Tag: social network

  • Intertwine cresce e acquisisce 20lines dal gruppo HarperCollins

    Intertwine cresce e acquisisce 20lines dal gruppo HarperCollins

    Intertwine, il social network dove tutti possono raccontare delle storie, cresce ancora e acquisisce 20lines, la community di lettori e autori diffusa a livello internazionale, dal gruppo editoriale HarperCollins, diventando la community per la creazione di contenuti editoriali più grande in Italia.

    Di Intertwine avevamo già parlato qualche anno fa, per annunciare del sostegno da parte di Digital Magics con un finanziamento di 110 mila euro. In questi anni la piattaforma è cresciuta e ne torniamo a parlare proprio per questo. La startup campana ha infatti annunciato di aver acquisito 20lines, la community di lettori e autori diffusa a livello internazionale, dal gruppo editoriale HarperCollins, diventando la community per la creazione di contenuti editoriali più grande in Italia.

    Con l’acquisizione di 20lines, la community di Intertwine conta più di 250 mila iscritti, tra amanti della scrittura e della lettura, fotografi, appassionati di film e musica, ma anche viaggiatori che raccontano le loro avventure con dei reportage.

    [box type=”shadow” align=”aligncenter” class=”” width=””]Questa acquisizione è un momento importante per noi e per la nostra community” – dichiara Gianluca Manca, CEO di Intertwine, che continua – “Il mondo dell’editoria sta cambiando molto anche se meno velocemente rispetto agli altri mercati dell’entertainment. Crediamo che gli scrittori esistano ancora ed esisteranno per sempre, ma dovranno imparare a diventare storyteller; in questo modo potranno dare una profondità maggiore al mondo della content creation.[/box]

    intertwine

    Alle dichiarazioni del CEO di Intertwine si associa anche Layla Pavone, Chief Innovation Marketing and Communication Officer di Digital Magics:

    [box type=”shadow” align=”aligncenter” class=”” width=””]Grazie a questa operazione Intertwine rafforza il proprio posizionamento sul mercato italiano. La nostra partecipata è uno strumento davvero innovativo di marketing digitale per le aziende italiane, che da un lato favorisce lo sviluppo della creatività dei giovani talenti, scrittori, videomaker e fotografi e dall’altro permette alle imprese di raccontare le proprie storie, i propri prodotti e servizi in maniera nuova. Dal 2013 continuiamo a credere, con il nostro incubatore di Napoli, nel modello di business ideato da Gianluca Manca e dal suo team, sostenendo la crescita di Intertwine[/box]

    Nata nel 2012, Intertwine è un social network per lo storytelling in cui tutti possono raccontare la propria storia, aprire il proprio magazine (un vero e proprio blog personale) e partecipare a contest creativi promossi dalle aziende. Le imprese invece attraverso la piattaforma e gli utenti di Intertwine possono lanciare campagne di corporate storytelling e realizzare i contenuti più adatti alle loro strategie di content marketing.

    Intertwine sarà presemte anche al prossimo IAB Forum che si terrà a Milano il 12 e 13 novembre al MiCo, stand 47. Un’occasione per conoscerla meglio da vicino.

  • Dopo 14 anni LinkedIn può considerarsi un grande social network

    Dopo 14 anni LinkedIn può considerarsi un grande social network

    LinkedIn, co-fondato da Reid Hoffman, oggi executive chairman, esattamente 14 anni fa, nei giorni scorsi ha superato il grande traguardo dei 500 milioni di utenti. Un traguardo che permette al social “business” network di essere considerato tra i grandi. Peccato che solo il 25% degli utenti lo usi attivamente.

    LinkedIn supera il traguardo dei 500 milioni di utenti (distribuiti in 200 paesi del mondo), un traguardo importante che proietta la piattaforma di business networking tra i grandi social network del Web. Erano 400 milioni ad ottobre 2015. Un traguardo però raggiunto in ben 14 anni, LinkedIn è stato fondato proprio nel maggio del 2003 e tra i fondatori c’era anche Reid Hoffman, oggi executive chairman e membro di Microsoft che ha acquisito la piattaforma a giugno dello scorso anno.

    linkedin social network 500 milioni utenti

    LinkedIn raggiunge questo traguardo in un momento importante della sua storia. Come detto, oggi è di proprietà di Microsoft che prova ad entrare nel grande mondo dei social media. Già, ma oggi LinkedIn può essere considerato un social media a tutti gli effetti? Si, perchè proprio su questo aspetto LinkedIn sta giocando tutta la sua evoluzione: sta infatti trasformandosi da social “business” network, per come lo abbiamo sempre conosciuto, a social media, al pari di Facebook, per fare un esempio. Sta cominciando a mettere al centro della sua strategia di network il contenuto e non più solo il classico CV. Una trasformazione importante per una piattaforma del genere che per sua natura ha conosciuto una evoluzione, in termini di base utenti, molto lenta, non certamente paragonabile ad altre piattaforme. LinkedIn fino a qualche mese fa era da ritenersi una piattaforma diversa, specifica, ma ora sta cambiando.

    Peccato solo che su una base di 500 milioni di utenti solo il 25% di questi risulti effettivamente attivo. Ecco, forse la trasformazione in atto vuole provare a far crescere questo dato. Certamente le ultime novità, per gli Usa (almeno per ora) provano smuovere questo dato, come l’introduzione dei trending topic, un modo per tenete l’utente più attivo sulla piattaforma con l’intento di alzare il livello di interazione. Bisogna aumentare certamente la base utenti, ma quello che più interessa è ridurre il divario tra utenti registrati e utenti attivi, ancora troppo elevato.

