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  • Al via TikTok US, Trump firma l’ordine esecutivo

    Al via TikTok US, Trump firma l’ordine esecutivo

    Trump ha firmato l’ordine esecutivo da il via a TikTok US. Viene creata una joint venture americana con ByteDance al 19,9%. Il consorzio di aziende è a guida Oracle e l’algoritmo in licenza. Un precedente per la nuova geopolitica digitale.

    Donald Trump ha firmato, giovedì 25 settembre 2025, l’ordine esecutivo che dà ufficialmente vita a TikTok US. Dopo mesi di tensioni e trattative, l’app più discussa degli ultimi anni entra in una nuova fase.

    Da questo momento in poi le attività americane della piattaforma saranno gestite da una nuova società a maggioranza statunitense, con ByteDance in posizione di minoranza.

    Dopo la telefonata del 19 settembre tra Donald Trump e Xi Jinping, che aveva aperto la strada a un’intesa politica di principio, adesso si parla di un accordo pronto per essere firmato.

    L’annuncio di Trump dopo la chiamata con Xi aveva suscitato più di un dubbio. Pechino non aveva mai parlato di un via libera pieno, ma di un confronto “positivo” in cui veniva ribadita la richiesta di non discriminazione per le imprese cinesi.

    La struttura di TikTok US è definita e Trump ha firmato l’ordine esecutivo.

    Il quadro che emerge ricalca le anticipazioni di settembre, ma questa volta con tempistiche chiare e un riferimento preciso alla legge bipartisan del 2024 che obbliga TikTok a passare sotto controllo americano.

    Al via Tiktok US, Trump firma l'ordine esecutivo
    Al via Tiktok US, Trump firma l’ordine esecutivo

    TikTok US e la nuova joint-venture

    Secondo diverse fonti, e alcune conferme della Casa Bianca, TikTok US sarà gestita da una nuova joint-venture con sede negli Stati Uniti.

    ByteDance deterrà meno del 20 per cento delle quote, restando formalmente socio ma senza controllo. Gli investitori americani controlleranno la larga maggioranza, in linea con la legge approvata dal Congresso.

    La scelta della joint venture non è solo tecnica. Serve a rassicurare Washington sul fronte della sicurezza nazionale, garantendo che le decisioni strategiche, la gestione dei dati e l’operatività non possano più essere condizionate da Pechino.

    Il percorso legislativo e le successive proroghe

    Il percorso è stato scandito da tappe precise. La legge bipartisan del 2024 stabiliva che TikTok dovesse essere venduta a proprietari statunitensi entro il 2025, pena un divieto totale.

    Lo scorso gennaio, a poche ore dall’insediamento di Trump per il suo secondo mandato, l’app era stata effettivamente bloccata. Un blocco durato appena un giorno, perché lo stesso Trump aveva promesso di sospendere le sanzioni e avviare un negoziato con la Cina.

    Da allora la Casa Bianca ha concesso proroghe successive, mentre si cercava la formula giusta.

    Adesso la struttura trovata sembra soddisfare entrambe le parti e rispettare la legge. Per consentire la piena attuazione, Trump estende la sospensione di altri 120 giorni.

    Il post su X della Casa Bianca che conferma la nascita di TikTok US
    Il post su X della Casa Bianca che conferma la nascita di TikTok US

    TikTok e la sicurezza dei dati

    Alla base di tutta la vicenda resta la questione della sicurezza. Negli anni, esperti e funzionari statunitensi hanno sostenuto che ByteDance potesse offrire al governo cinese accesso a dati sensibili e all’algoritmo dell’app. Con oltre 170 milioni di utenti americani, TikTok rappresenta un caso senza precedenti per dimensione e impatto.

    La nuova joint venture è pensata proprio per rispondere a questi timori. ByteDance mantiene una presenza marginale, ma la governance e la gestione dei dati vengono spostate stabilmente sotto controllo americano.

    TikTok US e il nodo dell’algoritmo

    La questione più delicata riguarda l’algoritmo. Le leggi cinesi ne vietano la cessione all’estero, e quindi TikTok US continuerà a utilizzarlo tramite una licenza concessa da ByteDance.

    In questa fase, un ruolo di prim’ordine lo giocherà proprio Oracle, la società di Latty Ellison, grande finanziatore delle campagne elettorali di Trump.

    Insieme a Elon Musk, Ellison è stato un grande sostenitore per il ritorno di Trump alla Casa Bianca.

    Oracle avrà quindi, in virtù di società che gestirà i dati degli utenti americani, la possibilità di accedere al codice sorgente di TikTok.

    Siamo di fronte, evidentemente, ad un nuovo caso di quello che ormai definisco da tempo come “algoritmo del proprietario”. Ossia di algoritmi che vengono modellati agli interessi del proprietario della piattaforma.

    X è un esempio su tutti.

    Adesso con TikTok US non sarà la stessa cosa, ma di sicuro l’accesso all’algoritmo aiuterà a capire come meglio veicolare l’algoritmo di raccomandazione di TikTok.

    È un compromesso che consente all’app di restare operativa, ma che lascia aperto il tema del reale grado di autonomia della nuova entità americana.

    Usa e Cina, ecco cosa prevede l’accordo su TikTok US

    Lo scontro politico nato con TikTok 

    La storia di TikTok negli Stati Uniti è anche politica. Durante il suo primo mandato, Trump aveva tentato di vietare l’app già nel 2020 con un ordine esecutivo, annullato poi dal presidente Biden nel 2021. Successivamente lo stesso Biden ha firmato la legge bipartisan che ha reso obbligatoria la cessione.

    Ora, nel secondo mandato di Trump, quella legge trova applicazione concreta. Non si tratta più di minacce o di ordini annullati, ma di un processo negoziato con la Cina e vicino a concludersi.

    La nascita di TikTok US segna una svolta.

    La firma di Trump rappresenta il tentativo di trasformare una crisi in una soluzione stabile. Con l’obiettivo principale, mai nascosto, di mantenere la piattaforma attiva negli Stati Uniti garantendo al tempo stesso sicurezza e controllo.

    Ma la domanda resta la stessa: quanto durerà l’equilibrio trovato? La storia recente insegna che, quando si tratta di Trump e di rapporti con la Cina, nulla è mai davvero definitivo.

    Vedremo come si svilupperà la situazione nei prossimi 120 giorni.

  • Oracle, cambio al vertice in vista di TikTok US e sfida sulla IA

    Oracle, cambio al vertice in vista di TikTok US e sfida sulla IA

    Oracle e i movimenti ai vertici in vista di TikTok US e la sfida alla IA. L’azienda di Austin ha nominato due nuovi co-CEO: Clay Magouyrk e Mike Sicilia.

    Oracle ha annunciato un cambio al vertice, nominando Clay Magouyrk e Mike Sicilia co-CEO. La mossa, che vede l’attuale CEO, Safra Catz assumere il ruolo di vice presidente esecutivo, non è un semplice cambio di manager. Si tratta di un traguardo dopo i successi che ha visto l’azienda emergere come uno dei principali beneficiari del boom dell’intelligenza artificiale.

