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  • La Commissione UE accusa TikTok: il design dell’app crea dipendenza

    La Commissione UE accusa TikTok: il design dell’app crea dipendenza

    La Commissione UE accusa TikTok di violare il DSA. Scroll infinito, autoplay e algoritmo creano dipendenza nei minori. ByteDance respinge le accuse e annuncia battaglia legale. Rischio multa miliardaria.

    La Commissione UE ha formalizzato le contestazioni a TikTok per violazione del Digital Services Act. Al centro della contestazione c’è l’architettura stessa della piattaforma di ByteDance, progettata secondo Bruxelles per massimizzare il tempo di permanenza degli utenti attraverso meccanismi che sfruttano le vulnerabilità psicologiche.

    Non si tratta di una multa, almeno non ancora. Ma le conclusioni preliminari della Commissione aprono una fase decisiva del procedimento formale avviato il 19 febbraio 2024, quasi due anni fa.

    La vicenda si inserisce in un contesto europeo sempre più deciso a intervenire sulla regolamentazione delle piattaforme social, con particolare attenzione alla tutela dei minori.

    Una accelerazione che arriva pochi giorni dopo l’annuncio della Spagna di voler vietare i social ai minori di 16 anni, seguendo l’esempio dell’Australia che dal 10 dicembre 2025 ha introdotto il divieto più stringente al mondo in questo contesto.

    Cosa contesta la Commissione UE a TikTok

    Le funzionalità sotto accusa sono quattro e rappresentano i pilastri dell’esperienza utente su TikTok. E cioè: lo scorrimento infinito, la riproduzione automatica dei video, le notifiche push e il sistema di raccomandazione altamente personalizzato.

    Secondo l’indagine della Commissione, TikTok non ha valutato adeguatamente come queste caratteristiche possano danneggiare il benessere fisico e mentale degli utenti, inclusi minori e adulti vulnerabili.

    La commissione, nel dare notizia delle contestazioni, utilizza un’espressione efficace per descrivere il meccanismo: queste funzionalità “premiano” costantemente gli utenti con nuovi contenuti, alimentando l’urgenza di continuare a scorrere e spostando il cervello in “modalità pilota automatico”.

    Ricerche scientifiche recenti dimostrano che questo può portare a comportamenti compulsivi e ridurre l’autocontrollo degli utenti. Non si tratta un’accusa generica, la Commissione cita dati specifici che TikTok avrebbe ignorato nella propria valutazione dei rischi, come il tempo che i minori trascorrono sulla piattaforma di notte e la frequenza con cui gli utenti aprono l’app.

    La Commissione UE accusa TikTok: il design dell'app crea dipendenza
    La Commissione UE accusa TikTok: il design dell’app crea dipendenza

    Gli strumenti di protezione di TikTok non funzionano

    Un punto centrale delle contestazioni riguarda l’inefficacia delle misure di mitigazione già presenti sulla piattaforma. Gli strumenti di gestione del tempo sullo schermo, secondo la Commissione, sono facili da aggirare e introducono frizioni limitate.

    I controlli parentali richiedono tempo e competenze da parte dei genitori per essere attivati, risultando nella pratica poco efficaci. In sintesi, TikTok “sembra non attuare misure ragionevoli, proporzionate ed efficaci per attenuare i rischi derivanti dalla sua progettazione che crea dipendenza“.

    La Commissione ritiene che TikTok debba “modificare la struttura di base del suo servizio“. Le soluzioni indicate sono radicali: disabilitare nel tempo le funzionalità che creano dipendenza come lo scroll infinito; attuare interruzioni temporali dello schermo efficaci anche durante la notte; e adattare il sistema di raccomandazione.

    Si tratta di interventi che toccherebbero il cuore stesso dell’app, ossia quelle caratteristiche che hanno reso TikTok un fenomeno globale con oltre 200 milioni di utenti solo in Europa.

    La risposta di TikTok e i prossimi passi

    TikTok ha respinto le contestazioni con toni decisi.

    Le indagini preliminari della Commissione descrivono la nostra piattaforma in modo completamente falso e privo di fondamento“, ha dichiarato un portavoce, annunciando che l’azienda “adotterà tutto il necessario per contrastare tali accuse con ogni mezzo a disposizione“. Una posizione di scontro frontale che anticipa una battaglia legale.

    TikTok ha ora la possibilità di esercitare il proprio diritto alla difesa, esaminando i documenti del fascicolo e rispondendo per iscritto alle constatazioni preliminari.

    Parallelamente sarà consultato il Comitato UE per i servizi digitali. Se le violazioni venissero confermate, la Commissione potrebbe infliggere un’ammenda fino al 6% del fatturato mondiale annuo di ByteDance.

    Considerando che nel 2024 il gruppo ha registrato ricavi per 155 miliardi di dollari, si tratterebbe potenzialmente di una cifra che potrebbe superare i 9 miliardi di euro.

    Il contesto: due anni di indagini su più fronti

    Le contestazioni odierne fanno parte di un procedimento più ampio avviato nel febbraio 2024. L’indagine copre diversi aspetti della piattaforma: oltre al design che crea dipendenza, la Commissione sta esaminando l’”effetto coniglio” (rabbit hole) dei sistemi di raccomandazione, il rischio che i minori abbiano esperienze inadeguate all’età a causa di una falsa rappresentazione della loro età, e gli obblighi delle piattaforme di garantire un elevato livello di privacy, sicurezza e protezione per i minori.

    Non tutto il procedimento è ancora aperto. La parte sulla trasparenza pubblicitaria è stata chiusa nel dicembre 2025 mediante impegni vincolanti accettati dalla Commissione, permettendo a TikTok di evitare una sanzione su quel fronte.

    Nell’ottobre 2025 erano già state adottate conclusioni preliminari sull’accesso ai dati pubblici per i ricercatori, contestando alla piattaforma scarsa trasparenza.

    Il procedimento odierno rappresenta quindi il tassello più significativo di un puzzle normativo che si sta componendo da quasi due anni.

    I Paesi UE accelerano sulla protezione dei minori

    Le contestazioni a TikTok si inseriscono in un contesto europeo in rapida evoluzione sulla tutela dei minori online. L’Australia ha fatto da apripista mondiale introducendo il 10 dicembre 2025 il divieto di accesso ai social per gli under 16, con risultati che i regolatori definiscono “incoraggianti”: le piattaforme hanno eliminato circa 4,7 milioni di account di minori in un solo mese.

    In Europa, la Francia ha approvato il 27 gennaio il divieto per i minori di 15 anni. La Spagna ha annunciato martedì scorso, per voce del premier Pedro Sanchez, l’intenzione di vietare i social ai minori di 16 anni, definendo le piattaforme “uno Stato fallito dove si ignorano le leggi e si tollerano i reati”.

    Si muovono anche Danimarca, Austria, Grecia e Portogallo, creando quella che Sanchez ha definito una “coalizione dei volenterosi digitali”. La Commissione UE sta sviluppando un’applicazione per la verifica dell’età online, in sperimentazione in Italia, Francia, Spagna, Grecia e Danimarca, che dovrebbe essere disponibile negli app store entro marzo.

    Il senso di questa decisione, Henna Virkkunen

    Henna Virkkunen
    Henna Virkkunen

    La dichiarazione della vicepresidente Henna Virkkunen, responsabile per la Sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia, sintetizza la filosofia dietro questa azione:

    La dipendenza dai social media può avere effetti dannosi sulle menti in via di sviluppo di bambini e adolescenti. La legge sui servizi digitali rende le piattaforme responsabili degli effetti che possono avere sui loro utenti. In Europa applichiamo la nostra legislazione per proteggere i nostri figli e i nostri cittadini online“.

    Un messaggio chiaro che si inserisce nel solco della multa da 120 milioni di euro inflitta a X (ex Twitter) nel dicembre scorso, la prima sanzione nella storia del DSA.

    La differenza è che qui la Commissione non contesta solo violazioni di trasparenza, ma mette in discussione l’architettura stessa di una piattaforma.

