Tag: moda

  • DIOR sfila a Lecce e in streaming fa 20 milioni di spettatori online

    DIOR sfila a Lecce e in streaming fa 20 milioni di spettatori online

    DIOR sfila in streaming davanti al Duomo di Lecce tra luminarie e balli tradizionali, e fa venti milioni di spettatori online.

    DIOR sfila in streaming davanti al Duomo di Lecce tra luminarie e balli tradizionali, e fa venti milioni di spettatori online.

    Non è ancora chiaro se le strategie imposte dal dopo Covid, che hanno praticamente costretto la Moda al virtuale piuttosto che alle canoniche passerelle, possano funzionare davvero.

    Ancora non è certo che il web possa andar bene per tutto, e penso alle Fiere di Settore per esempio, ma di sicuro per le sfilate si.

    In fondo sono sempre state il vero Spettacolo e sono sempre state anche il primo e vero mezzo di comunicazione della Moda, quindi a porte aperte certo che funziona. E hai visto mai che diventi persino una forma di democratizzazione, e si smette per sempre quell’antipatico teatrino del: “io c’ho l’invito e tu no”; “io sono in prima fila tu standing”.

    sfilate DIOR Lecce

    La Maison DIOR sceglie Lecce per presentare la sua Collezione CRUISE 2021 e lo fa usando il meglio del territorio.

    Dalle luminarie ai ricami a tombolo, eppure, c’è stato chi ha avuto da ridire.

    Tipo qualche residente del posto, che ha contestato che le luminarie nascondessero l’arte barocca della Piazza – cosa c’entra in tutto questo nessuno lo ha capito – che forse era meglio non fare la Pizzica, e qui siamo alle solite, cioè a quel non andar fieri delle proprie tradizioni, che invece appartengono alla cultura e all’identità del Paese.

    Eh niente, gli italiani siamo gente così, bisogna avere pazienza. Non siamo grati nemmeno quando li riceviamo regali.

    Perché venti milioni di spettatori, hanno visto non solo la sfilata, ma soprattutto Lecce, la Puglia, l’Italia.

    E questi numeri toccherebbe farli conoscere anche al Governatore Emiliano che si è presentato alla serata piuttosto accaldato e con una maglietta sudaticcia. Evidentemente scegliere una giacca con una camicia gli ha fatto fatica.

    Gli italiani, siamo proprio così. Un popolo ruspante e pure un po’ invidioso.

    Perché ho letto anche becere polemiche di pseudo giornaliste (che si sentono famose, beate loro) che hanno fatto commenti negativi alla sfilata, tanto per darsi il tono di chi se ne intende.

    E mi fanno anche tanta tenerezza, scrivono su testate che hanno talmente così pochi lettori che si contano sulle dita di un mano, ma insultano Chiara Ferragni che da DIOR invece è stata pagata per le visualizzazioni che fa. Ignorando, poverine, che il problema, anzi il punto, sta proprio qui.

    Sta nel virale.

    E’ nel futuro. Anzi no, nell’oggi.

    Le sfilate diventano virali e conquistano tutti.

    Anche chi non ci è mai stato, anche chi non potrà mai permettersi la Giacca Bar perché costa quanto due stipendi di un impiegato medio.

    Ma le sfilate virali ci faranno (almeno) sognare, vuoi mettere?

  • Moda e Digitale, su TikTok sarà un (in)successo?

    Moda e Digitale, su TikTok sarà un (in)successo?

    Moda e Digitale, tema su cui c’è molta attenzione, ovviamente. Ma ha senso puntare su TikTok o Instagram Stories, come visto con le recenti sfilate per la Haute Couture a Parigi? Potrebbe non essere un successo, come tutti credono.

    Sfilate digitali per la Haute Couture a Parigi e video passerelle, o forse no, per le Collezioni Uomo. Più qualche presentazione delle Collezioni Cruise, fra TikTok, Instagram Stories, video e shooting pubblicati sulla qualsiasi e pure sulla qualunque.

    Insomma una confusione che la metà sarebbe bastata.

    Ma il consumatore finale ci avrà capito qualcosa, perché il rischio alla fine è proprio questo.

    Se chi osserva, ha compreso quale Collezione stava guardando e soprattutto perché avrebbe dovuto desiderare – leggi acquistare – un capo. Di quale collezione e dove lo potrebbe comprare, in boutique,  sull’ecommerce del brand o direttamente dalla vetrina di Instagram?

    Perché è chiaro, o tocca ancora ripeterlo, che la Moda è un’Industria – quella del Tessile Manifatturiero  – e se non vende non fattura, ergo chiude.

    tiktok digitale social media moda

    Eppure al momento pare ci sia in atto solo un si salvi chi può.

    Eppure era un principio elementare.

    Eppure era chiaro che si sarebbe dovuto approfittare del  lockdown perché le Istituzioni della Moda, tutte intendo, si accordassero su una linea da seguire, perché si sapeva che nulla sarebbe più tornato come prima, ne ero sicura anch’io che non sono di certo un genio conclamato.
    Invece si sono comportati tipo come (non) stanno facendo in Europa, segno che l’egoismo è la regola, altro che l’eccezione, altro che saremmo diventati migliori dopo la pandemia.

