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  • Il ruolo dei Social Media nella società, tra libertà di parola e regole

    Il ruolo dei Social Media nella società, tra libertà di parola e regole

    La sospensione di Donald Trump da Facebook e da Twitter, e non solo, ha acceso un grande dibattito sul ruolo dei social media. Abbiamo chiesto un parere ad esperti che ci hanno offerto il proprio punto di vista, come: Vincenzo Cosenza, Vera Gheno, Stefano Epifani, Veronica Gentili, Ernesto Belisario.

    La sospensione di Donald Trump, 45° presidente degli Stati Uniti d’America ormai a fine mandato, da Facebook e da Twitter, ma non solo, ha acceso il dibattito sul grande tema che avvolge le piattaforme social media, dopo i gravi fatti di Capitol Hill. E cioè: si tratta di piattaforme pubbliche o private? Possono davvero arrivare a mettere a tacere il presidente Usa, al limite della censura? Sono allora degli editori?

    Tutte domande, lecite, che ormai si ripetono da giorni senza, tuttavia, aver ricevuto delle risposte esaustive. Si tratta della prima volta che un personaggio così rilevante viene sospeso da tutte le piattaforme. Già, perché si continua a discutere di Facebook e Twitter, le prime a prendere una posizione netta, in realtà la lista è lunghissima e coinvolge anche Pinterest, YouTube, Shopify, Twitch e via discorrendo, con molte altre come TikTok o Snpachat che hanno rimosso video di Trump.

    trump banned sullivan getty images

    Ricordiamo sempre che stiamo parlando di piattaforme gestite da aziende private che perseguono scopo di lucro con la vendita della pubblicità. E sono anche quotate in borsa, come Facebook o Twitter. Questo per dire che, in gioco ci sono, enormi interessi economici, basti pensare alle decine di milioni di dollari in pubblicità a cui ha rinunciato Facebook sospendendo l’account del presidente. Ma c’è in gioco anche la libertà di parola, principio nobile a cui tutte le piattaforme si richiamano, attorno al quale hanno costruito un insieme di regole da rispettare, nelle rispettive piattaforme, sempre tenendo conto delle regole vigenti.

    Insomma, si tratta di un problema enorme che non può essere risolto nel giro di poco tempo e che, comunque la si pensi, questo costituisce un precedente.

    Come sempre in questi casi, ci piace sentire la voce di chi ci può aiutare a vedere il problema da angolazioni diverse, in modo tale da far emergere diverse sfaccettature. E per questo, in questa nostra tavola rotonda, abbiamo voluto coinvolgere personalità ed esperti che ci offrono il loro punto di vista, prezioso, per noi, e speriamo anche per voi, per formularci una opinione quanto più oggettiva possibile.

    E cominciamo con Vincenzo Cosenza, social media analyst tra i più esperti al mondo che da poco ha pubblicato “Marketing Aumentato“, che pone il tema della regolamentazione:

    vincenzo cosenzaÈ la prima volta che viene estromesso un presidente degli USA, anche se a pochi giorni dall’uscita. In questo senso si tratta di decisioni poco coraggiose e un po’ furbe, che rispondono più a logiche contingenti che di interesse pubblico (altrimenti avrebbero dovuto agire prima).
    Ora si aprirà un dibattito sul potere di queste aziende e su possibili regolamentazioni esterne. Facebook sta cercando di correre ai ripari attraverso la nomina preventiva di un suo “oversight board”, ma credo che si arriverà a qualche forma di regolamentazione, almeno in Europa“.

    Vera Gheno, sociolinguista tra le più esperte in Italia:

    A riguardo, questi sono i miei pensieri:

