Autore: Franz Russo

  • Su X i nuovi utenti dovranno pagare per scrivere

    Su X i nuovi utenti dovranno pagare per scrivere

    Elon Musk ha proposto una piccola tariffa annuale per i nuovi utenti di X per contrastare i bot. Iniziativa che ha suscitato polemiche e perplessità rispetto alle continue contraddizioni di Musk.

    Sta facendo molto discutere l’ultima uscita di Elon Musk, il proprietario di X. Anche se la cosa era già nell’aria da un po’. In pratica, in risposta a @xDaily, che il post di un account bot sulla possibilità per i nuovi utenti di pagare per scrivere, Musk ha confermato e rilanciato.

    Secondo il proprietario di Xuna piccola tariffa per l’accesso in scrittura dei nuovi utenti è l’unico modo per frenare l’implacabile assalto dei bot. L’attuale intelligenza artificiale (e le fattorie di troll) possono passare facilmente ‘sei un bot’“.

    Musk, in buona sostanza, sostiene che aggiungendo una tariffa minima – più o meno 1 dollaro l’anno – sarebbe l’unico modo per difendersi dall’assalto dei bot.

    1 dollaro l’anno su X per i nuovi utenti

    L’iniziativa, in verità, era stata lanciata qualche mese fa in Nuova Zelanda e Filippine. I nuovi utenti pagando 1 dollaro l’anno possono quindi pubblicare contenuti, mettere “mi piace”, ripubblicare, rispondere, aggiungere ai segnalibri e citare i post. Se non si paga, appena effettuata l’iscrizione, si può soltanto leggere e seguire account.

    In un altro post, Musk specifica che questa iniziativa di pagare 1 dollaro l’anno (anche se la cifra non è stata confermata) svanisce una volta trascorsi 3 mesi.

    Quindi, per evitare di pagare sarebbe sufficiente restare a guardare, quindi leggere, e seguire gli account che si preferiscono per la durata di 90 giorni. Dopo di che, trascorsi i 3 mesi, si potranno effettuare tutte le azioni consentite di base, senza pagare nulla.

    Teniamo in considerazione il fatto che al momento questa è una ricostruzione senza alcuna conferma. Anche se molto vicino a quello che potrebbe effettivamente essere. Situazione che è quasi la normalità tutte le volte che si parla di X.

    Iniziativa contrastante

    Ovviamente tutto questo ha creato molte polemiche. Il dibattito tra gli utenti si è acceso.

    Anche perché, molti di voi forse lo ricorderanno, Musk stava per mandare all’aria l’acquisizione di Twitter proprio perché riteneva che la piattaforma fosse invasa da bot.

    All’epoca Musk riteneva che la quota di bot fosse superiore al 5% del totale degli utenti iscritti su Twitter. E per questo stava per mandare all’aria tutto.

    x nuovi utenti pagamento elon musk franzrusso 2024

    Ricorderete anche quando i risposta ad una serie di tweet di Parag Agrawal, allora CEO, Musk rispose con la emoji della cacca (💩).

    Alla fine, Musk acquisisce comunque Twitter, sapendo bene che la quota di bot era inferiore ma, oltretutto, completa l’acquisizione senza la due diligence.

    X, i bot e l’acquisizione di Musk

    Significa che Musk ha acquisito Twitter senza effettuare una valutazione chiara di quelli che sono i rischi e i benefici che comporta una operazione come quella comportava.

    Ora, da quando Musk è diventato proprietario della piattaforma il fenomeno dei bot è aumentato a dismisura.

    E si tratta di bot che nella maggior parte dei casi hanno la spunta blu. Significa che sono account che hanno aderito ad una tariffa Premium. Di fatto sfruttando tutte le opzioni che lo status consente. Quindi anche maggiore visibilità, soprattutto nelle risposte a post.

    Sembra davvero singolare che Musk credi di contrastare questo fenomeno aggiungendo una piccola tariffa per i nuovi utenti.

    Ci sarebbe da aggiungere anche che buona parte di questi bot sono usati da una parte politica molto vicina allo stesso Musk, e questo non è certamente un mistero.

    Musk e le sue posizioni contraddittorie

    Vuol dire quindi che ora Musk intende guadagnare anche su questo fenomeno?

    E poi, era stato lo stesso Musk a dire, dieci giorni prima, che uno dei modi per contrastare il fenomeno dei bot era proprio l’utilizzo della IA.

    Di certo, da qualsiasi punto si guardi questa vicenda, l’evidenza è chiara a tutti. Nonostante la narrazione esaltante, ed esaltata, dei grandi successi raggiunti dalla piattaforma – che non trovano conferma – la piattaforma naviga in acque non tranquille.

    Non esiste un adeguato controllo sui bot. Non esiste perché X non ha mezzi a sufficienza per contrastare questo fenomeno, avendo licenziato quasi l’80% dei dipendenti della vecchia società.


    Leggi anche:

    Ecco la situazione di X: numero di utenti e engagement

     

    E questo è un dato di fatto, non un’opinione.

    A tutto questo va aggiunto che nei giorni scorsi gli utenti Premium avranno a disposizione Grok, la IA generativa di xAI (altra società di Musk) che presto potrebbe essere usato per realizzare post.

    In UE l’uso di Grok non è ancora abilitato. X stessa ha avanzato la richiesta alle autorità e ancora non ci è alcuna risposta. Probabile che non sarà possibile.

    Ecco, questa vicenda mostra anche i continui capovolgimenti di opinione da parte di Musk. Capace di passare da un parere ad un altro, senza considerare tutto ciò che c’è stato in precedenza. Una modalità che mira a creare confusione invece di aiutare a comprendere meglio.

     

  • Instagram oscurerà le immagini di nudo nei messaggi

    Instagram oscurerà le immagini di nudo nei messaggi

    Instagram avvia un test sulla funzionalità che oscurerà le immagini di nudo inviare attraverso messaggi privati. Un modo per proteggere i più giovani, e anche gli adulti, dal fenomeno sextortion.

