Tag: TikTok

  • Il futuro di TikTok dipende dall’accordo proposto da Trump

    Il futuro di TikTok dipende dall’accordo proposto da Trump

    TikTok è stato rimosso dagli store negli USA il 19 gennaio 2025 solo per poche ore per poi ritornare attivo. Trump si insedia e con un ordine esecutivo propone una soluzione. Ora si cerca un accordo con investitori USA per salvarlo. Il futuro dell’app resta incerto.

    Ormai tutti erano convinti che il divieto di TikTok negli USA sarebbe arrivato per restare.

    Domenica 19 gennaio 2025, non essendo stata portata a termine la cessione delle operazioni statunitensi della piattaforma (così come richiesto dalla legge), l’app per alcune ore è stata effettivamente irraggiungibile negli Stati Uniti: gli store di Google e Apple hanno rimosso l’app, mentre gli utenti già registrati hanno trovato un messaggio che ne comunicava l’indisponibilità.

    Oggi, 20 gennaio, con l’insediamento ufficiale del nuovo presidente Donald Trump, il divieto è stato immediatamente sospeso.

    In pratica, il presidente Trump, a distanza di poche ore dal giuramento, firmerà un nuovo Executive Order, un decreto presidenziale, per proporre la sua soluzione a tutta la vicenda.

    L’obiettivo di Trump è concedere più tempo per trovare un accordo che possa mantenere l’app disponibile negli Stati Uniti. Si parla di 90 giorni di tempo per raggiungere una soluzione condivisa.

    Il futuro di TikTok dipende dall'accordo proposto da Trump
    Il futuro di TikTok dipende dall’accordo proposto da Trump

    L’idea è quindi garantire l’utilizzo di TikTok negli USA realizzando una joint-venture. Il controllo dovrebbe restare per metà di ByteDance e per la restante parte attraverso una società di investitori statunitensi.

    Un tentativo, dunque, di equilibrare le richieste di sicurezza nazionale con l’enorme popolarità di TikTok tra gli utenti americani.

    Ma il futuro dell’app negli USA resta incerto.

    Alcuni membri del Congresso e della comunità dell’intelligence ritengono che la sola cessione parziale a investitori americani non sia sufficiente a garantire la sicurezza dei dati degli utenti. Altri, invece, vedono questa mossa come un compromesso accettabile.

    Intanto la Cina fa sapere che è pronta a collaborare alla ricerca di una soluzione condivisa.

    La situazione rimane in continua evoluzione e nelle prossime settimane potrebbero esserci sviluppi chiave che determineranno definitivamente il destino di TikTok negli Stati Uniti.

  • Si avvicina il ban di TikTok Usa, crescono Lemon8 e REDNote

    Si avvicina il ban di TikTok Usa, crescono Lemon8 e REDNote

    La data del 19 gennaio è sempre più vicina e TikTok Usa rischia il ban definitivo. Intanto gli utenti sono alla ricerca di alternative e crescono le app pur sempre cinesi come Lemon8 e REDNote. Da domenica lo scenario potrebbe cambiare e propagare effetti anche al di fuori gli Usa.

    Mancano pochi giorni al 19 gennaio 2025, una data che per TikTok significa molto. È in gioco il futuro dell’app, visto che si parla di un possibile ban. E visto che gli Usa rappresentano per l’app di ByteDance uno dei principali mercati.

    Passano le ore e l’ombra del ban di TikTok Usa si fa sempre più concreta. Ieri TikTok aveva deciso di provvedere direttamente alla cessazione delle attività a partire da domenica 29 gennaio, a meno che non si verifichi qualche situazione diversa.

    E la situazione diversa potrebbe generarla solo il presidente Usa, Joe Biden. Dalla Casa Bianca per ora trapela poco, visto il momento di passaggio che si completerà lunedì 20 gennaio.

    Una vicinanza di date che complica, comunque, la vicenda di TikTok.

    Allo studio delle soluzioni per evitare il ban di TikTok

    Al momento, l’amministrazione Biden sta studiando delle soluzioni da annunciare a breve. Dall’altro lato, la nuova amministrazione Trump fa sapere di voler evitare il ban di TikTok. Anche se al momento non si sa come.

    E in attesa che si chiarisca meglio il futuro di TikTok negli Usa, gli utenti americani si stanno mettendo alla ricerca di piattaforme alternative.

    Tra queste, due app cinesi (ancora?) stanno rapidamente conquistando molti consensi: Lemon8 e REDnote.

    Ma come si è arrivati a questo punto, e quali scenari si prospettano?

    Si avvicina il ban di TikTok Usa, crescono Lemon8 e REDNote
    Si avvicina il ban di TikTok Usa, crescono Lemon8 e REDNote

    Tutto è iniziato nel 2020

    TikTok è stata al centro di un acceso dibattito politico e sociale negli Stati Uniti, negli ultimi 4 anni. Praticamente per tutta la durata dell’amministrazione Biden.

    Le preoccupazioni per la sicurezza dei dati, legate al controllo cinese dell’azienda madre ByteDance, hanno spinto il governo americano a considerare un divieto.

    Una decisione che vede le sue radici nel 2020, sotto la prima amministrazione Trump. TikTok allora venne indicata come una minaccia per la sicurezza nazionale. E nonostante le intenzioni, non si arrivò mai ad un ban definitivo.

    Con l’arrivo di Joe Biden alla Casa Bianca, la questione sembrava essersi momentaneamente placata, ma il vento è velocemente cambiato nel 2024.

    Un nuovo disegno di legge federale ha riacceso le tensioni, imponendo restrizioni sempre più severe sulle piattaforme social di origine cinese.

    La deadline del 19 gennaio 2025

    La deadline del 19 gennaio 2025 segna la data in cui TikTok dovrà sospendere le operazioni negli Stati Uniti, a meno che il Presidente non intervenga direttamente.

    A complicare la situazione, TikTok ha annunciato che, in mancanza di un pronunciamento favorevole, potrebbe chiudere immediatamente le sue operazioni sul mercato americano.

    Lemon8 e REDnote: due app pronte a raccogliere l’eredità di TikTok

    In questo clima di incertezza, Lemon8 e REDnote si stanno ritagliando uno spazio importante.

    Lemon8

    Lemon8, sviluppata da ByteDance (la stessa azienda proprietaria di TikTok), è stata descritta come un mix tra Instagram e Pinterest.

    Lanciata nel 2023, l’app si concentra su contenuti lifestyle: moda, bellezza, viaggi e benessere. La piattaforma offre una combinazione di immagini e testi dettagliati, progettata per attrarre un pubblico giovane e creativo.

    Recentemente, Lemon8 ha registrato un aumento vertiginoso dei download, posizionandosi tra le app più scaricate negli Stati Uniti.

    REDNote

    REDnote, o Xiaohongshu, è una piattaforma social altrettanto interessante.

    Nata in Cina, si basa su un modello che unisce social media e e-commerce. Gli utenti condividono esperienze, recensioni di prodotti e consigli pratici, creando una community attiva e orientata al consumo.

    La piattaforma, inizialmente poco conosciuta negli Stati Uniti, sta vedendo una rapida crescita, grazie alla migrazione degli utenti di TikTok in cerca di alternative.

    Ora, al netto di tutto, va bene andare alla ricerca di alternative, ma se ci si imbatte nuovamente in app cinesi, forse il problema non è del tutto risolto. Credo.

    Il futuro incerto di TikTok Usa

    Un possibile sviluppo che ha attirato l’attenzione la notizia che vede Elon Musk in pole per l’acquisto delle operazioni statunitensi di TikTok.

    Come abbiamo avuto già modo di vedere, Musk potrebbe considerare l’acquisizione come un’opportunità per espandere la sua influenza nel settore tecnologico e social.

