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  • Cosa succede in un minuto su Internet, nel 2023

    Cosa succede in un minuto su Internet, nel 2023

    Ecco cosa succede su Internet e sui social media nel 2023. Grazie al Data Never Sleeps scopriamo i dati condivisi su Google, Amazon, WhatsApp e altri. Il 2023 vede anche la crescita continua di TikTok.

    Specie adesso che ci si avvia verso la fine dell’anno, si entra sempre più nel mood di provare a vedere come è andato il 2023 dal punto di vista dei numeri su Internet e sui social media in generale.

    E come abbiamo imparato bene in questi anni, nell’era digitale, un minuto può sembrare un lasso di tempo insignificante. Ma su Internet, è un periodo carico di attività incessanti. E nel corso degli anni questa attività è aumentata notevolmente.

    L’edizione 2023 del rapporto “Data Never Sleeps” di Domo, giunto all’undicesima edizione, unitamente ad altre fonti, ci fornisce una visione completa su ciò che accade in questi brevi ma intensi 60 secondi, offrendoci un quadro più ampio dell’impatto e della portata di Internet e dei social media nel 2023.

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    Attività Online Ogni Minuto, nel 2023

    Ogni minuto, gli utenti di Internet e delle varie piattaforme digitali generano una quantità straordinaria di dati e interazioni. Secondo “Data Never Sleeps” di Domo:

    • su Google si effettuano 6,3 milioni di ricerche;
    • gli spettatori guardano 43 anni di contenuti in streaming;
    • su Amazon spendono complessivamente 455.000 dollari;
    • sull’app di Musk, X, vengono pubblicati 360.000 messaggi;
    • su WhatsApp vengono inviati 41,6 milioni di messaggi;
    • gli utenti di ChatGPT generano 6.944 prompt;
    • su Spotify vengono ascoltate 24.000 ore di musica;
    • vengono inviate 241 milioni di e-mail;
    • gli utenti di Instagram inviano 694.000 DM reel;
    • gli hacker lanciano 30 attacchi DDoS.

    In aggiunta a questi dati, che ci indicano la grande quantità di dati che viene esplosa in soli 60 secondi, ce ne sono altri modi davvero curiosi. Come quelli che riguardano Taylor Swift. Già eletta come Persona dell’Anno secondo la rivista Time, ogni 60 secondi una sua canzone viene ascoltata in streaming 69.400 volte.

    E ancora, ogni persona, quindi ciascuno di noi, ogni minuto produce qualcosa come 102 Mb di dati.

    Uso di Internet e Social Media nel 2023

    Al di là di questi dati impressionanti, il 2023 ha segnato alcuni trend significativi nell’uso di Internet e dei social media:

    • Popolazione e accesso a Internet: la popolazione mondiale ha raggiunto gli 8,01 miliardi all’inizio del 2023, con il 64,4% (5,16 miliardi) che utilizza Internet e quasi il 60% (4,76 miliardi) attivo sui social media.
    • Tempo Trascorso Online: si è registrato un calo del 5% nel tempo trascorso online, con una media di 6 ore e 37 minuti al giorno.
    • Shopping online: l’e-commerce ha continuato a crescere, soprattutto per generi alimentari e prodotti FMCG (beni di largo consumo).
    • Visione di streaming e Tv: più del 45% del tempo trascorso a guardare la televisione da parte degli utenti Internet in età lavorativa è dedicato allo streaming.
    • Pubblicità digitale: la spesa per la pubblicità digitale è aumentata considerevolmente, raggiungendo il 73,3% della spesa pubblicitaria totale nel 2022.
    • Social media: l’uso dei social media è aumentato, con l’utente medio che trascorre più di 2 ore e mezza al giorno su queste piattaforme.

    Le App di Social Media più utilizzate, nel 2023

    • YouTube e Facebook dominano la classifica delle app di social media più utilizzate.
    • WhatsApp è la piattaforma social preferita a livello mondiale.
    • TikTok ha registrato il più alto utilizzo medio mensile per utente nel 2023.

    Il fenomeno TikTok nel 2023

    Nel 2023, TikTok ha continuato a mostrare una crescita impressionante e una presenza dominante nel panorama dei social media.

    In questo anno, TikTok ha raggiunto 1.677 miliardi di utenti a livello globale, con 1.1 miliardi di utenti attivi mensili. Questo rappresenta un incremento significativo rispetto all’anno precedente, con oltre 150 milioni di utenti solo negli Stati Uniti. Questa crescita continua pone TikTok tra le piattaforme di social media più popolari al mondo.

    Gli utenti di TikTok trascorrono molto tempo sull’applicazione, con una media di 95 minuti al giorno. Questo equivale a circa 26 ore al mese. Dal 2019, il tempo trascorso su TikTok è aumentato notevolmente, passando da circa 1.025 minuti a 1.560 minuti al mese nel 2023. Gli utenti aprono in media l’applicazione circa 9 volte al giorno​.

    In sintesi, il 2023 ci ha mostrato un panorama digitale in rapida evoluzione, caratterizzato da un’attività frenetica su Internet ogni minuto e da cambiamenti significativi nel modo in cui interagiamo e utilizziamo le piattaforme digitali.

    Questi dati non solo evidenziano l’importanza crescente di Internet nella vita quotidiana, ma offrono anche spunti cruciali per aziende e marketer per comprendere meglio il comportamento degli utenti e adattare le loro strategie di conseguenza.

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  • Su Internet si parla per lo più Inglese, un rischio per l′AI

    Su Internet si parla per lo più Inglese, un rischio per l′AI

    L’Inglese domina su Internet, ma molte lingue sono quasi assenti. Questo squilibrio potrebbe influenzare l’Intelligenza Artificiale, che rischia di favorire l’inglese, marginalizzando altri idiomi.

    Internet è diventato una parte integrante della vita di circa il 63% della popolazione mondiale, con oltre 5 miliardi di persone connesse digitalmente. Resta ancora, purtroppo, attuale il dato di circa il 37% della popolazione mondiale che non ha accesso a Internet.

    Ora, questa enorme massa di individui proviene da tutte le parti del mondo e parla migliaia di lingue diverse, molte delle quali si possono trovare online, dall’urdu al catalano.

    Ma di recente, uno studio condotto da Rest of World in collaborazione con W3Techs, azienda austriaca specializzata in web scanning, ci mostra un quadro diverso.

