Tag: personalità

  • Il contributo di Viviana Musumeci [Il Mio Mentore]

    Il contributo di Viviana Musumeci [Il Mio Mentore]

    Comincia oggi l’iniziativa di Mentoring Usa Italia Onlus, “Cambia la vita di un bambino”, iniziativa che si pone l’obiettivo di prevenire l’abbandono scolastico, l’abuso di droga, binge drinking e violenza negli stadi per 1000 minori a rischio. All’iniziativa partecipano tante personalità della rete, giornalisti e blogger, che racconteranno la propria esperienza col proprio mentore. Il primo contributo è quello di Viviana Musumeci, giornalista e direttore di VM-MAG

    Cambia la vita di un bambino - sms 45507Il mio mentore è il mio ex capo redattore. Quando giunsi per la prima volta, a dire il vero con le idee un po’ confuse, al primo giornale con cui ho poi iniziato a lavorare come giornalista, all’inizio, in realtà, mi occupavo di altro. La scrittura mi piaceva, ma non osavo dichiarare apertamente a me stessa questa passione e pensare che meritassi di poterla trasformare in un lavoro perché non mi sentivo all’altezza, così per non deludermi ho iniziato a scrivere senza farmi pagare, pensando che così mi sarei allenata e magari mi sarei migliorata. Il mio ex capo redattore a un certo punto aveva bisogno di una photo editor e così mi propose di lavorare al suo settimanale potendo, contemporanemente, scrivere dei pezzi ogni tanto senza impegno. E così per un paio di anni ho lavorato sia alla ricerca iconografica, sia scrivendo articoli e interviste. (altro…)

  • “Cambia la vita di un bambino”, parte oggi l’iniziativa di Mentoring Usa Italia Onlus

    “Cambia la vita di un bambino”, parte oggi l’iniziativa di Mentoring Usa Italia Onlus

    Mentoring Usa Italia Onlus lancia da oggi la campagna di raccolta fondi “Cambia la vita di un bambino”, che si propone di formare 1000 mentori per aiutare altrettanti minori in difficoltà in tutta Italia. Scopo dell’iniziativa è mettere accanto ad ogni ragazzo a rischio di dispersione scolastica un mentore, formato da esperti, che lo aiuti a comprendere l’importanza della scuola e a non abbandonarla. Personalità della rete, blogger e giornalisti, sosterranno l’inziativa con un loro contributo che sarà pubblicato sul nostro blog. Per raccogliere fondi, inviate un sms al 45507.

    Cambia la vita di un bambino - sms 45507Incontri che cambiano la vita. Persone che, con le loro parole ed il loro esempio, diventano punti di riferimento, stelle polari che ci guidano nelle difficoltà dell’esistenza. Se ogni bambino che vive in condizioni di disagio potesse contare sull’aiuto e sull’affetto di una guida ben formata, probabilmente non lascerebbe la scuola e non cadrebbe nella trappola della droga e della violenza.  E’ questa l’intuizione di Matilda Raffa Cuomo, da cui nasce Mentoring Usa Italia Onlus. Negli Stati Uniti, dal 1987 ad oggi, Mentoring ha già salvato 20.000 studenti e annovera sostenitori del calibro di Bill Clinton, John McCain, Cindy Crawford, Andrea Bocelli, Colin Powell, le cui esperienze sull’importanza di aver incontrato un “angelo custode” nella loro vita sono state raccolte da Matilda Raffa Cuomo nel libro “The person who changed my life”.

    L’iniziativa viene replicata on line e gli articoli di un centinaio di influencer, giornalisti e Mentori di eccellenza che hanno deciso di aderire alla campagna raccontando a loro volta qual è stato il mentore che ha influito maggiormente nella propria vita, saranno pubblicati, a partire da oggi, qui sul nostro blog. E di questo ne siamo davvero orgogliosi.

