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  • X, i pagamenti ai Creator si baseranno sull’engagement invece che sulle visualizzazioni

    X, i pagamenti ai Creator si baseranno sull’engagement invece che sulle visualizzazioni

    X cambia il modo di riconoscere i pagamenti ai Creator. Il nuovo metodo, annunciato da poco, si baserà sull’engagement, e solo quello generato tra gli account abbonati a Premium. Un cambiamento che potrà avere effetti, al ribasso, sulla qualità dei contenuti condivisi.

    X, la piattaforma di cui Elon Musk è proprietario, ha da poco annunciato un notevole cambiamento nel modo in cui i creator saranno pagati sulla piattaforma.

    A partire dall’8 novembre 2024, i pagamenti non si baseranno più sulle visualizzazioni pubblicitarie, come è accaduto fino ad ora.

    I pagamenti si baseranno sull’engagement generato dai contenuti, in particolare da parte degli utenti Premium. Un cambiamento notevole, appunto, che sta suscitando molte discussioni tra i creator. Una situazione che di fatto rivede al ribasso le aspettative di guadagni maggiori e preoccupazioni sulla qualità dei contenuti e sul futuro del programma di monetizzazione.

    Ma vediamo nel dettaglio cosa comporta questo nuovo sistema e come potrebbe impattare i creator.

    Come funziona il nuovo sistema di pagamento

    Il cambiamento chiave introdotto da X riguarda il passaggio da un modello di guadagno basato sulle visualizzazioni degli annunci a uno che si concentra sulle interazioni con i contenuti da parte degli utenti Premium.

    Questo significa che i creator guadagneranno in base al numero di risposte, repost e “like” che i loro post ricevono. Ma solo se queste interazioni provengono da utenti abbonati a X Premium.

    X, i pagamenti ai Creator si baseranno sull'engagement invece che sulle visualizzazioni

    X Premium è il livello di abbonamento più alto della piattaforma, che offre vari vantaggi, tra cui un miglior posizionamento dei contenuti nelle risposte e altre funzionalità esclusive.

    Gli utenti che sottoscrivono X Premium costituiscono, però, solo una parte della base utenti complessiva della piattaforma. Per i creator, ciò significa che il potenziale pubblico da cui possono generare ricavi è ridotto, poiché solo le interazioni provenienti dagli abbonati Premium saranno considerate valide per il pagamento.

    Inoltre, per ricevere il pagamento, i creator dovranno accumulare almeno 50 dollari di guadagni. Questo rappresenta la soglia minima prima che X proceda con l’accredito, che potrebbe richiedere fino a 90 giorni.

    Per inciso, ad oggi, da quello che si riesce a capire sulla base delle fonti in circolazione, la percentuale degli abbonati su X è pari allo 0,2% sul totale degli iscritti alla piattaforma.

    Si sta parlando di una porzione di utenti abbonati pari a 1 milioni di utenti circa.

    Cosa cambia rispetto al passato

    Il sistema precedente era più semplice (si fa per dire) e si basava su un modello di guadagno legato alle visualizzazioni degli annunci pubblicitari.

    Quando un utente visualizzava un annuncio nelle risposte a un post di un creator, parte dei ricavi pubblicitari generati da quell’annuncio veniva distribuita ai creator. Per poter accedere a questo sistema, i creator dovevano superare le 5 milioni di impressioni a trimestre.

    Questo significava che anche con una base di utenti ampia, i creator potevano ottenere guadagni grazie alle visualizzazioni, indipendentemente dall’effettivo engagement dei contenuti.

    Il nuovo modello, invece, abbandona del tutto la dipendenza dalle visualizzazioni degli annunci, concentrandosi esclusivamente sulle interazioni degli utenti Premium.

    In cambiamento radicale della dinamica dei guadagni sulla piattaforma, che sposta l’attenzione dalla quantità alla qualità (ove ce ne fosse) dell’interazione, ma solo per una fascia ristretta di utenti.

    Cosa comporta questo cambiamento

    Con il nuovo sistema, i creator potrebbero trovarsi nella posizione di dover modificare la loro strategia di creazione di contenuti per massimizzare l’engagement e ottenere guadagni.

    Un approccio che potrebbe incentivare la pubblicazione di contenuti polarizzanti, provocatori o sensazionalistici, che sono notoriamente più efficaci nel generare interazioni. Specie su una piattaforma come è oggi X.