    Gli italiani apprezzano LinkeIn, sono 10 milioni e la quinta città al mondo più attiva è proprio Milano, preceduta da Londra al primo posto, Amsterdam, San Francisco e Giacarta. Tra i paesi più connessi ai vertici troviamo Emirati Arabi Uniti, seguiti da Olanda, Singapore, Gran Bretagna, Danimarca. E sono poi 9 milioni le aziende iscritte; 100 mila sono gli articoli pubblicati ogni settimana dai membri del social; e 10 milioni le offerte di lavoro attive.

    Da sapere poi che le 5 figure lavorative più connesse sono (quindi quelle che lo usano di più) sono quelle che appartengono a queste aree: risorse umane; product management; business development; marketing; consulting.

  • La Prima Impressione è quella che conta anche sui Social Network

    La Prima Impressione è quella che conta anche sui Social Network

    Anche sui Social Network e sul Web, come nella vita reale, può bastare meno di un secondo per creare quella Prima Impressione che si radicherà con forza nel tempo. In base ad alcuni comportamenti cognitivi, questa immagine diventa un pregiudizio e un potente condizionamento. Studiamo insieme come.

    Non si giudica un libro dalla copertina.”
    Un saggio detto popolare che, tuttavia, non pare essere rispettato neppure nelle interazioni della Comunicazione Digitale.
    Se nella vita offline, la vista del volto e la Comunicazione Non Verbale sono capaci di creare una Prima Impressione più articolata – e quindi forse più fedele nel tempo – ad oggi anche sulle piattaforme online quell’immagine che si forma immediatamente rimane radicalmente scolpita.
    E può bastare meno di un secondo.

    E’ la foto profilo che ci dà le informazioni necessarie a “costruire” questa immagine?
    Sì certo, ma non solo.
    Sui Social Network oggi avvengono la maggior parte delle interazioni, e questa non è una novità.
    E, come tutti sanno, qualsiasi frase, post, commento si scriva sul web è indelebile, oltre che leggibile da tutti in tempo reale.
    La dominanza attuale dei video fa comprendere meglio come la voce, le espressioni verbali usate nonché le espressioni stesse del viso siano sempre più richieste in Rete.
    Là dove in 15 secondi si può scientificamente prevedere il successo o l’insuccesso professionale di una persona, è nata anche l’epoca dei Selfie ed è così che conosciamo le persone ancor prima di incontrarle.
    Gli studi rivelano, infatti, che anche confrontandosi successivamente di persona, la Prima Impressione nata sul Web resta comunque l’informazione essenziale.
    E nonostante si stringa un legame nella vita reale offline, questa Prima Immagine stampata in noi può perdurare fino a 6 mesi, e ostinarsi a non cambiare affatto.

    social media prima impressione

    Eppure, la Prima Impressione può essere distorta, se non addirittura falsificata da fattori soggettivi e condizionamenti che allontanano dalla verità.
    Non si ha mai la seconda possibilità di fare una prima impressione“, scriveva Oscar Wilde.
    Proviamo a capire quali dinamiche psicologiche determinino questo comportamento.
    Il primo condizionamento che rende la Prima Impressione così essenziale e duratura nel tempo è quello delle Aspettative.
    Aspettative che sul Web si creano con estrema facilità, sia riguardo alla singola persona o professionista – che si dedichi o meno a coltivare il proprio Personal Branding – sia riguardo ai luoghi, per i quali ormai le recensioni traboccano.
    Il potere delle Aspettative è tale che, davanti ad un’esperienza non collimante, si crea una sorta di rifiuto cognitivo.
    Perché riscontrare la validità delle Aspettative è rassicurante e vincente.
    Proprio per questo – consciamente o meno – siamo capaci di non-vedere, di trasformare sotto i nostri occhi, perfino di falsare ciò che, a medio e perfino a lungo tempo, non rispetta la Prima Immagine.
    Tutto questo avviene perché il cervello umano etichetta ciò che non rispetta l’Aspettativa come fosse sempre un’eccezione alla regola, così da rafforzare la “regola stessa” che si è ancorata in noi.
    Pregiudizi? Sì, eccome.
    Molto difficili da abbattere per aprire la mente umana ad un incontro successivo, più prolungato e ricco di esperienza rispetto all’immagine che ormai saldata in noi.

    Un altro analogo fenomeno cerebrale è quello che riguarda i Bias Cognitivi.
    La Prima Impressione che rimane impressa può non dipendere totalmente da noi, ma da una serie di giudizi preformati che condizionano le interpretazioni di immagini e parole.
    Entra in gioco, qui, una componente parecchio più ancestrale e istintiva del cervello umano, che forma una sorta di mappa mentale dove, tuttavia, gli elementi di giudizio non sono necessariamente legati tra loro da nessi logici e coerenti.
    Una connessione non ragionevole, dopo una Prima Impressione, che pare ineliminabile e certo necessita di un lavoro psicologico sulla propria percezione per poter raggiungere una conoscenza valida.

    In accordo con altri studi universitari, si può oggi affermare che siano tre le principali e più durature Prime Impressioni del volto umano. La caratteristica dell’estroversione, quella dominante e quella attraente.
    Questo dato è rilevante per il cosiddetto Effetto Alone, altro ancestrale e innato meccanismo cognitivo, secondo il quale se un viso appare estroverso con estrema probabilità verrà associata una Prima Immagine arricchita di altre caratteristiche positive, quali in particolare la simpatia e la creatività.
    Ad un volto attraente si associa facilmente l’immagine di una famiglia ideale e di figli esemplari, mentre un immagine dominante riporta immediatamente ad una persona molto competente, ma non per forza “alla mano”.

