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  • Come cambia l’ottimizzazione SEO per AI e cosa resta del fattore umano

    Come cambia l’ottimizzazione SEO per AI e cosa resta del fattore umano

    L’ottimizzazione SEO per AI non è la fine della scrittura, ma una nuova consapevolezza. Tra AI Mode, AI Overview e GEO vince chi intercetta l’intenzione delle persone e porta esperienza e voce umana dentro i contenuti, là dove la macchina non arriva.

    Oggi parlare di ottimizzazione SEO per AI significa innanzitutto comprendere che non stiamo assistendo alla fine della scrittura, ma alla nascita di una nuova consapevolezza.

    L’intelligenza artificiale ha invaso i flussi di lavoro e la creazione di contenuti, ma questo non deve spaventare chi mette al centro la qualità.

    La sfida non è combattere la tecnologia, ma capire come evolve il comportamento delle persone che la utilizzano.

    Oltre le parole chiave: la SEO per AI Mode

    Il primo grande cambiamento riguarda il modo in cui gli utenti interagiscono con la rete.

    Siamo entrati nell’era (e sapevamo sarebbe arrivato il momento!) della “SEO per AI Mode, una modalità di ricerca in cui le persone non si limitano più a digitare due o tre parole isolate, ma dialogano, fanno domande complesse e cercano risposte articolate.

    Questo significa che la vecchia abitudine di scrivere testi inserendo meccanicamente una lista di parole chiave per far felice un algoritmo è definitivamente tramontata (per la gioia o il dolore di alcuni): oggi vince chi sa intercettare l’intenzione profonda che si nasconde dietro ogni singola domanda.

    Per capire quanto questa rivoluzione sia profonda, provo a fare un piccolo salto indietro nel tempo.

    Ricordo ancora quando, anni fa, fare una ricerca su Google sembrava quasi un esercizio di traduzione “uomo-macchina”.

    Se cercavamo un ristorante per una cena tra amici, digitavamo cose telegrafiche come “ristorante pesce Milano centro”.

    Eravamo noi a doverci adattare al linguaggio rigido del motore di ricerca, sperando che sputasse fuori la pagina giusta.

    Oggi, se osservo come le persone usano lo smartphone (e confesso, lo faccio spesso anche io quando cerco l’ispirazione per i miei progetti) lo scenario è completamente stravolto.

    Non scriviamo più per formule.

    Apriamo la chat di un’AI o usiamo la ricerca vocale mentre magari stiamo cucinando o camminando per strada, ed esordiamo con:

    “Senti, stasera ho a cena un amico che è intollerante al glutine ma ama i piatti della tradizione. Mi trovi un posto tranquillo a Milano dove si possa parlare senza urlare e che abbia una buona carta dei vini?”

    Questa non è più una stringa di parole chiave. È una conversazione. È la descrizione dettagliata di un bisogno, di uno stato d’animo, di un contesto.

    Ed è proprio qui che si attiva la SEO per AI Mode: i nuovi sistemi non scompongono più questa frase in singoli pezzi per fare il match con un testo che contiene esattamente quelle parole.

    Al contrario, cercano di comprendere il perché di quella richiesta.

    Capiscono che “amico” e “poter parlare” significano che l’utente ha bisogno di un’atmosfera informale e silenziosa, non di una pizzeria caotica, anche se magari quella pizzeria fa un’ottima cucina senza glutine.

    Scrivere contenuti oggi, quindi, non significa più riempire una pagina di termini tecnici ripetuti fino alla nausea per scalare una classifica. Significa fare un lavoro di vera e propria empatia digitale.

    Significa anticipare quelle sfumature, rispondere ai dubbi che il lettore non ha ancora formulato chiaramente nella sua testa, e farlo con una naturalezza tale che sia le persone, sia l’intelligenza artificiale che analizza il testo per dare una risposta, possano dire: “Sì, è esattamente questo quello che stavo cercando”.

    Come cambia ottimizzazione SEO AI cosa resta del fattore umano
    Come cambia l’ottimizzazione SEO per AI e cosa resta del fattore umano

    Le risposte dirette e la SEO per AI Overview

    Un esempio chiarissimo di questa trasformazione è visibile nei motori di ricerca, dove lo spazio per i tradizionali link blu si sta riducendo a favore di sintesi generate direttamente dagli algoritmi.

