Tag: latest

  • Pane, Web e Salame: Come Internet mi ha salvato la Vita

    Pane, Web e Salame: Come Internet mi ha salvato la Vita

    Torna “Pane, Web e Salame: Come Internet ha cambiato la mia Vita”, la bella manifestazione creata per condividere e ascoltare le storie delle persone che sono riuscite grazie alla Rete. Un momento quindi per conoscere Internet non solo attraverso i Social Media, ma anche grazie alle persone. L’evento si terrà il prossimo 26 Giugno a Brescia, presso il Castello Malvezzi. Tanti gli ospiti come Riccardo Luna, Ubi De Feo, Giulio Vita, Matteo Mendiola, Tiziano Bonini e Matteo Caccia

    Mercoledì 26 Giugno vi consigliamo di non mancare alla quarta edizione di “Pane, Web e Salame: Come Internet ha cambiato la mia Vita“, #PWES4, la manifestazione che si tiene a Brescia presso il Catello Malvezzi, dalle ore 9 fino alle 17,30. Un’occasione per entrare in contatto con tutte quelle persone a cui Internet ha davvero cambiato la vita. Un momento attraverso il quale conoscere e vivere le esperienze non solo grazie ai Social Media, ma soprattutto attraverso le persone. Saranno 10 gli ospiti che racconteranno le loro storie.  Casi nazionali e internazionali di professionisti della comunicazione, creativi e liberi professionisti che hanno ottenuto un risultato positivo grazie alla Rete, che possono raccontare “Come Internet mi ha salvato la vita.”

    pane-web-e-salame-pwes4

    Fra i nomi di punta della giornata Riccardo Luna, che sarà presente per raccontare il nuovo libro e progetto #CambiamoTutto con l’obiettivo di raccogliere le storie di italiani, innovatori spesso ignoti alle cronache ma in grado di creare una vera rivoluzione, anche e soprattutto grazie alla Rete.

    Direttamente da Amsterdam Ubi De Feo, Creative Technologist che ha portato in Olanda Hello Savants, un collettivo di creativi italiani leader nel design, produzione e tecnologia, impegnato personalmente nel’insegnamento di Arduino a ragazzi e creativi con progetti come “From 0 to C”. Grazie a Ubi De Feo inizieremo percorso con una persona che ha la testa nel mondo e che racconterà come Internet gli ha salvato la vita.

    Come si organizza un festival internazionale di cinema in un paese piccolo come Amantea? Grazie a Internet! Lo racconterà Giulio Vita per La Guarimba Film Festival: la prima edizione del festival del cinema di Amantea che sta raccogliendo più di 200 cortometraggi da tutto il mondo, per portare “il cinema alla gente e la gente al cinema”. I social media portati direttamente alle persone anche con il caso de Il Milanese Imbruttito nota pagina Facebook che è stata in grado di movimentare online e offline migliaia di persone, con l’opportunità di conoscere i founder Marco De Crescenzio e Tommaso Pozza.

    Con Matteo Mendiola di Volta Footwear l’occasione di ascoltare la storia di come un brand giovane e italiano di calzature sia conosciuto in tutto il mondo. Stefano Zanoni e Fabrizio Piccolini heads of creative digital dept. di Arnold Worldwide Milano presenteranno il progetto L’italiano #ballamale ideato per il video omonimo di Fabri Fibra feat. Crookers: un tormentone lanciato nel 2012 per attivare i fan del rapper italiano in una campagna low budget di fundraising online.

    Dall’advertising allo storytelling con Tiziano Bonini e Matteo Caccia per il progetto RadioFactory, progetto di comunicazione online creato da un team di professionisti con una solida esperienza nel campo radiofonico, dove il racconto e l’innovazione scorrono in parallelo.

    Internet come possibilità di sviluppo professionale, per cercare nuove opportunità, andare all’estero, iniziare dei progetti in Italia di stampo internazionale. Abbiamo deciso di raccontare come alcuni bresciani abbiano “la testa in Italia e i piedi nel mondo” partendo con Davide Dattoli: digital strategist, co-founder di Talent Garden, ha creato il suo primo sito web a 13 anni e creato una social media agency a 20. Con la collaborazione del gruppo bresciano WebDeBs i contributi video e le storie di tre professionisti che si sono trasferiti all’estero per nuove opportunità. Luca Orio, web developer e visual designer che nel 2012 lascia il lavoro in un grande studio di comunicazione italiano e si trasferisce negli States per proseguire la carriera di musicista in qualità di batterista del gruppo Upon This Dawning. Cristiano Rastelli, front end engineer che ha deciso di mettersi in gioco e rivoluzionare la sua carriera: in un due settimane trova lavoro a Londra in una start-up tecnologica internazionale. Alessandro Cinelli, senior web developer in un web system integrator a livello nazionale decide di mettersi alla prova alla fine del 2012 e accetta una proposta di lavoro a Kuala Lumpur in Malesia.

    Pane, Web e Salame 4 sarà all’insegna della condivisione di una visione concreta della rete, di chi ha chiare le basi delle relazioni fra le persone che interagiscono grazie a Internet e di come sia possibile sviluppare progetti di livello internazionale con creatività, consapevolezza e valore del tutto italiani. La conferenza è gratuita.

    Pane, Web e Salame nasce da un’idea di Fabrizio Martire, Alessandro Mininno e Davide Dattoli con l’organizzazione di Gummy Industries e Talent Garden.

    Qui il programma completo della giornata.

    Sarà possibile seguire l’evento in streaming sui siti di Tiscali, Leonardo.it, Giornale di Brescia e Corriere Innovazione.

    Pane, Web e Salame è possibile grazie al supporto di Ubi Banco di Brescia, Castello Malvezzi, Xenesys, Banca di Vallecamonica, Opera Pia dei Bresciani, con il patrocinio della Provincia di Brescia e grazie alla collaborazione di Tucano, Forst, Casa Comerci, direte, Ingrosso Carta GS, Esmach, 87 Magenta, Programmatica e alle community e media partner Girl Geek Life, Ninja Academy, Corriere Innovazione, Marketing Arena, Giornale di Brescia, Leonardo.it, Tiscali, Webdebs, Grusp, WhyMCA e Indigeni Digitali.

  • Instagram sfida Vine sui video, ecco le differenze

    Instagram sfida Vine sui video, ecco le differenze

    Come avevamo preannunciato qualche giorno fa cogliendo l’anticipazione di TechCrunch, alla fine Instagram lancia davvero la sfida a Vine estendendo ai suoi ormai 130 milioni di utenti di poter inserire video di 15 secondi sulla piattaforma. Un passaggio ormai nell’aria, ma quali sono le differenze tra i due strumenti?