    Tutto ciò potrebbe avere un impatto negativo sulla qualità complessiva dei contenuti sulla piattaforma.

    Il rischio è che i creator, nel tentativo di ottenere più risposte e “like”, si allontanino dalla produzione di contenuti di valore o riflessivi. Inoltre, poiché il pubblico da cui possono generare guadagni è limitato agli abbonati Premium, potrebbe esserci una corsa a soddisfare le aspettative di questa fascia specifica di utenti, escludendo la maggioranza della base utenti di X.

    Questa situazione favorisce i creator che già dispongono di un vasto seguito di utenti Premium, mentre coloro che non hanno accesso a questo pubblico potrebbero trovare più difficile ottenere ricavi sostanziali.

    In altre parole, i grandi creator, che già possiedono un numero significativo di abbonati Premium, potrebbero trarre maggiori vantaggi dal nuovo sistema, mentre i creator più piccoli o emergenti potrebbero vedere una diminuzione dei loro guadagni complessivi.

    Le motivazioni che hanno portato al nuovo sistema

    Dietro questa decisione c’è probabilmente l’intento di X di ridurre la dipendenza dalla pubblicità, che ha subito un forte calo negli ultimi anni. I ricavi pubblicitari di X sono diminuiti drasticamente, con un calo previsto del 40% su base annua.

    Molte aziende stanno riducendo le loro spese pubblicitarie sulla piattaforma a causa delle crescenti preoccupazioni legate a contenuti problematici e all’aumento dell’hate speech.

    In questo contesto, X sta cercando di spostare la sua attenzione verso gli abbonamenti Premium come fonte principale di entrate.

    Eliminare la dipendenza dagli annunci pubblicitari potrebbe anche permettere a X di offrire un’esperienza utente più pulita e meno invasa da contenuti sponsorizzati. Ma questo potrebbe non essere sufficiente per garantire una base di utenti Premium sufficientemente ampia da sostenere i creator in modo equo e significativo.

    C’è da aggiungere anche il fatto che di recente la società di investimenti Fidelity ha dichiarato che il valore della piattaforma è calato dell’80%.

    In soldoni, si sarebbe passato dai 44 miliardi di dollari, la cifra pagata da Musk per acquisire Twitter, ai 9,4 miliardi di dollari attuali.

    Un sistema di pagamento che solleva dubbi

    Questo cambiamento solleva alcune preoccupazioni, come abbiamo visto sinora.

    Innanzitutto, ci si chiede se il nuovo sistema di pagamento possa davvero essere sostenibile per la maggior parte dei creator. Poiché i guadagni saranno limitati alle interazioni provenienti dagli utenti Premium, che sono una piccola frazione degli iscritti totali, molti creator – come si diceva prima – potrebbero vedere una diminuzione dei ricavi complessivi.

    Inoltre, c’è il rischio di un aumento significativo di contenuti di bassa qualità o polarizzanti. Aspetto, questo, molto preoccupante. Se i creator sono spinti a creare contenuti che generano interazioni a tutti i costi, la piattaforma potrebbe diventare un ambiente meno sano e più conflittuale.

    Significa, in parole povere, traghettare la piattaforma verso a una perdita di valore percepito della piattaforma stessa. Con il risultato di allontanare sia gli utenti che i creator che cercano un’esperienza di qualità.

    Infine, resta da vedere se X riuscirà a far crescere il numero di abbonati Premium abbastanza da rendere il sistema remunerativo per un’ampia gamma di creator. Senza una base di utenti Premium sostanziale, il rischio è che solo pochi creator riescano a trarre vantaggio dal nuovo modello, mentre la maggior parte faticherà a raggiungere la soglia di pagamento.

    A fronte di tutto questo, questo cambiamento dimostra la seria difficoltà in cui versa X.

    Ultima annotazione, tutto questo avviene a poche settimane dalle elezioni presidenziali americane.

    Sebbene l’intento sia quello di incentivare un maggiore engagement e ridurre la dipendenza dalla pubblicità, restano dubbi sull’efficacia e l’equità di questo modello. Con una base di utenti Premium ridotta e il rischio di un calo della qualità dei contenuti, il futuro del programma di monetizzazione di X appare incerto. Sarà interessante vedere come, e se, i creator adatteranno le loro strategie e come la piattaforma affronterà le sfide che emergeranno da queste nuove dinamiche.