    Però si tratta di uno scenario poco probabile, soprattutto di fronte alla complessità normativa e alle implicazioni geopolitiche che questo passaggio potrebbe comportare.

    Ora, il futuro di TikTok dipende fortemente dalle decisioni del governo americano.

    Un intervento presidenziale in extremis potrebbe evitare la chiusura, e da quello che si vede tutto resta ancora molto incerto.

    Se TikTok dovesse effettivamente sparire dal mercato statunitense, il vuoto lasciato potrebbe rafforzare ulteriormente la posizione di Lemon8 e REDnote. Ma anche altre app.

    Sul piano dell’assurdo, una parte degli utenti potrebbe trovare “rifugio” su qualche app di Meta, come Instagram.

    Una vicenda che comunque avrà ripercussioni

    Appare evidente che questo passaggio che riguarda TikTok Usa avrà ripercussioni anche al di fuori dei confini americani.

    Si potrebbe generare un processo di emulazione e, di conseguenza, si potrebbe assistere ad un ban di TikTok ancora più esteso. Basti pensare alle posizioni UE a riguardo.

    Uno scenario molto complesso che, però, potrebbe essere invece risolto dall’amministrazione Trump ormai entrante. E sarebbe un paradosso.

    TikTok Usa salvata da chi solo quattro anni fa voleva annientarla.

    Chissà se andrà davvero così.

     

  • Se Elon Musk acquistasse davvero TikTok Usa

    Se Elon Musk acquistasse davvero TikTok Usa

    Cosa accadrebbe se davvero TikTok USA venisse venduta a Elon Musk? Ecco alcuni scenari e implicazioni di una mossa dal sapore geopolitico, che potrebbe rivoluzionare ancora il futuro delle piattaforme digitali.

    Partiamo subito dal fatto che, al momento, ci sono solo smentite. TikTok ha tenuto a precisare che per ora di tutto quello di cui si sta parlando nel mondo “è pura fiction”.

    Ok, va bene. Come commento può starci. Ma se davvero le cose andassero come ha scritto Bloomberg?

    Vero, ma di cosa si sta parlando? Ovvio, dell’ennesima notizia che riguarda Elon Musk. Stavolta il suo nome viene accostato a TikTok, come possibile acquirente delle attività Usa. Possibilità che sarebbe stata presa in considerazione direttamente da Pechino.

    Un’ipotesi che potrebbe sembrare azzardata, ma che in realtà si inserisce in un contesto geopolitico e tecnologico delicato, reso ancora più complesso dalle tensioni tra Stati Uniti e Cina.

    E, per giunta, tutto questo avviene a ridosso dell’insediamento di Donald Trump come nuovo presidente Usa.

    Andiamo per ordine.

    Se Musk acquistassa TikTok Usa cosa comporterebbe?

    Cosa potrebbe significare realmente questa mossa? E quali sarebbero le conseguenze per TikTok, per Elon Musk e per l’ecosistema globale dei social media?

    TikTok, con i suoi 170 milioni di utenti negli Stati Uniti, è da tempo al centro di un acceso dibattito politico. Già durante l’amministrazione Trump, l’app di ByteDance era stata minacciata di divieto per ragioni di sicurezza nazionale, con l’accusa di facilitare l’accesso del governo cinese ai dati degli utenti americani.

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    Se davvero musk acquistasse TikTok Usa

    L’amministrazione Biden, nonostante un approccio meno spettacolare, ha mantenuto alta l’attenzione sul tema, fino ad arrivare a una legge che impone la vendita delle operazioni statunitensi di TikTok entro il 19 gennaio 2025, pena un bando completo dell’app.

    Una data limite che è il giorno prima dell’insediamento di Trump.

    Le preoccupazioni della Cina

    La Cina, che ha sempre mantenuto una posizione di controllo su ByteDance, non ha mai nascosto le sue preoccupazioni su un’eventuale vendita a società americane.

    Ma con il tempo che stringe, Pechino ha la necessità di trovare una soluzione che si fa sempre più pressante.

    Ed è qui che emerge il nome di Elon Musk, una figura molto vicina all’amministrazione Trump. Prossimo co-titolare del dipartimento governativo denominato D.O.G.E.

    Perché la Cina sceglierebbe Elon Musk

    Perché Elon Musk?

    La scelta di Elon Musk come possibile acquirente non è casuale. Da una parte, Musk vanta una presenza consolidata nei settori spaziale, automobilistico e ora con X (ex Twitter).

    Dall’altra, il suo recente ruolo come uomo di fiducia nell’amministrazione Trump lo rende un candidato ideale per mediare tra interessi politici e tecnologici.

    Dal punto di vista cinese, Musk è da sempre una figura amichevole. Di sicuro non una figura ostile.

    Elon Musk, CEO di Tesla e SpaceX, ha sviluppato nel corso degli anni relazioni strette con la Cina, intrecciando legami economici, politici e tecnologici.

    Cosa rappresenta la Cina per Elon Musk

    La Cina rappresenta un mercato cruciale per Tesla. La Gigafactory di Shanghai, inaugurata nel 2019, è stata la prima fabbrica di Tesla al di fuori degli Stati Uniti, diventando rapidamente un pilastro dell’azienda.

    Questo stabilimento ha permesso a Tesla di entrare nel vasto mercato cinese dei veicoli elettrici e di beneficiare di costi di produzione più competitivi.

    Nel 2024, Musk ha compiuto una visita strategica in Cina, durante la quale ha ottenuto il via libera dalle autorità cinesi in termini di sicurezza dei dati e ha stretto un accordo con il gigante tecnologico Baidu.

    Questo accordo mira a implementare le funzioni di mappatura e navigazione per il sistema di guida autonoma Full-Self Driving (FSD) di Tesla nel paese.

    Del resto, Musk ha spesso elogiato la Cina per i suoi obiettivi economici e climatici, mantenendo una relazione stretta con il governo cinese.

    Ha partecipato a interviste e scritto articoli per pubblicazioni ufficiali cinesi, come “China Cyberspace”, l’organo della Cyberspace Administration of China, l’agenzia responsabile della censura su Internet. In queste occasioni, Musk ha discusso delle sue visioni sul futuro della tecnologia e dell’umanità, allineandosi con le narrative promosse dal governo cinese.

    Una vicinanza tra Musk e la Cina che potrebbe creare problemi

    Una vicinanza, tra Musk e la Cina, che ha sollevato preoccupazioni negli Stati Uniti. Nel dicembre 2024, la deputata dem, Rosa DeLauro, ha accusato Musk di aver esercitato pressioni sui repubblicani alla Camera per rimuovere una restrizione sugli investimenti in Cina da un disegno di legge sul finanziamento del governo, suggerendo che gli interessi economici di Musk in Cina potessero influenzare la politica statunitense

    Ma da questa vicenda, cosa ne guadagnerebbe TikTok?

    E cosa guadagnerebbe TikTok dalla vendita a Musk

    La vendita a Musk garantirebbe la continuità operativa di TikTok negli Stati Uniti, evitando il bando imminente. Con Musk al comando, TikTok potrebbe scrollarsi di dosso parte delle accuse di essere uno strumento del governo cinese, migliorando la percezione pubblica e rasserenando la politica. Anzi quella parte politica che sarà al governo Usa per i prossimi 4 anni.

    E poi, sotto la guida di Musk, TikTok potrebbe beneficiare di nuove sinergie tecnologiche, magari integrando funzioni innovative legate all’intelligenza artificiale e ai sistemi di pagamento digitali, come già visto su X.

    Una grande opportunità per Musk

    Per Musk, l’acquisizione di TikTok rappresenterebbe una nuova grande opportunità.

    Integrare TikTok nel suo ecosistema significherebbe espandere ulteriormente la sua influenza sui social media, creando un monopolio tecnologico in grado di competere con Meta e Google.