    I madrelingua inglese sono il 5% della popolazione globale

    Secondo i dati raccolti da questo studio, oltre la metà dei siti web utilizza l’inglese come lingua principale, una percentuale sorprendentemente alta considerando che i madrelingua inglesi costituiscono meno del 5% della popolazione globale.

    inglese lingua usata internet web franzrusso.it

    Al contrario, le lingue più parlate nel mondo come il cinese e l’hindi, nonostante la loro vasta diffusione, sono rispettivamente presenti solo nell’1,4% e nello 0,07% dei domini. Lingue come il bengalese e l’urdu, parlate da centinaia di milioni di persone, sono quasi assenti online.

    Da quello che sappiamo, W3Techs monitora principalmente i linguaggi di programmazione utilizzati online. La società quindi scandisce regolarmente i domini pubblicamente accessibili, categorizzandoli per lingua e fornendo rapporti in tempo reale ai suoi clienti. I dati raccolti sono stati poi comparati con le statistiche sull’uso delle lingue a livello mondiale, fornite da Ethnologue, un’organizzazione no-profit riconosciuta come autorità mondiale in materia di lingue.

    Alcune lingue europee su Internet sono inesistenti

    La combinazione di questi due set di dati mostra un’evidente sovrarappresentazione e sottorappresentazione di alcune lingue sul web. L’inglese, il tedesco e il giapponese dominano l’internet molto più di quanto non facciano tra i parlanti nativi, mentre molte lingue non europee sono quasi inesistenti online.

    Le organizzazioni internazionali vedono questa discrepanza come un segnale preoccupante per il futuro. Già nel 2003, l’UNESCO esortava i settori pubblici e privati a mantenere contenuti online in tutte le lingue umane. Tuttavia, con l’espansione del web, il divario tra le lingue parlate e quelle utilizzate online non ha fatto che aumentare.

    Bhanu Neupane, manager presso l’UNESCO che si occupa di inequità linguistica, ha espresso la preoccupazione di un futuro in cui solo una manciata di lingue avrà una presenza significativa online. “Il mondo sta convergendo,” ha detto Neupane, “e tra 15 anni potrebbero esserci solo cinque o dieci lingue che vengono effettivamente utilizzate nelle attività commerciali e online.

    inglese lingua usata web

    Anche se i dati presentano delle limitazioni (ad esempio, non tengono conto dei contenuti non pubblicamente accessibili come le app e i social network), il messaggio di fondo è chiaro. Milioni di persone non madrelingua inglesi sono costrette a utilizzare il web in una lingua.

    Le indagini sulla questione variano, ma la valutazione dell’UNESCO è coerente con i risultati di W3Techs, che mostrano solo 14 lingue presenti in più dell’1% dei domini.

    Se vi state chiedendo quale sia la situazione dell’italiano, la risposta è nel grafico che vedete in alto e ci illustra che la nostra lingua sul web è usata per l’1,9%, a fronte di uno 0,81% di persone che la parlano a livello globale.

    In ogni caso, è importante considerare alcune limitazioni di questo set di dati. Le informazioni provengono da scansioni di siti web pubblicamente disponibili, quindi qualsiasi cosa si trovi dietro un login, come app e social network, non viene probabilmente conteggiata. Questo potrebbe implicare una sottostima particolare del web cinese, sebbene sia difficile determinare l’entità di questa discrepanza.

    Inglese e Internet, limiti per l’Intelligenza Artificiale Generativa

    Anche all’interno di social media accessibili al web, come Reddit, le scansioni non sono progettate per esaminare ogni pagina di un dominio, il che significa che potrebbero essere sottostimati anche le comunità non anglofone presenti su siti in lingua inglese.

    Nonostante queste considerazioni, l’immagine complessiva è difficile da ignorare.

    Milioni di persone, dunque, che non hanno l’inglese come lingua madre, o che non parlano affatto inglese, si trovano costrette a utilizzare il web in una lingua diversa da quella con la quale sono cresciuti.

    Questa realtà assume una rilevanza ancora più grande se consideriamo che i testi disponibili pubblicamente su Internet vengono spesso utilizzati per formare grandi modelli linguistici, come Bard e GPT-4.

    In pratica, il punto chiave è che se l’addestramento dei modelli di intelligenza artificiale generativa, come Bard e GPT-4, si basa in gran parte su testi disponibili in inglese, allora si rischia di creare programmi che favoriscono l’inglese e forse non riuscirebbero a comprendere o generare efficacemente contenuti in altre lingue.

    Tutto questo crea una sorta di squilibrio digitale, in cui l’intelligenza artificiale può finire per essere ottimizzata prevalentemente per coloro che parlano inglese, a discapito di coloro che parlano altre lingue.

  • Internet e inquinamento, un tema che riguarda aziende e PMI

    Internet e inquinamento, un tema che riguarda aziende e PMI

    Internet e inquinamento. Un tema che ancora viene considerato poco, ma anche i siti web possono avere una elevata impronta di carbonio. Ogni pagina vista da un utente produce in media 1,76 grammi di CO2.

    La pandemia è al centro della scena di questo ultimo anno e mezzo. Ma il problema della sostenibilità non è di certo da sottovalutare. I dati ci hanno detto che il 2020 è stato l’anno più caldo mai registrato. La notizia che le emissioni globali sono diminuite dell’8,8% nella prima metà del 2020 ha sottolineato il legame uomo-pianeta. Il 70% dei consumatori ha affermato di essere più consapevole rispetto a prima del COVID-19 che l’attività umana minaccia il clima e che, a sua volta, il degrado dell’ambiente minaccia l’uomo (BCG, luglio 2020).

    Ma quando si parla di sostenibilità va tenuto conto anche dell’impatto che il digitale ha sull’ambiente. Dietro gli effetti WOW del digitale c’è un costo ambientale importante. Una ricerca dell’Università di Cambridge suggerisce che il Bitcoin consuma più elettricità all’anno di tutta l’Argentina. Artist Memo Akten ha calcolato che un singolo NFT ha un’impronta di carbonio pari al consumo totale di energia elettrica di un residente dell’UE per più di un mese.