  • Twitter, è giunta l’ora di puntare sulla qualità

    Una riflessione sul futuro di Twitter e dei problemi che attanagliano la piattaforma. Uno su tutti è la crescita della base utenti, ormai quasi stagnante. Ma Twitter per tornare a crescere deve puntare sulla qualità piuttosto che sulla quantità. Serve una strategia e una leadership capace. Sullo sfondo resta lo scenario di una possibile acquisizione da parte di Google.

    Twitter dopo la pubblicazione dei dati finanziari del Q2 2015 ha visto ancora una volta la propria situazione resa sempre più difficoltosa. I dati sebbene hanno rilevato un aumento dei ricavi, e un andamento delle perdite ridotto rispetto ai dati finanziari precedenti, hanno evidenziato invece, e per l’ennesima volta, quello che è ormai diventato il problema numero 1 per gli investitori (e non solo), e cioè la lenta, lentissima crescita degli utenti. Tanto lenta da poter quasi parlare di stagnazione.

    Infatti, da questo punto di vista, la crescita della base utenti rispetto a tre mesi prima è stata di soli 2 milioni. Adesso sono in effetti 304 milioni gli utenti attivi mensili sulla piattaforma. Altri 12 milioni arrivano dai paesi emergenti ed ecco spiegato perchè si parla di 316 milioni di utenti.

    Ma questo non è solo un problema. Accanto alla lentissima crescita degli utenti i dati finanziari della fine di luglio hanno evidenziato un crollo dell’engagement sulla piattaforma, qualcosa come -40%. E tutto questo nonostante le tante (ma poco efficaci in realtà) novità introdotte.

    Bene, fatta questa premessa, che tanti di voi già conosceranno perchè se ne è parlato molto, vediamo di capire insieme quale potrebbe essere un strategia di uscita da questo lungo impasse che attanaglia Twitter.

    E’ evidente che dalla quotazione a Wall Street la situazione, già non proprio eccellente, è peggiorata, eppure la quotazione avrebbe dovuto provocare l’effetto opposto. Ma Wall Street ha in effetti acuito quelle che sono le mancanze e i difetti della società e della piattaforma, di riflesso. Apro una parentesi ricordando che anche Facebook immediatamente dopo la quotazione visse un momento di smarrimento, il titolo arrivò a toccare il fondo, ossia 17 dollari per azione e tutti erano pronti ad elencare i giorni che distavano dalla sua fine. Ma tempo un paio di mesi la situazione di risolse subito, e sapete perchè? Semplice, si diedero una strategia, una visione, sapendo bene che da quel momento tutto sarebbe stato diverso. E la strategia fu quella di orientare tutto il business sul Mobile. A distanza di cinque anni quella strategia è risultata vincente.

    Twitter e la mancanza di strategia e di leadership

    Quindi, cosa manca in questo momento a Twitter? Una strategia appunto. E la cosa peggiore è che adesso non c’è una figura in grado di dare una direzione. Come sapete Dick Costolo si è dimesso da CEO è dal 1° luglio la figura è gestita ad interim dal fondatore Jack Dorsey. E lo stesso Dorsey non gode di simpatia tra gli investitori che vedono in lui un ostacolo in più. Senza dimenticare che lo stesso Dorsey è impegnato anche su altri fronti, specie quella di dedicarsi alla quotazione in borsa della sua startup Square. Insomma, manca strategia e figura leader in grado di mettere in pratica una tale strategia. E quanta strada può fare un’azienda in queste condizioni? E da quello che si sa il nome del nuovo CEO potrebbe slittare addirittura all’autunno.

    Ma il vero problema che è emerso ormai chiaramente con i dati del Q2 2015, ed in realtà è sempre rimasta in sottofondo, è che Twitter è ormai una piattaforma non per tutti. E questo è evidente, sebbene i più affezionati utenti continuino a negarlo (come me d’altronde). In questo caso è utile una riflessione oggettiva. Twitter ancora risulta a molti di difficile consultazione e a nulla è valsa l’introduzione del “Mentre non c’eri” che di fatto non ha risolto il problema. Per cercare qualcosa di interessante, o comunque le notizie del momento, l’utente deve scrollare in basso diverse volte. Può andare sulla tab “Cerca su Twitter” per verificare gli argomenti più discussi (da mobile) mentre da pc si devono consultare le Tendenze, ma a quanto pare non sembra essere di grande aiuto per la gran parte degli utenti.

