Tag: pubblica amministrazione

  • Reggio Emilia, Bologna e Ferrara sono le città più attive sui social media

    Reggio Emilia, Bologna e Ferrara sono le città più attive sui social media

    I nuovi dati del rapporto ICity Rate 2018, che sarà presentato il mese prossimo a Firenze a ICityLab, decretano che, quest’anno, le città più attive sui social media in Italia sono Reggio Emilia, Bologna e Ferrara. Podio quindi tutto emiliano. Roma, Milano e Torino sono quelle che hanno più fan e follower su Facebook e Twitter.

    Le città italiane sono sempre più social, dai dati del nuovo rapporto ICity Rate 2018, che sarà presentato il mese prossimo a Firenze a ICityLab (17 e 18 ottobre 2018), sulla presenza, l’uso e la performance sui social network di 107 comuni capoluogo di provincia, confermano che crescono le città presenti sui social media, passano infatti da 94, del 2017, a 99 del 2018. Di conseguenza diminuiscono anche le città assenti sui social media, passando da 12 a 8 nel 2018, cioè Asti, Verona, Savona, Chieti, Brindisi, Vibo Valentia, Trapani e Enna.

    Ma la notizia più interessante è che le città più attive sui social media nel 2018 sono Reggio Emilia (che ha scalzato Torino, in testa lo scorso anno), Bologna e Ferrara (che si confermano sul podio). Tutte e le città emiliane hanno all’attivo 7 canali ciascuna. Si tratta quindi di un podio tutto emiliano.

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    Roma, Milano e Torino sono, invece, le città con più fan e follower su Facebook e Twitter, ma se si considerano il numero di seguaci in rapporto alla popolazione spiccano le performance di Firenze, che su Twitter è seguita dal 24,6% della popolazione, Verbania, Crotone e Pesaro, che su Facebook hanno un seguito rispettivamente pari al 41,5%, al 36,9% e al 34,5% della popolazione. Napoli, Cesena e Monza sono state invece nell’ultimo anno le città più attive su YouTube.

    Dando un’occhiata ai canali più utilizzati, ovviamente Facebook resta quello più usato, è scelto infatti come canale di comunicazione da 82 comuni capoluogo (tre in meno rispetto al 2017), seguito da Twitter con 79 città presenti (73 lo scorso anno), YouTube con 71 (67 nella precedente rilevazione) e Instagram con 26 (in crescita rispetto ai 21 del 2017). Stabile, invece, l’uso di Google+ (15), mentre cala la presenza delle città su Flickr (da 15 a 13) e su Pinterest (da 5 a 4). Ci sono anche alcuni comuni che hanno sperimentato canali inediti, come WhatsApp (Reggio nell’Emilia, Bologna, Rimini, Siracusa e Ancona) e LinkedIn (Roma Capitale e Pavia).

    reggio emilia bologna ferrara città social media

    Sempre per quanto riguarda Facebook, Roma è in testa per i “like”  in testa Roma, con 401.338 like, seguita da Milano, con 143.711, e Torino, con 119.130. Roma si porta anche in seconda posizione per numero di like guadagnati nel 2018 (+19.498) alle spalle di Bologna (+32.056) e davanti a Napoli (+18.750). Ma se si considerano i like in rapporto alla popolazione sono le piccole città a occupare le prime posizioni, con Verbania (41,5% della popolazione) a guidare la classifica, seguita da Crotone (36,9%) e Pesaro (34,5%). Anche il tasso di engagement premia i piccoli comuni, con Viterbo in prima posizione (31,2%), seguita da Pordenone (19,7%) e Aosta (10,9%).

    città social media 2018 twitter

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    Da punto di vista della presenta delle città italiane su Twitter, i dati ICity Rate 2018 ci dicono che il quadro è molto eterogeneo. Si passa da città come Bologna, con 65.800 tweet, totali o Roma con i suoi 37.000, a città come Fermo che sono bloccate a una sessantina di post totali oramai da oltre un anno. Se si osservano gli ultimi 12 mesi, ci sono città davvero attive e altre che hanno una presenza meno efficace. Si passa infatti da Venezia, la città che più si è data da fare nell’ultimo anno pubblicando 6600 tweet in soli 12 mesi, con una media di circa 127 post la settimana, a città che hanno fatto meno di 5 post alla settimana (ben 19 città sulle 79 che hanno un account twitter).

