Autore: Franz Russo

  • Microsoft, ecco il Copilot AI per Microsoft 365 a 30 dollari

    Microsoft, ecco il Copilot AI per Microsoft 365 a 30 dollari

    Microsoft annuncia il costo del Copilot per Microsoft 365 potenziato con IA: 30 dollari per utente aziendale. E poi, è in fase di rilascio Bing Chat Enterprise, versione del chatbot IA dedicata alla privacy.

    In occasione dell’evento Microsoft Inspire dedicato ai partner, il colosso di Redmond ha annunciato il prezzo di quello che è il Copilot per Microsoft 365 potenziato con intelligenza artificiale (IA).

    La suite di strumenti di IA contestuali, frutto della partnership con OpenAI, costerà 30 dollari per utente per gli account aziendali. Inoltre, l’azienda lancerà Bing Chat Enterprise, una versione del chatbot IA orientata alla privacy, con una sicurezza potenziata per gestire dati aziendali sensibili.

    Rivelato a marzo, Microsoft 365 Copilot rappresenta la visione di Microsoft del futuro del lavoro. La suite di strumenti alimentata da GPT-4 permette di generare contenuti per Office utilizzando semplici comandi di testo in linguaggio naturale.

    Si può chiedere a PowerPoint, ad esempio, di creare una presentazione basata su un documento Word, generare una proposta a partire dai dati di un foglio di calcolo o riassumere email e redigere risposte in Outlook, il tutto digitando semplici comandi.

    Basando le risposte sui dati aziendali, come documenti, email, calendari, chat, riunioni e contatti, e combinandoli con il contesto lavorativo – la riunione in corso, le email scambiate su un argomento, le chat della scorsa settimana – Copilot fornisce risposte più ricche, pertinenti e praticabili alle vostre domande“, ha scritto in un annuncio di oggi Frank X. Shaw, Chief Communications Officer di Microsoft.

    Microsoft ha iniziato a testare Copilot con un piccolo gruppo di partner aziendali selezionati all’inizio di quest’anno, ma non ha ancora annunciato quando tutti i clienti aziendali avranno accesso.

    Microsoft Copilot Microsoft 365 AI 30 dollari franzrusso.it

    Il costo di 30 dollari al mese sarà applicato ai clienti Microsoft 365 E3, E5, Business Standard e Business Premium. L’azienda non ha ancora annunciato il prezzo o la disponibilità di Copilot rivolto a tutti gli altri utenti, quelli non aziendali quindi.

    Bing Chat Enterprise è la variante di Microsoft del popolare chatbot IA, più orientata alla sicurezza, che è stata lanciata per i consumatori a febbraio. “Dopo il lancio del nuovo Bing a febbraio, abbiamo ricevuto feedback da molti clienti aziendali entusiasti di potenziare le loro organizzazioni con nuovi potenti strumenti IA, ma preoccupati che i dati delle loro aziende potrebbero non essere protetti“, ha scritto Shaw. “Ecco perché oggi annunciamo Bing Chat Enterprise, che offre alle organizzazioni una chat alimentata da IA per il lavoro con la protezione dei dati commerciali. Ciò che entra e ciò che esce rimane protetto, dando ai clienti commerciali accesso gestito a risposte migliori, maggiore efficienza e nuovi modi di essere creativi“.

    Bing Chat Enterprise inizia a essere rilasciato da oggi in anteprima – senza costi aggiuntivi – per i clienti Microsoft 365 E5, E3, Business Premium e Business Standard. Inoltre, l’azienda prevede di rendere disponibile il chatbot orientato alle imprese come un’opzione di abbonamento standalone da 5 dollari “in futuro”.

  • Threads come Twitter limita il numero di post da vedere

    Threads come Twitter limita il numero di post da vedere

    Meta ha annunciato che limiterà il numero di post che gli utenti possono vedere su Threads, la sua app di social media. Questa decisione è stata presa in risposta all’aumento degli attacchi di spam sulla piattaforma.

    Threads, l’app di social media di Meta che ha un po’ movimentato il panorama dei social media, sembra iniziare a imitare Twitter limitando il numero di post che gli utenti possono vedere.

    Adam Mosseri, CEO di Instagram, lo ha annunciato in un post su Threads, dicendo che “gli attacchi di spam sono aumentati, quindi dovremo essere più severi con le cose come i limiti di frequenza, il che significa che limiteremo inavvertitamente più persone attive (falsi positivi)“.

    Come sapete, Twitter è stato ampiamente criticato per aver limitato, qualche settimana fa, il numero di post che gli utenti potevano visualizzare. In mezzo a quelle critiche, Threads è stato lanciato e in pochi giorni è diventato una delle app di social media più scaricate negli Stati Uniti.

    Ma Threads, nel dare la colpa agli spammer, ha citato la stessa ragione che Twitter ha usato in precedenza quando ha istituito i limiti.

    Elon Musk, il proprietario di Twitter, aveva inizialmente detto che Twitter avesse fato ricorso  ai limiti di frequenza per fermare lo “scraping dei dati”, ma la società ha poi affermato in una dichiarazione che lo scopo era “rilevare ed eliminare i bot e altri attori dannosi che stanno danneggiando la piattaforma“. I limiti di frequenza rigorosi di Twitter sono stati in vigore solo per pochi giorni.

    Nel caso di Threads, non c’è un calendario che preveda quanto tempo i limiti di frequenza su Threads rimarranno in vigore.

    In un tweet di risposta a uno screenshot del post di Mosseri, Musk sembrava divertito, come al suo solito in casi come questi.

    Threads ha raggiunto 100 milioni di utenti la scorsa settimana più velocemente di qualsiasi altra app, solo cinque giorni dopo il suo lancio. Ma deve ancora dimostrare molto per essere un concorrente a lungo termine di Twitter.

    I dati di Google Trends hanno mostrato che l’interesse di ricerca per la piattaforma è diminuito dai primi giorni del suo lancio. Ma oltre a questi ci sono altri risultati che dimostrano come l’engagement sulla piattaforma si sia ridotto, se non addirittura dimezzato.

