comunque importanti e capaci – solo per un numero elevato di Like e di Follower.
    Si può filtrare quello che non ci piace o che non vogliamo tra i piedi, basta saper usare i motori di ricerca e avere qualche nozione di SEO.
    Se le aspettative reali sono troppo alte e non ci sentiamo adatti, Internet ci permette di mascherarci facilmente.

    Quella che nel mondo di oggi si può considerare una vera e propria Dipendenza di Internet è, in realtà, assai meno diffusa di quanto si pensi.
    La si confonde essenzialmente con il comportamento di stare costantemente sul Web.
    La Dipendenza nasce, invece, quando si può stare bene solo se si è connessi.

    Si parla di Patologia in presenza evidente di Disturbi del Carattere, come la negazione stessa del disturbo, l’isolamento, la perdita dell’appetito, del sonno, di ogni altra relazione sociale.
    In questo caso, la Dipendenza dalla Rete può essere curata (o ridotta) essenzialmente con un’educazione all’utilizzo di questo potentissimo mezzo di comunicazione.
    Una educazione sentimentale e disciplinare che istruisca ciascuno di noi a comportarsi in modo corretto, a evitare comportamenti non etici e a rendere, invece, questo mondo di nuove comunicazioni più comprensibile, più creativo, più geniale, e – perché no – anche più divertente per tutti.

    Se innovare giustamente significa integrare novità complesse rendendole più facili e fruibili per ognuno di noi, Internet porta all’Innovazione: è la mancanza  di una educazione al suo utilizzo che porta ad ammalarsi.
    A creare una fusione non realistica e non vera del Mondo Reale col Mondo Virtuale.
    Una fusione dove certamente quest’ultimo rende tutto più facile e possibile, più bello, senza difetti, senza mancanze. Dove è perfino possibile la perfezione.

    Questo è il vissuto quotidiano di tutti nell’Era Digitale 2.0.
    In quella che ci aspetta – dell’Internet of Thinks e del Web 3.0 – tutti questi aspetti saranno ancora più marcati e decisivi.
    La domanda che sorge spontanea, a questo punto, è se siamo realmente preparati, maturi, quindi educati a sufficienza per affrontare un cambiamento così radicale di vita. 
    Da chi possiamo imparare un’esperienza sana all’uso dell’Internet del futuro e del Web 3.0? 

    Diteci la vostra!

     

     

  • Ecco il profilo digitale dello studente italiano [Infografica]

    Ecco il profilo digitale dello studente italiano [Infografica]

    Uno studio di Docsity, il social network con finalità didattiche, rileva quello che è il profilo digitale dello studente italiano. Il 56% degli studenti che usa la tecnologia per studiare sono donne.

    Il binomio tecnologia e studio è ormai diventato sempre più forte, al punto per gli studenti oggi le nuove tecnologie sono strumenti importanti per le loro attività. In passato ci siano occupati di verifica questo rapporto, anche se lo abbiamo visto dal punto di vista delle Università online, quindi in termini di offerta didattica via web. Ma oggi, grazie a Docsity, il social network che ha finalità didattiche, conosciamo qualcosa in più su quello che è il profilo digitale dello studente italiano con uno studio interessante accompagnato da un’infografica.

    Obiettivo era quello di indagare come gli studenti usano le nuove tecnologie, ossia Internet, siti educational e altro, per studiare e per reperire materiale utile per le attività di studio. La ricerca di Docsity è stata realizzata coinvolgendo 410 mila studenti italiani e un primo dato che si rileva è che il 56% degli studenti che usano le nuove tecnologie per studiare sono donne, il 44% sono uomini.

    La ricerca ci offre anche un interessante dato geografico, localizzando sullo stivale dove si trovano gli studenti più digitali. Le regioni del centro-sud sono molto presenti. E scopriamo che la Lombardia è la regione con il più alto numero di studenti dal profilo digitale, con 70.687 studenti; segue poi il Lazio con 60.482 studenti; in terza posizione troviamo la Campania con 55.529 studenti; più distaccata è la Sicilia con 31.198 “studenti digitali”. Le ultime posizioni sono occupate dalle regioni italiane più piccole, ossia Molise, Valle D’Aosta e Basilicata con, rispettivamente, 2.299, 1.632 e 1.000 studenti digitali.