    Così come su Facebook, anche su Twitter sono le grandi città a vantare un seguito più ampio: Roma, con 446mila follower (15,5% della popolazione), Milano, con 332mila (24,3%), e Torino, con 216mila (24,5%).

    Tra i canali utilizzati dalle città italiane c’è anche YouTube. Negli ultimi 12 mesi sono Napoli, Cesena, Monza, Genova e Roma, le città che hanno usato più intensamente il canale YouTube. Anche su questo social, molto ampio il divario fra le città più attive, come Napoli che ha pubblicato in totale oltre 5mila video, e quelle più assenti, come Padova, Mantova, Gorizia, Brescia e Vercelli, ferme a meno di cinque video pubblicati. E non mancano casi di città con canali aperti ma inutilizzati da oltre un anno, come Latina, Sondrio, Prato, Pistoia, Matera, Gorizia, Forlì, Pisa, Ancona, Rieti e Salerno.

    Questo è il quadro completo che emerge dall’interessante indagine ICity Rate 2018, sono dati interessanti che ci dicono di un maggiore utilizzo dal punto di vista quantitativo degli strumenti. Siamo ancora forse lontani da una maggiore consapevolezza degli strumenti che poi porterà ad una migliore qualità, soprattutto dal punto di vista della comunicazione. Ci vorrà tempo, ma siamo sulla buona strada.

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    [L’immagine di copertina è realizzata da @franzrusso, si prega di citare la fonte]

  • La PA non è Mobile, solo il Piemonte ha un sito responsive

    La PA non è Mobile, solo il Piemonte ha un sito responsive

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    La Pubblica Amministrazione non è Mobile. Questo è l’esito di una nuova ricerca, “La PA nel mobile”, che verrà presentata oggi alle 16 alla Smart City Exhibition 2014 di Bologna. Solo la Regione Piemonte ha un sito responsive, così come solo il 9% delle Province e il 15% dei Comuni. Le amministrazioni puntano sulle app ma con scarsa penetrazione

