Autore: Franz Russo

  • L’introduzione della IA generativa aumenta la produttività delle aziende

    L’introduzione della IA generativa aumenta la produttività delle aziende

    La ricerca di Deloitte rivela un’adozione crescente della Intelligenza Artificiale Generativa in Italia, con il 56% delle aziende che prevede un aumento della produttività.

    L’epoca che stiamo vivendo è caratterizzata da rapidi cambiamenti tecnologici. Una accelerazione che riguarda tutti. L’introduzione della Intelligenza Artificiale Generativa (GenAI) nel tessuto aziendale italiano segna un momento importante. Ed è questo il tema che ci apprestiamo ad affrontare.

    La recente ricerca di Deloitte, “State of Generative AI in the Enterprise: Now Decides Next“, ha evidenziato come, nei primi mesi del 2024, quasi la metà delle imprese italiane (47%) abbia notevolmente accelerato l’adozione di questa tecnologia, estendendone l’uso a tutte le funzioni aziendali e potenziando gli investimenti in infrastrutture tecnologiche.

    Questa crescente integrazione testimonia non solo una consapevolezza delle potenzialità offerte dalla IAG (Intelligenza Artificiale Generativa), ma anche una volontà di cambiamento che percorre trasversalmente vari settori industriali.

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    L’IA Generativa e l’aumento della produttività

    Lo studio, condotto su quasi 2.000 imprese appartenenti a sei settori diversi, rivela che un considerevole 56% delle organizzazioni prevede un incremento della produttività grazie alla Intelligenza Artificiale Generativa.

    Questo miglioramento non si limita solo all’efficienza dei processi, ma si estende anche al perfezionamento di prodotti e servizi offerti.

    Il 27% delle imprese intende utilizzare la IAG per migliorare la produttività e per ottenere una migliore efficienza in generale nei propri processi. Il 28% la applicherà per migliorare i propri prodotti e servizi. E solo il 18% delle aziende adotterà la IAG per ottimizzare i processi esistenti con l’obiettivo principale di ridurre i costi.

    Lorenzo Cerulli, GenAI Leader di Deloitte Central Mediterranean, sottolinea l’importanza strategica di questa tecnologia nel contesto di una prevista contrazione demografica in Italia: “Nel prossimo decennio, il nostro Paese si troverà a fronteggiare una carenza di forza lavoro. La GenAI rappresenta una risorsa innovativa capace di ottimizzare la produttività aziendale, sostenendo così l’Italia in questa sfida demografica.

    La IAG e l’acquisizione di talenti

    Dallo studio emerge anche che il 75% delle aziende interpellate prevede che nei prossimi due anni sarà necessario ripensare completamente le strategie di gestione e acquisizione dei talenti a causa dell’impatto della IA Generativa.

    Al contrario, il 37% delle imprese ammette di essere ancora poco preparato ad affrontare le sfide poste da queste innovazioni.

    Nonostante l’entusiasmo generale, una porzione significativa delle aziende (38%) non prevede cambiamenti sostanziali nel proprio organico nel prossimo anno. Dimostrando una cautela nell’approccio all’adozione della GenAI.

    I team di estendono per accogliere il cambiamento

    Ad ogni modo, il 39% si aspetta di espandere il proprio team, sfruttando le efficienze e le opportunità offerte dalla tecnologia.

    In conclusione, mentre il panorama aziendale italiano si avvicina sempre più a una piena integrazione della Intelligenza Artificiale Generativa, emerge un quadro di cauto ottimismo.

    Le aziende italiane sono chiamate a bilanciare l’innovazione con una gestione attenta dei rischi, preparandosi a un futuro in cui la tecnologia e l’essere umano dovranno trovare una nuova forma di equilibrio.

     

  • OpenAI si appresta a lanciare il suo motore di ricerca con la IA

    OpenAI si appresta a lanciare il suo motore di ricerca con la IA

    OpenAI si starebbe preparando a lanciare il suo motore di ricerca il 13 maggio. La nuova tecnologia, supportata da Microsoft, punta a sfidare direttamente il predominio di Google.

    L’annuncio era nell’aria, si parlava ancora di qualche settimana. Ma pare, secondo quanto riportato da Reuters, che OpenAI potrebbe anticipare il suo annuncio al 13 maggio 2024.

    E di quale annuncio si tratta?

    Semplice. OpenAI sta per lanciare il suo motore di ricerca che potrebbe presto diventare un reale competitor di Google.

    L’annuncio ormai è imminente

    Un annuncio che potrebbe rivoluzionare il concetto di motore di ricerca per come lo abbiamo sempre inteso, fino ad oggi. E, altro elemento che va posto in rilevanza, il lancio di un motore di ricerca da parte di OpenAI rappresenta il primo vero tentativo di mettere in difficoltà Google. Dopo 25 anni di dominio, pressoché, assoluto.

    Questo lancio coinvolge Microsoft che in OpenAI ha investito più di 10 miliardi di dollari.

    OpenAI si appresta a lanciare il suo motore di ricerca con la IA

    Infatti l’associazione guidata da Sam Altman sfrutterà la tecnologia di Microsoft Bing per alimentare il suo motore di ricerca. A questa verrà integrata l’intelligenza artificiale per migliorare l’esperienza di ricerca degli utenti​.

    OpenAI punta a migliorare l’esperienza di ricerca

    Il vero obiettivo di OpenAI con questo prodotto, dunque, è migliorare il modo in cui gli utenti scoprono e interagiscono con le informazioni su Internet.

    Questo non solo offrirà un’alternativa a Google, ma punta a ridefinire l’esperienza di ricerca rendendola più intuitiva e contestualizzata. Tutto questi, grazie all’integrazione con le capacità conversazionali e di comprensione del linguaggio di ChatGPT.​

    Le ripercussioni sugli utenti e le conseguenze sul mercato search saranno evidenti e rilevanti.

    Attualmente, Google è ancora leader del mercato search a livello globale. Con una quota di mercato predominante che ovunque supera l’80% di utilizzo.

    Nonostante il successo e la crescita rapida di ChatGPT, OpenAI con il suo motore di ricerca ha davanti a sè una sfida enorme per cercare di scalfire, o eventualmente superare, il ruolo predominante di Google.