    La crescita di Oracle trainata dai dati e le nuove nomine

    Il cambio di leadership avviene in un contesto di notevole espansione, supportato da dati finanziari concreti. Iil titolo Oracle che ha registrato un aumento del 30% nell’ultimo mese e di circa l’85% nel corso dell’anno.

    Oracle, cambio al vertice in vista di TikTok US e sfida sulla IA
    Oracle, cambio al vertice in vista di TikTok US e sfida sulla IA

    Indicatore importante è la crescita, come riportato da CNBC, dei “ricavi contrattualizzati non ancora contabilizzati”, che è salita a 455 miliardi di dollari, con un balzo del 359% rispetto all’anno precedente. Questi numeri dimostrano la solidità della strategia aziendale.

    Il vantaggio competitivo di Oracle nel Cloud e nella IA

    La nomina di Magouyrk e Sicilia, che hanno guidato rispettivamente l’infrastruttura cloud e i settori verticali, riflette una visione che si è dimostrata vincente.

    L’azienda ha saputo capitalizzare la forte domanda di soluzioni AI, in particolare grazie alla sua infrastruttura cloud e all’accesso strategico alle unità di elaborazione grafica (GPU) di Nvidia.

    Questo posizionamento non solo ha permesso a Oracle di competere efficacemente con giganti come Microsoft e Amazon, ma ha anche trasformato l’investimento nell’AI in un concreto vantaggio competitivo, che ha generato una crescita massiccia del business.

    Oracle, cambio al vertice in vista di TikTok US e sfida sulla IA
    Clay Magouyrk e Mike Sicilia

    La visione strategica di Oracle in vista di TikTok US

    La leadership di Oracle nel settore tech va oltre l’AI e il cloud.

    La società è stata al centro notizie riguardanti la piattaforma TikTok negli Stati Uniti.

    Il consorzio che gestirà le attività di TikTok US vedrà Oracle responsabile della manutenzione dei dati e della privacy, un ruolo che sottolinea la fiducia riposta nelle sue soluzioni cloud.

    A riprova di questa fase di grande successo, la capitalizzazione di mercato di Oracle ha contribuito a spingere il patrimonio netto del suo fondatore, Larry Ellison, facendolo diventare l’uomo più ricco del mondo.

    Questi eventi, combinati con i risultati finanziari e la nuova struttura di leadership, dipingono il quadro di un’azienda che non si limita a reagire ai cambiamenti del mercato, ma che li guida con grande determinazione.

  • Usa e Cina, ecco cosa prevede l’accordo su TikTok US

    Usa e Cina, ecco cosa prevede l’accordo su TikTok US

    Con una telefonata tra Trump e Xi Jinping è stata raggiunta l’intesa su TikTok US. L’accordo prevede l’80% a investitori USA, ByteDance al 19,9%; board a maggioranza USA, dati ospitati su Oracle, algoritmo in licenza. Le prossime tappe verso metà dicembre.

    Così come era stato anticipato qualche giorno fa, il presidente Trump e il presidente Xi Jinping si sono sentiti al telefono, ieri 19 settembre 2025.

    Dopo mesi di tensioni e ipotesi concrete di un ban totale, la telefonata tra il Presidente americano Donald Trump e il Presidente cinese Xi Jinping ha ufficialmente sancito un accordo su TikTok negli Usa. Un accordo che apre la strada a un nuovo modello di governance per la popolare piattaforma video.

    L’intesa, come emerge dalle notizie a disposizione, non si limita a evitare il blocco TikTok negli Usa, ma tende a determinare nuovamente il controllo e la sicurezza dei dati.

    Trump e l’accordo con la Cina

    Come abbiamo detto qui dall’inizio di questa vicenda, quindi dall’inizio del nuovo mandato del presidente Trump, la vicenda TikTok andava considerata all’interno di una visione geopolitica. Il contesto internazionale è cambiato in maniera repentina.

    La politica dei dazi dell’amministrazione americana ha contribuito a rendere il clima internazionale sempre molto teso, specialmente con la Cina.

    Ecco che l’accordo in questo senso segna un segnale diplomatico importante tra i due paesi. Un segnale che si estende ai dazi, alla politica finanziaria e commerciale tra le due potenze e anche sul fronte politico.

    Usa e Cina, ecco cosa prevede l'accordo su TikTok US
    Trump e Xi Jinping – Immagine realizzata con ChatGPT-5

    La telefonata tra i due capi di stato

    La telefonata tra i due capi di stato è stata descritta da entrambe le parti come “molto produttiva”.

    Il Presidente Trump ha confermato l’approvazione dell’accordo da parte di Xi Jinping tramite un annuncio su Truth Social, evidenziando il successo delle negoziazioni.

    Dal canto suo, la stampa cinese, attraverso l’agenzia Xinhua, ha sottolineato la richiesta di Pechino per un “ambiente equo” per le aziende cinesi, ribadendo un principio di non-discriminazione.

    Questa dinamica evidenzia la natura di compromesso dell’accordo: un riconoscimento della sovranità cinese sull’azienda proprietaria (ByteDance) a fronte di una concessione sostanziale sul controllo delle operazioni americane.

    Cosa prevede l’intesa su TikTok US

    Il quadro negoziale ricomposto in queste ore riprende i termini già circolati in primavera. In sintesi:

    • Nuova entità “TikTok U.S.” con sede negli Stati Uniti.

    • Capitale: 80% a investitori USA, ByteDance al 19,9% come singolo socio più grande ma minoranza sotto la soglia legale.

    • Consiglio di amministrazione a maggioranza statunitense con un membro designato dal governo USA come presidio di sicurezza nazionale.

    • Scadenze: estensione del termine di enforcement al 16 dicembre e finestra di chiusura 30-45 giorni secondo stime riportate da CNBC.

    Usa e Cina, ecco cosa prevede l'accordo su TikTok US
    Usa e Cina, ecco cosa prevede l’accordo su TikTok US

    Chi sono gli investitori

    Nel consorzio che rileverà il controllo compaiono Oracle e fondi come Silver Lake e Andreessen Horowitz; sul fronte degli azionisti già presenti nel capitale ByteDance che confluirebbero nella nuova struttura risultano SIG, General Atlantic, KKR.

    La combinazione esatta delle quote potrà variare all’atto finale, ma l’architettura “80/20” è oggi la più accreditata.


    Il consorzio americano per TikTok US

    La gestione della nuova entità TikTok US sarà affidata a un consorzio di aziende statunitensi, a riprova del forte controllo che il governo USA intende esercitare. I principali attori in gioco sono:

    • Oracle Corp.: non si limita a fornire i server, ma sarà il principale partner tecnologico, assumendo un ruolo di garante della sicurezza dei dati.
    • Andreessen Horowitz: importante società di venture capital che porterà la sua esperienza nel settore tecnologico e della governance aziendale.
    • Silver Lake Management: società di private equity con una solida esperienza nella gestione di investimenti strategici e nella ristrutturazione di grandi aziende.

