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  • Microsoft investe in Italia su IA e Cloud, la formazione al centro

    Microsoft investe in Italia su IA e Cloud, la formazione al centro

    Microsoft pronta ad investire in Italia 4,3 miliardi di euro per infrastrutture IA e cloud. Al centro la formazione di oltre un milione di persone e sostegno all’innovazione delle aziende italiane.

    Proprio ieri davamo notizia di nuovi investimenti da parte di Oracle in Malesia, con l’apertura di una nuova cloud region. E il pensiero, non espresso, restava sempre su: “e nel nostro paese quando?”.

    Ed ecco che, sempre nella stessa giornata di ieri qualcosa di importante, effettivamente, si è mosso.

    La notizia ha fatto il giro del mondo per via della cifra che il colosso di Redmond vuole investire nel nostro paese. Ci si augura che poi tutto questo auspicio diventi, presto, una realtà concreta.

    Andiamo sulla notizia e su cosa significa per l’Italia, e per l’Europa.

    Microsoft investe in Italia su cloud e IA

    Microsoft ha annunciato ieri un investimento di ben 4,3 miliardi di euro (4,8 miliardi di dollari) in Italia nei prossimi due anni. L’obiettivo è quello di rafforzare l’infrastruttura per l’intelligenza artificiale (IA) e la capacità Cloud nel paese.

    Si tratta della più grande iniziativa di Microsoft in Italia, ed è parte del suo impegno a lungo termine per sostenere la trasformazione digitale del Paese.

    Secondo Brad Smith, vicepresidente e Presidente di Microsoft, l’investimento mira a equipaggiare “il governo italiano, le aziende e la forza lavoro con le tecnologie necessarie per sviluppare un’economia guidata dall’IA, creando nuovi posti di lavoro e generando nuove opportunità di crescita”.

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    Cosa prevede l’investimento

    L’investimento prevede la creazione di nuove infrastrutture cloud e datacenter per accelerare l’adozione dell’IA in Italia, sostenendo così l’innovazione e la produttività delle imprese.

    Microsoft opererà secondo i suoi “AI Access Principles”, che promuovono l’innovazione e la concorrenza nel settore dell’IA, impegnandosi a rendere accessibili le tecnologie IA sia alle organizzazioni sia agli individui. E a farlo in modo responsabile e inclusivo​.

    Oltre all’infrastruttura tecnologica, Microsoft introdurrà un programma di formazione chiamato “AI National Skilling Initiative”. Un programma che prevede di formare oltre un milione di persone in Italia entro il 2025, focalizzandosi sulla promozione delle competenze in IA, sia a livello tecnico che di business.

    Attraverso questa iniziativa, Microsoft e i suoi partner forniranno opportunità di formazione a professionisti e studenti in tutto il Paese, compresi coloro provenienti da comunità svantaggiate​.

    L’impatto dell’investimento sulle aziende italiane

    L’IA ha il potenziale di influire significativamente sulla produttività e sul benessere delle società odierne. Specialmente in un contesto come quello italiano, caratterizzato da carenza di talenti e di invecchiamento della popolazione.

    L’Italia potrebbe perdere circa 3,7 milioni di lavoratori entro il 2040, causando un calo del PIL nazionale notevole.

    L’adozione diffusa delle tecnologie IA potrebbe, invece, contribuire a mantenere i livelli di benessere economico, con un potenziale incremento annuo del PIL fino a 312 miliardi di euro nei prossimi 15 anni.

    Questo aumento includerebbe un impatto positivo di 122 miliardi di euro per le PMI e le aziende del Made in Italy​.

    Il valore della formazione al centro

    La formazione di nuovi talenti nel settore dell’IA rappresenta, quindi, una delle strategie chiave dell’investimento di Microsoft. Attraverso la collaborazione con organizzazioni, istituzioni governative e associazioni, l’iniziativa di Microsoft mira a ridurre la “povertà educativa” e a supportare l’inclusione sociale. Un esempio è l’iniziativa “Include to Grow” della non-profit ELIS, che si concentra sull’aiutare le donne che non sono riuscite a trovare lavoro dopo il congedo di maternità​.

    L’infrastruttura cloud di Microsoft, che verrà potenziata da questo investimento, consentirà alle aziende italiane di sfruttare appieno il potenziale dell’IA per crescere e innovare in modo sicuro.

    Il programma AI L.A.B. di Microsoft Italia ha già coinvolto oltre 320 aziende, portando alla creazione di più di 450 progetti basati sull’IA generativa, con il 50% di essi già in fase operativa.

    Quasi metà delle aziende usa soluzioni IA

    Secondo uno studio condotto da THEA Group e Microsoft Italia, il 47% delle aziende che utilizzano soluzioni basate sull’IA ha registrato un aumento della produttività superiore al 5%, mentre il 74% ha riportato un incremento di oltre l’1%.

    Questi guadagni di produttività sono particolarmente rilevanti considerando che la crescita della produttività in Italia negli ultimi vent’anni è stata solo dell’1,6%​

    L’approccio responsabile e sostenibile all’IA di Microsoft

    Microsoft si impegna a sviluppare l’IA in modo responsabile e sostenibile, seguendo sei principi chiave: equità, affidabilità e sicurezza, privacy e sicurezza, inclusività, trasparenza e responsabilità.

