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  • Arriva ChatGPT Search e cambia il modo fare ricerca online

    Arriva ChatGPT Search e cambia il modo fare ricerca online

    ChatGPT Search di OpenAI finirà per cambiare il modo con cui fare ricerca online. La ricerca quindi si trasforma in un dialogo interattivo e personalizzato.

    L’evoluzione dei motori di ricerca ha vissuto varie fasi. Dai primi tentativi negli anni ‘90 alla diffusione globale di Google, che ha ridefinito il concetto di rapidità e precisione nella ricerca di informazioni.

    Sappiamo bene quanto la parola Google sia assolutamente legata, ormai, al concetto di ricerca. E sappiamo bene quanto la nostra vita sia associata, al tempo stesso, a Google.

    Solo che tutto questo, nell’era dell’intelligenza artificiale, potrebbe cambiare. Completamente.

    Cosa potrebbe succedere se non ci fosse più bisogno di digitare parole chiave generiche e scorrere pagine di risultati? Che è quello che ormai da decenni siamo abituati a fare?

    Questo è il punto da cui partire per comprendere davvero la novità introdotta da OpenAI con ChatGPT Search. Una funzionalità – anche se è molto di più – che promette di rivoluzionare la nostra esperienza di ricerca online. L’aspetto interessante è l’introduzione del modello di interazione verso una vera e propria conversazione.

    Ok, adesso diamo un’occhiata a ChatGPT Search, ai motori di ricerca basati su IA attualmente sul mercato. E poi cerchiamo di capire come l’uso dell’intelligenza artificiale nel search potrebbe trasformare l’intero ecosistema digitale.

    Cos’è ChatGPT Search e come funziona

    ChatGPT Search è una funzionalità lanciata da OpenAI, sviluppata per arricchire ChatGPT con l’accesso a dati aggiornati dal web.

    Nel mese di maggio di quest’anno se ne era cominciato a parlare; per poi arrivare con l’annuncio definito a luglio, sempre di quest’anno. E ora, dopo settimane di uso sotto forma di test per alcuni utenti, arriva disponibile per gli utenti abbonati a Plus e per i Team.

    Arriva ChatGPT Search e cambia il modo fare ricerca online

    Cosa si può fare con ChatGPT Search?

    Attraverso questa integrazione, ChatGPT può effettuare ricerche in tempo reale; consultare siti affidabili per rispondere a domande che richiedono dati attuali, come aggiornamenti su notizie, cambiamenti di regolamenti, quotazioni di borsa; ricercare trend di costume e cultura.

    Per gli utenti di ChatGPT, ciò significa non dover più affrontare risposte parziali o obsolete. Ma ricevere risposte contestualizzate e aggiornate.

    ChatGPT Search è attualmente accessibile agli utenti con abbonamento Plus e Team. Ma OpenAI ha annunciato che presto sarà disponibile anche per gli utenti Enterprise e Edu. Nei prossimi mesi ci sarà una estensione verso il pubblico più ampio. Quindi sarà disponibile per tutti.

    Chat GPT Search, attivazione automatica o manuale

    L’accesso a ChatGPT Search è semplice. Quando una domanda richiede informazioni aggiornate, l’IA attiva automaticamente la funzionalità di ricerca web, consultando i risultati più recenti.

    In ogni caso, si può sempre avviare manualmente una ricerca utilizzando l’icona dedicata. Questo permette di avere un controllo diretto sulla ricerca di informazioni, che possono poi essere verificate tramite i link alle fonti incluse nelle risposte.

    La trasparenza come elemento cruciale

    Per OpenAI, un elemento cruciale di ChatGPT Search è la trasparenza. Ogni risposta che sfrutta le ricerche online include citazioni delle fonti. E meno male.

    In questo modo, l’utente ha modo di verificare la qualità e la veridicità delle informazioni, rendendo ChatGPT Search un’esperienza diversa rispetto ai motori di ricerca tradizionali. Sempre dal punto di vista della modalità di conversazione.

    L’estensione Chrome che sostituisce l’uso di Google

    Vi è poi un’altra particolarità che potrebbe avere una grande presa.

    Come sapete, una volta impostato Google come motore di ricerca di base, qualsiasi cosa scriverete nello spazio dedicato all’url (dove si scrive l’indirizzo di una pagina all’interno del browser) automaticamente viene ricercata all’interno del motore più usato al mondo.

    Insieme al lancio di ChatGPT Search, OpenAI ha lanciato anche una estensione per Chrome. Questa permette di impostare ChatGPT come motore di ricerca di base.

    Quindi ogni qualvolta scriverete una parola, una frase o una combinazione di parole; oppure, ogni volta che effettuerete una ricerca online premendo il tasto destro del vostro mouse, ecco che si aprirà una finestra di ChatGPT Search fornendovi tutte le informazioni richieste.

    Una funzionalità che Sam Altman, CEO di OpenAI sta promuovendo molto in queste ore. E visti gli effetti che questo potrebbe portare lo fa di buon diritto.

    Da provare, anche se non a tutti piacerà. L’impatto, da questo punto di vista, è notevole.

    Primo piano di una barra di ricerca con il testo "Message ChatGPT" e un cursore di immissione testo lampeggiante. In basso, viene mostrata un'icona a forma di globo con "Cerca" e un cursore che passa sopra il pulsante di ricerca. È visibile anche un'icona a forma di graffetta.
    Come appare ChatGPT Search

    I motori di ricerca attuali che sfruttano l’IA

    Come detto in apertura, il mondo della ricerca online, nell’era della IA, potrebbe cambiare radicalmente. E in parte già lo è.

    Infatti, ChatGPT Search rappresenta un salto qualitativo notevole, ma non è la prima tecnologia di search basata su IA.

    Diversi motori di ricerca hanno già introdotto sistemi di intelligenza artificiale. Per migliorare la qualità delle risposte e offrire un’esperienza personalizzata.