    L’operatività di TikTok US in mano a Oracle

    Tutti i dati degli utenti statunitensi saranno trasferiti e ospitati esclusivamente su server situati negli Stati Uniti. L’infrastruttura di cloud computing sarà gestita da Oracle, un partner tecnologico cruciale che ha già lavorato al “Project Texas” per la sicurezza dei dati. Questo passaggio è centrale per eliminare ogni rischio di accesso esterno ai dati sensibili degli utenti americani.

    Come sarà gestito l’algoritmo di TikTok US

    È il punto più delicato. La Cina limita l’export di algoritmi e l’intesa, per come filtrata, non trasferirebbe l’algoritmo a TikTok US, ma prevederebbe una licenza d’uso dell’IP da parte di ByteDance.

    Questo schema soddisfa la normativa cinese ed evita uno scontro frontale, ma riapre il tema americano: basta una licenza per considerare interrotto il legame operativo con la Cina come voleva il legislatore USA, o resta un canale di influenza? È la domanda su cui, verosimilmente, si misurerà la tenuta politica e legale dell’accordo.

    La posizione ufficiale di ByteDance

    La società ringrazia i due presidenti e promette collaborazione “per garantire che TikTok rimanga disponibile per gli utenti americani tramite TikTok U.S.”. Un linguaggio che rafforza l’idea di uno spin-off locale e di una transizione tecnicamente guidata, senza blackout del servizio.

    Cosa resta da chiarire

    1. Licenza e controllo effettivo: chi decide tempi, criteri di aggiornamento e audit dell’algoritmo licenziato.

    2. Composizione finale del board e poteri speciali del rappresentante governativo.

    3. Iter normativo e eventuale passaggio parlamentare.

    4. Tempistiche reali di migrazione verso una eventuale app “US-only”, come ipotizzato in alcune ricostruzioni giornalistiche.

    Le prossime tappe verso l’accordo definitivo

    Trump e Xi dovrebbero vedersi all’APEC in Corea a fine ottobre.

    Se la finestra 30-45 giorni dovesse reggere (secondo anche WSJ), l’intesa potrebbe essere formalizzata prima della nuova scadenza di metà dicembre, chiudendo un dossier che impatta direttamente su 170 milioni di utenti americani e sull’ecosistema dei creator negli Usa.

    In conclusione, l’accordo su TikTok potrebbe rappresentare per Trump l’esempio di una potenziale crisi che si trasforma in un’opportunità strategica.

    Invece di un blocco totale, si è optato per una soluzione che mira a proteggere gli interessi americani pur mantenendo la piattaforma accessibile. Questo modello, che mette insieme la continuità del servizio con un controllo sulla gestione dei dati e sulla governance, potrebbe costituire un esempio per il futuro. Un modello che alla fine non compromette l’innovazione e garantisce l’uso della piattaforma a milioni di utenti.

    Il problema è adesso vedere quanto tutto questo reggerà. Perché quando c’è di mezzo Trump il condizionale è d’obbligo.

  • TikTok, 75 giorni per dare vita alla joint venture con aziende USA

    TikTok, 75 giorni per dare vita alla joint venture con aziende USA

    Donald Trump riapre la questione TikTok negli USA: concessi 75 giorni a ByteDance per trovare un accordo. Oracle potrebbe acquisire il 50% della piattaforma, mentre Elon Musk resta pura suggestione.

    La questione TikTok negli Stati Uniti non è ancora del tutto risolta.

    Il presidente Donald Trump ha concesso ulteriori 75 giorni per trovare una soluzione definitiva.

    La soluzione sarebbe quella di costituire una joint venture con aziende americane. In pratica, una collaborazione tra partner americani e ByteDance, l’attuale proprietaria della piattaforma cinese. E spuntano i primi nomi.

    Tra questi, in evidenza, figurano Larry Ellison (Oracle) ed Elon Musk, sebbene con ruoli differenti. Ma perché il tema è di nuovo attuale? E quali sono gli scenari possibili? Facciamo il punto.

    E si torna a parlare della vendita di TikTok

    Il dibattito sulla piattaforma ha origine nel 2020, quando l’amministrazione Trump tentò di forzare la vendita delle operazioni statunitensi di TikTok per ragioni di sicurezza nazionale. La preoccupazione principale era che i dati degli utenti americani potessero essere accessibili al governo cinese.

    TikTok, 75 giorni per dare vita alla joint venture con aziende USA
    TikTok, 75 giorni per dare vita alla joint venture con aziende USA

    Per evitare un blocco, ByteDance negoziò la cessione delle operazioni USA a un consorzio guidato da Oracle e Walmart, ma l’accordo non si concretizzò.

    Con l’amministrazione Biden, il tema sembrava essersi raffreddato, salvo poi riaccendersi nel 2023 con nuove proposte di legge volte a limitare l’influenza cinese sui social media.

    Oggi, con Trump di nuovo protagonista della scena politica, il tema è tornato a essere prioritario.

    Il nuovo ordine esecutivo: 75 giorni per decidere

    Il giorno del suo insediamento, Trump ha firmato un ordine esecutivo concedendo 75 giorni a ByteDance per garantire la continuità operativa di TikTok negli USA ed evitare il blocco.

    L’opzione più concreta è una joint venture tra ByteDance e un’azienda americana, che garantirebbe maggiore controllo sulle operazioni statunitensi e sulla gestione dei dati degli utenti.

    Il ritorno di Larry Ellison e Oracle

    Uno dei protagonisti della trattativa è Larry Ellison, co-fondatore di Oracle. Già nel 2020, la sua azienda era stata indicata come il partner ideale per TikTok USA, e ora potrebbe acquisire fino al 50% delle operazioni americane della piattaforma.

    Oracle è già partner cloud di TikTok e l’ingresso nella gestione delle operazioni USA potrebbe rappresentare un compromesso accettabile, sia per Washington che per Pechino.

    Elon Musk per ora è solo suggestione

    Di recente è emerso anche il nome di Elon Musk tra i possibili attori della vicenda. Al momento, non esistono conferme ufficiali sul suo interesse.

    È stato lo stesso Trump a suggerire pubblicamente che Musk potrebbe essere un candidato adeguato per gestire TikTok USA, alimentando speculazioni ma senza basi concrete.

    TikTok, difficile questione legale

    Un altro nodo centrale riguarda la rimozione di TikTok dagli store di Apple e Google negli USA. Il blocco non è stato imposto dal governo, bensì è una decisione precauzionale delle aziende tecnologiche.

    Apple e Google temono sanzioni o complicazioni legali se dovessero rimettere l’app online prima di una chiara risoluzione della vicenda. Al momento, TikTok non è scaricabile per nuovi utenti negli USA, mentre chi ha già l’app installata può continuare a usarla, ma senza aggiornamenti.

    TikTok, quali scenari futuri

    La scadenza fissata da Trump sarà decisiva per TikTok negli Stati Uniti. Le ipotesi possibili sono:

    • Oracle acquisisce una quota di TikTok USA, garantendo continuità operativa.
    • ByteDance non trova un accordo, rischia nuove restrizioni e si tornerà a parlare di ban.
    • Coinvolgimento di altri investitori americani per mantenere l’app attiva nel Paese.