    Una grande sfida per OpenAI

    In aggiunta a tutto questo, se poi OpenAI sarà in grado integrare efficacemente questo motore di ricerca con altre tecnologie e su piattaforme, allora potrebbe non solo influenzare il mercato search ma addirittura l’intero ecosistema dell’informazione digitale.

    Quello che ha colpito molti è che se davvero il nuovo motore di ricerca sarà annunciato il 13 maggio, allora OpenAI unta ad attirare l’attenzione sottraendola proprio a Google.

    Infatti il 14 maggio prende il via la conferenza annuale I/O di Google, occasione per il colosso di Mountain View di lanciare nuovi prodotti integrati proprio con l’intelligenza artificiale.

    Google ora deve provare a difendersi

    Come dicevamo prima, per la prima volta Google deve difendersi dall’avanzare di nuovi soggetti che potrebbero offuscare la sua presenza. E non c’è solo OpenAI.

    Sullo sfondo si sta concretizzando anche Perplexity, start-up da 1 miliardo di dollari fondata da un ex ricercatore di OpenAI. Il suo prodotto di ricerca basato sull’intelligenza artificiale ha attirato 10 milioni di utenti attivi mensili a gennaio.

    Insomma, per la prima volta nella sua storia Google si trova in difficoltà e costretta a rincorrere. In questi 25 anni è sempre accaduto il contrario.

    Il motore di ricerca per antonomasia viene messo in difficoltà dalla intelligenza artificiale. Fenomeno che Google avrebbe dovuto gestire meglio. Da tempo.

    Se non dovesse essere annunciato il 13 maggio, il nuovo motore di ricerca di OpenAI manterrà la sua valenza rivoluzionaria anche nei prossimi giorni. Non cambierebbe nulla. E Google, nonostante tutto sarebbe in difficoltà.

    Staremo a vedere.

  • Shein, la startup di maggior successo degli ultimi 10 anni

    Shein, la startup di maggior successo degli ultimi 10 anni

    Ecco le startup di maggior successo degli ultimi dieci anni: Shein al primo posto; poi ByteDance e OpenAI. Ecco le loro valutazioni, crescita e impatto sul mercato.

    Di Shein si è parlato di recente, in quanto è stata individuata dall’UE come una “big tech” (supera i 45 milioni di utenti mensili). E per questo è chiamata a rispettare le regole così come impostate all’interno del DSA – Digital Services Act.

    Il marketplace cinese, che si pone come alternativa a Amazon, in quanto big tech nella UE, deve impegnarsi proteggere gli utenti da contenuti e prodotti illegali.

    Shein è stata anche di recente denunciata da alcuni grandi marchi, come Oakley e Ralph Lauren per aver violato la proprietà intellettuale. La contraffazione dei prodotti è uno dei grandi temi che la startup cinese deve affrontare.

    Il caso Shein, la startup cinese di successo

    Ma di Shein si parla anche per essere stata confermata come la startup di maggior successo degli ultimi dieci anni, posizionandosi tra le prime tre per valutazione di mercato, percezione del pubblico, crescita e numero di dipendenti.

    Al secondo posto si piazza la startup proprietaria della piattaforma TikTok, ByteDance, che vanta la valutazione più alta, il punteggio più alto in termini di crescita e il numero più alto di dipendenti.

    Al terzo posto si colloca OpenAI, l’associazione senza scopo di lucro che ha creato ChatGPT. L’associazione, il cui CEO è Sam Altman, vanta la seconda valutazione aziendale più alta e un altrettanto significativo tasso di crescita.

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    Ecco l’Indice di Successo delle Startup

    Questi dati derivano dall’”Indice di Successo delle Startup“, elaborato dagli esperti di Vention, società americana di sviluppo software, che ha analizzato un elenco di 1.220 startup, tratto da CB Insights.

    L’analisi si è basata su valutazione, percezione del pubblico in relazione al volume di ricerche, punteggio di crescita e numero di dipendenti. I risultati per ciascuna categoria sono stati convertiti in un punteggio, il massimo è 100, dai quali è derivata questa classifica.

    Shein al primo posto

    Shein quindi è al vertice di questa lista con un punteggio di 87,12. Lo studio ha rivelato che Shein, che conta oltre 100.000 dipendenti, si è classificata tra le prime tre in ogni categoria.

    La startup cinese ha un valore di 66 miliardi di dollari, il terzo più alto rilevato dall’analisi, e un volume di ricerca mensile medio di 62 milioni a livello globale. Shein viene cercata 277 volte più di ByteDance, che si è classificata seconda nell’elenco delle startup più di successo dell’ultimo decennio.

    ByteDance

    ByteDance, proprietaria di TikTok, si è classificata come la seconda startup di successo con un punteggio di 83,57, avendo il valore più alto tra tutte le startup elencate, pari a 225 miliardi di dollari. L’azienda ha anche il maggior numero di dipendenti, ossia il 50% in più di Shein, e ha ottenuto il punteggio più alto in termini di.

    ByteDance conta circa 150.000 dipendenti e ha registrato una crescita del numero totale dei dipendenti del 4% negli ultimi sei mesi. Sebbene ByteDance abbia un volume di ricerca mensile inferiore, pari a 223.582, val la pena notare che la sua azienda sussidiaria, TikTok, vanta una media di 58 milioni di ricerche a livello mondiale, ogni mese.

    OpenAI di ChatGPT

    Al terzo posto si trova lo sviluppatore di ChatGPT, OpenAI, con un punteggio di 76,56. Lo studio ha rivelato che la società di ricerca e implementazione dell’intelligenza artificiale ha la seconda valutazione più alta, 80 miliardi di dollari, e il secondo punteggio di crescita più alto, vale a dire 8,98.

    Nonostante abbia il numero più basso di dipendenti tra le prime 10, con poco più di 700, OpenAI registra il quarto volume di ricerche mensili più elevato tra tutte le aziende, con oltre 10,5 milioni di ricerche ogni mese.

    Stripe

    Stripe, startup di tecnologia finanziaria, si classifica quarta con un punteggio di 67,42. Ha il quarto valore aziendale più alto, 65 miliardi di dollari, e il quarto maggior numero di dipendenti tra le top 10, cioè 7.000.

    Databricks e Revolut

    Al quinto posto troviamo la piattaforma di dati cloud per l’IA aziendale Databricks, con un punteggio di 60,82. Databricks ha un valore aziendale di 43 miliardi di dollari e il quarto punteggio di crescita più alto: 7,07.

