Autore: Franz Russo

  • Non piace il nuovo Facebook

    Da pochi giorni è online la versione aggiornata di Facebook, ma sin da subito ha trovato molti commenti negativi tra gli utenti iscritti al noto social network

    facebook-copy2Ormai è argomento diffuso sul web: la nuova interfaccia di facebook non piace a nessuno. Tant’è che già si formano gruppi all’interno del noto social network che richiedono a gran voce la vecchia versione. Rivogliamo il vecchio Facebook fa registrare già diverse migliaia di iscritti. E si può anche quantificare questo deciso no alla nuova versione, infatti il 94% degli utenti di facebook interpellati da un sondaggio, lanciato da TechCrunch ha risposto di non gradire affatto la nuova versione. Motivo di tutto questo? “Troppo complicato e incasinato”, dicono gli internauti, e ancora, nel nuovo (e più veloce) newsfeed gli internauti possono informare chicchessia su ciò che stanno facendo: “Una caotica lista della spesa, dove è difficile orientarsi», la critica più frequente. È sparito, ad esempio, il collegamento a «gruppi» dalla pagina iniziale, e neppure la grafica incontra molti estimatori.

    Eppure il fondatore del network Mark Zuckerberg non sembra affatto preoccupato dichiarando che “Facebook non deve per forza orientarsi all’opinione degli utenti”. Bella risposta, per nulla simpatica direi. Qui potete anche trovare un’applicazione nella quale chiunque può esprimere il proprio giudizio sul restyling: allo stato attuale si registrano circa 1 milione di voti e 600.000 commenti.

    Tutto questo per cercare di rendere facebook più vicino, nelle applicazioni, a Twitter che come abbiamo gia detto in precedenza lo stesso Zuckerberg ha cercato di comprare e visto anche la crescita impressionante che Twitter ha avuto nell’ultimo anno. Mi viene da pensare che il buon Mark per un suo semplice cruccio rischia di compromettere un pò tutto facebook e anche un pò se stesso. A proposito, se può interessare la nuova versione non piace neanche a me!

  • La Pubblica Amministrazione e le faccine

    La Pubblica Amministrazione italiana va rimodernata. Paragonata alle altre PA dei paesi europei viene fuori che è costosa e poco efficiente. Il peggio è che ancora oggi è molto lontana dall’integrarsi col web. E Brunetta lancia l’iniziativa “Mettiamoci la Faccia”

    Pubblica Amministrazione e le faccine
    Pubblica Amministrazione e le faccine

    Sul fatto che la nostra Pubblica Amministrazione sia da rimodernare non vi è alcun dubbio. Lo ribadisce anche il premier Berlusconi che in più diun’occasione ha definito la PA “pletorica, burocratica, inefficiente, antiquata e costosissima“. E promettendo, tra le altre cose, che entro il 2012 la PA sarà completamente digitalizzata e che l’uso della carta negli uffici sarà pari a zero. Sarà, ma credo che questo sarà molto difficile da applicare. Ma è mai possibile che ancora oggi si devono registrare file interminabili presso gli uffici pubblici, e penso in particolar modo all’Inps o alle file degli uffici comunali delle nostre città per aver un documento? Può una persona perdere una giornata di lavoro per ritirare un certificato? E’ mai possibile nel nostro paese, ancora oggi, persone anziane o donne incinta debbano stare delle ore negli uffici per richiedere un certificato? Come tutti sapete, perchè comunque tutti noi abbiamo necessità di recarci presso uffici della PA per questa o quella ragione, questo è lo scenario a cui quotidianamente si assiste. In tutta Italia, nord e sud in questo caso sono assolutamente alla pari.

    Non sarebbe meglio approntare subito un processo di revisione dell’organizzazione della PA utilizzando al meglio gli strumenti offerti dal web? Utilizzare la posta elettronica per convocazione negli uffici per ritirare il documento richiesto senza fare fila, previa richiesta via sms o con semplice dell’interessato richiesta sul sito dell’ufficio di competenza. Si tramuterebbe in un risparmio di denaro non indifferente e soprattutto di tempo. In Italia il costo della pubblica amministrazione è superiore di quasi 4 punti percentuali di Pil, pari a circa 60 miliardi di euro, rispetto alla Germania, dove tra l’altro questo sistema di operare integrato al web funziona già in gran parte dei Lander.