    Fare i conti con la SEO per AI Overview non significa arrendersi del tutto alla perdita di clic, ma capire come diventare la fonte autorevole a cui l’intelligenza artificiale attinge per formulare quelle stesse risposte.

    Per farlo, non servono trucchi tecnici, ma la capacità di strutturare i contenuti in modo chiaro, rispondendo in modo diretto e trasparente ai bisogni reali del pubblico.

    Diciamoci la verità: la prima volta che ho visto una di queste grandi scatole colorate in cima alla pagina di ricerca, con il testo già pronto e i nostri amati link racchiusi in piccoli quadratini sullo sfondo, ho provato una stretta allo stomaco.

    Per chi vive di contenuti, quella schermata ha l’effetto di un piccolo terremoto.

    La reazione d’istinto di molti colleghi è stata il panico: “Ecco, se l’utente trova già la risposta pronta, non cliccherà mai più sul mio sito. Il traffico crollerà. È la fine”.

    Ma poi ho fatto un respiro profondo e ho iniziato a osservare la cosa da un’altra prospettiva.

    Se l’AI Overview riassume i dati per l’utente, da dove prende quelle informazioni? Non le inventa dal nulla. Le attinge da chi quelle cose le ha scritte prima, meglio e con più autorevolezza di altri.

    Però, dobbiamo cambiare il modo in cui impaginiamo e pensiamo i nostri articoli. Non possiamo più permetterci di essere “fumosi” o di allungare il brodo solo per fare minutaggio sulla pagina.

    L’intelligenza artificiale ha fretta e cerca la sostanza. Se un utente cerca come risolvere un problema specifico, non dobbiamo costringerlo a leggere tre paragrafi di introduzione storica prima di arrivare al punto.

    Dobbiamo essere diretti: dare la risposta subito, in modo limpido, e poi approfondire il come e il perché.

    Una nuova figura professionale: la consulenza SEO per AI

    In questo scenario così fluido, anche il ruolo dei professionisti della comunicazione sta cambiando radicalmente.

    Chi si occupa di strategia non può più limitarsi a consegnare report di parole chiave, ma deve offrire una vera e propria consulenza SEO per AI.

    Questo significa guidare le aziende a comprendere che l’AI è un amplificatore: se inserisci nel sistema un’idea banale, otterrai un testo banale in pochi secondi; se invece porti valore, esperienza vissuta e un punto di vista unico, l’intelligenza artificiale diventa un alleato prezioso per ottimizzare i tempi e scalare la qualità.

    A me capita sempre più spesso durante i primi incontri con i clienti: arrivano con gli occhi affamati di fronte alla prospettiva di poter produrre centinaia di articoli con un clic, convinti che la SEO si sia trasformata in un gioco di pura velocità.

    Il mio compito, oggi, inizia quasi sempre smontando questa illusione. Ricordo un piccolo imprenditore che, con orgoglio, mi mostrò un intero piano editoriale generato in una mattina con un software di intelligenza artificiale.

    I testi erano grammaticalmente perfetti, ma leggendoli sembrava di scorrere un’enciclopedia degli anni ’90: freddi, impersonali, piatti. Non c’era traccia della sua passione, dei problemi reali dei suoi clienti, delle soluzioni uniche che la sua azienda offriva ogni giorno.

    Gli dissi una cosa che oggi è diventata il mio mantra come Seo Copywriter Freelance:

    ottimizzazione seo per AI

    “L’intelligenza artificiale è un amplificatore eccezionale, ma amplifica solo quello che decidi di metterci dentro. Se gli dai in pasto la banalità, produrrà spazzatura digitale alla velocità della luce. Se invece le offri la tua esperienza vissuta, il tuo punto di vista e la tua unicità, si trasformerà nella tua più grande alleata”.

    La guida pratica: come fare SEO per AI

    Ma all’atto pratico, come fare SEO per AI senza perdere l’anima e l’identità della propria scrittura? La risposta sta nella semplicità delle linee guida Google che egli stesso suggeriscono: focalizzarsi sull’esperienza e sull’autorevolezza.

    Per spiegarlo, mi piace usare una metafora culinaria che uso spesso anche quando mi trovo a pianificare i contenuti con i miei clienti.

    Pensiamo all’AI come a un robot da cucina di ultima generazione: può tagliare, impastare e cuocere alla perfezione, ma se gli ingredienti che ci mettiamo dentro non hanno sapore, il piatto finale sarà insipido.

