Tag: Michela Guerra

  • B2B Digital Day 2018: no, il B2B non è morto!

    B2B Digital Day 2018: no, il B2B non è morto!

    B2B Digital Day, evento unico in Italia dedicato al mondo B2B, ha decretato una volta per tutte che questo segmento non è morto, anzi. Ha grandi margini di crescita. Seguendo la ricetta di Giorgio Soffiato e le dritte di Gianluca Diegoli, e tutti gli altri casi concreti mostrati durante la giornata, il B2B vivrà una seconda giovinezza.

    Se pensavate che il B2B fosse morto, allora ricredetevi e il B2B Digital Day ne é la chiara e limpida dimostrazione. Una giornata organizzata magistralmente da Marketing Arena con interventi molto interessanti e casi concreti. Appare chiaro che il B2B é vivo e “lotta insieme a noi”, tanto per stare nel tema delle citazioni. Deve forse lottare un po’ di più, questo è vero. Ma la risposta é chiara: il B2B é vivo. I margini di crescita sono tanti e tali da non lasciare dubbi. E, per iniziare dalla fine, come si è detto al termine della giornata, adesso è il momento di lavorare. Gli spunti e le idee ci sono, adesso è il momento di metterle in pratica.

    In un contesto di trasformazione digitale, come quella che stiamo vivendo, il B2B é quello che fatica di più, senza stare ad elencare le motivazioni chiare ai più, ma una su tutte è certamente legata alla lentezza con cui le aziende di questo segmento di stanno trasformando.

    Oggi il B2B deve fare marketing in un modo del tutto nuovo, deve offrire una esperienza nuova, facile, immediata, questa è davvero la sfida.

    E come farlo? Puntando sul Valore, seguendo quella che é la ricetta di Giorgio Soffiato, colui che ha ideato questo evento unico nel suo genere in Italia. E cioè, fare meglio, sicuramente, tesi quanto mai anche in questo contesto, ma adottando un processo nuovo che si basi: sulla percezione del proprio mercato; sulla relazione con la clientela; sulla definizione e  l’implementazione di proposte di Valore.

    Se c’è una “lista della spesa” allora, per seguire queste indicazioni, eccola:

    • Valore
    • Audience
    • Journey
    • Platform
    • Digital Marketing
    • Analytics

    E’ un processo da seguire passo passo che porta, alla fine, al dato, quell’elemento oggi prezioso che serve ad estrarre informazioni che prima non era possibile avere. Ecco il grande vantaggio.

    Il B2B deve sicuramente guardare al B2C, prendendone le caratteristiche tipiche, anche lo storytelling come ci ha ricordato nel suo intervento Gianluca Diegoli (qui l’intervista), devono raccontarsi perchè di storie da raccontare ce ne sono. E raccontate nella maniera corretta possono creare coinvolgimento.

    Ma Diegoli ha anche sottolineato che le aziende B2B devono essere tornare brand, devono rendersi riconoscibili: Back To Brand = B2B. Devono tornare a rendersi riconoscibili attraverso una roadmap che parte dal packaging, passa dal rafforzamento della personalità e dai valori condivisi, fino ad arrivare a stabile chiaramente un proprio status.

    In tema di casi concreti, come non citare Moleskine, grande esempio di come il B2B riesce anche a trasmettere emozioni, e loro ci riescono alla grande. Moleskine, come sapete, riproduce quel modello di taccuino usato già da Oscar Wilde, Vincent van Gogh, Pablo Picasso, Ernest Hemingway e Henri Matisse. Anche se il vero modello Moleskine è quello che usava lo scrittore Bruce Chatwin. Oggi l’azienda riesce a trasmettere emozioni realizzando taccuini personalizzati per Nespresso, Huawei e Starbucks, per citarne solo alcuni.

