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  • MAIA, la IA italiana che punta alla Personalizzazione

    MAIA, la IA italiana che punta alla Personalizzazione

    MAIA è l’IA generativa italiana che rivoluziona il settore con personalizzazione, privacy e supporto linguistico. Ecco l’aggiornamento V5 e nuove funzionalità.

    Nel panorama in rapida evoluzione dell’Intelligenza Artificiale generativa, il 2024 ha visto progressi significativi. Giganti tech come OpenAI, Meta, Google e Microsoft hanno continuato a perfezionare i loro modelli. Migliorando la comprensione del linguaggio naturale e la generazione di contenuti.

    Ad ogni modo, sfide come la personalizzazione, la privacy e la conservazione delle specificità linguistiche locali rimangono al centro del dibattito.

    In questo contesto, vorrei segnalare un progetto tutto italiano. E in relazione alle ultime tre sfide indicate, si sta facendo notare.

    Si chiama MAIA ed è un’intelligenza artificiale generativa che affronta queste sfide con un approccio innovativo.

    MAIA ia generativa italiana franz russo

    Il lancio di MAIA e nuova versione

    Lanciata ad aprile 2024, MAIA ha già attirato l’attenzione per la sua capacità di offrire un’esperienza altamente personalizzata, rispettando la privacy degli utenti e valorizzando il patrimonio linguistico italiano

    Ora, con l’aggiornamento V5 rilasciato qualche giorno fa, MAIA fa un ulteriore passo avanti, introducendo funzionalità che la rendono un prodotto unico nel panorama dell’IA.

    Questo aggiornamento non solo rafforza la posizione di MAIA nel mercato dell’IA, ma apre anche nuove possibilità per l’integrazione dell’intelligenza artificiale nella vita quotidiana degli utenti, italiani e internazionali.


    Leggi anche:

    OpenAI lancia la sfida a Google con il motore di ricerca basato su IA

    MAIA e le nuove caratteristiche

    • Architettura MAISTER: un framework innovativo che integra e coordina cinque modelli di IA per una gamma più ampia di funzionalità.
    • Azioni rapide: quattro comandi veloci (Trascrivi, Traduci, Riformula e Riassumi) per gestire efficacemente testo, immagini e audio.
    • Integrazione con altre app: collegamento diretto con WhatsApp, Telegram, YouTube e altre piattaforme digitali di uso comune.
    • Dataset potenziato: ampliato da 50.000 a 400.000 esempi selezionati per risposte più accurate e apprendimento velocizzato.

    L’evoluzione della tecnologia di MAIA

    Stefano Mancuso, COO di Synapsia, sottolinea: “MAIA diventa multimodale e multimodello: oggi è un prodotto unico nel panorama, pensato per adattare la tecnologia all’individuo“. Questo aggiornamento mantiene i punti di forza originali di MAIA:

    1. Personalizzazione avanzata: grazie al Neural ID, MAIA apprende continuamente dalle interazioni dell’utente.
    2. Rispetto della privacy: l’applicazione protegge contro la profilazione indesiderata e offre agli utenti il controllo sui propri dati.
    3. Preservazione linguistica: MAIA continua a supportare e valorizzare il patrimonio linguistico italiano.

    La diffusione di MAIA

    Dal suo lancio in aprile, MAIA ha registrato oltre 50.000 utenti, di cui il 75% retail e il 25% professionisti. L’applicazione offre una base di servizi gratuiti con funzionalità avanzate disponibili tramite abbonamento mensile.

    MAIA e la visione futura

    MAIA non è solo un prodotto tecnologico, ma rappresenta una visione per un futuro in cui la tecnologia si adatta all’individuo. Il progetto mira allo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale Generale (AGI), coinvolgendo attivamente la comunità open-source attraverso il modello LLM MAGIQ.

    MAIA, sostenibilità e innovazione

    MAIA adotta un approccio innovativo per minimizzare l’impatto ambientale, ottimizzando le risorse e riducendo il consumo energetico attraverso un sofisticato sistema multi-modello.

    Con questo aggiornamento, MAIA si conferma all’avanguardia nel campo dell’intelligenza artificiale generativa, offrendo un’esperienza utente senza precedenti e aprendo nuove possibilità per l’integrazione dell’IA nella vita quotidiana.

  • L’emergere del ruolo del responsabile IA nelle aziende

    L’emergere del ruolo del responsabile IA nelle aziende

    Si chiama Chief Artificial Intelligence Officer (CAIO), responsabile della Intelligenza Artificiale. Guida all’utilizzo della IA nelle aziende, contribuendo a costruire strategie adeguate e a creare una cultura aziendale più accogliente da questo punto di vista.

    Il contesto attuale ci disegna un panorama di piena trasformazione digitale, in cui irrompe in maniera evidente il fenomeno della Intelligenza Artificiale.

    Dopo l’approdo di ChatGPT di OpenAI, a dicembre 2022, di IA si parlato in maniera sempre più crescente. E non solo, quindi di IA generativa. Ma di IA come nuovo asset di trasformazione digitale per le aziende. Come grande opportunità da cogliere. Considerando, anche, i rischi.

    Di fronte a questo fenomeno dilagante serve comunque approcciare alla IA con consapevolezza. Sapendo che le opportunità si possono cogliere quando si approccia al fenomeno con desiderio di conoscenza e approfondimento.

    Ed è in questo solco che le aziende cominciano a considerare all’interno dei propri organigrammi le figure di responsabili della IA. Stiamo parlando dei Chief Artificial Intelligence Officer (CAIO). Una figura che si sta facendo sempre più spazio all’interno delle aziende.

    Proprio qualche giorno fa, LinkedIn ha fatto sapere che il numero di aziende con una posizione come capo della IA è quasi triplicato a livello globale, negli ultimi cinque anni.

    responsabile intelligenza artificiale CAIO franzrusso

    Come racconta il Financial Times, la figura ha subito una notevole attenzione dopo che la Casa Bianca, negli Usa, ha annunciato che le agenzie federali dovevano designare i responsabili dell’intelligenza artificiale “per garantire responsabilità, leadership e supervisione” della tecnologia.

    La figura del Responsabile della Intelligenza Artificiale  – CAIO

    Ma di cosa si occupa il responsabile della IA?

    Il Chief Artificial Intelligence Officer è responsabile della strategia e dell’implementazione dell’intelligenza artificiale all’interno dell’azienda.

    Si tratta di una figura strategica che non solo supervisiona lo sviluppo e l’applicazione delle tecnologie AI, ma è anche: incaricato di identificare nuove opportunità di business; migliorare l’efficienza operativa; gestire i rischi etici e di sicurezza associati all’IA.

    David Mathison, fondatore del primo “Summit del Chief AI Officer”, sottolinea che i candidati ideali necessitano di una “profonda comprensione della tecnologia IA, apprendimento automatico, scienza dei dati e analisi“, oltre a competenze in gestione del cambiamento e questioni legali.

    Il ruolo di CAIO si colloca al centro di una “battaglia dura per la specializzazione in IA”, come affermato da Fawad Bajwa di Russell Reynolds Associates.

    Questa posizione attira professionisti con una solida formazione in computer science e amministrazione aziendale, che combinano conoscenze tecniche con capacità di leadership e visione strategica.