    Qualche giorno fa, esattamente tre giorni prima della conferenza stampa di dieri di Facebook, avevamo colto, quasi in tempo reale, l’anticipazione lanciata da TechCrunch, parlando di Effetto Vine, che prevedeva che quello che stava bollendo in pentola altro non era che la sfida di Instagram a Vine sui video. Un passaggio che certamente i più esperti avevano previsto e sapevano che sarebbe avvenuto. La sorpresa forse sta nei tempi, ricordiamo che Vine è stato lanciato a gennaio di quest’anno per iPhone e da qualche settimana reso disponibile anche su Android. Ma sappiamo anche che i tempi ormai sono veloci, i ritmi sempre più serrati e la concorrenza si fa sempre più spietata. Ed ecco che nella strategia di Facebook di voler acquisire una fetta sempre più crescente sul Mobile, si inserisce la sfida a Twitter, quindi a Vine, fino a ieri l’unico modo possibile di condividere video, delle dimensioni di un tweet.

    Altra motivazione, come avevamo ricordato sempre nell’anticipazione di quello che sarebbe stato poi presentato ieri, è che per stessa ammissione di Zuckerberg, in occasione della presentazione dei dati finanziari del Q1 2013, ci sarebbero molti investitori interessati a fare advertising su Instagram. Sappiamo bene che ancora non è possibile, ma la sfida a Vine si inserisce anche in questo contesto. Dunque, che sia possibile tra non molto fare pubblicità anche su Instagram proprio attraverso i video? Vedremo.

    Certo l’evento di ieri era molto atteso, soprattutto per le anticipazioni, meglio le soffiate che ci sono state attorno a questo evento che era stato targato come segreto, ma alla fine ieri tutti sapevano di cosa si sarebbe parlato. Anche questa è la forza del web e dei social media.

    Ma dicevamo in apertura, quali sono alla fine, le differenze tra i due strumenti, quindi tra la possibilità di aggiungere video su Instagram e le funzionalità di Vine. Jordan Crook su TechCrunch fa un bel post proprio su questo, che vi invitiamo a leggere, e la scheda in basso è abbastanza riassuntiva delle differenze.

    instagram-vs-vine

    Intanto c’è da dire che i video su Instagram possono avere una durata massima di 15 secondi, contro i 6 su Vine. Una differenza non da poco per quelli che ormai sono 130 milioni di utenti della piattaforma di condivisione di immagini più usata. Essendo Instagram una piattaforma che fa del suo punto di forza sui filtri, bè questi non potevano certo mancare anche per i video. Sono ben 13 i filtri già disponibili, altro punto a favore contro Vine.

    Nella fase di caricamento di un video, Vine però è più veloce. I video su Vine vanno in loop, mente su Instagram è possibile visualizzarli una sola volta prima di avviarlo di nuovo. Insomma da una parte e dall’altro ci sono dei pro e dei contro. Fino ad ora Vine è riuscito ad agire in maniera assoluta ma facendosi apprezzare bene da chi lo ha utilizzato e forse, nonostante Instagram, continuerà a farlo.

    Instagram si muove in direzione diversa, è un prodotto ormai di massa e lo sarà sempre di più. E in base a questo sembrerebbe sovrastare la presenza di Vine. Almeno stando così le cose. Il tempo, e sarà brevissimo ne siamo certi, ci dirà quale delle due piattaforme riuscirà a conquistare di più.

    E voi che ne pensate? Lascerete Vine per Instagram? Quali sono le vostre impressioni?

  • Il doodle di Google è per il primo giorno d’Estate

    Il doodle di Google è per il primo giorno d’Estate

    Oggi 21 Giugno 2013, Solstizio d’Estate, Google dedica un doodle davvero simpatico a questa giornata e alla bella stagione che inizia. Sulla  homepage troviamo un disegno animato di Christoph Niemann che raffigura una famiglia tra le onde del mare. Lo stesso disegnatore ha realizzato il doodle per l’Australia e la Nuova Zelanda dove oggi inizia l’Inverno

    L’ultima volta che Google aveva dedicato un doodle al Solstizio d’Estate era stato due anni fa e in quel caso il disegno era opera di Takashi Murakami che ritraeva appunto il Sole nel punto più alto, momento in cui raggiunge la sua massima inclinazione. Per quest’anno invece Google si affida a Christoph Niemann che realizza un doodle animato che rappresenta una famiglia tra le onde del mare. Eh si, l’Estate è dunque arrivata per davvero.

    google doodle primo giorno estate

    Lo stesso autore firma anche il doodle che in queste ore è online nei paesi nell’emisfero australe, quindi paesi dell’Oceania, del Sud America e dell’Africa Meridionale dove oggi inizia l’inverno. Anche in questo caso il doodle è animato, solo che rappresenta due mani che fanno a maglia un bel quanto di lana colorato che raffigura la scritta “Google”.

    google doodle inverno 2013

    Oggi il sole quindi viene a trovarsi nel punto più alto, quello che, appunto in gergo astronomico, si dice il valore massimo di inclinazione e prende il nome di solstizio boreale. Il Solstizio d’Estate, che cade il 21 giugno di ogni anno, si verifica, dunque,quando l’inclinazione assiale della Terra è più inclinato verso il sole, creando il giorno più lungo nell’emisfero settentrionale.

    Conosciuto anche come mezza estate, il Solstizio ha da sempre esercitato un forte significato spirituale per molti, basti citare il cerchio di pietre di Stonehenge, uno dei luoghi simbolo per la celebrazione di questa giornata.

    Christoph Niemann è un disegnatore e grafico tedesco, ma che ha vissuto tanti anni a New York. Tra le sue collaborazioni ci sono appunto il New Yorker, Atlantic Monthly, The New York Times Magazine e American Illustration.

  • Ristoranti 2.0, con restOpolis fidelizzi il tuo pubblico su Facebook

    Ristoranti 2.0, con restOpolis fidelizzi il tuo pubblico su Facebook

    Anche nel mondo della ristorazione cresce l’uso di Facebook a supporto delle attività di marketing e di relazione con clienti e potenziali clienti. restOpolis mette a disposizione un nuovo strumento per rendere ancora più social l’attività promozionale dei ristoranti su Facebook

    Come ormai abbiamo imparato bene, Facebook anche in Italia conta più di 23 milioni di iscritti. E di fronte a questi numeri, è indubbio che Facebook venga sempre più considerato come uno dei principali strumenti a supporto di attività di Web marketing e CRM a cui anche il mondo della ristorazione può ricorrere per comunicare, promuoversi e fidelizzare i clienti, raggiungendo anche quelli potenziali.