    Così Luca Tremolada, Zeno Tomiolo, Viviana Musumeci, Letizia Palmisano, Luca Oliverio e tantissime altre penne e facce note della rete che hanno deciso di sostenere l’iniziativa di Mentoring USA/Italia diventando testimonial del numero 45507. Per diventare testimonial dell’iniziativa con il proprio racconto è sufficiente inviarlo all’indirizzo email comunicazione@mentoringusaitalia.org con l’oggetto “il mio mentore” oppure è possibile seguire la discusione su twitter con l’hashtag “#ilmiomentore” e raccogliere la sfida di ringraziare il proprio mentore in 140 caratteri.

    Attiva in Italia dal 1998, Mentoring ha già inciso positivamente sulla vita di 9000 studenti e lancia da oggi, 17 settembre, la sua campagna di raccolta fondi “Cambia la vita ad un bambino”, che mira a realizzare progetti che, attraverso la collaborazione delle scuole italiane e degli insegnanti, sostengano almeno 1000 ragazzi a rischio di dispersione scolastica, bullismo, droga e binge drinking.

    Ma come funziona la metodologia Mentoring? In sintesi, quando un ragazzo vive un disagio tra i banchi di scuola, un mentore lo sostiene: si tratta, quindi, di una relazione one-to-one tra un minore, il Mentee, e un volontario adulto adeguatamente formato, il Mentore. La sede di ogni singolo intervento di mentorato è l’Istituto scolastico di appartenenza dei ragazzi seguiti, con cadenza settimanale (un giorno a settimana, di pomeriggio, in orario extrascolastico). L’obiettivo è quello di sviluppare nello studente conoscenze, competenze emotive e sociali per comprendere, ad esempio, l’importanza della scuola e trovare insieme (mentore e mentee) le modalità per superare il disagio scolastico, oppure l’abuso di droga o la tendenza al bullismo.

    “Il mio viaggio, del tutto improbabile e fortunato, è stato reso possibile grazie allo stimolo e alla guida di mentori fantastici”. 

    Bill Clinton, ex Presidente degli Stati Uniti d’America.

    L’intervento di mentorato si articola in tre fasi: una prima fase è di confronto preliminare tra mentori e mentee; la seconda è quella della relazione metodo one-to-one (peculiarità del modello); la terza fase è quella finale di valutazione da parte del mentore della relazione con il ragazzo (diario di bordo).

    I fondi raccolti nella campagna “Cambia la vita di un bambino” serviranno a finanziare 50 programmi di mentorato in tutta Italia per prevenire l’abbandono scolastico, l’abuso di droga, binge drinking e violenza negli stadi per 1000 minori a rischio.

    Per ulteriori informazioni visitare il sito www.mentoringusaitalia.org

    Mentoring Usa Italia Onlus

    Mentoring Usa Italia Onlus nasce in Italia nel 1998, dopo una fase di sperimentazione del metodo one – to – one di Matilda Raffa Cuomo sostenuta dal CNR per contrastare il fenomeno dell’abbandono scolastico dopo il successo ottenuto negli Stati Uniti tra il 1987 ed il 1995, con cui tramite il “NYSMP” – New York State Mentoring Program – ha favorito il reinserimento sociale di circa 20.000 ragazzi. La sua mission si esprime attraverso gli omonimi programmi educativi diretti ad arginare il diffuso e preoccupante fenomeno dispersione scolastica, causa di piaghe sociali quali: bullismo, babygang, violenza negli stadi, microcriminalità, droga. Nel gennaio 2011, Michelle Obama e Matilda Raffa Cuomo hanno ribadito alla Conferenza “Achieving Academic and Social Success: Supporting Youth through Mentoring” l’importanza del Mentoring per la crescita sana delle nuove generazioni.

