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  • Accenture e Anthropic, accordo per accelerare l’innovazione delle aziende

    Accenture e Anthropic, accordo per accelerare l’innovazione delle aziende

    Accenture e Anthropic annunciano una partnership pluriennale per accelerare l’adozione dell’IA su scala enterprise, con un Business Group dedicato, nuove offerte per i CIO e soluzioni per settori regolamentati.

    Accenture e Anthropic annunciano un rafforzamento significativo della loro collaborazione con l’obiettivo di accompagnare le imprese nel passaggio dai progetti pilota di intelligenza artificiale a un’adozione su larga scala, strutturata e sostenibile. L’accordo, di natura pluriennale, si traduce in un investimento rilevante in competenze, soluzioni e capacità di go-to-market, e segna un ulteriore passo nel percorso di integrazione dell’IA nei processi core delle organizzazioni.

    Al centro dell’intesa c’è la creazione dell’Accenture Anthropic Business Group, un nuovo gruppo dedicato che coinvolgerà circa 30.000 professionisti Accenture, formati in modo specifico sull’utilizzo dei modelli Claude di Anthropic. L’iniziativa mira a costruire uno dei più grandi ecosistemi al mondo di esperti Claude, in grado di supportare le aziende nel passaggio rapido dalla sperimentazione alla produzione.

    Secondo Julie Sweet, Chair e CEO di Accenture, l’espansione della partnership consentirà ai clienti di accelerare l’utilizzo dell’IA come leva di reinvenzione organizzativa, integrandola in modo responsabile e rapido nei processi aziendali. La combinazione tra le capacità dei modelli Claude e l’esperienza di Accenture in ambito IA, industriale e funzionale viene indicata come elemento chiave per stimolare innovazione, nuove opportunità di crescita e maggiore fiducia nell’adozione dell’IA.

    Dario Amodei, CEO e co-fondatore di Anthropic, sottolinea come le imprese abbiano oggi bisogno sia di modelli di intelligenza artificiale avanzati sia delle competenze necessarie per implementarli su scala enterprise. In questo contesto, l’utilizzo esteso di Claude Code da parte di decine di migliaia di sviluppatori Accenture rappresenta, per Anthropic, la più ampia implementazione mai realizzata dei propri strumenti di coding.

    Accenture e Anthropic, accordo per accelerare l'innovazione delle aziende
    Accenture e Anthropic, accordo per accelerare l’innovazione delle aziende

    Nasce l’Accenture Anthropic Business Group

    Il nuovo Business Group rende Anthropic uno dei partner strategici di Accenture. I 30.000 professionisti coinvolti riceveranno una formazione dedicata su Claude, inclusi ingegneri specializzati nell’integrazione dei modelli negli ambienti dei clienti. I team uniranno le competenze di Accenture in ambito IA, industria e funzioni aziendali con i modelli Claude e Claude Code di Anthropic, facendo leva anche sulle partnership cloud già consolidate.

    Particolare attenzione viene riservata ai settori regolamentati, come servizi finanziari e sanità, per i quali Accenture metterà a disposizione playbook specifici. Per le organizzazioni, questo approccio si traduce in implementazioni più rapide e con minori rischi, grazie alla possibilità di accedere a competenze già pronte anziché costruire capacità di IA partendo da zero.

    Una nuova offerta per i CIO e lo sviluppo software potenziato dall’IA

    Accenture e Anthropic lanceranno inoltre una nuova offerta congiunta rivolta ai CIO, progettata per misurare il valore e scalare lo sviluppo software potenziato dall’IA nelle funzioni di ingegneria. Si tratta del primo prodotto derivante dalla collaborazione e propone un percorso strutturato per trasformare il modo in cui il software enterprise viene progettato, sviluppato e mantenuto.

    Claude Code viene posizionato al centro del ciclo di vita dello sviluppo software, integrato con tre capacità chiave di Accenture: un framework per la misurazione della produttività reale e del ROI, la riprogettazione dei workflow per team di sviluppo orientati all’IA, e programmi di gestione del cambiamento e formazione che evolvono insieme alla tecnologia.

    L’obiettivo dichiarato è trasformare i guadagni di produttività degli sviluppatori in impatto aziendale diffuso, attraverso rilasci più rapidi, cicli di sviluppo più brevi e una maggiore capacità di portare nuovi prodotti sul mercato in tempi anticipati. Il comunicato evidenzia come Claude sia già utilizzato da centinaia di migliaia di aziende e come Claude Code consenta agli sviluppatori junior di raggiungere livelli di produttività comparabili a quelli senior, riducendo significativamente i tempi di onboarding, mentre gli sviluppatori più esperti possono concentrarsi su attività a maggior valore.

    Soluzioni dedicate per i settori regolamentati

    La partnership prevede anche lo sviluppo di soluzioni verticali per settori altamente regolamentati, tra cui servizi finanziari, life sciences, sanità e settore pubblico. In questi contesti, le organizzazioni devono affrontare contemporaneamente la modernizzazione dei sistemi e il rispetto di requisiti stringenti in termini di sicurezza e governance.

    Nel settore finanziario, la capacità di Claude di analizzare documenti complessi e di grandi dimensioni, unita all’esperienza normativa di Accenture, supporta l’automazione dei workflow di compliance e decisioni più rapide in contesti ad alta criticità. In ambito sanitario e life sciences, l’integrazione tra le competenze di Accenture e le capacità analitiche di Claude consente ai ricercatori di interrogare dataset proprietari, generare protocolli sperimentali e semplificare la gestione delle sperimentazioni cliniche. Nel settore pubblico, vengono citati agenti IA progettati per aiutare i cittadini a orientarsi tra servizi complessi, garantendo al contempo privacy e conformità normativa.

    Un approccio condiviso all’IA responsabile

    La collaborazione tra Accenture e Anthropic si fonda su un impegno comune verso un’IA responsabile. I principi di “constitutional AI” di Anthropic vengono integrati con l’esperienza di Accenture nella governance dell’IA, con l’obiettivo di consentire alle imprese di implementare soluzioni sicure, trasparenti e affidabili.

    Per favorire l’interazione diretta con le grandi organizzazioni globali, Accenture integrerà Claude nella propria rete di Accenture Innovation Hubs. Questi spazi fungeranno da ambienti controllati per la co-progettazione, la sperimentazione e la validazione di soluzioni IA prima della distribuzione su scala enterprise. Come parte del Business Group, è previsto anche il lancio di un Claude Center of Excellence all’interno di Accenture, dedicato allo sviluppo congiunto di soluzioni su misura per specifiche esigenze aziendali e settoriali.

    L’accordo tra Accenture e Anthropic si inserisce così in una strategia più ampia di accompagnamento delle imprese verso un’adozione dell’intelligenza artificiale strutturata, misurabile e integrata nei processi chiave, con un’attenzione dichiarata a sicurezza, governance e responsabilità.

  • Ferrero e Kellogg’s, il valore della storia non basta più

    Ferrero e Kellogg’s, il valore della storia non basta più

    L’acquisizione di Kellogg’s da parte di Ferrero rivela un cambio di paradigma ormai in atto. Le aziende storiche valgono meno delle startup tech. Una riflessione sul significato del valore di un’azienda nell’era dei dati e del digitale.

    È la notizia di cui ormai si parla da giorni, soprattutto in Italia, ma non solo.

    Ferrero, uno dei marchi italiani più forti al mondo, ha annunciato l’acquisizione di Kellogg’s per una cifra che si aggira attorno ai 3 miliardi di dollari. Sì, proprio 3 miliardi.

