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  • Il caso Telegram in Russia aiuta a comprendere cos’è la censura

    Il caso Telegram in Russia aiuta a comprendere cos’è la censura

    Roskomnadzor limita Telegram in Russia per spingere gli utenti verso Max, app di sorveglianza statale. Ecco dove le piattaforme sono davvero vietate ed ecco perché censura e regolamentazione sono cose diverse.

    Dal 10 febbraio 2026, Roskomnadzor, l’ente russo delle comunicazioni, ha iniziato a limitare il funzionamento di Telegram in tutto il Paese.

    Gli utenti segnalano rallentamenti nel caricamento di immagini, video e messaggi vocali, mentre i messaggi di testo funzionano ancora. La versione mobile risulta più colpita di quella desktop.

    Roskomnadzor giustifica la mossa con la presunta violazione delle leggi russe da parte di Telegram, accusando la piattaforma di non proteggere i dati personali e di non contrastare frodi e attività terroristiche. Ma chi segue da tempo le dinamiche del controllo digitale in Russia sa bene che questa giustificazione racconta solo una parte della storia.

    Una stretta progressiva, non un fulmine a ciel sereno

    Questa limitazione è solo l’ultimo capitolo di un percorso iniziato mesi fa. Ad agosto 2025, Mosca aveva già limitato le chiamate vocali e video su Telegram e WhatsApp, sostenendo che i servizi venivano usati per frodi e attività di sabotaggio. A ottobre ha bloccato le nuove registrazioni su entrambe le piattaforme. A dicembre ha colpito anche FaceTime e Snapchat.

    Cos’è e come funziona Max, l’app governativa

    Il vero obiettivo è spingere gli utenti russi verso Max, l’app di messaggistica sviluppata da VK con stretti legami con il Cremlino. Da settembre 2025, tutti gli smartphone venduti in Russia devono pre-installarla obbligatoriamente. Max si integra con i servizi governativi Gosuslugi e richiede numeri di telefono russi, con verifica dell’identità che probabilmente diventerà obbligatoria.

    A differenza di Telegram, che usa la crittografia end-to-end, Max è progettata per consentire ai servizi di sicurezza russi l’accesso ai dati condivisi. In pratica, un vero sistema di sorveglianza camuffato da app di messaggistica. Un modello che ricorda molto da vicino quello che la Cina ha costruito con WeChat, dove ogni interazione digitale passa attraverso canali monitorabili dallo Stato.

    Max, l'app di VK
    Max, l’app di VK

    La risposta di Pavel Durov

    Pavel Durov, fondatore russo di Telegram che vive in esilio negli Emirati Arabi Uniti, ha risposto con decisione alla mossa di Roskomnadzor. Ha ricordato che otto anni fa l’Iran tentò la stessa strategia, vietando Telegram con pretesti inventati per spingere gli utenti verso un’alternativa statale. E fallì miseramente, perché gli utenti usarono VPN e altri strumenti per aggirare i blocchi.

    Limitare la libertà dei cittadini non è mai la risposta giusta. Telegram sta per libertà di parola e privacy, indipendentemente dalla pressione“, ha scritto Durov sul suo canale.

    Una dichiarazione che riecheggia le battaglie che lo stesso Durov ha combattuto negli anni, da quando fu costretto a cedere VK (VKontakte), il social network russo che aveva fondato, proprio per le pressioni del Cremlino.


    Da chi è gestita oggi VK – VKontakte

    VK sta per VKontakte e questo nome ricorda  la piattaforma social russa fondata proprio da Pavel Durov nel 2006, nata come alternativa a Facebook e che ne richiamava effettivamente il design e i colori blu.

    Durov fu poi costretto a cederla nel 2014 sotto pressione del Cremlino, quando rifiutò di consegnare i dati degli utenti ucraini e di bloccare i gruppi di opposizione. Usò i proventi di quella vendita forzata per fondare Telegram dall’esilio negli Emirati.

    VK oggi è di fatto controllata dallo Stato russo attraverso una struttura complessa. Nel dicembre 2021, Sogaz (compagnia assicurativa legata a Gazprom) e Gazprombank hanno acquisito il 57,3% delle quote di voto di VK dall’oligarca Alisher Usmanov.

    Sogaz è in parte posseduta da Yuri Kovalchuk, amico personale di Putin e figura chiave nelle reti economiche del Cremlino.

    Nel dettaglio, ecco chi gestisce VK oggi:

    • Vladimir Kiriyenko è il CEO di VK. È il figlio di Sergei Kiriyenko, spesso definito braccio destro di Putin e responsabile del controllo politico sui “nuovi territori” russi (ossia i territori ucraini occupati).
    • Stepan Kovalchuk è il vicepresidente responsabile della strategia media di VK. È il nipote di Yuri Kovalchuk, l’amico personale di Putin già citato sopra.

    Quindi VK non è semplicemente “vicina al Cremlino”. È gestita direttamente da figli e nipoti del cerchio più stretto di Putin. E questa stessa VK è l’azienda che sviluppa Max, l’app che Roskomnadzor vuole sostituire a Telegram.


    Pavel Durov
    Pavel Durov founder Telegram

    Il paradosso dei blogger pro-guerra

    C’è un dettaglio che rende questa vicenda quasi paradossale e che merita attenzione. I blogger militari pro-guerra russi, quelli che sostengono l’invasione dell’Ucraina e comunicano dal fronte proprio attraverso Telegram, hanno criticato apertamente la decisione di Roskomnadzor.

    Il canale Two Majors, uno dei più seguiti tra i corrispondenti militari russi, ha lamentato che ora le posizioni dal fronte saranno trasmesse “non dalla gente, ma dai nostri padroni del ministero degli esteri”. Anche Alexander Kots, altro corrispondente pro-guerra molto noto, ha fatto notare che bloccare Telegram limiterebbe le stesse “operazioni informative” russe e il reclutamento di ucraini attraverso l’app per compiere atti di sabotaggio.

    Quando persino i sostenitori più accesi del regime criticano una decisione, significa che quella decisione colpisce interessi trasversali che vanno ben oltre le logiche di propaganda.

    La reazione internazionale

    Amnesty International ha definito la mossa “censura e ostruzione mascherate da protezione dei diritti dei cittadini”. Reporters Without Borders parla di “strategia per strangolare la circolazione dell’informazione” e ricorda che la Russia occupa il 171° posto su 180 nel World Press Freedom Index.