    Ci si chiede, a questo punto, se la Prima Impressione formi sempre un pregiudizio.
    E’ nell’esperienza di tutti conoscere approfonditamente negli anni una persona e cambiare opinione. L’esperienza sconfigge quella beneamata immagine iniziale, che ci ha condizionato per tanto tempo.
    Altre volte succede – con sorpresa – che quell’Impressione riaffiori: ci si trova a dirsi “avevo visto giusto fin da subito”.
    Indubbiamente, ciò che fa la differenza nella Conoscenza è la capacità – non scontata affatto – di far dialogare le immagini interiorizzate, di integrare le percezioni avute nel tempo, completando informazioni non solo livello istintuale e cognitivo, ma soprattutto attraverso una maturità emotiva che si rivela l’unica risorsa per interagire davvero e confrontarsi.

  • “La Psicologia di Internet”, come i Social Network cambiano la nostra Personalità

    “La Psicologia di Internet”, come i Social Network cambiano la nostra Personalità

    La seconda edizione del libro “La Psicologia di Internet” di Patricia Wallace indaga e spiega come la Tecnologia Digitale e le interazioni sui Social Network e sul Web abbiano trasformato il nostro modo modo di comunicare, rendendolo sostanzialmente più aggressivo a causa della mancanza di un contatto diretto.

    È di recentissima pubblicazione in Italia la seconda edizione dell’opera “La Psicologia di Internet” di Patricia Wallace, edita originariamente dalla Cambridge University Press e subito tradotta in più di otto lingue.
    In questo libro, aggiornato agli ultimi e repentini cambiamenti della Rete, l’autrice si interroga e spiega come e perché la Tecnologia Digitale si rifletta sulla Personalità Umana e la cambi.

    Da una serie di approfondite ricerche presso la Graduate School del Maryland University College – dove la Wallace insegna Psicologia delle Relazioni e dell’Apprendimento – nasce, infatti, un profilo preciso della nostra Personalità sui Social Network e sul Web.

    psicologia internet social media

    In questo ritratto, il dato che principalmente emerge è la caratteristica del Narcisismo.
    Ne abbiamo già approfonditamente parlato https://www.franzrusso.it/insideweb/narcisismo-web-demonizziamo/ , e gli studi della Wallance riportano a galla quanto i Social Network possano facilmente trasformarsi in veri e propri palcoscenici in cui i feedback positivi servono ad arricchire e, più esattamente, a sostenere e rinforzare il livello di Autostima personale.

    E’ inevitabile cadere nella tentazione di voler piacere, arrivando perfino a sfalsare il vero carattere e i sentimenti genuini.
    La Comunicazione in Rete arriva a far credere che i mille “amici” siano costantemente in attesa dei nostri monologhi, tradendo così la reale natura del Web, che è quella di creare confronto e formazione in un dialogo creativo e innovativo.

    La mancanza di questo dialogo a viso aperto nasconde indubbiamente altri pericoli: quello della Solitudine, della Depressione e della Dipendenza da Internet, patologia ormai entrata anche nell’ultima edizione del Manuale Psicodiagnostico d’uso corrente – https://www.franzrusso.it/condividere-comunicare/come-perche-dipendenza-internet/ -.
    Pericoli gravi che non solo possono colpire i soggetti più deboli e gli adolescenti, come afferma la maggior parte degli studi, ma ogni individuo a qualunque età.

    psicologia internet wallace

    Le nuove Tecnologie Digitali consentono, indubbiamente, nuove e facilitanti forme di intrattenimento e di lavoro, potendo interagire sui Social Network e sul Web quando si vuole, utilizzando la Rete in qualsiasi momento: sono nate professioni ritagliate sui bisogni umani, con un risparmio enorme di energie, di costi e di tempi.
    Eppure, il poter essere sempre connessi – ancora di più con l’avvento e il dilagare dei dispositivi mobile – può facilmente comportare la perdita di attenzione, la perdita di sensibilità e di percezione.

    Si è presenti, ma non lo si è.

    Si impara a sostituire le emozioni con faccine che nascondono spesso i reali sentimenti, troppo impegnativi e delicati da esprimere veramente.
    In una corsa contro il tempo e nel desiderio di esserci sempre e ovunque, si dimentica che le relazioni umane e la comunicazione stessa hanno bisogno di tempo per esprimersi veramente, per non perdere umanità.

    Abbiamo avuto migliaia di anni di evoluzione per prendere confidenza con le interazioni umane in contesti faccia a faccia, ma appena due decenni per il mondo online diffuso su larga scala, che ora è il luogo dove si svolge l’interazione umana” scrive Patricia Wallace, andando così alla radice del problema.

    Indubbiamente Internet è un motore senza precedenti di innovazione, connessione e sviluppo umano: i vantaggi che ne derivano sono oggi visibile a tutti, nonché disponibili nella vita quotidiana per fare shopping risparmiando, per informarsi e formarsi, per mantenere i contatti con parenti e amici.

    Tuttavia, continua l’autrice, “il contatto faccia a faccia, ma c’è anche la distanza fisica, l’incertezza sul pubblico che ci vede e ci ascolta, la percezione dell’anonimato, la mancanza di un feedback immediato e gli strumenti di comunicazione che usiamo si basano principalmente su testo e immagini.”

    Ciò che manca nella Comunicazione Digitale è la Comunicazione Non Verbale, l’unica capace di non mentire mai e di dare quei feedback immediati necessari per aprirsi ad un confronto spontaneo.

    Nella Comunicazione Non Verbale arriva prima l’espressione del volto, lo sguardo nel contatto visivo,  il movimento degli muscoli corporei, un sorriso o un irrigidimento della postura, un gesto con le mani.
    La Comunicazione Non Verbale consente questo confronto, rassicurante e istantaneo, ma sfugge al nostro controllo.

    Quel controllo che la Comunicazione Digitale permette, invece, sempre, affinché testi e immagini possano riscontrare il maggior successo immediato.

    La Comunicazione Umana ha mille sfumature, permette allusioni senza offendere, permette di aprire parentesi e toni diversi nel discorso senza che il nostro interlocutore ne perda il filo.