    Una cifra che, a prima vista, può apparire importante, ma che nel contesto attuale del mercato globale, dominato da valutazioni vertiginose nel settore tech e digitale, suona come molto bassa, se non addirittura “ridicola”.

    E questo non per sminuire il valore dell’acquisizione. Ma solo per spiegare quello che è il contesto odierno. Che è poi lo scopo di questa riflessione.

    Infatti, se mettiamo questa cifra accanto ad acquisizioni recenti di startup tecnologiche o piattaforme digitali con pochi anni di vita, la sproporzione è talmente evidente da non poter essere ignorata.

    E non è solo una questione di numeri. È una questione di tempo/storia, di percezione e di proiezione nel futuro.

    La storia di un’azienda e la velocità del presente

    Kellogg’s è un’azienda nata nel 1906. Ha attraversato guerre mondiali, boom economici, cambiamenti di abitudini alimentari e rivoluzioni di mercato.

    È diventata sinonimo di “cereali a colazione” in tutto il mondo. Eppure oggi, nel 2025, il suo valore sul mercato risulta essere meno della metà di quanto Microsoft ha pagato per LinkedIn nel 2016.

    Una cifra che risulta venti volte più bassa di quanto Meta ha speso per WhatsApp nel 2014. E oltre sessanta volte più bassa dell’acquisizione di Activision Blizzard da parte di Microsoft nel 2022.

    Questa sproporzione non è casuale. È il segnale di un cambiamento profondo nella gerarchia del valore. Le aziende tradizionali non vengono più premiate per la loro solidità, per la loro storia o per la loro presenza capillare sul territorio.

    Oggi, ciò che conta è la capacità di intercettare il presente e generare futuro.

    Ferrero e Kellogg's, il valore della storia non basta più
    Ferrero e Kellogg’s, il valore della storia non basta più

    Alcune recenti acquisizioni nel mondo digital e tech

    Per rendere chiara la dimensione di questa trasformazione, basta osservare alcune delle acquisizioni digital e tech più significative degli ultimi anni:

    • Instagram, con 13 dipendenti e nessun modello di business sostenibile, fu acquisita da Meta nel 2012 per 1 miliardo.

    • WhatsApp, app gratuita, nel 2014 fu valutata 19 miliardi.

    • LinkedIn, il social network professionale, fu acquistato da Microsoft nel 2016 per 26 miliardi.

    • Activision Blizzard, colosso del gaming, è passato a Microsoft per 68,7 miliardi.

    • E nel 2023, Figma, una giovane startup per il design collaborativo, stava per essere acquistata da Adobe per 20 miliardi (poi l’operazione è saltata per motivi antitrust).

    In questi casi, non contano i capannoni, i camion, le filiere o i dipendenti.

    Ma vale, soprattutto, la capacità di scalare, raccogliere dati, diventare infrastruttura dell’attenzione.

    All’opposto, le grandi acquisizioni nel settore industriale, seppur solide, raccontano una storia diversa:

    • LVMH ha acquistato Tiffany per 15,8 miliardi, pur essendo un marchio con oltre 180 anni di storia.

    • InBev ha acquisito Anheuser-Busch nel 2008 per 52 miliardi, cifra che oggi suona più alta solo perché avvenuta in un tempo ancora favorevole all’industria tradizionale.

    • E oggi, Ferrero acquisisce Kellogg’s per 3 miliardi, ottenendo marchi storici, infrastrutture produttive e una base consolidata di consumatori.

    Il confronto è impietoso: le aziende storiche valgono meno del sogno di un’idea digitale scalabile.

    I dati sono più importanti del petrolio

    Abbiamo accennato ai dati, poco più sopra. Allora val la pena ricordare come i dati siano davvero importanti. L’esempio che segue ci aiuta a focalizzare meglio il tema.

    Nel 2017 una celebre copertina dell’Economist titolava: “Il bene più prezioso del mondo non è più il petrolio, ma i dati.” Era una fotografia esatta del passaggio di paradigma che stavamo vivendo, e che oggi è diventato realtà quotidiana.

    Ferrero e Kellogg's, il valore della storia non basta più
    Copertina Economist

    A differenza del petrolio, i dati non si esauriscono. Si moltiplicano. E, soprattutto, non richiedono impianti fisici o infrastrutture complesse per essere estratti e venduti, ma bastano, volendo semplificare, un algoritmo, una piattaforma, un’app.

    Le aziende tech hanno costruito il loro valore sulla capacità di raccogliere, interpretare e monetizzare questi dati.

    Non è un caso che le valutazioni più alte degli ultimi anni siano andate proprio a imprese che non producono nulla di fisico, ma che controllano flussi immateriali: attenzione, comportamento, interazioni. E quindi, potere.

    Il Valore oggi è questione di prospettiva

    Nel nuovo paradigma del mercato, ciò che si valuta non è quello che l’azienda ha costruito nel tempo, ma quello che potrà generare nei prossimi 6, 12, 24 mesi.

    Kellogg’s ha costruito la propria realtà in oltre un secolo, consolidando presenza industriale, filiere e riconoscibilità globale.

    Figma (come qualsiasi azienda dello stesso settore e innovativa), invece, in appena quattro anni ha saputo imporsi come riferimento per la collaborazione digitale.

    Due storie incomparabili per natura e per epoca, ma che agli occhi del mercato si valutano con lo stesso parametro. Ossia, la capacità di intercettare il futuro.

    Questa dinamica rende chiaro che il valore simbolico, culturale, produttivo o economico costruito nel tempo non è più sufficiente. Le aziende storiche si trovano a dover ridisegnare la propria traiettoria.

    O si reinventano, o diventano parte di chi ha già agganciato il treno della trasformazione.

    Ferrero e Kellogg's, il valore della storia non basta più
    Ferrero – Kellogg’s

    Ferrero consolida, mentre il tech colonizza

    L’acquisizione di Kellogg’s da parte di Ferrero non è una mossa per fare disruption, ma un’azione di consolidamento.

    È una strategia coerente con una visione industriale, fondata sull’integrazione verticale, sull’espansione nei mercati chiave e sulla difesa del proprio perimetro competitivo.

    Il settore tech, invece, non acquisisce per consolidare, ma per colonizzare. E quindi piattaforme, dati, comportamenti.

    Non importa quanto sia solida un’azienda, se non è in grado di tenere il passo digitale, non è competitiva. E alla fine, viene inglobata.

    Le aziende storiche sono in svendita?

    Questa è la domanda più scomoda. Ma anche la più necessaria. Il caso Kellogg’s, come quello recente di Tiffany, o in passato di Motorola, Nokia, Yahoo, ci dice che essere iconici oggi non basta più.

    La reputazione non è più sufficiente a generare valore nel presente. Serve essere capaci di guardare oltre.

    E che la storia non è tutto, se non è accompagnata da innovazione vera.

    È questo che oggi dovrebbero interrogarsi tutte le imprese nate nel secolo scorso: quanto del loro valore è ancora riconosciuto? Quanto della loro narrazione è ancora rilevante?

    L’acquisizione di Kellogg’s da parte di Ferrero è molto più di un’operazione industriale.

    È un segnale forte. Il valore oggi non risiede solo e soltanto nella storia, come spesso siamo portati a credere. Ma nella capacità di leggere il presente e anticipare il futuro.

    Anche i marchi più iconici devono scegliere. Evolvere o scomparire. La solidità di ieri non basta più.

    Serve visione, velocità e una nuova grammatica del valore.