    Instagram non è mai stato in grado di porre fine ad fenomeno della pornografia sull’app. Fenomeno che spesso prende di mira gli utenti più giovani.

    Però, vanno registrati alcuni tentativi per cercare di fermare questo fenomeno. Come quello di cui stiamo per parlare.

    Meta ha annunciato l’inizio del test di uno strumento che rileverà e oscurerà in automatico immagini di nudo inviate attraverso messaggi privati.

    instagram test oscura immagini nudo sextorsion franzrusso

    Instagram prova a ridurre la sextortion

    Si tratta di un tentativo, certo rilevante, che prova a limitare il fenomeno e a scoraggiare questa odiosa pratica che prende di mira, spesso, proprio gli utenti giovanissimi.

    La funzionalità di attiverà in maniera predefinita per gli utenti al di sotto dei 18 anni (lo si evincerà dalla nata di nascita usata per registrarsi). Una notifica incoraggerà anche gli utenti adulti ad attivarla.

    Come annuncia il Wall Street Journal, il test verrà avviato nelle prossime settimane, mentre nei prossimi mesi verrà programmato il lancio a livello globale.

    Come funziona lo strumento di Instagram

    instagram oscura immagini nudo franzrusso

    Gli utenti Instagram che ricevono immagini di nudo tramite messaggi diretti vedranno un pop-up che spiega come bloccare il mittente o segnalare la chat.

    Si vedrà anche una nota che incoraggia il destinatario a non sentirsi costretto a rispondere.

    Le persone che tentano di inviare un nudo tramite messaggi diretti verranno avvisate di essere caute e riceveranno un promemoria che può annullare l’invio di una foto.

    La nostra speranza è che questa funzionalità educhi le persone sul potenziale abuso di queste immagini e le aiuti a individuare potenziali truffatori“, ha spiegato Antigone Davis, responsabile della sicurezza globale di Meta.

    La funzione usa l’apprendimento automatico

    La funzione che è stata predisposta da Meta, utilizza l’apprendimento automatico sul dispositivo. Il quale viene analizzato per capire se un’immagine inviata tramite il servizio di messaggistica diretta di Instagram contiene nudità. Meta non avrà accesso alle immagini che verranno oscurate, a meno che non siano state segnalate dall’utente.

    Questa funzionalità è progettata non solo per proteggere le persone dal vedere nudità indesiderate nei loro messaggi diretti, ma anche per proteggerle dai truffatori che potrebbero inviare immagini di nudo per indurre le persone a inviare in cambio le proprie immagini“, ha scritto l’azienda di Meno Park nel suo annuncio.

    Obiettivo di questa funzionalità è duplice.

    Obiettivo: ridurre il fenomeno sextortion

    Cosa si intende per sextortion

    Da un parte si pone l’obiettivo di tentare di ridurre il fenomeno del sextortion.

    La “sextortion” è una forma di estorsione criminale dove un individuo minaccia di divulgare materiale a contenuto sessualmente esplicito relativo alla vittima senza il suo consenso. Solitamente, questo materiale viene acquisito tramite truffe online, inganni o attraverso relazioni intime.

    Il criminale utilizza il materiale come leva per estorcere denaro, ulteriori materiali sessualmente espliciti. Spesso si arriva anche alla minaccia di rendere pubblico il contenuto se le proprie richieste non vengono soddisfatte.

    instagram oscura immagini nudo franzrusso

    Salvaguardare la salute mentale degli utenti

    Questa pratica è particolarmente subdola in quanto sfrutta la vulnerabilità e la paura delle vittime di subire danni per ciò che riguarda la propria reputazione o il proprio benessere psicologico.

    La sextortion infatti può avere un impatto devastante sulla vita delle persone coinvolte. Può causare stress emotivo, senso di vergogna e, in casi estremi, può portare a conseguenze ancora più gravi come l’autolesionismo o il suicidio.

    Il secondo obiettivo viene quindi di conseguenza. Ossia quello di ridurre il fenomeno dell’invio di queste immagini per preservare il il benessere psicologico degli utenti e quindi la loro salute mentale.

    Sextortion sui social media, fenomeno in crescita

    Nel 2023, la sextortion sui social media ha rappresentato un problema in grande crescita.

    Secondo i dati dell’FBI, nei sei mesi tra ottobre 2022 e marzo 2023, si è osservato un aumento di segnalazioni di sextortion finanziaria che coinvolgono vittime minorenni rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

    Sono stati oltre 13.000 casi di sextortion finanziaria online di minori segnalati e almeno 12.600 vittime, principalmente adolescenti.

    Una ricerca di Snpachat ha rivelato che quasi due terzi dei giovani e degli adolescenti della Generazione Z, in sei paesi, hanno affermato di essere stati vittime di sextortion online. Attraverso catfishing (51% dei casi) e hacking (47% dei casi).

    Questi crimini comportavano spesso l’uso di foto e video personali espliciti per minacciare o ricattare i giovani​.

    Cybertip.ca, il servizio canadese attraverso cui fare segnalazioni, ha riscontrato un incremento dell’85% nelle segnalazioni di sextortion tra dicembre 2022 e agosto 2023.

    I social media sono presi particolarmente di mira dal fenomeno sextortion

    Sono infatti diverse le piattaforme utilizzate dai criminali per avvicinare le vittime attraverso profili falsi, sviluppando relazioni apparentemente amichevoli che possono poi evolversi in sextortion.

    Tra queste piattaforme, oltre a Instagram, si segnalano TikTok, Snapchat e anche Facebook.

    Inoltre, anche i siti di gaming online sono stati identificati come un contesto in cui trovano spazio crimini come questi.