    Per soddisfare questa nuova esigenza, restOpolis, il servizio per la prenotazione online di ristoranti totalmente gratuito per gli utenti, ha sviluppato un nuovo strumento per i ristoranti che vogliono sfruttare le opportunità offerte da attività di web e mobile marketing per aumentare la base di potenziali clienti. Si tratta della nuova applicazione per Facebook sviluppata ad hoc per ogni ristorante affiliato a restOpolis, che permetterà di arricchire la pagina Facebook del ristorante con un servizio social dedicato ai propri Fan.

    Il tab “PRENOTA ONLINE Powered by restOpolis” è disponibile su richiesta per tutti i ristoranti che vogliono offrire ai loro utenti la possibilità di prenotare un tavolo senza doversi spostare dalla pagina Facebook del ristorante che stanno visitando.

    Il tutto avviene in maniera automatica, senza necessità di aggiornamenti o manutenzione da parte del ristorante. L’utente può prenotare un tavolo in tre semplici passaggi:

    • Step 1: accedere alla pagina Facebook del ristorante
    • Step 2: cliccare sul tab “PRENOTA ONLINE Powered by restOpolis”
    • Step 3: accedere alla pagina Facebook dedicata (gestita da restOpolis) ed effettuare la prenotazione

    Per i ristoranti affiliati, questa novità rappresenta la piena integrazione con il social network più diffuso al mondo: al momento, infatti, gli utenti possono accedere ai servizi restOpolis tramite il proprio account Facebook.

    restopolis-prenotazione-facebook-bistrot

    Tra i ristoranti affiliati a restOpolis che hanno già scelto di provare questo nuovo strumento, ci sono Hostaria Borromei, Eda Milano e Il Giorno Bistrot (tutti di Milano). restOpolis sta già lavorando con altri ristoranti per integrare l’app nella loro pagina Facebook, a conferma dell’interesse da parte del mondo della ristorazione verso gli strumenti Web a supporto della propria attività.

    RestOpolis è l’innovativo servizio per la prenotazione online di ristoranti che consente, scegliendo liberamente qualsiasi giorno della settimana e anche all’ultimo minuto, di riservare il proprio tavolo.  Per chi è indeciso sul ristorante dove andare a mangiare, basta andare all’indirizzo www.restopolis.com oppure scaricare l’app per iPhone e Android (accedendo anche direttamente con il proprio account Facebook) e scegliere in base a cibo e cucina preferita, zona, fascia di prezzo e promozioni scontate.

    Maggiori informazioni sugli strumenti per la ristorazione offerti da restOpolis sono disponibili all’indirizzo: http://www.restopolis.com/premium

  • Come si parla delle Banche sui Social Media

    Come si parla delle Banche sui Social Media

    Nuovo paper della ricerca che Social Mind, progetto di DML, ha condotto su come le Banche italiane usano i Social Media. Dopo aver visto nel primo paper i canali utilizzati, in questa nuova tranche della ricerca osserviamo le Conversazioni  che riguardano gli istituti bancari esaminati sui vari canali di comunicazione digitale. E scopriamo che di banche si parla a proposito di conti correnti per lo più e che, su 1,392 conversazioni, il 24% è di carattere negativo

    Come già abbiamo visto con la pubblicazione del primo paper, Social Minds, progetto ideato da DML, nasce con lo scopo di vedere, ma soprattutto analizzare, come le aziende italiane utilizzano i Social Media. La ricerca che verrà presentata a Milano il prossimo 11 luglio, presso il Centro Congressi Palazzo Stelline, è incentrata nell’analizzare come le Banche italiane utilizzano i Social Media. La ricerca è strutturata in più fasi ed è quindi ricca di dati e spunti che ci fotografano la situazione reale di come gli istituti bancari utilizzano i nuovi canali di comunicazione digitale. Davvero una bella ricerca, approfondita ed esaustiva, che avrà poi modo di analizzare nel prossimo futuro altri settori, alla fine del quale si riuscirà ad avere un quadro completo di come le Aziende italiane usano realmente i Social Media in Italia.

    Se nel primo paper avevamo visto quali siano i canali che le Banche usano per comunicare coi propri clienti, e avevamo visto come l’utilizzo sia ancora non proprio sufficiente e che il 30% delle banche prese ad esame afferma che dal punto di vista organizzativo la gestione dei canali di comunicazione digitale sia da sviluppare oppure data in gestione a terzi. Con questo secondo paper diamo un’occhiata alle conversazioni che riguardano le Banche.

    banche-social-media-citazioni

    E quindi, nel semestre che va dal dicembre 2012 al maggio 2013, periodo durante il quale sono state prese in esame le varie conversazioni, le banche più citate,e lo vedete nel grafico, sono Unicredit (12,2%), Intesa-San Paolo (10,4%), Fineco Bank (9,7%9, ING DIRECT Italia (7,6%), IW Bank (7,5%), Webank (6,8%), Banca IFIS (5,9%) e via via tutte le altre.

    banche-social-media-valutazione-conversazioni

    Le Conversazioni esaminate sono state 1,392 e oltre la metà di questi, (818 conversazioni, il 59%), ha carattere neutro, mentre, e questa è una notizia non da poco, il 24% di queste, ossia 337 conversazioni, sono di carattere negativo. Il 17%, infine, e di carattere positivo.

    Ora, sappiamo bene che quando si parla di Banche, soprattutto in questo periodo, è un argomento molto difficile da affrontare, ma qui stiamo parlando di conversazioni, cioè di persone che si relazionano sulla base di esperienze dirette e che trovano sui Social Media, appunto, momento di confronto e di approfondimento. Il 24%, quindi più o meno un quarto delle conversazioni esaminate, è di segno negativo e certamente non è un bel segnale per le Banche.

    banche-social-media-citazioni-prodotti-servizi

    Guardando il dettaglio delle conversazioni, si nota, e potete constatarlo anche voi sul grafico, che riguardano, senza grandi sorprese, i prodotti, quindi si tratta di conti correnti, carte, mutui e altri.

    banche-social-media-sentiment

    Interessante e molto è l’analisi Sentiment che viene fatta delle conversazioni esaminate. In pratica, nel grafico che vedete sono rappresentate i parametri che abbiamo visto finora, quindi numero di citazioni (dimensione delle sfere) e valutazione delle conversazioni (lungo gli assi del grafico). Dal grafico di evince quindi che nessuna delle Banche esaminate, e lo abbiamo visto, vanta valutazioni molto positive. Notiamo che la grande maggioranza, indipendentemente dal numero di citazione, si concentra nella parte di centro e di destra del grafico, con eccezioni come BP Vicenza che ha un sentiment positivo, così come anche UBI. Credem è quella che più di ogni altra fa registrare un sentiment delle conversazioni con il segno negativo. Sentiment neutro Banca Etica.