    Lan Guan, CAIO di Accenture, afferma che il suo lavoro è “multidisciplinare e richiede una combinazione di solide conoscenze tecniche e acute conoscenze aziendali in campi [tanto diversi] come l’intelligenza artificiale e l’apprendimento automatico, l’informatica, la statistica, l’analisi dei dati, l’etica, la conformità normativa, e competenze specifiche del settore“.

    Secondo la Guan, la tecnologia rappresenta “probabilmente solo il 35-40%” del lavoro: è a capo del Center for Advanced AI di Accenture, che sviluppa prodotti per i propri clienti. “Avere un background strategico e la capacità di gestire l’incertezza, [così come] di affrontare i potenziali compromessi è estremamente importante.”

    L’introduzione di una figura come il Responsabile per la IA in azienda diventa importante anche da un punto di vista della cultura aziendale. È un ruolo cruciale nell’evangelizzazione dell’IA, lavorando per allontanare le paure e aumentare l’accoglienza di queste tecnologie tra i collaboratori.

    Secondo Gartner, la responsabilità per l’intelligenza artificiale – allo stato attuale – spetta ancora in gran parte al Chief Technology Officer (CTO) e al Chief Information Officer (CIO), che, rispettivamente, portano avanti le iniziative legate alla IA nel 23% delle organizzazioni.

    Foundry rileva che solo il 21% delle aziende ha in programma di creare una posizione CAIO, sebbene tale sentimento sia più elevato tra gli intervistati nel settore sanitario (35%) e dell’istruzione (33%).

    Il responsabile della IA in azienda gestisce iniziative come workshop e presentazioni, amplificando i benefici dell’IA e facilitando un cambio culturale che vede l’IA non solo come uno strumento di lavoro ma come un potenziatore della creatività e dell’innovazione aziendale.

    Si tratta di un ruolo che avrà sempre più spazio all’interno delle aziende, diventando un vero punto di riferimento.

    Come in tutte le grandi novità, al momento, c’è chi reputa questo passaggio ancora non necessario. E c’è chi lo ritiene, invece, non più rinviabile.

    Bisognerà trovare una via di equilibrio e, lo vedremo, molte aziende seguiranno questa. Con l’introduzione di una figura che farà da riferimento per cercare di interpretare al meglio questa innovazione. Provando a dare concretezza alle tante opportunità che si presenteranno e cercando di mitigare e limitare i rischi che si riveleranno.

  • Apple Vision Pro disponibile negli USA dal 2 febbraio

    Apple Vision Pro disponibile negli USA dal 2 febbraio

    A pochi mesi dal suo annuncio, Apple lancia il Vision Pro in maniera ufficiale. I preordini, per ora solo negli Usa, inizieranno il 19 gennaio. Mentre la distribuzione nei negozi inizierà il 2 febbraio. Il prezzo è di 3.499 dollari.

    A pochi mesi dal lancio del modello, Apple annuncia l’avvio delle vendite del visore Vision Pro. I preordini – solo negli Usa per il momento – inizieranno il prossimo 19 gennaio e la distribuzione nei negozi inizierà ufficialmente il 2 febbraio.

    Attenzione però. Per ora le vendite sono limitate solo negli Stati Uniti e il prezzo non sarà certo a buon mercato. Infatti, il prezzo fissato per il Vision Pro è di 3.499 dollari. E, a occhio, quando sarà disponibile in Europa e in UE, potrebbe aggirarsi intorno ai 3.500 euro. Se non qualcosina di più.

    Questa del prezzo non è una notizia per gli amatori della Apple. Sapendo benissimo che la scelta dei prodotti dei di Cupertino non è data dal prezzo. Ma da molto di più.

    E il Vision Pro risponde, in maniera precisa, alle aspettative che un cliente affezionato Apple può pretendere.

    apple vision pro vendita Usa franzrusso.it

    Oltre a quello già noto, c’è da aggiungere che il visore permette la sostituzione dello schermo. Per coloro che portano solitamente gli occhiali da vista.

    Si potrà adeguare lo schermo con una lente adeguata alla propria gradazione aggiungendo lenti Zeiss per 149 dollari; 99 dollari se si scelgono lenti non gradate.

    Curiosa la scelta del periodo dell’annuncio. Infatti in questi giorni si apre il CES 2024 la più grande fiera dedicata al mondo tech del mondo. E forse la scelta è stata gestita proprio per rubare un po’ la scena.

    La filosofia della Apple

    Sul Visio Pro è stato già detto tutto, e fra poco riepilogheremo le principali caratteristiche.

    Non meraviglia che Apple abbia tirato fuori da Cupertino il suo visore quando tutti i diretti concorrenti hanno prodotto già il loro.

    Questo perché la filosofia Apple è diversa. Come l’approccio al business e all’innovazione.

    Tradizionalmente, Apple inizia i suoi progetti anni addietro e li realizza quando il prodotto “è fatto per bene”. La pazienza è alla base di tutto ed è su questo che l’azienda ha costruito tutta la sua reputazione.

    È ancora oggi un approccio valido? Evidentemente per l’azienda si e anche per i suoi clienti. Questo approccio, basato sulla pazienza e sulla ricerca di un prodotto affidabile permette alla Apple di alienarsi da tutto ciò che genera inutile rumore di fondo.

    Ecco, forse guardando questo lancio da questo punto di vista si possono comprendere molte cose.

    Ma passiamo adesso a elencare le caratteristiche del nuovo Vision Pro, ci cui al momento non si conosce una data di lancio in Europa.

    Vision Pro, caratteristiche principali

    Display: dotato di display micro OLED 4K con un totale di 23 milioni di pixel, offre un’esperienza visiva di elevata qualità.

    Controllo e navigazione: utilizza il tracciamento degli occhi e dei gesti per la navigazione e il controllo. Non sono necessari controller fisici, poiché l’interazione avviene tramite movimenti oculari, gesti delle mani e comandi vocali.

    Fotocamera e Video 3D: capace di catturare foto e video in 3D, offrendo agli utenti la possibilità di rivivere i ricordi.

    Audio e microfono: incorpora audio spaziale e sei microfoni per chiamate, videochiamate e comandi vocali, con supporto per gli AirPods per un’esperienza audio superiore.

    Optic ID: include una funzione di sicurezza chiamata Optic ID, che utilizza la scansione dell’iride per autenticazione, simile a Face ID e Touch ID.

    Sistema Operativo visionOS: funziona con il sistema operativo visionOS, progettato appositamente per il dispositivo.

    Vision Pro, il design

    Estetica: il design ricorda un paio di occhiali da sci di alta gamma, con una parte anteriore in vetro laminato e una montatura in lega di alluminio.

    Comfort: dotato di una Light Seal morbida e adattabile che si attacca magneticamente alla montatura per bloccare la luce. La struttura del casco è progettata per essere traspirante, confortevole e regolabile.

    Display Esterno EyeSight: un display esterno chiamato EyeSight mostra gli occhi dell’utente alle persone intorno, permettendo loro di capire se l’utente è in una modalità immersiva o può vedere ciò che accade intorno.