    Il tentativo di Instagram va assolutamente segnalato. Anche se, come si evince dai dati, ancora molto resta da fare.

     

  • Bending Spoons acquisisce StreamYard ed entra nel live streaming

    Bending Spoons acquisisce StreamYard ed entra nel live streaming

    Bending Spoons, gigante tech italiano, acquista StreamYard, leader nel live streaming. L’operazione segna un cambiamento importante nel settore tech e social media.

    Momento di grandi acquisizioni nel mondo tech e dei social media. A testimonianza del fatto che siamo in un grande momento di cambiamento, e posizionamento. Momento che coinvolge tutte le aziende.

    A sorpresa, l’italiana Bending Spoons acquisisce StreamYard, la società di live streaming che era già stata acquisita da Hopin nel 2021.

    Come tante aziende, Hopin era cresciuta molto nel periodo della pandemia. Periodo in cui aveva effettuato diverse acquisizioni, tra le quali proprio StreamYard.

    E StreamYard, in quel periodo, era uno dei servizi online più usati, per permettere a milioni di persone di poter continuare a fare il suo lavoro, o semplicemente a creare, semplicemente da casa.

    Ma Hopin, anche qui come tante aziende, si è trovata ad affrontare il periodo post pandemico con molte difficoltà. Calata la domanda, infatti, sono iniziati problemi nel portare avanti la struttura.

    bending spoons acquisisce streamyard franzrusso

    Bending Spoon non si lascia sfuggire l’occasione

    E così si arriva alla vendita di alcune società.

    In questo contesto, l’italiana Bending Spoons, grande aziende tecnologica con sede a Milano, che vanta al suo interno software come Evernote e Metup, Remini e Splice non si è fatta trovare impreparata.

    E così ha giocato la sua carta e ha acquisito StreamYard, entrando quindi nel mondo del live streaming.

    “Ammiriamo ciò che il team StreamYard ha costruito e non vediamo l’ora di sfruttare il nostro know-how e le nostre tecnologie per aiutare le sue soluzioni a raggiungere nuovi traguardi in futuro”, ha affermato Luca Ferrari, cofondatore e CEO di Bending Spoons.

    “Il nostro team ha creato marchi, tecnologie e comunità globali incredibili attraverso la nostra suite di prodotti composta da StreamYard, Streamable e Superwave. Siamo grati al nostro team e ai nostri clienti e non vediamo l’ora di vedere l’attività e i prodotti crescere al livello successivo con Bending Spoons”, ha affermato Badri Rajasekar, CEO di Hopin.

    Cos’è e a cosa serve StreamYard

    StreamYard è una piattaforma che permette di trasmettere in diretta e registrare video professionali direttamente dal proprio browser, senza bisogno di software aggiuntivo.

    È come avere uno studio di streaming completo a disposizione, accessibile ovunque ci si trovi.

    Cosa puoi fare con StreamYard?

    • Trasmettere in diretta su Facebook, YouTube, LinkedIn, Twitter, Twitch e altri ancora.
    • Registrare stream per guardarli o condividerli in seguito.
    • Intervistare ospiti fino a 10 persone contemporaneamente.
    • Condividere lo schermo, presentazioni e video.
    • Aggiungere titoli, grafiche e transizioni professionali.
    • Personalizzare il proprio stream con logo e colori propri.

    Perché utilizzare StreamYard?

    • Facile da usare: non è richiesta alcuna esperienza tecnica.
    • Potente: offre tutte le funzionalità necessarie per creare stream di alta qualità.
    • Conveniente: disponibile in piani gratuiti e a pagamento per soddisfare tutte le esigenze.
    • Affidabile: utilizzato da migliaia di professionisti in tutto il mondo.

    Numeri sugli stream:

    • Oltre 60 milioni di stream creati
    • Più di 100 milioni di spettatori raggiunti
    • In media, 10.000 stream al giorno

    Alcuni esempi di come StreamYard viene utilizzato:

    • Webinar: per condividere momenti di conoscenza e divulgazione con un pubblico ampio.
    • Corsi online: per insegnare a studenti e a persone interessante su certi temi da tutto il mondo.
    • Interviste: per parlare con esperti, giornalisti e influencer del proprio settore.
    • Domande e risposte: per rispondere alle domande dei follower in tempo reale.
    • Presentazioni aziendali: per promuovere la propria azienda e la propria attività.
    • Eventi live: per trasmettere in diretta eventi come conferenze, concerti.

    Ecco, questa è un’altra grande notizia che andava condivisa e che va seguita. Vi aggiorneremo sulle novità.

     

  • Hootsuite e Talkwalker, insieme per un nuovo social listening

    Hootsuite e Talkwalker, insieme per un nuovo social listening

    In un momento di grande cambiamento sui social media, Hootsuite acquisisce Talkwalker: un passaggio strategico nel mondo del social media marketing e del social listening.

    In un momento in cui i social media attraversano un grande cambiamento, anche le aziende che vi operano si adeguano. Ed è in questa visione che si inserisce l’acquisizione di Talkwalker da parte di Hootsuite.

    Per molti addetti ai lavori, si parla di due strumenti notissimi che per la gestione dei contenuti, l’analisi delle conversazioni e l’andamento delle campagne sui social media sono fondamentali.

    Saperli disponibili e appartenenti ad un unico gruppo evidentemente, cambia la prospettiva. In una fase in cui, come detto in apertura, cambia l’approccio ai social media.

    Non si conoscono i particolari economici e finanziari dell’operazione di acquisizione, ma Irina Novoselsky, CEO di Hootsuite, ha parlato di “progressione naturale“. Evidenziando come la partnership esistente tra le due aziende dovesse sfociare in questa direzione.

    hootsuite acquisisce talkwalker franzrusso

    Hootsuite acquisisce Talkwaker, acquisizione strategica

    La fusione consentirà ai 200.000 utenti di Hootsuite  di accedere ad analisi avanzate dei dati, consentendo loro di impostare avvisi di parole chiave per monitorare le menzioni sui social. Oltre agli attuali strumenti che esistono all’interno della dashboard di Hootsuite.