    La domanda di fondo è se questo modello sia compatibile con la tutela della salute mentale degli utenti, in particolare dei più giovani. La Commissione UE con questo provvedimento sembra aver preso una posizione chiara.

    Il dibattito è destinato a proseguire ben oltre i confini di questo singolo caso, perché le funzionalità contestate non sono esclusive solo di TikTok.  Come abbiamo raccontato più volte qui su questo blog, il processo di tiktokizzazione ha influenzato ormai tutto lo scenario dei social media.

    Instagram Reels, YouTube Shorts, e altre piattaforme utilizzano meccanismi simili. Se le violazioni venissero confermate, potrebbe crearsi un precedente normativo che potrebbe applicarsi all’intero settore.

  • LinkedIn, la piattaforma preferita dai Social Media Manager nel 2025

    LinkedIn, la piattaforma preferita dai Social Media Manager nel 2025

    Per la prima volta LinkedIn diventa la piattaforma preferita dai Social Media Manager, superando Instagram. L’indagine francese 2025 riporta anche Facebook a chiudere il podio. In crescita TikTok. Ecco tutti i dati.

    Per la prima volta LinkedIn diventa la piattaforma più importante per i Social Media Manager. Non è un titolo a effetto, è il dato che apre l’indagine 2025 del Blog du Modérateur, realizzata insieme a Iconosquare e all’IIM Digital School, su un campione di 844 professionisti attivi in Francia tra il 24 giugno e l’11 agosto 2025.

    Un sorpasso che racconta un cambio di paradigma, se vogliamo. LinkedIn non è più soltanto un luogo di networking, ma diventa sempre più luogo di strategie editoriali, investimenti e conversazioni non solo professionali.

    E questa direzione ha riflessi anche per quanto riguarda il nostro paese.

    I social che contano nel 2025

    Gli intervistati hanno valutato l’importanza delle principali piattaforme nel proprio lavoro. La classifica completa è questa:

    • LinkedIn 74%
    • Instagram 71%
    • Facebook 56%
    • TikTok 29%
    • YouTube 20%
    • Pinterest 12%
    • X 10%
    • Threads 6%
    • Snapchat 5%
    • Twitch 5%
    • Bluesky 4%.

    Da questa classifica si evince che quasi tre su quattro considerano LinkedIn importante per il proprio lavoro. Instagram si piazza al secondo posto ma resta vicinissimo e continua a essere forte sul pubblico giovane e sui formati.

    Facebook, dato per superato tante volte, si conferma terzo. E questo perché ha base utenti ancora molto grande e variegata. Diciamo che è ormai una piattaforma generalista. Ricopre un ruolo importante, quindi, per le campagne pubblicitarie.

    TikTok cresce ma rimane, per ora, un gradino sotto quando la domanda è “quale piattaforma è davvero importante per il tuo lavoro?”.

    YouTube arretra leggermente, mentre per X continua la discesa. La ricerca ricorda che nel 2022 Twitter era “importante” per il 40% dei SMM, mentre nel 2025 scende al 15% e, nella classifica di importanza, è indicato al 10%.

    Una situazione che finisce per spingere ad emergere piattaforme come Bluesky, anche se ancora poco diffuse.

    LinkedIn, la piattaforma digitale preferita dai Social Media Manager nel 2025
    LinkedIn, la piattaforma digitale preferita dai Social Media Manager nel 2025

    Social media, chi avanza e chi arretra

    Sulle dinamiche di crescita percepite le risposte convergono: TikTok è citato dal 56% come piattaforma “in progressione”, LinkedIn dal 50%, Instagram dal 45%.

    Sul fronte opposto, le piattaforme digitali in calo sono le stesse dell’anno precedente. Infatti, Facebook in calo del 56%, X 50%, Snapchat 22%.

    Nel caso di Facebook pesano soprattutto la moderazione più debole e l’aumento di contenuti generati da IA che riducono qualità e impatto nel feed.

    Su X ha inciso la gestione post acquisizione e la perdita di credibilità che molti professionisti segnalano come freno alla pianificazione.

    Contenuti organici: LinkedIn avanti, Instagram perde reach

    Dando un’occhiata ai risultati organici, il podio è stabile. E infatti notiamo LinkedIn 36%, Instagram 32%, Facebook 20%.

    Quasi la metà del campione preso in esame, però, dichiara di aver osservato una riduzione della reach su Instagram (49%).

    È una tendenza già emersa in altre rilevazioni e che obbliga a ripensare format, cadenza editoriale e commistione tra contenuti e sponsorizzazioni.

    Dietro il terzetto di testa si collocano TikTok al 7% e YouTube al 3% per performance organica.

    La ricerca francese riporta un dettaglio utile sulle Stories, che restano un formato chiave per stimolare interazioni. L’81% dei SMM le utilizza e, dentro questo universo, il 92% delle Stories viene pubblicato su Instagram. Facebook segue al 70% anche per effetto del cross-posting, mentre TikTok è citato all’11%.

    LinkedIn, la piattaforma preferita dai Social Media Manager nel 2025
    LinkedIn, la piattaforma preferita dai Social Media Manager nel 2025

    Pubblicità, Meta resta la casa delle sponsorizzazioni

    Dal punto di vista della pubblicità, Instagram è usato per campagne dal 81% e Facebook dal 80% del campione. Poi arrivano LinkedIn 31%, TikTok 20%, YouTube 14%. In termini di resa, Facebook continua a essere indicato come il canale più efficace per i risultati a pagamento dal 45% degli intervistati, in calo di 5 punti, seguito da Instagram al 31%, in crescita di 3 punti.

    Interessante la dinamica dei budget. Il 42% dichiara una spesa annua almeno pari a 1.000 euro in social ads. Per il 36% il budget è cresciuto rispetto al 2024, per il 16% è diminuito (era il 13% l’anno precedente).

    Aumenta anche l’autonomia nella gestione: il 49% afferma di gestire interamente i budget pubblicitari, era il 47% un anno fa. Due segnali che raccontano maturità operativa e un maggiore controllo interno sulle performance.

    Il Video si conferma il formato del 2025

    Oltre il 90% dei professionisti pubblica video.

    Nella distribuzione per piattaforma guida Instagram all’81%, seguita da Facebook al 73% (in crescita rispetto al 71% del 2024), da LinkedIn al 60% con un +7 punti, e da TikTok al 42% con un +4.

    YouTube è l’unica piattaforma in lieve calo rispetto al 2024 (–2 punti), ma resta comunque utilizzata dal 50% dei CM. Il video, dunque, si consolida come linguaggio mainstream in ogni ecosistema, con LinkedIn che accelera e riconfigura feed e abitudini di fruizione anche in chiave B2B.

    Influencer marketing: potenziale ancora inespresso

    Solo il 32% dei community manager dichiara di lavorare con creator e influencer. Eppure il 76% ha un budget dedicato. La ripartizione è utile per comprendere la scala degli investimenti: 21% tra 100 e 1.000 euro annui, 34% tra 1.000 e 10.000, 12% tra 10.000 e 50.000, 4% tra 50.000 e 100.000, 5% oltre 100.000.

    Le piattaforme più usate per le campagne di influenza confermano la supremazia di Instagram all’87% (in calo di 4 punti), con TikTok al 45% in crescita di 3 punti.

    Seguono Facebook 22% (–2), YouTube 16% (–4), blog o sito del creator 12% (–3), LinkedIn 8% (+1), Twitch 4% come new entry, X 1% (–4).

    È un quadro che evidenzia come l’influencer marketing stia cambiando e, allo stesso tempo, come LinkedIn inizi a ritagliarsi uno spazio anche in questo ambito, coerente con la sua evoluzione verso un social media a tutto tondo.

    La logica dell’algoritmo del proprietario

    Il punto non è soltanto chi sta davanti in classifica.

    È la logica che guida le scelte dei professionisti. LinkedIn oggi consente di lavorare su contenuti che generano valore professionale misurabile: posizionamento, reputazione, relazione con stakeholder, opportunità commerciali.