    Vision Pro, performance e batteria

    Processori: utilizza due chip Apple, il chip M2 e un nuovo chip R1, per gestire il contenuto e processare input da telecamere, sensori e microfoni.

    Batteria esterna: non ha una batteria interna a causa delle limitazioni di peso. È alimentato da un cavo intrecciato collegato a un pacco batteria esterno che offre circa due ore di autonomia o può essere collegato a un adattatore di corrente per un funzionamento continuo.

    Vision Pro, sviluppi futuri

    Nuove versioni: Apple sta già lavorando su una nuova versione dell’Apple Vision Pro che sarà più accessibile in termini di prezzo, pur mantenendo la stessa funzionalità di realtà mista AR/VR.

    Si prevede che questa versione più economica utilizzi componenti più convenienti e potrebbe essere lanciata già nel 2025. Inoltre, si parla di un modello di seconda generazione con display micro-OLED più avanzati, previsto per il 2027.

  • Il futuro della stampa 3D passa dall’Italia

    Il futuro della stampa 3D passa dall’Italia

    La stampa 3D sta diventando una delle tecnologie più innovative in grado di dare vita alla Fabbrica 4.0. Ne abbiamo parlato con Lucio Ferranti, presidente e CEO di Energy Group, azienda specializzata nella stampa 3D del gruppo SolidWorld Group.

    La stampa 3D sta rapidamente diventando una delle tecnologie più innovative e rivoluzionarie nell’industria manifatturiera. Con la sua capacità di produrre componenti e prodotti su richiesta, sta cambiando il modo in cui le aziende producono e forniscono i loro beni. In questo contesto, il nostro paese vanta una realtà ormai proiettata a livello internazionale, in grado, in questi ultimi anni, di porsi sul mercato con competenza, visione e, ovviamente, tecnologie.

    In queste ultime settimane, abbiamo avuto modo di conoscere, e raccontare qui sul nostro blog, il gruppo che meglio di altri sta interpretando questo momento di grande innovazione per le aziende, sempre più proiettate a realizzare il modello di Fabbrica 4.0. Quel modello di cui ci aveva parlato Roberto Rizzo, fondatore di SolidWorld Group.

    SolidWorld Group è un’azienda leader settore nel settore della stampa 3D professionale che offre soluzioni complete di produzione additiva (additive manufacturing) e automazione industriale. Il Gruppo aiuta le aziende a migliorare l’efficienza e la flessibilità della produzione, riducendo i costi e i tempi di consegna. E quindi, l’integrazione di tecnologie come la stampa 3D e la robotica consente a SolidWorld Group di fornire soluzioni uniche e altamente personalizzate per ogni cliente.

    Energy Group stampa 3D solidworld franzrusso.it

    In questo percorso di conoscenza del Gruppo, ci siamo resi conto che SoliWorld Group oggi sta contribuendo, in maniera significativa, a costruire il futuro della stampa 3D e questo passa proprio dall’Italia.

    Per comprendere meglio questo aspetto, siamo andati a Bentivoglio, comune a nord di Bologna, dove ha sede Energy Group, società fondata nel 1995 oggi parte di SolidWorld Group. Ad accoglierci è Lucio Ferranti, presidente e AD di Energy Group.

    Energy Group è oggi una divisione di SolidWorld Group che si concentra sulle soluzioni di produzione additiva. Offre servizi di stampa 3D e produzione di componenti per l’industria energetica, automotive, aerospaziale, medicale e non solo. La loro offerta è progettata per aiutare le aziende ad aumentare l’efficienza e la sostenibilità delle loro attività, riducendo i costi e i tempi di consegna.

    L’azienda nasce nel 1995 specializzandosi nei software CAD” – ci racconta Lucio Ferranti. “Nel 2005 siamo entrati in contatto con chi in Italia stava costruendo un network di rivenditori di prodotti Stratasys e ci piaceva l’idea di offrire ai nostri clienti l’opportunità di poter migliorare la prototipazione dei loro prodotti riducendo di molto tempi e costi. La stampa 3D da quel momento ci ha permesso di entrare in mercati per noi conosciuti ed entrare in contatto con aziende prestigiose del comparto Motor Valley. Da quel momento abbiamo compreso le enormi potenzialità della stampa 3D e abbiamo deciso di dedicarci completamente a questo ambito“.

    Energy Group oggi è in grado di coprire le esigenze di tutti i settori industriali e la relazione con i grandi produttori di stampanti 3D, come appunto Stratasys (leader mondiale con una quota di mercato di circa il 30% a livello globale), ha permesso all’azienda di crescere e specializzarsi, diventando sempre più un punto di riferimento.

    All’interno di SolidWorld Group siamo cresciuti ulteriormente, diventando un pilastro del gruppo per quanto riguarda la stampa 3D. Il percorso di crescita fatto in questi anni e la recente quotazione in borsa del Gruppo ci permettono di poter incentivare investimenti in ricerca e sviluppo su soluzioni che vanno verso la connessione di macchine stampanti 3D che comprendono anche robot al controllo dei pezzi realizzati. Si tratta quindi di soluzioni che vanno sempre più nella direzione della Fabbrica 4.0“.

    Come abbiamo avuto modo di vedere nella nostra visita alla Energy Group a Bentivoglio, il futuro della stampa 3D, che vede il nostro paese giocare un ruolo sempre più da protagonista, va ben oltre la semplice produzione di parti e prodotti. La tecnologia si evolve sempre più rapidamente, aprendo la strada a una nuova era di produzione industriale. Pensiamo alla stampa 3D in metalli sta diventando sempre più diffusa, consentendo la produzione di componenti metallici resistenti e leggeri per una vasta gamma di settori, tra cui aerospaziale, automobilistico e medicina, come ci ha spiegato Lucio Ferranti.

    I Gruppo di recente è sbarcata in Medio Oriente aprendo una sede commerciale a Dubai. “Si tratta di un passaggio quasi naturale per il nostro Gruppo che da anni già opera nella zona degli Emirati Arabi. Con questa sede commerciale vogliamo dare continuità di business e la possibilità di avviare relazioni sempre più continue con le aziende. Nella zona” – continua Ferranti – “abbiamo registrato una grande richiesta di competenze tecniche per avviare un business solido e noi siamo lì per questo. Siamo agli inizi ma ci sono già segnali positivi e, per questi motivi, siamo soddisfatti“.

    In conclusione, dopo la nostra visita a Energy Group di Bentivoglio, possiamo dire che oggi la stampa 3D sta diventando sempre più accessibile, con nuove tecnologie che rendono possibile la produzione di parti e prodotti a costi relativamente bassi. Questo sta aprendo la strada a una maggiore personalizzazione e a una maggiore flessibilità nella produzione, con le aziende in grado di produrre parti e prodotti su richiesta, in tempo reale.

    Il futuro della stampa 3D è quindi promettente con l’Italia protagonista e SolidWorld Group sta giocando un ruolo chiave nella sua realizzazione. Con la loro esperienza e le loro soluzioni complete, l’azienda sta aiutando le altre organizzazioni a sfruttare appieno il potenziale della stampa 3D, per creare un futuro più efficiente, personalizzato e anche sostenibile.

