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  • Intelligenza artificiale e marketing: il ruolo dei big data

    Intelligenza artificiale e marketing: il ruolo dei big data

    L’IA rivoluziona il marketing con efficienza e un livello di personalizzazione sempre più elevato. Assistenti vocali e big data ormai influenzano i consumatori, ma emergono questioni etiche. Le competenze soft saranno cruciali nel futuro.

    “La vendita per corrispondenza mette gli uomini alla prova, eliminando ogni tipo di supposizione ed evidenziando ogni errore. […] Così si impara che o la pubblicità viene fatta su base scientifica o non si avrà nessuna possibilità di successo”.

    Con queste parole Claude C. Hopkins, nel 1923, copywriter e convinto esponente dell’hard sell, presentava in “Scientific advertising” la propria visione dell’advertising.

    Da allora la relazione tra persone e marchi ha mutato pelle diverse volte.

    Dalla Televisione all’Intelligenza Artificiale

    L’avvento della televisione, la nascita dei primi personal computer fino all’avvento di Internet e la sua successiva adozione in mobilità, sono solo alcuni dei passaggi che hanno provocato i cambiamenti epocali degli ultimi decenni.

    In questo quadro si articola la riflessione con Francesco Turriani di Ingigni che interseca storia, dati ed approfondimenti scientifici che guardano ai trend di domani.

    Il 30 novembre 2022, con la pubblicazione di ChatGPT, il chatbot basato su intelligenza artificiale di OpenAI, è avvenuto un altro passaggio storico, un game changer negli equilibri della società.

    il tempo impiegato dalle statup più famose per raggiungere il milione di utenti

    In 5 giorni ChatGPT ha raggiunto i 1 milione di utenti (fonte dati e immagine) e si stima abbia raggiunto oltre 630 milioni di visitatori il mese scorso. In un paio d’anni si sono moltiplicate le Intelligenze artificiali (o IA) declinate in vari settori.

    Non abbiamo fatto in tempo a familiarizzare con testi più o meno ben fatti che siamo stati sorpresi da immagini sempre più realistiche. Oggi le immagini prendono vita ed è sempre più naturale che vengano accompagnate da musiche nate da dei prompt. Tutto evolve, molto velocemente.

    Il marketing, più rapidamente di altre realtà, sta sviluppando un rapporto simbiotico con l’intelligenza artificiale, coniugando la propria maturità con l’innovazione offerta dall’IA.

    Il risultato è fatto da mediazioni algoritmiche che migliorano le performance, avvicinano ancora di più azienda e cliente di cui addirittura prevedono i comportamenti grazie ai big data. 

    L’impatto dell’IA nel marketing digitale

    Hopkins diceva: “Non siamo perfettamente in grado di predire con certezza quanto un articolo sarà popolare, perché è difficile misurare le antipatie umane, le preferenze e i pregiudizi ma sappiamo invece con certezza come venderlo nel modo più efficace.”

    Anche questa barriera è caduta grazie a IA che automatizzano e personalizzano l’esperienza di acquisto degli utenti in modi prima inimmaginabili. Brand come Amazon sono pionieri nei consigli di acquisto personalizzati e nei prezzi dinamici assistiti aggiornati, grazie all’intelligenza artificiale.

    Grazie all’IA, i brand offrono raccomandazioni d’acquisto su misura, migliorano la navigazione del cliente e ottimizzano la gestione dell’inventario. Questi strumenti aumentano l’efficienza, migliorano la soddisfazione del cliente e se ne assicurano la fedeltà grazie alla comprensione delle preferenze.

    Secondo Statista, i ricavi del mercato globale derivanti dall’utilizzo dell’intelligenza artificiale nel marketing raggiungeranno i 36 miliardi di dollari nel 2024. 

    ai big data marketing franz russo

    Le tecnologie AI che avvicinano i brand ai consumatori

    Una ricerca focalizzata sull’impatto dell’IA sui comportamenti d’acquisto online degli utenti si sofferma su 5 punti che restano fondamentali nel rapporto tra intelligenza artificiale e marketing.

    Assistenti vocali

    Sfruttano l’apprendimento automatico per valutare e decodificare la voce e il linguaggio parlato. Ad esempio, i clienti possono effettuare acquisti handsfree utilizzando comandi vocali tramite assistenti virtuali come Google Assistant, Amazon Alexa e Siri. Il 40% degli italiani ne fa uso.

    Virtual Try On

    Integra nel reale elementi virtuali e permette di vedere il risultato prima di disporre del prodotto. Durante lo shopping online su Amazon, ad esempio, si può vedere in un’anteprima come un certo modello di scarpa starà ai piedi della persona grazie alla fotocamera del proprio smartphone.

    Cognitive robots

    Questi robot utilizzano tecnologie di linguaggio naturale per operazioni senza intervento umano. Un esempio è Robee, il robot umanoide made in Italy con addestramento rinforzato, capace di operare in ambienti ostili, di eseguire lavori pesanti in fabbrica ma anche in ambito sanitario.

    Sistema di raccomandazione

    Questi sistemi utilizzano algoritmi che analizzano la cronologia di navigazione dell’e-commerce e ne tracciano i comportamenti al fine di comprendere quali categorie di prodotti suggerire ai clienti. Amazon raccomanda prodotti basandosi anche sulla cronologia di ricerca degli utenti.

    Test processing technology

    Si tratta di una tecnologia di linguaggio naturale che include chatbot e sentiment analysis, utilizzata per analizzare il linguaggio o testi scritti. Per esempio, la compagnia Sephora usa strumenti di elaborazione di dati per valutare recensioni, opinioni e feedback dei prodotti.

    La capacità dell’intelligenza artificiale di analizzare grandi set di dati in tempo reale migliora la distribuzione dei contenuti permettendo al marketing di identificare, esaminare, anticipare ed interpretare correttamente i dati degli utenti. Questa capacità dota i marketer di nuovi strumenti per coinvolgere i clienti in attività che ne aumentano la soddisfazione e li incentivano agli acquisti.

    Ambiti di utilizzo dell’IA nella promozione

    Non solo il marketing digitale. La pervasività dell’intelligenza artificiale è sempre più tangibile nelle sue ramificate capacità espressive. Qui ne riportiamo alcuni tra i più apprezzabili esempi.

    Dalle banche per rilevare frodi

    L’IA permette alle banche di monitorare le transazioni in tempo reale, identificando comportamenti sospetti e potenziali frodi. Con il machine learning, realtà come American Express riescono a intercettare comportamenti fraudolenti aumentando la sicurezza e la customer loyalty.

    Dalle piattaforme di streaming

    Si stima che circa il 75% di ciò che gli utenti guardano su Netflix è influenzato dai consigli della piattaforma, cosa che evidenzia l’impatto dell’intelligenza artificiale e dei big data sulla customer experience e che si traduce in un maggior tempo di permanenza sulla piattaforma.

    Per videosorveglianza

    L’intelligenza artificiale rende le telecamere strumenti capaci di dedurre da comportamenti anomali possibili azioni pericolose, di tenere sotto controllo i comportamenti e rilevare fonti di rischio. Questo aumenta la sicurezza e rende più efficiente e reattiva la gestione delle emergenze.

    Velocizzare i processi di selezione

    Le soluzioni IA in HR analizzano CV e dati dei candidati per abbinare le qualifiche alle posizioni aperte, riducendo il tempo di reclutamento e migliorando l’accuratezza nella selezione dei candidati. Già nel 2019, Unilever dichiarò di aver risparmiato grazie all’IA 100.000 ore di interviste analizzando le espressioni facciali, il linguaggio del corpo e la scelta delle parole dei candidati.

    Customer care

    Chatbot intelligenti, basati su IA, gestiscono richieste e domande dei clienti 24/7, migliorando l’esperienza dell’utente con risposte immediate e personalizzate, e alleggerendo il carico di lavoro del personale di supporto. Xbox sta testando un nuovo chatbot connesso ai documenti di supporto di casa Microsoft per migliorare l’esperienza di gioco dei propri utenti.

    Nell’automotive

    L’IA rivoluziona l’automotive con la guida autonoma, analizza in tempo reale i dati di fonti esterne, sensori e telecamere e prende decisioni che migliorino la sicurezza e riducono gli incidenti.

    Nella ricerca

    Nel 2020, i ricercatori del MIT hanno annunciato la scoperta del primo antibiotico grazie all’intelligenza artificiale. Su un database di 61.000 molecole fornite dagli scienziati, l’IA è stata in grado di fornire una soluzione atossica e diversa da altri antibiotici già in commercio. Un successo storico la scoperta dell’halicina in onore di Hal 9000, dal film 2001: odissea nello spazio.