    I numeri dicono che Threads è sceso a 23,6 milioni di utenti attivi.

    Ricordiamo che Threads non è ancora disponibile per il download in Europa a causa delle normative sulla privacy dei dati dell’Unione Europea.

  • Con Isual la distribuzione dei contenuti è fake news free

    Con Isual la distribuzione dei contenuti è fake news free

    Isual è una piattaforma che permette alle aziende di moltiplicare i contenuti in modo sicuro e affidabile. Sviluppata dall’imprenditrice ferrarese Arianna Ruzza, offre una serie di funzionalità che consentono alle aziende di diffondere i propri contenuti su diverse piattaforme social media.

    L’era digitale ha reso la diffusione dei contenuti più facile che mai. Ma, come sappiamo bene, tutto questo ha anche portato alla diffusione di contenuti falsi e disinformativi.

    Ed è per questo che nasce Isual®, la piattaforma che permette alle aziende di diffondere i propri contenuti in modo sicuro e affidabile. La piattaforma offre una serie di funzionalità che consentono alle aziende di verificare la fonte dei contenuti e di controllarne la qualità prima di diffonderli.

    Inoltre, Isual offre alle aziende la possibilità di tracciare la diffusione dei propri contenuti e di misurarne l’impatto.

    Nel mondo di oggi, le aziende sono alla ricerca di modalità digitali per espandere il proprio pubblico. E, anche qui lo sappiamo bene, la diffusione dei contenuti online può essere un compito complesso e dispendioso in termini di tempo. Una situazione che potrebbe essere molto diversa con l’ausilio di Isual.

    Isual, il cui nome nasce dalla combinazione di “Visual” e “Isual”, sviluppata dall’imprenditrice ferrarese Arianna Ruzza, è un’innovazione significativa per le realtà “aggregate”, come franchising, case editrici e consorzi alimentari; è una piattaforma che permette alle aziende di moltiplicare i contenuti in modo sicuro e affidabile.

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    Utilizzando Isual, le aziende possono facilmente calcolare il vantaggio della condivisione simultanea. Attraverso una interfaccia user-friendly, l’utente inserisce la periodicità del messaggio, il numero di partner che lo condivideranno e sceglie le piattaforme social media su cui pubblicarlo, inclusi Facebook, Instagram, Linkedin, GoogleMyBusiness, Telegram, Twitter, WordPress, e altre.

    Per un’azienda con 20 partner che utilizzano esclusivamente Facebook e LinkedIn e che producono 4 post al mese, l’amplificazione del messaggio può raggiungere il 1900%, con una ottimizzazione del budget del 425%.

    Funzionalità di Isual

    Come dicevamo all’inizio, Isual offre una serie di funzionalità che consentono alle aziende di diffondere i propri contenuti in modo sicuro e affidabile. Queste funzionalità includono:

    • Verifica della fonte dei contenuti: Isual® verifica la fonte dei contenuti prima di diffonderli. Questo aiuta a garantire che i contenuti siano accurati e affidabili.
    • Controllo della qualità dei contenuti: Isual® controlla la qualità dei contenuti prima di diffonderli. Questo aiuta a garantire che i contenuti siano ben scritti e pertinenti al pubblico target.
    • Tracciamento della diffusione dei contenuti: Isual® traccia la diffusione dei contenuti dopo che sono stati pubblicati. Questo aiuta le aziende a misurare l’impatto dei propri contenuti e a ottimizzare le loro campagne di marketing.
    • Misurazione dell’impatto dei contenuti: Isual® misura l’impatto dei contenuti dopo che sono stati pubblicati. Questo aiuta le aziende a capire come i loro contenuti vengono recepiti dal pubblico e a ottimizzare le loro campagne di marketing.

    Come potete vedere sono tutte funzionalità molto utili nella fase di distribuzione dei contenuti e poter fare tutto in sicurezza, oltre ad essere la condizione ideale che tutte le aziende ricercano, rappresenta il fiore all’occhiello di una piattaforma come Isual.

    In conclusione di questa nostra considerazione su questa interessante piattaforma come Isual, possiamo dire che uno strumento come questo può essere fondamentale per le aziende e aiutarle a condividere contenuti digitali in sicurezza.

    Per saperne di più, visita il sito web www.isual.it.

  • Eunice Newton Foote, la donna che scoprì l′effetto serra

    Eunice Newton Foote, la donna che scoprì l′effetto serra

    Il doodle che vediamo oggi su Google è dedicato a Eunice Newton Foote, la scienziata americana che per prima scoprì l’effetto serra.

    Il doodle che vediamo oggi su Google è dedicato a Eunice Newton Foote, la scienziata americana che per prima scoprì l’effetto serra, quando ancora non si usava definire quel fenomeno con quel nome.

    In occasione dei 204 anni dalla sua nascita, Google, come sempre fa in presenza di grandi personalità della storia che ci hanno aiutato ad allargare le nostre conoscenze, dedica un doodle a Eunice Newton Foote, realizzato dall’artista Margaret Turok.

    Turok è un’artista e illustratrice americana che vive a Brooklyn, New York. È nota per i suoi lavori di illustrazione scientifica e per le sue opere che esplorano i temi della natura e dell’ambiente.

    Eunice Newton Foote google doodle franzrusso.it

    Il doodle di oggi è interattivo, visibile in Usa, Australia, buona parte del Sud America e buona parte dell’Europa. Quando si clicca sul doodle, si aprirà una pagina web che spiega il lavoro di Eunice Newton Foote e l’effetto serra. La pagina web include anche un video che mostra l’esperimento di Foote.

    L’immagine mostra Eunice Newton Foote che sta conducendo il suo esperimento sull’effetto serra. Foote sta usando tre cilindri riempiti di diversi gas per misurare l’effetto di ciascun gas sulla temperatura. Il cilindro riempito di anidride carbonica registra la temperatura più alta, dimostrando che l’anidride carbonica cattura il calore e può portare al riscaldamento globale.