    In un ecosistema dove l’algoritmo del proprietario orienta la distribuzione del contenuto verso priorità e narrative decise dal gestore della piattaforma, LinkedIn viene percepito come un ambiente relativamente più coerente con gli obiettivi dei CM. Non immune, ma più allineato a ciò che un professionista cerca quando investe tempo e budget. E quindi, esposizione qualificata, interazioni pertinenti, continuità.

    C’è un impatto anche sull’Italia.

    Il nostro mercato condivide la necessità di presidiare percorsi informativi più solidi e meno dipendenti dall’intrattenimento puro.

    Per aziende B2B, professionisti, PMI che devono costruire fiducia e autorevolezza, la centralità di LinkedIn non sorprende.

    Il dato francese, quindi, non va generalizzato in modo automatico e schematico, ma intercetta una tendenza che vediamo già da mesi. E quindi, più spazio a contenuti di utilità, più attenzione a formati informativi, maggiore disponibilità a sostenere la reach con investimenti mirati dove serve e quando serve.

    Una breve sintesi 

    LinkedIn sale al primo posto per importanza (74%) e guida l’organico, Instagram resta fortissimo ma perde reach per quasi metà del campione, Facebook continua a reggere grazie alle adv e alla scala dell’audience, TikTok è la piattaforma in maggiore progressione ma ancora meno centrale quando si parla di “importanza per il lavoro”, X arretra.

    Il video è ormai linguaggio trasversale, l’influencer marketing ha margine di crescita fuori dall’asse Instagram–TikTok, i budget pubblicitari sono più diffusi e più spesso gestiti in autonomia.

    Il sorpasso di LinkedIn non è un incidente di percorso e nemmeno di numeri. È il segnale di un cambiamento che si evidenza nel bisogno dei professionisti di andare alla ricerca di luoghi dove poter condividere contenuti utili, conversazioni rilevanti e risultati misurabili.

  • Al via TikTok US, Trump firma l’ordine esecutivo

    Al via TikTok US, Trump firma l’ordine esecutivo

    Trump ha firmato l’ordine esecutivo da il via a TikTok US. Viene creata una joint venture americana con ByteDance al 19,9%. Il consorzio di aziende è a guida Oracle e l’algoritmo in licenza. Un precedente per la nuova geopolitica digitale.

    Donald Trump ha firmato, giovedì 25 settembre 2025, l’ordine esecutivo che dà ufficialmente vita a TikTok US. Dopo mesi di tensioni e trattative, l’app più discussa degli ultimi anni entra in una nuova fase.

    Da questo momento in poi le attività americane della piattaforma saranno gestite da una nuova società a maggioranza statunitense, con ByteDance in posizione di minoranza.

    Dopo la telefonata del 19 settembre tra Donald Trump e Xi Jinping, che aveva aperto la strada a un’intesa politica di principio, adesso si parla di un accordo pronto per essere firmato.

    L’annuncio di Trump dopo la chiamata con Xi aveva suscitato più di un dubbio. Pechino non aveva mai parlato di un via libera pieno, ma di un confronto “positivo” in cui veniva ribadita la richiesta di non discriminazione per le imprese cinesi.

    La struttura di TikTok US è definita e Trump ha firmato l’ordine esecutivo.

    Il quadro che emerge ricalca le anticipazioni di settembre, ma questa volta con tempistiche chiare e un riferimento preciso alla legge bipartisan del 2024 che obbliga TikTok a passare sotto controllo americano.

    Al via Tiktok US, Trump firma l'ordine esecutivo
    Al via Tiktok US, Trump firma l’ordine esecutivo

    TikTok US e la nuova joint-venture

    Secondo diverse fonti, e alcune conferme della Casa Bianca, TikTok US sarà gestita da una nuova joint-venture con sede negli Stati Uniti.

    ByteDance deterrà meno del 20 per cento delle quote, restando formalmente socio ma senza controllo. Gli investitori americani controlleranno la larga maggioranza, in linea con la legge approvata dal Congresso.

    La scelta della joint venture non è solo tecnica. Serve a rassicurare Washington sul fronte della sicurezza nazionale, garantendo che le decisioni strategiche, la gestione dei dati e l’operatività non possano più essere condizionate da Pechino.

    Il percorso legislativo e le successive proroghe

    Il percorso è stato scandito da tappe precise. La legge bipartisan del 2024 stabiliva che TikTok dovesse essere venduta a proprietari statunitensi entro il 2025, pena un divieto totale.

    Lo scorso gennaio, a poche ore dall’insediamento di Trump per il suo secondo mandato, l’app era stata effettivamente bloccata. Un blocco durato appena un giorno, perché lo stesso Trump aveva promesso di sospendere le sanzioni e avviare un negoziato con la Cina.

    Da allora la Casa Bianca ha concesso proroghe successive, mentre si cercava la formula giusta.

    Adesso la struttura trovata sembra soddisfare entrambe le parti e rispettare la legge. Per consentire la piena attuazione, Trump estende la sospensione di altri 120 giorni.

    Il post su X della Casa Bianca che conferma la nascita di TikTok US
    Il post su X della Casa Bianca che conferma la nascita di TikTok US

    TikTok e la sicurezza dei dati

    Alla base di tutta la vicenda resta la questione della sicurezza. Negli anni, esperti e funzionari statunitensi hanno sostenuto che ByteDance potesse offrire al governo cinese accesso a dati sensibili e all’algoritmo dell’app. Con oltre 170 milioni di utenti americani, TikTok rappresenta un caso senza precedenti per dimensione e impatto.

    La nuova joint venture è pensata proprio per rispondere a questi timori. ByteDance mantiene una presenza marginale, ma la governance e la gestione dei dati vengono spostate stabilmente sotto controllo americano.

    TikTok US e il nodo dell’algoritmo

    La questione più delicata riguarda l’algoritmo. Le leggi cinesi ne vietano la cessione all’estero, e quindi TikTok US continuerà a utilizzarlo tramite una licenza concessa da ByteDance.

    In questa fase, un ruolo di prim’ordine lo giocherà proprio Oracle, la società di Latty Ellison, grande finanziatore delle campagne elettorali di Trump.

    Insieme a Elon Musk, Ellison è stato un grande sostenitore per il ritorno di Trump alla Casa Bianca.

    Oracle avrà quindi, in virtù di società che gestirà i dati degli utenti americani, la possibilità di accedere al codice sorgente di TikTok.

    Siamo di fronte, evidentemente, ad un nuovo caso di quello che ormai definisco da tempo come “algoritmo del proprietario”. Ossia di algoritmi che vengono modellati agli interessi del proprietario della piattaforma.

    X è un esempio su tutti.

    Adesso con TikTok US non sarà la stessa cosa, ma di sicuro l’accesso all’algoritmo aiuterà a capire come meglio veicolare l’algoritmo di raccomandazione di TikTok.

    È un compromesso che consente all’app di restare operativa, ma che lascia aperto il tema del reale grado di autonomia della nuova entità americana.

    Usa e Cina, ecco cosa prevede l’accordo su TikTok US

    Lo scontro politico nato con TikTok 

    La storia di TikTok negli Stati Uniti è anche politica. Durante il suo primo mandato, Trump aveva tentato di vietare l’app già nel 2020 con un ordine esecutivo, annullato poi dal presidente Biden nel 2021. Successivamente lo stesso Biden ha firmato la legge bipartisan che ha reso obbligatoria la cessione.

    Ora, nel secondo mandato di Trump, quella legge trova applicazione concreta. Non si tratta più di minacce o di ordini annullati, ma di un processo negoziato con la Cina e vicino a concludersi.

    La nascita di TikTok US segna una svolta.

    La firma di Trump rappresenta il tentativo di trasformare una crisi in una soluzione stabile. Con l’obiettivo principale, mai nascosto, di mantenere la piattaforma attiva negli Stati Uniti garantendo al tempo stesso sicurezza e controllo.

    Ma la domanda resta la stessa: quanto durerà l’equilibrio trovato? La storia recente insegna che, quando si tratta di Trump e di rapporti con la Cina, nulla è mai davvero definitivo.