    Segue la compagnia di fintech Revolut al sesto posto, con un punteggio di 60,15. Revolut è valutata 50,8 miliardi di dollari ma ha oltre 1.500 dipendenti in più di Databricks. La compagnia di fintech si è classificata più alta rispetto a Chime, con sede a San Francisco, che si è piazzata decima nella lista.

    Canva vanta più ricerche mensili

    Canva si posiziona al settimo posto, con un punteggio di 56,09. Il punteggio più alto di Canva nell’indice è stato per la percezione del pubblico, dove si è classificata prima tra le aziende prese in esame dall’analisi. Canva viene ricercata su Google quasi due terzi in più rispetto a Shein, con oltre 98 milioni di ricerche ogni mese.

    Epic Games

    Epic Games si trova all’ottavo posto con un punteggio di 53,29. Lo sviluppatore americano di videogiochi e software ha un valore di 23 miliardi di dollari e poco più di 4.000 dipendenti. La compagnia di videogiochi si è classificata al di sopra di Niantic, meglio conosciuta per lo sviluppo del gioco mobile in realtà aumentata Pokémon Go, che ha un valore di 9 miliardi di dollari e 1.050 dipendenti.

    Miro

    La piattaforma di collaborazione digitale Miro si trova al nono posto, con un punteggio di 52,84. Miro ha il valore più basso tra tutte le aziende delle top 10 elencate, pari a 18 miliardi di dollari, ma ha il quinto punteggio di crescita più alto: 6,93. Uno dei principali concorrenti di Miro, Lucid Software, ha un valore di 3 miliardi di dollari e un punteggio di crescita di 3,3.

    Chime

    Infine, Chime conclude la lista al decimo posto con un punteggio di 47,92. La compagnia di fintech vale 25 miliardi di dollari, che è 20 miliardi in più rispetto al concorrente Monzo.

    Il fintech ai vertici

    Guardando la classifica delle prime 10 aziende, si nota che il fintech sembra essere l’industria più prevalente, con più startup tecnologiche che hanno riscontrato maggiore successo rispetto alle startup ‘tradizionali’.

    Osservando invece l’industria del retail, la seconda azienda più popolare dopo Shein è stata GoPuff, azienda americana di beni di consumo e consegna di alimenti, che si è classificata dodicesima.

    Nuovi modelli di business

    Sempre a livello di nota, non si può non segnalare come questa analisi ci proponga ai vertici tre aziende come Shein, ByteDance e OpenAI. Aziende, o comunque startup, che hanno dato vita a modelli di business innovativi, partnership strategiche e tecnologia all’avanguardia.

    E infine, OpenAI che nonostante faccia registrare il numero più basso di dipendenti, vanta già una posizione di leader nello sviluppo di tecnologie all’avanguardia come l’intelligenza artificiale.

  • Ecco il primo video musicale realizzato con la IA, SORA

    Ecco il primo video musicale realizzato con la IA, SORA

    Ecco il primo video musicale realizzato interamente con l’intelligenza artificiale, SORA di OpenAI. Si tratta del video del brano “The Hardest Part” di Washed Out

    Questo video musicale è stato interamente girato utilizzando l’intelligenza artificiale, in particolare SORA, un’IA sviluppata da OpenAI per la creazione di video da testo.

    Il video, della durata di 4 minuti, accompagna il brano “The Hardest Part” di Washed Out, pseudonimo di Ernest Weatherly Greenem, e anticipa il nuovo album in uscita il 28 giugno.

    Le immagini, realizzate interamente con l’IA, raccontano la storia di una coppia che si incontra in una scuola negli anni ’80, si sposa e ha un figlio.

    Una svolta nel mondo dei video

    Questo video rappresenta una svolta nella realizzazione di video con l’IA, poiché non richiede l’utilizzo di attori o ambientazioni particolari, riducendo così significativamente i costi di produzione.

    Il regista del video è Paul Trillo, uno dei video creator che hanno avuto accesso esclusivo a Sora.

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    Come è nato il primo video musicale con la IA

    Utilizzando questa tecnologia, Trillo ha potuto esplorare vari scenari relativamente alla vita della coppia in più luoghi. In questo modo ha potuto creare situazione diverse, tutte realizzate via testo.

    Il video è stato realizzato e completato in circa un mese e mezzo. Quello che si vede è il frutto del montaggio di 55 clip del video scelti tra le circa 700 opzioni che ha generato Sora.

    Per generare clip video utili e usabili, Greene aveva bisogno di scrivere istruzioni con dettagli sufficientemente specifici non solo sull’immagine stessa, ma anche sugli angoli di ripresa e sui movimenti dei personaggi.

    Cosa è SORA e a cosa serve

    SORA, acronimo di Speech-Optimized Rendering of Animation, è una tecnologia avanzata sviluppata da OpenAI che si propone di rivoluzionare il modo in cui i video vengono creati a partire da testo.

    L’obiettivo principale di SORA è di trasformare direttamente il testo in animazioni video parlate, ottimizzando il processo per renderlo il più naturale e realistico possibile.

    Questo viene realizzato attraverso una combinazione di tecniche di intelligenza artificiale avanzate, incluse:

    1. Comprensione del testo: il sistema deve innanzitutto comprendere il testo inserito, interpretando il suo significato, il contesto e le intenzioni dietro le parole.
    2. Generazione di script visivi: successivamente, SORA può convertire il testo in uno storyboard o in un script visivo, determinando come gli elementi visivi debbano essere organizzati e animati.
    3. Sintesi vocale e animazione dei personaggi: parallelamente alla creazione visiva, il sistema utilizza tecniche di sintesi vocale per generare il parlato che accompagna le immagini, sincronizzando il movimento delle labbra dei personaggi animati con l’audio.
    4. Rendering finale: alla fine, il tutto viene reso in un video completo, con passaggi fluidi, espressioni facciali realistiche e movimenti che sembrano molto naturali.

    È evidente che l’impiego di questa tecnologia apre a nuove possibilità e opportunità. Tuttavia, ci sono anche rischi significativi che questa tecnologia può comportare. Un esempio lampante è il deepfake.

    In ogni caso, ci troviamo di fronte a una nuova frontiera che va esplorata con grande attenzione.

    Cosa ne pensate?