  • Henna Virkkunen è la nuova commissaria UE per il Tech

    Henna Virkkunen è la nuova commissaria UE per il Tech

    Henna Virkkunen è la nuova commissaria UE per il Tech e Digitale. La sua missione include sovranità tecnologica, sicurezza informatica, regolamentazione digitale e sostegno alle startup europee.

    Dopo l’addio polemico di Thierry Breton, le idee della presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, erano ancora più chiare.

    E così, la nuova Commissione UE per il mandato 2024-2029, presentata oggi, vede 6 vicepresidenti, 4 donne e due uomini.

    Al posto di Breton è stata nominata vicepresidente della Commissione, con delega alla “Sovranità Tech, Sicurezza e Democrazia”, la finlandese Henna Virkkunen.

    Il suo nome potrebbe non dire molto nel nostro Paese, ma vanta un curriculum di tutto rispetto. Di seguito proviamo a tracciare un profilo.

    Un profilo di Henna Virkkunen

    Henna Virkkunen, politica finlandese, è membro del Partito Popolare Europeo (PPE). Vanta una lunga carriera politica che l’ha portata a ricoprire ruoli di rilievo sia nel governo finlandese che nel Parlamento Europeo.

    Nata nel 1972, Virkkunen ha studiato giornalismo e ha lavorato brevemente come giornalista prima di entrare in politica. È co-proprietaria di un’agenzia di comunicazione, fatto che spiega il suo particolare interesse verso il mondo della comunicazione e del digitale.

    henna virkkunen è la nuova commissaria ue per tech e digitale

    È stata ministro dell’Istruzione, dei Trasporti e della Pubblica Amministrazione in Finlandia prima di essere eletta al Parlamento Europeo nel 2014. È stata rieletta nel 2019 e nel 2024, a testimonianza dell’importanza della sua figura e della sua esperienza a livello europeo.

    Henna Virkkunen e il suo ruolo nel PPE

    Henna Virkkunen è una figura importante all’interno del PPE, il principale gruppo di centro-destra del Parlamento europeo. Per il PPE ha lavorato su temi chiave legati al digitale, tra cui il Digital Services Act (DSA), e sarà proprio su questo aspetto che la neo-commissaria dovrà principalmente misurarsi.

    Inoltre, si è occupata di tematiche legate alla cybersecurity e ha partecipato ai negoziati per il programma di ricerca di punta dell’UE, Horizon Europe.

    È considerata una delle figure politiche più esperte in Europa su questioni digitali e tecnologiche, esperienza che le ha fatto guadagnare la stima sia nel suo partito che tra esponenti di altre fazioni politiche.

    Henna Virkkunen e le sfide UE sul Digitale

    Quali sfide attendono la neo-commissaria Henna Virkkunen?

    La sfida della Sovranità Tecnologica

    Sicuramente dovrà affrontare la sfida della Sovranità Tecnologica. Uno dei suoi compiti principali sarà garantire che l’Europa non dipenda eccessivamente da tecnologie sviluppate al di fuori del continente europeo, specialmente da Stati Uniti e Cina.

    henna virkkunen
    Henna Virkkunen

    Ciò include la promozione e lo sviluppo di tecnologie europee in aree come l’intelligenza artificiale, la sicurezza informatica e il cloud computing.

    La sfida della Sicurezza

    Altra sfida importante riguarda la Sicurezza e Regolamentazione del digitale.

    Virkkunen dovrà continuare il lavoro sul Digital Services Act e sul Digital Markets Act, che regolano il mercato digitale europeo e proteggono gli utenti da contenuti dannosi o illegali online. Queste nuove regole europee hanno un impatto enorme sulle piattaforme globali come Facebook, Google, X (ex Twitter) e Amazon. Sarà quindi compito di Virkkunen far sì che vengano applicate in modo efficace.

    La sfida dell’Innovazione in UE

    Un’altra sfida importante è legata a incentivare l’innovazione, rendendo l’UE competitiva a livello globale.

    L’attenzione sarà rivolta anche al sostegno delle startup tecnologiche europee e al miglioramento delle infrastrutture digitali del continente, in particolare nel campo della banda larga e del 5G.

    La sfida sulle minacce alla democrazia

    Infine, un’ulteriore sfida cruciale per Virkkunen sarà quella di contrastare le minacce digitali alla democrazia europea, come la disinformazione e la manipolazione elettorale.

    La sua esperienza la rende particolarmente attenta alle implicazioni politiche del digitale e alle dinamiche democratiche.

    Henna Virkkunen si presenta dunque come una figura forte e preparata per guidare l’Europa ad affrontare le sfide nel campo digitale.

    Con una profonda conoscenza delle dinamiche tecnologiche e una carriera politica consolidata, ha tutte le carte in regola per affrontare le sfide del futuro e garantire all’Europa un ruolo di leadership globale nel mondo tech.

    Il suo mandato sarà cruciale per garantire che l’UE rimanga innovativa, sicura e indipendente a livello tecnologico.

  • Microsoft e investimenti IA: 1,7 miliardi di dollari in Indonesia

    Microsoft e investimenti IA: 1,7 miliardi di dollari in Indonesia

    Microsoft annuncia un investimento di 1,7 miliardi di dollari in Indonesia sull’intelligenza artificiale e il cloud. L’azienda si impegna a formare 2,5 milioni di persone per stimolare la crescita economica dell’area.

    Microsoft continua la sua operazione di investimenti sull’Intelligenza Artificiale, e sul cloud computing. Adesso è la volta dell’Indonesia. L’annuncio è che l’azienda guidata da Satya Nadella realizzi un piano di investimenti su IA e cloud da 1,7 miliardi di dollari per la durata di 4 anni.

    Si tratta di un investimento importante per il colosso di Redmond che va a coinvolgere il paese che rappresenta l’economia più grande del sud-est asiatico.

    Microsoft investe anche nella formazione

    L’azienda si impegna, inoltre, a contribuire alla formazione di 2,5 milioni di persone nel sud-est asiatico con competenze specifiche sull’intelligenza artificiale, di cui 840.000 in Indonesia.

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    Un tempo snobbata, questa area dell’Asia comincia ad essere sempre più interessante e appetibile. Fino a non molto tempo fa la maggior parte degli investimenti tech da parte di grandi aziende riguardavano spesso la Cina o l’India. I due paesi del continente più avanzati da questo punto di vista.

    Ma ora qualcosa è cambiato. E Microsoft è pronta a cogliere l’opportunità.

    Cambia il contesto e cambiano gli investimenti

    Il contesto geopolitico dell’area sta cambiando e, di conseguenza, cambiano le aree su cui le aziende concentrano i propri investimenti.

    Prima di Nadella, anche Jensen Huang di Nvidia e Tim Cook di Apple avevano fatto visita nella regione. Obiettivo comune è quello di inseguire una popolazione giovane ed esperta di tecnologia, nel momento in cui la crescita cinese diminuisce.

    L’impatto della IA sulla crescita

    La rivoluzione dell’IA sarà la prossima grande svolta nella curva di crescita del PIL”, ha detto Nadella di fronte a centinaia di partecipanti ad un evento aziendale a Giakarta. Erano presenti quindi sviluppatori di software, ministri e amministratori delegati.

    Ciò avrà un impatto reale anche in Indonesia, dove avremo nella regione una crescita extra del 10%-12%“.

    Da un po’ di tempo, a seguito del grande investimento fatto da Microsoft su OpenAi, l’opera di Nadella è quella di andare in giro nelle aree geografiche più idonee per gli investimenti sulla AI. Sta attraversando zone sempre più diverse.

