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  • X nel 2026, l’algoritmo del proprietario ha vinto

    X nel 2026, l’algoritmo del proprietario ha vinto

    L’analisi di Nate Silver rivela come X nel 2026 sia dominata da account di destra di bassa qualità. Al centro di tutto ovviamente c’è Musk. Non è visibilità organica, ma è l’algoritmo del proprietario che ha ribaltato la piattaforma.

    Quando Elon Musk ha acquistato Twitter nell’ottobre 2022, ha promesso di trasformarlo in una piazza digitale dove la libertà di espressione avrebbe trionfato. Tre anni e mezzo dopo, quella piazza è diventata qualcosa di molto diverso. Vale a dire un ecosistema chiuso dove prosperano account di bassissima qualità, teorie complottiste e disinformazione sistematica, mentre il giornalismo tradizionale viene progressivamente marginalizzato.

    E il grafico pubblicato da Nate Silver su Silver Bulletin lo dimostra con una chiarezza lascia spazio davvero a poche interpretazioni.

    L’immagine che si vede qui in basso è molto chiara. Si nota una costellazione di bolle che rappresentano gli account con più engagement su X nei primi mesi del 2026.

    Al centro c’è, ovviamente, Elon Musk con i suoi 223 milioni di follower e il boost algoritmico che si è costruito su misura.

    Attorno a lui, una galassia quasi interamente rossa: Pop Base, Catturd, Jackson Hinkle, Libs of TikTok, Laura Loomer, Scott Presler. Gli account blu, quelli che Silver classifica come liberal, sono pochi e marginali. Ma il dato più importante, forse, non è lo squilibrio politico, quello lo sapevamo già, ma è la qualità di ciò che genera engagement.

    Catturd preferito al New York Times: la vittoria della spazzatura

    C’è un dettaglio nel grafico di Silver che va evidenziato, ed è l’account Catturd, un profilo satirico di estrema destra, che genera più engagement del New York Times. Sì, si chiama letteralmente «Catturd» e che pubblica contenuti di qualità infima. E grazie alla spinta dell’algoritmo supera in interazioni una delle testate giornalistiche più importanti del mondo. E non è un caso isolato.

    Come avevo scritto analizzando l’evoluzione dell’algoritmo di X con Grok, la piattaforma di Musk ha progressivamente abbandonato qualsiasi pretesa di neutralità. Quello che vediamo oggi è il risultato finale di un processo iniziato subito dopo l’acquisizione: la costruzione dell’algoritmo del proprietario, come lo definisco ormai da tempo, che premia ciò che il proprietario vuole amplificare e penalizza ciò che vuole silenziare.

    Non si tratta di crescita organica, è ingegneria algoritmica

    Qualcuno potrebbe sostenere che questo spostamento rifletta semplicemente le preferenze degli utenti, che la destra americana sia più attiva sui social media, che si tratti di una dinamica organica.

    Ma poi i fatti raccontano una storia diversa. Prima dell’acquisizione di Musk, gli account con più engagement su Twitter erano figure come Taylor Swift, Barack Obama, Cristiano Ronaldo: celebrità che erano seguite da milioni di follower senza particolari spinte algoritmiche. Twitter lasciava che la rilevanza emergesse dalle interazioni reali degli utenti.

    Oggi quella che abbiamo sotto gli occhi è una situazione radicalmente diversa.

    Musk si è costruito un boost algoritmico personale – algoritmo del proprietario in purezza. I link esterni vengono sistematicamente penalizzati, una strategia che Silver definisce «miope» perché trasforma X in un giardino recintato dove i contenuti di qualità non hanno ragione di entrare.

    Gli account con la spunta blu legacy, quelli che avevano ottenuto la verifica prima dell’era Musk, sono stati progressivamente condannati all’irrilevanza. E il sistema di monetizzazione premia chi rimane sulla piattaforma e genera engagement, non chi produce contenuti verificati o approfonditi.

    Silver usa una metafora ecologica molto efficace per descrivere questo fenomeno. Infatti paragona X a un’isola remota dove, per mancanza di competizione, si sviluppano creature strane.

    È il cosiddetto effetto isola: in assenza di predatori naturali, prosperano specie che non sopravviverebbero in un ecosistema più competitivo. Il drago di Komodo esiste solo perché vive su isole isolate dell’Indonesia.

    In buona sostanza, Catturd esiste solo perché l’algoritmo di X lo protegge dalla competizione con contenuti di qualità.

    X, come i social media, sempre meno rilevanti per contenuti di qualità

    I social media, e X in particolare, stanno diventando sempre meno rilevanti per chi produce contenuti di qualità.