    Ogni parola in differenti contesti può avere mille significati.
    La ricchezza del nostro Linguaggio Corporeo non ha fine.

    Gli studi della Wallace rilevano quanto l’assenza di contatto nella Comunicazione Digitale porti a rendere l’atteggiamento aggressivo fortemente dominante.

    Il bisogno umano di essere immediatamente compresi e di poter controllare le reazioni altrui, nel contesto di una comunicazione in cui manca il contatto diretto, fa alzare i toni.
    L’ironia diventa sarcasmo e il sarcasmo diventa cinismo.

    Proprio là dove basterebbe uno sguardo, un cenno del capo, una qualsiasi forma di risposta Non Verbale per far tornare l’equilibrio originario delle relazioni e interazioni umane.

    Scrive la Wallace: “è più difficile esprimersi in maniera sottile, quindi le comunicazioni appaiono più brusche e aggressive.”

    Il perché accada questo risiede proprio nella mancanza del Contatto Non Verbale, inevitabile nella Comunicazione Digitale.
    Comunicando in Rete e sui Social Network, si dimenticano i toni, le pause, gli sguardi, la vicinanza fisica, e questo porta direttamente ad un comportamento prevaricante.
    Come a dire che se non si sa come si verrà giudicati, e si teme il giudizio, è meglio aggredire per primi.

  • Social Network: il grande Talento che si nasconde nella Noia

    Social Network: il grande Talento che si nasconde nella Noia

    Esiste un’apparente nemica quando si lavora in particolare sul Web e sui Social Network: la Noia. Argomenti ripetuti, indefinito sentimento di demotivazione, bisogno inespresso di cambiamento. Tuttavia, la Noia nasconde un talento particolare e una speciale capacità di sfidare ogni giorno il nuovo, con un’incredibile e profonda creatività.

    Ogni mattina, chi lavora sui Social ha più o meno consapevolmente una prospettiva della propria giornata.
    Può essere piena di stimoli, di nuove sfide, di riconoscimenti e soddisfazioni, e questo è per fortuna quello che capita più frequentemente.
    Tuttavia, succede anche di trovarsi annoiati, di scorrere i post altrui sulle piattaforme Social senza provare emozione.
    E non è perché manchi la qualità o scarseggino le idee, è perché – esattamente – manca la reazione emotiva.
    Magari capita tutto a un tratto: le vicende della vita non lavorativa riempiono i pensieri. Eppure è proprio dalle vicende della vita non lavorativa che la maggior parte dei professionisti del Web trova ispirazione.
    Cos’è venuto meno?
    Per definizione, la noia è uno stato di demotivazione profonda ed è un esemplare “circolo vizioso”.
    Non ho voglia, non faccio niente, mi annoio ancora di più a non fare niente, perdo sempre più la voglia.
    L’emozione, s’è detto.
    Sì, perché è questa la chiave per spezzare l’incantesimo negativo, per far tornare la voglia di fare, di pensare, di muoversi, di lavorare.
    Soprattutto di creare.

    social media social network noia

    Per quanto illogico possa apparire, la noia nasconde un’essenza creativa particolarmente intensa.
    La si teme, perché è un ostacolo sicuro alla produttività, senza bisogno di arrivare a parlare di innovazione.
    Oltretutto, sempre, la noia comporta fastidio: fastidio di se stessi, della propria incapacità di reagire, di quell’indifferenza che c’è caduta addosso senza darci spiragli di luce: è un distacco dal mondo interiore ed esteriore, un non senso della vita.
    Tanto più se si ha coscienza di “avere tutto”: un buon lavoro, una buona reputazione, un successo costante, un’esistenza facile.

    Dalla noia si fugge, creando problematiche psicologiche difficili poi da rimarginare. Ci si isola, si cerca la solitudine – più per vergogna sociale che per altro – e si cercano emozioni forti su altri fronti. Medicine inutili, anzi dannosissime in sé.
    Certo le abitudini più o meno forzate, le ripetizioni, la routine sono – sul Web così come nella vita reale – le amiche migliori della noia: si perde lentamente il desiderio di fare le cose.
    La necessità che l’uomo ha di percepire e produrre adrenalina è la spinta a vivere. E’ molto semplice.
    E non bastano le distrazioni. Servono vere e proprie gratificazioni.
    Magari silenziosamente date a se stessi, come quel sorriso che nasce spontaneo quando per strada si incontra una persona soddisfatta di sé.
    Per definizione, la noia soffoca. Si può immaginarla come un velo nero che lentamente copre pensieri, emozioni ed azioni. E il passo verso un umore depresso è molto vicino.

    Eppure – lo ripetiamo: pare illogico – ma la noia è solo una delle facce della moneta: dall’altra parte c’è sempre la scintilla di una creatività vivace e profonda.
    Ce ne si rende conto se si impara un esercizio tutt’altro che semplice: abbracciare la noia.
    Cercare la noia. Viverla fino in fondo.
    Sentirsi in diritto di annoiarsi. Ogni giorno imparare a ritagliarsi del tempo per non fare assolutamente nulla, spegnere il pc, mettere in silenzioso qualsiasi genere di notifica arrivi dai Social e rigenerare la mente.
    E’ molto più difficile di quanto si pensi: si può iniziare con pochi momenti, per arrivare a togliersi l’orologio, imparare a non rispondere sempre in tempo reale agli stimoli del Web.

    Si ha il diritto di provare noia.
    Così come si ha il dovere di rinascerne.
    Tornare a riempire ogni più piccolo vuoto nutrendo cervello e cuore. Partendo da una risata spontanea – facile, leggendo gli status su Facebook -, ritrovando la voglia di essere in prima fila.
    Non per essere osannati dai Social Network, ma per ritrovare la passione.