    TikTok è nuovamente sotto pressione negli Stati Uniti e il suo futuro rimane incerto.

    La joint venture con un’azienda americana sembra l’unica via per evitare il blocco.

    Oracle è il candidato più solido per gestire le operazioni USA, mentre il possibile coinvolgimento di Musk resta, per ora, pura suggestione.

    Nei prossimi 75 giorni, ByteDance dovrà trovare un accordo.

    Vedremo cosa accadrà nelle prossime settimane.

  • Anche Oracle guarda al sud-est asiatico: nuova cloud region in Malesia

    Anche Oracle guarda al sud-est asiatico: nuova cloud region in Malesia

    Oracle investe oltre 6,5 miliardi di dollari per la nuova cloud region in Malesia. Si rafforza così la presenza dell’azienda, favorendo l’innovazione tecnologica nel sud-est asiatico.

    Lo sviluppo delle nuove tecnologie e l’evoluzione dell’Intelligenza Artificiale guardano sempre più a Est, verso l’Asia.

    Oracle ha annunciato un importante investimento di oltre 6,5 miliardi di dollari per la creazione di una cloud region pubblica in Malesia, un passo significativo nella strategia globale dell’azienda per soddisfare la crescente domanda di servizi di intelligenza artificiale (IA) e cloud nella regione del Sud-Est asiatico.

    La nuova cloud region in Malesia sarà la terza di Oracle nel Sud-Est asiatico, dopo le due esistenti a Singapore. Attualmente, Oracle dispone di 50 cloud region pubbliche in 24 paesi, segnalando così il suo forte impegno verso il mercato asiatico​.

    I piani di Oracle e l’espansione in Asia

    L’investimento in Malesia rientra in un più ampio piano di espansione di Oracle in Asia. La società mira a estendere la propria presenza attraverso la creazione di infrastrutture che coprano “dal Giappone fino alla Nuova Zelanda e all’India”.

    Chris Chelliah, vicepresidente senior per la tecnologia e la strategia dei clienti in Giappone e Asia Pacifico di Oracle, ha sottolineato come la Malesia rappresenti un mercato con un forte potenziale di crescita, offrendo numerose opportunità, soprattutto nell’ambito dell’IA e dei data center.

    Anche Oracle guarda al sud-est asiatico: nuova cloud region in Malesia

    Garrett Ilg, vicepresidente esecutivo e direttore generale di Oracle per Giappone e Asia Pacifico, ha aggiunto che la Malesia offre opportunità uniche per le organizzazioni che desiderano accelerare la propria crescita grazie alle più recenti tecnologie digitali.

    Questo investimento, infatti, posiziona la Malesia come un importante punto di accesso per le infrastrutture cloud e una vasta gamma di applicazioni SaaS (Software as a Service).

    L’impatto sull’economia digitale della Malesia

    Il ruolo della Malesia come hub tecnologico in Asia è destinato a crescere grazie all’investimento di Oracle, che avrà un impatto significativo anche sulle piccole e medie imprese (PMI) del paese, aiutandole a sfruttare le tecnologie innovative come l’IA e il cloud per migliorare la propria competitività a livello globale.

    Secondo il Ministro dell’Industria e degli Investimenti della Malesia, Tengku Datuk Seri Zafrul Tengku Abdul Aziz, questo investimento è in linea con il piano industriale nazionale, che punta a creare 3.000 fabbriche intelligenti entro il 2030. L’investimento di Oracle rappresenta quindi un passo importante verso la realizzazione di questa visione​.

    I servizi di Oracle in Malesia

    La cloud region in Malesia consentirà ai clienti e ai partner di Oracle di sfruttare appieno l’infrastruttura e i servizi di intelligenza artificiale offerti da Oracle Cloud Infrastructure (OCI). Tra i servizi offerti ci sono oltre 150 soluzioni, tra cui Oracle Autonomous Database e Oracle Cloud VMware Solution, insieme a servizi IA accelerati come NVIDIA AI Enterprise, NVIDIA Omniverse e NVIDIA DGX Cloud.

    Una delle caratteristiche chiave di questa infrastruttura è la possibilità di gestire la sovranità dei dati, consentendo ai clienti di mantenere il controllo su dove vengono memorizzati e gestiti i dati.

    Questo aspetto è particolarmente importante in settori regolamentati, dove il rispetto delle norme sulla residenza dei dati è fondamentale. Grazie all’accesso a soluzioni generative di IA, come gli agenti di Oracle OCI con capacità di retrieval-augmented generation (RAG), le aziende locali potranno competere più efficacemente in un contesto digitale sempre più complesso​.

    Le iniziative delle altre aziende tecnologiche

    Le previsioni di IDC FutureScape indicano che il mercato dei servizi cloud pubblici in Malesia crescerà con un tasso composto annuo del 27,2% tra il 2022 e il 2027. La creazione della nuova regione cloud da parte di Oracle è un segnale del potenziale della Malesia come hub tecnologico e di innovazione nel Sud-Est asiatico​.

    Questo investimento da parte di Oracle si inserisce in un contesto di crescente interesse delle grandi aziende tecnologiche verso il Sud-Est asiatico. Microsoft, ad esempio, ha annunciato un investimento di 1,7 miliardi di dollari in Indonesia; Amazon ha pianificato di investire 9 miliardi di dollari a Singapore e 5 miliardi in Thailandia.

    Inoltre, Google ha recentemente avviato la costruzione di un centro dati da 2 miliardi di dollari in Malesia, contribuendo a un investimento totale che dovrebbe superare i 3 miliardi di dollari nell’economia del paese entro il 2030​.

    L’investimento di Oracle rappresenta un impegno significativo nello sviluppo dell’infrastruttura digitale della Malesia, rafforzando la posizione del paese come hub tecnologico emergente nel Sud-Est asiatico.

    Questo investimento si inserisce in una più ampia strategia di Oracle per rafforzare la propria presenza globale, in particolare in Asia, dove la domanda di servizi cloud e intelligenza artificiale è in rapida crescita.

    Grazie alla sua infrastruttura resiliente, alle elevate prestazioni e all’attenzione alla sovranità dei dati, Oracle mira a posizionarsi come leader nel panorama digitale della Malesia e dell’intera regione asiatica.

     

  • TikTok, ok da Trump all’accordo con Oracle e Walmart

    TikTok, ok da Trump all’accordo con Oracle e Walmart

    Come previsto, alla fine Donald Trump ha dato il via libera all’accordo tra ByteDance, proprietaria di TikTok, e Oracle, insieme a Walmart.

    Alla fine, il divieto di download di TikTok negli Usa, previsto per oggi 20 settembre 2020, viene rinviato di 1 settimana perché intanto, come era previsto (lo avevamo scritto qui), Donald Trump ha dato il via libera all’accordo tra le parti. E quindi, da un lato ByteDance, la startup cinese proprietaria di TikTok, e Oracle, insieme a Walmart, dall’altro.

    oracle tiktok

    Quello che aveva deciso venerdì scorso il Dipartimento del Commercio Usa, il ministero dello Sviluppo Economico federale, per intenderci, cioè il divieto di download ler TikTok e WeChat a partire da oggi, era un “atto dovuto” proprio perché doveva dare una spinta verso un accordo. Accordo che lo stesso presidente Trump, rispondendo alle domande dei giornalisti, ha definito “un buon accordo”, dando la sua benedizione.