    Vedremo come si svilupperà la situazione nei prossimi 120 giorni.

  • Usa e Cina, ecco cosa prevede l’accordo su TikTok US

    Usa e Cina, ecco cosa prevede l’accordo su TikTok US

    Con una telefonata tra Trump e Xi Jinping è stata raggiunta l’intesa su TikTok US. L’accordo prevede l’80% a investitori USA, ByteDance al 19,9%; board a maggioranza USA, dati ospitati su Oracle, algoritmo in licenza. Le prossime tappe verso metà dicembre.

    Così come era stato anticipato qualche giorno fa, il presidente Trump e il presidente Xi Jinping si sono sentiti al telefono, ieri 19 settembre 2025.

    Dopo mesi di tensioni e ipotesi concrete di un ban totale, la telefonata tra il Presidente americano Donald Trump e il Presidente cinese Xi Jinping ha ufficialmente sancito un accordo su TikTok negli Usa. Un accordo che apre la strada a un nuovo modello di governance per la popolare piattaforma video.

    L’intesa, come emerge dalle notizie a disposizione, non si limita a evitare il blocco TikTok negli Usa, ma tende a determinare nuovamente il controllo e la sicurezza dei dati.

    Trump e l’accordo con la Cina

    Come abbiamo detto qui dall’inizio di questa vicenda, quindi dall’inizio del nuovo mandato del presidente Trump, la vicenda TikTok andava considerata all’interno di una visione geopolitica. Il contesto internazionale è cambiato in maniera repentina.

    La politica dei dazi dell’amministrazione americana ha contribuito a rendere il clima internazionale sempre molto teso, specialmente con la Cina.

    Ecco che l’accordo in questo senso segna un segnale diplomatico importante tra i due paesi. Un segnale che si estende ai dazi, alla politica finanziaria e commerciale tra le due potenze e anche sul fronte politico.

    Usa e Cina, ecco cosa prevede l'accordo su TikTok US
    Trump e Xi Jinping – Immagine realizzata con ChatGPT-5

    La telefonata tra i due capi di stato

    La telefonata tra i due capi di stato è stata descritta da entrambe le parti come “molto produttiva”.

    Il Presidente Trump ha confermato l’approvazione dell’accordo da parte di Xi Jinping tramite un annuncio su Truth Social, evidenziando il successo delle negoziazioni.

    Dal canto suo, la stampa cinese, attraverso l’agenzia Xinhua, ha sottolineato la richiesta di Pechino per un “ambiente equo” per le aziende cinesi, ribadendo un principio di non-discriminazione.

    Questa dinamica evidenzia la natura di compromesso dell’accordo: un riconoscimento della sovranità cinese sull’azienda proprietaria (ByteDance) a fronte di una concessione sostanziale sul controllo delle operazioni americane.

    Cosa prevede l’intesa su TikTok US

    Il quadro negoziale ricomposto in queste ore riprende i termini già circolati in primavera. In sintesi:

    • Nuova entità “TikTok U.S.” con sede negli Stati Uniti.

    • Capitale: 80% a investitori USA, ByteDance al 19,9% come singolo socio più grande ma minoranza sotto la soglia legale.

    • Consiglio di amministrazione a maggioranza statunitense con un membro designato dal governo USA come presidio di sicurezza nazionale.

    • Scadenze: estensione del termine di enforcement al 16 dicembre e finestra di chiusura 30-45 giorni secondo stime riportate da CNBC.

    Usa e Cina, ecco cosa prevede l'accordo su TikTok US
    Usa e Cina, ecco cosa prevede l’accordo su TikTok US

    Chi sono gli investitori

    Nel consorzio che rileverà il controllo compaiono Oracle e fondi come Silver Lake e Andreessen Horowitz; sul fronte degli azionisti già presenti nel capitale ByteDance che confluirebbero nella nuova struttura risultano SIG, General Atlantic, KKR.

    La combinazione esatta delle quote potrà variare all’atto finale, ma l’architettura “80/20” è oggi la più accreditata.


    Il consorzio americano per TikTok US

    La gestione della nuova entità TikTok US sarà affidata a un consorzio di aziende statunitensi, a riprova del forte controllo che il governo USA intende esercitare. I principali attori in gioco sono:

    • Oracle Corp.: non si limita a fornire i server, ma sarà il principale partner tecnologico, assumendo un ruolo di garante della sicurezza dei dati.
    • Andreessen Horowitz: importante società di venture capital che porterà la sua esperienza nel settore tecnologico e della governance aziendale.
    • Silver Lake Management: società di private equity con una solida esperienza nella gestione di investimenti strategici e nella ristrutturazione di grandi aziende.

    L’operatività di TikTok US in mano a Oracle

    Tutti i dati degli utenti statunitensi saranno trasferiti e ospitati esclusivamente su server situati negli Stati Uniti. L’infrastruttura di cloud computing sarà gestita da Oracle, un partner tecnologico cruciale che ha già lavorato al “Project Texas” per la sicurezza dei dati. Questo passaggio è centrale per eliminare ogni rischio di accesso esterno ai dati sensibili degli utenti americani.

    Come sarà gestito l’algoritmo di TikTok US

    È il punto più delicato. La Cina limita l’export di algoritmi e l’intesa, per come filtrata, non trasferirebbe l’algoritmo a TikTok US, ma prevederebbe una licenza d’uso dell’IP da parte di ByteDance.

    Questo schema soddisfa la normativa cinese ed evita uno scontro frontale, ma riapre il tema americano: basta una licenza per considerare interrotto il legame operativo con la Cina come voleva il legislatore USA, o resta un canale di influenza? È la domanda su cui, verosimilmente, si misurerà la tenuta politica e legale dell’accordo.

    La posizione ufficiale di ByteDance

    La società ringrazia i due presidenti e promette collaborazione “per garantire che TikTok rimanga disponibile per gli utenti americani tramite TikTok U.S.”. Un linguaggio che rafforza l’idea di uno spin-off locale e di una transizione tecnicamente guidata, senza blackout del servizio.

    Cosa resta da chiarire

    1. Licenza e controllo effettivo: chi decide tempi, criteri di aggiornamento e audit dell’algoritmo licenziato.

    2. Composizione finale del board e poteri speciali del rappresentante governativo.

    3. Iter normativo e eventuale passaggio parlamentare.

    4. Tempistiche reali di migrazione verso una eventuale app “US-only”, come ipotizzato in alcune ricostruzioni giornalistiche.

    Le prossime tappe verso l’accordo definitivo

    Trump e Xi dovrebbero vedersi all’APEC in Corea a fine ottobre.

    Se la finestra 30-45 giorni dovesse reggere (secondo anche WSJ), l’intesa potrebbe essere formalizzata prima della nuova scadenza di metà dicembre, chiudendo un dossier che impatta direttamente su 170 milioni di utenti americani e sull’ecosistema dei creator negli Usa.

    In conclusione, l’accordo su TikTok potrebbe rappresentare per Trump l’esempio di una potenziale crisi che si trasforma in un’opportunità strategica.

    Invece di un blocco totale, si è optato per una soluzione che mira a proteggere gli interessi americani pur mantenendo la piattaforma accessibile. Questo modello, che mette insieme la continuità del servizio con un controllo sulla gestione dei dati e sulla governance, potrebbe costituire un esempio per il futuro. Un modello che alla fine non compromette l’innovazione e garantisce l’uso della piattaforma a milioni di utenti.

    Il problema è adesso vedere quanto tutto questo reggerà. Perché quando c’è di mezzo Trump il condizionale è d’obbligo.

  • Usa e Cina raggiungono un accordo per TikTok

    Usa e Cina raggiungono un accordo per TikTok

    Usa e Cina hanno raggiunto un accordo quadro per risolvere la vicenda di TikTok negli Stati Uniti. Tutto questo a pochi giorni dalla scadenza della ennesima proroga fissata da Trump lo scorso giugno.