    All’interno del tema Pubblica Amministrazione e Internet, ieri abbiamo visto, riportando una interessante ricerca del Forum PA, anticipandovi la presentazione che si terrà domani al Smart City Exhibition 2014 di Bologna, come Torino sia la città che usa meglio Twitter. Oggi vi anticipiamo un’altra interessante ricerca, “La PA nel mobile”, che verrà presentata oggi 22 Ottobre all’interno del laboratorio “PA nel Mobile: un’indagine sulla presenza delle PA italiane nei dispositivi mobili”  alle ore 16.00 presso Bologna Fiere. LA ricerca è stata effettuata tra il 25 agosto e il 15 settembre 2014.
    Sappiamo bene che gli italiani preferiscono amano collegarsi a internet dal proprio smartphone e dal proprio tablent e secondo i dati Audiweb di Maggio 2014 il 60% degli accessi alla rete avviene proprio da mobile. Bene, in questo contesto la PA è quasi assente dai terminali mobili delle persone, in altre parole non è Mobile! Dispongono di un sito web correttamente fruibile da smartphone solo una Regione su 20, il 9% delle Province, il 15% dei Comuni capoluogo, il 10% delle Camere di Commercio e il 19% delle Amministrazioni centrali (un insieme che comprende Ministeri ed Enti pubblici nazionali). Uno scenario desolante, tenendo conto delle risorse a disposizione e di come queste vengono impiegate male.
    La regione italiana che dimostra di essere al passo coi tempi è la Regione Piemonte unica ad adottare un sito responsive, e quindi non sorprende il fatto che Torino usi bene i social media per informare e dialogare con i propri cittadini. Ma resta una goccia in mezzo al mare.
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    Gli sforzi degli Enti pubblici per raggiungere cittadini e imprese sui loro terminali mobili si indirizzano maggiormente sulla realizzazione di app. Forum PA ne ha censite in tutto 290, che si concentrano soprattutto nel Centro-Nord e offrono informazione (38%), servizi per il turismo (27%), servizi al cittadino (17%), servizi in ambito sanitario (6%), pagamenti (3%), sistemi di partecipazione (3%). Ma evidenziano una capacità di penetrazione assai limitata, dal momento che il 49% delle app è disponibile per un solo sistema operativo (Android o Apple), il 45% per entrambi i sistemi e solo il 17% per almeno 3 sistemi. Chi possiede un telefono con sistema Windows può accedere solo al 5% delle app della PA. Inoltre sono poco utilizzate, dal momento che, a parte iPatente, la app del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che ha registrato più di 800 mila download, l’app del settore pubblico più scaricata è “Giustizia civile”, del Ministero della Giustizia, con 84 mila download, tra Android e Apple. Tra quelle delle regioni la app più scaricata risulta “Visito Tuscany”, con 1 mila download totali. Niente che dal punto di vista quantitativo possa essere paragonato agli accessi ai siti web degli stessi Enti.
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    Dunque in uno scenario nel quale i cittadini vogliono avere sempre la rete sempre più a contatto diretto col proprio corpo, nel luogo e nel momento in cui ne hanno bisogno, la PA rimane lontana, spesso assente. Colmare il gap non sarà facile, anche a causa della scarsità di risorse. Ma i casi analizzati hanno anche fatto emergere una possibile strada risolutiva: quella della condivisione di progetti e soluzioni tra Enti dello stesso tipo.

    Speriamo davvero che questa ricerca possa essere da stimolo. E voi che ne pensate? Il comune della vostra città ha un sito responsive? Raccontateci la vostra esperienza.

  • Netics, il Rapporto sull’Open Source nella PA

    Netics, il Rapporto sull’Open Source nella PA

    Netics il Rapporto sull’utilizzo di software Open Source all’interno della Pubblica Amministrazione e della Sanità in Italia, mette in evidenza che ancora molto resta da fare da questo punto di vista. Ad usare soluzioni open source sono 72 su 107 le Province, il 39% dei Comuni, mentre le regioni le usano per e-learning e meno per sistemi di autenticazione, sistemi di virtualizzazione e sicurezza client-side

    Medaglia d’oro alle province per la propensione a scegliere soluzioni open source nell’ambito dei propri servizi informatici. Questo il dato che emerge dall’ultimo rapporto curato e pubblicato da Netics sulla diffusione per il 2012 del software open source in PA locale e sanità italianaSono 72 sulle 107 del campione studiato, infatti, le province che hanno scelto soluzioni open source per sistemi operativi server (69% dei quali con soluzioni OSS), gestione database (54% ), mail server (27%), applicativi verticali (20%), office automation e sistemi operativi client (14%), sicurezza (11,6%) e altre applicazioni (45%). Virtuosi anche il 39% dei comuni compresi nel campione osservato, mentre si fermano al 19% le asl e le aziende ospedaliere che hanno adottato l’open source. Gli ambiti di applicazione “open” che sono risultati andare per la maggiore sia nei comuni che in sanità sono stati i sistemi operativi server (41% per i comuni e 64% per le Asl e le Ao), gli applicativi di Office Automation nei comuni (30%) e i mail server nelle asl (62%).

    Discorso a parte lo meritano le regioni, per le quali i dati di sintesi raccolti disegnano un quadro più specifico della situazione sul matrimonio con l’open source. Le regioni fanno un ricorso alto (oltre il 75% dei casi) a soluzioni “open” per piattaforme e-learning (il 33% delle regioni le usa), ECM e CSM (11%) e sistemi di virtualizzazione (11%). Si attestano su un livello di adozione dell’open source medio-alto (nel 50-75% dei casi) per web server, application server, so server, strumenti di navigazione su Internet e di office automation. Le regioni che non si affidano (e non si fidano?) dell’open source non prendendolo in considerazione sono principalmente su sistemi di autenticazione, sistemi di virtualizzazione e sicurezza client-side (89%), CRM, ERP, posta elettronica e middleware client (78%).