    Sarebbe bastato cioè, costituire dei “Canali Ufficiali” seppur virtuali, dove convogliare i Calendari tutti, senza sferzarli e disperderli.

    Invece ognuno – e pure ogni brand –  ha fatto ciò che gli è sembrato opportuno generando una sorta di ingenua inadeguatezza generale, mentre Amazon stringe un accordo con Vogue, che Anna Wintour (temutissima direttora di Vogue America) considera un’opportunità.

    Lei, che ha sempre schifato, si schifato è il termine giusto, gli influencer e tutto il virale che comporta, improvvisamente è d’accordo, semplicemente perché la Condé Nast le ha ridotto lo stipendio visto la crisi della carta stampata? Più le dimissioni (?) della famosa e storica giornalista Suzy Menkes, annunciate dal suo profilo Instagram, per l’appunto.

    Ma in Italia, siamo pronti a girare il video di un balletto di moda per TikTok, mentre c’è ancora chi critica Instagram e detesta gli influencer? Soprattutto ci sarà un modo per spiegare che il Marketing ha delle regole che si fondano su statistiche e non su opinioni e pregiudizi personali, e se i Magazine stanno offrendo le copie a costi ridicoli, un motivo ci sarà o no?

    E’ questo che mi chiedo, senza aver trovato ancora una risposta.

  • Betty Blue supera il lockdown con fatturato in crescita

    Betty Blue supera il lockdown con fatturato in crescita

    Betty Blue, il brand di Elisabetta Franchi, supera il lockdown chiudendo il primo trimestre in crescita con un fatturato di 37,9 milioni di euro, in crescita rispetto allo scorso anno. Numeri interessanti in vista della business combination con Spactiv.

    Dopo aver chiuso il 2019 con numeri interessanti, Betty Blue, il marchio fashion di Elisabetta Franchi, fa registrare numeri molto positivi anche nei primi tre mesi di quest’anno, caratterizzati, come sappiamo, dal lockdown a seguito della pandemia da Covid-19. È la dimostrazione che il brand è in forte crescita e i numeri attuali ne sono una ulteriore conferma. Il brand continua a crescere e da dati si evince che questa crescita è anche trainata, in questa fase, dall’e-commerce e dalla crescita a livello internazionale. Caratteristiche che fanno di Betty Blue di Elisabetta Franchi un’azienda solida con forte potenziale di crescita che ha saputo affrontare il lockdown con lucidità, velocità e facendo leva sui pilastri (finanza, leva operativa e brand) caratterizzanti il business model, in vista della possibile business combination” con Spactiv.

    betty blue elisabetta franchi collezione

    Vediamo adesso un dettaglio dei numeri di questo ultimo trimestre:

    • Fatturato del primo trimestre 2020: € 37,9 milioni, in crescita di € 1,0 milioni ossia del 2,7% rispetto al primo trimestre 2019.
    • BITDA del primo trimestre 2020: € 9,2 milioni, pari al 24,4% del fatturato, in crescita di € 0,8 milioni ossia del 10,0% rispetto al primo trimestre 2019.
    • EBIT del primo trimestre 2020: € 8,6 milioni, pari al 22,7% del fatturato, in crescita di € 0,9 milioni ossia del 12,1% rispetto al primo trimestre 2019.
    • Liquidità Netta al 31 marzo 2020: € 8,62 milioni, al netto di € 6,0 milioni di debiti.
    • Consistenza del magazzino al 31 marzo 2020: € 21,3 milioni.

    La liquidità netta di 8,6 milioni di euro e l’aumento di fatturato del 2,7% in un momento storico particolarmente difficile, sono dati che stanno ad indicare la solidità di Betty Blue.

    Come si evince dai dati per canale e area geografica, qui in basso, a fronte di un calo delle vendite al dettaglio del 16,3%, un numero tutto sommato di tutto rispetto, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, le buone performance di Betty Blue arrivano dall’e-commerce (+31,5% rispetto al 2019), che si rivela canale strategico per il brand in una fase critica come quella generata dal lockdown, e dai ricavi generati dai paesi “extra UE”.

    Online ed internazionalità sono e rimangono grandi potenzialità di crescita per il brand, al di là del primo trimestre caratterizzato da gennaio e febbraio in cui l’azienda ha performato al di sopra delle aspettative di budget e  marzo che ha sofferto per il lockdown attivato in tempi diversi in tutti i paesi. Da notare che la non presenza in Cina ha fatto sentire l’impatto negativo sull’azienda tardivamente rispetto ad altri brand del lusso e nello stesso tempo la non presenza in America fa si che attualmente  l’impatto sia meno forte rispetto ai competitors presenti nel mercato di oltre oceano.

    .

    dati trimestrali vendite betty blue

    Rispetto a questi numeri e alla situazione attuale, Betty Blue ha comunicato a Spactiv altri dati che spegnano una situazione sempre molto attiva.