    Importantissimo anche il concetto espresso da Michela Guerra, Regional Head Digital Marketing, Content & Communication di SAS Italy, che ci ha ricordato che oggi il marketing è “fluido e concreto allo stesso tempo”, fatto di lavoro in team e dalle competenze delle persone. “É un marketing in continua evoluzione e bisogna essere bravi ad intercettare il cambiamento”

    É stata una intensa giornata con interventi concreti e molto interessanti. Ma non posso chiudere non citando il buon Mauro Berruto, ex ct della nazionale volley (che molti di voi ricorderanno) oggi ct della nazionale di tiro con l’arco, che ha illuminato tutti con il suo grande intervento partendo da quella che è passata alla storia come la più breve poesia mai scritta in inglese: “Me, we“. Autore Muhammad Alí, si il più grande pugile di tutti i tempi si dilettava con le poesie. Ebbene, “Me, We” é la stessa frase di “We, Me”, se provate a capovolgerla otterrete proprio questo risultato.

  • Ecco chi è Michela Guerra di SAS Italy, tra le donne più influenti nel Digitale in Italia

    Ecco chi è Michela Guerra di SAS Italy, tra le donne più influenti nel Digitale in Italia

    L’ultima indagine di Digitalic sulle 15 donne italiane che si sono meglio distinte nel digitale in Italia, nel 2017, ha avuto meritatamente grande attenzione. E, con questa intervista, oggi vogliamo farvi conoscere Michela Guerra, Regional Head Digital Marketing, Content & Communication di SAS Italy, che ha voluto sottolineare l’importanza del lavoro di squadra “senza il quale non si va da nessuna parte”.

    Una grande caratteristica della ricerca di Digitalic sulle 15 donne che meglio si distinguono nel digitale in Italia, è quella di individuare donne che di solito lavorano “dietro le quinte”, sono quelle figure che davvero fanno un gran lavoro ed è difficile emergere ed essere riconosciute come “influenti”. Il merito di Digitalic è quindi quello di proporci ogni anno donne che fanno tanto e che, meritatamente, vengono riconosciute e prese ad esempio.

    Noi oggi abbiamo la possibilità di conoscerne meglio una di queste 15 donne influenti nel digitale in Italia nel 2017. Si tratta di Michela Guerra, Regional Head Digital Marketing, Content & Communication di SAS Italy, una donna che ha il grande merito di essere riuscita a comunicare, sfruttando soprattutto i Social Media, temi non facili come i Big Data, l’Internet delle Cose, gli Analytics ed è riuscita a farli arrivare ad un pubblico più vasto. Il suo nome è collegato al SAS Forum, uno degli eventi più importanti nel mondo della tecnologia e del digitale in Italia. Ma Michela ha fatto e continua a fare tanto per riuscire a comunicare temi solitamente appartenenti al B2B sul web e sui Social Media. “E’ stata davvero una sorpresa inaspettata, non ne sapevo niente. Una cosa incredibile, molto bella”, le sue prima parole che ci ha detto.

    Allora scopriamo quale sia il segreto di Michela Guerra e di come sia riuscita ad arrivare a questo risultato.

    Michela Guerra donne influenti digitale 2017

    Intanto Michela complimenti per questo grande traguardo. E quindi cominciamo a conoscere davvero chi è Michela Guerra.

    Sono una donna di Marketing Communication, mi sono laureata in “Marketing Communication e Relazioni Pubbliche“, ho fatto dei Master. La mia anima personale e professionale è questa, amo comunicare, l’ho sempre fatto dietro le quinte, perchè così che sinceramente mi piace farlo. E ho avuto diverse esperienze nel mio percorso professionale, partito dalle agenzie, e questa, chiunque faccia il mio mestiere, sa che è una scuola importante, una scuola che mi ha visto fare cose inenarrabili durante tutto il periodo dell’Università, perchè lavoravo e studiavo, ed stato bellissimo in un periodo bellissimo in un momento in cui Milano era densissima dal punto di vista della comunicazione. Grande lavoro quindi in agenzia soprattutto nel settore del design con clienti legati al Salone del Mobile di Milano, un periodo bellissimo in cui effettivamente mi sono molto divertita. Dopo di che ho fatto un’esperienza anche nel pubblico, durante la quale ho avuto l’opportunità di seguire una startup, Sportello Stage, insieme ad un gruppo di giovani per portare in Italia la cultura dello stage che all’epoca ancora non c’era.