    La ricetta per farsi amare dagli algoritmi oggi si basa su tre ingredienti segreti che nessuna macchina possiede di serie:

    • L’ascolto attivo (la materia prima): non partiamo dai dati dei software, ma dalle persone e questa è una cosa alla quale tengo sempre tanto. Quali sono i dubbi reali che un cliente ti fa al telefono? Quali paure lo bloccano prima di acquistare? Rispondere a queste domande significa creare contenuti che le persone cercano disperatamente e che l’AI raccoglierà come oro colato.
    • L’esperienza diretta (il sapore): racconta come hai risolto quel problema specifico. Inserisci i tuoi fallimenti, i tuoi successi, i dati reali del tuo lavoro. Quando scrivi “ho testato questa strategia per tre mesi e questo è quello che è successo”, stai dando a Google e all’utente qualcosa di unico, che nessun modello linguistico può generare dal nulla perché non ha mai vissuto un giorno nel mondo reale.
    • La chiarezza espositiva (la presentazione): l’intelligenza artificiale ha bisogno di ordine per capire. Usare titoli chiari, elenchi puntati e frasi brevi non serve solo a rendere il testo leggibile per un utente distratto sullo smartphone, ma aiuta l’algoritmo a mappare i concetti in un millisecondo, eleggendoti a fonte affidabile.

    Il futuro della scrittura: l’ottimizzazione SEO per AI

    Guardando al domani, l’ottimizzazione SEO per AI non sarà un insieme di regole matematiche, ma la capacità di mantenere un equilibrio perfetto tra l’efficienza tecnologica e l’empatia umana.

    In un web potenzialmente sommerso da contenuti impeccabili ma tutti uguali, l’autenticità, la firma e la personalità del brand diventeranno il vero lusso e il principale fattore di posizionamento.

    Se devo fare una previsione per il prossimo futuro, vedo una netta divisione nel mercato.

    Da un lato ci sarà un rumore di fondo assordante: milioni di siti web che pubblicano testi fotocopia, scritti da macchine per altre macchine, in una rincorsa al clic che non genera alcun valore reale.

    Dall’altro lato, ci saranno le oasi felici: professionisti e brand che useranno l’ottimizzazione non per nascondersi dietro un algoritmo, ma per far emergere la propria voce.

    Il futuro della SEO appartiene a chi accetta la sfida tecnologica senza smarrire la propria umanità.

    Ottimizzare per l’AI non significa iniziare a scrivere come un robot, ma fare l’esatto contrario: scrivere in modo talmente umano, profondo e saggio da costringere persino la macchina più intelligente a fermarsi, ascoltare e dire: “Sì, questa è la risposta migliore”.


    Alcuni elementi da considerare

    Che cos’è l’ottimizzazione SEO per AI?
    È il lavoro di scrivere contenuti pensati non solo per il posizionamento classico, ma per essere compresi e citati dai sistemi di ricerca generativi. Non si parte più dalle parole chiave, ma dall’intenzione che si nasconde dietro la domanda dell’utente.

    Cosa cambiano AI Mode e AI Overview nella ricerca?
    Spostano la ricerca dalle stringhe di parole alle conversazioni complete. Le persone fanno domande articolate e ricevono risposte sintetizzate dall’AI, mentre lo spazio dei link blu tradizionali si riduce.

    La SEO è morta con l’intelligenza artificiale?
    No, cambia natura. Smette di essere una rincorsa tecnica alle classifiche e diventa la capacità di rispondere in modo chiaro, diretto e autorevole ai bisogni reali del pubblico.

    Come si scrive un contenuto che l’AI cita come fonte?
    Servono esperienza diretta, punto di vista originale e struttura ordinata. L’AI attinge da chi ha scritto prima, meglio e con più autorevolezza, e premia ciò che una macchina non può inventare dal nulla.

    Che differenza c’è tra SEO e GEO?
    La SEO punta a far comparire una pagina tra i risultati, la GEO punta a far comparire il contenuto dentro la risposta generata dall’AI. Sono complementari, non alternative.

  • Facebook porta sempre meno traffico ai siti e il search supera i social

    Facebook porta sempre meno traffico ai siti e il search supera i social

    Facebook nel corso di questi ultimi anni è diventata la prima fonte di traffico dei siti web in generale. Ma come dimostra una recente analisi di Shareaholic, questo è stato vero fino al 2016: da quel momento fino al 2017, Facebook ha visto ridursi la sua forza referral del 12,7%.