    Lo stesso Musk potrebbe coronare così il suo sogno di avere un’app interamente dedicata ai video.

    È evidente che con TikTok, Musk aumenterebbe ancora di più il suo potere. Ritrovandosi nella doppia veste di imprenditore e di eminente membro dell’amministrazione Trump.

    Ovvio che Musk non si lascerebbe sfuggire questa opportunità e sfruttare TikTok per promuovere progetti legati a X, SpaceX o Tesla.

    Inoltre, sembra abbastanza scontato, l’acquisizione rafforzerebbe il legame tra Musk e l’amministrazione Trump, consolidando il suo ruolo politico.

    Ma gestire TikTok potrebbe esporre Musk a ulteriori critiche per il suo ruolo politico sempre più evidente.

    Possibili problemi con l’antitrust

    L’acquisizione potrebbe attirare l’attenzione delle autorità antitrust, complicando ulteriormente il suo già vasto impero tecnologico. Senza considerare che un possibile passo falso nella gestione di TikTok potrebbe danneggiare la reputazione di Musk, già spesso sotto i riflettori per le sue decisioni controverse. Ma di questo Musk non se ne preoccuperebbe affatto.

    Se l’acquisizione si concretizzasse, il panorama dei social media potrebbe subire una scossa non da poco. In un momento molto particolare.

    X integrata a TikTok

    Con Musk alla guida, TikTok (ipotizzo) potrebbe integrarsi con X, creando una piattaforma multifunzionale che combina intrattenimento, comunicazione e transazioni economiche.

    C’è poi l’aspetto geopolitico. Una vendita a Musk potrebbe rappresentare un compromesso accettabile per Pechino e Washington, ma lascerebbe irrisolte molte delle tensioni di fondo.

    La Cina, pur preservando il mercato interno di TikTok, perderebbe una parte della sua capacità di influenza globale. Gli Stati Uniti, dall’altra parte, si troverebbero a fare i conti con un monopolio sempre più concentrato nelle mani di Musk.

    Non si tratta solo di business

    La possibile vendita di TikTok USA a Elon Musk non è solo una questione di business: è una partita geopolitica, tecnologica e culturale che potrebbe ridefinire lo scenario attuale delle piattaforme digitali e delle relazioni internazionali.

    La vicenda non è di facile gestione, perché da qui passa le gestione dell’amministrazione Trump per i prossimi quattro anni. Partire con il piede sbagliato nei confronti della Cina, significherebbe aggiungere ulteriori problemi.

    Ma la vera domanda è: un tale cambiamento sarebbe davvero nell’interesse degli utenti di TikTok? O rappresenterebbe solo l’ennesimo capitolo di una guerra di potere tra superpotenze e magnati tecnologici?

    Pero ora abbiamo provato a ragionare su quello che, al momento, sembra essere solo archiviabile come “voci di corridoio”. Ma se fosse così, allora gli effetti sarebbero davvero evidenti.

  • Le app social media più amate e odiate, nel mondo e in Italia

    Le app social media più amate e odiate, nel mondo e in Italia

    Uno studio di Mailsuite rivela le app social media più amate e più odiate nel mondo. E ci sono i dati che riguardano anche il nostro paese. Facebook risulta la più odiata in 39 paesi, Italia compresa.

    Molto spesso, quando si parla di social media, siamo portati a pensare che le app che usiamo più spesso siano anche quelle più amate. In realtà, non è così. Il fatto che un’app sia più usata non significa che sia anche la più amata, o preferita.

    Di sicuro esiste un’app social media che usate spesso ma che non è tra quelle che preferite o apprezzate di più. E i motivi sono tanti.

    Ma per chiarire meglio questo concetto, ci viene in soccorso uno studio di Mailsuite che, a dire il vero, ha realizzato una analisi più profonda che va oltre le app di social media.

    Le app social media più amate e odiate

    Per quello che ci interessa, visto che su questo blog il focus principale, è sempre stato quello, restiamo però sul tema social media. E quindi andiamo alla scoperta delle app social media più amate e più odiate. In Italia e non solo.

    Le app social media più amate e odiate, nel mondo e in Italia

    Intanto, va chiarito cosa si intende per app più amata, o più odiata.

    Mailsuite per realizzare questo studio si è basata sulle valutazione che gli utenti rilasciano su Google Play, l’app store di Google. In pratica, sono state considerate le valutazioni a 5 stelle, prendendo in esame le diverse ripartizioni delle app, su 1500 applicazioni, di comunicazione e social media.

    Lo studio di Mailsuite sulle recensioni

    Lo studio analizza quindi le recensioni fornite dagli utenti in varie regioni del mondo, basandosi principalmente su due categorie di app: app di messaggistica, social media e servizi email.

    Come già ricordato, ci concentriamo sulle piattaforme social media, esaminando non solo le preferenze globali, ma guardando anche i dati che riguardano il nostro paese.

    Facebook l’app più odiata

    Cominciamo dicendo che Facebook, la piattaforma social media più usata al mondo risulta essere anche la più odiata. Ecco un esempio di app molto usata che non significa quindi amata da tutti. Tutt’altro.

    Facebook risulta la più odiata in 39 paesi, Italia compresa. Più avanti proveremo a dare una spiegazione.

    Restiamo sulle app social media più amate, a livello globale.

    Le app social media più amate al mondo

    Lo studio mostra come TikTok ad oggi sia l’app più amata nel mondo: lo è in 30 paesi, tra cui Regno Unito, Canada, Nuova Zelanda e Australia.

    L’app di ByteDance vanta 80 milioni di recensioni, su Google Play e App store.

    Da segnalare la grande performance di Threads, l’ultima app di casa Meta, presenta in UE dal dicembre del 2023.

    X (ex Twitter), la piattaforma di Elon Musk risulta apprezzata in soli 4 paesi: El Salvador; Kenya; Ghana; Tunisia. Nessuna preferenza per Snapchat.

    Restando sulle app più amate, guardiamo al nostro paese perchè ci sono sorprese.

    Le app social media più amate

    L’app social media più amata in Italia: BeReal

    E la sorpresa è data dal fatto che l’app social media più amata in Italia non è Instagram e non è TikTok. L’app più amata è BeReal. Non lo avreste mai pensato, vero?

    E in effetti le cose stanno così. Molto probabilmente, pur non incontrando il favore del grande pubblico, resta ancora molto apprezzata per il fatto che rappresenta una sorta di alternativa a quelle app che spingono verso una perfezione che quasi mai è reale.

    BeReal è prima anche in altri paesi, come: Usa; Francia; Spagna; Slovenia.

    E ora passiamo alle app social media più odiate.

    Le app social media più odiate

    Come detto, Facebook è quella più odiata a livello globale e anche in Italia. Ed è in compagnia di Reddit e X.

    L’app più usata al mondo potrebbe pagare lo scotto di essere percepita come “superata”. Un aspetto spesso non apprezzato è l’invasione della pubblicità, come si è visto nel corso degli anni. Per non parlare delle tante situazioni legate alla privacy.

    Le app social media più odiate

    Reddit è un caso a parte. Non del tutto compresa, solo nel 2010 ha provveduto ad una ristrutturazione importante. E solo dal 2014 risulta essere più usabile dai browser su mobile e attraverso l’app. Questo dopo aver acquisito Alien Blue e averla rinominata Reddit.

    Ma nonostante tutto, Reddit risulta per gli utenti ancora molto difficile da usare, lenta e poco intuitiva. In aggiunta a questo, Reddit risulta per nulla apprezzata anche per via della scarsa moderazione dei contenuti e per una eccessiva polarizzazione delle conversazioni.

    Ecco, queste le brevi considerazioni che si possono fare riguardo alle app social media più amate e più odiate esaminate dallo studio di Mailsuite.