    “(L’acquisizione) innesca un passaggio rivoluzionario dalla gestione dei social media a un’evoluzione della categoria alimentata dalla domanda dei clienti: le prestazioni dei social media. Hootsuite esiste per aiutare i clienti a sfruttare il valore delle loro relazioni sui social media. E con l’acquisizione di Talkwalker,  Hootsuite porta questa missione a un livello superiore. Riunendo  due leader di categoria complementari, le aziende disporranno, per la prima volta, di un motore di performance sui social media per trasformare le informazioni in azioni in impatto, il tutto alimentato dall’intelligenza artificiale”.

    Lo scenario dei social media ha visto una trasformazione notevole in questi ultimi anni. Come segnale di questo cambiamento, basta dire Twitter che non esiste più. È stata rimpiazzata da X. Un passaggio questo che ha segnato in modo particolare il mondo del social listening.

    Irina Novoselsky, CEO di Hootsuite: “siamo fiduciosi”

    Come non fare riferimento alla nuova politica di API di X con l’introduzione di tariffe che ha portato alla trasformazione dei servizi di terze parti. In alcuni casi anche alla chiusura di alcuni strumenti.

    La fusione potrebbe quindi rappresentare una fase di svolta per tutte quelle aziende che, soprattutto per motivi economici, non hanno potuto fruire di servizi avanzati come quelli offerti. Prevedendo sempre che la direzione sia questa.

    Irina Novoselsky CEO Hootsuite
    Irina Novoselsky – CEO Hootsuite

    Crediamo fermamente che i social media stiano per essere rivoluzionati in modo massiccio“, ha affermato Irina Novoselsky. La CEO ha festeggiato da poco 1 anno alla guida di Hootsuite, con la promessa di attuare un grande piano di rilancio.

    Ecco spiegato quindi il motivo dell’acquisizione di Talkwalker.

    Con Talkwalker e Hootsuite dalla stessa parte, la Novoselsky si dice fiduciosa che l’azienda sarà in grado di resistere alla costante evoluzione delle piattaforme, insieme alla rivoluzione dei social media.

    Ciò che è esistito negli ultimi 10 anni riguardava soprattutto la FOMO (paura di perdere qualcosa) e ‘devo essere sui social media perché i miei concorrenti lo sono‘”, ha detto Novoselsky. “Il mondo sta cambiando. Non si tratta più solo di Mi piace, condivisioni ed esposizione. Si sta scavando oltre quei Mi piace.

    Le aziende a caccia di dati e informazioni strategiche

    In questa fase, le aziende si stanno concentrando sull’acquisizione della maggiore quantità di dati possibile. E da questa, ricavare quanto più valore possibile in termini di informazioni.

    Cinque miliardi di persone nel mondo sono sui social media, il 99% delle aziende sono su questi canali e, tuttavia, il punto principale è che continuiamo a sentire dai nostri clienti ‘Non sappiamo come attribuire valore a ciò che <<stanno facendo>>“, ha dichiarato Novoselsky. “Questa che abbiamo davanti a noi, da oggi, è una enorme opportunità“.

    Quindi il progetto di rilancio di Irina Novoselsky si basa principalmente sull’acquisizione di Talkwalker.

    Al momento non ci sarebbe alcuna ristrutturazione aziendale in termini di posti di lavoro. “Non lo stiamo facendo per sinergie di costo” – riferendosi sempre alla fusione con Talkwalker -. “Siamo concentrati sulla creazione di valore per i nostri clienti“.

    Hootsuite ha già effettuato tagli al personale in passato.

    La ristrutturazione voluta da Irina Novoselsky

    Nell’agosto del 2022 ha licenziato il 30% del suo personale nell’ambito di una ristrutturazione globale. E poi ha licenziato un altro 5%, a novembre dello stesso anno.

    Una terza serie di tagli pari a circa il 7% del personale è stata annunciata nel gennaio 2023, quando Novoselsky è subentrata a Tom Keiser, succeduto al fondatore Ryan Holmes. (Holmes si è dimesso nel 2019, dopo un presunto tentativo fallito di vendere Hootsuite).

    Talkwalker è uno degli strumenti di social media listening che abbiamo usato di più per le nostre attività sul blog. Ricordo le tante partnership portate avanti, insieme. Una su tutte, quelle in cui abbiamo raccontato Sanremo, riportando dati che via via hanno raggiunto un notevole interesse.

    L’azienda era già passata di mano nel 2017, diventando di proprietà del Marlin Equity Partners. Ma restando sempre e comunque indipendente.

    Questo il racconto di questa acquisizione che interesserà buona parte di chi opera nel mondo del marketing e del social media marketing.

    Una acquisizione che, come visto, nasce in un periodo particolare e che, da come sembra, promette di dare vita ad un nuovo gruppo pronto ad interpretare questo cambiamento.

    Vedremo se sarà così.


    L’immagine di copertina è stata generata da ChatGPT di OpenAI con DALL·E 3

     

  • X e la sfida di Elon Musk al Brasile per la libertà di parola

    X e la sfida di Elon Musk al Brasile per la libertà di parola

    La piattaforma di Elon Musk è al centro di una controversia in Brasile. Il giudice de Moraes ha ordinato la sospensione di alcuni account per la diffusione di disinformazione. Musk vuole ripristinarli e si è detto pronto a sfidare la giustizia brasiliana. Una vicenda che riaccende il dibattito sulla libertà di parola e il ruolo dei social media.

    La vicenda del Brasile che riguarda X, la piattaforma di proprietà di Elon Musk, e lo stesso CEO di Tesla può portare ad epiloghi imprevisti. Fino, addirittura, alla messa al bando della piattaforma.