    Ed è quindi logico che Twitter a questo punto deve necessariamente puntare sulla qualità piuttosto che sulla quantità, caratteristica che è rimasta valida fino a ieri, ma oggi è necessario voltare pagina. Ormai le notizie su Twitter girano a velocità “in tempo reale” ed è l’unica piattaforma su cui questo accade. Ora serve dare un ordine in termini qualità a tutto questo, per fare in modo che lo stesso utente possa trovare la piattaforma più semplice da consultare.

    La strada in effetti sarebbe già pronta ed è rappresentata da Project Lightning, il nuovo progetto che ha proprio lo scopo di mettere in risalto, catalogati per argomenti, i tweet e le notizie più popolari e condivise. Da qui l’utente avrà un accesso più facilitato sulla piattaforma. Qualcosa si sta cominciando a vedere in queste settimane, anche se ancora mancano notizie certe su quando in effetti questo progetto verrà messo in pratica. Ecco che ci risiamo sul problema della strategia e di una leadership in grado di interpretare e attuare una strategia valida.

    Twitter e l’advertising che ancora non soddisfa

    Mettendo in risalto la qualità in questo modo è evidente che questo può essere utilizzato anche in chiave di advertising, altro anello debole della piattaforma. Come sappiamo, a differenza di Facebook, Twitter non ha altri strumenti su cui puntare per monetizzare e quindi provare a diversificare, no. Twitter è afflitto dal problema tanto semplice quanto basilare e cioè che per impostare qualsiasi tipo di strategia di advertising servono gli utenti, altrimenti tutto resta inutile. E quindi, restando sulla strategia della qualità, anche gli advertiser avrebbero interesse a sfruttare questa opportunità avendo l’occasione di essere presenti lì dove si registra l’interesse degli utenti. E subito dopo innescare strumenti in grado di offrire agli advertiser strumenti per intercettare un pubblico sempre più interessato. Qualcosa in questo senso comincia ad intravedersi, ma resta sempre legato al “limbo” proprio perchè la crescita della base utenti è quasi pari a zero.

    Twitter ed un’eventuale acquisizione. Da Google?

    Detto questo, alcune considerazioni su un eventuale acquisizione bisogna farle. Perchè se Twitter non ha la forza di trovare la soluzione al suo interno, allora un possibile scenario (e nemmeno tanto lontano) resta che la società possa essere acquisita da un’altra. E chi potrebbe essere se non Google? Il nome della società di Mountain View è quello che ormai circola insistentemente negli ambienti, anche se in effetti non vi ancora nulla di concreto. Ma come possibile scenario potrebbe essere conveniente sia per Twitter che per Google stessa.

    Prima di tutto perchè uno dei punti deboli di Google continua ad essere ancora quello relativo ai Social Media. Google+ non è riuscito ad imporsi come doveva, l’idea di un’integrazione forzosa con YouTube ad esempio non ha funzionato molto, tra le proteste degli stessi utenti oltre che dello stesso fondatore della piattaforma video che un giorno disse “Google fa schifo”.

    E quindi, se il video è il vero contenuto su cui investire e se è vero che il live streaming (altro punto debole di Google) è la modalità del momento, ecco che acquisendo Twitter Google potrebbe risolvere in un solo colpo i due suoi punti deboli. Il live streaming di Twitter è ovviamente garantito da Periscope che ad oggi conta 10 milioni di utenti. Periscope stessa in questa fase, sin dal lancio avvenuto a marzo di quest’anno, non è stato adeguatamente sostenuto, proprio perchè manca una strategia (e ritorniamo sempre al punto di partenza). Pensate ad un’integrazione YouTube con Twitter e vedere i propri tweet su un contenuto video visualizzati all’interno della stessa pagina del contenuto, non sarebbe male.

    Insomma, Twitter deve cambiare e subito. Serve una strategia immediata e questa può essere solo individuata nel rendere più facile l’utilizzo della piattaforma puntando tutto sulla qualità dei contenuti, ossia puntando a rendere visibili e facilmente rintracciabili i contenuti davvero rilevanti. E’ ora di puntare sulla qualità e subito, di tempo se ne è perso ormai tanto e non ne resta poi tanto

  • Le Qualità che servono per essere un bravo Blogger

    Le Qualità che servono per essere un bravo Blogger

    Quelle che leggerete in questo post sono solo alcune delle qualità che servono per essere un bravo blogger. Spesso ci si lascia prendere dall’entusiasmo pensando al facile risultato, ma per emergere il lavoro è duro e costante nel tempo. Passione, Metodo e Determinazione non devono mai mancare