    Se volete approfondire lo studio e scoprire anche le più amate e odiate tra le app di messaggistica e email, potete leggere tutto da questo link.

    Poi, se vi va, qui o sui social media, fatemi sapere quali sono le vostre app social media più amate e più odiate, rispetto alle recensioni che avete rilasciato. E anche rispetto alle vostre sensazioni.

     

  • Social Media e Elezioni Europee 2024, la Generazione Z al voto

    Social Media e Elezioni Europee 2024, la Generazione Z al voto

    Le Elezioni Europee 2024 vedranno la partecipazione dei nativi digitali. Stiamo parlando di persone che si informano sui social media. Mai come adesso le piattaforme digitali giocano in questa occasione un ruolo cruciale per quanto riguarda l’informazione e l’affluenza.

    Le prossime elezioni europee, 8-9 giugno 2024, saranno comunque un evento storico. Per il periodo che stiamo vivendo, ovviamente, e per il fatto che per la prima volta partecipa una generazione di persone definite “nativi digitali“.

    La Generazione Z al voto europeo

    Stiamo parlando delle persone che appartengono alla “generazione Z“, giovani che spesso vengono erroneamente dipinti come disinteressati alla politica. Affermazione, questa, non del tutto vera.

    Già nel 2019 si era registrato un segnale importante di interessamento e avvicinamento dei giovani alla vita politica dell’UE. Infatti, cinque anni, per la prima volta dal 1979 di registrò un’affluenza alle urne che tornò ad essere sopra il 50%. Per la precisione 50,6%.

    E parte di questo aumento di persone alle urne era dato proprio dal voto dei più giovani, under 25 anni, che pesò il 14% sul totale.

    Le iniziative europee puntano a coinvolgere maggiormente i giovani che credono nei principi di libertà e democrazia.

    Ma, a fronte di tutto questo, c’è un tema importante da considerare.

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    I giovani e l’uso delle piattaforme digitali

    Se è vero che i più giovani potranno contribuire ad aumentare ancora l’affluenza alle urne (si spera), è anche vero sottolineare che stiamo parlando di una generazione di persone che si informa per lo più sulla rete e, in particolare, sui social media.

    Da considerare ancora che sono ben 4 i paesi dove quest’anno votano i sedicenni (nati nel 2008), ossia Belgio, Germania, Malta e Austria. Mentre in Grecia voteranno di diciassettenni (nati nel 2007).

    In Italia restano le regole comuni e quindi possono votare tutte le persone dai 18 anni (nati nel 2006) in su.

    I giovani elettori utilizzano principalmente le piattaforme digitali per informarsi. Nel 2021, metà della Generazione Z si affidava ai social media, mentre l’altra metà preferiva i media tradizionali, con la TV in primo piano. Oggi, l’uso delle piattaforme digitali è ancora più predominante.

    Ora il dato relative alle piattaforme digitali è più altri di tre anni, e di 5 anni fa.

    Questi giovani, anzi giovanissimi, si informano per lo più attraverso le piattaforme digitali.

    La Generazione Z si informa sui social media

    Il 65% dei 18-24 anni sceglie le piattaforme social media per informarsi. In aggiunta a questo anche il 61% dei 25-34 anni si informa sulle piattaforme digitali.

    E tra le piattaforme che usano di più per informarsi, quelli della generazione Z, figura TikTok. La piattaforma social media cinese che negli Usa rischia il divieto se non venisse ceduta a qualche compratore americano. Ipotesi, quest’ultima, ormai sempre più lontana.

    Cinque anni fa, lo scenario digitale vedeva TikTok come una presenza marginale per informarsi, dominato da piattaforme come Facebook e Twitter. Oggi, TikTok ha assunto un ruolo centrale, andando ben oltre il semplice intrattenimento.

    Adesso sulla scena TikTok conta molto. E va ben oltre il semplice intrattenimento.

    TikTok per informarsi, oltre l’intrattenimento

    Sono oltre 150 milioni gli utenti europei ed è proprio la piattaforma cinese che potrebbe tirare la volata alla affluenza, soprattutto quella dei più giovani. E questo è un dato di fatto, difficilmente controvertibile.

    Dando un’occhiata al dato relativo al tempo di utilizzo di TikTok, rispetto alle altre piattaforme, allora ci rendiamo conto del ruolo che questa piattaforma può avere in questo contesto.

    Se gli utenti trascorrono, al giorno, mediamente 70 minuti su YouTube; se il tempo medio trascorso su Instagram è di circa 45 minuti; se quello su Facebook è circa 50 minuti. Allora su TikTok il tempo trascorso è di ben 100 minuti. Vale a dire 1 ora e 40 minuti al giorno.

    A tutto questo dobbiamo aggiungere anche la grande preoccupazione relativamente all’Intelligenza Artificiale legata proprio alle piattaforme digitali.

    Il ruolo della Commissione Europea

    Come ricorderete, qualche settimana fa la commissione europea ha comunicato delle regole ben precise, mettendo l’accento sulla moderazione dei contenuti. Attività questa che vede anche l’impiego della IA. Con risultati, come stiamo vedendo, che preoccupano non poco.

    E sappiamo che l’UE è stata la prima a dotarsi di una serie di regole che hanno come fine quello di proteggere i cittadini europei dalla disinformazione e dall’enorme potere che le big tech esercitano.

    Tra queste figurano l’AI Act che sancisce importanti limiti alla IA Generativa, soprattutto in fatto di trasparenza delle informazioni. Ma c’è anche il DSA, il Digital Services Act.

    Elezioni Europee 2024 e il DSA

    Ai sensi del Digital Services Act (DSA), proposto dalla Commissione europea nel 2020, le piattaforme online con oltre 45 milioni di utenti medi mensili, tra le quali figurano Facebook, TikTok e altre, sono obbligate ad adottare misure contro la disinformazione e la manipolazione elettorale.

    Le regole fissate dal DSA hanno cominciato a trovare applicazione, nei confronti delle grandi aziende big tech, a partire dall’agosto dello scorso anno.

    Le aziende devono inoltre predisporre di strumenti di moderazione dei contenuti, che includano la possibilità di contestare le decisioni quando i contenuti degli utenti vengono rimossi o limitati. Nonché elevare il livello di trasparenza verso gli utenti riguardo a termini e condizioni e al modo in cui gli algoritmi consigliano i contenuti.

    La vicepresidente della Commissione europea Margarethe Vestager di recente ha affermato che molti dibattiti elettorali si svolgeranno online e che le regole del DSA forniscono strumenti per collaborare con le piattaforme online. “Possiamo affrontare i rischi emergenti online per i processi elettorali, come i deep fake. In questo modo possiamo consentire alle persone, in modo sicuro, di impegnarsi, discutere e prendere una decisione senza interferenze illegali”, ha affermato.

    Rapporto TikTok UE
    Rapporto TikTok UE

    Questo che vedete qui in alto fa parte del Rapporto di TikTok per l’UE, un documento necessario per la conformità della piattaforma proprio al DSA.

    L’Italia è il terzo paese su TikTok

    Come si vede, l’Italia è il terzo paese con il più alto numero di utenti in UE: 20,7 milioni. Dopo la Francia con 22,7 milioni e la Germania con 21,7 milioni.

    TikTok riferisce di avere 6.287 persone dedite alla moderazione dei contenuti nell’Unione Europea, alla fine di dicembre 2023. Rispetto al suo primo rapporto, questo numero è aumentato di altri 162 moderatori.