    La sede del brand e la catena produttiva e logistica di Betty Blue sono tornate operative dal 4 maggio scorso, dopo essere state chiuse a partire dal 25 marzo, mentre l’imprenditrice Elisabetta Franchi e il top management sono stati ininterrottamente operativi. Tutti i punti di vendita diretti sono tornati operativi e sono stati chiusi dal 12 marzo al 18 maggio.

    Alcuni punti di vendita in franchising sono ancora chiusi in Medio Oriente,
    con data di apertura ancora da definire; al fine di mitigare gli effetti del lockdown, la
    chiusura della stagione di vendita al cliente finale della collezione Primavera-Estate 2020
    è stata posticipata, con inizio dei saldi in Italia il 1° agosto, su iniziativa delle Regioni.

    Le campagne vendita delle collezioni principali per la Stagione Autunno-Inverno 2020
    (“Pre” e “Main”) si sono concluse prima del lockdown e hanno generato un backlog di ordini
    inizialmente in linea con le migliori aspettative. Sono state tuttavia successivamente avanzate richieste straordinarie di annullamento e/o riduzione degli ordini già effettuati
    tuttora in corso di negoziazione. Prudentemente l’azienda ha deciso di tagliare gli ordini del 25%, contando sul fatto che se durante il periodo di sell’out ci sarà la necessità di produrre ulteriore articoli, l’azienda è in grado di produrre e consegnare in ben solo tre settimane.

    betty blue elisabetta franchi corporate

    Anche per quanto riguarda le consegne della collezione Primavera-Estate 2020 sono state
    ricevute richieste straordinarie di annullamento e/o riduzioni di ordini: l’azienda ha deciso di utilizzare un suo punto forte, ovvero la posizione di liquidità, per chiedere di non annullare gli ordini a fronte della possibilità di pagare in tempi maggiormente dilazionati.

    La pipeline prevista per il 2020 di 10-12 aperture di negozi monomarca, tra negozi di
    proprietà e franchising e outlet in mercati esteri è confermata, sebbene con alcuni, comprensibili, ritardi.

    Insomma, Betty Blue dimostra di essere un’azienda solida e di aver saputo affrontare il primo trimestre di quest’anno nel migliore dei modi.

    Un buon biglietto da visita in vista della business combination con Spactiv.

  • Moda, sono 24 milioni i fans che seguono il Casual su Facebook

    Moda, sono 24 milioni i fans che seguono il Casual su Facebook

    moda-casual-jeans-facebook

    E’ ormai partita la Milano Fashion Week, edizione Settembre 2013, evento attesissimo per la Moda mondiale, e Reputation Manager attraverso un’analisi ci svela che su Facebook alla fine proferiscono il Casual. Infatti, il brand Levi’s con quasi 20 milioni di fan batte Burberry, Louis Vuitton e Dior

    Il jeans è il capo d’abbigliamento più forte sul web. La fan page di Levi’s con 19.427.406 fan batte i grandi brand del lusso come Burberry (16.199.840 fan), Louis Vuitton (14.936.803 fan)  e Dior (12.296.286 fan).

    Questo è quanto emerge dall’analisi di Reputation Manager, leader in Italia nell’analisi della reputazione on line dei brand e delle figure di rilievo pubblico, presentata in occasione della settimana della moda di Milano.

    Il web 2.0 è il regno dell’abbigliamento casual: il 64% delle conversazioni su jeans e altri capi informali avviene sui portali dove l’opinione del consumatore è protagonista. In particolare il 26% su blog, il 23% su siti di opinioni e recensioni e il 15% sui forum. 

    Al primo posto la qualità. L’aspetto centrale nelle conversazioni è la qualità dei capi (quindi vestibilità, materiali, modelli) presente nel 39% dei contenuti rilevati, in seconda battuta la comunicazione con il 16% subito prima del pricing (15%), poi l’immagine del brand, la rete di vendita (12%), mentre il sito web e la sostenibilità (etica e rispetto ambientale) sono gli aspetti meno discussi, presente solo nel 2% dei contenuti, nonostante i marchi promuovano iniziative di csr per promuovere l’ecologia e una visione etica del fahsion.

    Nell’opinione comune il rapporto qualità prezzo è percepito come adeguato e l’elevata qualità dei capi induce a considerare la spesa considerevole come un investimento a lungo termine. 

    Tutti pazzi per l’outlet

    Una trend in forte ascesa è sicuramente l’acquisto negli outlet (sia generici che monomarca), molti infatti dichiarano di averla acquisita come abitudine, e la vendita online dell’usato.

    Per quanto riguarda la promozione si rileva una grande attenzione da parte dei brand a iniziative di comunicazione e immagine, attraverso collaborazioni con artisti e personaggi famosi o partnership in altri settori su particolari categorie di prodotto (es. auto, cucine, videogiochi…).