    E anche i siti web possono avere un’elevata impronta di carbonio. Ogni pagina di un sito vista da un utente produce mediamente circa 1,76 grammi di CO2. Sono 1,8 miliardi i siti web disponibili oggi su internet. Il trasferimento dei dati richiede elettricità, che crea emissioni di carbonio e questo incide sul cambiamento climatico. Emissioni causate dai notevoli consumi di energia elettrica dei data center che ospitano siti web e servizi cloud utilizzati quotidianamente.

    Internet e inquinamento, un tema che riguarda aziende e PMI

    In questo articolo vogliamo raccontarvi il caso di una Società settore delle tecnologie e servizi per il Retail e le Farmacie. E da pochi giorni ha lanciato il suo nuovo sito sostenibile. Stiamo parlando di New Line Digital Signage, che grazie a una serie di accortezze in fase di progettazione, nel design e nella tecnologia usata, da pochi giorni ha un sito che riduce il trasferimento di dati fino all’80% rispetto a un normale sito web. Hanno anche aperto un’area della società che si occupa di trasformare i siti dei clienti in siti sostenibili attraverso calcolatori e metriche attendibili.

    Ma quali accorgimenti sono stati adottati nel nuovo sito web di New Line Digital Signage?

    1. I visitatori non caricano nessuna immagine in automatico prima che non siano loro a richiederla attivamente;
    2. Riduce al minimo il consumo di energia sul dispositivo degli utenti;
    3. Informa l’utente dell’impatto del suo comportamento di navigazione;
    4. Non fa uso di video ma solo di link esterni;
    5. Memorizza i dati localmente sul dispositivo dell’utente per ridurre al minimo il trasferimento dei dati;
    6. Comprime il più possibile i dati;
    7. Carica solo gli script di programmazione, i framework e i cookie più importanti;
    8. Limita la quantità di luminosità emessa dallo schermo;
    9. Ottimizza e limita l’uso di fonts personalizzati.

    I giganti della tecnologia hanno obiettivi di emissioni ambiziosi e accordi PPA (Power Purchase Agreement) per le energie rinnovabili. Apple, Salesforce e HP chiedono informazioni sul clima obbligatorie; la nuova tecnologia dei chip di IBM promette un consumo energetico inferiore del 75% rispetto ai chip esistenti.

    È vero che la portata degli investimenti e il potenziale di innovazione delle grandi aziende tecnologiche significheranno che potrebbero assumere un ruolo guida nella risoluzione delle emissioni di carbonio del settore. Ma è anche vero che il vero cambiamento dovrebbe partire dal basso. E l’esempio di questa piccola società da una parte ci rincuora e dall’altra conferma che il “sottobosco” dell’impresa italiana, le PMI, è fiorente di creatività e responsabilità.

    In New Line Digital Signage sono ottimisti sulla natura umana. Credono che nessuno voglia lasciare un impatto negativo sul pianeta. Oggi, grazie alla trasparenza e alla consapevolezza, i consumatori scelgono sempre di più. E devono, considerare l’impatto dei propri consumi sulla società, sull’umanità e sul pianeta.

    Quando si tratta di progettare siti più rispettosi dell’ambiente, New Line Digital Signage oltre a lanciare il suo nuovo sito web ad impatto ambientale ridotto, ha dato il via ad un nuovo servizio per convertire i siti dei suoi clienti in siti sostenibili.

    In questo modo chi intraprende lo sviluppo di un sito green offrirà agli utenti informazioni e controllo sulla loro esperienza digitale.

    Per tutti coloro che volessero misurare l’impatto del loro sito consigliamo l’utilizzo dello strumento websitecarbon.com le informazioni sono facilmente accessibili.

    Ma soprattutto consigliamo di visitare il nuovo sito di New Line DS newlineds.com per godervi un’esperienza di navigazione totalmente green.

  • Nel mondo il 37% della popolazione non ha accesso a Internet

    Nel mondo il 37% della popolazione non ha accesso a Internet

    I dati diffusi dall’International Telecommunication Union (ITU) dicono che nel 2021 le persone che non hanno accesso a Internet sono il 37% sul totale, vale a dire 2,9 miliardi di persone.

    I dati diffusi dall’International Telecommunication Union (ITU), agenzia interna dell’ONU, disegnano un panorama mondiale, riguarda all’accesso a Internet che presenta ancora, nel 2021, situazioni molto critiche.

    Si stima che, ad oggi, il 37% della popolazione mondiale, vale a dire 2,9 miliardi di persone, non hanno accesso a Internet. Stiamo parlando quindi di oltre un terzo dell’intera popolazione mondiale. Un dato ancora più preoccupante se consideriamo il fatto che il 96% di questa popolazione proviene dai cosiddetti paesi in via di sviluppo.

    Come dicevamo di tratta di dati che delineano una situazione critica all’interno di uno scenario che, invece, è in crescita. Infatti, i dati ITU indicano che negli ultimi due anni il numero di persone che hanno accesso a Internet nel mondo è salito a 4,9 miliardi, rispetto ai 4,1 miliardi del 2009.

    Aumentanto di 782 milioni le persone connesse

    Sembra quindi logico pensare che la pandemia ha impresso una spinta in questo senso facendo crescere di 782 milioni il numero di persone che hanno accesso a Internet, con una crescita del 17% rispetto al 2019, prima della pandemia da Covid-19.

    A questo incremento hanno contribuito sicuramente l’uso più esteso dello smart working e il ricorso alla DAD (Didattica a Distanza) nelle scuole. Così come un elevato utilizzo di e-commerce per effettuare acquisti e del banking online. Se guardiamo nello specifico il solo anno 2020, la popolazione mondiale che accede a Internet è cresciuta del 10%.

    Nel mondo il 37% della popolazione non ha accesso a Internet

    Va però considerato che anche all’interno dei 4,9 miliardi di persone che hanno accesso a Internet le condizioni non sono omogenee. ITU rileva infatti come molto probabile che ci siano milioni di persone che accedono a Internet molto meno rispetto a quelle che vivono in paesi più sviluppati, con velocità di connessione molto inferiori.

    E, in relazione a questi dati, si possono individuare tre tipi di digital divide (divario digitale): territoriale, di genere e generazionale.

    Accesso a Internet: digital divide territoriale

    I dati dell’ITU mettono in evidenza come ancora oggi esista un divario “territoriale”. Se guardiamo le aree urbane notiamo che il 76% della popolazione che vi fa parte accede a Internet. Il dato poi scende quasi alla metà, il 39%, se osserviamo il dato dal punto di vista delle aree meno urbane, quindi rurali.