    vera gheno1) Le policy delle piattaforme sono molto grossolane per forza di cose, particolarmente per quanto riguarda lo hate speech. Per esempio, bloccano a livello lessicale senza tenere conto di contesto, intenzioni comunicative e interlocutori; se ricevono una marea di segnalazioni, prima bloccano e poi casomai controllano. 2) Il sistema dice di essere democratico, ma non lo è affatto: un po’ come per l’esperienza che ho avuto con la branca italiana di una nota enciclopedia condivisa, c’è chi fa il bello e il brutto tempo, altro che democrazia. In realtà, la stessa difficoltà che c’è nell’arrivare a parlare con qualcuno del customer care secondo me la dice lunga di come questi contesti abbiano al loro interno una ben precisa piramide del potere. Insomma, sui social non siamo tutti uguali. 3) Trovo comico che queste misure siano arrivate adesso, quando il Titanic sta affondando, anche se concedo loro – soprattutto a Twitter – che già da mesi mettevano gli avvisi ai messaggi di Trump in caso di tweet particolarmente impresentabili. 4) Anche io sono spaventata dal fatto che la decisione di cosa far vedere e cosa no dipenda dalle superpotenze della rete, ma del resto, cosa ci aspettavamo? Rimango dell’idea che sia ora di educare seriamente all’uso della rete, perché non sarà vietando e nascondendo che ci sbarazzeremo dei complottismi vari e assortiti. Del resto, abbiamo permesso che si creassero queste superpotenze della rete (forse perché i governi hanno continuato a pensare ai social come un giochetto per lungo tempo); ora è oggettivamente un po’ difficile intervenire. 5) Mi rimane un interrogativo in testa: io sono felice che abbiano bloccato Trump perché lo giudico insopportabile e pericoloso, ma non so se sia la strada giusta per vincere i Trump del mondo. La verità è che chi si ritiene dalla parte dei “giusti” tende, da molto tempo, a minimizzare l’intelligenza o le azioni degli “altri”. Anche oggi, mille post per prendere in giro il tizio con il copricapo con le corna o quello ricoperto di pelliccia. Non ci si rende conto che questo disprezzo non fa che peggiorare la situazione e aumentare il rift tra il presunto “noi” e il presunto “loro”? Chi si definisce progressista o di sinistra non può pensare che abbandonare “gli scemi” possa essere una reale soluzione, almeno non rimanendo in democrazia”.

    Stefano Epifani, docente alla Sapienza di Roma, fondatore di Tech Economy 2030 e presidente del Digital Transformation Institute, che pone al centro di tutto la politica “grande assente”:

    stefano epifani“Sto vedendo una gigantesca confusione tra merito e metodo e distorsioni che non giovano al dibattito, anche da parte di professionisti che di questo si occupano, o dovrebbero occuparsi. Il punto non è se sia stato giusto o sbagliato bloccare Trump, ma il processo che ha portato a questa decisione. Dare ai Social Media la responsabilità di decidere chi bannare e chi no vuol dire conferire loro ulteriore potere, e responsabilità che se non è detto che vogliano (Zuckerberg lo ha sottolineato diverse volte) è certo che non devono avere. È troppo facile far riferimento ai TOS dimenticandosi che i TOS devono comunque essere subordinati alla normativa, e la normativa dipende dalla natura degli strumenti, in un contesto -oltretutto – in cui questa natura sta cambiando. Rispetto a questo punto il grande assente è stata la politica, che avrebbe dovuto occuparsi di questi anni già da anni. Non c’è più tempo per rimandare: occuparsene vuol dire capire cosa vogliamo che rappresentino le piattaforme rispetto a modelli di sostenibilità sociale ed economica verso le quali traghettare la nostra società. È impressionante come non ci si renda conto del fatto che quella che potrebbe anche sembrare una buona notizia è il primo passo verso un imperialismo di piattaforma che produrrà molti più danni di quelli che potrebbe risolvere. Oggi la decisione secondo molti è indubbia: ma cosa fare dei casi dubbi? E dei margini interpretativi? E quali le conseguenze di possibili errori? Di buono c’è che – se sapremo coglierla – questo fatto ci da l’opportunità per non poter più rimandare la discussione su un tema di importanza fondamentale. Ignorare la sostanza del problema e guardare al risultato immediato vorrà dire porre le basi di un problema che sarà davvero molto complesso da risolvere”.

    Proseguiamo il nostro giro con Veronica Gentili, esperta proprio di Facebook e del Social Media Marketing in generale, il suo ultimo libro è “Professione Social Media Manager“, che ci porta il suo punto vista su questo tema:

    veronica gentili“Penso che siamo di fronte a una di serie di azioni intraprese da parte di piattaforme private a seguito della palese violazione delle normative delle stesse. Ovvio che ci pone davanti a una serie di quesiti molto importanti che impongono sia una riflessione che un piano di azione: fin dove si possono spingere i privati nel “silenziare” chi si esprime negli spazi pubblici odierni? Dove finisce l’applicazione delle regole e inizia un vero e proprio meccanismo di censura? Aggiungo che non vedo conseguenze per quanto riguarda il Social Media Marketing, Facebook agisce già in questo modo, spesso blocca account e campagne senza una reale motivazione. L’unica possibilità è che irrigidiscano ancora di più le norme in materia politica, quindi chi tratta questi temi dovrà gestirsi con ancora più restrizioni”.