    Ed ecco che il Ministro Brunetta ha pensato bene di lanciare oggi una iniziativa, “Mettiamoci la faccia“, che servirà a raccogliere dati sulla qualità dei servizi offerti dalla PA semplicemente con un click su un emoticon.  Capisco anche la simpatia dell’iniziativa, ma non ne capisco l’utilità. A che serve tutto questo quando già si sa che la PA funziona male e a rilento? Forse il Ministero ha bisogno che gli italiani glielo gridano in faccia, ma dubito che questa iniziativa possa ottenere il risultato sperato.

    Non era meglio utilizzare questi soldi serviti a questa iniziativa in maniera diversa, più produttiva per andare nella direzione del vero miglioramento?

  • Twitter, non solo Facebook

    Quando si parla di social network in Italia si pensa solo e soltanto a Facebook, ormai popolarissimo nel nostro paese. Ma ce ne sono altri e anche più interessanti, come Twitter che cresce a ritmi forsennati. Ma è ancora poco usato qui da noi.

    Twitter
    Twitter

    Intanto diciamo subito che Twitter non è come Facebook. Infatti è un servizio di microblogging che permette di mandare messaggi attraverso lo stesso sito, gli sms, le mail. Tutti i messaggi inviati vanno a creare un vero status della persona che lo condivide con le persone con cui è in contatto. Ad un primo sguardo non sembrerebbe essere tanto diverso da facebook, ma invece lo è sostanzialmente. E’ molto più dinamico fino a creare col contato un rapporto molto più diretto. E’ ovviamente uno strumento di condivisione, dalla semplice descrizione della propria giornata fino alle news in tempo reale. In America sono molte le testate giornalistiche che utilizzano questa piattaforma per condividere le notizia. Già in America. Twitter negli Usa è molto popolare, forse più di Facebook. Anzi toglierei il forse dandovi questi dati: nell’ultimo anno Twitter è cresciuto moltissimo facendo registrare il maggior incremento nel numero di visite e di utenti iscritti alle proprie community con una percentuale da paura, +1382%. Eccezionale. Facebook sta un pò più indietro crescendo del 228%, anche questo è un dato eccezionale. (altro…)

  • Il Web in Italia? Un Posto Pericoloso

    Ma veramente il web e i bloggers in generale in Italia possono costituire un problema? Purtroppo la risposta sembra essere di si. Ma soprattutto questa considerazione è generata dall’ignoranza verso le nuove tecnologie nel nostro paese. Lo dice Luca Sofri in un suo articolo su The Huffington Post.

    Ormai da giorni, da mesi anche, sembra che nel nostro paese si voglia colpire il Web in maniera diretta e anche indiretta. Mentre il altri paesi il web contribuisce a migliorare i rapporti in generale, a velocizzare i rapporti con le istituzioni pubbliche, a formare una nuovo modo di fare informazione, più veloce, indipendente e dinamica, a migliorare le relazioni sociali. Ebbene tutto questo nel nostro paese non viene riconosciuto fino in fondo, altrimenti non si spiegherebbero queste continue mortificazioni proprio ai danni del web e dei blogger italiani. Venerdì scorso su The Huffington Post, il blog di Arianna Huffington famosissimo in Usa anche per aver sostenuto la candidatura di Obama alle recenti elezioni presidenziali, è apparso un articolo di Luca Sofri dal titolo “In Italy, the Web is Going to Be a Really Dangerous Place”, abbastanza eloquente sulla situazione attuale. Anche in questo blog ho trattato dell’argomento qui e qui a proposito delle ultime vicende che hanno riguardato alucni provvedimenti inseriti nel disegno di legge sulla sicurezza. Luca Sofri dice che i nostri politici e i media in generale sono ignoranti riguardo a internet e alle nuove tecnologie. E che la cosa di cui si parla di più in questo periodo è Facebook. Impossibile dargli torto. Anch’io ho parlato spesso di Facebook, lo so, ma ho sempre cercato analizzarlo a fondo per verificare le potenzialità, che sono tante. Rimane un eccellente luogo di condivisione, questo sì.