    A pochi giorni di distanza dalla nuova scadenza della proroga di 90 giorni fissata nel giugno scorso, Usa e Cina hanno raggiunto un accordo “quadro” per quanto riguarda le attività di TikTok negli Stati Uniti d’America.

    Mentre si aspettava la decisione da parte di Trump in vista della scadenza del 17 settembre, da Madrid, dove il segretario del Tesoro Usa, Scott Bessent, e il vicepremier cinese, He Lifeng, discutono di dazi e altri temi importanti, arriva la notizia di un accordo tra i due paesi.

    L’accordo tra Usa e Cina a Madrid

    Secondo quanto riportato da CNBC, Bessent sostiene che l’accordo tra i due paesi ha fissato anche i termini commerciali dell’operazione.

    E sempre secondo il segretario del Tesoro Usa, l’accordo prevede che la piattaforma diventi di “proprietà Usa”.

    Il post del presidente degli Stati Uniti Donald Trump su Truth Social
    Il post del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, su Truth Social

    Un’ora prima delle dichiarazioni di Bessent da Madrid, il presidente Trump aveva dichiarato su Truth che è stato raggiunto un accordo “su una ‘certa’ azienda che i giovani del nostro Paese desideravano fortemente salvare”. Ovviamente si riferiva a TikTok.

    In seguito a queste dichiarazioni, Trump parlerà direttamente della questione con il presidente cinese Xi Jinping il prossimo venerdì.

    Al momento non ci sono dichiarazioni ufficiali, sull’incontro, da parte di Pechino. E non ci sono nemmeno dichiarazioni ufficiali da parte di TikTok.

    Usa e Cina raggiungono un accordo per TikTok
    Usa e Cina raggiungono un accordo per TikTok

    TikTok al centro delle relazioni tra Usa e Cina

    Non sorprende che la vicenda TikTok sia stata oggetto di discussione tra i due paesi proprio quando ci si accinge a risolvere il nodo dei dazi e di tutto ciò che ne consegue.

    Sapevamo che la questione di TikTok sarebbe diventata cruciale per la tenuta dei rapporti tra i due paesi. E questo accordo “quadro” ne è la conferma.

    Non resta quindi che aspettare venerdì per conoscere meglio i termini dell’accordo e conoscere anche quale azienda acquisirà le attività Usa di TikTok, permettendo all’app di continuare ad essere attiva sul territorio Usa.

    Sempre mantenendo salvo il tema legale che questa situazione si porta dietro. E cioè che il ban di TikTok era previsto per legge, votata a fine 2024 da entrambi gli schieramenti del Congresso Usa.

    Di conseguenza, il presidente Trump avrebbe dovuto, vista la sua posizione, tenere fede all’impegno e portarlo avanti. Invece, il presidente Usa decide di procedere per proroghe. Fino ad arrivare a questo punto.

    Vedremo come anche questa vicenda si svilupperà.

  • Trump rinvia ancora la decisione su TikTok, ecco perché

    Trump rinvia ancora la decisione su TikTok, ecco perché

    Trump firma una nuova proroga per TikTok. L’app di ByteDance potrà operare negli Stati Uniti fino al 17 settembre, con protezione legale completa. Vediamo insieme il perché di questa scelta e cosa comporta.

    Come anticipato qualche giorno fa dalla portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, l’amministrazione Trump ha dato il via ad una nuova proroga di 90 giorni a ByteDance, la società cinese proprietaria di TikTok, per completare la cessione delle attività statunitensi della piattaforma.

    Con questo annuncio, il termine inizialmente fissato per il 19 giugno slitta nuovamente, fissando la nuova scadenza al 17 settembre 2025. Si tratta della terza estensione consecutiva da parte della Casa Bianca in meno di sei mesi.

    Una decisione che da un lato permette alla piattaforma di respirare ancora; ma dall’altro apre un fronte di critiche sul piano politico e normativo, alimentando un clima di incertezza attorno alla complessa questione di TikTok negli Usa.

    Una nuova proroga, tra tattica e ambiguità

    La proroga è stata confermata dalla portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt e formalizzata il 20 giugno 2025, con un nuovo ordine esecutivo firmato da Trump.

    Nel testo si stabilisce che TikTok potrà continuare a operare fino al 17 settembre senza subire alcuna azione punitiva, né da parte delle autorità federali né da parte di soggetti statali o privati.

    Il Dipartimento di Giustizia ha ricevuto istruzioni chiare. E quindi, fino a quella data, nessun provvedimento potrà essere intrapreso contro ByteDance o TikTok in relazione alla legge firmata nel 2024.

    Nei fatti, l’applicazione della norma è sospesa completamente, almeno per i prossimi tre mesi.

    Trump rinvia ancora la decisione su TikTok, ecco perché
    Trump rinvia ancora la decisione su TikTok, ecco perché

    L’importanza strategica di TikTok per Trump

    TikTok conta oggi oltre 170 milioni di utenti negli Stati Uniti e rappresenta, a tutti gli effetti, uno dei principali canali di comunicazione digitale per il pubblico più giovane. E non solo.

    Trump, che durante la campagna presidenziale del 2024 ha puntato proprio sulla capacità di raggiungere questa fascia di elettorato, sembra consapevole del rischio politico di una chiusura forzata della piattaforma.

    Ma c’è anche il risvolto del ruolo di TikTok per le piccole e media imprese americane che grazie alla piattaforma cinese hanno creato spazi commerciali, in alcuni casi, vitali.

    La scelta di rinviare ancora non appare solo tecnica, ma profondamente tattica. Infatti, garantisce tempo per eventuali trattative di vendita, ma soprattutto permette di conservare attivo un canale strategico di comunicazione, evitando strappi in un momento politicamente delicato.

    La legge sulla sicurezza nazionale, approvata con ampio consenso bipartisan nell’aprile 2024, prevedeva inizialmente che ByteDance cedesse TikTok entro 270 giorni, con la possibilità di un’unica proroga di 90 giorni.

    Dopo una prima estensione al 19 aprile e una seconda al 19 giugno, quella di oggi rappresenta la terza proroga, e molti osservatori iniziano a parlare apertamente di una sorta di svuotamento della legge.

    Alcuni membri del Congresso, in particolare tra i democratici, hanno espresso forti perplessità. La ripetizione degli ordini esecutivi, secondo loro, mina la credibilità dell’impianto normativo e crea un precedente pericoloso.

    Se una legge così chiara può essere aggirata per decreto, quale sarà il limite nei prossimi casi?

    Nessuna vendita di TikTok all’orizzonte

    Nonostante il tempo guadagnato, la cessione di TikTok non appare proprio all’orizzonte. Le trattative con potenziali acquirenti americani, tra cui gruppi tecnologici e investitori privati, si trovano ancora in fase interlocutoria.

    Le difficoltà non sono solo politiche. La Cina ha imposto paletti normativi che rendono complicata la vendita degli algoritmi alla base della piattaforma, e le autorità statunitensi hanno sollevato dubbi antitrust su alcuni dei soggetti interessati all’acquisto.

    ByteDance, da parte sua, non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali negli ultimi giorni, e il rischio concreto è che il rinvio sia solo un modo per guadagnare tempo, senza una reale prospettiva di chiusura dell’operazione.

    Una sospensione senza precedenti

    L’aspetto più rilevante dell’ordine esecutivo firmato oggi è la sospensione totale dell’applicazione della legge. Significa che, non solo il governo federale, ma anche stati e cittadini privati non potranno avviare alcuna azione legale contro TikTok fino al 17 settembre.

    Una clausola che segna un cambio di passo rispetto alle precedenti proroghe, e che mostra chiaramente la volontà di Trump di congelare completamente lo scontro normativo in corso.

    Nel frattempo, la piattaforma continua a operare, i contenuti continuano a circolare e gli investimenti pubblicitari non si sono fermati.

    Ma il clima resta sospeso, in attesa di un chiarimento che, per ora, viene ancora una volta rimandato.

    La strategia di Trump: ritardare e prendere tempo

    L’impressione, ormai sempre più diffusa, è che Trump non voglia risolvere davvero il nodo TikTok, ma preferisca mantenerlo aperto come leva politica.