    Telegram, 93 milioni di utenti in Russia

    Telegram conta oltre 93 milioni di utenti attivi mensili in Russia, praticamente quanto WhatsApp. Nel corso del tempo l’app di messaggistica si è trasformata in un canale cruciale per media indipendenti, figure pubbliche e, ironia della sorte, per gli stessi organi governativi incluso lo stesso Roskomnadzor. Persino il ministero degli Esteri russo e la task force nazionale per il Covid hanno canali ufficiali su Telegram.

    Il caso Telegram in Russia aiuta a comprendere cos'è la censura
    Il caso Telegram in Russia aiuta a comprendere cos’è la censura

    Ecco dove Telegram è davvero vietata

    Per comprendere meglio il contesto, vale la pena ricordare dove Telegram è effettivamente vietata o fortemente limitata nel mondo.

    La Cina ha bloccato Telegram nel 2015, dopo che attivisti per i diritti umani e avvocati avevano usato la piattaforma per organizzarsi.

    L’Iran ha imposto il divieto nel 2018, accusando l’app di facilitare le proteste contro il governo e di diffondere contenuti “immorali”. Il Pakistan ha bloccato Telegram periodicamente, citando preoccupazioni sulla sicurezza informatica e la diffusione di fake news.

    Nel 2025 si sono aggiunti altri Paesi. Il Vietnam ha vietato Telegram a maggio, accusandola di diffondere “documenti anti-Stato” e informazioni false.

    Il Kenya ha imposto un blocco a giugno durante le proteste del 2025. Il Nepal ha seguito a luglio, motivando la decisione con preoccupazioni su frodi e riciclaggio di denaro. La Thailandia aveva già bloccato l’app nel 2020 perché usata per organizzare le proteste anti-governative.

    La Somalia ha imposto un divieto nel 2023, sostenendo che la piattaforma veniva usata da gruppi terroristici e per diffondere contenuti espliciti.

    Secondo i dati di Surfshark e Netblocks, dal 2015 a oggi 31 Paesi hanno vietato Telegram, temporaneamente o permanentemente, colpendo potenzialmente oltre 3 miliardi di persone a livello globale.

    Il quadro più ampio: le piattaforme vietate nel mondo

    Telegram non è un caso isolato. Il controllo delle piattaforme digitali è diventato uno strumento di governance per regimi autoritari e, in alcuni casi, anche per democrazie che affrontano sfide specifiche.

    La Cina rappresenta l’esempio più strutturato di censura digitale. Dal 2009 ha bloccato X (allora Twitter), Facebook, YouTube, Instagram e molte altre piattaforme occidentali, costringendo i cittadini a usare alternative domestiche come WeChat, Weibo e Douyin (la versione cinese di TikTok). Il Great Firewall cinese rimane il sistema di controllo più sofisticato al mondo.

    La Corea del Nord applica il modello più estremo in assoluto. L’accesso a Internet è riservato a pochissimi funzionari autorizzati e tutte le piattaforme globali sono inaccessibili. I cittadini comuni hanno accesso solo a una intranet governativa.

    La Russia ha intensificato i blocchi dopo l’invasione dell’Ucraina nel febbraio 2022, vietando Facebook e Instagram (con Meta dichiarata “organizzazione estremista”) e limitando fortemente X. L’obiettivo dichiarato era contrastare la “disinformazione” sul conflitto, ma nella pratica si trattava di impedire ai russi di accedere a fonti di informazione non controllate dal Cremlino.

    L’Iran blocca X e Facebook dal 2009, insieme a YouTube e molte altre piattaforme. Il Turkmenistan applica restrizioni simili, con uno dei punteggi più bassi al mondo in termini di libertà di Internet (2 su 100 secondo Freedom House).

    Il Myanmar ha bloccato Facebook, X e Instagram dopo il colpo di Stato militare del febbraio 2021, cercando di controllare il flusso di informazioni sulle proteste e sulla repressione.

    TikTok merita un discorso a parte. L’India l’ha vietata nel 2020 per ragioni di sicurezza nazionale, diventando il primo grande Paese a farlo. L’Albania ha imposto un divieto completo nel 2025, citando la violenza giovanile e l’instabilità sociale. Gli Stati Uniti hanno attraversato mesi di incertezza normativa, con TikTok brevemente sospesa a gennaio 2025 prima di ottenere una proroga di 75 giorni. Il Canada ha chiuso gli uffici di TikTok nel Paese per motivi di sicurezza nazionale, pur lasciando l’app accessibile agli utenti comuni.

    Un caso interessante è quello del Brasile, che nell’agosto 2024 ha temporaneamente bloccato X dopo che Elon Musk si era rifiutato di nominare un rappresentante legale nel Paese e di rimuovere account accusati di diffondere odio e disinformazione legati ai sostenitori dell’ex presidente Bolsonaro. Il blocco è durato circa 40 giorni, fino a quando X ha pagato le multe (circa 5,2 milioni di dollari), nominato un rappresentante legale e rimosso i contenuti contestati. Un precedente significativo perché dimostra che anche le democrazie possono arrivare a bloccare piattaforme quando queste si rifiutano sistematicamente di rispettare le leggi locali.

    La differenza tra censura e regolamentazione

    Questo caso russo dovrebbe rammentare quali sono i Paesi che davvero osteggiano e censurano le piattaforme. Un tema su cui spesso si fa molta confusione, soprattutto quando si parla di regolamentazione nell’UE.

    Quando la Russia limita Telegram per spingere i cittadini verso un’app di sorveglianza statale, siamo di fronte a censura. Quando la Cina blocca tutte le piattaforme occidentali per controllare il flusso informativo, siamo di fronte a censura. Quando l’Iran vieta Telegram per reprimere le proteste, siamo di fronte a censura.

    Quando invece l’UE chiede alle piattaforme di rispettare il Digital Services Act, di essere trasparenti sugli algoritmi, di rimuovere contenuti illegali e di proteggere i minori, siamo di fronte a regolamentazione democratica. Sono due cose profondamente diverse, anche se spesso vengono confuse nel dibattito pubblico.

    La partita sul controllo dell’informazione digitale in Russia entra in una nuova fase. E ancora una volta, la libertà di comunicare diventa il campo di battaglia. Ma è fondamentale non perdere di vista le distinzioni: c’è chi blocca le piattaforme per controllare i cittadini e chi chiede alle piattaforme di rispettare regole democratiche. La differenza non è sottile, è sostanziale.