    A quel punto sentito proprio la necessità di vivere una realtà aziendale, volevo vivere una esperienza con una multinazionale ed è iniziata la mia storia con SAS che non è più terminata. Ti devo dire che oggi molti mi chiedono come faccia a stare lì da tanto tempo. Una domanda appropriata perchè questo è un settore molto dinamico ed è facile cambiare spesso. Io qui in SAS mi sento come nella “Leggenda del pianista sull’Oceano“, mi sento in un certo senso così, a parte che amo profondamente SAS e chi fa questo mestiere deve amare quello che comunica, altrimenti è difficile andare avanti. E’ un’azienda talmente veloce, dove tutti i trend tecnologici passano da qui, qui si fanno analytics che riguarda tutto il mondo dei Big Data, dell’Internet delle Cose, dell’Intelligenza Artificiale, tutti temi che oggi sono dei veri e propri trend. Questo per me è un luogo privilegiato, da questo punto di vista.

    E la cosa che cerco di spiegare ai miei amici che mi chiedono come mai io sia ancora lì, è che nel corso di questi anni non ho mai fatto la stessa cosa, e non ho mai avuto per lo stesso anno lo stesso team. E il team per me è di fondamentale importanza, oggi ho una squadra davvero eccezionale che va dal contenuto, alla comunicazione esterna, al digitale, al digital marketing, al social engagement veramente straordinario. Anche perchè, ed è un concetto in cui credo molto, da sola non fai niente. E a proposito di team, parlando del SAS Forum, evento importante per SAS Italy, quello è un esempio importante di sforzo collettivo, di lavoro in team, di contaminazione, di competenze. Lì c’è tutto il marketing che fa uno straordinario lavoro, di grande valore. Mi sento davvero privilegiata di far parte della famiglia SAS e di lavorare con persone che hanno una competenza pazzesca.

    Per tornare alla “Leggenda del pianista sull’Oceano“, non ho mai sentito l’esigenza di cambiare perchè mi è passato sotto gli occhi tutto il mondo, e continua a passarmi, sotto tutti i punti di vista: dalle persone che incontro, alle competenze e anche alla mia crescita professionale. Sto ancora imparando tante cose qui, perchè andarmene quando imparo.

    Michela, come si riesce a comunicare sui Social Media un’azienda come SAS, quali sono i tuoi segreti e quali sono state le tue intuizioni? Hai mai pensato di muoverti con una strategia?

    Si l’ho pensata una strategia e con il mio team la stiamo portando avanti. E qui torno con un altro mio aneddoto. Quando si è trattato di entrare ne mondo del lavoro, molti miei amici sono entrati in aziende con un brand molto forte, soprattutto in aziende appartenenti al mondo del B2C (Business to Customer). E io tutte le volte che mi trovavo con loro o con i miei familiari, ogni volta che mi chiedevano “e tu cosa fai?” rispondendo loro che lavoravo in SAS, mi dicevano “ma SAS chi? la compagnia aerea?”. Avevo il grande privilegio di lavorare all’interno di una grande azienda come è SAS, ma avevo anche la frustrazione, chiamiamola pure così, di non vedere riconosciuto tutto il lavoro che facevamo, non solo rispetto al grande pubblico, ma anche all’interno del mondo B2B (Business 2 Business), perchè comunque fare analytics dieci anni fa non era come farlo oggi. Se di intuizione di può parlare, era quello di rendere SAS, all’interno dei mercati di riferimento, in questo caso l’Italia, un brand più accessibile, più semplice, puntando tutto sul contenuto in modo da renderlo più comprensibile a tutti dandogli un grande valore. Devi sapere che all’interno di SAS esistono delle persone con una competenza scientifica-tecnologica davvero eccezionale, e quindi lo sforzo che facciamo col mio team è quello di tradurre quello che loro realizzano in un linguaggio molto semplice. Un po’ quello che fa chiunque faccia questo mestiere del resto, e noi lo facciamo tutti i giorni. Non è un’operazione facile, per la verità, il rischio, in un settore come il nostro, quello IT, è di rendere molto semplice il contenuto, se non addirittura banalizzarlo.

    E come si fa a non banalizzarlo? Come si fa a rendere un brand come SAS riconoscibile a tutti?

    Ci si riesce con la co-creazione, nel senso di mettere insieme le competenze del mio team, quindi comunicazione, social digital, insieme all’intuizione, a contenuti fortissimi, alla ricerca e sviluppo che vengono fatti all’interno di SAS. E’ stato questo il segreto, rendere davvero comprensibile quello che facciamo pur avendo la consapevolezza di parlare all’interno di un mondo che è quello del B2B.