    TikTok, divieto di download negli Usa ma un accordo ancora è possibile

    In attesa di informazioni più dettagliate, si sa che Oracle prenderà possess del 12,5% delle azioni della TikTok Global. L’azienda di Larry Ellison sarà quindi il partner tecnologico della società, sua sarà la tecnologia cloud su cui si baserà la piattaforma.

    Come detto, Oracle ha elaborato la sua offerta insieme a Walmart, che sarà il partner commerciale, e insieme a Sequoia Capital. In totale la quota della società ripartita tra loro sarà del 20%, a ByteDance resterà dunque l’80%.

    Larry Ellison, in una notw, ha sottolineato come la tecnologia cloud che Oracle metterà a disposizione di TikTok sarà di seconda generazione, una tecnologia molto più avanti di quella attualmente offerta dal mercato”.

    Oracle fa dunque il suo ingresso nel mondo dei social media e sarà molto interessante capire come il colosso sfrutterà questa occasione per il suo business.

     

  • TikTok, divieto di download negli Usa ma un accordo ancora è possibile

    TikTok, divieto di download negli Usa ma un accordo ancora è possibile

    Il Dipartimento del Commercio Usa, recependo l’ordine esecutivo di Trump del 6 agosto scorso, ha disposto il divieto di download per TikTok e WeChat e la relativa rimozione delle app dagli app market a partire dal 20 settembre. Ma un accordo tra TikTok e Oracle è ancora possibile.

    Può suonare come sorprendente il comunicato in cui il Dipartimento del Commercio Usa (l’equivalente del nostro Ministero per lo Sviluppo Economico) dispone il divieto di download per TikTok e WeChat a partire dal 20 settembre. In realtà, come si potrebbe dire in gergo, è “un atto dovuto“, un’azione che comunque il Dipartimento era tenuta a fare, in attesa del pronunciamento finale del presidente Usa, Donald Trump. In pratica, il Dipartimento recepisce l’ordine esecutivo del 6 agosto, emanato da Trump, in attesa che lo stesso presidente prenda una decisione finale.

    Ad alcuni questa azione è sembrata un modo per affrettare i tempi e indurre TikTok ad accettare l’accordo con Oracle, in partnership con Walmart. Ricordiamo che il termine ultimo prima di un divieto definitivo per TikTok è il prossimo 12 novembre. L’intento sarebbe quindi, anche, quello di indurre i cinesi di ByteDance ad arrivare ad un accordo con Oracle che, secondo quelle che erano le indiscrezioni circolare nei giorni scorsi, dovrebbe avere un ruolo di tipo tecnologico, in modo da soddisfare il presidente Trump e rassicurarlo sul fatto che i dati degli utenti sarebbero gestiti da tecnologia “made in Usa”. E Oracle in fatto di tecnologia in cloud è leader mondiale.

    tiktok divieto download usa

    Ma torniamo a quanto ha stabilito il Dipartimento del Commercio Usa per poi collegarci alle novità di questi giorni, in modo da avere un quadro ancora più completo.

    Da domenica 20 settembre non sarà più possibile scaricare TikTok e WeChat dagli app market, quindi quelli di Apple e Google, in quanto da quella data nessuna azienda americana potrà distribuire le app e avere relazioni commerciali con le aziende cinesi di riferimento, ByteDance per TikTok e Tencent per WeChat. Quindi da domenica negli Usa nessuno utente potrà più scaricare le app. Significa che chi ha già scaricato l’app potrà continuare ad usarla, ma non potrà più aggiornarla, anche perché le stesse app non potranno più essere presenti su App Store e su Google Play.

    Lo stesso Dipartimento però lascia ancora aperti il termine del 12 novembre per TikTok, entro quella data dovrà risolvere i problemi di “sicurezza nazionale con gli Usa”. E proprio quest’ultima frase fa pensare che ci sia ancora la possibilità di arrivare ad un accordo.Su questo accordo, ipotetico, si attende il parere di Donald Trump e questo potrebbe avvenire anche nelle prossime ore.

    Infatti, nei giorni scorsi sono circolate diverse indiscrezioni su questo accordo che vede comunque come protagonisti TikTok, da un lato, e Oracle, insieme a Walmart, dall’altro. Le attività Usa, e quindi, come già spesso ricordato qui, anche quelle relative al Canada, all’Australia e alla Nuova Zelanda, verrebbero gestite da ByteDance insieme a Oracle che garantirà la propria tecnologia per preservare la sicurezza dei dati. Una soluzione che potrebbe incontrare il favore di Donald Trump.

    In virtù di questo accorso, ByteDance avrebbe presentato alle autorità Usa, e anche ai suoi partner, un progetto che porterebbe alla quotazione della società a Wall Street entro un anno. Ma non è tutto.

    Ultima indiscrezione che circolava fino a poche ore prima della decisione del Dipartimento del Commercio Usa, anticipata dal New York Times, è che nello scegliere il successore di Kevin Mayer, dopo le sue dimissioni da CEO nei giorni scorsi, si farebbe, in modo abbastanza insistente, il nome di Kevin Systrom, ossia fondatore ed ex CEO di Instagram. Un nome che potrebbe dare più solidità all’azienda che nascerebbe dall’accordo con Oracle, con una grande esperienza nello gestire piattaforme social media molto complesse.

    Insomma, TikTok prova a resistere cercando di arrivare ad un accorso che possa essere soddisfacente per tutti, pur di non perdere i 100 milioni di utenti negli Usa, un mercato che potrebbe essere strategico per la piattaforma.

    TikTok, con 100 milioni di utenti l’Europa diventa il mercato principale

    Tra l’altro nei giorni scorsi TikTok ha ufficializzato che sono 100 milioni gli utenti attivi anche in Europa.

    Adesso la palla è, nel vero senso della parola, nelle mani di Donald Trump che potrebbe decidere a breve. Una decisione che ha evidenti ricadute sulle prossime elezioni presidenziali del 3 novembre.

  • TikTok, si dimette Kevin Mayer. Facciamo il punto della situazione

    TikTok, si dimette Kevin Mayer. Facciamo il punto della situazione

    Le dimissioni di Kevin Mayer da CEO di TikTok arrivano in un momento in cui sull’azienda incombono forti pressioni politiche e trattative serrate per una possibile vendita prima che si materializzi il ban imposto da Trump. Ma facciamo un po’ il punto della situazione.