    Il New York Times ha 53 milioni di follower su X, eppure i suoi tweet generano spesso poche centinaia di like. È una sproporzione che non si spiega con il declino dell’interesse per il giornalismo. Ma si spiega con un algoritmo che penalizza sistematicamente i link esterni e i contenuti che portano gli utenti fuori dalla piattaforma.

    L’algoritmo del proprietario ha vinto

    Come avevo raccontato qui su questo blog, fin dall’inizio della vicenda Twitter/Musk, l’obiettivo dell’acquisizione non è mai stato quello dichiarato.

    Non si trattava di salvare la libertà di espressione o di combattere la censura.

    Si trattava di costruire una macchina di amplificazione per un certo tipo di contenuti: quelli che servono agli interessi politici e commerciali del proprietario. E quel progetto, possiamo dirlo, è andato a buon fine.

    Il grafico di Nate Silver non è solo una fotografia dello stato attuale di X. È la prova documentale di un’operazione riuscita.

    L’algoritmo del proprietario ha ribaltato completamente l’ecosistema della piattaforma, trasformandola da spazio di conversazione pubblica a camera di risonanza per disinformazione, teorie complottiste e propaganda politica.

    Resta da vedere se questa traiettoria sia reversibile o se X sia destinata a diventare sempre più marginale nel dibattito pubblico.

    Il processo già in corso coinvolge tutte le piattaforme social media, nessuna esclusa.

    L’algoritmo del proprietario ha vinto la battaglia per il controllo della piattaforma. Ma potrebbe aver perso la guerra per la sua rilevanza. Staremo a vedere, come sempre.

  • X introduce il tasto dislike nelle risposte, ecco come funziona

    X introduce il tasto dislike nelle risposte, ecco come funziona

    Nikita Bier, responsabile di prodotto di X, ha annunciato il rilascio del tasto dislike sulle risposte con una battuta che sembrava uno scherzo. In realtà la funzionalità era già attiva per alcuni utenti. Il conteggio resta privato, ma il segnale arriva direttamente all’algoritmo di ranking.

    C’è un modo particolare in cui le piattaforme social introducono le novità più attese. Annunci studiati, comunicati stampa, roll-out graduali con tanto di post enigmatici. E poi c’è il modo di X, quello con cui ha introdotto il tasto dislike sulle risposte: con una battuta che nessuno, inizialmente, ha preso sul serio. Siamo su X e non poteva essere diversamente.

    Tutto è partito quando un utente ha chiesto a Nikita Bier, Head of Product di X, se fosse possibile aggiungere un pulsante di dislike per le risposte. La risposta di Bier è stata veloce e lapidaria: “Give me 60 seconds“.

    Otto minuti dopo, i primi screenshot mostravano l’icona del pollice verso già attiva su alcuni account. Non si trattava più di ironia e scherzo, era un’attivazione istantanea di una funzionalità che, con ogni probabilità, era già pronta e aspettava solo di essere accesa e aspettava solo il momento giusto.

    Ma la cosa interessante non è la velocità del rilascio, è il motivo per cui X ha deciso di procedere proprio ora.

    Bier: le risposte sono il peggior prodotto di X

    Nikita Bier non ha usato mezzi termini. In un post pubblicato poco dopo l’attivazione, ha scritto che l’algoritmo delle risposte è “attualmente il peggior prodotto dell’azienda” e che “non c’è logica, non c’è segnale, solo spazzatura”.

    Un’ammissione che spiega perché il dislike è stato introdotto esclusivamente sulle risposte e non sui post principali.

    Da mesi la sezione commenti di X è invasa da bot crypto, spam generato da agenti AI, e da tattiche di engagement farming e risposte completamente fuori tema che finiscono per inquinare l’esperienza (già molto difficile) di chi cerca un minimo di confronto che su X è sempre più un miraggio.

    Il tasto dislike serve proprio a questo, ossia a dare all’algoritmo un segnale immediato per mettere in cima le risposte apparentemente di valore e spingere in basso, o nascondere del tutto, il grande rumore di fondo.

    Il dislike su X, ecco come funziona

    La funzionalità è semplice e appare sotto le risposte, non sui post principali. È rappresentato da un’icona grigia, un pollice verso, posizionato accanto ai tasti di reactions. I conteggi sono assolutamente privati: nessuno può vedere quante volte una risposta è stata segnata come negativa, neanche l’autore stesso.

    Quando si clicca sul dislike, in alcuni casi si potrebbe aprire un piccolo spazio di feedback con opzioni strutturate in questo modo: “Spam”, “Generato da AI”, “Scorretto o fuorviante”, “Fuori tema”.

