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  • Gen Z-Millennials a confronto su digitale, relazioni e non solo

    Gen Z-Millennials a confronto su digitale, relazioni e non solo

    Ecco uno sguardo completo sulla Gen Z, a confronto coi Millennials, rispetto al suo rapporto con digitale e i social media. Ma l’indagine di Changes Unipol e Kkienn indaga anche le relazioni sentimentali. Il 38% dei giovani della Gen Z ha avviato una relazione sentimentale o sessuale con una persona che hanno conosciuto online.

    Baby Boomers e Gen X sono cresciuti in un mondo prevalentemente analogico. E poi, ad un certo punto delle loro vite, sono entrati in contatto con il digitale, iniziando ad integrarlo nella loro realtà. Questo fenomeno di transizione è stato un momento importante, poiché hanno imparato a sfruttare le nuove tecnologie digitali, pur mantenendo una distinzione netta tra il mondo virtuale e quello reale. Per loro, il digitale era un’aggiunta al mondo fisico.

    La generazione successiva, nota come Gen Z, è cresciuta in un ambiente in cui il digitale era una parte integrante della loro realtà quotidiana. Non c’è stata separazione tra virtuale e reale; invece, esiste una sola realtà – una realtà “onlife”. Per la Gen Z, il digitale è come un’estensione delle loro vite, lo vedono come un potenziamento delle loro capacità.

    Questo cambiamento ha avuto un impatto notevole su molte sfere della vita, inclusi i vertici delle grandi aziende tecnologiche e le start-up di successo. È diventato comune osservare che queste organizzazioni sono guidate da giovani talenti. La loro familiarità innata con il digitale e la sua interconnessione con il mondo reale li rende dei veri e propri pionieri in questo nuovo paradigma.

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    Un’indagine socio-culturale condotta da Changes Unipol ed elaborata da Kkienn, denominata “Osservatorio Generation Ship, ha rivelato spunti interessante per quanto riguarda l’uso del digitale e dei social media.

    La relazione con i social media, dal punto di vista dell’utilizzo è la seguente.

    La Gen Z e i social media nel 2023 in Italia

    Posto il ruolo trasversale che gioca WhatsApp, usato dall’87% della fascia 16-22 anni (Genz), dal 76% dei Millennials, fino ad arrivare all’81% dei Baby Boomers, gli utenti più giovani restano ancora fedeli a Instagram (81% fascia 16-22 anni) e a TikTok (52% fascia 16-22 anni).

    Mentre i Millennials preferiscono piattaforma social media come Instagram e Facebook (entrambi al 70%) e YouTube (59%).

    Ma ci sono alcune considerazione ulteriori da fare.

    social media genz 2023 italia unipol

    Il Digitale come Realtà Integrata: per la Gen Z, il digitale non è un’entità separata, ma piuttosto una parte integrante del loro mondo. Vedono il digitale come il “reale” in tutto ciò che fanno, sia che si tratti di comunicazione, apprendimento o lavoro.

    Familiarità con il Digitale fin da piccoli: avendo conosciuto il digitale sin da bambini, i membri della Gen Z sono cresciuti con una conoscenza innata delle tecnologie digitali e delle sue regole, il che li rende naturali adattabili e competenti nell’uso della tecnologia.

    Consapevolezza dei Rischi: la Gen Z è più consapevole dei rischi legati alla tecnologia, compresi temi come la privacy e la sicurezza online. Questa consapevolezza li rende più cauti nell’uso delle tecnologie digitali.

    Non Digital Addicted: contrariamente a una percezione comune, la maggior parte della Gen Z non è necessariamente dipendente dal digitale. Hanno superato gli entusiasmi dei neofiti e utilizzano la tecnologia in modo più equilibrato.

    Ottimismo Digitale: la Gen Z tende ad avere un atteggiamento ottimista verso la tecnologia digitale. Non sono apocalittici riguardo alle conseguenze negative, ma piuttosto vedono il digitale come una fonte di opportunità.

    Utilizzo del Digitale per tutto: la Gen Z utilizza il digitale per svolgere una vasta gamma di attività, dall’apprendimento alla comunicazione, alla ricerca di lavoro e alla creazione di opportunità nella sfera pubblica.

    I Social Media come ponte verso il Mondo: utilizzano i social media non solo per comunicare con amici e familiari, ma anche per entrare in contatto con il mondo, creare reti professionali e partecipare attivamente alla sfera pubblica.

    Apprendimento continuo: la Gen Z utilizza il digitale per apprendere costantemente cose nuove, piuttosto che limitarsi a migliorare le competenze già acquisite.