    Impatto dell’AI sui consumatori: stato attuale e prospettive

    Non siamo più soli. La presenza della tecnologia digitale fa parte degli spazi fisici in cui viviamo. Ciò contribuisce a modificare la nostra percezione di orizzonte personale e sociale, definendo prospettive diverse e non sempre rassicuranti. Gli spazi sono sempre più ibridi.

    Grazie ad Internet ed agli smartphone, mondo fisico e mondo digitale coesistono. Trascorriamo quasi 6 ore ogni giorno connessi alla rete, 3 delle quali attraverso i nostri smartphone.

    una smart city stilizzata

    Non siamo programmati per eseguire operazioni in multitasking però il progresso tecnologico viaggia a velocità crescente. Viviamo nella right now economy, starle dietro non è facile.

    Ciò induce le persone in uno stato che Johann Hari definisce wired, soffermandosi sull’ambivalenza del termine: da una parte l’essere connesso alla rete, dall’altra l’iperattività cerebrale.

    A fronte di una minore attenzione, frammentata com’è da stimoli esterni come notifiche, email e memo, viene in soccorso il digital marketing che gioca un ruolo decisivo nell’individuare soluzioni soddisfacenti capaci di anticipare, semplificare ed accompagnare l’utente verso la conversione.

    Qui l’etica assume un ruolo rilevante. Siamo accompagnati da stimoli informativi che continueranno ad aumentare grazie all’adozione sempre più capillare di sistemi basati su IA.

    Andrea Saletti, con un suo post su Instagram, ha recentemente portato all’attenzione la questione del “paradosso della scelta”. Quando la persona ha poche informazioni, poco tempo o non sa esattamente che cosa vuole preferisce avere poche scelte. In altre situazioni, invece, avere più scelte è funzionale e garantisce una customer experience migliore.

    Tra gli aspetti che, grazie all’IA, impattano positivamente sull’esperienza troviamo le raccomandazioni personalizzate, le ricerche per immagini, i risultati di ricerche più rilevanti basati sulle singole esigenze e chatbot capaci di assistere 24 ore su 24 durante la navigazione o il completamento di un’operazione. Come la finalizzazione di un acquisto in un ecommerce. 

    La sicurezza: una partita importante

    Nonostante i benefici evidenti, l’impiego dell’IA nel marketing e nell’e-commerce solleva anche questioni di sicurezza e privacy. I pro di questa tecnologia includono l’efficienza operativa e l’aumento delle vendite grazie a raccomandazioni personalizzate e processi decisionali automatizzati. Tuttavia, questi vantaggi si accompagnano a dei contro significativi:

    • Privacy: l’accumulo e l’analisi di enormi quantità di dati personali possono causare violazioni della privacy, se i dati non sono adeguatamente protetti.
    • Sicurezza: sistemi di intelligenza artificiale mal configurati o vulnerabili possono essere sfruttati per fini maligni e poco limpidi, come attacchi informatici mirati.
    • Bias algoritmici: se non monitorati, gli algoritmi possono perpetuare o amplificare pregiudizi. Portando a decisioni ingiuste e discriminatorie. Il 29 marzo 2024 Facebook interrompe la Via Crucis di Radio Maria motivando: “sembra che tu abbia condiviso o inviato immagini di nudo o atti sessuali”. Sicuramente il Crocifisso non era d’accordo.
    • Prezzi squilibrati: brand che adottano un pricing dinamico basato su IA possono incorrere nel rischio di presentare prezzi sballati basati sulla cronologia di prodotti già visualizzati.
    • Recensioni false: la leva della riprova sociale gioca un ruolo nei processi decisionali degli utenti. Esistono sistemi basati su IA per verificare l’autenticità delle recensioni. Peccato che a volte l’AI crei confusione creando grossi problemi (com/review/fakespot).

    Immaginare gli strumenti, non prevedere come usarli

    Non è difficile prevedere che in futuro la dimensione MarTech svolgerà un ruolo ancora più significativo, per certi versi facilitando la nostra vita e offrendo vantaggi significativi in contesti professionali, aziendali e privati; per altri versi ponendo questioni fondamentali su come evolverà il mercato del lavoro, su quali opportunità e alternative potranno esserci agli impieghi tradizionali.

    Durante il 14esimo forum tenutosi a Shangai, nel giugno 2023, il premio Nobel Pissarides ha affermato che le numerose iscrizioni a corsi di laurea STEM (Science, Technology, Engineering e Mathematics) produrranno molti laureati senza prospettive. E le soft skills avranno più valore.

    Quindi, saranno protagoniste della trasformazione digitale le abilità personali come creatività, empatia, affabilità che conteranno più delle hard skills, i titoli di studio. È pur sempre un’opinione con la quale non tutti sono d’accordo. Infatti viene da chiedersi: è meglio un ingegnere che sa fare calcoli e progetti ma è scorbutico, oppure un tipo simpatico che però rimanda tutto all’IA per cominciare a costruire un ponte? La verità, probabilmente, come sempre sta nel mezzo.

    Se il lavoro e la sua organizzazione vivono un momento di transizione, non sono questioni di poco conto nemmeno le mutazioni nei rapporti interpersonali, la crescente incertezza nella percezione della realtà, quanto l’IA peserà sullo sviluppo delle capacità conoscitive ed emotive degli individui.

    Le informazioni nello spazio digitale subiscono una commoditizzazione, divenendo facilmente reperibili senza transitare nello spazio pubblico bensì da dimensione privata a dimensione privata.

    Mantenere uno spirito critico senza pregiudizi verso l’ingresso delle tecnologie è il modo migliore per comprendere la mutazione della società, del lavoro e delle giornate sempre più onlife.

     

  • L’IA generativa e la rivoluzione nel Marketing

    L’IA generativa e la rivoluzione nel Marketing

    L’intelligenza artificiale generativa sta trasformando diversi ambienti, incluso il mondo del marketing. Per cercare di comprendere meglio come l’IA può essere di aiuto alle aziende, ecco tre esperti che condividono le loro visioni.

    Nell’era digitale contemporanea, l’intelligenza artificiale (IA) sta emergendo come una forza trainante anche per il mondo del marketing. L’IA generativa sta rivoluzionando il modo in cui le aziende interagiscono con i clienti, creano contenuti e prendono decisioni strategiche. Ci troviamo in un momento cruciale in cui l’IA generativa sta definendo lo scenario tra presente e futuro del marketing.

    Questa tecnologia offre opportunità senza precedenti per personalizzare la comunicazione, ottimizzare le campagne pubblicitarie e persino rivoluzionare i motori di ricerca. E, come ogni innovazione, porta con sé sfide e domande sul suo impatto anche sul marketing.

    Ma come vedono il futuro del marketing attraverso l’uso dell’IA generativa gli esperti del settore? Tre professori di importanti università italiane hanno condiviso le loro opinioni in un approfondimento realizzato da Giorgia Pisano, Gartner.

    IA generativa e Marketing, il parere degli esperti

    Francisco Villarroel, Università LUISS Guido Carli:
    Quando si parla di IA generativa, una delle domande più frequenti è se in futuro la maggior parte dei contenuti sarà creata dall’IA piuttosto che dall’uomo. Secondo Villarroel, questo è un futuro molto probabile. Già oggi si notano algoritmi che decidono quali contenuti visualizzare. Il passo successivo sarà la creazione di tali contenuti. Tuttavia, sottolinea l’importanza della supervisione umana, essenziale per garantire l’efficacia dell’IA, soprattutto nella preparazione e nella valutazione del contenuto generato.

    IA generativa e la rivoluzione nel Marketing franzrusso.it

    Andreina Mandelli, SDA Bocconi:
    La dott.ssa Mandelli evidenzia come l’IA generativa stia diventando parte integrante dei processi aziendali. Le aziende devono monitorare l’evoluzione di questa tecnologia per sfruttarla al meglio. La tecnologia crea valore quando è utilizzata per generare efficienza o per creare nuove risorse strategiche, come dati e insight utili per comprendere e servire al meglio i clienti.

    Guido Di Fraia, Università Iulm:
    Il dott. Di Fraia fornisce esempi pratici di come l’IA generativa possa essere utilizzata nelle strategie di marketing. Ad esempio, nella fase di awareness, le imprese possono utilizzare l’IA per raggiungere il target specifico. Questo permette di evitare sprechi di tempo e risorse. Nell’email marketing, l’IA può creare email personalizzate; mentre negli A/B test può aiutare a evitare bias, offrendo soluzioni più efficaci basate su test reali sui clienti.