    Inoltre, l’azienda si è impegnata a garantire che la sua infrastruttura cloud in Italia rispetti gli standard nazionali per la classificazione dei dati, offrendo servizi cloud anche all’Amministrazione Pubblica attraverso il “Polo Strategico Nazionale”​.

    Microsoft ha inoltre introdotto iniziative per la sostenibilità dell’IA, tra cui l’uso di energie rinnovabili nelle sue infrastrutture.

    Il colosso di Redmond ha sottoscritto tre accordi di acquisto di energia (PPA) per fonti rinnovabili in Italia e sta pianificando ulteriori investimenti per garantire che i suoi data center funzionino in modo efficiente dal punto di vista energetico.

    Questi data center utilizzano sistemi di raffreddamento diretti che riducono il consumo di acqua ed energia, contribuendo a un minore impatto ambientale​.

    Un grande segnale di fiducia

    L’investimento di Microsoft rappresenta un importante segnale di fiducia per il mercato italiano.

    Rafforzare l’infrastruttura digitale attraverso l’IA e il cloud può favorire l’innovazione e la crescita economica del Paese, specialmente per le piccole e medie imprese (PMI) che costituiscono la spina dorsale dell’economia italiana.

    Inoltre, la formazione di un milione di persone entro il 2025 potrebbe aiutare a colmare il gap di competenze nel settore dell’IA, posizionando l’Italia come uno dei principali hub di sviluppo tecnologico in Europa.

    L’attenzione di Microsoft alla sostenibilità e all’inclusività, inoltre, rappresenta un passo significativo verso una trasformazione digitale che non lasci indietro nessuno, rispondendo alle sfide sociali ed economiche legate alla modernizzazione del Paese.

    Una grande opportunità e speriamo diventi realtà

    Questo investimento non rappresenta solo un’opportunità economica, ma anche un catalizzatore per una trasformazione culturale che potrebbe influenzare positivamente diversi settori della società italiana.

    L’investimento di 4,3 miliardi di euro di Microsoft in Italia è destinato ad avere un impatto significativo sul panorama tecnologico e sull’economia del Paese.

    Da un lato, offrirà alle aziende italiane gli strumenti necessari per innovare e rimanere competitive in un mercato globale sempre più digitalizzato; dall’altro, contribuirà a creare una forza lavoro qualificata, pronta ad affrontare le sfide del futuro con un approccio responsabile e sostenibile all’IA.

    Certo, ci si augura che tutto questo possa tradursi in fatti concreti, dovendo confrontarsi con una realtà italiana molto complessa e molto frastagliata.

    [L’immagine di copertina è realizzata da @franzrusso attraverso IA con Image Creator di Microsoft]

  • Microsoft e investimenti IA: 1,7 miliardi di dollari in Indonesia

    Microsoft e investimenti IA: 1,7 miliardi di dollari in Indonesia

    Microsoft annuncia un investimento di 1,7 miliardi di dollari in Indonesia sull’intelligenza artificiale e il cloud. L’azienda si impegna a formare 2,5 milioni di persone per stimolare la crescita economica dell’area.

    Microsoft continua la sua operazione di investimenti sull’Intelligenza Artificiale, e sul cloud computing. Adesso è la volta dell’Indonesia. L’annuncio è che l’azienda guidata da Satya Nadella realizzi un piano di investimenti su IA e cloud da 1,7 miliardi di dollari per la durata di 4 anni.

    Si tratta di un investimento importante per il colosso di Redmond che va a coinvolgere il paese che rappresenta l’economia più grande del sud-est asiatico.

    Microsoft investe anche nella formazione

    L’azienda si impegna, inoltre, a contribuire alla formazione di 2,5 milioni di persone nel sud-est asiatico con competenze specifiche sull’intelligenza artificiale, di cui 840.000 in Indonesia.

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    Un tempo snobbata, questa area dell’Asia comincia ad essere sempre più interessante e appetibile. Fino a non molto tempo fa la maggior parte degli investimenti tech da parte di grandi aziende riguardavano spesso la Cina o l’India. I due paesi del continente più avanzati da questo punto di vista.

    Ma ora qualcosa è cambiato. E Microsoft è pronta a cogliere l’opportunità.

    Cambia il contesto e cambiano gli investimenti

    Il contesto geopolitico dell’area sta cambiando e, di conseguenza, cambiano le aree su cui le aziende concentrano i propri investimenti.

    Prima di Nadella, anche Jensen Huang di Nvidia e Tim Cook di Apple avevano fatto visita nella regione. Obiettivo comune è quello di inseguire una popolazione giovane ed esperta di tecnologia, nel momento in cui la crescita cinese diminuisce.

    L’impatto della IA sulla crescita

    La rivoluzione dell’IA sarà la prossima grande svolta nella curva di crescita del PIL”, ha detto Nadella di fronte a centinaia di partecipanti ad un evento aziendale a Giakarta. Erano presenti quindi sviluppatori di software, ministri e amministratori delegati.

    Ciò avrà un impatto reale anche in Indonesia, dove avremo nella regione una crescita extra del 10%-12%“.

    Da un po’ di tempo, a seguito del grande investimento fatto da Microsoft su OpenAi, l’opera di Nadella è quella di andare in giro nelle aree geografiche più idonee per gli investimenti sulla AI. Sta attraversando zone sempre più diverse.