    Nata a Goshen, Connecticut, nel 1819, Eunice Newton Foote era una donna in anticipo sui suoi tempi. Attiva nel movimento per i diritti delle donne, Foote fu una delle firme originali della Dichiarazione dei Diritti e dei Sentimenti al primo congresso femminile tenutosi a Seneca Falls nel 1848, evento chiave nella storia del femminismo americano.

    Oltre al suo attivismo, Foote è notevole per la sua ricerca scientifica. Fu la prima a teorizzare e dimostrare sperimentalmente che la variazione nella concentrazione dei gas nell’atmosfera può alterare il clima terrestre. Nel 1856, Foote espose cilindri di gas – anidride carbonica e aria – alla luce del sole e osservò che i cilindri contenenti anidride carbonica si riscaldavano più di quelli contenenti solo aria. Questo è il principio di base dell’effetto serra.

    All’epoca di Foote, la scienza era un campo dominato dagli uomini. Le donne non erano ampiamente accettate, e il loro lavoro veniva spesso ignorato o attribuito a colleghi maschi. Nonostante queste sfide, Foote continuò il suo lavoro. La sua ricerca fu pubblicata nella American Association for the Advancement of Science (AAAS) nel 1856, ma non fu lei a presentare i risultati – un compito affidato al professor Joseph Henry.

    Anche se non ha ricevuto il riconoscimento che meritava durante la sua vita, il contributo di Foote alla comprensione dell’effetto serra è stato riconosciuto solo di recente. Nel 2010, un ricercatore ha ritrovato il suo studio e ha capito il suo significato, facendo emergere Foote dal buio dell’oblio storico.

    La storia di Eunice Newton Foote è un grande esempio di come i pregiudizi possono oscurare i contributi scientifici fondamentali. Le sue ricerche pionieristiche sull’effetto serra avrebbero potuto rivoluzionare la nostra comprensione del cambiamento climatico molto prima, se solo fosse stata presa più sul serio all’epoca.

    Oggi, tuttavia, Foote è celebrata come un’icona sia del femminismo che della scienza, una pioniera che ha osato sfidare le convenzioni sociali del suo tempo per perseguire la sua passione per la ricerca scientifica.

  • Elon Musk lancia xAI, la sua nuova società di intelligenza artificiale

    Elon Musk lancia xAI, la sua nuova società di intelligenza artificiale

    Elon Musk ha lanciato una nuova società di intelligenza artificiale chiamata xAI. La società si propone di rivaleggiare con OpenAI, Microsoft e Google. Musk ha previsto che un’IA più intelligente degli umani sarà realtà tra cinque o sei anni.

    Elon Musk, già proprietario di Twitter e CEO di SpaceX e Tesla, ha ufficialmente lanciato la sua nuova impresa nel settore dell’intelligenza artificiale. Si chiama xAI e si presenta come potenziale competitor di colossi dell’IA come OpenAI, Microsoft e Google (proprio Bard arriva in Italia da oggi).

    xAI è qui per capire la realtà,” così Musk ha annunciato su Twitter, la piattaforma di social media di sua proprietà. Musk aveva costituito l’azienda di IA in Nevada a marzo, reclutando ricercatori nel tentativo di creare un rivale per OpenAI, la compagnia che ha lanciato ChatGPT. Musk ha criticato ChatGPT definendolo e ha avvertito che potrebbe portare l’IA a diventare troppo potente per essere controllata dagli umani.

    La rapida scalata di ChatGPT (100 milioni di utenti in 5 giorni) ha scatenato un vortice di interesse da parte degli investitori nel settore dell’IA. Microsoft, che aveva stretto una partnership con OpenAI, ha poi preferito andare a fondo con la partnership a gennaio con un investimento pluriennale di diversi miliardi di dollari. Google, parte del colosso Alphabet, ha cercato di tenere il passo, rilasciando il proprio chatbot, Bard che, come ricordavamo all’inizio, è finalmente disponibile anche in Italia.

    xAI intelligenza artificiale elon musk franzrusso.it

    La visione di Elon Musk per l’IA

    Durante un spazio live su Twitter, Elon Musk ha presentato la nuova società e la sua visione per l’IA, espremendo il suo sostegno alla regolamentazione governativa dell’IA. Ha, inoltre, suggerito l’idea di una cooperazione internazionale con il governo cinese sulla tecnologia dell’IA.

    Se potessi mettere in pausa l’IA o l’IA superintelligente, lo farei. Ma non sembra realistico,” ha detto Musk. E ancora, il CEO di Tesla crede sia possibile “far crescere” un’IA curiosa riguardo all’umanità e all’universo, e che non sia pericolosa. Musk ha previsto che un’IA più intelligente degli umani sarà realtà tra cinque o sei anni, una tempistica più breve rispetto a quella prevista dalla maggior parte dei ricercatori in Intelligenza Artificiale.

    Durante lo space, Musk ha accolto con favore la supervisione governativa e ha detto di aver avuto recentemente conversazioni con alti funzionari del governo cinese riguardo ai rischi dell’IA e alla regolamentazione.

    Il Futuro dell’Intelligenza Artificiale

    La competizione nell’IA è ora feroce. Google, Microsoft e altre grandi aziende tecnologiche hanno da anni investito miliardi di dollari nella ricerca sull’IA, integrando le loro scoperte in prodotti esistenti come Google Search o per rendere i loro data center più efficienti. L’anno scorso, OpenAI ha suscitato una nuova ondata di entusiasmo attorno alla tecnologia rilasciando ChatGPT direttamente ai consumatori, permettendo loro di vedere gli avanzamenti nell’IA.

    Durante l’evento Twitter Spaces, Musk ha affermato che ci vorrà del tempo prima che xAI raggiunga il livello di OpenAI e Google. Ha inoltre parlato a lungo del suo recente viaggio in Cina, dove ha incontrato alti funzionari governativi e leader aziendali. Ha affermato di credere che la Cina stia regolamentando aggressivamente la propria industria dell’IA e che abbia avvertito i funzionari governativi che un’IA super intelligente potrebbe sottrarre il controllo del paese al Partito Comunista Cinese.