    E chiudiamo il nostro giro di tavolo con Ernesto Belisario, avvocato e uno dei massimi esperti in Italia di diritto delle tecnologie, che si spinge a riflettere sul ruolo che le piattaforme social media hanno nella nostra società:

    ernesto belisarioLa decisione di “deplatforming” del Presidente USA rappresenta sicuramente un passaggio di svolta nelle discussioni, aperte da anni, sul ruolo delle piattaforme nel dibattito pubblico, nel confronto politico e nelle campagne elettorali.
    È un tema complesso che deve essere affrontato partendo da un presupposto: i social media, oggi, sono piattaforme completamente private che si autoregolano. Decidono autonomamente quali sono le regole che gli utenti devono rispettare nell’uso del servizio. Decidono, con ampia discrezionalità e poca trasparenza, come (e quando) fare rispettare le regole che si sono dati autonomamente.
    In questo quadro, la decisione di bannare Trump appare coerente con le policy dei social, contrarie all’incitamento all’odio e alla disinformazione. Anzi, semmai sembrano tardive visto che al Presidente USA sono stati negli anni consentiti comportamenti che non sarebbero stati tollerati da parte di qualsiasi altro utente.
    Il tema su cui confrontarci è quindi il seguente: è giusto che piattaforme – che ormai erogano un servizio pubblico – siano totalmente libere di autoregolarsi? Credo che la stessa decisione di deplatforming testimoni la consapevolezza che i social media hanno del loro ruolo nella società (e in quello che è accaduto a Capitol Hill).
    A mio avviso è necessario che i legislatori lavorino a una regolamentazione delle piattaforme che – lungi dal prevedere filtri (che si trasformerebbero in censura preventiva) – imponga trasparenza su criteri e decisioni di moderazione, prevedendo tutele per gli utenti, meccanismi di reclamo efficaci contro le decisioni delle piattaforme, vigilanza da parte di autorità nazionali.
    In questo senso, l’Unione Europea – con la proposta di “digital services act” – potrebbe indicare la strada da intraprendere per rispettare i diritti e le libertà fondamentali (come già fatto con il GDPR per la protezione dei dati personali)“.

    Ecco, questo era il nostro tavolo ideale per ragionare su questo grande tema e i pareri espressi ci aiutano a focalizzare meglio il tema. Grazie davvero a questi grandi professionisti per la loro grande professionalità e disponibilità, davvero preziosa.

    E voi che ne pensate?

  • Twitter limiterà le interazioni con tweet di leader politici che infrangono le regole

    Twitter limiterà le interazioni con tweet di leader politici che infrangono le regole

    Lo scorso mese di giugno Twitter aveva reso noto che i tweet di leader politici che vìolano le regole della piattaforma sarebbero stati segnalati e nascosti. A distanza di pochi mesi, Twitter informa che le interazioni con quei tweet saranno limitate.

    L’uso di Twitter da parte di leader politici è sempre più ampio, basta solo citare Donald Trump come esempio per rendere chiaro a tutti il fenomeno. Però, nei mesi scorsi, in molti si sono lamentati del fatto che tweet pubblicati da leader politici, n evidente violazione delle condizioni d’uso della piattaforma, non venissero cancellati. Twitter da questo punto di vista ha cercato di spiegare quale fosse la sua posizione nel corso degli ultimi mesi, e cioè che i tweet da parte di personalità pubbliche, come leader politici, non dovessero essere cancellati. Una posizione poi rivista lo scorso mese di giugno, quando la società guidata da Jack Dorsey, decise di intervenire su un tema molto sentito dagli utenti, decidendo di segnalare e nascondere i tweet in netta violazione delle condizioni di utilizzo.

    Questo breve preambolo per dire che Twitter, anche in vista dei prossimi appuntamenti elettorali in vari paesi, Usa su tutti, ha deciso di intervenire nuovamente per chiarire il fatto che, dopo quella segnalazione dei tweet, l’interazione da parte degli utenti, quindi retweet, like e ripsoste, sarà limitata.

    tweet politici interazioni

    Una decisione che soddisfa a metà, nel senso che il tweet, come già ricordato, che vìola le regole perché incita all’odio, alla violenza o perché è particolarmente offensivo, viene segnalato e nascosto, ma poi basta cliccare su “visualizza” per vederlo per intero. Twitter ha deciso questo intervento, quindi limitando le interazioni, per permettere che ci sia sempre la possibilità di discutere circa il contenuto di quel tweet, ma non vuole che quel contenuto poi possa essere condiviso e diffuso.

    Per essere più chiari, non sarà possibile fare retweet o like, ma sarà possibile comunque citarlo. Una posizione, se vogliamo, più chiara rispetto a quella di qualche mese fa, solo che non soddisfa poi tanto.