    Generazione di Valore: i membri della GenZ vedono il digitale come strumento per generare “valore” nella sfera pubblica, cercando opportunità di lavoro, formazione, connessione e partecipazione attiva alla società.

    Dunque, la Gen Z è una generazione che ha integrato completamente il digitale nella propria vita, utilizzandolo come mezzo per apprendere, comunicare e creare valore in vari aspetti della loro esistenza. La loro familiarità con la tecnologia e la loro prospettiva ottimista la rendono una forza influente nella società digitale odierna.

    La Gen Z e le relazioni sentimentali

    La stessa indagine socio-culturale, condotta sempre da Changes Unipol ed elaborata da Kkienn, “Osservatorio Generation Ship“, ha rivelato poi interessanti tendenze riguardo alle relazioni sentimentali e sessuali nella Gen Z italiana.

    Il rapporto indica che il 38% dei giovani della Gen Z ha avviato una relazione sentimentale o sessuale con una persona che hanno conosciuto online. Questo dato suggerisce che i social network stanno rivoluzionando il modo in cui i giovani costruiscono i loro legami affettivi.

    Dalla ricerca emerge poi una curiosa discrepanza: nonostante l’ampia presenza online, la Gen Z è meno incline a utilizzare app di incontri rispetto ai Millennials, con solo il 26% dei giovani tra i 16 e i 22 anni che le utilizza. Questo può essere attribuito principalmente ai timori di incontrare persone diverse da come si presentano online (46%) o malintenzionati (39%), oltre ai dubbi sulla superficialità di una relazione basata sull’aspetto fisico (39%).

    Per i Millennials, invece, le app di incontri sono più diffuse, con il 37% che ne fa uso. Inoltre, il 41% di loro utilizza queste app a scopo sessuale, mentre solo il 38% della Gen Z lo fa. Al contrario, i Baby Boomers si affidano a tali app per cercare relazioni stabili (55%).

    Le differenze di genere emergono anche nell’uso delle app di incontri. Solo il 15% delle donne della Gen Z le ha utilizzate, di cui il 41% per curiosità o per passare il tempo e il 19% per scopi sessuali. Nel complesso, le donne sembrano meno propense degli uomini (25%) a utilizzare app di incontri.

    Gen Z e modelli imposti di bellezza

    Un aspetto significativo è la pressione esercitata dai modelli di bellezza imposti dai social network. Il 51% dei giovani della Gen Z afferma di sentirne la pressione. Questo fenomeno è particolarmente evidente tra le giovani donne, che vengono influenzate dalla “narrazione” della perfezione veicolata dai social e dalle app, causando insicurezza e disagio legati all’aspetto fisico.

    Tuttavia, nonostante la pressione dei canoni estetici imposti dai social, emergono segnali di cambiamento. Il 68% degli intervistati ritiene che i social promuovano immagini di persone perfette, ma la body positivity sta guadagnando terreno, specialmente tra le generazioni più giovani.

    In conclusione, l’Osservatorio Generation Ship ci offre uno sguardo accurato sulla Gen Z e il suo rapporto col digitale e i social media. E rivela, anche, come le relazioni sentimentali e l’immagine corporea siano profondamente influenzate dalla digitalizzazione e dai social network, con la Gen Z che sta sperimentando una libertà e una fluidità nelle relazioni mai viste prima, ma anche affrontando nuove sfide legate all’aspetto fisico e alla pressione dei canoni di bellezza online.

  • Ecco Generazione Alleanza, il programma per attrarre i talenti Millennials

    Ecco Generazione Alleanza, il programma per attrarre i talenti Millennials

    Generazione Alleanza è un esempio di come le aziende possono intraprendere un percorso di trasformazione digitale partendo dalle proprie risorse. Il programma guarda con particolare attenzione ai Millennials che richiedono meritocrazia, autonomia, relazione e tecnologia anche nell’ambiente di lavoro.

    Raccontiamo spesso qui sul nostro blog come le aziende stanno interpretando il processo di trasformazione digitale in atto, un processo che riguarda tanto le piccole aziende, quanto le medie e grandi aziende. Quello di cui vi parliamo oggi è un esempio di come questo percorso di trasformazione si attiva proprio rinnovando l’azienda dal suo interno, e cioè partendo dalle sue risorse. L’esempio che vogliamo segnalarvi è quello di Generazione Alleanza, un ambizioso programma di reclutamento e formazione che Alleanza Assicurazioni, da sempre leader nel settore delle assicurazioni vita con 119 anni di storia, sta cominciando ad avviare su 90 agenzie con l’obiettivo di estenderlo a tutta la rete entro il 2018.