    Eccola, la parola tanto cercata. Noia e passione vanno di pari passo, solo che la seconda necessita di cure costanti, non si può perderla di vista un secondo.
    Passione spontanea, ma anche passione coltivata, nutrita colmando il proprio Ego. Passione come scintilla magica per dar fuoco ad una creatività sconcertante, illuminante, profonda.
    Una creatività che è talento innato proprio di chi tende ad annoiarsi in fretta.
    Forse perché conosce già la maggior parte delle risposte?

    Nel lavoro sui Social Media e sul Web, dove talento e creatività emergono molto in fretta, non si può concedersi di perdere il contatto con la propria interiorità. Si andrebbero a snaturare le competenze più importanti.
    E non esiste passione – dunque, illuminazione, innovazione, creatività in continua evoluzione – se non si possono accettare e abbracciare anche quei momenti di vuoto, in cui – nella noia – tutto sembra già scontato.

     

     

  • I Caratteri di Personalità più comuni sui Social Network e sul Web

    I Caratteri di Personalità più comuni sui Social Network e sul Web

    Nessun essere umano può definirsi tale senza un Carattere di Personalità: distintivo, riconoscibile, caratteristico e difficilmente mutabile. Alcuni di questi Caratteri risultano ancora più evidenti sui Social Network e sul Web, poiché – nell’Era dell’Iperconnessione – ogni comunicazione avviene in tempo reale e, al tempo stesso, rimane tracciabile. Quali sono i più comuni?

    Senza voler entrare nel campo della Psicopatologia, ci sono indubbiamente dei tratti distintivi più o meno diffusi tra il popolo del Web e tra chi si confronta quotidianamente sui Social Network.
    In psicologia vengono definiti Caratteri di Personalità e sono propri di ogni essere umano.
    Anche chi non è esperto di tutto questo, non può che riconoscerli e – fondamentalmente – prenderne atto.
    Perché non cambiano.
    E se cambiano lo possono fare solo parzialmente dopo un lunghissimo percorso di crescita individuale.

    La Comunicazione in Rete – come tante volte si è detto – amplifica le caratteristiche umane. E non solo: le trasmette in tempo reale ad un pubblico talmente grande da non essere quantificabile.
    I Social Network – e anche questo si è ripetuto più volte – sono solo strumenti di comunicazione: né buoni né cattivi in se stessi.
    E’ unicamente il nostro modo di usarli che li rende fonte di innovazione, creazione di relazioni vere oppure qualcosa di potenzialmente pericoloso.
    E’ inevitabile, quindi, che anche questi Caratteri di Personalità specifici degli individui emergano più visibilmente per chi lavora e frequenta Web e Social Media.
    Naturalmente – e qui è necessaria una precisazione – i grandi professionisti sanno benissimo come mascherarli: non per fingere, ma perché le caratteristiche interiori psicologiche, di gran lunga prettamente emotive, non possano in alcun modo minare il proprio Personal Branding.
    Gli Influencer sanno, in altre parole, perfettamente che l’attenzione all’immagine che si da di sé non è puramente una facciata.
    E sono, quindi, molto attenti ad essere coerenti con se stessi e col proprio ruolo lavorativo.
    Eppure, nessun essere umano può definirsi tale senza un Carattere di Personalità: distintivo, riconoscibile, caratteristico e difficilmente mutabile.

    social media caratteri personalità

    Si è già scritto che l’Era che stiamo vivendo attualmente è l’Epoca della Personalità Narcisistica, eppure non si può certo affermare che sul Web siamo tutti Narcisisti, difficilmente capaci di provare Empatia e concentrati essenzialmente sul proprio Ego.
    Altrettanto frequentemente, infatti – e all’opposto -, regna l’Insicurezza in se stessi, e ne è prova la quantità di articoli che hanno lo scopo di Motivare e Innalzare l’Autostima del professionista del Web.
    Provare insicurezza è esperienza quotidiana di tutti, eppure quando persiste nel tempo e arriva a danneggiare la qualità del lavoro e della vita, rientra in un Carattere di Personalità predominato dall’Ansia Sociale.
    Il profondo timore di non essere all’altezza delle aspettative altrui e, anche, all’origine la paura di non riuscire ad essere amati e apprezzati per quello che siamo.
    Una paura che ha certamente radici molto lontane nella storia di un individuo.
    E’ un’inquietudine, tuttavia, che rischia di minare fortemente fino a bloccare del tutto la propria spontaneità, la propria creatività, la capacità di coltivare relazioni serene sul Web e sui Social Network.
    Si parla tanto del coraggio di uscire dalla propria Comfort Zone, eppure le persone con questa Caratteristica di Personalità difficilmente riusciranno mai a farlo, se non avendo prima affrontato e portato a termine un percorso interiore che possa efficacemente contrastare l’Insicurezza.

    Un altro Carattere di Personalità diffuso e riconoscibile tra chi lavora in Rete è quello della Diffidenza.
    La tendenza costante a interpretare come malevoli le comunicazioni altrui e il timore ingiustificato di essere ingannevolmente al centro delle conversazioni dei colleghi o degli amici.
    E’ Sospettosità. E’ fortissima incapacità di fidarsi.
    Indubbiamente – dicendoci la verità – ognuno di noi si è trovato almeno una volta, nel suo lavoro online, a postare commenti negativi generici, ma in realtà ben indirizzati ad una persona in particolare. Si tratta, tuttavia, un comportamento assai più raro di quello che si possa temere, proprio perché l’esigenza dei professionisti del Web è la coerenza della propria immagine e l’attendibilità delle sue comunicazioni.
    Le motivazioni all’origine, dunque, sono altre.
    Esiste un Rancore represso che si proietta sul comportamento del prossimo.
    Esiste una grossa quota d’Invidia. Per il successo altrui, per quanto potente ci si immagina che sia la persona dietro allo schermo.
    E questo, purtroppo, è un Carattere di Personalità che emerge frequentemente sul Web e sui Social Network perché in essi non esiste la Comunicazione Non Verbale.
    Perché la fiducia si conquista con la presenza, con lo sguardo, con la vicinanza fisica tra le persone.
    E certo possiamo benissimo imparare a fidarci di un collega senza conoscerlo dal vivo, ma rimarrà sempre dentro di noi un dubbio interrogativo che mina qualsiasi comunicazione e rapporto.