  • Su Instagram arrivano i canali simili a quelli di Telegram

    Su Instagram arrivano i canali simili a quelli di Telegram

    Su Instagram arrivano i Canali Broadcast, una modalità che permetterà ai creator di inviare messaggi unidirezionali ai propri follower. Si tratta di una funzionalità che è identica a quella di Telegram.

    Attraverso il suo CEO, Mark Zuckerberg, Meta ha annunciato il lancio dei canali broadcast su Instagram, ossia una modalità che permetterà agli utenti, i creator, di creare un canale attraverso cui veicolare messaggi unidirezionali ai follower che decideranno di iscriversi. I followers che decideranno di seguire il canale, avranno solo la possibilità di poter interagire con i contenuti proposti attraverso emoji e votare nei sondaggi, quando proposti.

    Ora, no, non stiamo parlando di Telegram, ma proprio di Instagram e la modalità è praticamente simile, se non identica. Lo stesso Zuckerberg nel lanciare questa modalità ha avviato il suo canale chiamato “Meta Channel 📢” un luogo dove proporrà “notizie e aggiornamenti su tutti i prodotti e la tecnologia che stiamo costruendo in Meta”.

    Ecco, una caratteristica dei canali di Instagram, identica a quella di Instagram, è che il canale avrà il nome che deciderete di dargli e i contenuti saranno pubblicati con quel nome. Un po’ come avviene con il nostro canale su Telegram, appunto.

    instagram canali broadcast telegram franzrusso

    L’idea di Meta è quella poi di portare nei prossimi i canali anche sulle altre app della famiglia, come Messenger e Facebook, così come la possibilità di aggiungere un altro creator al canale.

    Senza girarci tanto intorno, come un po’ abbiamo fatto anche noi, ma era doveroso spiegare prima la novità, la funzionalità è identica a quella di Telegram che esiste ormai da qualche anno.

    I Canali Broadcast di Instagram non sono ancora disponibili per tutti e stanno seguendo una fase di test. Al momento lo usano la snowboarder Chloe Kim, la lottatrice di Jiu-Jitsu Mackenzie Dern e l’account di meme Tank Sinatra.

    Come avviare un canale broadcast su Instagram

    Ne momento in cui si avrà l’accesso alla funzionalità, si avrà la possibilità di avviare un canale dalla propria casella di posta elettronica di Instagram, e sarà prevista la possibilità di aggiungere il link del canale al proprio profilo per rendere più facile l’iscrizione dei follower. I canali possono essere aperti a tutti i vostri follower, ma si possono rendere esclusivi per gli abbonati a pagamento.

    instagram canali broadcast zuckerberg

    Al momento possono essere usati sono da mobile e non anche da desktop, come invece avviene per i canali Telegram. Ma non è escluso che questo possa accadere anche per i canali Instagram dopo questa fase di test.

    I Canali Broadcast di Telegram

    Per chi non fosse pratico con i canali di Telegram, è utile sapere che si tratta di strumenti attraverso i quali condividere contenuti, aggiornamenti, notizie, link che appartengono ad un argomento specifico oppure possono essere usati per condividere aggiornamenti di una testata, di un blog, di un servizio specifico. Il numero di follower che possono seguire i canali è infinito.

    Detto questo, sorprende un po’ questa scelta di Instagram che aggiunge altre modalità in dote ai creator che, per certi versi, si sovrappongono a quelle esistenti fino quasi a non comprenderne del tutto l’utilità. Certo, sarà interessante come queste evolveranno nel tempo.

    Sia chiaro, nulla da eccepire allo strumento canale che è potente e permette di creare spazi di aggiornamento utilissimi per chi necessita di un luogo simile. Ma resta qualche dubbio sull’utilità su Instagram. Staremo a vedere.

  • Telegram, ecco la versione Premium e 700 milioni di utenti

    Telegram, ecco la versione Premium e 700 milioni di utenti

    Telegram raggiunge i 700 milioni di utenti e annuncia la versione a pagamento, Telegram Premium, con alcune funzionalità aggiuntive con un abbonamento da 5,99 euro al mese.

    Proprio la scorsa settimana scrivevamo che Telegram avesse superato i 500 milioni di utenti, si parlava infatti di 550 milioni. Ma in realtà sono molti di più.

    L’app di messaggistica ha annunciato di aver raggiunto i 700 milioni di utenti, un traguardo che WhatsApp, l’app concorrente di quella di Pavel Durov, raggiunge nella seconda metà del 2017, a distanza di 8 anni dalla sua nascita.

    Telegram raggiunge i 700 milioni di utenti dopo 9 anni, l’app venne lanciata nel 2013 e un anno dopo, nel 2014, aveva 35 milioni di utenti.

    L’annuncio dei 700 milioni di utenti è accompagnato anche dall’annuncio della versione Telegram Premium. E, ricordiamolo ancora una volta, non è Telegram tutta ad essere a pagamento, l’app continuerà ad esistere come sempre in maniera gratuita. A pagamento, nelle versione Telegram Premium, saranno messe a disposizione alcune funzionalità utilizzabili con un pagamento mensile.

    Telegram 700 milioni utenti

    Ecco tutte le funzionalità di Telegram Premium

    Il costo mensile è di 5,99 euro al mese, si tratta di una cifra ipotizzata nei giorni scorsi, ma sicuramente più alta dei 4,99 euro che era praticamente data per certa.

    Avevamo annunciato proprio qualche giorno fa le funzionalità che avrebbero fatto parte di Telegram Premium, disponibile nella versione dell’app 8.8 per iPhone e Android a partire da oggi e acquistabile in-app, ma adesso abbiamo l’ufficialità. Ecco quali sono:

    • nessuna pubblicità
    • possibilità di caricare file da 4 GB. Resta per tutti la possibilità di caricare file da 2 GB.
    • download più veloci, gli abbonati a Telegram Premium potranno scaricare file e contenuti multimediali “alla massima velocità possibile”.
    • limiti raddoppiati, gli abbonati a Telegram Premium potranno seguire fino a 1000 canali, creare fino a 20 cartelle chat con un massimo di 200 chat ciascuna, aggiungere un quarto account a qualsiasi app Telegram, fissare 10 chat nella lista principale e salvare fino a 10 sticker preferiti. È anche possibile possibile scrivere una bio più lunga e includervi un link
    • da voce a testo, i messaggi vocali possono essere convertiti in testo
    • sticker e tasti reactions unici
    • nuovi strumenti per le chat, come la possibilità di cambiare la cartella chat predefinita, in modo che l’app si apra sempre su una cartella personalizzata
    • foto profilo animate
    • badge profilo premium
    • nuove icone per l’app

    Telegram premium 700 milioni utenti franzrusso.it

    Queste le funzionalità che potranno essere attivate dietro il pagamento di un abbonamento mensile di 5,99 euro per Telegram Premium.