    Questo documento è obbligatorio per tutte le altre piattaforme indicate come gatekeeper.  Quindi scopriamo che X, la piattaforma di Elon Musk (il passaggio da Twitter si è ormai completato) ha un numero di moderatori molto più basso, come si vede nei dati riportati qui in basso:

    Nome piattaforma Utenti nell’UE Moderatori
    X 111.400.000 1849
    TikTok 142.000.000 6287
    LinkedIn 47.900.000 1150
    Meta 264.000.000 15.000

     

    Il ruolo ridotto della moderazione su X

    Sono infatti 1.849. Vale a dire che X ha il peggior rapporto tra persone addette alla moderazione e utenti, pari a 1/60.249. LinkedIn al secondo posto (1/41.652), poi TikTok (1/22.586) e Meta (1/17.600).

    Questo è lo stato degli utenti in UE fornito da LinkedIn:

    linkedin ue utenti franz russo
    LinkedIn EU Report 2024

    Un altro aspetto è quello della pubblicità politica e della comunicazione che riguarda da vicino i social media. In particolare, Meta e TikTok.

    L’indagine UE che riguarda Meta

    Meta aveva maggiore promesso attenzione sui contenuti politici, salvo poi essere al centro di una indagine della Commissione UE, aperta proprio nell’ambito del Digital Services Act.

    L’indagine sta prendendo in esame le politiche e le pratiche che Meta prevede in relazione alla pubblicità ingannevole e ai contenuti politici sui suoi servizi.

    Le potenziali violazioni oggetto di indagine riguardano proprio l’approccio della società di Mark Zuckerberg nell’affrontare le campagne di disinformazione e il “comportamento coordinato non autentico” nell’UE.

    Unitamente alla mancanza di strumenti di terze parti efficaci per monitorare l’andamento delle elezioni.

    Dal punto di vista della pubblicità, c’è da registrare le forti preoccupazioni mosse da organizzazioni come Access Now che lamenta il ritardo con cui la Commissione UE si è mossa. Un ritardo che potrebbe vanificare gli sforzi fatti.

    Elezioni Europee 2024 e la IA

    Tra gli obblighi imposti alle piattaforme vi è anche la necessità di dichiarare se i contenuti politici sono generati da IA, sebbene ciò sia gestito tramite autodichiarazione. Questo solleva preoccupazioni sulla trasparenza e sull’efficacia delle misure adottate.

    Insomma il panorama delle prossime elezioni europee è profondamente influenzato dalla presenza della Generazione Z e dall’uso delle piattaforme digitali.

    Con un numero sempre maggiore di giovani che si informa e partecipa attraverso i social media, il ruolo di queste piattaforme diventa cruciale non solo per provare a garantire un’affluenza maggiore. Ma anche per assicurare che le informazioni siano corrette e trasparenti.

    La sfida, quindi, non è solo nel coinvolgere i giovani, ma anche nel proteggere la loro esperienza democratica dalle insidie della disinformazione e delle manipolazioni elettorali.

    Le nuove normative europee, come il Digital Services Act e l’AI Act, rappresentano passi importanti in questa direzione, imponendo regole più stringenti alle big tech per una moderazione dei contenuti più efficace e trasparente.

    Resta da vedere se queste misure saranno sufficienti a garantire un processo elettorale libero e sicuro in un contesto digitale sempre più dominante.

    La partecipazione attiva dei giovani e la loro fiducia nelle istituzioni dipenderanno molto da come queste piattaforme sapranno rispondere alle nuove sfide poste dalla digitalizzazione e dall’intelligenza artificiale.

    Le elezioni del 2024 potrebbero quindi segnare un punto di svolta non solo per la partecipazione politica dei giovani, ma anche per la maturazione di un ambiente digitale più sicuro e affidabile.

    Un’opportunità che non possiamo permetterci di sprecare.

     

  • Shein, la startup di maggior successo degli ultimi 10 anni

    Shein, la startup di maggior successo degli ultimi 10 anni

    Ecco le startup di maggior successo degli ultimi dieci anni: Shein al primo posto; poi ByteDance e OpenAI. Ecco le loro valutazioni, crescita e impatto sul mercato.

    Di Shein si è parlato di recente, in quanto è stata individuata dall’UE come una “big tech” (supera i 45 milioni di utenti mensili). E per questo è chiamata a rispettare le regole così come impostate all’interno del DSA – Digital Services Act.

    Il marketplace cinese, che si pone come alternativa a Amazon, in quanto big tech nella UE, deve impegnarsi proteggere gli utenti da contenuti e prodotti illegali.

    Shein è stata anche di recente denunciata da alcuni grandi marchi, come Oakley e Ralph Lauren per aver violato la proprietà intellettuale. La contraffazione dei prodotti è uno dei grandi temi che la startup cinese deve affrontare.

    Il caso Shein, la startup cinese di successo

    Ma di Shein si parla anche per essere stata confermata come la startup di maggior successo degli ultimi dieci anni, posizionandosi tra le prime tre per valutazione di mercato, percezione del pubblico, crescita e numero di dipendenti.

    Al secondo posto si piazza la startup proprietaria della piattaforma TikTok, ByteDance, che vanta la valutazione più alta, il punteggio più alto in termini di crescita e il numero più alto di dipendenti.

    Al terzo posto si colloca OpenAI, l’associazione senza scopo di lucro che ha creato ChatGPT. L’associazione, il cui CEO è Sam Altman, vanta la seconda valutazione aziendale più alta e un altrettanto significativo tasso di crescita.

    shein startup successo 10 anni franz russo

    Ecco l’Indice di Successo delle Startup

    Questi dati derivano dall’”Indice di Successo delle Startup“, elaborato dagli esperti di Vention, società americana di sviluppo software, che ha analizzato un elenco di 1.220 startup, tratto da CB Insights.

    L’analisi si è basata su valutazione, percezione del pubblico in relazione al volume di ricerche, punteggio di crescita e numero di dipendenti. I risultati per ciascuna categoria sono stati convertiti in un punteggio, il massimo è 100, dai quali è derivata questa classifica.

    Shein al primo posto

    Shein quindi è al vertice di questa lista con un punteggio di 87,12. Lo studio ha rivelato che Shein, che conta oltre 100.000 dipendenti, si è classificata tra le prime tre in ogni categoria.

    La startup cinese ha un valore di 66 miliardi di dollari, il terzo più alto rilevato dall’analisi, e un volume di ricerca mensile medio di 62 milioni a livello globale. Shein viene cercata 277 volte più di ByteDance, che si è classificata seconda nell’elenco delle startup più di successo dell’ultimo decennio.

    ByteDance

    ByteDance, proprietaria di TikTok, si è classificata come la seconda startup di successo con un punteggio di 83,57, avendo il valore più alto tra tutte le startup elencate, pari a 225 miliardi di dollari. L’azienda ha anche il maggior numero di dipendenti, ossia il 50% in più di Shein, e ha ottenuto il punteggio più alto in termini di.

    ByteDance conta circa 150.000 dipendenti e ha registrato una crescita del numero totale dei dipendenti del 4% negli ultimi sei mesi. Sebbene ByteDance abbia un volume di ricerca mensile inferiore, pari a 223.582, val la pena notare che la sua azienda sussidiaria, TikTok, vanta una media di 58 milioni di ricerche a livello mondiale, ogni mese.

    OpenAI di ChatGPT

    Al terzo posto si trova lo sviluppatore di ChatGPT, OpenAI, con un punteggio di 76,56. Lo studio ha rivelato che la società di ricerca e implementazione dell’intelligenza artificiale ha la seconda valutazione più alta, 80 miliardi di dollari, e il secondo punteggio di crescita più alto, vale a dire 8,98.

    Nonostante abbia il numero più basso di dipendenti tra le prime 10, con poco più di 700, OpenAI registra il quarto volume di ricerche mensili più elevato tra tutte le aziende, con oltre 10,5 milioni di ricerche ogni mese.