    Analizzando il rapporto tra i “Fan attivi” (coloro che pubblicano post sulla pagina) e la fan base di riferimento, si evince come su alcune pagine che mostrano numerosità di Likers relativamente non elevate, come BCCforWeb e le pagine su contomax e rendimax di Banca IFIS, si abbiano invece indici di interazione con i propri fan decisamente elevate. Anche la pagina aperta da Intesa Sanpaolo dedicata al servizio clienti mostra, in base ai dati raccolti, non solo una fan base elevata, ma anche una vivace attività di pubblicazione di post da parte dei fan.

    Questo è il resoconto del secondo paper, ma ricordiamo che l’intera ricerca, composta da 6 parti (panel, sondaggio, analisi, interviste, conversazioni, analytics), sarà presentata il prossimo 11 Luglio 2013 a Milano nella Sala Leonardo presso il Centro Congressi Palazzo Stelline.

  • I Viaggi del Barbaro e i Contenuti Strategici

    I Viaggi del Barbaro e i Contenuti Strategici

    E siamo così arrivati alla fine de “I Viaggi del Barbaro”, la rubrica che Directo e InTime vi hanno proposto, in queste settimane, per orientarsi e comprendere meglio i fattori che sono alla base nella revisione del proprio sito web. Al termine del viaggio quindi il nostro “barbaro” è più consapevole dei propri limiti e ha imparato ad usare gli strumenti che ha conosciuto nelle varie tappe

    Nei precedenti episodi abbiamo visto come il Barbaro si sia trasformato professionalmente, grazie alla sua curiosità scaturita da un’esigenza: vendere i propri prodotti. E’ stato un percorso sicuramente difficile, dalle domande iniziali sul redesign del proprio sito si è passati attraverso l’analisi dei colori, della struttura, della capacità di adeguamento del sito attraverso i vari dispositivi fino al posizionamento sui motori di ricerca. Tutto questo percorso non avrebbe senso se non esistessero dei contenuti da proporre e promuovere, da ideare in base a ciascuna delle fasi che abbiamo visto. Ecco approdare il nostro Barbaro all’ultima, solo in ordine temporale, delle tappe di questo viaggio, non ha più bisogno di troppi muscoli per portarsi dietro pesi inutili, ha imparato a sfruttare la tecnologia e porta sempre con sè tutti gli oggetti che lo hanno accompagnato in questo percorso. Un benvenuto nella dimensione dei contenuti e della promozione, benvenuto in Directo-InTime!

    Entriamo nel vivo della questione, proponiamo dei Semplici passaggi base per impostare una strategia di contenuti per la comunicazione aziendale (argomenti tratti dal sondaggio sui trend del content marketing the Survey Findings realizzato da BusinessBolts, post liberamente ispirato a “12 Brutally Honest Answers to Your Content Marketing Questions” di Berry Feldman)

    Abbiamo visto nel precedente post quali siano i contenuti di marketing più rilevanti dal punto di vista SEO: i testi e quindi le parole chiave “pertinenti”. Come si fa ad utilizzare al meglio le parole chiave nel contenuto? Premesso che le parole chiave debbano essere sempre il fulcro del nostro discorso e non qualcosa di avulso:

    Prima risposta: inserirle nella headline.

    La headline o il titolo è quello che Google cerca per primo. E ‘quello che ti verrà mostrato per primo. Poi occorre inserirle anche nei metadati. E ‘quello che vedrete sotto il titolo e in grado di diventare il fattore che determina se il contenuto diventa il click.

    Seconda risposta: utilizzarle in modo autentico.

    Quindi, scrivere un pezzo su quelle parole chiave, non troppo eccessivo e non ingannevole. Se si usa una parola chiave tanto per inserirla nel testo ma senza cognizione di causa, si potrebbe guadagnare un click, ma non un cliente. Molto importante a tal proposito è il metodo dello Storytelling che consiste nel “raccontare storie” ai propri target con lo scopo di coinvolgere gli utenti e stimolarne l’identificazione attraverso il testo ma anche le immagini, i video ed i contenuti multimediali. Queste storie raccontate da brand e aziende non avranno il solo compito di contenere parole chiave, altrimenti la loro efficacia sarebbe pari a zero, ma anche di portare al pubblico la mission, i valori, la creatività e le idee che formano il brand o l’azienda per creare immedesimazione in modo semplice ed intuitivo.

    In particolare questo metodo diventa ancora più efficace ed ampio se tutti gli elementi del racconto confluiscono nello stesso creando qualcosa che va oltre la somma degli elementi stessi, qualcosa che soddisfa il bisogno di immedesimazione della nostra mente, qualcosa che crea nel nostro pubblico “soddisfazione” e che premia pertanto in termini di visibilità, diffusione e ritorno, l’azienda che ha creato quella soddisfazione. Questa operazione di storytelling estesa viene definita “Transmedia Storytelling”. Per chiarire ulteriormente questo concetto faccio riferimento ad una bel periodo di MacsBene.

    viaggi-del-barbaro-directo-intime

    Pensate dunque a cosa può essere un racconto sviluppato su diversi media, quanto possa essere coinvolgente “unire i puntini” del disegno narrativo utilizzando una matita, un sito web, uno smartphone e via dicendo. Anzi no, via raccontando.

    Dove posso trovare copywriter di alta qualità?

    Online.

    Cerca il tipo di copywriter che vorresti. Probabilmente i copywriter che troverai nelle prime due pagine hanno un concetto ben preciso dell’indicizzazione e del SEO. Una buona indicazione ma non è sufficiente. È possibile infatti ottenere un buon posizionamento e non essere un copywriter altamente qualificato. Occorre leggere il loro sito, il blog, la bio, il portfolio, le referenze ed i loro tweet. La headline di tutto quello che scrivono, i titoli che avranno usati, saranno l’oggetto che colpirà la vostra attenzione. Se arriverete a leggere anche l’ultima riga vorrà dire che l’autore avrà un punteggio in più, avrà strutturato una comunicazione di maggiore impatto.