    Nei paesi più sviluppati, il digital divide urbano-rurale sembra trascurabile in termini di utilizzo di Internet, con l’89% delle persone nelle aree urbane che hanno utilizzato Internet negli ultimi tre mesi, rispetto all’85% nelle aree rurali. Mentre nei paesi in via di sviluppo le persone nelle aree urbane hanno il doppio delle probabilità di utilizzare Internet rispetto a quelle che vivono nelle aree rurali: 72% urbano rispetto al 34% rurale.

    Accesso a Internet: digital divide di genere

    Oltre al divario territoriale, i dati ITU mettono in evidenza anche l’esistenza di un divario di genere nell’accesso a Internet. A livello globale, il 62% degli uomini accede a internet rispetto al 57% delle donne e, anche se in realtà va riducendosi, questa disparità aumenta in modo significativo nei paesi meno sviluppati, dove il 31% degli uomini accede a internet rispetto al 19% delle donne. Nei paesi in via di sviluppo senza sbocco sul mare il dato di accesso a internet è 38% uomini e 27% donne.

    Il digital divide di genere rimane particolarmente evidente in Africa, con il 35% degli uomini rispetto al 24% delle donne, e negli Stati arabi, con il 68% degli uomini rispetto al 56% delle donne.

    Accesso a Internet: digital divide generazionale

    Accanto al digital divide territoriale e di genere, ne esiste un terzo che è quello generazionale. Nel mondo, il 71% della popolazione compresa tra i 15 e i 24 anni accede a Internet, rispetto al 57% di tutte le altre fasce di età. E questo digital divide lo si riscontra più o meno ovunque. Anche se siamo ben consapevoli che una maggiore diffusione di Internet tra i giovani va letta come un fattore di sviluppo per i territori.

    Risulta essere più pronunciato nei paesi in via di sviluppo, dove il 34% dei giovani è connesso, rispetto al solo 22% del resto della popolazione.

    C’è da fare una considerazione, proprio in relazione ai paesi in via di sviluppo. Notoriamente sono paesi con una popolazione giovanile molto elevata, ovunque, in questi paesi, il 50% della stessa popolazione ha un’età inferiore ai 20 anni. Garantire a questi giovani un accesso a Internet significa, in un futuro non molto lontano, migliori opportunità e miglior condizioni lavorative.

    Internet, il futuro è satellitare

    Per quanto riguarda, invece, le possibilità infrastrutturali di accesso a Internet, sappiamo che solo Google, dati dello scorso anno, qualcosa come 17 mila chilometri di cavi sottomarini e di recente Meta, la società nata da poco che possiede Facebook e tutte le altre app della famiglia, ha ordinato la messa in opera di un cavo sottomarino, tra il Nord America e l’Europa, capace di trasportare 500 terabit al secondo.

    Ma, non possiamo non considerare l’accesso a Internet satellitare, con SpaceX, la società aerospaziale di Elon Musk, che detiene qualcosa come 1.800 satelliti Starlink in orbita che è pronta a lanciare la sua offerta sempre più in larga scala.

    E anche qui, la concorrenza vede la presenza di Amazon con il Progetto Kuiper che va via via sviluppandosi con importanti acquisizioni, con il recente team satellitare di Facebook, anche se finora non ha lanciato satelliti nello spazio.

    Di fronte a questo scenario, i dati ITU evidenziano che l’accesso a Internet diventa sempre più necessario per uno sviluppo che sia più equo e inclusivo. E che, nonostante tutto, resta comunque una grande incognita riuscire a prevedere quando l’intera popolazione mondiale riuscirà ad essere connessa a Internet.

  • Cosa succede in un minuto su Internet, nel 2021

    Cosa succede in un minuto su Internet, nel 2021

    Ma cosa succede ogni 60 secondi su Internet, nel 2021? Scopriamolo con i dati di AllAccess elaborati di recente anche da Statista. Ogni minuto vengono condivise 695 mila stories su Instagram.

    L’ultimo anno e mezzo, ormai, caratterizzato dalla pandemia ha visto crescere l’utilizzo di Internet e degli strumenti digitali in generale. Un aumento che si è concretizzato nella crescita del tempo trascorso su Internet e nella crescita del numero degli utenti. Due voci che si possono riscontrare ovunque, in qualsiasi paese del mondo, Italia inclusa ovviamente.

    Ebbene, come sempre accade in questo periodo dell’anno, quando ormai si è già superata la metà, è tempo di fare il classico “tagliando” e vedere cosa succede su Internet nel 2021, soprattutto, cosa succede ogni minuto, quindi ogni 60 secondi, su Internet.

    Per farlo, ci serviamo dell’aggiornamento ad uno dei due grafici che in questi anni ci sono venuti in soccorso e stiamo parlando di quello di AllAccess che da poco anche Statista ha voluto sintetizzare in una grafica altrettanto chiara.

    ogni minuto 60 secondi Internet nel 2021 franzrusso.it

    Gli ultimi dati riguardo agli utenti online, a livello globale, ci dicono che siamo bel 4,7 miliardi (59,5% della popolazione mondiale) di persone connesse a Internet nel mondo, con 4,2 miliardi di persone che usano i social media (53,6% della popolazione mondiale).

    E cosa fanno tutte queste persone connesse, ogni giorno, ogni ora e, quindi ogni minuto?

    Dai dati di AllAccess vediamo che ogni 60 secondi:

    • vengono condivise 695 mila stories su Instagram (era 277 mila nel 2019);
    • vengono inviati 69 milioni di messaggi su WhatsApp e Messenger;
    • si verificano 5 mila download su TikTok;
    • vengono inviate 197,6 milioni di e-mail;
    • si verificano ben 2 milioni di “swipe” su Tinder;
    • 28 mila abbonati su Netflix guardano video;
    • su LinkedIn si creano 9.132 connessioni;
    • su Facebook si registrano 1,4 milioni di scroll;
    • su YouTube vengono caricate 500 ore di video;
    • su Twitch si registrano 2 milioni di visualizzazioni;
    • vengono spesi 1,6 milioni di dollari online.