    Ma quali sono le materie che ricercano gli studenti sul web? Ebbene, non è la Matematica come si è portati di solito a pensare, ma è il Diritto; seguono poi Storia, Economia, Psicologia, Legge e, infine, la Sociologia.

    E la ricerca ci offre anche alcune informazioni relative agli orari preferiti si studio che si concentrano a metà mattina (alle ore 11) e a metà pomeriggio (alle 17). Anche le 16 sono un orario molto apprezzato, mentre sono pochi quelli che preferiscono le ore serali. Nessuno degli studenti intervistati ha indicato orari alla mattina presto e a notte fonda.

    Insomma, il profilo tracciato da questa interessante ricerca dello studente digitale è abbastanza chiaro ed evidenzia come la tecnologia sia ormai uno strumento di studio a tutti gli effetti. Ci piacerebbe sapere, e per questo speriamo in una nuova ricerca, che ruolo giocano i Social Media e il Mobile per gli studenti digitali italiani. Vedremo.

    Intanto che ne pensate di questa ricerca? Vi riconoscete in questi dati? Raccontateci la vostra esperienza tra i commenti.

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  • Internet, per l’80% degli italiani è un Diritto dell’Uomo

    Internet, per l’80% degli italiani è un Diritto dell’Uomo

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    Un’indagine condotta da Ipsos in 24 paesi, tra cui l’Italia, per CIGI (Centre for International Governance Innovation) presentata ieri, rileva che Internet è per l’80% degli utenti italiani da ritenersi come un Diritto dell’Uomo

    E’ evidente che Internet è lo strumento che ha cambiato la nostra società ad una velocità mai vista prima. Internet, ed è sotto gli occhi di tutti, ha rivoluzionato il nostro modo di comunicare, ha influenzato la nostra economia, la politica e anche il diritto. Proprio ieri all’Internet Governance Forum Italia si discuteva di regole da dare alla rete, di Net Neutrality, valore, questa è la mia personale opinione, assolutamente da preservare per fare si che davvero tutti abbiano uguale accesso alla rete e quindi uguale accesso alle opportunità che Internet offre. E gli italiani questo lo sanno bene, meglio degli stessi politici.

    Infatti, sono otto su dieci gli italiani che ritengono l’accesso a Internet come un Diritto dell’Uomo, quindi alla stregua di un Diritto Fondamentale. E’ questo il dato che emerge da un’indagine condotta da Ipsos in 24 paesi per CIGI (Centre for International Governance Innovation) e presentata ieri ad Ottawa, in Canada. Un dato importante che ci conferma quanto ormai Internet sia sempre più uno strumento importante per la crescita anche del nostro paese. A patto però che si superino gli annosi problemi strutturali che ancora affliggono il nostro paese. Ma su questo si intravede qualche segnale positivo.

    Tornando ai dati della ricerca, l’80% degli utenti italiani ritiene che il Web sia importante per lo svago e il 63% ritiene sia importante per il futuro economico. Ma il 55% mostra qualche preoccupazione per la sua privacy online rispetto a un anno fa; il 69% poi teme un furto dei dati bancari e il 71% dei dati personali.

    L’indagine, oltre che in Italia, è stato condotto in altri 23 paesi. A livello globale, l’accesso abbordabile al web dovrebbe essere un diritto dell’uomo per l’83% del campione. Si sale fino all’89% in Africa e Medio Oriente, per poi scendere al 77% nelle nazioni del G8. In Medio Oriente e in Africa si registrano le percentuali più alte di chi considera il web importante per avere accesso alle informazioni, 96%, e libertà d’espressione, 87%, così come per il futuro economico, 88%; mentre sono poche le differenze tra i paesi sulla rete come fonte di svago, che in media si attesta all’87%.