    Stiamo parlando quindi di un segnale privato che finisce dritto nell’algoritmo di ranking delle conversazioni. X lo usa per decidere quali risposte mostrare in alto e quali spingere verso il basso.

    Bier ha precisato che il tasto non funzionerà come il downvote di Reddit, dove i voti negativi sono pubblici e possono determinare il crollo della visibilità di un commento. Qui il segnale serve esclusivamente al ranking e alla personalizzazione della sezione risposte, senza esporre metriche che potrebbero alimentare dinamiche di attacchi coordinati o risposte di massa.

    L'immagine che mostra il dislike su X
    Come sarà il tasto dislike su X

    La strategia anti-spam: rendere lo spam economicamente insostenibile

    L’obiettivo di questa mossa, come dichiarato da Bier, non dovrebbe fermarsi al miglioramento dell’esperienza di chi legge le risposte. Nei prossimi 30 giorni, ha spiegato, chi produce spam su X guadagnerà sempre meno. Il dislike è solo una parte di un intervento più ampio che prevede anche limitazioni geografiche sulle risposte e altri strumenti per contrastare gli abusi.

    Se le risposte spam vengono sistematicamente abbassate in termini di visibilità dall’algoritmo grazie ai segnali negativi degli utenti, chi le produce non ottiene più visibilità. E se non ottiene visibilità, non guadagna. Il modello di business dei bot che intasano le conversazioni per generare impressions potrebbe essere così colpito alla radice.

    Il caso precedente di YouTube

    X non è la prima piattaforma a sperimentare con i segnali negativi. E la scelta di mantenere privati i conteggi sembra aver recepito le lezioni di chi ci ha provato prima.

    YouTube, nel novembre 2021, ha reso invisibili al pubblico i conteggi dei dislike sui video, pur mantenendo il pulsante attivo. L’obiettivo dichiarato era ridurre gli attacchi coordinati, il cosiddetto “dislike bombing”, che colpiva soprattutto i creator più piccoli o chi affrontava argomenti controversi.

    Secondo YouTube, l’esperimento aveva mostrato una riduzione significativa dei comportamenti di attacco mirato. L’algoritmo continuava a usare il segnale internamente per le raccomandazioni, ma la negatività pubblica si era in parte spostata nei commenti.

    Reddit e il rischio delle camere dell’eco

    Reddit rappresenta l’altra piattaforma che utilizza ormai questo strumento.

    Il downvote è pubblico, in grado far crollare drasticamente la visibilità di un commento. Studi accademici hanno documentato come un singolo voto negativo possa influenzare a cascata i voti successivi: chi arriva dopo tende a conformarsi al giudizio già espresso.

    Il risultato è una moderazione efficace contro spam e contenuti fuori tema, ma anche un effetto echo-chamber, di camera d’eco dove le opinioni in genere minoritarie vengono sistematicamente affossate.

    X sembra prendere spunto da queste due esperienze. Rendendo i conteggi privati, come ricordato prima, il segnale arriva all’algoritmo.

    X e il dislike, rilascio graduale

    Al momento il rollout è limitato e lato server, infatti alcuni utenti lo vedono già, altri no. Classico rilascio asimmetrico che X ha adottato per molte delle sue novità recenti. Chi lo ha già attivo riporta che la sezione risposte appare effettivamente più pulita, con meno spam in evidenza.

    Va ricordato che già nel luglio 2024, TechCrunch aveva riportato che X stava sviluppando attivamente il tasto dislike, con riferimenti nel codice dell’app iOS a un’icona a forma di cuore spezzato.

    Anche Twitter, prima dell’acquisizione di Musk, aveva sperimentato funzionalità simili nel 2021. Ma solo ora che il rilascio è diventato realtà.

    X introduce il tasto dislike nelle risposte, ecco come funziona
    X introduce il tasto dislike nelle risposte, ecco come funziona

    Una mossa che è anche un’incognita

    Diciamolo, per come stanno le cose sulla piattaforma di Elon Musk questa sicuramente non risolverà tutti i problemi, ma prova ad affrontare quello che lo stesso responsabile di prodotto ha definito il suo lato più debole.

    Resta da vedere se la promessa di Bier si realizzerà, soprattutto quando punta a rendere lo spam economicamente insostenibile entro 30 giorni.

    Più interessante da vedere è come gli utenti useranno questo nuovo strumento, se per migliorare la qualità delle conversazioni o per altri scopi che X non ha previsto.

    Vedremo come andrà anche questa.