     

     

  • L’Italia tra i primi 10 paesi al mondo per violazione dei dati

    L’Italia tra i primi 10 paesi al mondo per violazione dei dati

    Secondo un recente studio, l’Italia si piazza al nono posto a livello mondiale per violazioni di dati, con circa 267 milioni di account compromessi dal 2004.

    Nel giorno del World Password Day, 2 maggio 2024, Surfshark diffonde i dati relativi alla Mappa Mondiale delle Violazioni dei Dati. Sono dati che, proprio in una giornata come questa, dovrebbero spingerci a fare serie riflessioni sui rischi attuali.

    E dopo aver fatto una seria riflessione, è il caso di agire. I sistemi di violazione sono sempre più sofisticati e i livelli di allerta e attenzione devono seguire di pari passo.

    Adesso diamo un’occhiata a questi dati con qualche valutazione di merito.

    I dati in Italia dei primi tre mesi del 2024

    Nel primo trimestre del 2024, in Italia sono stati compromessi 1,3 milioni di utenti online, registrando un incremento del 20% rispetto all’ultimo trimestre del 2023, come evidenziato da Surfshark, società specializzata in cybersecurity.

    A titolo di confronto, in Francia gli account violati nell’ultimo trimestre sono stati 4 milioni, mentre in Spagna 2,3 milioni.

    L’analisi evidenzia che l’Italia è il nono Paese più colpito al mondo, con 266,8 milioni di account compromessi dal 2004.

    L'Italia tra i primi 10 paesi al mondo per violazione dei dati

    Italia al nono posto al mondo per violazione dei dati

    L’analisi di Surfshark sulle violazioni di dati negli ultimi 20 anni mostra che, dei 266,8 milioni di account compromessi in Italia, 70 milioni avevano email univoche.

    In 20 anni sono stati compromessi ben 25,4 account al minuto.

    In media, ogni indirizzo email è stato violato insieme a 2,4 altri record personali. Nel nostro paese sono stati esposti un totale di 645,3 milioni di record personali.

    Ad esempio, 279,7 milioni di password sono state violate insieme agli account italiani, comportando seri rischi come furto di identità, estorsione o altri crimini informatici.

    I casi di violazione che hanno coinvolto l’Italia

    Nell’ultimo trimestre, il caso di violazione dei dati più significativo, che ha toccato anche l’Italia, è stato quello di Cutout.Pro. La violazione ha esposto 20 milioni di record di utenti, a livello globale. In Italia sono state violate 63 mila email.

    Altre violazioni da segnalare, che hanno riguardato account italiani, sono Pandabuy (33.600) e Mr. Green Gaming (293).

    A livello globale, il numero di violazioni dei dati è in forte aumento.

    L’ampio monitoraggio delle tendenze di violazione dei dati effettuato da Surfshark negli ultimi vent’anni rivela una realtà digitale allarmante: le perdite di dati persistono come una minaccia globale continua. Dal 2004, un impressionante totale di 17 miliardi di account utente è stato compromesso a livello mondiale, con 400 milioni di episodi registrati all’inizio di quest’anno“, afferma Lina Survila, portavoce di Surfshark. “Invitiamo tutti a rimanere vigili, a creare password sicure, a non riutilizzarle e a fare attenzione quando condividono informazioni personali online“.

    17 miliardi di email violate

    Dei 17 miliardi di account violati, il 38% erano caratterizzati da indirizzi email univoci. Un totale di 60,9 miliardi di dati sono stati esposti (di cui 17,2 miliardi erano indirizzi email) dal 2004.

    In media, ogni indirizzo email è stato compromesso insieme a 3 ulteriori record di dati. Gli account americani e russi sono i più frequentemente compromessi.

    I 10 paesi più colpiti

    In ordine decrescente, i dieci paesi più colpiti, dal 2004:

    1. Stati Uniti (3 miliardi)
    2. Russia (2,4 miliardi)
    3. Cina (1,1 miliardi)
    4. Francia (521,6 milioni)
    5. Germania (486,7 milioni)
    6. Brasile (354,2 milioni)
    7. Regno Unito (321,9 milioni)
    8. India (320,5 milioni)
    9. Italia (266,8 milioni)
    10. Canada (213,8 milioni).

    I paesi con la più alta densità di violazioni dal 2004 (numero di account violati per residente) includono: Russia (16,8), Stati Uniti (9,0), Sudan del Sud (8,1), Francia (8,1), Repubblica Ceca (6,1), Singapore (5,8), Germania (5,8), Canada (5,5), Australia (5,3), Regno Unito (4,8) e Portogallo (4,7).

    Quando un account di posta elettronica viene compromesso, l’utente rischia di essere vittima di furto di identità. I truffatori potrebbero inviare email false spacciandole per comunicazioni veritiere da parte di organizzazioni conosciute

    Queste stesse email potrebbero contenere link infetti da virus informatici o sollecitazioni a rivelare ulteriori informazioni personali. Fenomeno che conosciamo tutti bene, più o meno.

    Se l’indirizzo email è stato compromesso insieme ad ulteriori dati personali come nome e indirizzo, i truffatori potrebbero persino riuscire a impersonare la vittima per scopi malevoli.

    Se sospetti che le tue informazioni siano state compromesse, dovresti:

    • Modificare immediatamente le password dei tuoi account.
    • Abilitare l’autenticazione a due fattori, ove possibile.
    • Contattare la propria banca se le informazioni della carta di credito sono state divulgate.
    • Eseguire una scansione dei propri dispositivi alla ricerca di malware.
    • Mantenere un livello di vigilanza elevato contro possibili frodi, in particolare se sono stati compromessi l’indirizzo email, il numero di telefono o altre informazioni di contatto.

    Indicazioni sulla metodologia dell’analisi

    Una violazione dei dati si verifica quando dati riservati e sensibili vengono esposti a parti non autorizzate. In questo studio, ogni indirizzo email compromesso utilizzato per registrarsi a servizi online viene trattato come un account utente separato, che potrebbe essere stato compromesso insieme ad ulteriori informazioni, come password, numero di telefono, indirizzo IP, codice postale e altro.

    I dati sono stati raccolti da partner indipendenti da 29.000 database accessibili al pubblico e aggregati per indirizzo email. Per determinare la localizzazione dell’indirizzo email, sono stati esaminati diversi parametri associati, come nomi di dominio, indirizzi IP, località, coordinate, valute o numeri di telefono. Questi dati sono stati poi resi anonimi e trasmessi ai ricercatori di Surfshark per l’analisi statistica dei risultati.