    Come posso creare contenuti di alta qualità in modo semplice e veloce?

    Non è possible.

    Presto e bene non vanno nella stessa frase se si parla di contenuti strategici. Pensa al tuo libro preferito o album musicale o film. E’ stato creato facilmente e in poco tempo? Non credo… Roma non è stata creata in un giorno, no?

    La creazione di contenuti di alta qualità richiede dedizione e tempo.

    Ma qualcosa si può comunque fare. Piano. Pianifica una strategia di contenuto prima di iniziare. Dedicati all’ascolto della rete, cerca di capire il tuo pubblico di come parla dei tuoi argomenti, in che misura, con quali toni e dove ne parla. Assembla una squadra. Crea un piano editoriale. Con ogni “pezzo” al suo posto sarà davvero possibile accelerare il processo, sfruttare le opportunità di conversione, e migliorare la qualità e la continuità del lavoro. Se proprio non puoi occuparti di mettere in piedi una strategia, sappi che c’è chi può farlo per te, istruirti e lasciare a te il “solo” compito di proseguire il cammino iniziato. Chi sono queste persone? Persone come quelle che hai davanti un questo momento, che lavorano quotidianamente con queste tematiche e che hanno un team di lavoro che possa supportare le tue necessità anche in termini di diffusione dei contenuti attraverso i social network. (Directo e InTime sono a tua disposizione! ;) )

    Dove sta andando il contenuto? Video, audio o immagini?

    Due risposte anche qui. Prima risposta: sta andando in tutto il mondo, ovunque i clienti passino, il contenuto va con loro. Seconda risposta: sì video, audio sì, sì le immagini. Dare importanza ad un solo elemento, come visto prima, sarebbe come dire che uno solo degli alimenti è fondamentale per il sostentamento di un essere umano. Diversi mercati, clienti, comportamenti e gusti informeranno le scelte dei media, quindi è necessario ricercare, sperimentare, misurare e rispondere.

    Se si sta incentrando la strategia su un unico focus, un blog dovrebbe essere la vostra piattaforma di partenza dei contenuti. Poi, se si ha idea che è giunto il momento di diversificare gli argomenti ma non si sa cosa desiderano i propri clienti (cosa da non fare!!), quindi non ci si è dedicati alla fase principale, l’ascolto, il consiglio che possiamo dare è quello di seguire il mezzo di comunicazione con che si percepisce come più naturale, più vicino alla propria azienda. Sperimentare a volte può essere utile per poi approdare a soluzioni più professionali nel momento in cui si ha la necessità di ottenere risultati misurabili.

    Da dove partire per provare a scrivere contenuti propri?

    Esprimere un’opinione, un punto di vista, scrivere o produrre qualcosa che colpisca, che provochi una reazione, preferibilmente positiva :) Questo è il modo per essere notati, ricordati e per sviluppare un dialogo intorno ai propri argomenti.

    Come posso mantenere l’attenzione dell’utente?

    Mettendo la propria realtà in relazione con l’utente, ovviamente la capacità di essere altamente relazionabili non è facilmente raggiungibile. È necessario capire il pubblico o i pubblici “intimamente”. Occorre “mettersi in ascolto”, anche attraverso i servizi gratuiti di monitoraggio delle conversazioni, come ad esempio Mention o Socialmention. In questo modo si potranno interpretare i trend e cercare di collegare i propri argomenti, il proprio storytelling a quelle necessità, a quei dialoghi, a quei bisogni.

    Quali sono i metodi più efficaci di content marketing?

    Non esistono metodologie “standard”, come abbiamo detto è fondamentale realizzare una strategia su misura sui “propri” contenuti e sul “proprio” pubblico. Ciascuno dovrebbe poter rispondere a questa domanda in base alle proprie personalizzate considerazioni:

    • Definire il proprio obiettivo globale e gli obiettivi specifici per ciascun canale di marketing. Ciascuno di noi sa che effetto desideri ottenere. In questo modo sarà possibile capire agevolmente ciò che è e non è “efficace”.
    • Determinare quali metriche serviranno come indicatori significativi. “Click” è una metrica ragionevole, ma “conversioni” potrebbe essere più significativa. Anche in questo caso, sta a voi definire “efficace” o meno un contenuto e di conseguenza definire se un dato indichi o meno una conversione. Quante volte avete cercato di capire le vostre comunicazioni che tipo di conversione avessero? La conversione è quel momento in cui l’utente destinatario della nostra comunicazione compie l’azione richiesta all’interno del nostro messaggio, banalmente “clicca sul link” inviatogli con la nostra newsletter oppure acquista sul tuo sito il prodotto veicolato in offerta.
    • Mettere in atto e quindi “utilizzare”, strumenti di analisi per misurare l’efficacia del content marketing. Riassumere i risultati e condividerli con i membri del team in grado di migliorarli.

    Pubblicare qualcosa una volta la settimana è sufficiente?

    Sì, se si sta centrando l’obbiettivo. No, se non è così.

    Secondo lo studio annuale del Content Marketing Institute and Marketing Profs, Annual Study by Content Marketing Institute and Marketing Profs, i marketers dichiarano che la loro sfida più grande è la produzione “sufficiente” di contenuti. Ma che si intende per sufficiente?

    Se non si stanno ottenendo i risultati sperati, è possibile che non stai creando abbastanza contenuti, ma il problema potrebbe essere diverso…

    Non si stanno creando “grandi” contenuti.

    Come faccio a trovare argomenti di cui scrivere?

    Sintonizzati. Chi dovrebbe usufruire dei tuoi contenuti? Quali sfide deve affrontare attualmente, quali difficoltà?

    Se non si sa rispondere non c’è problema, occorre trovare questi dati. Tre suggerimenti veloci: 1. chiedere direttamente al pubblico; 2. ascoltare le domande che il proprio target pone attraverso i social media; 3 rimanere al passo con gli “influencers” (utenti ritenuti affidabili su certi argomenti, solitamente identificabili con blogger di settore), degli argomenti nel vostro campo di pertinenza.

    Quali sono i posti migliori dove pubblicare i contenuti aldilà del proprio blog?

    Dove c’è il tuo pubblico.

    Per i video, nel regno di YouTube, per i podcast su ITunes, Per le presentazioni (slide) su SlideShare, per le immagini Flickr…c’è una lunga lista di supporti, ma non è utile fare una “lista della spesa” quanto riflettere sul tipo di contenuto da pubblicare e fare la relativa giusta scelta.