    In generale quindi il quadro dice “Niente open source siamo PA”, quando le indicazioni anche del Codice di Amministrazione Digitale tenderebbero a dare indicazioni differenti. Chissà che la situazione non migliori con il prossimo monitoraggio 2013.

  • Italiani e Pubblica Amministrazione online, c’è ancora da fare [Infografica]

    Italiani e Pubblica Amministrazione online, c’è ancora da fare [Infografica]

    Interessante infografica quella che vi proponiamo oggi realizzata da ContactLab che ha indagato sull’utilizzo da parte degli utenti Internet italiani dei servizi online della Pubblica Amministrazione e analizzato il loro grado di soddisfazione. E da questo punto di vista c’è ancora molto da fare

    La digitalizzazione della Pubblica Amministrazione non è più una chimera, ma è sicuramente perfettibile: tre utenti Internet italiani su quattro hanno infatti utilizzato nel corso dell’ultimo anno almeno un servizio online della PA, ma non sempre sono soddisfatti. Tra gli utilizzatori di almeno un servizio, infatti, la percentuale dei soddisfatti è del 63%, in crescita al 66% tra il pubblico femminile. I giovani, dal canto loro, ne sono i maggiori fruitori, il che fa ben sperare per il futuro. Tra le tipologie di servizi online i più gettonati sono quelli relativi alle tasse, alla promozione del territorio e a seguire università e lavoro.

    Sono i dati che emergono dall’approfondimento Gli utenti web e la Pubblica Amministrazione online, realizzato da ContactLab sottoponendo ai 25.000 partecipanti all’indagine sui comportamenti di acquisto online un breve questionario sul loro rapporto digitale con la Pubblica Amministrazione. Il report è scaricabile gratuitamente.

    Nel dettaglio si osserva che tre utenti Internet su quattro hanno utilizzato almeno una volta un servizio di pubblica amministrazione online, siano essi indifferentemente acquirenti o non acquirenti online. Il dato è senza dubbio interessante perché ci dice che a prescindere dall’utilizzo del web come strumento di e-commerce, la popolazione Internet italiana è cosciente della possibilità di usufruire online di tali servizi di pubblica utilità e quando è possibile se ne serve con vari gradi di soddisfazione. Inoltre, non emergono differenze tra le diverse aree geografiche del Paese né per quanto riguarda il numero medio di utilizzatori né sul livello di soddisfazione.

    italiani pubblica amministrazione franzrusso

    È però proprio sul grado di soddisfazione che incontriamo alcune criticità messe in luce dalla ricerca: solo sei utenti su dieci (il 63%) si dichiarano soddisfatti dopo aver usato almeno un servizio online della PA, segno che esistono ancora margini di migliorabilità negli sforzi compiuti dagli enti pubblici.

    Le donne, che usano questi servizi più degli uomini (58% vs 42%), sono anche le più soddisfatte (66% vs 58%). Molto interessante il dato sulla distribuzione per fasce d’età dei maggiori utilizzatori dei servizi online della PA: i giovani under 35 occupano da soli la metà (49%) della torta. C’è di più: tra loro due utenti su tre si ritengono soddisfatti, giudizio probabilmente legato a scuola, università o biblioteca. La fascia under 24, in particolare, è quella dove rileviamo la massima concentrazione di utilizzatori e nello stesso tempo la percentuale maggiore di utenti soddisfatti.

    Tra i servizi più diffusamente utilizzati dall’utenza italiana presa in esame al primo posto troviamo quello relativo alle tasse (34% dei rispondenti), che comprende ad esempio il calcolo del bollo dell’auto, la verifica sui pagamenti effettuati ecc., seguito dal turismo (promozione del territorio, pro loco ecc.) al 31% e dalle opportunità online messe a disposizione dall’università e dagli enti del lavoro (centri per l’impiego, servizi INAIL ecc.) con un 25%.