    L’IA Generativa: opportunità e sfide per le aziende

    Mentre ci avviciniamo a un futuro sempre più digitalizzato, l’importanza dell’IA generativa nel panorama del marketing non può essere sottovalutata.

    Secondo un articolo di Salesforce, l’IA generativa ha il potenziale di fornire bozze in pochi secondi. Questo permetterebbe alle aziende di produrre contenuti in modo più efficiente e mirato. Questa capacità di generare contenuti rapidamente e accuratamente può rivoluzionare il modo in cui le aziende interagiscono con i loro clienti.

    Ancora, come sottolineato da Capterra, l’IA generativa può apportare contributi significativi in tutte le fasi del processo di marketing, dalla conversione all’awareness. Questa tecnologia non solo offre alle aziende strumenti avanzati per ottimizzare le loro strategie, ma anche la possibilità di innovare e adattarsi rapidamente ai cambiamenti del mercato.

    L’innovazione tecnologica continua a progredire e l’IA generativa emerge come uno strumento fondamentale per le aziende. Una tecnologia che si rivela fondamentale in ottica di competitività.

    Sebbene tutti riconoscono la capacità della IA e le sue potenzialità, è essenziale che le aziende ricordino il valore insostituibile dell’intervento e della creatività umana. Insieme, tecnologia e ingegno umano possono dare vita strategie di marketing davvero rivoluzionarie, centrando le esigenze del cliente in modi assolutamente innovativi.

    [L’immagine di copertina è stata generata da ChatGPT di OpenAI con DALL·E 3]

  • Spider Brand, alla scoperta dei nuovi supereroi del Marketing

    Spider Brand, alla scoperta dei nuovi supereroi del Marketing

    Esce in libreria e nei digital store il nuovo libro di Giampaolo Colletti, con la prefazione di Pino Insegno, dal titolo “Spider Brand”, un viaggio alla scoperta dei nuovi supereroi del Marketing.

    Esce in libreria e nei digital store il nuovo libro di Giampaolo Colletti, con la prefazione di Pino Insegno. «Da un grande potere derivano grandi responsabilità». Così affermava Spider-Man già nel 1962. E in quelle parole si legge anche il manifesto dei brand d’eccellenza, soprattutto in questo tempo fragile segnato dall’emergenza della pandemia.

    Aziende virtuose con gli occhi aperti, le orecchie in ascolto, i piedi per terra e il cuore oltre l’ostacolo: tutto questo è raccontato in “SPIDER-BRAND – I TRENTA SUPERPOTERI DEI NUOVI EROI DEL MARKETING”, il nuovo libro scritto dal giornalista Giampaolo Colletti con la prefazione dell’attore e doppiatore Pino Insegno e edito da Egea, la casa editrice dell’Università Bocconi.

    Narrazioni, ma soprattutto azioni. Nel libro sono raccolte centinaia di storie di successo: così si scopre che negli ultimi mesi il colosso americano di calzature Zappos ha attivato un call center che aiuta i clienti in ogni difficoltà: dalla ricerca di una pizzeria d’asporto alla scelta dell’app per gli allenamenti virtuali, fino alla consegna della farina per fare il pane in casa.

    L’azienda veronese della carta Fedrigoni, fondata dall’omonima famiglia ben tre secoli fa, ha distribuito gratuitamente nei supermercati ottantamila album da disegno Fabriano: un modo per aiutare i bambini e in fondo anche mamma e papà. Airbnb ha deciso di diversificare il business puntando su sessioni di cucina e yoga via Zoom tenute direttamente dagli host o ancora D&G ha avviato tutorial di maglia e ricamo: gli artigiani della maison da casa insieme ai due stilisti insegnano uncinetto e cucito.

    SPIDER BRAND copertina colletti

    In Francia, Burger King ha deciso di regalare ad oltre cinquecento bambini il compleanno nel fast food, superata la fase di restrizioni.

    Nuove esperienze di acquisto nel segno della protezione: il brand di cosmesi naturale Lush ha predisposto da subito la possibilità per i clienti di lavarsi le mani nei propri punti vendita e ancora il colosso della grande distribuzione inglese Tesco nei suoi duemila supermercati ha creato due ingressi distinti: uno per chi ha fretta e sceglie le più importanti referenze ad alta rotazione, un altro invece per chi ha voglia di fare la spesa in modo più rilassato.

    Ma non è una partita che riguarda solo le grandi corporation: in Svezia un’agenzia immobiliare ha creato il muro della gentilezza per le strade innevate di Uppsala. “Prendi un cappotto se hai freddo. Lascia un cappotto se non lo usi più”: questo il messaggio che racconta il cubo attaccapanni.

    E ancora in Italia Mullinum, l’impresa calabrese impegnata nella panificazione nell’ultimo mulino in pietra del sud-Italia, durante il lockdown ha azzerato le spese di spedizione e aggiunto in regalo il lievito madre con le istruzioni per l’uso.

    SPIDER-BRAND, 160 pagine di storie, rappresenta una cassetta degli attrezzi per comprendere l’identikit e le sfide del nuovo marketing, attraverso il racconto dei fenomeni emergenti e l’analisi di campagne italiane e internazionali realizzate da grandi multinazionali o da piccole e medie imprese.

    «Il nuovo marketing ha trasformato i linguaggi, le relazioni, i processi, persino gli organigrammi, costringendo le imprese a ripensare campagne, ridefinire obiettivi, ricostruire identità per intercettare un’attenzione molto più labile rispetto al passato. Oggi queste realtà diventano plurali e insieme a dipendenti e clienti ripensano prodotti, servizi e soluzioni in una nuova logica di co-creazione. Quello odierno è un marketing dai superpoteri per brand che diventano – grazie ad azioni e narrazioni concrete – dei veri e propri supereroi», afferma Giampaolo Colletti, autore di “SPIDER-BRAND”. Il titolo è liberamente ispirato al notissimo Uomo Ragno diventato in poco tempo icona mondiale. Nel volume emerge come gli Spider-Brand siano dinamici, proattivi, persino divisivi perché intervengono in prima persona nell’agone digitale e in quello politico. E sanno interpretare la contemporaneità.

    In questi mesi difficili la catena di ristorazione Popeyes ha deciso di regalare un abbonamento a Netflix a migliaia di clienti, la birra Bud ha esordito con concerti virtuali su Instagram Live, il colosso di arredamento Burrow ha chiuso gli showroom, ma ha attivato la chat in video con gli arredatori: gli acquirenti possono fissare gli appuntamenti e vedere il divano da acquistare nel loro salotto in realtà virtuale grazie allo smartphone. E sono nate nuove figure professionali come il chief entertainment officer: Mumm, casa produttrice francese di champagne, ha assunto Usain Bolt, ex velocista giamaicano e uno tra gli atleti più premiati per ripensare l’intrattenimento virtuale.

    «Gli Spider-Brand strizzano l’occhio ai pubblici, li intrattengono, li aiutano, li guidano. La loro tela si tesse sotto casa, diventando riferimento per il territorio, ma al contempo riesce a raggiungere in tempo reale ogni angolo del mondo», ci dice Giampaolo Colletti.

    Trovate il libro disponibile sul sito dell’editore Egea a questo link.

  • B2B Day 2019, è il momento di avere un approccio al Marketing più human

    B2B Day 2019, è il momento di avere un approccio al Marketing più human

    Il B2B Day 2019 è stata una grande occasione per riflettere sul fatto che oggi non ha più senso insistere sul Funnel a tutti i costi. E’ forse arrivato il momento di mettersi al passo coi tempi e avere un approccio più “human”.

    Quella che poteva essere una semplice provocazione, alla fine si è mostrata essere una grande occasione di riflessione, con contenuti che hanno stimolato ben più di una riflessone. Il titolo del B2B Day 2019 di quest’anno era “Fuori dal Funnel“, un modo per spronare il B2B ad affrontare il marketing moderno con una logica nuova più attuale e meno arroccata alla logica del Funnel forse oggi poco adeguato. Pensate, e molti di voi lo sapranno già, l’ideatore del “Purchase Funnel” fu Elias St. Elmo Lewis che rese effettivo questo processo nel 1898. Certo, col tempo anche il Funnel si è evoluto, ma è rimasto troppo arroccato ad una logica che, nell’era che stiamo vivendo, può non risultare più soddisfacente, semplicemente perchè non tiene conto di un elemento fondamentale.

    b2b day 2019 franzrusso.it

    E quell’elemento fondamentale lo ha messo ben in evidenza Giorgio Soffiato, fondatore e CEO di Marketing Arena, che ha organizzato l’evento giunto alla terza edizione, quando ha evidenziato che oggi i “2/3 dei touchpoint nella fase di valutazione pre-acquisto, sono legati ad attività ‘human-driven‘”, come i social, le recensioni, il passaparola. Ecco l’elemento che mancava, l’elemento “human”. E sulla base del libro di Eric Keiles e Mike Lieberman, “Smash The Funnel” (An Inc. Original, 2019), che ha ispirato l’evento, il suggerimento è quello di superare il Funne, così come lo conosciamo oggi, ridisegnandolo introducendo tutta una serie di fasi che rispondono all’esigenza di semplificare e rendere più concreto il processo che porta all’acquisto. E quindi, maggiore attenzione ai contenuti, alle persone intese come “ambasciatori” e non più, solo, come “personas”.