    Un esempio in questo senso può essere il nostro recente evento, lo scorso 27 giugno (Data Driven Customer Journey) dove abbiamo chiesto a Riccardo Scandellari di venire a moderare. Avrei potuto scegliere un moderatore più blasonato, proprio tra i moderatori che esistono sulla piazza, ma abbiamo scelto Scandellari (Skande per tutti eh!) e non è stato facile far passare il suo nome come moderatore di quel tipo di evento, proprio perchè non è un moderatore “classico”, è un grande comunicatore sui social media e sul web. La sfida, che mi sento assolutamente di aver vinto, è stata quella di aver scelto di aprire un evento che poteva restare circoscritto e di aver scardinato un muro che ci ha aperto ad una quantità enorme di persone attraverso i Social Media. La domanda provocatoria che ti faccio allora è: è stato il miglior moderatore del mondo Skande? La risposta che ci possiamo dare tutti è certamente no. Ma grazie a Skande e grazie alla sua enorme capacità comunicativa siamo riusciti ad arrivare ad un numero enorme di persone. Siamo ancora lontani dall’essere riusciti a fare quello che ci prefiggiamo, cioè rendere i nostri contenuti accessibili a tutti con un grande valore, ma l’esempio che ti ho fatto è per noi di grande soddisfazione. Oggi non mi sento più dire di SAS “la compagnia aerea”, come accadeva dieci anni fa, ma mi sento dire “SAS Software?”. E questo per me è una grandissima soddisfazione. E un altro tassello in questa direzione sarà il mio intervento al prossimo “Mashable Social Media Day” dove appunto parlerò del modello di comunicazione B2B che abbiamo adottato in SAS. Anche questa è una grande soddisfazione perchè andiamo ad arricchire una letteratura B2B ancora molto esigua.

    In tutto questo, quanto ti ha aiutato il SAS Forum, che è poi l’evento tra i più importanti oggi in Italia in fatto di innovazione e tecnologia?

    Si è vero Franz, il SAS Forum è la leva che ci ha aiutato di più e qui non mi prendo assolutamente merito perchè, come ti dicevo prima, il lavoro che viene fatto su questo nostro grande evento è un eccezionale lavoro di team che coinvolge tutta SAS Italy e la mente che sta alla base di tutto è il nostro direttore marketing che è Emanuela Sferco. Il lavoro che faccio col mio team è “l’ultimo miglio”. SAS Forum è un grande evento con personalità che vengono a parlare di innovazioni, di tecnologie e di esperienze eccezionali, con imprenditori, manager che portano le loro storie e di come usano il software SAS all’interno delle loro organizzazioni. L’anima di questo evento è Emanuela Sferco. La fortuna che ho col mio team è quella di poter comunicare un evento di questa portata, di aver un contenuto di tale valore che siamo riusciti a veicolare coinvolgendo i blogger, un lavoro eccezionale di team e mi sento anche di ringraziare i colleghi di Marketing Arena, senza i quali non saremmo arrivati dove siamo arrivati. In un evento come questo mi sento di fare passare il grande lavoro di team che viene portato avanti, l’unione di tantissime competenze che arricchisce questo evento e che crea contenuto di valore da comunicare, facendo interessare tante persone.

    Ma allora Michela, qual è il tuo segreto? Come si fa ad emergere in Italia, nel 2017, tra le donne più influenti nel digitale?

    Guarda, come prima cosa ti rispondo le Relazioni, questo per me è un elemento fondamentale. Essere stata inserita in questa lista, e mi onora tantissimo, mi conferma che questo è una strada importante. Ma il lavoro fatto in questi anni sugli eventi, di comunicare con tante persone tutti i giorni, ecco che in tutto questo le Relazioni hanno portato il mio lavoro da “dietro le quinte” ad essere un lavoro di primo piano. Questo è quello che mi sento di dire. Un cambio di paradigma importante, grazie soprattutto ai social media. Nel senso che, senza comunicarlo ufficialmente, il lavoro fatto in questi anni insieme al mio team, è emerso. E’ questa la cosa straordinaria, senza che ci fosse un disegno per farla emergere. Questo è quello che ha colpito di più ne momento in cui il mio nome è comparso in quella lista. Ho poi la fortuna di lavorare in un’azienda molto aperta, la fortuna di avere un capo come Emanuela Sferco, dove l’attenzione alla persona, alla visibilità non è un problema.