    [In collaborazione con SolidWorld Group]

  • Coronavirus, Solidarietà Digitale per tutta l’Italia

    Coronavirus, Solidarietà Digitale per tutta l’Italia

    Solidarietà Digitale è il portale di servizi digitali disponibile per aziende, docenti, studenti e famiglie. Il portale adesso viene reso disponibile per tutta l’Italia. Si tratta di servizi rivolti allo smart working, alla lettura digitale e all’e-learning.

    Solidarietà Digitale è il portale ideato dal Ministero per l’Innovazione tecnologica e la Digitalizzazione, con il supporto tecnico dell’Agenzia per l’Italia Digitale, inizialmente previsto per ridurre l’impatto sociale ed economico nelle prime aree, quelle del lodigiano, soggette a restrizioni a causa del Coronavirus. Con la diffusione del virus in tutto il paese, l’iniziativa viene ora estesa a tutta l’Italia. Si tratta di una serie di servizi digitali per cercare di mantenere vive le solite abitudini in un momento in cui tutti gli italiani sono chiamati ad uno sforzo ulteriore per contenere la diffusione del virus restando in casa.

    I servizi riguardano lo smart working con piattaforme che abilitano questa modalità di lavoro che speriamo venga usata anche dopo la fine di questa emergenza; lettura di giornali, riviste e libri digitali; e-learning per offrire servizi a studenti ed insegnanti per mantenere attiva la didattica anche da casa.

    solidarietà digitale

    Sono tantissime le aziende che hanno aderito come Vodafone che offre un mese di utilizzo illimitato della connessione dati su tutte le SIM voce per restare in contatto con colleghi, clienti e fornitori senza ulteriori costi; Tim che offre GB illimitati da mobile per 1 mese per i tutti i clienti con un bundle dati attivo; Fastweb che da oggi mette a disposizione per tutta la community di clienti mobile 1 milione di Giga gratuiti da condividere sino all’esaurimento del plafond. E ancora, Job Farm che mette gratuitamente a disposizione per un mese i propri e-learning dedicati a queste tematiche; Il Saggiatore che ogni due giorni offre un diverso ebook del catalogo del Saggiatore gratis tramite il sito della casa editrice; Primo Round che mette a disposizione a titolo gratuito la propria piattaforma per webinar B2B dedicata alle imprese che devono comunicare i propri prodotti e servizi ai clienti; Helbiz che mette a disposizione 25.000 corse gratuite da 20 minuti valide fino al 4 Aprile nelle città di Milano, Torino, Roma e Verona; Microsoft che mette a disposizione gratuitamente per permettere l’adozione di soluzioni di smart working, anche in mobilità, per PMI, imprese private e pubbliche, istituzioni e scuole, sia già clienti che no; Agenzia Dire che offre a tutte le testate locali, cartacee e web, l’accesso riservato al proprio notiziario sanità, con tutte le news dell’ultim’ora.

    Potete trovare tutti gli altri servizi sul portale a questo indirizzo: solidarietadigitale.agid.gov.it.

    Solidarieta digitale coronavirus

    In queste ore così difficili la tecnologia ci viene incontro consentendo, ad esempio, alle scuole di poter mantenere il contatto con gli studenti, di garantire il diritto allo studio – dichiara la Ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina -. Ringrazio tutti i partner pubblici e privati che ci stanno dando una mano, supportando il Paese, i cittadini, in questa fase di emergenza”.

    Digitale e innovazione possono rappresentare, se utilizzate nel modo giusto, risorse preziose per migliorare la vita dei cittadini – dichiara Paola Pisano, Ministra per l’Innovazione Tecnologica e la Digitalizzazione -. Oggi l’Italia è chiamata ad affrontare un momento di emergenza sanitaria senza precedenti. Anche in questo contesto difficile, l’innovazione può dare il suo contributo, se non a ritrovare la normalità forzatamente perduta, almeno a trovare una quotidianità diversa nella quale non dover rinunciare a lavorare, a informarsi, a fare la spesa, alla propria socialità e, specie per i più piccoli, al gioco, alla formazione, all’istruzione”.

    Una bella iniziativa che ci piaceva segnalarvi anche perchè sappiamo che a molti di voi potrebbero tornare utili.

  • Come la Tecnologia può essere utile per limitare gli effetti dei disastri naturali

    Come la Tecnologia può essere utile per limitare gli effetti dei disastri naturali

    La Tecnologia è ormai parte della nostra vita, ma è arrivato il momento di renderla davvero utile. Ed è quello che ha che fatto IBM con la Call for Code 2019: la tecnologia e l’innovazione utile per limitare gli effetti dei disastri naturali. Ne abbiamo parlato con Silvia Peschiera, Italy Ecosystem Advocacy Manager di IBM.

    Parliamo spesso dei grandi vantaggi che la Tecnologia può apportare nella nostra vita, ormai ne siamo circondati e siamo consapevoli che tanto, grazie appunto ala tecnologie e all’innovazione, è cambiato nelle nostre vite di tutti i giorni. Ma forse si parla meno di come la Tecnologia potrebbe essere utile per contrastare e limitare gli effetti dei grandi eventi ambientali. Ed è quello che ha cercato di fare IBM, il colosso tecnologico americano che da più di un secolo fa è impegnata a trovare soluzioni per superare le grandi sfide del mondo. L’occasione per fare questo è data alla Call for Code 2019, momento dedicato agli sviluppatori di tutto il mondo allo scopo di creare applicazioni basate su tecnologia open source, per affrontare alcune delle più grandi sfide del pianeta.

    Partiamo da questi dati, se guardiamo i terremoti degli ultimi decenni si nota che le vittime sono state centinaia di migliaia. Oltre a questo, sempre negli ultimi anni, sono stati ben 17 milioni di ettari di terra bruciati, escluso l’incendio in Amazzonia delle ultime settimane. Per non parlare degli uragani degli ultimi anni, solo Katrina (2005) provocò il numero più grande di vittime: 1.800.

    call for code ibm uragano

    Come può la tecnologia essere utile per limitare i danni da disastri ambientali? Ne abbiamo parlato con Silvia Peschiera, Italy Ecosystem Advocacy Manager di IBM, che ci ha aiutato a conoscere meglio la Call for Code 2019 di IBM.

    Come nasce la Call for Code?

    La Call for Code è stata annunciata alla conferenza Think a febbraio scorso dalla nostra CEO, Ginni Rometty, quando ha annunciato la “Code and Response“, prevedendo un investimento quadriennale di 25 milioni di dollari a livello globale per lo sviluppo di soluzioni tecnologiche per il sociale e per il bene della comunità. In Italia è stato annunciato il 17 aprile come percorso online e si è concluso in questi giorni con l’annuncio dei 5 finalisti. In questa iniziativa sono state coinvolte la Protezione Civile e InterSOS, perché il nostro vero obiettivo è quello di trasmettere la Tecnologia come Valore.

    I temi trattati sono tutti molto rilevanti, come quello relativo all’acqua potabile, proprio perché in caso di disastro ambientale uno dei primi problemi da affrontare è quello di mantenere l’acqua disponibile per tutti. E sono state sviluppate anche delle interessanti soluzioni IoT (Internet delle Cose), la tecnologia che ha ispirato di più i progetti, come l’idea di mettere dei sensori nelle travi delle case per fungere da alert in caso di terremoto. E poi ci sono i droni, riconosciuti ormai come tecnologia di valore per verificare subito i territori in prima  emergenza.

    silvia peschiera ibm
    Silvia Peschiera, Italy Ecosystem Advocacy Manager di IBM

    E come si è svolta, in senso operativo, la Call for Code 2019?