    Concedendo proroghe continue, infatti, evita il peso di una decisione definitiva, mantiene un rapporto funzionale con una parte rilevante dell’elettorato Usa e, al tempo stesso, può continuare a rivendicare una posizione di fermezza verso la Cina.

    È una strategia che consente di gestire il problema senza chiuderlo, lasciando aperte tutte le opzioni in vista dei prossimi mesi. Una posizione in un equilibrio precario tra diplomazia, campagna elettorale e tutela del consenso.

    La proroga concessa da Trump a TikTok — ora formalizzata e completa di protezione legale fino al 17 settembre — è solo l’ultimo atto di una vicenda che si trascina da oltre un anno e che continua a mescolare comunicazione, geopolitica, tecnologia e diritto.

    TikTok resta operativa, ma in uno scenario sempre più sospeso, dove nessuna soluzione è definitiva e dove ogni decisione, più che rispondere a un principio, sembra seguire una convenienza.

    Nei prossimi mesi scopriremo se questa nuova finestra sarà davvero usata per costruire una via d’uscita oppure se ci troveremo, ancora una volta, di fronte all’ennesimo rinvio.

  • TikTok, multa dall’UE per trasferimento di dati in Cina

    TikTok, multa dall’UE per trasferimento di dati in Cina

    TikTok è stata multata per 530 milioni di euro dall’UE per aver trasferito impropriamente dati degli utenti in Cina, violando il GDPR. Un caso che riaccende il dibattito sulla privacy.

    L’Unione Europea ha inflitto a TikTok una multa da 530 milioni di euro – pari a circa 600 milioni di dollari – per violazione delle norme sulla privacy dei dati personali.

    Il motivo? Un’inchiesta durata quattro anni ha accertato che l’azienda ha trasferito impropriamente dati degli utenti europei in Cina, senza rispettare quanto previsto dal GDPR. Una sanzione pesante, che si inserisce in un contesto di crescente diffidenza verso la piattaforma di proprietà del colosso cinese ByteDance.

    Una delle multe più alte mai comminate sotto il GDPR

    A decidere la sanzione è stata la Data Protection Commission (DPC) irlandese, autorità capofila per TikTok in quanto la sede europea dell’azienda si trova a Dublino.

    Dopo un’indagine avviata nel settembre 2021, la DPC ha stabilito che TikTok ha violato l’articolo 44 del Regolamento generale sulla protezione dei dati, che impone regole molto rigide sui trasferimenti verso paesi terzi.

    Nello specifico, è stato accertato che TikTok ha consentito l’accesso remoto ai dati degli utenti europei da parte di dipendenti e personale tecnico con sede in Cina, senza adottare misure sufficienti a garantire un livello di protezione “equivalente” a quello previsto dalla normativa europea.

    Agli utenti europei non è stato garantito un livello di protezione sostanzialmente equivalente a quello garantito all’interno dell’UE“, ha affermato in una nota Graham Doyle, vice commissario della Commissione irlandese per la protezione dei dati.

    Si tratta della terza multa più elevata mai inflitta nell’ambito del GDPR, dopo quelle a Meta (1,2 miliardi di euro) e Amazon (746 milioni di euro). E, per TikTok, non è nemmeno la prima: nel 2023 era già stata sanzionata con una multa da 345 milioni di euro per violazioni legate al trattamento dei dati dei minori.

    TikTok, multa dall'UE per trasferimento di dati in Cina
    TikTok, multa dall’UE per trasferimento di dati in Cina

    Il cuore della questione: i dati trasferiti in Cina

    A preoccupare le autorità europee è soprattutto il fatto che i dati degli utenti – compresi quelli di giovani e giovanissimi – siano potenzialmente accessibili da un paese, la Cina, i cui standard legali e di tutela della privacy sono molto diversi da quelli europei.

    La legge cinese sulla sicurezza nazionale, infatti, impone alle aziende di collaborare con il governo qualora richiesto, anche in termini di accesso ai dati. E questo, per i regolatori europei, rappresenta un rischio concreto per la protezione delle informazioni personali.

    TikTok ha inizialmente negato che i dati degli utenti europei fossero conservati o accessibili dalla Cina. Ma nel febbraio 2025 ha ammesso che una “quantità limitata” di dati era effettivamente archiviata in territorio cinese, contraddicendo quanto dichiarato fino a quel momento. Un elemento che ha avuto un peso determinante nelle conclusioni della DPC.

    Il nodo della trasparenza: cosa non è stato detto agli utenti

    Un altro punto su cui si è concentrata l’indagine riguarda la trasparenza. Secondo quanto accertato, TikTok non ha informato in modo chiaro gli utenti che i loro dati potevano essere trasferiti e trattati in Cina. Nella sua informativa sulla privacy, infatti, il paese non veniva menzionato in maniera esplicita.

    Non solo. L’indagine ha evidenziato che TikTok non ha condotto un’adeguata valutazione dei rischi legati a questi trasferimenti, né ha messo in atto misure tecniche e organizzative sufficienti per tutelare i dati.

    Ora la piattaforma ha sei mesi di tempo per mettersi in regola, altrimenti rischia la sospensione del trasferimento dei dati verso la Cina.

    TikTok risponde: “La decisione si riferisce al passato”

    TikTok ha fatto sapere di non condividere le conclusioni della DPC e di voler presentare ricorso. Ha inoltre sottolineato che la decisione si basa su pratiche risalenti a prima del maggio 2023, ossia prima dell’implementazione del cosiddetto Project Clover.

    Si tratta di un programma da 12 miliardi di euro con cui TikTok mira a rassicurare le autorità europee. Tra le misure previste, la costruzione di tre data center nel continente, una revisione dei protocolli di accesso ai dati e un sistema di audit indipendenti sulla gestione delle informazioni personali.

    Questa sentenza rischia di creare un precedente con conseguenze di vasta portata per le aziende e interi settori in tutta Europa che operano su scala globale“, ha affermato TikTok in una nota.

    Un’operazione che, al di là del tentativo di salvaguardare la propria immagine, dimostra quanto il tema del trattamento dei dati stia diventando centrale anche per una piattaforma cresciuta grazie alla leggerezza dei suoi contenuti.

    Un contesto sempre più teso tra l’UE e TikTok

    Questa nuova sanzione si inserisce in un clima di crescente diffidenza verso TikTok da parte delle istituzioni europee. Già nel febbraio 2023 la Commissione UE aveva vietato l’uso dell’app sui dispositivi del personale, citando proprio motivi di sicurezza e il rischio di accessi non autorizzati.

    Una decisione che fu seguita a ruota anche da altri organismi comunitari e da diversi governi nazionali. Da allora, la pressione su TikTok non si è mai realmente allentata.

    E adesso, con questa multa, l’Unione Europea manda un segnale chiaro. E cioè che il trattamento dei dati personali non è negoziabile. Tanto più quando si parla di minorenni, e quando i dati rischiano di finire sotto la giurisdizione di paesi che non offrono garanzie equivalenti a quelle europee.

    Perché questa vicenda è importante

    Questa vicenda non è soltanto una questione squisitamente giuridica. È una questione di fiducia. E, nel mondo digitale – lo abbiamo imparato bene in questi anni – la fiducia è tutto.

    Il modo in cui le piattaforme trattano i dati degli utenti – cosa raccolgono, dove li conservano, chi può accedervi – definisce il perimetro entro cui possiamo ancora sentirci “cittadini” e non solo “consumatori”.

    E TikTok, oggi, è chiamata a scegliere quale strada vuole davvero percorrere. Non solo per evitare sanzioni, ma per dimostrare se è disposta a rispettare, davvero, le regole del gioco europeo.

  • TikTok lancia Footnotes, la versione ibrida di Community Notes

    TikTok lancia Footnotes, la versione ibrida di Community Notes

    TikTok lancia Footnotes, un sistema di verifica collaborativa simile a Community Notes. Un modello ibrido che combina il fact-checking professionale con il contributo degli utenti. Per ora negli Usa, ecco come funziona.

