Tag: tecnologia

  • A Cremona inaugurazione del Polo per l’Innovazione Tecnologica e Tec-Night

    A Cremona inaugurazione del Polo per l’Innovazione Tecnologica e Tec-Night

    Sabato 10 giugno a Cremona è stato inaugurato il CRIT – Polo per l’Innovazione Digitale, un progetto nato nel 2012 diventato importante per freelance, professionisti, start-up e imprese operanti nell’ICT. Il Polo intende affermarsi come punto di riferimento per l’economia digitale del territorio.

    Sabato 10 giugno è stato inaugurato a Cremona il CRIT – Polo per l’Innovazione Digitale un progetto perseguito sin dal 2012 dal Consorzio CRIT – Cremona Information Technology, costituito con questa finalità da cinque tra le principali aziende cremonesi dell’ICT: Microdata Group, MailUp, Linea Com, Incode e Gamm System, con la collaborazione del Campus di Cremona del Politecnico di Milano.

    Negli anni successivi il CRIT ha dato vita al Cobox, il primo coworking di Cremona, in cui hanno trovato casa freelance, professionisti, start-up e imprese operanti nell’ICT, piattaforma che ora si trasferirà nel nuovo edificio del Polo a ribadirne la vocazione: dar vita ad un ecosistema locale a supporto della digital innovation, delle imprese esistenti e di quelle nascenti, per colmare il digital divide nell’economia del territorio.

    L’inaugurazione è stata preceduta, nel pomeriggio di venerdì 9, dalla visita del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Maurizio Martina, che ha visitato il nuovo edificio, ancora in fase di ultimazione, congratulandosi con il CRIT e con le istituzioni coinvolte per la vision e per la progettualità che sono state capaci di mettere in campo e che spinge Cremona e le sue eccellenze verso un futuro tecnologico che è sempre più presente.

    Una vision di ampio respiro, quella del CRIT, che tende a migliorare la qualità della vita, la competitività e l’attrattività del territorio attraverso le nuove tecnologie di comunicazione e informazione (ICT). Il Polo intende affermanrsi come punto di riferimento per l’economia digitale del territorio e come partner tecnologico del suo sviluppo economico, ambientale, sociale e culturale, nell’ambito di un importante progetto condiviso.

    L’inaugurazione e il taglio del nastro non sono state le uniche iniziative in pista nella giornata del 10 giugno, che è proseguita nel pomeriggio al Museo del Violino, con un convegno nazionale promosso da LineCom e A2A, sul tema della smart land e dell’innovazione nei piccoli comuni, e che è andata avanti fino a notte fonda con la Tec-Night, la prima notte bianca della tecnologia.

  • Il sogno di 6 milioni di donne italiane è realizzarsi come imprenditrici

    Il sogno di 6 milioni di donne italiane è realizzarsi come imprenditrici

    Da una ricerca eBay-Ipsos emerge che 6 milioni di donne italiane, il 38%, immaginano il loro futuro da imprenditrici. Una percentuale tra le più alte in Europa. E una su due, il 53%, pensa di realizzare questo sogno grazie all’e-commerce.

    Domani è la Giornata della Donna e anche quest’anno non abbiamo voluto mancare il nostro impegno nel segnalarvi eventi a tema interessanti, che potete trovare qui. E sempre per restare in tema, oggi è stata resa nota una interessante ricerca che eBay ha commissionato a Ipsos, che ha analizzato il “desiderio di imprenditorialità” della popolazione femminile di tre paesi: Italia, Francia e Spagna. Ebbene, il dato che emerge subito dalla ricerca è che 6 milioni di italiane, il 38%, pensano ad un futuro da imprenditrici, una percentuale che risulta essere più alta di quella rilevata in Francia e Spagna, che si attestano rispettivamente al 29% e al 32%. E una su due, ossia il 53% delle aspiranti imprenditrici italiane pensa di realizzare il suo sogno di impresa grazie all’e-commerce.

    donne italiane imprenditrici business

    La ricerca mette in evidenza che le donne desiderose di realizzare un proprio business sono casalinghe, nel 33% dei casi, lavoratrici full-time (il 20%) e disoccupate (16%). Il 34% ha un’età compresa tra i 18 e i 35 anni e il 42% ha un’età tra i 36 e i 50 anni, e sono nella maggior parte dei casi donne con famiglia: ben il 44%, infatti, ha un partner e dei figli. Il 40%, inoltre, vive al sud e nelle isole, il 23% al nord ovest, il 20% al centro e il 17% al nord est.

    Ma cosa spinge le donne italiane a rincorrere il proprio sogno di realizzare un proprio business?

    Al primo posto c’è l’ambizione, il 58% delle donne che pensano a un futuro da imprenditrici ritiene che la via dell’imprenditorialità porti soddisfazione e realizzazione personale. Su questo incide anche la mancanza di alternative lavorative, come sostiene il 45% delle intervistate. La figura dell’imprenditrice, inoltre, ha per le donne una connotazione positiva, che viene identificata attraverso cinque attributi: coraggiosa, indipendente, hard-working, competente e determinata.

    Secondo le donne intervistate dalla ricerca, il successo lo si ottiene attraverso conoscenza approfondita del mercato (lo pensa il 51%),  attraverso l’attenzione verso il consumatore (il 31%) e l’abilità di innovare i processi di produzione (il 26%). A rappresentare un ostacolo alla realizzazione di questo sogno, al primo posto troviamo le tasse,lo pensa infatti il 63% delle aspiranti imprenditrici, e poi burocrazia, lo pensa il 39% delle intervistate.

  • L’Innovazione nell’Era del Digitale: ecco come nasce

    Si parla sempre tanto di Innovazione, perfino a sproposito. In realtà, l’Innovazione è il risultato di un processo mentale e psicologico molto complesso, che mette in primo piano il Pensiero Divergente o Laterale. Innovazione Personale, di Gruppo e di un’intera Organizzazioni sono le tre dimensioni inscindibilmente intrecciate tra loro per poter raggiungere il successo.