    In generale, il 64% del campione dimostra preoccupazione per la privacy, con una punta massima dell’81% in America Latina. La percentuale minima, del 51%, si registra invece in Europa. La paura che gli hacker accedano ai dati bancari online è condivisa dal 78% degli intervistati; il 77% teme il furto dei dati personali;  il 74% è preoccupato che le sue attività online vengano monitorate e rivendute a scopo commerciale; in Italia il dato è del 67%.

    La censura sul web preoccupa il 64% del campione, in testa ci sono i messicani (87%) e in coda gli Svedesi (37%). In Italia si registra il 59%, più della Cina, ferma al 50%.

    Anche voi ritenete Internet come un Diritto dell’Uomo? Raccontateci cosa ne pensate tra i commenti.

  • FOMO, più aumenta l’uso di Internet e più cresce il fenomeno

    FOMO, più aumenta l’uso di Internet e più cresce il fenomeno

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    FOMO, Fear of Missing Out, è un fenomeno associato spesso, in questi ultimi anni, alle nuove tecnologie e indica il “timore di perdersi qualcosa”. Un recente studio, Connected World II, condotto in diversi paesi, rileva che il 64% degli utenti ammette di avvertire questa sensazione quando non è connesso a Internet

    Di FOMO ce ne siamo occupati più di due anni fa, quando la nostra Francesca Ungaro ci parlò del fenomeno (L’appartenenza al Gruppo nell’Era dei Social Media) che proprio in questi ultimi anni sta sviluppandosi sempre di più. Ed è spesso legato alla diffusione del web e delle nuove tecnologie, un assunto questo a cui è giunto anche un recente studio condotto da Tata Communications, “Connected World II“. Lo studio è stato condotto in Francia, Germania, India, Singapore, Stati Uniti e Regno Unito e vi hanno preso parte 9.400 persone che hanno risposto ai questionari. E’ una ricerca importante che vale la pena leggere in quanto offre spunti interessanti sulla conoscenza e sull’approccio emotivo alle nuove tecnologie. E leggendo la ricerca quello che risulta subito evidente è che il 64% degli utenti che hanno risposto ammette di soffrire (se così si può dire) di FOMO quando non dispone di una connessione a Internet. La paura di perdersi qualcosa sembra ormai diffondersi proprio al crescere dell’uso di Internet. E se è vero, come abbiamo visto qualche giorno fa, che i dispositivi mobili connessi sono superiori alla popolazione mondiale, allora c’è da attendersi che il fenomeno crescerà ancora.

    Della ricerca, proviamo a tirar fuori qualche dato concreto.

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    Come già detto, il 64% degli utenti ammette di soffrire di FOMO e c’è da rilevare che gli utenti asiatici sono quelli che ne soffrono di più: sono infatti l’80%. Nel dettaglio, gli utenti statunitensi il 54%, i francesi e gli inglesi 62%, i tedeschi 45% (il dato più basso rilevato), gli utenti di Singapore 78% e gli indiani 82%. Se guardiamo le fasce d’età più coinvolte da questo fenomeno vediamo che negli Usa e in Europa sono i più giovani ad esserne coinvolti, mentre nei paesi asiatici sono le fasce più mature.

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    Un terzo degli utenti Internet sostiene di non riuscire a stare più di 5 ore senza connessione, ossia il 34%. La maggior parte degli utenti riesce a resistere fino a quasi 9 ore senza Internet. Gli europei sono quelli che riescono a resistere di più arrivando a stare senza internet fino a 12 ore. Di conseguenza, più aumenta il flusso continuo di informazioni, a cui è difficile stare dietro, più aumenta questa desiderio di voler seguire tutto senza perdersi nulla. E quando la connessione manca, ecco che scatta il (o la) FOMO.