    Il decreto sulla Sicurezza, come sappiamo, prende di mira esageratamente i blogger, in virtù del principio di voler perseguire crimini efferati, come la pedofilia o l’inneggiare alla Mafia come è accaduto su Facebook, senza tener conto che i provvedimenti contenuti nel decreto colpirebber tutti i blogger senza distinzione, minando pesantemente la libertà di poter esprimere il libero pensiero. Come continua Sofri, in Italia “i blogger non stanno combattendo contro una dittatura come quella del Myanmar, ma stanno contrastando l’ignoranza e l’arroganza” che padroneggia tra i nostri politici. Sottoscrivo pienamente queste parole, come credo la gran parte di bloggers ma anche tutti coloro che vedono nel web n modo per poter crescere.

    E ribadisco una domanda rivolta a tutti i politici. Come mai negli Usa Obama vince le elezioni presidenziali con l’aiuto fondamentale del Web e in Italia invece si tende ad ignorarlo, o piuttosto a mortificarlo? Sarei ben felice di ospitare su questo blog l’opinione di chiunque voglia controibuire al dibattitto, politici compresi.

    (ringraziamento particolare a Patrizia Filippetti per la segnalazione)

  • Pubblicità sul Web, binomio vincente!

    Se c’è un settore che non conosce crisi questo è quello della pubblicità sul web. I dati che vengono diffusi in questi giorni e in questi mesi dimostrano come investire sul web  sia sempre più la scelta preferita dalle aziende italiane.

    Prendo spunto da un articolo apparso ieri su il sole 24ore, in occasione del convegno dell’Upa (Utenti pubblicità associati) “Tutto cambia. Cambiamo tutto?”, dal titolo Il web rivoluziona il mercato pubblicitario dove Mainardo De Nardis, amministratore delegato di OMD Worldwide, uno dei principali network media del mondo, che ormai anche il mondo della comunicazione sta cambiando andando nella direzione del web cambiando la propria visione del mercato e dei consumatori. Più concretamente, De Nardis sottolinea come i giovani tra i 18 e i 24 anni stanno ogni giorno, in media, due ore e mezza on line. Il 94% legge ogni giorno la posta elettronica, il 75% guarda un video e i tre quarti si tengono aggiornati on line. Questa “generazione on line” è «misurabile» molto meglio del pubblico dei media tradizionali ma le «informazioni sono praticamente infinite» sottolinea De Nardis e quindi il lavoro di elaborazione che attende gli operatori è gigantesco.

    I media tradizionali, di fronte al cambiamento della società «liquida», come la definisce il presidente della Fieg Carlo Malinconico, puntano sulla moltiplicazione digitale. E sulla molteplicità delle piattaforme distributive, come la radio. L’asso nella manica é la qualità dei propri contenuti a fronte del caos “senza garanzie” del Web. La crisi, prima o poi, passerà, ripetono tutti ma, aggiunge Enrico Finzi, «la sua eredità sarà una diminuzione tendenziale del saggio di profitto per tutti». Anche perché «il nuovo costa». Costa: ma negli Stati Uniti Arianna Huffington «con zero dollari spesi nel marketing» ha costruito un portale informativo – che include news, commenti, blog – che ha venti milioni di utenti. Il segreto sta nell’indipendenza giornalistica.

    Particolare che più interessa l’inserzionista che si appresta ad una campagna pubblicitaria sul web è proprio la misurabilità della campgna stessa, cioè il poter avere a disposizione dati certi che altrimenti sarebbero indisponibili con campagne di tipo tradizionale. E infatti questo concetto è sostenuto anche da Layla Pavone, presidente Iab Italia, che sostiene: ”Ci sono molte ragioni alla base del fenomeno – spiega -. Intanto se la vogliamo mettere sul fronte dei costi, la pubblicita’ su Internet e’ parecchio competitiva rispetto a quella veicolata attraverso i media tradizionali. Investire sull’advertising online non solo costa meno ma i risultati in termini di performance sono migliori: soltanto veicolando un contenuto sul Web, piuttosto che sulla stampa, si moltiplica per dieci la sua capacita’ di diffusione per effetto delle ‘economie di scala’ tipiche dell’online. E poi c’e’ la misurabilita’ del risultato, impossibile con altri media con la stessa puntualita’ e certezza del dato. E oggi le aziende sono molto attente ai risultati effettivi”.