    • Google Search con Bard (ora noto come Gemini): Google ha aggiunto funzionalità di IA per potenziare i risultati di ricerca e renderli più intuitivi, attraverso la comprensione semantica delle query e la contestualizzazione dei risultati. L’obiettivo è fornire risposte dirette anziché una lista di link, accorciando i tempi di ricerca e rendendo l’esperienza di search più dinamica.
    • Bing con ChatGPT integrato: Microsoft ha integrato ChatGPT direttamente nel suo motore di ricerca Bing. La sinergia tra la capacità di ricerca di Bing e le capacità di conversazione di ChatGPT ha creato un modello in cui le risposte sono generate dinamicamente e possono essere esplorate in modo più conversazionale.
    • You.com: un motore di ricerca creato con una base di IA che permette una ricerca modulare. You.com utilizza algoritmi per personalizzare i risultati e consente all’utente di definire il tipo di fonti da cui desidera ricevere informazioni, trasformando la search in un’esperienza altamente personalizzabile.
    • Perplexity AI: considerato uno dei primi motori di ricerca basati su IA con un’interfaccia conversazionale, Perplexity AI offre risposte dirette e contestualizzate, citando le fonti per trasparenza. Con una struttura basata su modelli linguistici avanzati, Perplexity AI punta a rendere l’interazione intuitiva e affidabile, aiutando l’utente a trovare informazioni in modo efficiente senza bisogno di approfondimenti esterni.

    La Rivoluzione della ricerca online: l’IA e il search interattivo

    Con l’introduzione di ChatGPT Search e tecnologie simili, stiamo assistendo a un cambiamento che va oltre il semplice aggiornamento tecnologico.

    I motori di ricerca tradizionali ci hanno abituati a pensare in termini di parole chiave. Ma l’IA ci permette di andare oltre, arrivando a una modalità di dialogo naturale e continuativo con il modello.

    Per esempio, mentre i motori di ricerca tradizionali richiedono di formulare domande precise per ottenere risposte rilevanti, ChatGPT Search e gli altri modelli basati su IA comprendono la complessità delle domande, rispondendo con maggiore empatia e capacità di contestualizzazione.

    In pratica, se in passato era l’utente a doversi adattare al motore di ricerca, oggi accade il contrario: è il sistema di IA che si adatta all’utente, costruendo risposte su misura in base al contesto e alla conversazione.

    Come la ricerca online su IA cambia il futuro

    Una delle caratteristiche più evidenti di un sistema come ChatGPT Search è la possibilità di avere risposte complete e dettagliate, abbattendo le barriere tra ricerca e risposta. Non si tratta solo di una ricerca più veloce, ma di un vero e proprio cambiamento del modo in cui interagiamo con l’informazione.

    L’utente si trova a leggere una risposta unica e coerente, invece di frammenti di dati. L’esperienza è più immediata e naturale, quasi fosse una conversazione con qualcuno – che ne sa – che risponde alle nostre domande.

    Con un’interazione basata su IA, il motore di ricerca diventa una sorta di assistente. Sì, un partner che sa anticipare le necessità, proponendo una nuova forma di apprendimento e informazione.

    Inoltre, la possibilità di eseguire ricerche su più livelli e di citare le fonti introduce una maggiore trasparenza. E anche un senso di fiducia più alto. La possibilità di approfondire temi in modo più completo e verificabile, riducendo la disinformazione.

    Se prima una richiesta da parte del bot GPT appariva non del tutto corretta e poco legata alla realtà, con la modalità search all’interno della conversazione tutto questo può essere verificato immediatamente. Sempre restando all’interno della conversazione aperta.

    Un aspetto, questo, non di poco conto.

    In conclusione

    ChatGPT Search rappresenta senza dubbio un passo avanti significativo nella storia del search online. Non solo cambia il modo in cui riceviamo informazioni, ma rivoluziona anche le aspettative degli utenti, avvicinandoci a un futuro in cui la ricerca assomiglia sempre di più ad un dialogo.

    Anche se siamo solo agli inizi, possiamo immaginare che questa nuova forma di interazione diventerà rapidamente lo standard, con un impatto simile a quello che l’introduzione di Google ebbe negli anni Duemila.

    Per chi è meno esperto, ChatGPT Search e gli altri strumenti di IA promettono una ricerca più intuitiva e accessibile; mentre per chi è già abituato a utilizzare motori avanzati, queste novità aprono a possibilità di apprendimento e informazione mai viste prima.

    Il futuro della ricerca online è in continua evoluzione e, con ChatGPT Search, questo futuro sembra ancora più vicino.

  • Meta pronta a sviluppare il suo motore di ricerca basato su IA

    Meta pronta a sviluppare il suo motore di ricerca basato su IA

    L’idea arriva da lontano, dal 2012, ma ora trova più concretezza. Meta punta al suo motore di ricerca basato su IA, integrato sulle piattaforme, per offrire risposte contestuali e personalizzate.

    Forse qualcuno lo ricorderà, ma si parla di un motore di ricerca di Facebook (prima che diventasse Meta) almeno dal 2012. L’idea nacque dal fatto che in quel tempo si cominciava a prendere coscienza delle informazioni che la piattaforma conteneva e, quindi, sembrava naturale pensare a creare un motore di ricerca.

    Sempre in quegli anni era diffusa, soprattutto negli Usa, che gli utenti stessero per sostituire Google con Facebook come piattaforma di riferimento. Questo perché era sempre più crescente il numero di persone che accedeva direttamente a Facebook, una volta aperto il proprio pc o laptop, invece che a Google. E questo era uno dei motivi che portava a pensare che Facebook prima o poi lo avrebbe realizzato il suo motore.

    L’idea del motore di ricerca all’interno dell’ecosistema Meta

    Passano ancora 4 anni e si arriva al 2016. Quando Facebook presenta il suo Ecosistema. Una sorta di roadmap che al suo interno, tra le varie tappe da raggiungere, c’era proprio quella dedicata al “Search”. Noterete che in quel grafico figura anche la IA.

    Mettendo insieme le due tappe, ecco che, e arriviamo al 2024, le cose stanno prendendo forma. Forse con una modalità che non era stata prevista, ossia quella di mettere insieme search e IA. E invece.

    facebook ecosistema

    E invece le notizie di questi ultimi due giorni ci dicono che davvero Meta sta sviluppando il suo motore di ricerca interamente basato sull’intelligenza artificiale.

    Questa innovazione permetterebbe alla società di Mark Zuckerberg di competere con Google e Bing. Ma, soprattutto, permetterebbe alla società di Menlo Park di fornire una nuova esperienza di ricerca integrata e personalizzata, che si inserisce direttamente nelle piattaforme social di Meta come Facebook, Instagram e WhatsApp.

    Con una strategia ben delineata, Meta sta investendo da mesi nella creazione di un motore di ricerca autonomo, riducendo la sua dipendenza dai motori di ricerca attuali per fornire informazioni agli utenti di Meta AI.

    Dal chatbot a un motore di ricerca autonomo: la nuova esperienza di Meta

    Meta, guidata dal suo team di ingegneri sotto la direzione di Xueyuan Su, lavora da circa otto mesi su questo progetto che ha come obiettivo quello di costruire una vasta banca dati e sviluppare web crawler proprietari.