    Ma ci sono ancora altri dati interessanti che potete visualizzare in questa grafica.

    ogni minuto 60 secondi Internet nel 2021 franzrusso.it

    ogni minuto 60 secondi Internet nel 2021 franzrusso.it

    Sono dati che continueranno a crescere nei prossimi anni, perché se c’è un dato chiaro che viene fuori da questo ultimo anno e mezzo è che gli utenti continueranno ad utilizzare Internet sempre di più, specie dopo aver sperimentano nuovi utilizzi, quasi sempre rinviati per poco tempo a disposizione o anche per scetticismo.

    Le aziende devono prendere dimestichezza con questi dati e sapere che oggi è sempre più importante “ascoltare” gli utenti, cercando di superare l’arroccamento sulle vanity metrics. Quello che conta davvero è la conversazione con gli utenti, capire e interpretare i segnali per dare loro il vero valore che ogni azienda può personalizzare, che va sotto il nome di: Esperienza.

  • Internet in Italia, per la prima volta il Mobile supera il Desktop

    Internet in Italia, per la prima volta il Mobile supera il Desktop

    Non è un mistero che gli utenti italiani amino il Mobile e che accedano spesso a internet dai dispositivi mobili. La notizia è che nel mese di marzo, secondo quanto rilevato da comScore, in Italia l’accesso a Internet da Mobile è stato più alto di quello da Desktop: 25% degli utenti contro il 24%.

    Gli italiani hanno da sempre una grande passione per il Mobile, lo era prima per i cellulari e lo è ancora di più oggi con smartphone e tablet. Come abbiamo già più volte scritto qui sul nostro blog, l’Italia è il paese in Europa leader per utilizzo e per uso dei dispositivi mobili, specie per accesso a Internet. Questo lo si spiega, tra le tante motivazioni, anche per via di una non estesa banda larga che ha influito su questo dato. Ma, infatti, non è solo questo. Gli italiani amano il fatto di poter effettuare tutta una serie di attività in mobilità, senza per forza essere legati ad una postazione fissa. Detto questo, fa notizia in questi giorni, ma non è una sorpresa, constatare nuovamente che l’Italia è uno dei primi paesi al mondo per tempo trascorso sui dispositivi mobili, così come rilevato da Statista, primo paese in assoluto in Europa dopo aver superato la Spagna leader, da questo punto di vista, nel 2012.

    accesso internet mobile desktop italia 2017 franzrusso.it

    Ma un’altra notizia, davvero interessante, è che, secondo quanto rilevato da comScore, in Italia nel mese di marzo l’accesso al web da Mobile ha superato quello da desktop. Se vi ricordate, nel mese di novembre del 2016 vi avevamo parlato dei dati diffusi da StatCounter che diceva che per la prima volta a livello globale gli utenti che accedevano da mobile superavano quelli che accedevano da desktop. Un dato che in quel periodo non veniva rispecchiato ancora nel nostro paese. Ma ora anche in Italia possiamo dire che questa tendenza si è verificata.

    mobile utenti italiani primi europa

    Come dicevamo, a marzo 2017 la Total Digital Population italiana (37,3 milioni di visitatori unici Desktop e Mobile), ha fatto registrare il sorpasso degli utenti che accedono a Internet esclusivamente tramite device mobili (9,3 milioni, pari al 25% del totale) sugli utenti che accedono solo da desktop (9,1 milioni, pari al 24%).

    Gli utenti multi-piattaforma rappresentano la metà della popolazione digitale italiana (51%), in crescita di 4 punti percentuali rispetto al 47% registrato a settembre 2016.

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    Il confronto tra il dato di marzo 2017 e quello di settembre 2016 mette in evidenza che l’aumento dell’audience mobile-only riguarda tutte le principali categorie di contenuto. Le maggiori crescite in punti percentuali si registrano nelle categorie News (passata dal 28% al 40%), Retail (dal 22% al 33%) e Sports (dal 41% al 51%). Le singole categorie mostrano peculiarità che ne determinano le modalità di accesso ai contenuti.

    internet mobile supera desktop 2017

    Da un lato categorie come News e Lifestyles raggiungono ormai l’80% della propria audience complessiva su dispositivi mobili (utenti esclusivi mobile e utenti multipiattaforma). Dall’altro lato, nelle categorie come Retail e Business, in cui è forte l’elemento transattivo, gli utenti mobile sono pari al 65% dell’audience totale, evidenziando come la componente Desktop-Only ricopra ancora un ruolo importante.

    Il 30% di coloro che accedono a Internet per usare i Social Media lo fa esclusivamente da Mobile.

    Cosa si evince da questi dati? Il primo dato è che gli utenti si stanno spostando sempre più verso il mobile, il dato dei 9,3 milioni è quindi destinato a salire. E di conseguenza, come secondo dato, è che le aziende oggi non possono fare a meno di strategie orientate al mobile se vogliono davvero raggiungere le persone, se vogliono davvero stringere Relazioni.

    Ormai si tratta di un dato di fatto.

  • #InternetDay, la diretta streaming del compleanno di Internet

    #InternetDay, la diretta streaming del compleanno di Internet

    In occasione del compleanno di Internet, che compie 31 anni il prossimo 30 aprile, trasmettiamo in diretta streaming #InternetDay, giornata organizzata da AGI alla quale parteciperanno, tra gli altri, il Ministro Carlo Calenda, Roberto Cingolani, Giorgio De Rita, Elio Catania e Davide Casaleggio. A moderare la giornata sarà Riccardo Luna.

    Internet il 30 aprile prossimo compirà 31 anni, una occasione che va celebrata anche perchè era il 30 aprile del 1986 quando da Pisa, sede del Centro nazionale universitario di calcolo elettronico (Cnuce), venne realizzata la prima connessione via satellite alla rete globale. E per l’occasione AGI organizza, con il patrocinio di Confindustria Digitale, la seconda edizione dell’#internetday: un giorno di festa, ma anche l’occasione per promuovere la cultura digitale e la diffusione della rete.

    #InternetDay 2017

    Durante la mattinata la presentazione del Diario dell’Innovazione AGI/CENSIS “Uomini, robot e tasse: il dilemma digitale”, che mostrerà l’impatto della tecnologia sul mercato del lavoro. Dopo l’illustrazione del Segretario Generale CENSIS Giorgio De Rita, ne discuteranno con il direttore AGI Riccardo Luna: il Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, il Presidente di Casaleggio Associati Davide Casaleggio, il Presidente di Confindustria Digitale Elio Catania e il direttore scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia Roberto Cingolani.