    Il difficile problema di Taiwan una volta risolto, spero che ci saranno relazioni positive tra Cina e Stati Uniti,” ha detto Musk. “Probabilmente avremo una strada accidentata tra ora e allora.

    Curiosità. La storia di Musk con la lettera X risale a molto tempo fa. La sua ex startup di servizi bancari online, X.com, è poi diventata PayPal.

    Nonostante le sfide, Elon Musk rimane deciso a plasmare il futuro dell’intelligenza artificiale con la sua nuova compagnia, xAI, portando la competizione nel settore dell’IA a un nuovo livello.

    Vedremo se riuscirà. Certamente, se decidesse di occuparsi solo di IA e la smettesse di occuparsi di Twitter sarebbe pure meglio.

  • La minaccia di Twitter non è Threads, è Twitter stesso

    La minaccia di Twitter non è Threads, è Twitter stesso

    A differenza da quello che si può pensare, Twitter non è minacciato da Threads, ma da Twitter stesso. Elon Musk, TikTok e la perdita dell’essenza della piattaforma ne stanno segnando la sua fine.

    A leggere il titolo si pensa che il tema sia l’arrivo di Threads che mette a rischio Twitter. In realtà le cose sono un po’ diverse e un po’ più semplici. Twitter stesso ha firmato la sua fine.

    So che in molti (spero) che leggeranno questo articolo pensano che questo sarebbe dovuto essere il titolo, ma permettetemi un esercizio di retorica. Un altro titolo potrebbe essere: “L’attesa della fine di Twitter, è essa stessa la fine”.

    Insomma, ci siamo capiti dove si va a parare.

    Ma in tutto questo parlare di Twitter e di Threads, come se l’app di Meta avesse sferrato il colpo finale verso la piattaforma di Elon Musk, beh, permettetemi di non trovarmi d’accordo verso questa conclusione un po’, a mio modo di vedere, troppo frettolosa.

    twitter minaccia threads 2023 franzrusso.it

    Il punto è che è Twitter stesso ad aver firmato la sua fine e Threads non sortirà alcun effetto su questo esito. Vuoi perché l’app di Meta non è ancora disponibile in UE, un mercato cospicuo per riuscire ad attrarre un pubblico più esteso, vuoi perché Threads, al momento, non ha caratteristiche particolari da essere preferito a Twitter. Al momento.

    Gli utenti Threads sono già 100 milioni

    Intanto, è notizia di oggi che gli utenti su Threads sono già 100 milioni. Un record, se ci pensate. Ma, se ci pensiamo ancora meglio, è un dato che non desta particolare sorpresa, dato che gli utenti Instagram sono gli stessi che accedono a Threads. Se non tutti, lo sono nella maggior parte dei casi.

    La fine di Twitter, per come lo abbiamo sempre usato e conosciuto, e amato, risiede in altri momenti e qui cercherà, brevemente, di riportarli alla memoria di tutti.

    Come sapete, Twitter è sempre stato un social network un po’ atipico, spesso veniva definito un “non” social network, forse neanche un “microblogging”, appellativo molto amato ai media. Ma Twitter, da subito, è sempre stato altro.

    Anzi, nel panorama che si è poi trasformato, via via, in social media (per il fatto che oltre a condividere preferenze, luoghi più amati, piatti più amati, foto di parenti e amici, venivano condivide anche informazioni e notizie) Twitter è la piattaforma più rappresentativa di questo filone.

    Twitter ha segnato tanti momenti della storia recente

    La sua presenza è stata determinante in tanti momenti della nostra storia recente che ci ha permesso di apprezzarla, e lodarla in certi casi, come nel caso della Primavera Araba, nel caso dell’uccisione di Osama Bin Laden (lo si seppe prima via Twitter), nel caso del terremoto di Fukushima, unico moto per poter restare in contatto e attivare i soccorsi.

    Di fatti ce ne sarebbero tanti, ma come dimenticare la capacità di Twitter di smuovere le coscienze e invitare tutti a prendere una posizione, al di là di quello che può essere il perseguimento di un interesse commerciale. Un caso di storia, da questo punto di vista è stato il barbaro assassinio di George Floyd.

    Ma tutto questo è stato possibile grazie agli utenti, alle persone, prima ancora che all’algoritmo. Le scelte degli utenti, gli interessi, hanno fatto sì che la piattaforma venisse modellata dalle persone stesse. Twitter, per lungo tempo, ha rappresentato questo momento che, diciamolo pure, non è stato compreso fino in fondo. Ce ne stiamo accorgendo solo adesso.

    La grande innovazione di Twitter: l’hashtag

    Basti pensare alla geniale trovata degli hashtag, non deciso da Dorsey e compagni, ma dagli utenti e avallato da chi gestiva la piattaforma, cogliendo il fatto che quella potesse essere una caratteristica per far crescere la grande comunità di Twitter.

    Ricorderete, e qui su InTime Blog, è stato raccontato e riportato diverse volte, quante volte Twitter veniva indicata come “difficile da usare” rispetto alle altre piattaforme. Certamente, lo era per una parte, abituata ad altri meccanismi, ma non lo era per tutta quella grande comunità che, invece, aveva contribuito a svilupparla.

    Per anni Twitter è andata avanti così ed è stato quello il momento in cui sono iniziati i veri problemi.

    Anche questo aspetto abbiamo raccontato qui su questo blog, sottolineando come la scarsa capacità di innovare abbia complicato ancora di più la percezione della piattaforma.

    Jack Dorsey, l’unico dei fondatori a restare a lungo come CEO della società, salvo poi espletare le sue funzioni in modalità part-time, in quanto CEO, contemporaneamente, di Square, ha commesso uno e un solo errore. Non dedicarsi ad uno sviluppo concreto della piattaforma. Una situazione che ha finito per creare delle grosse crepe e, in una di queste, ci si è infilata proprio Elon Musk. E, una volta entrato, ha mandato all’aria tutto. Legittimamente, ma non si è fatto scrupoli e ha letteralmente ignorato cosa fosse Twitter al momento del suo arrivo.