    Si tratta di una vicenda che, in realtà, nella storia dei social media, è già avvenuta diverse volte. Già in passato magistrati che conducevano indagini particolari si sono rivolte alle piattaforme social media per la rimozione o l’accesso ad informazioni preziose per i loro accertamenti.

    Di casi che si potrebbero citare ne è pieno il web. Basterebbe citare la vicenda che riguardò WhatsApp, sempre in Brasile. Quando venne addirittura sospesa.

    sfida elon musk brasile libertà di parola franzrusso

    La vicenda di X, Elon Musk e il Brasile

    La vicenda di X e di Elon Musk ha delle caratteristiche che toccano nel vivo la sbandierata libertà di parola, voluta da Musk, e il limite verso cui si può andare.

    Ecco, quel limite, che è individuato dalla presenza di leggi da rispettare, è stato superato. Tutti devono potersi esprimere liberamente, nel rispetto delle leggi vigenti. Ed è questo ultimo elemento che Musk finisce per non accettare. Rischiando di provocare conseguenze impreviste.

    Veniamo alla vicenda.

    Il giudice Alexandre de Moraes, presidente della Corte Suprema Federale del Brasile, si rivolge a X con la richiesta di sospendere alcuni account di utenti brasiliani. Questa richiesta è motivata dall’esistenza di una vasta indagine contro la disinformazione operata attraverso il web e i canali social media.

    Account brasiliani sospesi per disinformazione

    Si tratta di account di ex deputati federali, imprenditori, giornalisti, blogger e influencer alleati dell’ex presidente Jair Bolsonaro. Tutti sospettati di diffondere notizie false e attaccare le istituzioni brasiliane. Si tratta, secondo la magistratura brasiliana di persone facenti parte delle cosiddette “milizie digitali”.

    In un primo momento X dimostra di essere collaborativa, non senza un tono polemico. E infatti in un post del 6 aprile – dopo i “Twitter files – Brazil” di Shallenberger -, dall’account di X per gli Affari Globali si legge:

    X Corp. è stata costretta dalle decisioni del tribunale a bloccare alcuni account popolari in Brasile. Abbiamo informato questi account che abbiamo intrapreso questa azione. Non conosciamo le ragioni per cui sono stati emessi questi ordini di blocco. Non sappiamo quali post si presume violino la legge. Ci è vietato dire quale tribunale o giudice ha emesso l’ordinanza, o su quali basi. Ci è vietato dire quali account sono interessati. Siamo minacciati di multe giornaliere se non rispettiamo le norme (…)”.

    L’intervento di Elon Musk nella vicenda col Brasile

    Ma nel fine settimana la vicenda si è fatta rovente.

    Elon Musk decide di intervenire direttamente e scrive che X avrebbe ripristinato le attività degli account brasiliani. Una dichiarazione che va contro la richiesta del giudice de Moraes. Il quale, a questo punto, decide di allargare le indagini e di introdurre anche Elon Musk.

    La motivazione è che Elon Musk, con il suo atteggiamento, sta ostruendo le indagini e il corso della giustizia brasiliana.

    Musk ha anche scritto:

    Stiamo revocando tutte le restrizioni. Questo giudice (de Moraes, n.d.r.) ha applicato multe ingenti, ha minacciato di arrestare i nostri dipendenti e di interrompere l’accesso a X in Brasile. Di conseguenza, probabilmente perderemo tutte le entrate in Brasile e dovremo chiudere il nostro ufficio lì. Ma i principi contano più del profitto”.

    Il proprietario di X si dice quindi pronto a sfidare de Moraes e la giustizia brasiliana. Pur consapevole che X verrà multata di 100 mila real al giorno (oltre 18 mila euro) per ogni account ripristinato. Andando quindi contro la richiesta della giustizia brasiliana.

    Il suggerimento a usare una VPN

    In altri post, Musk ha incoraggiato gli utenti brasiliani a utilizzare un’app di rete privata virtuale (VPN) per l’accesso continuo alla piattaforma e ha definito le richieste della corte le “più draconiane” di qualsiasi paese.

    “I social non sono terra senza legge”

    Il giudice de Moraes ha scritto nella sua decisione che “i social network non sono una terra senza legge“. E ha poi affermato che le dichiarazioni di Elon Musk dimostrano che X “protegge coloro che promuovono attività criminali contro la democrazia del Brasile”.

    Sulla vicenda è intervenuto anche il governo brasiliano. Paolo Pimenta, ministro della Segreteria delle Comunicazioni Sociali, ha scritto sui suoi canali social media che “il Brasile è un Paese sovrano” e che non permetterà a “nessuno, indipendentemente dal denaro e da qualunque potere hai, affronti la nostra patria“.

    João Brant, segretario delle Politiche Digitali presso la Segreteria della Comunicazione della Presidenza della Repubblica, ha affermato che “Musk dimostra il suo disprezzo per la giustizia brasiliana”. Aggiungendo anche: “rimuginando vecchie decisioni e cogliendo l’occasione per portare avanti agitazioni di estrema destra e propaganda“.

    Come potete vedere, la vicenda è complicata e rischiosa, per X, allo stesso tempo.

    Il rischio che la piattaforma possa essere sospesa è molto concreto. E questo sarebbe un duro colpo per Elon Musk. Per la sua credibilità in Brasile e nel mondo.

     

     

  • La scimmia nel cassetto, il nuovo libro di Riccardo Scandellari

    La scimmia nel cassetto, il nuovo libro di Riccardo Scandellari

    Dal 12 aprile, in tutte le librerie e online, arriva il nuovo libro di Riccardo Scandellari, “La Scimmia nel cassetto”. Edito da Hoepli, è un libro sull’urgenza che va poi liberata. E il libro spiega come.