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    Il programma Generazione Alleanza nasce dalla consapevolezza che oggi è importante offrire situazione e ambienti di lavoro, programmi di formazione, percorsi formativi che siano in grado di rispecchiare la realtà che viviamo oggi. Alleanza Assicurazioni è una delle compagnie assicurative più all’avanguardia per quanto riguarda il digitale, già oggi 2 polizze su 3 sono native digitali e vanta la prima rete in Italia completamente digitalizzata. Ma il passo che intraprende oggi Alleanza Assicurazioni è più ambizioso, interpretando quello che è il cambiamento della figura dell’assicuratore e di quanto la tecnologia stia influenzando questo cambiamento, facendo nascere una Relazione più diretta tra assicuratore e cliente.

    Generazione Alleanza guarda quindi ai Millennials (la generazione dei nati dopo il 1980) per puntare al futuro, ridisegnando la figura dell’assicuratore. E per puntare proprio a quella fascia di persone, molto attente ed esigenti rispetto al digitale e alla tecnologia in generale, Alleanza Assicurazioni si è avvalsa di un’indagine condotta dall’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano per individuare valori e aspettative dei giovani che oggi si affacciano sul mondo del lavoro. Ebbene, da questa indagine è emerso che i Millennials sono alla ricerca di meritocrazia, di un lavoro tecnologico, autonomo e flessibile e che abbia una componente di Relazione rilevante. Sono quindi valori e aspettative che Generazione Alleanza mette al centro per offrire ai giovani di oggi strumenti in grado di soddisfare le proprie aspettative.

    millennials generazione alleanza

    Alleanza Assicurazioni oggi è un vero e proprio modello con 15 mila consulenti assicurativi, una rete capillare nel nostro paese di cui il 40% ha un’età inferiore ai 40 anni e il 47% sono donne. La compagnia fondata da  Evan Mackenzie a Genova nel 1898 e leader di mercato con una quota del 10% e vanta 2 milioni di clienti.

    Per chi fosse interessato da subito a prendere parte a Generazione Alleanza può farlo attraverso questo link.

  • Twitter non è popolare negli Usa, tanto meno tra i Millennials

    Twitter non è popolare negli Usa, tanto meno tra i Millennials

    Stanno facendo molto discutere i dati pubblicati da comScore relativi alla survey “2017 U.S. Mobile App Report” dove si nota benissimo la sfida tra Facebook e Google per le app più scaricate dagli americani. Lo stesso poi lo si verifica tra i Millennials statunitensi. E il grande assente è proprio Twitter, segno che Dorsey ha più di un problema da risolvere.

    Nei giorni scorsi comScore ha pubblicati i dati della survey “2017 U.S. Mobile App Report“, un grande e dettagliato rapporto sulle app pià scaricate dagli americani. E in relazione a questi dati si è molto discusso per via del fatto che i big winner sono Facebook, da una parte, e Google, dall’altra. Praticamente si dividono il mercato, a parte qualche eccezione come Snapchat o Pandora. Facebook vince nel settore delle app di comunicazione e conversazione proprio con Facebook, Messenger e Instagram (sorprende che non vi sia WhatsApp), mentre Google vince tra le app di servizi con Google Search, Google Maps, GMail, e poi con YouTube, seconda in assoluto.

    twitter non popolare usa comscore 2017

    Come avrete certamente notato, manca Twitter. A guardare questi dati Dorsey dovrebbe avere ben più di una preoccupazione, sono dati che determinano il fatto che Twitter ormai ha perso terreno, soprattutto tra gli utenti Usa, ossia quelli di casa sua, tanto per essere più chiari. Certo direte voi, è un dato abbastanza evidente e se fosse stata in quella lista non avrebbe tutti questi problemi. Vero, in parte. Twitter se vuole agire per recuperare terreno, come già ampiamente detto, deve innovare il prodotto. E se vuole puntare in alto, deve muoversi e in fretta. Prima che sia troppo tardi. Prima che anche un accordo con gli editori per trasmettere contenuti video live possa rivelarsi inutile.

    app usate usa comscore 2017

    E tanto è vero che Twitter non sia più popolare negli Usa lo dimostra anche un altro dato, sempre estrapolato dei dati di comScore. E cioè che Twitter non è popolare neanche tra i Millennials statunitensi. Il 35% dice di non poter fare a meno di Amazon, l’app più popolare tra i 18-34enni americani. Google e Facebook sono dietro con GMail (30%) e Facebook (29%). Seguono poi Messenger (18%), YouTube (26%). Chiudono WhatsApp e Instagram all’11%. I Millennials Usa dimostrano concretezza usando acquistare online e usando un servizio email molto flessibile.

    app usate millennials usa comscore 2017

    Si nota l’assenza di Twitter, come si nota anche quella di LinkedIn per la verità. Ma la piattaforma a 140 caratteri , dato il suo potenziale (per la maggior parte ancora inespresso) e per i grandi desideri di Dorsey, che stanno sempre di più trasformandosi in velleità, doveva essere tra quelle app.

