Autore: Franz Russo

  • La Social Intelligence è fondamentale per le aziende che vogliono crescere [Survey]

    La Social Intelligence è fondamentale per le aziende che vogliono crescere [Survey]

    social-intelligence

    Quanto è considerata l’attività di Social Intelligence all’interno di un’azienda? E quanti sono i CEO che la considerano fondamentale? La Social Intelligence è molto importante per un’azienda che vuole crescere. E per scoprire qualche dato concreto, vi invitiamo a partecipare alla survey di Freedata Labs e di Inspire

    La “Social Intelligence” dovrebbe occupare un ruolo di rilievo sul tavolo di un CEO e che gli indicatori di “Social Expression” dovrebbero essere integrati all’interno delle funzioni tradizionali di Business Intelligence.

    E’ anche giusto, tutto sommato, dire che la “Social Intelligence” è ancora nella sua “infanzia”. Stiamo tutti imparando come procedere. Se digitiamo “Social Intelligence” su Google notiamo che le prime cinque pagine sono piene di link alle definizioni di ciò che è la “Social Intelligence”, a Tools e fornitori di servizi di “Social Intelligence” e a Blog che spiegano come utilizzare la “Social Intelligence” come parte di una strategia digitale.

    La “Social Intelligence” è in gran parte associata ad altre attività di social marketing come il Search Advertising, la Search Optimization, etc. E, in termini di maturità digitale, è posizionato nelle primissime fasi del Maturity Cycle, dove è più spesso utilizzato per monitorare eventuali crisi emergenti nelle comunicazioni o per monitorare ‘buzz’ intorno a specifiche iniziative tattiche, annunci o campagne. E, per i più esperti di Social Media, in particolare nello spazio B2C, viene incorporato nei processi di Customer Service.

    La “Social Intelligence” è quasi sempre considerata un argomento importante per il Marketing ma non sempre raggiunge i CEO o il resto del consiglio di amministrazione. Ecco questa è un’occasione mancata. E, in un’epoca in cui i CEO sono continuamente alla ricerca degli indicatori migliori per capire come saranno le performance future, è un errore.

    Menzionate la parola “Big Data” ai CEO e il loro interesse si accende. Sanno che i “Big Data” sono una cosa importante e che sono qualcosa che devono conoscere. “Social Intelligence” è un sinonimo di “Big Data Analytics”.  Internet è una delle piattaforme più facilmente accessibili per la ricerca di dati non strutturati. Oggi, la “Social Intelligence” è sotto utilizzata e le vengono destinati pochi investimenti.

    Perché? Perché la “Social Intelligence” è classificata all’interno dell’investimento complessivo sui Social Media di una società, e quest’ultimo, di solito, si trova all’interno del reparto Marketing.

    La “Social Intelligence” è spesso meno attraente rispetto al SEO (Search Engine Optimization) e al SEM (Search Engine Marketing), perché è più difficile correlare direttamente i ricavi generati attraverso attività di ascolto del web.

    E’ più facile misurare il ROI delle prestazioni di SEO e SEM nel breve termine e per questo queste attività sono favorite nelle aree Marketing & Sales. La “Social Intelligence”, al contrario, è considerata un’attività accessoria.  Questo è un comportamento miope e limita le potenzialità di questa attività e la qualità delle informazioni a disposizione dei CEO. La “Social Intelligence” è in grado di fornire una serie di indicatori che offrono alle aziende una guida per comprendere in quale direzione andrà il business in futuro.

    Prendiamo ad esempio un’ipotetica azienda:

    La società ABC è un’azienda che fornisce software. Essi si concentrano sul mercato delle risorse umane e la loro visione è quella di essere la scelta numero uno per la richiesta di software da parte dei professionisti di HR nelle imprese di tutto il mercato mondiale. Quindi, quali sono attualmente i punti sui quali si focalizza il CEO? I ricavi, le vendite, i margini, i canali di vendita, la quota di mercato, il prezzo delle azioni, l’EBITA, forse l’NPS (Net Promoter Score), etc…

    Proviamo invece a pensare in modo nuovo. Quali sono gli indicatori di “Social Expression” che saranno importanti per capire l’andamento futuro dell’azienda? Ad esempio:

    1. Noi siamo i fornitori di software più frequentemente menzionati dai professionisti di HR;
    2. I nostri clienti sono dei leader e degli innovatori nell’area delle pratiche di HR;
    3. I nostri dipendenti sono considerati esperti nel campo delle Risorse Umane;
    4. Noi comprendiamo le necessità del mercato e i nostri prodotti rispondono alle richieste;
    5. Gli Opinion leader che giocano un ruolo chiave in questo campo parlano di noi in modo positivo;
    6. Noi attraiamo e tratteniamo i migliori talenti del mercato;
    7. Abbiamo una solida reputazione e i nostri clienti sono i nostri sostenitori.

    Tutto ciò può essere monitorato e quantificato utilizzando la “Social Intelligence” e varie tecniche di analisi. Non solo rispetto agli obiettivi dell’azienda in questione, ma anche contro la concorrenza attuale e futura. Dando la possibilità al CEO di avere accesso a una dashboard che traduca in tempo reale la “Social Expression” in actionable insights, gli rendiamo possibile avere una prospettiva accurata e profonda della società senza doversi basare solamente sulle metriche interne.

    Questo permette al CEO di agire in tutta l’organizzazione, dallo sviluppo del Prodotto, delle Vendite, del Marketing, del servizio, della Finanza e delle Risorse Umane fornendo obiettivi che incorporano indicatori di “Social Expression” che esprimano il rendimento di ogni funzione. In conclusione, noi crediamo che la “Social Intelligence” sia una funzionalità importante da coltivare per le aziende. Dovrebbe essere considerata una parte fondamentale dell’Intelligence Capability di una società e gli indicatori di “Social Expression” dovrebbero essere incorporati nella management dashboard tradizionale.

    Freedata Labs e Inspire stanno aiutando molte società a comprendere come la “Social Intelligence” sia in grado di fornire la direzione strategica, il monitoraggio delle prestazioni e una corretta interpretazione dei dati affinché le informazioni rilevanti divengano fruibili per tutta l’azienda.

    Per questo è stato realizzato un questionario per misurare fino a che punto la “Social Intelligence” è effettivamente utilizzato all’interno delle aziende. Se l’argomento è di tuo interesse ti chiediamo di compilarlo a questo link https://it.surveymonkey.com/s/SocialIntelligence.