    Abbiamo dato vita ad una sfida, fatta di pitch dove il momento design è stato importante. La seconda tappa, interna, è stata a Roma lo scorso 30 maggio. Una giuria, all’interno della quale erano presenti anche giudici di InterSOS, ha valutato i progetti presentati da tutti i punti di vista, anche l’impatto reale che possono apportare queste soluzioni nel migliorare la vita delle persone. I vincitori di questa iniziativa saranno annunciati e premiati in ottobre. Al team vincitore è riservato un premio di 200 mila dollari, il supporto open source di Linux Foundation, la presentazione ai potenziali investitori e la possibilità di sviluppare la propria soluzione con la consulenza degli IBM Corporate Service Corps. Sono previsti premi fino al quinto team classificato.

    Che tipo di idee sono state presentate? Quali le aree più considerate nei vari progetti?

    Il 90% dei progetti era dedicato al tema del supporto in casi di emergenza, il filone principale è stato quello legato alla comunicazione tra le persone, vittime in casi di emergenza, con i soccorsi. La comunicazione è stato uno dei tempi più presente, specialmente perché è da questo aspetto fondamentale che passa anche il tema della prevenzione. Ma tocca il tema dei soccorsi, come essere sul posto in pochi minuti, e anche quello dell’acqua potabile.

    Molto sviluppato il supporto sanitario, ad esempio a persone affette da patologie croniche che avrebbe grosse difficoltà in casi di emergenza. Tra i progetti è emersa anche l’idea di come gestire la carena di infrastrutture in caso di emergenza. Basti pensare alla carenza di rete che annullerebbe la possibilità di comunicazione e di sopralluogo dei luoghi colpiti d disastri ambientali. Da questo punto di vista sono state presentate delle soluzioni light ma ad alto impatto, tali da essere utili anche a persone che si trovano sotto le macerie. Per questo spazio a droni e a soluzioni wifi popup.

    Il 10% dei progetti ha toccato il tema della prevenzione, un tema su cui si concentrerà l’attenzione degli sviluppatori anche nelle prossime edizioni.

    Ecco, ringraziando Silvia Peschiera per averci dato la possibilità di conoscere meglio Call for Code 2019, vediamo quali sono i progetti finalisti:

    • AsTeR (Europa) – Un’applicazione che utilizza l’Intelligenza Artificiale per tenere traccia dei livelli di emotività e di ansia, fornendo mappe termiche in modo tale che soccorritori possano individuare meglio dove c’è più bisogno di aiuto. Questo team di studenti provenienti da tutta Europa frequenta la UC Berkeley e si sono riuniti in un codeathon ospitato da IBM “Code and Response” e la “Clinton Global Initiative University” (CGIU) all’inizio di quest’anno. Insieme hanno costruito una soluzione per semplificare le chiamate di emergenza in caso di calamità e identificare più rapidamente le necessità di assistenza.
    • Healios (Usa) – Un’applicazione che utilizza un servizio di conversazione e Intelligenza Artificiale per aiutare a metter in contatto coloro che hanno bisogno di assistenza sanitaria mentale con operatori specializzati. Questo team degli Stati Uniti ha sviluppato un’applicazione che fornisce un’assistenza sanitaria mentale accessibile e di alta qualità e snellisce il processo per gli operatori specializzati per connettersi con i sopravvissuti che devono affrontare le sfide a seguito di disastri.
    • Prometeo (Europa) – Una piattaforma cognitiva per prendersi cura della salute e della sicurezza dei vigili del fuoco utilizzando sensori, monitoraggio, IoT e apprendimento automatico. Un vigile del fuoco, un’infermiera e tre sviluppatori spagnoli si sono uniti per creare una piattaforma cognitiva in cui i sensori delle uniformi dei vigili del fuoco raccolgono dati per monitorare la salute in tempo reale. Attualmente non esiste alcuna tecnologia in grado di proteggere i vigili del fuoco dagli effetti derivanti dal fumo e dall’inalazione di sostanze tossiche. Questa tecnologia potrebbe aiutare a prevenire gli effetti nocivi per la salute della lotta agli incendi e potenzialmente salvare vite umane.
    • Rove (Usa) – Un’applicazione basata su Intelligenza Artificiale che aiuta i soccorritori a identificare le strade e gli edifici danneggiati in modo che possano raggiungere le vittime più velocemente in scenari di disastro. Project Rove è una soluzione presentata dagli studenti della UCLA, che mette a disposizione una chatbot attraverso SMS dove le vittime possono condividere informazioni sul loro stato. Lachatbot analizza ogni messaggio con Natural Language Understanding e genera punteggi di priorità che vengono visualizzati su una dashboard, in modo da aiutare gli operatori a capire in quali aree è più urgente intervenire.
    • Sparrow (Asia Pacifico) – Una piattaforma che aiuta a collegare le persone bisognose a una serie di servizi durante un disastro, compreso l’accesso alle cartelle cliniche o ai consigli in tempo reale di un medico. Questa soluzione è una piattaforma open-source abilitata per l’Intelligenza Artificiale che serve come strumento unico per il benessere medico e psicologico durante e dopo i disastri. Per gli utenti, Sparrow utilizza un’IA conversazionale facilmente accessibile attraverso qualsiasi dispositivo o applicazione esistente, con o senza connettività internet. Sparrow agisce come un unico punto di connessione con tutte le applicazioni, piattaforme di comunicazione, medici e altro ancora, per garantire che la connettività, l’assistenza medica, le cartelle cliniche, gli aggiornamenti e gli avvisi siano sempre accessibili.

    Ecco, questi i 5 progetti finalisti della Call for Code 2019, selezionati tra più di 5 mila applicazioni, con la partecipazione di 180.000 sviluppatori indipendenti e aziendali, data scientist, attivisti e studenti provenienti da 165 nazioni.

  • Il caso Huawei: la Guerra dei Dazi e la frammentazione di Internet

    Il caso Huawei: la Guerra dei Dazi e la frammentazione di Internet

    La decisione di Google di revocare la licenza Android al colosso cinese Huawei è ormai al centro dell’attenzione, da diversi punti di vista. E’ la prima diretta conseguenza della guerra dei dazi tra Usa e Cina all’interno del settore tech, quello che comprende anche la Apple, e non solo. Huawei saprà sopravvivere, e poi?

    La notizia che Google ha deciso di revocare la licenza all’uso di Android sui dispositivi Huawei, il colosso cinese di Shenzhen, sta facendo discutere ovunque e sotto diversi punti di vista. Da quando Trump ha deciso di intraprendere una nuova campagna economica Usa basata sull’introduzione dei dazi, le conseguenze erano sembrate ancora troppo intangibili, sembrava che tutto potesse essere relegato ad una questione di cifre. Invece, Trump ha cominciato a fare leva pesantemente sui dazi, iniziando con la Cina un duro contrasto che ha portato, nei giorni scorsi, al fallimento delle trattative che erano iniziate dopo l’ultima ondata di dazi americani al 25% sui prodotti cinesi. Un’azione che il governo di Pechino non ha gradito, evidentemente, rispondendo con l’introduzione di dazi sui prodotti americani del 10-25%, per un ammontare di 60 miliardi di dollari. Risposta che ha fatto infuriare Trump e la sua amministrazione e, per costringere le autorità cinesi a riprendere le trattative, ecco che nei giorni scorsi ha cominciato a prendere di mira il gioiello tecnologico della Cina, ossia Huawei.