    Esiste già da un po’ di anni e prende sempre più corpo una comunicazione “dal basso”, che passa attraverso le cosiddette fashion blogger: photo-gallery di jeans e vestiti passano quotidianamente attraverso i loro blog, commentate e condivise sui social network”spiega Andrea Barchiesi CEO di Reputation Manager- “Questo particolare tipo di mention, anche senza il corredo di opinioni e valutazioni, contribuisce a rinnovare costantemente l’immagine del marchio, percepito sempre come trendy e alla moda.”

    Il 50% e-commerce è a rischio contraffazione

    Dall’analisi effettuata sugli items in vendita su Ebay Italia, attraverso una piattaforma che incrocia diverse caratteristiche del prodotto stimando infine un indice di rischio contraffazione, risulta che nel 50% dei casi il rischio è alto. Il 60% dei prodotti è in vendita nuovo e con etichetta, l’1,1% nuovo senza etichette e 0,8% nuovo con difetti. Il 24% degli items in vendita è usato. I jeans sono in assoluto il capo più venduto (70%), seguito da t-shirt (10%) e scarpe (7%). Il 65% dei prodotti in vendita è per gli uomini, il 33% donna e il restante 2% bambino.

     

  • Digital Fashion, l’E-commerce è sempre più di Moda

    Digital Fashion, l’E-commerce è sempre più di Moda

    Nel nostro Paese cresce la quota di chi ha comprato online negli ultimi tre mesi e si sfiora la soglia dei 14 milioni di e-Shopper, con una media di 3,5 acquisti nel trimestre. E cresce il numero di utenti che comprano Moda: in 6 mesi è cresciuto di 200.000 individui il numero di chi ha comprato online almeno una categoria, per un totale di 8 milioni di e-Fashion Shopper

    Sappiamo che agli italiani piace sempre di più l’E-commerce e recentemente ne abbiamo parlano in relazione alla crescita dell’e-commerce via mobile. E infatti, secondo l’ultima ricerca condotta da Netcomm, il Consorzio del Commercio Elettronico Italiano in collaborazione con Human Highway,  il numero di chi compra online nel nostro Paese è in costante crescita. Gli e-Shopper che hanno acquistato sulla rete negli ultimi tre mesi sono, stando all’ultima rilevazione di marzo, il 47,7% dell’universo dei navigatori internet, pari a 13,8 milioni di individui (erano 9 milioni un anno fa). Gli acquirenti online attivi alla rilevazione di marzo dichiarano una frequenza media di acquisto pari a 3,5 transazioni per trimestre, poco più di una al mese.

    Nel focus dedicato invece agli acquisti online di prodotti “Moda”, presentato nell’ambito del Digital Fashion promosso da Netcomm, si rileva che anche i consumatori che hanno comprato un prodotto di moda almeno una volta nella vita sono cresciuti di 200 mila unità negli ultimi sei mesi, arrivando a toccare quota 8 milioni. Rivelano di aver comprato almeno una volta nella loro vita un capo di abbigliamento per il 40,6%, un paio di scarpe per il 36%, accessori per il 30,4,% e borse da donna per il 15%.

    I consumatori italiani mostrano nell’acquisto di prodotti “moda” una grande e crescente attenzione, al punto che stiamo parlando di 8 milioni di eFashion Shopper”, commenta Roberto Liscia, Presidente di Netcomm – Consorzio del Commercio Elettronico Italiano. “Una crescita tale si spiega, in primis col trend inarrestabile di acquisti in mobilità tramite smarthphone e tablet (+165% la loro incidenza), ma soprattutto dal mix virtuoso di variabili che determinano la decisione d’acquisto. Certamente la convenienza e il buon rapporto qualità/prezzo sono una condizione rilevante(36%), ad esempio nell’acquisto di scarpe, ma la credibilità del sito, la marca del prodotto e l’occasione irripetibile pesano in modo decisivo come fattori di scelta. Merita osservare, poi, come si affermi fra i fattori anche la difficoltà nel reperire il prodotto in un altro modo (10,4%), che è spia di una non cannibalizzazione né della marca né di altri canali di vendita. Infine, fra i prodotti più acquistati online primeggiano i capi di abbigliamento (maglie, pantaloni, vestiti e abiti). Un ulteriore segnale questo di interessante evoluzione del canale e di come gli operatori siano sempre più in grado di rendere emozionali le proprie vetrine virtuali”

    L’acquisto di prodotti Fashion

    Dalla ricerca emerge un aumento di 700 mila individui che negli ultimi 6 mesi dichiarano di avere acquistato un prodotto della categoria Scarpe e in modo più ridotto per Accessori (+200 mila) e Abbigliamento (+100 mila). Si tratta di 8 milioni di consumatori che almeno una volta nella vita hanno comprato un prodotto “Fashion”.