    (questo articolo è già apparso sul blog di Freedata Labs)
    (cover image via Fotolia)
  • Il caso Moncler a Report e l’effetto sui Social Media

    Il caso Moncler a Report e l’effetto sui Social Media

    La puntata di ieri di Report ha sollevato un vero e proprio vespaio di polemiche prendendo di mira questa volta Moncler, il brand italiano famoso nel mondo per la produzione di piumini d’oca di lusso. La vicenda ha avuto un effetto immediato sui social media e anche in borsa. Abbiamo voluto verificare l’effetto proprio sui social media con qualche dato

    Ancora una volta una puntata di Report riesce a sollevare un vespaio di polemiche roventi con un effetto immediato su due fronti. La puntata di ieri dal titolo emblematico “Siamo tutti oche” con cui la trasmissione della Gabanelli ha preso di mira Moncler, il brand italiano noto nel mondo per la produzione di piumini d’oca di lusso, indagando e scoprendo il modo in cui l’azienda si approvvigiona delle piume. In sostanza, l’azienda delocalizzerebbe la produzione usando piume di qualità non eccellente. L’aspetto che più ha colpito coloro che hanno seguito la trasmissione è che l’estrazione delle piume avviene quando l’animale è vivo. Per non parlare poi del costo che avrebbe un piumino prodotto per Moncler, ben al di sotto del prezzo abituale.

    Su questo vi invito a leggere il bel resoconto che fa Riccardo Esposito sul tema e le considerazioni di Rudy Bandiera che evidenzia qualche ombra nella stessa indagine di Report. La vicenda ha di certo prodotto due effetti immediati o quasi. Il primo, evidente e per certi versi inevitabile, l’effetto sui Social Media, immediato, con una presa d’assalto dei canali sui cui il brand Moncler è presente, specie la fanpage su Facebook. Già poco prima della mezzanotte sulla bacheca della fanpage di Moncler fioccavano commenti da parte degli utenti, come potete vedere nello screenshot rilevato 10 minuti prima della mezzanotte

    Moncler-FB

    e il tutto è continuato nella giornata di oggi. L’hashtag #Moncler è stabile tra le prime posizioni in trending topics su Twitter. Altro effetto è stato il calo in borsa del titolo “MONC” perdendo il 4,9%. Un effetto che molti non credevano essere possibile, per il fatto che spesso questo tipo di notizie non influiscono particolarmente sull’azienda e sul suo business. E invece in quest caso accade il contrario. Stamattina sulla homepage del sito ufficiale si vedeva questa scritta

    report_moncler

     

    un modo inusuale di rispondere ad una polemica così forte. E invece oggi pomeriggio, forse perchè si è realizzato il tonfo in borsa, Moncler dirama un comunicato ufficiale nel quale mette in chiaro la sua posizione dando “mandato ai propri legali di tutelarsi in tutte le sedi opportune“. La vicenda a quanto pare continuerà ancora per molto. Ma fino al comunicato l’azienda ha dato dimostrazione di chiusura al confronto, mentre invece sarebbe stato meglio agire subito, con una comunicazione che quanto meno contenesse un minimo di spiegazione. Ora, può darsi che Report non sia il solo responsabile del tonfo (pare ci sia alla base anche un outlook negativo sul titolo) ma di certo ha avuto un peso, questo è sicuro.

    Ora fatta questa doverosa premessa, abbiamo voluto indagare, come spesso facciamo in questi casi, sul reale impatto della vicenda sui social media, Twitter in particolare. E con l’aiuto prezioso di Talkwalker abbiamo seguito l’hashtag #Moncler estrapolando un po’ di risultati interessanti. Certo, l’analisi può essere riduttiva, ma quanto meno ci offre uno spaccato misurabile di tutta questa vicenda che, ricordiamolo, non nasce direttamente sui social media (come il caso Barilla ad esempio) ma che sui social media si sviluppa per gran parte sotto forma di proteste da parte degli utenti e dei clienti stessi di Moncler.

    L’hashtag ha raccolto (fino a questo momento) 12.200 risultati così distribuiti: 11.485 tweet (94,4%); 586 contenuti su Instagram (4,8%); 44 notizie (0,4%) ; 21 risultati su flickr (0.2%); 20 risultati su Facebook (0.2%) ; 14 post su Blog (0,1%).

    moncler time

    UPDATE 04/11

    Un aggiornamento sul totale dei risultati rilevati da domenica 2  novembre ad oggi. Ieri ne avevamo rilevati 12.200, oggi (in questo momento) sono 22.200 con questa distribuzione:

    Twitter: 20.874

    Instagram: 1.074

    Notizie: 74

    Facebook: 56

    Flickr: 55

    Blog: 42

    moncler timeline 0411

    Come potete vedere il fenomeno ha avuto due picchi: il primo ieri alle 22 con 1.268 risultati, il secondo oggi alle 14 con 1.413 risultati.

    Diamo adesso un’occhiata alla performance dell’hashtag #Moncler. Come dicevano prima, il buzz che si è scatenato è misurabile in 14.700 risultati, coinvolgendo 12.200 utenti, il punto più alto si è toccato stamattina alle 8

    moncler buzz

    La Reach è di 124,1 milioni, quindi molto alta. è bene su questo punto, spesso molto discusso, fare una precisazione. Il dato non è altro che la somma delle reach raggiunte dalla chiave di ricerca, quello più alto in questo caso è alle 22 e alle 23 di ieri con una reach di, entrambi, 14,3 milioni; altro segmenti alto lo si è avuto oggi alle 12 con 14,28 milioni e poi alle 17 con 11,8 milioni. La somma di tutti i segmenti raccolti nelle ultime ore, praticamente dall’inizio della trasmissione fino a questo momento

    moncler reach

    UPDATE 04/11

    Aumenta di conseguenza anche la Reach che oggi è di 210,8 milioni con un nuovo picco ottenuto oggi alle ore 12 di 20,2 milioni

    moncler reach 0411

    Ora guardiamo gli influencer secondo l’hashtag #moncler, ossia gli account che meglio hanno saputo attrarre l’attenzione degli utenti raccontando cosa stava, e cosa sta ancora, succedendo. In basso una classifica totale (con tutte le fonti di contenuto) stilata per Reach:

    moncler influencer totali

    Questa invece una classifica per engagement

    moncler influencer engagement

    Questa individua i Blog per engagement

    moncler influencer blog engagement

    Infine, questa individua gli account Twitter più coinvolgenti

    moncler influencer twitter engagement

    Questo è poi il sentiment generato dalla vicenda:

    moncler sentiment

    Il 59% è neutro, il 25,8% negativo e il 15,4% positivo. Ci si aspettava forse un dato negativo più pesante.

    Questo un po’ tutto il racconto dei risultati che siamo riusciti ad estrapolare. E’ una vicenda che farà ancora discutere e questi stessi risultati potrebbero subire qualche variazione anche se il picco delle conversazioni è tutto contenuto in questa breve analisi.