    Dalle ore 9 alle 12.30 del 28 aprile 2017 trasmetteremo qui sul nostro blog la diretta della mattinata, in live streaming dal MAXXI di Roma.

    Interverranno anche Marcello Albergoni Head of Italy LinkedIn, Paola Bonomo consigliere indipendente advisor e business angel, Pier Luigi Dal Pino direttore centrale Microsoft Italia, Marco Gay presidente Giovani Imprenditori di Confindustria, Maximo Ibarra Ceo Wind Tre, Massimo Mazzocchini Managing Director Italia e Malta Nokia, Renato Mazzoncini Ceo FS Italiane, Paolo Nuti Presidente & Cofounder MC-link, Angelo Perrino direttore Affaritaliani, Claudio Roveda direttore generale Fondazione Cotec, Matteo Stifanelli country manager Airbnb Italia, Francesco Stronati Vice President IBM Italia, Stefano Trumpy presidente Internet Society Italiana e  i migliori innovatori e creatori italiani. A seguire un brainstorming tra i giovani creatori d’innovazione e i pionieri dell’Internet Italiano della Internet Society, l’organizzazione internazionale di supporto alla Rete Internet, fondata da chi ha “creato” la Rete.

    Appuntamento allora qui sul nostro blog a partire dalle ore 9 per seguire insieme il compleanno di Internet.

  • “La Psicologia di Internet”, come i Social Network cambiano la nostra Personalità

    “La Psicologia di Internet”, come i Social Network cambiano la nostra Personalità

    La seconda edizione del libro “La Psicologia di Internet” di Patricia Wallace indaga e spiega come la Tecnologia Digitale e le interazioni sui Social Network e sul Web abbiano trasformato il nostro modo modo di comunicare, rendendolo sostanzialmente più aggressivo a causa della mancanza di un contatto diretto.

    È di recentissima pubblicazione in Italia la seconda edizione dell’opera “La Psicologia di Internet” di Patricia Wallace, edita originariamente dalla Cambridge University Press e subito tradotta in più di otto lingue.
    In questo libro, aggiornato agli ultimi e repentini cambiamenti della Rete, l’autrice si interroga e spiega come e perché la Tecnologia Digitale si rifletta sulla Personalità Umana e la cambi.

    Da una serie di approfondite ricerche presso la Graduate School del Maryland University College – dove la Wallace insegna Psicologia delle Relazioni e dell’Apprendimento – nasce, infatti, un profilo preciso della nostra Personalità sui Social Network e sul Web.

    psicologia internet social media

    In questo ritratto, il dato che principalmente emerge è la caratteristica del Narcisismo.
    Ne abbiamo già approfonditamente parlato https://www.franzrusso.it/insideweb/narcisismo-web-demonizziamo/ , e gli studi della Wallance riportano a galla quanto i Social Network possano facilmente trasformarsi in veri e propri palcoscenici in cui i feedback positivi servono ad arricchire e, più esattamente, a sostenere e rinforzare il livello di Autostima personale.

    E’ inevitabile cadere nella tentazione di voler piacere, arrivando perfino a sfalsare il vero carattere e i sentimenti genuini.
    La Comunicazione in Rete arriva a far credere che i mille “amici” siano costantemente in attesa dei nostri monologhi, tradendo così la reale natura del Web, che è quella di creare confronto e formazione in un dialogo creativo e innovativo.

    La mancanza di questo dialogo a viso aperto nasconde indubbiamente altri pericoli: quello della Solitudine, della Depressione e della Dipendenza da Internet, patologia ormai entrata anche nell’ultima edizione del Manuale Psicodiagnostico d’uso corrente – https://www.franzrusso.it/condividere-comunicare/come-perche-dipendenza-internet/ -.
    Pericoli gravi che non solo possono colpire i soggetti più deboli e gli adolescenti, come afferma la maggior parte degli studi, ma ogni individuo a qualunque età.

    psicologia internet wallace

    Le nuove Tecnologie Digitali consentono, indubbiamente, nuove e facilitanti forme di intrattenimento e di lavoro, potendo interagire sui Social Network e sul Web quando si vuole, utilizzando la Rete in qualsiasi momento: sono nate professioni ritagliate sui bisogni umani, con un risparmio enorme di energie, di costi e di tempi.
    Eppure, il poter essere sempre connessi – ancora di più con l’avvento e il dilagare dei dispositivi mobile – può facilmente comportare la perdita di attenzione, la perdita di sensibilità e di percezione.

    Si è presenti, ma non lo si è.

    Si impara a sostituire le emozioni con faccine che nascondono spesso i reali sentimenti, troppo impegnativi e delicati da esprimere veramente.
    In una corsa contro il tempo e nel desiderio di esserci sempre e ovunque, si dimentica che le relazioni umane e la comunicazione stessa hanno bisogno di tempo per esprimersi veramente, per non perdere umanità.

    Abbiamo avuto migliaia di anni di evoluzione per prendere confidenza con le interazioni umane in contesti faccia a faccia, ma appena due decenni per il mondo online diffuso su larga scala, che ora è il luogo dove si svolge l’interazione umana” scrive Patricia Wallace, andando così alla radice del problema.

    Indubbiamente Internet è un motore senza precedenti di innovazione, connessione e sviluppo umano: i vantaggi che ne derivano sono oggi visibile a tutti, nonché disponibili nella vita quotidiana per fare shopping risparmiando, per informarsi e formarsi, per mantenere i contatti con parenti e amici.

    Tuttavia, continua l’autrice, “il contatto faccia a faccia, ma c’è anche la distanza fisica, l’incertezza sul pubblico che ci vede e ci ascolta, la percezione dell’anonimato, la mancanza di un feedback immediato e gli strumenti di comunicazione che usiamo si basano principalmente su testo e immagini.”

    Ciò che manca nella Comunicazione Digitale è la Comunicazione Non Verbale, l’unica capace di non mentire mai e di dare quei feedback immediati necessari per aprirsi ad un confronto spontaneo.