    Attualmente, il chatbot Meta AI si affida a Google e Bing per rispondere a domande sugli eventi recenti, ma con un motore di ricerca nativo, Meta punta a offrire risposte in modo più diretto e contestualizzato, adattando le informazioni ai social network.

    Questa visione include risposte a domande che non si limitano alla pura ricerca di parole chiave, ma che forniscono invece conversazioni arricchite da contesto e approfondimento.

    L’uso di un motore di ricerca basato su IA non è solo una novità tecnica ma una mossa strategica: Meta cerca di posizionarsi come indipendente dai principali attori del web, specialmente considerando che Google e Microsoft potrebbero limitare o interrompere l’accesso alle loro piattaforme.

    Di fatto, il motore di Meta potrebbe diventare un nuovo standard, migliorando l’interazione sui social media e offrendo un sistema di ricerca più sicuro e allineato ai valori e agli obiettivi aziendali di Meta stessa​.

    Meta pronta a sviluppare il suo motore di ricerca basato su IA

    L’evoluzione del mercato delle ricerche basate su IA

    Negli ultimi due o tre anni, l’intelligenza artificiale ha spinto i motori di ricerca verso un’interazione sempre più fluida e intelligente, modificando radicalmente il modo in cui gli utenti trovano informazioni online.

    Ad esempio, Google ha lanciato “multisearch”, un’esperienza che combina testo e immagini per consentire agli utenti di eseguire ricerche visive avanzate, e la funzione “Circle to Search” sul mobile (dispositivi Pixel e dispositivi Samsung), che permette di cercare con maggiore precisione evidenziando parti specifiche delle immagini.

    Google, grazie a Gemini, continua ad esplorare tecnologie avanzate di linguaggio naturale per perfezionare i risultati di ricerca e renderli più intuitivi, rispondendo a domande sempre più complesse.

    Dall’altro lato, Bing, supportato dalle tecnologie di OpenAI, ha integrato ChatGPT direttamente nel motore di ricerca, offrendo risposte interattive e più discorsive, simili a quelle di un assistente virtuale.

    Questa collaborazione ha reso Bing più competitivo, proponendosi come un’alternativa a Google, grazie alla capacità di elaborare contenuti in tempo reale, interpretare il contesto delle domande e fornire risposte elaborate.

    Alcuni altri motori di ricerca basati su IA, come Perplexity e You.com, sono riusciti ad attrarre una nicchia di utenti interessati a un’interazione di ricerca più dinamica e personalizzata.

    You.com, ad esempio, consente all’utente di personalizzare le fonti dalle quali preferisce ricevere risposte.

    Perplexity offre un’interfaccia che integra più fonti e sintetizza risposte contestuali per domande complesse. Questo approccio risulta particolarmente apprezzato da utenti che cercano rapidità ed efficienza senza sacrificare l’accuratezza dell’informazione.

    Il potenziale del motore di ricerca di Meta

    Il motore di ricerca di Meta rappresenta una novità poiché promette una sinergia tra social media e ricerca IA, rendendo l’esperienza di ricerca più integrata e coinvolgente. Questa caratteristica potrebbe facilitare l’accesso alle informazioni direttamente dall’interno dei social, favorendo una maggiore interazione tra utenti e piattaforme e riducendo il tempo necessario per passare da un’app all’altra.

    Ad esempio, un utente potrebbe cercare informazioni su una tendenza osservata su Instagram; o su un argomento menzionato in un post di Facebook e ottenere risposte contestuali senza uscire dall’applicazione.

    Meta, inoltre, punta a utilizzare il modello linguistico Llama per interpretare e rispondere a domande con un grado di comprensione semantica elevato, offrendo risposte personalizzate e in linea con le preferenze e gli interessi dell’utente. La creazione di un ambiente di ricerca contestuale e socialmente connesso potrebbe rappresentare un vantaggio competitivo non indifferente, migliorando, e aumentando, il tempo di permanenza degli utenti all’interno dell’ecosistema Meta. Ecosistema, appunto, a cui facevo riferimento prima.

    Le sfide per il futuro

    Nonostante le grandi ambizioni, la costruzione di un motore di ricerca proprietario basato su IA non è priva di sfide e complessità. Il progetto richiede risorse considerevoli per raccogliere e analizzare dati su scala globale, senza contare i problemi di regolamentazione e privacy che potrebbero emergere soprattutto nei mercati più regolamentati, come l’Unione Europea.

    Inoltre, Meta dovrà confrontarsi con la reputazione consolidata di Google e Microsoft, che continuano a investire per migliorare l’accuratezza e la qualità delle risposte.

    In ogni caso, il progetto di Meta potrebbe – ma è tutto da vedere – aprire nuovi orizzonti per l’intero settore, mostrando come l’IA possa integrarsi con il social media per migliorare l’accesso all’informazione.

    Il futuro della ricerca online, quindi, sta cambiando radicalmente proprio grazie all’IA. Sembra più orientato verso una maggiore personalizzazione e interazione, con la possibilità per gli utenti di accedere a risposte più accurate.

    Tutto questo all’interno di in un panorama sempre più dominato da Intelligenze Artificiali sofisticate e capaci di adattarsi alle esigenze specifiche di ogni singolo utente.

  • OpenAI si appresta a lanciare il suo motore di ricerca con la IA

    OpenAI si appresta a lanciare il suo motore di ricerca con la IA

    OpenAI si starebbe preparando a lanciare il suo motore di ricerca il 13 maggio. La nuova tecnologia, supportata da Microsoft, punta a sfidare direttamente il predominio di Google.

    L’annuncio era nell’aria, si parlava ancora di qualche settimana. Ma pare, secondo quanto riportato da Reuters, che OpenAI potrebbe anticipare il suo annuncio al 13 maggio 2024.

    E di quale annuncio si tratta?

    Semplice. OpenAI sta per lanciare il suo motore di ricerca che potrebbe presto diventare un reale competitor di Google.

    L’annuncio ormai è imminente

    Un annuncio che potrebbe rivoluzionare il concetto di motore di ricerca per come lo abbiamo sempre inteso, fino ad oggi. E, altro elemento che va posto in rilevanza, il lancio di un motore di ricerca da parte di OpenAI rappresenta il primo vero tentativo di mettere in difficoltà Google. Dopo 25 anni di dominio, pressoché, assoluto.