    Moda-Fashion-ecommerce

    I prodotti ‘fashion’ più acquistati online sono capi di abbigliamento (40,6%), seguiti da scarpe (36%), accessori, ovvero guanti, calze, cappelli e sciarpe (30,4%) e, infine, borse da donna (15%). Il 40,7% degli acquirenti online dichiara di non aver mai acquistato alcun prodotto di queste categorie. Il tipo di capo di abbigliamento più acquistato è la maglietta/maglia (25,1 %), seguito dai pantaloni (13,2%), vestito (10,1%), abiti generico (8,1%), felpa(6,4%), maglioni (6,2%). Nelle scarpe il prodotto più acquistato è costituito da quelle da ginnastica (36,4%), seguito da stivali (9%), sandali (7,5%), sneaker (6,4%), tennis (6%) (scarpe con menzione generica pesa per l’11,6%).Tra le tipologie di accessori che è possibile acquistare online, i più gettonati sono le cinture (16,6%), seguite da bigiotteria e sciarpe (intorno al12%), borse e guanti (6%), orologi, collane e portafogli (4%).

    L’80% circa di coloro che in passato ha acquistato online borse da donna cita il tipo di prodotto, in particolare il 15% dice genericamente di aver comperato una borsa. Il 20% risponde descrivendo una classica borsetta e il restante il 43% indica altri tipi di borsa. Poco più del 20% risponde alla domanda citando direttamente un brand, in particolare: Guess, Liu Jo, Gucci e Desigual.

    Moda-Fashion-trend-acquirenti

    I prodotti per cui in media si spende di più sono le borse da donna (spesa media 85 euro), seguito dalle scarpe (70 euro) e dai capi di abbigliamento (65 euro). Per gli accessori si tende a spendere in media l’ammontare più basso (circa 53 euro).

    Quanto ai fattori più importanti mentre si effettuano acquisti online primeggia la convenienza, intesa come buon rapporto qualità/prezzo, per il 35,9% degli acquirenti di articoli fashion, seguita da credibilità del sito venditore per il 27,1% dei rispondenti, quindi dall’occasione irrinunciabile per il 20%, la marca del prodotto in vendita 13,1%, infine la difficoltà di trovare quel prodotto in altro modo 10,4% .

  • Ecco quali sono i Fashion Brands più social del web [Infografica]

    Ecco quali sono i Fashion Brands più social del web [Infografica]

    Abbiamo parlato già diverse volte del mondo della Moda e di come questo settore si relazioni col web e i social media. Oggi grazie a Reputation Manager vediamo quali sono i brand della Moda che si distinguono sui social media. Burberry e Dior sono i più seguiti su Facebook e Twitter, ma Louis Vuitton e Chanel sono i più coinvolgenti

    Sono Burberry e Dior i fashion brand più seguiti rispettivamente su Facebook e Twitter, ma i più “coinvolgenti” (coinvolgimento effettivo degli utenti) sono Louis Vuitton e Chanel.

    Questo è quanto emerge dalla classifica Top 10 Fashion Brand on Social Network di Reputation Manager, leader in Italia nell’analisi della reputazione on line dei brand e delle figure di rilievo pubblico, presentata in occasione della settimana della moda di Milano.

    Esaminando il dettaglio della classifica si nota che la fan page di Facebook più seguita è quella di Burberry  (14.781.393 fan totali), seguita da Louis Vuitton (12.744.602 fans) e Dior ( 11.293.101 fans) al terzo posto. Seguono poi Gucci (10.157.152 fans), Chanel (8.560.000 fans) e Calvin Klein (6.510.401 fans).

    Invece su Twitter è Dior l’account con il maggior numero di followers (1.635.240), che precede di poco Burberry con 1.623.854 followers, mentre al terzo posto si piazza Chanel con 1.355.581 followers e al quarto Yves Saint Laurent  con 1.162.527 followers. Più distaccati Gucci con 654.008 followers, Dolce & Gabbana (559.541 followers) e di seguito gli altri.

    Se però si prende in considerazione l’indice di engagement, attraverso il quale Reputation Manager misura il coinvolgimento effettivo degli utenti da parte del brand sulle pagine social, si evince che il marchio più “coinvolgente” su Facebook è Louis Vuitton con una media di 17.488 reazioni degli utenti ad ogni post pubblicato dall’amministratore della pagina, seguito da Burberry (16.197 reazioni per post) e Chanel (15.255 reazioni per post). Dior è al quarto posto (14.603 reazioni per post) e precede Giorgio Armani (6.320 reazioni/post), Gucci (6.093 reazioni/post), Calvin Klein (5.502 reazioni/post) e di seguito gli altri.

    Dalla distribuzione generale dei volumi rilevati – spiega Andrea Barchiesi CEO di Reputation Manager– notiamo che la presenza e l’interazione dei top brand del fashion è molto più focalizzata su Facebook che su Twitter, sia perché l’utilizzo del canale di microblogging da parte delle aziende in generale è più recente, sia perché  i brand devono ancora trovare la formula giusta per stimolare il coinvolgimento dei followers”.