    Di Innovazione si parla sempre più spesso, a volte perfino a sproposito.
    Tutto ciò che è Innovazione rimbalza sul Web e si diffonde più rapidamente che mai: si può dire che, nell’Era Digitale, Innovazione è una delle “parole” più amate e ricercate.
    Il processo psicologico dell’Innovazione, tuttavia, è qualcosa di molto complesso ed è continuo oggetto di studi da parte della Psicologia Sociale, che si interfaccia quotidianamente con una tecnologia in continua espansione ed evoluzione.

    Premessa fondamentale per capirne la natura è la sua definizione: 

    per Innovazione si intende l’introduzione di idee, processi o prodotti nuovi e utili che si possono applicare a tre dimensioni. Quella Individuale, quella di Gruppo e quella più ampia di un’intera Organizzazione.

    Queste tre dimensioni, per quanto distinte, sono tuttavia intrinseche tra loro.


    Come in una trama di tessuto.

    E’ un processo interattivo, dunque, quello che dà vita all’Innovazione: la creatività della singola persona s’interfaccia con le dinamiche sociali in modo costante e complesso, intendendo per Complessità l’elaborazione articolata e composita di pensiero e azione.
    Lo spirito creativo del singolo non è sufficiente per produrre Innovazione, ma rimane il punto di partenza per quell’incontro e scontro di idee che determinerà la nascita dell’Innovazione – la produzione, l’adozione e l’implementazione di idee e prodotti nuovi e utili -.

    Perché si parla di scontro?
    Questo è il punto fondamentale.
    Facciamo insieme un piccolo passo indietro.

    Lo psicologo statunitense Guilford fu uno dei primi a sostenere che il pensiero umano si divide in “Pensiero Convergente e Divergente”.
    Il Pensiero Divergente è un processo fluido ed estremamente flessibile, che va controcorrente, elaborando ipotesi dai punti di vista più disparati, uscendo dalla logica deduttiva consueta del Pensiero Convergente.
    La sua caratteristica distintiva è proprio quella di non adattarsi alla coerenza del Pensiero Convergente – che è conforme e logico -, e di spaziare in modo anticonvenzionale selezionando idee spesso contrastanti.
    Proprio per queste caratteristiche il Pensiero Divergente – più spesso chiamato Pensiero Laterale – è la fonte principale della Creatività.
    Sicuramente, tale pensiero è il più efficace strumento intellettivo che abbiamo per eliminare efficacemente i problemi e portare a una evoluzione e a uno sviluppo Innovativo.

    Si tratta, tuttavia, di un “pensiero ribelle”, che generalmente si scontra con opinioni e giudizi altrui proprio per la sua natura anticonformista.
    E questo scontro è fondamentale.
    Un noto studio orientale di Farh, Lee & Farh (2010), Task Conflict and Team Creativity rivela, infatti, quale sia il potere del Conflitto tra i membri di un team.
    I risultati emersi dalla ricerca dimostrano che un determinato grado di conflitto stimola a tal punto il Pensiero Divergente da ridurre il consenso prematuro, incrementare la creatività e, di conseguenza, giungere più facilmente all’Innovazione.

    Ci sono, tuttavia, due condizione ineludibili in questo processo.
    Perché il Conflitto possa davvero incrementare la produzione di idee nuove e utili deve poter essere “controllato”.
    Deve, cioè, raggiungere un livello ottimale di opposizione, senza sfociare in eccessive discordie che diventano sterili.
    La seconda condizione è che deve essere presente solo nelle fasi iniziali del ciclo di vita di un progetto innovativo.

    Una sorta di Brainstorming iniziale tra Pensieri Divergenti per poter “mettere in campo” tutte le sfaccettature possibili, tutte le possibili creazioni mentali, associazioni, congetture, punti di vista, intuizioni e ispirazioni.
    Tutte le risorse che abbiamo.
    E’ esattamente e soltanto nella fase iniziale di un ciclo di Innovazione che lo scontro dei pensieri è la situazione migliore per dare vita al Nuovo.
    Come avviene quando si sfregano due legni creando quell’attrito da cui nasce la scintilla e divampa il fuoco.

    Deve poterci essere un individuo singolo che possieda l’abilità necessaria a incoraggiare il Conflitto tra i membri di un gruppo salvaguardandone, tuttavia, la Costruttività del processo.
    Se non è un individuo singolo, “l’equilibrio dentro allo squilibrio” deve essere trovato in accordo dal Team stesso, gestendo produttivamente disaccordo e divergenza. 

    Nella fase successiva, una volta che ogni idea possibile è stata vagliata e confrontata, il Conflitto progressivamente diventa negativo per il procedere del lavoro.
    Perché se il Conflitto dura una volta che già sono state individuate le linee guida dell’Innovazione, la conseguenza immediata è il calo della motivazione delle persone coinvolte nel gruppo.
    Si è giunti, infatti, al momento in cui gli individui coinvolti devono poter trovare un nuovo accordo, su altre basi rispetto a quelle iniziali, ma in modo che sia possibile ripartire a collaborare positivamente per procedere sulla strada dell’elaborazione del processo di Innovazione.

    Di nuovo amici? Più che amici. Complici.
    Parti integranti di uno stesso processo che, come si è detto, ha la natura di un tessuto intrecciato.
    L’Individuo ha sviscerato ogni sua potenzialità, il Gruppo l’ha saputa gestire tra fase Conflittuale e Genio, l’Organizzazione può finalmente dichiararsi pronta all’Innovazione.

    A questo punto vorrei farvi un esempio eccellente di come funzioni alla perfezione il Pensiero Divergente – o Laterale – nella soluzione di indovinelli apparentemente irrisolvibili. Vi aprirà gli occhi.