    Forse alcuni di voi ricorderanno quando riportavamo le periodiche analisi di Shareaholic che dimostravano come Facebook fosse la prima fonte di traffico per i siti web, seguendo la tendenza che dimostrava che i social trainassero più traffico del search. L’apice di tutto questo si è avuto nel 2014, quando Facebook era ripetutamente la prima voce referral dei siti web, specie i siti editoriali, superando anche Google. Se volete qui ci sono i nostri post che raccontano quanto avveniva tra il 2013 e il 2014.

    traffico referral siti web google social facebook

    Dall’ultimo report di Shareaholic si nota che Facebook perde terreno, non traina più traffico come qualche anno fa. Si registra un calo del 12,7%: si è passati dal 30,9% del secondo semestre del 2016 al 18,2% del secondo semestre del 2017. Un calo determinato dalle diverse modifiche dell’algoritmo che regola il news feed, l’ultima poi sarà quella più drastica, avendo come scopo quello di far emergere le interazioni tra amici e parenti, a scapito dei contenuti editoriali. Un calo che, certamente, trova motivazione anche nel fenomeno delle notizie false che ha investito la piattaforma proprio nel periodo in cui viene rilevato il calo delle forza referral, così come lo documenta Shareaholic. Va aggiunto che le continue modifiche del news feed di questi ultimi due anni hanno avuto come risultato un progressivo calo del coinvolgimento degli utenti sulla piattaforma. Proprio quest’ultimo elemento ha spinto Mark Zuckerberg a spingere sulla rilevanza dei “contenuti personali”, e quindi delle interazioni che da essi scaturiscono. E’ probabile che nei prossimi mesi Facebook perderà ancora di più la sua forza referral, portando sempre meno traffico ai siti web.

    traffico referral social search facebook

    Altro dato che emerge dal report di Shareaholic è che il search, invece, ha ricominciato a riprendersi il suo ruolo di referral principale che era stato sostituito, per un po’ di tempo, proprio dai social media. Il search ad oggi traina il 34,8% del traffico verso i siti web, contro il 25,6% del social. A farla da padrone ovviamente è Google che, nel periodo di monitoraggio, cresce del 20,9%. E crescono tutti i motori di ricerca e quasi tutti a doppia cifra. Un dato che va sicuramente sottolineato è che, a fronte del calo di Facebook, il search non ha superato il social semplicemente scalzandolo, anzi, lo ha addirittura inglobato per il fatto che adesso i motori di ricerca indicizzano i contenuti condivisi sui social media.

    traffico referral search 2017

    Tornando alla quota di traffico referral dei social, oltre a notare il forte calo di Facebook, dall’altro lato va sottolineata la crescita di Instagram e di Pinterest. Sono queste due piattaforme che crescendo portano la loro quota dietro a quella di Facebook. Nel periodo di monitoraggio Pinterest cresce del 27,5% portando la sua quota di traffico referral a 7,5%; Instagram cresce del 890,4% portando la sua quota allo 0,73%. Manca quindi davvero un soffio per superare anche Twitter che è allo 0,74% (-9,52% la sua quota totale). Da registrare l’ottima performance di YouTube che cresce del 161,8% (0,05 la sua quota di traffico referral).

    traffico referral social media facebook 2017

    social media traffico referral statista

    Cosa ci dice in sostanza questo report? L’elemento che emerge con forza è che il search è la fonte di traffico più forte in questo momento e che è tornato a riprendere il suo ruolo di sempre. Ciò significa che i siti devono diversificare e tornare ad investire sul search. I siti di media devono quindi limitare la loro dipendenza da Facebook, troppo sbilanciata infatti, e tornare a credere ancora nel search.

    Altro elemento che emerge è che, pur essendo quote ancora minime rispetto a quella di Facebook, val la pena rivedere la propria presenza su Pinterest e, in particolare, su Instagram, per cercare di intercettare un pubblico sicuramente interessato ai vostri contenuti. Insomma, bisogna cominciare a pensare che il ruolo di Facebook da qui a poco si ridimensionerà ancora per i motivi che abbiamo cercato di spiegare e che bisogna investire in altre direzioni per portare più traffico sui siti web.