    Spesso mi si chiede “ma come si fa a diventare un bravo blogger?”, oppure “In quanto tempo posso ottenere ottimi risultati?“. Bene per rispondere a queste ed ad altre domande simili, è forse il caso di delineare quelle che possono essere alcune delle qualità per essere un bravo blogger. Molto spesso vedo naufragare progetti solo perchè i risultati non sono arrivati in poco tempo (pochi mesi o addirittura poche settimane), non è così che funziona. Aprire un blog oggi è sicuramente importante per costruire al meglio il proprio percorso di “Personal Branding”, per il fatto che questo è lo strumento principe attraverso il quale si può costruire un insieme di contenuti per tema che ci permettono di presentarci meglio e di specificare meglio le nostre competenze e conoscenze. E poi è rintracciabile nel tempo, cosa affatto non da poco. Nella mia esperienza ho elaborato alcuni accorgimenti che possono essere utili per essere davvero un bravo blogger, prima di tutto serve quello che io di solito chiamo il “Fattore PMD“, lo so è poco musicale, ma sta per Passione, Metodo e Determinazione.

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    Senza Passione non si può essere Blogger e questo vale in qualsiasi campo voi vogliate agire; se non si ha un Metodo, allora si rischia di procedere a tentativi disperdendo risorse; e poi serve molta Determinazione, perchè la strada è lunga, ma il risultato alla fine di questa è certo.

    Ma ci sono altra qualità che servono per essere un bravo blogger e proviamo a vederle insieme:

    Una volta presa la decisione di aprire un blog, serve assolutamente specificare bene l’argomento che volete trattare, allora serve “essere precisi” e se possibile scegliere un argomento di nicchia, vi aiuterà molto. Vi capiterà di sicuro qualche notte insonne per scegliere il tema giusto, forse anche più di una, ma non vi preoccupate. Guardate alle vostre passioni, a ciò che davvero vi interessa davvero e vedrete che riuscirete a trovare il vostro argomento.

    Una volta scelto l’argomento che volete trattare, vi trovate di fronte la strada della creazione dei contenuti. Allora avete due modi per affrontare questo primo vero ostacolo: 1 – dotarvi di un piano editoriale che possa darvi il sentiero da seguire, sempre; 2 – se vi sentite intrappolati dal primo metodo, allora provate a seguire il vostro istinto, date libertà al vostro scrivere. Vedrete, in questa fase tutto filerà liscio, ma poi dopo un po’ ritornerà forte l’esigenza di dotarvi di un piano editoriale.

    Non è necessario essere professionisti della scrittura per essere un bravo Blogger. Certo, è necessario scrivere bene, questo sì, ma non spaventatevi, date piuttosto sfogo alla vostra voglia di scrivere, il resto verrà da sè e potrete correggere i vostri errore, le vostre imperfezioni strada facendo.

    Una volta che avete iniziato e avete intrapreso il vostro cammino, non dimenticate di guardarvi indietro ogni tanto, vi servirà per capire quello che state facendo e di aggiustare meglio il tiro del modo in cui state comunicando. E continuate sempre a scrivere, questo non deve mancare mai.

    Ricordatevi di mostrare sempre chi siete, la vostra genuinità, il vostro essere osservatori della realtà, il vostro essere obiettivi. Scrivete i vostri contenuti trasmettendo valore, informazioni, conoscenza. Cercate di attrarre i vostri lettori mostrando davvero chi siete, senza costruire inutili e dannosi orpelli.

    Infine, cercate davvero di capire cosa vuole la vostra Community. Un bravo blogger sa costruire attorno alla sua attività una propria community, ossia una rete di utenti che sono interessati a ciò che scrive. Bene, fate anche lo sforzo di andare incontro a ciò che vogliono i vostri lettori. Quindi, seguite le tendenze del tema che avete deciso di trattare all’interno del vostro blog, cercate di essere “sempre sul pezzo”, offrite dati freschi, numeri, se servono. In altre parole, dovrete diventare il punto di riferimento della vostra community. 

    So che non è facile, ma queste qualità servono per essere un bravo blogger. Avendo però coscienza che i risultati non arriveranno subito, ci vorrà del tempo, la strada sarà lunga e insidiosa. Vi capiterà molte volte di chiedervi se siete sulla strada giusta e di voler abbandonare tutto. Ma voi continuerete, perchè siete determinati a farlo. E i risultati arriveranno.