    Ma il momento finale di Twitter non è stato proprio l’arrivo di Musk, la fine, o comunque il percorso verso la fine di Twitter, ripeto, per come lo abbiamo conosciuto e amato in questi anni, è stato il voler rincorrere TikTok e modellare l’algoritmo sulla scia dell’app di video.

    Quello è stato il momento in cui tutto si è rotto e Twitter ha smesso di essere Twitter.

    Mettere mano all’algoritmo significa ridisegnare tutti i nodi del grafo che ognuo di noi ha costruito nel corso degli anni. La prova tangibile la vediamo nella sezione “Per te” che mostra contenuti di account che non seguiamo e che, forse, non avremmo mai voluto vedere.

    Tutto questo ci allontana dai nostri nodi, dai nostri contatti, dai nostri follower, trasmettendoci una sensazione di sbandamento, di non riconoscere più il luogo che abbiamo tanto amato. Spingendoci ad usarlo di meno.

    Questo perché Twitter non è TikTok e, forse, non lo sarà mai.

    Altro momento è stato quello di voler spingere verso il livello a pagamento con Twitter Blue, tagliando via una fetta cospicua di persone che hanno avvertito ancora di più la sensazione di non essere più nel luogo dove erano soliti informarsi. Subendo un trattamento ancora meno rispettoso.

    Sono tanti gli episodi in cui Twitter targato Elon Musk ha dato una visione distorta di ciò che è libertà di parola e ciò che viene spacciato come libertà. L’odio, la violenza, il sessismo, il razzismo non può essere giustificato come libertà di dire ciò che si vuole, eppure Musk ha instillato questa sensazione. Non solo l’ha instillata, l’ha pure alimentata.

    Per non parlare degli insulti e delle espressioni poco consone al ruolo che ricopre che Elon Musk sta indirizzando da giorni a Meta e a Mark Zuckerberg. Uno spettacolo indecoroso e indegno. Un esempio di cose sia per lui la libertà di espressione, per chi non lo avesse ancora chiaro.

    Ora, per cercare anche di concludere, questo articolo non è contro Twitter o contro Musk. Musk, come scritto prima non è che una conseguenza di una gestione non brillante in un momento topico per la piattaforma. Forse è un po’ contro di noi utenti, non troppo consapevoli del fatto che siamo noi che contribuiamo al successo o meno di una piattaforma. E adesso ci ritroviamo in questa condizione.

    Il futuro non è Threads, per quanto possa rappresentare un esempio positivo, ma non è una novità e non determinerà la fine di Twitter.

    Certo, dobbiamo poi riflettere su cosa potrebbe significare relegare a Meta le varie diramazioni di che cosa siano oggi i social media, incorporando all’interno di essa tutte le caratteristiche principali di questa diversità, sempre più accentrata in una sola realtà.

    E poi, va detto che, come atto finale, anche il nome Twitter sparirà, forse a brevissimo, e, a quel punto, la fine di quell’app da 140 caratteri sarà segnata definitivamente.

    Tutta questa storia, un giorno, potrà servirci come monito, in qualche modo, avendo anche l’esperienza accumulata in questi anni a renderci un po’ più vigili e attenti. Forse non sarà così, ma solo la storia ce lo dimostrerà.

  • Meta pronta a lanciare Threads, la sua alternativa a Twitter

    Meta pronta a lanciare Threads, la sua alternativa a Twitter

    Meta lancia Threads, la sua alternativa a Twitter, progettato per facilitare la discussione tra comunità. Nonostante le critiche su privacy e sicurezza dei dati, potrebbe imporsi nel panorama dei social media.

    La domanda che tutti si stanno ponendo sulle piattaforme social media è: “ma siamo di fronte ad una nuova svolta?”.

    Ecco, alla luce di quello che è accaduto negli ultimi giorni, a proposito di Twitteralla luce di quello che è accaduto negli ultimi giorni, a proposito di Twitter che ha sospeso la visualizzazione dei tweet agli utenti non loggati e imposto dei limiti, questa domanda potrebbe avere senso.

    Già, perché da domani quello che tante volte é stato paventato come “esodo da Twitter”, mai verificatosi del tutto, potrebbe essere possibile. Anche se non del tutto.

    Ma perché parliamo di domani, 6 luglio 2023?

    Meta lancia Threads, la sua alternativa a Twitter

    Perché sta per arrivare Threads, la tanto attesa risposta di Instagram a Twitter, e dovrebbe debuttare proprio domani, 6 luglio, come indicato dalla scheda dell’app sull’App Store. Questo lancio arriva, come ricordavamo prima, in un momento in cui Twitter sta affrontando diversi problemi tecnici, offrendo a Instagram una potenziale opportunità di rafforzare la propria posizione nel contesto dei social media.

    Threads, al contrario di altre piattaforme emergenti come Bluesky e Post, avrà un vantaggio significativo: gli utenti potranno portare direttamente i loro follower e le persone seguite su Instagram. In questo modo, non dovranno ricostruire la loro comunità da zero, aspetto non di poco conto.

    L’app si descrive come un luogo dove le comunità possono riunirsi per discutere di argomenti di interesse, creare e condividere idee, opinioni e creatività.

    Sebbene Threads sia strettamente connessa a Instagram, sarà una sua app indipendente. Nonostante non siano disponibili molte informazioni sull’App Store, sembra che gli utenti potranno mettere mi piace, commentare, ripubblicare e condividere post. Le schermate dell’App Store mostrano anche che si potrà scegliere l’audience a cui permettere di rispondere ai propri post.

    Update

    L’app è stata lanciata ufficialmente in 100 paesi. Per il momento, non è previsto il lancio nella UE.

    Threads permette di condividere post, della lunghezza di 500 caratteri, immagini e video, della lunghezza massima di 5 minuti.

    Questo lancio non sorprende del tutto, dato che nei mesi scorsi sono trapelate diverse informazioni sull’app. Un portavoce di Instagram ha descritto Threads come “decentralizzata” e sembra che sarà compatibile con Mastodon, che utilizza la rete decentralizzata ActivityPub. Rimane però da capire come questa decentralizzazione si coniugherà con Instagram, un’app,invece, molto centralizzata.