    Tanto per fare un esempio, lo scorso anno Twitter decise di non cancellare i tweet di Trump che, in maniera esplicita, in cui il presidente degli Usa dichiarava guerra alla Corea del Nord, mentre, invece, ha fatto cancellare un tweet del leader supremo dell’Iran, l’Ayatollah Seyed Ali Khamenei.

    Twitter, da oggi nasconderà i tweet di personaggi pubblici che vìolano le regole

    In un post Twitter specifica che le personalità politiche non sono considerate super partes, anche i loro account devono rispettare le regole come tutti gli altri utenti, solo che Twitter, in alcuni casi, vuole preservare “l’interesse pubblico” che non deve mai essere negato.

    E questi sono gli ambiti in cui Twitter interviene in maniera coercitiva:

    • Promozione del terrorismo;
    • Minacce chiare e dirette di violenza contro un individuo;
    • Pubblicare informazioni private, come l’indirizzo di casa o un numero di telefono personale non pubblico;
    • Pubblicare o condividere foto o video intimi di qualcuno che sono stati prodotti o distribuiti senza il loro consenso;
    • Impegnarsi in comportamenti relativi allo sfruttamento sessuale dei bambini;
    • Incoraggiare o promuovere l’autolesionismo.

    Insomma, staremo a vedere.

    E voi che ne pensate?

  • Entrano in vigore le nuove regole su Twitter: si rischia la sospensione per Spam

    Entrano in vigore le nuove regole su Twitter: si rischia la sospensione per Spam

    Da oggi entrano in vigore le nuove regole su Twitter e quindi bisognerà prestare molta attenzione su alcuni aspetti. In particolare, bisognerà fare molta attenzione a non pubblicare più contenuti duplicati, menzioni, risposte “su un unico account” oppure creare account duplicati o molto simili. E’ forte il rischio di sospensione per Spam.

    E’ bene che tutti coloro che operano su Twitter, in particolar modo blogger, social media manager, influencer e altri si segnino la data del 23 marzo, perchè da oggi su Twitter le regole cambiano drasticamente. Come sappiamo bene, uno dei grandi vantaggi di Twitter è quello di poter veicolare i propri contenuti in momenti diversi, un modo per agganciare un pubblico sempre più esteso che possa essere interessato a ciò che condividiamo. Un lavoro che farlo manualmente è davvero faticoso. Allora, nella gran parte dei casi, di passa all’operazione di “scheduling“, quindi di programmazione della pubblicazione dei contenuti, facendoci aiutare da app che rendono il tutto molto più semplice.

    Questa è un’operazione che adottano in tanti, blogger e social media manager in primis. In alcuni casi, per rendere il messaggio più condiviso possibile, si passati ad utilizzare lo stesso contenuto, o comunque molto simile, utilizzando uno o più account. Quindi lo stesso contenuto che veniva condiviso da account diversi, in orari e giorni diversi. Utilizzando proprio le app di gestione e programmazione dei contenuti.

    twitter nuove regole account spam

    Bene, fatta questa premessa, doverosa, da oggi tutto questo su Twitter non sarà più possibile, il rischio è la sospensione dell’account per Spam. La regola adesso parla chiaro, infatti nella sezione dedicata proprio allo Spam c’è un punto molto chiaro, questo:

    Ecco alcuni fattori che prendiamo in considerazione per determinare se il comportamento attuato è considerato spam: (…)

    – pubblichi risposte, menzioni o contenuti duplicati (o molto simili) su più account o più aggiornamenti duplicati su un unico account oppure crei account duplicati o molto simili;

    Sembra molto chiaro, se prima Twitter chiudeva un occhio quando si condividevano contenuti anche duplicati sullo stesso account o da account duplicati, da oggi non sarà più possibile. Il rischio di vedersi sospeso l’account per Spam è molto alto. Tra l’altro, qualche giorno fa, il 10 marzo, Twitter ha sospeso per questo motivo decine e decine di account, anche in Italia, anche fino a 48 ore. Badate che stiamo parlando di account che non sono soliti condividere spam, tutt’altro. Il fatto era che l’algoritmo, aggiornato alle nuove regole, “leggeva” e interpretava quel modo di condividere come Spam e, quindi, procedeva alla sospensione.