    L’abitudine all’utilizzo dei servizi online della pubblica amministrazione si intensifica tra quegli utenti internet che consideriamo più evoluti: chi utilizza i dispositivi mobile (smartphone e tablet) per informarsi o acquistare online. Tra di loro infatti ne hanno usufruito almeno una volta otto persone su dieci, che in tre casi su cinque si sono dichiarate soddisfatte. È possibile quindi che gli utenti più evoluti riescano a sfruttare meglio e più spesso i servizi online forniti dall’amministrazione pubblica, indipendentemente dal dispositivo utilizzato. E questo lascia aperto nello stesso tempo uno spazio per la realizzazione di app dedicate, con l’obiettivo di garantire l’accesso anche da mobile ai servizi della PA generando un ulteriore meccanismo di soddisfazione.

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    (image provided by: fotolia)
  • Open Government Partnership, trasparenza, partecipazione e collaborazione

    Open Government Partnership, trasparenza, partecipazione e collaborazione

    Il nostro paese ha aderito nell’ottobre dello scorso anno all’Open Government Partnership, iniziativa che punta a maggiore apertura e trasparenza della Pubblica Amministrazione. E il prossimo 10 dicembre si terrà a Roma il terzo meeting europeo. Abbiamo chiesto un parere a Ernesto Belisario

    Trasparenza, partecipazione, collaborazione. Questi i tre temi portanti dell’Open Government Partnership, un’iniziativa alla quale l’Italia ha aderito ad ottobre dello scorso anno presentando un piano d’azione nazionale che vuole mettere in campo azioni concrete per l’apertura della Pubblica Amministrazione. Ma OGP significa anche partecipazione attiva della società civile, che può interagire con la PA al fine di facilitare l’accesso ai dati, creare forme di cooperazione tra cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni e promuovere processi decisionali condivisi.

    Ernesto Belisario - Open Government“In Italia la società civile ha fatto molto – afferma Ernesto Belisario, presidente dell’Associazione Italiana per l’Open Government – specialmente quando questi temi non erano sull’agenda del Governo. Ma, adesso, la frammentazione delle associazioni che lavorano in quest’ambito non aiuta il Paese a fare il salto di qualità nella costruzione di un percorso verso l’Open Government che sia partecipato, comune e sinergico”

    E proprio al fine di costruire un sentiero che sia partecipato, comune e sinergico è stato creato uno spazio (http://ogpitalia.ideascale.com/)  in cui poter proporre idee e sostenere o commentare idee che possano arricchire il dibattito sull’Open Government e fornire spunti interessanti  per il prossimo incontro europeo che si terrà a Roma il 10 dicembre.  Alcuni spunti sono già stati inseriti e tra questi c’è quello proposto dallo stesso Belisario per la collaborazione tra Governo e società civile (http://ogpitalia.ideascale.com/a/dtd/Collaborazione-tra-governo-e-societ%C3%A0-civile/296658-21339), da poter attuare attraverso l’istituzione di un tavolo di lavoro permanente di consultazione e collaborazione tra le realtà che a vario titolo si occupano di Open Government in Italia.

    “Anche in considerazione delle attività dell’Open Government Partnership – continua Belisario – e di quello che sta succedendo nella gran parte dei Paesi aderenti a OGP, ci sembra particolarmente importante la costituzione di un coordinamento operativo tra le Associazioni e le altre espressioni della società civile che si occupano di Open Government con la duplice finalità di monitorare il rispetto degli impegni presi dal Governo nell’action plan già presentato e concorrere a definire i prossimi”

    Tutti possono contribuire a questo importante processo di apertura della PA. Ma per essere protagonisti occorre informarsi e interagire. Leggere, commentare, votare le idee di questo spazio può rappresentare un primo passo per una necessaria cooperazione.