    Questa breve introduzione, certo non facile vista la complessità degli eventi, per cercare di comprendere cosa sta accadendo e perchè questa notizia, per certi versi, riguarda tutti noi.

    huawei dazi internet trump franzrusso.it

    Solo fino a qualche anno fa si parlava di globalizzazione, di new economy, ossia di scenari socio-economici che “avrebbero” dovuto (purtroppo è al condizionale passato) favorire una crescita economica più estesa, permettendo a quei paesi da sempre categorizzati come “in via di sviluppo” a trainarle come “economie emergenti“. Si trattava di scenari socio-economici che, grazie alla sempre crescente velocità delle comunicazione, situazione che ha permesso connessioni che prima non era possibile ottenere in poco tempo, avrebbero dovuto portare ad una crescita economica “globale”.

    In verità, quella crescita economica c’è stata, eccome. Paesi che oggi conosciamo come “economie emergenti” hanno dimostrato di saper trarre vantaggio da questo flusso di investimenti anche, e soprattutto, in termini di innovazione tecnologica. Attenzione però, quando si parla di economie emergenti ci si riferisce ai cosiddetti BRIC, Brasile, Russia, India e Cina. Per poi estendersi a Messico, Indonesia. Insomma, la Cina nel corso di questi ultimi 25 anni è passata da “economia emergente” a “colosso mondiale” capace, in termini di PIL (prodotto interno lordo) di raggiungere e superare quella che per decenni è stata la potenza economica mondiale, gli Usa. Attenzione ancora una volta, solo per fissare un altro punto importante. La Cina è diventata un colosso mondiale pur non avendo al suo interno un sistema politico basato sulla democrazia, lo ricordava qualche giorno da il professor De Masi a Cagliari, in occasione de Linkontro 2019, questo è un altro punto su cui riflettere. Per anni abbiamo associato la crescita economica e il benessere globale alla democrazia, oggi scopriamo che non è così.

    La cronaca dell’oggi è ormai molto chiara, l’amministrazione Trump spinge su Huawei, sapendo che è considerata un gioiello dell’economia cinese, per costringere la Cina a trattare. E’ la prima diretta conseguenza di questa guerra di dazi che tocca anche il mondo tecnologico, ossia quel mondo che ha reso la Cina, agli occhi del mondo, un colosso rispettabile, anche dal mondo occidentale.

    Trump sa bene quali sono i rischi di questa guerra e ha deciso di sopportarli tutti perchè si ispira, per certi versi, alle teorie protezionistiche nel Neo Protezionismo, quelle idee che Paul Krugman, Nobel per l’Economia, predica ormai da anni. E cioè, in estrema sintesi, che l’introduzione di dazi è vero che spaventa e allontana le aziende estere, ma al tempo stesso alimenta una nuova produzione nazionale che porta quindi nuova crescita economica e nuova occupazione. E che cosa sta succedendo negli Usa con le politiche economiche di Trump? Nuova crescita e nuova occupazione: solo nel primo trimestre di quest’anno il PIL americano è cresciuto del 3,2%.

    E’ questa la strada da perseguire? Andremo verso un futuro sempre più protezionistico? E cosa ne sarà di tutte quelle realtà economiche che sono cresciute invece in un contesto di crescita globale?

    Sono tutte domande che in questo momento, come mai prima, interessano noi tutti ed è anche logico che questa riflessione possa avvenire anche su questo blog perchè si parla di Huawei, ma si parla anche di possibili scenari futuri che potrebbero anche riguardare la stessa Internet.

    E’ vero quello che si dice in queste ore, per ora gli utenti Huawei e Honor non subiranno alcun effetto di questa decisione, lo ha affermato Google in un comunicato. Il problema sorgerà con i nuovi modelli 5G in arrivo, come il prossimo Mate 30 Pro in autunno. Ma Huawei potrà tranquillamente sviluppare un suo sistema operativo proprietario, è già successo per altre aziende in altri casi (pensate all’automotive e alle smart Tv), in questo modo potrebbe mantenere al minimo gli effetti sulle vendite.

    Intanto registriamo questo dato diffuso da idealo.it, il comparatore di prezzi, che ci fa sapere che un primo effetto di questa decisione sarebbe il calo del 255 delle intenzioni di acquisto, online, in Italia in relazione ai prodotti del colosso cinese.

    Il vero problema per Huawei non è tanto il lato consumer, quanto il lato business con le infrastrutture 5G, il fiore all’occhiello del colosso cinese, osteggiate proprio dall’amministrazione Trump per possibile spionaggio. Un terreno scivoloso che ha finito per tirare dentro anche l’Europa, finora rimasta al centro di questa guerra con una scarsa capacità di azione, e reazione.

    Altro tema che si affaccia all’orizzonte, in maniera sempre più pressante, è la possibilità che, se questo scenario economico e sociale dovesse continuare su trame sempre più protezionistiche, allora questo potrebbe dare vita anche diverse Internet.

    Si era detto che Internet avrebbe portato democrazia ovunque venisse adottato. A distanza di poco più di un quarto di secolo, la situazione è che il 70% della rete e controllato dai governi, attraverso diverse forme di censura.

    Allora, lo scenario che abbiamo di fronte è che l’idea di avere un giorno una Internet cinese, una Internet europea, una Internet americana non è poi così bizzarra. Solo che sarebbe la fine di quello che abbiamo sempre pensato.

  • Ecco le 4 startup al femminile vincitrici del MIA – Miss in Action

    Ecco le 4 startup al femminile vincitrici del MIA – Miss in Action

    Si è tenuta ieri la premiazione delle startup vincitrici del MIA – Miss in Action, l’acceleratore ideato da Digital Magics insieme al gruppo BNP Paribas per sostenere l’imprenditoria al femminile. Le vincitrici che accederanno al programma di accelerazione di due mesi sono: BESTEST, InTribe, Transactionale e Work Wide Women.

    Si è tenuta ieri la premiazione delle startup vincitrici del MIA – Miss in Action, il primo programma di accelerazione dedicato alle startup e alle PMI innovative italiane al femminile ideato da Digital Magics insieme al gruppo BNP Paribas, con il patrocinio del Comune di Milano. Le 4 startup selezionate sono: BESTEST, InTribe, Transactionale e Work Wide Women e, tra pochi giorni, inizieranno il programma di accelerazione che supporta il talento digitale delle donne, contribuendo a far crescere la compagine femminile nell’ecosistema dell’innovazione italiano. Le 4 startup tecnologiche avranno accesso a 3 mesi di formazione dedicata e sviluppo di prodotti e servizi, 2 mesi per la realizzazione di un prototipo pronto per il lancio sul mercato e all’evento finale per presentare i risultati agli investitori.