    Adesso, come sempre, attendiamo le vostre opinioni a riguardo e raccontateci anche cosa ne pensate della reazione di Moncler.

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  • E’ Antonella Di Lazzaro la nuova Director of Media Partnership di Twitter Italia

    E’ Antonella Di Lazzaro la nuova Director of Media Partnership di Twitter Italia

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    Nuovo ingresso nel team di Twitter Italia. Dopo Salvatore Ippolito come Country Manager, oggi viene ufficializzato l’ingresso di Antonella Di Lazzaro come nuova Director of Media Partnership. La Di Lazzaro proviene da Viacom ed è stata Direttore di Mtv Italia

    Dopo la nomina di Salvatore Ippolito come Country Manager, il team di Twitter Italia continua a crescere. E oggi viene ufficializzata la nomina di Antonella Di Lazzaro come nuova Director of Media Partnership che proviene da Viacom ed è stata Direttore di Mtv Italia.

    Antonella di Lazzaro (@antonella) vanta un’esperienza di oltre 15 anni nel settore televisivo in Italia e all’estero. Dopo essersi laureata in Storia Moderna, Filosofia e Media presso l’università “La Sapienza” di Roma, Antonella ha proseguito i propri studi nel campo dei media conseguendo un Master in giornalismo presso l’università Luiss “Guido Carli” e uno in Image Synthesis e Computer Animation presso l’Universitat de les Illes Balears. La sua carriera professionale è iniziata nel 1998 in Gran Bretagna in qualità di Series Producer presso MTV. Nel 2002 si è trasferita in Italia ricoprendo diversi incarichi di crescente responsabilità per il brand MTV, tra i quali anche quelli legati allo sviluppo delle attività sui social media, fino a giungere alla carica di Vice President MTV Brand presso MTV Italia. La Di Lazzaro ha curato in particolare il lancio di programmi di grande successo come Stylissimo”, “Very Victoria” con Victoria Cabello, “Loveline” con Camila Raznovich, “I Soliti Idioti” con Francesco Mandelli e Fabrizio Biggio, e “Il Testimone” con Pif.

    Antonella Di Lazzaro Twitter

    L’ingresso della Di Lazzaro testimonia l’intento di Twitter di voler investire nel nostro paese e di fare in modo che Twitter si diffonda sempre di più. Impresa ardua, anche alla luce dei recenti dati che hanno rivelato il problema che sta alla base delle difficoltà che l’azienda sta incontrando nel post-Ipo, ossia la crescita lenta, molto lenta, della base utenti. Un problema questo che si presenta ciclicamente, come è ciclico lo stesso rialzo legato ad eventi importanti, pensiamo alla Coppa del Mondo di Calcio, che hanno funzionato bene su Twitter.

    Il team di Twitter Italia è oggi così diviso:

    Il team Media Partnership, guidato da Antonella DI Lazzaro, che si occupa di fornire supporto ai partner italiani per permettere loro di utilizzare al meglio la piattaforma di social broadcasting dal punto di vista organico:

    • Twitter è il luogo in cui le persone possono entrare in contatto con i propri interessi, che si tratti di sport, musica, show televisivi, moda, politica o altro
    • Il team Media Partnership lavora con i partner (emittenti tv, artisti, atleti, redazioni giornalistiche, ecc.) che operano in questi diversi settori per aiutarli a creare e condividere contenuti di interesse per il pubblico, in maniera organica.

    Il team Vendite che aiuta le aziende e i brand italiani nell’amplificare i propri messaggi su Twitter e far crescere la propria audience sulla piattaforma.

    • I brand sono stati presenti su Twitter fin dal primo giorno. Negli anni, i marchi italiani hanno imparato ad usare Twitter per mettersi in contatto con i propri clienti ed aumentare il proprio pubblico online in modo organico
    • Oggi i brand italiani hanno a disposizione strumenti come i Promoted Products, che permettono alle aziende di sfruttare le potenzialità offerte dalla piattaforma per raggiungere un numero maggiore di utenti e per accrescere il loro numero di Follower
    • Tra i Promoted Products ricordiamo i Tweet Sponsorizzati, i Trend Sponsorizzati e gli Account Sponsorizzati.

    Da parte nostra facciamo un grosso un bocca al lupo ad Antonella Di Lazzaro per il grande impegno che l’aspetta.

  • I doodle di Google per Halloween che non vedremo in Italia

    I doodle di Google per Halloween che non vedremo in Italia

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    Google non poteva mancare l’appuntamento dei doodle in occasione di Halloween, è quasi una tradizione ormai. Per quest’anno i doodle si moltiplicano, sono stati infatti coinvolti diversi disegnatori, in totale sono sei. Ma anche quest’anno in Italia non li vedremo

    Così come è stato lo scorso anno, anche quest’anno Google decide di non rendere visibile il doodle, anzi i doodle, per festeggiare Halloween nel nostro paese. Dopo quello del 2011, l’Italia non è stata più annoverata tra quei paesi dove visualizzare il doodle per Halloween. In questo momento i doodle sono visibili in gran parte del mondo, restano esclusi, a parte l’Italia, la Norvegia, la Svezia, Medio Oriente e quasi tutta l’Africa.

    Per tutti gli appassionati dei doodle abbiamo pensato di raccoglierli qui e di mostrarveli. E’ vero che non si potranno vedere nel nostro paese, a meno che non c’è, come già successo in altre occasioni, qualche sorpresa dietro l’angolo.

    Come detto in apertura, quest’anno doodle ha pensato di coinvolgere più disegnatori per realizzare i doodle di Halloween e infatti sono sei i doodle che si avvicendano nella giornata di oggi e sono ad opera di:

    Markus Magnusson

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    Olivia Huyhn

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    Taylor Price

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    Come ormai sapete bene, Halloween è una festività di origini celtiche che col tempo, soprattutto con l’evoluzione che la festività ha avuto negli Stati Uniti, si è trasformata in una festività ormai diffusa in tutto il mondo, Italia compresa.