    Nel frattempo, il principale concorrente di Threads, Twitter, ha vissuto giorni piuttosto tumultuosi. Nei giorni scorsi la piattaforma di proprietà di Elon Musk ha bloccato agli utenti non registrati la possibilità di visualizzare i tweet, e ha impostato limiti temporanei per gli utenti registrati che potrebbero bloccarti dopo aver letto centinaia o migliaia di post in un giorno. Queste modifiche hanno causato problemi diffusi, con utenti impossibilitati a navigare nel servizio.

    Di fronte alla notizia del lancio di Threads, Elon Musk ha risposto con sarcasmo alle preoccupazioni sollevate sulla quantità di dati che l’App Store di Meta per Threads potrebbe raccogliere sugli utenti.

    L’arrivo di Threads potrebbe rappresentare una grande occasione per Meta, riuscendo ad imporsi in un contesto dove finora non c’erano mai state occasioni di inserimento.

    Resta da capire se davvero gli utenti vogliono che Meta controlli un altro aspetto della loro esperienza sui social media.

    Threads dovrà da subito registrare un’impressione positiva tra gli utenti, altrimenti rischia di essere uno dei tanti progetti che Meta ha lanciato in questi ultimi anni, senza particolare successo.

    L’obiettivo di Threads è evidente: facilitare la comunicazione e la discussione tra le comunità, avvicinando i creator di contenuti ai loro fan in un modo più diretto e personale rispetto a quanto permesso da altre piattaforme. L’integrazione diretta con Instagram potrebbe rivelarsi un punto di forza, considerando il vasto numero di utenti che potrebbe essere potenzialmente interessato a un’esperienza di social media più focalizzata.

    Ma, l’aspetto critico è la questione della privacy e della sicurezza dei dati. I detrattori, tra cui Elon Musk e l’ex CEO di Twitter Jack Dorsey, hanno espresso preoccupazione per la quantità di dati che Meta, la società madre di Instagram, raccoglie sugli utenti. Questo aspetto potrebbe ostacolare l’adozione di Threads da parte di un’ampia base di utenti preoccupata per la sicurezza dei propri dati personali.

    In ogni caso, Threads, come dicevamo prima, arriva in un momento opportuno. Potrebbe sfruttare le difficoltà di Twitter e cercare di posizionarsi come una valida alternativa. Le dinamiche del mercato dei social media sono in costante evoluzione, e Threads potrebbe giocare la sua parte.

    Domani, dunque, sarà una data importante per i social media e Meta potrebbe ridefinire le regole del gioco, dando vita a una nuova era di interazione social.

    Come sempre, il successo dell’app dipenderà da come gli utenti percepiranno e adotteranno questa nuova piattaforma.

    Anche perché, come abbiamo sempre visto, specialmente in questo ultimo anno, sono sempre gli utenti che decidono il successo di una piattaforma o di una app.

  • Yann LeCun riceve la laurea ad honorem dall′Università di Siena

    Yann LeCun riceve la laurea ad honorem dall′Università di Siena

    Il celebre informatico Yann LeCun, figura chiave nell’IA, riceverà il 3 luglio una laurea ad honorem dall’Università di Siena, in riconoscimento dei suoi innovativi contributi per l’evoluzione dell’intelligenza artificiale e dell’apprendimento automatico.

    Yann LeCun, celebre figura nell’intelligenza artificiale e apprendimento automatico, riceverà il 3 luglio 2023 una laurea honoris causa dall’Università di Siena. Il riconoscimento si svolgerà durante l’International Workshop on Neural-Symbolic Learning and Reasoning, alle 11.30 alla Certosa di Pontignano.

    Le motivazioni per questo onore saranno presentate dal Prof. Valerio Vignoli, direttore del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione e Scienze Matematiche dell’Università di Siena. Il Prof. Marco Gori, docente dello stesso dipartimento, terrà invece la laudatio.

    Yann LeCun è riconosciuto per i suoi contributi nell’apprendimento automatico, visione artificiale, robotica e neuroscienze computazionali. Attualmente, LeCun è impegnato presso Meta AI e la New York University negli Stati Uniti.

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    Yann LeCun è un rispettato informatico e ingegnere francese, conosciuto per i suoi innovativi contributi all’apprendimento automatico, visione artificiale, robotica e neuroscienze computazionali.

    Nato il 8 luglio 1960 a Soisy-sous-Montmorency, in Francia, ha ottenuto un dottorato in Ingegneria delle Informazioni presso l’Università Pierre et Marie Curie di Parigi nel 1987. LeCun è famoso per il suo lavoro sulle reti neurali convoluzionali (CNNs) e sul backpropagation, entrambi concetti chiave nell’apprendimento profondo.

    Nel 2012, ha fondato il Center for Data Science presso la New York University, dove ha svolto un ruolo vitale nella formazione della prossima generazione di ricercatori IA.

    Dal 2013, LeCun è Chief AI Scientist presso Facebook, dove ha co-fondato e guidato l’unità di ricerca Meta AI (FAIR), mantenendo contemporaneamente la sua posizione presso la New York University come professore a tempo parziale.

    LeCun ha ricevuto numerosi riconoscimenti per il suo lavoro, tra cui il prestigioso Premio Turing nel 2019, condiviso con Yoshua Bengio e Geoffrey Hinton per il loro lavoro pionieristico sull’apprendimento profondo. LeCun è noto per la sua visione aperta sulla tecnologia e per il suo impegno a promuovere la ricerca interdisciplinare.

  • Gen Z e le piattaforme social media più usate in Italia

    Gen Z e le piattaforme social media più usate in Italia

    Gen Z e social media. Con i dati Comscore scopriamo quali sono le app e piattaforme più usate dagli utenti più giovani. Su tutte, YouTube è quella più usata. Da segnalare la parabola BeReal, ormai in caduta libera.