    Un usuraio chiede al suo debitore in sposa la figlia come unica condizione per saldare i suoi debiti. Ad un patto: mettere in un sacchetto un sassolino bianco e uno nero e necessariamente estrarne uno soltanto.
    Nel caso venisse estratto il sassolino bianco, i debiti verrebbero annullati senza che la figlia venga ceduta in sposa. Il sassolino nero decreterebbe, invece, le nozze con l’usuraio.
    Il povero padre accetta e l’usuraio di nascosto butta nel sacchetto due sassolini neri. La figlia vede l’inganno, ma non può opporsi all’estrazione per poter saldare i debiti.
    Come se ne esce? Come può la ragazza salvare se stessa e il padre?
    Il Pensiero Convergente – logico e coerente – non riuscirebbe mai a trovare una soluzione dal momento che, di fatto, il sassolino bianco non c’è e l’estrazione è obbligatoria.
    Vagliando, tuttavia, qualsiasi ipotesi non deduttiva e utilizzando tutti i possibili punti di vista e di intuizione, il Pensiero Divergente apre le porte alla risposta vincente.

    Provate a farlo, anche voi. Utilizzate ogni vostra risorsa creativa, mettendo in gioco qualsiasi espediente intellettivo.
    Non ci riuscite?

    Ecco qui: la ragazza estrae uno dei due sassolini, che naturalmente è nero. Accidentalmente lo fa cadere, impedendo all’usuraio di distinguerlo da tutti i sassi della strada. Alle proteste dell’usuraio, la ragazza risponde che basta vedere quale sassolino è rimasto nel sacchetto: è nero, naturalmente, quindi per esclusione quello estratto non poteva che essere il bianco.
    Debiti annullati, matrimonio evitato.

    La soluzione è stata trovata.
    L’Innovazione è avvenuta?
    Non ancora, certo, ma si è evidenziato lucidamente il processo mentale e psicologico che la farà nascere.

  • I Nativi Digitali pensano e apprendono diversamente

    I Nativi Digitali pensano e apprendono diversamente

    Chi nasce e cresce con le tecnologie digitali e con l’utilizzo costante della Rete – ovvero i Nativi Digitali – sviluppa geneticamente un modo di pensare e di apprendere molto diverso da quello delle generazioni precedenti. I dibattiti della Neuroscienza sono aperti e accesi. Ecco le ultime novità.

    In un articolo di Panorama del 4 aprile 2016 si legge che i Nativi Digitali pensano diversamente rispetto alle generazioni precedenti.
    In particolare, sanno più cose, la loro modalità di ragionare è più libera da schemi e preconcetti, ma si dimostrano molto più fragili alle dipendenze.
    In altre parole, chi nasce oggi e cresce con le tecnologie digitali – Internet, computer, tablet, smartphone -, su cui è possibile utilizzare le più diverse applicazioni in tempo reale, sviluppa geneticamente anche un modo di pensare del tutto nuovo.
    Questa teoria, naturalmente, è supportata da evidenze delle Neuroscienze, che mostrano come oggi siano maggiormente sollecitate aree cerebrali diverse rispetto alle generazioni precedenti (Immigrati Digitali).

    E’ dimostrato che i Nativi Digitali, quasi costantemente iperconnessi, non presentano una correlazione tra il numero di ore di esposizione alla Rete e l’aumento del quoziente intellettivo. Non sono più intelligenti?
    Lo sono diversamente.
    Imparano ciò che nel momento presente è utile e, soprattutto, lo imparano molto più in fretta, creando purtroppo in questo modo alcuni vuoti.
    Non si tratta, infatti, più di una crescita intellettiva progressiva, non si sviluppa una cultura basata su esperienze graduali di vita.
    E’ come se ogni esperienza, e quindi ogni cognizione ed emozione correlata, risultasse alla fine a sé stante. Molto più disorganizzata di quello che succedeva nel processo di apprendimento di una volta.

    nativi digitali innovazione social media

    Il pensiero dei Nativi Digitali tende ad abbandonare strutture logico-deduttive e lineari.
    E’ come se il loro pensiero si formasse prendendo altre strade, diversi circuiti neuronali, in cui di certo prevale la modalità emozionale del momento. L’interesse del real time.
    E c’è di più.
    I Nativi mostrano di avere un sapere più vasto, quasi enciclopedico, ma meno approfondito.
    Ciò accade perché quello che si impara lo si vuole condividere subito col gruppo – ovvero sul Web e sui Social Media – perché è lì che in realtà si appaga il desiderio di conoscenza.

    La velocità di apprendimento e di pensiero logico-emotivo pare ridotta a un tempo talmente insufficiente che le informazioni, le emozioni e le esperienze non riescono ad essere strutturate e immagazzinate nella Memoria (ne ho scritto qui: Internet e i Social Network: quanto male fanno alla Memoria?)
    E questo avviene per due sostanziali motivi.
    Il primo è la comodità e l’immediatezza di recuperare informazioni dalla Rete, tale per cui viene a mancare lo sforzo intellettivo di fare ricerca ed esplorare, di analizzare e dedurre. Non a caso, i ragazzi nati dopo il 1990 vengono perfino chiamati “Generazione Google”.
    Vuoi sapere qualcosa? Il primo device che hai a disposizione ti fornirà la risposta.
    Te lo dimentichi? Nessun problema, lo rintracci nuovamente in Rete.
    Il secondo motivo, come si è detto, è il fatto che si perde il desiderio più o meno conscio di formarsi una cultura, che si tratti di un corso di studi piuttosto che dell’abitudine a leggere libri e romanzi.
    Il comportamento che prevale diventa quello della condivisione col gruppo, della pubblicazione del proprio pensiero, dell’esposizione alla Rete e ai Social Media, con la tendenza a mettere in secondo piano il concetto di crescita personale e, soprattutto, di Privacy.