    Alla fine, si notano molte similitudini con un’altra app che ha già avviato la sua versione a pagamento e stiamo parlando di Twitter con Twitter Blue. Non ancora attiva nel nostro paese, lo sarà presto, è l’app che Elon Musk vorrebbe estendere ancora di più, nel senso di aggiungere funzionalità maggiori in modo quasi da renderla come l’app principale.

    Come già sottolineato, Telegram Premium è un passaggio necessario e permetterà di sostenere lo “sviluppo continuo dell’app”. E chissà, magari a breve anche lo sbarco in borsa.

    E voi siete pronti a pagare per avere funzionalità aggiuntive su Telegram?

    Fateci sapere tra i commenti o sui nostri profili social.

  • Anche Telegram avrà la sua versione a pagamento

    Anche Telegram avrà la sua versione a pagamento

    Dopo le prime immagini diffuse un mese fa, Pavel Durov ha confermato che Telegram avrà la sua versione a pagamento con funzionalità aggiuntive. Un passaggio necessario che potrebbe portare alla IPO.

    Dopo le prime immagini della fase di test che giravano un mese fa, Telegram, per voce del suo fondatore Pavel Durov, ha ufficializzato che l’app di messaggistica avrà la sua versione a pagamento.

    In verità, sono almeno due anni che si parla di una versione a pagamento di Telegram, ma adesso quella che inizialmente poteva essere solo un’idea, adesso diventa realtà. Una necessaria realtà, come vedremo fra poco.

    Intanto, come ha specificato lo stesso Durov nel suo messaggio su Telegram di pochi giorni fa, non si tratta di una versione a pagamento per tutti e nessuno sarà costretto a compare nulla per usare l’app abitualmente. Si tratta di una versione che includerà funzionalità maggiori, rispetto a quanto già offre Telegram.

    In pratica, si tratta di funzionalità aggiuntive che verranno rese disponibili a pagamento. Chi vorrà continuare ad usare Telegram abitualmente potrà continuare a farlo.

    telegram pagamento 2022

    Questa specifica è doverosa per evitare di fornire informazioni che possano confondere gli utenti, pensando che Telegram diventa a pagamento.

    Si tratta quindi di un passaggio necessario, come spiega lo stesso Durov, per il fatto che ad oggi, con oltre 500 milioni di utenti a livello globale (c’è chi dice che siano già 550 milioni), la gestione di una piattaforma come questa, dal punto di vista dei server necessari, si fa sempre più complicata, da l punto di vista dei costi.

    Ecco che serve introdurre qualche funzionalità in più a pagamento per permettere alla piattaforma di poter continuare ad offrire i suoi servizi a tutti gli utenti e per continuare ad essere sostenibile economicamente.

    In pratica, questa versione a pagamento permetterà agli utenti di continuare a permettere lo sviluppo della piattaforma. L’idea è quella di portare avanti un progetto che sia partecipato dagli utenti, senza essere dipendenti da qualche forma di sponsorizzazione onerosa.

    Al momento non si conoscono i dettagli economici della versione a pagamento, Durov non ha specificato nessuna tariffa e non ha specificato quelle che saranno le funzionalità aggiuntive.

    Ma, secondo i rumors, tra le funzionalità ci sarà quella di inviare file fino a 4GB, una velocità di trasferimento più elevata, dei tasti reactions esclusivi, un badge per il profilo premium, adesivi esclusivi e altre funzionalità. E, sempre secondo i rumors, visto che lo stesso Durov non ne ha parlato, l’abbonamento sarà mensile indicativamente a 4,99 dollari al mese, più o meno la stessa cifra in euro.

    Questa operazione potrebbe permettere a Durov di lanciare la sua IPO, l’operazione tanto agognata da Durov che permetterebbe di quotare in borsa telegram. Se così fossero le cose, Telegram entrerebbe nel listino della borsa di Hong Kong e potrebbe ambire ad una valutazione di 50 miliardi di dollari.

    Per Pavel Durov sarebbe un cambio di passo notevole. Vedremo cosa accadrà se la versione di Telegram a pagamento dovesse arrivare entro la fine di questo mese o giù di lì. Ovviamente vi terremo informati.

  • Telegram con il Facebook down guadagna 70 milioni di nuovi utenti

    Telegram con il Facebook down guadagna 70 milioni di nuovi utenti

    Il Facebook down ha segnato per tutta la famiglia Facebook il blackout più lungo mai registrato. Occasione che ha permesso a Telegram di guadagnare altri 70 milioni di nuovi utenti. Ma anche altre piattaforme guadagnano in termini di tempo trascorso.

    Sono giorni che si parla di quanto abbia perso, in termini di milioni di dollari, Facebook durante le 7 ore di blackout del 4 ottobre. Esperti della materia, analizzando i dati dell’ultima trimestrale dicono che in un’ora Facebook guadagni circa 13 milioni di dollari, moltiplicate per 7 fanno 91 milioni di dollari, circa 3.700 dollari al secondo.

    Ma Facebook in quelle ore ha perso anche qualcos’altro. Anzi, è meglio dire che le concorrenti ha guadagnato. E stiamo parlando di utenti.

    Vediamo qualche numero, per capire anche l’entità di questo guadagno e, soprattutto quale piattaforma se ne è avvantaggiata di più, anche con l’aiuto di Sensor Tower, specializzata nell’analizzare i dati da questo punto di vista, per capire le variazioni sul tempo trascorso sulle varie app.

    Telegram Facebook down 70 milioni nuovi utenti franzrusso intime blog

    Ebbene, i dati sono molto chiari. A guadagnare di più dal blackout di Facebook dell’altro giorno è stata Telegram che ha visto crescere la sua base utenti, in un giorno, di ben 70 milioni (questo dato è stato diffuso da fondatore dell’app, Pavel Durov). L’app di Durov di recente ha superato 1 miliardo di download e i 500 milioni di utenti.