    Per tornare alle origini celtiche della festività, per quelle popolazioni individuate oggi nella terra d’Irlanda, il nuovo anno iniziava il 1° di Novembre, giorno che segnava il passaggio definitivo alla metà oscura dell’anno (per i Celti l’anno si divideva in due stagioni: quella del prevalere della luce e quella del prevalere del buio) e assumeva il nome di Samhain. Nella notte del 31 ottobre, i defunti tornavano a far visita ai loro cari viventi. Si lasciavano offerte a base di pane, latte o qualunque prodotto disponibile nell’alimentazione locale, per essi e per gli esseri sovrumani che, in quella notte, varcata la soglia dei rispettivi mondi, si sarebbero avvicinati agli uomini, in una sorta di danza sacra, un momento magico in cui Vita e Morte, Umano e Super-umano si fondevano armonicamente. Più tardi, col rafforzarsi della cristianizzazione, anche in terra irlandese, nei racconti relativi a Samhain si accentuano i riferimenti alla morte e sembra prevalere un sentimento di paura verso tutto ciò che derivava dalla religione celtica, frutto probabilmente dell’inasprirsi delle campagne dei monaci per lo sradicamento del paganesimo. La religione celtica, infatti, non presenta alcun terrore della morte, che vedeva come un passaggio verso altre vite, da affrontare nel modo più armonioso possibile, nella certezza dell’immortalità dello spirito.

     

  • E-commerce e consegna, uno sguardo in Italia e all’estero

    E-commerce e consegna, uno sguardo in Italia e all’estero

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    E-commerce e consegna, un tema poco conosciuto e poco indagato ma che per gli utenti è di grande importanza. Parliamo quindi di Home Delivery e proviamo a vedere il panorama italiano e quello estero, dove già esistono soluzioni molto innovative. E presto saranno operative anche da noi

    L’E-commerce è un fenomeno in crescita nel nostro paese e di questo ne abbiamo avuto, ancora una volta, conferma dalla presentazioni dei dati relativi al nostro paese elaborati dall’Osservatorio eCommerce B2c della School of Management del Politecnico di Milano e da Netcomm. La crescita continua ed è del 17% se si considerano le vendite da siti italiani, cioè quelle verso consumatori italiani e stranieri, per un valore complessivo di 13,3 miliardi di euro, ed è del 16% se si considerano  gli acquisti dei clienti italiani, cioè quelli da siti italiani e da siti stranieri, per un valore totale di 14,6 miliardi di euro. Numeri importanti che ci danno l’idea di quanto il fenomeno sia cresciuto, pur avendo ancora margini di crescita enormi.

    Quello su cui vogliamo concentrarci oggi è forse ancora un aspetto poco considerato ma che invece per gli utenti, quindi per coloro che effettuano acquisti è di grande importanza. Parliamo delle consegne, quella che si indica col nome di Home Delivery, l’aspetto più importante che un consumatore online considera dopo l’acquisto, sperando sempre che sia puntuale e che non accada nulla ad ostacolarla. Va detto che gli operatori italiani che si occupano di E-commerce cominciano a sfidare i limiti della consegna a casa attraverso l’offerta di servizi a valore aggiunto con la consegna su appuntamento, al sabato o con i lockers (ossia “delivery machines”, postazioni dalle quali ritirare la merce in perfetta autonomia). Dal censimento che è stato condotto sul territorio italiano, su 80 operatori attivi in Italia nel commercio online di prodotti, si evidenzia che la consegna al piano, la consegna in punto vendita e la consegna in un giorno definito sono i servizi più diffusi, adottati da circa il 40% del campione. A seguire, la consegna al sabato, adottata da 1 merchant su 5 prevalentemente nel comparto del Grocery e dell’Informatica ed elettronica di consumo, e la consegna entro le 12 del giorno successivo all’ordine, offerta da poco più del 15% dei merchant del campione, prevalentemente nei comparti del Grocery, Fiori e Lavanderia.

    I parcel lockers, al momento 50 in tutto il paese, cioè sono quelli di E-price in collaborazione con InPost/TNT GE, iniziano a diffondersi anche in Italia e potrebbero costituire una valida alternativa all’home delivery classica, superando il problema della mancata consegna.

    Se diano un’occhiata all’estero,  notiamo che esistono già soluzioni particolarmente innovative offerte da operatori da sempre all’avanguardia. Segnaliamo ad esempio la consegna same day, da operatori come Amazon (in USA, UK e in Spagna a Madrid), Argos e Karen Millen in UK e Flipkart in India. Interessanti sono i servizi di monitoraggio della consegna come il live tracking offerto da Asos in UK, che consente la verifica della posizione del pacco con un ritardo massimo di 30 minuti e il Click&Collect con box termoregolati per consegnare in maniera automatica anche i prodotti surgelati di Waitrose. Sono in fase sperimentale alcuni progetti assolutamente innovativi ma lontani dall’essere applicati, come ad esempio il “roam delivery” ossia la consegna itinerante nel baule dell’auto, proposto da Volvo. Grazie a un meccanismo di chiavi digitali, sarà possibile far aprire il baule della propria auto al corriere che vi potrà lasciare il prodotto ordinato online. Un altro sistema innovativo è il brevetto depositato da Amazon per il predictive shipping, ossia la spedizione preventiva in aree laddove ci si aspetta che vengano ordinati particolari prodotti (perché visti online più volte o messi nella wishlist), nel tentativo di offrire un tempo di consegna più ridotto.

    Ma, tornando a fare riferimento all’Italia, abbiamo raccolto il parere di uno dei maggiori operatori sul mercato italiano, ospite alla tavola rotonda dell’Osservatorio E-commerce B2C organizzato dal Politecnico di Milano:

    Il mondo delle spedizioni è da sempre stato associato ai servizi forniti da corrieri B2B che solamente di recente hanno iniziato a focalizzarsi sulle esigenze del delivery B2C” ha commentato Massimo Pasqual, Chief Commercial Officer Nexive. “ll posizionamento su un solo segmento di delivery non è vincente perché i merchants possono avere esigenze di consegna differenti. Dunque una nicchia di mercato a cui i servizi di spedizioni per grossi volumi al momento non rispondono ancora. È per questo Nexive ha puntato ad un allargamento dell’offering con il lancio nel 2014 di Sistema Espresso, pensato per chi desidera privilegiare la velocità”.

    Quindi anche nel nostro paese si cominciano a vedere soluzioni più rapide ed innovative in virtù della crescita esponenziale del fenomeno E-commerce. E siamo anche convinti che questo è solo l’inizio di tutta una serie di innovazioni che seguiranno man mano che l’E-commerce continuerà a crescere. Non è quindi sbagliato pensare di vedere anche da noi soluzioni che già sono operative in altri paesi, anche in tempi brevi.

    E voi che pensate? Raccontateci la vostra esperienza.