    I viaggi e la strategia di Nadella

    Durante i suoi viaggi continua a spingere i governi e le imprese a investire in tecnologia e nella formazione delle persone. Il suo nuovo mantra è quello di parlare del grande potenziale dell’intelligenza artificiale per rimodellare intere economie.

    I suoi viaggi lo porteranno anche a Bangkok (Tailandia) e Kuala Lumpur (Malesia) entro la fine di questa settimana.

    Satya Nadella - CEO Microsoft
    Satya Nadella – CEO Microsoft

    In questo modo, Microsoft si sta ponendo un passo avanti rispetto ai suoi competitor, come Amazon o Google o Meta.

    La scommessa sulle tecnologie di intelligenza artificiale generativa è servita a Microsoft per riprendere il comando e considerare l’Asia come un mercato importante ma anche come un nuovo  bacino di talenti.

    Infrastrutture e formazione sulla IA

    Come sappiamo, Microsoft ha investito 13 miliardi di dollari in OpenAI per creare una serie di assistenti di IA e altre funzionalità. La strategia è proseguita nell’integrazione della IA nei prodotti che vanno da Windows e Office al motore di ricerca Bing, e in molti dei quali comportano costi aggiuntivi per l’utilizzo da parte dei clienti.

    L’azienda sta investendo molto per espandere la propria rete globale di data center per soddisfare la crescente domanda di servizi di intelligenza artificiale, con spese in conto capitale che hanno raggiunto i 14 miliardi di dollari nel trimestre di marzo.

    In parole povere, Microsoft, attraverso l’opera del suo CEO, sta dimostrando che l’IA può essere un grande volano di crescita economica. Ma servono investimenti per supportare la costruzione di un sistema che possa agganciare questa crescita.

    Altro elemento fondamentale è la formazione delle persone.

    Servono nuove competenze per sviluppare questo scenario di crescita. L’attività di investimenti nelle infrastrutture segue di pari passo quella degli investimenti sulla formazione delle persone.

    Solo così si può agganciare la crescita attraverso lo sviluppo di nuove tecnologie che possano produrre effetti positivi.

     

  • Le aziende tech e social media alle prese con i licenziamenti

    Le aziende tech e social media alle prese con i licenziamenti

    Le aziende tech e social media stanno affrontando un momento di crisi già annunciato. I licenziamenti di Meta di questa settimana sono solo una parte di quelli già in atto o che arriveranno, purtroppo.

    Venti di crisi soffiano sulle aziende tech e social media e le cronache di questi giorni ne sono la conferma. La notizia dei licenziamenti che Facebook, della famiglia Meta, starebbe per mettere in atto già in questa settimana, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, mette al centro, ancora una volta, la grande crisi che si sta abbattendo sulle grandi aziende tech e social media.

    E dopo una settimana di notizie che hanno riguardato Twitter e i licenziamenti che hanno riguardato il 50% dei dipendenti (circa 3.800 persone) della società adesso in mano a Elon Musk (salvo poi richiamarne a decine), si ripiomba nello stesso problema con le notizie riportate dal Wall Street Journal.

    Secondo le informazioni raccolte dal quotidiano finanziario, Facebook già questa settimana farà partire un piano di licenziamenti ingente, il più grande da quando esiste la stessa Facebook, ossia 18 anni. Le notizie dicono che funzionari dell’azienda hanno già informato i dipendenti di cancellare viaggi non essenziali, a partire già da questa settimana.

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    Sebbene non si parla delle percentuali viste in Twitter, il WSJ comunque riporta che si è di fronte ad un piano di licenziamenti che coinvolge un numero di persone che potrebbe essere il più grande finora raggiunto da una grande azienda tecnologica, in un anno che ha visto un ridimensionamento del settore tecnologico.

    A luglio di quest’anno avevamo trattato il tema di una possibile recessione economica che non avrebbe risparmiato le aziende tech e social media. E questo perché, purtroppo i segnali era abbastanza chiari. Questa situazione difficile che si sta palesando in realtà arriva proprio da quei segnali che erano stato avvertiti già in primavera e poi diventati sempre più concreti durante l’estate.

    Alla fine di settembre di quest’anno Meta dichiarava 87.314 dipendenti, con un aumento del 28% rispetto allo scorso anno. Ora, non è chiaro quanti saranno interessati da questo nuovo ingente piano di licenziamenti.

    Risuonano in queste giornate le parole che proprio Mark Zuckerberg, il fondatore di Facebook, aveva pronunciato alla fine di giugno durante una riunione aziendale a Menlo Park: “Realisticamente, in azienda ci sono probabilmente un mucchio di persone che non dovrebbero essere qui“. Probabile che già allora sapesse che si sarebbe arrivati, a distanza di poco, a mettere in atto un programma come quello che si appresta ad iniziare.

    tech social media licenziamenti meta

    Le motivazioni sono tante, la congiuntura economica e sociale che stiamo attraversando in generale a livello globale e anche una crescita troppo accelerata negli ultimi anni che adesso deve fare i conti con la realtà. Da rilevare anche che il titolo Meta quest’anno ha perso il 70% del suo valore. Nelle scorse settimane il titolo è sceso sotto i 100 dollari, cosa che non succedeva dal 2016.

    Pesano poi gli scarsi risultati che riguardano Metaverso con investimenti di oltre 15 miliardi di dollari.

    [Update 9 novembre 2022]

    Come previsto, Mark Zuckerberg mercoledì 9 novembre, con una mail inviata ai dipendenti ha comunicato il licenziamento di 11 mila dipendenti, circa il 13% della forza lavoro di Meta. Tutto questo rischia di frenare il lavoro del Reality Labs, su cui Meta ha investito 15 miliardi di dollari, che lavora anche a sviluppare il progetto Metaverso.

    Mark Zuckerberg’s Message to Meta Employees

    Per non parlare della grande concorrenza che arriva da altre piattaforme come TikTok. Ha pesato anche la richiesta di Apple agli utenti di acconsentire al tracciamento dei loro dispositivi che ha limitato la capacità delle piattaforme social media di indirizzare gli annunci pubblicitari. Ricordiamo il grande braccio di ferro, su questo punto, tra Facebook e Apple.

    Ma, come dicevamo all’inizio, Twitter e Facebook non sono le sole piattaforme social media e aziende tech che stanno misurandosi con ingenti piani di licenziamenti. Purtroppo, la lista è lunga e si stima che, dall’inizio dell’anno, siano già più di 44 mila i lavoratori della Silicon Valley che hanno perso il lavoro. E altri, purtroppo, ne arriveranno.

    TikTok

    Anche TikTok è alle prese con i licenziamenti. Lo scorso mese Wired ha citato cinque fonti che affermavano che TikTok aveva iniziato a licenziare una quantità non specificata di lavoratori nel suo ufficio negli Stati Uniti. Secondo quanto riportato, anche ai lavoratori delle divisioni UE e Regno Unito dell’azienda è stato detto di prepararsi, in vista di azioni simili. Intanto, TikTok avrebbe sospeso i piani precedenti per espandere alcuni team, come parte di una presunta e più ampia ristrutturazione.

    Netflix

    Anche la società di video streaming, co-fondata da Reed Hastings, lo scorso mese di maggio il taglio di 150 dipendenti o l’1,3% della sua forza lavoro. Ma da quel momento le cose andate peggio. Infatti, circa un mese dopo i licenziamenti iniziali, la società ha annunciato un’altra serie di tagli, questa volta con un impatto su 300 dipendenti, ovvero il 4% della forza lavoro totale dell’azienda. Come sappiamo, di recente Netflix ha cominciato ad adottare forme di abbonamento che contengono pubblicità, un modo per risollevare la situazione economica difficile e per recuperare circa 200 mila abbonati.