    Non tutti gli studiosi, tuttavia, sono d’accordo e il dibattito si accende soprattutto riguardo alla Plasticità Cerebrale, ovvero la capacità di Modulare l’Intelligenza in base alle diverse situazioni e alla capacità di apertura mentale, dialogo, scambio di informazioni per un miglior adattamento della specie umana.
    Uno dei pionieri in questo campo della Neuroscienza sostiene, infatti, che la stimolazione cerebrale continuativa e potenziata – gli input della Rete – porta ad un vero e proprio ispessimento di precise aree sensoriali del cervello.
    E’ come se le aree della corteccia cerebrale si modifichino in base al numero e alla frequenza delle stimolazioni. Cresce il numero dei neuroni?

    Questi studi sono essenziali per la Fisiologia Umana, dal momento che mettono in discussione completamente uno dei principi fino ad oggi incontrastato, ovvero quello dell’impossibilità di modificare il numero dei neuroni dopo la nascita e, in particolar modo, dopo i primi tre anni di vita.
    La vecchia concezione di un numero fisso di neuroni – cellule che una volta morte non possono più rigenerarsi – viene ribaltata dall’ipotesi della Neuro-Plasticità, ovvero la supposizione che il cervello – sia di bambini che di adulti – possa cambiare, riorganizzandosi continuamente in base agli stimoli ricevuti e aumentando di fatto il numero stesso dei neuroni.

    Si aprono aree di studio di Neuroscienza immense e di particolare delicatezza.
    Quello che è bene sottolineare è che i processi del pensiero e dell’apprendimento, frutto delle stimolazioni sensoriali sul cervello, tornano ad essere al centro degli esami di laboratorio proprio grazie all’evidenza di quanto sia mutato l’intelletto dei Nativi Digitali.

    La domanda che umanamente sorge spontanea, alle persone delle generazioni precedenti, è quali siano i pericoli – se ci sono pericoli – nella modalità di pensare e apprendere dei Nativi Digitali.
    La mia personale opinione è che ci possano essere rischi, ma soprattutto opportunità.
    Ad una sola condizione: che le generazioni precedenti ai Nativi Digitali riescano a dare loro una formazione adeguata cosicché l’utilizzo della tecnologia non risulti un esercizio passivo, ma un attiva forma di apprendimento e di educazione culturale, in cui il soggetto è protagonista attivo e consapevole.
    Si tratta di una vera e propria istruzione all’utilizzo di Internet in tutte le sue forme.

    L’iperconnessione non è malvagia in sé: si dibatte perfino sui suoi vantaggi nello sviluppo della corteccia cerebrale.
    Diventa malvagia se subita, patita come forma sociale dominante.
    Formazione ed educazione – nonostante i Nativi Digitali sembrino sempre più in gamba – è l’unica soluzione vincente per il futuro delle nuove generazioni.

  • L’Innovazione passa dai Big Data ma è fatta dalle Persone

    L’Innovazione passa dai Big Data ma è fatta dalle Persone

    Tecnologia e Innovazione vanno sempre di pari passo e oggi più che mai la stessa Innovazione passa dai Big Data. Ma quello che resta di fondamentale importanza è che dietro tutto questo ci sono le Persone. Per questo vi presentiamo questo interessante ebook di Sas Italy, da scaricare gratuitamente, “4 passi per creare un Innovation Lab”, per comprendere come innovare davvero.

    Abbiamo più volte sottolineato come la Tecnologia e l’Innovazione siano due momenti che alla fine si influenzano a vicenda finendo per essere, delle volte, quasi confuse tra loro. Spesso e volentieri si sente dire che dove c’è Tecnologia c’è Innovazione, ed è vero, ma vale anche il contrario. L’Innovazione fa bene al Business, un dato talmente evidente in questo periodo proprio perchè la Tecnologia ha fino ad oggi fatto talmente passi in avanti e prodotto strumenti e soluzioni che oggi le aziende, per continuare a crescere, non possono più ignorare. E i Big Data sono il fatto più evidente di quanto le aziende abbiamo bisogno di Innovazione per migliorarsi.

    innovazione big data persone

    Ma va ribadito il concetto che, fatto salvo il valore della Tecnologia, indiscutibile e indissolubile, resta il fatto che l’Innovazione, quindi l’Innovare, deve essere proprio uno stato mentale. E il ruolo principale, anche in questa evoluzione, lo giocano le Persone.

    In questo processo di Innovazione per le aziende non possiamo non parlare di Internet delle Cose (Internet of Things, IoT) che di fatto ha aperto nuove aree e nuovi opportunità per le aziende, dando vita a quella che viene definito il processo di “smartification”, parliamo quindi di “Smart City”, di “Smart Home”, “Smart Car”, “Smart Buildings”. Di recente la legge 33/2015, definisce le PMI Innovative come quelle imprese che “soddisfano determinati parametri di innovazione tecnologica“. Ecco sappiamo bene quanto le Piccole e Medie Imprese siano il cuore pulsante della nostra economia, di conseguenza anche le piccole aziende devono cominciare ad innovare per migliorare il proprio business e per poter cogliere sempre nuove opportunità.

    Ma come si inizia tutto questo processo? A questo proposito vi segnaliamo questo interessante ebook realizzato da SAS Italy, leader nel settore del business analytics, dal titolo “4 passi per creare un Innovation Lab” (che potete scaricare gratuitamente) che individua proprio nella creazione di un team il motore per fare innovazione all’interno della propria organizzazione.

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    Sono 4 passaggi fondamentali che, tra l’altro, aiutano ad individuare le figure che servono per la creazione di questo Innovation Lab. E quali sono?