    Questo lancio coinvolge Microsoft che in OpenAI ha investito più di 10 miliardi di dollari.

    OpenAI si appresta a lanciare il suo motore di ricerca con la IA

    Infatti l’associazione guidata da Sam Altman sfrutterà la tecnologia di Microsoft Bing per alimentare il suo motore di ricerca. A questa verrà integrata l’intelligenza artificiale per migliorare l’esperienza di ricerca degli utenti​.

    OpenAI punta a migliorare l’esperienza di ricerca

    Il vero obiettivo di OpenAI con questo prodotto, dunque, è migliorare il modo in cui gli utenti scoprono e interagiscono con le informazioni su Internet.

    Questo non solo offrirà un’alternativa a Google, ma punta a ridefinire l’esperienza di ricerca rendendola più intuitiva e contestualizzata. Tutto questi, grazie all’integrazione con le capacità conversazionali e di comprensione del linguaggio di ChatGPT.​

    Le ripercussioni sugli utenti e le conseguenze sul mercato search saranno evidenti e rilevanti.

    Attualmente, Google è ancora leader del mercato search a livello globale. Con una quota di mercato predominante che ovunque supera l’80% di utilizzo.

    Nonostante il successo e la crescita rapida di ChatGPT, OpenAI con il suo motore di ricerca ha davanti a sè una sfida enorme per cercare di scalfire, o eventualmente superare, il ruolo predominante di Google.

    Una grande sfida per OpenAI

    In aggiunta a tutto questo, se poi OpenAI sarà in grado integrare efficacemente questo motore di ricerca con altre tecnologie e su piattaforme, allora potrebbe non solo influenzare il mercato search ma addirittura l’intero ecosistema dell’informazione digitale.

    Quello che ha colpito molti è che se davvero il nuovo motore di ricerca sarà annunciato il 13 maggio, allora OpenAI unta ad attirare l’attenzione sottraendola proprio a Google.

    Infatti il 14 maggio prende il via la conferenza annuale I/O di Google, occasione per il colosso di Mountain View di lanciare nuovi prodotti integrati proprio con l’intelligenza artificiale.

    Google ora deve provare a difendersi

    Come dicevamo prima, per la prima volta Google deve difendersi dall’avanzare di nuovi soggetti che potrebbero offuscare la sua presenza. E non c’è solo OpenAI.

    Sullo sfondo si sta concretizzando anche Perplexity, start-up da 1 miliardo di dollari fondata da un ex ricercatore di OpenAI. Il suo prodotto di ricerca basato sull’intelligenza artificiale ha attirato 10 milioni di utenti attivi mensili a gennaio.

    Insomma, per la prima volta nella sua storia Google si trova in difficoltà e costretta a rincorrere. In questi 25 anni è sempre accaduto il contrario.

    Il motore di ricerca per antonomasia viene messo in difficoltà dalla intelligenza artificiale. Fenomeno che Google avrebbe dovuto gestire meglio. Da tempo.

    Se non dovesse essere annunciato il 13 maggio, il nuovo motore di ricerca di OpenAI manterrà la sua valenza rivoluzionaria anche nei prossimi giorni. Non cambierebbe nulla. E Google, nonostante tutto sarebbe in difficoltà.

    Staremo a vedere.

  • Google dopo 7 anni dice addio a Google Instant per una ricerca più fluida

    Google dopo 7 anni dice addio a Google Instant per una ricerca più fluida

    Era il 2010 quando Google introduceva Instant Search, la modalità con cui il motore era in grado di prevedere la chiave di ricerca dell’utente. La scelta di abbandonarlo, ha spiegato Google a Search Engine Land, è dovuta al fatto che oggi più della metà delle ricerche sono effettuate da mobile, dove Instant non ha molto senso di esistere.

    Forse molti di voi ricorderanno quando Google lanciò Instant Search, era il 2010 e quella funzionalità apparve come fondamentale. Bastava digitare poche lettere di ciò che si voleva ricercare e Google riusciva a prevedere cosa in effetti stavamo cercando. Ne scriviamo al passato, come notate, perchè da oggi Google ha deciso di disattivare questa modalità per fare in modo che la modalità di ricerca sia una esperienza univoca sia da desktop che da mobile.

    E pensare che con Instant si otteneva un “risparmio notevole di tempo nella ricerca, dai 2 ai cinque secondi” con “risultati dinamici, che compaiono all’atto della digitazione; testo intuitivo, i suggerimenti dati dal sistema mentre si inseriscono i termini da cercare; scorrimento dei risultati, tramite cursore, dei suggerimenti evidenziati e parallelamente dei risultati conseguenti”.

    google instant search

    In realtà, come spiegato a Search Engine Land, che ha dato per primo la notizia, Google fa notare che oggi oltre il 50% delle ricerche viene effettuato da mobile e sui dispositivi mobili Instant Search non ha nessun motivo di esistere.

    Abbiamo lanciato Google Instant nel 2010 con l’obiettivo di offrire agli utenti le informazioni nel più breve tempo possibile, anche digitando le ricerche da desktop. Da allora, molte ricerche sono state effettuate da mobile con modalità differenti, compresi i vincoli dello schermo. Per questo abbiamo deciso di rimuovere Google Instant, in modo da rendere la ricerca più veloce e fluida su tutti i dispositivi”.

    Ora i risultati di ricerca consigliati verranno visualizzati nel menù a tendina che apparirà in basso e non saranno più visualizzati in tempo reale.

    Google Instant Search fu lanciato da Marissa Mayer, quando si occupava del Search di Google e dell’esperienza utente con il ruolo di Vice Presidente, e la presentò come una modalità che illustrava come sarebbe dovuto essere il futuro del search. Non aveva forse previsto come il fenomeno mobile avrebbe potuto cambiare quella visione. Infatti il risultato è quello che abbiamo sotto gli occhi e cioè che Google riconosce il ruolo del mobile anche nella ricerca, disattivando una funzione che di fatto aveva molto senso solo da desktop.

  • Ecco Qwant, il motore di ricerca che rispetta la privacy degli utenti

    Ecco Qwant, il motore di ricerca che rispetta la privacy degli utenti

    Qwant è il primo motore di ricerca europeo con l’obiettivo di difendere la privacy degli utenti attraverso tre principi fondamentali: difesa della privacy, no cookies, neutralità. Al Campus Party abbiamo incontrato Alberto Chalon, direttore generale di Qwant, che ci ha spiegato meglio come funziona e dove vuole arrivare questo nuovo motore di ricerca in questa intervista.