    Shopify

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    Shopify alla fine di luglio, attraverso il CEO di Shopify Tobi Lütke, ha annunciato che l’azienda avrebbe licenziato il 10% della sua forza lavoro, circa 1.000 dipendenti, dopo un periodo di crescita esplosiva registrata durante la pandemia.

    Shopify ha beneficiato della grande espansione del fenomeno e-commerce, negli ultimi due anni, e, come molte aziende, ha intrapreso una corsa alle assunzioni, aspettandosi che quel livello di e-commerce rimanesse costante. Le cose, purtroppo, sono andate diversamente.

    Robinhood

    Rcorderete certamente Robinhood, l’app della “finanza democratizzata”, che lo scorso anno ha lottato per riprendersi dalla sua disastrosa IPO, che secondo Bloomberg è stato tra i peggiori debutti tra le aziende delle sue dimensioni. Ora, nel 2022, i dipendenti dell’azienda, che i dirigenti chiamano ‘Robinhooders’, sono in grande difficoltà.

    Alla fine di aprile, il CEO e fondatore Vlad Tenev ha annunciato che la società avrebbe tagliato circa il 9% della sua forza lavoro dopo un periodo definito di “iper-crescita“, tra il 2020 e il 2021. Ma poi quell’annuncio non era che l’inizio. Nella prima settimana di agosto, Tenev ha annunciato un licenziamento più ampio che ha colpito il 23% della forza lavoro.

    Lyft

    Anche Lyft purtroppo è in difficoltà. Il principale competitor di Uber, dopo un primo piano di licenziamenti previsti a luglio di quest’anno, qualche giorno ha annunciato il licenziamento di quasi 700 dipendenti, ovvero circa il 13% dell’intera forza lavoro aziendale.

    Soundcloud

    SoundCloud è una delle piattaforme del panorama musica in streaming che non è riuscita ad evitare i licenziamenti. Nei giorni scorsi, secondo Billboard, il CEO Michael Weissman ha inviato un’e-mail ai dipendenti avvertendo dell’avvio di un piano di licenziamenti che dovrebbe coinvolgere il 20% dell’azienda.

    Snap

    Come già ricordato in altre occasioni, Evan Spiegl, fondatore di Snap, la società che gestisce la piattaforma social media Snapchat, tra i primi a maggio scorso aveva preannunciato che le difficoltà, per l’azienda e non solo, stavano per arrivare. Dopo mesi di lotte finanziarie pubbliche, Snap si è finalmente fatto avanti con una bomba. Ad agosto Snap ha annunciato il piano di riduzione della forza lavoro della società di circa il 20%, più di 1.000 dipendenti. L’azienda ha subito una rapida espansione, quasi raddoppiando da marzo 2020, salvo poi rivedere i propri programmi e propendere per una più profonda ristrutturazione.

    Microsoft

    Anche Microsoft è costretta ad affrontare il tema dei licenziamenti. Circa un mese fa, secondo quanto riportato da Axios, la società ha avanzato un piano per licenziare poco meno di 1.000 dipendenti distribuiti in più divisioni della sua attività e in varie regioni.

    E i licenziamenti di Microsoft, per tutto il settore, sono stati una sorta di shock. Per mesi aziende in difficoltà, come Facebook o Snap, come abbiamo visto, hanno cercato di preparare il terreno, prefigurando, in un certo senso, quanto sarebbe poi accaduto da lì in avanti. Invece Microsoft non ha offerto alcun segnale in questo senso e, anzi, sulla carta sembrava essere l’azienda meno coinvolta da questo punto di vista.

    Intel

    tech social media licenziamenti intel

    Intel, il colosso tecnologico di Santa Clara, sta procedendo ad un corposo taglio di posti di lavoro aziendali al fine di risparmiare ben 3 miliardi di dollari di costi per il prossimo anno. Si tratta di un’azione in risposta al calo della domanda di chip dell’azienda, il risultato del mercato dei PC in forte contrazione.

    I licenziamenti colpiranno in modo particolare i team delle vendite e del marketing, secondo quanto riportato da Bloomberg a metà del mese scorso, colpendo circa il 20% del personale. A luglio Intel dichiarava oltre 113 mila dipendenti.

    Flipboard

    Il CEO di Flipboard, Mike McCue, ha confermato i licenziamenti, notizia anticipata da Axios a metà del mese scorso. Si tratta di 24 lavoratori che è pari al 21% della forza lavoro di Flipboard. Ristrutturazione aziendale e prospettivi difficili per il proprio business, queste le motivazioni alla base di questa scelta.

    Flipboard è stata lanciata 12 anni fa con la visione di diventare “l’unico posto dove trovare le storie per la tua giornata”. Dal 2010 molto è cambiato però. Ormai gli aggregatori supportati dalle Big Tech, come Google e Apple News, dominano praticamente lo spazio e questo costituisce una seria minaccia per i servizi più piccoli, come appunto Flipboard.

    In realtà la lisa potrebbe continuare, ma queste che abbiamo indicato sono casistiche esaustive a rendere chiaro che i problemi ci sono e che vedremo piani di licenziamenti estendersi ancora per qualche mese.

    Staremo a vedere se si tratta del fenomeno simile degli inizi 2000 quando scoppiò la bolla delle dot-com. Vedremo.

  • Maker Faire Rome, l′Innovazione e le idee ritornano anche in presenza

    Maker Faire Rome, l′Innovazione e le idee ritornano anche in presenza

    Maker Faire Rome – The European edition torna dall’8 al 10 ottobre 2021 al Gazometro Ostiense. La voglia di fare Innovazione, scoprire nuove idee ritorna anche in presenza.

    Maker Faire Rome – The European edition torna dall’8 al 10 ottobre 2021 al Gazometro Ostiense, luogo iconico che vuole rappresentare la voglia di ricominciare e fare Innovazione per crescere.

    L’area del Gazometro occupa una superficie di oltre 12 ettari dove Eni, main partner della manifestazione, sta procedendo al costante recupero delle aree industriali e alle opere di bonifica. Un’area che vuole diventare un ecosistema aperto dedicato ai nuovi modelli di business non emissivi e allo sviluppo di filiere imprenditoriali. In questo perimetro di innovazione è stato inserito l’headquarter di Joule, la Scuola di Eni per l’Impresa, creata per promuovere la formazione imprenditoriale sostenibile e “ZERO”, l’acceleratore “clean tech” della Rete Nazionale CDP che vede partecipare anche Lventure, ELIS, Acea, Maire Tecnimont e Microsoft.

    L’edizione di quest’anno della Maker Faire rappresenta un momento importante per tornare a visitarla dal vivo. Infatti, gli spazi saranno accessibili nella massima sicurezza in osservanza dei protocolli sanitari previsti, ma con i visitatori che torneranno ad ammirare da vicino le tante idee e invenzioni in esposizione nella nona edizione della kermesse che è ormai una piattaforma internazionale consolidata dedicata all’Open Innovation, capace di valorizzare una experience di qualità e di abilitare processi di trasferimento di competenze.

    Maker Faire Rome Innovazione in presenza franzrusso.it

    Visto il grande successo dell’edizione dello scorso anno, resta comunque attiva anche la rassegna online. Questo grazie a una piattaforma dedicata che sarà divisa in diversi canali tematici sui principali topics di Maker Faire e un canale Main, sempre live, dal quale verranno raccontate tante storie d’innovazione. verrà un vero e proprio studio televisivo all’interno negli spazi del Gazometro dal quale, in diretta, verranno incontrati e ascoltati i protagonisti nazionali e internazionali del mondo dell’innovazione là dove lavorano o sperimentano.