    Vi è poi un altro punto critico da tenere in considerazione, questo:

    pubblichi più aggiornamenti su un argomento popolare o di tendenza con l’intenzione di sovvertire o manipolare l’argomento per dirottare il traffico o l’attenzione verso account, iniziative, prodotti o servizi non correlati;

    E non manca anche una regole più ferrea per quelli che sono soliti seguire o smettere di seguire account in maniera quasi maniacale, spesso appoggiandosi ad app di terze parti:

    hai seguito e/o smesso di seguire un gran numero di account in un breve lasso di tempo, in particolare avvalendoti di mezzi automatizzati (following o abbandono di follower aggressivo);

    E sono proprio le app di terze parti che in questi giorni stanno allertando gli utenti visto l’importante aggiornamento che da oggi entra in vigore. Parliamo di app come Crowdfire App e simili, come Hooutsuite ad esempio, TweetDeck (l’app di Twitter), ma ci sono anche app che permettono di condividere tweet programmati dal proprio blog (su WordPress) che invitano a fare attenzione, aggiornando l’app alle nuove regole di Twitter.

    Allora, ricapitolando, da oggi, in seguito alle nuove regole di Twitter, non è più consentito pubblicare contenuti identici o sostanzialmente simili su più account. Di conseguenza, tutti i tutti per la gestione dei contenuti non permettono più agli utenti di inviare lo stesso messaggio da più account Twitter.

    Il consiglio, se avete programmato dei contenuti per i prossimi giorni, è quello di cancellare tutti i contenuti identici e tutti i contenuti duplicati da condividere da più account. Fatelo per non rischiare di sospendere l’account Twitter vostro o quello dell’azienda che state seguendo.

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    [L’immagine di copertina è realizzata da @franzrusso, si prega di citare la fonte; qualora i leggimi proprietari dei loghi la reputassero inopportuna, verrà rimossa immediatamente]

  • Twitter spiega meglio le sue regole su odio o spam, ma adesso serve agire

    Twitter spiega meglio le sue regole su odio o spam, ma adesso serve agire

    Uno dei grandi problemi di Twitter è quello di permettere agli utenti di usare la piattaforma in tutta sicurezza. In questo senso, l’azienda guidata da Jack Dorsey ha sentito il bisogno di aggiornare le regole di utilizzo, spiegandole meglio. Tutto bene, ma se no si passa all’azione, le regole, anche spiegate, non servono.

    Come più volte abbiamo ricordato qui sul blog, è che il vero problema di Twitter è quello di consentire agli utenti di poter usare la piattaforma a 140 caratteri (ancora per poco) in tutta sicurezza. La sensazione è che Twitter sia diventato, per certi versi, un luogo dove tutto (o quasi) sia consentito senza che ci sia un intervento chiaro. Eppure le regole ci sono. Ora, nel tentativo di migliorare il senso di sicurezza, Twitter ha aggiornato le regole, un aggiornamento non nella sostanza, ma solo nel tentativo di spiegare meglio le regole. Un aggiornamento sostanziale è stato annunciato per il prossimo 22 novembre.

    twitter regole

    Cosa cambia allora rispetto alle regole in vigore? Nulla, solo che Twitter ci tiene a specificare alcuni aspetti. In tema di comportamento abusivo, quindi illecito e fuori dalle regole, specificando meglio i fattori che individuano tale comportamento. Ora, una volta che un utente viene sospeso per comportamento abusivo, Twitter invierà una mail spiegando quali regole sono state violate, questo perchè in precedenza molti si sono visti sospendere l’account senza una spiegazione. Twitter da adesso in poi considererà il contesto in cui il contenuto è stato generato prima di intervenire, cercando di capire se si tratta di un contenuto generato volutamente, se si tratta di un episodio isolato o se si tratta di un contenuto da considerare degno di nota. E su questo ci sarebbe molto da discutere.

    Ma Twitter prova a chiarire le regole anche facendo alcuni esempi pratici. Twitter interverrà ad esempio anche su espressioni come “grave crimine” o “scene dell’incidente“, più o meno il senso in italiano dovrebbe essere questo. E’ la prima volta che Twitter fa esempi così espliciti.

    Twitter fa chiarezza anche sul tema dell’autolesionismo e sul suicidio, ma fa anche chiarezza in tema di spam, tema molto avvertito dagli utenti. In relazione a questo aspetto, Twitter specifica che si concentrerà, esaminando l’account dopo le segnalazioni, sull’atteggiamento e non solo sul contenuto specifico. In pratica se sei uno che condivide spesso contenuto spam allora sarai soggetto alle regole; se invece il tuo contenuto è considerato ma spam ma non hai un atteggiamento votato alla condivisione di contenuto spazzatura allora è probabile che Twitter non interverrà.