    Sempre in merito a Telegram, Sensor Tower dice che anche il tempo medio trascorso sull’app è cresciuto nelle ultime settimane del 18%. Al contrario, per WhatsApp e Messenger è calato, rispettivamente del 25% e del 20%.

    Anche Signal ha avuto benefizio dal blackout di Facebook, anche se non si conoscono dati specifici. In merito all’app di messaggistica preferita da Edward Snowden, Sensor Tower rileva che il tempo trascorso sull’app nell’ultima settimana è cresciuto del 15%.

    Snapchat, sempre secondo i dati di ST, ha visto un aumento del tempo trascorso in media dagli utenti, nelle ultime settimane, del 23%. Mentre Twitter, la piattaforma che di solito in situazioni di blackout della famiglia Facebook si trasforma nel luogo ideale per avere informazioni su quanto sta avvenendo, ha visto crescere dell’11% il tempo medio trascorso dagli utenti nelle ultime settimane.

    Quindi, possiamo dire che se ci sono state delle app che hanno approfittato del blackout di Facebook, e di tutte le app della famiglia, queste sono state sicuramente Telegram e Signal.

    Una situazione analoga si era già verificata, come certamente ricorderete, quando WhatsApp propose le modifiche alla privacy e ai termini di utilizzo dell’app in maniera unilaterale. Anche in quel caso  trarne vantaggio, con gli endorsement di Snowden e di Elon Musk, furono, nell’ordine, Signal e Telegram.

  • WhatsApp, tra conseguenze per gli utenti e la crescita delle app concorrenti

    WhatsApp, tra conseguenze per gli utenti e la crescita delle app concorrenti

    WhatsApp, a proposito del famigerato aggiornamento delle policy sulla privacy, nelle FAQ spiega quali limitazioni scatteranno per chi non le accetta. E intanto Telegram e Signal hanno conosciuto il loro momento d’oro.

    Sicuramente ricorderete la controversa azione di WhatsApp di qualche mese fa, quando rese disponibile la nuova policy sulla privacy, offrendo all’utente una sola possibilità di scelta. Dopo il mare di polemiche che quest’azione sollevò, WhatsApp fece un lieve passo indietro, indicando il 15 maggio come data limite per l’approvazione. Possiamo tranquillizzare gli utenti che la data del 15 maggio non vale più, mentre vale tutto il resto. La data è stata cancellata lo scorso 7 maggio.

    E qui arriviamo al punto.

    WhatsApp permetterà a tutti di avere più tempo per pensarci, anzi lo ha già fatto e lo sta già facendo, dopo aver inviato una nuova notifica informativa. Solo che, a differenza di quello che si pensava, le conseguenze, nel caso in cui non si dovessero accettare le nuove condizioni, ci saranno, eccome!

    Intanto, come si era pensato qualche settimana fa, anche se non si dovessero accettare le nuove condizioni, l’account non verrà rimosso. Questo era un po’ il timore che era serpeggiato, ma almeno su questo siamo sicuri.

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    In ogni caso, le conseguenze per chi non dovesse accettare le nuove condizioni sulla privacy sono descritte nelle FAQ dell’app. E quindi, non accettando le condizioni, gli utenti non potranno accedere alla lista delle chat, potendo comunque rispondere alle chiamate e alle videochiamate in entrata.

    Altra conseguenza è la progressiva limitazione della ricezione delle notifiche, nel giro di qualche settimana e, altrettanto progressivamente, non si potranno più inviare messaggi e fare chiamate. Di fatto, WhatsApp sarà praticamente limitata.

    Tutto questo è scritto proprio da WhatsApp:

    “Non potrai accedere all’elenco delle chat, tuttavia potrai rispondere alle chiamate e alle videochiamate in arrivo. Se hai abilitato le notifiche, potrai toccarle per leggere o rispondere ai messaggi, o richiamare in caso di chiamata o videochiamata persa.
    Dopo alcune settimane con funzionalità limitate, non potrai ricevere chiamate in arrivo o notifiche e WhatsApp interromperà l’invio di messaggi e chiamate al tuo telefono.”

    Insomma, la questione di WhatsApp sulle nuove condizioni sulla privacy, aperta lo scorso 8 febbraio di quest’anno, trova il suo epilogo in quello che molti credevano non potesse avvenire. WhatsApp, ricordiamo di proprietà di Facebook, alla fine è rimasta ferma sulla posizione, una strategia che ha finito, come vedremo, per alimentare la crescita delle altre app concorrenti.

    Sensor Tower, società di analisi che abbiamo imparato a conoscere bene, ha certificato che i download a livello globale, sui market App Store e Google Play, sono calati, nel periodo gennaio-aprile di quest’anno, del 43%. Un dato interessante che, considerato che parliamo dell’app di messaggistica più usata al mondo, potrebbe mettere in allarme. Anche se, rileva sempre Sensor Tower, i download sono stati 172,3 milioni, un numero sempre più alto relativamente alle altre app concorrenti.

    telegram signal download telegram signal download

    E, ovviamente, a guadagnare da tutta questa situazione sono le due principali concorrenti dell’app di casa Facebook, ossia Telegram e Signal. Telegram, nello stesso periodo di osservazione, quindi da gennaio ad aprile 2021, ha visto crescere i download del 98% (161 milioni), mentre Signal ha visto lievitare, letteralmente, i suo download del 1.192% (64,6%).

    Telegram a gennaio di quest’anno ha raggiunto il livello di 63,5 milioni di download, 283% in più, rispetto ai 16,6 milioni dello stesso periodo del 2020. Signal dal canto suo ha fatto registrare una notevole impennata, infatti a gennaio 2021 i download sono del 5.001% in più rispetto al mese di gennaio del 2020, quando i download erano stati 992 mila.

    Il mese di gennaio è stato quindi il mese d’oro per Telegram e per Signal, nei mesi successivi si è registrato comunque un calo fisiologico riguardo le due app, restando comunque molto scaricate dai due principali app market.

    Cosa succederà allora nei prossimi giorni e nelle prossime settimane per quanto riguarda WhatsApp?