    Il settore del search engine, dei motori di ricerca, è ormai da qualche anno presidiato da un unico grande leader che è Google, motori di ricerca che nel corso degni anni è cresciuto fino a diventare una vera galassia, oggi di nome Alphabet. Se guardiamo il market share a livello globale, scopriamo che Google oggi detiene una quota del 92% (StatCounter); se poi guardiamo qualche dettaglio, vediamo che negli Usa la quota è dell’87%, in Italia è del 93,7%, in Uk è 89,3%, in Canada 90,6%, in India 94,3%. Insomma, il mercato è saldamente nelle mani di Google e piccole quote di mercato restano ad altri motori di ricerca come Bing, Yahoo! (oggi di proprietà di Verizon), Yandez ed altri.

    qwant motore ricerca privacy

    Ma nell’era dei social media, delle informazioni che girano a velocità sostenuta su più piattaforme, nell’era in cui la privacy è quanto mai il vero tema principale da tenere in considerazione, proprio in un contesto così esteso, in termini di spazi su cui condividere. Ebbene, da un po’ di tempo, in un settore così difficile a muovere un po’ le acque e, soprattutto, a fare della difesa della privacy il vero motivo di esistere, ci prova Qwant, motore di ricerca francese che viene lanciato nel 2013 e che oggi sta crescendo molto, con tre principi basilare: no cookies, rispetto per la privacy, neutralità. Certo non è il primo, ma forse l’idea di Qwant offre qualcosa di più. Dopo la Francia, la società fondata da Éric Leandri, è presente in Germania e, entro poche settimane, sarà presente anche in Italia.

    In occasione della prima edizione italiana del Campus Party, abbiamo avuto il piacere di incontrare Alberto Chalon, direttore generale di Qwant, che ci aiutato a conocsere e a capire meglio Qwant con questa intervista.

    Perchè nasce Qwant?

    Qwant nasce verso la fine del 2011, da un’idea di Éric Leandri, periodo che coincide nel momento in cui Google decide di non voler più essere solo un motore di ricerca ma di voler essere un ecosistema, e annuncia il lancio di Google Plus. In questo momento Leandri capisce che, per la prima volta, c’è un’opportunità di potersi proporre sul mercato europeo, unico mercato che presenta l’anomalia di avere un unico player ad oltre il 95% di quota di mercato, forza che non si manifesta allo stesso modo negli Usa; l’altra opportunità era quella di poter studiare come sfruttare la forza dei social network in modo da dare risposte contestualizzate, recuperando tutto ciò che è reso pubblico sui social media. In relazione proprio a questo, con l’intenzione di voler aprire Google Plus, la stessa Google non avrebbe avuto più modo di poter recuperare le conversazioni, pubbliche, da Twitter o Facebook, diventando quindi loro competitor. L’idea di Qwant, affinata nel corso delle varie fasi e dei brevetti depositata è quella di rilasciare informazioni contestualizzate dai social senza mai rivelare chi l’ha condivisa. Qwant oggi è un motore di ricerca che rispetta la privacy ed è perfettamente in linea con i principi delle norme europee sulla materia della privacy.

    alberto chalon qwant

    Che tipo di riflessioni avete fatto quando è stato creato Qwant? Avevate già chiara l’idea che questo dovesse essere il motore di ricerca in difesa delle privacy?

    Oggi ci troviamo in una situazione in cui la privacy è un valore enorme da difendere, specie in un momento in cui la tecnologia sta mettendo a dura prova la difesa stessa della privacy degli utenti, specialmente in Europa. Qwant vuole essere una vera alternativa per gli utenti europei proprio nel rispetto della privacy. L’idea che abbiamo noi è che nel momento in cui un utente effettua una ricerca in un certo qual modo si sta aprendo, è giusto quindi che si instauri un rapporto diretto che le informazioni non vengano condivise con tutti gli e-commerce del tuo paese, ad esempio. Quello che succede adesso è che se un utente effettua una ricerca, l’informazione viene condivisa con un editore e poi finisce che lo stesso di ritrova l’oggetto della ricerca un po’ ovunque. Non troviamo che tutto questo sia rispettoso e giusto.

    Qwant si presenta come il motore rispettoso della privacy, no cookies e neutralità. Ce ne puoi parlare meglio?

    Di privacy abbiamo già parlato. La neutralità è l’effetto causa della Privacy, perchè nel momento in cui non conosco chi tu sia devo dare dei risultati neutri. Ad una stessa richiesta, noi diamo gli stessi risultati. Nel momento in cui questi due valori sono rispettati, lo stesso trattamento dei dati viene fatto nel rispetto delle leggi europee. Per quanto riguarda i social media, siamo molto attenti a recuperare solo informazioni pubbliche. Ma dirò di più su questo, se un’informazione viene pubblicata e cancellata dopo dieci minuti, noi aggiorniamo i nostri server e quel risultato non verrà più fuori.

    principi qwant

    Come lavora Qwant e quindi come fate a proteggere la privacy degli utenti?

    Quando un utente arriva su Qwant e fa una ricerca, noi cancelliamo subito il suo indirizzo IP e il suo user ID Agent e assegniamo un numero univoco e irricostruibile. Da quel momento sappiamo che quello per noi è solo un numero, non sappiamo chi sia l’utente, di conseguenza non siamo in grado di fare alcuna associazione su quanto farà sul motore di ricerca. Per quanto riguarda l’indicizzazione, abbiamo una tecnologia proprietaria per cui in base ai nostri algoritmi siamo in grado di dare dei risultati assolutamente in linea con la concorrenza.

    Qual è, a questo punto, il business model di Qwant?

    Qwant fa pubblicità contestualizzata, siamo convinti che la pubblicità debba essere molto pertinente, e attinente, con la ricerca che si effettua e deve essere evidenziato che ci sia lo scopo pubblicitario. Sul fatto che il primo o il secondo risultato possano essere dei link sponsorizzato in effetti non vi è niente di male, ma su Qwant quella sponsorizzazione resta valida solo su quella ricerca contestualizzata. A differenza di quanto fanno gli altri motori di ricerca, Qwant non trasmette le informazioni a nessun altro (quindi, per fare un esempio concreto, uscendo da Qwant e andando su un altro sito dove sono presenti dei banner, non vi ritroverete la pubblicità che abbia ad oggetto la ricerca precedentemente effettuata, ndr). La seconda fonte di ricavi per Qwant è lo shopping, nel senso che, in relazione alla ricerca di un prodotto, offriamo una esperienza più ampia in una sezione dedicata dove l’utente può trovare altre informazioni, anche il prezzo, e poi decidere dove andare a comprare il prodotto. Si tratta quindi, come dicevo, di pubblicità contestualizzata che infatti aiuta l’utente, senza “perseguitare” l’utente su tutti i siti che si troverà a consultare da quel momento in avanti. E se l’utente dovesse usare Qwant per un mese noterà che i banner presenti sugli altri siti faranno girare solo annunci casuali, non in linea con quanto ricercato sul motore. Alle ricerche che gli utenti faranno su Qwant non vi sarà allegato alcun cookie.