    L’azienda di San Francisco specifica poi meglio le regole in tema di minacce, violenza, contenuti di odio, ma resta sempre, a veder bene, che manca sempre l’azione. Nel senso che, come confermato da Twitter in questa occasione, le regole ci sono, quello che è mancato è l’intervento sanzionatorio. Twitter nel tempo è diventato un luogo dove fare più o meno quello che si vuole senza essere puniti. E questa è una sensazione che hanno tutti, celebrità o meno. Resta questa sensazione di incapacità di intervenire. Pensate, l’assurdo, che gli stessi molestatori su Twitter sono riusciti a far bannare le loro vittime proprio grazie alle regole di Twitter.

    Come sapete, in seguito alla vicenda che riguarda Harvey Weinstein, l’attrice Rose McGowan si è vista sospendere il suo account, senza motivo e senza una spiegazione. Stava usando Twitter per condividere sue informazioni su caso Weinstein. In risposta a questa sospensione è nato #WomenBoycottTwitter, un movimento spontaneo su Twitter che invitava tutte e donne a boicottare Twitter. Un problema enorme per Twitter che adesso è chiamata a risolvere una volta per tutte.

    Va bene spiegare, ma adesso Twitter è arrivata l’ora di agire per davvero, perchè da qui passa anche la crescita degli utenti.

  • Ecco alcune regole per fare un buon Live Tweeting, in modo organico

    Ecco alcune regole per fare un buon Live Tweeting, in modo organico

    Fare Live Tweeting è ancora oggi un’attività utile per far conoscere e raccontare un evento, una conferenza, un brand. Ma esistono alcune semplici, e poche, regole per farlo al meglio, soprattutto per renderla un’attività efficace. Il primo obiettivo è quello di trasmettere Valore finalizzato alla Relazione, in maniera organica.

    So bene che qualcuno di voi si sta chiedendo se, leggendo il titolo, abbia ancora senso fare live tweeting oggi, con tutte le difficoltà in cui versa Twitter. La risposta è assolutamente sì! Soprattutto perché, al di là delle difficoltà in cui versa l’azienda, Twitter è e resta ancora oggi un prezioso strumento per raccontare, informare, trasmettere valore e costruire Relazioni. E quella che abbiamo definito più volte “una finestra sul mondo“. E perché considerare anche un’attività di Live Tweeting? Semplice, perché è questa la migliore attività per raccontare in tempo reale un evento, una conferenza, un brand. Non limitiamoci solo a guardare la base utenti, pensando, perché così è, più ridotta di altre piattaforme. Ma pensiamo anche che su Twitter ogni mese arrivano quasi 1 miliardo di persone perché attratte dai contenuti. Certo, poi i loggati, ossia gli utenti effettivamente registrati sono 319 milioni, ma pensiamo invece all’audience organica che possiamo raggiungere utilizzano Twitter per il racconto live.

    Ecco, oggi voglio parlare di questa particolare attività perché ormai me ne occupo da qualche anno, prima di tutto perché mi piace, così come mi piace Twitter, strumento che mi ha permesso meglio di costruire la mia identità digitale, dopo il blog. E il live tweeting è una delle attività a cui mi dedico con costanza ormai da tempo. Ebbene, sapendo che è un’attività in cui spesso ci si improvvisa, o, anche, la si affronta pensando che sia ala portata di tutti, vi dico che non è così. Fare Live Tweeting, così come per qualsiasi altra attività, non è per tutti e non tutti lo sanno fare in maniera adeguata. Serve molta capacità di sintesi, velocità nel trasmettere e veicolare concetti e pensieri in pochi caratteri, serve molta attenzione per non sbagliare, al fine di non dare l’idea che l’attività sia di scarsa qualità.

    twitter live tweeting regole

    Ma oggi ve ne voglio parlare perché l’impressione che si ha, ogni qual volta che si parla di Live Tweeting, è quella di fare una gara a chi va prima in trending topic, gli hashtag più twittati che si aggiornano sulla piattaforma. Riconosco, e lo sottolineo, che riuscire a portare il proprio argomento dia grande visibilità al proprio racconto, allo scopo di attrarre altri utenti potenzialmente interessati, ma non deve essere questo il primo obiettivo da raggiungere “ad ogni costo”. Il primo obiettivo all’interno di una strategia di comunicazione che preveda anche un’attività di live tweeting è trasmettere contenuti che diano Valore e siano in grado di costruire Relazioni. Tutto qua.

    Allora vediamo di fissare al cune semplici regole tra cosa fare e, soprattutto, cosa non fare.