    Molto probabilmente vedremo dei cambiamenti ulteriori, su questi peserà ovviamente l’evoluzione della pandemia, in molte parti del mondo si sta ripartendo, e anche l’evoluzione dello smart working. Di sicuro una parte degli utenti continueranno a cercare la propria alternativa a WhatsApp e non si fermeranno solo a Telegram o Signal, che rappresentano solo due esempi.

    Si tratta quindi ancora di un tema in continua evoluzione e le prossime settimane saranno decisive.

    E voi che ne pensate?

  • Telegram, ecco le principali differenze rispetto a WhatsApp

    Telegram, ecco le principali differenze rispetto a WhatsApp

    Dopo il grande interesse sull’articolo relativo alle differenze tra Signal e WhatsApp, in questa occasione vediamo quelle tra Telegram e l’app di Facebook.

    Dopo il grande interesse suscitato dal nostro articolo sulle differenze che esistono tra Signal, l’app di messaggistica del momento, e WhatsApp, sono state tante le richieste riguardo ad un raffronto anche con Telegram.

    Quell’articolo era stato pensato proprio per fare un breve raffronto tra le due app in quel momento molto discusse, vuoi anche per il grande edorsement che Elon Musk ha fatto a Signal. Non era previsto un raffronto anche con Telegram, in quella occasione, che invece vogliamo fare qui, rispondendo appunto alle richieste che ci sono arrivate.

    Allora, partiamo subito col dire che, come Signal (che tra l’altro in questi giorni sta incontrando diversi problemi proprio per l’alto numero di iscritti), anche Telegram trova il suo grande punto di forza proprio sula gestione della privacy, anche se è un gradino più in basso. E comunque è più avanti rispetto a WhatsApp.

    telegram whatsapp differenza franzrusso.it 2021

    La differenza sostanziale è che Telegram garantisce una crittografia end-to-end (E2E), come le altre due app, ma solo per le chat segrete. Quindi, se usate la normale chat, sappiate che quella non è crittografata. provando a spiegarla meglio, significa che i messaggi sono criptati sul vostro dispositivo e vengono poi decriptati sul server di Telegram. Le conversazioni sono quindi conservate attraverso i backup sui server dell’applicazione. WhatsApp effettua i backup su cloud, di fatto è considerato il sistema meno sicuro.

    Rispetto alla crittografia, quindi quella che copre le chat segrete, il sistema utiizzato da Telegram si chiama MTProto ed è una tecnologia nativa, che molti considerano non sicura come Open Whisper Systems, utilizzato da Signal. Infatti, quello di Telegram è un sistema chiuso, mentre quello di Signal è un sistema open source. Gli esperti sostengono che il sistema di Signal sia migliore in quanto monitorabile.

    Un punto a sfavore per Telegram è che le chat di gruppo non sono crittografate, lo sono solo le chat segrete tra due utenti. E poi, la versione desktop dell’app non supporta la crittografia E2E su qualsiasi piattaforma, a differenza di macOS.

    Uno dei punti di forza di Telegram è certamente quello che riguarda le funzionalità. Se è vero che WhatsApp offre tante funzionalità, allora Telegram non è da meno, e addirittura rilancia.

    Signal, ecco le principali differenze rispetto a WhatsApp

    Su tutte, la possibilità di poter aprire un gruppo sull’app che può raccogliere fino a 200 mila, mentre WhatsApp si ferma a 256. E poi ci sono i canali (qui il nostro che vi invitiamo a seguire https://t.me/InTimeBlog), bot, quiz, e davvero tanto altro da rendere l’app una forma di intrattenimento, oltre che di comunicazione e informazione.

    Telegram consente l’autodistruzione dei messaggi, una funzionalità molto apprezzata dagli utenti che non vogliono che quel dato messaggio resti nel dispositivo del destinatario. Si possono inviare anche immagini o video non compressi. Da tenere in considerazione il fatto che l’app permette l’invio di file fino a 1,5 Gb. E sì, l’app supporta anche le videochiamate.

    Per quanto riguarda le origini dell’app, Telegram viene lanciata nel 2013 dai fratelli Durov: Nikolai, il maggiore, e Pavel, il minore. L’app ha saputo imporsi da subito come alternativa a WhatsApp, incontrando non poche difficoltà sulla sua strada. La crescita però è stata costante, anche perché l’app immediatamente incontrato il favore degli utenti, come anche in questo periodo.

    E intanto Elon Musk consiglia di usare Signal

    Come nell’altro articolo in cui abbiamo paragonato Signal e WhatsApp, mettendo in luce le differenze, anche in questo caso la scelta dell’app da usare deve rispondere sempre a ciò di cui avete davvero bisogno. Dopo questo raffronto più completo, è chiaro che Signal è quella che dal punto di vista della privacy e della sicurezza offre di più. Come già ricordato, il livello di crittografia E2E di WhatsApp è buono, ma resta il nodo delle condizioni d’uso.

    Tuttavia, Telegram, nonostante non supporti un livello di sicurezza come quello di Signal, resta comunque una valida alternativa a WhatsApp in fatto di funzionalità offerte.

    Insomma, resta sempre valido il suggerimento di scegliere l’app in base alle proprie esigenze, pur consapevoli dei rischi.

    Allora, quale app scegliete?

  • Telegram raggiunge il traguardo dei 400 milioni di utenti

    Telegram raggiunge il traguardo dei 400 milioni di utenti

    Probabile che l’aumento di consumo del digitale in tutto il mondo per via della pandemia da Coronavirus abbia avuto il suo effetto, Telegram ha annunciato oggi di aver raggiunto il traguardo dei 400 milioni di utenti, 1,5 milioni quelli che si iscrivono ogni giorno.

    La piattaforma di messaggistica, e non solo, trova sempre più nuovi utenti affezionati. Probabilmente la pandemia da Coronavirus, con il conseguente lockdown ovunque ne mondo, abbia avuto il suo impatto perché oggi Telegram ha annunciato di aver raggiunto i 400 milioni di utenti.

    Non si sapeva molto sul numero degli utenti che usa la piattaforma, eravamo rimasti a 200 milioni. In Italia siamo attorno ai 9 milioni, anche se, a questo punto, è presumibile che siano molti di più.