    Tra gli interventi della giornata, ci ha molto colpito quello di Simone Goffo, digital and trade marketing coordinator di Lago Desing, che ha introdotto il tema del “Desing come leva di relazione“. A lui abbiamo chiesto quale modello segue oggi l’azienda e come viene interpretata la parola Design oggi:

    Il modello che adottiamo in azienda è quella di avere un modello che si basa sui luoghi, come bed and breakfast, hotel, uffici, spazi di lavoro, dove il Design possa essere parte dell’esperienza. Pensiamo a quanto tempo si passa in un ufficio, certamente vivere in un ambiente molto più vicino all’ambiente di casa aiuterà quelle persone ad essere più proficue. Ma pensiamo anche all’esperienza in hotel o B&B, spazi spesso troppo omologati tra loro. Quello che cerchiamo di fare è di elevare l’esperienza attraverso il Design, del bello. Vivendo l’esperienza in un B&B, dormendo su un letto Lago, la persona vive, appunto, un’esperienza diversa da quella che potrebbe vivere in un negozio, legata all’acquisto. Se piace il nostro prodotto, grazie all’esperienza che ha vissuto, è probabile che vorrà acquistarlo. Quindi facciamo brand, ma diamo alla persona la possibilità di vivere quel prodotto in maniera diversa. Quindi da una parte la rete tradizionale e dall’altra una strategia che si basa sull’esperienza fatta sui territori“.

    Che risultati porta una strategia di questo tipo?

    Attraverso questo nostro modello aiuta molto a crescere e aiuta la riconoscibilità del brand. Lago è una delle poche aziende che riesce prima dell’acquisto. L’utente sa già di volere Lago ed è un processo che si genera da questo tipo di attività. Oggi sono gli stessi utenti che si rivolgono al rivenditore o progettista chiedendo Lago. Sono risultati che ci soddisfano molto e siamo sicuri che dobbiamo continuare su questa strada“.

    Degli eventi della giornata, non si può non menzionare di Alessandro Mininno, Gummy Industries, che ha incitato a uscire dalla logica di omologarsi a pratiche di marketing che spesso non portano a nulla, facendo esplicito riferimento ad “abbandonare Facebook” e, invece, invitando a raccontare i brand raccontare i valori, anche considerando attività di influencer marketing.

    Ecco, abbandonare il Funnel oggi significa questo, uscire da logiche standard per provare ad andare incontro alle esigenze delle persone, attraverso approcci nuovi, sicuramente più human.

     

  • Marketing Agenda, ecco gli strumenti digital per il manager di oggi

    Marketing Agenda, ecco gli strumenti digital per il manager di oggi

    Il titolo è già tutto un programma, “Marketing Agenda, Strategie e strumenti per il manager nell’era digitale”. E’ il nuovo libro di Giorgio Soffiato, founder di Marketing Arena, che rappresenta un “viaggio” verso un nuovo modo di fare business oggi, dove il digitale non è solo un contesto. Ne abbiamo parlato con l’autore in questa breve intervista.

    Sono in molti a chiedersi quali siano le competenze adeguate ad affrontare l’era digitale che stiamo vivendo. Ci troviamo in una fase di trasformazione dove, per certi versi, quello che valeva prima oggi non vale più. Una visione che non va vista come una sconfitta, piuttosto va letta ed interpretata come una nuova opportunità, perchè di quello di stratta. Quando si parla di trasformazione si parla di futuro, di parla di cambiamento che Alvin Toffler, grande studioso dei mezzi di comunicazione, definiva come “il processo con il quale il futuro invade le nostre vite“. Quel futuro lì è già presente, è già oggi.

    Il cambiamento, la trasformazione, che fa tanto rima con il futuro, come abbiamo visto, è già oggi anche per le aziende e per i manager che le guidano, i quali sono chiamati ad uno sforzo ulteriore per far si che questo cambiamento sia davvero una opportunità. Il tutto questo scenario il digitale non è solo un contesto, ma è anche il terreno sul quale coltivare nuovi strumenti per raccogliere nuove strategie. E questi strumenti li troviamo in “Marketing Agenda, Strategie e strumenti per il manager nell’era digitale“, un manuale, anzi no, un viaggio vero e proprio da fare di fianco all’autore, Giorgio Soffiato, fondatore di Marketing Arena, una delle agenzia digital più brillanti in Italia, che alle spalle ha accumulato anni di esperienza da consulente, quell’esperienza che oggi, in parte, viene racchiusa nelle pagine di questo libro, che vi consigliamo.

    Sul libro e sullo scenario che ci apprestiamo ad affrontare, abbiamo fatto una piccola chiacchierata con l’autore, che trovate qui di seguito.

    marketing agenda giorgio soffiato

    Dopo tanti anni di consulenza sul campo, come nasce l’idea e cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?

    L’dea di Marketing Agenda nasce da quello che, a mio parere, era un buco di mercato. Ed era, incredibilmente in un mondo di continui libri anche legati al titolo della strategia digitale, un buco di mercato sull’unire un po’ i puntini del tema strategico però con un background e track-record di chi ha visto questo mestiere in alcuni contesti particolari (come le PMI e il B2B che io ho presidiato di più).
    Questo libro nasce dall’esigenza e dalla volontà di unire i puntini anche per chi non è un brand multinazionale, quelli che alcuni hanno definito i settori “garbage”, i settori un pochino strutturati, un po’ particolari dove in realtà ci si può divertire anche tanto. Quindi è un libro per il tessuto industriale e commerciale italiano, non per le aziende più belle del mondo. É un libro anche per le “aziende brutte”.

    Perchè, secondo te, un marketing manager oggi dovrebbe leggere questo libro? La trasformazione digitale di un’azienda coinvolge anche il suo lavoro?

    Giorgio Soffiato
    Nella foto: Giorgio Soffiato

    Probabilmente il lavoro di marketing manager è quello che può cambiare di più o di meno, dipende dall’attitudine dell’azienda e di chi è il responsabile del tema della trasformazione digitale che molto spesso viene rimbalzato dall’ IT al marketing, dal marketing al CIO, dipende ovviamente dalla dimensione. Io credo in realtà che più che per la digital trasformation (per la quale consiglierei il libro di Alessio Semoli sulla intelligenza artificiale nel marketing), il mio libro credo vada letto per capire come applicare nei prossimi due anni una strategia di marketing ai tempi del digitale, strutturata, che oscilla tra lead generation e brand awareness (come obiettivi).

    Nell’era delle “digital skills”, qual è, secondo te, la caratteristica/competenza che oggi un buon manager deve avere?

    Non dirò la capacità di adattarsi o la gestione del cambiamento, che a mio parere sono delle un pochino abusate, il tema è l’attitudine. L’attitudine a imparare e a mettere in discussione le proprie convinzioni con occhio critico. Noi molto spesso incontriamo dei manager che si sentono in qualche modo arrivati all’interno di un contesto in cui invece è ancora tutto da dimostrare. Quindi sì direi l’attitudine a mettere in discussioni anche le proprie convinzioni.

    Quanto è importante oggi il dato e l’analisi del dato in una strategia di marketing?

    Sono molto importanti, ma diversamente da quanto si potrebbe credere. A mio parere non è tanto la competenza di analisi ma è la competenza dell’avere una data strategy, cioè ci sono troppi dati e c’è troppa confusione attorno ai dati. Quello che invece torni interessante è l’organizzare meno dati, ma in una struttura, una dashboard che permetta di prendere decisioni. Quindi in realtà, è banale, ma non è l’economia del dato per me, è l’economia dell’informazione che se ne ricava. Non è così scontato passare da dati a informazioni, i dati li hanno tutti le informazioni le hanno in pochi, le decisioni giuste in base ai dati e le informazioni le prendono in pochissimi.

    marketing agenda giorgio soffiato

    Come spieghi bene nel tuo libro, oggi c’è ancora forse troppa concentrazione, da parte dei manager, sul prodotto che non sull’esperienza, che dovrebbe essere il punto focale. Non è così?