  • iPhone 5, tante novità e tanti delusi. Ecco alcuni pareri interessanti

    iPhone 5, tante novità e tanti delusi. Ecco alcuni pareri interessanti

    iPhone 5 è stato presentato e nonostante le tante novità non sono mancati i commenti di molti delusi. Si attendeva forse uno smartphone che rivoluzionasse il settore, ma si dimentica che la rivoluzione l’ha fatta proprio l’iPhone a suo tempo. Abbiamo chiesto ad alcune personalità del web un parere. Eccoli

    Tim-Cook---iPhone-5Il giorno dopo la presentazione del nuovo, attesissimo iPhone 5, oltre alle molte considerazioni positive sul netto miglioramento tecnico del dispositivo, si è fatto sentire il movimento dei delusi. Forse ci si aspettava qualcosa di più, ma sinceramente, visto il mercato cosa offre e quello che effettivamente interessa al pubblico, era difficile pensare che iPhone 5 potesse essere qualcosa di diverso. Stiamo parlando di uno smartphone che ha caratteristiche di tutto rispetto, molto più simili adesso a quello che già offrono i suoi competitors, per ovvi motivi, ma pur sempre di valore. L’impressione è che da Cupertino stavolta hanno voluto badare alla sostanza, alle cose concrete, a proporre qualcosa che certamente troverà mercato immediatamente. Perchè nonostante tutto iPhone 5 si venderà e tanto anche. Abbiamo chiesto ad alcune autervoli personalità del web italiano, appassionati ed esperti di tecnologia, amanti e non di Apple, cosa ne pensassero del nuovo iPhone ed ecco cosa ci hanno risposto: (altro…)

  • Il doodle di Google è per Clara Schumann

    Il doodle di Google è per Clara Schumann

    Il doodle di oggi sulla homepage di Google celebra i 193 anni dalla nascita di Clara Schumann, pianista e musicista tedesca, tra le più importanti dell’era romantica. Il doodle la rappresenta circondata dai suoi otto figli

     

    Google doodle Clara Schumann (altro…)

  • Alcuni dati analitici sull’hashtag #GenerazionePerduta

    Alcuni dati analitici sull’hashtag #GenerazionePerduta

    Abbiamo raccolto alcuni dati sull’iniziativa che ha fatto molto discutere su Twitter, con l’hashtag #GenerazionePerduta, de “Il Manifesto della Generazione Perduta“, una risposta all’infelice uscita del premier Monti che qualche giorno fa aveva definito i 30-40enni come una “generazione perduta”. Ma vediamo appunto qualche dato numerico

    #GenerazionePerdutaE’ sicuramente uno degli hashtag più interessanti di questa calda estate, come lo ha definito anche Anna Masera, giornalista de “La Stampa”, una delle prime firme giornalistiche che si è schierata a sostegno dell’iniziativa guidata da Stefano Epifani insieme ad un gruppo di blogger e personalità di spicco del web italiano, “Il Manifesto della Generazione Perduta“. L’hashtag creato, appunto #generazioneperduta, è servito per accrescere la visibilità del manifesto e per far nascere un dibattito che coinvolgesse tutti. L’iniziativa nasce in risposta ad una affermazione del premier Monti che in una intervista al settinanale “Sette” del Corriere della Sera definisce la generazione dei 30-40enni come una “generazione perduta“.

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  • CyberStalking, lo Stalking sul web e sui Social Network

    CyberStalking, lo Stalking sul web e sui Social Network

    Per “Stalking” si intende ogni tipo di minaccia o molestia ripetuta e assillante che produce nella vittima un grave stato di ansia e di paura. Tanto da costringere al cambiamento delle proprie abitudini di vita per ritrovare la libertà. Con la diffusione dei Social Network queste persecuzioni hanno trovato un terreno fertile. Ma sono ancora poche le persone che denunciano la violenza subita, in quanto si tratta di una violenza ambigua e difficile da dimostrare

    cyber, web, social network stalkingCon la nascita dei Social Media è cambiato il modo di parlare di sé. Siamo portati a raccontare molto di più i fatti personali e, con la geo-localizzazione, facciamo sapere pubblicamente dove siamo in tempo reale. Il computer, poi, ci trasmette un senso di falsa sicurezza. Lo usiamo da casa o nei luoghi a noi famigliari e anche per questo ci sentiamo protetti. E spesso non ci accorgiamo che le informazioni che condividiamo sulla nostra vita sono l’appiglio migliore per gli attacchi di chiunque sia intenzionato a infastidirci, spiarci o molestarci. Il web, come terreno fertile per curiosare nelle esistenze degli altri, ha diffuso così un reato di cui si parla sempre più spesso, ma a tanti ancora non è ben chiaro cosa sia. Lo Stalking.