    Kevin Mayer si dimette da CEO di TikTok, proprio nel momento in cui la piattaforma cinese si trova al centro di una grande pressione negli Usa, secondo quanto riportato dal Financial Times. E la motivazione del gesto dell’ex capo dei servizi di streaming di Disney va trovata proprio qui, nei grandi giochi politici a cui TikTok è ormai sottoposta da mesi, soprattutto in relazione all’ordine esecutivo emesso da Donald Trump che in pratica mette ByteDance di fronte ad un bivio: cedere le attività Usa (e di altri paesi) o lasciare completamente a seguito del divieto ad operare sul territorio americano.

    tiktok usa getty franzrusso.it 2020

    TikTok, le dimissioni del CEO Kevin Mayer

    Evidentemente tutto questo per Mayer è stato difficile da gestire, tra colloqui per la vendita dell’azienda e colloqui politici per cercare di provare a cambiare la situazione. L’ormai ex CEO di TikTok ha comunicato la sua decisione con una mail interna a tutti i dipendenti, che riportiamo qui, grazie a TikTok:

    Nelle ultime settimane, dato che l’ambiente politico è fortemente cambiato, ho fatto una significativa riflessione su ciò che i cambiamenti strutturali aziendali richiederanno e su ciò che comporta per il ruolo che ricopro” – ha scritto Kevin Mayer nella sua mail. “In questo contesto, visto che ci aspettiamo di raggiungere una soluzione molto presto, è con il cuore pesante che volevo comunicarvi che ho deciso di lasciare l’azienda.

    Voglio che sia chiaro che questa decisione non ha nulla a che vedere con l’azienda, con quello che vedo per il nostro futuro, o con la fiducia che ho in quello che stiamo costruendo. Yiming comprende la mia decisione e lo ringrazio per il suo sostegno.

    Mentre guardiamo alla prossima fase di questa azienda, non c’è dubbio che il futuro è incredibilmente luminoso. Per i nostri utenti, qualsiasi potenziale cambiamento strutturale non dovrebbe influire sulla loro esperienza, e credo fermamente che la nostra comunità sarà più creativa e diversificata che mai. La piattaforma continuerà a fornire alla nostra comunità globale un’esperienza sorprendente e integrata come quella attuale. Allo stesso modo, dal punto di vista dei dipendenti, credo che la maggior parte del lavoro rimarrà invariato“.

    Ci rendiamo conto che le dinamiche politiche degli ultimi mesi hanno cambiato in modo significativo quello che sarebbe stato, di qui in poi, la portata del ruolo di Kevin e rispettiamo pienamente la sua decisione. Lo ringraziamo per il suo tempo dedicato all’azienda e gli auguriamo ogni bene“. Queste le parole di un portavoce di TikTok al nostro blog.

    Evidentemente, tutto questo ha comportato un peso eccessivo per Mayer ed è arrivato al punto che la situazione non potesse essere gestita forse come lui sperava, decidendo, alla fine e solo dopo pochi mesi, di lasciare l’azienda.

    Chi è Kevin Mayer, ex CEO di TikTok

    kevin mayer ex ceo tiktok
    Kevin Mayer, ex CEO di TikTok

    Kevin Mayer è arrivato in TikTok solo nel maggio di quest’anno ed è quindi restato in carica per circa 90 giorni. Mayer era capo dei servizi in streaming di Disney, è stato lui a supervisionare Disney Plus, la soluzione in streaming del colosso dell’animazione. Il tempo di lanciarla per poi decidere di raccogliere la sfida tikTok, quando ancora non era all’orizzonte un possibile ban da parte di Trump. Importante il suo ruolo per l’acquisizione della Marvel, Lucas Film e Century Fox.

    Il suo posto verrà preso ad interim dall’attuale direttore generale di TikTok, Vanessa Pappas.

    Tanto per comprendere un po’ di più il contesto, è meglio fare un po’ il punto della situazione, soprattutto per quel che riguarda la prima soluzione imposta da Donald Trump, ossia quella di vendere l’attività americana di TikTok ad un’azienda Usa.

    L′affare TikTok potrebbe chiudersi domani, Cina permettendo

    TikTok lo scenario dei possibili compratori

    Lo scenario è ovviamente in divenire, i tempi imposti dall’ordine esecutivo sono stretti. La soluzione deve essere trovata entro 90 giorni, vale a dire entro il prossimo 15 novembre, quando ormai si conoscerà il nome del prossimo presidente degli Stati Uniti d’America. Ed è proprio su questo punto che Donald Trump vuole fare la sua scommessa, credendo come sicura la sua riconferma. E se così non fosse? Per quanto ne sappiamo, al momento Joe Biden, candidato democratico alla presidenza americana, non ha espresso nulla in merito, se non vietare l’utilizzo dell’app all’interno del suo staff.

    Microsoft, l’azienda in vantaggio per acquisire TikTok

    Lo scenario, come dicevamo prima, è in divenire. La prima azienda che ha avanzato l’intenzione di acquisire le attività di TikTok, negli Usa e in Canada, Australia e Nuova Zelanda, è stata Microsoft. Un’idea alla fine congeniale all’amministrazione Trump, dopo diversi colloqui che hanno visto coinvolto anche Satya Nadella, CEO di Microsoft, e gradita anche a Zhang Yiming, fondatore di ByteDance classe 1983. Yiming vede di buon grado la cessione delle attività al colosso di Redmond, anche se ha ricevuto pesanti critiche in patria.

    Quindi la soluzione gradita a ByteDance è vendere a Microsoft, ma non sarebbe lo stesso per l’amministrazione Trump, che invece spingerebbe verso altri compratori.

    Oracle, la soluzione gradita a Donald Trump e agli investitori

    Un nome su tutti, a sorpresa per la verità è quello di Oracle, nome emerso nei giorni scorsi, di cui vi abbiamo dato conto anche qui sul nostro blog che inizialmente ha sparigliato le carte, ma col passare dei giorni sembra essere diventata la preferenza numero uno, almeno per Trump.

    Larry Ellison Oracle
    Larry Ellison, Oracle

    Questo perché Larry Ellison, chairman di Oracle, è un grande sostenitore di Donald Trump, uno dei pochi nella Silicon Valley. A gennaio, quindi prima del lockdown, aveva organizzato cene di raccolte fondi a favore dell’attuale presidente Usa. Ma non c’è solo questo, nei giorni scorsi, dopo che è circolato il nome del colosso di Redwood, lo stesso Donald Trump ha espresso parere favorevole al’idea che Oracle possa acquisire TikTok. Un endorsement che non passato inosservato, al punto che adesso anche gli investitori a sostegno dell’operazione Oracle adesso sono più convinti, e parliamo di General Atlantic e Sequoia Capital.

    Nei giorni scorsi il Wall Street Journal ha riportato che proprio i due investitori principali, già possessori di azioni in ByteDance, sicuri di non avere spazio nell’operazione Microsoft, starebbero spingendo per portare a termine l’operazione con a capo Oracle, allargando anche ad altre aziende. Tutto questo grazie proprio al favore espresso da Donald Trump.

    Ma, nonostante tutto, lo scenario non è ancora definito del tutto e le trattative si svolgono a tutto campo.

    Twitter e Google le altre alternative

    Tra le offerte, sul tavolo c’è anche quella di Twitter che resta ancora in piedi, anche se non sono stati fatti grossi passi in avanti dal punto di vista finanziario, il problema per la società guidata da Jack Dorsey sarebbe tutto lì. Se poi vogliamo vederla dal punto di vista politico, questa soluzione sarebbe sicuramente quella meno gradita all’amministrazione Trump, per via di quanto successo di recente. Ma questo è un parere tutto nostro.