     

  • Ecco 4 trends che determineranno il futuro del Video

    Ecco 4 trends che determineranno il futuro del Video

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    Il fatto che ci troviamo di fronte ad un cambiamento della TV e di come essa viene percepita oggi è evidente. Ed è per questo che vale la pena agganciare alcuni trend per meglio cogliere le opportunità che si troveranno di fronte gli advertiser. Ecco dunque 4 trend che determineranno il futuro del Video

    In un mondo in cui schermi e dispositivi continuano a cambiare, ci viene spesso domandato come si possa descrivere l’attuale panorama dei media. Per dirlo in una sola parola, risponderei “fluido”. Si tratta di un termine che continuo a utilizzare perché la democratizzazione digitale dei media fa sì che ci troviamo a operare in un ambiente realmente fluido in cui sono i consumatori a stabilire l’agenda, e quindi gli advertiser, se vogliono raggiungere il loro pubblico, devono avere sempre ben chiare le nuove modalità di fruizione dei contenuti.  Oggi ci troviamo alle soglie di un cambiamento relativo alla percezione e alla visione della TV da parte degli spettatori. I trend in arrivo nei prossimi anni fanno già sentire la loro presenza, offrendo all’ecosistema pubblicitario l’opportunità esclusiva di non farsi trovare impreparato e sfruttare al massimo la convergenza.

    Trend #1: Il nuovo spettatore TV

    Il profilo dello spettatore televisivo è cambiato. L’audience non fa più parte di un ambiente media caratterizzato dal rapporto “uno a molti”, bensì rientra in uno scenario diametralmente opposto caratterizzato dal “molti a uno”, nel quale dispositivi, piattaforme, contenuti e messaging entrano  in competizione per catturare la nostra attenzione. Grazie al video digitale i consumatori si sono resi indipendenti dalla programmazione e sono in grado di fruire dei contenuti alle loro condizioni.

    In altre parole, siamo passati dalla “nostra TV” a “io e la TV”: un’evoluzione dal “cosa mi mostreranno?” a “quale TV voglio scoprire e guardare?”.

    In tutto il mondo, stiamo assistendo a un incremento della fruizione di video su device differenti. Nella realtà, sia il tempo che si passa a visualizzare video online che il numero delle visualizzazioni stanno aumentando a tutti I livelli.

    Si tratta di una proposta convincente, ma con differenti device e sistemi operativi, è fondamentale comprendere il percorso che effettuano i consumatori tra i diversi contenuti e dispositivi. C’è la necessità di una fusione tra pianificazione televisiva e online per dare vita a piani “smart” in grado di mettere a frutto le migliori qualità di ogni dispositivo.

    Trend #2: La fine del boom del ‘programmatic’

    In parole semplici, per ‘programmatic’ si intende l’utilizzo di tecnologia per automatizzare il processo di acquisto. Può riferirsi all’automazione, basata su dati, del media buying, del pricing o della selezione dell’inventario, ma in definitiva significa l’utilizzo di dati, algoritmi, tecnologie e strumenti per ottimizzare il processo decisionale relativo alle adv e ottenere migliori risultati.

    Prevedo che il mercato del programmatic sarà maturo in pochi anni. E ritengo che dato che stiamo entrando in un’epoca ‘post-programmatic’, a quel punto il programmatic trading sarà universalmente riconosciuto, tanto che non se ne parlerà più come ora, come è successo per la cosiddetta ‘Internet era’. Sarà semplicemente il nostro modo di lavorare.

    I consumatori ci precedono sempre. Scelgono il device, la piattaforma e il contenuto che desiderano e noi dobbiamo trovare un modo per entrare efficacemente in contatto con loro. I livelli di efficienza del programmatic planning in vista del raggiungimento del pubblico appropriato su larga scala rendono la sua scelta scontata.

    Trend #3: I dati diventano il tessuto connettivo per la convergenza

    La cosa migliore relativa al fatto che siamo così di frequente a contatto con gli ambienti digitali è che lasciamo “tracce digitali” ogni volta che questo accade. Ciò contribuisce a creare ricchi set di dati che, uniti a un’analitica rigorosa, consentono all’industria dei media di accedere ai comportamenti dei consumatori e ottenere informazioni preziose dalle tracce che ci lasciamo alle spalle.  Dopo tutto non è la dimensione dei nostri dati ciò che conta, ma è quello che ci facciamo.

    Tramite una ricerca analitica, i dati offrono informazioni preziosi per l’indirizzabilità e il messaging efficace del pubblico, rendendo più efficaci le campagne dal principio. Dato che i comportamenti dei consumatori cambiano,  influenzano direttamente la distribuzione televisiva, e questo circolo è perpetuo. È per questo motivo che dobbiamo affidarci proattivamente alla tecnologia per valutare e comprendere questi comportamenti. Dobbiamo essere in grado di sprigionare il valore dei dati per  comprendere il nuovo spettatore televisivo e mettere a punto soluzioni capaci di soddisfare le esigenze del consumatore – e di conseguenza, dell’intero ecosistema.

    Trend #4: L’avvento della Addressable TV

    Oggi, quando parliamo di piattaforme multiple, facciamo riferimento a TV e set-top box connessi tramite IP già presenti nelle nostre case. Non si può parlare di multi-screen senza tenere in considerazione la cosiddetta addressable TV. L’addressable TV fa ora parte integrante del toolkit media – e diverrà sempre più importante negli anni a venire.  E ora che gli utenti “domestici” sono sempre più online, dobbiamo farci trovare pronti con le tecnologie che verranno adottate da questi ultimi, e sfruttare le loro abitudini a vantaggio dei clienti dell’advertising. Operiamo in un momento particolare nel quale frammentazione e convergenza sono la nuova regola. Ci sono sempre più opportunità perché i content provider, i fornitori di piattaforma, i publisher e gli advertiser possano riunirsi attorno a un set più ristretto e meglio definito di protocolli che potrà tradursi in un business migliore per tutti.

    Ma la corsa è decisamente partita. E’ ora il momento di agire, per avere successo domani. Abbiamo già molti indizi su come sarà il video del futuro; questo è il momento di cominciare a progettare soluzioni best in class in grado di soddisfare i membri dell’ecosistema e l’intera community pubblicitaria. E dato che si tratta di una gara, ognuno deve fare la sua parte. La comunità tecnologica deve consultarsi con ogni player che ha un interesse attivo nel futuro della TV e del video, e creare tecnologia per la sua base clienti di tutti i settori. Dobbiamo collaborare tutti per un futuro migliore.