  • Agenda Digitale, ecco gli ambiti per attivare la Crescita

    Agenda Digitale, ecco gli ambiti per attivare la Crescita

    Sono 6 gli ambiti individuati dall’Osservatorio Agenda Digitale della School of Management del Politecnico di Milano utili per attivare la Crescita. Se avvenisse una digitalizzazione dei processi si risparmierebbero circa 20 miliardi di euro di costi e ci sarebbero 5 miliardi di maggiori entrate per la Pubblica Amministrazione, in 3 anni

    Crescita-economica-e-ICTL’Osservatorio Agenda Digitale della School of Management del Politecnico di Milano ha presentato ieri allo Smau, in corso fino a domani a Milano, ha presentato un primo rapporto sugli ambiti, all’interno del progetto Agenda Digitale, che potrebbero effettivamente attivare la Crescita nel nostro paese. Gli ambiti individuati sono 6, quattro dei quali sono stati presi in considerazione dal recente Decreto Sviluppo, ma 2 sono stati tralasciati, nonostante siano importanti leve di risparmio per la spesa pubblica: eProcurement e Fatturazione Elettronica. In questo rapporto sono stati individuati i benefici che questi processi di digitalizzazione potrebbero apportare già nel giro di 3 anni. Vediamo quali e dove. (altro…)

  • Il progetto LibreUmbria per la PA

    Il progetto LibreUmbria per la PA

    Ecco un esempio di come la tecnologia può essere di aiuto nella Pubblica Amministrazione. Il progetto LibreUmbria nasce con lo scopo di ammodernare e rendere più veloci e fruibili le informazioni. Un progetto che vede l’interesse in questa fase iniziale di Regione, Province e Asl. Ma vediamo meglio insieme il progetto

    networkingIl progetto LibreUmbria  ha come obiettivo primario la migrazione  su larga scala nelle PA locali  del software di produttività individuale (videoscrittura, calcolo, presentazioni, etc) al software libero LibreOffice. LibreUmbria intende inoltre favorire  l’adozione  a livello regionale del formato aperto, che garantisce leggibilità nel tempo e sicurezza nello scambio di documenti. Il Progetto, coordinato dal Centro di Competenza sull’Open Source della Regione Umbria (CCOS), con la collaborazione della Document Foundation, coinvolgerà i soci del Consorzio SIR Umbria (il Consorzio degli Enti Locali Umbri per lo sviluppo del Sistema Informativo Regionale). Gli Enti interessati in questa fase iniziale del progetto sono il Consorzio SIR Umbria, la Regione Umbria, la ASL 2 Perugia e le due Province di Perugia e Terni. (altro…)

  • Summer School di RENA, lezioni di democrazia partecipativa

    Summer School di RENA, lezioni di democrazia partecipativa

    Dal 2 all’8 settembre decine di persone si daranno appuntamento a Matera per la Summer School di RENA, le cui lezioni saranno su buon governo e cittadinanza responsabile per migliorare la democrazia. Le candidature possono essere inviate fino a venerdì 27 luglio, quindi fate in fretta!

    Summer-School - RENAIl miglioramento della qualità della democrazia e della pubblica amministrazione è nelle mani dei cittadini. Da questa convinzione parte la Summer School di RENA, la Rete per l’Eccellenza nazionale animata da giovani che vogliono fare dell’Italia un Paese a regola d’ARTE: aperto, responsabile, trasparente ed equilibrato. Dal 2 all’8 settembre decine di persone si ritroveranno a Matera a scuola di buon governo e cittadinanza responsabile. Gli studenti della Summer School si riuniranno presso i locali del nuovo Incubatore culturale Rioni Sassi per un programma a tempo pieno che affronterà temi come: trasparenza, dati aperti e alfabetizzazione, decisione condivisa e “Wikicrazia”, evidence-based decision-making, innovazione, start-up e impresa sociale e lo spazio dei cittadini nella cura dei beni comuni.