    Prima mi chiedevi dell’Italia. Ecco, non credo che tutte le aziende italiane siano pronte ad un cambiamento di paradigma di questo tipo. Come sai, in un paese come il nostro le donne sono viste sempre a lavorare dietro le quinte, ma l’Italia non è pronta a questo cambiamento guardando anche al numero esiguo di donne manager. La mia fortuna è proprio quella di lavorare per SAS dove metà del management è al femminile. Ecco sarebbe bello che Digitalic potesse organizzare un momento di confronto proprio su questi temi.

    Lasciami dire che sono davvero onorata di essere stata inserita in quella lista con donne che davvero stanno facendo innovazione e davvero stanno cambiando il nostro modo di vivere. E questa lista è anche un bellissimo messaggio per i giovani.

    Ma Michela, qual è la prima cosa che hai fatto quando hai letto l’articolo di Digitalic?

    La prima cosa che ho fatto è stata di condividere questa soddisfazione con la mia famiglia, con mia figlia Lea di otto anni. E le ho spiegato tutto anche perchè mi faceva tante domande. La seconda è stata quella di correre da Valeria, la mia collaboratrice e chiederle cosa fosse successo (ride).

    Di recente si parla molto del fatto che le donne non sono incluse tra le eccellenze italiane. Se tu dovessi dare un consiglio per riuscire ad emergere come hai fatto tu, cosa le diresti?

    Ecco questa è una domanda bellissima, su cui mi interrogo tutti i giorni. Avere una figlia di otto anni oggi, oltre ad essere una grande gioia, è anche una preoccupazione, per il periodo storico che stiamo vivendo. Evidentemente c’è un retaggio culturale sulle donne in Italia, nonostante i grandi passi avanti fatti in questi anni, da punto di vista sociale e lavorativo. Ci tengo a dire però che sotto questo aspetto sono molto ottimista, mi basta guardare indietro di qualche anno per esserlo. A mia figlia direi di tenere alcune caratteristiche, che sono proprio femminili, come l’umiltà, che è diversa da quell’umiltà che ci veniva insegnata dagli anni ’70, nel senso di “non disturbare”. Direi a mia figlia di mantenere l’umiltà del cuore e che da sola non si va da nessuna parte, scrollandosi di dosso quel “non disturbare” e di vivere la sua vita, conoscendo il mondo.

  • Data Visualization e i suoi effetti, intervista con Michela Guerra di SAS Italia

    Data Visualization e i suoi effetti, intervista con Michela Guerra di SAS Italia

    In vista del SAS Forum, che si terrà a Milano il prossimo 22 aprile, ho intervistato Michela Guerra, Marketing Communications Manager di SAS Italy. Argomento cardine la Data Visualization e gli effetti che questa comporta nell’attività di un’azienda e l’emergere della figura del “Data Scientist”.

    L’intervista con Michela Guerra, Marketing Communications Manager di SAS Italy, è un’occasione preziosa per comprendere cosa sia, effettivamente, la Data Visualization e quali siano i suoi effetti all’interno dell’azienda. Molti, anche, gli spunti di riflessione sui vantaggi che l’analisi del dato può portare alle PMI italiane, alla costante ricerca di nuove opportunità per migliorare il proprio business.

    La chiacchierata con Michela Guerra è stata fondamentale, poi, per avere una visione più completa sugli scenari professionali che si stanno aprendo grazie alla Data Visualization e all’Internet Of Things e per comprendere meglio la nascita di una figura chiave come quella del Data Scientist.

    Ecco, nello specifico, gli argomenti trattati.

    La prima domanda riguarda la Data Visualization. Cos’è e a cosa serve?

    La Data Visualization, ovvero la parte più importante e imprescindibile del nostro lavoro, in gergo viene definita “l’ultimo miglio“, e rappresenta l’ultima parte della catena del valore del dato. Per noi di SAS è una parte importantissima, ma rappresenta solo l’ultima parte di un processo molto più complesso. Prima di questa, infatti, è necessario passare dall’estrazione del dato, all’integrazione di esso fino alla “data quality”: è solo grazie a questo lungo processo che il dato diventa fruibile per l’utente finale.