    I viaggi e la strategia di Nadella

    Durante i suoi viaggi continua a spingere i governi e le imprese a investire in tecnologia e nella formazione delle persone. Il suo nuovo mantra è quello di parlare del grande potenziale dell’intelligenza artificiale per rimodellare intere economie.

    I suoi viaggi lo porteranno anche a Bangkok (Tailandia) e Kuala Lumpur (Malesia) entro la fine di questa settimana.

    Satya Nadella - CEO Microsoft
    Satya Nadella – CEO Microsoft

    In questo modo, Microsoft si sta ponendo un passo avanti rispetto ai suoi competitor, come Amazon o Google o Meta.

    La scommessa sulle tecnologie di intelligenza artificiale generativa è servita a Microsoft per riprendere il comando e considerare l’Asia come un mercato importante ma anche come un nuovo  bacino di talenti.

    Infrastrutture e formazione sulla IA

    Come sappiamo, Microsoft ha investito 13 miliardi di dollari in OpenAI per creare una serie di assistenti di IA e altre funzionalità. La strategia è proseguita nell’integrazione della IA nei prodotti che vanno da Windows e Office al motore di ricerca Bing, e in molti dei quali comportano costi aggiuntivi per l’utilizzo da parte dei clienti.

    L’azienda sta investendo molto per espandere la propria rete globale di data center per soddisfare la crescente domanda di servizi di intelligenza artificiale, con spese in conto capitale che hanno raggiunto i 14 miliardi di dollari nel trimestre di marzo.

    In parole povere, Microsoft, attraverso l’opera del suo CEO, sta dimostrando che l’IA può essere un grande volano di crescita economica. Ma servono investimenti per supportare la costruzione di un sistema che possa agganciare questa crescita.

    Altro elemento fondamentale è la formazione delle persone.

    Servono nuove competenze per sviluppare questo scenario di crescita. L’attività di investimenti nelle infrastrutture segue di pari passo quella degli investimenti sulla formazione delle persone.

    Solo così si può agganciare la crescita attraverso lo sviluppo di nuove tecnologie che possano produrre effetti positivi.

     

  • ETF e Bitcoin: gli effetti e il caso del falso post della SEC

    ETF e Bitcoin: gli effetti e il caso del falso post della SEC

    C’è molta attesa sulla decisione della SEC sugli ETF legati al Bitcoin. Decisione che potrebbe influenzare il mercato finanziario. In aggiunta a questo, c’è l’episodio del post non autorizzato su X. Ecco tutto quello che c’è da sapere.

    In questi giorni si parla molto di ETF e Bitcoin, in relazione alla decisione che la SEC degli Stati Uniti, l’equivalente della nostra Consob, che potrebbe prendere nella giornata di oggi. Una decisione che potrebbe cambiare lo scenario finanziario e creare un legame diretto tra valuta tradizionale e valuta elettronica.

    Una decisione che potrebbe avere effetti su tutte le altre valute elettroniche, non solo per i Bitcoin. Ecco perché se ne parla molto.

    Di seguito cercheremo di capire il significato di questa importante decisione. Partendo dal definire cosa si intende per ETF, cosa è il Bitcoin e cosa è successo nelle ultime ore a proposito di un post pubblicato senza autorizzazione che ha generato non poche polemiche tra la SEC e la piattaforma di Elon Musk.

    Allora, la notizia, come dicevamo prima, è che la U.S. Securities and Exchange Commission (SEC) possa approvare gli ETF legati al Bitcoin a breve. Questa aspettativa, vista la rilevanza di questa decisione, ha portato a un aumento significativo del prezzo del Bitcoin, raggiungendo i livelli più alti degli ultimi 21 mesi.

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    Che Cos’è un ETF

    Come anticipato, cerchiamo di capirne di più, con un minimo di approfondimento attraverso tutte queste sigle.

    Un ETF (Exchange-Traded Funds) è un tipo di fondo di investimento che replica l’andamento di un indice, un bene, un paniere di asset o una strategia di investimento. A differenza dei fondi comuni di investimento, gli ETF sono negoziabili in borsa come le azioni.

    Gli ETF offrono ai piccoli e grandi investitori un modo relativamente semplice e meno costoso per diversificare il loro portafoglio.

    Per intenderci meglio, gli ETF sono come dei cestini di investimento. Immaginiamo di avere un cestino in cui puoi mettere diversi tipi di frutta (azioni, obbligazioni, ecc.). Questo cestino può essere poi acquistato o venduto, offrendo una varietà di frutti invece di dover comprare ogni frutto separatamente.

    Bitcoin e Criptovalute

    Non ci sarebbe bisogno di specificare molto, essendo la criptovaluta più nota, ma resta sempre utile un breve recap.

    Il Bitcoin è la prima e più nota criptovaluta, lanciata nel 2009. È una valuta digitale decentralizzata che utilizza la tecnologia blockchain per garantire transazioni sicure e anonime. Negli ultimi anni, il Bitcoin è diventato un asset di investimento popolare, sebbene rimanga sempre molto volatile.

    Anche in questo caso, procediamo ad una spiegazione di base dei Bitcoin.