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    Guardate poi questo grafico, in alto, che ci mostra a cosa saremmo disposti a rinunciare per avere una connessione a Internet. Il 29% degli utenti internet sarebbe disposto a rinunciare all’alcohol per avere una connessione; il 25% rinuncerebbe alla televisione (il 32% dei francesi e il 43% degli indiani); il 21,7% rinuncerebbe alla cioccolata; il 18,7% rinuncerebbe allo sport e il 5% rinuncerebbe alla propria intimità pur di avere una connessione Internet.

    Quando poi è stato chiesto “come funziona Internet?”, solo la metà degli utenti ha risposto correttamente, mentre il 64% di quelli che hanno risposto in modo errato ritiene che Internet sia “infinito” e il 70% di essi ritiene che ognuno di noi possieda un po’ di Web. Va comunque detto che il 77% degli utenti totali che sostenuto che una grande caratteristica di Internet è quella di connettere le persone a livello globale ad una velocità mai conosciuta prima. E questo corrisponde al vero.

    Ecco, questo è il nostro piccolo resoconto di questa interessante ricerca. E adesso diteci voi cosa ne pensate e se davvero anche voi sentire questa sensazione di paura di perdervi qualcosa quando non siete connessi a Internet. Dai, diteci quante re riuscite a stare senza Internet?

    (cover image via Fotolia)
  • Mobile, l’accesso al Web è cresciuto del 67% a livello globale

    Mobile, l’accesso al Web è cresciuto del 67% a livello globale

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    Secondo un ultimo rapporto di StatCounter Global Stats, l’accesso a Internet da Mobile, a livello globale, è cresciuto nell’ultimo anno del 67%. In Italia, secondo questi dati, la crescita è del 118%! E ci sono paesi, come India o Sud Africa, dove l’accesso da Mobile supera quello da Desktop

    L’utilizzo dei dispositivi mobili è in continua ascesa un po’ ovunque e il nostro paese da questo punto di vista non è da meno. E’ un tema che seguiamo spesso qui sul nostro blog e oggi vogliamo ritornarci perchè StatCounter Global Stats ha rilasciato nei giorni scorsi un nuovo e interessante rapporto che dimostra come davvero l’utilizzo del Mobile cresce sempre di più. Negli ultimi 12 mesi, precisamente da Agosto 2013 ad Agosto 2014, l’accesso a internet da dispositivi mobili è cresciuto, a livello globale, del 67%. Un numero comunque impressionante. Ed è ancora più interessante vedere l’evoluzione nei singoli paesi. E’ vero che l’accesso da desktop rimane ancora quello preponderante, al 64%, l’accesso da Mobile passa in un anno da 17,1% a 28,5%.

    accesso internet mobile globale

    Ma il dato davvero rilevante è che ci sono paesi dove il sorpasso del Mobile sul Desktop è già avvenuto. E lo vedete bene in questa grafica realizzata sempre da StatCounter.

    world-map-platform

    In paesi come il Sud Africa, l’India o l’Indonesia, l’accesso al web si opera più da Mobile che da Desktop. Una tendenza questa destinata a crescere e sicuramente, da qui a qualche anno, le aziende dovranno essere in grano, per davvero , di farsi trovare pronte per cogliere al meglio le opportunità che si presenteranno. Ed una evoluzione che sta avvenendo in tempi veloci, se pensiamo che solo fino a tre anni fa l’accesso dal desktop era quello principale.

    Diamo un’occhiata anche ad altri paesi per vedere come evolve l’accesso da Mobile.

    accesso internet mobile italia

    In Italia, ad esempio, l’accesso a Internet da Mobile passa dal 10,15%, ad Agosto 2013, al 22,2%, ad Agosto 2014. Di conseguenza la crescita è del 118%, una delle percentuali più alte riscontrate a livello globale. E notate che a Maggio di questo anno la percentuale era addirittura del 33%, con una diminuzione corrispondente dell’accesso via desktop che toccava il suo punto minimo, 59%. Da Maggio ad Agosto, si registra però una ripresa da desktop, con un corrispondente calo dell’accesso al Web da Mobile. Vedremo se nei prossimi mesi quale direzione prenderà il fenomeno.