    1. Fai il salto di pensiero: l’IT Transformation – in una fase in cui le aziende ricevono impulsi ormai da diversi canali, social media inclusi, ecco che serve prendere coscienza che questi sono dati importanti, essenziali per prendere decisioni sempre più precise e adeguate agli obiettivi. Serve quindi una trasformazione;
    2. Coinvolgi le persone giuste al posto giusto – le persone sono il motore di tutto e con l’aumentare del volume di questi dati, servono persone e figure specifiche, per sfruttare al meglio tutte le opportunità;
    3. Diffondi la nuova cultura aziendale: condivisione e learning by doing – serve una nuova cultura orientata all’innovaione che sappia davvero cogliere il momento. Serve allo stesso tempo quella che Sas Italy chiama, “cultura delle Analytics”, serve anche una visione diversa, più aperta;
    4. Non rimandare. Costruisci ora il tuo Big Data Innovation Lab – è un processo che non si può più rimandare quindi. Certo servono investimenti in tecnologia, ma oggi questi sono facilmente implementabili e scalabili, quindi molto più alla portata di quanto spesso si è portati, erroneamente, a pensare.

    E’ un ebook prezioso quello che vi presentiamo oggi, utile per le aziende per iniziare questo percorso ormai non più rimandabile. Per questo vi invitiamo a scaricare e consultare questo ebook che potete trovare a questo link. Un prezioso manuale che vi accompagnerà nella fase di costruzione del vostro Innovation Lab.

  • Donne e Tecnologia, la loro presenza cresce del 238%

    Donne e Tecnologia, la loro presenza cresce del 238%

    Donne e Tecnologia, se ne discute molto anche perchè, di solito, quando si pensa alla tecnologia quasi sempre vengono in mente nomi al maschile. Ma questa indagine di Coupofy.com rivela un’altra realtà, e cioè che la presenza delle donne nel mondo della tecnologia cresce del 238% più veloce rispetto a quella degli uomini.

    Donne e Tecnologia, un tema su cui si discute spesso, per via della prevalente presenza maschile ai vertici delle più grandi aziende del settore. Non è un caso che quando ci si riferisce alla tecnologia allora vengono in mente nomi come Mark Zuckerberg o Steve Jobs, quasi mai una donna. Eppure sono già tante le donne che guidano aziende e settori importanti in colossi tecnologici. Ma evidentemente è ancora poco.

    donne-e-tecnologia

    Ma oggi proviamo a vedere, grazie all’aiuto di questa recente indagine fatta da Coupofy.com, e con l’infografica che trovate in basso, quale sia la situazione attuale. Ebbene, dalla ricerca, prendendo in considerazione le 8 aziende più importanti del settore, si evince che la presenza delle donne all’interno del mondo della tecnologia cresce del 238% più veloce rispetto a quella degli uomini. E sono sempre di più le donne che sono alla guida di aziende di successo.

    E questa tendenza la si evince anche dal numero delle startup che vengono mano a mano fondate. Ed è del 20% la media delle startup guidate da donne a livello globale. I livelli più alti, analizzando il dato anche dal punto di vista geografico, si riscontrano Chicago con il 30% a Boston con il 29%, un esempio a livello mondiale. Ma livelli alti si riscontrano anche nella Silicon Valley con una percentuale del 24%; Montreal e Los Angeles con il 22%. In Europa di rileva Parigi con il 21% e Londra con il 18%. E guardando il dato in generale, le startup fondate da donne sono passate dal 9,5% del 2009 al 18 del 2014, quasi il doppio in cinque anni.

    Come sappiamo sono già diverse le donne che guidano grandi aziende tecnologiche. Basti ricordare Marissa Mayer, CEO di Yahoo (tra l’altro la più giovane CEO ad entrare nella Fortune 500 a 37 anni); Meg Whitman, CEO di HP; Ginny Rometty, CEO di IBM; Susan Wojcicki, CEO di YouTube; e poi anche Sheryl Sandberg, COO di Facebook. Queste le 5 donne più potenti del settore ad oggi.

    Ma crescono anche le donne con ruoli di CIO (Chief Information Officer) e attualmente le troviamo in aziende come Ford, Walmart, AT&T.

    Ma ci sono anche altri dati utili a sapersi proprio perchè non se ne parla moltissimo. E nella ricerca infatti figurano donne come Stephanie Hannon, attuale CTO per la campagna presidenziale di Hillary Clinton, la prima donna ad occuparsi di campagne di questo tipo dal punto di vista digitale.

    I dati che potete vedere comunque nell’infografica sono tanti e rilevanti. Si segnalano anche le motivazioni per cui le donne non restano a lungo nel settore della tecnologia. Il 30% lascia per via di salari bassi, il 27% perchè hanno poco tempo da dedicare alla famiglia (altro tema molto discusso), il 22% perchè alla lunga preferisce fare altro, il 17% per via del cattivo ambiente in azienda, quindi per problemi con i colleghi o con il capo. E dove proseguono poi la loro carriera? Il 24% cambia settore, il 22% ritorna nella veste di libero professionista, il 20% si prende un po’ di tempo lasciando il lavoro e il 10% entra in una startup.

    Insomma, ci saranno sempre più donne nel mondo della tecnologia. Anche se questi dati possono sembrare poco rilevanti, si tratta comunque di grossi passi in avanti che fanno ben sperare.

    Allora, che ne pensate di questi dati?

    donne-tecnologia-infografica

     

     

     

  • Maker Faire 2015, la fiera dell’Innovazione in live streaming

    Maker Faire 2015, la fiera dell’Innovazione in live streaming

    La Maker Faire sta per prendere ormai il via. Il più grande evento dedicato all’innovazione in Europa, sta per prendere il via, si terrà a Roma, presso l’Università La Sapienza dal 16 a 18 ottobre. E oggi a partire dalle 18 potrete seguire qui sul nostro blog l’anteprima “Made in Rome, How to Remake the Eternal City”.