    All’interno di questo scenario ancora molto in movimento, proprio qualche giorno fa è spuntato il nome di Alphabet, la società madre di Google, che secondo fonti americane sarebbe all’interno di un altro consorzio di aziende, costituitosi per cercare di entrare nelle trattative per acquisire TikTok.

    Insomma, si tratta di uno scenario ancora non ben definito e i giorni intanto passano. Trattative che vanno avanti senza che nessuno sappia il reale prezzo di vendita delle attività. Proprio sul presso sarebbe giusto spendere due parole, perché comunque si parla di decine di miliardi di dollari.

    Partiamo dalla considerazione che oggi ByteDance ha un valore forse superiore ai 75 miliardi di dollari, il che significa, ad occhio, che il prezzo per cedere le attività non dovrebbe essere tanto diverso dai 30 miliardi di dollari. E chi potrebbe avere una cifra così alta a portata di mano? La risposta è semplice: Microsoft. Il colosso di Redmond ha in mano una cifra che ai aggira attorno ai 130 miliardi in contanti. Quindi potrebbe agire subito, senza tanti problemi. E poi, cosa non da poco, Microsoft ha esperienza nel mondo dei social media, essendo già proprietaria di LinkedIn, acquisita nel 2016. Esperienza che potrebbe far valere in termini di business, mettendolo insieme nella capacitò di sviluppare software, ragion per cui i dati di TikTok, quelli che farebbero gola un po’ a tutti, potrebbe permettere di dare vita a nuove soluzioni.

    Diverso il discorso che riguarda Oracle, più avanti dal punto di vista di soluzioni business, essendo specializzata solo sullo sviluppo di software e soluzioni cloud per le aziende e nessuna esperienza nel mondo dei social media. Questo è un elemento che potrebbe giocare a suo sfavore, nonostante il beneplacito di Trump.

    Twitter e Google (anche se non direttamente) avrebbero solo da guadagnarci, essendo aziende con esperienza di social media e di piattaforme video. Per la società di Dorsey sarebbe la svolta, ma peccato non avere soluzioni finanziarie tali da poterla mettere in pratica.

    Infine, non sarà certo un caso se TikTok proprio in questi giorni ha reso noti i dati relativi agli utenti Usa che usano la piattaforma.

    I numeri di TikTok negli Usa

    crescita tiktok usa 2020

    Gli utenti Usa sono 100 milioni, su un totale di circa 700 milioni a livello globale. Negli Usa gli utenti sono cresciuti di ben l’800% dal gennaio 2018, e gli utenti attivi al giorno sono 50 milioni, sempre americani.

    Ecco, questo voleva essere il punto sulla situazione di TikTok, alla luce delle dimissioni, a sorpresa, di Kevin Mayer. La situazione nei prossimi giorni subirà un’accelerazione, come di solito accade in casi come questi, e noi cercheremo di raccontarvela.

  • Nella gara a comprare TikTok si inserisce anche Oracle

    Nella gara a comprare TikTok si inserisce anche Oracle

    Nella gara a comprare TikTok, entro i termini stabiliti dall’ordine esecutivo di Trump, scaduti i quali scatta il divieto di operare negli Usa, si inserisce anche Oracle. Microsoft ha quindi un potenziale competitor.

    I 90 giorni indicati dall’ordine esecutivo di Donald Trump contro TikTok stanno trascorrendo in modo inesorabile, prima che la piattaforma cessi di operare sul suolo Usa. I termini dovrebbero scadere entro il 15 novembre prossimo, entro i quali TikTok potrebbe passare di mano ed essere acquisita da un’altra società. Al momento sembrava che l’unica azienda che avesse mosso l’intenzione di muoversi in questa direzione fosse solo Microsoft, anche dopo trattative condotte direttamente con il governo americano. Ma, come succede quasi sempre in casi complessi come questi, c’è un colpo di scena, come racconta il Fiancial Times.

    Infatti sembra che ci sia anche un’altra azienda interessata ad acquisire il business di TikTok operante negli Usa, in Canada, in Australia e in Nuova Zelanda e questa azienda sarebbe Oracle, colosso americano nel campo per i software dedicati al business e uno dei leader mondiale per il Cloud. La notizia sembra trovare più di una conferma.

    oracle tiktok

    La società, co-fondata da Larry Ellison, di cui è chairman, ha già avuto colloqui in fase avanzata con ByteDance, la società proprietaria della piattaforma TikTok e sta realizzando la sua proposta con a fianco investitori come General Atlantic e Sequoia Capital.

    Oracle potrebbe avere qualche possibilità in più di Microsoft, sempre sulla carta, in quanto la società di Redmond punterebbe ad acquisire anche l’attività europea di TikTok, cosa che ByteDance vorrebbe evitare, accordando invece di cedere quelle attività su cui vorrebbe concentrarsi il colosso dei software, quindi quelle relative agli Usa, Canda, Australia e Nuova Zelanda.

    Ma, sebbene Oracle possa avere qualche possibilità in più rispetto a Microsoft, bisogna dire che proprio la società di Nadella era stata indicata come unica con il compito di risolvere la questione prima del termini previsti.

    Ad onor del vero, elemento sottolineato da molti siti americani che danno questa notizia, va sottolineato che Larry Ellison è stato uno dei pochi imprenditori della Silicon Valley a sostenere apertamente Donald Trump, organizzando anche una raccolta fondi nel mese di gennaio a suo favore. Questo potrebbe fare pensare che Ellison possa avere vita facile e assicurarsi l’affare. Ma si tratta solo di supposizioni.

    Nella “gara” a comprare TikTok, nei giorni scorsi, aveva provato ad inserirsi anche Twitter, ipotesi poi rivelatasi poco praticabile per motivi finanziari.

    Leggi anche:

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    Ma cosa se ne farebbe Oracle di una piattaforma come TikTok?

    Intanto sarebbe una delle tante acquisizioni a cui il colosso di Redwood ci ha abituato negli anni. Oracle nel corso degli ultimi 20 anni ha acquisito aziende del calibro di NetSuite, Sun, Micro Systems, Datalogix. Acquisire TikTok permetterebbe ad Oracle di entrare direttamente nel mondo dei social media e del business dei video. Avrebbe l’occasione di estendere un altro ramo di business e migliorare i suoi prodotti proprio sfruttando i dati raccolti da TikTok. Non sarebbe male come idea.

    Al momento, però si tratta solo di ipotesi, verificate certo, ma ancora poco concrete. Anche perché si sta parlando di un’acquisizione di cui non si conosce ancora il prezzo, anche se sappiamo benissimo che ByteDance ha un valore di circa 75 miliardi di dollari.

    Vedremo quali saranno gli sviluppi.