    Il Bitcoin, lo sappiamo bene, è come il denaro elettronico. Invece di usare banconote o monete fisiche, si utilizza una versione digitale che può essere scambiata online.

    È come inviare un messaggio e-mail invece di una lettera cartacea.

    Visto che ci siamo, spieghiamo in maniera semplice anche la blockchain.

    La blockchain è un registro digitale che tiene traccia di tutte le transazioni di Bitcoin. È come un libro mastro che registra ogni movimento di denaro, ma in forma digitale e molto sicura.

    ETF legati al Bitcoin

    Cosa significa quindi tutta questa vicenda tra ETF e Bitcoin?

    Gli ETF legati al Bitcoin sono fondi che mirano a tracciare il prezzo del Bitcoin e offrono agli investitori un modo per partecipare all’andamento di questa criptovaluta senza possederla direttamente.

    Questo elimina la necessità di gestire wallet digitali e la complessità della sicurezza delle criptovalute.

    Investire in ETF su Bitcoin potrebbe essere un modo per diversificare i risparmi, aggiungendo un tipo di investimento che non è strettamente legato all’andamento di azioni e obbligazioni tradizionali.

    L’approvazione degli ETF legati al Bitcoin potrebbe portare a un significativo afflusso di capitali nel mercato delle criptovalute.

    Ad esempio, la Standard Chartered Bank stima che potrebbero esserci tra i 50 e i 100 miliardi di dollari di investimenti in ETF su Bitcoin nel corso dell’anno​.

    E poi, la febbre degli ETF su Bitcoin ha influenzato anche altre criptovalute.

    Per esempio, Ethereum (ETH) ha subito un calo rispetto al Bitcoin, raggiungendo il livello più basso in 32 mesi.

    La decisione della SEC su ETF e Bitcoin

    Evidentemente, come abbiamo brevemente visto, c’è molta attesa attorno a questa decisione. BlackRock, il più grande gestore di asset al mondo, si aspetta che la SEC approvi la loro domanda per un ETF su Bitcoin il 10 gennaio 2024, cioè oggi​​. La data di oggi è quindi vista come un momento chiave per tutto il settore.

    Diverse importanti società di gestione degli investimenti, tra cui la già citata BlackRock, Fidelity e WisdomTree, hanno presentato domande per lanciare ETF legati al Bitcoin​​, segnalando un crescente interesse istituzionale verso questa classe di asset.

    Ovviamente, l’attesa decisione ha generato volatilità nel mercato, con il prezzo del Bitcoin che ha oscillato sensibilmente in risposta alle notizie e alle speculazioni.

    Brevemente, riassumiamo cosa potrebbe succedere dal punto di vista dei benefici e dei rischi che questa decisione potrebbe comportare.

    Benefici degli ETF su Bitcoin

    Accessibilità: gli ETF su Bitcoin consentono agli investitori tradizionali di accedere ai mercati delle criptovalute attraverso piattaforme e broker conosciuti.

    Semplicità: gli ETF eliminano la necessità di gestire la custodia del Bitcoin, un processo che può essere complesso e rischioso.

    Diversificazione: per gli investitori che cercano di diversificare i loro portafogli, gli ETF su Bitcoin offrono un’esposizione a un nuovo tipo di asset.

    Considerazioni e Rischi

    Volatilità: il Bitcoin è noto per la sua alta volatilità, che si riflette anche negli ETF correlati.

    Regolamentazione: il contesto normativo degli ETF su Bitcoin varia in base al paese, e le future regolamentazioni possono influenzare il mercato.

    Evoluzione del Mercato: il mercato delle criptovalute è in rapida evoluzione, il che può comportare rischi aggiuntivi e imprevedibilità.

    Ma non è tutto, perché quando in Italia era già sera inoltrata, si è verificato un episodio che ci dà la misura di quanto sia attesa questa decisione.

    E parliamo del post pubblicato senza autorizzazione sull’account X della SEC.

    Il 9 gennaio 2024, ieri, l’account X della U.S. Securities and Exchange Commission (SEC) è stato compromesso, che ha comportato la condivisione di un post (quello che prima si chiamava tweet) non autorizzato riguardante gli ETF (Exchange-Traded Funds) legati al Bitcoin​​.

    Il falso post della SEC su X

    Il post, rimasto online per circa 30 minuti prima di essere eliminato, annunciava, in maniera falsa, l’approvazione da parte della SEC degli ETF su Bitcoin per la quotazione in tutte le borse nazionali registrate negli Stati Uniti​​.

    La pubblicazione di questo falso annuncio ha causato un picco temporaneo nel prezzo del Bitcoin, che è salito vicino ai 48.000 dollari prima di scendere nuovamente a circa 45.700 dollari​​.

    La sicurezza dell’account è stata messa in discussione, soprattutto perché non era stata attivata l’autenticazione a due fattori al momento del compromesso​​. Infatti, l’account Safety di X ha comunicato, dopo la fine delle indagini preliminari su ciò che è potuto accadere, che l’account della SEC era stato compromesso, invitando ad adottare l’autenticazione a due fattori.

    In seguito a questo episodio, vi è stata una certa preoccupazione che l’approvazione degli ETF su Bitcoin potesse essere ritardata o negata a causa di questo episodio, anche se alcuni esperti del settore hanno espresso dubbi che l’incidente potesse influenzare l’imminente decisione.