    E’ ormai prossima a prendere il via Maker Faire 2015, quello che è il più grande evento in Europa dedicato all’innovazione e alla tecnologia si terrà a Roma dal 16 al 18 ottobre presso l’Università La Sapienza. E questa sera, a partire dalle ore 18,  in live streaming, che potrete seguire anche qui sul nostro blog, l’anteprima “Made in Rome, How to Remake the Eternal City”. Di scena gli innovatori romani per raccontare un’altra storia della città eterna, quella di chi vuole accendere una scintilla per avviare il motore del cambiamento.

    maker-faire-2015

    Maker Faire 2015 è più di 600 stand, oltre 700 invenzioni selezionate da tutto il mondo, centinaia di workshop e seminari con gli speaker più importanti del settore e un’area dedicata ai kids con più di 90 laboratori per imparare a programmare, costruire il proprio robot e tanto altro.

    E oggi, dalle 18 alle 20:30, dall’Ex Dogana nel quartiere di San Lorenzo di Roma, trasmetteremo l’evento “Made in Rome, How to Remake the Eternal City”. Una conferenza dedicata agli innovatori romani, di origine e di adozione, a tutti coloro che usano la scienza, l’arte, la tecnologia, la fantasia e la passione per migliorare il mondo. Startupper, makers, inventori, scienziati e sognatori per raccontare un’altra storia di Roma, quella di chi vuole accendere una scintilla per avviare il motore del cambiamento e ricostruire la città eterna dalle sue fondamenta di bellezza, integrazione, creatività, storia e innovazione.

    A condurre la serata ci sarà Riccardo Luna. Interverranno: Carlotta Sami portavoce dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), Paco Lanciano fisico e divulgatore scientifico, Gianluca di Girolami presidente UISP (Unione Italiana Sport per Tutti), Alessandro Messina direttore generale Banca Etica, Andrea Lupi segretario generale Fondazione Montessori, Diva Tommei CEO/Co-founder Solenica, Chiara Tonelli architetta, docente universitaria e conduttrice televisiva, Stefano Mosconi CTO/Founder Jolla, Roberto Macina CEO/founder Qurami, l’On. Ilaria Capua virologa, Nicola Greco PHD student MIT e Claudio Carnevale amministratore delegato Acotel Group.

    Domani, venerdì 16 ottobre, dalle 11.30 alle 13.30, invece spazio alla grande apertura della Maker Faire Rome, da seguire sempre qui sul nostro blog.

    In live streaming dall’Università Sapienza di Roma la “Opening Conference: Life with the machines”. Interverranno: WalkMan The Robot & Roberto Cingolani (IIT – Italian Institute of Technology Genova Scientific Director), Cesare Cacitti (Maker), Valeria Cagnina (blogger), Massimo Banzi (Co-founder Arduino), Caterina Caselli (talent scout, music publisher and artist), Maurizio Costabeber (DWS general manager), Carlo De Benedetti (honorary chairman at Make in Italy Foundation), Dario Pagani (information & communication technology executive vice president ENI), Carlotta Ventura (group senior vice president brand strategy & media at Telecom Italia) e Josh Walden (senior vice president Intel). A dare il benvenuto Riccardo Luna (Digital Champion Italy), Dale Dougherty (founder & executive chairman at Maker Media), Eugenio Gaudio (Rettore Università La Sapienza), Marta Leonori (assessore Roma produttiva, rapporti con le associazioni dei consumatori e città metropolitana), Lorenzo Tagliavanti (presidente della Camera di Commercio di Roma) e Nicola Zingaretti (Governatore della Regione Lazio).

    #MFR15 l’hashtag ufficiale con cui interagire sui social network.

  • Musica e startup, ecco i progetti conosciuti agli #MTVDigitalDays

    Musica e startup, ecco i progetti conosciuti agli #MTVDigitalDays

    Gli MTV Digital Days si pongono sempre più come evento di musica ma anche come appuntamento di confronto tra musica, digitale e tecnologia. E nella due giorni alla Villa Reale di Monza abbiamo incontrato alcune startup presenti all’Innovation Village che innovano il settore musicale e non solo.

    Gli MTV Digital Days che si sono tenuti lo scorso weekend alla Villa Reale di Monza hanno fatto registrare una grande partecipazione di pubblico, si parla di oltre 30 mila persone ad assistere ai concerti, ma anche una grande attenzione da parte di tantissimi giovani verso i temi del digitale e della tecnologia. Temi su cui gli #MTVDigitalDays ormai puntano con decisione. Quindi musica, digitale e tecnologia di rivela un gran mix per divertire, ma anche per comprendere quale direzione sta prendendo il settore, e non solo.

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    Nella due giorni all’interno della bellissima Villa Reale di Monza, prestigiosa cornice a questo evento giunto alla terza edizione, ma già molto maturo, abbiamo avuto modo di incontrare alcune delle startup e alcuni dei progetti all’interno dell’Innovation Village allestito presso “La Tenda nei Giardini“.