    • Prima di tutto, scegliere un hashtag che sia breve e chiaro, che faccia capire subito di che cosa si vuole parlare. So che non è facile e questa è una delle prime difficoltà da superare, ma una volta trovato, questa è già un grande risultato.
    • Costruire il team che porterà avanti l’attività considerando anche il coinvolgimento di influencer, ossia quegli utenti che sono capaci e coinvolgenti in quella data materia.
    • Comunicare  e fare conoscere l’evento nei giorni precedenti, usando l’hashtag scelto. Questa attività è necessaria per attirare i vostri utenti che di solito vi seguono e per attirarne di nuovi. Promuovetelo anche su altre piattaforme.
    • Durante il live tweeting è necessario ricordarsi di fare un racconto live di quello che sta accadendo. Introdurre le proprie opinioni è utile, ma differenziatele dal racconto.
    • Fare attenzione allo spamming. Twitter, una volta notato una forma di attività irregolare da un account, è anche la velocità con cui si scrive può esserlo, può anche sospendere l’account. Quindi fate molta attenzione.
    • Inserite per ogni tweet un’immagine, questa è una regola non basilare ma sicuramente consigliata. Prima di tutto per dare ancora più capacità di coinvolgimento al vostro contenuto. Da poco le immagini non concorrono più alla composizione del tweet facendovi risparmiare caratteri. E poi perché in un’immagine potete taggare fino a 10 utenti. Badata che la scelta dei 10 utenti non deve essere fatta a caso, pena l’accusa di essere spammer, ma scegliete gli utenti che secondo voi sono potenzialmente interessati al tema e che potrebbero darvi una mano a far conoscere l’evento che state raccontando. Questa è una regola che funziona sempre. Buona norma è di solito avvisare prima quegli utenti che sapete essere interessati ma che non conoscete direttamente, perché vedersi citati in tanti tweet di seguito per alcuni non è proprio il massimo.
    • Come detto, essere in trending topic è molto utile per dare visibilità al proprio evento, ma non deve essere il primo vero obiettivo. Certo, fa piacere quando questo accade, ma se riuscite  a trasmettere valore e ad ottenere interazioni di qualità che possono dare vita a Relazioni anche senza il trending topic, sappiate che l’obiettivo è stato raggiunto.
    • Dovete sapere che esiste un numero per entrare in trending topic, deve quindi verificarsi una massa di contenuto costante e continuativa su quell’hashtag per poi entrare in trending topic. Il difficile poi è entrare nei primi 10 se avete poco tempo a disposizione.
    • Sappiate che per alcuni andare in trending topic è quasi come una gara di 100 metri, vince chi arriva prima, chi è quindi più veloce. Ma vince chi è più veloce a trasmettere valore e a costruire relazioni. Se l’obiettivo, come spesso accade purtroppo, è quello di andare in trending topic usando tool impostati su quell’hashtag in modo tale che tre/quattro utenti facciano in automatico retweet a tutti coloro che twittano in quel momento, nel medesimo secondo (senza per altro essere presenti all’evento), ecco che state vincendo col doping. State quindi invalidando la vostra gara, solo per ottenere una visibilità effimera che no vi porterà la benché minima interazione o relazione. Caso concreto: mi è capitato di recente i osservare alcuni hashtag legati a degli eventi e twittare in alcuni casi, in pochi secondi i miei contenuti erano retwittati sempre dai medesimi utenti, tutti rigorosamente “non presenti” all’evento. Notavo che lo stesso accadeva anche con tutti gli tweet. Quei tre o quattro utenti usavano un tool che faceva RTs automatici su quell’hashtag al fine di figurare come tra gli utenti più attivi (vale anche il retweet) e per fare andare l’hashtag primo in trending topic. Non mi pare ci sia nulla di organico, ma solo un automatismo che non porta valore.
    • E quindi, ricordare che tutta l’attività deve essere monitorata e analizzata con dei tool specifici che vi permettono di estrarre tutti i risultati in modo tale da verificare se avete ottenuto i risultati sperati. Questa è un’attività che non deve assolutamente mancare.

    Mi rendo conto che mi sono dilungato molto e che ci sia bisogno di ritornare sul tema, magari specificando meglio tutte le fasi. Qui ho voluto solo fissare alcune regole di base per lasciare arrivare il messaggio che il live tweeting deve essere fatto da persone che hanno determinate caratteristiche e deve essere fatto, soprattutto, in maniera organica.

    E voi che ne pensate?