    Assenza che certamente avranno notato gli investitori.

    Snapchat c’è, invece. Con tutti i problemi che ha riscontrato in questi ultimi mesi relativi alla forte concorrenza di Instagram Stories, ma è ancora lì. E in borsa, in termini di valore ha ormai superato anche Twitter.

    Insomma Jack Dorsey, ultimamente molto impegnata con la sua azienda, Square, dovrebbe trovare davvero un po’ di tempo per dedicarsi a tempo pieno su Twitter. Questo un altro grande, e vero, problema di Twitter.

  • E intanto i Millennials preferiscono (ancora) le Snapchat Stories

    E intanto i Millennials preferiscono (ancora) le Snapchat Stories

    Lo scontro tra Snapchat Stories e Instagram Stories si arricchisce di un’altra puntata. Secondo una recente ricerca di Whatsgoodly, condotta su un campione di circa 2 mila Millennials, le Stories su Snapchat sono preferite dal 78%, anche se il dato è in calo del 10%. Il 16% dichiara di non usare nessuna delle due e solo il 4% dichiara di usare Instagram Stories.

    Ad agosto 2016, quando Instagram, a sorpresa, introdusse le Instagram Stories, affermammo che quella poteva essere una bella mossa, soprattutto se l’obiettivo di Instagram fosse stato quello di portare verso la propria app i Millennials. Nei numeri l’obiettivo sembrava essere proprio questo. Ora, non è detto che non lo sia e che qualcosa in questo senso non si stia già muovendo, ma forse per capirne di più è il caso di dare un’occhiata a qualche dato, perchè potrebbe rivelarci qualche sorpresa.

    E i dati ce li fornisce una recente indagine condotta da Whatsgoodly che ha chiesto a quasi 2 mila Millennials, 1.991 per l’esattezza, quale modalità di racconto usassero di più: Spachat Stories o Instagram Stories?

    snapchat stories instargram stories millennials

    Ebbene, nel periodo che va dal 5 al 18 aprile 2017, i Millennials hanno risposto di preferire le Snapchat Stories nel 78% dei casi. Un numero altissimo e forse quasi inaspettato, vuol dire che da agosto 2016 ad aprile 2017 non si è registrata ancora una preferenza marcata da parte dei Millennials verso Instagram Stories, come ci si attendeva. Abbiamo detto “ancora” non a caso. Sì, perchè che diamo un’occhiata all’indagine condotta quattro mesi prima, e cioè dal dal 15 novembre al 15 dicembre 2016, notiamo che la preferenza verso le Snapchat Stories da parte dei Millennials era dell’88%, 10 punti percentuali in più rispetto al dato rilevato ad aprile 2017. Si è verificato quindi un leggero calo, le Snapchat Stories restano ancora la modalità preferita dei Millennials rispetto alle Instagram Stories, ma la preferenza si riduce.

    snapchat stories instargram stories millennials aprile 2017

    E dove è andato a finire quel 10% che in quattro mesi ha smesso di preferire Snapchat Stories? Avrà scelto Instagram Stories? No, ha finito, invece, per non sceglierne alcuna. E’ andato ad alimentare il dato che riporta quei Millennials che non usano nè Snapchat Stories e nè Instagram Stories. Infatti, se ci fate caso, il dato del 4% dei Millennials che scelgono a dicembre 2016 Instagram Stories è rimasto identico anche quattro mesi dopo, cioè ad aprile 2017. Così come è rimasto identico il 2% dei Millennials che affermano di usarle entrambe.

    snapchat stories instargram stories millennials dicembre 2016

    Come abbiamo visto in questi mesi, le Stories rappresentano per Facebook un’importante arena di scontro con Snapchat per accaparrarsi quegli utenti che ancora non riescono ad entrare in sintonia con Snapchat. E’ anche vero che l’obiettivo di Facebook è quello di arrivare a quella fascia di età che tutti i brand hanno sotto mira, che è proprio quella dei Millennials, più flessibili nelle loro scelte, dinamici e che sono alla ricerca di modalità nuove e sempre più coinvolgenti. questa ricerca ci dimostra che, lentamente, i Millennials abbandonano Snapchat Stories ma non abbracciano ancora del tutto Instagram Stories. Di conseguenza, Facebook ha tutto l’interesse a non mollare la presa e a giocare tutto sull’innovazione di Instagram, la vera chiave di volta in questo scontro. Vince chi saprà innovare di più. E da questo punto di vista, con i mezzi a dispozione, Instagram è avvantaggiato.