    È noto come la Gen Z sia particolarmente abile nell’utilizzo di social media e piattaforme digitali. Non a caso, stiamo parlando di una generazione che è nativamente digitale.

    Di recente, lo studio Schermi Futuri ha indagato il modo in cui i giovani usano i social media e, soprattutto, con quale approccio. Dati interessanti che vi invitiamo a leggere.

    Ora, anche in luogo di una continua frammentazione dei social media, diventa sempre più arduo tracciare esattamente dove gli utenti di questa generazione scelgono di trascorrere il loro tempo. Sulla base dei dati reperiti da Comscore, cerchiamo di vedere quali sono le app e piattaforme social media più apprezzate dalla Gen Z. E poi vedremo anche un confronto tra l’uso dei social media della Gen Z e l’uso generale della popolazione.

    Lo studio, basato come dicevamo su dati Comscore, focalizza l’attenzione sulle app mobile in Italia, Regno Unito e Spagna, considerando la fascia di utenti tra i 18 e i 24 anni, per avere un’immagine più fedele possibile della Gen Z (nati tra il 1997 e il 2012).

    gen z social media 2023 franzrusso.it

    Piattaforme social media con la maggior penetrazione tra la Gen Z

    Dall’analisi emerge che l’app mobile di YouTube domina in tutti e tre i paesi, con un picco di penetrazione in Spagna (87%). L’Italia è il secondo paese con il 74%.

    Instagram segue a ruota con una penetrazione superiore al 60%. E anche in questo caso a guidare è la Spagna con il 76%; segue UK con il 63%; poi l’Italia con un quasi sorprendente 61%.

    Snapchat e Reddit, molto diffusi nel Regno Unito con una penetrazione rispettivamente del 51% e del 23%, sono meno presenti in Italia e Spagna. In merito a Twitter, Twitch e BeReal, la Spagna evidenzia una maggiore popolarità tra la generazione Z rispetto agli altri due Paesi.

    Se guardiamo il dato riferito all’app o la piattaforma social media che è cresciuta di più, i dati Comscore rilevano che, tra aprile 2022 e aprile 2023, BeReal ha mostrato il tasso di crescita più elevato in termini di visitatori unici totali tra i 18 e i 24 anni in Italia, Regno Unito e Spagna. Quindi nel 2022, l’app si è consolidata nel panorama dei social media.

    social media generazione z 2023

    Gen Z e social media: la parabola di BeReal

    BeReal, tra gli utenti 18-24 anni, ha fatto registrare numero elevati in assoluto:

    • in UK +698K
    • in Italia +609K
    • in Spagna +552K

    Ma va detto che, a proposito di BeReal, questo scenario è già in trasformazione e c’è chi definisce l’app del “momento” come ormai in caduta libera. Infatti, gli utenti giornalieri attivi si sono più che dimezzati tra ottobre 2022 e marzo 2023, passando da 20 milioni a 6 milioni.

    Una trasformazione, comunque un cambio di scenario repentino, che deve farci riflettere su una questione. E cioè se davvero siamo disposti a mostrarci autentici e se davvero vogliamo condividere questa nostra autenticità. Dalla parabola di BeReal, finito il momento di successo, sembrerebbe proprio di no.

    E poi, c’è un altro aspetto da considerare. Forse questa autenticità è troppo “impegnativa”. BeReal, forse, imponeva di essere autentici, di mostrarsi per quello che siamo davvero. Ma, nell’era dell’apparenza, della approvazione social a tutti i costi, tutto questo non paga ed è forse meglio fingersi non autentici e continuare ad usare app come Instagram, ad esempio, che nel frattempo, come ormai spesso accade, ha inglobato una delle caratteristiche di BeReal, di fatto mettendola in crisi.

    Proseguendo con la ricerca, se confrontiamo la Gen Z con la popolazione digitale generale, gli utenti più giovani eccedono i valori medi su quasi tutte le piattaforme social, con l’eccezione di LinkedIn e Facebook. Le piattaforme dove spiccano di più sono BeReal, Twitch, Reddit e Snapchat.

    La ricerca ha posi esaminato tutte e tre le fasce di età rappresentate nel grafico: Gen Z, 25-34 e 35+. Per quanto riguarda YouTube, la fascia di età 18-24 anni mostra la più alta penetrazione in Italia e Spagna, mentre nel Regno Unito la fascia di età 25-34 li supera di 6 punti percentuali di copertura.

    La penetrazione fornisce una panoramica sull’utilizzo di queste app da parte dei vari gruppi di età, ma altre metriche come il tempo speso per utente e le visite incrociate offrono ulteriori dettagli su come i livelli di coinvolgimento variano tra le diverse piattaforme, e come la Gen Z naviga tra una piattaforma e l’altra.

    Ad esempio, sebbene la Gen Z in Spagna abbia una penetrazione su Facebook inferiore alla media, ciascun utente ha trascorso mediamente 3 ore sull’app nell’aprile 2023, un dato che è più del tempo speso su Pinterest, Reddit o Snapchat.

    La Gen Z mostra un’ampia varietà di comportamenti nell’uso dei social media e delle piattaforme digitali. Questo rispecchia la velocità con cui le nuove tendenze emergono e cambiano nel panorama digitale. YouTube, Instagram e TikTok continuano a essere tra le piattaforme più popolari, mentre l’uso di piattaforme emergenti come BeReal evidenzia la continua evoluzione di questo settore.

    Ad ogni modo, le metriche come la penetrazione non raccontano l’intera storia. L’analisi del tempo speso e delle visite incrociate offre una visione più completa dell’interazione tra Gen Z e le piattaforme social media. Nonostante alcune piattaforme possano avere una penetrazione inferiore, il tempo trascorso dagli utenti può essere significativamente più alto, evidenziando un coinvolgimento profondo.

    A questo punto, risulta interessante per le aziende e i brand comprendere queste tendenze e agire di conseguenza. Anche perché la Gen Z, lo sappiamo, è una generazione destinata a plasmare il futuro del digitale.