    Quali sono gli ambiti su cui state lavorando maggiormente?

    In questo momento stiamo lavorando molto sul prodotto, qwant.com, migliorando i verticali che abbiamo a disposizione. E cioè: Junior (dedicato ai giovanissimi), Games (dedicato agli appassionati gamers) e Music (cercando artisti o gruppi Qwant rilascia sezioni complete con tante informazioni aggiornate e la possibilità di accedere direttamente a siti di streaming). Stiamo lavorando molto sulla mappa e sulla mail, molto richiesti dai nostri utenti. Crediamo che questi due strumenti daranno un grande slancio a Qwant che andranno a completare l’esperienza del motore di ricerca.. Per quanto riguarda la mappa, la tranciabilità nel tempo e dei percorsi che l’utente ha fatto nel corso di un dato periodo, garantendo la cancellazione delle informazioni sui percorsi entro un tempo molto breve. Per la mappa, ovviamente, dobbiamo comunque disporre di informazioni sulla geolocalizzazione dell’utente, ma solo nel tempo minimo indispensabile. Per quanto riguarda le mail, garantiremo il fatto che nessun potrà leggere quelle email, se non l’utente stesso. La pubblicità in questo caso non sarà contestuale, ma si baserà su categorie del sociale. Forse meno efficace, ma molto meno intrusiva. Per i tempi di realizzazione, prevediamo qualche mese.

    E poi, grazie ai capitali raccolti, 18,5 milioni di euro di aumento di capitale e 25 milioni di prestito dalla Banca Centrale Europea, faremo, oltre a sviluppare il prodotto e ad aumentare le tecnologie, anche degli investimenti in direzione del marketing cercando di far conoscere sempre di più in nostro marchio. Tra qualche settimana, dopo Francia e Germania, saremo presenti con una nostra sede anche in Italia. Il nostro obbiettivo dal 2020/2021 è quello di avere dal 5 al 10% di market share sul mercato europeo. E’ un progetto molto ambizioso ma ci crediamo molto con un prodotto valido.

    no cookie qwant

    E il ruolo dell’Italia in questo vostro progetto?

    Il Campus Party per noi è stata un’occasione di pre-lancio ufficiale, abbiamo voluto essere qui proprio per i giovani, siamo convinti che loro saranno il motore digitale dell’Italia di oggi e di domani. La qualità dei giovani che abbiamo incontrato in questi giorni è stata altissima, sia di quelli che hanno partecipato al nostro contest sia quelli che sono venuti a trovarci nel nostro stand, per capire e per condividere. Sono giovani molto evoluti, sensibili ai problemi e aperti a nuove alternative. A settembre ci sarà poi un lancio istituzionale, la sede italiana verrà aperta già nei primi giorni del mese, abbiamo un country manager che ci raggiungerà e si occuperà dello sviluppo commerciale in Italia. E faremo anche investimenti importanti in Italia sul marketing, sia sul digitale che sulla televisione. E ci auguriamo che gli italiani apprezzino la nostra idea e ci aiutino a crescere. Siamo aperti sempre a consigli, suggerimenti, critiche, richieste.

    Nell’intervista Alberto Chalon accennava al prestito di 25 milioni di euro da parte della BEI (Banca Europea di Investimenti), ma in Qwant ha investito anche Axel Springer, il grande gruppo editoriale tedesco, con 3,5 milioni di euro. Dalla Cassa Depositi e Prestiti francese sono arrivati invece 15 milioni di euro. Nel 2016 le richieste effettuale sul motore di ricerca sono state 2,6 miliardi, 32 milioni sono stati gli utenti unici e 26 le lingue con cui ci si è interfacciati sul motore di ricerca.

    Al momento Qwant è disponibile anche su mobile con una app dedicata. Il motore di ricerca si presenta davvero molto interessante, forse uno dei tentativi più interessanti in tema di rispetto della privacy a cui abbiamo assistito in questi ultimi anni. Certo, come tutte le cose, ha bisogno di tempo e ha bisogno di crescere. Intanto, provatelo e fateci sapere cosa ne pensate.

  • Verizon acquisisce Yahoo, è la fine di un ciclo

    Verizon acquisisce Yahoo, è la fine di un ciclo

    Alla fine arriva la conferma ufficiale. Verizon annuncerà oggi l’acquisizione di Yahoo!, il motore di ricerca fondato nel 1994 da due studenti della Stanford University, David Filo e Jerry Yang. La crisi di Yahoo dura da qualche anno e Verizon in questo modo potenzia la sua presenza digitale.

    Molto probabilmente se vi avessero detto, qualche anno fa, che Yahoo! sarebbe stato un giorno venduto non ci avreste creduto. Invece nell’era del digitale e dove la ricerca e la fruizione delle informazioni in generale sta cambiando velocemente, anche questo può succedere. La notizia è che, dopo qualche settimana alla ricerca di un compratore, Verizon annuncerà oggi l’acquisizione di Yahoo per 4,8 miliardi di dollari. Per chi non lo sapesse, Verizon è uno degli operatori telefonici più grandi al mondo, al 15° post tra le Fortune 100, azienda non nuova a questo tipo di acquisizioni. Già, perchè Verizon, nel perseguire la sua strategia di posizionamento come leader anche tra i media digitali, ha acquisito l’anno scorso anche AOL, proprietaria di siti come TechCrung, Engadget e Huffington Post.

    Con l’acquisizione di Yahoo e del suo core business, quindi il motore di ricerca e dei suoi servizi principali annessi (gli altri dettagli verranno resi noti oggi) Verizon si pone come leader mondiale con un’acquisizione che certamente contribuirà a porlo come colosso digitale.

    yahoo verizon

    #UPDATE

    In un comunicato Verizon conferma l’acquisizione del business di Yahoo! per un ammontare di 4,83 miliardi di dollari. Un affare che permetterà al più grande operatore degli States di abbracciare 1 miliardo di utenti al mese, inclusi 600 milioni di utenti da mobile. Anche la Mayer, CEO di Yahoo!, si è detta entusiasta dell’operazione che avrà come obiettivo di puntare sul mobile. Vedremo allora nel corso dei prossimi mesi quale evoluzione avrà questa acquisizione.