    Stripe

    Stripe, startup di tecnologia finanziaria, si classifica quarta con un punteggio di 67,42. Ha il quarto valore aziendale più alto, 65 miliardi di dollari, e il quarto maggior numero di dipendenti tra le top 10, cioè 7.000.

    Databricks e Revolut

    Al quinto posto troviamo la piattaforma di dati cloud per l’IA aziendale Databricks, con un punteggio di 60,82. Databricks ha un valore aziendale di 43 miliardi di dollari e il quarto punteggio di crescita più alto: 7,07.

    Segue la compagnia di fintech Revolut al sesto posto, con un punteggio di 60,15. Revolut è valutata 50,8 miliardi di dollari ma ha oltre 1.500 dipendenti in più di Databricks. La compagnia di fintech si è classificata più alta rispetto a Chime, con sede a San Francisco, che si è piazzata decima nella lista.

    Canva vanta più ricerche mensili

    Canva si posiziona al settimo posto, con un punteggio di 56,09. Il punteggio più alto di Canva nell’indice è stato per la percezione del pubblico, dove si è classificata prima tra le aziende prese in esame dall’analisi. Canva viene ricercata su Google quasi due terzi in più rispetto a Shein, con oltre 98 milioni di ricerche ogni mese.

    Epic Games

    Epic Games si trova all’ottavo posto con un punteggio di 53,29. Lo sviluppatore americano di videogiochi e software ha un valore di 23 miliardi di dollari e poco più di 4.000 dipendenti. La compagnia di videogiochi si è classificata al di sopra di Niantic, meglio conosciuta per lo sviluppo del gioco mobile in realtà aumentata Pokémon Go, che ha un valore di 9 miliardi di dollari e 1.050 dipendenti.

    Miro

    La piattaforma di collaborazione digitale Miro si trova al nono posto, con un punteggio di 52,84. Miro ha il valore più basso tra tutte le aziende delle top 10 elencate, pari a 18 miliardi di dollari, ma ha il quinto punteggio di crescita più alto: 6,93. Uno dei principali concorrenti di Miro, Lucid Software, ha un valore di 3 miliardi di dollari e un punteggio di crescita di 3,3.

    Chime

    Infine, Chime conclude la lista al decimo posto con un punteggio di 47,92. La compagnia di fintech vale 25 miliardi di dollari, che è 20 miliardi in più rispetto al concorrente Monzo.

    Il fintech ai vertici

    Guardando la classifica delle prime 10 aziende, si nota che il fintech sembra essere l’industria più prevalente, con più startup tecnologiche che hanno riscontrato maggiore successo rispetto alle startup ‘tradizionali’.

    Osservando invece l’industria del retail, la seconda azienda più popolare dopo Shein è stata GoPuff, azienda americana di beni di consumo e consegna di alimenti, che si è classificata dodicesima.

    Nuovi modelli di business

    Sempre a livello di nota, non si può non segnalare come questa analisi ci proponga ai vertici tre aziende come Shein, ByteDance e OpenAI. Aziende, o comunque startup, che hanno dato vita a modelli di business innovativi, partnership strategiche e tecnologia all’avanguardia.

    E infine, OpenAI che nonostante faccia registrare il numero più basso di dipendenti, vanta già una posizione di leader nello sviluppo di tecnologie all’avanguardia come l’intelligenza artificiale.

  • TikTok verso il divieto o la vendita negli Usa, ma non subito

    TikTok verso il divieto o la vendita negli Usa, ma non subito

    Il presidente Biden firma la legge che avvia il conto alla rovescia, di nove mesi più altri 3, per il divieto o la vendita di TikTok negli Usa. Un lento addio.

    La vicenda del divieto di TikTok o della sua vendita negli Usa è ormai sempre più netta. Con la firma del presidente Joe Biden sulla legge proposta dal Congresso Usa, inizia un vero e proprio conto alla rovescia.

    Da questo momento scatta un periodo di 9 mesi, entro il quale ByteDance deve evitare il divieto attraverso la ricerca di un compratore delle sue attività nel territorio Usa. Il periodo può essere prorogato per altri 3 mesi. Solo nel caso in cui si arrivi ad intavolare una trattiva con un potenziale compratore.

    L’accelerazione verso la firma di Biden è data dalla approvazione di un pacchetto di aiuti che la Camera ha approvato per poi passare al Senato. Il pacchetto conteneva anche il ddl su TikTok. Ragion per cui l’approvazione del pacchetto comportava anche l’approvazione della stessa proposta e, quindi, dell’inizio di una fase che per molti potrebbe rivelarsi rischiosa.

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    TikTok e il possibile ban negli Usa, cerchiamo di fare chiarezza

    Cerchiamo, per quel che si può, di fare un po’ di chiarezza.

    L’accelerazione è arrivata in un momento in cui sembrava che il ddl stesse per arenarsi. E non avrebbe di certo sorpreso. In questi anni i tentativi di fermare TikTok negli Usa sono stati tanti. Ma la svolta è stata trovata alla Camera, inserendo il ddl in un provvedimento importante. Come l’approvazione di un pacchetto di 95 miliardi di dollari di aiuti che include finanziamenti per Ucraina, Israele e Taiwan.

    Si è trattato quindi di mettere in atto un gioco politico per arrivare a sbloccare una situazione sempre più orientata verso lo stallo.

    Molti di voi ricorderanno che proprio Joe Biden aveva aperto il suo account, in vista delle elezioni presidenziali di novembre 2024, in occasione del SuperBowl.

    La vicenda TikTok negli Usa ha acceso un dibattito molto intenso che ora, con la firma del provvedimento, sarà ancora più acceso.

    TikTok strumento utile per molte PMI negli Usa

    Primo perchè molte piccole e medie imprese hanno messo in evidenza come lo strumento TikTok sia stato di grande aiuto per superare la crisi post pandemica. E poi perchè un eventuale ban negli Usa significherebbe privare l’accesso alla piattaforma a oltre 170 milioni di utenti.

    Argomenti seri che vanno considerati quando si adottano provvedimenti di legge come questi.

    Contrario a questo provvedimento si era detto l’ex presidente Usa, Donald Trump. Nei giorni scorsi aveva dichiarato che un eventuale ban di TikTok negli Usa sarebbe stato un regalo a Meta, l’azienda di Mark Zuckerberg.

    Un parere che suona strano perché fu proprio lo stesso Trump a dare il via al problema TikTok negli Usa. Fu sempre lui ad essere andato vicino alla vendita della attività di TikTok a Larry Ellison, fondatore di Oracle e grande finanziatore di Trump (oltre che di Elon Musk).

    Di quella vendita non si fece nulla. Trump perse le elezioni e per Biden la vicenda non era prioritaria.

    TikTok e la figura di Jeff Yass

    Molti pensano che il cambio di parere di Trump sia dovuto all’incontro, avvenuto il Florida, con Jeff Yass. Nome non molto conosciuto ai più, ma molto noto nell’ambiente. È proprietario del Susquehanna International Group, società di investimenti. Oggi detiene il 15% di ByteDance, una quota del valore di circa 40 miliardi di dollari.

    Yass è molto vicino alla parte politica di Trump ed è uno dei principali sostenitori del Club for Growth, un influente gruppo di destra, e il principale donatore di Protect Freedom PAC, un comitato di azione repubblicano per la raccolta fondi allineato con il senatore Rand Paul, che si è opposto al divieto di TikTok.

    Ma poi è cambiato lo scenario geopolitico globale. La crisi energetica prima, l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia e la guerra che ne è conseguita, l’attacco di Hamas ad Israele, le tensioni tra Israele e Iran, le tensioni tra Cina e Taiwan. Sono tutte vicende che pongono gli Usa in una posizione diversa, valutando qualsiasi tipo di minaccia.