    Dipende. Dipende dall’obiettivo della strategia e dal meaning/il significato che l’azienda e il prodotto che la stessa offre hanno per il consumatore. L’esperienza è una parola estremamente abusata, ne parlavano Pine e Gilmore in un libro che ha non meno di 10 anni, quindi, non è una novità, la novità è la costumer experience (non è proprio una novità, ma è poco compresa). Parte della costumer experience è anche tutto il tema del costumer caring che non ha nulla di fantastico o esperienzale nel senso base del termine, ma in realtà è una tema comunque di esperienza relazionale. Quindi mi sta l’esperienza se intendiamo tutto il vissuto di ogni touchpoint tra un’azienda e un utente. Se invece l’esperienza è l’emozione, l’heritage, che un brand genera probabilmente quel tipo di esperienza lì è meno importante di quanto al-cuni fanno pensare. Sicuramente il prodotto è sempre meno centrale perché il prodotto è anche il contenuto che lo racconta, la delivery del contenuto che lo racconta. Quindi il prodotto è come il pilone nel rugby: lo senti quando manca, non lo senti quando c’è poi c’è tutta la comunicazione del marketing on top di questa attività.

    Se ne parla tanto, con ipotesi molto diverse tra loro, ma come vedi l’evoluzione del web e dei social media, i chiave marketing, da qui a 10 anni? Cosa dovremo aspettarci secondo te?

    Possiamo aspettarci un cambiamento di alcune tecnologie di base, come il tema del mobile piuttosto che il tema di come usano e come fruiscono i contenuti alcune tipologie di utenti come la generazione Z. L’altro giorno vedevo come ScuolaZoo, che è un brand importante, fa 600.000 mila view su IGTV. Probabilmente il cambiamento dei device e non sappiamo cosa sforneranno Apple e Samsung o i cinesi nei prossimi anni, ha colpito molto la piattaforma di Google per il gaming. Sarà il cambiamento dell’accesso ai contenuti e all’accesso ai canali a fare la differenza piuttosto che la prossima grande innovazione di marketing.

    I social media sicuramente muteranno, Facebook sta andando verso l’estremo del messaging anche se in realtà credo le cose cambieranno più come fruizione di accesso non tanto perché nascerà il nuovo prossimo grande canale. Chi farà marketing dovrà semplicemente stare con gli occhi aperti perché, io dico sempre, sono 10 anni che è l’anno delle Converse ma comunque mi aspetto innovazione incrementale e non innovazione radicale in questo mestiere perché alla fine l’insieme di tante innovazioni radicali è una piccola innovazione incrementale.

  • B2B Digital Day 2018: no, il B2B non è morto!

    B2B Digital Day 2018: no, il B2B non è morto!

    B2B Digital Day, evento unico in Italia dedicato al mondo B2B, ha decretato una volta per tutte che questo segmento non è morto, anzi. Ha grandi margini di crescita. Seguendo la ricetta di Giorgio Soffiato e le dritte di Gianluca Diegoli, e tutti gli altri casi concreti mostrati durante la giornata, il B2B vivrà una seconda giovinezza.

    Se pensavate che il B2B fosse morto, allora ricredetevi e il B2B Digital Day ne é la chiara e limpida dimostrazione. Una giornata organizzata magistralmente da Marketing Arena con interventi molto interessanti e casi concreti. Appare chiaro che il B2B é vivo e “lotta insieme a noi”, tanto per stare nel tema delle citazioni. Deve forse lottare un po’ di più, questo è vero. Ma la risposta é chiara: il B2B é vivo. I margini di crescita sono tanti e tali da non lasciare dubbi. E, per iniziare dalla fine, come si è detto al termine della giornata, adesso è il momento di lavorare. Gli spunti e le idee ci sono, adesso è il momento di metterle in pratica.

    In un contesto di trasformazione digitale, come quella che stiamo vivendo, il B2B é quello che fatica di più, senza stare ad elencare le motivazioni chiare ai più, ma una su tutte è certamente legata alla lentezza con cui le aziende di questo segmento di stanno trasformando.

    Oggi il B2B deve fare marketing in un modo del tutto nuovo, deve offrire una esperienza nuova, facile, immediata, questa è davvero la sfida.

    E come farlo? Puntando sul Valore, seguendo quella che é la ricetta di Giorgio Soffiato, colui che ha ideato questo evento unico nel suo genere in Italia. E cioè, fare meglio, sicuramente, tesi quanto mai anche in questo contesto, ma adottando un processo nuovo che si basi: sulla percezione del proprio mercato; sulla relazione con la clientela; sulla definizione e  l’implementazione di proposte di Valore.

    Se c’è una “lista della spesa” allora, per seguire queste indicazioni, eccola:

    • Valore
    • Audience
    • Journey
    • Platform
    • Digital Marketing
    • Analytics

    E’ un processo da seguire passo passo che porta, alla fine, al dato, quell’elemento oggi prezioso che serve ad estrarre informazioni che prima non era possibile avere. Ecco il grande vantaggio.

    Il B2B deve sicuramente guardare al B2C, prendendone le caratteristiche tipiche, anche lo storytelling come ci ha ricordato nel suo intervento Gianluca Diegoli (qui l’intervista), devono raccontarsi perchè di storie da raccontare ce ne sono. E raccontate nella maniera corretta possono creare coinvolgimento.

    Ma Diegoli ha anche sottolineato che le aziende B2B devono essere tornare brand, devono rendersi riconoscibili: Back To Brand = B2B. Devono tornare a rendersi riconoscibili attraverso una roadmap che parte dal packaging, passa dal rafforzamento della personalità e dai valori condivisi, fino ad arrivare a stabile chiaramente un proprio status.

    In tema di casi concreti, come non citare Moleskine, grande esempio di come il B2B riesce anche a trasmettere emozioni, e loro ci riescono alla grande. Moleskine, come sapete, riproduce quel modello di taccuino usato già da Oscar Wilde, Vincent van Gogh, Pablo Picasso, Ernest Hemingway e Henri Matisse. Anche se il vero modello Moleskine è quello che usava lo scrittore Bruce Chatwin. Oggi l’azienda riesce a trasmettere emozioni realizzando taccuini personalizzati per Nespresso, Huawei e Starbucks, per citarne solo alcuni.

    Importantissimo anche il concetto espresso da Michela Guerra, Regional Head Digital Marketing, Content & Communication di SAS Italy, che ci ha ricordato che oggi il marketing è “fluido e concreto allo stesso tempo”, fatto di lavoro in team e dalle competenze delle persone. “É un marketing in continua evoluzione e bisogna essere bravi ad intercettare il cambiamento”

    É stata una intensa giornata con interventi concreti e molto interessanti. Ma non posso chiudere non citando il buon Mauro Berruto, ex ct della nazionale volley (che molti di voi ricorderanno) oggi ct della nazionale di tiro con l’arco, che ha illuminato tutti con il suo grande intervento partendo da quella che è passata alla storia come la più breve poesia mai scritta in inglese: “Me, we“. Autore Muhammad Alí, si il più grande pugile di tutti i tempi si dilettava con le poesie. Ebbene, “Me, We” é la stessa frase di “We, Me”, se provate a capovolgerla otterrete proprio questo risultato.

  • Il Valore aggiunto nel Marketing, da un’esperienza di Public Speaking

    Il Valore aggiunto nel Marketing, da un’esperienza di Public Speaking

    C’è un Valore aggiunto che oggi può rafforzare il Marketing ed è fondamentale in un mercato dove la competizione è serrata e i prodotti o servizi quasi comparabili. E’ il valore dei Sentimenti. La capacità di instaurare Relazioni con un Cliente che empaticamente diventa Persona. Ecco la mia esperienza di Public Speaking al Marketing Forum di Richmond Italia.

    Era da moltissimi anni che non mi capitava di parlare in pubblico: ai tempi mi occupavo di coaching in aula e di formazione sulla psicologia comportamentale e clinica.
    Grazie alla mia partnership con Francesco Russo e a questa mia rubrica #InSideWeb, sono stata contattata da Richmond Italia Srlun network che, da ben 26 anni, è specializzato nell’organizzazione di eventi business-to-business.
    Il lavoro di Richmond è quello di far incontrare la domanda e l’offerta in modo mirato, innovativo ed efficace, mantenendo sempre al centro i bisogni reali dei Marketing Manager.