    All’interno di questo spazio tecnologico abbiamo incontrato alcuni interessanti progetti di startupper che vogliamo presentarvi:

    • Battle Tunes – è una piattaforma musicale che permette ad artisti emergenti di poter essere apprezzati direttamente dagli utenti, e non dalle “case discografiche”. La “battaglia” inizia quanto un utente una volta arrivato sul sito sceglie un genere da ascoltare. Da quel momento l’algoritmo della piattaforma seleziona due artisti che si confrontano e vince chi ottiene più consensi proprio dagli utenti. Un metodo “democratico”, come lo definiscono gli ideatori, che tende a far emergere prima i nuovi artisti. Un progetto musicale che dunque mira a sfruttare le enormi potenzialità della rete che offre alternative all’interno del mercato musicale che in questi anni ha dovuto misurarsi in maniera rilevante proprio con l’emergere del digitale. La piattaforma prevede anche mobile app per Android e iOS. Ad oggi gli utenti sono 4 mila e l’obiettivo è quello di continuare a crescere.
    • Feel the music, see the music – questa è un’installazione che ci ha incuriosito molto, ideata da Chiara Tedone, studentessa Rufa di “Visual and innovation design”.  La sua applicazione permette di sentire la musica e quindi farla diventare anche un’esperienza visiva. Una volta selezionata una canzone dal proprio lettore mp3 o da una playlist precedentemente impostata, l’applicazione trasforma la musica in immagini astratte che seguono l’andamento del testo e reagiscono agli impulsi della musica. L’effetto è quello di vedere un continuo movimento di forme e colori e ci permettono davvero di “sentire” la musica. L’applicazione può essere impiegata in concerti, discoteche, ma anche in feste private per dare un tocco originale. L’app è stata premiata al RUFA Contest 2015, il concorso indetto dalla Rome University of Fine Arts in collaborazione con MTV.
    • Guestar – è una piattaforma house concert che permette all’utente di organizzarsi il concerto dell’artista o del gruppo preferito direttamente a “casa sua”. Una volta registrati sul sito, gli utenti hanno la possibilità di presentare la location dove vorrebbero che il concerto dell’artista preferito avesse luogo. Fatto questo, è poi lo stesso artista che sceglie la location. E’ quindi una piattaforma che vuole fare in modo che gli amanti della musica dal vivo possano avere il concerto direttamente a casa propria e, dall’altro, offrire ai musicisti altre occasioni di incontro e di musica al di fuori dei periodi con date concentrate sono in momenti blindati. Guestar nasce da un’idea di Enrico Mutti, Paul Sears e Francesco Gaudesi, già fondatori di Spaceship Management che cura gli interessi di diversi artisti. Sul sito potrete anche vedere l’esperienza fatta da Manuel Agnelli e da Rodrigo D’Erasmo degli Afterhours.
    • FabLab Milano – è lo spazio milanese che si basa sul concetto di “share, learn and make”, un luogo di incontro che diventa anche un luogo di formazione e sperimentazione. Giovani studenti con professionisti, professori e imprese, si incontrano crando sinergie, facilitando lo scambio di idee e la nascita di progetti. Le macchine stampanti 3D fungono da occasione per la nascita di progetti innovativi. FabLab è un progetto della Fondazione Mike Bongiorno e vuole porsi come momento di incontro ma anche di crescita per tutti coloro che vogliono realizzare dei progetti avendo a disposizione lo spazio per mettere a frutto la propria creatività.

    Questi i progetti che abbiamo avuto modo di conoscere direttamente all’interno dell’Innovation Village, la dimostrazione che di fatto la musica, la tecnologia e il digitale possono dare vita a grandi progetti.

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    All’interno dello stesso Innovation Village abbiamo anche avuto occasione di “toccare con mano” la nuova Ibiza Connect, #NewIbiza4MTV, un’auto che permette una connettivitá davvero degna di questo nome. In pratica grazie a questo nuovo sistema porti dentro l’auto il tuo smartphone e significa quindi anche tutta le app che si usano di solito. Ad esempio, se mentre si è alla guida arriva un messaggio da Facebook, da Twitter o anche da WhatsApp l’auto leggerá il messaggio in audio. Altro esempio? E’ possinile ascoltare la musica da Spotify oppure da Google Play Music. O ancora si può usare Google Maps sull’ampio display touch-screen della Ibiza, a questo punto i navigatori satellitari diventano superflui. Sempre dal touch-screen è possibile anche visionare tante funzionalità e informazioni sullo stato dell’auto. Insomma, una utilitaria (1000 di cilindrata, 75 cv) che offre una connettivitá social, é il caso di dire.

    [photo credits: SEAT Italia]

  • La Tecnologia ha cambiato le nostre vite. Ma la privacy?

    La Tecnologia ha cambiato le nostre vite. Ma la privacy?

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    E’ indubbio che la tecnologia e i nuovi mezzi di comunicazione digitale hanno cambiato e migliorato la nostra vita, specie nei paesi sviluppati. E a questo risultato arriva anche il sondaggio di Microsoft, “Views from Around the Globe: 2nd Annual Poll on How Personal Technology Is Changing Our Lives”. Ma la privacy resta comunque un problema.

    La tecnologia e i nuovi mezzi di comunicazione hanno cambiato le nostre vite in meglio e questo è un dato ormai sotto gli occhi di tutti. Ma come sempre (o quasi) accade di fronte a innovazioni così importanti c’è sempre un prezzo da pagare, un qualcosa da dare indietro in un certo senso. E in questo caso parliamo di privacy. Ma, nonostante tutto, è fatto salvo, e lo deve essere sempre, il principio per cui un utente ha la possibilità di “far conoscere si sè solo ciò che vuole davvero far sapere” e non tutto, la Privacy resta comunque un aspetto che preoccupa e non poco gli utenti di tutto il mondo. Gli utenti, noi tutti, dobbiamo assumere maggiore consapevolezza riguardo alla privacy. Ma il problema esiste nel momento in cui si vuole fruire di quei servizi nati e sviluppatisi grazie alla tecnologia.

    Questa premessa era doverosa perchè lo studio che vogliamo presentarvi oggi tratta anche di questo. E quindi vedremo se e come la Privacy viene vissuta come un problema da risolvere. Lo studio è stato realizzato da Microsoft e si intitola “Views from Around the Globe: 2nd Annual Poll on How Personal Technology Is Changing Our Lives“, una ricerca effettuata in 12 paesi (Brasile, Cina, Francia, Germania, India, Indonesia, Giappone, Russia, Sud Africa, Corea del Sud, Turchia e Stati Uniti) presentata a Davos dove da domani, fino al 24 gennaio, si terrà World Economic Forum. Gli utenti intervistati sono 12 mila e tutti utenti internet (intervistati tra il 17 dicembre 2014 e il 1° gennaio 2015). Il sondaggio non è stato effettuato in Italia, ma risulta comunque di estremo interesse.