    Questi “supporti” sono a disposizione di tutti gratuitamente, pertanto hanno un pubblico esteso ecco perché occorre cogliere questo vantaggio e quindi condividere i propri contenuti su questi siti.

    Ora, per le opere scritte, c’è una lunga serie di posti su cui pubblicare che non hanno alcuna qualità o hanno standard qualitativi molto bassi, sono quindi utili per la diffusione dei propri contenuti quanto lo sono invece quelli con standard qualitativi elevati. Il luogo migliore su cui pubblicare i contenuti del proprio sito o blog è…sui migliori blog.

    E quali sono? I migliori blog sono quelli che non soltanto raccolgono il tuo pubblico ma hanno con esso un dialogo frequente, chiaro, intenso e finalizzato.

    Effettuare una panoramica sufficientemente descrittiva dell’argomento del Content Marketing non è cosa semplice e credo sia impensabile essere esaustivi con un solo articolo.

    Con l’augurio di aver suscitato un po’ di curiosità intorno all’argomento e di aver iniziato un dialogo, con il nostro Barbaro che oramai è diventato un figurino a metà tra webstar e VIP di altri tempi, vi salutiamo restando in attesa dei vostri commenti su questa esperienza di viaggio trascorsa insieme.

    Grazie per essere stati con noi, ci vediamo sulla nostra fanpage di Facebook per proseguire il dialogo!

    (tutte le vignette de “I Viaggi del Barbaro” sono realizzate dall’illustratore Riccardo Pieruccini)

     

  • Feedly, 12 milioni di utenti e nuova piattaforma Cloud

    Feedly, 12 milioni di utenti e nuova piattaforma Cloud

    Mancano pochi giorni al pensionamento definitivo di Google Reader, avverrà dal prossimo 1 Luglio, e oggi Feedly annuncia una grande novità. In pratica la piattaforma si trasforma in Feedly Cloud già da oggi con più di 25 milioni di feed ogni giorno e 12 milioni di utenti, 4 dei quali dal marzo scorso, proprio quando Google annunciò la chiusura del celebre reader

    L’annuncio della chiusura di Google Reader, se vi ricordate, arrivò di sorpresa. Google la inserì in quella che definì “pulizie di primavera” (un po’ anticipate visto come sono andate le vicende climatiche), decretando la chiusura del popolare lettore di feed, forse il più popolare e usato, dal prossimo 1° Luglio, cioè fra esattamente 12 giorni. Da quel giorno, gli utenti di Google Reader si misero alla ricerca di un possibile valido sostituto. Tra quelli che avevamo consigliato “a caldo” c’era anche Feedly.

    feedly-cloud-apps

    feedly-cloud-infrastructure

    E oggi Feedly fa un grosso annuncio, vista anche l’imminenza del pensionamento di Google Reader, che consiste nel lancio di una nuova piattaforma, disponibile da oggi stesso, Feedly Cloud. In pratica la piattaforma si trasforma e si riorganizza in Cloud con l’intento di offrire un servizio migliore. Pensate che ogni giorno sono più di 25 milioni i feed elaborati dalla piattaforma e con la nuova piattaforma in Cloud le API sono aperte disponibili per sviluppatori di terze-parti, già oltre 200. E sempre oggi Feedly annuncia le prime 9 cloud app disponibili e sono:

    • IFTT, con la possibilità di poter collegare il proprio account Feedly ad altri 63 servizi;
    • Sprout social, piattaforma di gestione per i social media; con l’account Feedluy è possibile leggere e pubblicare direttamente dalla piattaforma;
    • NextGen Reader per Windows 8 e Windows Phone, davvero una bella app che si sispira all’interfaccia Metro. Anche in questo caso si può usare l’account Feedly per leggere i propri feed su questi dispositivi;
    • gNewsReader per BlackBerry 10 e per Symbian / MeeGo, due lettori eleganti e versatili, ottimi per usare Feedly sui dispositivi BlackBerry e Symbian;
    • Press, un bel lettore per Android e include il supporto completo non in linea;
    • gReader, un semplice, veloce ed intuitivo lettore per Android, con bellissimi temi e anche in questo caso supporto completo non in linea;
    • Newsify: un lettore per iPhone o iPad, con un layout simile ad un giornale. Supporta la lettura offline, tra cui la memorizzazione nella cache dell’immagine e permette anche l’utilizzo di più account feedly;
    • Pure News Widget, un widget reader scorrevole e fruibile per Android, con tante skins;
    • Menerè, un client desktop di Windows utile per Feedly per visualizzare tutti gli elementi, filtrarli per stato di lettura.

    Ma le novità di Feedly non si fermano a queste. Infatti oggi viene rilasciata la versione “standalone” della app, ciò significa che da oggi Feedly è disponibile per qualsiasi browser, inclusi Opera e Internet Explorer.

    Dicevamo in apertura del post che Feedly ad oggi conta ben 12 milioni di utenti, 4 dei quali acquisiti proprio con l’annuncio della chiusura di Google Reader  e non vi è dubbio che aumenteranno nelle settimane successive.

    happy-retirement-gr

    Allora, raccolte tutte queste informazioni, non vi resta che dire definitivamente addio a Google Reader, perchè sappiamo che tra voi ci sonno tanti, se non tutti, che lo hanno utilizzato in questi anni, e apprestarvi al definitivo passaggio.

    Ovviamente raccontateci le vostre impressioni su Feedly e sulla ormai imminente chiusura di Google Reader.

  • L’Innovazione delle aziende italiane è nel segno della Mobility

    L’Innovazione delle aziende italiane è nel segno della Mobility

    Nonostante il periodo di crisi economica in corso, le principali aziende italiane sempre di più investono e si innovano nel segno della Mobility. Le imprese che li ritengono fondamentali passano dal 37% del 2012 al 50% del 2013; diventeranno 2 su 3 nel 2014.E’ quanto emerge dalla ricerca presentata oggi dell’Osservatorio Mobile Device & Business App della School of Management del Politecnico di Milano

    Nonostante lo scenario di contrazione economica in corso, il ruolo della Mobility a supporto dei processi di Business conserva – e addirittura rafforza – la propria rilevanza nelle “agende dell’innovazione” delle principali imprese italiane: “Nel 2013 un’impresa su due del nostro campione la ritiene una priorità alta o medio alta; diventeranno due su tre nel 2014”, afferma Andrea Rangone, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Mobile Device & Business App.