    Simile, ma non certo uguale, al Narcisismo troviamo il Carattere di Personalità Istrionica.
    Gli individui che ne sono contraddistinti sono, per natura, persone molto cordiali e simpatiche. Pronte a mettere sul ridere qualsiasi cosa con intelligenza.
    Tendono, sicuramente, a sdrammatizzare ogni contrasto e ogni difficoltà nel modo più brillante possibile.
    Di frequente sono le persone che sui Social Network e sul Web riscontrano un forte successo e hanno un grosso seguito.
    Tuttavia, esiste come sempre l’altro lato della medaglia: la Personalità Istrionica è sostanzialmente interessata ad essere messa al centro.
    La sua seduttività, la sua grande capacità di eloquio e la sua simpatia consistono, in realtà, in “strumenti” per rassicurare se stessi del proprio valore. Sono individui estremamente emotivi e la maschera istrionica è la forma che più è utile per nascondere la loro reale Debolezza.

    Ancora, tra i Caratteri di Personalità più riconoscibili in rete, vi è quello del Perfezionista.
    Il suo modo di comunicare e di lavorare è sostanzialmente legato all’esigenza maniacale del controllo. Di tutto ciò che si scrive – quindi un proprio post viene letto e riletto, corretto in continuazione – e di tutto ciò che si comunica sui Social Network.
    Che l’essere umano abbia come obiettivo principale nella vita un continuo miglioramento di sé è una realtà bellissima. Tuttavia, è una realtà molto lontana dall’ossessione di queste persone che – potenzialmente – saranno sempre insoddisfatte.
    Insoddisfatte di sé, di tutto ciò che fanno e che faranno, di tutto ciò che le circonda.

    Infine, fra i Caratteri di Personalità più frequenti in Rete va considerata indubbiamente la capacità o incapacità di Adattamento.
    Nel mondo in cui – tra soli tre anni, come dicono le previsioni entro il 2020 – l’Internet of Think prenderà il sopravvento nelle nostre case e nel nostro lavoro, l’individuo oggi si trova di fronte ad una sfida particolarmente difficile: quella di mantenere il più alto livello possibile di elasticità mentale.
    Per natura, una persona poco adattabile conserva, invece, nonostante i mutamenti esterni un atteggiamento rigido e poco incline all’estroversione. E’ una persona abbastanza solitaria.
    Sicuramente non è capace di vivere i cambiamenti come sfide positive, per se stessa e per il proprio lavoro.
    Per questi Caratteri, sapersi davvero rimettersi in gioco è utopistico e la modalità cognitiva è quella ferma e ostinata di chi, comunque, va avanti per la sua strada.
    Anche qui, purtroppo, il prezzo da pagare è molto alto: si parla di solitudine, di insuccesso assicurato e perfino di forme depressive.

    Meno diffusi eppure presenti sia sui Social Network che sul Web sono altri Caratteri di Personalità.
    Quello di tipo Dipendente è quello classico di chi lavora in Rete, ma ha bisogno di una costante approvazione, individuale o sociale. Si parla di individui che non hanno raggiunto un sufficiente grado di autonomia nel pensare e nel sentire, e tuttavia sono presenti sempre. Perché il loro bisogno di “esserci” e di “essere riconosciuti” è più importante di ogni altra cosa.

    La parola a voi: quali altri Caratteri di Personalità riscontrate frequentemente in Rete?

  • Karaoke One, il social network per gli appassionati della musica

    Karaoke One, il social network per gli appassionati della musica

    Karaoke One è l’applicazione che permette a tutti di cantare i brani preferiti, registrare le proprie performance e condividerle con la propria community. Ed è questo che lo rende un social network, grazie anche alla reaction “You Rock”. Il progetto startup, nato tre anni fa, è stato inserito nel programma di accelerazione di LUISS ENLABS, una volta terminato hanno ricevuto un finanziamento di 450 mila euro. E ora si guarda già all’estero per crescere ancora.

    Come sapete siamo sempre alla ricerca di progetti e idee interessanti da raccontarvi, all’interno di questa sezione del nostro blog, che guarda con grande attenzione al mondo delle startup. E oggi vogliamo raccontarvi di un progetto tutto italiano nato da un gruppo di ragazzi pugliesi che qualche anno fa hanno deciso di reinventarsi il proprio futuro. L’idea si chiama Karaoke One e nasce dall’idea di Giovanni Parato, Antonio Vecchio, Marco Grasso, Chiara Parato e Domenico Rosito che, circa tre anni fa, analizzando i trend topics delle app più ricercate in rete, si sono resi conto che quelle sul Karaoke andavano per la maggiore, ma che non esisteva un vero leader sul mercato. Fatte tutte le analisi e le valutazioni del caso, i ragazzi decidono di presentare il progetto la loro idea a Roma ed entrano subito nel programma di accelerazione di LUISS ENLABS, l’acceleratore di startup più grande d’Europa.

    Il primo passo è stato quello di ricevere un primo investimento di capitale di 60 mila euro da LVenture Group per superare i 6 mesi di accelerazione, da agosto 2015 a gennaio 2016, seguiti da altri 450 mila al primo round dopo la fine del programma di accelerazione, così ripartiti: 150 mila euro da LVenture e 300 mila euro da Business Angel.

    karaoke one app mobile

    Karaoke One è un’app disponibile per tutti i dispositivi, Apple, Android e Windows, e permette agli utenti registrati, una volta effettuato l’accesso alla sezione Be Rock dell’app, di cantare, registrare e condividere video e audio delle proprie performance e interagire con la community degli amanti della musica lasciando commenti, seguendo gli altri utenti e mostrando il proprio apprezzamento con la reaction “You Rock”. Di recente Karaoke One ha dato vita alla partnership con X Factor, dando modo agli utenti di cimentarsi nella veste di cantanti, con la possibilità di vedere le migliori perfomance, in video, sul sito ufficiale della manifestazione.