    E voi cosa ne pensate? Quale preferite tra Snapchat Stories e Instagram Stories?

  • Honor 8: il brand per i Millennials arriva in Europa con il suo flagship phone

    Honor 8: il brand per i Millennials arriva in Europa con il suo flagship phone

    Da Parigi, l’esperienza dell’attesa presentazione del nuovo smartphone Honor 8, il potente dispositivo dal design elegante che guarda decisamente ai Millennials. Dopo Asia e America, Honor 8 arriva in Europa con tre fotocamere: una frontale da 8 Mpx e due posteriori da 12 Mpx. Ma scopriamo tutte le nuove caratteristiche.

    [Da Parigi] – Eccomi a Parigi, una delle città più belle del mondo, dopo Roma naturalmente. Perché è stata scelta per ospitare la presentazione del nuovo flagship di questo giovane ma molto ambizioso produttore di smartphones? Teniamo un po’ di suspance e, prima di sciogliere questo dubbio, soddisfiamo la curiosità degli appassionati di tecnologia.

    Dopo Asia e America, Honor 8 arriva in Europa: si tratta di un device dual sim nativo (come tutti gli Honor) con supporto per tutte le bande mondiali 2G, 3G e 4G.

    honor 8 arriva in europa

    In sintesi, queste le specifiche:

    Interfaccia EMUI 4.1 (basata su Android 6 “Marshmallow”) CPU octa-core (!) fino a 2.3 GHz, con tecnologia 16 nm FinFET, affiancato da un co-processore i5, chipset Kirin 950 SoC, 32 o 64GB di spazio, 4GB di LPDDR4 RAM, display FHD 5.2″ 1080p, full set di sensori (NFC compreso!) con batteria fissa da 3.000 mAh, che promette un’ottima autonomia 1,22 giorni di uso intenso (grazie alla funzione quick charge in 10 minuti garantisce 1,5 ore di autonomia full features) e ben 3 fotocamere!

    honor 8 dal vivo

    Torniamo alla domanda iniziale: “Parigi e non Berlino o Londra, che ultimamente rivaleggiano sul piano tecnologico?”

    Semplicemente perché, citando Eva Wimmers, WEU Honor President / Vice President Honor Global: Parigi ha tutto ciò che contraddistingue il nuovo Honor 8: prima di tutto stile, oltre all’altissima tecnologia.
    La prima caratteristica sta alla alla base dell’azzeccato claim: “Beauty. Your Own Way.

    Lascio ai siti specializzati le disamine più squisitamente tecniche e mi concentro qui sulle  principali caratteristiche estetiche, costruttive e di semplificazione delle operazioni quotidiane che questo notevole pezzo di ingegneria offre per 399€ (32Gb) o 449 (64Gb), sicuramente un prezzo al di sotto di qualsiasi terminale vagamente paragonabile, permettendo di fatto a tutti di accedere ad un flagship phone.

    honor 8 versioni prezzi

    Come voi anche io mi sono chiesto com’è possibile tutto questo stile e tecnologia con prezzi così bassi.

    Ce lo ha brillantemente spiegato Mr. George Zhao, il Presidente di Honor in persona:

    “Azzerando i costi legati alla distribuzione tradizionale grazie ad internet!”

    (Honor vende direttamente in tutta Europa attraverso il proprio portale vMall https://www.vmall.eu/it e garantendo, al contempo, supporto ed assistenza attraverso la rete di punti fisici gestiti da Huawei, l’altra prestigiosa società del gruppo, ndr).

    honor 8 flagship

    honor 8 millennials

    Dal punto di vista costruttivo, il nuovo flagship di Honor, rappresenta un’assoluta eccellenza in quanto non impiega componenti plastiche per scocca o profili, bensì una lega metallica lucidata con le stesse tecnologie impiegate per i diamanti: questo conferisce all’Honor 8 una finitura satinata, che non fa quasi percepire la giuntura col vetro.

    Il vetro, per me materiale sempre meraviglioso, è impiegato sia per il lato frontale che per quello posteriore: quest’ultimo è composto da 15 strati (!) intervallati da speciali filtri incisi al laser – tali da produrre un effetto cangiante mai visto prima – che conferisce alle quattro colorazioni, blu, nero, bianco e oro, un carattere ed uno stile unico.

    honor 8 15-strati di vetro della-scocca

    L’assenza del benché minimo spigolo o asperità, l’innesto morbido del nuovo sensore d’impronte 3DSecure a 4 livelli (dichiarato praticamente impossibile da ingannare) sul retro, uniti al fatto che e che le 2 (si DUE) fotocamere posteriori sono “annegate” nella scocca, rendono Honor 8 un oggetto dal design e stile inconfondibile ed al vertice della categoria, rivaleggiando con “quei terminali” considerati totem del moderno design.