    Negli Usa l’accesso da Mobile cresce in un anno del 73%, arrivando al 24,4%, mentre in Uk la crescita è del 69%, arrivando ad essere del 23,2%.

    L’accesso a internet via smartphone cresce più di quello effettuato via tablet, dovuta al fatto che ormai il mercato è invaso da smartphone con schermi più grandi. E da questo punto di vista sarà anche interessante vedere l’evoluzione con l’ingresso sul mercato dell’iPhone 6 Plus.

    I dati di StatCounter si basano su tre milioni di siti monitorati e su 15 miliardi di pagine visitate al mese.

  • La popolazione su Internet dal 2000 al 2014 [Infografica]

    La popolazione su Internet dal 2000 al 2014 [Infografica]

    popolazione-internet

    Ecco un’interessante, e massiccia, infografica realizzata da Statista per Forbes. Viene illustrata la popolazione su Internet dal 2000 al 2014. In 14 anni, gli utenti internet sono passati da 394 milioni a 3 miliardi di persone, ossia il 40% della popolazione dell’intero pianeta

    In quanti siamo su Internet? Domanda che spesso ci facciamo, più o meno tutti, e che può sembrare anche banale. Ma non lo è. E siccome raccontiamo qui sul nostro blog quanti italiani vivono la rete, sul web e sui social media, allora ci piace vedere anche quanti sono gli utenti di Internet a livello globale. E per questo intento, ci aiuta molto questa recente infografica, realizzata da Statista per Forbes, che racconta e illustra il percorso di crescita della popolazione su Internet dal 2000 al 2014. Pensate che solo 14 anni la popolazione era di 394 milioni di utenti. Oggi sono 3 miliardi, cioè il 40% dell’intera popolazione globale.

    E se guardiamo il dato dal punto di vista regionale, forse vi stupirete nello scoprire che la zona più rappresentata è l’Asia con il 41% della popolazione su Internet. Segue poi l’Europa con il 26%, il Nord America con il 14%, il Sud America con il 10% della popolazione e chiude il con il 9% la popolazione del Medio Oriente e dell’Africa. Nel 2013 la popolazione dell’Est dell’Asia era di 756 milioni di persone, quella dell’Europa Occidentale era di più di 326 milioni.

    Se guardiamo al consumo, vediamo numeri stratosferici. Nel 2018 si prevede qualcosa come 83.299 petabyte!

    L’infografica ci illustra poi che Internet in Nord America è dominato dall’intrattenimento. Esso rappresenta il 59% del traffico Internet aggregato. E solo nel 2013, il 31,625 era fatto da Netflix. Con solo il 13%, segue poi il web browsing.

    Per quanto riguarda la velocità di connessione, i coreani sono quelli che viaggiano più velocemente di tutti con 23.6 Mbps. E nei primi tre posti troviamo altri due paesi asiatici, Giappone con 14.6 Mbps e Hong kong con 13.3 Mbps. Primo paese europeo è la Svizzera con 12.7 Mbps.

    Altro dato che non ci sorprende, ma che impressiona comunque, è che il 73,4% della popolazione accede a Internet da Mobile. E nel 2017 si prevede che si raggiunga il 90%. In un anno, dal 2013 al 2014, gli americani che accedono a Internet da Mobile sono passati da 11% al 19%. In Europa si è passati dall’8% al 16%, il doppio.

    E se guardiamo le attività che più facciamo sui nostri devices, iOS e Android, si nota che il 32% li usa per giocare, il 28% per accedere ai social network, di cui il 17% per Facebook e 1,5% per Twitter.

    Allora, cosa ne pensate di questi dati? E siete anche voi tra quel 16% europeo che accede a Internet da Mobile? E quali sono le vostre principali attività? Raccontateci la vostra esperienza tra i commenti.