    Quanto tempo si impiega per arrivare all’ultimo miglio? E qual è l’importanza delle fasi precedenti?

    È importante precisare che l’offerta di SAS Italy non è univoca bensì basata sulle esigenze del singolo cliente. Ad ogni cliente viene proposta una soluzione studiata ed ottimizzata sulla base di esigenze specifiche e la profondità di analisi del dato è diversa, di conseguenza, di caso in caso.

    Il portafoglio clienti di SAS è particolarmente ricco e variegato; si passa da aziende leader nel settore delle telecomunicazioni, al Banking, alle Utility fino alla Pubblica Amministrazione, giusto per citare qualche mercato.

    Accanto a questi clienti lavoriamo anche con le PMI, con logiche completamente diverse rispetto ai big.

    Per quanto riguarda, invece, le tempistiche per arrivare all’ultimo miglio la risposta é duplice perché su progetti molto grandi, ogni parte della catena del valore del dato ha tempi e modalità diverse tant’è che possiamo parlare di “Big Data” vista l’enorme quantità di dati da analizzare.

    Nel caso invece delle aziende medio piccole i dati non sono “big” ma relativamente più piccoli, proporzionalmente agli interessi aziendali.
    In questi casi abbiamo realizzato delle soluzioni ad hoc, dei veri e propri “pacchetti” customizzati sulla base delle esigenze del singolo cliente.

    data-visualization

    Quindi anche le PMI cominciano a sentire questa esigenza?

    Assolutamente sì. Quello che noi vediamo dal nostro punto di osservazione è che la domanda di soluzioni di analisi dei dati – perché banalmente di questo si tratta- è veramente in aumento anche in realtà piccole. Si inizia, infatti, ad avere coscienza che l’intuito imprenditoriale (fondamentale tra l’altro poiché il guizzo non verrà mai sostituito dal software) non basta e che senza un’analisi approfondita del dato, che include anche una re-ingegnerizzazione dei processi, è difficile in questo momento competere.

    Una volta si diceva che l’analisi del dato dà “un vantaggio competitivo”, oggi dico che l’analisi del dato è fondamentale per sopravvivere.

    E qui torno alla tua domanda iniziale, la visualizzazione delle informazioni del dato elaborato è fondamentale per un manager o per un imprenditore, perché gli permette di vedere, di esplorare e di analizzare i dati direttamente da un cruscotto o da un’interfaccia, in maniera semplice ed intuitiva. Anche da mobile tra l’altro perché queste informazioni posso essere fruite da qualsiasi device. E’ chiaro che quando ti rivolgi a questi imprenditori mostrando loro gli enormi vantaggi derivanti dall’analisi del dato riescono a comprendere che il loro intuito manageriale può integrarsi con l’analisi oggettiva del dato.

    Ma oggi le PMI sentono davvero questa esigenza? E poi, sono effettivamente attrezzate in una società in cui gli impulsi ormai arrivano da diverse parti? Esiste davvero questa coscienza?

    Per rispondere alla prima domanda ti dico sì, esiste questa esigenza ed è ben tangibile. La difficoltà maggiore per le numerose PMI che tutti i giorni lottano contro la situazione economica sta proprio nel credere e nell’adottare, poi, una soluzione di questo tipo. Alcuni imprenditori abbracciano la Data Visualization, consci degli enormi benefici che questa può garantire al loro Business, altri, invece, decidono di esplorare questo mercato con investimenti davvero minimi, rischiando che la strategia resti fine a se stessa.

    Per migliorare la redditività è fondamentale mantenere un certo equilibrio tra avanguardia tecnologica, nuove idee di business ed, infine, innovazione di processo ed organizzativa. Se questi elementi non vanno di pari passo, si rischia di fossilizzarsi e di restare nell’ambito tattico, dando vita ad un’innovazione fine a sé stessa, di breve periodo. Il salto di qualità in termini di innovazione, di business e di ritorno degli investimenti si può vedere, invece, in quelle aziende che hanno una visione più di lungo periodo.