    TikTok, la posizione dell’azienda

    Ed è in questo contesto che si è riaccesa l’attenzione su TikTok, considerato dall’intelligence americana una minaccia alla sicurezza nazionale.

    TikTok ha sempre negato che il governo cinese abbia una qualche forma di controllo sull’app. L’azienda di proprietà di ByteDance ha promesso di presentare ricorso contro quella che ha descritto come una “legge incostituzionale” pari a un “divieto” che “devasterebbe 7 milioni di imprese e metterebbe a tacere 170 milioni di americani“.

    Crediamo che i fatti e la legge siano chiaramente dalla nostra parte e che alla fine dimostreremo le nostre ragioni. Il fatto è che abbiamo investito miliardi di dollari per mantenere i dati statunitensi al sicuro e la nostra piattaforma è libera da influenze e manipolazioni esterne”, ha affermato TikTok.

    Non sono di questo parere i deputati Usa.

    Mark Warner, presidente democratico della commissione intelligence del Senato, martedì ha dichiarato che il fatto che il governo cinese abbia esercitato pressioni sui membri del Congresso sul disegno di legge indica “quanto Xi Jinping abbia investito in questo prodotto“.

    Non commettere errori, questo è un divieto“, ha detto il CEO di TikTok Shou Chew in un video pubblicato su TikTok, contestando le affermazioni di alcuni legislatori che vogliono solo vedere la piattaforma disconnessa dalla proprietà cinese. “Un divieto su TikTok è un divieto su di te e sulla tua voce.

    Bandire TikTok dagli store significherebbe che l’app non riceverebbe più aggiornamenti, rendendola sempre più difficile da utilizzare con l’evoluzione dei sistemi operativi e rendendola, quindi, obsoleta.

    Al momento l’app continuerà a funzionare ma solo fino a gennaio del 2025. Dopo di che bisognerà vedere l’evoluzione della situazione.

    Di certo, non è un ban immediato a TikTok, ma è un lento addio.

  • TikTok prepara la sfida a Instagram con TikTok Notes

    TikTok prepara la sfida a Instagram con TikTok Notes

    TikTok sta testando TikTok Notes in Australia e Canada. Una app che copia Instagram, concentrando l’attenzione sull’immagine piuttosto che sul video.

    In un contesto di grande cambiamento all’interno del panorama dei social media, quello che non muta è provare a riproporre ciò che funziona già altrove.

    Una modalità che tra l’altro, guarda proprio il caso, ha fatto la fortuna di Instagram. Ricordiamo tutti che Instagram ha dato vita alle Ig Stories copiandole da Snapchat.

    E, sempre Instagram, ha copiato da TikTok la modalità di visualizzazione dei Reel, il famoso “scroll verso l’alto”.

    TikTok copia, e sfida, Instagram

    Ebbene, stavolta è TikTok a trovarsi nella posizione di chi copia. L’app di ByteDance, che si appresta a vivere un momento non facile visto il possibile divieto negli Usa ancora da decidere, sta per lanciare un test che copia proprio Instagram.

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    Si chiama TikTok Notes e anche il nome non è per nulla originale.

    Il test sta per essere avviato in Australia e Canada all’interno di un ristretto gruppo di utenti.

    TikTok Notes si presenta quindi come la versione rivale di Instagram. Ciò accade perché, in questo caso, il contenuto al centro non è il video, ma l’immagine.

    A differenza di Instagram che accentra diverse forme di contenuto all’interno della stessa app, TikTok sembra optare per una versione separata. Ma potrebbe essere solo un modo per verificare l’andamento del test.

    Come funziona e come si presenta TikTok Notes

    Dai market di Apple e Google si possono vedere alcune immagini che rivelano l’app nel modo in cui si presenta.

    Gli screenshot fanno pensare che i post verranno visualizzati in griglie a due colonne nella home. Da quello che si vede, sembra che ci sia la possibilità di pubblicare più foto tramite un post carosello.

    Infatti, su TikTok Notes è possibile aggiungere fino a 34 immagini a un singolo post. Le immagini sono presentate come una raccolta a scorrimento laterale, appunto un carosello.

    Si possono aggiungere anche delle didascalie alle immagini con un limite di 4 mila caratteri. Vale a dire quasi il doppio di quello che consente Instagram, cioè 2.200 caratteri.

    La home dell’app TikTok Notes sembra essere divisa in due sezioni, con una pagina separata in cui è possibile visualizzare i post delle persone che si seguono e un’altra pagina “Per te”.

    Per alcuni sembra ricordare la home page di Pinterest, ma con una griglia più piccola a due colonne.

    Ecco, al momento queste sono le informazioni che si possono evincere da TikTok Notes che si presenta come app rivale di Instagram.

    TikTok prova a diversificare

    Sembra evidente che TikTok provi a rendersi più interessante, attraverso questo test, provando anche a diversificare. Il rischio però è di sconfinare in settori che non le appartengono, finendo per non riuscire nell’intento.

    Questa strategia sembra essere suggerita dal momento che l’app sta vivendo su due fronti. Quello Usa, a cui si accennava prima, con un possibile ban, o lo smembramento delle attività negli Usa. E quello nella UE.

    TikTok tra Usa e UE

    Proprio ieri il commissario europeo per il mercato interno e i servizi, Thierry Breton, ha una richiesta di informazioni riguardo TikTok Lite, lanciata in Francia e in Spagna. La richiesta nasce dal fatto che l’app premia gli utenti per attività come guardare video, mettere like, seguire i creator o invitare gli amici a iscriversi.

    Il caso TikTok Lite

    La commissione UE richiede maggiori informazioni a TikTok per verificare “il potenziale impatto del nuovo programma ‘task and reward Lite’ sulla sicurezza dei minori e sulla salute mentale degli utenti, soprattutto in relazione alla potenziale stimolazione di comportamenti di dipendenza”.

    Le informazioni dovranno pervenire alla commissione entro 24 ore dalla richiesta di informazioni. Ulteriori informazioni dovranno pervenire a Bruxelles entro, e non oltre, il 26 aprile.

    Per concludere, la situazione di TikTok appare poco tranquilla a livello globale.

  • LinkedIn, test per un feed video in stile TikTok

    LinkedIn, test per un feed video in stile TikTok

    Dopo alcuni rumors arriva la conferma. LinkedIn ha avviato un test su un feed video in stile TikTok. L’intento è di strizzare l’occhio ai più giovani che approderanno nel mondo del lavoro.

    Mentre si discute nel mondo di quale possa essere il destino di TikTok negli Usa, l’app cinese continua a dettare i trend.

    Dopo alcuni rumors, rivelati da Austin Null e seguiti da Lindesy Gamble, anche LinkedIn ne ha dato conferma. E di cosa?

    Semplice, del fatto che anche l’app di LinkedIn avrà il suo feed per i video in stile TikTok. In pratica, mancava solo la società di Microsoft a inserirsi tra le società che hanno strizzato l’occhio all’app cinese. Tra queste ci sono Instagram, Facebook, Netflix; e poi YouTube, Snapchat.

    Insomma, i social media, resosi conto che i video acquistano sempre più interesse, specie quelli brevi, non hanno fatto altro che guardare a chi sui video brevi ha costruito tutta la sua esistenza. E reputazione.

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    La novità di LinkedIn in stile TikTok

    E dunque LinkedIn si appresta a lanciare un feed che sembra uguale a quello di TikTok. Lo si nota dalle informazioni condivise da Austin Null, direttore strategico dell’agenzia McKinney.

    Da quello che ha pubblicato Null, si nota il nuovo feed in una categoria chiamata appunto “Video”.

    Dopo aver toccato la sezione “Video” si entra in un feed che mostra video nel formato verticale che scorrono dal basso verso l’alto. Dal test si vede che è possibile mettere “like”, scrivere un commento e condividere il video.