    Il 57% delle imprese ha già introdotto New Tablet per una o più famiglie professionali e il 35% utilizza già anche Business App, cioè applicazioni sviluppate specificatamente per i device mobili (tablet e smartphone in primis): nel breve-medio termine diventeranno, rispettivamente, il 90% e il 96%. Inoltre, il 58% delle imprese che hanno già introdotto delle Mobile Business App ha adottato anche una piattaforma di Enterprise Application Store, cioè un Application Store interno, aziendale, finalizzato alla gestione delle applicazioni e dei device mobili usati dal personale”.

    Le PMI sono restie a investire nell’IT ma 1 su 3 ha adottato i New Tablet, destinandoli nel 63% dei casi di adozione alla forza vendita. La penetrazione delle Mobile Business App si ferma però al 25% delle PMI e di queste solo un 46% ha adottato un Enterprise Application Store.

    È quanto emerge dalla fotografia scattata dall’Osservatorio Mobile Device & Business App della School of Management del Politecnico di Milano. I dati della Ricerca, presentata a Milano presso il Campus Bovisa in occasione del Convegno “Mobile Enterprise: tap your Business!”, illustrano il grado di adozione nelle grandi aziende e nelle PMI del trinomio composto dai nuovi Mobile Device, le Mobile Business App e gli Enterprise Application Store.

    Innovazione-Mobility-grandi-imprese

    Le risposte fornite da 200 capi dei sistemi informativi (Chief Information Officer o CIO) di grandi aziende sopra i 250 dipendenti mostrano come già il 57% di loro abbia introdotto New Tablet e il 62% si dichiari soddisfatto della scelta effettuata.

    Nelle grandi aziende, l’utilizzo dei New Tablet si è diffuso tra il top management: nel 2012, il 64% dei CIO li ha forniti a Executive & C-level (CCO, CEO, CFO, CSO) e un altro 12% li introdurrà nel breve periodo. Anche il Personale di Vendita in parte li sta già utilizzando (41% delle aziende, in crescita rispetto al 29% dello scorso anno) o li utilizzerà in futuro (16% a breve e 25% a medio/lungo), e la velocità di adozione per questa figura professionale risulta, negli ultimi tre anni, molto elevata.

    Le Mobile Business App più adottate in azienda vanno infatti a supportare questa categoria.

    Le App di Sales Force Automation, sviluppate (o personalizzate) ad hoc per supportare specifici processi di vendita e merchandising, sono utilizzate dal 59% delle aziende; mentre le App di Field Force Automation, sviluppate per supportare specifici processi operativi sul campo (manutenzione, trasporto, ecc.), si attestano al secondo posto con il 41% di diffusione. Le App di Personal Productivity, che permettono di visualizzare informazioni e report aziendali e produrre documenti, sono tra le App che verranno maggiormente adottate in futuro.

    I CIO sono consapevoli dell’importanza di queste soluzioni: nel medio periodo il 96% avrà introdotto Mobile Business App in azienda: il 35% lo ha già fatto, ancorché siano destinate a una “piccola” parte dei dipendenti, e il 61% conta invece di introdurle in futuro (25% a breve e 36% a medio termine).

    Innovazione-Mobility-aziende---adozione-business-app

    Per la pubblicazione, installazione e aggiornamento delle applicazioni, il 58% delle aziende che ha già introdotto Mobile Business App ha adottato anche una piattaforma di Enterprise Application Store, che consente di controllare gli accessi, gestire il licensing e profilare gli utenti per garantire la sicurezza dei dati delle App e tutelare il rispetto delle policy aziendali.

    Anche l’attenzione verso il paradigma del «Bring Your Own Device» cresce sensibilmente in tutti gli attori coinvolti nella Ricerca: è, infatti, raddoppiato il numero di Grandi Imprese che permettono l’utilizzo di dispositivi personali per attività lavorative, passando dal 20% del 2012 al 45% del 2013, nonostante nel 63% dei casi i CIO non abbiano definito puntualmente una policy che regoli l’uso dei dispositivi personali. Approfondendo ulteriormente il tema, emerge come al momento solo il 6% dei dipendenti (esclusivamente Executive & C-Level) può scegliere e acquistare in autonomia il dispositivo mobile; un ulteriore 34% (anche un questo caso si tratta di Executive & C-Level) può scegliere il dispositivo, che verrà in seguito acquistato dall’azienda (modello «Choose Your Own Device»).

    Mobility e PMI

    Nel 2013 solo il 30% delle PMI Italiane attribuisce una priorità Alta o Medio Alta ai progetti di Mobility; nel 2014 questa percentuale aumenta solo marginalmente (37%).

    Tuttavia è elevata la diffusione di New Tablet: 1 PMI italiana su 3 ha adottato i modelli da 7” e 1 su 4 quelli con display da 9-10”. Nel 63% delle PMI che li ha introdotti, i destinatari sono il Personale di Vendita, mentre Executive e C-level non passano il 30%.

    Innovazione-Mobility-aziende-grandi-imprese

    Il fenomeno del “Bring Your Own Device” è accolto favorevolmente dalle PMI italiane come un metodo flessibile di gestione dei device nella relazione con dipendenti e collaboratori: il 56% delle PMI italiane consente infatti ai suoi dipendenti l’utilizzo dei propri dispositivi personali e, al contrario di quanto avviene nella Grandi Imprese, in molti casi (circa il 70%) sono state introdotte policy per regolare questo fenomeno.

    Risulta, invece, limitata l’adozione di Mobile Business App: solo il 25% delle PMI italiane le ha introdotte e il 6% lo farà a breve. Rispetto alle Grandi Imprese, la percentuale di “non interesse” aumenta, arrivando al 47% delle PMI.

    Innovazione-Mobility-pmi

    Di conseguenza anche gli Enterprise Application Store riscontrano un tasso d’adozione inferiore rispetto a quello delle Grandi Imprese: tra le PMI che hanno già introdotto Mobile Business App, il 46% (pari al 14% delle PMI italiane) ha già adottato una piattaforma per la loro gestione.

    Mobility e Start-Up

    Tuttavia c’è un altro ambito in cui delle piccole imprese stanno mostrando elevata dinamicità”, afferma Andrea Rangone, Responsabile Scientifico Osservatorio Mobile Device & Business App. “Sono le 878 startup che, a livello internazionale, operano nel Mobile e che, negli ultimi due anni, hanno ricevuto finanziamenti da investitori istituzionali; di queste, circa il 10% opera nel mercato delle soluzioni a supporto della Mobility aziendale”.