    La Mappa Mondiale delle Violazioni dei Dati viene aggiornata mensilmente con i dati più recenti forniti da partner indipendenti. I paesi con una popolazione inferiore a 1 milione di persone non sono stati inclusi nell’analisi.

    Per la metodologia completa, clicca su questo link: https://surfshark.com/research/data-breach-monitoring/methodology

  • UE, indagine su Facebook e Instagram per la disinformazione russa

    UE, indagine su Facebook e Instagram per la disinformazione russa

    L’UE ha avviato un’indagine su Facebook e Instagram per il rischio di disinformazione russa in vista delle elezioni europee del 2024. L’indagine si concentra sulle politiche di Meta e anche sulla mancanza di sostituti per Crowd Tangle.

    L’attenzione verso la disinformazione in UE è sempre molto alta, soprattutto in questo periodo.

    Le piattaforme di Meta, Facebook e Instagram, sono finite sono indagine dall’UE. Il motivo di questa indagine è che a Bruxelles si teme che Meta non riesca a eliminare del tutto la disinformazione russa. Un pericolo questo che l’UE non vuole correre in vista delle prossime elezioni dell’8 e 9 giugno 2024.

    L’indagine prende di mira la cosiddetta campagna Doppelganger. Si tratta di un’operazione pro-Russia che tenta di replicare nella forma l’aspetto dei siti di informazione tradizionali. Ma, in realtà, è un modo per creare contenuti a favore delle politiche del presidente russo Vladimir Putin.

    Meta sotto indagine in relazione al DSA

    La Commissione Europea ha dichiarato in una nota che l’indagine, aperta nell’ambito del Digital Services Act, prenderà in esame le politiche e le pratiche che Meta prevede in relazione alla pubblicità ingannevole e ai contenuti politici sui suoi servizi.

    Le potenziali violazioni oggetto di indagine riguardano proprio l’approccio della società di Mark Zuckerberg nell’affrontare le campagne di disinformazione e il “comportamento coordinato non autentico” nell’UE.

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    Questo insieme alla mancanza di strumenti di terze parti efficaci per monitorare l’andamento delle elezioni. Particolare preoccupazione desta il fatto che Meta sta abbandonando Crowd Tangle senza prevedere un sostituto adeguato.


    Cos’è Crowd Tangle

    Crowd Tangle è uno strumento sviluppato da Meta utilizzato principalmente per tracciare le interazioni sui social media. È uno strumento molto utile per giornalisti, ricercatori e professionisti del marketing per analizzare le tendenze, il coinvolgimento e la portata dei contenuti sui social media.

    Di recente, Meta ha annunciato che intende chiudere Crowd Tangle. Questa decisione ha sollevato preoccupazioni tra giornalisti e ricercatori.

    La chiusura di Crowd Tangle potrebbe avere un serio impatto sulla capacità di analisi e monitoraggio delle dinamiche dei social media, specialmente per quanto riguarda la trasparenza e la diffusione delle informazioni.

    Al momento dell’annuncio, non ci sono strumenti alternativi adeguati da parte di Meta che potessero completamente sostituire le funzionalità offerte da Crowd Tangle


    Le preoccupazioni in UE per la disinformazione

    Le preoccupazioni sul monitoraggio elettorale fanno seguito alla richiesta rivolta ai leader politici dell’UE di contrastare “urgentemente e vigorosamente” i tentativi russi di interferire in particolare con le elezioni europee.

    L’indagine valuterà anche il modo in cui Meta modera la pubblicità ingannevole, le politiche che riducono la visibilità dei contenuti politici su Instagram e Facebook. E la funzionalità degli strumenti che consentono agli utenti di segnalare contenuti illegali.

    Come detto, l’indagine si inserisce all’interno del perimetro del DSA.

    Si tratta della nuova norma UE che conferisce nuovi strumenti per agire contro le principali aziende tecnologiche per il modo in cui gestiscono i contenuti sulle loro piattaforme.

    Meta ha 5 giorni di tempo per rispondere all’UE

    L’UE ha concesso a Meta cinque giorni lavorativi per rispondere in relazione alle preoccupazioni sollevate, prima che le autorità decidano di intensificare l’indagine.

    L’indagine segue le dichiarazioni del ministro francese degli Affari europei, Jean-Noel Barrot, che ha avvertito che una campagna di disinformazione, orchestrata dalla Russia, sta cercando di destabilizzare l’opinione pubblica UE, prima del voto di giugno.

    Barrot ha anche aggiunto che, negli ultimi mesi, 25 stati membri dell’unione sono finiti nel mirino della propaganda russa.

     

  • Microsoft e investimenti IA: 1,7 miliardi di dollari in Indonesia

    Microsoft e investimenti IA: 1,7 miliardi di dollari in Indonesia

    Microsoft annuncia un investimento di 1,7 miliardi di dollari in Indonesia sull’intelligenza artificiale e il cloud. L’azienda si impegna a formare 2,5 milioni di persone per stimolare la crescita economica dell’area.

    Microsoft continua la sua operazione di investimenti sull’Intelligenza Artificiale, e sul cloud computing. Adesso è la volta dell’Indonesia. L’annuncio è che l’azienda guidata da Satya Nadella realizzi un piano di investimenti su IA e cloud da 1,7 miliardi di dollari per la durata di 4 anni.

    Si tratta di un investimento importante per il colosso di Redmond che va a coinvolgere il paese che rappresenta l’economia più grande del sud-est asiatico.

    Microsoft investe anche nella formazione

    L’azienda si impegna, inoltre, a contribuire alla formazione di 2,5 milioni di persone nel sud-est asiatico con competenze specifiche sull’intelligenza artificiale, di cui 840.000 in Indonesia.

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    Un tempo snobbata, questa area dell’Asia comincia ad essere sempre più interessante e appetibile. Fino a non molto tempo fa la maggior parte degli investimenti tech da parte di grandi aziende riguardavano spesso la Cina o l’India. I due paesi del continente più avanzati da questo punto di vista.

    Ma ora qualcosa è cambiato. E Microsoft è pronta a cogliere l’opportunità.

    Cambia il contesto e cambiano gli investimenti

    Il contesto geopolitico dell’area sta cambiando e, di conseguenza, cambiano le aree su cui le aziende concentrano i propri investimenti.