    La vita cambia solo nel momento in cui prendiamo una decisione nuova, ragionata, sostenibile e ci impegniamo a realizzarla. Quando facciamo uscire la scimmia nel cassetto“.

    Queste parole rappresentano l’essenza de “La scimmia nel cassetto”, il nuovo libro dell’amico Riccardo Scandellari, che verrà pubblicato da Hoepli il 12 aprile.

    Si tratta del ritorno in libreria di Riccardo, dopo la pubblicazione di “Dimmi chi sei” (ROI Edizioni, 2020) e dopo la nuova versione di “Fai di Te Stesso un Brand” (Dario Flaccovio Editore, 2021).

    Riccardo Scandellari è ormai un famoso divulgatore, uno dei più importanti formatori in ambito branding e comunicazione. Oltre che essere autore di testi che hanno indicato la strada a tanti. Come è stato appunto “Fai di te stesso un brand”.

    la scimmia nel cassetto riccardo scandellari franzrusso
    “La scimmia nel cassetto”, il nuovo libro di Riccardo Scandellari

    Riccardo Scandellari è capace di portare i lettori a fare un viaggio attraverso le competenze, la credibilità e la reputazione. Via via svelando il percorso verso una rinnovata esposizione pubblica.

    Da sempre Riccardo Scandellari pone la persona al centro della sua visione, sia come praticante che come destinatario del marketing. Riuscendo ad andare oltre quelle che sono le prassi consolidate e standardizzate.

    Il suo nuovo libro si basa sull’idea che ogni individuo possiede unicità intrinseche, anche a livello caratteriale, rendendo “La scimmia nel cassetto” più di un semplice manuale. È un manuale per introversi.

    Con la sua solita narrativa personale, Riccardo Scandellari racconta la sua trasformazione da aspirante musicista nerd a punto di riferimento nel settore del personal branding.

    Accettando la sua natura introversa senza mai snaturarsi. Nel testo affronta temi universali come la paura dell’esposizione, del giudizio altrui e del fallimento. Ostacoli che spesso frenano l’audacia e il coraggio.

    Il libro prova ad interpellare il lettore su quale marketing si identifica, enfatizzando un marketing che “dichiara apertamente le sue qualità, propone qualcosa di cui sentiamo il bisogno, si presenta chiedendo il permesso e mantiene le sue promesse“.

    Grande osservatore della realtà, Riccardo Scandellari sottolinea come in un mercato saturo, dove i bisogni sono ampiamente soddisfatti, sia fondamentale assecondare desideri che offrono un senso di esclusività.

    Il testo è rivolto a liberi professionisti, imprenditori, manager. E a chiunque desideri intraprendere una nuova strada nel business o rinnovare percorsi improduttivi.

    Scandellari sottolinea l’importanza di proporre servizi che riflettano i valori dei clienti, dove il valore della propria credibilità gioca un ruolo fondamentale.

    Infine, Riccardo Scandellari invita l’interlocutore a dedicarsi all’ascolto, alla riflessione, e alla pazienza. Sottolineando come l’impegno nel consolidare il talento è un requisito imprescindibile.

    Più che un profilo social e una buona narrazione di sé, è la determinazione che costruisce fiducia e credibilità, diventando parte integrante della nostra storia personale.

    Mettere via l’aggressività a favore dell’ascolto, della gentilezza e dell’espressione dell’urgenza che ciascuno di noi ha dentro.

    Un’urgenza, o una “scimmia”, che a un certo punto va liberata, per non lasciarla, come alcuni sogni, chiusa nel cassetto.

  • Alphabet è pronta a fare un’offerta per HubSpot

    Alphabet è pronta a fare un’offerta per HubSpot

    Alphabet potrebbe acquisire HubSpot, una mossa che rafforzerebbe il suo ruolo nel CRM. L’operazione solleva questioni antitrust che vanno valutate attentamente.

    Alphabet, l’azienda madre di Google, si dice pronta a formulare un’offerta per l’acquisizione di HubSpot. Stiamo parlando di una delle piattaforme CRM più conosciute ed usate nel mondo del marketing e del business.

    A fornire questi rumors sono Reuters, la prima a parlare di questa notizia, e Bloomberg.

    Funzionari di Alphabet avrebbero incontrato i consulenti finanziari di HubSpot per verificare se ci sono le condizioni per avviare una possibile acquisizione. Al momento il valore di HubsSpot, fondata da Brian Halligan e Dharmesh Shah nel 2006, ha un valore di circa 35 miliardi di dollari.

    Alphabet-HubSpot, acquisizione di un certo valore

    Un’acquisizione di una certa levatura che, proprio per queste dimensioni, finirebbe comunque sotto l lente dell’antitrust americana.

    alphabet possibile acquisizione hubspot franzrusso

    Val la pena ricordare che Google è già stata messa sotto inchiesta dal Dipartimento di Giustizia, con l’accusa di abusare della sua posizione dominante. Un’acquisizione di questo tipo verrebbe sicuramente analizzata minuziosamente dalle autorità sulla concorrenza.

    La reazione dei mercati, alla notizia, è stata leggermente contrastante. Le azioni di HubSpot sono cresciute dell’11%; mentre a Wall Street le azioni Alphabet sono calate di circa l’1,5%.

    Alphabet-HubSpot, preoccupazioni antitrust

    E sono proprio le preoccupazioni sulla concorrenza che frenano Alphabet dal proseguire i contatti con la presentazione di un’offerta formale.

    Offerta che al momento non c’è. E, forse, potrebbe non manifestarsi.

    Come rilevato da Reuters, se la trattativa andasse in porto, sarebbe un esempio raro da parte di una grande azienda tecnologica che tenta un mega accordo in un contesto di grande controllo normativo.

    Si tratterebbe poi della più grande acquisizione mai realizzata da Alphabet. Situazione che consentirebbe di mettere a frutto parte della sua liquidità, che ha raggiunto i 110,9 miliardi di dollari alla fine di dicembre 2023.