    Telegram fa sapere che ogni giorno sono “almeno 1.5 milioni” i nuovi utenti che si iscrivono a Telegram. Sottolineando come l’app sa tra le 20 più scaricate al mondo, “le persone in tutto il mondo stanno passando a Telegram ad un ritmo sempre più veloce”.

    telegram 400 milioni utenti

    “Le cartelle, l’archivio cloud e il supporto per i computer rendono Telegram lo strumento ideale per il lavoro da remoto e lo studio durante la quarantena”. È quindi evidente che il lockdown abbia avuto effetto nel raggiungimento di questo traguardo. Del resto, in questa fase, stanno crescendo un po’ tutte le piattaforme digitali, in termini di nuovi utenti e di tempo trascorso.

    Quando abbiamo lanciato Telegram 7 anni fa, abbiamo ipotizzato che le persone avrebbero sempre scelto libertà e qualità piuttosto che restrizioni e mediocrità“, si legge nel post in italiano che annuncia il traguardo, aggiungendo anche che presto arriveranno le videochiamate di gruppo sull’app:

    Le videochiamate nel 2020 hanno gli stessi problemi (questo lo abbiamo corretto noi) dei messaggi nel 2013. Ci sono app che sono o sicure o utilizzabili, ma non entrambe le cose. Ci piacerebbe risolvere il problema, quindi ci concentreremo nel portarvi videochiamate di gruppo sicure nel 2020. Quando saranno pronte, sarete i primi a saperlo, promesso“.

    Ma gli annunci non finiscono qua, perché Telegram annuncia di aver migliorato i Quiz aggiungendoli a sondaggi, apparsi a gennaio di quest’anno. Da oggi è possibile “aggiungere spiegazioni che compaiono non appena gli utenti rispondono alle domande del quiz, aiutandoli ad imparare dai loro errori, o a contestualizzare le loro risposte“.

    E, avendo migliorato lo strumento, Telegram pensa di trasformarlo in uno strumento attraverso il quale “diffondere conoscenza” come “quiz didattici”, non male come idea. A questo proposito, visto che 2 miliardi bambini sono forzatamente lontani da scuola orma da settimane, viene lanciata un’iniziativa molto interessante. E cioè un crowd-sourcing in cui verranno distribuiti un totale di 400.000 EURO tra i creatori di quiz didattici.

    Per iscriversi, la prima fase termina il 15 maggio, comunque all’interno del post vengono spiegate le modalità di partecipazione.

    Gli sticker su Telegram sono 20 mila

    E poi, infine, tra le notizie che accompagnano il traguardo dei 400 milioni, con anche alcune migliorie come un nuovo menù per gli allegati per app su Android, Telegram ha creato un posto dal quale consultare tutte gli sticker che, nel corso di 5 anni, sono arrivati ad essere ben 20 mila.

    Insomma, sono notizie incoraggianti per l’app che però, come è stato diffuso ieri da Agcom, deve affrontare un serio problema interno. Infatti, dopo la denuncia della FIEG esposta all’autorità garante sulle comunicazioni, chiedendo la sospensione di Telegram, l’app fondata da Pavel Durov ha eliminato 7 degli 8 gruppi indicati nella stessa denuncia della Federazione degli Editori.

    Si tratta di un passaggio doveroso per certi versi, ma, vogliamo ribadirlo, la soluzione di eliminare o sospendere una voce non è mail quella giusta, e questo dovrebbero saperlo anche gli editori. C’è bisogno di monitorare, denunciare le cose che non vanno e migliorarle, ma la censura non porta mai a nulla di buono. Questo è quello che pensiamo.

  • Italiani e Messaggistica 2019, 9 milioni di utenti usano Telegram

    Italiani e Messaggistica 2019, 9 milioni di utenti usano Telegram

    Italiani e Messaggistica istantanea, un rapporto sempre più stretto. L’analisi che di recente ha condotto Vincenzo Cosenza, ci mostra come, a distanza di due anni, gli italiani usino sempre di più la messaggistica istantanea. WhatsApp resta la più usata con 32 milioni di utenti, ma cresce anche Telegram: +30% in due anni e 9 milioni di utenti.

    Il fenomeno messaggistica istantanea appassiona sempre più gli italiani e non solo, per la verità. Certo, si potrebbe dire, gli italiani lo sono in particolar modo, ma è un fenomeno che appassiona un po’ tutti. L’analisi di Vincenzo Cosenza, a distanza di due anni, dimostra questo trend, sulla base dei dati Audiweb powered by Nielsen. Prima di passare a vedere qualche dato più in dettaglio, val la pena fare una breve considerazione sul fenomeno. E cioè che le persone tendono sempre più a conversare in privato e meno in pubblico, tendono quindi a trovare spazi più protetti all’interno dei quali conversare privatamente. Questo per tanti motivi, tra tutti quello di proteggersi dai social network, piattaforme che col tempo non hanno saputo proteggere a dovere la privacy degli utenti.

    Un fenomeno quindi che vedremo crescere ancora nei prossimi anni. Facebook del resto ha già compreso (in parte a sue spese) che questo è il trend da seguire e presto vedremo Instagram, WhatsApp e Messenger sempre più collegate fra loro.

    Ma prima di assistere a questo scenario in evoluzione, davvero a breve, guardiamo questi dati perché ci aiutano a capire come gli italiani si relazionano alle app di instant messaging e conoscere anche quelle che crescono di più in due anni.

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    E’ inutile dire che WhatsApp è l’app di messaggistica più usata dagli italiani, l’abbiamo sottolineato più volte qui sul nostro blog con dati alla mano. Sono 32 milioni gli utenti che la usano 14 ore al mese in media. Nel 2017 gli utenti erano 22 milioni e il tempo di media d’uso era di 11 ore e mezza. Sarà interessante osservare come questo bacino di utenti cambierà nel corso dei prossimi mesi, quando l’integrazione con le altre piattaforme di casa Facebook sarà più concreta.