    Le 2 camere posteriori sono da 12Mpx (quella a colori con sensore  RGB e quella monocromatica di 1.25 um, che ricordano molto la dotazione del cugino maggiore Huawei P9) e sapranno dare grandi soddisfazioni anche ai fotografi professionisti, con l’innovativo Professional Mode,ma anche all’utente medio che vuole puntare, scattare ed avere un risultato ineccepibile.

    honor 8 Le due fotocamere

    La camera frontale, pensata appositamente per i selfie, non è da meno ed è stata corredata di “Beauty features” in linea coi SW di fotoritocco!

    Tutto ciò premesso, qual’è l’every day experience attesa?

    Siccome honor 8 non è solo #ForTheBrave ma è stato appositamente pensato sia per i Millennials che per coloro che si sentono “giovani in spirito” (come orgogliosamente rivendicato dal Presidente Zhao) è stato corredato del giusto mix di caratteristiche tecniche ed estetiche per soddisfare un pubblico così eterogeneo.

    Ricapitolando…
    Dotazione tecnica di altissimo profilo (difficile trovare di meglio sotto i 400€ come da scheda comparativa in calce), schermo e fotocamere a dir poco notevoli, lunga autonomia e design curato nei minimi dettagli.
    Cosa volere di più?

    honor 8 Scheda Comparativa

    Come sempre sarà il Mercato l’ultimo imparziale giudice del successo del nuovo flagship di Honor, ma per quanto ho potuto testare personalmente a Parigi, i presupposti per l’ennesimo successo di pubblico ci sono tutti.

    Tu, cosa ne pensi? Facci sapere ;)

    Honor 8 è per ora in vendita solo nella versione 32 MB a 399 Euro a condizioni vantaggiose nel negozio ufficiale vMall oppure su Amazon Italia.

  • Video online e abitudini di acquisto dei Millennials italiani

    Video online e abitudini di acquisto dei Millennials italiani

    La diffusione dei Video, forma di contenuto sempre più diffusa, sta cambiando le abitudini di acquisto degli utenti. Un sondaggio di BuzzMyVideos, realizzato da OnePoll, “Online Video Barometer 2016”, evidenzia come il 94% dei Millennials italiani sono più propensi a comprare dopo aver visto una video recensione positiva.

    Il Video è ormai il tipo di contenuto su cui scommettere. Qualche giorno fa uno studio di Cisco ci ricordava che questa tipologia sarò diffusa all’80% entro il 2020, un dato che fa riflettere. Ma ci sono ancora molte aziende che hanno dubbi o non sono ancora pronte ad adottare questa forma di contenuto, forse perchè più impegnativa di altre. I risultati della ricerca di oggi forse possono aiutare proprio quelle aziende più titubanti a cambiare idea.

    online video contenuti millennials

    Il sondaggio di BuzzMyVideos, realizzato da OnePoll, da titolo “Online Video Barometer 2016“, condotto in Italia prendendo in esame 500 profili tra i 18-35, evidenzia come il 94% di questa categoria, quella dei Millennials, è più propenso ad acquistare dopo aver visto una video recensione positiva; mentre il 90% degli intervistati cerca informazioni e recensioni video online, prima di procedere all’acquisto su internet. Sono dei dati che ci indicano come in effetti i video possono cambiare le nostre abitudini di acquisto. Vero, si parla di una categoria specifica, ma non si è lontani nel dire che questi dati presto troveranno riscontro anche in altre fasce di età.

    Stiamo parlando di 11 milioni di italiani, nati tra gli anni ’80 e gli anni 2000, esigenti, tecnologicamente evoluti, informati e con un buon potere d’acquisto; una fascia di pubblico connessa 24/7, che guarda sempre meno la TV, perchè preferisce accedere a contenuti video on-demand in base ai propri interessi, soprattutto da mobile.

    Altra interpretazione di questi dati è che rivela il successo di tutti quei brand che invece hanno voluto investire proprio sui video per entrare in contatto con gli utenti di quella particolare fascia di età, i Millennials appunto.