    Su Twitter invece il brand che stimola più di tutti la reazione degli utenti è Chanel con 157 reazioni medie tra retweet e mentions da parte degli utenti su ogni tweet del brand, seguito da Yves Saint Laurent (99 reazioni/tweet)  e Dior (54 reazioni/tweet).  Fuori dal podio Ralph Lauren (18 reazioni/tweet), Gucci  e Calvin Klein  (7 reazioni/tweet), Burberry (6 reazioni/tweet).

    fashion-brand-Infographic

  • Natale 2012, il traffico internet legato allo shopping aumenta del 70%

    Natale è periodo di traffico su internet e per questo motivo aumenterà del 70%, secondo quanto afferma un rapporto di Akamai, rispetto al 2011. Questo Natale il consumatore è multicanale, quindi si apre una nuova sfida per retailer web e mobile

    Natale 2012, aumenta traffico web e mobileNel periodo natalizio, solitamente, gli acquisti tendono ad aumentare gradualmente una settimana dopo l’altra, con il picco previsto nei quindici giorni immediatamente precedenti il Natale. Le stime Akamai rivelano che il traffico internet generato in occasione dello shopping di dicembre supererà del 70% il picco registrato lo scorso anno. Questo perché il consumatore 2013 è, forse per la prima volta, ormai completamente multicanale. In altre parole, per fare i propri acquisti, utilizza tutti gli strumenti a sua disposizione, contribuendo dunque ad aumentare il traffico web e mobile con attività di browsing, necessaria per concludere una transazione online o offline che sia.

    La buona notizia per i retailer è che il consumatore multicanale mostra una spiccata propensione all’acquisto.  Ricerche condotte dalla catena di supermercati inglese Marks&Spencer, ad esempio, hanno dimostrato che gli utenti che utilizzano due canali per il loro shopping spendono 4 volte di più di chi ne utilizza uno solo. Chi ne usa 3 spende addirittura 8 volte tanto.  Rispondere alle esigenze e aspettative di questo tipo di consumatore diventa dunque ancor più critico: tempi e modalità di fruizione delle pagine web sono le principali sfide a cui i retailer sono tenuti a affrontare.

    La rapidità con cui si accede a un sito spesso influenza positivamente la predisposizione all’acquisto: la velocità media dei primi 30 siti e-commerce mondiali è di 3 secondi. Non male. I primi 30 siti di m-commerce raggiungono invece un tempo di caricamento medio di 9 secondi: l’ultima volta che un sito e-commerce (da desktop) aveva registrato una media simile risale al 2001, come a dire che i siti di retail mobile sono… 11 anni indietro in quanto a performance. E ovviamente stiamo parlando di medie; non è infatti raro avere tempi di risposta anche vicini ai 20 secondi.

    Il problema della performance di un sito si va a sommare alla complessità dovuta a un crescente moltiplicarsi di dispositivi e fonti di contenuto: mentre i siti per desktop sono per lo più ospitati sui data center, sempre più siti mobile si trovano invece su provider di terze parti.  Per assicurare una performance ottimale l’approccio ‘uno per tutti, tutti per uno’ non è più possibile.

    Eppure, sebbene i retailer online debbano affrontare un ambiente di vendita molto più complesso che in passato, evitare il downtime non è un’utopia. Sono però necessari alcuni accorgimenti, quali:

    • Sviluppare una propria intelligence attraverso il monitoraggio in tempo reale dei visitatori. Per erogare una performance soddisfacente è necessario capire che tipo di esperienza si aspetta l’utente a seconda della situazione in cui si trova: sarà quindi importante capire se utilizza una connessione 3G oppure Wifi, lo Smartphone o il tablet, etc.. Un’analytics di questo tipo permetterà al retailer di erogare i propri contenuti in modo intelligente: ad esempio, un visitatore dotato di un grande schermo e buona connessione apprezzerà un’immagine in alta qualità, mentre una di qualità inferiore sarà più adatta a chi accede da uno schermo più piccolo e ha una connessione scarsa.
    • Effettuare test di carico sul sito. Comprendere e testare il comportamento dell’utente è critico per qualunque sito, compreso quello mobile e relative applicazioni: soprattutto di fronte a un consumatore multicanale, è infatti possibile che emergano problemi di scala. E’ dunque meglio essere preparati oppure…
    • Tenere pronto un piano B! Non tutte le soluzioni permettono ai server di supportare picchi di traffico garantendo la continuità delle transazioni.  Per questo, molti retailer ricorrono ad applicazioni che consentano loro di indirizzare parte dei visitatori a un sito brandizzato, capace di ’tenenerli occupati’ fino a che i server non saranno in grado di gestire le loro richieste.
    • Ottimizzare il front-end dei siti mobile: tempi di risposta più o meno lunghi dipendono soprattutto dall’erogazione sul network dell’operatore mobile e dalla resa della pagina web sul dispositivo. Alcune strategie – quali ridurre la dimensione delle immagini e dei contenuti – possono avere un impatto fortissimo sui tempi di resa.  Mentre parecchie di queste tecniche possono essere applicate dagli sviluppatori, molti retailer hanno capito che lavorare con i service provider può risultare molto più efficace.

    Insomma, degli utili consigli da tenere assolutamente in considerazione.