    In conclusione, gli ETF su Bitcoin rappresentano un ponte significativo tra il mondo finanziario tradizionale e quello delle criptovalute.

    Come abbiamo visto, questa decisione potrebbe offrire vantaggi in termini di accessibilità e semplicità. Ma come ogni investimento, comporta dei rischi, soprattutto a causa della volatilità intrinseca del Bitcoin e delle incertezze normative. Vedremo cosa succederà rispetto all’annuncio di questa decisione.

  • Twitter e Elon Musk, relazione complicata e rischiosa

    Twitter e Elon Musk, relazione complicata e rischiosa

    A sorpresa, Elon Musk ha deciso di non entrare più nel CdA di Twitter, dopo aver acquisito il 9,2%. C’è da attendersi un tonfo del titolo a Wall Street, mandando in fumo i guadagni dei giorni scorsi. E intanto ha cancellato qualche tweet.

    È successo tutto in meno di una settimana e, conoscendo il personaggio, forse era anche prevedibile. La notizia di oggi è che Elon Musk non prenderà più posto all’interno del consiglio di amministrazione di Twitter. Solo 5 giorni fa invece il proprietario della Tesla prendeva posto all’interno del CdA di Twitter con un ruolo a scadenza. Ma con una valenza attiva.

    Come avevamo scritto per l’occasione, Elon Musk, a differenza dell’investimento passivo, aveva deciso invece per optare per un ruolo attivo. Questo avrebbe comportato che Musk avrebbe inciso nelle decisioni dell’azienda. Un cambio di passo sostanziale rispetto a quella che era l’idea iniziale.

    Ricordiamo che l’investimento fatto da Elon Musk è di circa 3 miliardi di dollari, in virtù del quale ha acquisito il 9,2% delle quote aziendali. Diventando il maggior azionista.

    Però l’accordo per accedere al consiglio di amministrazione prevedeva di non superare il 14,9% delle quote totali.

    Twitter Elon Musk, relazione complicata

    Dal momento in cui Elon Musk acquisisce le quote e acquisisce anche un ruolo attivo all’interno di Twitter. E iniziano i problemi. Avevamo messo in guardia che la presenza di Elon Musk all’interno di Twitter potesse costituire una opportunità ma potesse anche comportare dei rischi. Proprio per il fatto che il fondatore della Tesla, e anche di SpaceX, ha una reputazione imprevedibile. E nei fatti lo ha dimostrato anche stavolta.

    A dare notizia del fatto che Musk non sarebbe più entrato all’interno del CdA di Twitter è stato il CEO dell’azienda, Parag Agrawal. In un tweet ha allegato un suo comunicato:

    Nel comunicato, Agrawal lascia intravedere le discussioni che nei fatti ci sono state in questi giorni. Elon Musk ha intrattenuto diversi colloqui con i dirigenti di Twitter. W, alla fine, ha optato per non entrare più nel consiglio, la sua sarebbe dovuta diventare effettiva il 9 aprile. “Credo che questo sia il meglio“, ha aggiunto Agrawal.

    La sua decisione di non entrare rischia di accendere speculazioni attorno al titolo TWTR. Infatti, se alla notizia del suo ingresso il titolo è volato a Wall Street, è molto probabile che oggi, all’apertura delle operazioni si assisterà ad un notevole volo al ribasso del titolo, mandando in frantumi tutti i guadagni realizzati in questi giorni.

    Di discussioni il Washington Post aveva parlato anche tra i dipendenti di Twitter che lamentavano un trattamento diverso. Molti lamentavano il fatto che se uno di loro avesse twittato come Elon Musk sarebbe stato indagato dall’ufficio del personale. E presto ci sarebbe dovuto essere un confronto tra i dipendenti e Elon Musk, accompagnato da Agrawal.

    Elon Musk e Twitter, tra vantaggi e rischi

    Ma cosa ha fatto Elon Musk nei giorni successivi all’acquisizione e fino a ieri?

    Il giorno dopo l’acquisizione della quota maggioritaria, Elon Musk, con un’azione furba, ha cercato di intestarsi l’adozione del “modifica tweet“. Il tasto di modifica del testo tanto agognato dalla gran parte degli utenti. Ha cercato di far passare come sua iniziativa facendo un sondaggio che ha ricevuto oltre 4 milioni di voti, il 75% esprimendo il suo favore.

    Ma Twitter, come abbiamo spiegato in un altro articolo, l’annuncio che il modifica tweet lo aveva già fatto, solo che lo aveva fatto il 1° di aprile, portando tutti a pensare che fosse uno scherzo. E invece non lo era.

    L’azienda è poi intervenuta dichiarando che l’annuncio non dipendeva dal tweet di Elon Musk.

    Ma il fondatore della Tesla non si è fermato certo a questo.

    Nei giorni successivi ha continuato a twittare su diversi ambiti, arrivando a scrivere anche “Twitter è morto?“, proprio il 9 aprile, giorno in cui sarebbe diventato ufficiale il suo ingresso nel CdA di Twitter:

    Altra situazione che ha imbarazzato non poco è stata quando, sempre sabato 9 aprile, ha cominciato a twittare su Twitter Blue, l’app di Twitter che aggiunge nuove funzionalità a pagamento. Nel primo tweet, Elon Musk suggeriva che Twitter Blue dovrebbe garantire un altro tipo di spunta all’utente, diverso da quello di verifica. E ancora che il prezzo dell’abbonamento dovesse essere di 2 dollari al mese, pagando in anticipo i 12 mesi. Se poi, nel corso dei mesi, l’app fosse stata usata per diffondere spam, Musk suggeriva la sospensione senza rimborso.