    E voi che ne pensate?

  • Google dopo 7 anni dice addio a Google Instant per una ricerca più fluida

    Google dopo 7 anni dice addio a Google Instant per una ricerca più fluida

    Era il 2010 quando Google introduceva Instant Search, la modalità con cui il motore era in grado di prevedere la chiave di ricerca dell’utente. La scelta di abbandonarlo, ha spiegato Google a Search Engine Land, è dovuta al fatto che oggi più della metà delle ricerche sono effettuate da mobile, dove Instant non ha molto senso di esistere.

    Forse molti di voi ricorderanno quando Google lanciò Instant Search, era il 2010 e quella funzionalità apparve come fondamentale. Bastava digitare poche lettere di ciò che si voleva ricercare e Google riusciva a prevedere cosa in effetti stavamo cercando. Ne scriviamo al passato, come notate, perchè da oggi Google ha deciso di disattivare questa modalità per fare in modo che la modalità di ricerca sia una esperienza univoca sia da desktop che da mobile.

    E pensare che con Instant si otteneva un “risparmio notevole di tempo nella ricerca, dai 2 ai cinque secondi” con “risultati dinamici, che compaiono all’atto della digitazione; testo intuitivo, i suggerimenti dati dal sistema mentre si inseriscono i termini da cercare; scorrimento dei risultati, tramite cursore, dei suggerimenti evidenziati e parallelamente dei risultati conseguenti”.

    google instant search

    In realtà, come spiegato a Search Engine Land, che ha dato per primo la notizia, Google fa notare che oggi oltre il 50% delle ricerche viene effettuato da mobile e sui dispositivi mobili Instant Search non ha nessun motivo di esistere.

    Abbiamo lanciato Google Instant nel 2010 con l’obiettivo di offrire agli utenti le informazioni nel più breve tempo possibile, anche digitando le ricerche da desktop. Da allora, molte ricerche sono state effettuate da mobile con modalità differenti, compresi i vincoli dello schermo. Per questo abbiamo deciso di rimuovere Google Instant, in modo da rendere la ricerca più veloce e fluida su tutti i dispositivi”.

    Ora i risultati di ricerca consigliati verranno visualizzati nel menù a tendina che apparirà in basso e non saranno più visualizzati in tempo reale.

    Google Instant Search fu lanciato da Marissa Mayer, quando si occupava del Search di Google e dell’esperienza utente con il ruolo di Vice Presidente, e la presentò come una modalità che illustrava come sarebbe dovuto essere il futuro del search. Non aveva forse previsto come il fenomeno mobile avrebbe potuto cambiare quella visione. Infatti il risultato è quello che abbiamo sotto gli occhi e cioè che Google riconosce il ruolo del mobile anche nella ricerca, disattivando una funzione che di fatto aveva molto senso solo da desktop.

  • Google perde terreno nel mercato Search, Yahoo! guadagna

    Google perde terreno nel mercato Search, Yahoo! guadagna

    Yahoo-Firefox

    StatCounter ha nuovamente rilevato un calo di Google nel mercato del search anche durante il mese di gennaio scendendo per la prima volta sotto il 75% di quota negli Usa. Infatti arriva a 74,2% perdendo lo 0,4% da dicembre 2014. Se ne avvantaggia Yahoo! che sale fino a 10,9%: +0,5% in un mese.

    Dopo il calo rilevato lo scorso mese e dopo anche i dati finanziari negativi presentati di recente, si potrebbe dire che il nuovo anno per Google non è iniziato bene. Infatti StatCounter Global Stats rivela che Google perde terreno nel mercato del search anche nel mese di gennaio 2015, passando dal 75,2% di dicembre 2014 al 74,8% del gennaio 2015: un calo dello 0,4%. E’ la prima volta che Google scende al di sotto del 75%, considerando poi che stiamo parlando del core business delle attività di Mountain View, questi cominciano ad essere dati da destare qualche preoccupazione.