  • Social Media, ecco le 36 Regole [Infografica]

    Social Media, ecco le 36 Regole [Infografica]

    Spesso abbiamo affrontato l’argomento dal punto di vista di quali regole possano essere utili per gestire la propria immagine sui Social Media e sappiamo che ne esistono di alcune basilari. Ma Fast Company sta invitando i propri lettori ad indicare quali siano quelle fondamentali ed ecco quelle raccolte finora in questa infografica, ben 36

    Quante volte ci si chiede quali siano i passaggi da seguire per approcciare e soprattutto gestire la propria immagine attraverso una strategia di comunicazione sui Social Media. Un pò di tempo fa avevamo provato a tracciare un percorso da ritenersi fondamentale, i primi passi da fare per muoversi all’interno dei Social Media. Un argomento che comunque abbiamo sempre seguito con interesse, soffermandoci spesso su singoli approcci che messi insieme possono essere raccolti all’interno del capitolo “Le Regole dei Social Media“. Proprio alcuni di queste si trovano raccolte in questa infografica che vi presentiamo oggi, pubblicata sul numero della versione cartacea di settembre della celebre rivista, che colleziona 36 Regole per muoversi nei Social Media, un’iniziativa di Fast Company che sta chiedendo da qualche mese ai propri lettori di indicare quali siano le regole da seguire.

    Ed ecco, senza volerle ripercorrere tutte, quelle che noi indichiamo come basilari:

    Essere persuasivi

    Assolutamente sì, é uno sforzo che va fatto . Bisogna essere persuasivi, quindi convincenti altrinti il rischio è di risultare poco credibili;

    Conversare con tutti ascoltarli

    Questa è una di quelle regole che trovano spesso difficile applicazione. Se c’è una regola per approcciare ai Social Media allora la principale è quella di parlare a tutti, allo stesso modo, e di ascoltare tutti, allo stesso modo. Impostare una conversazione, o comunque un atteggiamento strutturandolo con chi sta in alto e chi sta in basso ecco che ci si sta muovendo su una strada fallimentare;

    Essere Social sempre

    Altra regola che trova difficoltà ad essere applicata. Quando dicevamo che una strategia sui Social Media necessità di essere seguita sempre, 24 ore su 24, intendevamo dire proprio che l’essere sui Social Media non deve essere considerato una parentesi, ma un modo di pensare e di conversare che deve coinvolgere tutto e deve essere sempre valido. A volte una distrazione può provocare anche grossi problemi;

    Considerare anche gli aspetti negativi

    Assolutamente vero. Pensare di stare sui Social Media e di considerare solo ciò che piace è oltre che sbagliato anche dannoso. Parlare a tutti e con tutti, dicevamo prima, il che significa accogliere complimenti e considerazioni positive, ma anche critiche negative che se approcciate nella maniera corretta, cioè ascoltandole, sono una grossa opportunità di crescita;

    Aggiornare spesso la pagina, quindi i contenuti

    Una pagina non aggiornata, significa scarsa cura non solo dei contenuti ma anche della propria immagine, quindi anche dell’attenzione che voi riponete ai vostri interlocutori. Aggiornare spesso con contenuti coinvolgenti è il miglio modo per coltivare e far crescere le conversazioni;

    Unire il traditional con il Social

    Anche qui spesso nascono difficoltà. Considerare i Social Media come aspetto a sè stante è un errore di valutazione da non fare. L’ideale è coniugare la comunicazione definiamola “tradizionale” con un accezione social in modo da dare un senso di evoluzione al nostro modo di comunicare, rivolto più alla conversazione e al confronto coi nostri interlocutori, altrimenti più difficile da realizzare in maniera diretta con i canali come stampa, radio e tv;

    Approcciare al Mobile

    Se il desktop è da considerarsi terra conquistata ecco che il Mobile oggi è il terreno in cui si combatte una nuova battaglia. Avere un approccio al Mobile oggi diventa necessario. Come si sa, sono tantissimi che oggi conversano sui Social Media attraverso il proprio smartphone. Ma doveroso tener presente che l’Italia è in Europa il paese col maggior numero di smartphone e il paese che più di tutti usa i Social Media via Mobile. Mettere insieme questi due aspetti è quindi necessario;

    Your fans own your Brand

    Mai frase fu più appropriata! Sono i fans i veri proprietari del tuo Brand, sono loro che per buona parte decidono le sorti e soprattutto, se non ci da un preciso impegno a gestire la comunicazione, allora lo faranno loro. E non sempre è un bene.

    Queste le considerazioni su alcune delle regole raccolte in questa infografica e ci piacerebbe sapere se anche voi le ritenete tali, e perchè, invitandovi a dirci, tra quelle raccolte, quali secondo voi non si dovrebbero mai trascurare. Dai, fateci sapere.

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