    Nella Comunicazione Non Verbale arriva prima l’espressione del volto, lo sguardo nel contatto visivo,  il movimento degli muscoli corporei, un sorriso o un irrigidimento della postura, un gesto con le mani.
    La Comunicazione Non Verbale consente questo confronto, rassicurante e istantaneo, ma sfugge al nostro controllo.

    Quel controllo che la Comunicazione Digitale permette, invece, sempre, affinché testi e immagini possano riscontrare il maggior successo immediato.

    La Comunicazione Umana ha mille sfumature, permette allusioni senza offendere, permette di aprire parentesi e toni diversi nel discorso senza che il nostro interlocutore ne perda il filo.

    Ogni parola in differenti contesti può avere mille significati.
    La ricchezza del nostro Linguaggio Corporeo non ha fine.

    Gli studi della Wallace rilevano quanto l’assenza di contatto nella Comunicazione Digitale porti a rendere l’atteggiamento aggressivo fortemente dominante.

    Il bisogno umano di essere immediatamente compresi e di poter controllare le reazioni altrui, nel contesto di una comunicazione in cui manca il contatto diretto, fa alzare i toni.
    L’ironia diventa sarcasmo e il sarcasmo diventa cinismo.

    Proprio là dove basterebbe uno sguardo, un cenno del capo, una qualsiasi forma di risposta Non Verbale per far tornare l’equilibrio originario delle relazioni e interazioni umane.

    Scrive la Wallace: “è più difficile esprimersi in maniera sottile, quindi le comunicazioni appaiono più brusche e aggressive.”

    Il perché accada questo risiede proprio nella mancanza del Contatto Non Verbale, inevitabile nella Comunicazione Digitale.
    Comunicando in Rete e sui Social Network, si dimenticano i toni, le pause, gli sguardi, la vicinanza fisica, e questo porta direttamente ad un comportamento prevaricante.
    Come a dire che se non si sa come si verrà giudicati, e si teme il giudizio, è meglio aggredire per primi.

  • Italia e Internet, crescita lenta della velocità e della banda larga

    Italia e Internet, crescita lenta della velocità e della banda larga

    Il Rapporto sullo Stato di Internet di Akamai, riferito all’ultimo trimestre del 2016, ci mette ancora una volta di fronte al fatto che il nostro paese occupa ancora le ultime posizioni al mondo in fatto di velocità della rete e di adozione della banda larga. L’Italia è al 58° posto nel mondo per velocità a 8,7 Mbps. La Norvegia è a 23,6 Mbps con una crescita annua del 26%.

    Il Rapporto sullo Stato di Internet di Akamai è uno dei più autorevoli e attesi per comprendere come Internet è vissuto nel mondo, dal punto di vista della velocità, dell’adozione, è dunque un momento importante per conoscere lo stato dell’arte. L’ultimo rapporto si riferisce all’ultimo trimestre del 2016 e, ovviamente, ci offre dati interessanti anche per quanto riguarda il nostro paese. Interessanti e non di certo entusiasmanti, infatti l’Italia vista nel contesto mondiale ed europeo è ancora oggi uno dei paesi che sta indietro rispetto a tutti gli altri, addirittura riesce a perdere posizioni nonostante qualche timido miglioramento. Ma per comprendere meglio quale sia lo stato di internet nel nostro paese, è meglio passare a vedere qualche dato nel dettaglio.

    italia internet velocità banda larga 2016

    Allora, il dato che certamente si fa notare da subito è che la velocità media di connessione nel nostro paese ha fatto registrare, rispetto al terzo trimestre del 2016, una timida crescita del 5,2%, passando da 8,2 a 8,7 Mbps. Ma nonostante questo timido miglioramento, l’Italia scende ancora nella classifica mondiale posizionandosi 58esima e rimanendo alla 28 esima in area EMEA. In coda, sempre solo Croazia, Grecia e Cipro. Rispetto al trimestre precedente, il Q3 2016, si registra, rispetto allo stesso periodo del 2016, una crescita del 16%. Tanto per avere un’idea della situazione europea, quella più vicina a noi, in Norvegia, il paese dove si registra la velocità di connessione più alta, si viaggia a 23,6 Mbps con una crescita annua del 26%.

    Sul fronte adozione della banda larga, l’Italia non fa molti progressi: solo il 78% delle connessioni sono sopra i 4 Mbps. Il nostro paese si ferma alla 28esima posizione in EMEA e alla 63esima a livello mondiale. Rispetto al trimestre precedente, nel Q4 2016 registrato un lieve calo del 1,8% e dello 0,7% rispetto all’anno precedente (Q4 2015).

    Dal punto di vista dell’adozione dell’high broadband, l’Italia sembra aver arrestato la sua corsa: nel Q4 2016 Akamai registra solo il 23% di connessioni sopra i 10Mbps (nonostante un +19% rispetto al Q3 2016 e un +68% rispetto al Q4 2015). Un confronto: se l’Italia è al 23%, la Romania è a quota 69%.

    E poi, a fronte di una media di oltre il 30% per i paesi EMEA coinvolti nello studio, l’Italia registra solo il 10% delle connessioni superiori ai 15 Mbps. Nella classifica mondiale scende dalla 51esima alla 54esima posizione, 29esima in EMEA, nonostante un + 97% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (Q4 2015).  La Norvegia ha conservato il primo posto nell’adozione della banda larga a 15 Mbps tra i paesi europei inclusi nello studio, alla pari con la seconda classificata, la Svizzera, con un tasso di adozione del 54%. In altri sette paesi (Svezia, Danimarca, Paesi Bassi, Finlandia, Romania, Lettonia e Belgio) il 40% o più di indirizzi IPv4 univoci si è connesso ad Akamai a velocità medie superiori a 15 Mbps.

    Tra i primi 10 a livello mondiale nell’adozione della banda larga a 25 Mbps, sono sei i paesi europei: Norvegia (al 2° posto), Svezia (al 3º), Danimarca (al 5°), Svizzera (al 6°), Finlandia (all’8º) e Lettonia (al 10°). Incrementi notevoli su base annua sono stati osservati in Danimarca (79%), Svizzera (75%) e Norvegia (62%).

    Per quanto riguarda poi le connessioni mobili, nel quarto trimestre del 2016, in Italia la velocità media di connessione mobile raggiunge i 11,2 Mbps. La più elevata al mondo resta quella del Regno Unito con 26,8 Mbps.

  • Internet e i Social Network: quanto male fanno alla Memoria?