  • La Sicurezza nei Social Media [Intervista]

    La Sicurezza nei Social Media [Intervista]

    Parliamo spesso di quanto sia importante per le aziende cogliere le opportunità che offrono i Social Media. Non solo bisogna saperci stare, e non solo esserci, ma bisogna anche avere ben presente quali siano i rischi. Ne abbiamo discusso con Mauro Alovisio e Andrea Zapparoli Manzoni, co-autori de “La sicurezza nei social media”, un interessante documento prodotto da Oracle Community for Security

    “La nostra posizione è univoca: raccomandiamo fortemente alle imprese italiane, in particolare quelle del Made in Italy, di usare i social network, in quanto essi rappresentano una reale opportunità, ma di farlo in modo intelligente e informato”. Questo è quello che si legge nella presentazione di “La sicurezza nei social media”, un interessante documento prodotto da Oracle Community for Security, interdisciplinare ed edito creative commons, scaricabile gratuitamente all’indirizzo http://social.clusit.it/views/Social/Homepage.html, che vuole puntare l’attenzione sulla sicurezza, tanto più minata quanto più le aziende, e non solo, si affacciano sui social network. Il lavoro non mette in evidenza soltanto i rischi con l’intento di far acquisire quella consapevolezza che ciascuno dovrebbe avere affacciandosi in Rete, ma fornisce dei consigli pratici per la tutela propria e dell’azienda dal punto di vista legale e informatico. Abbiamo posto qualche domanda a due dei coautori del documento: l’avvocato Mauro Alovisio per la parte giuridica e Andrea Zapparoli Manzoni per la parte informatica.

    Qual è la raccomandazione inerente la sicurezza più disattesa dalle aziende e perché?

    Nella nostra esperienza gli errori più comuni e con il più alto tasso di rischio compiuti dalle aziende sui Social sono (in ordine di frequenza):

    1. non preoccuparsi della Net Neutrality, cioè non partecipare ai Social e non tenere sotto controllo la propria identità digitale, rischiando così il Brand Hijacking (che può avere conseguenze molto gravi, trattandosi di PMI e micro-imprese)
    2. non affidarsi a professionisti. Il fai-da-te, che purtroppo è estremamente diffuso soprattutto in ambito PMI, è quasi una garanzia che si subiranno incidenti. Non mi riferisco solo alla necessità di avvalersi di esperti di Social marketing (che anzi spesso sono più “spericolati” dei loro committenti!), ma anche e soprattutto ad altre figure che dovrebbero concorrere nel supportare un’azienda che utilizzi i Social (a qualsiasi titolo), in particolare legali ed esperti di ICT Security. 
    3. gestire gli account social tramite una macchina utilizzata anche per altri fini (come ad esempio amministrativi, di segreteria o per utilizzi personali del titolare). Questo comportamento è decisamente poco “igienico”, dal momento che espone l’intera organizzazione ad ogni sorta di attacco e compromissione (antivirus e firewall sono praticamente inefficaci, ed anche un eventuale sistema di web content filtering ormai serve a poco). Porto un caso successo di recente: un’azienda mi ha contattato per un attacco veicolato via social, a causa del quale ha perso tutti i propri dati amministrativi (inclusi i backup) in quanto cifrati dai cybercriminali, che ora chiedono 50mila dollari per “liberarli”. Dal momento però che la gang in questione è appena stata sgominata dall’Europol, l’azienda non può nemmeno pagare il riscatto e sono impossibilitati a lavorare.
    4. non moderare la conversazione (o comunque non farlo in real-time). Mi rendo conto che, per volumi di conversation medio-alti si tratta di costi non indifferenti, d’altra parte è l’unico sistema che garantisce un buon livello di sicurezza (sia informatica, relativamente a dati ed infrastruttura, che degli asset immateriali come la reputazione) e che consente di ridurre al massimo l’impatto degli incidenti di data leakage.
    5. esporre i propri clienti, utenti, followers, partners ad attacchi a causa della mancata gestione dei rischi che conseguono dai punti 1-4 (il che configura scenari di liability).

    Perchè le aziende compiono questi errori?

    Dal lato della domanda:

    • errata percezione dei rischi / mancanza di awareness
    • mancanza di un budget dedicato (anche in base all’idea balzana secondo la quale Internet, ed i Social in particolare, sono “gratuiti”)

    Dal lato dell’offerta:

    • scarsità (almeno fino ad oggi) di soluzioni ad-hoc ritagliate sulle esigenze e sulle disponibilità delle PMI.

    Nella guida si raccomanda la lettura dei Terms Of Service. Ma quanti non “addetti ai lavori” sono in grado di comprenderne il contenuto? Cosa si potrebbe fare secondo te per renderli più comprensibili?

    Le social media policy esterne  ed interne per essere efficaci non devono essere calate dall’alto e  non devono essere strumenti rigidi  ma al contrario  devono essere elaborate con meccanismo bottom up e devono essere condivise dai diversi uffici dell’impresa (comunicazione, marketing, personale, sistemi informativi e non solo da giuristi) anche al fine di accrescere il senso di appartenenza all’organizzazione e la forza del brand.

    Si suggerisce  pertanto una coralità di azione e di competenze aziendali; occorre scrivere poche cose in termini chiari e trasparenti non una serie di noiosi e impraticabili  divieti: l’ottica deve essere di inclusione dei cittadini e dei consumatori, di accrescimento reciproco e di consapevolezza delle potenzialità e dei rischi dello strumento social media utilizzato. Occorre pertanto lavorare per punti  sintetici anche a livello grafico e monitorare il livello di comprensione e di interesse per il  testo.

    Si suggerisce  inoltre testare il grado di chiarezza del testo della social media policy  con alcuni test preliminari  prima della messa on line e verificare anche i profili dell’accessibilità anche dai cellulari.

    Molteplici social media policy presenti on line nelle pagine delle piattaforme trascurano i profili strategici  dell’utilizzo del marchio, logo aziendale e del brand;  il profilo di indicazione di contatti aziendali di prevenzione del contenzioso in materia di diritto d’autore e la presenza delle traduzioni in più lingue.

    Nella redazione della social media policy occorrerebbe conoscere bene il target al quale ci si rivolge,  il piano di comunicazione   dell’impresa dell’azienda e le priorità strategiche  della governance in materia di comunicazione  (es. priorità su questionari on line di gradimento servizi; su lancio di nuovi prodotti, su concorsi a premi, su campagna saldi stagionali etc..).

    Occorre inoltre tenersi costantemente aggiornati sulle condizioni legali di utilizzo dei social media e sulla giurisprudenza evolutiva comparata ad esempio in materia di diritto all’immagine, diritto di autore etc.

    Le social media policy devono inoltre essere aggiornate costantemente; si tratta di un processo di apprendimento continuo sia da parte dell’impresa sia da parte degli utenti.

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    Il logo utilizzato per caratterizzare il documento – frutto della collaborazione di una trentina tra aziende, studi legali, consulenti direzionali e associazioni – è una ciliegia. Perché i social network sono attraenti e apparentemente solo gustosi come le ciliegie. Ma come esse nascondono l’insidia del nocciolo, non solo spiacevole da addentare ma estremamente pericoloso. Soprattutto per chi non ne conosce l’esistenza.