    Si tratta di un’esperienza davvero unica: due giorni di conferenze, workshop e incontri di B2B, ma anche di momenti di relax, aperitivi e cene, in cui i Direttori Marketing e Comunicazione delle principali imprese italiane si conoscono, si confrontano e iniziano a cooperare.
    Nello splendore di Artimino – una tenuta Patrimonio dell’UNESCO in cui sorge l’antica Villa Medicea “La Ferdinanda”  si vive un’immersione totale: è lontano da scrivanie e interferenze esterne, dal quotidiano lavoro, che si realizza l’effettiva aggregazione di tutti i partecipanti, dai Delegates (Invitati) agli Exibitors (Società fornitrici) fino a noi Relatori.

    valore marketing artimino

    L’apertura plenaria di quest’anno – quindi il fil rouge di tutti i workshop che si sono tenuti – ha avuto come titolo: “Ragione e Sentimenti nel Marketing: dal valore aggiunto all’aggiunta di valori”.
    Quali siano, quindi, i valori che grazie ad Emozioni e Sentimenti possano spingere il Marketing più in alto, renderlo più umano e al tempo stesso vincente.
    Un esempio fra tutti è stata la presenza dell’Associazione Veronica Sacchiche lavora con soli volontari presso gli ospedali, praticando la ClownTerapia nata da Hunter “Patch” Adams.
    Sono stati distribuiti sacchi interi di nasi rossi, e li abbiamo portati tutti. Personalmente ne ho fatto ampia scorta anche per la famiglia.

    Ma che cosa c’entra – e questo è il punto – la terapia dei Clown nei raparti di malati cronici con il Marketing?
    Tantissimo. Tutto.
    E’ esattamente il valore aggiunto.
    E’ nell’interscambio di amore e divertimento che si dona la vita, si sorride e si fa sorridere di nuovo, si illumina il buio e la paura.
    E nel Marketing questo significa comprendere la necessità di Relazionarsi, rendere più efficace la Comunicazione, riuscire a Persuadere attraverso un rapporto salutare e vivo il Cliente-Persona.
    Il momento di gioco, sentimento e magia, in cui le persone coinvolte dimenticano il loro disagio, rimette in gioco la parte sana: parlando di Marketing, dunque, la Creatività, il Pensiero Laterale, la possibilità di Innovare.

    valore marketing artimino speaking

    Il Marketing acquista un immenso valore aggiunto non solo con la Ragione, ma soprattutto grazie al Sentimento delle Persone.
    “Possiamo tutti essere portatori sani di valori, poiché con le Competenze si fanno le cose, ma con i Valori si fa la Differenza“. E ancora “fa vendere più un grammo di Emozione che un chilo di Marketing” (Dott. Luciano Ziarelli, Smile Manager).

    Non abbiamo, quindi, bisogno tanto di imparare nuove Tecniche di vendita, quanto di potenziare l’Intelligenza Emotiva, imparando a reinterpretare le conoscenze che già abbiamo con nuova passione ed empatia.
    Come già scritto nel post “Ridi! Migliorerà il tuo lavoro sul Web”  l’espressione spontanea di emozioni – come una risata – è qualcosa di serissimo, perché riduce lo stress, aumenta la salute, e – riferendoci al Marketing – rende più efficace la Vendita, potenziando la Comunicazione Persuasiva.

    L’Economia della Conoscenza e il Rapporto Umano con il Cliente-Persona prendono il sopravvento nel mercato globale, nelle dinamiche di intermediazione e relazione tra i protagonisti dell’intera filiera, da chi ha l’idea a chi utilizzerà il prodotto o servizio che ne nascerà.
    Oggi, per le Aziende e Brand in serrata competizione e, al tempo stesso, sempre più comparabili fra loro per i servizi e prodotti offerti è il Valore aggiunto delle Relazioni Personali che assume un ruolo centrale per poter fidelizzare il Cliente.
    Conquistarlo.
    Certo ci vuole una grande preparazione professionale (Ragione), ma il cliente tornerà lì dove si è sentito capito, trattato lealmente e ascoltato con empatica partecipazione (Sentimento).
    Il Fattore Umano dato dall’Intelligenza Emotiva diventa indispensabile al Marketing.
    Esattamente quanto il valore di un Sorriso.

    Così, dopo vent’anni di Psicologia Clinica e solo quattro di scrittura di contenuti sul Web, mi sono trovata a sorridere anche io, mentre tenevo il mio workshop di fronte a Direttori Marketing di grandi aziende nazionali.
    E al di là del sorriso – 
    che mi è particolarmente spontaneo – ho vinto una sfida personale importantissima: l’ansia della prestazione.
    Tanti sorsi d’acqua, lentamente, e via.

    Ho iniziato ogni workshop chiedendo agli Altri di presentarsi, per costruire una Community e non un’aula scolastica.
    Questo mi è servito anche per non rendermi conto di …aver già iniziato a parlare! Non c’era più bisogno di farmi coraggio.
    Ho, invece, scherzato tanto e riso anche, ma sempre insieme a chi mi ascoltava.
    Ho trovato essenziale lo spazio lasciato alle domande: una pausa che ha concesso il tempo a me di tirare il fiato e ha reso ancora più interattivi i partecipanti.
    Il dress code era piuttosto formale, quindi guardare con serenità diritto negli occhi ciascuno dei miei ascoltatori è servito a smorzare ogni etichetta e ad aprire quel canale potentissimo che è la Comunicazione Non Verbale.

    Certo il Web e i Social Network non sono il luogo per questo tipo di Comunicazione.
    La non presenza fisica azzera tempo e spazio.
    Ma lì, in aula, camminando lentamente verso chi mi ascoltava o semplicemente usando i gesti per sottolineare i concetti fondamentali del mio discorso, la Comunicazione Non Verbale ha vinto su tutto.
    Lo sguardo è un canale diretto: si capisce immediatamente chi ha dei dubbi e ci si ferma. Il battito delle ciglia batte il tempo della comprensione di chi ascolta.
    L’agiatezza degli ascoltatori si vede dalla postura, e significa successo: sei seguito con vero interesse, sei accolto con benevolenza.
    Lo stesso tono della mia voce è cambiato, migliorando, nei diversi workshop: non c’è bisogno di parlare a voce alta, è la fermezza del tono che conta.
    E un ultimo consiglio, se avete una platea grande e confusa: quando percepite di non venire ascoltati, o c’è troppo rumore, è sufficiente semplicemente tacere.
    Il silenzio è più forte di qualsiasi altro richiamo.

  • Twitter nomina Leslie Berland come nuovo CMO

    Twitter nomina Leslie Berland come nuovo CMO

    A pochi giorni dalle dimissioni di 4 top manager, Twitter annuncia di aver nominato come nuova responsabile Marketing Leslie Berland, ex responsabile Marketing di American Express. E ora gli occhi sono puntati sull’esperta Natalie Kerris, ex responsabile comunicazione di Apple.

    E’ forse il caso di dire che Twitter, dopo il terremoto di qualche giorno fa che ha visto la fuga (se così possiamo definirla) di ben 4 top manager, non ha perso molto tempo. E in effetti non aveva poi tanto tempo e tante opzioni di scelta. Essere veloci in questi casi è la regola, per evitare ripercussioni sul piattaforma stessa (il prodotto) e sul titolo il borsa (il giorno dopo l’addio dei 4 manager il titolo è sceso di nuovo sotto i 17 dollari).

    leslie berland twitter

    Il primo vero rinforzo che va a coprire un ruolo importante come nuovo responsabile Marketing si chiama Leslie Berland, ex responsabile Marketing e Digital Partnership di American Express quindi proveniente dal mondo finanziario, ma è sicuramente una manager che ha dimestichezza  a lavorare in un team globale e sa come muoversi nel promuovere un prodotto a livello mondiale. E forse la sua esperienza proprio nel mondo finanziario potrebbe rivelarsi di aiuto per Twitter in questo preciso momento. E’ chiaro che siamo nell’orbita delle ipotesi e che questo tipo di nomine devono poi essere vagliate e apprezzate dai mercati e quindi dagli investitori.

    Tanto per citare qualche di esperienza della Berland, è lei ad aver creato collaborazioni che si sono rivelate poi di successo con aziende come Apple, McDonald’s, Uber, TripAdvisor, VeriFone, Samsung, Foursquare, Facebook, Jawbone e anche Google. Background di tutto rispetto ma è chiaro che arrivare in un’azienda come Twitter in questo momento è senza dubbio arduo, servirà davvero un gran lavoro.