    163 team di neo-imprenditrici si sono candidati per partecipare a MIA – Miss In Action. I principali settori dei progetti presentati sono stati: turismo, marketing e comunicazione, cultura ed entertainment, salute, fashion, food, education e infanzia. Le prime 5 Regioni per area di provenienza sono state: Lombardia, Lazio, Emilia Romagna, Campania e Toscana.

    MIA 2019 Innovation Day

    10 finaliste hanno presentato i loro progetti innovativi ieri sera durante l’Innovation Day di MIA – Miss In Action, all’interno dello spazio creativo e culturale della Fabbrica del Vapore, raccontando con creatività e passione le loro idee, storie e modelli di business di fronte alla giuria di esperti, che ha scelto le vincitrici dell’acceleratore.

    Ed ecco una descrizione della 4 startup selezionate:

    BESTEST (sviluppato dalla startup M2TEST) è il nuovo metodo diagnostico per l’analisi della struttura ossea umana a scopi medico-scientifici. Il test BEST (Bone Elastic Structure Test) è in grado di migliorare l’accuratezza della diagnosi di osteoporosi e di rischio di frattura delle ossa nei pazienti, grazie alla simulazione dell’applicazione di forze su una “biopsia virtuale dell’architettura ossea”, ottenuta da immagini radiografiche.

    InTribe realizza progetti di customer insight data intelligence per produrre analisi evolute su esigenze, stili di vita, abitudini ed evoluzioni dei consumatori. Attraverso attività di gamification (giochi e contest) con tecnologie di Intelligenza Artificiale e machine learning, InTribe rende la partecipazione alle indagini di mercato interattiva e coinvolgente.

    Transactionale (sviluppata dalla startup Flyer Tech) è la piattaforma che offre ai siti e-Commerce un nuovo strumento per: raggiungere nuovi clienti e fidelizzare quelli esistenti, premiandoli e monetizzando grazie alle tecnologie dei Big Data e di machine learning. Il sistema si basa sulla creazione di campagne di co-marketing tra e-Shop affini e non concorrenti, come collegare all’e-mail di conferma d’acquisto un’offerta promozionale di un altro partner.

    Work Wide Women è il progetto di innovazione sociale focalizzato sull’inclusione femminile nel settore ICT. La prima piattaforma di social learning dedicata alla formazione femminile su skill digitali, nuove tecnologie e professionalità del futuro, lavorando insieme alle donne e alle aziende per creare reciproche opportunità di occupazione e accrescimento.

    La giuria del MIA – Miss in Action era composta da Digital Magics, le Società del Gruppo BNP Paribas e 7 donne top manager, imprenditrici, business angel, rappresentanti delle istituzioni:

    • Anna Amati, Vice Presidente META Group e socia IAG
    • Frieda Brioschi, imprenditrice e Professoressa IED
    • Roberta Cocco, Assessore alla Trasformazione Digitale e ai Servizi Civici, Comune di Milano
    • Alessandra Gritti, Amministratore Delegato Tamburi Investment Partners
    • Sandra Mori, Presidente Valore D e Data Privacy Officer Coca-Cola Europe
    • Valentina Parenti, Co-Founder e General Manager Gamma Donna
    • Fausta Pavesio, Business Angel e Investor Board Member Smartup Capital.

     

  • Ecco Amazon Echo Show, lo smart speaker con schermo da 10 pollici

    Ecco Amazon Echo Show, lo smart speaker con schermo da 10 pollici

    Amazon Echo Show da oggi è disponibile anche in Italia, la casa di Seattle estende l’offerta degli smart speaker dotando l’ultimo arrivato con uno schermo HD da 10 pollici. Oltre a visualizzare la lista della spesa, le cose da fare, le ricette, con Echo Show è possibile visualizzare le foto da Amazon Photos e anche i film. E’ possibile anche effettuare video chiamate.

    Amazon Echo Show arriva anche in Italia. Se è vero, come è vero, che ormai gli italiani si stanno appassionando sempre di più agli smart speaker, allora questo nuovo dispositivo siamo sicuri diventerà il nuovo oggetto del desiderio per molti. Il nuovo dispositivo di Amazon della categoria smart speaker si aggiunge ad Alexa, il dispositivo parlante già molto diffuso nel nostro paese e, in aggiunta, presenta la vera grossa novità, ossia uno schermo immersivo HD da ben 10 pollici che trasforma il dispositivo da smart speaker a tablet, a seconda dell’utilizzo. Il dispositivo mostra quindi i contenuti con un sistema audio che si preannuncia potente. Si tratta quindi dell’evoluzione degli smart spekaer che da assistenti vocali diventano sempre più dei veri hub, capaci di gestire attività differenti.

    Grazie alo schermo HD da 10 pollici, Echo Show può essere utilizzato per organizzare le attività domestiche: impostare un timer per la cucina e vederne il countdown, guardare e gestire in modo semplice il proprio calendario o chiedere di visualizzare la lista della spesa o l’elenco delle cose da fare. È possibile chiedere ad Alexa di mostrare le foto su Amazon Photos, gli orari dei film e molto altro. Lo schermo è completato da due driver al neodimio da 2 pollici, un radiatore passivo per i bassi e una gestione del segnale Dolby che permettono di diffondere un suono con bassi profondi e potenti e alti nitidi e cristallini, perfetti per ascoltare la propria musica preferita. Basta chiedere di riprodurre musica da Amazon Music, Spotify Premium, Deezer e dalle radio in streaming attraverso le skill di RTL 102.5, Radio Deejay, Radio 105, RDS, Radio Italia, Radio Kiss Kiss e da molte altre tramite Tuneln. Il dispositivo include 8 nuovi microfoni sulla parte superiore che utilizzano la tecnologia beam-forming e isolano il rumore di fondo, cosicché Echo Show possa sentire il cliente da ogni direzione anche mentre sta riproducendo musica. Se si possiede più di un Echo Show, Echo, Echo Plus o Echo Dot, Alexa usa la tecnologia ESP (Echo Spatial Perception) per rispondere utilizzando il dispositivo Echo più vicino.

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    Echo Schow diventa quindi uno strumento per l’intrattenimento. Infatti, per i clienti Amazon Prime è possibile guardare film e programmi TV semplicemente dicendo “Alexa, riproduci The Grand Tour” per vedere Prime Video , oppure “Alexa, riproduci le ultime notizie” per essere sempre aggiornati sulle news di Sky TG24, ANSA o La Gazzetta dello Sport. Presto i clienti potranno accedere a video musicali grazie all’integrazione con Vevo. Basta chiedere “Alexa, riproduci video musicali di Marco Mengoni” per iniziare a guardare i propri video musicali preferiti sullo schermo ad alta risoluzione.