    Prima di Nadella, anche Jensen Huang di Nvidia e Tim Cook di Apple avevano fatto visita nella regione. Obiettivo comune è quello di inseguire una popolazione giovane ed esperta di tecnologia, nel momento in cui la crescita cinese diminuisce.

    L’impatto della IA sulla crescita

    La rivoluzione dell’IA sarà la prossima grande svolta nella curva di crescita del PIL”, ha detto Nadella di fronte a centinaia di partecipanti ad un evento aziendale a Giakarta. Erano presenti quindi sviluppatori di software, ministri e amministratori delegati.

    Ciò avrà un impatto reale anche in Indonesia, dove avremo nella regione una crescita extra del 10%-12%“.

    Da un po’ di tempo, a seguito del grande investimento fatto da Microsoft su OpenAi, l’opera di Nadella è quella di andare in giro nelle aree geografiche più idonee per gli investimenti sulla AI. Sta attraversando zone sempre più diverse.

    I viaggi e la strategia di Nadella

    Durante i suoi viaggi continua a spingere i governi e le imprese a investire in tecnologia e nella formazione delle persone. Il suo nuovo mantra è quello di parlare del grande potenziale dell’intelligenza artificiale per rimodellare intere economie.

    I suoi viaggi lo porteranno anche a Bangkok (Tailandia) e Kuala Lumpur (Malesia) entro la fine di questa settimana.

    Satya Nadella - CEO Microsoft
    Satya Nadella – CEO Microsoft

    In questo modo, Microsoft si sta ponendo un passo avanti rispetto ai suoi competitor, come Amazon o Google o Meta.

    La scommessa sulle tecnologie di intelligenza artificiale generativa è servita a Microsoft per riprendere il comando e considerare l’Asia come un mercato importante ma anche come un nuovo  bacino di talenti.

    Infrastrutture e formazione sulla IA

    Come sappiamo, Microsoft ha investito 13 miliardi di dollari in OpenAI per creare una serie di assistenti di IA e altre funzionalità. La strategia è proseguita nell’integrazione della IA nei prodotti che vanno da Windows e Office al motore di ricerca Bing, e in molti dei quali comportano costi aggiuntivi per l’utilizzo da parte dei clienti.

    L’azienda sta investendo molto per espandere la propria rete globale di data center per soddisfare la crescente domanda di servizi di intelligenza artificiale, con spese in conto capitale che hanno raggiunto i 14 miliardi di dollari nel trimestre di marzo.

    In parole povere, Microsoft, attraverso l’opera del suo CEO, sta dimostrando che l’IA può essere un grande volano di crescita economica. Ma servono investimenti per supportare la costruzione di un sistema che possa agganciare questa crescita.

    Altro elemento fondamentale è la formazione delle persone.

    Servono nuove competenze per sviluppare questo scenario di crescita. L’attività di investimenti nelle infrastrutture segue di pari passo quella degli investimenti sulla formazione delle persone.

    Solo così si può agganciare la crescita attraverso lo sviluppo di nuove tecnologie che possano produrre effetti positivi.

     

  • TikTok verso il divieto o la vendita negli Usa, ma non subito

    TikTok verso il divieto o la vendita negli Usa, ma non subito

    Il presidente Biden firma la legge che avvia il conto alla rovescia, di nove mesi più altri 3, per il divieto o la vendita di TikTok negli Usa. Un lento addio.

    La vicenda del divieto di TikTok o della sua vendita negli Usa è ormai sempre più netta. Con la firma del presidente Joe Biden sulla legge proposta dal Congresso Usa, inizia un vero e proprio conto alla rovescia.

    Da questo momento scatta un periodo di 9 mesi, entro il quale ByteDance deve evitare il divieto attraverso la ricerca di un compratore delle sue attività nel territorio Usa. Il periodo può essere prorogato per altri 3 mesi. Solo nel caso in cui si arrivi ad intavolare una trattiva con un potenziale compratore.

    L’accelerazione verso la firma di Biden è data dalla approvazione di un pacchetto di aiuti che la Camera ha approvato per poi passare al Senato. Il pacchetto conteneva anche il ddl su TikTok. Ragion per cui l’approvazione del pacchetto comportava anche l’approvazione della stessa proposta e, quindi, dell’inizio di una fase che per molti potrebbe rivelarsi rischiosa.

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    TikTok e il possibile ban negli Usa, cerchiamo di fare chiarezza

    Cerchiamo, per quel che si può, di fare un po’ di chiarezza.

    L’accelerazione è arrivata in un momento in cui sembrava che il ddl stesse per arenarsi. E non avrebbe di certo sorpreso. In questi anni i tentativi di fermare TikTok negli Usa sono stati tanti. Ma la svolta è stata trovata alla Camera, inserendo il ddl in un provvedimento importante. Come l’approvazione di un pacchetto di 95 miliardi di dollari di aiuti che include finanziamenti per Ucraina, Israele e Taiwan.

    Si è trattato quindi di mettere in atto un gioco politico per arrivare a sbloccare una situazione sempre più orientata verso lo stallo.

    Molti di voi ricorderanno che proprio Joe Biden aveva aperto il suo account, in vista delle elezioni presidenziali di novembre 2024, in occasione del SuperBowl.

    La vicenda TikTok negli Usa ha acceso un dibattito molto intenso che ora, con la firma del provvedimento, sarà ancora più acceso.

    TikTok strumento utile per molte PMI negli Usa

    Primo perchè molte piccole e medie imprese hanno messo in evidenza come lo strumento TikTok sia stato di grande aiuto per superare la crisi post pandemica. E poi perchè un eventuale ban negli Usa significherebbe privare l’accesso alla piattaforma a oltre 170 milioni di utenti.

    Argomenti seri che vanno considerati quando si adottano provvedimenti di legge come questi.

    Contrario a questo provvedimento si era detto l’ex presidente Usa, Donald Trump. Nei giorni scorsi aveva dichiarato che un eventuale ban di TikTok negli Usa sarebbe stato un regalo a Meta, l’azienda di Mark Zuckerberg.

    Un parere che suona strano perché fu proprio lo stesso Trump a dare il via al problema TikTok negli Usa. Fu sempre lui ad essere andato vicino alla vendita della attività di TikTok a Larry Ellison, fondatore di Oracle e grande finanziatore di Trump (oltre che di Elon Musk).