    E quali sono i contenuti più visti? La ricerca evidenzia: musica (35%), seguita da tecnologia (21%) e videogame (17%). Le donne spendono più tempo dei coetanei maschi guardando video dedicati a temi come beauty (15%) e tutorial DIY (14%), mentre gli uomini si interessano di più a videogame (25%) e tecnologia (27%).

    online video contenuti millennials infografica

    Altri dati della ricerca sono che il 69% dei Millennials oggi guarda più di 6 ore di video online ogni settimana; di questi, il 56% resta connesso per oltre 11 ore settimanali, un dato distribuito equamente tra pubblico maschile e femminile. Il 16% di coloro che preferiscono video sul mondo del cibo e l’8% degli appassionati di tecnologia  guardano oltre 31 ore di video su questi temi ogni settimana.

    Gli YouTuber e, in generale, le celebrità dei video online, per i Millennials sono tra le fonti più attendibili nel panorama pubblicitario: infatti, il 42% sostiene di fidarsi di più di una recensione di prodotto su YouTube rispetto a qualsiasi altro mezzo di comunicazione, in particolare tra chi preferisce i video di tecnologia (54%) e gaming (51%). Un dato importando questo che si sta riflettendo in modo sensibile sulla sottrazione di budget pubblicitari alla TV.

    La spesa pubblicitaria globale toccherà quest’anno $ 579 miliardi; l’advertising su Internet ha rappresentato il 29,9% di questo mercato nel 2015 e si prevede che arriverà al 38,4% entro il 2018. Secondo ZenithOptimedia video online e social media saranno i canali che, più di tutti, contribuiranno allo sviluppo di questo mercato, con un crescita media annuale prevista del 20% e 24%, tra il 2015 e il 2018.

    Altro dato interessante che emerge dalla ricerca di BuzzMyVideos è che l’83% degli intervistati dichiara di gradire la presenza di video promozionali ben fatti: la pubblicità non viene percepita come un elemento invadente nella propria esperienza di visione, ma migliora la fruizione complessiva di contenuti video su internet. Gli appassionati di tecnologia e fai-da-te sono quelli che apprezzano di più questo tipo di contenuti pubblicitari (rispettivamente il 92% e 87% degli intervistati). E l’uso di adblockers è legato al tipo di contenuto: il 54% dei giovani intervistati dichiara di usarli (di questi 15% li usa sempre), mentre il 46% sostiene di non utilizzarli mai.

    Ma non è finita qui perchè la ricerca si riserva ancora un altro dato, ancora più interessante, che riguarda i video pubblicitari. Ebbene, l’82% degli intervistati vorrebbe poter cliccare direttamente su un prodotto visto in un video online: una funzionalità ad alto tasso di coinvolgimento che potrebbe convertirsi in un format molto interessante per gli inserzionisti. Tra gli appassionati di video dell’area beauty, questa soluzione è richiesta ben dal 92% degli intervistati. Solo il 3% non vorrebbe questo tipo di possibilità e il 15% esprime un parere neutrale.

    Insomma, questa ricerca ci dice che le nuove generazioni stanno modificando radicalmente le proprie abitudini nella fruizione di intrattenimento e informazione, abitudini che avranno un impatto sempre più forte sul mercato pubblicitario. E siamo di fronte al fatto che la crescente domanda di profilazione di contenuti per aree di interesse non può più essere soddisfatta dai mezzi tradizionali: se da un lato è sempre più difficile intercettare i Millennials seguendo paradigmi classici, dall’altro l’online video aprirà incredibili opportunità di dialogo per coinvolgere e fidelizzare questa fascia di pubblico.

    Allora, che ne pensate dei video e di questa ricerca?

  • Web Stars Channel si affida a Riccardo Scandellari e punta ai Millennials

    Web Stars Channel si affida a Riccardo Scandellari e punta ai Millennials

    Web Stars Channel, il media network d’influencer digitali, mira a migliorare la sua relazione con un target preciso come quello dei Millennials – Generazione X, interessato a migliorare la propria reputazione digitale. E per fare questo si affida al maggior esperto di Personal Branding in Italia: Riccardo Scandellari.

    Web Stars Channel, il media network d’influencer digitali, mira a migliorare la sua relazione con un target preciso come quello dei Millennials – Generazione X, interessato a migliorare la propria reputazione digitale. E per riuscire in questo scopo, non certo facile, si affida al massimo esperto di Personal Branding in Italia: Riccardo Scandellari, per buona parte di chi legge InTime è @skande.

    Web Stars Channel, media network d’influencer digitali in grado di mettere in contatto il mondo del web con quello di brand e aziende,quindi  allarga il proprio orizzonte pensando agli over 30, consumatori di contenuti specifici con esigenze chiare rispetto agli argomenti trattati e alla comprensibilità con cui vengono proposti.

    riccardo scandellari web stars channelRiccardo Scandellari di certo non ha bisogno di presentazioni, ma val la pena ricordare quello che ha fatto finora, per comprendere meglio quanto realizzato in questi anni. Riccardo (mi permetto di chiamarlo così in quanto suo amico da tanto) da blogger ha sempre più concentrato il suo interesse per il Personal Branding, con una motivazione particolare: raccontare come riuscire ad emergere sul Web con metodo e impegno. La sua storia è lì a dimostrare che quella è la strada.