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    Echo Show offre la possibilità di comunicare in modo bidirezionale utilizzando il videocitofono di Ring. Quando il campanello suona, o viene rilevato un movimento dalla telecamera, basta dire “Alexa, rispondi alla porta d’ingresso” per vedere e parlare con la persona all’uscio senza dover aprire la porta. Inoltre, è possibile chiedere ad Alexa di riprodurre uno specifico suono quando qualcuno suona il campanello. Si possono anche usare le Routine Alexa per riprodurre un messaggio personalizzato quando la telecamera rileva un movimento o se qualcuno suona alla porta. Con l’hub Zigbee integrato, Echo Show rende semplice creare la propria Casa Intelligente. È sufficiente dire “Alexa, scopri i miei dispositivi” per collegarsi automaticamente e configurare le lampadine, le prese e gli interruttori compatibili senza dover utilizzare altri hub o app. Una volta configurato, è possibile chiedere ad Alexa di accendere le luci oppure si può utilizzare lo schermo touch per accendere o spegnere i dispositivi.

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    Il nuovo Echo Show è dotato di una fotocamera integrata da 5 MP che supporta videochiamate in alta definizione ed è perfetto per chiamate “senza mani” ad amici e parenti che hanno un Echo Spot, un Echo Show o l’App Alexa. Inoltre, utilizzando la funzionalità Drop-In sui dispositivi Echo compatibili, si può controllare cosa succede nella camera dei bambini oppure vedere come si comporta il cane in salotto. E prossimamente sarà disponibile anche effettuare chiamate con Skype.

    Echo Show diventa quindi uno strumento ideale per fare tutto quello che si fa di solito con l’ausilio di uno smart speaker, ma la dotazione dello schermo da 10 pollici lo rende uno strumento completo per l’intrattenimento e non solo.

    Echo Show è già disponibile su Amazon in pre-ordine a 229,99 euro e sarà poi spedito a partire da prossimo 27 febbraio.

  • 3 italiani su 10 ammettono di essere dipendenti dalla Tecnologia

    3 italiani su 10 ammettono di essere dipendenti dalla Tecnologia

    Un recente studio di GFK, condotto a livello globale, mette in evidenza quanto in realtà siamo dipendenti dalla tecnologia, più di quanto immaginiamo. Dalla ricerca emerge infatti che il 29% degli italiani intervistati ammette di essere dipendente dalla tecnologia. A livello globale il dato sale al 34%.

    La tecnologia ormai ha invaso le nostre vite, il nostro lavoro, le nostre relazioni. Tutto, o quasi tutto, quello che ci circonda ha a che fare con la tecnologia. Basti pensare allo smartphone, il dispositivo che tutti gli italiani posseggono, e c’è pure ch ne ha due, che ormai è diventato il prolungamento della nostra esistenza. Con questo dispositivo lavoriamo, restiamo in contatto con i nostri amici e i nostri cari, facciamo anche la spesa. Insomma, hai voglia a parlare di “digital detox“, in qualche modo la tecnologia e il digitale sono sempre più parte della nostra esistenza, anche quando vorremmo “staccare un po’”. Ma staccare da cosa?

    1 italiano su 3 dipendente tecnologia smartphone franzrusso.it 2017

    La ricerca di GFK, condotta i 17 paesi nel mondo, Italia compresa, sulla base di 22 mila interviste ci dice che sono in tanti quelli che non riescono a fare a meno della tecnologia, cioè quelli che ammettono di esserne dipendenti: il 34% a livello globale e il 29% degli intervistati italiani, in pratica 3 su 10.

    I dati italiani della ricerca di GFK

    Per intenderci bene, quel 29% di italiani che ammette di essere dipendente dalla tecnologia, in pratica afferma che ha difficoltà a stare lontano da smartphone, pc, tv, tablet e altri dispositivi, anche quando sa, in cuor suo, che potrebbe tranquillamente farlo.

    Le risposte degli italiani sono in linea con quelle che GFK ha rilevato nel resto del mondo, con alcune particolarità interessanti. Come abbiamo già ricordato, nel nostro paese, la percentuale di chi ammette di avere problemi di dipendenza da tecnologia è del 29%, mentre il 20% dichiara di non avere nessun problema.

    Anche in Italia, come nel resto dei paesi coinvolti nell’indagine, non ci sono differenze significative tra uomini e donne nel livello di dipendenza dalla tecnologia. La situazione però cambia se guardiamo i dati per reddito e fasce d’età emergono alcune particolarità tipicamente italiane.

    Innanzi tutto, nel nostro paese la fascia d’età maggiormente dipendente dalla tecnologia è quella dei trentenni (37%) e non i teenager (35%), come succede nel resto del mondo. Al terzo posto ci sono i quarantenni con il 34% mentre la fascia 20-29 anni è solo al quarto posto con il 32%. Come succede anche a livello internazionale, le persone con più di 60 anni sono quelle che hanno meno problemi in assoluto (18%) con la dipendenza da tecnologia. Sono quindi molto tranquilli.

    Anche guardando al reddito, l’Italia presenta dei risultati diversi rispetto alla media internazionale. Nel nostro paese le persone che fanno più fatica a mettere in pratica la “digital detox” sono quelle a reddito medio-alto (32%) e basso (31%), mentre la fascia ad alto reddito è quella che ha meno problemi in assoluto (27%). L’esatto contrario di quello che succede nel resto del mondo.

    1 italiano su 3 dipendente tecnologia smartphone

    I dati internazionali della ricerca di GFK

    Se vogliamo dare uno sguardo ai dati che riguardano gli altri paesi, notiamo che è la Cina il paese con la più altra percentuale di persone che dichiarano difficoltà a stare lontano dalla tecnologia: il 43%. A seguire, America latina (Brasile 42%, Argentina 40%, Messico 38%) e Stati Uniti (31%). Al contrario, la Germania ha la percentuale più alta (35%) di persone fortemente in disaccordo con l’idea che sia difficile fare una pausa dalla tecnologia. Seguono in classifica i Paesi Bassi (30%), il Belgio (28%), Canada e Russia (entrambi con il 27%).

    A differenza di quanto succede in Italia, a livello internazionale gli adolescenti (15-19 anni) sono la fascia d’età con più problemi di dipendenza da tecnologia: poco meno della metà (44%) dichiara di avere difficoltà a staccarsi, anche quando è consapevole di doverlo fare. Seguono nella classifica dei più dipendenti i ventenni (41%) e i trentenni (38%). Al contrario, i gruppi di età più maturi soffrono meno di dipendenza da tecnologia e la percentuale più bassa in assoluto (15%) si registra tra le persone con più di 60 anni. Da punto di vista del reddito, si nota come le persone ad alto reddito siano quelle più dipendenti dalla tecnologia: ne è convinto il 39% degli intervistati. Al contrario, la fascia a reddito più basso è anche quella che ha meno problemi a prendersi una pausa dalla tecnologia.

    Ecco questi i dati che ci dicono che in effetti, ma questo lo sapevamo bene, siamo molto legati allo smartphone come ad altri dispositivi, al punto da esserne dipendenti. E’ evidente che questo dato può innescare una riflessione proprio in relazione all’altro tema, che fa un po’ da rovescio della medaglia, del “digital detox“. In realtà, ho sempre pensato che bisogna saper gestire bene gli spazi e i tempi, ma ormai questi dispositivi fanno parte della nostra esistenza. E’ difficile starne lontani, ma deve essere la regola non farsi “intrappolare” al punto da non poter più resistere alla lontananza da essi.

    E voi come vivete la vostra relazione con la tecnologia e il digitale? Vi ritrovate in questi dati?