    E chi se ne avvantaggia è proprio Yahoo! che, dopo l’exploit del mese di dicembre quando era passato dall’8,6% al 10,4%, è cresciuto a gennaio dello 0,5%. Non tutti avrebbero scommesso su questo dato in crescita, ma Yahoo! comincia a vedere i frutti dopo che Firefox ha adottato il motore di ricerca di Sunnyvale come default al posto proprio di Google. Adesso si che diventa interessante se e come questi dati cresceranno anche nei mesi successivi.

    search-yahoo-google

    search-yahoo-google-firefox

    Ma StatCounter ha effettuato un’altra indagine relativa solo agli utenti Firefox per verificare quali effetti l’accordo con Yahoo! avesse provocato. E infatti si nota che Google in due mesi (da novembre 2014 a gennaio 2015) passa dall’81,9% al 63,9%: un calo del 18%. Invece, nello stesso periodo, Yahoo! passa dal 9,9% al 28,3%, un balzo in avanti che equivale alla quota persa da Google: +18,4%.

    Sono dati che mettono in evidenza il significato dell’opzione di default per un motore di ricerca su un browser come Firefox. E Yahoo! potrebbe addirittura diventare il nuovo motore di ricerca di Safari. Ma val la pena di ricordare che Google è ancora molto avanti e che questi dati non tengono conto del mobile, dove rimane ben salda la posizione di Google.

    Per curiosità, abbiamo provare a vedere qual è lo stato del mercato search in Italia, nello stesso periodo, cioè da novembre 2014 ad oggi. E notiamo che Google è al 94,12%; Yahoo! al 2,42% e Bing al 2,4%; tutti gli altri sono molto staccati.

    mercato-search-italia-google-yahoo

    E che Chrome è il browser più usato, 53,2%, seguono poi Firefox, 19,78%; IE 17,5%; Safari, 7,39%; Opera, 1,04%.

    browser-italia-febbraio-2015

    Sarà interessante vedere che effetti avrà l’accordo Firefox/Yahoo! anche da noi.

    E voi che motore di ricerca usate? Utilizzate quello di default del vostro browser o uno in particolare? Raccontateci tra i commenti la vostra esperienza.

     

  • Yahoo batte Google, non accadeva da cinque anni

    Yahoo batte Google, non accadeva da cinque anni

    Secondo quanto rilevato da comScore, nel mese di Luglio 2013 Yahoo! è risultato essere più più visitato di Google. In termini di visitatori unici, Yahoo! è stato visitato da quasi 197 milioni di persone, mentre Google si ferma a 192 milioni. Il dato è ancora più interessante se si pensa che questo non si verificava ormai dal 2008

    Immaginate cosa ha potuto esclamare Marissa Mayer, CEO di Yahoo! quando ha saputo di questo risultato, per lei in primis, eccezionale? Ovviamente “Yahoooooooo!“. Infatti, non ci poteva essere esclamazione di gioia più adatta di questa a sottolineare il fatto che Yahoo! ha battuto Google, il più grande motore di ricerca della rete. Stiamo parlando degli Usa, certo, ma la notizia è sensazionale comunque, proprio perchè si tratta di due rivali molto agguerriti. E agguerrita è stata certamente la conduzione dell’azienda da parte di Marissa Mayer, proprio ex di Google, tra l’altro, culminata nell’acquisizione della piattaforma di blogging Tumblr, acquisizione che fece molto discutere anche per il prezzo, ossia 1,1 miliardi di dollari.

    yahoo-logo

    Comunque, restando sulla notizia, Yahoo, secondo quanto rilevato da comScore, nel mese di Luglio 2013 è risultato essere, in termini di visitatori unici, il sito più visitato con quasi 197 milioni di visitatori. al secondo posto, si piazza Google, con 192 milioni di visitatori unici. Segue poi Microsoft, 179 milioni e 600 mila, e poi Facebook con 142 milioni di visitatori.

    Come ha sottolineato Marketing Land, questo dato non si registrava negli Usa dal 2008, ossia da 5 anni.

    yahoo google luglio 2013 comscore

    Pensate che nel mese di giugno Google era a 193 milioni e Yahoo! a 189 milioni; nello stesso periodo del 2012 Google era a 190 milioni mentre  era terza con 163 milioni di visitatori. Ora a vedere i dati odierni, si è trattato davvero di un bel balzo in avanti.

    Molti hanno subito pensato che questo risultato fosse stato condizionato dall’acquisizione di Tumblr da parte di Yahoo!, ma da comScore hanno escluso che questo dato specifico abbia avuto alcuna influenza, trattandosi di un dato che viene fuori da una serie di fattori come anche lo stesso periodo preso in considerazione.