    Tra i docenti: Alberto Cottica (autore di “Wikicrazia”), Alessandro Fusacchia (Ministero per lo Sviluppo Economico), Annibale D’Elia (Regione Puglia), Dino Amenduni (Proforma), Ernesto Belisario (Università della Basilicata), Paolo Verri (Comitato Matera 2019), Gregorio Arena (Università di Trento), Morena Ragone (Wikitalia), Alex Giordano (Ninjamarketing), Matteo Ciastellardi (Universitat Oberta de Catalunya), Stefano Baia Curioni (Università Bocconi), Davide Gomba (Officine Arduino).

    L’iniziativa è aperta a candidati desiderosi di vivere con impegno il proprio ruolo di cittadini responsabili e pronti a mettersi in gioco per migliorare la comunità. Non ci sono limiti d’età né requisiti minimi di titoli di studio. E’ richiesta la conoscenza della lingua inglese. La Summer School metterà a confronto persone con profili disciplinari diversi, motivate a mettere a sistema le proprie competenze e gli insegnamenti acquisiti portando avanti i progetti che ne scaturirannnno. 

    È possibile candidarsi online fino alle ore 18 di venerdì 27 luglio. La partecipazione alla scuola è soggetta ad una quota d’iscrizione simbolica di 100 euro. I 30 selezionati beneficeranno della copertura di tutti i costi di partecipazione escluse le spese di trasporto. Maggiori informazioni sul sito. La Summer School è promossa da RENA – Rete per l’Eccellenza nazionale con il supporto di Intesa Sanpaolo e la partnership di Sviluppo Basilicata, Matera Hub, Wikitalia e Altratv.tv.

  • Meeting Punto IT, l’Italia delle web tv si incontra a Bologna

    Meeting Punto IT, l’Italia delle web tv si incontra a Bologna

    Meeting Punto IT è l’occasione per fare il punto su strategie, nuovi linguaggi e modelli di business nel mondo delle web tv. Già registrati quattrocento editori e videomaker rovenienti da ogni angolo d’Italia. Nella tre giorni, dalle ore 9 alle ore 24, sono previste plenarie, lectio magistralis, laboratori, barcamp, workshop, presentazioni di documentari e libri. Iscrizioni gratuite e obbligatorie online su Meetingpuntoit.it

    Meeting Punto IT - Web Tv BolognaCentinaia di editori digitali e videomaker sono attesi a Bologna al meeting nazionale delle web tv e dei media digitali locali “Punto IT: le Italie digitali fanno il punto”, previsto da mercoledì 18 a venerdì 20 aprile. Rifletteranno sulla TV del futuro, rappresentata oggi anche da centinaia di web tv, blog, videoblog e portali di informazione locale che informano, denunciano ciò che non va, creano un filo diretto tra cittadini e amministrazioni dialogando con la propria community. Una nuova generazione di videopartecipazione “dal basso”, espressione di cittadinanza attiva digitale, che accende web tv e riparte da social network e devices mobili. (altro…)

  • Netizen 2012, ecco lo stato delle web tv in Italia

    Netizen 2012, ecco lo stato delle web tv in Italia

    Netizen 2012, il rapporto realizzato da Altratv, fotografa lo stato delle web tv in Italia. Crescono meno dello scorso anno, ma sono più mature con obiettivi più imprenditoriali, grazie anche ai social network, devices mobili e piattaforme di videosharing

    web tvCon il 2012 l’esercito dei videomaker italiani creatori di web tv ingrossa le sue fila, raggiungendo quota 590 “antenne” distribuite in modo piuttosto omogeneo su tutto il territorio nazionale, con una densità maggiore nel Lazio (102), in Lombardia (85), in Puglia (63) e in Emilia-Romagna (53). Le micro web tv sono aumentate in maniera minore rispetto allo scorso anno, registrando una crescita del +11% (nel 2011 se ne contavano 533 con un aumento del +52% sull’anno precedente), ma sono più strutturate e con obiettivi più chiari. Così il settimo rapporto Netizen, dedicato agli Internet Citizen, ovvero i cittadini digitalizzati videomaker, fotografa una rete italiana più matura. (altro…)