    Scriviamo al passato perché Musk ha cancellato il tweet principale. In basso qualche screenshot:

    Aveva anche proposto di convertire gli uffici di Twitter, a San Francisco, in rifugi per i senta tetto, “dato che nessuno si presenta”.

    Insomma, la scelta di non entrare nel CdA può rivelarsi per Twitter un bene. I rischi che avevamo immaginato si sono verificati immediatamente e forse, appunto, tutto questo potrebbe essere un bene.

    Ma c’è da attendersi un forte ribasso del titolo, in conseguenza di questa decisione di Elon Musk, e c’è anche da registrare che, da quel poco che si sa, il fondatore della Tesla non sarebbe (condizionale d’obbligo!) più il maggior azionista.

    Infatti, il fondo comune Vanguard venerdì scorso ha acquisito una quota del 10,3% di Twitter, diventando di fatto il maggiore azionista. Chissà se anche questo ha influito nella scelta di Elon Musk. E la risposta non l’avremo certo a breve.

  • Startup, tutti i numeri sugli investimenti in Italia nel 2015

    Dopo la panoramica mondiale sulle startup del precedente articolo, vediamo  qual è la situazione italiana degli investimenti, grazie ai numeri diffusi da StartupItalia! e FinSMEs.

    Come di consueto dicembre è il mese di resoconti e considerazioni su quanto è accaduto nell’anno che si sta per concludere. I numeri sono sempre protagonisti e ci offrono una panoramica precisa, anche se in parte suscettibile di interpretazioni diverse.

    Nel precedente articolo ho parlato dell’infografica realizzata da Coupofy, che offre un’idea d’insieme dell’ecosistema startup mondiale; al termine vi invitavo però ad approfondire i dati sulle startup italiane da fonti nazionali ufficiali per avere una visione più precisa e aggiornata sul loro numero. Per una valutazione e un confronto sul tema degli investimenti in Italia invece, oggi ci vengono in aiuto i dati diffusi da StartupItalia! e FinSMEs.
    E qui, come era ovvio aspettarsi, le proporzioni ci danno contezza della consistenza dell’ecosistema startup nazionale.

    Abbiamo visto infatti quali sono i cosiddetti “unicorni”, ovvero startup la cui valutazione supera il miliardo di dollari; abbiamo visto acquisizioni per cifre da capogiro (come i 19 miliardi di dollari per Whatsapp). In Italia si parla di 1 miliardo di euro di investimenti e finanziamenti da destinare alle startup di casa nostra, come obiettivo complessivo da raggiungere entro il 2018.

    Ma veniamo ai dati che sono stati raccolti da StartupItalia! e FinSMEs direttamente dalle notizie comunicate da startup e investitori durante questo ultimo anno. Nel 2015 in Italia sono stati raggiunti 97,977 milioni di euro in 74 operazioni di investimento.

    InfograficaInvestimenti_startupitalia

    (Clicca sull’immagine per visualizzarla in modalità estesa)

    Un numero preciso ma che, per la natura della raccolta dei dati, come dichiarato da Startup Italia, non può tenere conto della totalità dei finanziamenti; alle operazioni di investimento inferiori ai 300.000 euro infatti viene data raramente evidenza e comunicazione dagli stessi investitori o dalle startup che li ricevono.

    Ad ogni modo si rimane verosimilmente entro la soglia dei 100 milioni, ben al di sotto dell’obiettivo di 1 miliardo da raggiungere in meno di 3 anni. Ce la faremo?

    Opinioni a parte, un dato su tutti sembra pesare sulla risposta a questa e ad altre domande sull’”ecosistema italico”, ed è la distribuzione dei fondi raccolti: dei quasi 98 milioni di investimento totale, 63,5 sono stati raccolti da due sole società. Startup italiane… in parte. Si chiamano Gelesis (che ha raccolto 31,5 milioni) e M.Gemi (che ha ricevuto quest’anno 32 milioni), società che hanno i loro centri di ricerca e sviluppo rispettivamente in Salento e a Firenze ma entrambe la sede legale a Boston.
    Il finanziamento più alto ricevuto da una startup italiana è quindi quello di MoneyFarm con 16 milioni di euro.

    Sono dati che fanno riflettere. Qual è la vostra opinione?

  • In crescita nel 2013 l’advertising sui media digitali e social media

    In crescita nel 2013 l’advertising sui media digitali e social media

    Cresce l’advertising sui media digitali e cresce anche sui social media. Gli investimenti pubblicitari nel 2013 crescono del 3% e cresceranno del 6% nel 2014. E’ quanto risulta da un’analisi di Magna Global per gli investimenti pubblicitari a livello globale. In questo contesto la novità è l’aumento di investimenti in Sud America che supera anche l’Europa

    L’industria pubblicitaria sta per diventare ancora più importante con l’aumento della spesa complessiva. Secondo Magna Global, unità di supporto globale dei media strategici di Interpublic Group, durante l’anno 2013 si prevede una crescita degli investimenti del settore pubblicitario del 3%, mentre nel 2014 questa percentuale potrà raggiungere il 6%.