    Quest’anno il mercato pubblicitario online in Italia crescerà di un buon 13%, che si aggiungerà al +21,7% registrato nel 2008. Dati più che confortanti  che spingono ad approfittare di questo andamento.

    Domanda finale: i media italiani e i suoi principali operatori, così come le agenzie e i centri media, sono davvero pronti ad accettare la sfida sintetizzata dal presidente dell’Upa Lorenzo Sassoli de Bianchi nel binomio «trasparenza» e «responsabilità»?

    Fiduciosi attendiamo risposta.

    (fonti utilizzate: ilsole24ore e Affaritaliani.it)

  • Social Business, è questo il Futuro?

    Muhammad Yunus, premio Nobel per la Pace e fondatore della Grameen Bank, sostiene che il Social Business potrà risollevare le sorti del mondo. Sarà questa la soluzione per uscire da questa crisi?

    Social Business
    Social Business

    Muhammad Yunus è ideatore e realizzatore del microcredito, ovvero di un sistema di piccoli prestiti destinati ad imprenditori troppo poveri per ottenere credito dai circuiti bancari tradizionali. Nel 1983 fonda la Grameen Bank, che il lingua bengalese significa “banca del villaggio”, è stata ed è ancora la prima banca a concedere micorprestiti a piccoli imprenditori senza garanzie. L’idea che ha mosso Yunus, già docente universitario in Economia prima negli Usa e poi nel suo paese, il Bangladesh, è quella che i piccoli imprenditori, i poveri, che non hanno alcuna possibilità di poter accedere a forme di credito tradizionali, abbiano invece attitudini e possibilità sottovalutate e sottoutilizzate. Quindi con questo tipo di credito, detto appunto microcredito, non solo si ha accesso al credito ma si ha anche la possibilità di poter sviluppare un’idea, un’impresa che in altro modo non sarebbe stata possible realizzare. Il signor Yunus è stato in questi giorni in Italia proprio per creare le condizioni per aprire una filiale della sua banca anche nel nostro paese e se le cose dovessero andare bene questa sarà frutto della collaborazione di Unicredit e Università di Bologna.  Tra l’altro sabato scorso è stato ospite da Fazio a “Che tempo che fa”, dando luogo ad un’interessante intervista. Yunus dice di operare esattamente al contrario di quello che fanno le altre banche, e ad un certo punto Fazio gli chiede “Ma se non chiedete garanzie e date soldi senza certezze di riaverli, quindi la sua banca sarebbe dovuta fallire per prima, come mai invece sono fallite quelle che la garanzie le chiedono?”, domanda molto interessante questa. E Yunus risponde “Sono i ricchi che non ripagano i propri debiti, i poveri invece ripagano tutto al 100%”. (altro…)

  • Facebook fa male!

    Facebook fa male! Lo dice Susan Greenfield, ricercatrice di Oxford, che ha condotto un’inchiesta sui social network. Il riultato è che Facebook come altri provocherebbe danni al cervello

    kingofinternet3“Facebook danneggia il cervello, riportandolo a uno stato infantile”, così afferma la dottoressa Susan Greenfield, neurologa e docente alla Oxford University. La dottoressa, che è anche baronessa, in un dibattito alla Camera dei Lord ha inviato il governo britannico a porre l’attenzione sull’impatto sociale dei social network e in particolare modo di Facebook, che a suo dire è stato sottovalutato. La scienziata sostiene che sarebbe bene valutare gli effetti che un prolungato utilizzo di questi siti potrebbe provocare a lungo termine. Infatti la dottoressa Grenfield dice che “nessuno ha ancora valutato quali siano gli effetti della quasi totale immersione della nostra cultura nella tecnologia, nessuno ha creduto opportuno studiare se esiste una qualche correlazone con l’aumento negli ultimi dieci anni di farmaci contro disordini d’iperattività. Con l’uso di questi siti – ricorda Lady Greenfield – il cervello giovane viene esposto sin dall’inizio a un mondo fatto di azioni e reazioni veloci, di immagini che cambiano immediatamente toccando un bottone, di interscambi estremamente veloci che abituano il soggetto a tempi particolari che non rispecchiano quanto succede nel mondo reale”. (altro…)