  • Social Media nel 2014, ritorno alle relazioni [Infografica]

    Social Media nel 2014, ritorno alle relazioni [Infografica]

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    Come ci comporteremo nel 2014 sui Social Media? E’ questa la domanda che sta alla base del sondaggio che Heart+Mind Strategies ha condotto negli Usa. Il 72% degli intervistati sostiene che nel 2014 userà i Social Media per costruire e mantenere relazioni. Quindi meno attenzione alle attività superflue

    Ora che le feste sono passate (sperando davvero che le abbiate trascorse bene), ora che anche l’ultimo panettone è stato scartato e mangiato, è il caso di riprendere i nostri ritmi di tutti i giorni e quindi di tornare a parlare dei nostri argomenti con voi, anche in questo 2014. E proprio a proposito di nuovo anno e argomenti che siamo soliti trattare, Social Media per l’appunto, oggi vi vogliamo parlare di questo recente sondaggio che Heart+Mind Strategies, agenzia di comunicazione americana, ha condotto tra il 12 e il 15 Dicembre 2013, sulla base di 1.013 persone (501 uomini e 512 donne) di età superiore ai 18 anni. Scopo del sondaggio era capire come gli utenti che usano i Social Media si comporteranno nel 2014. Tenuto conto della recente ricerca di Pew Research che a fine anno ha pubblicato dati secondo cui il 73% degli utenti internet americano usa i Social media, questo sondaggio risulta ancora più interessante. E anche se  non interessa strettamente noi italiani, crediamo che sia utile comunque conoscerlo insieme.

    Il sondaggio mette in evidenza che il 72% degli intervistati ha deciso che nel 2014 userà i Social Media in maniera diversa, ma come? Semplicemente ritornando alle origini, alle origini di quello che era il senso vero dei social network, ossia mantenere e costruire nuove relazioni tra persone. Forse vi potrebbe apparire banale, ma riflettendoci non lo è. E se con l’aiuto dell’infografica guardiamo meglio le risposte alle domande poste dal sondaggio, allora il tutto diventa più lineare anche con qualche sorpresa.

    Quindi, le prime tre cose che gli utenti Social Media intervistati voglio fare sono:

    • restare in contatto con la famiglia (56%);
    • restare in contatto con amici (55 %);
    • riallacciare rapporti con vecchi amici con cui negli anni si sono persi i contatti (32%).

    Risposte che come detto prima potrebbero apparire banali, ma viste nell’ottica in cui i Social Media si sono evoluti negli anni introducendo sempre nuove attività che alla fine finiscono per distrarre e distogliere quasi l’attenzione rispetto a quello che è lo scopo per cui i social network sono nati, ossia mettere e mantenere in contatto le persone.

    Dopo le cose che voglio fare, ecco le cinque cose che gli utenti Social Media vogliono fare meno nel 2014:

    • leggere i commenti di celebrità, sportivi o politici (38%);
    • trovare il proprio partner (30%);
    • perdere tempo (27%);
    • leggere i commenti di aziende o brand (26%);
    • controllare o raccogliere informazioni sugli altri (22%).

    Di conseguenza, nel 2014, le persone hanno forse intenzione a curare la propria intimità, le proprie relazioni dirette, curandosi meno di tutto il resto, di quel “rumore” di cui si parlava all’inizio che spesso diventa anche assordante. E sempre richiamandoci allo studio di Pew Research da cui è venuto fuori che il 73% degli utenti americano usa i Social Media, di cui il 42% usa due o più tra Facebook, LinkedIn, Pinterest, Twitter e Instagram, questo sondaggio non ci dice che gli utenti intervistato useranno meno i Social Media nel 2014, ma li useranno meglio, ritornando un po’ alle origini. Più qualità nelle relazioni che non quantità rumorosa.

    Da questo sondaggio è utile comunque fare qualche considerazione dal lato business, rivolto alle aziende che usano i Social Media e che nel 2014 vorranno farlo ancora meglio. L’insegnamento principale è quindi quello di fare attenzione alla qualità con cui utilizzate questi strumenti, meglio dunque dotarsi di una strategia orientata a questo obiettivo rispetto a tante attività che forse potrebbe rivelarsi poco produttive se non proprio inutili. Quindi, val la pena di:

    • concentrarsi sulla qualità delle vostre conversazioni: gli utenti tenderanno ad eliminare il superfluo, di conseguenza non serve tempestare di post o di tweets, meglio crearne di meno ma di qualità;
    • concentrarsi sulle relazioni: aiutare quindi i vostri interlocutori ad usare i social media per ottenere ciò che vogliono, ossia mantenere e costruire le proprie relazioni. E questo è possibile anche comunicando al meglio, dal punto di vista della qualità, i vostri prodotti o servizi.