    Internet e i Social Network: quanto male fanno alla Memoria?

    Oggi non potremmo più fare a meno dei nostri device e delle piattaforme Social per ricordarci tutto. Siamo facilitati dai motori di ricerca e dalle notifiche. La nostra Memoria conserva, tuttavia, dei Ricordi che appartengono alla nostra Personalità: perdere questi sarebbe come smarrire la nostra Essenza Umana.

    Se perdiamo il nostro cellulare, siamo persi noi.
    Se non facciamo il back up dei dati del nostro pc e li perdiamo, perdiamo noi.
    Non è nulla di nuovo.
    Lavoriamo con la tecnologia e questa è la prima cosa da fare: salvaguardare gli strumenti che conservano il nostro lavoro e le informazioni della nostra vita.
    Spostando il nostro lavoro e il nostro pensiero su device, computer, o molto più semplicemente su piattaforme Web, abbiamo sottoscritto un tacito accordo, moltissimo tempo fa.
    Non abbiamo solo accettato di fornire i nostri dati personali.
    Di più: abbiamo delegato alla Rete una delle funzioni più artistiche e intelligenti del nostro cervello.
    La Memoria.

    internet memoria social network

    Quando è successo? Non potremmo dirlo.
    Di sicuro progressivamente, giorno dopo giorno, ma comunque in un processo inesorabile.
    E come sempre non si tratta di incolpare in qualche modo Internet o i Social Network, ma di essere consapevoli di quanto potenti siano questi mezzi di comunicazione e di usarli al meglio.

    Il dibattito su quanto Internet faccia bene alla nostra Intelligenza, all’intelletto e alle emozioni – Intelligenza Razionale ed Emotiva – è sempre aperto.
    E personalmente credo sia giusto che rimanga così. Aperto.
    Perché solo parlandone e continuando a discuterne possiamo rimanere coscienti del Costo sociale e culturale, ma anche intellettivo ed emotivo, che stiamo pagando.
    Un Costo decisamente alto.

    Che cos’è la Memoria?
    Secondo la definizione di Wikipedia si tratta della “capacità del nostro cervello di conservare informazioni.”
    Una funzione psichica e mentale che ci permette di assimilare, ritenere e richiamare – sotto forma di ricordo – le informazioni apprese durante l’esperienza intellettiva e sensoriale.
    Si tratta di un esercizio intellettivo, dunque, ma anche puramente psichico.
    E’ questa conservazioni di nozioni e di emozioni che ci permetterà di formare nel tempo la nostra Esperienza, la nostra Cultura, le Associazioni Psichiche e, di fatto, la formazione della nostra Personalità.
    Qui si aprono capitoli immensi di discussione, a partire dalle Teorie della Psicologia che posizionano intorno ai nostri 4 anni di età i primi ricordi che influenzano il nostro carattere.

    Quello che su cui ci interessa fare chiarezza ora è che la Memoria si distingue in due tipi: a Breve e a Lungo Termine in base alla durata della ritenzione del ricordo.
    Perché nel mondo sempre più veloce in cui viviamo, con un flusso di informazioni costante e continuo e un’overload di dati, ricorriamo a Internet proprio per salvaguardare la nostra funzione intellettiva.
    Non potremmo mai ricordarci tutti i numeri di telefono dei nostri contatti.
    Non potremmo mai ricordarci tutte le date dei compleanni e degli anniversari.
    Non potremmo mai ricordarci come si scrivono tutte le parole difficili.
    E gli indirizzi, la lista della spesa, l’agenda degli appuntamenti…
    Deleghiamo il ricordo a motori di ricerca fenomenali, che in una manciata di secondi, recuperano l’informazione che vogliamo.

    Certo, è tutto più semplice.
    Io che non ho mai imparato a fare le divisioni ci metto un attimo a non fare figuracce.
    Mia madre è mille volte più brava di me a ricordarsi i nomi delle persone, per non parlare delle parole crociate.
    Una recente ricerca universitaria, per altro, conferma che più del 70% delle persone che quotidianamente usano Internet non conosce a memoria il numero di telefono del partner, mentre il 49% utilizza applicazioni e note sul device per ricordare password e numeri di sicurezza personali delle carte di credito e dei bancomat (PIN).

    La Memoria a Breve Termine non ci serve più.
    Abbiamo strumenti più affidabili del nostro stesso cervello per procedere nella vita quotidiana e nel lavoro quotidiano senza l’ansia di dover ricordare tutto.
    Possiamo concederci di non ricordare, perché in ogni caso recuperiamo le informazioni utili in pochissimo tempo.

    Grazie alla tecnologia oggi – e domani sempre di più con la Realtà Aumentata – si è realizzata un’Evoluzione culturale, sociale, intellettiva e psicologica che non avremmo mai raggiunto altrimenti.
    Che è esattamente quel Costo di cui parlavamo.
    L’altra faccia della medaglia, infatti, è che abbiamo progressivamente perso l’allenamento e la sensibilità che mantengono Umani i nostri Ricordi.
    E Ricordo fa rima con Essere Umano.
    Non con cercare su Google qualsiasi informazione che non ci torna in mente.
    Non con il condividere l’Accadde Oggi di Facebook.

    Ben altro discorso è parlare della Memoria a Lungo Termine.
    Ecco, perdere quella sarebbe decisamente un Costo eccessivo.
    Un Costo intellettivo e psicologico, ma anche sociale e culturale, che non ci possiamo assolutamente permettere.

    Perché vorrebbe dire alterare l’Essenza Umana, i Ricordi della propria Vita e non essere più capaci di Crescere.
    Perché solo grazie alla Memoria, ai processi di ritenzione e immagazzinamento delle informazioni vitali e ai processi di recupero e riconoscimento di queste informazioni, ognuno di noi nasce, cresce e costruisce Se Stesso.
    Solo grazie alla Memoria siamo noi stessi, autentici e genuini proprio per i ricordi che abbiamo. 

    Si tratta di quel passato che ha costruito il nostro presente, la nostra persona, la nostra realtà.

    I ricordi della Memoria a Lungo Termine fanno parte di noi, sono la nostra ricchezza. Sono la nostra storia.
    Perderla non equivale a perdere solamente un cellulare, ma a non riconoscere più se stessi.
    Né dentro né fuori dal Web.

     

     

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