    Saranno più di 240 gli spazi espositivi (stand e aree allestite) con idee, prototipi e progetti innovativi pronti ad essere svelati. I contenuti proposti sono tanti, variegati e di altissima qualità.

    Maker Faire Rome 2021, i temi principali

    Dall’agritech al foodtech, dal digital manufacturing alla robotica, dall’intelligenza artificiale alla mobilità, dall’economia circolare alla salute, dall’IoT al recycling fino alla data science e al design thinking, oltre alle sezioni dedicate di Maker Art e Maker Music che esploreranno l’intersezione tra arti, musica, scienza e tecnologia: i contenuti sono pronti a sorprendere, sia in presenza che online.

    Maker Faire Rome 2021, Opening Conference

    E’ l’appuntamento, imperdibile, che dà il via ufficiale alla manifestazione, in programma il prossimo 7 ottobre. Il tema 2021 è “Fast Forward – The Future In The Making”: il riconoscimento di circostanze che hanno accelerato cambiamenti lungamente dovuti e la celebrazione di quella capacità di “fare” che ha reso possibile gestire l’incertezza di questi interminabili e complessi mesi dall’arrivo sulla scena mondiale del Covid-19.

    Maker Faire Rome 2021, Robotica e Intelligenza artificiale

    Tra gli argomenti che, nel corso degli anni, sono stati protagonisti a Maker Faire Rome e che hanno riscosso un crescente interesse di pubblico ci sono la Robotica e l’Intelligenza Artificiale. Questo anche grazie alle collaborazioni sempre più solide con l’Istituto di Robotica e Macchine Intelligenti (I-Rim) e il Laboratorio nazionale di Intelligenza Artificiale del Cini (Consorzio Interuniversitario Nazionale per l’Informatica).

    E sono decine, anche quest’anno, le realizzazioni e i prototipi che verranno presentati al pubblico proposti da singoli maker, atenei, spin off universitari e Istituti di ricerca. Una vasta serie di progetti che spaziano dal settore medico a quello industriale, dai trasporti ai beni culturali.

    Tutti i gruppi di punta della ricerca in Robotica italiana saranno rappresentati, sia provenienti dalle Università – come i Politecnici di Milano, Torino e Bari, le Università di Bologna, Roma, Napoli, Pisa – che dai Centri di ricerca di eccellenza, IIT e CNR in primo luogo.

    All’interno di quest’area verrà illustrato anche il “Joiint Lab”, un esperimento unico di trasferimento tecnologico industriale appena lanciato a Bergamo presso l’area del Kilometro Rosso, in cui alcune delle aziende di punta del territorio lombardo lavorano fianco a fianco con i ricercatori di IIT per dare vita a nuove forme di lavoro fisico da remoto mediante avatar robotici, riducendo l’esposizione dei lavoratori umani a condizioni di lavoro faticose e/o potenzialmente pericolose.

    Inoltre, è stata consolidata la collaborazione con l’Istituto di Robotica e Macchine Intelligenti (I-RIM) presieduto da Antonio Bicchi. Alla sua terza edizione I-RIM 3D (in programma dall’8 al 10 ottobre) costituisce già un riferimento per chi voglia fare innovazione tecnologica: un punto di incontro tra ricerca e industria. I-RIM 3D 2021, organizzata da Barbara Caputo ed Eugenio Guglielmelli, due tra i più rinomati esperti di robotica a livello internazionale, anche quest’anno promette numeri record di partecipazione e un interessantissimo programma di interventi.

    Maker Faire Rome 2021, Maker Art e Maker Music

    Dopo il successo dell’edizione 2020, basata soprattutto su un coinvolgimento di più di 30 artisti internazionali da tutto il mondo, la sezione 2021 di Maker Art si focalizzerà su meno installazioni a più impatto. L’intento è sempre quello di unire il mondo dei maker con quello degli artisti che operano con le tecnologie, creare nuove sinergie e attivare collaborazioni tra mondo dell’arte, dei maker e delle aziende del settore tecnologico.

    Quest’anno il focus sarà l’intelligenza artificiale. Maker Faire collaborerà insieme alla Onassis Foundation con la mostra “You and AI. Through The Algorithmic Lens”. La versione romana della mostra sarà a cura di Irini Mirena Papadimitriou (direttrice artistica del FutureEverything) e Valentino Catricalà. “You and AI” è una mostra che esplora l’intelligenza artificiale non come una potenzialità futura ma come una realtà attuale.

    La sezione performativa si svilupperà in collaborazione con Maker Music, in un dialogo tra artisti e musicisti che vedrà la partecipazione dell’artista Donato Piccolo. I talk coinvolgeranno artisti internazionali di alto livello e saranno sviluppati insieme all’importante curatore, fondatore del Palais de Tokyo, Jérôme Sans.

    Maker Music 2021, all’interno di Maker Faire Rome, racconta il making della musica, dal punto di vista dell’innovazione, della creatività e della tecnologia. Attraverso un programma divulgativo, con i contributi di alcuni dei protagonisti della scena musicale italiana, fra i quali Clementino, La Rappresentante Di Lista, NAIP, Max Casacci dei Subsonica.

    Maker Faire Rome 2021, Agrifood e Sostenibilità

    La sezione sostenibilità e agrifood della manifestazione presenta, nonostante le difficoltà del periodo, un ricco panorama di innovazioni applicabili alle imprese, alle filiere agricole e ai sistemi locali.

    Partecipano alle attività di Maker Faire 2021 i più importanti enti nazionali di ricerca, tra cui il Crea, il Cnr, l’Enea, oltre al mondo universitario e a una selezione di imprese private impegnate nel mondo dell’innovazione. Complessivamente saranno presentate oltre 50 innovazioni per l’agricoltura e l’ambiente.

    Maker Faire Rome 2021, Education

    Le nuove generazioni guardano al futuro attraverso la Maker Faire Rome. Lo conferma la grande partecipazione di atenei e scuole attraverso le relative call. Nell’area Education di MFR 2021, sia on line che in presenza, si potranno ammirare i progetti provenienti da 30 scuole secondarie italiane, dalla Sicilia al Friuli Venezia Giulia e 2 europee (Croazia e Norvegia).

    Saranno, inoltre, oltre 20 i progetti di altrettanti ITS (Istituti Tecnici Superiori), provenienti da tutta Italia.

    Maker Faire Rome 2021, i Contest

    L’edizione 2021 prevede due contest finalizzati a valorizzare i migliori progetti, per garantire visibilità e lo sviluppo delle diverse iniziative presentate: un riconoscimento pubblico e tangibile al valore della creatività esposta durante la manifestazione.

    Il primo è “Make to Care”, l’iniziativa open innovation di Sanofi finalizzata a far emergere e facilitare la realizzazione, nonché la diffusione di soluzioni innovative e utili a dare risposte ai bisogni reali delle persone che convivono con una disabilità a causa di patologie e/o eventi traumatici. Giunto alla sesta edizione, il contest ha ottenuto grande partecipazione dalla comunità maker e da chi ha colto un bisogno concreto, orientando il proprio ingegno e proponendo una soluzione innovativa. Conosceremo in dettaglio i progetti finalisti durante la Maker Faire Rome mentre i vincitori saranno stabiliti da una commissione indipendente che si riunirà il prossimo 27 ottobre. Come da tradizione delle passate edizioni, i vincitori avranno accesso ad una coinvolgente esperienza formativa.