  • Chi compra moda online è un consumatore evoluto [Infografica]

    Chi compra moda online è un consumatore evoluto [Infografica]

    Sono donne, giovani, in quattro casi su dieci provengono dal Sud o dalle Isole. Ecco gli utenti che comprano di più e più spesso: in diversi casi acquistano in un anno più di 20 prodotti all’anno e negli ultimi tre mesi. Si aggiornano sui social network e amano condividere i propri look. Sono i risultati dell’ultimo approfondimento estratto dall’E-commerce Consumer Behaviour Report 2012 realizzato da ContactLab

    Se è vero che non vi sono grandi differenze di genere tra chi in Italia fa acquisti online, è vero anche che lo shopping ‘modaiolo’ è ancora una pratica ad appannaggio femminile: tra gli acquirenti online di abbigliamento e calzature che hanno comprato più di sei prodotti nell’ultimo anno sette su dieci sono donne. Ma dove abitano e quanti anni hanno questi fashion addicted digitali? Due su cinque vivono al Sud e nelle Isole e più della metà ha meno di 35 anni.

    Sono alcuni dei dati più significativi che emergono dalla ricerca Fashion ed e-commerce in Italia: le abitudini degli acquirenti online (disponibile in download gratuito su http://www.contactlab.com/report-ecommerce-moda), un approfondimento inedito a cura di ContactLab, estratto dall’E-commerce Consumer Behaviour Report 2012 e condotto sull’analisi dei comportamenti dei rispondenti che hanno acquistato online nell’ultimo anno almeno un prodotto di abbigliamento e calzature.

    E-commerce-e-moda-ContactLab

    Tra gli acquirenti del settore fashion si distinguono soprattutto coloro che in un anno acquistano online più di sei prodotti di questa categoria, arrivando in molti casi a superare i 20: è con loro che ContactLab traccia il profilo tipo dei ‘fashion addicted digitali’.

    Sono utenti la cui frequenza di acquisto è significativamente più alta rispetto a quella del totale degli utenti Internet italiani intervistati nell’indagine: uno su tre, infatti, ha acquistato online negli ultimi tre mesi più di 5 volte, mentre la metà degli utenti internet nel complesso dichiara di non avere acquistato online più di una volta nello stesso periodo di tempo.  Insomma, chi acquista dai siti e-commerce dedicati alla moda, acquista di più e più spesso.

    “Poter osservare così da vicino un determinato target di utenti, in questo caso gli acquirenti online di abbigliamento e calzature, permette alle aziende del settore di comprendere meglio le abitudini e i comportamenti dei propri utenti – dichiara Emanuela Del Forno, marketing manager di ContactLab. I dettagli della fotografia scattata offrono infatti spunti utili per elaborare strategie di comunicazione e vendita in linea con le aspettative e le esigenze della propria customer base. Questa tipologia di approfondimenti fa parte di un sistema di servizi a valore aggiunto che ContactLab grazie alle sue competenze specifiche mette a disposizione di aziende e brand che vogliono approfondire il proprio mercato di riferimento”

    Il ‘profilo tipo’ del fashion addicted digitale

    L’acquirente fashion più assiduo ha un’età piuttosto giovane – concentrata tra i 25 e i 44 anni, è donna in sette casi su dieci e nel 42% dei casi risiede al Sud o nelle Isole. Questo è molto interessante poiché dimostra come – almeno in questo comparto merceologico – l’acquisto online è una pratica consolidata in queste regioni, contrariamente al ‘ritardo digitale’ che spesso viene imputato a questi territori.

    Prendendo in considerazione la frequenza di acquisto, vi è un numero decisamente alto di ‘fashion addicted digitali’82% contro il 68% del totale degli acquirenti online monitorati dall’ECBR12- che hanno effettuato almeno un acquisto online negli ultimi tre mesi indipendentemente dalla categoria merceologica. Parliamo quindi di utenti che hanno un’alta frequenza di spesa e che, come per l’intero universo degli acquirenti online, comprano in rete già da anni usando l’e-commerce come una modalità di acquisto alla pari con i canali tradizionali.

    Sono high spender: uno su tre ha speso online nell’ultimo anno solo per l’abbigliamento più di 1000€, e c’è anche chi (il 15%) ha superato i 2000€. In generale oltre la metà di loro ha acquistato nell’ultimo anno beni per un valore di oltre 500€. Il dato acquisisce ancor più valore se consideriamo che il 27% di questi fashion addicted digitali ha meno di 25 anni e che nel tracciare il loro profilo la loro età non supera – in nove casi su dieci- i 44 anni. Un dato tanto caratterizzante quanto lo è la loro spesa media annua online, che si aggira sugli 850€, prevedibilmente più alta rispetto a quella dell’utente Internet Italiano (circa 650€).

    Inoltre questi acquirenti sono utenti internet più evoluti, come dimostra l’uso più consistente che fanno dei dispositivi mobili: due su cinque infatti si informano o acquistano da mobile, contro una media di tre utenti su dieci a livello nazionale. Un altro fattore degno di nota è l’utilizzo più massiccio che questi utenti fanno dei metacomparatori.