    L’adozione, da parte delle PMI, di soluzioni basate sull’analisi dei dati presuppone, di conseguenza la volontà di aprirsi a nuovi orizzonti andando, se necessario, a modificare anche il proprio background culturale.

    L’aprirsi a nuovi orizzonti, tuttavia, non è sufficiente: è fondamentale formare figure professionali consapevoli e pronte a gestire attività di questo tipo. In questo processo, è cruciale il Data Scientist: si tratta di una figura dotata di precise e specifiche competenze ma, soprattutto, di una visione strategica e lungimirante sul futuro aziendale.

    Quindi l’aspetto innovativo serve da base all’approccio all’analisi del dato? Se non si approccia in questo modo, difficilmente la si considera di lungo periodo.

    Michela-Guerra---SAS
    Michela Guerra- SAS Italia

    Sì, vero ma è il valore strategico ad essere, già di per sé una strategia innovativa. Vi è un ritorno nell’investimento quando queste risorse vengono utilizzate in ottica davvero strategica, allora il ROI sì che si vede. Gli esempi di prima sono determinanti.
    Poter geolocalizzare con gli Analytics i movimenti di un cliente all’interno del territorio, oppure fare delle campagne estremamente profilate e basate sui suoi gusti personali, e non secondo cluster, è davvero possibile grazie alle soluzioni di Advanced Analytics di SAS. È proprio grazie agli strumenti di Advanced Analytics che è possibile aprirsi a nuovi e straordinari scenari.

    Quali sono i settori che si avvantaggiano da un’inclusione strategica dell’analisi del dato?

    Sono effettivamente tanti. Uno degli ambiti su cui lavoriamo di più, oltre al Marketing, è il Risk Management. Per capire l’importanza dell’analisi dei dati è sufficiente pensare all’eco che questa potrebbe avere in un’ottica di frodi, di Compliance, di adeguamento alle normative, in un’ottica di liquidità e di controllo di gestione. Tutta questa area è determinante per qualsiasi azienda che voglia essere profittevole sul suo mercato.
    A trarre vantaggio dai nostri servizi anche il settore bancario, le aziende telco e, infine, le utilities. Le nostre soluzioni possono essere applicate ai settori più disparati garantendo, al contempo, un’offerta vasta ma studiata sulle specificità non solo di una specifica azienda ma anche dei singoli reparti della stessa.

    I nostri esperti, in tutto il mondo, lavorano per competenze non solo di business ma anche di mercato e questo aspetto per noi è molto importante. Proprio perché il dato è tipico di ogni settore.

    Un progetto che stiamo portando avanti con grande entusiasmo riguarda le Smart Cities. In Italia lavoriamo con una realtà importante come Torino ormai da anni, ma l’estero da questo punto di vista è molto più avanti. Ecco, l’Internet of Things, così come il Cloud offre delle potenzialità enormi dal punto di vista dell’analisi del dato ed è proprio questa una delle direzioni verso cui ci stiamo muovendo.

    L’Internet delle Cose, in effetti, apre nuovi scenari e sicuramente di fronte ad una massa di dati che si crea c’è la necessità di strumenti per interpretarli. Come si pone un’azienda come SAS di fronte a questo scenario?

    Come sai, SAS è un’azienda B2B ma buona parte del nostro lavoro riguarda anche la collaborazione con aziende che si rivolgono a noi per essere supportate nel lavorare con il cliente finale.
    Quello che ti posso dire, in merito ai bisogni dei nostri clienti, è la crescente richiesta di semplicità.

    L’innovazione e la conseguente adozione di nuove soluzioni tecnologiche implica, molto spesso, una certa dose di impegno e di flessibilità, soprattutto nella difficile fase di transizione da un modus operandi ad un altro.

    La nostra mission sta proprio nel rendere davvero fruibili informazioni e dati sia al cliente finale sia al Consumer, nel caso in cui il nostro ruolo sia quello di intermediario tra un’azienda e l’utente finale.

    Nell’era del Real Time semplificare la fruizione del dato deve essere la vera prerogativa.

    Per farti capire l’importanza di quanto appena detto posso farti l’esempio di Octo Telematics, un nostro cliente leader nel settore dei servizi telematici per il settore assicurativo Automotive. Grazie al nostro software di Analytics, Octo Telematics monitora, ogni minuto, ben 100 mila chilometri percorsi da 3 milioni di clienti sparsi in 26 paesi del mondo, tutto grazie ad una scatoletta dentro all’automobile.