    “Stalk” in inglese significa “appostarsi, inseguire” e descrive ogni tipo di minaccia o molestia ripetuta e assillante che produce nella vittima un grave stato di ansia e di paura. Una violenza a tutti gli effetti.

    Il reato di Stalking è stato introdotto nel nostro Codice Penale recentemente, nel 2009, tra gli Atti Persecutori e viene punito con una reclusione che va dai 6 mesi ai 4 anni, con aggravamenti di pena se il reato viene commesso da un coniuge o da un individuo legato sentimentalmente alla vittima. Nel 55% dei casi, infatti, lo Stalking avviene all’interno di una relazione di coppia.

    La gelosia patologica è la molla che spinge al bisogno ossessivo di controllare il partner, un’ossessione che diventa vera e propria persecuzione. Lo Stalker il più delle volte, quindi, non è un estraneo, ma un conoscente, un amico, un collega, oppure la persona che si è amata, che cerca di ritornare alla precedente relazione o di stabilirne una nuova. Magari che vuole vendicarsi di un torto subito.

    E’ una persona che ha seri problemi di interazione sociale, ma generalmente ben dissimulati, e una aggressività che non riesce a gestire: imporre la sua presenza è l’unico linguaggio che conosce per farsi ascoltare.

    Gli individui affetti da veri e proprie malattie psichiatriche sono meno comuni tra gli Stalkers. In questo caso, c’è una perdita di contatto con la realtà e il comportamento persecutorio nasce dalla convinzione che esista veramente una relazione sentimentale con la vittima. Il disturbo di personalità borderline è riscontrato in sette su dieci di questi soggetti.

    Quando tutto questo avviene attraverso il web si parla di CyberStalking. La Cassazione ha confermato nel 2010 la condanna al carcere fino a 4 anni per chiunque infastidisca o minacci una persona anche attraverso il web. Mail ossessive, video e messaggi personali lanciati attraverso i Social Network non sono meno pericolosi di telefonate assillanti e appostamenti sotto casa.

    Lo Stalker difficilmente, infatti, passa all’aggressione fisica, e l’effetto che ottiene via internet è lo stesso che nella vita reale: la vittima viene gettata lentamente ma inesorabilmente in uno stato di terrore ed è costretta a cambiamenti radicali nel proprio stile di vita per riconquistare la sua libertà. Il reparto Analisi Criminologiche dei Carabinieri ha tracciato un identikit dello Stalker, che identifica 5 profili differenti in base ai loro comportamenti e alle dinamiche psicologiche.

    La prima tipologia di molestatore è stata definita “il Risentito”. Il suo comportamento è guidato dal desiderio di vendicarsi di un danno o di un torto che ritiene di aver subito, ed è quindi alimentato dalla ricerca di vendetta. Può diventare molto pericoloso, perché il suo rancore gli fa considerare i suoi comportamenti delinquenziali come giustificati. Perseguitare chi secondo lui gli ha fatto del male è un modo per ripristinare un senso di giustizia e, cosa ancora più grave, farlo sentire di nuovo padrone della realtà.

    C’è poi il “Bisognoso d’Affetto”, cioè lo Stalker che fa di tutto per convertire quello che è un civile e ordinario rapporto di quotidianità in una relazione amorosa. La sua ossessiva insistenza nasce dalla convinzione che prima o poi l’oggetto delle sue attenzioni capitolerà.

    Il “Corteggiatore Incompetente” è il meno dannoso, perché il suo inseguimento è in genere di breve durata. Si tratta per lo più di persone incapaci di avere relazioni soddisfacenti, e che risultano opprimenti e invadenti in modo abbastanza preterintenzionale. 