    Siamo sicuri che questo sondaggio abbia suscitato già molto la vostra curiosità e la vostra attenzione e noi siamo davvero interessati a conoscere il vostro parere, le vostre opinioni. Anche perchè il sondaggio ci dice che tra quello che voglio i “millennials” e i “social media addicted” da questo 2014 non c’è molta differenza nelle risposte, se non nell’ordine delle stesse.

    Allora voi che ne pensate?

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  • Red Bull Media House, nuova collezione video su Getty Images

    Red Bull Media House, nuova collezione video su Getty Images

    Getty Images Images lancia la collezione “Red Bull Media House”. La nuova collezione propone contenuti video dagli angoli più estremi del pianeta. E sono davvero straordinari

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  • Qual è stato il mentore di Cindy Crawford? #IlMioMentore

    Qual è stato il mentore di Cindy Crawford? #IlMioMentore

    Cindy Crawford è sicuramente uno dei personaggi più famosi al mondo. È passata dal mondo della moda e della bellezza all’arena del giornalismo televisivo come presentatrice di House of Style su MTV per sei anni. E’ stata anche attrice e scrittrice. Nata e cresciuta nell’Illinois, la Crawford è diventata una delle modelle di maggiore successo di tutti i tempi. Ora madre di due bambini, si divide tra New York e Los Angeles. Ma chi è stato il suo mentore? Ce lo racconta in questo testo che pubblichiamo, tratto da “The Person Who Changed My LiFe” di Matilda Raffa Cuomo, Presidente Onorario di Mentoring USA/Italia Onlus

    Cindy Crawford #IlMioMentorePer tutta la vita ho avuto la grazia di incontrare persone che mi hanno consentito di crescere e svilupparmi come persona. Prima e più importante, mia madre mi ha sempre dato amore e sostegno incondizionati. Ha sempre avuto una grande fiducia in me e con la forza interiore del suo carattere mi ha sfidata a realizzare i miei sogni. Anche durante il suo divorzio da mio padre, ha conservato una visione positiva della vita. Mi spiegava che quando cerchi di fare il tuo meglio, non c’è fallimento: “Puoi sempre ritornare a casa. Il fallimento è quando non ci provi affatto”. Anche mio padre ha avuto una grande influenza su di me. Mi ha invogliata ad essere ambiziosa e a sviluppare l’amore per la conoscenza. Mi ha anche sfidata e mi ha costantemente ricordato che le ragazze possono realizzare molto, molto di più dei maschi.  (altro…)

  • Con Cool To Call fai il test drive della nuova Peugeot 208

    Con Cool To Call fai il test drive della nuova Peugeot 208

    Un pò di tempo fa vi avevamo parlato di Groupon che aveva adottato la funzionalità di Cool To Call all’interno della fanpage su Facebook collegato al servizio clienti. Oggi vi parliamo di un nuovo modo di usare Cool To Call, quello adottato da Peugeot. Infatti da oggi basta una telefonata da computer tramite l’applicazione firmata Cool per testare la nuova Peugeot 208. Vediamo come funziona

    Peugeot-208-Cool-To-Call

    Cool to Call, la piattaforma telefonica che dà voce alle aziende sul Web è stata scelta da Peugeot per offrire un servizio semplice, innovativo e gratuito a tutti coloro che vogliono prenotare il test drive della nuova Peugeot 208. Accedendo al sito http://www.nuova208.peugeot.it/  con un solo clic si può prenotare telefonicamente il test drive dal  computer, comodamente da casa, dall’ufficio o dall’università. Gli utenti potranno parlare direttamente online con l’azienda e richiedere tutti i dettagli e le informazioni del test drive oltre che procedere con la prenotazione. (altro…)

  • Il contributo di Viviana Musumeci [Il Mio Mentore]

    Il contributo di Viviana Musumeci [Il Mio Mentore]