    Questo processo permette di non considerare più l’assicurato come un semplice numero bensì di analizzarne le specificità per garantirgli, poi, un’offerta realmente customizzata.

    In quest’ottica è lapalissiano come l’Internet of Things e l’analisi aumentata del dato vadano a modificare radicalmente il modello di business garantendo un’offerta altamente profilata. Si tratta di un cambio realmente epocale che vede la contrapposizione tra un’offerta basata su cluster ed un’offerta basata sulle specificità del singolo.

    In questo nuovo panorama la figura del Data Scientist, come accennavo prima, risulta cruciale.
    SAS da questo punto di vista è impegnata nella creazione di queste professionalità grazie alla collaborazione con le università italiane.
    La creazione di queste nuove competenze avviene dando in uso gratuito agli studenti il nostro software in modo da permettere loro di acquisire una certa esperienza. Con l‘Università di Tor Vergata abbiamo attivato la seconda edizione di un master sui temi del digital e dei social legati all’analisi del dato dal quale stanno emergendo dei ragazzi straordinari. Oggi l’IT deve essere inserito in ogni attività dell’azienda ed investire in formazione è indispensabile.

    Questo è, insomma, il classico momento del “farsi trovare pronti” da parte delle scuole, delle Università e anche da parte di aziende come la nostra. Noi ci impegniamo molto a contribuire alla cultura del dato e, da azienda che opera ormai da 40 anni sul mercato, sentiamo forte questa responsabilità tant’è che portiamo avanti il nostro impegno con le università davvero con costanza.

    Ma davvero le aziende oggi devono includere al loro interno una Visual Organization?

    È proprio nei dati che la nostra azienda vede la spinta propulsiva, non solo per competere nel marcato ma, soprattutto, per sopravvivere. Non si può negare il momento difficile, ma in alcuni casi si tratterebbe di cambiare il modello di business per provare aree nuove. Con il nostro software, grazie alla rilevazione del dato, si riesce a correlare i dati in modo semplice ed intuitivo riuscendo ad entrare in possesso di informazioni che difficilmente si otterrebbero.
    La forza dei Big Data sta nel garantire alle aziende una certa lungimiranza e capacità di comprendere quali saranno gli scenari futuri: il vantaggio competitivo dei dati, se associato al guizzo creativo di cui parlavamo all’inizio, può rappresentare davvero quel quid necessario per acquisire nuove fette di mercato.
    L’incrocio dei dati poi, e questo va specificato, non riguarda solo dati interni. Le nostre soluzioni incrociano dati interni e dati esterni per vedere cose che altrimenti non sarebbero visibili; siano esse positive o negative.

    Il tema di fondo del prossimo SAS Forum, che si terrà il 22 aprile, è “Analytics for Everyone”, cosa succederà in quella giornata e cosa vi aspettate voi?

    Analytics for Everyone” rispecchia un po’ questa nostra chiacchierata, rispecchia il fatto che l’analisi del dato non sia solo un’attività per esperti IT ma sia davvero alla portata di tutti. Chiunque può trarre vantaggio dall’uso intelligente degli Analytics.
    Il SAS Forum per noi è l’evento dell’anno: coinvolgeremo tutta la nostra audience grazie alla partecipazione dei nostri numerosi Partners. Saranno presenti anche le università con una sezione dedicata proprio ai famosi Data Scientist di cui abbiamo parlato prima. Al SAS FORUM anche un’area dedicata alla stampa, aperta anche ai blogger. In generale ci attendiamo oltre 1000 persone.
    I grandi protagonisti dell’evento saranno i nostri clienti che racconteranno la loro esperienza, i loro molteplici progetti e forniranno una viva testimonianza sull’importanza dei nostri strumenti nella loro realtà. Il SAS Forum, concludendo, è il palco dei nostri clienti.

    Ecco, speriamo che questa nostra conversazione con Michela Guerra di SAS Italy, che ringraziamo davvero per la sua disponibilità, abbia contribuito a chiarire un po’ cosa sia la Data Visualization e quali gli scenari che ci attendono. E poi, ci vediamo il 22 aprile al SAS Forum 2015.