    Il “Respinto” è molto più pericoloso: spesso rifiutato realmente dalla vittima, vuole allo stesso tempo riconquistare la sua preda e vendicarsi dell’affronto subito. Oscilla tra i due desideri, manifestando comportamenti estremamente duraturi nel tempo, che non si lasciano intimorire dalle reazioni negative manifestate dalla vittima. La persecuzione che attua rappresenta per lui di per sé una forma di relazione, e in quanto tale egli si sente rassicurato. È la perdita totale di un legame che per lui sarebbe percepita come intollerabile.

    L’angoscia di abbandono è il tema predominante nella psicologia di questo tipo di Stalker: l’assenza dell’altro è vissuta come una minaccia di annullamento di sé stesso.

    La tipologia più rischiosa, tuttavia, è la quinta: quella del “Predatore”, il cui obiettivo è di natura essenzialmente sessuale. Sceglie tra le sue vittime persone per lo più indifese, le insegue e le spaventa fino a terrorizzarle. La paura che procura lo eccita, perché gli fa provare un senso di onnipotenza. Tra questi ultimi, vi si trovano spesso voyeur e pedofili.

    Ma come ci si può difendere dal terrore psicologico esercitato dagli Stalker?

    Lo studio della psicologia può aiutare le persone a evitare certe situazioni, ma la persecuzione messa in atto dagli Stalker è una violenza che molto spesso non si può prevedere. Che va affrontata con armi più potenti di un’analisi dei comportamenti. È il primo passo è indubbiamente quello di sensibilizzare la coscienza collettiva.

    La maggior parte delle persecuzioni non viene denunciata alle forze dell’ordine. Questo è un fatto reale. Ed è un fatto drammatico. Le violenze non vengono denunciate perché lo Stalking in sé è una pratica ambigua. Difficile da identificare e ancora di più da dimostrare.

    E così la vittima si sente angosciata anche dal timore di non poter essere concretamente difesa. Peggio, di non essere creduta. Denunciare il proprio persecutore aumenta, invece, paradossalmente la paura, perché la vittima si sente ancora più esposta. Una violenza sottile, reiterata, non pubblica, difficile da perseguire, e proprio per questo ancora più spaventosa. È quell’aurea di ambiguità e di morbosità assieme che rende lo Stalker così potente.

    La prima cosa da fare sempre è non negare il problema

    Purtroppo, il fatto stesso di non volersi considerare “vittima” è un altro deterrente a esporre denuncia. E così si “aiuta” lo Stalker. Riconoscere il problema, informarsi, comprendere i rischi, adottare le precauzioni consigliate sono i primi passi per ostacolare gli atti di molestia. Se la persecuzione consiste nella richiesta di iniziare o ristabilire una relazione indesiderata, è necessario essere fermi nel “dire di no”, in modo molto chiaro ma una volta sola.

    Qualsiasi altro sforzo per scoraggiare lo Stalker sarà letto inevitabilmente – e contrariamente a quanto voluto – come una manifestazione d’interesse. E in quanto tale, rafforzerà la persecuzione. E’ importante ricordare che i comportamenti di difesa personale più efficaci sono quelli più prudenti.

    Se le molestie avvengono attraverso messaggi su Facebook o su Twitter, ad esempio, è utile non rendere inattivo il proprio profilo. La frustrazione che si creerebbe nello Stalker aumenterebbe la sua violenza. La cosa migliore è creare un profilo alternativo, lasciando che su quello vecchio il molestatore possa continuare a scrivere.

    La rabbia e il terrore non aiutano purtroppo chi subisce lo Stalking. E’ necessaria una certa lucidità per raccogliere più dati possibili sulle molestie subite. Qualsiasi mail, messaggio pubblico e privato e tag su foto è una prova della violenza subita e fornisce indizi. La Polizia ne avrà bisogno.