    Facebook Messenger si piazza dietro WhatsApp con 23 milioni di utenti con un tempo d’uso di 1 ora e 15 minuti. Nel 2017 gli utenti italiani erano 15 milioni con un tempo di utilizzo pari a 1 ora. Spicca la differenza d’uso con WhatsApp ad esempio, differenza notevole che denota una destinazione d’uso differente tra le due app. Più volte abbiamo messo in evidenza come Messenger, con tempo, fosse diventata una utility app, un’applicazione che va ben oltre l’instant messaging.

    app messaggistica istantanea italia 2019

    E adesso veniamo a Telegram, fenomeno del momento, etichetta che ormai sembra quasi obsoleta visto che con 200 milioni a livello globale si tratta ormai di una realtà ben definita. Nel 2017 avevamo evidenziato il boom dell’app in Italia, un trend positivo che si conferma anche a distanza di 2 anni, anche se con numeri più ridotti, ma sempre importanti. Gli italiani che usano l’app ideata da Pavel Durov sono 9 milioni con un tempo di utilizzo di 3 ore e mezza al mese. La forza di questa app sta nella sicurezza delle conversazioni con un sistema di protezione molto alto, da poco è possibile cancellare le conversazioni, o pezzi di esse, anche andando indietro nel tempo. Caratteristiche che vengono spesso evidenziate quando capitano down alla concorrenza, come accaduto di recente. Nel 2017 gli utenti italiani erano 3,5 milioni con un tempo di utilizzo di 2 ore e mezza.

    Skype e Viber invece sono in caduta libera. L’app di Microsoft oggi è usata da 3,5 milioni di utenti italiani, in calo del 55% rispetto a due anni fa, con un tempo di 5o minuti al mese. L’app che prima di altri ha introdotto in tema del messaggio istantaneo, pur mantenendo ancora oggi un posizionamento più alto dal punto di vista dell’utilizzo in chiave business, deve oggi fare i conti anche con altre app, proprio perché anche su quelle avvengono contatti veloci tra colleghi e anche con i clienti. Un momento di contatto che non avviene più ormai solo su Skype.

    Viber è in calo del 16% e oggi è usata da 840 mila utenti italiani per circa 1 minuto e mezzo.

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    Cresce, invece, WeChat, l’app da 1 miliardo di utenti del colosso cinese Tencent, che in Italia conta 414 mila utenti che la usano per 5 ore al mese. Molto probabile, come sottolinea lo stesso Cosenza, che questo tempo di utilizzo molto alto sia giustificabile dal fatto che sono circa 300 mila i cinesi che la usano.

    Ecco, questo lo scenario delle app di messaggistica istantanea in Italia. Il blocco di app di casa Facebook, guidato da WhatsApp, è quello che guderà il mercato anche nei prossimi anni. Anche se, come detto già in questo post, sarà interessante notare anche come questi numeri impatteranno sulla integrazione tra le app che presto sarà realtà.

    Tra queste app va segnalata la performance sempre più crescente di Telegram e il suo trend positivo non si arresterà nemmeno di fronte ad una crescita maggiore del blocco di casa Facebook.

    E vi che ne pensate? Anche voi siete tra quelli che usano molto WhatsApp? E Telegram? Raccontateci le vostre esperienze.

  • Telegram, da oggi gli utenti possono cancellare tutti i messaggi dalla chat

    Telegram, da oggi gli utenti possono cancellare tutti i messaggi dalla chat

    Telegram, piattaforma di messaggistica, e non solo, ha deciso di dare agli utenti il pieno controllo sui messaggi all’interno delle chat. In pratica, da oggi gli utenti possono cancellare dalla propria chat anche i messaggi ricevuti, senza limiti di tempo.

    Telegram, come molto di voi sapranno, è un’applicazione di messaggistica che in molti, sono più di 200 milioni di gli utenti globali, la preferiscono a WhatsApp per il livello di crittografia dei messaggi, rendendoli impenetrabili da chiunque. Anche se ormai dire che è “solo” un’applicazione di messaggistica è abbastanza riduttivo, è molto di più e offre anche funzionalità che non offre WhatsApp. Pensate che durante l’ultimo blackout di Facebook, l’applicazione ha guadagnato 3 milioni di nuovi utenti.

    Ma vi vogliamo parlare di questa applicazione per una nuova possibilità che viene data agli utenti e che, per ora, non ha eguali. In pratica da oggi gli utenti Telegram potranno cancellare dalle proprie chat anche i messaggi ricevuti, quindi non solo quelli inviati ad altri utenti (cosa che si poteva già fare) ma anche quelli, ripetiamo, ricevuti. La nuova funzionalità sarà attiva con l’ultimo aggiornamento dell’applicazione disponibile per iOS, Android e app Windows.

    telegram cancellazione messaggi inviati ricevuti

    Altra grande novità, che si aggiunge a questa, è che la possibilità di cancellare qualsiasi messaggio da una chat non ha limite di tempo, limite che invece era presente in precedenza nel caso di cancellazione dei messaggi inviati ad altri utenti. Si tratta di una misura che, per ora non ha pari, e la spiegazione che da della funzionalità il fondatore di Telegram, Pavel Durov, sicuramente convincerà molti a cominciare ad usare l’app:

    Un vecchio messaggio che hai già dimenticato può essere ripreso dal contesto e usato contro di te anche dopo decenni. Un testo scritto in maniera frettolosa che hai inviato a una ragazza a scuola può tornare a disturbarti nel 2030 quando deciderai di candidarti a sindaco della tua città. Dobbiamo ammettere che, nonostante tutti i nostri progressi nella crittografia e nella privacy, abbiamo pochissimo controllo effettivo dei nostri dati. (…) A partire da oggi, stiamo permettendo ad ogni utente Telegram di cancellare qualsiasi messaggio in una conversazione privata, da entrambe le parti. Non importa chi ha inviato il messaggio e quando – avete il controllo completo su di esso. Puoi anche cancellare l’intera conversazione da entrambe le parti, se lo desideri. Nessuna traccia verrà lasciata da entrambi i lati.

    Ecco, questo è il messaggio che Durov ha scritto su Telegram presentando la principale novità del nuovo aggiornamento.

    Ma, come in tutte le cose, anche in questa possibilità si può trovare un aspetto negativo che potrebbe, per certi versi, fa svanire l’intento principale. Mettiamo il fatto che un utente voglia far apparire una conversazione favorevole a lui per in una particolare disputa, è sufficiente andare ad eliminare i messaggi che servono a questo scopo per dare alla conversazione tutto un altro senso. E di esempi se ne potrebbero fare all’infinito. Certo è che, in ogni caso, si tratti di un passaggio quasi inevitabile per un’applicazione come Telegram.

    Per la cronaca, l’aggiornamento in questione riguarda anche un aggiornamento per il motore di ricerca di GIF ed emoji e l’aggiunta di nuovi adesivi con le sembianze tra gli altri di Putin, Snoop Dogg, Ryan Gosling e Borat.

    Allora, che ne pensate?