  • Comunicare è Importante

    La Comunicazione assume oggi un significato più importante, specie la comunicazione sul web targato 2.o. E’ un’esigenza innegabile, ma basta solo comunicare? Forse, ma almeno bisogna saperlo fare.

    Comunicare significa rendere partecipe altri, il latino sotto questo aspetto ci aiuta molto perchè proprio la parola comunicare proviene da communico, che appunto significa “mettere in comune”,”rendere partecipi”: un significato che molto si addice allo spirito del web 2.0 orientato alla condivisione. Ma il significato di Comunicare si presta anche ad altre accezioni, come ad esempio quella di rendere partecipi altri di ciò che si fa. Accezzione tipica legata alla politica questa. E’ importante saper Comunicare ciò che si fa documentadolo con atti pratici e concreti. Su questo principio alcunipersonaggi politici del nostro paese si sono giocati parte della loro reputazione, come Prodi, tanto per fare un nome, che spesso non ha sputo rendere partecipi gli italiani del suo operato. Fatti comunicati male. Dall’altro lato abbiamo invece chi di Comunicazione ne ha fatto il mezzo per arrivare anche alla politica, come Berlusconi, che in fatto di Comunicare è difficile da battere. Dalla mattina alla sera snocciola dati, numeri e fatti di tutto ciò che il suo governo realizza, e in alcuni casi comunica anche cose che poi non risultano essere portate a termine, ma fa niente, l’importante è comunicare, tenere viva l’attenzione. (altro…)

  • Il Web secondo gli Italiani

    Da un’indagine effettuata da Nielsen pare che internet sia il mezzo utilizzato dagli italiani per allontanare la Crisi. Allora bisogna continuare a crederci.

    Proprio in un post ad inizio anno, prendendo anche spunto dal messaggio augurale del Presidente della Repubblica Napolitano, avevo parlato di guardare al 2009 in modo positivo, nonostante tutto,  in modo che da questo anno così pesantemente colpito dalla crisi possano venire fuori le nostre energie migliori per poter guardare al futuro con più concretezza. E con molto piacere ho avuto modo di constatare che pare che gli italiani dall’inizio dell’anno hanno preso ad avere uno slancio più ottimistico, almeno per quanto riguarda il web. E ce lo confermano proprio i dati diffusi da Nielsen Ratings che ha pubblicato tre giorni fa un’indagine dalla quale è venuto fuori che sin dai primi giorni dell’anno gli italiani consultano il web per darsi dei “buoni propositi”. Cresce il tempo trascorso sul web per mese, si passa dalle 26 ore del 2008 alle quasi 28 del 2009, e c’è una forte attenzione per categorie particolarmente legate a situazini di cambiamento. Infatti i siti più visitati sono stati quelli immobiliari, con 2,4 milioni di visitatori; a questo segue la categoria dei viaggi, dove è vero che il periodo registrato riguarda anche le ferie natalizie e quindi è più facile notare una forte attenzione a viaggiare, ma questo è un settore forte anche durante tutto l’anno e i dati lo confermano. Altro settore che è stato molto visitato, che si collega molto più degli altri alla crisi di questo peridodo, è quello del Lavoro. Sono stati 3,3 milioni le persone che hanno navigato siti per la ricerca di un nuovo lavoro, il 20% in più rispetto al dicembre 2008. Questo anche perchè il web, con il recruiting online, è oggi lo strumento più veloce dove poter trovare una nuova opportunità di lavoro e sta cominiciando a diffondersi come nuova cultura anche nel nostro paese.