    Il secondo contest è “MakeITCircular”, realizzato da Innova Camera e dalle Associazioni dei consumatori del Consiglio Nazionale Consumatori e Utenti (CNCU), che promuove la Carta del Consumo Circolare e i valori del riciclo, del riuso e della co-progettazione. Il passaggio da un modello di economia lineare a uno di “economia circolare” è la chiave per rendere possibile una crescita economica che rispetti le risorse materiali e naturali e per offrire un contributo alla tutela contro il cambiamento climatico che il pianeta si è impegnato a fermare entro il 2050. Per praticare e incentivare il “consumo circolare”, promuovendo il passaggio dalla cultura dello scarto e dello spreco alla cultura del riciclo e del riuso, è nata la “Carta del Consumo Circolare”: un contributo di idee alle grandi scelte che la transizione ecologica ci impone, per affermare una società e un’economia più giuste.

    Il contest premierà le migliori idee in linea con i principi della Carta e che ne favoriscano la sua diffusione e il coinvolgimento di diversi attori nella sua implementazione.

    Maker Faire Rome 2021, come partecipare

    Per partecipare in presenza, oltre al rispetto della normativa vigente anti-Covid 19, è necessario acquistare – in base alle proprie esigenze ed esclusivamente on line – le varie tipologie di biglietti per l’ingresso: un’operazione semplice che va fatta direttamente dal sito makerfairerome.eu.

    Chi preferisce seguire la manifestazione da remoto può farlo senza problemi, grazie a una semplice registrazione alla piattaforma dedicata (tutte le informazioni utili saranno disponibili sul portale di MFR 2021). Per migliorare l’esperienza di visita, basterà profilarsi esprimendo preferenze sui temi e le attività che ci si aspetta di trovare nel corso dell’evento. Si riceveranno suggerimenti e notifiche in linea con i propri interessi.

    Sui social media potete seguire le conversazioni con #MakerFaireRome e #MFR2021.

  • Technovation Girls, terza edizione del programma tech per ragazze

    Technovation Girls, terza edizione del programma tech per ragazze

    Amazon, per il terzo anno consecutivo, presenta e supporta Technovation Girls, il più grande programma imprenditoriale tech per ragazze promosso da Technovation. Iscrizioni fino al 12 marzo 2021.

    Amazon, per il terzo anno consecutivo, presenta e supporta Technovation Girls, il più grande programma imprenditoriale tech per ragazze promosso da Technovation, associazione no profit dedita all’educazione in ambito STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics), che attraverso Technovation Girls mira a rendere consapevoli le studentesse di tutto il mondo delle loro potenzialità di innovatrici del futuro, attraverso l’accesso a nuove competenze informatiche.

    Fino al 5 marzo 2021, Amazon ospiterà momenti di incontro e presentazione dedicati a Technovation Girls, sfida rivolta a studentesse dai 10 ai 18 anni (compiuti entro agosto 2021) di tutto il mondo interessate alla tecnologia, anche senza una precedente formazione nel coding, e che desiderano mettersi alla prova nella creazione di un’App.

    Technovation Girls stem amazon franzrusso.it 2021

    Amazon metterà a disposizione mentor che accompagneranno le partecipanti lungo tutto il percorso di ideazione del progetto: una mentorship che si svilupperà nel corso delle lezioni online offerte da Technovation, dallo sviluppo dell’App, fino alla costruzione di un business plan efficace e della presentazione del progetto stesso, che sarà tenuta davanti ad un comitato di valutazione internazionale.

    Agli incontri possono partecipare studentesse dai 10 ai 18 anni, oltre a docenti delle scuole primarie e secondarie che vogliano farsi promotori dell’iniziativa all’interno dei propri istituti. È possibile iscriversi e partecipare online agli eventi di presentazione “Discover Technovation con Amazon Italia” .

    Le iscrizioni chiuderanno il prossimo 12 marco e potete iscrivervi qui: technovationchallenge.org.

  • PMI e Digital Transformation, sfide e opportunità del 2020

    PMI e Digital Transformation, sfide e opportunità del 2020

    La Digital Transformation è per le PMI una grande opportunità di crescita e gli Analytics strumenti fondamentali per saper interpretare il tempo che stiamo vivendo.

    Il periodo che stiamo vivendo ha, forse più che mai, messo le aziende, e specialmente le PMI, di fronte al fatto che la Digital Transformation è oggi un processo non più rinviabile. Approcciare alla trasformazione digitale diventa oggi fondamentale per le PMI italiane che costituiscono il tessuto più importante della nostra economia.

    In un momento in cui le PMI hanno la sensazione di aver perso la rotta, e di trovare difficoltà ad agganciare la “nuova normalità”, altro non bisogna fare che guardare a quello che è stato fatto finora, per prepararsi meglio al futuro.

    L’importanza degli Analytics per affrontare il futuro

    Da questo punto di vista gli Analytics diventano strumenti importanti in quanto aiutano le aziende ad individuare meglio le situazione di crisi e di difficoltà per poi adottare le strategie più adatte e a prevedere e a prevenire situazione di crisi che possono, addirittura, mettere a repentaglio l’esistenza stessa dell’azienda.

    pmi sfide digital transformation sas franzrusso.it

    Gli Analytics contengono informazioni preziose per le aziende, giocano un ruolo fondamentale in questa fase di grande incertezza.

    Ma c’è un dato che va tenuto in considerazione in questa fase. Secondo una ricerca dell’Osservatorio Big Data Analytics & Business Intelligence il 93% delle grandi imprese investe in progetti di Analytics, contro il 62% delle PMI e solo il 23% delle PMI ha introdotto almeno un Data Analyst e il 16% un Data Scientist. Le PMI registrano ancora qualche ritardo rispetto all’acquisizione di un processo di trasformazione digitale che oggi è fondamentale per far cresce la propria organizzazione.

    Ma quali sono le sfide che le PMI devono affrontare oggi?

    La sfida principale che oggi le PMI hanno davanti è quella di analizzare i dati, in modo tale da estrarre le informazioni corrette per poi agire per migliorare l’esperienza dei clienti e per migliorare la produttività. Pur sapendo bene che principali difficoltà che una PMI possa riscontare in questo momento sono:

    • agire con poco budget e in carenza di risorse dedicate;
    • mettere in condivisione i vari reparti aziendali.

    Ecco che gli Analytics in questa fase sono fondamentali, in quanto aiutano ad estrare le informazioni necessarie per poter agire anche in poco tempo.

    I vantaggi che le PMI traggono dall’analisi dei dati

    Abbiamo più volte ribadito che gli Analytics aiutano le aziende a prendere decisioni strategiche per migliorare le perfomance e la relazione coi clienti. Ma i vantaggi che gli Analytics apportano sono anche:

    • migliorare i modelli di business in ottica di analisi predittiva, per determinare, ad esempio, come e quanto acquisteranno i clienti implementando azioni per fidelizzare i più redittivi, con accurate analisi sugli scenari futuri di vendita;
    • ottimizzare la produzione diminuendo i costi derivanti dalla manutenzione dei macchinari grazie a sensori particolari che rilevano attività anomale per determinare di conseguenza lo stato di salute;
    • migliorare la comunicazione interna grazie a sistemi di data visualization che permettono di facilitare il passaggio di informazioni, anche se complesse.