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  • Audiweb, nei primi tre mesi del 2014 il Mobile supera il Pc

    Audiweb, nei primi tre mesi del 2014 il Mobile supera il Pc

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    Audiweb ha reso noti i dati della “total digital audience”, ossia la rilevazione che integra le navigazioni su Internet fatte da smartphone, tablet e pc nei primi tre mesi del 2014. Gli italiani che si connettono da mobile sono 17,2 milioni al mese, 14,5 milioni sono quelli nel giorno medio. 38,2 ore sono il tempo trascorso online da mobile, 21 ore quelle da pc

    Finalmente Audiweb diffonde i dati relativi all’audience italiana da mobile, dati molto attesi e annunciati a fine 2013. L’ente di rilevazione ha reso noti di dati della “total digital audience“, cioè i datti che derivano dall’inserimento in un unico database i dati di navigazione da Pc e quelli da Mobile, quindi da smartphone e da tablet. Sono dati importanti che in realtà svelano uno scenario già noto, ma è comunque un fatto importante perchè è la prima volta che Auduweb è in grado di diffondere dati di questo tipo. Fino ad oggi per avere qualche dato bisognava aspettare la fine dell’anno, invece adesso pare che le cose siano cambiate offrendo un quadro sempre più vicino alla realtà. Se è vero come è vero che il nostro paese è uno che registra uno dei coefficienti di penetrazione mobile tra i più alti in Europa e se è vero, come detto di recente a ItaliUp, la conferenza mobile annuale di Ericsson, che gli smartphone hanno giù superato i cellulari nel nostro paese, allora è giusto sapere come e quanto gli italiani usano i dispositivi mobili per navigare in internet.

    Allora, dai dati Audiweb riferiti ai primi tre mesi del 2014, risulta che gli italiani che si connettono a internet da mobile (smartphone e tablet) ogni mese sono 17,2 milioni, mentre sono 14,5 milioni quelli che si connettono nel giorno medio. Sempre nello stesso periodo, sono 24 milioni gli italiani che accedono a internet da Pc e 12,5 sono quelli nel giorno medio. Il dato di insieme ci dice che gli italiani connessi al web sono 25,1 milioni al mese.

    navigazione internet mobile

    Il tempo trascorso navigando in rete da mobile è al mese di 38,2 ore, mentre giornalmente gli italiani sono connessi per circa un’ora e mezza. Il tempo trascorso sul web da Pc e quasi la metà rispetto alla durata da mobile, cioè 21 ore al mese, e 1,2 ore il tempo trascorso in rete nel giorno medio. Il tempo totale che gli italiani mensilmente trascorrono online è di 46 ore e 15 minuti, 1 ora e 53 minuti è la durata media giornaliera.

    La fascia di età che più naviga da Mobile è quella tra 18-34 (52%) e lo stesso valore percentuale indica gli italiani che usano le applicazioni mobile. Gli utenti 35-54 anni che navigano da mobile sono il 42% e prediligono il mobile browsing a cui dedicano il 48% del tempo dedicato a navigare internet dai propri dispositivi mobili.

    Il report ci dice anche che sono 7,4 milioni gli italiani che accedono a internet solo da mobile (il 37% degli utenti online nel giorno medio), un dato superiore all’accesso solo da computer (5,3 milioni solo PC) e all’uso combinato tra i due device (7,2 milioni PC e mobile). E che il 91% degli utenti di età compresa tra 18-24 accede al web esclusivamente da mobile.

    E cosa facciamo quando navighiamo da mobile? Ovviamente consultiamo i social network preferiti (59%), consultiamo siti e cerchiamo informazioni legate al mondo dei cellulari, consultiamo portali (73%), intrattenimento (71%). Le notizie le consultiamo di più via Pc (79%), così come anche le email (86%).

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    Infine, il periodo di navigazione da Mobile durante la giornata si mantiene stabile durata tutta la giornata, dalle 9 alle 21, mentre il periodo di navigazione da Pc ha il suo picco nelle ore pomeridiane, 15-18. Come potete notare dal grafico in alto, al mattino, tra le 6 e le 9, gli italiani navigano più da dispositivi mobili, raggiungendo il picco tra le 15 e le 21, mentre poi si registra un calo a tutto vantaggio della navigazione da Pc.