    Nel frattempo, raccontando dal suo blog tutti i preziosi consigli, ha scritto tre libri, di cui due, i primi, di grande successo, e il terzo, appena uscito, non si presenta da meno: “Fai di te stesso un brand” (2014), “Net Branding” (2015) e da poco ha pubblicato, sempre per Dario Flaccovio Editore, “Promuovi te stesso”, una guida che si annuncia davvero come preziosa.

    Di sicuro Web Stars Channel ha scelto la persona più preparata e competente sulla materia, e la scelta non poteva essere migliore. RIccardo porterà il suo valore anche in questa nuova avventura che ovviamente seguiremo da vicino.

  • Sanremo 2016, il Festival è ormai sempre più social

    Sanremo 2016, il Festival è ormai sempre più social

    Sanremo 2016, l’edizione numero 66 del Festival della Canzone italiana è iniziato subito con un marcato accento social. La prima serata ha fatto registrare 568 mila tweet, il dato più alto delle ultime sei edizioni. E non poteva essere diversamente visto che il Festival punta ad attrarre i più giovani aprendosi ai fenomeni dei talent.

    Sono ormai sei anni che seguiamo il Festival di Sanremo cercando di comprendere come una manifestazione così importante potesse “resistere” all’avvento dei Social Media, e anche come potesse evolvere. E in effetti proprio di evoluzione si tratta. Il Festival di Sanremo dal 2010 in poi ha assunto una connotazione sempre più marcatamente social, abbracciando i fenomeni dei talent, notoriamente molto forti sui Social Media. X Factor o anche The Voice  sono stati sempre ai vertici dei programmi televisivi più seguiti sui Social Media. E quindi anche il Festival ha dovuto aprirsi a questo nuovo corso. Senza entrare nei dettagli più squisitamente musicali, l’apertura la si nota anche sui social media perchè quei talenti hanno via via acquisito un grande seguito su Twitter come su Facebook.

    #sanremo2016 sanremo 2016

    A conferma di tutto questo, la prima serata dell’edizione numero 66 del Festival della Canzone italiana di Sanremo, Sanremo 2016, è stata la più social degli ultimi anni, come prima serata. E’ quindi molto probabile, così come avvenne lo scorso anno, che questa edizione possa superare i 2 milioni di tweet nella serata finale. La serata di ieri ha fatto registrare 567 mila tweet, un numero molto più alto dei 474 mila tweet dello scorso anno. Secondo i dati Nielesen, Twitter Ratings, i tweet sono stati 568 mila, da 81.500 autori con una 53 milioni di impressions. Il minuto di picco si è registrato alle 21:52 con 4.238 Tweet postati da 3.458 autori durante l’esibizione di Caccamo e Iurato. E a riprova di quello che sostenevamo prima, Nielsen ci illustra anche che, dal punto di vista demografico, prevalgono gli uomini (56%) e i Millennials (60% sotto i 34 anni).

    #sanremo2016 nielsen sanremo 2016

    La prima serata del 2014 fece registrare 335 mila tweet, quella del 2013 più di 40 mila e qui potete vedere un’analisi del 2012 fatta con un tool che fece la storia per quell’epoca, una dei primi per quanto riguarda la social media monitoring. L’evoluzione è stata sempre più in crescendo. Più ci si apriva a cantanti provenienti dai vari talent show, più il Festival ha aperto la sua audience ai più giovani.

    Con Talkwalker, nel periodo della diretta, vediamo che Gabriel Garko è stato tra i presentatori il più citato con 28.866 mentions; tra i cantanti in gara la più citata è Noemi con 16.036 citazioni. Elton John il più citato tra gli ospiti con 21.500 mentions.

    Questi gli influencer su Twitter della prima serata:

    #sanremo2016 influencer

    (clicca sull’immagine per ingrandire)

    E qui vediamo qualche tweet tra i più condivisi nella prima serata:

    https://twitter.com/london_girl93/status/697156107899424770

    https://twitter.com/YahooCelebIT/status/697171126447927297

    https://twitter.com/RudyZerbi/status/697164828180377600/photo/1

    https://twitter.com/Enzo_Miccio/status/697160255696928768

    Questo il nostro breve resoconto. E voi avete seguito la prima serata di #Sanremo2016?