    Come dire, si potrebbe essere di fronte ad un caso. Ma sta di fatto che comunque sia la strategia della Mayer ha comunque riportato Yahoo a poter competere con Google quasi ad armi pari, almeno per quando riguarda l’advertising e quindi il settore search.

    Ora, tutti ad attendere i dati del prossimo mese per verificare la tenuta di Yahoo oppure se si sia trattato davvero di un caso. Staremo a vedere.

  • Google si appresta a penalizzare i siti che abusano di tecniche Seo

    Google si appresta a penalizzare i siti che abusano di tecniche Seo

    Sta suscitando grande interesse la notizia che Google sta per riorganizzare tutta la propria attività e inizierà a penalizzare tutti quei siti che hanno o stanno abusando di tecniche Seo. L’obiettivo secondo Matt Cutts è quello di livellare i siti sullo stesso livello e fare in modo che sia GoogleBot a fare selezione

    Google searchMatt Cutts, ingegnere di Google e colui che gestisce tutta l’attività di ricerca del motore, in un suo panel al SXSW Interactive, che si è concluso qualche giorno fa, ha parlato di ottimizzazione dei risultati di ricerca e ha rivelato quella che sarà la nuova strategia di Google a riguardo. E a quanto pare c’è da aver paura. Già perchè pare che la nuova strategia sia orientata a penalizzare tutti quei siti che hanno abusato di tecniche Seo per il loro posizionamento e quindi che hanno reso il proprio sito “eccessivamente ottimizzato”. Insomma chi ha esagerato verrà punito. A questo punto tutta l’attività di Seo diventerebbe pressoché inutile se non dannosa e tutti quelli che hanno rincorso in questi anni tecniche e formule magiche per arrivare in prima posizione e in prima pagina su Google dovranno ricredersi completamente. (altro…)

  • A San Valentino gli italiani si innamorano del Mobile

    A San Valentino gli italiani si innamorano del Mobile

    San Valentino ormai è alle porte e aumentano del 162% le ricerche di regali effettuate da smartphone. Cresce il giro d’affari legato all’mCommerce, nonostante meno di un terzo delle grandi aziende italiane abbia attivato una campagna pubblicitaria per i dispositivi mobili nell’ultimo anno

    San Valentino è alle porte e come ogni anno inizia la ricerca del regalo o anche solo del pensiero da rivolgere alla persona amata. Lo dimostrano le ricerche degli italiani sul web: nelle due settimane precedenti al 14 febbraio, le ricerche legate ai “regali San Valentino” sono pressoché triplicate tra il 2010 e il 2011 (Fonte: Google Internal Data). Ma cosa cercano gli Italiani per San Valentino? Secondo Google Statistiche di ricerca lo strumento con cui è possibile confrontare volumi di ricerca per aree geografiche, categorie, intervalli di tempo e proprietà web, spaziano abitualmente da un generico “idee San Valentino” alla ricerca di regali specifici come “anelli” e “gioielli” sino ad arrivare a chi si affida al web per trovare l’ispirazione per comporre una frase d’effetto con cui stupire il proprio partner (Fonte: Google Statistiche di Ricerca, ricerche legate a San Valentino, categoria “Acquisti”, Gennaio-Febbraio 2011). (altro…)

  • “Google plus your World”, l’affondo di Google nei social network

    “Google plus your World”, l’affondo di Google nei social network

    Google lancia nuove modalità di ricerche che saranno presto attive per tutti gli utenti. La grossa novità è che adesso le ricerche diventano più social, considerando anche contenuti che provengono dalla nostra cerchia di amici che abbiamo sui vari social network. Google mette in moto la sua macchina per provare a sfondare tra i social media.

    Sinceramente non è un caso che le nuove modalità di ricerca lanciate ieri da Google dal proprio sito ufficiale, per mano di Amit Shingal, il responsabile search di Google, inizino proprio con “Google plus“. Google plus your World, che alcuni hanno tradotto “Google più il tuo mondo”, palesemente errata, in quanto la traduzione corretta è Google+, il tuo mondo riferimento voluto e cercato per richiamare il proprio social network, Google+ appunto, che diventa quindi non solo un social network, apparentemente come gli altri, ma con caratteristiche diverse, diventa anche uno strumento funzionale per le ricerche. Quindi, motore di ricerca, utenti, a questo aggiungi social e il cerchio si chiude: Google+. (altro…)

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