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  • Facebook continua ad essere il principale social referral

    Facebook continua ad essere il principale social referral

    facebook-referral-king

    Periodo di chiusura delle trimestrali questo e anche Shareaholic fa il punto della situazione sui social network che nell’ultimo trimestre del 2014, il Q3, sono stati in grado di trainare traffico verso i siti. Inutile dire che Facebook è in assoluto il leader incontrastato, segue Pinterest, mentre Twitter continua a perdere terreno. Segnali positivi da Google Plus

    Nuovo rapporto da Shareaholic che nel periodo delle trimestrali, le terze dell’anno, ci offre un quadro su quali sono stati i social network che negli ultimi tre mesi, da giugno a settembre 2014, sono stati in grado di trainare traffico verso i siti di publishers. Il rapporto prende in considerazione due periodi, l’ultimo trimestre, sulla base di 300 mila di siti web monitorati con una audience di oltre 400 milioni di utenti unici mensili, e poi quello su base annua, settembre 2013-settembre 2014, con 200 mila siti web monitorati che hanno raggiunto una audience di 250 milioni di utenti unici per mese. I social network considerati sono Facebook, Pinterest, Twitter, StumbleUpon, Reddit, Google Plus, YouTube, e LinkedIn. Ed è ancora una volta Facebook il leader in assoluto tra i social referral, anche se è calato un pochino, ma niente di importante. Il social network più usato del web riesce a trainare traffico nella misura di quattro volte tanto di quello che riesce a fare Pinterest, il secondo nella classifica a otto. Twitter continua ad essere staccato e anche in relazione all’ultima trimestrale evidenzia che il social network continua ad avere un problema di utenti e un problema relativo al coinvolgimento degli stessi in piattaforma. Ma diamo un’occhiata ai dati nello specifico.

    Traffic referral facebook

    Relativamente ai dati raccolti per l’ultimo trimestre, come potete vedere nel grafico in alto, tutti perdono un po’ di quota, solo LinkedIn e Google+, fanno segnare numeri positivi, rispettivamente +113,43% e +9,52%. Facebook perde un punto percentuale, ma si attesta comunque con una quota maggioritaria del 22,36% del traffico referral; Twitter perde il 14,34% e si ferma ad una quota dello 0,88% del traffico referral; Pinterest perde il 3,53%, fermandosi al 5,52%, in calo dello 0,2 rispetto al Q2 2014; YouTube perde nell’ultimo trimestre il 39,4% di traffico fermandosi ad una quota dello 0,04%. Presi insieme, gli otto social network considerati costituiscono il 29,5% del traffico referral totale (era il 16,4% lo scorso anno), di cui più del 99% è rappresentato da Facebook.

    Traffic referral facebook 2014

    Uno sguardo al dato negli ultimi 13 mesi ci dice, infatti, che sono tre i social network che sono cresciuti e cioè Facebook (115,63%), Pinterest (50,07%) e Google Plus (57,02%). Tutti gli altri sono in calo, YouTube addirittura perde l’87,27%.

    Insomma, volendo tirare qualche conclusione di fronte a questi dati, certamente non sorprendenti, Facebook continua ad essere il social network che più attrae traffico, un dato che alla luce delle ultime trimestrali e delle novità introdotte in questi mesi, pensiamo al click baiting, assume una certa rilevanza. E dietro di lui non c’è nessuno. E quello che sorprende è che ha ancora margini per crescere. Pinterest è saldamente in seconda posizione e con oltre 70 milioni di utenti non è possibile poter pensare di fare meglio, certamente anche in relazione alle tante novità viste in questi mesi, anche in questo caso i margini di crescita sono enormi.

    Resta poi il caso Twitter che continua a perdere terreno e non è in grado di risalire la china. Dalla quotazione in borsa sono tante le problematiche emerse, anche perchè adesso gli investitori vogliono qualcosa di più. Il punto è che a Twitter servono utenti per poter poi innescare tutta una serie di dinamiche, pensiamo alla pubblicità, ma fino a quanto il flusso degli utenti resta legato solo a particolari eventi che Twitter riesce a veicolare meglio, pensiamo alla recente Coppa del Mondo di Calcio, allora il limite sarà sempre difficile da superare. E le ultime trimestrali lo hanno evidenziato bene, con un conseguente crollo del titolo del 10% a Wall Street. Resta da capire quali esiti darà la modifica del nuovo algoritmo, quella per cui la timeline degli utenti potrà visualizzare anche tweet di persone che non si seguono ma che sono in linea con gli interessi, una modifica che ha fatto gridare, ancora una volta, alla “facebookizzazione” di Twitter. Twitter è alla ricerca di un proprio modello che dia margini per crescere, ma la stra da è ancora molto lunga.

    Google Plus, nonostante il dato positivo rilevato,anche se timido, resta ancora un punto interrogativo, anche perchè non è chiaro quale sarà il suo futuro. Da Mountain View non si riesce a decifrare quale strategia adottare per questo “social layer” e il tutto rischia di tramutarsi in un misero “nulla di fatto”. Se è verp che i numeri ci sono, allora sarebbe meglio migliorare o, forse, ripensare la strategia. Tra l’altro, i mezzi non mancano.

  • Una Focus è per la vita e il protagonista sei tu!

    Una Focus è per la vita e il protagonista sei tu!

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    Ford lancia una nuova iniziativa che rende i possessori della Focus i veri protagonisti della grande storia di quest’auto in produzione dal 1998 che ha conquistato ad oggi più di 9 milioni di automobilisti. Con “A Focus on yuor lifetime” il consumatore è il vero protagonista della storia. E potete raccontare anche voi la vostra storia e le vostre emozioni che potranno poi diventare un piccolo film

    L’acquisto di un auto non è solo il comprare un’automobile, ma è scegliere in un certo senso una compagna di viaggio che si legherà in modo particolare ai nostri ricordi. Viaggi, eventi speciali o semplici situazioni di tutti i giorni, ecco l’auto è anche questo. E quando poi quest’auto è una Focus allora questi nostri ricordi, quelle emozioni particolari che conserviamo possono addirittura prendere forma ed essere realizzaati come un film, il nostro film, il tuo film. La bella iniziativa che Ford sceglie di adottare è quella di rendere protagonisti del racconto in video che davvero ha avuto il piacere di guidare una Ford Focus. E per fare questo basta raccontare la propria storia su A Focus on your lifetime e raccontare la vostra esperienza con questa auto che sin dal suo debutto si è sempre distinta per piacere di guida e per il suo design sempre accattivante.

    Per Ford quindi i consumatori, ossia gli oltre 9 milioni di persone che dal 1998 ad oggi hanno acquistato una Focus non sono solo dei semplici “consumatori”, ma sono i veri protagonisti di questa lunga storia. Una storia fatta di tanti episodi che rispecchiano la vostra vita con la vostra Focus. Un viaggio nel tempo ma proiettato nel futuro come dimostra da sempre la storia di Ford. Quindi se anche voi che state leggendo questo post siete dei possessori di una Focus allora l’invito è quello di andare sul sito e raccontare la vostra storia, sarete anche voi protagonisti di Focus e avrete poi la grande possibilità di vedere un pezzo della vostra vita sceneggiata.