    Di quella vendita non si fece nulla. Trump perse le elezioni e per Biden la vicenda non era prioritaria.

    TikTok e la figura di Jeff Yass

    Molti pensano che il cambio di parere di Trump sia dovuto all’incontro, avvenuto il Florida, con Jeff Yass. Nome non molto conosciuto ai più, ma molto noto nell’ambiente. È proprietario del Susquehanna International Group, società di investimenti. Oggi detiene il 15% di ByteDance, una quota del valore di circa 40 miliardi di dollari.

    Yass è molto vicino alla parte politica di Trump ed è uno dei principali sostenitori del Club for Growth, un influente gruppo di destra, e il principale donatore di Protect Freedom PAC, un comitato di azione repubblicano per la raccolta fondi allineato con il senatore Rand Paul, che si è opposto al divieto di TikTok.

    Ma poi è cambiato lo scenario geopolitico globale. La crisi energetica prima, l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia e la guerra che ne è conseguita, l’attacco di Hamas ad Israele, le tensioni tra Israele e Iran, le tensioni tra Cina e Taiwan. Sono tutte vicende che pongono gli Usa in una posizione diversa, valutando qualsiasi tipo di minaccia.

    TikTok, la posizione dell’azienda

    Ed è in questo contesto che si è riaccesa l’attenzione su TikTok, considerato dall’intelligence americana una minaccia alla sicurezza nazionale.

    TikTok ha sempre negato che il governo cinese abbia una qualche forma di controllo sull’app. L’azienda di proprietà di ByteDance ha promesso di presentare ricorso contro quella che ha descritto come una “legge incostituzionale” pari a un “divieto” che “devasterebbe 7 milioni di imprese e metterebbe a tacere 170 milioni di americani“.

    Crediamo che i fatti e la legge siano chiaramente dalla nostra parte e che alla fine dimostreremo le nostre ragioni. Il fatto è che abbiamo investito miliardi di dollari per mantenere i dati statunitensi al sicuro e la nostra piattaforma è libera da influenze e manipolazioni esterne”, ha affermato TikTok.

    Non sono di questo parere i deputati Usa.

    Mark Warner, presidente democratico della commissione intelligence del Senato, martedì ha dichiarato che il fatto che il governo cinese abbia esercitato pressioni sui membri del Congresso sul disegno di legge indica “quanto Xi Jinping abbia investito in questo prodotto“.

    Non commettere errori, questo è un divieto“, ha detto il CEO di TikTok Shou Chew in un video pubblicato su TikTok, contestando le affermazioni di alcuni legislatori che vogliono solo vedere la piattaforma disconnessa dalla proprietà cinese. “Un divieto su TikTok è un divieto su di te e sulla tua voce.

    Bandire TikTok dagli store significherebbe che l’app non riceverebbe più aggiornamenti, rendendola sempre più difficile da utilizzare con l’evoluzione dei sistemi operativi e rendendola, quindi, obsoleta.

    Al momento l’app continuerà a funzionare ma solo fino a gennaio del 2025. Dopo di che bisognerà vedere l’evoluzione della situazione.

    Di certo, non è un ban immediato a TikTok, ma è un lento addio.

  • TikTok prepara la sfida a Instagram con TikTok Notes

    TikTok prepara la sfida a Instagram con TikTok Notes

    TikTok sta testando TikTok Notes in Australia e Canada. Una app che copia Instagram, concentrando l’attenzione sull’immagine piuttosto che sul video.

    In un contesto di grande cambiamento all’interno del panorama dei social media, quello che non muta è provare a riproporre ciò che funziona già altrove.

    Una modalità che tra l’altro, guarda proprio il caso, ha fatto la fortuna di Instagram. Ricordiamo tutti che Instagram ha dato vita alle Ig Stories copiandole da Snapchat.

    E, sempre Instagram, ha copiato da TikTok la modalità di visualizzazione dei Reel, il famoso “scroll verso l’alto”.

    TikTok copia, e sfida, Instagram

    Ebbene, stavolta è TikTok a trovarsi nella posizione di chi copia. L’app di ByteDance, che si appresta a vivere un momento non facile visto il possibile divieto negli Usa ancora da decidere, sta per lanciare un test che copia proprio Instagram.

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    Si chiama TikTok Notes e anche il nome non è per nulla originale.

    Il test sta per essere avviato in Australia e Canada all’interno di un ristretto gruppo di utenti.

    TikTok Notes si presenta quindi come la versione rivale di Instagram. Ciò accade perché, in questo caso, il contenuto al centro non è il video, ma l’immagine.

    A differenza di Instagram che accentra diverse forme di contenuto all’interno della stessa app, TikTok sembra optare per una versione separata. Ma potrebbe essere solo un modo per verificare l’andamento del test.

    Come funziona e come si presenta TikTok Notes

    Dai market di Apple e Google si possono vedere alcune immagini che rivelano l’app nel modo in cui si presenta.

    Gli screenshot fanno pensare che i post verranno visualizzati in griglie a due colonne nella home. Da quello che si vede, sembra che ci sia la possibilità di pubblicare più foto tramite un post carosello.

    Infatti, su TikTok Notes è possibile aggiungere fino a 34 immagini a un singolo post. Le immagini sono presentate come una raccolta a scorrimento laterale, appunto un carosello.

    Si possono aggiungere anche delle didascalie alle immagini con un limite di 4 mila caratteri. Vale a dire quasi il doppio di quello che consente Instagram, cioè 2.200 caratteri.

    La home dell’app TikTok Notes sembra essere divisa in due sezioni, con una pagina separata in cui è possibile visualizzare i post delle persone che si seguono e un’altra pagina “Per te”.

    Per alcuni sembra ricordare la home page di Pinterest, ma con una griglia più piccola a due colonne.

    Ecco, al momento queste sono le informazioni che si possono evincere da TikTok Notes che si presenta come app rivale di Instagram.

    TikTok prova a diversificare

    Sembra evidente che TikTok provi a rendersi più interessante, attraverso questo test, provando anche a diversificare. Il rischio però è di sconfinare in settori che non le appartengono, finendo per non riuscire nell’intento.

    Questa strategia sembra essere suggerita dal momento che l’app sta vivendo su due fronti. Quello Usa, a cui si accennava prima, con un possibile ban, o lo smembramento delle attività negli Usa. E quello nella UE.