    Le soluzioni di SAS Italy per le PMI italiane

    SAS, società leader negli analytics e nell’offerta di software innovativi per la gestione dei dati, mette a disposizione delle PMI soluzioni analitiche facili da installare, gestire e scalare e adatte a qualsiasi tipo di budget.

    Vuoi scoprire anche tu se la tua azienda possiede le 5 caratteristiche delle imprese che eccelleranno nel 2021?

    Fai subito il test gratuito di SAS pensato per le PMI.

    [In collaborazione con SAS Italy]

  • Coronavirus: l’Europa investe nelle startup, ma l’Italia è assente

    Coronavirus: l’Europa investe nelle startup, ma l’Italia è assente

    Si dice che nelle difficoltà si deve investire di più, per cogliere le opportunità che nascono. In Europa alcuni paesi come Francia, Germania e Uk stanno investendo di più nelle startup, vero motore per l’Innovazione di un paese. Ma l’Italia è assente.

    La pandemia da Coronavirus che stiamo vivendo, e che stiamo affrontando con grande serietà e impegno ormai da settimane, ha inesorabilmente messo in evidenza tante cose che non funzionano nel nostro paese. Ce ne stiamo accorgendo ormai giorno dopo giorno. A cominciare dalla scarsa digitalizzazione del paese, quella digitalizzazione che, forse, in una situazione come questa ci sarebbe stata di grande aiuto. Nulla che non si possa cominciare a fare adesso, ma se ci avessimo creduto per tempo, quando se ne parlava ovunque, infatti solo a parole, oggi forse avremmo avuto a disposizione qualche strumento in più per affrontare questo periodo difficile.

    Come dicono i saggi, è proprio nella difficoltà che bisogna investire, bisogna dimostrare carattere. “Nel mezzo delle difficoltà nascono le opportunità“, diceva il grande Einstein, uno che di difficoltà da affrontare se ne intendeva, vero, però un minimo devi essere pronto per affrontarle e per saper cogliere le opportunità che si presentano.

    Tutta questa premessa perché il tema che vogliamo affrontare è quello delle startup proprio nel periodo della pandemia da Coronavirus. Già, le startup sono da considerarsi a tutti gli effetti il motore dell’innovazione, della tecnologia che avanza. Alimentando le loro idee si da vita a nuove soluzioni e nuovi strumenti per migliorare tanti aspetti della nostra vita.E in questa fase così delicata e pesante, anche le startup stanno soffrendo e molto. Quindi, se abbiamo imparato che è in questi momenti che bisogna investire per cogliere le opportunità e per affrontare le difficoltà, per avere soluzioni e strumenti, ecco che diventa importante oggi investire di più nelle startup.

    startup investimenti europa coronavirus

    Sono giorni che si sente parlare a tutti i livelli, a cominciare dalla politica, di cominciare una seria digitalizzazione del paese, di avviare un serio processo di innovazione in Itala. Peccato che questo sia diventato quasi come un disco rotto, proprio perché gli sforzi fatti fino ad oggi non sono bastati, semplicemente perché non ci si è creduto abbastanza. Lo stesso Giuseppe Conte, nel suo discorso di insediamento del governo “Conte 2” (o bis) aveva ribadito questo concetto, rimasto comunque solo un concetto e niente di che.

    Ecco che la pandemia da Coronavirus fa riemergere la grande colpa di non averci creduto abbastanza e di aver usato quel concetto come un puro intento elettorale.

    Ed ecco un esempio pratico di cosa significa investire in momenti difficili come questi.

    La Francia investe altri 4,4 miliardi di euro nelle startup

    In Europa sono diversi paesi a rendersene conto. Prima tra tutti è la Francia che mette sul piatto 4,4 miliardi di euro per dare supporto al cash flow delle startup. Sono soldi mirati al rifinanziamento, a nuovi investimenti, in parte già programmati, e al pagamento anticipato di alcuni crediti d’imposta. Un piano lodevole a dimostrazione che la Francia, con il suo “Station F“, uno spazio in cui vi sono oltre mille startup e che si estende per oltre 34 mila metri quadrati, vuole diventare davvero la Silicon Valley d’Europa. Una definizione che non vuole sminuire l’intento.

    La Francia, dopo l’avvio dello spazio dedicato all’innovazione, il secondo in Europa per estensione dopo quello di Lisbona, punta a costruire un modello d’Innovazione attraverso cui generare un ecosistema economico. E ci sta riuscendo. Tra la fine dello scorso anno ad oggi, sono già quasi 10 miliardi investiti, oltre ai 10 già investiti sullo Station F.

    La Germania investe 2 miliardi di euro

    Altro paese che ha deciso di dare maggiore supporto alle startup in questo difficile momento è la Germania. Ebbene, in questi giorni il governo tedesco mette a disposizione 2 miliardi di euro che serviranno alle startup per affrontare la situazione. Anche se allo studio vi è un programma di 10 miliardi di euro più a lungo termine.

    Questi due esempi concreti che arrivano da due grandi paesi europei, due grandi economie continentali che lo scorso anno, dati di un recente studio di Dealroom, sono stati in grado di attrarre 12 miliardi di dollari di investimenti, 7 miliardi in Germania e 5 in Francia.

    Uk attrae 13,2 miliardi di dollari investimenti

    Anche se ad essere poi più attrattivo è il Regno Unito, restando nei paesi del continente. Le aziende tecnologiche in Uk hanno attirato lo scorso anno investimenti per 13,2 miliardi di dollari, più della somma degli investimenti di Francia e Germania messi insieme. E comunque anche in Regno Unito sono allo studio soluzioni economiche per non permettere che tutto quel sistema possa cedere sotto il peso del Covid-19.

    Insomma, avrete certamente notato come tra quest grandi paesi, grandi economie europee, manchi proprio l’Italia che, come gli altri tre citati, è uno dei sette paesi più industrializzati al mondo. Ma con un grande deficit innovativo e tecnologico.

    Certo, è una questione di risorse, di parametri europei da rispettare. Ma è anche la chiara dimostrazione, restando sui parametri, che un paese come il nostro non può permettersi di restare indietro. Lo si dice tante volte, ma il Coronavirus ci lascia anche questa lezione. ed è arrivato il momento di agire, ora.

  • Amazon Prime Day 2019, ecco alcune offerte da non perdere

    Amazon Prime Day 2019, ecco alcune offerte da non perdere

    Oggi e domani 16 luglio è Amazon Prime Day, due giorni dedicati ai clienti Prime che potranno approfittare di forti sconti su tantissimi prodotti. Ecco una breve selezione di prodotti tech da non perdere.

    Amazon Prime Day è iniziato, oggi e domani, 16 luglio 2019, saranno due giorni pieni di tantissimi prodotti da comprare a prezzi scontati. Gli iscritti a Prime potranno beneficiare di oltre un milione di offerte a livello globale durante questa nuova edizione di Prime Day, con sconti ancora maggiori, offerte a tempo limitato, possibilità di intrattenimento inedite e lanci esclusivi. Sarà anche possibile accedere alle offerte Prime Day più convenienti di sempre sui dispositivi Amazon. Ricordiamo che chiunque può iscriversi a Prime o iniziare un periodo gratuito di 1 mese all’indirizzo amazon.it/primeday per partecipare al Prime Day.

    Quella che vi proponiamo è una breve carrellata di prodotti tech che oggi e domani trovate a prezzi scontati, ed è forse il caso di cogliere questa opportunità. Inoltre, date sempre un’occhiata alle Offerte Lampo, quelle che durano una manciata di ore; guardate sempre le Offerte del Giorno. Detto questo, vi segnaliamo alcuni prodotti che non potete assolutamente perdere.

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