    “Oggi parto“, è la puntata pilota di questo grande racconto fatto da voi con la vostra Focus.

    Ford Focus debutta nel 1998 per sostituire la Escort. Il design rivoluzionario per quel tempo e per il suo stile di guida hanno saputo da subito conquistare milioni di automobilisti eleggendola spesso come migliore auto del segmento C, quello delle auto compatte. E questa iniziativa ci da la possibilità anche di vedere quanta storia è stata fatta con questa auto che ancora oggi, soprattutto con il nuovo modello presentato da poco, punta a segnare il futuro.

    Allora, se anche tu vuoi essere protagonista di Focus vai sul sito A Focus on your lifetime e racconta la tua storia, da protagonista.

  • #ITALIAX10 e ScienzainWeb [Live Streaming]

    #ITALIAX10 e ScienzainWeb [Live Streaming]

    #ITALIAX10. La scienza non ha tempo: dieci brillanti ricercatori in dieci minuti. Telecom Italia è partner del Festival della Scienza 2014. E Telecom Italia presenta per questa occasione un appuntamento speciale di #ITALIAX10, stasera dalle 21:30 da seguire anche sul nostro blog

    Telecom Italia è partner del Festival della Scienza 2014. E Telecom Italia presenta per questa occasione un appuntamento speciale di #ITALIAX10. Stasera, sabato 25 ottobre, alle ore 21:30, presso il Palazzo Ducale di Genova e in live streaming da seguire anche qui sul nostro blog, appuntamento imperdibile con #ITALIAX10. La scienza non ha tempo: dieci brillanti ricercatori in dieci minuti.

    I ricercatorti hanno ciascuno 7 minuti per esporre il proprio lavoro e 3 minuti per rispondere alle domande del pubblico della rete condividendo i loro percorsi professionali e personali.

    L’evento, moderato da Marco Cattaneo, Direttore di Le Scienze, Mente&Cervello e National Geographic.

    #italiax10

    ScienzainWeb, invece, è il nuovo progetto multimediale realizzato da Telecom Italia e Festival della Scienza, per condividere una selezione di contenuti del Festival con il grande pubblico del web: grazie al live streaming e all’on demand, il pubblico della rete può partecipare agli eventi, condividere impressioni, emozioni e curiosità usando l’hashtag #oradiscienze.

    ScienzainWeb prevede inoltre una raccolta di short-video pensati per il pubblico più giovane. Eduscienza, così si chiama la raccolta dei video, è un progetto didattico innovativo che permette ai protagonisti del Festival di trovare risposta ai quesiti sui legami tra scienza e tempo, attraverso un linguaggio fresco e diretto, comprensibile appunto anche dai più giovani. Eduscienza è un progetto del Festival della Scienza realizzato in collaborazione con Telecom Italia.

    La partnership con il Festival della Scienza rientra nell’ambito delle attività di Corporate Social Responsibility del Gruppo Telecom Italia, che ispirandosi ai valori chiave dell’innovazione, dell’accessibilità e della valorizzazione dei contenuti culturali in ottica divulgativa, mette a disposizione il proprio know-how per diffondere i saperi contemporanei e contribuire alla crescita del Paese.

    Ancora una volta siamo felici di poter trasmettere questo evento importante e vi invitiamo a seguirlo insieme a noi. E grazie a Telecomo Italia per questa opportunità.

  • Intervista a Richard Stallman: Non si dovrebbe usare Facebook

    Intervista a Richard Stallman: Non si dovrebbe usare Facebook

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    Intervista a Richard Stallman a SIGEF 2014 a Ginevra. Il fondatore della Free Software Foundation ci dice che il software libero dovrebbe essere usato anche a Scuola, che lo Stato dovrebbe usare solo software liberi. Stallman considera Edward Snowden un eroe nazionale. E poi, parlando di social network ci dice che “non si dovrebbe mai usare Facebook

    Incontrare un personaggio di questa importanza mette sempre un po’ di nervosismo, visto anche il personaggio molto attento a quello che si dice durante l’intervista e saputo che sono italiano s’è messo a scherzare in italiano dicendomi subito che lui fa spesso scherzi, meglio indovinelli, in italiano da lui stesso ideati del tipo “Cosa fanno due sogni? Un bisogno!” oppure “Il nome perfetto per un autista? Guido Spesso”. Al SIGEF 2014, qui a Ginevra, incontro quindi il fondatore della Free Software Foundation (FSF) Richard Stallman, il primo a parlare di “software libero” già più di 30 anni fa, era infatti il 1983. Stallman è qui a Ginevra per parlare ovviamente di libertà, di software libero, di etica e di valori solidali, tutti temi che lui affronta quotidianamente in giro per il mondo durante le sue presentazioni. E’ una chiacchierata dove abbiamo spaziato molto, rimanendo sempre legati al concetto di software libero e di libertà.

    Partendo dal concetto di software libero, ossia la possibilità di modificare il codice sorgente, senza alcuna restrizione, per poi condividerlo con tutti, guardiamo a che tipo di implicazioni ha oggi il raffronto di questi due concetti e soprattutto che tipo di conseguenze ha generato oggi l’utilizzo di software proprietari. Tanto per chiarire, Richard Stallman ritiene che Edward Snowden sia un “eroe, perchè grazie a lui abbiamo scoperto quello che forse non avremo conosciuto mai”, si riferisce ovviamente allo scandalo NSA e PRISM.

    Ma partiamo quindi con le domande. Stallman ha una spilla sul petto con su scritto “Don’t be tracked, pay the cash”, un frase che esprime molto della sua filosofia.

    Signor Stallman, sono trascorsi ormai più di 20 anni da quando lei ha creato il progetto GNU. La domanda è, qual è lo stato del software libero e quale futuro immagina da questo punto di vista?

    Il progetto GNU è un sistema operativo ed esiste da 22 anni e successivamente è stato possibile aggiungere il programma Linux “liberato”. Ora, il sistema GNU deve essere compatibile e usato solo con software veramente liberi e non “proprietari”, altrimenti non si parlerebbe più di software libero. Ecco, il nostro compito è quello di combattere questa tendenza. Pensa che ci sono utilizzatori del software libero che non valorizzano il concetto della libertà in quanto tale e questo è un problema. Se viene meno questo concetto è poi facile farsi corrompere dall’idea del  software proprietario, perdendo di fatto “la sua propria libertà” (lo dice in italiano)”.