    TikTok tra Usa e UE

    Proprio ieri il commissario europeo per il mercato interno e i servizi, Thierry Breton, ha una richiesta di informazioni riguardo TikTok Lite, lanciata in Francia e in Spagna. La richiesta nasce dal fatto che l’app premia gli utenti per attività come guardare video, mettere like, seguire i creator o invitare gli amici a iscriversi.

    Il caso TikTok Lite

    La commissione UE richiede maggiori informazioni a TikTok per verificare “il potenziale impatto del nuovo programma ‘task and reward Lite’ sulla sicurezza dei minori e sulla salute mentale degli utenti, soprattutto in relazione alla potenziale stimolazione di comportamenti di dipendenza”.

    Le informazioni dovranno pervenire alla commissione entro 24 ore dalla richiesta di informazioni. Ulteriori informazioni dovranno pervenire a Bruxelles entro, e non oltre, il 26 aprile.

    Per concludere, la situazione di TikTok appare poco tranquilla a livello globale.

  • L’emergere del ruolo del responsabile IA nelle aziende

    L’emergere del ruolo del responsabile IA nelle aziende

    Si chiama Chief Artificial Intelligence Officer (CAIO), responsabile della Intelligenza Artificiale. Guida all’utilizzo della IA nelle aziende, contribuendo a costruire strategie adeguate e a creare una cultura aziendale più accogliente da questo punto di vista.

    Il contesto attuale ci disegna un panorama di piena trasformazione digitale, in cui irrompe in maniera evidente il fenomeno della Intelligenza Artificiale.

    Dopo l’approdo di ChatGPT di OpenAI, a dicembre 2022, di IA si parlato in maniera sempre più crescente. E non solo, quindi di IA generativa. Ma di IA come nuovo asset di trasformazione digitale per le aziende. Come grande opportunità da cogliere. Considerando, anche, i rischi.

    Di fronte a questo fenomeno dilagante serve comunque approcciare alla IA con consapevolezza. Sapendo che le opportunità si possono cogliere quando si approccia al fenomeno con desiderio di conoscenza e approfondimento.

    Ed è in questo solco che le aziende cominciano a considerare all’interno dei propri organigrammi le figure di responsabili della IA. Stiamo parlando dei Chief Artificial Intelligence Officer (CAIO). Una figura che si sta facendo sempre più spazio all’interno delle aziende.

    Proprio qualche giorno fa, LinkedIn ha fatto sapere che il numero di aziende con una posizione come capo della IA è quasi triplicato a livello globale, negli ultimi cinque anni.

    responsabile intelligenza artificiale CAIO franzrusso

    Come racconta il Financial Times, la figura ha subito una notevole attenzione dopo che la Casa Bianca, negli Usa, ha annunciato che le agenzie federali dovevano designare i responsabili dell’intelligenza artificiale “per garantire responsabilità, leadership e supervisione” della tecnologia.

    La figura del Responsabile della Intelligenza Artificiale  – CAIO

    Ma di cosa si occupa il responsabile della IA?

    Il Chief Artificial Intelligence Officer è responsabile della strategia e dell’implementazione dell’intelligenza artificiale all’interno dell’azienda.

    Si tratta di una figura strategica che non solo supervisiona lo sviluppo e l’applicazione delle tecnologie AI, ma è anche: incaricato di identificare nuove opportunità di business; migliorare l’efficienza operativa; gestire i rischi etici e di sicurezza associati all’IA.

    David Mathison, fondatore del primo “Summit del Chief AI Officer”, sottolinea che i candidati ideali necessitano di una “profonda comprensione della tecnologia IA, apprendimento automatico, scienza dei dati e analisi“, oltre a competenze in gestione del cambiamento e questioni legali.

    Il ruolo di CAIO si colloca al centro di una “battaglia dura per la specializzazione in IA”, come affermato da Fawad Bajwa di Russell Reynolds Associates.

    Questa posizione attira professionisti con una solida formazione in computer science e amministrazione aziendale, che combinano conoscenze tecniche con capacità di leadership e visione strategica.

    Lan Guan, CAIO di Accenture, afferma che il suo lavoro è “multidisciplinare e richiede una combinazione di solide conoscenze tecniche e acute conoscenze aziendali in campi [tanto diversi] come l’intelligenza artificiale e l’apprendimento automatico, l’informatica, la statistica, l’analisi dei dati, l’etica, la conformità normativa, e competenze specifiche del settore“.

    Secondo la Guan, la tecnologia rappresenta “probabilmente solo il 35-40%” del lavoro: è a capo del Center for Advanced AI di Accenture, che sviluppa prodotti per i propri clienti. “Avere un background strategico e la capacità di gestire l’incertezza, [così come] di affrontare i potenziali compromessi è estremamente importante.”

    L’introduzione di una figura come il Responsabile per la IA in azienda diventa importante anche da un punto di vista della cultura aziendale. È un ruolo cruciale nell’evangelizzazione dell’IA, lavorando per allontanare le paure e aumentare l’accoglienza di queste tecnologie tra i collaboratori.

    Secondo Gartner, la responsabilità per l’intelligenza artificiale – allo stato attuale – spetta ancora in gran parte al Chief Technology Officer (CTO) e al Chief Information Officer (CIO), che, rispettivamente, portano avanti le iniziative legate alla IA nel 23% delle organizzazioni.

    Foundry rileva che solo il 21% delle aziende ha in programma di creare una posizione CAIO, sebbene tale sentimento sia più elevato tra gli intervistati nel settore sanitario (35%) e dell’istruzione (33%).

    Il responsabile della IA in azienda gestisce iniziative come workshop e presentazioni, amplificando i benefici dell’IA e facilitando un cambio culturale che vede l’IA non solo come uno strumento di lavoro ma come un potenziatore della creatività e dell’innovazione aziendale.

    Si tratta di un ruolo che avrà sempre più spazio all’interno delle aziende, diventando un vero punto di riferimento.

    Come in tutte le grandi novità, al momento, c’è chi reputa questo passaggio ancora non necessario. E c’è chi lo ritiene, invece, non più rinviabile.

    Bisognerà trovare una via di equilibrio e, lo vedremo, molte aziende seguiranno questa. Con l’introduzione di una figura che farà da riferimento per cercare di interpretare al meglio questa innovazione. Provando a dare concretezza alle tante opportunità che si presenteranno e cercando di mitigare e limitare i rischi che si riveleranno.