    “Stiamo testando nuovi modi per aiutare gli utenti a scoprire più facilmente video tempestivi e pertinenti da guardare su LinkedIn”, dice Suzi Owens, portavoce dell’azienda, ad Axios.

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    Screenshot: Austin Null | realizzazione: Lindsey Gamble

    Niente di nuovo, tranne i video business

    Niente di nuovo sotto il cielo dei social media, verrebbe da dire. Men che meno sotto il cielo di LinkedIn che ripropone qualcosa di già visto.

    Solo che a differenza di altre app, su LinkedIn i video si concentrano più o meno sullo stesso tema. E quindi carriere professionali, business, personal branding. Anche se, va comunque ricordato, che LinkedIn – questa novità lo dimostra –  è sempre di più una piattaforma social media. Al pari delle altre.

    Significa che il contenuto è sempre più vario ed è presentato in modalità altrettanto varie.

    LinkedIn prova ancora una volta a mostrarsi più aperta. Soprattutto più aperta verso i giovani. E se le stories non hanno avuto vita lunga, si spera che i video insieme a questa modalità possano attrarre i più giovani.

    LinkedIn strizza l’occhio ai giovani

    L’app di Microsoft per sua natura non è molto attraente per gli utenti più giovani, ovviamente. Non ancora inseritisi nel mondo del lavoro, i giovani non prestano attenzione a LinkedIn. Fino a quando non arriva quel momento.

    E quindi, se per il momento i giovani di oggi sembrano ignorare l’app, arriverà quel momento in cui apriranno il proprio account e troveranno quelle modalità che hanno sempre apprezzato altrove. Quindi i video in verticale in stile TikTok.

    Questa potrebbe essere una spiegazione plausibile del perché LinkedIn spinge verso i video in questo modo.

    In Italia, come notato in un altro articolo, i giovani non frequentano molto LinkedIn. Anzi, in percentuale sono meno del 10%, rispetto al 12% della popolazione social media italiana.

    Un dato che in proporzione lo si riscontra un po’ ovunque.

    Ovvio, LinkedIn non è TikTok e non è un luogo per influencer. Certo, potrebbe diventarlo e allora sarà interessante verificare cosa ne pensano gli utenti LinkedIn più affezionati. E sarà interessante verificare l’impatto che tutto questo potrà avere per le aziende.

  • TikTok verso il divieto negli Usa ma il destino è incerto

    TikTok verso il divieto negli Usa ma il destino è incerto

    La Camera del Congresso USA ha votato a grande maggioranza per un possibile divieto di TikTok. La palla adesso passa al Senato dove il destino è molto incerto. Sorgono problemi di costituzionalità e non è detto che si arrivi al divieto o alla vendita.

    La House del Congresso USA ha approvato a grande maggioranza il disegno di legge che potrebbe portare al divieto di TikTok negli USA. Ora la palla passa al Senato, anche se il suo destino sembra alquanto incerto.

    Il voto della Camera su TikTok

    Con 352 voti a favore, e 65 contrari, il destino di TikTok adesso sembra essere legato al Senato. Dove, da quello che merge in queste ore, non è certo che la camera alta segua il voto della House.

    Infatti, il senatore repubblicano Rand Paul ha evidenziato un problema procedurale della proposta che andrebbe a confliggere con i dettami costituzionali.

    La situazione per la verità non è affatto tranquilla. Proprio in queste ore si scopre che TikTok abbia spinto gli utenti americani, circa 170 milioni, a fare pressione sul Congresso. Alcuni utenti hanno ricevuto un messaggio alert con queste parole: “Fai sapere al Congresso cosa significa TikTok per te e di loro di votare NO”.

    Un’azione che non è piaciuta ai sostenitori della proposta di legge e che, comunque, non ha avuto riflessi sul voto alla Camera.

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    Le proteste degli utenti e delle PMI americane

    Ma nel paese la protesta degli utenti si è fatta sentire. Tante sono state le manifestazioni a contrarie alla proposta di legge. Alcune hanno visto anche la partecipazione di tante piccole e medie imprese che grazie a TikTok hanno potuto evitare la chiusura definitiva delle loro attività.

    Uno scenario questo che non può essere ignorato.

    Cosa succede adesso?

    Come dicevo prima, la proposta deve essere votata in Senato con uno scenario incerto.

    Il passaggio al Senato è incerto

    Se dovesse ottenere un voto favorevole delle medesime proporzioni ottenute alla Camera, allora ByteDance (la società cinese che ne detiene la proprietà) avrà 180 giorni di tempo per vendere la piattaforma. In alternativa dovrà prepararsi ad affrontare il divieto all’interno degli store di Apple e Google e dei servizi di web hosting negli USA.

    Il presidente Joe Biden ha detto che trasformerà la legislazione in legge se verrà approvata dal Congresso.

    Tutto ebbe inizio con Trump

    Già nel 2020, a seguito dell’ordine esecutivo di Donald Trump, si era arrivati ad uno scenario simile. Ordine che fu poi annullato dal successore di Trump, appunto Biden, e la cosa finì lì. Per il momento.

    In realtà la vicenda TikTok negli Usa non si è mai sopita del tutto. Ma i dirigenti di TikTok stessi credevano che si fosse un attimo superato quel vento contrario all’app.

    Tanto è vero che nella domenica del Super Bowl proprio Joe Biden aveva annunciato il suo approdo su TikTok. Nessuno credeva che da lì a poco si sarebbe rianimato tutto. Tanto meno con queta velocità.

    Va registrato, in questa breve sintesi, il cambio di casacca proprio di Trump. L’ex presidente Usa ora si dice contrario alla proposta di legge che potrebbe portare al divieto di TikTok. Proprio lui che ha dato il via a tutto questo.

    Perché TikTok è un problema negli USA

    Perché negli Usa l’app TikTok viene vista come un problema?

    TikTok è diventato un bersaglio orma da qualche anno. Molti parlamentari, esperti di sicurezza vedono l’app come una potenziale minaccia alla sicurezza nazionale Usa. All’interno di un contesto di relazioni complicate tra Washington e Pechino.

    E il voto di oggi rischia di compromettere ancora di più queste relazioni. Specie se le si guarda all’interno di uno scenario internazionale che vive un momento molto delicato.

    ByteDance ha più volte dichiarato, anche in diverse audizioni al Congresso, di non aver mai condiviso i dati degli utenti statunitensi con le autorità cinesi. Una spiegazione che non ha mai convinto del tutto i legislatori americani che sottolineano, invece, che la società potrebbe essere tenuta a fornire informazioni al governo secondo la legge cinese.

    In un’audizione nel marzo 2023 davanti alla Commissione per l’Energia e il Commercio della Camera, il CEO di TikTok, Shou Zi Chew, aveva affermato che TikTok “in quanto società statunitense costituita negli Stati Uniti, è soggetta alle leggi degli Stati Uniti” compiendo diversi sforzi per affrontare la preoccupazione delle autorità americane “sul patrimonio di TikTok”.

    Consentitemi di affermarlo senza equivoci: ByteDance non è un agente della Cina o di qualsiasi altro paese“, aveva aggiunto Shou Zi Chew.

    Il futuro di TikTok appeso ad un filo

    Il percorso parlamentare potrebbe portare comunque ad un esito auspicato dalla gran parte dei deputati Usa.

    Ma, come accennato prima, potrebbe poi scontrarsi con una realtà ancora più complessa. La quale potrebbe dare vita ad un fiume di ricorsi per incostituzionalità della stessa proposta.

    Insomma, la situazione è tutt’altro che chiusa. E, in ogni caso, il contrasto a TikTok non solo potrebbe poi estendersi ad altre app, ma potrebbe portare ad ulteriori conseguenze nelle relazioni internazionali.

    Vedremo come andrà a finire.