    Audiweb precisa che dal prossimo semestre i dati smartphone e tablet saranno separati.

    Insomma, questo è il quadro finalmente completo che ci offre uno scenario già noto in parte, ma con qualche dato interessante. Allora che ne pensate? E voi, navigate di più da mobile o da Pc? E quali sono le attività più frequenti? Raccontateci la vostra esperienza di navigazione tra i commenti.

  • Un anno dopo il caso Snowden, intervista a Mikko Hypponen di F-Secure

    Un anno dopo il caso Snowden, intervista a Mikko Hypponen di F-Secure

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    E’ già passato un anno dalle rivelazioni di Edward Snowden che ha provocato il NSA Gate, facendo conoscere al mondo il più grave caso spionaggio tecnologico mai verificatosi. E per l’occasione vi proponiamo il parere di un esperto di sicurezza, Mikko Hypponen di F-Secure, che ci parla degli eventi accaduti e del loro impatto sulle persone e sulle aziende

    Un anno fa le rivelazioni di Snowden stavano appena cominciando a scioccare il mondo intero. Secondo Mikko Hypponen, esperto di sicurezza e Chief Research Officer di F-Secure, oggi possiamo dire di stare meglio proprio grazie alle azioni compiute da Edward Snowden. Le aziende e i consumatori sono più attenti alla privacy e si pongono domande su cosa accada ai loro dati. E’ in atto una conversazione globale su problematiche complesse relative a tecnologia, sicurezza e privacy. Hypponen ha risposto ad alcune nostre domande sull’impatto dell’effetto Snowden nel mercato della sicurezza, sul cambiamento nel comportamento dei consumatori verso le aziende e sulle rivelazioni più importanti emerse durante l’anno.

    Quali sono stati i fatti più importanti svelati da Snowden secondo la sua opinione?

    La prima rivelazione, PRISM, è stata cruciale. Ha svelato a tutti noi che servizi che conosciamo e usiamo, come Google e Apple, vengono sorvegliati. L’aver svelato che le telefonate di alcuni leader stranieri come Angela Merkel venivano spiate è stato importante – anche se non certo sorprendente. La fuga di notizie sul catalogo ANT dell’NSA in dicembre ha mostrato quanto sia avanzata la tecnologia usata dalla NSA. Ha fornito dettagli tecnici sugli strumenti di sorveglianza già in uso cinque anni fa. La rivelazione su Quantum ha messo in luce come gli Stati Uniti usino attivamente i kit di distribuzione malware per colpire i loro target. Infine, le rivelazioni dal nuovo libro di Glen Greenwald mostrano che l’NSA ha accesso a Microsoft SkyDrive o OneDrive. Non si era mai saputo fino ad oggi che SkyDrive fosse a disposizione dell’NSA.

    Quale rivelazione l’ha sorpresa di più?

    Quella relativa all’agenzia di sorveglianza della Gran Bretagna, GCHQ, che spiava le persone durante le loro chat via webcam. A cosa diavolo stavano pensando?

    Le rivelazioni di Snowden hanno avuto impatto sul modo di fare business dei vendor di security?

    Sicuramente. Specialmente per le aziende al di fuori degli Stati Uniti. Noi ora abbiamo la responsabilità di rispondere ai clienti in tutto il mondo che preferiscono fare affari con società non statunitensi. Sono in F-Secure da 23 anni e posso dire che la nostra azienda non ha mai avuto così tanti cambiamenti come nell’ultimo anno. Abbiamo cambiato il nostro look, il nostro slogan e la nostra mission, avviato nuove aree di business e rilasciato molti più nuovi prodotti rispetto a qualsiasi anno precedente, molti dei quali sono focalizzati sulla privacy.

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    Mikko Hypponen insieme a David Hasselhoff

    E riguardo alla gestione dei dati dei clienti?