    Gen Z italiana e social media

    Da quello che risulta dalla ricerca, la Generazione Z italiana è molto attiva sui social media, con alcune piattaforme che si distinguono particolarmente per il loro utilizzo.

    1. YouTube: come nel resto dei paesi considerati, l’app di YouTube risulta molto popolare anche tra la Gen Z italiana, con il 74%
    2. Instagram: anche Instagram è molto utilizzato dalla Generazione Z italiana, rientrando tra le piattaforme con una “reach” (percentuale di pubblico raggiunto) molto alta, con il 61%.
    3. BeReal: questa è la piattaforma che ha visto la crescita più rapida tra la Generazione Z italiana, con un aumento di 609.000 utenti unici nell’arco di un anno, da aprile 2022 ad aprile 2023, con il 15%.
    4. TikTok: la piattaforma video del momento, che ha influenzato ormai tutte le piattaforma social media, inclusa Twitter, risulta la terza piattaforma più usata dalla Generazione Z italiana con il 58%.
    5. Da segnalare Twitch con il 15% e poi, tra tutte le altre app, da evidenziare come LinkedIn non abbia appeal sulla Generazione Z con appena il 5%.

    Mentre piattaforme come Snapchat e Reddit mostrano una presenza più limitata in Italia rispetto al Regno Unito, l’uso di Twitter, Twitch e BeReal (ancora per poco) è comunque significativo.

    Infine, confrontando l’utilizzo dei social media della Generazione Z con la popolazione digitale generale italiana, risulta che la Gen Z supera i valori medi su molte piattaforme, fatta eccezione per LinkedIn e Facebook.

    La Generazione Z italiana si distingue, quindi, per un uso intenso e variegato dei social media, privilegiando in particolare YouTube, Instagram e BeReal. Tuttavia, l’engagement specifico può variare notevolmente a seconda della piattaforma.

  • Il doodle di Google oggi è per Giacomo Leopardi

    Il doodle di Google oggi è per Giacomo Leopardi

    Google dedica il doodle a Giacomo Leopardi in occasione, oggi 29 giugno 2023, dei 225 anni dalla nascita.

    Oggi, 20 giugno 2023, Google celebra con un doodle speciale il 225° compleanno di uno dei più illustri poeti, filosofi e studiosi italiani: Giacomo Leopardi.

    Nato, appunto il 29 giugno, nel 1798 nella città di Recanati, Leopardi è universalmente riconosciuto come una delle voci più influenti del Romanticismo e una delle figure di spicco della letteratura mondiale. E il doodle di oggi lo dimostra, per quello che vale. Il doodle è visibile in Italia, ovviamente, in Brasile, in Islanda, in Irlanda e in Bulgaria.

    Leopardi, fin dalla giovane età, si dedicò con passione allo studio, innamorandosi in particolare dei libri della biblioteca paterna. Durante questo periodo, il piccolo Giacomo sviluppò una notevole competenza in latino, greco antico ed ebraico, gettando le basi per diventare un rinomato filologo. La sua profonda conoscenza delle lingue antiche lo portò a tradurre vari classici latini e greci.

    Fu influenzato dalle idee dell’Illuminismo, un movimento filosofico che promuoveva la ragione e la logica sopra le superstizioni. Questo fervore intellettuale lo spinse a diventare uno dei pensatori più radicali del suo tempo. A soli 14 anni, scrisse “Pompeo in Egitto“, un manifesto critico verso una delle figure più potenti di Roma.

    Nei successivi anni, Leopardi scrisse una serie di opere filologiche, così come poesie memorabili come “L’appressamento della morte“, “Inno a Nettuno” e “Le rimembranze“. Passò la maggior parte della sua carriera creando poesia lirica, tra cui i celebri “Canti” e il “Canzoniere“.

    doodle google 2023 giacomo leopardi franzrusso.it

    Attraverso la sua scrittura, Leopardi esplorò temi come il patriottismo, l’amore non corrisposto e profonde riflessioni sull’esistenza umana, anticipando le tematiche dell’Esistenzialismo.

    Una delle sue ultime opere letterarie, le “Operette morali“, è una raccolta di saggi filosofici brillanti e ironici, che dimostrano il suo acuto senso critico e la sua affascinante visione del mondo.

    Ed ecco, qualcuna è già stata citata, alcune delle opere più conosciute e celebri di Giacomo Leopardi:

    Tra le sue opere più conosciute e celebrate, vi sono:

    I Canti: raccolta di poesie, che comprende alcune delle più famose opere di Leopardi, che è stata pubblicata in diverse edizioni tra il 1824 e il 1835. Tra le poesie più conosciute e apprezzate di questa raccolta vi sono “L’infinito“, “A Silvia“, “La quiete dopo la tempesta“, “Il sabato del villaggio“, e “Canto notturno di un pastore errante dell’Asia“;

    Operette morali: opera in prosa, pubblicata per la prima volta nel 1827, che consiste in una serie di dialoghi e racconti filosofici. Tra i pezzi più celebri di questa raccolta vi sono “Dialogo della Natura e di un Islandese“, “Dialogo di Plotino e di Porfirio“, e “Storia del genere umano“;

    Zibaldone: diario di appunti e riflessioni filosofiche, scritto tra il 1817 e il 1832, considerato uno dei capolavori di Leopardi. Venne scoperto e pubblicato solo nel 1898 (Leopardi morì a Napoli il 14 giugno del 1837);

    Pensieri: opera in prosa in cui Leopardi riflette sul significato della vita e sulla condizione umana. Quest’opera presenta molti dei temi ricorrenti negli scritti di Leopardi, come l’infelicità umana e l’illusione del progresso.

    Oggi, nel 225° anniversario della sua nascita, ricordiamo Giacomo Leopardi non solo come un grande della letteratura italiana, ma come un pensatore rivoluzionario il cui lavoro continua a risuonare nel tempo. La sua profonda introspezione sulla condizione umana, le sue riflessioni sulla vita e l’amore, e il suo talento straordinario come poeta rendono le sue opere rilevanti e potenti anche oggi.

    Buon 225° compleanno, Giacomo Leopardi.