    I Social Media sono nostri amici

    Li frequentiamo tutti i giorni e, per loro natura, ci permettono relazioni felici proprio perché azzerano le distanze e avvicinano le persone per interessi e gusti comuni. La violenza che le persone subiscono non smette di esistere solo perché i nuovi media hanno trasformato il modo di relazionarci con gli altri. Cambiano i modi, appunto, ma la psicologia umana rimane la stessa.

    I delinquenti rimangono quelli, con la stessa loro dinamica per mietere vittime. Neanche a dire che si sono evoluti, questi delinquenti. Hanno solo cambiato “mezzo” per reiterare la loro violenza. Hanno affinato gli strumenti. Oggi, la società si è fatta più attenta.

    Non ancora coraggiosa abbastanza da denunciare tutti gli atti di Stalking, ma abbastanza da voler divulgare una coscienza del rispetto. E della difesa personale attraverso forme lecite ed efficaci.

    E voi cosa ne pensate? Quanto vi spaventa lo Stalking che utilizza il web e i Social Network?

  • Il doodle di Google è per il grande Luigi Pirandello

    Il doodle di Google è per il grande Luigi Pirandello

    Il doodle di oggi sulla homepage di Google è per uno degli scrittori italiani più amati di cui oggi si ricordano i 145 anni dalla nascita, Luigi Pirandello. Nella versione italiana del sito, il logo ritrae lo scrittore siciliano, premio Nobel per la letteratura nel 1934, riferendosi a una delle sue più belle opere, Uno, nessuno, centomila

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  • Oltre Facebook, la crescita dei social network per interessi

    Oltre Facebook, la crescita dei social network per interessi

    Adesso che Facebook sta per sbarcare in Borsa è forse utile avviare una riflessione. Ma oltre Facebook cosa c’è? Se è vero che nella galassia dei social network facebook è quella più grande, nel frattempo stanno crecendo nuove stelle come Pinterest, InstagramFoodspotting

    social network per interessiQualche giorno fa TechCrunch ha posto questo stesso argomento, c’è qualcosa oltre Facebook? Si, parliamo di Facebook perchè è il social network più grande, sta per sbarcare a Wall Street e anche lì si prevede che macinerà record su record, ha oltre 850 milioni di utenti registrati ad oggi e tra un pò saranno un miliardo. Insomma se volessimo parlare di galassia social network, senza dubbio Facebook sarebbe la stella più grande e luminosa, proprio come il Sole. Ma intorno adesso sappiamo la nascita e soprattutto la crescita di nuove stelle che stanno caratterizzando la galassia dei social network, come ad esempio Pinterest, Foodspotting o Instagram. Gli utenti adesso valorizzano e condividono i propri interessi. (altro…)

  • Social Network e gli effetti sulla Personalità

    Social Network e gli effetti sulla Personalità

    Ma i Social Network che effetti hanno sulla nostra personalità? E’ questo il tema che è al centro della riflessione del dr. Ambrogio Pennati, psichiatra e collaboratore di Freedata Labs, e della dr.ssa Samantha Bernardi, psicologa. Riflessione interessante su come ci relazioniamo coi Social Network

    Social Network PersonalitàAvevamo già trattato un pò l’argomento, ossia la relazione tra personalità e social network, in occasione di un’infografica di Help for Depression in cui si affermava che Facebook, o comunque i social network, possono indurre depressione. Invece oggi vi proponiamo la riflessione del Dr. Ambrogio Pennati, psichiatra e collaboratore di Freedata Labs, e della dr.ssa Samantha Bernardi, psicologa, in cui si affronta l’argomento sulla relazione che può esistere tra personalità e social network. Conosciamo bene quanto sia ormai esteso il fenomeno dei social network anche nel nostro paese, e ne parliamo ogni giorno sul nostro blog, ma di fronte a questo risulta lecito chiedersi “Cosa spinge le persone ad iscriversi a Facebook?”, oppure possono esserci delle cause, delle ripercussioni comportamentali nella vita di tutti i giorni? (altro…)