    Yahoo è nato nel 1994

    Stiamo parlando del passaggio di mano del primo vero motore di ricerca della rete, infatti non è stato Google ad essere primo, è stato, ed è ancora, il più importante. Nato 22 ani fa, nel 1994 per mano di due studenti della Standford University, David Filo e Jerry Yang, Yahoo! in pochi anni si è imposto come punto di riferimento in un momento in cui la rete stava prendendo forma e in un momento in cui era chiaro che la direzione fosse quella, ossia quella di avere un sito che potesse raccogliere al suo interno tutte le informazioni in modo da poter essere consultata all’occorrenza, un vero grande indice.

    Il nome originale era “Jerry and David’s Guide to the World Wide Web”, poi fu scelto quello che tutti conosciamo oggi e cioè Yahoo, ossia “Yet Another Hierarchical Officious Oracle“.

    Come sappiamo, le cose nel corso degli anni non sono andate sempre benissimo per Yahoo!, l’avvento e la crescita di Google ha sicuramente contribuito ad un percorso non sempre facile. Oggi la quota di Yahoo come motore di ricerca il 10% a livello globale, il terzo.

    Yahoo e l’arrivo di Marissa Meyer

    Qualcosa ha cominciato a non girare come previsto, nonostante importanti acquisizioni come quella di Tumblr per 1,1 miliardi di dollari nel 2013 o come quella di Flickr e anche di Flurry. Ma si sono rivelate in realtà inconsistenti. L’arrivo di Marissa Meyer nel 2012, prima donna CEO e incinta, doveva servire a rilanciare l’azienda. E infatti è proprio lei l’artefice delle recenti acquisizioni, ma poi c’era anche la realtà dei fatti che a licenziare 3 mila dipendenti, il 20% della forza lavoro totale, tra il 2012 e il 2015. Senza contare il crollo degli utili passati da 310 milioni di dollari a 21 milioni di dollari, un crollo totale del 90%.

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    Vendere l’azienda era quindi l’unica strada per ridare nuova linfa a Yahoo e Verizon era alla ricerca di una ghiotta occasione come questa. Questa acquisizione, per il suo valore, non rientra nemmeno nelle prime 10 acquisizione tecnologiche fin qui realizzate. Per dare un’idea, la recente acquisizione di LinkedIn da parte di Microsoft si attesta come la quarta come 26,1 miliardi di dollari. L’acquisizione di WhatsApp da parte di Facebook nel 2014 è la terza. La più grande acquisizione finora è quella di Dell che l’anno scorso ha acquisito EMC Corporation per 67 miliardi di dollari.

    Yahoo, il Web è cambiato

    La vendita di Yahoo ci da la conferma che il Web cambia ad un ritmo elevato e che il segreto sta proprio nel riuscire ad interpretare e a seguire questo continuo cambiamento. Finisce un pezzo di Web storico e l’idea che Yahoo aveva cercato di portare avanti con il binomio “motore di ricerca + news”. Oggi le notizie si sono spostate da un’altra parte, quell’idea, quell’impostazione che Google invece ha saputo diversificare, non funziona più. Certo, non si spiega solo in questo la cessione di Yahoo, ma questo ha contribuito molto. Adesso vedremo quale sarà il futuro di Yahoo.

    E voi che ne pensate?

  • Widiba rivoluziona la banca del futuro con un motore di ricerca

    Widiba rivoluziona la banca del futuro con un motore di ricerca

    Widiba, la prima banca social nata un anno e mezzo fa, continua il suo percorso di innovazione all’interno del mondo delle banche. E la novità presentata nei giorni scorsi ne è una ulteriore conferma. Se vi state chiedendo come sarà il futuro delle banche nei prossimi anni, Widiba lo sta già anticipando.

    Di solito quando si pensa al mondo delle banche si pensa sempre ad un mondo statico che basa il suo modello di relazione col cliente nella maniera classica, ossia centrata sullo sportello. Ma nell’era del digitale, dei social media, un momento in cui lo stesso concetto di relazione viene rivoluzionato, e semplificato, anche quel modello classico comincia a diventare obsoleto. E se a rivoluzionare questa relazione ci pensa Widiba, ossia la prima banca social in Italia, allora il risultato è quanto mai sorprendente, spiazzante per certi versi.

    Per chi non la conoscesse ancora, Widiba è la prima banca social in Italia, nata un anno e mezzo fa, concepita con un modello di partecipazione diretta degli utenti, il nome è stato scelto con questa modalità, e oggi conta già 150 mila clienti con quasi 7 miliardi di masse gestite e circa 10 milioni di accessi annuali alla banca. E Widiba ha deciso di andare oltre quel modello di banca online che tutti conosciamo, che spesso ripropone quel modello di complessità che caratterizza più o meno tutte le banche. Oggi i clienti che accedono ad una banca online vanno alla ricerca di soluzioni immediate, di facile intuizione e spesso non è così. Partendo quindi dal concetto di immediato e di facile intuizione Widiba ha realizzato un nuovo modo di fare banking online oggi, diciamo più esattamente che lo ha rivoluzionato, introducendo infatti un elemento che non c’era prima in questo contesto. E qual è questo nuovo elemento? Un motore di ricerca.

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    Avete letto bene: un motore di ricerca all’interno di un sito di una banca online. Questa è la grande rivoluzione di Widiba che ancora una volta si conferma capofila del processo di innovazione non solo del modo di fare banking online, ma anche del modo di relazionarsi con i clienti.

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    Da qualche giorno, la lancio ufficiale del 19 aprile scorso, accedendo alla home di Widiba ci si trova di fronte una bella immagine con una striscia posta al centro che chiede all’utente “Cosa vuoi fare?“, tutto qua. Mai una home di una banca online fu così pulita e semplice da consultare, via tutte quelle informazioni che spesso non sono di facile comprensione e spazio alle richieste del cliente con la più semplice delle domande che si può rivolgere ad un cliente di una banca online. Il motore è stato concepito e sviluppato da Widiba con tecnologie open source e mira ad un linguaggio assolutamente innovativo. E’ comprensibile, appena giunti sulla nuova home, una prima bella sensazione di spaesamento, una sensazione mai provata prima su un sito di una banca online, ma la consultazione del motore è semplice, anzi semplicissima.