    La pubblicità è essenziale per far conoscere un’azienda e dotarla di una serie di strumenti per migliorare la notorietà di marca o, per esempio, il posizionamento online nella nuova era di Internet. Per questo motivo, la spesa pubblicitaria globale di quest’anno raggiungerà 486.000 milioni di euro e nel 2014 raggiungerà 515.000 milioni di euro.
    Gli Stati Uniti continuano a stare al di sopra di altri paesi mantenendo quasi un terzo della spesa. Mentre per l’America Latina è prevista una crescita del 12,5% nel 2013 e del 12,9% nel 2014 superando quindi l’Europa che ha raggiunto il 7,6% in Europa Centrale e Orientale.

    social-media advertising

    Come si suddividono questi investimenti?

    Nel 2013 aumenteranno di circa il 13,4%, fino a raggiungere i 113.600 milioni di dollari, gli investimenti nei nuovi media digitali, in particolare nella pubblicità online e su mobile.

    A seguire troviamo gli investimenti nei social media, con un aumento fino al 39,6%, fino a raggiungere gli 8.200 milioni di dollari, e nei video digitali con un incremento fino al 21% raggiungendo quasi i 6.600 milioni di dollari.

    Sicuramente la televisione continuerà a monopolizzare la maggior parte degli investimenti pubblicitari con un 40,4% complessivo.
    Infine spiccano giornali e riviste, per i quali si avrà invece una riduzione rispettivamente del 3,3% e 5,1%, e che insieme genereranno un fatturato di 110.000 milioni di dollari nel 2013.

    In questa panoramica globale dove si attesta fortemente la necessità farsi conoscere e quindi investire nel settore, nonostante la crisi, che posizione occuperà chi sta ancora pensando sul dafarsi?

  • MoneyFarm, nuovo finanziamento di 2,65 mln di euro da Principia SGR

    MoneyFarm, nuovo finanziamento di 2,65 mln di euro da Principia SGR

    MoneyFarm la Startup della finanza nata dal web continua a crescere. Raccoglie un aumento di capitale di 2,65 mln di euro a pochi mesi dall’esordio online, ottenendo così la fiducia di Principia SGR per poter investire in sviluppo e consolidamento sul mercato italiano

    moneyfarm_logo[dropcap]I[/dropcap]fondatori di MoneyFarm sono fra gli esponenti emergenti del Fin Tech in Italia: Paolo Galvani, Giovanni Daprà e Andrea Scarso hanno lanciato un’idea, già visualizzando il loro progetto di consulenza online come un’azienda a tutti gli effetti. Queste caratteristiche hanno convinto prima Annapurna Ventures e JV Capital, e ora Principia, che oggi finanzia MoneyFarm con un’iniezione di capitale pari a 2,65 mln di Euro. MoneyFarm è una SIM (società d’intermediazione mobiliare), autorizzata da Banca d’Italia e iscritta all’albo Consob, che lo scorso agosto ha debuttato sul web con MoneyFarm.com, aprendo la strada nel nostro mercato alla consulenza indipendente via Internet, o meglio all’utilizzo di tecnologie avanzate per «democratizzare» l’accesso a prodotti finanziari più efficienti e innovativi.

    In pratica, MoneyFarm è una piattaforma web molto intuitiva di raccomandazioni personalizzate che fanno l’interesse del risparmiatore, a seconda del suo profilo e degli obiettivi. Basta un computer. Una volta che siete sul portale, il primo passo è il questionario. In questo modo, si classifica il tipo d’investitore e la sua propensione al rischio. Un potenziale investitore può essere «prudente», «misurato», «equilibrato», «curioso», «avventuroso», «intrepido». In linea di massima, vengono proposti portafogli conservativi, adatti ai risparmiatori, non agli speculatori.

    L’obiettivo ambizioso di MoneyFarm è quello di restituire agli italiani il potere di conoscere per decidere consapevolmente; di offrirgli la consapevolezza di poter verificare sempre e in modo autonomo i propri investimenti. Da qui nasce il suo slogan «Power to the Saver». Questa per la Startup è stata la prima fase di lancio, in cui, numeri alla mano, MoneyFarm ha già totalizzato 200 clienti per un totale di 20 milioni di investimenti sotto la voce “consulenza”.

    Penso che il progetto di MoneyFarm sia un primo passo in quella che è e sarà una rivoluzione nell’ambito dei servizi di finanza personale. Rivoluzione che cambierà il rapporto del risparmiatore, trasformandolo in consumatore sempre più consapevole delle proprie esigenze. Su queste premesse, MoneyFarm potrà diventare un leader di un settore, che è destinato a modificarsi così intensamente. Come Principia vogliamo sostenere il progetto e soprattutto i suoi promotori che dimostrano tutte le competenze e l’entusiasmo necessari”, dichiara Andrea Di Camillo, Responsabile Fondi e Investimenti di Principia SGR.