    La maggior parte delle Startup si occupa, da un lato, dello sviluppo di piattaforme di Mobile Security, App Management e Mobile Device Management (MDM), che consentono alle imprese di gestire da remoto il parco di dispositivi mobili e la sicurezza dei dati utilizzati; dall’altro sviluppa le App più apprezzate dai CIO, come quelle di Sales Force Automation e di Work Force Automation, oppure di Pesonal Productivity.

  • Vueling approda a Firenze con una campagna di guerrilla marketing

    Vueling approda a Firenze con una campagna di guerrilla marketing

    Vueling, la compagnia area low cost spagnola presente in Italia dal 2004, arriva a Firenze e per l’occasione organizza una campagna di guerrilla marketing con i personaggi che parlano attraverso fumetti in dialetto toscano. Una campagna simpatica e ben strutturata che si propone lo scopo anche di rafforzare ancora di più il brand nel nostro paese

    Grandi fumetti con i colori aziendali, dialetto fiorentino e flash mob. Questi i tre ingredienti principali della campagna di guerrilla marketing ideata e realizzata martedì 11 giugno alla stazione Santa Maria Novella dalla compagnia aerea Vueling per lanciare le nuove tratte da e per l’aeroporto di Firenze-Peretola. 

    Cronaca di una “bischerata”

    Una manager, un giovane turista backpaker, alcuni uomini d’affari, una coppia e delle ragazze pronte per partire con i loro trolley sono arrivati alla spicciolata al terminal ferroviario e si sono diretti al punto di raccolta dei bus in partenza per gli aeroporti di altre città. Hanno subito catturato l’attenzione degli altri passeggeri in attesa di prendere gli shuttle, perché indossavano dei vistosi fumetti colorati sulla testa. “Se la mi’ nonna aveva le rote era un caretto… e ci metteva meno di me per arrivà a Barcellona! Ma un potevo partì da Firenze?”, “Amore, che noia, son du ore che aspettiamo la navetta”, “E tu c’hai ragione! Un potevamo partì da Firenze”, “Ore di bus buttate a il vento! Son di Firenze… un potevo partì da Peretola?” “Eh certo! Aggiornati, grulla!”. Queste e tante altre le frasi scritte in fiorentino sui fumetti che richiamavano i colori di bandiera di Vueling. 

    vueling-campagna-guerrilla-marketing-firenze

    Case history

    La formula di guerrilla marketing scelta da Vueling è stata divisa in due parti: una fase teaser e una fase di consolidamento. La prima si è svolta alla stazione di Santa Maria Novella con la complicità di alcuni attori/passeggeri, di un fotografo e di un video maker. Il target di questa prima fase erano gli abituali viaggiatori che ogni mattina prendono gli shuttle in partenza dal terminal ferroviario per gli aeroporti di altre città.

    Ad un target più giovane era invece rivolta la seconda parte brandizzata del guerrilla marketing, che ha visto coinvolte delle hostess per la distribuzione di coupon sconto nei locali più frequentati del centro di Firenze. 

    Vueling in Italia

    Da Firenze partono e arrivano ogni giorno voli Vueling per Londra, Parigi, Madrid, Barcellona, Copenaghen, Amburgo, Catania e Berlino. Firenze rappresenta uno scalo di primaria importanza per Vueling, la compagnia aerea infatti nel marzo 2013 ha inaugurato la propria base operativa presso l’aeroporto toscano, la seconda dopo quella introdotta presso l’aeroporto di Roma Fiumicino. La compagnia ha iniziato le proprie operazioni in Italia nel dicembre 2004 collegando Fiumicino e Malpensa con Barcellona e Valencia con Milano. La rilevanza del mercato italiano è via via cresciuta a partire dall’inaugurazione del volo Barcellona-Venezia nell’aprile 2006. Nel corso degli anni Vueling ha trasportato oltre 12 milioni di passeggeri in Italia, durante l’estate 2013 la compagnia sarà presente in 14 città italiane (Roma, Milano, Venezia, Firenze, Napoli, Palermo, Pisa, Genova, Bari, Catania, Torino, Bologna, Olbia e Cagliari) con due basi operative a Roma Fiumicino e Firenze.

  • In crescita nel 2013 l’advertising sui media digitali e social media

    In crescita nel 2013 l’advertising sui media digitali e social media

    Cresce l’advertising sui media digitali e cresce anche sui social media. Gli investimenti pubblicitari nel 2013 crescono del 3% e cresceranno del 6% nel 2014. E’ quanto risulta da un’analisi di Magna Global per gli investimenti pubblicitari a livello globale. In questo contesto la novità è l’aumento di investimenti in Sud America che supera anche l’Europa

    L’industria pubblicitaria sta per diventare ancora più importante con l’aumento della spesa complessiva. Secondo Magna Global, unità di supporto globale dei media strategici di Interpublic Group, durante l’anno 2013 si prevede una crescita degli investimenti del settore pubblicitario del 3%, mentre nel 2014 questa percentuale potrà raggiungere il 6%.

    La pubblicità è essenziale per far conoscere un’azienda e dotarla di una serie di strumenti per migliorare la notorietà di marca o, per esempio, il posizionamento online nella nuova era di Internet. Per questo motivo, la spesa pubblicitaria globale di quest’anno raggiungerà 486.000 milioni di euro e nel 2014 raggiungerà 515.000 milioni di euro.
    Gli Stati Uniti continuano a stare al di sopra di altri paesi mantenendo quasi un terzo della spesa. Mentre per l’America Latina è prevista una crescita del 12,5% nel 2013 e del 12,9% nel 2014 superando quindi l’Europa che ha raggiunto il 7,6% in Europa Centrale e Orientale.

    social-media advertising

    Come si suddividono questi investimenti?

    Nel 2013 aumenteranno di circa il 13,4%, fino a raggiungere i 113.600 milioni di dollari, gli investimenti nei nuovi media digitali, in particolare nella pubblicità online e su mobile.

    A seguire troviamo gli investimenti nei social media, con un aumento fino al 39,6%, fino a raggiungere gli 8.200 milioni di dollari, e nei video digitali con un incremento fino al 21% raggiungendo quasi i 6.600 milioni di dollari.

    Sicuramente la televisione continuerà a monopolizzare la maggior parte degli investimenti pubblicitari con un 40,4% complessivo.
    Infine spiccano giornali e riviste, per i quali si avrà invece una riduzione rispettivamente del 3,3% e 5,1%, e che insieme genereranno un fatturato di 110.000 milioni di dollari nel 2013.

    In questa panoramica globale dove si attesta fortemente la necessità farsi conoscere e quindi investire nel settore, nonostante la crisi, che posizione occuperà chi sta ancora pensando sul dafarsi?