    E così, dopo Meta, anche TikTok decide di abbracciare un sistema di verifica collaborativa molto simile a quello di Community Notes di X. Su TikTok si chiamerà Footnotes, proprio per richiamare l’idea di note a piè di pagina, cioè brevi annotazioni che aggiungono contesto ai contenuti condivisi sulla piattaforma.

    L’obiettivo è chiarire meglio alcune informazioni, soprattutto in situazioni che rischiano di essere fraintese o decontestualizzate.

    Quello che emerge, ancora una volta, è che le piattaforme digitali sono sempre più chiamate a spiegare meglio il contesto dei contenuti che gli utenti vedono ogni giorno. Non basta più segnalare o rimuovere: serve anche chiarire, fornire strumenti per capire.

    E tutto questo, ovviamente, per contrastare in modo più efficace il fenomeno della disinformazione.

    Quindi, TikTok alla fine si muove nella stessa direzione. Una mossa prevedibile, se guardiamo a ciò che sta accadendo anche sulle altre piattaforme, dove cresce l’adozione di sistemi di verifica gestiti — almeno in parte — direttamente dagli utenti.

    Ma con qualche differenza.

    Rispetto a Community Notes su X, e rispetto anche al sistema di Meta (che, ricordiamolo, è attivo solo negli Stati Uniti e non ancora in Europa), TikTok adotta un approccio diverso.

    Su Meta, ad esempio, il nuovo sistema comunitario è ancora affiancato, soprattutto in Europa, dal lavoro delle organizzazioni di fact-checking.

    TikTok invece non abbandona il fact-checking professionale, anzi. La società di ByteDance continua a collaborare con oltre 20 organizzazioni accreditate, ma apre anche agli utenti. E qui sta la novità.

    https://newsroom.tiktok.com/en-us/footnotes
    Come apparirà Footnotes su TikTok

    Chi può contribuire?

    Non tutti. Per diventare contributori su Footnotes bisogna:

    • avere almeno 18 anni,

    • avere un account TikTok attivo da almeno 6 mesi,

    • non aver violato le regole della piattaforma.

    Sono requisiti simili a quelli richiesti su X. Ma qui TikTok costruisce un sistema ibrido.

    Come funziona Footnotes di TikTok

    Quando un contenuto viene segnalato per potenziale disinformazione, gli utenti approvati possono proporre una nota informativa.

    Questa nota non viene pubblicata subito. Prima deve essere valutata da altri utenti, anche con opinioni divergenti, attraverso un meccanismo che TikTok chiama Bridge-Based Ranking.

    Un sistema che favorisce le note considerate utili da utenti con prospettive diverse, per evitare distorsioni di parte.

    In parallelo, il contenuto della nota può essere anche sottoposto alla valutazione delle organizzazioni di fact-checking. Solo quando questi criteri sono soddisfatti, la nota viene approvata e pubblicata in fondo al contenuto, come una vera nota a piè di pagina.

    Le piattaforme rendono più chiari i contesti

    Questa scelta conferma una tendenza ormai evidente: le piattaforme non possono più ignorare il contesto dei contenuti. Devono spiegarlo, renderlo trasparente, soprattutto quando diventano — come nel caso di TikTok — spazi non solo di intrattenimento, ma anche di informazione, soprattutto per i più giovani.

    Footnotes si inserisce quindi in un panorama dove la disinformazione è diffusa, e dove la capacità di spiegare — e non solo limitare — diventa centrale.

    TikTok lancia Footnotes, la versione ibrida di Community Notes
    TikTok lancia Footnotes, la versione ibrida di Community Notes

    Footnotes arriverà in Europa?

    Per ora, Footnotes è attivo solo negli Stati Uniti, in fase di test.

    TikTok non ha ancora annunciato una data di lancio per l’Unione Europea, anche perché qui vigono regole precise, come il Digital Services Act, che impone standard stringenti per la trasparenza e la gestione dei contenuti.

    È plausibile che TikTok voglia prima verificare l’efficacia del sistema negli USA, e solo dopo valutare un’estensione al mercato europeo. Ma se i risultati saranno positivi, è lecito aspettarsi che Footnotes arrivi anche qui — anche se con i necessari adattamenti alle normative europee.

    Footnotes, un modello intermedio

    Rispetto alla totale apertura di X e alla svolta comunitaria (ma ancora incerta) di Meta, TikTok sembra scegliere una strada intermedia. Non rinuncia alla verifica professionale, ma coinvolge gli utenti in un processo strutturato, trasparente e, almeno nelle intenzioni, controllato.

    Potrebbe essere una soluzione più sostenibile nel lungo periodo, soprattutto dal punto di vista della gestione e della credibilità.

    Resta da vedere come evolverà. Di certo, continueremo a monitorare il funzionamento di Footnotes, soprattutto se, come probabile, dovesse arrivare anche in UE.

  • Instagram, i reel e la visibilità: come cambia l’algoritmo

    Instagram, i reel e la visibilità: come cambia l’algoritmo

    Instagram continua a potenziare i Reel, ma la visibilità resta legata a regole che cambiano di continuo. Creator e brand devono inseguire l’algoritmo del proprietario per restare rilevanti.

    In attesa di capire quale sarà il futuro di TikTok negli Usa, i diretti competitor non stanno certo a guardare, anzi. Mentre si attende un segnale dall’amministrazione Trump, e mentre proseguono le trattative con diversi compratori che si sono fatti avanti, Instagram potenzia la sua strategia sui reel.

    Infatti, Instagram sta cambiando continuamente il modo in cui rende visibili i reel, cercando di riuscire a realizzare le condizioni ideali qualora gli utenti di TikTok si trovassero sprovvisti della loro app preferita.

    Una scelta che, se da un lato conferma l’importanza crescente dei contenuti video brevi sulla piattaforma, dall’altro pone nuove sfide per creator e brand che vogliono raggiungere un pubblico sempre più ampio e profilato.

    Già un anno fa, Instagram ha iniziato a fornire indicazioni precise sul funzionamento del proprio algoritmo. L’obiettivo dichiarato è permettere ai creator di comprendere meglio cosa favorisce (o penalizza) la visibilità dei loro contenuti. E, soprattutto, come migliorare la performance dei reel, il formato oggi più utilizzato e in costante crescita.

    Instagram, i reel e la visibilità: come cambia l’algoritmo
    Instagram, i reel e la visibilità: come cambia l’algoritmo

    Come funziona l’algoritmo dei reel su Instagram

    Innanzitutto, Instagram chiarisce che la visibilità dei reel è determinata principalmente dall’engagement. Quindi, quanto più un contenuto genera interazioni (visualizzazioni complete, like, commenti, condivisioni e salvataggi), tanto più l’algoritmo ne aumenterà la diffusione.

    Ma non solo. La piattaforma valuta anche altri fattori come l’originalità del contenuto, la coerenza tematica, e la qualità complessiva del video (risoluzione, audio, editing).

    Inoltre, recentemente è stato confermato che Instagram analizza con particolare attenzione la capacità di un reel di trattenere l’utente per tutta la durata del video. Quindi, i contenuti che riescono a catturare immediatamente l’attenzione e mantenerla alta dall’inizio alla fine sono premiati con una distribuzione maggiore.

    Da cosa dipende la visibilità di un reel

    In occasione di un evento per i creator a New York, Instagram ha praticamente evidenziato che adesso la lunghezza massima per i reel è di 3 minuti.

    Se ricordate, l’anno scorso Instagram continuava a ripetere che i video dovessero mantenersi tra i 30 e i 90 secondi come lunghezza massima. Questo per essere più performanti.

    E infatti, creator e brand si sono adeguati a questo standard, impostando tutte le loro strategie di contenuti video su questa lunghezza.

    Ma adesso tutto cambia. Infatti se l’algoritmo oggi considera una durata più lunga significa rivedere tutta la strategia per poter essere considerati dall’algoritmo. Una modifica che in realtà non risponde ad una diretta esigenza di creator o brand. No, risponde solo ad una diretta strategia commerciale di Meta che con Instagram vuole competere con TikTok.