    La tecnologia per la maggioranza degli utenti intervistati sta rendendo il mondo un posto migliore dove vivere, migliorando notevolmente condizioni e situazioni con cui ci misuriamo tutti i giorni come il lavoro, come fare la spesa e anche come comunicare, aspetto assolutamente rilevante. Ma dalla ricerca emergono delle differenze dal punto di vista dell’atteggiamento tra gli utenti dei paesi sviluppati e gli utenti delle economie emergenti (come si definiscono ora i paesi che prima si definivano in via di sviluppo). In pratica, mentre gli utenti dei paesi delle economie emergenti vivono le novità elogiandone i vantaggi che queste comportano, come l’impatto sociale, l’impatto sull’economia e delle opportunità che nascono da questa, gli utenti dei paesi sviluppati, quindi dove la tecnologia è molto più presente, esprimono invece delle preoccupazioni, specie in fatto di Privacy.

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    Intanto c’è da evidenziare che:

    – in tutti e 12 paesi gli utenti pensano che la tecnologia ha un impatto positivo nella ricerca di prodotti più accessibili e nella possibilità di poter avviare nuovi business. Inoltre sostengono che benefici si vedono nel maggior utilizzo dei social media e nell’innovazione delle imprese;

    – la maggioranza degli utenti ritiene che le “tecnologie personali” hanno incrementato la loro produttività;

    – rispetto alla scorsa edizione dello studio, molto utenti affermano che la tecnologia ha avuto effetti positivi nei trasporti e anche nell’alfabetizzazione; mentre sono meno gli utenti che dicono che le tecnologie hanno avuto un effetto positivo sui legami sociali, sulle libertà personali e sulla politica, in termini di espressione;

    la preoccupazione per la Privacy ha avuto un balzo significativo. Infatti in 11 paesi su 12 gli utenti hanno affermato che l’effetto della tecnologia sulla privacy è stato negativo. La maggioranza degli utenti sostiene che i livelli di protezione per gli utenti stessi sono insufficienti. Solo in India e in Indonesia gli utenti hanno la consapevolezza delle informazioni raccolte.

    Come abbiamo detto prima, dalla ricerca emergono delle differenza tra paesi sviluppati ed economie emergenti. Infatti il 60% degli utenti dei paesi economie emergenti pensano che le nuove tecnologie hanno avuto un impatto positivo nei loro legami sociali; nei paesi sviluppati la percentuale si ferma al 36%. Il 59% degli utenti dei paesi delle economie emergenti pensa che i servizi di sharing economy, come Uber e Airbnb sono migliori dei servizi tradizionali. Nei paesi sviluppati solo il 33% degli utenti la pensa in questo modo. Il 59% degli utenti dichiara che grazie alla tecnologia hanno interesse a lavorare nel settore delle scienze, delle tecnologie, dell’ingegneria e della matematica. Questa percentuale sale all’85% invece tra gli utenti dei paesi sviluppati. In particolare, il 77% delle donne dei paesi delle economie emergenti dichiara di sentirsi incoraggiate a lavorare proprio in quei settori (in inglese, STEM); tra le donne dei paesi sviluppati questa percentuale scende al 46%.

    Ma anche voi siete del parere che la tecnologia ha cambiato il nostro modo di vivere e le nostre società? E siete anche voi preoccupati per ciò che riguarda la privacy?

  • Nuova Ford Focus, l’auto che si parcheggia da sola

    Nuova Ford Focus, l’auto che si parcheggia da sola

    E’ arrivata la Nuova Ford Focus ed è proprio il caso di dire che è l’auto che si parcheggia da sola. Infatti, con l’innovativo sistema Active Park Assist è possibile parcheggiare l’auto anche a pettine senza alcuna difficoltà

    Quando si parla di Ford Focus si parla di un auto solida, affidabile e che si rinnova nel tempo. E proprio in tema di rinnovamento ve ne parliamo oggi perchè è infatti uscito l’ultimo modello che di fatto è come se fosse assolutamente nuova. Dopo oltre 9 milioni di auto vendute e una storia iniziata nel 1998, oggi la nuova Ford Focus si presenta in una versione totalmente nuova nello stile con un nuovo frontale stile “Aston Martin” (già visto sulla nuova Fiesta) che la rende molto elegante.

    Ma la vera novità della nuova Focus sta negli accessori e in particolare nel nuovo Active Park Assist (Parcheggio semi-automatico) che grazie alle nuove funzionalità consente di effettuare parcheggi non solo in linea, ma anche a pettine, senza alcuna difficoltà e senza dover toccare il volante. Con questo dispositivo l’auto in pratica si parcheggia da sola, realizzando quello che è un vero sogno per qualsiasi automobilista.

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    Infatti con Active Park Assist la Focus la si può parcheggiare non solo in parallelo, sistema che tra l’altro funziona già molto vene, ma adesso anche in presenza di parcheggio a pettine, cioè quella posizione in cui in cui l’auto è perpendicolare e non parallela al marciapiede. Un vero e proprio sollievo.

    Per attivarlo basta premere un pulsante e a quel punto l’auto attiva la modalità di parcheggio semi-automatico riducendo il rischio di danni accidentali al veicolo. Una volta premuto il pulsante si attivano i sensori ad ultrasuoni che provvedono ad identificare lo spazio del parcheggio. Una volta fatta questa operazione il sistema chiederà conferma al conducente, a quel punto l’auto comincerà a fare la manovra di parcheggio da sola.

    Insomma, è davvero il caso di dire che solo per l’Active Park Assist vale la pena di avere la nuova Ford Focus.