    HubSpot, grande fiducia dagli investitori

    HubSpot, quotata in borsa nel 2014, fornisce software di marketing ad aziende che in genere hanno fino a 2.000 dipendenti.

    Nel 2023 ha generato entrate per 2,2 miliardi di dollari nel 2023 e ha registrato una perdita netta di 176,3 milioni di dollari.

    Nonostante tutto, gli investitori sono entusiasti delle prospettive di crescita della società con sede a Cambridge, Massachusetts (Usa), che ha fatto salire le sue azioni del 50% in 12 mesi.

    L’acquisizione di HubSpot permetterebbe a Google di ampliare l’offerta nel mercato dei software di gestione delle relazioni con i clienti (CRM), in forte espansione. Consentendogli di attingere a una base più ampia di clienti business.

    HubSpot, acquisizione di valore per Alphabet

    Da aggiungere, infine, che Alphabet più di altri ha investito più risorse nel business dei clienti cloud. Incluso l’aumento delle offerte su strumenti di intelligenza artificiale generativa per i propri clienti.

    Sebbene Google sia ancora dietro a Microsoft e Amazon nel mercato del cloud computing, il rapporto più recente sugli utili della società ha segnato il primo anno di completa redditività proprio dell’unità cloud.

    Vedremo come proseguirà questa vicenda.

     

  • Yahoo acquisisce e porta Artifact nel suo aggregatore di notizie

    Yahoo acquisisce e porta Artifact nel suo aggregatore di notizie

    Yahoo ha acquisito Artifact, l’app di intelligenza artificiale creata dai fondatori di Instagram. La tecnologia IA sarà alla base di Yahoo News.

    L’impresa straordinaria di Artifact è durata circa un anno. E, a distanza di sole poche settimane dall’annuncio dell’addio alle scene, arriva la notizia che rimette, in parte, tutto in gioco.

    Infatti, Yahoo ha acquisito Artifact, l’app basata sull’Intelligenza Artificiale fondata dai due ex co-fondatori di Instagram: Kevin Systrom e Mike Krieger.

    La notizia mostra la sua rilevanza per il fatto che, quello che qualche settimana fa sembra un addio, da oggi l’app potrà rivivere una seconda vita.

    Una seconda vita in un’altra casa però.

    artifact acquisizione yahoo notizie IA franzrusso

     

    Yahoo integra la tecnologia di Artifact

    Al momento non si conoscono i dettagli dell’operazione dell’acquisizione. Yahoo e i due co-fondatori non hanno fornito informazioni a riguardo.

    Si sa che la tecnologia basata su IA, il cuore dell’app, verrà integrata all’interno dell’aggregatore di notizie del motore di ricerca.

    L’intelligenza artificiale ci ha permesso di offrire agli utenti un’esperienza migliore scoprendo ottimi contenuti a cui tengono“, ha affermato Systrom, CEO di Artifact in un comunicato stampa.

    Yahoo riconosce questa opportunità e non potremmo essere più entusiasti di vedere dal vivo ciò che abbiamo costruito attraverso Yahoo News.”

    Kevin Systrom e Mike Krieger, per il momento, non entreranno nel board della società guidata da Jim Lanzone. E i restanti 5 collaboratori della passata società stanno provvedendo a ricollocarsi.

    La parabola di Artifact

    Artifact si era presentata all’inizio del 2023 come un’app rivoluzionaria. Per il fatto che l’aggregazione dei contenuti, quindi articoli e informazioni, veniva gestita – e lo sarà ancora – dall’intelligenza artificiale.

    Il feed dell’app era alimentato dalla tecnologia machine learning che, mano a mano, selezionava e proponeva i contenuti sulla base del tempo trascorso dell’utente. E non più sulla base dei click ottenuti.

    Nonostante le premesse, e le promesse, Artifact non ha saputo fare breccia tra gli utenti. Utenti che comunque sono alla ricerca di luoghi dove informarsi.

    Qualcosa non ha funzionato, sebbene l’esperimento fosse innovativo con l’intelligenza artificiale.

    Forse Yahoo potrebbe dare maggior valore a quell’idea Artifact. Ma questo lo sapremo solo vedendo come andrà questo accordo.

  • LinkedIn, test per un feed video in stile TikTok

    LinkedIn, test per un feed video in stile TikTok

    Dopo alcuni rumors arriva la conferma. LinkedIn ha avviato un test su un feed video in stile TikTok. L’intento è di strizzare l’occhio ai più giovani che approderanno nel mondo del lavoro.

    Mentre si discute nel mondo di quale possa essere il destino di TikTok negli Usa, l’app cinese continua a dettare i trend.

    Dopo alcuni rumors, rivelati da Austin Null e seguiti da Lindesy Gamble, anche LinkedIn ne ha dato conferma. E di cosa?

    Semplice, del fatto che anche l’app di LinkedIn avrà il suo feed per i video in stile TikTok. In pratica, mancava solo la società di Microsoft a inserirsi tra le società che hanno strizzato l’occhio all’app cinese. Tra queste ci sono Instagram, Facebook, Netflix; e poi YouTube, Snapchat.

    Insomma, i social media, resosi conto che i video acquistano sempre più interesse, specie quelli brevi, non hanno fatto altro che guardare a chi sui video brevi ha costruito tutta la sua esistenza. E reputazione.

    linkedin video stile tiktok franzrusso

    La novità di LinkedIn in stile TikTok

    E dunque LinkedIn si appresta a lanciare un feed che sembra uguale a quello di TikTok. Lo si nota dalle informazioni condivise da Austin Null, direttore strategico dell’agenzia McKinney.

    Da quello che ha pubblicato Null, si nota il nuovo feed in una categoria chiamata appunto “Video”.