    Il capitolo successivo di crescita si apre proprio grazie a questo nuovo input di risorse finanziarie, che saranno investite sia in sviluppo tecnologico sia nel consolidamento sul mercato italiano. MoneyFarm inaugura quindi i nuovi uffici di Cagliari, dove avranno sede la tecnologia e il customer service. Con il finanziamento di oggi, la piattaforma di consulenza finanziaria online potrà anche offrire servizi aggiuntivi (ricezione e trasmissione ordini), che renderanno la vita degli utenti-risparmiatori ancora più semplice, per fare tutto ciò che gli serve in pochi “click”.

    MoneyFarm, le origini

    La start up MoneyFarm nasce in concomitanza con altri casi collaudati in America e Gran Bretagna come Wealthfront, Simple, NutMeg e Personal Capital. Ora la professione di www.moneyfarm.com è quella di dispensare consigli via Internet su come investire i risparmi, in cambio di un minimo abbonamento mensile che parte da 9,99 euro. L’intenzione è quella di “educare” e “responsabilizzare” il piccolo medio risparmiatore, quello che ha dai 30 / 50 ai 100 mila Euro e che non sa come investirli. MoneyFarm.com guida l’investitore passo dopo passo per permettergli di riprendere il controllo delle sue finanze.

    Commentando il finanziamento appena ottenuto, Paolo Galvani, CEO e co-fondatore di MoneyFarm spiega:

    “Con Giovanni, ci siamo incontrati per fortuna o per destino quando lavoravamo a Londra in Deutsche Bank. E’ da lì che è partita la nostra avventura di trasformarci in consulenti finanziari via Internet. Volevamo scommettere su noi stessi e su un progetto che sentivamo,. Per imprenditori della finanza come noi una delle principali sfide con cui misurarci è trovare capitali iniziali per poter partire. Pensiamo di avercela fatta: abbiamo convinto Annapurna Ventures e JV Capital. Ora abbiamo ottenuto la fiducia di Principia”.

    “La vera novità in campo finanziario è offrire soluzioni alle necessità reali dei risparmiatori più che concentrarsi sulle esigenze di chi il prodotto lo vende. E noi di MoneyFarm vorremo essere tra gli attori di questo cambiamento.Il nostro orizzonte sono i piccoli medi investitori, una nicchia di mercato interessante e finora trascurata dal sistema tradizionale. Ci siamo lanciati in corsa per colmare questo «gap» della consulenza. Non è sempre  tutto rose e fiori quando ti proponi con idee innovative, ma puntiamo veramente ad una nuova formula di gestione del risparmio grazie alla democratizzazione consentita dalla rete”, aggiunge Giovanni Daprà, Direttore Investimenti e co-fondatore di MoneyFarm

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    ICity rate, ecco la classifica delle città italiane più smart

    Ecco la classifica delle città più SMART in Italia, realizzata da FORUM PA  in collaborazione con Bologna Fiere, presentata oggi nella giornata di apertura di Smart City Exhibition 2012: Bologna, Parma e Trento sono le città più smart d’Italia. Anche nel percorso verso le città intelligenti, quello che emerge è il ritratto di un’Italia divisa in due, con un netto predominio del Centro-Nord in tutte le dimensioni analizzate: economia, ambiente, governance, qualità della vita, mobilità, capitale sociale

    Smart-CityIn Italia la corsa verso le smart city è appena cominciata, ma alcune città hanno già un bel vantaggio sulle altre. E ancora una volta, anche in questa occasione, l’Italia appare divisa in due: grandi o piccole che siano, infatti, le città intelligenti stanno tutte al Centro-Nord. Lo sottolinea la ricerca “ICity rate”, realizzata da FORUM PA e presentata oggi a Bologna in collaborazione con Bologna Fiere. Obiettivo della ricerca, che ha coinvolto 103 capoluoghi di provincia, era capire quali sono le città italiane più smart, più intelligenti, quindi più vicine ai bisogni dei cittadini, più inclusive, più vivibili. Bologna, Parma e Trento si piazzano in testa alla classifica generale, seguite da Firenze, Milano, Ravenna, Genova, Reggio-Emilia, Venezia e Pisa che chiude la top ten. Bisogna invece arrivare al 43esimo posto per incontrare la prima città del Sud, che è Cagliari, seguita da Lecce (54°) e Matera (58°).

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    Venture Camp 2012In una situazione in cui molte ne nascono ma altrettante ne muoiono, di processi di “pivoting” e costituzione dell’azienda in fase avanzata, ecco che risulta difficle censire l’universo delle startup italiane. Sono circa un migliaio le richieste di finanziamento che si stima arrivino ogni anno al VC Hub, il gruppo informale che raccoglie i principali investitori italiani e tra 4 e 8 mila unità il loro volume attuale in Italia. Un mondo non ancora molto grande ma di certo in rapida ascesa. La seconda edizione della Survey “Startups in Italy: Facts and Trends” realizzata dalla fondazione Mind the Bridge con il supporto scientifico del CrESIT dell’Università degli Studi dell’Insubria di Varese e presentata oggi da Alberto Onetti (Chairman Mind the Bridge) in occasione del Venture Camp, ha cercato anche quest’anno di tracciare il profilo delle realtà innovative presenti nel nostro paese partendo dall’analisi di quelle che hanno partecipato alla Seed Quest 2012 (166 aziende e 369 imprenditori) cogliendone i tratti fondamentali ed evidenziando criticità e tendenze. (altro…)

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