    L’annuncio dell’arrivo di Leslie Berland in Twitter è stato dato da Jack Dorsey con un tweet (e non poteva essere diversamente) con cui ha dato il benvenuto alla nuova CMO (Chief Marketing Officer):

    A seguire anche Adam Bain, attuale COO di Twitter e gestore ad interim di due dei ruoli lasciati vacanti qualche giorno fa, non ha voluto far mancare il suo saluto alla Berland, sempre con un tweet, sottolineando che la Berland era la prima della lista dei CMO presi in considerazione:

    E anche la stessa Berland dal suo account Twitter si adegua ad utilizzare lo strumento, rispondendo al tweet di Dorsey:

    E nel cercare di dare risposte pronte al mercato, agli investitori e anche agli utenti, Twitter starebbe per convincere anche Natalie Kerris, veterana di Apple con un passato di 14 anni a Cupertino come responsabile Comunicazione, ad assumere il ruolo di nuova responsabile Comunicazione dell’azienda di San Francisco. La Kerris è un personaggio molto conosciuto nella Silicon Valley e la sua grande esperienza potrebbe rivelarsi un’arma vincente per Twitter. Lavorerebbe a stretto contatto con Leslie Berland portando avanti il compito di comunicare il prodotto nella maniera corretta, cosa che fino ad ora non è stata fatta nella maniera giusta.

    Vedremo quali saranno gli sviluppi, intanto, notizia molto fresca è che uno dei 4 top manager che aveva lasciato Twitter un paio di giorni fa, Kevin Weil (ex responsabile di prodotto) è il nuovo responsabile di prodotto di Instagram. Quindi il suo abbandono era motivato.

  • Coca-Cola, al via la campagna marketing Taste The Feeling

    Coca-Cola, al via la campagna marketing Taste The Feeling

    Coca-Cola, tra i brand più amati al modo, ha annunciato nei giorni scorsi l’avvio di una nuova campagna marketing che vale per tutti i marchi, è la prima volta che che accade. E per l’occasione è stato creato un’unica tag line: Taste The Feeling.

    Coca-Cola, nome completo The Coca-Cola Company, è da sempre uno dei brand più amati e seguiti al mondo. Nel 2015 Interbrand ha riportato il colosso americano al terzo posto nel suo global ranking, dietro ad Apple e Google. L’azienda fondata nel 1892 ad Atalanta è stata poi sempre molto apprezzata per le sue campagne marketing e ce ne sono alcune che hanno davvero fatto la storia. Ma oggi per Coca-Cola inizia un nuovo corso. Per la prima volta il brand avvia una campagna marketing unica per tutti i marchi e per l’occasione lancia un’unica tag line: Taste The Feeling.

    taste the feeling coca-cola

    Nei giorni scorsi a Parigi, dove è stata presentata la campagna a livello mondiale, Marcos De Quinto, direttore marketing, ha spiegato il nuovo approccio “one brand” che ha lo scopo di estendere anche ai marchi Coca-Cola Light, Coca-Cola Zero e Coca-Cola Life “il patrimonio e il fascino iconico del marchio di bevande numero uno al mondo”.

    La campagna Taste The Feeling, #TasteTheFeeling, trasmetterà quindi l’idea, una di quelle disponibili, che è “sempre un piacere semplice”. La nuova campagna mette dunque il prodotto al centro di tutto.

    Col passare del tempo abbiamo scoperto che più presentiamo Coca-Cola come un’icona, più diventiamo piccoli” ha detto De Quinto. “La grandezza di Coca-Cola risiede tutta nel fatto di essere un piacere semplice. Di conseguenza, quanto più umili saremo, tanto più grandi diventeremo. Vogliamo aiutare la gente a ricordare il motivo per il quale ama il prodotto tanto quanto ama il marchio”.

    La nuova campagna integrata, che sarà lanciata lungo tutto il 2016, usa uno “storytelling unico“, raccontando l’esperienza unica del prodotto.

    Sono quattro le agenzie al lavoro per lo sviluppo dei contenuti di Taste The Feeling, e sono Mercado-McCann, Santo, Sra. Rushmore e Ogilvy & Mather le quali hanno già realizzato e prodotto una prima serie di 10 spot televisivi, oltre a materiali digitali, cartacei, out-of-home e shopper. E poi altri sei studi forniranno materiale creativo ulteriore, a mano a mano che la campagna evolverà.

    Gli spot per la televisione offrono uno sguardo ravvicinato a storie, sentimenti e momenti universali che la gente condivide quando si gusta una Coca-Cola. E nel finale di ogni spot, tutta la famiglia dei prodotti di The Coca-Cola Company converge riunita sotto l’iconico disco rosso di Coca-Cola.

    https://www.youtube.com/watch?v=A3ez5Ck4fm4

    Il primo spot è Anthem e la canzone originale è interpretata da Conrad Sewell che farà da colonna sonora dell’intero spot e da colonna distintiva della campagna Taste the Feeling, confermando così la tradizione di The Coca-Cola Company di utilizzare nelle sue pubblicità una musica iconica e distintiva. E confermando il legame forte tra musica e Coca-Cola, infatti in questa nuova campagna di Taste The Feeling ci sarà anche Avicii, che da tempo collabora con The Coca-Cola Company, che ha avuto un ruolo importante nello sviluppo del brano di riferimento Taste the Feeling. Produrrà infatti ulteriori versioni per le campagne di Coca-Cola per la Coppa UEFATM EURO 2016 e i Giochi Olimpici di Rio del 2016TM.

  • Essere e Non Essere, Comunicare la propria Essenza

    Essere e Non Essere, Comunicare la propria Essenza

    La confezione, l’immagine e la presentazione di un prodotto spesso creano aspettative che il prodotto non rispetta. E se invece di un prodotto, parliamo di un servizio? Cosa ci spinge a fidarci di un brand, di una campagna pubblicitaria? Proviamo a vedere come si può Comunicare la propria Essenza.

    “Parlo come mangio.  Sono così come mi vedi. Scegli me. Parlo chiaro. Son sincero. Scegli me. Cosa altro vuoi di più. Sono sincero te l’ho detto. Scegli me. Non sono l’unico a propormi. Lo so. Non ho promesse e parole da sprecare. Non senti la mia voce pacata? Non ho nessuna illusione da venderti. Se capisci come sono, son sicuro che andiamo avanti. Se ti dico come sono, son sicuro che mi scegli. Guardami. Sei pronto a pagare quanto valgo? Te lo dico occhi negli occhi, piano piano, son sincero, scegli me.“

    La confezione, l’immagine e la presentazione di un prodotto spesso creano aspettative che il prodotto non rispetta.

    L’abito proprio non fa il monaco. Non più. L’ha fatto in passato. Eccome se l’ha fatto. Ricordo prodotti che non tradivano le promesse: ho vecchi LP che ancora posso ascoltare con lo stesso giradischi di un tempo, una motocicletta ed una macchina fotografica sempre di quel tempo che ancora funzionano e funzionano bene proprio come funzionavano a quel tempo che in fondo non è così lontano.

    Ma piano piano, anno dopo anno, alcune fregature che ho preso si sono andate a sommare e ad essere sincero, non ne posso proprio più di accorgermi troppo tardi di avere sbagliato l’acquisto.

    L’intenzionale rappresentazione abbagliante di un prodotto che, per regole di marketing, deve apparire bello quanto un miraggio e che nella realtà si dimostra essere ben altro (in peggio), porta inevitabilmente a sbagliare l’acquisto.

    Sembra che il prodotto si impegni di più nell’ostentare qualità che ad esserne intriso.

    comunicare essenza

    Essere e non essere?

    Se invece di un prodotto, parliamo di un servizio?

    E se ad esempio parliamo di una compagnia telefonica che si propone per prendere le mie parole, i miei dati, le miei immagini, i video, il mio privato ed il professionale, molto insomma di me e “teletrasportarli”? Perché dovrei fidarmi? A dirla tutta: perché dovrei scegliere un operatore telefonico piuttosto di un altro? Per offerte, minuti ed sms? A mio avviso no, non solo per questo.

    Vorrei fidarmi di ciò che fa. Si, lo vorrei.

    Sono il protagonista di un breve film dal titolo “Papà,” progettato e realizzato da una squadra di creativi capitanata da Paolo Iabichino dell’agenzia pubblicitaria Ogilvy & Mather Italia. Il film istituzionale voluto dall’AD Maximo Ibarra per Wind Italia è uscito nell’agosto 2014 ed ha ricevuto ad oggi premi e riconoscimenti nel mondo sia dagli addetti ai lavori che dalle tante persone che hanno sentito spontanea la necessità di condividere questo breve film sui propri canali social e dedicarlo alle persone care, rendendo questo video virale sulla rete.