    Karaoke One sta crescendo, oggi sono già in 15 le persone che lavorano al progetto e il prossimo passo è quello di guardare all’estero, soprattutto verso il mercato asiatico, dove il karaoke è molto amato dai più giovani.

  • Tok.tv chiude un finanziamento di serie A di 5 milioni di dollari

    Tok.tv chiude un finanziamento di serie A di 5 milioni di dollari

    Tok.tv, la startup con cuore italiano e sede a San Francisco, ha annunciato oggi di aver chiuso un round di finanziamento di Serie A di 5 milioni di dollari. Il social network ufficiale di Real Madrid, Barcellona e Juventus conta oggi 8 milioni di utenti che condividono ben 2,5 milioni di selfie.

    Tok.tv, la startup dal cuore italiano con sede a San Francisco, ha annunciato oggi di aver chiuso un finanziamento di Serie A di 5 milioni di dollari. Questo finanziamento permetterà alla compagnia di far crescere ancora la piattaforma puntando agli Usa e a nuovi mercati. Tra gli investitori figurano Angel Lab, Techstars, Social Starts, XG Ventures, U-Start Club (Opea e Anya Capital), IAG, JetVentures, TEEC Angel Fund e Heyi Capital. Tanto per citarne uno, Techstars è uno dei più importanti startup accelerator del mondo, solo l’1% delle richieste da parte di startup vengono solitamente accettate. Nel 2011 lanciò Global Accelerator Network con 22 programmi da portare in giro per il mondo e a lanciarlo fu il presidente Usa, Barack Obama.

    tok.tv finanziamento 5 milioni di dollari

    Come certamente saprete, Tok.tv è un vero e proprio social network che consente agli utenti che vi partecipano di condividere insieme eventi sportivi. La condivisione non si limita solo alla visione di un evento ma consente anche la condivisione di selfie tra gli utenti. Per darvi qualche numero, gli utenti ad oggi sono 8 milioni che ha visto in un solo anno una crescita vertiginosa, quando erano 500 mila. E i selfie che gli utenti condividono oggi sono 2,5 milioni. Per non parlare del fatto che oggi Tok,tv è il social ufficiale di team mondiali come Barcellona, Real Madrid e Juventus.

    Il prossimo fine settimana va in scena il “clasico” tra Real Madrid e Barcellona, i tifosi di entrambe le squadre usano Tok.tv e condivideranno cori da stadio e ovviamente anche tanti selfie. Questo video rende bene l’idea di cosa accadrà.

    Tok.tv integrato all’interno di app già esistenti dei team più importanti al mondo come quelli già citati ha permesso di estendere l’esperienza degli utenti, di renderla più coinvolgente anche durante le stesse partite. I team sono quindi in grado di gestire meglio il coinvolgimento dei propri utenti tifosi, offrendo anche ai brand la possibilità di creare campagne più mirate.

    Emanuela Zaccone, Marketing Manager di Tok.tv, ci dice:

    Questo importante finanziamento servirà e espanderci sul mercato Usa – che è già il secondo per provenienza utenti – e a puntare anche su quello cinese.

    tok.tv finanziamento 5 milioni di dollari app

    Fabrizio Capobianco, CEO di Tok.tv, ha dichiarato:

    Negli ultimi 12 mesi abbiamo avuto una crescita, grazie proprio alla partnership con i miglior team del mondo. Siamo entusiasti di portare la nostra esperienza negli Usa, dove ha sede la nostra azienda. Sappiamo che la nostra piattaforma si adatta perfettamente agli sport americani, anche perchè qui abbiamo effettuato i primi test: i giochi, per definizione, sono social e ci sono grandi opportunità per fare pubblicità durante le pause. Non vediamo l’ora di collaborare con i team e le leghe americane, in modo che possano far godere i loro match ai propri tifosi anche quando sono lontani”.

    Da parte nostra non ci resta che fare un grosso in bocca al lupo a tutto il team di Tok.tv per le nuove ed importanti sfide che si troverà davanti. E noi, come quasi sempre facciamo, saremo qui a raccontarvele.

  • Facebook, il futuro (inquietante) del social è nella Realtà Virtuale

    Facebook, il futuro (inquietante) del social è nella Realtà Virtuale

    Mark Zuckerberg dall’acquisizione di Oculus VR, avvenuta due anni per 2 miliardi di dollari, non ha mai fatto mistero che quello era il segnale che il futuro di Facebook sarebbe stato la Realtà Virtuale. E quel futuro è già qui. A Barcellona proprio Zuckerberg ne ha dato una dimostrazione. E a guardare quella foto un po’ di inquietudine sale.

    Due anni fa, a sorpresa, Facebook acquisiva per 2 miliardi di dollari Oculus VR, startup americana che aveva realizzato lo schermo per la realtà virtuale “Oculus Rift“, uno schermo di 5,6 pollici che è abilitato per la stereoscopia 3d. Era il chiaro segnale che il futuro di Facebook sarebbe stato proprio nella Realtà Virtuale, quella social, anche se ancora non si conosceva quando quel futuro sarebbe arrivato. Questo fino a due giorni fa quando dal Mobile World Congress di Barcellona, Zuckerberg irrompe sulla scena in occasione della presentazione aperta alla stampa di Samsung, in una platea di giornalisti tutti dotati del visore per la Realtà Virtuale.