    Ma Nielsen Rating ha anche diffuso dei dati molto interessanti sul rapporto che hanno gli italiani riguardo alle istituzioni presenti online e per quanto riguarda la propensione crescente verso la multicanalità per i propri consumi. Prima di tutto diciamo che gli Italiani rispetto al web sono molto più avanti paragonati alle istituzioni pubbliche presenti sul web. E questo la dice lunga su come le istituzioni guardano al web. Se infatti il navigatore italiano dimostra ancora delle lacune verso tutto ciò che riguarda internet figuriamoci coda dimostrano i nostri enti pubblici. E infatti Nilesen ci da questio spaccato: intanto un navigatore su due visita ogni mese un sito di e-government, ma come dice Andrea Boaretto, Responsabile Progetti Area Marketing della School of Management del Politecnico di Milano, “sia alle imprese sia alle PA manca una piena consapevolezza del potenziale multicanale nonché una visione strategica e integrata di tutti i punti di contatto. Ad esempio una nostra ricerca effettuata nel mese di gennaio 2009 ha rilevato solo 50 Comuni Italiani con una presenza su Facebook, ma nella maggior parte dei casi replicando informazioni e notizie del sito, senza un‟apertura al dialogo e al confronto attivo con il cittadino”. Analisi molto chiara che riguarda anche le aziende, quindi, dove proprio in un’altra indagine recente di Nielsen, si metteva in evidenza il fatto che nonostante il cittadino sia più orientato alla multicanalità, di conseguenza internet visto come fonte di orientamento per i consumi grazie ai corporate-blog e ai siti di socialnetwork, le aziende hanno ancora molto da fare per migliorare le proprie strategie multicanali rimanendo ancora molto legate a quelle tradizionali.

    Vale a dire che c’è ancora molto da fare, ma i presupposti fanno ben sperare.

  • Spike Lee, il futuro del Cinema è sul Web

    “Il Web è il miglior mezzo di distribuzione per un giovane filmmaker”. Parola di Spike Lee. E se lo dice un grande regista come lui allora dobbiamo crederci.

    Non potevo non parlare di questa notizia, proprio qui su questo blog nato all’insegna dello sharing, della condivisione e della comunicazione, cioè le vere keywords per intepretare al meglio lo spirito del web 2.0. E quando capita di notare che anche forme artistiche come il Cinema si avvicinano e colgono quello che è il senso di internet, allora questo merita un elogio e un supporto da parte di tutti. L’occasione per parlare di Cinema online è data dalla seconda edizione del Babelgum Online Film Festival, la manifestazione dedicata ai video indipendenti che si svolge interamente sul web fino al 2 aprile 2009. E quest’anno a presiedere la giuria ci sarà Spike Lee, appassionato di internet, secondo il quale la possibilità di vedere un film online rappresenta il cambiamento più importante dall’invenzione dell’homevideo. Dice anche che avrebbe qualche difficoltà a vedere un lungometraggio sul web, però sostiene che ogni forma d’arte non deve essere stagnante ma deve essere capace di aprirsi ad altre forme se queste possono essere utili alla diffusione dell’arte. E in più questo è vero quando si va alla ricerca di nuovi talenti, e il web in questo è uno strumento imbattibile.

    Cinque i premi in palio, che consistono in un trofeo e un assegno da 20mila € ciascuno: gli Spike Lee Award, assegnati personalmente dal regista ai 4 vincitori di ognuna delle categorie, selezionati tra una lista dei 10 più votati dal pubblico online. C’è poi il Looking for Genius assegnato al miglior film in assoluto da Lee insieme con la giuria professionale. Infine, il Professional Jury Award, assegnato dalla giuria ai vincitori di ognuna delle quattro categorie. Chiunque potrà vedere e votare le opere, disponibili per la prima volta sia su internet sia sulla nuova applicazione mobile per telefonini 3G. E il duro compito di scegliere i vincitori toccherà a Richard Abramowitz, produttore e distributore di film indipendenti, Michael Cox, Talent Executive di E! Entertainment, Tiziana Loschi, direttrice del Annecy International Animated Film Festival, Carl Spence, direttore artistico del Seattle International Film Festival.

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