    Cosa cambia nel dettaglio e cosa considera l’algoritmo:

    • Durata massima: i Reel adesso possono arrivare fino a 3 minuti, non c’è una indicazione precisa su una durata ideale.

    • Originalità: Instagram penalizza i Reel che mostrano chiaramente loghi o watermark provenienti da altre piattaforme, come TikTok.

    • Autenticità: sono penalizzati i Reel non realizzati direttamente da chi li condivide. Instagram favorisce contenuti creati in prima persona dall’autore.

    • Qualità video: è fondamentale pubblicare video con risoluzione alta per ottenere la massima visibilità; contenuti di bassa qualità visiva vengono penalizzati.

    Instagram e la logica dell’algoritmo del proprietario

    Questi continui cambiamenti introdotti da Instagram sono una chiara espressione di ciò che ormai definisco da un po’ di tempo come algoritmo del proprietario.

    Intendo dire, un algoritmo che riflette direttamente le decisioni strategiche e commerciali della piattaforma. Come è appunto questo caso.


    Algoritmo del proprietario e SNARF: la via di BuzzFeed per i social media


    Creator e brand si trovano così costretti ad adattarsi continuamente a regole mutevoli, che spesso non rispecchiano necessariamente gli interessi degli utenti, ma piuttosto quelli della piattaforma stessa.

    Un esempio pratico riguarda la durata ideale dei reel, che è stata modificata più volte nel corso dell’ultimo anno, costringendo gli utenti a ripensare continuamente le proprie strategie di contenuto.

    Questo sistema crea una dipendenza quasi assoluta dalla piattaforma, rendendo sempre più difficile costruire strategie di lungo periodo e ottenere una visibilità stabile e duratura.

    Oltre che contribuire ad abbassare la qualità dei contenuti.

    La durata dei reel, dai 15 secondi ai 3 minuti

    I Reels sono stati lanciati nel 2020 come risposta alla popolarità di TikTok, inizialmente con una durata massima di 15 secondi.

    Modifica che coincide con la competizione con TikTok, che già permetteva video di 3 minuti dal 2021.

    200 miliardi di reel visualizzati ogni giorno

    Nonostante il 70% dei contenuti su Instagram sia costituito da foto e immagini, il formato reel è comunque in grande crescita.

    Sono più di 200 miliardi i reel che vengono visualizzati ogni giorno su Instagram e Facebook.

    Si calcola che, in media, gli account Instagram con più di 50.000 follower caricano un reel ogni due giorni. E si prevede che i reel su Instagram saranno 1 miliardo entro il 2025.

    L’India è il mercato più grande per i reel di  Instagram, complice anche il divieto di TikTok. In Europa l’Italia è il terzo paese, dopo Germania e Uk.



    Meglio puntare sulla qualità dei contenuti

    Dopo questi numeri, è necessario concentrarsi su che tipo di messaggio e di contenuti video vogliamo condividere. Questo per evitare di restare troppo legati ai capricci degli algoritmi e finire per abbassare la qualità dei contenuti stessi.

    È sempre utile ricordare che la finalità principale delle condivisione di contenuti è quella di instaurare Relazioni. E questo vale ancora di più quando si parla dell’algoritmo del proprietario.

    Facciamo sempre in modo che a guidarci sia la qualità del contenuto e la qualità di ciò che davvero vogliamo comunicare.

     

  • TikTok, 75 giorni per dare vita alla joint venture con aziende USA

    TikTok, 75 giorni per dare vita alla joint venture con aziende USA

    Donald Trump riapre la questione TikTok negli USA: concessi 75 giorni a ByteDance per trovare un accordo. Oracle potrebbe acquisire il 50% della piattaforma, mentre Elon Musk resta pura suggestione.

    La questione TikTok negli Stati Uniti non è ancora del tutto risolta.

    Il presidente Donald Trump ha concesso ulteriori 75 giorni per trovare una soluzione definitiva.

    La soluzione sarebbe quella di costituire una joint venture con aziende americane. In pratica, una collaborazione tra partner americani e ByteDance, l’attuale proprietaria della piattaforma cinese. E spuntano i primi nomi.

    Tra questi, in evidenza, figurano Larry Ellison (Oracle) ed Elon Musk, sebbene con ruoli differenti. Ma perché il tema è di nuovo attuale? E quali sono gli scenari possibili? Facciamo il punto.

    E si torna a parlare della vendita di TikTok

    Il dibattito sulla piattaforma ha origine nel 2020, quando l’amministrazione Trump tentò di forzare la vendita delle operazioni statunitensi di TikTok per ragioni di sicurezza nazionale. La preoccupazione principale era che i dati degli utenti americani potessero essere accessibili al governo cinese.

    TikTok, 75 giorni per dare vita alla joint venture con aziende USA
    TikTok, 75 giorni per dare vita alla joint venture con aziende USA

    Per evitare un blocco, ByteDance negoziò la cessione delle operazioni USA a un consorzio guidato da Oracle e Walmart, ma l’accordo non si concretizzò.

    Con l’amministrazione Biden, il tema sembrava essersi raffreddato, salvo poi riaccendersi nel 2023 con nuove proposte di legge volte a limitare l’influenza cinese sui social media.

    Oggi, con Trump di nuovo protagonista della scena politica, il tema è tornato a essere prioritario.

    Il nuovo ordine esecutivo: 75 giorni per decidere

    Il giorno del suo insediamento, Trump ha firmato un ordine esecutivo concedendo 75 giorni a ByteDance per garantire la continuità operativa di TikTok negli USA ed evitare il blocco.

    L’opzione più concreta è una joint venture tra ByteDance e un’azienda americana, che garantirebbe maggiore controllo sulle operazioni statunitensi e sulla gestione dei dati degli utenti.

    Il ritorno di Larry Ellison e Oracle

    Uno dei protagonisti della trattativa è Larry Ellison, co-fondatore di Oracle. Già nel 2020, la sua azienda era stata indicata come il partner ideale per TikTok USA, e ora potrebbe acquisire fino al 50% delle operazioni americane della piattaforma.

    Oracle è già partner cloud di TikTok e l’ingresso nella gestione delle operazioni USA potrebbe rappresentare un compromesso accettabile, sia per Washington che per Pechino.

    Elon Musk per ora è solo suggestione

    Di recente è emerso anche il nome di Elon Musk tra i possibili attori della vicenda. Al momento, non esistono conferme ufficiali sul suo interesse.

    È stato lo stesso Trump a suggerire pubblicamente che Musk potrebbe essere un candidato adeguato per gestire TikTok USA, alimentando speculazioni ma senza basi concrete.

    TikTok, difficile questione legale

    Un altro nodo centrale riguarda la rimozione di TikTok dagli store di Apple e Google negli USA. Il blocco non è stato imposto dal governo, bensì è una decisione precauzionale delle aziende tecnologiche.

    Apple e Google temono sanzioni o complicazioni legali se dovessero rimettere l’app online prima di una chiara risoluzione della vicenda. Al momento, TikTok non è scaricabile per nuovi utenti negli USA, mentre chi ha già l’app installata può continuare a usarla, ma senza aggiornamenti.

    TikTok, quali scenari futuri

    La scadenza fissata da Trump sarà decisiva per TikTok negli Stati Uniti. Le ipotesi possibili sono:

    • Oracle acquisisce una quota di TikTok USA, garantendo continuità operativa.
    • ByteDance non trova un accordo, rischia nuove restrizioni e si tornerà a parlare di ban.
    • Coinvolgimento di altri investitori americani per mantenere l’app attiva nel Paese.

    TikTok è nuovamente sotto pressione negli Stati Uniti e il suo futuro rimane incerto.

    La joint venture con un’azienda americana sembra l’unica via per evitare il blocco.

    Oracle è il candidato più solido per gestire le operazioni USA, mentre il possibile coinvolgimento di Musk resta, per ora, pura suggestione.

    Nei prossimi 75 giorni, ByteDance dovrà trovare un accordo.

    Vedremo cosa accadrà nelle prossime settimane.