    La foto che lui stesso ha condiviso su Facebook è la prova più evidente che ormai quel futuro è già qui. Una foto che a guardarla bene fa un certo effetto.

    Dal corridoio della sala, in mezzo ai giornalisti (i quali non sapevano nulla) dotati di visore, si vede Zuckerberg che ha un’espressione certamente soddisfatta, ma tutti non si curano della sua presenza, immersi in un altro mondo. Lui passa alla loro destra, mentre quasi tutti sono girati dalla parte opposta.

    Una scena quasi surreale che in molti hanno paragonato a Matrix. Una scena che dà l’idea di quello che sarà la Realtà Virtuale Social, un networking di persone riprodotto in un mondo non reale, totalmente ricostruito, simulato.

    Zuckerberg realtà virtuale
    (clicca sull’immagine per ingrandire)

    Ed è questo il punto su cui si discute, la simulazione, la realtà non reale attraverso la quale instaurare relazioni tra persone. Se proviamo a pensarci meglio, un passaggio totalmente lontano dalla realtà dell’oggi. Attraverso Facebook instauriamo relazioni che poi sfociano in relazioni dirette, personali nella realtà di tutti i giorni. Come sarà dunque una relazione tra persone in una realtà simulata?

    Zuckerberg ha annunciato che si sta costituendo un team per lavorare proprio sulla realtà virtuale social, anche se non ha rilasciato altre informazioni riguardo alle app al momento allo studio.

    Nell’articolo di presentazione del nuovo corso di Facebook si legge che questo sarà il terreno su cui verranno canalizzati i prossimi investimenti, dopo aver connesso le persone in maniera diretta attraverso Messenger e WhatsApp.

    Con la Realtà Virtuale Social le opportunità di connessione tra amici saranno molte di più al punto da vivere insieme, quindi virtualmente, esperienze che si svolgono in parti del mondo diverse.

    C’è da dire che Facebook non è il solo a puntare sulla Realtà Virtuale, lo stanno facendo anche Google e Microsoft, solo che portare la realtà virtuale in un social network fatto di relazioni e di persone apre effettivamente scenari del tutto nuovi. Quello che era quindi il pallino di Zuckerberg sta per arrivare. E, dopo aver inventato il social network, Zuckerberg vuole passare alla storia come il pioniere della Realtà Virtuale Social.

    Ma voi che ne pensate? Vi affascina o vi inquieta?

  • Just10, il social network per soli 10 amici attento alla privacy

    Just10, il social network per soli 10 amici attento alla privacy

    Nell’era dei social network, e del digitale in generale, il tema della privacy è sempre più sentito. E oggi vi vogliamo farvi conoscere Just10, un social network appena nato che permette di creare una network di soli 10 amici e tutti i dati condivisi scompariranno dopo 10 giorni.

    Nell’era dei social network, e del digitale in generale, il tema della privacy è sempre molto più sentito. Gli utenti chiedono sempre più garanzie e le piattaforme devono necessariamente garantire sempre nuovi standard di sicurezza per proteggere i dati dei propri utenti. Temi che anche qui sul nostro blog trattiamo di sovente. Anche se spesso le regole non sono mai all’altezza  di quello che richiedono gli utenti.

    E siccome, come abbiamo detto prima, viviamo nell’era dei social network e della condivisione, oggi vi vogliamo parlare di questo social network appena nato che prova a superare il problema della privacy e della protezione dei dati con la regola del 10.

    just10

    Si chiama Just10, “Solo 10”, presentato qualche giorno fa e non a caso nel (questo di febbraio) Mese Internazionale dell’Amicizia, e permette di creare un mini network aperto solo a 10 amici. Elemento curioso è che i contenuti che verranno condivisi si cancelleranno automaticamente entro 10 giorni. La garanzia della privacy sta nel fatto che i 10 amici selezionati non saranno certamente contatti casuali, ma saranno persone con cui avete una certa confidenza a tal punto da avere la consapevolezza di condividere idee, opinioni e contenuti che se condivise in altri realtà sarebbe davvero rischiose per la propria privacy e anche per la propria reputazione. La piattaforma sarà senza pubblicità e lo sarà per sempre, assicura il suo fondatore Frederick Ghahramani.

    Una volta che vi sarete registrati, vi apparirà una schermata con i 10 esagoni che saranno i vostri amici. Per invitarli è sufficiente avere l’indirizzo email dei vostri amici e una volta che accetteranno il vostro mini-network è già pronto.

    just10 mobile amici

    https://youtu.be/OGOgVy54AOU

    just10 espressioni

    Just10 utilizzerà come strumento di interazione sui contenuti una modalità che va “oltre il semplice like”. Infatti sarà possibile, attraverso Meactions esprimere apprezzamento o meno anche con le espressioni del proprio viso. In quella sezione la piattaforma consente di caricare delle immagini per esprimere delle emozioni e tra queste sarà possibile caricare anche espressioni fatte con il proprio volto.

    Il progetto sembra interessante ed curiosa questa modalità dei 10 amici o dei contenuti che si cancellano, e non saranno mai resi ricercabili e rintracciabili da nessuna parte, entro 10 giorni. Certamente risponde ad un’esigenza di privacy e di sicurezza, la condivisione è si in libertà ma in un numero ristretto, ma avrà un futuro? Ovvio che non sarà questo il nuovo Facebook e forse neanche punta a diventarlo. Gli utenti hanno sempre più voglia di condividere emozioni, immagini, momenti e attraverso quelli fare nuove conoscenze. Anche correndo il rischio di mettere in gioco la propria privacy.

    Altro spunto interessante, visto il numero ristretto dei 10 amici, è quello sollevato da un recente studio dell’Università di Oxford che ha rilevato che solo 4 su 150 sono i veri “amici” su Facebook. Allora la risposta è questa?

    E voi che ne pensate?