    Ora, guardiamo ad esempio Skype, programma proprietario, e quanto uno lo utilizza per chiamare di fatto invita l’altra persona ad utilizzare lo stesso software. Quando mi propongono una call via Skype io mi rifiuto perchè va contro la mia idea di libertà. Ad esempio uso Ekiga, un software libero, un programma programma compatibile con altri software liberi e che ti permette di chiamare in audio e anche in video. Altro esempio è LinePhone e i due sono assolutamente compatibili. Skype usa un codice segreto, quindi proprietario, e nei fatti implica che se due vogliono chiamarsi e uno dei due usa Skype, anche l’altro è costretto ad usarlo, un concetto contrario alla libertà.”

    Signor Stallman, libertà e privacy sono due facce della stessa medaglia. Edward Snowden è stato in grado di scoperchiare uno dei più grandi scandali, quello della NSA. E se non ci fosse stato lui molto probabilmente non avremmo saputo nulla. Qual è il suo pensiero a questo riguardo?

    Edward Snowden lo considero un grande eroe del mio paese e anche durante le conferenze che teniamo in giro per il mondo lo celebriamo come un eroe nazione degli Stati Uniti D’America. Prima di Snowden se chiedevi ad un americano se la NSA lo stese ascoltando quello ti rispondeva “non credo perchè non faccio niente di interessante”, dopo che Snowden ha rivelato lo scandalo NSA invece lo stesso americano ti risponde “eh si, adesso lo so, spiano me come spiano tutti quanti”. Vede, oggi il livello attuale di sorveglianza diffusa nella società è incompatibile con i diritti umani, obiettivo è quello di ridurre ridurre il livello di sorveglianza diffusa. Quindi usare software libero, come sostengo da 30 anni, è il primo passo per assumere il controllo delle nostre esistenze digitali. Non possiamo fidarci del software non libero; la NSA sfrutta e addirittura crea debolezze nel software non libero per invadere i nostri computer e router. Il software libero ci garantisce il controllo dei nostri computer, ma non è in grado di proteggere la nostra privacy quando mettiamo piede su Internet. Se si desidera avere privacy non bisogna mai rinunciarvi: la protezione della privacy dipende innanzitutto da se stessi. Non bisogna fornire i propri dati a siti web, si deve utilizzare Tor e usare un browser che blocchi le tecnologie usate dai server per tenere traccia dei visitatori.” [Richard Stallman invita poi ad approfondire il suo pensiero su questa pagina, dove ha illustrato meglio il suo pensiero a riguardo]

    Il software libero, come lei ci ha spiegato, da a chiunque la possibilità di approfondire e condividere. Ma, secondo lei, cosa potrebbe fare lo Stato, quindi le istituzioni e la Scuola da questo punto di vista?

    Partiamo subito da un concetto molto chiaro e cioè che lo Stato dovrebbe utilizzare solo programmi liberi, lo Stato quindi, per rispetto al suo popolo, deve gestire anche l’aspetto informatico della società, deve gestire tutto quello che riguarda i computer, deve avere lo Stato il controllo totale dell’informatica. Altrimenti il rischio è quello di cadere nelle mani dei privati, quindi è lo Stato che deve avere il controllo su tutto questo aspetto.

     

    I programmi da usare devono essere liberi, tutti gli utenti dovrebbero usare software liberi, sia esso lo Stato o un libero cittadino. Anche la Scuola deve usare solo programmi liberi, in modo tale che la sua funzione sia quella di formare persone che siano consapevoli della libertà, che siano indipendenti, che siano quindi partecipi di una società digitale e libera. Quindi se la Scuola non prende in mano questa importante funzione succede che essa stessa insegna ai suoi ragazzi l’uso di software proprietari. In questo modo è la Scuola stessa che insinua nei ragazzi la dipendenza da programmi proprietari. Ovvero sia, gli studenti diventano dipendenti del proprietario del software.

    La missione generale della Scuola è quindi quella di insegnare questi programmi liberi, di essere leale allo spirito dell’educazione. La Scuola deve aprire alla conoscenza e se quella conoscenza non è accessibile, come succede con i software proprietari, viene meno la sua funzione. La Scuola diventa quindi nemica dello spirito dell’educazione e dell’istruzione.

    Chi volesse interessarsi di informatica deve conoscere i codici, leggerli, molto, e scriverli, molto. Quindi se non c’è accesso ai codici di software i ragazzi non conosceranno mai bene i codici. Quindi se non hanno conoscenza di codici non potranno mai scrivere il codice di un gran programma. So i programmi liberi consentono ai ragazzi di apportare piccole modifiche al software e questa è una possibilità di imparare.

    La questione più importante da questo punto di vista è quella morale. La scuola deve trasmettere lo spirito di buona volontà, l’abitudine di aiutarci fra di noi, aiutare gli altri. Ogni classe deve avere questa regola di aiuto reciproco. Bisogna condividere i software per insegnare, dare il codice sorgente agli studenti per che possano imparare. La Scuola deve seguire queste regole per dare sempre il buon esempio. Ci sono altre due sezioni del nostro sito che vi invito ad approfondire questa sull’Istruzione e questa sulla nostra filosofia.”

    Signor Stallman, cosa ne pensa del fenomeno dei Social Network e soprattutto di Facebook?

    Ci sono grandi differenze fra le reti sociali ed é importante non generalizzare. Twitter proprio per i tweets non é cattivo al contrario di Facebook che spia tutti quanti. Il tweet é pubblico quindi non si perde niente della propria vita privata nel fatto che la gente possa vedere quello che hai pubblicato. Invece Facebook che contiene delle informazione private, spia le persone.

    Su Twitter, una persona può avere più di un account, con il suo nome proprio oppure aprire un account anonimo. Si può decidere di avere vari conti: personale, professionale… Se ti connetti con Twitter via Tor, riesci a nascondere a Twitter che sei la stessa persona con vari account. Non é una bugia ma una scelta personale, una libertà che va conservata.

    Facebook invece é ingiusto, sopratutto con la politica restrittiva di avere soltanto un account col vero nome della persona. Bisognerebbe non utilizzare mai Facebook. E pensate che ci sono scuole che impongono agli studenti di creare account su Facebook. E poi succede che gli stessi studenti mi scrivono per chiedermi aiuto e su come fare per rifiutare questa politica. La scuola non deve mai rivelare i dati personali suoi studenti a delle aziende private.

    Ormai le persone usano sempre più spesso questi strumenti e con il messaggio di rendere ai propri utenti un servizio sempre migliore, rischiamo davvero di dare loro buona parte dei nostri interessi a queste aziende: (risposta lapidaria)

    Io no!”

    Grazie signor Stallman per la sua disponibilità.

    [buona parte dell’intervista è apparsa prima su Tech Fanpage]