    Dopo aver toccato la sezione “Video” si entra in un feed che mostra video nel formato verticale che scorrono dal basso verso l’alto. Dal test si vede che è possibile mettere “like”, scrivere un commento e condividere il video.

    “Stiamo testando nuovi modi per aiutare gli utenti a scoprire più facilmente video tempestivi e pertinenti da guardare su LinkedIn”, dice Suzi Owens, portavoce dell’azienda, ad Axios.

    video brevi linkedin tiktok
    Screenshot: Austin Null | realizzazione: Lindsey Gamble

    Niente di nuovo, tranne i video business

    Niente di nuovo sotto il cielo dei social media, verrebbe da dire. Men che meno sotto il cielo di LinkedIn che ripropone qualcosa di già visto.

    Solo che a differenza di altre app, su LinkedIn i video si concentrano più o meno sullo stesso tema. E quindi carriere professionali, business, personal branding. Anche se, va comunque ricordato, che LinkedIn – questa novità lo dimostra –  è sempre di più una piattaforma social media. Al pari delle altre.

    Significa che il contenuto è sempre più vario ed è presentato in modalità altrettanto varie.

    LinkedIn prova ancora una volta a mostrarsi più aperta. Soprattutto più aperta verso i giovani. E se le stories non hanno avuto vita lunga, si spera che i video insieme a questa modalità possano attrarre i più giovani.

    LinkedIn strizza l’occhio ai giovani

    L’app di Microsoft per sua natura non è molto attraente per gli utenti più giovani, ovviamente. Non ancora inseritisi nel mondo del lavoro, i giovani non prestano attenzione a LinkedIn. Fino a quando non arriva quel momento.

    E quindi, se per il momento i giovani di oggi sembrano ignorare l’app, arriverà quel momento in cui apriranno il proprio account e troveranno quelle modalità che hanno sempre apprezzato altrove. Quindi i video in verticale in stile TikTok.

    Questa potrebbe essere una spiegazione plausibile del perché LinkedIn spinge verso i video in questo modo.

    In Italia, come notato in un altro articolo, i giovani non frequentano molto LinkedIn. Anzi, in percentuale sono meno del 10%, rispetto al 12% della popolazione social media italiana.

    Un dato che in proporzione lo si riscontra un po’ ovunque.

    Ovvio, LinkedIn non è TikTok e non è un luogo per influencer. Certo, potrebbe diventarlo e allora sarà interessante verificare cosa ne pensano gli utenti LinkedIn più affezionati. E sarà interessante verificare l’impatto che tutto questo potrà avere per le aziende.

  • Sam Bankman-Fried condannato a 25 anni per frode

    Sam Bankman-Fried condannato a 25 anni per frode

    Sam Bankman-Fried, co-fondatore di FTX condannato a 300 mesi di reclusione. Vale a dire 25 anni, per la frode delle criptovalute da 8 miliari di dollari.

    Seguire le vicende è un po’ il senso del raccontare storie, che è quello che si cerca di fare sempre.

    Ebbene, oggi era un giorno importante per la chiusura di una vicenda che ha scosso l’ambiente tecnologico a livello globale. Per le persone coinvolte e per l’enorme risonanza che questa vicenda ha provocato.

    Alla fine è arrivata la condanna per Sam Bankman-Fried, co-fondatore di FTX. Il giudice Lewis Kaplan ha condannato Bankman-Fried a 300 mesi di reclusione. Vale a dire 25 anni. E deve pagare 11 miliardi di dollari.

    Una condanna che è comunque inferiore ai 40-50 anni richiesti dai pubblici ministeri che ha visto coinvolti questa vicenda giudiziaria.

    Sam Bankman-Fried condannato a 25 anni franzrusso

    Condanna per 300 mesi di reclusione

    Il giudice ha applicato una condanna a 240 mesi per quattro delle accuse, più una condanna a 60 mesi per altre due. In ogni caso, molto al di sotto dei 115 anni previsti dalla pena massima.

    Inoltre, il giudice ha ordinato a Bankman-Fried di rinunciare a più di 11 miliardi di dollari (comprese le proprietà) come richiesto dai pubblici ministeri.

    Ricapitolando la vicenda giudiziaria, va ricordato che Bankman-Fried sapeva che FTX era seriamente esposta al rischio, che i fondi dei clienti non erano a sua disposizione. Stiamo parlando di 8 miliardi di dollari.

    Era ben consapevole di ciò che stava facendo e che fosse sbagliato.


    Sam Bankman-Fried è stato dichiarato colpevole di frode


    L’inizio della truffa

    Tutto è iniziato con un articolo di Coindesk. L’articolo aveva rivelato la fusione segreta dei fondi di Bankman-Fried e che il CEO di Binance, Changpeng “CZ” Zhao, si sarebbe ritirato dallo scambio.

    Immediatamente dopo Bankman-Fried si dimise e FTX presentò istanza di fallimento. Da quel momento in poi cominciarono a piovere accuse civili e penali di frode e riciclaggio di denaro.

    La difesa di Bankman-Fried nel processo ha sostenuto che il fondatore di FTX aveva fallito nel gestire un’attività ad alto rischio, senza commettere illeciti. Ha anche negato i meccanismi che avrebbero permesso ad Alameda di spendere i fondi di FTX e ha detto di non aver partecipato alla negoziazione o interrogato i dipendenti sui miliardi di dollari mancanti.

    La sua testimonianza è stata contraddetta dall’ex CEO di Alameda Research, Caroline Ellison, dai suoi ex coinquilini Adam Yedidia e Gary Wang (il co-fondatore di FTX) e dall’amico di famiglia Nishad Singh. Tutti avevano lavorato sotto Bankman-Fried e in seguito hanno collaborato con i pubblici ministeri.

    Bankman-Fried ha co-fondato FTX nel 2019 ed è diventato rapidamente uno dei più grandi scambi di criptovalute al mondo.