    Per consultare il motore di ricerca, quindi per iniziare le operazioni che si è soliti fare, basta utilizzare tre semplici segni:

    ?” per farsi una domanda;

    :” per accedere alle informazioni;

    #”, si proprio il simbolo che caratterizza gli hashtag, per fare disposizioni.

    Non si tratta quindi solo di un motore di ricerca, ma della banca nel suo insieme. L’utente all’interno trova tutto quello che ha fatto e anche quello che vuole fare. Quello che si ha di fronte è un vero e proprio motore di ricerca, una sorte di Google bancario. Le funzioni che esso contiene sono 1.100 per oltre 15 milioni di dati ed è in grado di ricercare in meno di 300 millisecondi per offrire istantaneamente la risposta giusta al cliente.

    Un’operazione che, come ha spiegato Andrea Cardamone, CEO di Widiba, si ispira ad un’idea di banca senza istruzioni d’uso, spesso complesse, che non facilitano lo sviluppo di un nuovo modello di banking online. Quello che propone Widiba ancora una volta sfrutta il digitale e in questo caso la convergenza verso nuovi modelli e, come già dimostrato nel momento in cui è stata concepita, anticipa i tempi e rivoluziona un intero mondo. E’ un modello a cui tutti sapranno adattarsi e ritrovarsi, anche i “boomers”, gli over 55 anni: “Abbiamo avuto riscontri molto positivi anche da quella fascia d’eta” – ci ha risposto Andrea Cardamone – “siamo più che sicuri che questo nuovo modello di consultazione troverà anche il loro favore”.

    In altre parole, il futuro per Widiba è già qui.

  • Plusplus 24 Diritto, il motore di ricerca per professionisti

    Plusplus 24 Diritto, il motore di ricerca per professionisti

    Plusplus 24 Diritto è molto di più di una banca dati e lo si può considerare come un vero motore di ricerca, capace di tirar fuori qualsiasi tipo di risposta per i professionisti del diritto, e non solo.

    Plusplus 24 Diritto, del Gruppo 24 Ore, è facile, personalizzabile, ancora più completo grazie ai nuovi contenuti in materia di Fisco, Lavoro, Condominio, Enti Locali; in pratica, in un unico prodotto il meglio dell’offerta del Sole 24 ORE.

    Plusplus 24 Diritto-home

    Il vero punto di forza è quindi il motore di ricerca, semplice ma in grado di offrire una pertinenza elevata tra i risultati. Per tutte le ricerche più frequenti o legate ai temi di maggiore attualità, in cima ai risultati si ha sempre l’evidenza dei 3 documenti più rilevanti, individuati per te dalla redazione, così da avere una risposta immediata ai bisogni informativi.

    Interessanti le nuove funzionalità che offre Plusplus 24 Diritto:

    • Salva la ricerca: puoi memorizzare le ricerche di maggiore interesse con il vantaggio di rimanere informati, attraverso un alert automatico, ogni volta che viene aggiunto in PlusPlus24 Diritto un documento importante.
    • Crea i tuoi dossier: Consente di salvare le cartelle personali con la documentazione di Plusplus24 Diritto, organizzandole per argomento o per cliente, inserendo anche documenti e note personali all’interno delle cartelle stesse.
    • Filtra risultati: All’interno dei risultati di una ricerca è sempre possibile filtrare quelli desiderati, scegliendo tra una o più categorie.

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    Plusplus 24 Diritto si presenta come un nuovo strumento di lavoro per i professionisti che vuole imporsi come affidabile e rivoluzionario. Ed è un prodotto autorevole, affidabile come affidabile è il Gruppo 24 Ore, da sempre sinonimo di contenuti di alta qualità. Obiettivo di Plusplus 24 Diritto è quindi quello di introdurre un nuovo metodo di lavoro che supera la consultazione cartacea, portando il professionista verso una consultazione più organica della materia.

    Buzzoole

  • Il doodle di Google è per Bram Stoker e il suo Dracula

    Il doodle di Google è per Bram Stoker e il suo Dracula

    Oggi sulla homepage di Google troviamo un vampiro, ma niente paura è l’omaggio che il popolare motore di ricerca rende a Bram Stoker, il creatore di Dracula, per ricordare i 165 anni dalla nascita

    165 anni fa, esattamente l’8 Novembre del 1847, nasceva a Dublino Bram Stoker, scrittore che divenne famoso in tutto il mondo per aver scritto Dracula, uno dei più conosciuti e letti romanzi gotici della storia. E oggi Google gli rende omaggio alla sua maniera, con un doodle, visibile in tutte le versioni locali del popolare motore di ricerca, che ritrae il vampiro con il castello sui monti Carpazi sullo sfondo, un pipistrello che volteggia nella notte e poi una serie di personaggi. Si vede anche un ragno che scende da una ragnatela posta proprio sulla “G” del logo.

    Bram Stoker fino all’età di otto anni fu affetto da una malattia che gli rese la vita molto difficile al punto che non riusciva a reggersi in  piedi, costretto quindi a stare spesso a letto. E fu proprio questa fase della sua vita che finì poi per coinvolgere tutta la sua produzione letteraria. Il tema del sonno senza fine e anche la resurrezione dei morti, argomenti centrali su cui si basa la reazione del personaggio Dracula e tutta la vicenda, erano senza dubbio la testimonianza di come visse la sua malattia.

    Ma poi superò questo suo stato di salute cagionevole fino a diventare un ottimo sportivo.

    Stoker amava scrivere e scrisse un gran numero di romanzi e racconti sensazionali, tra cui la storia di vampiri intitolata Dracula pubblicata nel 1897. L’ispirazione gli era stata fornita dall’incontro avvenuto nel 1890 con il professore ungherese Arminius Vambéry, il quale gli aveva raccontato la leggenda del principe rumeno Vlad Ţepeş Dracul, meglio conosciuto come Dracula. Questo personaggio venne trasfigurato da Stoker nel Conte Dracula, il protagonista del suo racconto. (fonte: Wikipedia)

  • Google festeggia Halloween con un doodle interattivo

    Google festeggia Halloween con un doodle interattivo

    Come ormai da tradizione, Google festeggia Halloween oggi con un doodle interattivo per il momento non ancora visibile nella versione italiana. La casa infestata al numero 13 in effetti mette un pò paura. Lo scopo è di bussare a tutte le porte per vedere il fantasma di turno e scoprire il logo Google. E non poteva mancare il gatto nero

    Google doodle Halloween 2012 (altro…)

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