    In questo film la compagnia telefonica spiazza tutti mostrando sè stessa pronta a farsi da parte al momento opportuno, a togliersi di mezzo privilegiando essa stessa l’abbraccio reale a quello virtuale. Nobile intento. Sorprendente. Il valore affettivo sta prima di tutto. Stupefacente. Necessario.

    La mia partecipazione a questo film potrebbe essere ancora un altro film, un backstage movie, perchè è una bellissima avventura che inizia a Roma sotto la luce di un riflettore caldissimo ed una telecamera pronta e puntata addosso.

    In pochi istanti mi è stato chiesto di immaginare una situazione molto coinvolgente: una persona a me cara, mio padre, che si mostrava ai miei occhi dopo molti anni di assenza. Ok, mi ci sono impegnato e l’ho fatto. Qualcuno ha filmato le mie emozioni e me ne sono andato.

    A Roma era estate piena e faceva molto caldo, quel caldo perfetto che ti porta a voler lasciare la città non appena possibile per tuffarti in un bellissimo mare blu, magari nel mare di Sicilia.

    Dopo quel provino sono passati molti giorni senza più notizie a riguardo.

    Come succede in certi film, proprio quando ormai non ci stavo più pensando, sono stato richiamato.

    Giuro è andata così.

    Appena atterrato in Sicilia pronto a tuffarmi in quel mare blu che sognavo stando a Roma, mi hanno richiamato.

    Vacanze rimandate. Nessun problema. Il lavoro chiama. Fidanzata salutata. Tutti contenti. Si parte.

    Il provino che avevo vinto era per uno spot di una compagnia telefonica ed in quel momento ancora non sapevo quale compagnia fosse. C’era un gran segreto intorno a questa operazione e non ne capivo il motivo.

    L’avrei capito più in là.

    Dopo quella telefonata ricevuta in Sicilia mi ritrovavo di fronte ad un nuovo lavoro da attore che non era però questa volta una semplice commissione; stavo partendo per lasciare una vecchia consapevolezza e raggiungerne una nuova.

    E anche questo l’avrei capito più in là.

    Questo spot ha spostato i miei riferimenti, non tanto come attore ma come artista, come creativo, come comunicatore, li ha rimescolati per darmi una nuova visione d’insieme. Questo lavoro ha mostrato ai miei occhi una realtà fatta di informazioni e precise intenzioni, una realtà creativa che resta per sua stessa necessità un poco nascosta dagli sguardi comuni, che anche senza il nostro consenso ci osserva tutti e ci segue passo passo, fianco a fianco rimanendo con astuzia ed eleganza a noi distante: l’advertising.

    Dopo avere studiato ingegneria e marketing all’università mi sono dedicato alla comunicazione, ho sentito il bisogno di comprenderla a fondo non in termini teorici, ma pratici. Con la mia laurea da Ingegnere pronta in tasca, ho scelto di dedicarmi alla creatività, alle emozioni, alle dinamiche umane, ai diversi approcci comunicativi che utilizziamo, spesso inconsapevolmente, nella vita di tutti i giorni; mi sono dedicato a comprendere i significati di gesti, parole, segni, intenzioni e mosse. Ho iniziato un percorso dedicato alla  recitazione ed inevitabilmente alla psicologia.

    E’ stato sorprendente scoprire come questo percorso apparentemente mirato ad una pratica attoriale di performance, mi abbia invece permesso di percepire un tipo di comunicazione che impostano certi brand.

    Lo spot che ho girato mostra un brand capace di comunicare come un vero e proprio essere senziente dotato di personalità e di valori, in una triplice via: verbale, paraverbale e non verbale.

    Esattamente come ognuno di noi.

    Così ho osservato grandi brand a livello globale e personaggi dello show business e ho scoperto che questi si influenzano e stimolano a vicenda, per realizzare un desiderio comune a tutti: comunicare la propria essenza.

    Dotare un brand di personalità e valori sembra essere un obbiettivo che in tanti cercano di raggiungere.

    Ha fatto davvero passi da gigante l’advertising.

    Ma ho la sensazione che l’umanità però non abbia fatto gli stessi passi, di certo non li hanno fatti insieme e con la stessa rapidità. L’attitudine alla comunicazione è un talento, è un movimento sapiente. La comunicazione travalica le piattaforme, i canali, le modalità. Non ha limiti se non quelli dettati dalla legge e dall’etica.

    La pubblicità può essere molto utile o molto subdola. E’ una invenzione della mente umana utile per veicolare messaggi ed in definitiva per comunicare. Può dar vita a regimi dittatoriali e anche visibilità a uomini di pace. Non posso non citare il geniale spot  “Che mondo sarebbe…” del 2004 della compagnia telefonica TIM, realizzato dall’agenzia di pubblicità Young & Rubicam, sotto la direzione di Marco Lombardi, dove Gandhi tiene il suo discorso in diretta mondiale attraverso il web. Esplicativo, travolgente, utilissimo. Da brividi. Da rivedere.

    Considerato che la pubblicità è fatta dagli uomini per gli uomini, qualcosa oggi però non torna.

    Forse l’arte dell’advertising si è sviluppata lasciando l’umanità là ferma a guardare? Forse ha perso di vista l’essenza dell’essere umano? Non lo so.

    Lavorando nella comunicazione so però che si ha a che fare direttamente con esseri umani, con la loro sensibilità e so che bisogna fare attenzione, non c’è dubbio.

    Con la sensibilità umana non si dovrebbe scherzare e se decidi invece di farlo, allora prega che nessuno se ne accorga, perché se dovesse succedere che qualcuno ti scopre verresti distrutto o nella migliore delle ipotesi evitato. Questo grave rischio forse è la miglior garanzia che un brand offre se decide di comunicare in un modo umano e sensibile.

    L’advertising mantiene vivace e mosso il mondo della comunicazione commerciale ruotando in continua innovazione attorno ad un solido punto fisso, sempre lì radicato, un centro di gravità permanente: la condivisione.

    Il vecchio passaparola oggi è un “passaimmagini”, un “passavideo”, un “passamessaggio”,  é un passaggio continuo e inarrestabile di informazioni.

    La condivisione è il combustibile necessario al fuoco della comunicazione e l’advertising non è solo promuovere un prodotto ma spingere alla condivisione di un brand.

    Sottoposti ogni giorno a centinaia di stimoli deviamo i nostri spostamenti, variamo le nostre scelte; si risvegliano in noi bisogni appassionati e mai percepiti fino a quel momento. Tutto è così affascinante da fare però un po’ paura visto che questo meccanismo si ripete continuo e constante. Ci ritroviamo ubriachi d’immagini, suoni, slogan, parole, gesti e video, e così noi cambiamo continuamente. Muscoli e cervello sono sempre quelli, noi però cambiamo. In ogni luogo dove andiamo, in ogni spazio da cui passiamo, in ogni  stazione, ascensore, strada, autobus, metropolitana, dovunque ci troviamo ecco cartelli e video e voci che indicano quale prodotto o investimento fare, quale viaggio intraprendere, quale film è il film del momento e quale cantante è quello da ascoltare.

    Mentre si spostano le nostre attenzioni, piano piano anche noi ci spostiamo.

    Tutto si ribalta, non siamo più noi a muoverci intorno ai punti di riferimento, sono i punti di riferimento stessi a muoversi costringendoci a dover rigenerare noi stessi, a cambiare insieme a loro, a muoverci con loro.

    E così… quello che fino a poco prima era per noi vero e necessario, ora non lo è più.

    Soltanto la stella polare non si sposta.

    Ed è bene che resti dov’è.

    Una volta ho fatto un sogno dove una marca di orologi che pubblicizzava il suo prodotto suggeriva di chiuderlo nel cassetto per un po’ per non dover sempre dipendere dal tempo e godersi un pizzico di libertà e c’era anche, sempre nello stesso sogno, una compagnia di viaggi che aveva molto successo perché affermava che il miglior viaggio era quello interiore e suggeriva quindi di viaggiare alla scoperta di noi stessi prima di partire per ogni altro viaggio. Sogno assurdo, ma piuttosto piacevole, me lo ricordo. E come certi sogni anche questo potrebbe un giorno diventare realtà. Siamo pronti a tutto, anche ad essere e non essere.

    A volte per comunicare davvero la tecnologia non è tutto, per comunicare davvero con qualcuno a cui tieni, devi stare occhi negli occhi, non c’è smiley o videocall che tenga, devi spegnere il telefonino, chiudere il computer e connetterti con tutto il resto: tu e la tua vita.

     

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