    Le rivelazioni non hanno avuto molto impatto su come F-Secure gestisce i dati dei clienti perché la privacy è sempre stata al centro delle nostre attività. Ma ci hanno spinto a pubblicare recentemente un whitepaper che spiega come vengono raccolti i dati per le nostre soluzioni di Internet Security. Nell’ultimo anno, le persone sono diventate più attente a ciò che accade ai loro dati. I software di sicurezza operano a un livello basso e hanno ampio accesso al sistema, come vendor di security volevamo essere in prima linea. Siamo stati il primo e, finora, l’unico vendor di soluzioni di security a documentare quale tipo di dati raccogliamo sui sistemi degli utenti finali e come li rendiamo anonimi. Sfidiamo tutti gli altri vendor di security a fare lo stesso.

    Ma le persone stanno realmente abbandonando i servizi Internet basati negli USA?

    Quando queste rivelazioni sono diventate di dominio pubblico, molte persone hanno detto che non volevano più salvare i propri dati presso grossi provider statunitensi. Ma in pratica, non vi è stato un massiccio spostamento tra i consumatori. Serve tempo e fatica per lasciare i vecchi servizi e adottarne di nuovi. Le aziende, d’altro canto, hanno avuto un maggior impatto e stanno spostando i dati dai servizi cloud basati negli USA. Ora sanno che quando salvano i loro dati nei cloud americani, il governo degli Stati Uniti ha il diritto di poterli controllare e devono considerare questo fatto molto seriamente.

    Quali sono le alternative ai servizi basati negli USA?

    Dove sono i principali motori di ricerca europei? I servizi di web mail? E quelli di cloud storage? Queste domande spiegano perché F-Secure ha deciso di entrare nel mercato del cloud storage – poiché non abbiamo trovato alternative in Europa e riteniamo nostra responsabilità fornirne una.

    Come si è comportato il governo americano a suo parere? Qualche miglioramento in vista?

    Hanno già fatto dei cambiamenti. Ma in sostanza tutti i cambiamenti che abbiamo visto sono stati rivolti a migliorare la privacy dei cittadini statunitensi, non degli stranieri. I politici devono soddisfare chi li vota e noi stranieri non potremo votare contro di loro. 

    Cosa le dà speranza?

    Edward Snowden mi dà speranza. E’ un ragazzo che ha sacrificato tutto per salvarci e noi come cittadini del mondo dovremmo essergli riconoscenti. Non tutto quello che ha fatto è tecnicamente corretto, ha tradito la fiducia del suo datore di lavoro ed è venuto meno agli accordi di riservatezza, ma nonostante tutto ha fatto la cosa giusta. Ora sappiamo molto riguardo la sorveglianza che i paesi dell’alleanza ‘Five Eyes’ stanno conducendo. Anche altri Paesi stanno spiando, ma non ne abbiamo prove concrete solo perché non hanno ancora avuto un loro Snowden. Quindi, spero vengano alla ribalta più Snowden da altre superpotenze.

    Cosa si aspetta che facciano i leader del mondo?

    Forse dovremmo rispondere alla domanda “Cosa dovrebbe fare la gente?” Le persone comuni non dovrebbero essere preoccupate, dovrebbero essere indignate. Per cambiare le cose serve un processo politico. Votate, parlate ai vostri rappresentanti, fate valere le vostre opinioni e unitevi al nostro movimento.

    F-Secure ha lanciato qualche settimana fa il manifesto#digitalfreedom e siete tutti invitati a contribuire a svilupparlo. E’ un documento in crowdsourcing che sarà usato per promuovere la libertà digitale nel mondo. Quindi, tutti coloro che sono preoccupati per la libertà digitale e la privacy possono contribuire con le loro idee e opinioni, anche con una sola frase. Il manifesto è sotto licenza creative commons ed è aperto ai vostri contributi fino al 30 giugno.

    Tutte le info le potete trovare su f-secure.com/digitalfreedom.

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