    Comincia oggi l’iniziativa di Mentoring Usa Italia Onlus, “Cambia la vita di un bambino”, iniziativa che si pone l’obiettivo di prevenire l’abbandono scolastico, l’abuso di droga, binge drinking e violenza negli stadi per 1000 minori a rischio. All’iniziativa partecipano tante personalità della rete, giornalisti e blogger, che racconteranno la propria esperienza col proprio mentore. Il primo contributo è quello di Viviana Musumeci, giornalista e direttore di VM-MAG

    Cambia la vita di un bambino - sms 45507Il mio mentore è il mio ex capo redattore. Quando giunsi per la prima volta, a dire il vero con le idee un po’ confuse, al primo giornale con cui ho poi iniziato a lavorare come giornalista, all’inizio, in realtà, mi occupavo di altro. La scrittura mi piaceva, ma non osavo dichiarare apertamente a me stessa questa passione e pensare che meritassi di poterla trasformare in un lavoro perché non mi sentivo all’altezza, così per non deludermi ho iniziato a scrivere senza farmi pagare, pensando che così mi sarei allenata e magari mi sarei migliorata. Il mio ex capo redattore a un certo punto aveva bisogno di una photo editor e così mi propose di lavorare al suo settimanale potendo, contemporanemente, scrivere dei pezzi ogni tanto senza impegno. E così per un paio di anni ho lavorato sia alla ricerca iconografica, sia scrivendo articoli e interviste. (altro…)

  • Le 5 W di Viadeo, consigli su come ricevere e dare referenze sui profili

    Le 5 W di Viadeo, consigli su come ricevere e dare referenze sui profili

    Come vi abbiamo già informato, Viadeo di recente ha aggiunto una nuova e interessante funzionalità sui profili, cioè la possibilità di dare e ricevere delle referenze. Oggi con le “5 W”, What, Why, Who, When, Where, vediamo qualche utile consiglio su come fare per aumentare il valore del proprio profilo sui social network professionali e aumentare le opportunità di visibilità

    Viadeo nuovi profiliSecondo uno studio commissionato da Viadeo, il social network professionale con oltre 45 milioni di utenti nel mondo e 1,5 milioni in Italia, rivela che il 64% dei recruiter consulta i profili dei candidati sui social network, anche se, come abbiamo visto oggi da un altro studio, i numeri sono un pò più bassi. Comunque sia, non basta, quindi, avere un profilo sempre aggiornato: specialmente sui social network professionali, è indispensabile differenziarsi. Le referenze, scritte da colleghi, superiori o da persone che conoscono e riconoscono la professionalità e le competenze di un candidato possono fare la differenza. Ecco quindi le “5 W” di Viadeo, consigli su come ricevere e fornire referenze, valorizzando maggiormente il proprio profilo sui social network professionali e la Netiquette su come richiederle: (altro…)

  • 15 broadcaster europei scelgono Akamai per lo streaming delle Olimpiadi 2012

    15 broadcaster europei scelgono Akamai per lo streaming delle Olimpiadi 2012

    Le Olimpiadi 2012 ormai sono alle porte e 15 broadcaster europei scelgono Akamai per lo streaming dei Giochi Olimpici online. Akamai supporterà l’erogazione live e on-demand delle numerose sessioni di gara: oltre un miliardo di utenti attesi su smartphone e tablet

    AkamaiAkamai Technologies, Inc. (quotata in borsa a Wall Street, NASDAQ: AKAM) la principale piattaforma cloud che consente di offrire agli utenti un’esperienza online sicura e a elevate prestazioni, in qualunque parte del mondo e su ogni dispositivo, supporterà 15 tra i maggiori broadcaster europei – tra cui RTVE, in Spagna – in occasione dei trentesimi Giochi Olimpici. Attraverso l’Akamai Intelligent Platform, la piattaforma altamente distribuita che gestisce fino al 30% del traffico web globale, Akamai si occuperà di garantire una perfetta fruizione live e on-demand delle numerose sessioni di gara previste. Proprio il web sarà il protagonista delle prossime Olimpiadi: secondo un’indagine eMarketer, oltre un miliardo di spettatori si prepara infatti a seguire i Giochi su dispositivi digitali – PC, smartphone e tablet – un dato che non sorprende, se consideriamo la progressiva migrazione di contenuti video su piattaforme online e il conseguente boom delle web TV. Ancor più forte sarà l’impatto dei social network, su cui miliardi di utenti animeranno il dibattito olimpico, commentando le gare e aggiornandosi sul medagliere in tempo reale. (altro…)