    Un target mattiniero, che fa acquisti responsabili

    In generale gli high spender del fashion, così come tutti gli altri utenti Internet italiani che hanno effettuato acquisti online, in un caso su due non hanno preferenze sull’orario di acquisto. Se però consideriamo solo gli utenti che esprimono una preferenza netta, invece di dichiarare di acquistare online indifferentemente nel corso della giornata, li scopriamo mattinieri: uno su quattro solitamente acquista prodotti di moda mentre fa colazione, mentre si reca in ufficio o comunque prima della pausa pranzo.

    Molto importante come sempre risulta essere la disponibilità del metodo di pagamento preferito sul sito prescelto per l’acquisto: per quasi nove acquirenti fashion su dieci incide sulla decisione di acquistare online.

    Tra questi utenti vi è inoltre una propensione maggiore al pagamento tramite PayPal – oltre alle carte di credito prepagate, ormai uno dei mezzi preferiti da buona parte di tutti gli acquirenti online – il che evidenzia non solo l’esigenza di un metodo più comodo interamente online, ma anche una maggiore attenzione alla privacy e alla garanzia nell’acquisto.

    Compro, mi vesto, condivido

    Infine questa parte di acquirenti forti ama condividere sui social network la propria esperienza d’acquisto: in un caso su tre scrivono recensioni e commenti sui social network, ma soprattutto amano diventare follower del brand raccontando le proprie esperienze e, nel caso dell’abbigliamento, condividendo talvolta anche i propri look.

    “Un dato molto importante per le aziende del comparto – conclude Del Forno –che possono trovare nel canale social una strada privilegiata per ottenere la fiducia dei propri consumatori e promuoverli ad ambasciatori del brand. In particolare, una strategia integrata che sfrutti le potenzialità dei diversi canali per fidelizzare e valorizzare il rapporto coi propri utenti è infatti la direzione che le aziende del settore devono seguire se vogliono fare la differenza”

    E-commerce-e-moda-ContactLab-Infografica

  • Moda e e-commerce, connubio vincente

    Moda e e-commerce, connubio vincente

    Nel Workshop annuale organizzato da BuyVIP, “ Come l’eCommerce sta cambiando le regole del gioco nella distribuzione”, si analizzano i trend e lo scenario per i brand che vogliono competere online su scala globale. Nel nostro paese cresce l’e-commerce e il comparto abbigliamento/moda e quello che riesce a sfruttare meglio questa possibilità

    ecommerce shopping fashionVola l’eCommerce in Italia e anche il comparto moda/abbigliamento conferma il trend positivo, come si rileva a margine del Workshop, che continuerà fino alle 17 di oggi, organizzato da BuyVIP, shopping club esclusivo di acquisti online nel settore moda e lifestyle. La previsione di crescita delle vendite dai siti italiani per tutto il 2012, secondo l’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm–School of Management del Politecnico di Milano, si attesta intorno al 18%, per un fatturato stimato intorno ai 9,5 miliardi di euro e il comparto abbigliamento/moda si prevede possa superare la soglia di 1 miliardo di euro per il 2012, facendo registrare il tasso di crescita più alto e diventando per la prima volta il secondo comparto dopo il turismo.

    E-commerce - vendite per settore merceologicoGli acquisti online sono sempre più di moda e proprio i brand che operano nel fashion stanno cogliendo le migliori soddisfazioni nell’aver scelto di vendere online – commenta Franco Gianera, Country Manager di BuyVIP  Si tratta di una scelta che nell’ambito del nostro annuale Workshop ci sentiamo di voler rendere accessibile a quanti stanno guardando alla rete, ma necessitano di essere accompagnati, guidati e rassicurati. Abbiamo, volutamente, posto l’accento sulle regole della distribuzione perché sappiamo che si tratta di un tema caldo per le aziende, che si devono confrontare con la complessità di una gestione multicanale. Stanno cambiando fortemente le regole del gioco e le aziende devono aggiornare le strategie distributive cercando di integrare i vantaggi che ciascun canale offre. Viviamo in uno scenario –continua Gianera –  in cui ci sono opportunità enormi da cogliere per i brand del Made in Italy, dove la sfida varca i nostri confini e ci apre a un mercato popolato da milioni di consumatori sparsi per il mondo”

    E-commerce - Abbigliamento, mercato“Secondo le stime dell’ultimo Osservatorio sull’eCommerce, la crescita del commercio elettronico italiano per il 2012 si manterrà intorno al 18%, un valore poco distante da quello dello scorso anno, per un fatturato previsto di circa 9,5 Miliardi di euro – dichiara Riccardo Mangiaracina, Responsabile della Ricerca Osservatorio B2c Politecnico di MilanoL’export,composto per il 55% dal turismo e per il 33% dall’abbigliamento, cresce del 21% e raggiungerà a fine 2012 un valore totale di oltre 1,6 miliardi di euro. Il comparto abbigliamento stimiamo registri un incremento del 30% tra 2011 e 2012, passando da 794 milioni di euro ad oltre 1 miliardo di euro a fine 2012 e a farla da padrone sarà il fashion, con l’80% del mercato”

     

    Enhanced by Zemanta